MAP festival

Il Map 2024 chiude con una lectio magistralis di Massimiliano Fuksas

A seguire, finale con concerto “Grandissimo Bernstein”, eseguito dall’Orchestra della Magna Grecia diretta dal m° Piero Romano

13 Giu 2024

Venerdì 14 giugno chiusura con doppio appuntamento per il MAP Festival, la rassegna di Musica Architettura e Parallelismi giunta alla quarta edizione. Alle 18.00, nella Concattedrale Gran Madre di Dio, lectio magistralis dell’architetto Massimiliano Fuksas (ingresso gratuito su prenotazione). Stesso giorno, alle 21.00, nella Terrazza della Camera di Commercio di Taranto, “Grandissimo Bernstein”, con l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal m° Piero Romano (ingresso 10euro).

Fra una serie di concerti, eventi originali e di grande prestigio, a partire dal concerto all’esterno della Concattedrale diretto da Paolo Vivaldi, proseguendo con Fresu e Sosa, la conversazione con Alessandro Baricco, il concerto del Vision String Quartet, le performance di Gloria Campaner, Domenico Imparato e Azzurra Martino, il MAP chiude con due momenti molto attesi: l’incontro con l’architetto Massimiliano Fuksas e un omaggio al grande Leonard Bernstein e alle musiche di un altro grande compositore, George Gershwin.

Il MAP Festival, con la direzione artistica di Gloria Campaner e Piero Romano, iniziato lo scorso 5 giugno, è a cura dell’Orchestra della Magna Grecia, del Ministero della Cultura, della Regione Puglia e del Comune di Taranto. Patrocinato dall’Ordine degli Architetti di Taranto e dall’Arcidiocesi, il MAP è realizzato anche grazie al sostegno di Banca BCC di San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione Vini, Ninfole Caffè, Programma sviluppo, Baux cucine, Five Motors.

Massimiliano Fuksas, ospite venerdì alle 18.00 (ingresso 17.30) nella Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto, è uno dei massimi progettisti italiani e mondiali degli ultimi decenni. Architetto di formazione, la sua attività spazia anche nei campi della progettazione urbana e del design. Laureatosi in Architettura nel ‘69 all’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, nello stesso periodo si avvicina a Bruno Zevi, che sarà un riferimento culturale importante per i primi anni della sua carriera. Da Zevi, Fuksas eredita soprattutto, scrivono i critici dell’epoca, “un approccio all’architettura eclettico, postmoderno perché privo di apriori”. Professore invitato presso l’École Spéciale d’Architecture di Parigi, l’Accademia di belle arti di Vienna, la Staatliche Akademie der Bildenden Künste di Stoccarda e la Columbia University di New York, nel 2006 riceve la Honorary Fellowship del Royal Institute of British Architects. Dirige lo Studio Fuksas con sedi a Roma, Parigi e Shenzhen.

Sempre venerdì, ma alle 21.00 (ingresso 20.30), nella Terrazza della Camera di Commercio, in programma “Grandissimo Bernstein”, concerto con l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano (ingresso 10euro).

Leonard Bernstein, direttore d’orchestra, compositore e pianista statunitense, in un sondaggio svolto tra cento famosi direttori d’orchestra e pubblicato dalla rivista “Classic Voice” nel dicembre 2011, è considerato il secondo più grande direttore d’orchestra di tutti i tempi (solo alle spalle di Carlos Kleiber). Artista di grande fama internazionale, è stato direttore dell’Orchestra filarmonica d’Israele e direttore musicale della New York Philharmonic, presidente e direttore onorario dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.

Nel concerto, spazio alle musiche di George Gershwin, compositore, pianista e direttore d’orchestra statunitense. Considerato l’iniziatore del musical statunitense, la sua opera spazia dalla musica colta al jazz. Tra le sue opere più note: “Rapsodia in blu”, “Un americano a Parigi”, l’opera “Porgy and Bess”.

MAP FESTIVAL – “Massimiliano Fuksas, Lectio magistralis”, venerdì 14 giugno alle 18.00 (ingresso 17.30) Concattedrale Gran Madre di Dio. Ingresso gratuito su prenotazione. “Grandioso Bernstein”, venerdì 14 giugno alle 21.00 (ingresso 20.30) Terrazza della Camera di Commercio, con l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano.
Ingresso 10euro.

 

Biglietti online: TicketSms. Prenotazioni per gli eventi gratuiti: eventbrite.
Info: Orchestra Magna Grecia Taranto – Via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935)
orchestramagnagrecia.it  mapfestival.it

 

Editoriale

ActionAid: “Transizione energetica tradita: l’Italia continua a finanziare combustibili fossili in Africa”

