Cinema

In sala il poetico “Fuga in Normandia” di Oliver Parker

18 Giu 2024

Profondo e commovente: “Fuga in Normandia” (“The Great Escaper”), film britannico che si muove tra commedia e dramma con intense sfumature di sentimento firmato Oliver Parker, con i premi Oscar Michael Caine e Glenda Jackson. Prendendo le mosse da una storia vera, l’opera sottolinea da un lato il valore della memoria, il ricordo dello sbarco in Normandia, dall’altro è l’istantanea della vita sulla soglia dei 90 anni, di una coppia di sposi che avverte le incertezze dell’immediato domani e la paura di perdersi dopo una vita insieme.

È difficile raccontare in maniera credibile e rispettosa la condizione di vita della terza età, senza scivolare in patetismi o macchiette comiche. Il film britannico “Fuga in Normandia” firmato da Oliver Parker riesce in questo con poesia. Presentato in anteprima al 15° Bif&st, “Fuga in Normandia” prende le mosse da una storia vera, accaduta nel 2014, in occasione del 70° anniversario del D-Day. A firmare il copione è William Ivory, interpreti d’eccezione i Premi Oscar Michael Caine e Glenda Jackson. Semplicemente magnifici: in loro la distanza tra personaggio e persona si azzera, regalando vibranti emozioni. La Jackson è purtroppo scomparsa subito dopo le riprese, nel giugno del 2023.

La storia. Regno Unito 2014, Bernie è un veterano delle forze armate inglesi ormai novantenne. Vive con la moglie René in una residenza per anziani. Bernie e René sono legati da settant’anni e il loro amore è sempre vivo. L’uomo vorrebbe prendere parte al 70° anniversario del D-day in Normandia, ma la casa di cura non è riuscita a fare l’iscrizione per tempo. Deciso a non arrendersi, una mattina si prepara e si dirige al traghetto che lo porterà in Francia. La notizia della sua “fuga” per onorare i commilitoni caduti fa il giro dei giornali. È l’inizio per Bernie, ma anche per René, di un viaggio tra pagine di memoria e di sentimento, riavvolgendo il nastro dei ricordi tra trincee e primi battiti del loro amore…

È un piccolo gioiello il film di Parker che da un lato custodisce la memoria della Seconda guerra mondiale, il ricordo dello sbarco in Normandia nel 1944, dall’altro mette in racconto una dolcissima storia d’amore tra due novantenni, una coppia legata da 70 anni. E se convince la riflessione di impegno civile, con il racconto delle vite di tanti, troppi, giovani spazzati via dalla guerra, a spiazzare lietamente è la fotografia tenera e malinconica di due anziani sul crinale della vita. Bernie e René si apprestano a danzare l’ultimo valzer insieme, prima che il sipario cali; e si danno forza reciprocamente, riavvolgendo il nastro dei ricordi e dei sentimenti. Un tempo intessuto di tenerezze e confidenze, mai adombrato dalla paura della morte o del dolore, forse solo dal timore del distacco. Pagine dense di grazia e sentimento, che non lasciano indifferenti. Un film intessuto di valore civile e dolcezza, un’elegia della vita nell’ultimo battito d’ali, affrontata con coraggio e fiducia, consapevoli di aver vissuto in pienezza. Con gratitudine.

Truffe agli anziani

Al Centro San Gaetano, mercoledì 19, incontro di formazione su ‘Anziani contro le truffe’

È il primo di cinque appuntamenti all’interno del progetto Act!

18 Giu 2024

Mercoledì 19 giugno alle ore 17, al Centro San Gaetano, in vicolo San Gaetano in città vecchia, si terrà il primo dei cinque incontri (in)formativi del progetto ACT!-Anziani Contro le Truffe.
Si tratta di un’iniziativa del Comune di Taranto nell’ambito del progetto “Anziani al sicuro”- circolare ministeriale n. 11001/110/25 Uff. II – Ord. e Sic. Pub. – Fondo per la prevenzione e il contrasto delle truffe agli anziani. L’iniziativa è volta a far comprendere come l’isolamento e l’emarginazione rendano il target di riferimento particolarmente vulnerabile a truffe, raggiri e circonvenzioni a scopo di furto da parte di persone cui si fidano in buona fede. Le truffe possono essere perpetrate di persona, al telefono o, con la trasformazione digitale della società, via sms/chat di messaggistica istantanea. All’incontro interverranno l’avv. Francesco Fico, esperto penalista; Fatbardha Boshnjaku, consigliera delegata ai Servizi sociali; l’ispettore di Polizia locale, Maria Gigante, e il Couselor di Programma Sviluppo, Silvio Gullì.

