Pace

Il card. Zuppi in visita al Charitas Baby hospital di Betlemme: “Arriviamo sempre tardi per proteggere la vita. Sofferenza bambini inaccettabile”

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17 Giu 2024

di Daniele Rocchi

Betlemme – La visita del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, al Charitas baby hospital (Cbh) di Betlemme era un appuntamento programmato nell’ambito del pellegrinaggio diocesano di “pace e solidarietà” in corso tra Gerusalemme e Betlemme e guidato proprio dal porporato con 160 partecipanti provenienti anche da altre città italiane.

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Zuppi, accompagnato da una delegazione di pellegrini, è stato accolto al suo arrivo da Shireen Khamis, dell’ufficio comunicazione del Cbh, che gli ha mostrato un breve video sulla storia dell’unico ospedale pediatrico della Cisgiordania che, in questo 2024, celebra 71 anni di attività ininterrotta. Si stima che nella regione vivano oltre 410 mila bambini di età inferiore ai 18 anni. La storia attuale del Cbh parla di una guerra, a Gaza, che complica ancora di più le difficoltà di spostamento delle famiglie che hanno bisogno di far curare i loro bambini.

“Per arrivare a Betlemme devono superare centinaia di check point israeliani. Nei primi tre mesi di guerra 7000 bambini non hanno potuto ricevere cure per questo motivo – ha spiegato Khamis -. “Inoltre, la guerra ha acuito i già presenti gravi problemi economici. Senza turismo e pellegrinaggi molte famiglie sono rimaste senza lavoro e non possono permettersi cure”. Ma il Cbh continua a fare la sua parte per aiutare i bambini malati: “a metà dello scorso marzo – ha detto Khamis – è giunto a Betlemme un gruppo di 68 bambini dalla Striscia di Gaza. Accolti in un centro specializzato, vengono ora seguiti dall’organizzazione Sos-Villaggi dei Bambini. L’assistenza medica è affidata al Caritas Baby Hospital”.

Sofferenza inaccettabile. Il cardinale, guidato dalla responsabile suor Aleya Kattakayam, dell’Istituto di Maria Bambina che gestisce il Cbh, ha poi visitato i vari reparti e salutato alcuni dei piccoli ricoverati e i loro genitori e parlato con medici e infermieri. “Siamo in un luogo dove la sofferenza di tantissimi bambini trova una cura. Ma non sempre è così – ha dichiarato al termine dell’incontro Zuppi -. Dobbiamo partire da qui per capire quel che serve ai più piccoli, ai più fragili perché possano avere tutto ciò di cui hanno diritto”.“La sofferenza dei bambini è inaccettabile. E qui bisogna provare a far ragionare i grandi”.
A riguardo il cardinale ha voluto ricordare i bambini israeliani uccisi il 7 ottobre 2023 durante l’attacco terroristico di Hamas e quelli palestinesi morti a Gaza in questi 8 mesi di guerra. “Alcuni di questi piccoli gazawi – ha detto – sono stati curati negli ospedali italiani, anche a Bologna. Ho ascoltato da loro cose terribili, come amputazioni senza anestesia.

Purtroppo, arriviamo sempre tardi per proteggere la vita. Dobbiamo preparare una vita che sia possibile per loro. Guardandoli capiamo cosa dobbiamo fare”. “L’odio, la logica terribile della violenza, il non saper capire la sofferenza degli altri e pensare solo alla propria sono tutte cose che producono altra violenza e vittime innocenti come i bambini” ha aggiunto l’arcivescovo di Bologna che ha voluto riprendere le parole di Rachel Goldberg-Polin, la madre del giovane Hersh, ostaggio di Hamas a Gaza, incontrata all’inizio del pellegrinaggio. “Questa donna pensava al suo dolore e a quello di tanti a Gaza. Rachel ha detto una cosa molto giusta: voglio che il mio dolore non provochi altro dolore. Il senso di questa visita – ha concluso Zuppi – è capire i dolori e affrontarli con un unico amore, stando vicini, aiutando e pregando perché si trovi la forza e il coraggio per un cessate il fuoco e per trovare una via di dialogo”.

Metropolia

Il messaggio ai turisti dei vescovi della Metropolia di Taranto

foto Sir
17 Giu 2024

Carissimi turisti, benvenuti!

Noi vescovi della metropolia di Taranto vi auguriamo di trascorrere gioiosamente e serenamente le vostre vacanze nella nostra amata terra jonica.

Siete venuti per contemplare le bellezze della natura e godere un tempo di meritato riposo; il nostro mare, meraviglioso per il suo colore, è fonte di ricchezza, di storia, di cultura; le colline con il mare sono spettacolo naturale di alberi e di frutti. Siamo certi che resterete ammaliati dai paesaggi e dal nostro territorio artistico così ricco di una storia millenaria di fede e di tradizione, dalla ospitalità delle persone, dalle tradizioni popolari, dalla cucina con i suoi particolari sapori.

In vacanza c’è bisogno di riposo, di contemplazione, di lettura, di ascolto, di scoprire e di aprire il cuore verso l’orizzonte della fraternità, della solidarietà, della gratitudine e dell’accoglienza. Occorre ritemprare le proprie forze ma non bisogna dimenticare il ristoro vero nel Signore. Come dice papa Francesco “Non basta staccare la spina, ma occorre riposare davvero. Per farlo, bisogna ritornare al cuore delle cose: fermarsi, stare in silenzio, pregare, per non passare dalle corse del lavoro alle corse delle ferie”.

Viviamo in un tempo di guerra, in cui a prevalere sono lo scontro o la volontà di dominio; anche la nostra vita è segnata dalla pressante presenza della tecnologia che limita i rapporti tra le persone.  Ogni nostro sforzo deve essere allora concentrato sull’impegno per la pace; il tempo delle vacanze può favorire in maniera determinante il recupero dei rapporti interpersonali e intergenerazionali di cui tutti sentiamo una profonda nostalgia. Occorre alimentare e sostenere la cultura dell’incontro, strumento di dialogo e conoscenza. La nostra gente, le nostre agenzie turistiche, sono sempre pronte ad accogliervi affinché ognuno di voi possa sentirsi veramente a casa.

Vi benediciamo di cuore e vi affidiamo alla Vergine Maria.

Buone vacanze!

