L’adesione di Democrazia solidale alle proposte di legge di iniziativa popolare delle Acli
Riguardano la trasparenza dei partiti e la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese


Riguardano la trasparenza dei partiti e la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese


“I Giochi Olimpici sono, per loro natura, portatori di pace e non di guerra. È con questo spirito che l’Antichità stabilì saggiamente una tregua durante i Giochi e che l’epoca moderna tenta regolarmente di riprendere questa felice tradizione. In questo periodo travagliato in cui la pace nel mondo è seriamente minacciata, auspico vivamente che tutti abbiano a cuore di rispettare questa tregua nella speranza di una risoluzione dei conflitti e di un ritorno alla concordia. Che Dio abbia pietà di noi! Illumini le coscienze di coloro che detengono il potere sulle gravi responsabilità che incombono su di loro, conceda agli operatori di pace il successo nei loro sforzi e li benedica”. In un messaggio all’arcivescovo di Parigi, mons. Laurent Ulrich, per i Giochi Olimpici che avranno luogo nella capitale francese dal 26 luglio all’11 agosto, papa Francesco rilancia la proposta di una “tregua” olimpica su tutti i conflitti in corso nel mondo. “Lo sport – scrive il papa – è un linguaggio universale che trascende confini, lingue, razze, nazionalità e religioni; ha la capacità di unire le persone, di promuovere il dialogo e l’accoglienza reciproca; stimola l’automiglioramento, allena lo spirito di sacrificio, promuove la lealtà nei rapporti interpersonali; ci invita a riconoscere i nostri limiti e il valore degli altri. I Giochi Olimpici, se restano davvero ‘giochi’, possono quindi essere un luogo eccezionale di incontro tra le persone, anche le più ostili. I cinque anelli intrecciati rappresentano questo spirito di fraternità che deve caratterizzare l’evento olimpico e la competizione sportiva in generale. Mi auguro quindi che le Olimpiadi di Parigi siano per tutti coloro che provengono da tutti i Paesi del mondo un’occasione imperdibile per scoprire e apprezzare se stessi, per abbattere pregiudizi, per creare stima dove trovano disprezzo e diffidenza, amicizia dove trovano posto disprezzo e sfiducia è l’odio”.


A San Crispieri in corso di svolgimento l’oratorio estivo parrocchiale ‘Via Vai… mi indicherai il sentiero della vita’, alla decima edizione. Questa la testimonianza degli animatori:
‘Via Vai… mi indicherai il sentiero della vita’, perché abbiamo scelto questo titolo? Perché siamo in un tempo dove siamo tutti interconnessi, siamo in una società basata sulle prestazioni e sulla visibilità che ci inonda di informazioni, notizie, di profeti di felicità, benessere e ricchezza. Così è facile sentirsi disorientati, inadeguati e spinti da correnti che ti portano in ogni direzione. In questo contesto chi deve scegliere la sua strada ha difficoltà e chi è già in cammino rischia di perdersi. Per questo c’è bisogno di indicazioni chiare che aiutino a scegliere la strada giusta in una giungla difficile da interpretare. La metafora del viaggio è sempre stata lo strumento per descrivere l’esistenza dell’umanità ed è per questo abbiamo scelto questo tema. Nel viaggio si incontrano tanti compagni di viaggio per cui è bene farsi accompagnare dal migliore compagno di viaggio: Gesù, al quale possiamo chiedere «Mi indicherai il sentiero della vita». Gesù ci indica una meta, che dà senso al cammino e lo orienta, ma è una direzionalità che rimane sempre aperta all’imprevedibile, agli incontri, alle deviazioni.