Rete teologica mediterranea

Teologia del Mediterraneo: a Palermo, dal 24 al 26 giugno, si ritrova la “Rete” per la costruzione di un futuro di pace

18 Giu 2024

di Gigliola Alfaro

Nel 2019 a Napoli, papa Francesco ha lanciato la proposta di una teologia mediterranea che si lasciasse provocare dalla ricchezza e dal dramma di questo “mare del meticciato” come lui stesso lo ha definito. Ne è nato un lavoro in rete tra teologi e teologhe delle cinque sponde del Mediterraneo con la costituzione della Rete teologica Mediterranea e, lo scorso anno a Marsiglia, la pubblicazione del Manifesto per una teologia del Mediterraneo. “La riflessione teologica vuole essere pienamente parte dell’impegno della Chiesa per la costruzione di un Mediterraneo di pace ed è dentro il cammino che ha portato da Bari a Firenze e poi a Marsiglia nella tessitura della comunione tra le chiese del Mediterraneo e con quanti si spendono a diverso livello perché questo mare, da spazio di conflitti e di tensioni globali, diventi un ‘mare di fraternità’”, si legge in una nota.

foto Pontificia facoltà teologica di Sicilia

Dal 24 al 26 giugno la Rete teologica mediterranea si ritroverà a Palermo per continuare a costruire insieme una riflessione teologica e transdisciplinare che parta dall’ascolto e abbia a cuore il dialogo, perché “Dio è dialogo e il dialogo è il luogo di Dio”; per individuare strade di pace e di giustizia, nella comprensione delle diverse situazioni contestuali culturali e religiose lungo le sponde del Mediterraneo. “Una riflessione che abbia il respiro spirituale e mistico, il desiderio di Dio, divenendo così esperienza teologale di quella forza performativa della Rivelazione che la teologia riconosce, in quanto essa stessa soggetto di fede e di sequela della Pasqua del Risorto e del dono del Suo Spirito”, chiarisce la nota.
A Palermo, nella Facoltà Teologica di Sicilia, giungeranno teologhe e teologi, ma anche ricercatori di diverse discipline, più di 60, da tutto il Mediterraneo: Egitto, Marocco, Israele, Libano, Turchia, Croazia, Bosnia, Romania, Malta, Francia, Spagna, Italia. Saranno presenti anche l’arcivescovo di Marsiglia, card. Jean Marc Aveline, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, l’arcivescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti.
Il primo giorno servirà per la ripresa teologica delle narrazioni condivise nel percorso di quest’anno: i nodi, le categorie, i criteri per una teologia della pace che muova dai vissuti dei popoli e dei contesti mediterranei. In serata avremo anche la presentazione del libro di Claudio Monge e Giuseppina De Simone “La misura mediterranea dell’umano”.
Il secondo giorno sulla via del “tra” per la costruzione della pace, interverranno Francois Jullien, Mauro Ceruti e Piero Coda. Il pomeriggio avremo dei laboratori esperienziali transculturali e la presentazione del libro di Massimo Naro “Le protagoniste est l’étreinte”.
Il terzo giorno si lavorerà su una via per strutturare ulteriormente anche a livello giuridico questa rete di interfacoltà e centri culturali, ma anche sulle prospettive, gli impegni futuri, le collaborazioni e le sinergie che si aprono sul territorio. Raccoglieremo il tutto con un messaggio di pace dal Mediterraneo.
Per informazioni più dettagliate si può visitare il sito RTMed o contattare la Facoltà Teologica di Sicilia di Palermo.

