Alessandro Brunello, giovedì 18, al Gatto matto per la rassegna Moonbooks – libri sotto le stelle
17 Lug 2024
È fissato per giovedì 18 alle ore 21, uno degli appuntamenti più attesi della rassegna letteraria ‘Moonbooks, libri sotto la luna’: nella rilassante atmosfera del Gatto matto – vineria bandita (viale Jonio, 355), Alessandro Brunello e il suo ‘Cambio vita, vado al sud’ daranno vita a una serata dove la verve dello scrittore milanese si mescolerà alla riflessione sulla ricerca della felicità.
A moderare l’incontro con l’istrionico autore di uno dei libri più letti in Italia, Alessia Amato, direttrice editoriale della collana Cista scrinium (Delta3 Edizioni), ed Elvira Nistoro che della rassegna di presentazioni sono innanzitutto le ideatrici e curatrici.
“L’idea che lo stile di vita sia una scelta personale semplice mi ha sempre sorpreso. Questa volta ho deciso di abbracciarla, lasciandomi trasportare verso la felicità.
Non so se vi è mai capitato di realizzare – ci dice Brunello, anticipandoci ciò che lo ha spinto alla sua scelta e, poi, a condividerla con tutti attraverso il suo libro – di non essere felice nel tuo lavoro d’ufficio e in un appartamento troppo stretto?”
A quarantasei anni, Alessandro viveva tra bagni all’Idroscalo di Milano e apericena aziendali. La sua vita era frenetica, tra multinazionali e startup. Un giorno, sente un click e decide di cambiare tutto, trasferendosi in Puglia. Lì, trova la felicità in uno stile di vita mediterraneo, fatto di contatti sociali, pranzi lunghi, famiglia e attenzione alle piccole cose. Brunello condivide la sua esperienza di ‘Southshifting’, insegnando a trovare il ‘terrone’ che c’è in ognuno di noi e mostrando che la felicità è possibile in certi luoghi.
Cos’è Moonbooks
‘Moonbooks, libri sotto la luna’ si propone nel panorama culturale della nostra provincia come un talk show di voci ed emozioni che, di volta in volta, sarà dedicato alla narrativa, alla poesia e alla saggistica.
Approdi di conoscenza in cui, alla fine, ciascuno lascia una parte del proprio bagaglio per condividere il confronto. Il rumore delle parole si trasforma in uno strumento necessario per spezzare la calma apparente dell’oblio.
Alessandro Brunello,
pioniere del crowdfunding, ha un passato come comico e autore per Zelig, MTV, Rai2 e Radio105, ed è stato regista e produttore esecutivo per Mediaset e Rai3. Dal 2012, aiuta aziende e startup a finanziarsi.
Ha scritto libri tecnici, curato mostre d’arte internazionali e insegnato in prestigiose scuole. Cura la rubrica Data Art per ArtsLife.
Strasburgo – “Un Parlamento forte in un’Europa forte”. È l’auspicio espresso da Roberta Metsola, rieletta con un plebiscito alla presidenza dell’Europarlamento. La deputata maltese, appartenente al gruppo dei Popolari, ha ottenuto 562 voti su 623 voti validi (699 votanti, 76 bianche e nulle). 61 voti sono andati all’altra candidata Irene Montero, esponente della sinistra.
“Maggioranza Roberta”?
Appena eletta, Metsola tiene nell’emiciclo di Strasburgo un discorso “ecumenico”, facendo eco alla vasta maggioranza che l’ha votata. Metsola poteva infatti contare sul sostegno dei popolari (188 seggi), dei socialdemocratici (136) e dei liberali di Renew (77), cui si sono aggiunti i verdi (53 voti). Sommati, questi quattro gruppi arrivano a 454 eurodeputati: il che conferma come Metsola abbia pescato preferenze in un’area politica ben più ampia, coinvolgendo esponenti dei conservatori e dei deputati non iscritti. Il voto segreto non consente di andare oltre, ma si può forse affermare che questa “maggioranza Roberta”, pro-europea, suona bene per il voto di giovedì, quando l’aula dovrà dare la fiducia a Ursula von der Leyen per la presidenza della Commissione.