† Vincenzo Pisanello                                    † Ciro Miniero                                           † Sabino Iannuzzi
vescovo di Oria                        arcivescovo metropolita di Taranto                    vescovo di Castellaneta

www.diocesioria.it                               www.diocesi.taranto.it                              www.diocesicastellaneta.net

Diocesi

Don Mimino Damasi, il ritorno (per un mese) in Guatemala

17 Giu 2024

Pubblichiamo questa lettera aperta, rivolta alla sua comunità e a tutti gli amici, di don Mimino Damasi, parroco al Rosario di Grottaglie, per annunciare il prossimo viaggio in Guatemala, dov’è stato come ‘fidei donum’ e dove rimarrà circa un mese, spinto dal desiderio di rivedere gli amici di Jocotan e dintorni e per consolidare i progetti di solidarietà avviati durante la sua permanenza. Eccone il testo:

“Cari amici, ritorno a scrivere dopo molto tempo per informarvi che nei prossimi giorni tornerò in Guatemala per visitare la comunità di Jocotan e i villaggi dove ho trascorso quasi 4 anni vivendo una esperienza che mi ha coinvolto, sconvolto, travolto e restituito un “volto-nuovo”. In questi nove mesi trascorsi in Italia non è mancato giorno che non sia riandato con il pensiero alle persone incontrate e amate nella Region Chortì, così ricca di umanità e fede semplice ma forte. Mi tratterrò un mese circa per rivedere le comunità dei villaggi, rafforzare i progetti solidali avviati e rinsaldare i legami con la Chiesa locale in attesa che qualche altro sacerdote della nostra diocesi possa stabilirsi come “fidei donum” per un certo tempo e dare continuità a questa relazione incominciata nel 2007 e che ha visto avvicendarsi tre sacerdoti tarantini. Sarà emozionante per me rivedere soprattutto i bambini che abbiamo aiutato grazie ai vostri contributi, verificare l’andamento scolastico degli studenti che usufruiscono delle borse di studio, consolidare il progetto de “La cuna de Santa Ana” e individuare altre situazioni in cui essere di supporto. Una delle prime visite sarà quella a Paulino Antonio che è rientrato a casa con il papà dopo quasi un anno in casa famiglia e che l’11 giugno ha compiuto un anno, giorno che purtroppo coincide con l’anniversario della morte della mamma. Il papà nel frattempo ha conosciuto una brava signora che si prenderà cura di Paulino Antonio e dei fratellini più grandi. Con me verrà un medico romano che vuole fare un breve periodo di volontariato. Naturalmente io vi aggiornerò con i miei post e con le foto così ricche di colori come certamente ricorderete e che mi sono mancati tanto. Infine ringrazio i miei collaboratori e parrocchiani del Rosario di Grottaglie per avermi consentito questo ritorno alla missione e per avermi compreso quando, in questo anno tra loro, mi prendeva il groppo alla gola nel raccontare episodi di vita guatemalteca.

A risentirci via fb. En amistad. Donmimino”

Discorso del Santo padre

L’intervento di papa Francesco al G7

Una riflessione del Santo Padre sugli effetti dell’intelligenza artificiale sul futuro dell’umanità

foto Vatican media-Sir
14 Giu 2024

Riportiamo l’intervento di papa Francesco sull’intelligenza artificiale, al G7, che si sta svolgendo in questi giorni in Puglia:

 

Gentili Signore, illustri Signori!

Mi rivolgo oggi a Voi, Leader del Forum Intergovernativo del G7, con una riflessione sugli effetti dell’intelligenza artificiale sul futuro dell’umanità.

«La Sacra Scrittura attesta che Dio ha donato agli uomini il suo Spirito affinché abbiano “saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro” ( Es 35,31)» [1]. La scienza e la tecnologia sono dunque prodotti straordinari del potenziale creativo di noi esseri umani [2].

Ebbene, è proprio dall’utilizzo di questo potenziale creativo che Dio ci ha donato che viene alla luce l’intelligenza artificiale.

Quest’ultima,come è noto,è uno strumento estremamente potente, impiegato in tantissime aree dell’agire umano: dalla medicina al mondo del lavoro, dalla cultura all’ambito della comunicazione, dall’educazione alla politica. Ed è ora lecito ipotizzare che il suo uso influenzerà sempre di più il nostro modo di vivere, le nostre relazioni sociali e nel futuro persino la maniera in cui concepiamo la nostra identità di esseri umani [3].

Il tema dell’intelligenza artificiale è, tuttavia, spesso percepito come ambivalente: da un lato, entusiasma per le possibilità che offre, dall’altro genera timore per le conseguenze che lascia presagire. A questo proposito si può dire che tutti noi siamo, anche se in misura diversa, attraversati da dueemozioni: siamo entusiasti, quando immaginiamo i progressi che dall’intelligenza artificiale possono derivare, ma, al tempo stesso, siamo impauriti quando constatiamo i pericoli inerenti al suo uso [4].

Non possiamo, del resto, dubitare che l’avvento dell’intelligenza artificiale rappresenti una vera e propria rivoluzione cognitivo-industriale, che contribuirà alla creazione di un nuovo sistema sociale caratterizzato da complesse trasformazioni epocali. Ad esempio, l’intelligenza artificiale potrebbe permettere una democratizzazione dell’accesso al sapere, il progresso esponenziale della ricerca scientifica, la possibilità di delegare alle macchine i lavori usuranti; ma, al tempo stesso, essa potrebbe portare con sé una più grande ingiustizia fra nazioni avanzate e nazioni in via di sviluppo, fra ceti sociali dominanti e ceti sociali oppressi, mettendo così in pericolo la possibilità di una “cultura dell’incontro” a vantaggio di una “cultura dello scarto”.

La portata di queste complesse trasformazioni è ovviamente legata al rapido sviluppo tecnologico dell’intelligenza artificiale stessa.

Proprio questo vigoroso avanzamento tecnologico rende l’intelligenza artificiale uno strumento affascinante e tremendo al tempo stesso ed impone una riflessione all’altezza della situazione.

In tale direzione forse si potrebbe partire dalla costatazione che l’intelligenza artificiale è innanzitutto uno strumento. E viene spontaneo affermare che i benefici o i danni che essa porterà dipenderanno dal suo impiego.

Questo è sicuramente vero, poiché così è stato per ogni utensile costruito dall’essere umano sin dalla notte dei tempi.

Questa nostra capacità di costruire utensili, in una quantità e complessità che non ha pari tra i viventi, fa parlare di una condizionetecno-umana: l’essere umano ha da sempre mantenuto una relazione con l’ambiente mediata dagli strumenti che via via produceva. Non è possibile separare la storia dell’uomo e della civilizzazione dalla storia di tali strumenti. Qualcuno ha voluto leggere in tutto ciò una sorta di mancanza, un deficit, dell’essere umano, come se, a causa di tale carenza, fosse costretto a dare vita alla tecnologia [5]. Uno sguardo attento e oggettivo in realtà ci mostra l’opposto. Viviamo una condizione di ulteriorità rispetto al nostro essere biologico; siamo esseri sbilanciati verso il fuori-di-noi, anzi radicalmente aperti all’oltre. Da qui prende origine la nostra apertura agli altri e a Dio; da qui nasce il potenziale creativo della nostra intelligenza in termini di cultura e di bellezza; da qui, da ultimo, si origina la nostra capacità tecnica. La tecnologia è così una traccia di questa nostra ulteriorità.

Tuttavia, l’uso dei nostri utensili non sempre è univocamente rivolto al bene. Anche se l’essere umano sente dentro di sé una vocazione all’oltre e alla conoscenza vissuta come strumento di bene al servizio dei fratelli e delle sorelle e della casa comune (cfr Gaudium et spes, 16), non sempre questo accade. Anzi, non di rado, proprio grazie alla sua radicale libertà, l’umanità ha pervertito i fini del suo essere trasformandosi in nemica di sé stessa e del pianeta [6]. Stessa sorte possono avere gli strumenti tecnologici. Solo se sarà garantita la loro vocazione al servizio dell’umano, gli strumenti tecnologici riveleranno non solo la grandezza e la dignità unica dell’essere umano, ma anche il mandato che quest’ultimo ha ricevuto di “coltivare e custodire” (cfr Gen 2,15) il pianeta e tutti i suoi abitanti. Parlare di tecnologia è parlare di cosa significhi essere umani e quindi di quella nostra unica condizione tra libertà e responsabilità, cioè vuol dire parlare di etica.