 

Naufragio di migranti

Una mediatrice di Msf dal porto di Roccella jonica: “Imbarcazioni non si sono fermate ad aiutarli”

Ci sono almeno 26 bambini, anche di pochi mesi, tra i 66 dispensi del naufragio vicino alle coste calabresi

foto Ansa/Sir
18 Giu 2024

di Patrizia Caiffa

“Questa mattina eravamo al porto e abbiamo supportato le attività di prima assistenza per i sopravvissuti. La scena era straziante, davanti a noi persone traumatizzate, il dolore si toccava con mano. Vedere annegare un parente o un amico è sempre orribile”: a parlare è Shakilla Mohammadi, mediatrice interculturale di Medici senza frontiere a Roccella jonica (Reggio Calabria), che stamattina era al porto a soccorrere i sopravvissuti al naufragio di una barca a vela proveniente dalla Turchia al largo delle coste calabre. “Ho parlato con un ragazzo che ha perso la sua fidanzata. I superstiti hanno parlato di 66 persone disperse, tra cui almeno 26 bambini, anche di pochi mesi – racconta -. Intere famiglie dell’Afghanistan sarebbero morte. Sono partiti dalla Turchia 8 giorni fa e da 3 o 4 giorni imbarcavano acqua. Ci hanno detto che viaggiavano senza salvagente e che alcune imbarcazioni non si sono fermate per aiutarli”.

Naufragio di migranti

Naufragi nel Mediterraneo, don Elangui (Migrantes Locri): “Occorrono politiche strutturali e un cambio di mentalità e prospettive”

foto Laurin Schmid (Sos Mediterranèe)
18 Giu 2024

di Raffaele Iaria

L’ennesima tragedia del mare, avvenuta sulle coste calabresi, nei pressi di  Roccella Ionica (Reggio Calabria), è “la dimostrazione che abbiamo bisogno di ragionare concretamente sul tema immigrazione”: lo dice don Rigobert Elangui, direttore dell’Ufficio pastorale Migrantes della diocesi di Locri-Gerace, che questo pomeriggio si è recato al porto di Roccella per avere maggiori informazioni su quanto avvenuto questa mattina e su come poter essere di aiuto come Chiesa locale. A Roccella sono arrivati 11 persone che dalle notizie che si apprendono sarebbero sopravvissute al naufragio di una imbarcazione nella quale si trovavano complessivamente 76 migranti.  Una tragedia che ha “spezzato la vita di uomini e donne che erano partiti per fuggire da situazioni di pericolo nei loro paesi”, aggiunge il sacerdote evidenziando che di fronte a questi morti occorre lavorare per promuovere corridoi umanitari. “Non possiamo gestire più questa situazione come emergenza. Occorrono politiche strutturali che impediscono simili tragedie”. Per il direttore Migrantes della diocesi calabrese “siamo tutti chiamati a fare la nostra parte come Chiesa e come società civile come stanno facendo in queste ore anche rappresentati della Croce rossa e della Guardia costiera e di altri enti che questa mattina sono subito intervenuti qui a Roccella. C’è bisogno di un cambio di mentalità che porti ad intervenire concretamente superando l’accoglienza e lavorando per una integrazione fattiva e possibile.
La Chiesa è impegnata in quest’opera che parte dalla vicinanza  a queste persone, spesso fragili e provate dalla situazione. Una vicinanza che invita ad “cambio di prospettiva”. Don Rigobert Elangui invita le comunità cristiane ad esser accoglienti verso fratelli e sorelle, “per far sentire loro la vicinanza della Chiesa”.

 

Ambiente da preservare

Giornata contro desertificazione, Coldiretti: “La siccità ha bruciato 33mila posti di lavoro nei campi del Sud”