Quindi il tema centrale del nostro oratorio estivo 2024 è il cammino, il “pellegrinaggio” che non è solo un camminare ma predispone a uno stato d’animo che stimola il desiderio di incontro con Dio. Il nostro cammino nel mondo dell’oratorio estivo è iniziato dieci anni fa ed ogni anno vede impegnata tutta la nostra piccola comunità di San Crispieri. L’oratorio ha durata di due settimane. La giornata si sviluppa in vari momenti: l’inizio caratterizzato dall’inno, segue la preghiera e la catechesi in chiesa; quindi viene proposta una scenetta sul tema del viaggio e ispirata al racconto del “Signore degli anelli” interpretata dagli animatori. Seguono i giochi del giorno e la merenda offerta da vari benefattori. Dopo una serie di balli di gruppo si dà il via al lavoretto che ogni partecipante (bimbi dai 4 ai 15 anni: quest’anno sono 82) è entusiasta di realizzare. Il sabato è dedicato ad una visita didattica, per la quale è stata scelta la masseria didattica ‘Uomini Vivi’ di Grottaglie che accoglie anche persone che “hanno smarrito la strada” o bisognose di aiuto. Qui i bimbi hanno messo le “mani in pasta” preparando biscotti e poi hanno fatto visita agli animali della fattoria. Mercoledì 10 luglio abbiamo avuto anche l’onore di ospitare una pattuglia della Polizia di Stato e nei prossimi giorni saranno da noi anche l’associazione ‘In & Aut, impegnata nell’autismo, e un clown che farà divertire i nostri bambini. Via Vai…per la strada, tra la gente perché insieme tutto è più bello!!!”


Questa mattina alle ore 11, nel Salone degli Specchi del Palazzo arcivescovile, Sua Eccellenza mons. Ciro Miniero, arcivescovo metropolita di Taranto, presenti gli officiali della Curia metropolitana, ha dato comunicazione della nomina a parroco della parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù-santuario Madonna della Sanità in Martina Franca, dal 1 settembre prossimo, del reverendo sacerdote Damiano Nigro, finora segretario particolare dell’arcivescovo.
Il reverendo sacerdote Luciano Matichecchia succederà a don Damiano Nigro, assumendo l’incarico di segretario particolare dell’arcivescovo.


Il primo colpo di piccone lo diede l’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante della Guardia Costiera. Era il 18 luglio del 2018 e, per il 153° anniversario della istituzione nascita, nel comando, all’Eur, era schierato lo Stato. Più volte, il suo discorso fu interrotto da istintive ovazioni delle centinaia di militari che lo ascoltano. Ma un servitore dello Stato lo si riconosce, prima di tutto, quando sa dire signornò. Successe quando l’ammiraglio si tolse gli occhiali e, deposti i fogli, affermò: “C’è un principio non scritto che risiede nell’animo di ogni marinaio: dare aiuto a chiunque rischi di perdere la propria vita in mare”. Last but not least, l’ultimo, ma non per importanza, colpo di piccone lo ha dato, ultimamente, l’ammiraglio Enrico Credendino, capo di stato maggiore della Marina, che durante la inaugurazione di una mostra all’Onu, a New York, ha avvertito: “Noi abbiamo una cosa nel Dna, tutti i marinai nel mondo, a parte che parliamo tutti la stessa lingua, che è la lingua del mare: nessun marinaio lascia indietro qualcuno in difficoltà, è la legge del mare”. Allorquando il membro di un governo – non importa di quale nazione o di quale stato o di che epoca – chiude i porti e toglie lo spazio di manovra a una nave soccorso, la condanna a vagare per il mare con un carico di naufraghi, fa pressioni sullo stato che le offre la bandiera perché venga derubricata e non possa più navigare, i veri uomini di mare vedono un’azione disumana nei confronti di quei naufraghi, altri una sciatteria istituzionale, altri ancora pensano che qualcosa non va per il verso giusto. Ma la vera ferita non è questa. Impedire ogni soccorso in mare è negare, per insipida incomprensione, la cultura del mare, una consuetudine che si è costruita e consolidata lungo i molti millenni in cui gli esseri umani hanno attraversato il deserto d’acqua. Una storia che, se pur ha avvicendato l’apertura di rotte di pace e l’imperversare di conflitti a oltranza, ha sempre compreso e riconosciuto la lontananza fra un elemento naturale con dei poteri di fatto illimitati e la fragilità delle vite umane che si