Popolo in festa

Con la festa di San Vito il benvenuto ai villeggianti

foto Pasquale Reo
12 Giu 2024

di Angelo Diofano

“Il ricordo di San Vito in questa festività che ci riunisce ogni anno, sia segno dell’impegno della nostra comunità a voler crescere e camminare insieme guidata dallo spirito di fratellanza per il bene di tutti e di ognuno”: così il parroco di San Vito, don Nicola Frascella, annuncia i festeggiamenti in onore del santo titolare della parrocchia, che si terranno da venerdì 14 a domenica 16 giugno. La festa da qualche anno segna in pratica l’avvio della stagione estiva ed è occasione per le famiglie del quartiere per momenti di aggregazione e di familiarizzazione con i villeggianti, che cominciano ad arrivare sempre più numerosi. Attualmente la comunità parrocchiale conta circa 7.000 abitanti, che praticamente raddoppiano nel periodo estivo.

Nata negli anni sessanta, la parrocchia ha visto consolidarsi e nascere diverse attività grazie anche alla corresponsabilità dei fedeli. Diversi i gruppi presenti, fra cui l’Azione Cattolica ragazzi che guida l’iniziazione cristiana dei fanciulli dai 6 ai 13 anni e cerca di creare un rapporto di collaborazione con i genitori.

Questo il programma della festa, finalizzata ad offrire un momento di spensieratezza in un momento storico della nostra città alquanto problematico.

Venerdì 14, alle ore 20.30, gli alunni delle terze media dell’istituto comprensivo Frascolla del quartiere danzeranno la pizzica, con musica a cura della prof.ssa C. Corona e coreografie della maestra P. Miccoli.

Sabato 15, solennità di San Vito, alle ore 17 la santa messa sarà celebrata dal parroco; alle ore 18, accompagnata dalla banda musicale “Santa Cecilia” di Taranto diretta dal m° Giuseppe Gregucci, la processione percorrerà le vie del quartiere fino a viale del Tramonto dove ci sarà una breve traversata a mare con il simulacro che sarà posto su una imbarcazione dell’associazione Rematori Magna Grecia-Lega Navale Taranto; dopo il rientro, alle ore 21 circa, sul piazzale affianco alla chiesa, si potrà assistere su maxischermo alla partita degli Europei di calcio Italia-Albania; a seguire, agape comunitaria.

Domenica 16, alle ore 11.45, nel campetto parrocchiale, con varie attività sportive, ci sarà il gemellaggio dei ragazzi dell’oratorio di San Vito con l’Anspi San Giuseppe del Cuore Castissimo della parrocchia Immacolata di San Giorgio Jonico; al termine, schiuma party.

In serata, alle ore 20.30 concerto degli Akusimba (Coloro che lodano) e alle ore 21.45 dei Napolatino. Quindi, gran finale con cascate e fontane pirotecniche.

Nelle tre serate, pesca di beneficenza e punto ristoro, il cui ricavato sarà devoluto all’autofinanziamento delle attività comunitarie.

Udienza generale

L’udienza generale di papa Francesco di mercoledì 12 giugno

foto Marco Calvarese-Sir
12 Giu 2024

Consiglia a tutti di portare sempre con sé un Vangelo tascabile, perché “è importante per la vita”. Ai sacerdoti ricorda il ruolo fondamentale dell’omelia, cioè quello di “aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita”. Papa Francesco, durante l’udienza generale di mercoledì 12 mattina, in piazza San Pietro, ha continuato il nuovo ciclo di catechesi “Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza”, incentrando la sua riflessione sul tema “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio”. Conoscere l’amore di Dio dalle parole di Dio. (Lettura: 2 Pt 1,20-21). “Tutti i giorni prendi un tempo per ascoltare, meditare, leggere un passo della scrittura”, il suo consiglio. E, in particolare, si è soffermato sulla lectio divina e sull’omelia. Quindi ha raccomandato ai fedeli: “Abbiate sempre un Vangelo tascabile e portatelo nella borsa, nelle tasche… Così quando siete in viaggio o quando siete un po’ liberi lo prendete e leggete qualcosa. Questo è molto importante per la vita. Prendete un Vangelo tascabile e durante la giornata leggetelo una, due volte, quando capita. Ma la lettura spirituale per eccellenza della Scrittura è quella comunitaria che si fa nella Liturgia e in particolare nella messa. Lì vediamo come un evento o un insegnamento, dato nell’Antico Testamento, trova il suo pieno compimento nel Vangelo di Cristo”.
Poi, l’attenzione si è spostata sull’omelia, che “per questo deve essere breve, un’immagine, un pensiero, un sentimento”.“L’omelia non deve andare oltre gli otto minuti, perché dopo con il tempo si perde l’attenzione e la gente si addormenta, e ha ragione. Un’omelia deve essere così. E questo voglio dire ai preti, che parlano tanto, tante volte, e non si capisce di che cosa parlano. Omelia breve: un pensiero, un sentimento e una ‘cosa’ di azione, come fare.  Tra le tante parole di Dio che ogni giorno ascoltiamo nella messa o nella Liturgia delle ore, ce n’è sempre una destinata in particolare a noi. Qualcosa che tocca il cuore. Accolta nel cuore, essa può illuminare la nostra giornata e animare la nostra preghiera. Si tratta di non lasciarla cadere nel vuoto!”.