17 Giu 2024

“La siccità ha bruciato 33mila posti di lavoro nei campi del Sud, tra Sicilia e Puglia, con il caldo record e la mancanza di pioggia che hanno impedito le principali operazioni colturali”. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi all’occupazione nel primo trimestre del 2024 che evidenzia come i cambiamenti climatici, al centro della Giornata contro la desertificazione che si celebra il 17 giugno, incidano anche sull’occupazione. “Non a caso – si legge in una nota – la quasi totalità dei posti in meno registrati complessivamente nel settore agricolo tra gennaio e marzo riguarda le campagne del Sud Italia (al Nord i lavoratori aumentano, al Centro calano di un migliaio) ancora oggi in piena emergenza idrica”. “L’assenza di precipitazioni e le carenze delle infrastrutture che dovrebbero garantire alle aziende l’acqua necessaria – viene rilevato – ha di fatto bloccato i lavori nelle campagne meridionali, a partire da quelli necessari per la predisposizione dei terreni, secondo il monitoraggio della Coldiretti, con molte aziende agricole che hanno dovuto rinunciare alle assunzioni, costrette anche dall’esplosione dei costi, dalle bollette idriche ai foraggi necessari per l’alimenta è nelle zone più colpite da una siccità che non sta lasciando scampo a decine di aziende”. Per l’associazione, “la situazione nelle campagne del Sud è il simbolo di come la desertificazione sia diventata una minaccia per l’agricoltura nazionale”. Dalla Sicilia alla Puglia, dalla Basilicata alla Sardegna, si moltiplicano i danni legati alla mancanza di pioggia, che sta praticamente azzerando i raccolti a partire dal grano, dove si stimano cali fino al 70%, campi di foraggi e ed erba medica letteralmente bruciati, coltivazioni di frutta e ortaggi in difficoltà e nubi persino sulla vendemmia e sul raccolto delle olive, secondo il monitoraggio della Coldiretti, mentre nelle stalle continuano a morire gli animali. “Ad aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici ci sono le carenze infrastrutturali, divenute ormai croniche – denuncia Coldiretti – con reti colabrodo che disperdono anche la poca acqua disponibile. Una situazione contro la quale sono scesi oggi in piazza gli agricoltori della Sardegna, con una grande mobilitazione con centinaia di trattori e di agricoltori in due cortei da Nord a Sud dell’isola, in particolare tra Sarrabus, Sud Sardegna, Ogliastra, Baronia e Gallura, le zone più colpite da una siccità che non sta lasciando scampo a decine di aziende”.

Festival

Torna dal 19 il Medimex, il festival musicale estivo promosso dalla Regione

17 Giu 2024

di Silvano Trevisani

Prende il via mercoledì 19 giugno Medimex 2024, International festival & music conference promosso da Puglia Sounds. Ci tratta del programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro pubblico pugliese, Consorzio regionale per le arti e la cultura, in programma sino al 23 giugno a Taranto. Clou dell’evento saranno i concerti sabato 22 giugno di The Smile (prima data in Italia) e domenica 23 giugno di Pulp (unica data italiana) e The Jesus and Mary Chain (unica data Sud Italia).

La manifestazione è stata presentata, nella sala ex chiesetta dell’Università, in via Duomo dagli organizzatori, presente il presidente della Regione Michele Emiliano che ha detto, tra l’altro: “Anni fa, l’idea di spostare il Medimex a Taranto è stato un gesto pieno di rischi, ma, ora lo possiamo dire, non solo abbiamo fatto bene, ma siamo anche convinti che il Medimex non avrebbe mai avuto la rilevanza che ha adesso se fosse stato fatto in qualunque altro posto della Puglia. Per motivi che non saprei spiegare, questa città è piena di un desiderio di volare in alto, di volare a livello internazionale, di uscire dai luoghi comuni e dalle cose piccole per accogliere quelle grandi. Noi dobbiamo puntare alle cose grandi”.

Nel suo lungo intervento ha aggiunto: “Questo evento serve anche a riflettere sul futuro e sulla visione della città e qui, da Taranto, nasce oggi anche l’idea di organizzare un convegno di studi e una legge pugliese sull’intelligenza artificiale, nei limiti delle competenze regionali, e di cominciare a presentare al Parlamento della Repubblica un disegno di legge su questa materia. Sembra un progetto troppo ambizioso, ma molte delle cose che stiamo realizzando qui a Taranto sembravano troppo ambiziose, eppure le stiamo realizzando. Nessuno, infatti, pensava che fosse possibile che una città martoriata come Taranto potesse essere il luogo ideale per presentare e far funzionare una manifestazione come questa. Invece sta succedendo”.

L’amministrazione comunale è stata rappresentata dall’assessore agli Eventi e agli Spettacoli, Angelica Lussoso che, nel portare i saluti del sindaco Rinaldo Melucci, ha inteso rimarcare come per la “città dei due mari” il Medimex sia “la prova di un fermento culturale ed artistico che sta facendo assurgere Taranto a punto di riferimento indiscusso per l’organizzazione di rilevanti  eventi mediatici, che producono un impatto notevole a livello economico e turistico. Questo movimento è il frutto del gran lavoro svolto dalla nostra Amministrazione che attraverso il suo piano di rigenerazione urbana, culturale e sociale “Ecosistema Taranto” sta davvero imprimendo quella svolta e quel cambiamento che permettono di valorizzare i luoghi più belli ed importanti della nostra città”.