misurano, per sfida, per lavoro o per sciagura, con la sua forza. Una storia che, nel caso del nostro Paese – che è un pontile naturale, un molo disteso nel mare Mediterraneo, base di disormeggio e di attracco di intere generazioni di uomini di mare – chiede con energia di essere parte del cuore stesso della Nazione, e non può, e non vuole, accettare di essere mortificata e disconosciuta. No, non è solo una questione di identità nazionale. Il mare aperto non è un mondo agevole, docile. È, in effetti, un universo a parte, un pianeta nel pianeta, un mondo a parte, è una ininterrotta sfida alla percezione, all’immaginazione, al pensiero, alla regola sociale. Molti, tanti, forse troppi, sono stati i tentativi di codificare, di disciplinare, di regolamentare, in sostanza di dettare e di imporre la legge. In pratica, ogni civiltà del mare ha cercato, e formalizzato, disposizioni per dare un senso e una guida all’attività umana svolta lontano dalle rive, ogni volta inchinandosi di fronte all’asimmetria elementare fra la natura e l’essere umano. Le regole del mare sembrano strampalate a chi non fa parte degli uomini di mare perché le condotte, in mare, sfuggono alle logiche calcolatrici e opportunistiche. In “Moby Dick”, Melville racconta del comportamento dell’arpioniere polinesiano che si tuffa a salvare il bianco che lo ha insultato solo pochi minuti prima: lo salva e non si pone alcuna domanda, non ha neanche un istante di esitazione. È un mondo in cui la legge si attua e si realizza senza alcun bisogno di testimoni, in cui soltanto vincoli fortissimi di comportamento, di gerarchia e di attenzione possono rimettere in equilibrio i rapporti di forza con la natura e rendere, quindi, possibile la navigazione, la scoperta, la vita stessa. Il mare non si può affrontare, trattare senza preparazione. È inaccettabile l’irresponsabilità di chi traghetta vite umane su mezzi inadeguati. È immensa la compassione per chi si trova ad affrontare una traversata senza comprenderne i pericoli o senza avere altra scelta. È dovere di tutti prestare soccorso, dovere verso gli altri ma innanzitutto e soprattutto verso sé stessi. Proprio il mare potrebbe permettere di guardare queste persone con altri occhi: coraggiose, capaci di contrarre un debito, di investire le loro ultime parsimonie, di separarsi dalle loro famiglie e di attraversare il deserto e, poi, la immensa distesa di acqua, per apprendere una lingua sconosciuta, per cercare un lavoro per sé stessi, per dare un avvenire alla propria famiglia e ai propri figli. Qualche volta, ma ora sempre più spesso, sono giovanissimi senza accompagnatore che hanno un curriculum vitae cucito nella fodera del giubbotto, come se fosse un passaporto, un lasciapassare, un salvacondotto: questa è la prova provata della volontà di volere venire qui per studiare. Sì, sono storie che parlano di persone che, in molti, in tanti, un giorno vorremmo avere come concittadini. Sì, il mare ci divide da loro, ma alla fine può solamente unirci. Da sempre, la legge del mare non la scrivono gli stati, i governi, i ministri, i parlamenti. Lucio Dalla, nella sua canzone “Come è profondo il mare”, lo disse così: “Non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”. La legge del mare la scrive il mare, da sempre.


Non solo la fotografia dei progetti messi in campo e degli obiettivi raggiunti nel 2023, ma un vero e proprio piano strategico che dà il senso dei tanti fronti di bisogno che emergono dall’ascolto quotidiano di bambini, adolescenti, famiglie ed educatori, e delle competenze e delle progettualità necessarie per mettere in campo risposte concrete ed efficaci per accompagnare e guidare le nuove generazioni verso un futuro sicuro, rendendoli consapevoli di rischi e pericoli che corrono online e offline. È quanto emerge dal bilancio sociale della Fondazione Sos Il Telefono Azzurro che mette in primo piano quella che è oggi “l’emergenza più drammatica (e più nascosta), quella della fragilità del benessere e della salute psicofisica di bambini e adolescenti che vivono in bilico tra il mondo reale e i tanti mondi del digitale che sono pieni di attrattive e di opportunità, ma anche densi di pericoli che giovani e giovanissimi non hanno ancora gli strumenti per affrontare”.