Nella prima parte della catechesi, il papa aveva osservato che “può capitare che un certo passo della Scrittura, che abbiamo letto tante volte senza particolare emozione, un giorno lo leggiamo in un clima di fede e di preghiera, e allora quel testo improvvisamente si illumina, ci parla, proietta luce su un problema che stiamo vivendo, rende chiara la volontà di Dio per noi in una certa situazione”. “A che cosa è dovuto questo cambiamento, se non a una illuminazione dello Spirito Santo? – si è chiesto -. Le parole della Scrittura, sotto l’azione dello Spirito, diventano luminose”.
Nelle parole del pontefice, il messaggio che “la Chiesa si nutre della lettura spirituale della Sacra Scrittura, cioè della lettura fatta sotto la guida dello Spirito Santo che l’ha ispirata”. “Al suo centro, come un faro che illumina tutto, c’è l’evento della morte e risurrezione di Cristo, che compie il disegno di salvezza, realizza tutte le figure e le profezie, svela tutti i misteri nascosti e offre la vera chiave di lettura dell’intera Bibbia”. Continuando a soffermarsi sul ruolo della Chiesa, Francesco ha, infine, ribadito che “è l’interprete autorizzata del testo ispirato, la mediatrice della sua proclamazione autentica”. “Poiché la Chiesa è dotata dello Spirito Santo, essa è ‘colonna e sostegno della verità’ (1 Tm 3,15). È suo compito aiutare i fedeli e quanti cercano la verità a interpretare in modo corretto i testi biblici”.

Al momento dei saluti ai pellegrini in lingua italiana, il pensiero sempre rivolto alla pace. “Non dimentichiamo la martoriata Ucraina, Palestina, Israele. Non dimentichiamo il Myanmar e tanti Paesi che sono in guerra. Preghiamo per la pace. Oggi ci vuole la pace. La guerra sempre, dal primo giorno, è una sconfitta. Preghiamo per la pace. Che il Signore ci dia la forza di lottare sempre per la pace”.

Accoglienza

L’esperienza della Migrantes parrocchiale alla Madonna delle Grazie

foto Pasquale Reo
12 Giu 2024

di Angelo Diofano

Anna, Jaime, Janna, Ekemini, Mery sono i nomi dei piccoli nigeriani, d’età compresa tra i pochi mesi e i tre anni, ai quali domenica sera, nella chiesa della Madonna delle Grazie, a Taranto, il parroco don Pino Calamo ha amministrato il battesimo. Alla cerimonia ha fatto seguito il festoso rinfresco nel salone parrocchiale, alla presenza di amici e parenti delle famiglie e dei volontari che hanno seguito il percorso spirituale e di integrazione dei genitori. Ma non si tratta di un fatto eccezionale ma quasi abituale nell’ambito delle attività della Migrantes parrocchiale. “La nostra nasce come attività di strada, nel senso che siamo noi a intercettare tutte quelle situazioni di reale bisogno da parte dei migranti che via via ci vengono segnalate –  spiega la responsabile Anna Giordano -. Effettuiamo visite a casa per renderci conto personalmente di cosa necessitano, solitamente cibo, alimenti per bambini piccoli o disbrigo pratiche burocratiche, soprattutto per ottenere il permesso di soggiorno. Quindi, attiviamo tutta la rete di volontariato che gravita attorno alla nostra associazione per gli interventi necessari”.

Ad usufruire dell’assistenza sono in particolare nigeriani, siriani, pakistani, donne georgiane vedove o che hanno lasciato in patria marito e figli per trovare rifugio in Italia. “Quello iniziale è il momento più difficile del rapporto, poi, conquistata la loro fiducia, si va avanti tranquillamente fino al pieno inserimento nel tessuto sociale tarantino. E i risultati non sono mancati”- dice la responsabile di Migrantes, la quale aggiunge che fra le attività più impegnative senz’altro è quella per superare l’analfabetismo, con apposite lezioni di italiano per piccoli gruppi. Ci viene anche riferito il caso di un giovane in problematiche condizioni di salute e quasi impossibilitato a relazionare, già destinatario di un provvedimento di espulsione, ma fortemente desideroso di rimanere da noi per lavorare. “Siamo riusciti a far recedere dal provvedimento e a far curare il nostro giovane amico, mettendolo in condizioni di frequentare la scuola fino a ottenere, dopo il diploma, un impiego, con grande soddisfazione, per  tanto impegno profuso, da parte del datore di lavoro” – dice Anna Giordano.

“Nonostante quel che si pensi – evidenzia – sono molti gli extracomunitari intenzionati a integrarsi. Ed è nostro interesse aiutarli a farlo, nel migliore dei modi e senza traumi, visto che i nostri ospiti sono sempre di più e con i quali va subito stabilito un rapporto di reciproco rispetto e di collaborazione, per il bene di tutti e, in particolare, delle generazioni che verranno”.

In parrocchia lo sportello dell’associazione, grazie alla disponibilità di un paio di volontarie, è aperto due volte la settimana, sia per richieste di aiuto sia pure per una parola di conforto, soprattutto per coloro hanno i propri cari in zone di guerra. “Non abbiamo preclusioni per nessuno, musulmani o cristiani che siano, per noi sono tutti fratelli  – conclude – Però non mancano coloro che restano colpiti dalla nostra testimonianza e che chiedono di conoscere meglio la nostra religione, accettando di intraprendere un cammino di fede fino a giungere al battesimo, per sé e per i propri figli, com’è accaduto domenica scorsa”.

Eventi culturali in città

Giovedì 13, al Gatto matto, primo incontro di ‘Moonbooks’

La rassegna letteraria, ideata e curata da Alessia Amato e da Elvira Nistoro, esordisce con una silloge poetica di Silvia Ruggiero

11 Giu 2024

“All’ombra della luce della luna” sarà il libro che aprirà, giovedì 13 alle ore 21, ‘Moonbooks, libri sotto la luna’, un ciclo di incontri pensato per promuovere la creatività letteraria, incoraggiando – attraverso la conoscenza del nostro patrimonio editoriale – le esperienze di scrittura maturate sul territorio tarantino.