Numerosissimi gli appuntamenti in programma. Tra questi, la mostra ospitata al MArTA (via Cavour 10, Taranto), “Bob Gruen: John Lennon, The New York Years”, che sarà visitabile fino al 14 luglio 2024 negli orari di apertura del museo e dopo l’acquisto di un normale ticket di ingresso che permette anche la visita all’intera collezione. Oltre a talk, incontri e racconti, map, libri, lusicarium e così via.

Tutte le informazione possono essere ricavate dal sito https://www.medimex.it/news/come-partecipare-agli-eventi-in-programma/

A Taranto

Il Comune di Taranto lancia il nuovo canale WhatsApp ufficiale

foto Siciliani Gennari-Sir
17 Giu 2024

Il Comune di Taranto è lieto di annunciare l’avvio del suo nuovo canale di comunicazione WhatsApp: un mezzo pensato per informare i cittadini in modo semplice e diretto attraverso l’utilizzo di una tra le più note applicazioni di messaggistica istantanea.
Con l’obiettivo di migliorare la trasparenza e l’efficienza della comunicazione pubblica, questo servizio permetterà ai tarantini di ricevere aggiornamenti su notizie, eventi e servizi comunali.
Il sindaco Rinaldo Melucci ha dichiarato: “Siamo entusiasti di avvicinarci ancora di più ai nostri concittadini attraverso l’utilizzo delle tecnologie moderne. Questo strumento rappresenta un passo importante verso una città sempre più inclusiva e partecipativa.”
Per iscriversi al canale, i cittadini potranno cliccare al seguente link: https://whatsapp.com/channel/0029Vac3R6G9RZATHTJYAz1T
Con l’avvio di questo nuovo servizio digitale, l’Amministrazione comunale di Taranto conferma il suo impegno a garantire che ogni informazione possa raggiungere la cittadinanza in maniera puntuale e capillare.

Percorsi di pace

Conferenza di pace in Svizzera, patriarca Bartolomeo: “Nostro dovere difendere e promuovere la pace”

17 Giu 2024

“La guerra è sempre distruttiva. Restare in silenzio di fronte alla crudeltà della guerra è una vergogna! È nostro dovere e missione difendere e promuovere la pace. Beati gli operatori di pace (Mt 6,9)”. Con queste parole il patriarca ecumenico Bartolomeo ha aperto il suo breve saluto alla Conferenza di pace in Ucraina, che si è svolta in Svizzera il 15 e 16 giugno, a Bürgenstock, riunendo leader e rappresentanti di circa 100 stati, nonché organizzazioni internazionali. Al Summit su invito della presidente della Confederazione svizzera, Viola Amherd, ha partecipato anche il patriarca Bartolomeo che nel suo intervento – si legge in un comunicato del patriarcato – ha sottolinea l’importanza e il valore del dialogo. Riferendosi allo status di autocefalia concesso nel 2019 dal patriarcato ecumenico alla Chiesa ortodossa ucraina e al suo conseguente distacco dal patriarcato di Mosca, Bartolomeo ha spiegato ai leader mondiali presenti che la decisione fu presa per rispondere a “esigenze pastorali”. Oggi – ha proseguito il patriarca – la Chiesa ortodossa ucraina, guidata dal metropolita Epifanio, è “entità ecclesiastica autocefala o autonoma, indipendente dal patriarcato di Mosca. E lo abbiamo fatto – contro ogni previsione e a tutti i costi – perché crediamo fermamente che i cristiani ortodossi in Ucraina meritino una propria voce ecclesiastica”. “Siamo qui – ha quindi proseguito Bartolomeo – a sostegno di una pace giusta e duratura in un’Ucraina sovrana. Dio conceda riposo a tutti coloro che hanno tragicamente perso la vita e dia forza a quanti difendono la pace”.

foto president.gov.ua

A margine della sua partecipazione al Summit internazionale, il patriarca ecumenico ha avuto l’opportunità di incontrare e parlare con i presidenti dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, della Francia, Emmanuel Macron, e della Georgia, Salome Zourabichvili, il primo ministro della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin. Secondo quanto riporta il sito della presidenza ucraina, Zelensky ha ringraziato il patriarca Bartolomeo per “aver sostenuto il nostro Paese, pregato per la pace e aiutato gli ucraini che hanno sofferto a causa dell’aggressione russa”. “È molto importante che sia con noi oggi al Summit per la Pace. Grazie per il vostro sostegno umanitario, soprattutto per quanto riguarda il ritorno dei bambini ucraini e lo scambio di prigionieri. Questo è molto importante per noi”, ha detto Volodymyr Zelenskyi. Il capo dello Stato ha anche sottolineato gli sforzi di Sua Santità per promuovere lo sviluppo e il rafforzamento dell’ortodossia in Ucraina.