I due anni di pandemia e i lunghi periodi di lockdown, poi la paura per le guerre in corso, le crisi ambientali ed economica stanno “amplificando tra i minori un disagio che era già presente”. A questo si aggiunge l’utilizzo delle tecnologie digitali, che “non comporta solo una trasformazione nel modo di comunicare, ma ha anche un importante impatto sulla salute mentale di tutti, compresi i giovanissimi”. Sono queste alcune delle nuove sfide che Telefono Azzurro si trova quotidianamente ad affrontare, per poter cogliere “la sfida di questi cambiamenti, per essere in grado di interpretarli mettendo come sempre al centro l’ascolto e la tutela dei minori, per trovare modelli di intervento innovativi idonei a fornire risposte concrete per accompagnare e guidare bambini e adolescenti verso un futuro sicuro, rendendoli consapevoli di rischi e pericoli che corrono online e offline”. “Abbiamo bisogno che di diritti di bambini e adolescenti si parli in maniera corretta, informata, scientifica. La velocità trasformativa del digitale modifica lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei ragazzi che si trovano a gestire, spesso da soli, forme di difficoltà e disagio, oltre a essere esposti a molti rischi”, ha spiegato Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro: “Il senso di angoscia dei più giovani influisce sulle loro aspettative future e noi non possiamo lasciarli soli consentendo che i mondi digitali e i social network colmino le lacune delle reti familiari e le difficoltà delle scuole nello svolgere, con le famiglie, un ruolo educativo”. Per questo Telefono Azzurro si impegna a “implementare quella che è una vera e propria piattaforma per il rispetto dei diritti di bambini e adolescenti con strumenti, innovazione, studio, partecipazione e confronto multistakeholder per promuovere tutela e benessere psicofisico dei minori, per dare risposte certe a un futuro oggi troppo incerto”. Le voci e i dati che quotidianamente Telefono Azzurro accoglie dimostrano come le situazioni di disagio che l’infanzia vive hanno superato il “livello di guardia”: crescono esponenzialmente gli istinti suicidi, gli atti di autolesionismo anche gravi, i casi di depressione, le fughe da casa. Nel 2023 sono 2.188 i casi gestiti da Telefono Azzurro attraverso la linea gratuita per bambini e adolescenti 19696, una media di 182 casi gestiti ogni mese, circa 6 al giorno; 2.609 invece i casi gestiti dalla linea 114 Emergenza Infanzia, una media di 217 casi gestiti al mese, oltre 7 al giorno e 94 i casi di bambini scomparsi gestiti dalla linea 116000.


Oltre il programma religioso, la narrazione di Giovanni Guarino e la proiezione di “Bangarang”, docufilm premiato a Cannes e di cui sono protagonisti i bambini di Taranto vecchia
Quest’anno manifestazioni culturali di rilievo completano il programma dei festeggiamenti in onore di Sant’Anna e San Gioacchino, che culmineranno venerdì 26 luglio con la processione per i vicoli. Il tutto si svolgerà all’insegna delle parole di papa Francesco riportate sul manifesto delle celebrazioni, a cura dell’Opera Pia Ancelle di Sant’Anna, della basilica cattedrale e della confraternita dell’Addolorata: “Non esiste un’età per andare in pensione dal compito di annunciare il Vangelo, di trasmettere le tradizioni ai nipoti”.
Questo il programma:
martedì 23 luglio, alle ore 20, nella chiesa di Sant’Anna (o direttamente in largo Civitanova), si terrà la serata dal titolo ‘Sant’Anna, una storia’, con Giovanni Guarino che racconterà la vita della santa e storia della chiesa, ricordando litanie e preghiere in onore di ‘Mamma Sand’Anne’ della tradizione tarantina.

Mercoledì 24, sul campetto dell’oratorio San Giuseppe (in via Garibaldi), alle ore 20.30, sarà proiettato il documentario di 75 minuti ‘Bangarang’ di Giulio Mastromauro, di cui sono interpreti i ragazzi delle periferie della nostra città, premiato quale miglior cortometraggio al Festival del Cinema di Roma e presentato con successo alle varie rassegne in tema in Italia e all’estero. All’evento, cui presenzierà il regista, farà da partner l’associazione ‘Il Serraglio’ che ormai da vent’anni organizza a Massafra il festival cinematografico internazionale Vicoli Corti’.
Giovedì 25, nell’ambito della rassegna ‘Un libro in terrazza’, alle ore 20.30 sulla terrazza della basilica cattedrale sarà presentato il libro ‘A porte aperte’, su mons. Guglielmo Motolese e la Chiesa di Taranto in dialogo (1965-1975), scritto da mons. Franco Semeraro, con cui dialogherà mons. Emanuele Ferro.
Infine venerdì 26, festa dei Santi Anna e Gioacchino, nella chiesa di largo Civitanova sante messe si terranno alle ore 8-9-10 e 18.30, con la benedizione delle mamme in attesa e dei bambini (quest’ultima si terrà in vico San Pietro Imperiale, davanti alla chiesa di San Domenico). A seguire, la processione che sarà accompagnata dalla banda Santa Cecilia diretta dal maestro Giuseppe Gregucci; questo il percorso: pendio San Domenico, piazza Fontana, via Garibaldi, vico e postierla Via Nuova, piazza San Costantino, via Duomo, via Cava, vico Civitanova con rientro in chiesa.