Quando i nostri antenati, infatti, affilarono delle pietre di selce per costruire dei coltelli, li usarono sia per tagliare il pellame per i vestiti sia per uccidersi gli uni gli altri. Lo stesso si potrebbe dire di altre tecnologie molto più avanzate, quali l’energia prodotta dalla fusione degli atomi come avviene sul Sole, che potrebbe essere utilizzata certamente per produrre energia pulita e rinnovabile ma anche per ridurre il nostro pianeta in un cumulo di cenere.

L’intelligenza artificiale, però, è uno strumento ancora più complesso. Direi quasi che si tratta di uno strumento sui generis. Così, mentre l’uso di un utensile semplice (come il coltello) è sotto il controllo dell’essere umano che lo utilizza e solo da quest’ultimo dipende un suo buon uso, l’intelligenza artificiale, invece, può adattarsi autonomamente al compito che le viene assegnato e, se progettata con questa modalità, operare scelte indipendenti dall’essere umano per raggiungere l’obiettivo prefissato [7].

Conviene sempre ricordare che la macchina può, in alcune forme e con questi nuovi mezzi, produrre delle scelte algoritmiche. Ciò che la macchina fa è una scelta tecnica tra più possibilità e si basa o su criteri ben definiti o su inferenze statistiche. L’essere umano, invece, non solo sceglie, ma in cuor suo è capace di decidere. La decisione è un elemento che potremmo definire maggiormente strategico di una scelta e richiede una valutazione pratica. A volte, spesso nel difficile compito del governare, siamo chiamati a decidere con conseguenze anche su molte persone. Da sempre la riflessione umana parla a tale proposito di saggezza, la phronesisdella filosofia greca e almeno in parte la sapienza della Sacra Scrittura. Di fronte ai prodigi delle macchine, che sembrano saper scegliere in maniera indipendente, dobbiamo aver ben chiaro che all’essere umano deve sempre rimanere la decisione, anche con i toni drammatici e urgenti con cui a volte questa si presenta nella nostra vita. Condanneremmo l’umanità a un futuro senza speranza, se sottraessimo alle persone la capacità di decidere su loro stesse e sulla loro vita condannandole a dipendere dalle scelte delle macchine. Abbiamo bisogno di garantire e tutelare uno spazio di controllo significativo dell’essere umano sul processo di scelta dei programmi di intelligenza artificiale: ne va della stessa dignità umana.

Proprio su questo tema permettetemi di insistere: in un dramma come quello dei conflitti armati è urgente ripensare lo sviluppo e l’utilizzo di dispositivi come le cosiddette “armi letali autonome” per bandirne l’uso, cominciando già da un impegno fattivo e concreto per introdurre un sempre maggiore e significativo controllo umano. Nessuna macchina dovrebbe mai scegliere se togliere la vita ad un essere umano.

C’è da aggiungere, inoltre, che il buon uso, almeno delle forme avanzate di intelligenza artificiale, non sarà pienamente sotto il controllo né degli utilizzatori né dei programmatori che ne hanno definito gli scopi originari al momento dell’ideazione. E questo è tanto più vero quanto è altamente probabile che, in un futuro non lontano, i programmi di intelligenze artificiali potranno comunicare direttamente gli uni con gli altri, per migliorare le loro performance. E, se in passato, gli esseri umani che hanno modellato utensili semplici hanno visto la loro esistenza modellata da questi ultimi – il coltello ha permesso loro di sopravvivere al freddo ma anche di sviluppare l’arte della guerra – adesso che gli esseri umani hanno modellato uno strumento complesso vedranno quest’ultimo modellare ancora di più la loro esistenza [8].

Il meccanismo basilare dell’intelligenza artificiale

Vorrei ora soffermarmi brevemente sulla complessità dell’intelligenza artificiale. Nella sua essenza l’intelligenza artificiale è un utensile disegnato per la risoluzione di un problema e funziona per mezzo di un concatenamento logico di operazioni algebriche, effettuato su categorie di dati, che sono raffrontati per scoprire delle correlazioni, migliorandone il valore statistico, grazie a un processo di auto-apprendimento, basato sulla ricerca di ulteriori dati e sull’auto-modifica delle sue procedure di calcolo.

L’intelligenza artificiale è così disegnata per risolvere dei problemi specifici, ma per coloro che la utilizzano è spesso irresistibile la tentazione di trarre, a partire dalle soluzioni puntuali che essa propone, delle deduzioni generali, persino di ordine antropologico.

Un buon esempio è l’uso dei programmi disegnati per aiutare i magistrati nelle decisioni relative alla concessione dei domiciliari a detenuti che stanno scontando una pena in un istituto carcerario. In questo caso, si chiede all’intelligenza artificiale di prevedere la probabilità di recidiva del crimine commesso da parte di un condannato a partire da categorie prefissate (tipo di reato, comportamento in prigione, valutazione psicologiche ed altro), permettendo all’intelligenza artificiale di avere accesso a categorie di dati inerenti alla vita privata del detenuto (origine etnica, livello educativo, linea di credito ed altro). L’uso di una tale metodologia – che rischia a volte di delegare de facto a una macchina l’ultima parola sul destino di una persona – può portare con sé implicitamente il riferimento ai pregiudizi insiti alle categorie di dati utilizzati dall’intelligenza artificiale.

L’essere classificato in un certo gruppo etnico o, più prosaicamente, l’aver commesso anni prima un’infrazione minore (il non avere pagato, per esempio, una multa per una sosta vietata), influenzerà, infatti, la decisione circa la concessione dei domiciliari. Al contrario, l’essere umano è sempre in evoluzione ed è capace di sorprendere con le sue azioni, cosa di cui la macchina non può tenere conto.

C’è da far presente poi che applicazioni simili a questa appena citata subiranno un’accelerazione grazie al fatto che i programmi di intelligenza artificiale saranno sempre più dotati della capacità di interagire direttamente con gli esseri umani (chatbots), sostenendo conversazioni con loro e stabilendo rapporti di vicinanza con loro, spesso molto piacevoli e rassicuranti, in quanto tali programmi di intelligenza artificiale saranno disegnati per imparare a rispondere, in forma personalizzata, ai bisogni fisici e psicologici degli esseri umani.

Dimenticare che l’intelligenza artificiale non è un altro essere umano e che essa non può proporre principi generali, è spesso un grave errore che trae origine o dalla profonda necessità degli esseri umani di trovare una forma stabile di compagnia o da un loro presupposto subcosciente, ossia dal presupposto che le osservazioni ottenute mediante un meccanismo di calcolo siano dotate delle qualità di certezza indiscutibile e di universalità indubbia.

Questo presupposto, tuttavia, è azzardato, come dimostra l’esame dei limiti intrinseci del calcolo stesso. L’intelligenza artificiale usa delle operazioni algebriche da effettuarsi secondo una sequenza logica (per esempio, se il valore di X è superiore a quello di Y, moltiplica X per Y; altrimenti dividi X per Y). Questo metodo di calcolo – il cosiddetto “algoritmo” – non è dotato né di oggettività né di neutralità [9]. Essendo infatti basato sull’algebra, può esaminare solo realtà formalizzate in termini numerici [10].