foto Parlamento europeo
foto Parlamento europeo
Democrazia, diritti sociali
Metsola affronta i diversi temi all’ordine del giorno a livello Ue: le riforme istituzionali (chiedendo per l’Europarlamento il potere di iniziativa legislativa, che invece oggi spetta alla Commissione), il sostegno – anche militare – all’Ucraina, la difesa della democrazia (“non possiamo mai darla per scontata”) e dello stato di diritto. Ricorda il doveroso impegno dell’Unione europea per la difesa della pace (anche in Medio Oriente) e dei diritti sociali, la promozione di opportunità per i giovani, un’economia di libero mercato sostenibile sul versante ambientale. Segnala il problema dei costi della casa, la necessità di investire su formazione e ricerca e di affrontare la rivoluzione digitale. Parla di pensioni e stipendi adeguati. Sulle migrazioni sembra affidarsi al modesto Patto recentemente siglato in sede Ue, rimarcando poi la strada di una non ben definita “politica migratoria antropocentrica”.
Padri e madri dell’Europa
Numerose le citazioni. La prima per il predecessore David Sassoli, il quale “aveva messo al primo posto la dignità delle persone”. Poi i padri fondatori, Papa Wojtyla, Simone Veil (prima donna presidente dell’Europarlamento nel 1979). “La nostra – dice – deve essere un’Europa di cui Adenauer, Mitterand, Wałęsa, Fenech Adami, Havel, Falcone, Borsellino sarebbero orgogliosi”. Ad Alcide De Gasperi riserva un passaggio in italiano: “La tendenza all’essere uniti è una delle costanti della storia. Parliamo, scriviamo, insistiamo, non lasciamo un istante di respiro; che l’Europa rimanga l’argomento del giorno”. Si sofferma a lungo sull’impegno a contrastare la violenza contro le donne, assicurando parità di genere in ogni ambito della vita. E prende come esempi Marie Skłodowska-Curie, Yulia Navalnaja, Daphne Caruana Galizia.
foto Parlamento europeo
foto Parlamento europeo
Storia e speranza
Il discorso di insediamento passa dai toni aulici ad argomenti concreti, con “interventi legislativi improntati – sottolinea – al bene comune”. “Insieme dobbiamo difendere la politica della speranza, il sogno che è l’Europa. […] La nostra deve essere un’Europa che ricorda. Cioè impara dalle lotte del passato e riconosce la lotta di tanti che hanno difeso gli ideali che a volte diamo per scontati”. “La nostra Europa deve essere un’Europa che onora la nostra storia comune. E non c’è posto migliore che qui a Strasburgo, nella sede del Parlamento europeo, in questo simbolo vivente di riconciliazione, per ricordare il passato e costruire il futuro”.
Unità nella diversità
La presidente punta l’indice verso la “polarizzazione nelle nostre società”, arrivando a “politiche conflittuali, persino alla violenza politica”. Denuncia il populismo delle “risposte facili” e chi divide in “noi” e “loro”. “Ciò fomenta rabbia e odio piuttosto che costruire la speranza”. Afferma l’impegno ad “essere davvero tutti uguali in Europa”, non per omologare le persone e i territori, ma per offrire “a ogni persona la stessa possibilità di realizzare il proprio potenziale. È l’uguaglianza di opportunità che riconosce la nostra differenza” storica, culturale, linguistica. L’Europa “unita nella diversità”.