Ma oltre al risanamento i sodalizi vogliono il Parco letterario
Il sindaco e presidente della Provincia, Rinaldo Melucci, prosegue dritto nella sua corsa solitaria (o quasi) per dare un volto nuovo alla città. Incurante delle critiche, cui non manca mai di rispondere con lunghissime e articolate lettere, e del continuo calo della popolarità, porta avanti il suo programma di trasformazioni. Che ha un unico neo certo nella mancanza di un confronto politico allargato su modalità e ipotetici effetti. Ma prosegue e anche oggi fa registrare due iniziative che riguardano siti importantissimi per la città.
Il primo intervento, più modesto economicamente e per il momento limitato, è quello che riguarda il Galeso. Qui è la Provincia a intervenire annunciando che “è stata aggiudicata questa mattina la gara per l’affidamento di un intervento di pulizia dell’area prospiciente e degli argini del fiume Galeso”.
“L’intervento consisterà essenzialmente nella rimozione dei rifiuti e in una accurata pulizia delle aree interessate oltreché nella realizzazione della recinzione lungo il corso del fiume, sia per ragioni di sicurezza sia per evitare lo sversamento dei rifiuti”. L’importo di spesa è di 100mila euro, già previsto nei fondi di bilancio della Provincia. Seguiranno altri interventi, una volta ottenuti i finanziamenti.
L’annuncio interviene, non sappiamo quanto casualmente, alla vigilia di un’iniziativa sul Galeso, organizzata per venerdì 19 alle 17.30 nel parcheggio del ristorante Al Faro. A proporla sono numerose associazioni che hanno raccolto la proposta del noto naturalista Vito Crisanti, già direttore della Palude La vela. Oltre al risanamento dell’area, l’incontro però, cui parteciperà il commissario per le Bonifiche Auricchio, si arricchisce anche della proposta di comodato gratuito per la realizzazione del progetto “Parco letterario del Galeso”. Un argomento in più, quindi, rispetto all’iniziativa della Provincia. Ma anche Melucci, nel suo comunicato, fa riferimento all’importanza storica del corso d’acqua…
La seconda iniziativa cui accennavamo è il progetto del “Lido Taranto”: l’amministrazione comunale ha definito l’iter per la realizzazione del progetto che riguarda la riqualificazione e rinaturalizzazione dell’area sottostante il Lungomare. Caratterizzata da una serie di lavori (l’importo sarà pari a 4 milioni di euro) che, si legge: “cambieranno il volto dell’intera zona”, e rientra nell’impegno per il “recupero della funzionalità e della fruibilità di zone cittadine in stato di degrado”.
I lavori dovrebbero partire a settembre. “Le opere – informa il Comune – includono la demolizione completa dei manufatti fatiscenti sulla spiaggia, la rimozione dei telai obsoleti dal mare, il versamento di sabbia naturale nella zona attualmente destinata a parcheggio e la riqualificazione delle gallerie storiche sottostanti il lungomare. Ma non solo. Si procederà alla creazione di un idoneo sistema vegetazionale con un piano di riassetto naturalistico idoneo all’ecosistema (in corrispondenza del piazzale antistante le gallerie); alla progettazione dei percorsi attrezzati (lungo la passeggiata pedonale, il collegamento pedonale ed il piazzale antistante le gallerie); alla ristrutturazione e valorizzazione delle attrezzature collettive esistenti; alla progettazione di spazi interstiziali, aree pubbliche, percorsi pedonali, passeggiate; all’individuazione di una serie di operazioni finalizzate alla realizzazione di strutture ricettive e del loisir, realizzando nuove percorrenze e recuperando le strutture esistenti (gallerie e piazzale ad esse antistante)”.
Insomma, mentre tutta la città e le forze politiche continuano a interrogarsi, Melucci tira dritto.


‘Inno alla vita’ s’intitola la quarta mostra d’arte di suor Palmarita Guida che si terrà dal 18 al 21 luglio nella galleria comunale del castello aragonese. La personale, che sarà inaugurata alle ore 19 dall’arch. Giuseppe Orlando, offre una panoramica delle opere dell’artista che spaziano dal naif al sacro moderno e all’iconografia.