13 Giu 2024

di Patrizia Caiffa

Alla vigilia del G7 a presidenza italiana, “il governo italiano e il neoeletto Parlamento europeo non possono ignorare il ruolo cruciale che hanno nella lotta alla crisi climatica. Gli investimenti nel settore energetico, responsabile di circa il 75% delle emissioni di gas serra, continuano a favorire le fonti fossili rispetto alle energie pulite, destinando più risorse alle cause della crisi climatica che alle soluzioni. Con pesanti ricadute soprattutto sui Paesi del Sud globale”. La denuncia arriva oggi da ActionAid, che ricorda: “L’Italia è il 6° tra i Paesi del G20 per sovvenzioni pubbliche ai combustibili fossili, dietro Canada, Corea del Sud, Giappone, Cina e India, ma davanti a Stati Uniti e Germania. Durante il G7 Ambiente di Venaria, lo scorso aprile, è stata ribadita l’importanza di allineare i flussi finanziari agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, impegnandosi a porre fine ai nuovi sostegni pubblici diretti al settore dei combustibili fossili. Durante la Cop26 di Glasgow, l’Italia, ha lanciato il Fondo Italiano per il Clima e firmato la Dichiarazione sul sostegno pubblico internazionale alla transizione energetica pulita, impegnandosi ad abbandonare i combustibili fossili entro un anno: un impegno che continua a essere disatteso. Non solo, il governo avanza nell’ambizione di trasformare l’Italia in un hub energetico basato sul gas, ricorrendo anche al Fondo italiano per il clima (4,4 miliardi di euro). Il Fondo, pensato per contribuire alla lotta al cambiamento climatico, rischia di venire utilizzato per finalità opposte. Il primo contributo stanziato ufficialmente del Fondo, difatti, sarà destinato a finanziare la filiera dei biocarburanti di Eni in Kenya”. Attraverso la campagna internazionale #FundOurFuture, ActionAid chiede di “porre fine agli investimenti nei combustibili fossili e nell’agricoltura industriale. In Italia, l’attenzione è sul contributo che il governo, tramite Cassa Depositi e Prestiti, può fornire alla transizione energetica globale. Con l’Italia alla presidenza del G7, è imperativo adottare misure rapide per allinearsi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi e mantenere gli impegni internazionali già assunti oltre che eliminare i finanziamenti pubblici ai combustibili fossili, in linea con la tabella di marcia Net Zero 2050 dell’Agenzia internazionale dell’energia, ed evitare che il Fondo Italiano per il Clima sia utilizzato per finanziare l’estrazione di gas in Africa, poiché tali attività non favoriscono né la cooperazione energetica né la sicurezza energetica italiana”.

Tracce

Il male oscuro dell’astensionismo

foto Ansa-Sir
13 Giu 2024

di Emanuele Carrieri

Ogni riferimento a persone o fatti davvero accaduti è intenzionale. Ogni elemento di identificazione è volontariamente omesso. È un dialogo fra due eletti, uno dei quali discepolo del Razzi-pensiero. “Siamo stati eletti e che ci importa dell’astensionismo? Immagina, invece, se ci fossero andati a votare e avessero votato per quelli là! Saremmo stati silurati tu e io! Il numero degli eletti si sa già: ora tu supponi che il numero si stabilisca calcolando i votanti! Sarebbero stati trombati quasi un terzo degli eletti! Poi? Mi metto a lavorare? Per fare che cosa?”. L’opera buffa ideata dal seguace del senatore Razzi è la reazione di fronte al problema dell’astensione. Da tempo oramai lo sentiamo sottolineare, ma sono parole al vento, perché i partiti, appena scrutinate le schede, guardano da un altro lato. Ma finché l’astensione è solo un piccolo brusio di fondo, un malessere appena avvertibile, conficcare la testa nella sabbia per non vedere il problema può essere una idea forse perdonabile, anche se molto irragionevole. Ma se il problema si fa serio e i non-votanti superano i votanti – come è accaduto, per la prima volta in Italia, con queste europee – allora nascondere il malessere sotto il tappeto è solo un modo per aggravare la situazione. La diagnosi è inequivocabile: la nostra democrazia si è presa il virus dell’indifferenza, che attacca i gangli vitali di un sistema politico-democratico. Nella democrazia dell’indifferenza, i segni della malattia sono evidenti da tempo, ma aver sfondato con le europee la soglia del cinquanta per cento del non-voto ha reso il malessere più acuto. Basta esaminare i numeri: nel giro degli ultimi due decenni, l’Italia ha lasciato per strada oltre dieci milioni di elettori, cioè mezzo milione di votanti ogni anno ha deciso di restare a casa, di non esercitare il proprio diritto – dovere elettorale, gonfiando, sempre più, le vele dell’astensionismo. Negli ultimi venti anni, un elettore su quattro ha rimesso i remi in barca e tale tendenza si registra sia alle politiche che alle amministrative. Così facendo, basterà arrivare alle prossime europee per assistere a una elezione a cui prende parte un quarto dell’elettorato. Il dato importante di queste elezioni è la astensione di cui la politica se ne duole a parole ma se ne allieta in cuor suo. Minore è la percentuale dei votanti, maggiore diventa la percentuale di galoppini, a meno che la percentuale non precipiti senza misura, determinando una protesta di massa che diventerebbe rumorosa, forse pure a livello di una protesta seria. E cosa ci dice l’analisi del voto? Che la destra e la sinistra moderata all’italiana sono la formula preferibile, come proverebbe anche il caso dell’estrema destra francese, divenuta in poco tempo destra moderata cambiando, in apparenza, il teatro, il direttore, l’orchestra, gli spartiti, gli strumenti musicali, i musicanti e la musica, tanto da sorpassare il partito di Macron e costringerlo ad andare alle urne? Che i centristi reggono o perdono a seconda del carisma dei loro leader? Che la sinistra, provando con qualche simbolo efficace, è tuttora viva, anzi potrebbe risorgere? E che un generale diventa il prode del momento sull’onda di slogan più che di proposte politiche, mai esposte? Forse è tutto maledettamente vero ma, anzitutto, è vera la foto di un paese ostaggio di una casta politica inamovibile anche perché votata dagli italiani, che magari saranno anche solo la metà. È da trenta anni che l’Italia sprofonda sempre più in basso e, a ogni elezione, chi vince è la classe politica e i suoi galoppini, dai più vicini alla casta, ai più lontani. E chi perde sempre sono tutti gli altri.