Non va dimenticato, inoltre, che gli algoritmi disegnati per risolvere problemi molto complessi sono così sofisticati da rendere arduo agli stessi programmatori la comprensione esatta del come essi riescano a raggiungere i loro risultati. Questa tendenza alla sofisticazione rischia di accelerarsi notevolmente con l’introduzione di computer quantistici che non opereranno con circuiti binari (semiconduttori o microchip), ma secondo le leggi, alquanto articolate, della fisica quantistica. D’altronde, la continua introduzione di microchip sempre più performanti è diventata già una delle cause del predominio dell’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle poche nazioni che ne sono dotate.

Sofisticate o meno che siano, la qualità delle risposte che i programmi di intelligenza artificiale forniscono dipendono in ultima istanza dai dati che essi usano e come da questi ultimi vengono strutturati.

Mi permetto di segnalare, infine, un ultimo ambito in cui emerge chiaramente la complessità del meccanismo della cosiddetta intelligenza artificiale generativa (Generative Artificial Intelligence). Nessuno dubita che oggi sono a disposizione magnifici strumenti di accesso alla conoscenza che permettono persino il self-learning e il self-tutoring in una miriade di campi. Molti di noi sono rimasti colpiti dalle applicazioni facilmente disponibili on-line per comporre un testo o produrre un’immagine su qualsiasi tema o soggetto. Particolarmente attratti da questa prospettiva sono gli studenti che, quando devono preparare degli elaborati, ne fanno un uso sproporzionato.

Questi alunni, che spesso sono molto più preparati e abituati all’uso dell’intelligenza artificiale dei loro professori, dimenticano, tuttavia, che la cosiddetta intelligenza artificiale generativa, in senso stretto, non è propriamente “generativa”. Quest’ultima, in verità, cerca nei big data delle informazioni e le confeziona nello stile che le è stato richiesto. Non sviluppa concetti o analisi nuove. Ripete quelle che trova, dando loro una forma accattivante. E più trova ripetuta una nozione o una ipotesi, più la considera legittima e valida. Più che “generativa”, essa è quindi “rafforzativa”, nel senso che riordina i contenuti esistenti, contribuendo a consolidarli, spesso senza controllare se contengano errori o preconcetti.

In questo modo, non solo si corre il rischio di legittimare delle fake news e di irrobustire il vantaggio di una cultura dominante, ma di minare altresì il processo educativo in nuce. L’educazione che dovrebbe fornire agli studenti la possibilità di una riflessione autentica rischia di ridursi a una ripetizione di nozioni, che verranno sempre di più valutate come inoppugnabili, semplicemente in ragione della loro continua riproposizione [11].

Rimettere al centro la dignità della persona in vista di una proposta etica condivisa

A quanto già detto va ora aggiunta un’osservazione più generale. La stagione di innovazione tecnologica che stiamo attraversando, infatti, si accompagna a una particolare e inedita congiuntura sociale: sui grandi temi del vivere sociale si riesce con sempre minore facilità a trovare intese. Anche in comunità caratterizzate da una certa continuità culturale, si creano spesso accesi dibattiti e confronti che rendono difficile produrre riflessioni e soluzioni politiche condivise, volte a cercare ciò che è bene e giusto. Oltre la complessità di legittime visioni che caratterizzano la famiglia umana, emerge un fattore che sembra accomunare queste diverse istanze. Si registra come uno smarrimento o quantomeno un’eclissi del senso dell’umano e un’apparente insignificanza del concetto di dignità umana [12]. Sembra che si stia perdendo il valore e il profondo significato di una delle categorie fondamentali dell’Occidente: la categoria di persona umana. Ed è così che in questa stagione in cui i programmi di intelligenza artificiale interrogano l’essere umano e il suo agire, proprio la debolezza dell’ ethos connesso alla percezione del valore e della dignità della persona umana rischia di essere il più grande vulnus nell’implementazione e nello sviluppo di questi sistemi. Non dobbiamo dimenticare infatti che nessuna innovazione è neutrale. La tecnologia nasce per uno scopo e, nel suo impatto con la società umana, rappresenta sempre una forma di ordine nelle relazioni sociali e una disposizione di potere, che abilita qualcuno a compiere azioni e impedisce ad altri di compierne altre. Questa costitutiva dimensione di potere della tecnologia include sempre, in una maniera più o meno esplicita, la visione del mondo di chi l’ha realizzata e sviluppata.

Questo vale anche per i programmi di intelligenza artificiale. Affinché questi ultimi siano strumenti per la costruzione del bene e di un domani migliore, debbono essere sempre ordinati al bene di ogni essere umano. Devono avere un’ispirazione etica.

La decisione etica, infatti, è quella che tiene conto non solo degli esiti di un’azione, ma anche dei valori in gioco e dei doveri che da questi valori derivano. Per questo ho salutato con favore la firma a Roma, nel 2020, della Rome Call for AI Ethics [13] e il suo sostegno a quella forma di moderazione etica degli algoritmi e dei programmi di intelligenza artificiale che ho chiamato “algoretica”  [14]. In un contesto plurale e globale, in cui si mostrano anche sensibilità diverse e gerarchie plurali nelle scale dei valori, sembrerebbe difficile trovare un’unica gerarchia di valori. Ma nell’analisi etica possiamo ricorrere anche ad altri tipi di strumenti: se facciamo fatica a definire un solo insieme di valori globali, possiamo però trovare dei principi condivisi con cui affrontare e sciogliere eventuali dilemmi o conflitti del vivere.

Per questa ragione è nata la Rome Call: nel termine “algoretica” si condensano una serie di principi che si dimostrano essere una piattaforma globale e plurale in grado di trovare il supporto di culture, religioni, organizzazioni internazionali e grandi aziende protagoniste di questo sviluppo.

La politica di cui c’è bisogno

Non possiamo, quindi, nascondere il rischio concreto, poiché insito nel suo meccanismo fondamentale, che l’intelligenza artificiale limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e racchiuse in categorie preconfezionate, estromettendo l’apporto di altre forme di verità e imponendo modelli antropologici, socio-economici e culturali uniformi. Il paradigma tecnologico incarnato dall’intelligenza artificiale rischia allora di fare spazio a un paradigma ben più pericoloso, che ho già identificato con il nome di “paradigma tecnocratico” [15]. Non possiamo permettere a uno strumento così potente e così indispensabile come l’intelligenza artificiale di rinforzare un tale paradigma, ma anzi, dobbiamo fare dell’intelligenza artificiale un baluardo proprio contro la sua espansione.

Ed è proprio qui che è urgente l’azione politica, come ricorda l’Enciclica Fratelli tutti. Certamente «per molti la politica oggi è una brutta parola, e non si può ignorare che dietro questo fatto ci sono spesso gli errori, la corruzione, l’inefficienza di alcuni politici. A ciò si aggiungono le strategie che mirano a indebolirla, a sostituirla con l’economia o a dominarla con qualche ideologia. E tuttavia, può funzionare il mondo senza politica? Può trovare una via efficace verso la fraternità universale e la pace sociale senza una buona politica?» [16].

La nostra risposta a queste ultime domande è: no! La politica serve! Voglio ribadire in questa occasione che «davanti a tante forme di politica meschine e tese all’interesse immediato […] la grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione e ancora di più in un progetto comune per l’umanità presente e futura» [17].