“Troppe donne…”
Definisce – in chiave programmatica – i connotati e le decisioni conseguenti per una “Europa migliore di come l’abbiamo trovata”: investire nella sicurezza e nella difesa, rafforzare mercato unico e competitività, completare l’unione bancaria e dei mercati dei capitali, sostenere l’industria e il commercio, ridurre la burocrazia, realizzare il “pilastro sociale”. Ma non trascura l’urgenza di “rimuovere tutte le barriere che impediscono alle persone con disabilità nella nostra Unione di avere le stesse possibilità nella vita di chiunque altro”, di “combattere la discriminazione e arginare il crescente antisemitismo o islamofobia”. Denuncia: “Troppe donne vengono ancora maltrattate, picchiate, uccise nella nostra Europa. Troppe donne lottano ancora per i diritti. Troppe donne guadagnano ancora meno degli uomini per lo stesso lavoro. Troppe donne hanno paura. Questa deve diventare anche la loro Europa”.
“Non avere paura”
Quindi torna all’Ucraina (“difendere pace e libertà”), al Medio Oriente (stop alla violenza, rilasciare gli ostaggi, soluzione “due popoli, due Stati”), a Cipro per metà occupata dall’esercito turco. Lo sguardo si alza al mondo, ai conflitti in corso, alle ingiustizie. “Per rinnovare il nostro impegno per l’Europa dobbiamo – secondo le parole del grande santo europeo di Cracovia, Karol Wojtyła – ‘non avere paura’. Nessuna paura di affrontare gli autocrati, di difendere l’Europa, di costruire un’Unione che funzioni per tutti noi”. Infine uno sguardo alle “nuove generazioni di europei”, ossia al futuro, “perché – torna a dire tra gli applausi dell’aula – l’Europa è speranza”.
Le immagini che sono passate nei tg e nei talk show dei dodici ragazzi eritrei fanno inorridire. Di fronte alla ricerca di speranza e ad un fenomeno che sta assumendo dimensioni drammatiche, la reazione del camionista al confine con Ventimiglia che ha scoperto nel suo tir le undici ragazze (di cui una incinta) e il ragazzo, è stata veramente disumana. In un video si vede l’autotrasportatore che brandisce una cinghia e colpisce, uno ad uno, quelle persone mentre scendono dal suo veicolo. Giovani appena maggiorenni con la sola colpa di voler attraversare un confine diventato per loro un muro invalicabile. Il diritto di partire, come quello di restare è e resta un diritto inviolabile, e la mancanza di regolamentazione, insieme a respingimenti, spinge folle di disperati ad inventarsi di tutto: dai gommoni di fortuna alla clandestinità. Ma quella violenza resta ingiustificata. Comportamenti di vera disumanità. L’autotrasportatore, per il quale proviamo solo una gran pena, rabbioso e con il cuore indurito, per liberarsi di quelle persone e punirle per essere salite sul suo camion, ha usato una cinghia da carico con terminale di acciaio. Una nuova flagellazione per “poveri cristi” per i quali la via crucis non è ancora finita. Ora la Caritas li ha accolti temporaneamente, come una Veronica, per asciugare il volto. Ma loro proveranno e proveranno ancora ad attraversare quel confine per raggiungere quella che, per loro, è la mèta della speranza. Ma anche questa terribile vicenda rischierà di venire ingoiata dalle cronache di questi giorni estivi e venir dimenticata, fino al prossimo episodio di morte o di violenza. Guardando quella scena non possiamo non chiederci, al netto di leggi, riflessioni e chiacchere sul fenomeno migratorio, dov’era l’uomo a Ventimiglia? Perché Cristo sappiamo che era con loro a farsi flagellare ancora!
La festa patronale a Roccaforzata nel richiamo all’autenticità della fede
17 Lug 2024
di Angelo Diofano
“La festa del nostro patrono Sant’Elia riunisce la nostra comunità religiosa e civile attorno a una figura biblica audace. La sua parola ha richiamato il popolo d’Israele all’autenticità della fede e ai veri valori della comunità. Sant’Elia sostenga sempre il nostro paese lungo sentieri di verità, giustizia e solidarietà per costruire legami fraterni che aprano alla profondità umana”: così l’amministratore parrocchiale don Giuseppe Mandrillo scrive sul manifesto dei festeggiamenti in onore di Sant’Elia profeta a Roccaforzata, in corso di svolgimento da domenica 14 (quando la statua è stata portata nella chiesa di San Nicola per la solenne intronizzazione) fino a sabato 20 luglio.