Popolo in festa

La festa del Sacro Cuore a Statte

13 Giu 2024

di Angelo Diofano

Si concludono questo fine settimana a Statte i festeggiamenti in onore del Sacro Cuore a cura della parrocchia intitolatagli, eretta da mons. Guglielmo Motolese il 30 marzo del 1986 e di cui, dal 1993, è parroco don Giovanni Agrusta, succedendo al somasco padre Emidio D’Errico.
Le celebrazioni si svolgono nel secondo anniversario della dedicazione della nuova chiesa.

Domenica 16 sante messe saranno celebrate alle ore 8 e alle ore 10.30; in serata alle ore 18.30 ci sarà la processione accompagnata da tutte le realtà parrocchiali e dall’orchestra di fiati “Giuseppe Chimienti” di Montemesola diretta dal m° Lorenzo e Felice; al rientro, santa messa del sacerdote novello don Paolo Martucci.

Le iniziative esterne prevedono per sabato 15, alle ore 9 “Pompieropoli: diventa pompiere per un giorno”, campo dimostrativo dell’attività dei vigili del fuoco per bambini e ragazzi; dalle ore 8 a mezzogiorno, donazione del sangue organizzata dal’Avis di Statte. Domenica 16, alle ore 21, nella piazza allietata dalle luminarie, spettacolo del gruppo musicale “Almanegra – Pino Daniele tribute band”.

Ricordiamo quanto ebbe a dire in una vecchia intervista don Giovanni Agrusta, definito dai parrocchiani ‘guida, amico e confidente’: “La comunità parrocchiale è una famiglia. È bello cresimare, sposare parrocchiani che ho visto nascere e che ho battezzato. Pensavo che il seminario fosse un luogo idoneo per vivere pienamente il sacerdozio (ndr: è stato vice rettore e rettore del seminario minore di Martina Franca e poi padre spirituale in quello diocesano di Poggio Galeso), invece è nella parrocchia che ho vissuto appieno la vocazione. Voglio ringraziare per l’affetto e per la disponibilità i miei collaboratori. A tutti dico di amare e di innamorarsi di più del Signore ed avere la consapevolezza che la parrocchia è nostra, è di tutti e tutti dobbiamo sentirci Chiesa evederci come una famiglia”.

Diritti negati

Save the Children: “I diritti dei bambini siano in cima all’agenda del G7”

foto Siciliani-Gennari-Sir
13 Giu 2024

di Patrizia Caiffa

Sono 250 milioni le bambine e i bambini che non vanno a scuola nel mondo. Uno su due dei minori non scolarizzati vive nei 36 Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nel 2022 un bambino su sei (468 milioni in totale) viveva in una zona di guerra e nello stesso anno sono aumentate del 13% le gravi violazioni nei confronti dei bambini in contesti di conflitto: in media 76 al giorno. L’Africa registra da anni il maggior numero di minori che vivono in zone di conflitto armato, 183 milioni di bambini e bambine. Le conseguenze della crisi climatica hanno inoltre contribuito a portare almeno 33 milioni di persone nell’Africa orientale e meridionale a livelli emergenziali di insicurezza alimentare. Di fronte a questi dati, gli impegni che prenderanno i leader dei Paesi del G7, riuniti da domani in Puglia, saranno fondamentali. Lo dichiara Save the Children, sottolineando che “i diritti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti devono essere in cima all’agenda del vertice”: “Il momento di agire è ora, per proteggere i più vulnerabili dalle crisi globali che li stanno mettendo a rischio, da quella economica a quella climatica, dai conflitti e dalle crescenti disuguaglianze”. In particolare, i Paesi del G7 dovrebbero agire per assicurare il diritto all’educazione e affrontare la crisi educativa, contribuendo a colmare urgentemente il gap di finanziamenti per l’educazione a livello globale: i fondi multilaterali come la Global Partnership for Education e Education Cannot Wait devono essere pienamente finanziati, ma occorre anche assicurare finanziamenti aggiuntivi. Inoltre, è necessario cooperare con i paesi partner in Africa per costruire sistemi educativi di qualità, inclusivi e resilienti e mantenere gli impegni presi nei precedenti summit per garantire l’accesso alle bambine e alle ragazze a un’educazione di qualità.
Per affrontare la sfida rappresentata dai cambiamenti climatici, Save the Children chiede che “i leader del G7 si impegnino per la definizione di un nuovo obiettivo finanziario globale ambizioso, New collective quantified goal in vista della Cop29, e a sostenere il Fondo per perdite e danni, assicurando finestre di finanziamento a diretto beneficio dei bambini. I Paesi del G7 dovrebbero dimostrare una forte volontà di attuazione dell’accordo preso a Cop28 sulla transizione dai combustibili fossili, impegnandosi a realizzare piani di transizione nazionali allineati all’obiettivo del 1,5 °C, che includano l’abbandono graduale di carbone, petrolio e gas”.
Riguardo alle migrazioni, Save the Children chiede ai G7 di “garantire canali migratori sicuri e regolari di ingresso” e “assicurare la protezione delle persone più vulnerabili, fra cui i minori, e garantire l’accesso alla protezione e ai servizi di base, come la scuola e la sanità pubblica”. È inoltre necessario – sottolinea l’organizzazione – “sostenere la cancellazione rapida e completa del debito per i Paesi vulnerabili a basso reddito e avviare e sostenere negoziati multilaterali presso le Nazioni Unite per istituire un meccanismo di ristrutturazione del debito che includa tutti i creditori, accessibile a tutti i Paesi a basso e medio reddito”.
Infine, Save the Children chiede al G7 di “mettere in atto ogni sforzo per far prevalere la pace e la difesa dei diritti umani e mettere fine alle violenze e ai conflitti armati che minacciano milioni di bambini e bambine nel mondo”.