Suor Palmarita Guida non è nuova alla scena artistica pugliese, avendo già esposto a Martina e Bari, conquistando il pubblico con le sue opere che celebrano la vita in tutte le sue forme con temi profondi e colori vibranti.
La mostra sarà visitabile ogni giorno dalle ore 9.30 alle 13 e dalle ore 17 alle 20.30.


Tutto pronto per la quinta edizione del Taranto Jazz Festival, ormaiuno dei consueti appuntamenti dell’estate tarantinache andrà in scena dal 18 al 20 luglio all’arena Villa Peripato di Taranto. Un’edizione segnata dal caso Morgan, artista previsto per sabato 20 luglio, ma annullato in seguito alle vicende che lo hanno riguardato.
Al suo posto, Nino Buonocore con il suo tour “In jazz”, un artista che ha scritto pagine importanti della musica leggera italiana dagli anni ’80 in poi, rivisita il suo repertorio in chiave jazz con una band d’eccezione. Uno stile davvero unico che condensa tutto il suo bagaglio di esperienze maturate con grandi musicisti provenienti da ogni genere musicale, che porta il meglio della sua musica, riletta in chiave jazzistica grazie all’apporto di ottimi musicisti e speciali ospiti, in questo nuovo ed interessante progetto. Il quartetto base è formato daNino Buonocore alla chitarra e alla voce,Pino Tafuto al pianoforte, Antonio de Luise al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria. Special guests ai fiati: Max Ionata al sax e Flavio Boltro alla tromba.
Confermate le altre due date: giovedì 18 luglio si parte con Chiara Civello, polistrumentista romana in tour a dieci anni esatti dall’uscita di “𝘊𝘢𝘯𝘻𝘰𝘯𝘪” (Sony Music), un disco molto importante per la sua carriera, tributo in chiave jazz da 𝘚𝘦𝘳𝘨𝘪𝘰 𝘌𝘯𝘥𝘳𝘪𝘨𝘰 a 𝘜𝘮𝘣𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘉𝘪𝘯𝘥𝘪, da 𝘗𝘪𝘯𝘰 𝘋𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 fino a 𝘗𝘢𝘰𝘭𝘰 𝘊𝘰𝘯𝘵𝘦, 𝘝𝘪𝘯𝘪𝘤𝘪𝘰 𝘊𝘢𝘱𝘰𝘴𝘴𝘦𝘭𝘢 e 𝘝𝘢𝘴𝘤𝘰 𝘙𝘰𝘴𝘴𝘪.
Venerdì 19 luglio ritorna, dopo la prima edizione del festival, questa volta in sestetto, Tosca, “𝘓𝘢 𝘉𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘌𝘴𝘵𝘢𝘵𝘦” è il nome del tour che celebra la sua trentennale carriera. Un concerto che racchiuderà tutto il calore e l’energia, portando in scena brani già conosciuti accanto a novità.
Il concerto di Joe Bastianic & La Terza Classe, previsto per domenica 21 luglio, è rimandato all’inverno prossimo per ragioni organizzative.
Abbonamento e biglietti disponibili sul circuito TIcketone al link:
https://www.ticketone.it/artist/taranto-jazz-festival/.
Info/botteghino/accessibilità al numero 3333323354
Apertura porte ore 19.30.
Inizio concerti indicativi ore 21.30



Lo sbarco sulla Luna è stato al centro delle fantasie, o meglio fantasmagorie, del cinema. Basta richiamare “Le Voyage dans la Lune” del 1902 realizzato dal genio di Georges Méliès. A partire poi dalla missione spaziale Apollo 11, da quel 20 luglio 1969, in cui gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin toccarono il suolo lunare, la linea di racconto tra grande e piccolo schermo è esplosa.
Tra i titoli più interessanti legati alla conquista dello Spazio – ribadendo la centralità di “2001: Odissea nello spazio” (1968) di Stanley Kubrick – ricordiamo di certo “Apollo 13” (1995) di Ron Howard, “Gravity” (2013) di Alfonso Cuarón, “Interstellar” (2014) di Christopher Nolan e “First Man. Il primo uomo” (2018) di Damien Chazelle. Dall’11 luglio arriva nei cinema con Eagle Pictures “Fly me to the moon. Le due facce della luna” diretto da Greg Berlanti con Scarlett Johansson, Channing Tatum e Woody Harrelson, una commedia brillante che rilegge le ascisse e ordinate della storia dell’allunaggio, in un’America accesa dalla competizione febbricitante con l’Unione sovietica, nella polarizzazione della Guerra fredda.