Non poteva esserci esordio più calzante dell’ultima fatica letteraria di Silvia Ruggiero – visto l’accostamento al satellite del romanticismo – per la rassegna di presentazioni ideata e curata da Alessia Amato, direttrice editoriale della collana Cista scrinium (Delta3 Edizioni), e dalla scrittrice Elvira Nistoro, volta ad esplorare il fascino della parola scritta, nella suggestiva cornice del ‘Gatto Matto – vineria bandita’ (viale Jonio, 355).

Le poesie che compongono “All’ombra della luce della luna” (In.Edit edizioni) fanno emergere emozioni che toccano il fondo dell’anima. Passando attraverso delusioni e addii, avvicinamenti e speranze, torna prepotente la forma originale dell’amore: una dinamicità continua ed inesorabile.

‘Moonbooks, libri sotto la luna’ si propone nel panorama culturale della nostra provincia come un talk show di voci ed emozioni che, di volta in volta, sarà dedicato alla narrativa, alla poesia e alla saggistica.

Approdi di conoscenza in cui, alla fine, ciascuno lascia una parte del proprio bagaglio per condividere il confronto. Il rumore delle parole si trasforma in uno strumento necessario per spezzare la calma apparente dell’oblio.

Silvia Ruggiero,

dirigente dell’Asl di Taranto, psicologa, psicoterapeuta, scrittrice e poetessa. E proprio in questa forma artistica sta dando vita con le sue opere ad un filo magico con i suoi lettori, coinvolti dai suoi versi.

Mostra fotografica

Ritorna la mostra sulla banda della Marina

11 Giu 2024

di Angelo Diofano

Ritorna la mostra fotografica sulla storia della gloriosa Banda Centrale della Marina Militare e i suoi direttori, già apprezzata dai tarantini durante la Settimana Santa al Castello aragonese, che questa volta sarà allestita nei locali  dell’Associazione nazionale marinai d’Italia in via Cugini 1, a Taranto,  mercoledì 12 giugno. Nella medesima serata, alle ore 18, sarà presentato il nuovo libro di Michele Fiorentino, presidente dell’Associazione  Vittorio Manente  intitolato ‘Le fanfare musicali dalla Regia Marina alla Marina Militare” che, con ricco corredo fotografico, ripercorre nel tempo  l’impiego delle musiche ‘imbarcate’, un termine usato per indicare la fanfara imbarcata sulla nave ammiraglia.

Nel libro sono specificati oltre alle musiche anche i vari segnali musicali che si eseguono a bordo delle unità navali.

Il viaggio nel tempo e nella musica con le stellette sarà illustrato dal maestro  Giuseppe Gregucci, direttore artistico dell’associazione mentre porgerà i saluti agli intervenuti il presidente dell’Associazione nazionale marinai d’Italia contramm.in ris. Pietro Vivienzo.

Fame nel mondo

Cancellare il debito ai Paesi poveri: dai missionari il No al ‘colonialismo finanziario’

foto don Amedeo Cristino
11 Giu 2024

di Ilaria De Bonis

Quella formulata da papa Francesco “è una proposta profetica in quanto antica e biblica: in occasione del Giubileo, ogni 25 o 50 anni, si chiede la remissione dei debiti, ma il santo padre è andato ben oltre. La cancellazione spesso non basta, serve un meccanismo che non generi più dipendenza”. Don Lucio Brentegani, missionario fidei donum in Guinea Bissau, commenta da Bafatà la proposta del pontefice per una “nuova architettura finanziaria internazionale che sia audace e creativa”.

La Guinea Bissau, ricorda il missionario, ogni due mesi “chiede un prestito alla Banca dell’Africa occidentale, una sorta di Banca centrale. Ma i soldi che incassa non servono a fare investimenti! Bensì a pagare i salari ai dipendenti”. Il governo paga le spese correnti con i debiti: questo vuol dire generare altro debito. “Si sta intrappolando sempre di più e senza via di uscita”, dice don Lucio. Quello contratto con Paesi terzi (al di fuori del multilateralismo) o con il Fondo monetario internazionale, secondo il fidei donum, è una forma di “colonialismo finanziario”.

La percentuale media del debito pubblico in Africa tra 2013 e 2022 è praticamente raddoppiata, passando dal 30% del Pil al 60% nel giro di un decennio e rischia di mandare in tilt le principali economie mondiali. Restituire i debiti è sempre più difficile e gli interessi crescono. “Ci si deve assoggettare a chi presta soldi e chiede in cambio un voto alle Nazioni Unite o un sostegno diplomatico”, aggiunge don Brentegani. Il debito “è un sistema di colonizzazione che va al di là della geografia. È una schiavitù”. La proposta pontificia di rimodulare i debiti e farlo senza speculare “è di altissimo livello e spiazza tutti”. Parlando di economia reale, don Lucio ricorda che “uno dei pilastri dell’economia in Guinea Bissau sono gli anacardi. Quando va male la vendita degli anacardi c’è fame nelle campagne. Ma il commercio è nelle mani dei ministri: commercianti e governanti coincidono e non hanno interesse a pagare il giusto prezzo alle famiglie produttrici di anacardi”. Anche su questo ci vorrebbero – invoca – regole internazionali e prezzi più equi.

foto di don Amedeo Cristino

Un’altra testimonianza arriva dall’Angola. “Uno dei Paesi più altamente indebitati al mondo. Il 60% del nostro Pil viene usato per il servizio sul debito. E gran parte di questi debiti sono contratti con la Cina”. Più il Paese cresce, dal punto di vista macroeconomico, più la povertà esplode. Più aumentano gli investimenti nelle miniere di diamanti e giacimenti di petrolio, più le comunità perdono terra, lavoro e dignità. Lo racconta al telefono da Luanda padre Júlio Candeeiro, domenicano dell’Angola, missionario in prima linea per la difesa delle comunità rurali che vivono a ridosso delle miniere di diamanti a Lunda Norte. Candeeiro, prete delle “barricate” africane e attivista, a capo della Ong Mosaiko, dice che “il debito compromette il futuro: non è giusto intrappolare le nuove generazioni”. È importante cancellare o rimodulare il debito, ma “ancora più importante è smontare il meccanismo della corruzione che è a monte. Non possiamo fare affidamento sulla buona volontà dei singoli, bisogna cambiare il sistema”.