Archeologia

Il Museo nazionale saluta i grandi del G7 con l’Augusto capite velato ambasciatore di Pace

12 Giu 2024

La testa di Augusto capite velato e il suo universale messaggio di pace per dare il benvenuto in Puglia ai grandi della Terra.
È l’iniziativa del Museo archeologico nazionale di Taranto in vista del vertice del G7 che si svolgerà dal 13 giugno a Fasano, sotto la presidenza italiana.
Per il suo saluto, declinato in tutte le lingue degli Stati rappresentati nel forum (pace, paix, peace, frieden, 平和), il MArTa ha scelto il prezioso marmo che ritrae la testa dell’imperatore Augusto, risalente alla prima metà del I secolo dopo Cristo e rinvenuto a Taranto nel 1943. Il ritratto, esposto nella sala XIV del Museo, ha ottenuto, infatti, il riconoscimento della Federazione Italiana Club Unesco come “Monumento testimone di una cultura di pace”.

“Dopo gli oscuri decenni delle guerre civili, una volta conseguito il potere assoluto, Augusto si presenta ai Romani come fondatore della politica e della cultura della pace, promuovendo una campagna di rinnovamento religioso e morale, e mostrandosi come il rispettoso custode dell’ordine istituzionale, così come lo stesso Augusto ci riferisce nella sua biografia – afferma la direttrice del MArTa, Stella Falzone – Per questo ci sembrava il testimonial migliore del messaggio che invieremo ai leader di Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti d’America e ai vertici dell’Unione europea. Augureremo loro un buon lavoro in questo territorio che è crocevia di culture e incontro di popoli diversi, come il nostro patrimonio archeologico ben rappresenta”.

Il video di benvenuto è visibile su tutte le piattaforme social del MArTA di Taranto ai seguenti indirizzi:

https://www.instagram.com/reel/C8G4q–IfyG/?igsh=MTU5MHZjaml0OXVkaQ==

https://www.facebook.com/MuseoMARTA/videos/1507482650190246/

 

Diocesi

Don Davide Errico, nuovo parroco della Santa Maria La Nova di Pulsano

12 Giu 2024

Don Davide Errico è il nuovo parroco della Santa Maria La Nova, a Pulsano, succedendo a don Franco Damasi, in quell’incarico dal 1979.

Don Davide è nato a Chieri (Torino) il 25 febbraio del 1979 ed è stato ordinato sacerdote il 30 maggio 2004; È stato, inizialmente, rettore del seminario diocesano di Taranto e per sei anni fino ad oggi, padre spirituale al seminario regionale di Molfetta; continuerà a essere economo alla Facoltà Teologica Pugliese.

La nomina di don Davide segue quelle di mons. Vincenzo Annicchiarico, nominato parroco alla San Francesco d’Assisi di Martina Franca, e di don Cosimo Pagliarulo, parroco alla Regina Pacis di Lama.

Si è concluso, con un intervento dell’arcivescovo Miniero, il corso di formazione “L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli”

Organizzato dall’ufficio diocesano per la Cultura, l’ultimo incontro ha proposto una riflessione a più voci su “L’Unione europea per una cultura della pace”

foto G. Leva
12 Giu 2024

di Lorenzo Musmeci
foto G. Leva

Con un incontro sul tema “L’Unione europea per una cultura della pace”, si è concluso lunedì 10 nell’auditorium San Roberto Bellarmino, il corso di formazione organizzato dall’ufficio diocesano per la Cultura dal titolo ‘L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli’. I sentiti ringraziamenti dei corsisti sono andati a don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e al prof. Lino Prenna, docente universitario, che ha condotto gli incontri con professionalità e dedizione.
Nella serata conclusiva del corso, ha partecipato anche mons. Ciro Miniero, arcivescovo della diocesi di Taranto, il quale ha accettato volentieri di essere presente per concludere questo momento di formazione e di riflessione.
Dopo il saluto e l’introduzione di don Antonio e di don Francesco Castelli, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Taranto, il prof. Prenna e il prof. Alessandro Barca, docente dell’Issr,  hanno relazionato rispettivamente su “L’Unione europea per una cultura della pace” e su “La difficile pace, oggi”. L’intervento conclusivo di mons. Miniero ha trattato il tema “Opus Justitiae pax” (Is. 32, 18).