Povertà

Reddito di cittadinanza, don Pagniello (Caritas): “Per disegnare misure efficaci di contrasto alla povertà occorre partire da chi sta peggio”

foto diocesi Lucca
17 Giu 2024

“L’uscita del Rapporto di monitoraggio del Comitato conferma anzitutto che per disegnare misure efficaci di contrasto alla povertà occorre partire da chi sta peggio”. Così don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, ha commentato i contenuti del “Rapporto di monitoraggio del Reddito di cittadinanza” realizzato dal Comitato scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza e diffuso nei giorni scorsi. Le conclusioni – viene rilevato dall’organismo pastorale della Cei per la promozione della carità, “confermano pienamente quanto fatto rilevare da Caritas Italiana nel 2021”.

foto Siciliani-Gennari/Sir


“Da aprile 2019 a dicembre 2023, sono stati complessivamente più di 5 milioni coloro che hanno ricevuto Reddito o Pensione di cittadinanza (rivolta a coloro che avevano più di 67 anni), con un terzo di essi che lo ha ricevuto continuativamente per tutti e 4 gli anni”, si legge nella nota della Caritas, nella quale si ricorda che “la spesa di 34 miliardi ha permesso di coprire il picco di accessi che si è registrato nel 2020 e nel 2021 a causa dell’emergenza Covid”. “Un’ampia platea di persone, ma quante in povertà assoluta?”, l’interrogativo posto. “Se consideriamo il totale delle famiglie in povertà, l’Istat – prosegue la nota – ha calcolato che poco più del 30% di esse ha ricevuto il Reddito di cittadinanza tra il 2020 e il 2022. Che cosa significa? Significa che nonostante la spesa totale e il consistente numero di persone raggiunte da questo aiuto, i due terzi di coloro che vivono nelle condizioni peggiori, le persone in povertà assoluta, appunto, non hanno usufruito di questo sostegno”. “Già nel 2021 – viene osservato – Caritas Italiana, nel suo monitoraggio sul Reddito di cittadinanza aveva previsto, con delle simulazioni ad hoc, che il 44% delle famiglie in povertà avrebbe ricevuto il Reddito di cittadinanza e che quindi più del 50% di esse sarebbe rimasto senza aiuto”. Purtroppo i dati del Rapporto di monitoraggio “sono peggiori di quanto avevamo prospettato”. Per Caritas Italiana, “una misura di reddito minimo che lascia scoperte così tante persone in povertà assoluta o non può dirsi una misura di reddito minimo, oppure è difettosa nella sua costruzione”. Ricordando che “il metodo della Caritas è stare accanto ai più poveri e accompagnarli” e che “non basta l’assistenzialismo”, don Pagniello precisa che “per accompagnarli occorrono tempo e interventi a livello locale, come la formazione e la riqualificazione, ad esempio, altrimenti si compromette l’efficacia degli interventi”. “L’Italia è il Paese dove la povertà si eredita”, ammonisce il direttore della Caritas: “Partire dai poveri è un dovere nella lotta alla povertà. Partire ogni volta da zero con le misure di contrasto, invece, è un errore”. “Servono quindi continuità e l’ascolto da parte della politica di chi monitora quotidianamente i fenomeni sociali. Adesso – conclude – sarà importante tener conto del rapporto del Comitato per non disperdere quanto acquisito. E noi continueremo con i nostri monitoraggi”.