I vescovi angolani di recente hanno affermato che la povertà rischia di venire “normalizzata” in Angola.Nel 2022 il presidente João Lourenço ha investito nel ritorno della multinazionale dei diamanti, De Beers, e nella Rio Tinto. Il giacimento di Luele, il più grosso deposito diamantifero del Paese, è in grado di produrre 628 milioni di diamanti nell’arco di 60 anni. Ma tutto questo non risolve il paradosso della povertà. Il sito minerario, come ci racconta il domenicano, è un luogo fantasma: la vita finisce quando inizia lo sfruttamento minerario. “La gente viene sfrattata, costretta a lasciare casa, perde la terra che viene confiscata. E non può più coltivarla”. I ricavi e le compensazioni delle multinazionali dei diamanti non vanno di certo ai poveri, ma finiscono nelle casse dello Stato che usa il denaro per nuovi investimenti e per pagare i debiti. Un meccanismo perverso che solo nuove regole internazionali e prestiti più equi potrebbero in parte risolvere e risanare.

Dal Sud Kivu, in Repubblica democratica del Congo, don Davide Marcheselli, sacerdote associato ai saveriani, dice: “La proposta del papa mi riporta indietro di 24 anni al 2000: il Giubileo degli oppressi. Socialmente molto forte. Ricordo le tante iniziative di allora, con voci importanti come quella del vescovo Bettazzi. Era il tempo dei no global… Quella di oggi è una proposta importante, molto giusta e però utopica: all’epoca non diede risultati. Il debito consente di tenere in stato di schiavitù le persone. In Congo e in genere nei Paesi altamente indebitati, la cancellazione dovrebbe andare di pari passo con una moralizzazione delle élite. La cancellazione del debito tout court non basta, serve una conversione dei governanti”.

Infine dal Brasile arriva la testimonianza del comboniano don Dario Bossi che parla di un’altra forma di debito: quello climatico. “Cancellare il debito finanziario sarebbe una delle forme più dirette per affrontare anche le conseguenze del debito climatico”, dice. Perché in America latina, “come possiamo toccare con mano tutti i giorni, si privilegiano gli investimenti che generano riscaldamento globale. Il debito climatico impone alle popolazioni del Sud del mondo il peso di conseguenze legate all’emissione di carbonio nell’atmosfera”.

 

Elezioni

Elezioni: i non votanti hanno superato i votanti

foto Ansa-Sir
11 Giu 2024

di Stefano De Martis

Prima o poi doveva accadere, in mancanza di un’inversione di tendenza di cui purtroppo non si vedevano neanche i presupposti: i non votanti hanno superato i votanti. Nelle europee del 2019 l’affluenza alle urne era stata del 54,50, proseguendo una lunga scia negativa che però non era mai arrivata alla fatidica soglia della metà degli elettori. Il 49,69% di questa tornata rappresenta proprio questo salto finale. Non sono bastate le candidature dei leader e di alcuni protagonisti (nel bene e nel male) delle cronache, capaci di raccogliere preferenze in quantità industriale. Anche se poi manca sempre la controprova: quanti elettori potrebbero aver fatto scappare? E non è bastata la coincidenza con il voto nella metà dei Comuni italiani e in un’importante Regione, appuntamenti che solitamente registrano percentuali di affluenza più rilevanti, come pure è avvenuto stavolta nelle zone in cui il voto amministrativo si è affiancato a quello europeo. Non è bastato neanche il timido, troppo timido tentativo di consentire il voto ai fuori sede nei luoghi in cui vivono. Difficilmente si farà di più in futuro, se è vero che i pochi che hanno approfittato dell’opportunità hanno optato per i partiti di opposizione. No, non è bastato per frenare l’emorragia. E siccome dai polli di Trilussa in poi dovrebbe essere a tutti noto che le medie statistiche vanno prese con le pinze, non si può non notare il fatto che mentre nelle tre circoscrizioni centro-settentrionali i votanti hanno conservato la maggioranza assoluta, nell’Italia meridionale e delle Isole l’affluenza si è arenata rispettivamente al 43,72% e al 37,77%. E pensare che c’è chi dubita della necessità prioritaria di ricucire il Paese: non è solo una questione economica e sociale (e dici poco…), ma anche di democrazia.
Con una partecipazione elettorale così bassa bisognerebbe avere più pudore nell’utilizzare il termine “popolo” e nel definirsi suoi interpreti esclusivi. Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di relativizzare tutti i risultati, anche i più significativi, come sono stati indubbiamente quelli di FdI e del Pd. Se i non votanti sono la maggioranza, anche i partiti più votati rappresentano soltanto delle minoranze più cospicue delle altre. Non c’è dubbio che la premiership di Giorgia Meloni esca decisamente rafforzata dal voto, ma quel che accadrà nella maggioranza di governo, tenuto anche conto del sorpasso di Forza Italia sulla Lega, è tutto da scoprire. Tra l’altro è un campo fortemente condizionato dalla partita delle riforme istituzionali, solo momentaneamente congelata per la scadenza elettorale. Così pure nell’altro schieramento si è rafforzata la posizione del Pd e di Elly Schlein in particolare, ma il risultato insoddisfacente del M5S potrebbe rendere ancora più problematica la costruzione di un’alternativa. Tanto più che i pentastellati potrebbero vivere come un’insidia la crescita dell’Alleanza Verdi e Sinistra. Da una parte e dall’altra per ora si naviga a vista, senza dimenticare che le dinamiche europee avranno un peso importante anche nella definizione dei nuovi equilibri nazionali.