foto G. Leva

L’Unione europea per una cultura della pace

Come ha ricordato il prof. Prenna, l’umanesimo è finalizzato alla costruzione della pace e l’Unione europea di oggi “nasce all’indomani della Seconda guerra mondiale, in quei paesi dove era diffuso il germe dell’odio, per merito di alcuni uomini illuminati, ferventi cristiani, coraggiosi e ambiziosi operatori di pace”. Dopo aver ricordato alcune tappe fondamentali del processo di integrazione europea, quali il Trattato di Roma e quello di Maastricht, il relatore ha voluto citare il Trattato che adotta una costituzione per l’Europa, sottolineando che quest’ultimo “enuncia i valori e gli obiettivi dell’Unione, che si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli”. Il motto dell’Unione europea è esplicativo di questi obiettivi: “parlare di diversitas in unitate, la diversità nell’unità, vuol dire riconoscere che la differenza e la diversità creano l’unità e non l’uniformità”.

Il padre dell’Europa dei popoli

Il prof. Prenna ha voluto dedicare parte del suo intervento alla figura di Jacques Delors, presidente della Commissione europea per dieci anni, socialista convinto e fervente cristiano, nonché padre dell’Europa dei popoli. Egli si è adoperato per tre obiettivi: “la realizzazione di un modello di convivenza civile che portasse alla pace; l’autonomia strategica rispetto alle altre potenze mondiali; la sovranità dell’Unione europea”. Proponendo un sistema politico generativo di un nuovo ordine, Jacques Delors  ha sempre operato “secondo il principio di sussidiarietà, altro principio fondamentale, a partire dalla centralità della persona umana e dalla tradizione del personalismo comunitario e dell’umanesimo integrale”, come ha affermato il relatore.

Il papa in Europa, i discorsi del 25 novembre 2014

Nell’ultima parte del suo intervento, il prof. Prenna ha ricordato i due discorsi di papa Francesco del 25 novembre 2014 rispettivamente al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa. “Il papa incoraggia i parlamentari del nuovo parlamento a tornare alle ferme convinzioni dei padri fondatori, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme, per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione tra tutti popoli del continente. Il papa ripone la sua fiducia nell’uomo, in quanto persona dotata di una dignità trascendente, e dice che promuovere la dignità della persona vuol dire riconoscere che la stessa possiede dei diritti inalienabili”. Il relatore ha proseguito: “Il papa incoraggia anche i membri del Consiglio d’Europa, perché dice che riconoscere in ogni essere umano la dignità, riconoscere nell’altro non un nemico ma un fratello da accogliere, è la via privilegiata per la pace. La pace è questo: un processo continuo e mai raggiunto pienamente. Questo lo compresero i padri fondatori che intuirono che la pace era un bene da conquistare quotidianamente, che esigeva assoluta vigilanza. I padri fondatori erano convinti che non si trattava di prendere possesso degli spazi e di cristallizzare i processi, ma di avviarli e di portarli avanti”.

La difficile pace, oggi

Il prof. Alessandro Barca, ha anticipato che sarebbero state le parole di papa Francesco a costituire buona parte del suo intervento. Per iniziare, il relatore ha ripreso tre  parole del santo padre: “coerenza, testimonianza e coesione”. Subito dopo ha citato ancora il papa: “Per quanto riguarda gli educatori e i formatori che, nella scuola o nei diversi centri di aggregazione infantile e giovanile, hanno l’impegnativo compito di educare i bambini e i giovani, sono chiamati ad essere consapevoli che la loro responsabilità riguarda le dimensioni morale, spirituale e sociale della persona”. Un’altra citazione di papa Francesco ha permesso al prof. Barca di approfondire il tema:  “Cari studenti e cari insegnanti, voi avete messo al cuore del vostro impegno due parole chiave: pace e cura. Sono due realtà legate tra loro, la pace, infatti, non è soltanto silenzio delle armi e assenza di guerra; è un clima di benevolenza, di fiducia e di amore. Prendersi cura nasce da una società inclusiva, fondata sulla pace e sul dialogo. In questo tempo ancora segnato dalla guerra, vi chiedo di essere artigiani della pace. In una società ancora prigioniera della cultura dello scarto, vi chiedo di essere protagonisti di inclusione; in un mondo attraversato da crisi globali, vi chiedo di essere costruttori di futuro, perché la nostra casa comune diventi luogo di fraternità, di solidarietà e di pace”.

Opus Justitiae pax

Mons. Miniero, nel ringraziare il prof. Lino Prenna e don Antonio Rubino, ha affermato che gli incontri del corso “hanno dato la possibilità a tanti di riflettere in una maniera straordinaria, suscitando in tutti desideri di bene”.  Ricollegandosi a quanto anticipato dal prof. Prenna, l’arcivescovo ha così iniziato il suo intervento: “Le parole che devo commentare sono poche parole ma che ci riportano il senso della nostra esistenza: Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri. E qui c’è tanta speranza, perché queste parole, pronunciate dal profeta, tengono presenti situazioni che non erano situazioni di pace”. Sono state illuminanti le parole dell’arcivescovo, che ha sottolineato come costruire la pace sia più fatico del fare la guerra e  come la pace possa essere considerata una guerra in positivo. “Ci vuole un fuoco più potente di quello delle armi per metter la pace, perché ci vuole il cambiamento di se stessi e, se non c’è questo cambiamento e se questa guerra non la facciamo dentro di noi, non la possiamo pretendere dagli altri”. In conclusione, mons. Miniero ha voluto ancora una volta ringraziare per l’iniziativa, auspicando che gli incontri svolti “aiutino a guardare in avanti con speranza, ma tenendo il cuore ben radicato alle ragioni della storia”.