Il culto di San’Elia è abbastanza diffuso sul nostro territorio, soprattutto nelle zone collinari e le sue origini presumibilmente si devono ai padri carmelitani, promotori anche di quello della Madonna del Carmelo. Proprio al santo è intitolata la montagna (monte Sant’Elia) su cui insistono i comuni di Roccaforzata e San Giorgio Jonico, giungendo fino a Faggiano.
“Il profeta Elia nella vicenda biblica – continua don Giuseppe – riconosce la presenza di Dio in una leggera brezza; negli eventi più fragorosi infatti aveva percepito che Dio era assente. Questo episodio può donare alla nostra comunità di Roccaforzata la capacità di assaporare le piccole cose, essere protagonisti di gesti semplici di umanità e di condivisione, di percepire la presenza di Dio nella nostra storia benedetta e nella nostra quotidianità”.
Questo il programma:
Le sante messe del triduo (17-18-19 luglio) saranno celebrate sul piazzale antistante la chiesa di San Nicola mentre per le giornate di mercoledì 17 e giovedì 18 ci saranno invece giochi in piazza organizzati dall’Anspi.
Venerdì 19 luglio, alle ore 21.30, in piazza, si terrà il concerto della band ‘Nine Beat’, con musiche degli anni 70-80-90.
Sabato 20, sante messe saranno celebrate nella chiesa di San Nicola alle ore 8 e alle ore 18.30; alle ore 19.30 la processione percorrerà le principali vie del paese, accompagnata dall’associazione musicale ‘Opus in musica’, che alle ore 21.30 terrà un concerto in piazza. Non mancheranno le luminarie e i fuochi pirotecnici a fine festa della ditta Emotion Fireworks di Gioia del colle.
Un importante momento nella storia dell’arciconfraternita e della chiesa del Carmine, quello vissuto lunedì sera con l’apertura della porta santa per l’inizio dell’anno giubilare, concesso dal santo padre per i 350 anni del sodalizio e per la consacrazione del nuovo altare. Sotto quest’ultimo, ricordiamo, è stato incastonata l’antica colonna sulla quale tradizione vuole che l’Apostolo Pietro, in compagnia di Marco, abbia celebrato l’Eucarestia e consacrato il primo vescovo di Taranto. Nell’altare, inoltre, sono state poste le reliquie dei santi San Giovanni Crisostomo, San Gregorio Nazianzeno, Santi Cosma e Damiano, Sant’Elena imperatrice (donate dal rev. archimandrita padre Paolo Lombardo, dell’Ordine dei Mendicanti del Santo Assisiano, postulatore delle cause dei santi) e di Santa Teresa d’Avila, donata dal confratello Daniele Lo Cascio.
foto G. Leva
Alla celebrazione hanno presenziato le maggiori autorità cittadine, tra cui il sindaco Rinaldo Melucci e il prefetto Paola Dessì. “Quello che stiamo compiendo, la consacrazione dell’altare, è un rito antichissimo – ha detto l’arcivescovo mons. Ciro Miniero – che richiama il cammino di fede del popolo d’Israele nella risposta alla bontà di Dio. Abbiamo ascoltato nella prima lettura come Giosuè guida il suo popolo (comunità legata soprattutto al mondo dei pastori) che inizia ora a vivere la propria stabilità in una terra propria in una esperienza unica. Questa esperienza è segnata da segni particolari della sua fede giovane, quella in Dio che si è rivelato presente nel dinamismo del suo popolo. Il segno chiave della presenza di Dio è l’accoglienza da parte del popolo del Suo amore che si era manifestato nella consegna delle leggi. Ciò aveva permesso ad Israele di costituirsi come popolo, un popolo in crescita e in cammino”.