Tracce

Foto di famiglia chiusa in un interno

foto Massimiliano De Giorgi (from https://www.g7italy.it/)
17 Giu 2024

di Emanuele Carrieri

Il G7 del 2024 sarà ricordato per numerose ragioni, eccetto che per le conseguenze finali: senz’altro per la presenza di papa Francesco, rilevante ospite della seconda giornata, invitato dal presidente del Consiglio a parlare di intelligenza artificiale. Per la presenza stessa di Giorgia Meloni, unica leader di destra presente, esercitata a una sfilata trionfale perché è pure l’unica confermata dal voto europeo, mentre molti degli altri capi di stato e di governo navigano in mari tempestosi. Poi per la “location”, come dicono i vip: Borgo Egnazia, in località Savelletri, frazione di Fasano, un resort di grande lusso e grande privacy, di recente costruzione, con vista mare, dove vanno i ricchissimi a festeggiare compleanni e matrimoni. D’accordo, ma alla fine le conclusioni? È meglio non farsi illusioni: è stato, di certo, un vertice molto light per due ragioni rilevanti. La prima è esterna, perché, nonostante l’ampio parterre di ospiti e il calendario fitto di incontri bilaterali, mancavano gli altri veri grandi capaci di guidare e concordare la sorte del mondo, in un pianeta ogni momento più multipolare. C’erano tuttavia molti convitati di pietra, a cominciare dalla superpotenza Cina, dalla Russia e dai paesi detti “emergenti” dell’Estremo Oriente. Ma c’è, anzitutto, una insicurezza interna con cui questo summit farà i conti fra breve. La partecipazione, Meloni a parte, di diverse anatre zoppe in questo consesso internazionale. Il primo è Macron, che ha già stabilito le elezioni anticipate perché travolto dalle onde nere del Rassemblement National di Marine Le Pen. Il presidente francese si sta avviando alla quarta coabitazione della storia di Francia, obbligato a convivere con un gabinetto che sta sulla sponda opposta. La presidente della Commissione dell’Ue Ursula von der Leyen ha un ruolo istituzionale di bassa consistenza politica. Il premier britannico Rishi Sunak è sotto elezioni e con un mandato in scadenza, il cancelliere Olaf Scholz è stato asfaltato dal flusso nero dell’Afd, il primo ministro giapponese Fumio Kishida è reduce da una botta politica e fa il paio con il presidente canadese Justin Trudeau, il cui potere è, da troppo tempo, ottenebrato per le incognite legate all’immigrazione e alla crisi degli alloggi. Ultimo e ammaccato come gli altri il presidente Biden, considerata l’ombra della condanna del figlio Hunter, anche in vista della competizione di novembre con Donald Trump. Fino a domenica della settimana scorsa, non era possibile fare una analisi politica su scala mondiale più in là del 5 novembre prossimo, cioè il giorno delle presidenziali americane ma, da domenica scorsa, l’orizzonte si è ristretto, con la notizia delle votazioni anticipate in Francia il 30 giugno e il 7 luglio. Un’incertezza come quella del 9 novembre 1989, con la caduta del muro di Berlino: quel giorno scomparve un mondo intero carico di certezze negative, con le incognite di una liberazione sicuramente non preparata. La questione delle frontiere, aderente a quella delle armi nucleari e a quella delle minoranze, erano dense di rischi, ma il vuoto fu gestito da leader politici di altra levatura: basti ricordare Mitterrand, Gorbaciov, Bush, Kohl. Adesso lo scenario è totalmente diverso: il mondo è precipitato nella preoccupazione per le guerre, in Ucraina e a Gaza, e per la opposizione geopolitica che coinvolge in pieno le grandi potenze. In questo momento, al volante non c’è più nessuno. C’è stato un tempo in cui si discuteva della possibilità che il G7 fosse diventato il “governo del pianeta”. I “cosiddetti sette grandi paesi” al centro delle foto comandavano completamente la politica globale, di fronte a una zona comunista economicamente al fallimento e a un terzo mondo povero e indietro. Il G7 del 1991 fu un momento glorioso, con Gorbaciov come ospite rilevante. Ora la conferenza al summit non simboleggia più le principali economie mondiali, prima di tutto e soprattutto a causa della crescita cinese e indiana, ed è diventato solamente un club occidentale, per oggi ancora ricco e potente, ma destituito dal piedistallo. Il predominio in declino del G7 è attaccato dalle potenze revisioniste (la Cina e la Russia) e dalla rivendicazione paritaria dei paesi del sud. Preso atto poi che il modello occidentale è contestato anche dall’interno ci si rende conto del momento di grave difficoltà per tutti. Purtroppo è questo lo scenario geopolitico che emerge con l’ascesa delle forze sovraniste che stanno cercando a tutti i costi di tagliare i ponti con l’impostazione liberale e internazionalista, ancora oggi dominante. Con le buone o con le cattive, per amore o per forza, si devono fare i conti, e al più presto, con una volontà, molto determinata, di farla finita con il modello della globalizzazione dominante. Ecco perché sul piano dei risultati concreti del summit è lecito essere piuttosto pessimisti, perché c’è il pericolo che le discussioni rimangano pura accademia e che i documenti finali siano generici appelli a trovare soluzioni ai problemi. Niente di più e niente di meno.