Per qualunque informazione sull’ultimo incontro e per le sintesi, le relazioni e gli interventi di tutti gli incontri del corso, si rimanda al sito dell’ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

foto G. Leva

Eventi religiosi cittadini

Gesù Divin Lavoratore: l’omaggio dei tarantini delle reliquie di San Pio

12 Giu 2024

Sono stati due giorni di un’ intensa spiritualità, l’8 e il 9 giugno, quelli vissuti dalla parrocchia Gesù Divin Lavoratore, ai Tamburi, per la presenza di due reliquie di San Pio da Pietrelcina. Tantissime persone, giunte  anche dalla provincia, hanno partecipato ai momenti di preghiera programmati.
La celebrazione della santa messa di saluto alle reliquie, la sera di domenica 9, presieduta da mons. Filippo Santoro, insieme a padre Eugenio Beni, amministratore parrocchiale, in una chiesa gremita, ha sancito l’affetto dei tarantini al santo di Pietrelcina.
Le due reliquie (un guanto adoperato durante le celebrazioni ed una pezzuola ricavata dal camice del santo) sono state portate a Taranto da don Fortunato Grottoli, custode ufficiale delle reliquie, accompagnate dal direttore dell’associazione nazionale ‘ Amici di San Pio’, dott. Gianni Mozzillo.
Duemila fazzolettini benedetti e appoggiati ai reliquiari sono stati poi consegnati agli intervenuti alla santa messa conclusiva della peregrinatio, donando una speranza di pace e serenità ad ammalati e a chi vive momenti di sconforto.
Gli organizzatori hanno infine rivolto un ringraziamento per la collaborazione alla buona riuscita dell’evento al corpo forestale volontario – Esaf di Taranto ed alla fondazione Oro6 per il sociale.

Giornata nazionale

San Marzano, la Giornata nazionale del Sacro Costato

12 Giu 2024

Domenica 9 giugno si è svolta al santuario Maria SS.ma delle Grazie in San Marzano di San Giuseppe, la Giornata nazionale del Sacro Costato, la congregazione di vita consacrata e di laici fondata dal Servo di Dio Eustachio Montemurro, il cui tema è stato ‘Accoglienza e condivisione’. Centoventi associati giunti con due pullman, provenienti dalle sezioni di Gravina di Puglia, Poggiorsini, Spinazzola, Venosa, Altamura e Bari, sono stati accolti per un ristoro all’istituto San Giuseppe delle suore del Sacro Costato. La giornata è proseguita con una sosta nella chiesa madre intitolata a San Carlo Borromeo” dove il parroco don Cosimo Rodia, unitamente alla dott.ssa Marisa Margherita, studiosa della cultura e della lingua italo-albanese per le minoranze linguistiche, hanno illustrato le origini, la storia e le tradizioni arbrëshë di San Marzano. La giornata è proseguita al santuario Maria SS.ma delle Grazie dove gli associati sono stati accolti dal presidente della locale sezione, Edoardo Piccirillo, e dal gruppo arbrëshë ‘Rrënjët te tona’, in costume tradizionale, con canti e danze. A mezzogiorno il parroco ha celebrato la santa messa, alla presenza del sindaco prof. Francesco Leo, dei gruppi parrocchiali, delle confraternite del Santo Rosario e del Santissimo Sacramento, dell’ofs, del presidente nazionale dell’associazione, dott. Emanuele Battista, e della delegata dalla madre generale di Roma, suor Maria Cristina. La giornata è proseguita nella pineta del santuario dove è stato condiviso il pranzo preparato sul posto dalle collaboratrici della parrocchia a base di fave, verdura, friggitelli, orecchiette fatte in case, polpette fritte, il tutto bagnato da un bicchiere di buon vino Primitivo. Come da programma alle ore 15.30 i gruppi hanno fatto rientro nei propri paesi.

Eventi formativi

A Taranto, il Capitolo delle stuoie dei frati minori di Puglia e Molise

Sabato 15, nella basilica cattedrale di San Cataldo, concerto aperto a tutti del cantautore Giovanni Caccamo

12 Giu 2024

di Angelo Diofano

Ottanta frati, venti suore (comprese le clarisse di clausura), cento giovani dei gruppi francescani  e cinquanta adulti appartenenti alle realtà laicali delle due province religiose dei frati minori di Puglia e Molise sono attesi a Taranto da venerdì 14 a domenica 16 giugno per il ‘Capitolo delle stuoie’. Al centro dei lavori sarà il tema “Un mare di fraternità, i frati francescani per un nuovo umanesimo”, in un’occasione straordinaria di confronto, fraternità, preghiera e discernimento. Attesi numerosi e qualificati relatori che, alla presenza del Ministro Generale fra Massimo Fusarelli, aiuteranno i partecipanti nella riflessione; fra questi, la teologa Giuseppina De Simone, il prof. Giuseppe Moro, i ricercatori Magda De Leo e Giuseppe Portacci, con le testimonianze di fra Francesco Patton (custode di Terra Santa), Luca Casarini (Mediterranea) e suor Miriam Oyarzo (da Istanbul).