“Quindi ecco un altare dove venivano conservate le Parole della Legge, segno dell’incontro tra Dio ed il suo popolo – ha proseguito mons. Miniero -Infatti, sull’altare venivano offerti i doni al Signore, in riconoscenza della liberazione dalla schiavitù, affinché Israele potesse camminare come gli altri popoli, vivendo in tensione tra il Cielo, in ascolto di Dio, e la terra. L’altare nella storia di Israele continuò ad essere un luogo d’incontro e di conoscenza. L’uomo ringrazia Dio, bruciando l’incenso sull’altare, su cui inizialmente veniva sparso il sangue degli agnelli, dei capri, dei buoi, cioè di animali che sono posti al suo servizio”.
“Nel Vangelo che abbiamo ascoltato – ha continuato – dalla donna samaritana viene posta una domanda che rimanda alle tante divisioni interne allora vissute da Israele, tra nord e sud (la storia sempre si ripete), tra quelli che non riconoscevano l’Antico Tempio sul monte Sion e quelli fedeli alla tradizione. La samaritana chiede infatti dove dovrà adorare Dio. E Gesù risponde: ‘Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano’. Queste parole ci fanno fare un passo in avanti perché ci chiedono di conoscere Colui che è altare, vittima e sacerdote. Lui è sceso in terra per dire all’umanità quello che ha ascoltato dal Padre, per entrare nella vita stessa di Dio, per entrare nel punto di incontro dell’azione umana”.
foto G. Leva
“Ora è Gesù stesso l’altare in cui è celebrata la vita – ha riferito – potremmo dire che il Signore ci scombussola, perché è più facile credere che attraverso un gesto automaticamente si realizza una volontà, anziché il contrario, cioè, entrare nello spirito di verità del figlio di Dio che ci rivela un Amore che richiede di essere altrettanto amato per poter vivere in unità con il padre e con i fratelli. Ditemi voi se non è più complicato! È più facile che io faccia un pellegrinaggio di 10 km a piedi, anziché cambiare vita, ma non per opera nostra ma per la grazia. Ecco cosa ci chiede Gesù. L’apostolo Paolo dice chiaramente alla comunità di Corinto che, quando ci nutriamo del pane e ci abbeveriamo a quel calice, stiamo entrando nella vita di Dio. Questo ci permette di fare della Sua vita la nostra, a patto che non opponiamo resistenza”.
“Non dobbiamo continuare a ragionare come chi è senza fede, ma agire secondo il cuore di Dio. Noi dobbiamo continuamente trasformare la nostra vita in quel pane e in quel vino di cui ci nutriamo per essere segno di amore per l’umanità, perle preziose da offrire all’umanità intera come segno della bellezza di Dio – ha detto – Allora non si tratta di creare eventi, ma di donare se stessi. Solo così comprendiamo che il sacrificio fa onore alla vita cristiana perché diamo la vita come Cristo – ha evidenziato. Pensiamo per esempio a San Pio da Pietrelcina che ha trasformato la sua vita per ascoltare i poveri, assumendo a tal punto la vita dei fratelli da diventare come Cristo attraverso il dono delle stimmate. Tutto questo lo possiamo dire per ogni persona che agisce in questo modo. Ecco perché noi veneriamo le reliquie dei santi e dei martiri”.
“A breve il vescovo ungerà l’altare con il Sacro Crisma, perché questo altare, come tutti gli altri, è Cristo. I Padri della Chiesa hanno scritto pagine stupende proprio nel descrivere il senso dell’altare nella vita della comunità. Attenzione che non è più l’altare dell’Antico Testamento, ma rappresenta la vita stessa di Cristo, anzi per noi è altare, vittima e sacerdote perché sull’altare si compie il sacrificio di Cristo sulla croce. Ricordate poi che c’era un altare preconciliare che certamente era diverso da questo post conciliare, che è stato realizzato così bene. Il ciborio infatti è posto al centro per parlare proprio attraverso il segno di una presenza viva di tutta la comunità, visibile da tutte le parti e contiene le reliquie dei santi”.