Gentili Signore, illustri Signori!

Questa mia riflessione sugli effetti dell’intelligenza artificiale sul futuro dell’umanità ci conduce così alla considerazione dell’importanza della “sana politica” per guardare con speranza e fiducia al nostro avvenire. Come ho già detto altrove, «la società mondiale ha gravi carenze strutturali che non si risolvono con rattoppi o soluzioni veloci meramente occasionali. Ci sono cose che devono essere cambiate con reimpostazioni di fondo e trasformazioni importanti. Solo una sana politica potrebbe averne la guida, coinvolgendo i più diversi settori e i più vari saperi. In tal modo, un’economia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune può “aprire la strada a opportunità differenti, che non implicano di fermare la creatività umana e il suo sogno di progresso, ma piuttosto di incanalare tale energia in modo nuovo” ( Laudato si’, 191)»  [18].

Questo è proprio il caso dell’intelligenza artificiale. Spetta ad ognuno farne buon uso e spetta alla politica creare le condizioni perché un tale buon uso sia possibile e fruttuoso.

Grazie.

#stopthewarnow

Da giovedì 13 a domenica 16 il card. Zuppi in pellegrinaggio di pace in Terra santa

foto Siciliani-Gennari/Sir
14 Giu 2024

Da giovedì 13 giugno fino a domenica 16, l’arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Matteo Zuppi, ha partecipato a un pellegrinaggio di comunione e pace in Terra santa. “Pace a voi!”, questo il titolo e il tema del pellegrinaggio proposto dalla Chiesa di Bologna in comunione con il patriarcato di Gerusalemme dei latini, “un’occasione  per farsi invocazione di pace di tutto il popolo di Dio” come affermano i promotori. Ed è un’atmosfera particolare quella che ha accolto i partecipanti al pellegrinaggio. Ad accogliere i pellegrini all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv infatti ci sono le foto con i volti degli ostaggi ancora in mano ad Hamas e catenine che ricordano le piastrine militari con la scritta “riportiamoli a casa” (bring them home). Israele non vuole dimenticare chi è stato rapito il 7 ottobre 2023. I familiari degli ostaggi da mesi chiedono al Governo di trovare un accordo per il loro rilascio. La loro campagna La campagna “Riportiamoli a casa adesso” va avanti tra attesa, speranza, angoscia e paura. All’incontro è prevista anche la partecipazione del patriarca, cardinale Pierbattista Pizzaballa. In questo tempo di guerra il viaggio assumerà un volto differente dal pellegrinaggio tipico nella Terra santa per unire all’atto di fede, “la visita alle comunità cristiane e la preghiera nei luoghi santi e nei villaggi, incontri con realtà israeliane e palestinesi, condivisione della sofferenza della popolazione e offerta di solidarietà, sostegno all’impegno per la pace oltre ogni appartenenza”. Oltre al card. Zuppi, saranno presenti molte realtà, come Pax Christi Italia, Piccola Famiglia dell’Annunziata, Famiglie della Visitazione, Il Portico della Pace – Bologna, Associazione Papa Giovanni XXIII, Agesci, Movimento dei Focolari, Acli Bologna, Azione Cattolica Bologna.

Società

CTP Taranto: le novità nei collegamenti verso le località balneari per l’estate 2024

14 Giu 2024

Ctp, l’azienda di trasporto pubblico della provincia di Taranto, presenta importanti novità per i collegamenti con le località balneari. In particolare, le prime linee saranno già attive da sabato, 15 giugno, e garantiranno i collegamenti con le principali mete turistiche dell’area ionica.

Per l’ormai prossima stagione estiva – dichiara il presidente di Ctp, l’avvocato Francesco Tacente – proponiamo un’offerta ancora più adeguata alle esigenze e assolutamente in sintonia con le richieste di cittadini, associazioni, sindaci e operatori del settore alberghiero. E questo, è stato possibile in seguito all’azione di risanamento finanziario già avviata oltre un anno fa e al profondo restyling del nostro parco mezzi di cui ora fanno parte 87 nuovi bus, acquistati nei mesi scorsi”. A questo proposito, il presidente Tacente attribuisce i risultati e i miglioramenti ottenuti dall’azienda “al lavoro del consiglio di amministrazione, dei dirigenti, degli autisti, degli impiegati e degli addetti alle officine, alla collaborazione costruttiva dei sindacati e al prezioso supporto del nostro socio di maggioranza, Rinaldo Melucci, in qualità di presidente della Provincia di Taranto”.

Tra le principali novità dell’estate 2024, si evidenzia il raddoppio delle corse da Paolo VI verso le località balneari che percorreranno la litoranea fino a raggiungere l’isola amministrativa del comune capoluogo, Marina di Taranto. In questo caso, gli autobus raggiungeranno il nuovo capolinea ubicato nelle immediate vicinanze dello stabilimento “Maracaibo Beach”. Ctp, inoltre, conferma anche per il 2024 la linea per Ginosa Marina che, nel suo percorso, include Riva dei Tessali.

Il presidente Tacente conclude così: “Il nostro costante impegno per una mobilità sostenibile ci spinge ad accogliere sempre altre idee e suggerimenti. Da parte nostra, mettiamo a disposizione mezzi nuovi, confortevoli, sicuri e rispettosi dell’ambiente”.

Riepilogando: da sabato 15 giugno 2024, verrà anticipato l’avvio dei seguenti collegamenti: Taranto-Litoranea salentina (capolinea “Maracaibo Beach”), con corse di andata e ritorno; Laterza-Ginosa Marina; Massafra-Chiatona; Palagianello-Castellaneta Marina; Castellaneta-Castellaneta Marina e Grottaglie-Marina di Taranto (capolinea Maracaibo beach).

 

Da Paolo VI al mare: Dal 1 luglio al 31 agosto 2024, invece, i nuovi orari delle corse dal quartiere Paolo VI verso le località balneari saranno i seguenti: dal lunedì al venerdì alle ore 9 e alle 11; il sabato alle ore 8,15 e alle 11. In questo caso, i bus partiranno da via Cannata, all’altezza della caserma dei Carabinieri. Al ritorno, invece, i pullman ripartiranno dal nuovo capolinea di Ctp ubicato vicino al “Maracaibo Beach” secondo il seguente orario: dal lunedì al sabato alle ore 15 e alle 18,30.

Giornata mondiale

Donazione di sangue: aumentano i giovani ma servono migliore organizzazione e flessibilità nei centri di raccolta

foto Sir
14 Giu 2024

di Giovanna Pasqualin Traversa

Oggi, 14 giugno, ricorre il World Blood Donor Day 2024 (Giornata mondiale del donatore di sangue) istituito nel 2004 dall’Organizzazione mondiale della sanità proprio nel giorno in cui nacque il medico e biologo austriaco Karl Landsteiner, co-scopritore dei gruppi sanguigni. In Italia è partita per il secondo anno consecutivo “Dona vita, dona sangue”, la campagna per la donazione di sangue e plasma con l’ex stella del rugby azzurro e conduttore televisivo, Martín Castrogiovanni, promossa dal ministero della Salute, in collaborazione con il Centro nazionale sangue (Cns) e le principali Associazioni e Federazioni di donatori italiane (Avis, Croce rossa italiana, Fidas, Fratres e Donatorinati).