Da segnalare infine che sabato sera, 15 giugno, alle ore 21.30, nella basilica cattedrale di San Cataldo ci sarà un concerto aperto a tutti del cantautore Giovanni Caccamo.

Questo il programma dettagliato:

Venerdì 14: alle ore 15.30, nella sala conferenze dell’università, ci sarà il saluto del prof. Paolo Pardolesi, direttore del Dipartimento Jonico – Università di Bari; a seguire, liturgia di accoglienza presieduta da fra Paolo Quaranta; alle ore 16, presentazione della sintesi dei lavori delle fraternità a cura di fra Alessandro Mastromatteo; alle ore 16.30, tavola rotonda con le seguenti relazioni: Il Mediterraneo laboratorio di complessità (prof. Giuseppe Moro), Stato di salute del Mediterraneo e ripercussioni sulle risorse marine (dott.ssa Magda Di Leo e dott. Giuseppe Portacci), Le sfide del Mediterraneo: quale teologia? (prof.ssa Giuseppina De Simone) cui seguiranno feedback e domande; alle ore 19,15, al santuario della Madonna della Salute, si terrà la preghiera per la pace presieduta da fra Cesare Vaiani.

Sabato 15: alle ore 8 nella chiesa di San Pasquale celebrazione eucaristica presieduta da fra Francesco Patton; dalle ore 9 alle ore 10.30, nella sala conferenze dell’università, testimonianze/intervista sui seguenti temi: Ospitalità e dialogo (fra Francesco Patton), Percorsi di giustizia (Luca Casarini – Mediterranea), Paradigma della cura (suor Miriam Oyarzo); alle ore 11, laboratori sui tre ambiti affrontati. I lavori riprenderanno nel pomeriggio: alle ore 15.30, nella sala conferenze università, restituzione in aula del lavoro dei laboratori; alle ore 16, ‘In ascolto’ sui temi Carisma, Comunione e Missione per un nuovo umanesimo del Mediterraneo (fra Massimo Fusarelli), La Rete francescana del Mediterraneo (fra Daniel Blanco), I progetti di Oikos-Centro per l’ecologia integrale del Mediterraneo (fra Francesco Zecca); alle ore 17.45 confronto in aula; alle ore 18.45, preghiera in aula; alle ore 21.30 nella basilica cattedrale di San Cataldo, concerto di Giovanni Caccamo con la partecipazione del conservatorio musicale Giovanni Paisiello (ingresso libero).

Domenica 16: alle ore 8.15, nella chiesa di San Pasquale, preghiera di Lode presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero; alle ore 9.30 nell’aula magna dell’università, presentazione del documento finale a cura di fra Nicola Violante, con interventi in aula e approvazione; alle ore 11.30, nella basilica cattedrale di San Cataldo, celebrazione eucaristica conclusiva presieduta dal ministro generale fra Massimo Fusarelli; alle ore 13 pranzo al “Centro San Gaetano” in città vecchia.

Si è concluso, con un intervento dell’arcivescovo Miniero, il corso di formazione “L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli”

Organizzato dall’ufficio diocesano per la Cultura, l’ultimo incontro ha proposto una riflessione a più voci su “L’Unione europea per una cultura della pace”

foto G. Leva
12 Giu 2024

di Lorenzo Musmeci
foto G. Leva

Con un incontro sul tema “L’Unione europea per una cultura della pace”, si è concluso lunedì 10 nell’auditorium San Roberto Bellarmino, il corso di formazione organizzato dall’ufficio diocesano per la Cultura dal titolo ‘L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli’. I sentiti ringraziamenti dei corsisti sono andati a don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e al prof. Lino Prenna, docente universitario, che ha condotto gli incontri con professionalità e dedizione.
Nella serata conclusiva del corso, ha partecipato anche mons. Ciro Miniero, arcivescovo della diocesi di Taranto, il quale ha accettato volentieri di essere presente per concludere questo momento di formazione e di riflessione.
Dopo il saluto e l’introduzione di don Antonio e di don Francesco Castelli, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Taranto, il prof. Prenna e il prof. Alessandro Barca, docente dell’Issr,  hanno relazionato rispettivamente su “L’Unione europea per una cultura della pace” e su “La difficile pace, oggi”. L’intervento conclusivo di mons. Miniero ha trattato il tema “Opus Justitiae pax” (Is. 32, 18).

L’Unione europea per una cultura della pace

Come ha ricordato il prof. Prenna, l’umanesimo è finalizzato alla costruzione della pace e l’Unione europea di oggi “nasce all’indomani della Seconda guerra mondiale, in quei paesi dove era diffuso il germe dell’odio, per merito di alcuni uomini illuminati, ferventi cristiani, coraggiosi e ambiziosi operatori di pace”. Dopo aver ricordato alcune tappe fondamentali del processo di integrazione europea, quali il Trattato di Roma e quello di Maastricht, il relatore ha voluto citare il Trattato che adotta una costituzione per l’Europa, sottolineando che quest’ultimo “enuncia i valori e gli obiettivi dell’Unione, che si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli”. Il motto dell’Unione europea è esplicativo di questi obiettivi: “parlare di diversitas in unitate, la diversità nell’unità, vuol dire riconoscere che la differenza e la diversità creano l’unità e non l’uniformità”.