Sport

Il ritorno a casa da ‘numero uno’ per Sinner. Sesto Pusteria prepara la festa

foto Ansa-Sir
11 Giu 2024

di Irene Argentiero

È quasi tutto pronto a Sesto Pusteria per festeggiare Jannik Sinner, il 22enne campione altoatesino che da martedì scorso è il numero uno al mondo del ranking Atp. La mancata finale al Roland Garros di Parigi non fermerà i festeggiamenti. Tutto è pronto infatti nel piccolo paese del tennista, che sorge nel cuore delle Dolomiti di Sesto, già preso d’assalto in queste ore da cronisti e fan. Tutti si sentono un po’ parte di questo successo, che Sinner ha costruito negli anni, con grande sacrificio e determinazione. “La mia profezia, lanciata nel 2019, si è avverata – commenta Andreas Schönegger, il primo maestro di sci e di tennis di Sinner –. Quell’anno gli avevo detto che nel 2024 sarebbe diventato il numero uno. E così è stato. È una giornata speciale, incredibile. Sono convinto che sarebbe arrivato in cima al ranking mondiale anche senza l’infortunio di Djokovic”. Schönegger vede passare davanti agli occhi tutte le immagini di Jannik che fa i primi tiri con la racchetta.

“Fin da piccolo è stato un campione di tennis e di determinazione. Sin da quando ha impugnato la racchetta per la prima volta. Non aveva ancora 4 anni e la voglia di muoversi, di dare qualcosa era tanta. Forse per lui lo sport era già molto importante fin da allora. Era impressionante: non è mai mancato a una lezione, sempre pronto e sempre puntuale”.

La gente di Sesto non ama apparire e stare sotto i riflettori. Tutti però oggi sottolineano con gioia ed emozione il fatto che un paese così piccolo – Sesto conta 1.860 abitanti – ha un campione tanto grande. Un campione di cui ricordano non solo le doti sportive, ma anche le qualità umane. “È un grandissimo esempio per la nostra gioventù – sottolinea Eric Rogger, maestro di sci – con la sua umiltà è un grandissimo ragazzo e tutti sappiamo che è un grandissimo lavoratore”.

L’umiltà di Sinner è ricordata ai microfoni della Rai anche dal parroco di Sesto Pusteria, don Andreas Seehauser: “Ci mostra che si può essere sportivi a livelli altissimi e restare comunque persone con i piedi per terra”. “Quello che è successo è una favola – commenta il vicesindaco Christoph Anton Rainer–. Abbiamo sempre sperato che diventasse un grande, ma non ci immaginavamo fino a questo punto. Jannik è sempre stato una persona eccezionale e per noi rimane sempre ‘il ragazzo del paese’”. In paese sono comparsi i primi striscioni: “Proud of you” e “Congratulation Jannik Sinner. Number 1 in the word”.

A Sesto Sinner arriverà martedì prossimo, 11 giugno. La festa prenderà il via nel pomeriggio in municipio, con la firma ufficiale sul libro d’oro del Comune pusterese. Sarà poi la banda del paese, con la tradizionale Tracht tirolese, a rendere omaggio al campione di casa. Sinner si sposterà quindi allo “Sport Sexten”, il circolo dove Jannik ha mosso i primi passi come tennista. Qui ad attenderlo ci saranno tanti giovanissimi tennisti, provenienti dai circoli tennis regionali e che, una volta terminati i discorsi ufficiali, sperano di strappargli un autografo o un selfie.

Heini Messner, 74enne presidente del circolo tennis di Sesto, lo ha visto crescere. Ed ora che il campione di casa è diventato il numero uno del ranking mondiale la gioia gli fa venir meno le parole. “Si è avverato quello che speravamo da settimane – racconta commosso –. Me lo ricordo piccolino a giocare qui sui campi di casa. Allora non mi aspettavo che sarebbe arrivato fino a questo punto. Lo vedevo come un bambino talentuoso, ma nessuno pensava che sarebbe arrivato a tanto. Quando poi abbiamo visto i suoi progressi nel tempo, tutti ci abbiamo un po’ sperato. Ora che è a vertici del tennis mondiale siamo orgogliosi, anche se per noi del circolo rimarrà sempre il nostro ragazzo”.

Un ragazzo che aveva compiuto da due giorni 17 anni e ai microfoni del giornalista bolzanino Daniele Magagnin rivelava il sogno di diventare il numero uno al mondo e di vincere tanti tornei. Quelle immagini di un giovanissimo Sinner hanno fatto, in questi giorni, il giro del mondo. “Siamo a Santa Cristina in Val Gardena, 18 agosto 2018, finale dell’Itf Men Val Gardena, Futures da 15mila dollari – ricorda Magagnin sulla sua pagina Fb –. Sul campo ad un tiro di schioppo dall’arrivo della Sasslong, il 26enne tedesco Peter Heller (397 Atp) ha da poco superato 6:1 6.3 in 61’ un ragazzo di belle speranze, ai più sconosciuto, Jannik Sinner, 17 anni compiuti da due giorni. Quel giorno, per la prima volta il ragazzo di Sesto scese sotto i “1.000” al mondo, anzi sotto i 900 per la precisione, con il sogno nel cassetto che oggi si è meravigliosamente avverato”.