Soddisfazione da parte del ministro Schillaci: “Nel 2023 sono aumentate le donazioni anche tra i giovani, nessuna Regione ha registrato carenza di sangue durante l’estate ed è cresciuta anche la raccolta di plasma. Donare il sangue è un gesto semplice ma con un impatto fortissimo e continuiamo a incoraggiare i giovani perché c’è bisogno di un ricambio generazionale dei donatori”.

Il Manifesto

Intanto l’Avis, insieme ad altre sigle, ha presentato a Roma, in occasione del convegno “Sangue e plasma – Meravigliose risorse a disposizione di tutti” nella sala Zuccari del Senato, un Manifesto per il sistema trasfusionale. Estendere gli orari di apertura dei centri di raccolta, inclusi i pomeriggi e i fine settimana, per rispondere meglio alle esigenze dei donatori e aumentare la disponibilità di plasma; renderne più flessibile la gestione; garantire la possibilità di donare plasma nelle Case di comunità; riorganizzare responsabilità e funzioni del percorso trasfusionale e della raccolta, anche ripensando il ruolo del personale sanitario impiegato; raggiungere i donatori più giovani attraverso attività di sensibilizzazione e informazione all’interno dei luoghi ricreativi e di formazione da loro frequentati sono alcune delle proposte contenute nel documento, aperto alla sottoscrizione del mondo associativo, del volontario e dei pazienti.

Aumentano i donatori giovani

“Per la prima volta da almeno dieci anni, i donatori compresi nella fascia d’età tra i 18 e i 45 anni sono aumentati di circa 7mila unità rispetto all’anno precedente”,afferma il direttore del Cns, Vincenzo De Angelis. Un risultato “sicuramente positivo”, che “però rientra in una tendenza ultradecennale all’invecchiamento della popolazione dei donatori”.

Tre milioni di donazioni nel 2023

A livello generale, il 2023 ha segnato una lieve crescita nel numero totale dei donatori di sangue, aumentati di 20mila unità rispetto al 2022. Segno più anche per il numero delle donazioni (+36mila rispetto al 2022), aumento che ha permesso di superare la soglia dei 3 milioni di donazioni in un anno e, spiega ancora De Angelis, “ha garantito anche quest’anno l’autosufficienza del Paese in materia di globuli rossi e la possibilità di effettuare circa 2 milioni e 837mila trasfusioni ad una media di 1.748 pazienti al giorno”.

Raccolta record di plasma

Con gli oltre 880mila chili conferiti all’industria farmaceutica per la produzione di plasmaderivati, la raccolta di plasma ha totalizzato il record nella storia italiana; tuttavia, nonostante l’aumento del 4% registrato nel 2023, l’obiettivo dell’autosufficienza in materia di plasmaderivati resta ancora lontano.
A pesare, il fortissimo aumento nella richiesta di questo tipo di farmaci, in particolare immunoglobuline, per le quali è stato coperto solo il 62% del fabbisogno. Il nostro Paese, spiega Gianpietro Briola, presidente di Avis nazionale e coordinatore di Civis (Coordinamento interassociativo volontari italiani del sangue di cui, oltre ad Avis fanno parte anche Croce rossa italiana, Fidas e Fratres), “è ancora costretto ad importare dall’estero circa il 20% dei medicinali plasmaderivati. Per raggiungere questo obiettivo occorre continuare a sensibilizzare i cittadini sul ruolo centrale della donazione ed è più che mai importante incrementare il numero di donatori giovani”. Al tempo stesso, aggiunge, “è necessario proseguire l’attività di interlocuzione parlamentare per migliorare l’organizzazione dei servizi trasfusionali: i donatori hanno bisogno di strutture in grado di agevolarli nel loro impegno quotidiano anonimo e gratuito, altrimenti ogni sforzo diventa inutile.
Tutelare chi dona – ha concluso – significa anche tutelare i pazienti”. Con la consapevolezza che “la disponibilità di emocomponenti rappresenta un Livello essenziale di assistenza per la stabilità sociale, sanitaria, politica ed economica del nostro Paese”.

foto Avis/Sir

L’identikit del giovane donatore

Qualche giorno fa, nel corso della 90ª assemblea generale Avis a Vicenza, sono stati presentati i risultati di un’indagine sui giovani donatori, “Il dono di sé, dono per gli altri”. Nella survey, nata dalla sinergia tra Avis e un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna, 3.200 giovani tra i 18 e i 35 anni iscritti all’Associazione illustrano le motivazioni di questo gesto di solidarietà. Tra esse l’esempio della famiglia o di un amico, il passaparola tra pari e il contatto con le associazioni del dono, soprattutto a scuola e sui nuovi media. Ma vi sono anche spinte motivazionali intrinseche, come la sensazione di autostima e di benessere.

E sulla logica del dono come stile di vita quotidiana si sofferma don Alberto Frigerio, assistente ecclesiastico nazionale dell’associazione di ispirazione cristiana Fratres. “Vissuta in modo esemplare da Cristo, che fa della propria esistenza un dono al Padre per il bene dei fratelli e invita i discepoli a fare lo stesso”, la logica del dono, spiega, è “rilevante per il funzionamento dei moderni sistemi sociali, in cui il dono costituisce un elemento di sistema”. Dalla madre che “insegna la lingua alla prole, fornendole lo strumento base di ogni possibile relazione”, alla “donazione di sangue, in cui i donatori non necessitano di donare sangue per beneficiarne in caso di necessità”, alla “fitta rete di volontariato, che sta attraversando una certa crisi, in particolare tra le nuove generazioni, ma che – avverte il sacerdote – non cessa di avere una fondamentale e sostanziale rilevanza sociale”. Anzitutto per “il codice simbolico solidale sotteso” che “rompe la logica di dominio e contrapposizione sociale e promuove il perseguimento del bene comune”. In secondo luogo per l’appartenenza inter-generazionale sottesa, che rompe la segregazione tra generazioni favorendo un dialogo effettivo, e promuove la logica della generatività”, che è “capacità di assumere, riconfigurare, plasmare e comunicare un’eredità ricevuta”.

Popolo in festa

Domenica 16 Martina Franca ancora in festa per Sant’Antonio

A cura della confraternita intitolata al santo e in collaborazione con la parrocchia di San Francesco d’Assisi

ph ND
14 Giu 2024

di Angelo Diofano

Domenica 16 giugno si svolge a Martina la seconda, in ordine di tempo, delle tre feste in onore di Sant’Antonio da Padova, organizzata dalla confraternita intitolatagli nella parrocchia di San Francesco d’Assisi-Santuario Cristo Spirante (in piazza Mario Pagano), di cui è amministratore parrocchiale mons. Giuseppe Ancora. La confraternita di Sant’Antonio da Padova (priore Sebastiano Laera) fu fondata nel 1796 ed è aggregata all’arciconfraternita dei Cordiglieri di Assisi dal 1726 e a quella padovana intitolata al Santo dal 1998, anno in cui si è gemellata con la congrega dell’Immacolata di Anacapri. Circa settecento sono gli appartenenti al sodalizio, il cui abito di rito è costituito principalmente da una mozzetta color marrone e da un cappuccio bianco.