La storia
Stati Uniti, fine anni ’60, la Nasa sta mettendo a punto la missione spaziale Apollo 11, che porterà gli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins a mettere piede sul suolo lunare. Per alimentare la raccolta fondi e rendere il racconto della missione più partecipato, accattivante, viene assoldata l’esperta di marketing Kelly Jones (Johansson). Oltre a condurre un’operazione di maquillage del team spaziale “a stelle e strisce”, Jones deve segretamente allestire un set cinematografico dove si possa simulare lo sbarco sulla Luna. Il governo americano vuole, infatti, fugare ogni margine di errore e avere comunque a disposizione un documento audiovisivo da mandare in mondovisione. Nelle settimane trascorse alla Nasa la donna fa la conoscenza del direttore del programma di lancio, Cole Davis (Tatum), che manda in frantumi ogni certezza e proposito…
Scritto da Rose Gilroy, “Fly Me to the Moon” è una commedia sentimentale che si gioca nel perimetro della Storia. Mette a tema in maniera acuta quel sottobosco di teorie, ipotesi e dubbi a lungo circolati sull’allunaggio statunitense. Il film a ben vedere polverizza ogni ambiguità storica, sottolineando invece le capacità persuasive del linguaggio della pubblicità, scaltro nel plasmare ogni aspetto della vita umana pur di vendere un’idea e un prodotto.L’opera di Berlanti funziona per la componente formale, nel ricreare quello standard estetico in linea con il cinema americano classico, fatto di scenografie curate, vestiti e acconciature puntuali; inoltre, affrontando il potere di persuasione dei media e della pubblicità, l’opera coniuga complessità e leggerezza, confezionando un racconto agile e coinvolgente, dove trovano posto l’idealismo statunitense, l’etica personale e il bisogno di tessere relazioni. Vivere in comunità e non come isole. E proprio su quest’ultima linea tematica si attivano nuance romance che la coppia Johansson-Tatum governa con efficacia. A impreziosire il tutto le musiche di Daniel Pemberton.
Nel complesso, “Fly me to the moon” si posiziona sul tracciato del racconto rassicurante che esalta individuo e collettività-Paese, più simile all’impianto della commedia sociale “Il diritto di contare” (2016) di Theodore Melfi rispetto allo sguardo storico-introspettivo di “First Man. Il primo uomo” (2018) di Chazelle.


L’aria gioiosa che si respira è quella di una grande e coloratissima famiglia: studenti immigrati e insegnanti da Bari, Bologna, Brescia, Castel Volturno, Faenza, Fara Sabina, Fidenza, Forlì, Frascati, Lanciano, Latina, Manziana, Milano, Monterotondo, Napoli, Padova, Parma, Pinerolo, Sassari, Settimo Torinese, Siena, Torino, Trento, Viterbo, Trieste. Circa 200 i partecipanti alla settima assemblea annuale della Penny Wirton, scuola di italiano gratuita per migranti, che si è svolta lo scorso 15 giugno nella sede romana di Casal Bertone: 130 in presenza e oltre una cinquantina collegati da remoto. Una grande famiglia che si riunisce festosa nell’ampio locale adibito a scuola dove ogni particolare – dai libri ai materiali didattici, dai giochi linguistici ai pelouche per i bambini che accompagnano le mamme a lezione – parla di cura e attenzione per l’altro.
“Sentiamoci parte di una famiglia”, esordiscono Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi, marito e moglie che 16 anni fa hanno fondato la prima Penny Wirton in un locale della parrocchia di San Saba, partendo con tre insegnanti. Da allora le scuole si sono moltiplicate in tutta Italia; ad oggi sono oltre 60 “ed ogni volontario che viene ci arricchisce. Noi puntiamo tutto sulla qualità della relazione umana”, sottolinea Eraldo, prima di dare la parola ad alcuni alunni che si presentano mostrando la velocità con la quale apprendono la nostra lingua. Quindi prendono il via quattro tavoli tematici. “Stile didattico alla Penny Wirton” – perché qui non si parla di metodo, ma di stile – il primo. Senza nascondersi le difficoltà di insegnare anche a chi non è scolarizzato nella propria lingua madre, i docenti – tutti volontari – parlano di insegnamento destrutturato e assenza di voti e si soffermano su quattro parole d’ordine: persona, empatia, accoglienza, inclusione.