“È sempre stato un sogno – sottolinea Sinner intervistato dal quotidiano Dolomiten – ma non è mai stato un obiettivo. Non ho mai pensato che io sarei mai potuto diventare il numero uno al mondo. Ho investito tante energie e mi sono allenato molto”.

“È il miglior risultato che un atleta possa raggiungere. Vedere il numero 1 davanti al mio nome  – aggiunge – è semplicemente fantastico. Ma è ancora più importante continuare a lavorare. Bisogna trovare gli errori e analizzarli, per continuare a migliorare. Sono arrivato a Parigi con l’obiettivo di giocare un buon torneo e non nella speranza di diventare il numero uno. Siamo partiti con delle riserve, non sapevamo come mi sarei potuto riprendere tra un incontro e l’altro”.

“Tutti sognano di diventare il numero 1. Ho sempre accettato le difficoltà che mi si sono presentate davanti e ho cercato sempre di migliorarmi. Così facendo sono diventato una persona migliore e anche un giocatore migliore. Ho avuto di avere accanto a me le persone giuste, senza le quali non avrei mai ottenuto questi risultati. Certo sono felice di aver raggiunto questo traguardo. Sono stati necessari molti sacrifici, soprattutto quando ero molto giovane. Ho dovuto prendere decisioni non sempre facili, per migliorare. Ma ho sempre cercato di restare il giovane che sono. Il successo non dovrà mai cambiarmi. Questo è un titolo, un numero, che però un giorno passerà. Oggi sono il numero uno e spero di rimanerlo per molto tempo. Se non sarà così, allora sarò il numero 2 o 3. Ma non mi faccio prendere dall’ansia di dover vincere ora tutti i tornei”, conclude.

Rigenerazione sociale

Giustizia riparativa, don Pagniello: “Chiamati a fare opere segno che aprono nuove vie”

11 Giu 2024

di Elisabetta Gramolini

Per riparare a un danno non basta solo la volontà di chi l’ha commesso, ma serve anche la disponibilità ad accogliere da parte di chi il torto l’ha subito. Da questa base partono le fondamenta della giustizia riparativa, recentemente regolata dalla riforma Cartabia, sulla quale la Caritas italiana ha dedicato un percorso costituito da più tappe in varie parti di Italia. Alcune delle iniziative sono state illustrate in apertura del convegno promosso dalla stessa Caritas, in programma fino a domani a Roma, in cui non sono state tralasciate le criticità.

“La giustizia riparativa è un paradigma”, sottolinea Patrizia Patrizi, ordinaria di Psicologia giuridica e pratiche di giustizia riparativa presso l’Università di Sassari, presidente dell’European forum for restorative justice.“Dobbiamo ripeterlo – continua – perché il cambiamento è difficile. Non è un modello e non è limitato a un sistema penale, se lavoriamo con le comunità riusciamo ad adottare il cambiamento”. A novembre dello scorso anno, in occasione della Settimana internazionale della giustizia riparativa, tenuta a Tallinn in Estonia, sono stati presentati gli eventi italiani, molti organizzati da Caritas: “I progetti – riconosce Patrizi – hanno riscosso molto interesse. Bisognava iniziare e questo ha portato un cambiamento nel territorio italiano”. La docente spiega inoltre i passi necessari per attivare il paradigma della giustizia riparativa: “Invece di allontanare ed escludere chi ci minaccia, occorre mettere insieme per alleviare la sofferenza attraverso il dialogo in tutti i luoghi della nostra vita”.

Durante lo scorso anno, Caritas ha promosso un progetto sperimentale, in collaborazione con la Scuola romana di psicologia giuridica PiscoIus, che ha coinvolto otto Caritas diocesane, impegnate in un percorso di 87 ore di formazione, suddivise in cinque appuntamenti residenziali, ai quali se ne sono aggiunti dieci online di confronto e crescita. Le otto iniziative hanno complessivamente attivato, nei propri territori, 137 diversi percorsi, realizzando 203 incontri di sensibilizzazione, 356 di formazione e 94 interventi di giustizia riparativa, per un totale di più di 1.580 ore di attività. “L’obiettivo è stato abbattere il muro di indifferenza che esiste fra gli istituti penitenziari e il resto del territorio”, racconta Valentina Ilardi, referente del progetto nella diocesi di Napoli. Per l’area di Agrigento, parla Annalisa Putrone: “Ci siamo trovati in un contesto che non conosceva la giustizia riparativa e nel momento in cui le persone ascoltavano abbiamo assistito a un cambiamento tangibile. C’è stata una apertura all’ascolto, una crescita dell’interesse, dalle parrocchie alle scuole, agli istituti penitenziari. Siamo partiti da una attività teorica a una più pratica. L’esperienza ci ha consentito di comprendere che il percorso è difficile ma possibile”.
In tutte le testimonianze, emerge l’esigenza di fare conoscere l’istituto della giustizia riparativa e di coinvolgere le persone. “La competenza nella gestione del conflitto non è degli esperti ma, giocata in maniera diversa, da tutte le persone che partecipano alla risoluzione del conflitto. L’importante è che l’errore venga riconosciuto, per affrontarlo in maniera diversa”, ricorda Andrea Molteni, sociologo della Caritas ambrosiana. “La comunità su cui si lavora – spiega – è territoriale, ossia vive dentro dei confini definiti, oppure è una comunità di relazioni perché le persone sono legate da scopi o dall’obbligo di ricambiare un dono. Le comunità non sono solo un paradiso perché possono essere identitarie e espulsive verso le persone straniere o le persone che commettono reati. Non è un idillio e va capito come si usa il termine ‘comunità”.