Pace

Il card. Zuppi in visita al Charitas Baby hospital di Betlemme: “Arriviamo sempre tardi per proteggere la vita. Sofferenza bambini inaccettabile”

17 Giu 2024

di Daniele Rocchi

Betlemme – La visita del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, al Charitas baby hospital (Cbh) di Betlemme era un appuntamento programmato nell’ambito del pellegrinaggio diocesano di “pace e solidarietà” in corso tra Gerusalemme e Betlemme e guidato proprio dal porporato con 160 partecipanti provenienti anche da altre città italiane.

foto Sir

Zuppi, accompagnato da una delegazione di pellegrini, è stato accolto al suo arrivo da Shireen Khamis, dell’ufficio comunicazione del Cbh, che gli ha mostrato un breve video sulla storia dell’unico ospedale pediatrico della Cisgiordania che, in questo 2024, celebra 71 anni di attività ininterrotta. Si stima che nella regione vivano oltre 410 mila bambini di età inferiore ai 18 anni. La storia attuale del Cbh parla di una guerra, a Gaza, che complica ancora di più le difficoltà di spostamento delle famiglie che hanno bisogno di far curare i loro bambini.

“Per arrivare a Betlemme devono superare centinaia di check point israeliani. Nei primi tre mesi di guerra 7000 bambini non hanno potuto ricevere cure per questo motivo – ha spiegato Khamis -. “Inoltre, la guerra ha acuito i già presenti gravi problemi economici. Senza turismo e pellegrinaggi molte famiglie sono rimaste senza lavoro e non possono permettersi cure”. Ma il Cbh continua a fare la sua parte per aiutare i bambini malati: “a metà dello scorso marzo – ha detto Khamis – è giunto a Betlemme un gruppo di 68 bambini dalla Striscia di Gaza. Accolti in un centro specializzato, vengono ora seguiti dall’organizzazione Sos-Villaggi dei Bambini. L’assistenza medica è affidata al Caritas Baby Hospital”.

Sofferenza inaccettabile. Il cardinale, guidato dalla responsabile suor Aleya Kattakayam, dell’Istituto di Maria Bambina che gestisce il Cbh, ha poi visitato i vari reparti e salutato alcuni dei piccoli ricoverati e i loro genitori e parlato con medici e infermieri. “Siamo in un luogo dove la sofferenza di tantissimi bambini trova una cura. Ma non sempre è così – ha dichiarato al termine dell’incontro Zuppi -. Dobbiamo partire da qui per capire quel che serve ai più piccoli, ai più fragili perché possano avere tutto ciò di cui hanno diritto”.“La sofferenza dei bambini è inaccettabile. E qui bisogna provare a far ragionare i grandi”.
A riguardo il cardinale ha voluto ricordare i bambini israeliani uccisi il 7 ottobre 2023 durante l’attacco terroristico di Hamas e quelli palestinesi morti a Gaza in questi 8 mesi di guerra. “Alcuni di questi piccoli gazawi – ha detto – sono stati curati negli ospedali italiani, anche a Bologna. Ho ascoltato da loro cose terribili, come amputazioni senza anestesia.

Purtroppo, arriviamo sempre tardi per proteggere la vita. Dobbiamo preparare una vita che sia possibile per loro. Guardandoli capiamo cosa dobbiamo fare”. “L’odio, la logica terribile della violenza, il non saper capire la sofferenza degli altri e pensare solo alla propria sono tutte cose che producono altra violenza e vittime innocenti come i bambini” ha aggiunto l’arcivescovo di Bologna che ha voluto riprendere le parole di Rachel Goldberg-Polin, la madre del giovane Hersh, ostaggio di Hamas a Gaza, incontrata all’inizio del pellegrinaggio. “Questa donna pensava al suo dolore e a quello di tanti a Gaza. Rachel ha detto una cosa molto giusta: voglio che il mio dolore non provochi altro dolore. Il senso di questa visita – ha concluso Zuppi – è capire i dolori e affrontarli con un unico amore, stando vicini, aiutando e pregando perché si trovi la forza e il coraggio per un cessate il fuoco e per trovare una via di dialogo”.