Il padre dell’Europa dei popoli

Il prof. Prenna ha voluto dedicare parte del suo intervento alla figura di Jacques Delors, presidente della Commissione europea per dieci anni, socialista convinto e fervente cristiano, nonché padre dell’Europa dei popoli. Egli si è adoperato per tre obiettivi: “la realizzazione di un modello di convivenza civile che portasse alla pace; l’autonomia strategica rispetto alle altre potenze mondiali; la sovranità dell’Unione europea”. Proponendo un sistema politico generativo di un nuovo ordine, Jacques Delors  ha sempre operato “secondo il principio di sussidiarietà, altro principio fondamentale, a partire dalla centralità della persona umana e dalla tradizione del personalismo comunitario e dell’umanesimo integrale”, come ha affermato il relatore.

Il papa in Europa, i discorsi del 25 novembre 2014

Nell’ultima parte del suo intervento, il prof. Prenna ha ricordato i due discorsi di papa Francesco del 25 novembre 2014 rispettivamente al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa. “Il papa incoraggia i parlamentari del nuovo parlamento a tornare alle ferme convinzioni dei padri fondatori, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme, per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione tra tutti popoli del continente. Il papa ripone la sua fiducia nell’uomo, in quanto persona dotata di una dignità trascendente, e dice che promuovere la dignità della persona vuol dire riconoscere che la stessa possiede dei diritti inalienabili”. Il relatore ha proseguito: “Il papa incoraggia anche i membri del Consiglio d’Europa, perché dice che riconoscere in ogni essere umano la dignità, riconoscere nell’altro non un nemico ma un fratello da accogliere, è la via privilegiata per la pace. La pace è questo: un processo continuo e mai raggiunto pienamente. Questo lo compresero i padri fondatori che intuirono che la pace era un bene da conquistare quotidianamente, che esigeva assoluta vigilanza. I padri fondatori erano convinti che non si trattava di prendere possesso degli spazi e di cristallizzare i processi, ma di avviarli e di portarli avanti”.

La difficile pace, oggi

Il prof. Alessandro Barca, ha anticipato che sarebbero state le parole di papa Francesco a costituire buona parte del suo intervento. Per iniziare, il relatore ha ripreso tre  parole del santo padre: “coerenza, testimonianza e coesione”. Subito dopo ha citato ancora il papa: “Per quanto riguarda gli educatori e i formatori che, nella scuola o nei diversi centri di aggregazione infantile e giovanile, hanno l’impegnativo compito di educare i bambini e i giovani, sono chiamati ad essere consapevoli che la loro responsabilità riguarda le dimensioni morale, spirituale e sociale della persona”. Un’altra citazione di papa Francesco ha permesso al prof. Barca di approfondire il tema:  “Cari studenti e cari insegnanti, voi avete messo al cuore del vostro impegno due parole chiave: pace e cura. Sono due realtà legate tra loro, la pace, infatti, non è soltanto silenzio delle armi e assenza di guerra; è un clima di benevolenza, di fiducia e di amore. Prendersi cura nasce da una società inclusiva, fondata sulla pace e sul dialogo. In questo tempo ancora segnato dalla guerra, vi chiedo di essere artigiani della pace. In una società ancora prigioniera della cultura dello scarto, vi chiedo di essere protagonisti di inclusione; in un mondo attraversato da crisi globali, vi chiedo di essere costruttori di futuro, perché la nostra casa comune diventi luogo di fraternità, di solidarietà e di pace”.

Opus Justitiae pax

Mons. Miniero, nel ringraziare il prof. Lino Prenna e don Antonio Rubino, ha affermato che gli incontri del corso “hanno dato la possibilità a tanti di riflettere in una maniera straordinaria, suscitando in tutti desideri di bene”.  Ricollegandosi a quanto anticipato dal prof. Prenna, l’arcivescovo ha così iniziato il suo intervento: “Le parole che devo commentare sono poche parole ma che ci riportano il senso della nostra esistenza: Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri. E qui c’è tanta speranza, perché queste parole, pronunciate dal profeta, tengono presenti situazioni che non erano situazioni di pace”. Sono state illuminanti le parole dell’arcivescovo, che ha sottolineato come costruire la pace sia più fatico del fare la guerra e  come la pace possa essere considerata una guerra in positivo. “Ci vuole un fuoco più potente di quello delle armi per metter la pace, perché ci vuole il cambiamento di se stessi e, se non c’è questo cambiamento e se questa guerra non la facciamo dentro di noi, non la possiamo pretendere dagli altri”. In conclusione, mons. Miniero ha voluto ancora una volta ringraziare per l’iniziativa, auspicando che gli incontri svolti “aiutino a guardare in avanti con speranza, ma tenendo il cuore ben radicato alle ragioni della storia”.

Per qualunque informazione sull’ultimo incontro e per le sintesi, le relazioni e gli interventi di tutti gli incontri del corso, si rimanda al sito dell’ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

foto G. Leva