“Testimonianze migranti” il secondo tavolo, molto partecipato e che ha dato voce agli studenti: tra loro Baili, 35 anni, della Guinea; la nigeriana Vivian che ha lasciato i suoi bambini nel villaggio ma sogna di portarli un giorno in Italia; Jessica, brasiliana; altri in fuga da guerre o situazioni difficili. “Che cosa sto imparando dalla Penny Wirton”, il terzo tavolo. Parola ancora agli insegnanti che ricordano come “momenti più belli” il sorriso degli alunni al momento della merenda, il ballo con gli allievi, l’emozione di spiegare capolavori della letteratura italiana come il Cantico delle creature a giovani pakistani o egiziani che devono affrontare l’esame di terza media, la “solita allegra confusione”, il saluto affettuoso tra ragazzi che si riconoscono. Unanime la “riconoscenza nei confronti di Anna Luce ed Eraldo che hanno messo in piedi questo miracolo: una scuola che accoglie tutti e permette ad ognuno di noi di resettarci come davanti ad uno specchio”. C’è chi dice di avere scoperto il vero senso dell’insegnamento, chi ha imparato ad entrare in contatto con l’alunno che ti sta di fronte.
“Vedere i ragazzi dei licei che si rapportano ai ragazzi africani, e viceversa, è bello e dà speranza”, aggiunge un altro. Suor Loredana Corazza, salesiana di Milano, afferma che la Penny Wirton l’ha fortificata nella sua vocazione e le ha insegnato ad accogliere e valorizzare le persone: “Don Bosco voleva che le Figlie di Maria Ausiliatrice si prendessero cura dei ragazzi più poveri”. La gioia più grande? “Il sorriso, il grazie, l’abbraccio dell’alunno”. Padre Filippo, missionario comboniano dell’associazione Black & White di Castel Volturno e amico della Penny Wirton di Roma, spiega che l’incontro personale abbatte la paura e il pregiudizio: “Di fronte non ho un immigrato, ma un fratello o una sorella con un nome e una storia”. “Se vogliamo abbattere ancora di più le barriere la strategia è invitarci a casa a mangiare.
Se per te una persona è importante vai a trovarla a casa e ci mangi insieme”.
Eraldo sottolinea che è strategico “passare il testimone per proseguire la corsa”. E il riferimento è ad Emily, quindicenne liceale di Latina che, insieme ad altri, ha di recente fondato nella sua città la Penny Wirton, dopo aver visto il film “Io Capitano di Matteo Garrone. “Lì – spiega dopo avere partecipato al quarto tavolo, “Ho fatto un sogno che vorrei trasformare in progetto” – è nato il sogno di creare un progetto capace di rendere i miei coetanei più consapevoli riguardo alla migrazione, molti sono indottrinati dagli stereotipi. Credo che l’educazione nelle scuole, a partire dalle elementari, sia fondamentale per creare una società più inclusiva”.
Ma c’è anche chi sogna di insegnare nelle carceri “creando collegamenti con educatori che già operano al loro interno”, oppure di “creare una mappa dei bisogni collegata con un centro di volontariato territoriale di riferimento per rispondere alle domande di logistica o di tipo burocratico poste dagli studenti”. “Siamo una potenza – dice Eraldo -; in tutta Italia coinvolgiamo migliaia di persone. Dipende da noi realizzare i sogni”. “Ciao! Come ti chiami? Come stai? Bene grazie”.
Anna Luce suggerisce di “imparare dai nostri allievi queste semplici frasi di saluto” e di avviarne la trascrizione fonetica in più lingue del mondo per facilitare l’avvicinamento tra insegnanti e studenti. Numerosi i contributi dalle scuole di Modena, Milano, Torino, Ghilarza, Parma, Siena, Udine, Messina, Faenza, Bari e di molte altre. Tra le sfide “vinte”, essere riusciti ad insegnare a leggere e a scrivere in italiano ad un trentenne ucraino sordo, ma non muto, con l’aiuto di alcuni tirocinanti in Lis. “Siamo qui perché l’umanità non è morta”, conclude una volontaria a corollario della giornata.