La giornata di giovedì 13 è stata caratterizzata dalla tradizionale benedizione e distribuzione del pane e, in serata, nel corso della celebrazione del novello sacerdote don Paolo Martucci, dalla consegna delle pergamene ai “quarantisti”, cioè i confratelli che festeggiano i quarant’anni di iscrizione.

Domenica 16 giugno, alle ore 9 mons. Giuseppe Ancora celebrerà la santa messa, ripetendo il rito della benedizione e della distribuzione del pane di Sant’Antonio. Alle ore 10.30, la celebrazione eucaristica sarà animata dall’Avis (in occasione della festa del donatore) e presieduta da padre Mathew Gaithan Kylamlya, il quale celebrerà anche alle ore 18. Alle ore 19, salutata dai “colpi oscuri” ci sarà la processione con il consueto itinerario, accompagnata dalla banda musicale “Antonietta D’Amico” di Ceglie Messapica. Al rientro, spettacolo pirotecnico della ditta Itria Fireworks, visibile da via Cesare Pavese.

Rigenerazione ambientale

Obiettivi climatici come azioni concrete: oggi, venerdì 14, un evento internazionale a Taranto

Nella Cattedrale di San Cataldo si parlerà di “Turning Goals into Actions – Research and Innovation for climate change mitigation”, a cura di CTE Calliope in collaborazione con la Camera di commercio italiana in Canada

14 Giu 2024

Un confronto per conoscere le migliori pratiche, le tecnologie emergenti e le politiche necessarie per guidare una trasformazione significativa verso un’economia a basso impatto ambientale. Taranto protagonista di un evento di grande prestigio a carattere internazionale, realizzato dalla Casa delle Tecnologie Emergenti Calliope in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Canada. Oggi, venerdì 14 giugno (dalle 10:30 alle 16:15) la Cattedrale di San Cataldo ospiterà i lavori di “Turning Goals into Actions – Research and Innovation for climate change mitigation”. Al centro la volontà di tradurre gli obiettivi climatici in azioni concrete e tangibili. Una vera e propria sfida di questi tempi, nella quale l’innovazione e la cooperazione internazionale rivestono un ruolo cruciale nel promuovere soluzioni sostenibili e resilienti per il pianeta.

L’iniziativa è patrocinata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e dal ministero delle Imprese e del Made in Italy ed è un convegno satellite del G7. Nel corso della giornata si confronteranno relatori di altissimo livello, provenienti dalla comunità scientifica ed accademica internazionale. Tra loro, la professoressa Cathryn Tonnedell’Istituto for Global Health di Barcellona e co-direttrice del Lancet Countdown for Health and Climate Change in Europa, Patrick Verkooijen, Ceo del Global Center on Adaptation, Denis Leclerc al vertice di Canada Cleantech Alliance, Ruggiera Sarcina, direttrice Italia Camera di Commercio Italiana in Canada e molti altri. I saluti istituzionali sono affidati al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.

«L’obiettivo – anticipano i promotori – è la condivisione di conoscenze, ricerche, progetti e soluzioni per affrontare la crisi climatica in modo efficace, analizzando cause, conseguenze e possibili soluzioni per mitigare l’impatto della crisi climatica sull’ecosistema ambientale e sulla salute umana». Un tema particolarmente sentito per la città di Taranto e sul quale sta lavorando in maniera mirata Calliope con linea guida il concetto di “One Health” e, dunque, di “salute unica”. Nello specifico, si tratta di un progetto di ricerca che nasce per comprendere il legame tra salute dell’uomo, dell’ambiente e degli animali, attraverso lo sviluppo di una piattaforma tecnologica che adotta un approccio citizen centric e potrà fornire alle autorità competenti strumenti utili ad orientare interventi a tutela di salute e biodiversità, soprattutto dagli effetti del cambiamento climatico.

Il prossimo 14 giugno previsti panel tematici e presentazioni. Si tratta di un’opportunità preziosa per accelerare la collaborazione tra paesi e gruppi di lavoro internazionali al fine di favorire progressi verso un futuro più verde e più equo per tutti. L’evento nasce in continuità rispetto a quanto accaduto già lo scorso anno, quando la CTE Calliope ha preso parte ad un incontro in Canada quale delegazione italiana, insieme al ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla Fondazione Ugo Bordoni e ad un nutrito gruppo di startup per condividere esperienze, buone pratiche e idee per gli scenari futuri delle comunità.

La Casa delle Tecnologie Emergenti di Taranto è costituita da oltre trenta partner guidati dal Comune di Taranto, tra i quali enti pubblici, centri di ricerca, università, competence center, startup innovative e grandi aziende.

Diocesi

Come a casa, il centro di ascolto Migrantes in Concattedrale

14 Giu 2024

Sono trascorsi due anni dall’inaugurazione del nuovo centro di ascolto della pastorale Migrantes in Concattedrale. Il nome scelto “Come a casa” parte dall’esperienza vissuta direttamente sul campo ed è indicativo dello spirito che si respira all’interno del gruppo di volontari che settimanalmente si incontrano per vivere tale servizio secondo l’ottica del Vangelo.
Mimma, Alicya, Lucia, Anna, Antonello, Luigi, Olimpia, Alessia, sono alcuni di loro che, insieme alla collaborazione attiva e partecipe del parroco mons. Ciro Alabrese e del vicario parrocchiale don Davide Quatraro, portano avanti quello stile espressivo tipico della comunità cristiana che testimonia la vita di fede attraverso la carità.

Racconta Olimpia: “Il centro di ascolto, per noi volontari, è luogo di incontro, di accoglienza,  di ascolto attento di qualsiasi persona che vive un bisogno e che in quel momento bussa alla nostra porta. Ciascuno viene rispettato, senza pregiudizi o prevaricazioni, proprio perché nell’altro scorgiamo il volto di un fratello e di una sorella. In questi due anni abbiamo incontrato tante persone che ci hanno segnato nel profondo e ci hanno fatto crescere in quei valori umani di solidarietà e fraternità”.

Alessia, giovane volontaria da poco unitasi al gruppo di “Come a casa” ci sorride dicendoci che: “ho trovato una famiglia ed una comunità”. E riflettendoci bene è proprio questo il segreto del successo del servizio.
Don Davide Quatraro ci tiene a precisare che: “Non si fa la carità da soli così come non si vive l’esperienza di fede da soli. Tutti collaboriamo sentendoci corresponsabili nel fare il bene e non c’è spazio per ruoli di potere mentre si fa servizio nella carità. Da quando abbiamo aperto questo sportello di ascolto ci siamo impegnati a non rimanere nel semplice assistenzialismo, ma li dove ci viene data l’opportunità facciamo in modo che si crei quella sinergia tra vari enti e figure professionali qualificate per aiutare la persona a 360 gradi, davanti alla dignità della persona non ci si improvvisa.

Conosciamo bene le sfide del nostro territorio e la cosa più difficile è permettere che avvenga quel riscatto personale attraverso la ricerca di un lavoro dignitoso. Grazie alla rete di relazioni e alla fiducia che si crea tra la comunità parrocchiale e i vari enti ciò diventa possibile e noi siamo testimoni, nel nostro piccolo, anche di questi piccoli miracoli. Penso al contatto diretto con gli assistenti sociali del comune di Taranto e l’aiuto prezioso degli avvocati di strada, penso alla collaborazione con il patronato Acli, penso a quei medici che in questo tempo hanno prestato la loro consulenza gratuitamente in aiuto a delle nostre esplicite richieste, penso alla collaborazione stretta con gli insegnati dell’ente scolastico del Cpia (centro provinciale per l’istruzione degli adulti) e penso alla diversa collaborazione con le varie associazioni sul territorio che offrono servizi di accoglienza e formazione. Quest’anno particolarmente è stata proficua la collaborazione con la Confcommercio che ha permesso a diversi nostri assistiti,  attraverso il progetto Gol, una formazione seria al lavoro.”