Sulla necessità di coinvolgere nei progetti di formazione i docenti delle scuole, interviene Maria Costanza Cipullo, referente per l’educazione alla salute alla legalità e all’educazione finanziaria del del ministero dell’Istruzione e del Merito. “Sono contenta – afferma – che facciate degli interventi con i ragazzi ma credo che dovremmo parlare di più con i docenti che hanno in mano la situazione, per dare loro gli strumenti per gestire i conflitti e insegnare ai ragazzi a stare insieme. Come ministero, con il protocollo stretto con la Caritas stiamo portando avanti nelle scuole l’ascolto e la conoscenza”.

Secondo Gherardo Colombo, presidente della Cassa delle ammende, intervenuto con un videomessaggio, con la giustizia riparativa le persone coinvolte riescono a comporre il conflitto in modo che il responsabile diventi consapevole e la vittima sia riparata dal male subito. “Siamo abituati – osserva l’ex magistrato – a ritenere che i rapporti siano verticali e che il male si elida attraverso l’applicazione del male”. Il futuro della giustizia riparativa “dipende – prosegue – dall’impegno che le persone ci mettono e prima ancora dalla pratica perché non è semplice e coinvolge le emozioni.Affinché abbia un futuro, è necessario che la giustizia sia praticata. Quello che fa Caritas è essenziale e lo fa con la dovuta attenzione. Sarebbe importante che Caritas promuovesse la giustizia riparativa attraverso iniziative come questa, infatti, quanto più si diffonde la giustizia riparativa tanto più ci sarà possibilità di ascoltarsi reciprocamente”.

Chi ricorda infine l’impegno di Caritas è il suo direttore, don Marco Pagniello: “Abbiamo un’opportunità perché intorno al povero, che non è solo il povero economico, ma è anche la persona che non ha relazioni, può nascere una comunità. Ricomporre legami – prosegue – è un tema che fa parte della nostra storia, la quale affonda le sue radici nel Vangelo e per la quale non dobbiamo temere di dire chi siamo. Questo non significa che non mettiamo da parte altre realtà, ma l’identità è chiara”. “Se la giustizia riparativa è un paradigma – spiega – lo dobbiamo diffondere in tutte le azioni che la Caritas porta avanti. Ci sono altri paradigmi che seguono gli stessi obiettivi e usano gli stessi strumenti, ma questo paradigma deve lasciarsi contaminare negli altri ambiti di servizio”. “Usciamo fuori – l’invito – dal nostro ambito Caritas rimanendo nella Chiesa. La nostra identità, la famosa via da percorrere, il ‘non fare da soli ma insieme’, parte per prima cosa da casa nostra e poi cerca di allargarsi. I fatti possono a volte parlare più di tante chiacchiere perciò siamo chiamati a fare opere di segno che annunciano e aprono nuove vie”.

Popolo in festa

A Martina Franca, ricco programma di festeggiamenti in onore di Sant’Antonio

11 Giu 2024

di Angelo Diofano

A Martina Franca le celebrazioni in onore di Sant’Antonio da Padova aprono la stagione delle feste, con notevole partecipazione dei fedeli alle varie iniziative esterne e religiose, soprattutto alle processioni. Tre sono i festeggiamenti, che si svolgono in date differenti. Quella nella data tradizionale del 13 giugno ha luogo a cura della parrocchia intitolata al santo e dell’arciconfraternita dell’Immacolata degli Artieri; la seconda, nella domenica successiva, è invece organizzata dalla confraternita di Sant’Antonio nella parrocchia di San Francesco d’Assisi-Santuario Cristo Spirante (in piazza Mario Pagano); la terza ha luogo a fine giugno al convento Sant’Antonio ai Cappuccini, in Valle d’Itria.

Per i festeggiamenti a cura nella chiesa parrocchiale intitolata al santo e guidata da don Mimmo Sergio (anche padre spirituale dell’arciconfraternita degli Artieri), la sera di mercoledì 12 giugno, la santa messa delle ore 19 sarà celebrata del vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, mons. Giuseppe Russo; alle ore 21, si concluderà in corso Messapia la tredicina itinerante per il territorio parrocchiale, con successiva celebrazione in chiesa del Transito di Sant’Antonio.

Giovedì 13 giugno, festa del santo, alle ore 9 la concelebrazione eucaristica sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero che, al termine, benedirà il pane di Sant’Antonio, offerto da devoti, e che sarà distribuito nella giornata. Alle ore 11 celebrerà il vicario episcopale ad omnia mons. Alessandro Greco; al termine, a mezzogiorno, ci sarà la benedizione dei bimbi e delle mamme in attesa che si affidano a Sant’Antonio. In serata, alle ore 19, celebrerà l’Eucarestia il parroco don Mimmo Sergio. Al termine, salutata dallo sparo dei “colpi oscuri”, uscirà la processione accompagnata dalla banda musicale cittadina “Armonie d’Itria”; gli uomini della comunità parrocchiale, in particolare i papà, sono invitati a offrire la propria disponibilità per portare a spalla il simulacro. Al rientro, in piazza Sant’Antonio, illuminata a festa, ci sarà il concerto del “Francesco Greco Ensemble”. Alla processione parteciperanno confratelli e consorelle dell’arciconfraternita dell’Immacolata degli Artieri, di cui è priore Claudio Carrieri, i cui iscritti sono circa mille. Il sodalizio (nella caratteristica mozzetta azzurra) è il più antico a Martina, essendo nato come fratellanza dedicata all’Immacolata Concezione nel 1570 grazie ai frati francescani osservanti, che avevano già edificato la chiesa e il convento, in origine rispettivamente dedicati  a Santo Stefano protomartire e a Santa Maria delle Grazie, entrambi poi intitolati a Sant’Antonio da Padova.