Un’ultima testimonianza ce la consegna Mimma: “Non smetterò mai di ringraziare il Signore per questa chiamata al servizio come volontaria al centro di ascolto “Come a casa” che vivo con attesa e gioia. Stare tutti insieme ogni martedì, vedere il centro affollarsi di famiglie è per tutti i volontari un tempo fatto di ore preziose, un tempo ricco di amore donato e ricevuto. È vera quella frase di Papa Francesco che dice – l’unico momento in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso è per aiutarla a sollevarsi –  e proprio martedì scorso l’aver ricevuto un forte abbraccio per aver regalato una T-shirt nuova ad un amico bisognoso mi fa comprendere ancora di più l’importanza della condivisione e dei piccoli gesti. Noi qui incontriamo diverse persone di differenti nazionalità, anche italiani. Molti ci conoscono attraverso la pagina Facebook ‘Come a casa’ e poi desiderano incontrarci e conoscere dal vivo. Ecco penso che ognuno di noi può fare tanto con un po’ di attenzione e tanta fede e ci auguriamo che questa breve testimonianza possa far crescere in qualcuno il desiderio di allargare il proprio cuore in gesti concreti di carità”.

Popolo in festa

La benedizione del pane di Sant’Antonio

foto Pasquale Reo
13 Giu 2024

di Angelo Diofano

Si è ripetuta oggi, giovedì 13, in molte chiese la benedizione e la distribuzione del pane, in occasione della festa di Sant’Antonio, il santo dei poveri di cui è simbolo l’umile e l’immancabile alimento sulle nostre tavole. Grande la folla intervenuta, particolarmente, al rito che si è svolto sul sagrato della chiesa intitolata a santo, in via Duca degli Abruzzi, con sacchi di pane offerti dai devoti. Nell’occasione si è registrato il graditissimo ritorno di don Armando Imperato (a lungo vicario alla Sant’Antonio e attualmente parroco al Rosario di Talsano) il quale, a Taranto per varie incombenze, è stato ’intercettato’ in strada  dagli amici e subito invitato a impartire la benedizione.
In tarda mattinata don Armando è stato sostituito sul sagrato da don Antonio Di Reda, vicario parrocchiale allo Spirito Santo.
In serata l’appuntamento è con le tradizionali processioni con la prevedibile massiccia partecipazione dei fedeli  al Borgo e ai Tamburi; a conclusione di quest’ultima, i fuochi pirotecnici e lo spettacolo musicale in piazza mons. Cosimo Russo.

foto F. Paolo Occhinegro

Lavoro

Ombre sul lavoro: tensione alla Leonardo Crisi nel tessile e in molti settori pubblici

13 Giu 2024

di Silvano Trevisani

Continua il momento negativo per il mondo del lavoro, nel nostro territorio. Momenti di tensione si sono vissuti a Grottaglie dove i lavoratori della Leonardo, che manifestavano per i tagli di carichi lavorativi dell’azienda, sono venuti a contatto con le forze dell’ordine, impiegate per garantire l’ordine per via del G7 in corso in Puglia.

“La lotta non si ferma con le forze dell’ordine ma dando risposte concrete a chi rischia di non avere un futuro lavorativo mantenendo centrale la presenza di una azienda come Leonardo, partecipata dallo Stato”, hanno protestato i lavoratori.

La manifestazione della Leonardo, azienda pubblica che realizza le fusoliere per il 747 della Boeing, è l’ennesima dimostrazione di una situazione che per il lavoro resta molto complicata. Al di là dei proclami e delle statistiche che mostrerebbero l’andamento positivo per l’occupazione.

Numerose vertenze

Il perdurare delle ombre sulle prospettive dello stabilimento siderurgico è il problema più importante per via dei numeri considerevoli dei lavoratori impegnati. Ma le vicende di Leonardo, assieme a molte altre vertenze, che riguardano molte realtà, pubbliche e privare, giustificano profonde preoccupazioni. La mancanza di prospettive per gli ex Isolaverde, il sottodimensionamento dei lavoratori di varie realtà lavorative sono segni allarmanti. Ci riferiamo all’Arsenale, quasi dimezzati rispetto ai livelli minimi, o la Casa circondariale, ora anche dei Vigili del fuoco, che hanno intrapreso iniziative di protesta perché costretti a turni disumani per la mancanza di personale, Analoga situazione per il Museo nazionale, i cui dipendenti, ormai pochissimi, hanno tenuto una conferenza stampa. Per non parlare della sanità, che sconta livelli occupazionali inaccettabili. Ci chiediamo come pensa di intervenire il governo, che pensa a risanare il bilancio solo tagliando la spesa pubblica.

Tessile in crisi

Ma anche il privato risente in maniera fortissima di una crisi che viene nascosta sotto il tappeto di un apparente benessere. Basti pensare ai ben 700 lavoratori e lavoratrici del tessile, che fa riferimento in massima pare a Martina Franca, ma anche nel resto della provincia, collocati in cassa integrazione dall’inizio dell’anno. Un incontro urgente è stato chiesto alla Regione e alle organizzazioni datoriali dalla Filtcem Cgil. Secondo la quale “la ridefinizione del contesto geopolitico ha colpito le esportazioni del settore, verso i mercati asiatici e russi”. In poche parole: la guerra sembra aver tagliato le ali ai segnali di ripresa che avevano caratterizzato il settore dopo il Covid.

Leonardo

Ma tornando alla Leonardo dello stabilimento Leonardo di Grottaglie, i lavoratori hanno scioperato per chiedere garanzie per il futuro industriale ed occupazionale al territorio. Che le sole commesse Boeing non possono più dare.

“Una iniziativa di lotta – si legge nella nota di Fil Fiom Uilm – che ha unito tutti i lavoratori del sito, diretti e degli appalti, che con un’unica voce hanno chiesto soluzioni credibili ed investimenti per assicurare un futuro allo stabilimento. Il 24 giugno si svolgerà a Roma l’incontro con i vertici aziendali, le rsu e le segreterie sindacali nazionali e territoriali Un primo appuntamento dove ci aspettiamo che l’azienda si sieda al tavolo con la volontà di individuare soluzioni per un reale percorso di diversificazione delle attività che porti alla piena saturazione del sito e garantisca la piena occupazione di tutti i lavoratori compresi quelli dell’indotto”.

“Fim Fiom Uilm auspicano che anche le istituzioni, nazionali e territoriali, sostengano la lotta dei lavoratori e incalzino l’azienda ad investire in un territorio già devastato da crisi importanti come quella dell’ex Ilva. Una responsabilità – aggiunge la nota con tono polemico – che oggi è mancata e che invece ha visto le Istituzioni contrapporsi ai lavoratori che hanno “osato” avvicinarsi ad uno dei luoghi che ospiterà il G7”.