Popolo in festa

Sant’Antonio ai Tamburi

“Lettera aperta” di don Nino Borsci al santo per i festeggiamenti

11 Giu 2024

di Angelo Diofano

“Caro Sant’Antonio, il pensiero che tra pochi giorni sarai portato in processione per le nostre strade mi attrae e mi sgomenta. Mi attrae perché penso a quanto bene vuoi ancora seminare tra la nostra gente devota e religiosa, ma mi sgomenta al pensiero che troverai persone attaccate ai beni materiali, priva di senso religioso, distaccata dalla chiesa, idolatra, paganizzata. Oggi sei stato messo da parte, sono subentrati surrogati pronti a illudere le menti in visioni di un mondo inneggiante una sfrenata corsa al piacere e al benessere. Caro Santo, a Padova hai ricondotto i dispersi alla Chiesa, ravviva la fede dei nostri fedeli, riporta l’ordine della vita familiare vissuta nell’amore sacro del Matrimonio, guidaci in un cammino di fede, di pace, di attenzioni ai poveri, agli ammalati, ai bambini e intervieni anche Tu presso il Padre per la pace nel mondo”.

Questa sorta di lettera aperta a Sant’Antonio da Padova appare sul manifesto dei festeggiamenti del 13 giugno al quartiere Tamburi a firma di don Nino Borsci, parroco della San Francesco De Geronimo, nonché padre spirituale della confraternita intitolata al santo.
La devozione verso Sant’Antonio ai Tamburi risale ai primi anni del Novecento, nell’allora chiesetta di campagna intitolata sempre a San Francesco De Geronimo. Molte famiglie di lavoratori portuali, con l’aiuto dei cantieri navali Tosi, commissionarono una statua del santo padovano, donandola alla chiesetta. E così ogni anno si dette luogo a una bella festa popolare in onore del santo, con processione, banda e fiera. La tradizione andò sempre più consolidandosi e nel dopoguerra l’allora parroco mons. Cosimo Russo ordinò a un artista di Ortisei la statua del santo in legno, per anni portata in processione. Il fittizio benessere derivato da una scellerata crescita urbanistica e industriale provocò disattenzione verso la tradizione della festa, che fu saltuaria e poi non ebbe più luogo. A fine anni settanta un gruppo di parrocchiani (Nicola De Florio, Peppe D’Elia, Osvaldo Cristofaro, Lino Martinelli, Peppe Valentini, Lino Portulano, Peppe Gentile) e don Nino Borsci decisero di riprenderla, risvegliando l’amore nel quartiere per il santo padovano.
Collabora nell’approntamento dei festeggiamenti la confraternita di Sant’Antonio da Padova, nata nel lontano 1860 nel convento di San Francesco d’Assisi, in Città vecchia  e giunta in San Francesco De Geronimo dopo aver ultimamente avuto sede nella chiesa di Sant’Agostino, da cui ha riportato l’originaria statua.

Giovedì 13 giugno, sante messe sono previste alle ore 7.30 – 8.30 -9.30 -10.30, al termine delle quali ci sarà la benedizione del pane. Alle ore 18, solenne celebrazione eucaristica presieduta dal parroco don Nino Borsci e concelebrata dal vicario parrocchiale don Marcello Lacarbonara. Alle ore 19, processione per le vie della parrocchia con sosta per lo spettacolo di fuochi artificiali della ditta Itria Fireworks. Presterà servizio l’orchestra di fiati “Santa Cecilia-Città di Taranto” diretta dal maestro Giuseppe Gregucci.

Popolo in festa

Sant’Antonio al Borgo

Attesa per la festa di giovedì 13 giugno

11 Giu 2024

di Angelo Diofano

C’è attesa per la festa di Sant’Antonio al Borgo, a cura della omonima parrocchia, il cui territorio coincide con una delle zone più povere del quartiere, fortemente segnata dall’abbandono e dalla povertà. Molti gli stabili abbandonati o dove vivono solo pochi anziani, che non hanno avuto il coraggio o la possibilità di seguire i figli nei nuovi insediamenti. Negli ultimi anni si va inoltre registrando una cospicua presenza di immigrati. Tante anche le saracinesche abbassate dei negozi dove un tempo insistevano attività artigianali o piccoli esercizi commerciali.
La vita parrocchiale invece si caratterizza per la sua vivacità d’iniziative culturali e per la vivace presenza dei più giovani, oltre che per le celebrazioni coinvolgenti, grazie al parroco mons. Carmine Agresta e ai suoi collaboratori don Antonio Panico e don Simone De Benedittiis, di grande affabilità e disponibilità verso tutti. In particolare mons. Agresta non manca di sollecitare i fedeli a seguire l’esempio del santo titolare della parrocchia, nella lotta alle illegalità di ogni genere e nell’attenzione agli ultimi.
La vigilia della festa sarà caratterizzata alle ore 20 dalla veglia di preghiera.

Giovedì 13, i festeggiamenti prevedono sante messe alle ore 7,30-9-10-11-12, con prevedibile massiccia affluenza di fedeli, dopo le quali, sul sagrato, sarà benedetto e distribuito il pane. Alle ore 17 avrà luogo la benedizione dei bambini e alle ore 18 la solenne celebrazione eucaristica che sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Al termine uscirà la processione, accompagnata dalla banda musicale “Città di Crispiano” diretta dal m. Francesco Bolognino, col seguente itinerario: via Duca degli Abruzzi, via Dante, via Nitti, via Mazzini, via Duca di Genova, via Oberdan, via Regina Elena, via Bruno, via Duca degli Abruzzi. Prima del rientro, davanti alla chiesa, ci sarà l’allocuzione del parroco che,al termine, impartirà benedizione con la reliquia del santo. Successivamente, in via Criscuolo, momento di giochi e di festa “Cervelloni, gioco a quiz a squadre”.