“Oggi – ha concluso – poniamo questo adeguamento liturgico, il segno dell’altare, perché questi segni continuino a parlare a noi anche in assenza di celebrazione, continuano a ricordare che il Signore è sempre presente, perché possiamo vivere del suo Amore. Tutto questo lo dobbiamo vivere nelle opere di carità, di verità e di giustizia. Accogliamo questo dono perché possiamo esprimere nella nostra vita l’incontro con il Signore, portarlo nel cuore. Egli ci aiuti ad essere suoi testimoni e comunicatori della sua grazia”.
Infine martedì sera, 16 luglio, centinaia di confratelli e consorelle hanno partecipato alla grande processione della Titolare che, fra due ali di folla, ha percorso le vie del Borgo. Dopo il suggestivo spettacolo pirotecnico dagli spalti del castello aragonese, il rientro è avvenuto in tarda serata. In piazza Carmine, straordinariamente gremita, con la grande immagine della Madonna proiettata sui teloni dell’’eterno’ cantiere di Palazzo degli Uffici (ma si può sapere quando riprenderanno i lavori?), il parroco e padre spirituale dell’arciconfraternita mons. Marco Gerardo ha guidato un momento di preghiera. Al termine egli ha impartito la solenne benedizione ribadendo che anche con la partecipazione alla processione è stato possibile ottenere l’indulgenza plenaria concessa dal santo padre per i 350 anni del sodalizio.
A Maruggio serata con il giornalista Rai Ranucci, conduttore di Report
16 Lug 2024
L’amministrazione comunale di Maruggio ha organizzato, per mercoledì 17 luglio alle ore 20,30 ai giardini di Palazzo Caniglia, una serata d’autore con il giornalista della Rai Sigfrido Ranucci (dal 2017 conduttore del programma televisivo Report) che presenterà il suo libro: ‘La Scelta’.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco, dott Alfredo Longo, e della consigliera delegata al turismo e alla promozione del territorio, prof.ssa Tiziana Destratis, dialogherà con Ranucci, l’avv. Maria Antonietta D’Elia del dipartimento nazionale Aiga per il sociale.
L’evento rientra nel calendario delle iniziative culturali dell’Estate maruggese, in collaborazione con l’operatore culturale Giuseppe Semeraro.
Una merenda da paura, per la rassegna del Crest ‘In cortile al TaTà’
16 Lug 2024
Ci si diverte parlando di alimentazione con «Una merenda da paura», lo spettacolo prodotto dalla storica compagnia calabrese Teatrop in scena mercoledì 17 luglio (ore 19.30) per la rassegna In cortile al TaTà, otto appuntamenti «tout public» programmati dal teatro Crest di Taranto nella ristrutturata arena estiva nella sede della compagnia, in via Grazia Deledda, al quartiere Tamburi.
Interpretata da Ada Roncone e Francesco Rizzo, la pièce reca la firma alla regia di Pierpaolo Bonaccurso e Greta Belometti, cui si deve anche la drammaturgia a sei mani con gli stessi Roncone e Rizzo.
«Un lavoro teatrale – spiegano Bonaccurso e Belometti – nato dalla volontà di affrontare con ironia il complesso argomento della sana alimentazione. Non una semplice tematica ma un vero e proprio stile di vita da riscoprire nella vita quotidiana di adulti e bambini».
Nello spettacolo si racconta la storia degli abitanti di Puzzo Stregato, amanti di cibi stregoneschi, glassati e ricchi di burro e zucchero. Nella cucina della pasticceria di Strega Lucrezia e Stregone Bartolomeo, suo cugino, sono tante le sorprese per gli abitanti del fantastico villaggio. Da un lato Bart, dopo il suo ultimo viaggio, ha scoperto l’importanza di un’alimentazione salutare che vuole far conoscere a tutti gli abitanti di Puzzo Stregato. Dall’altro Lucrezia, golosissima e insofferente, ha fretta di completare l’ordine che risolverà tutti i loro problemi economici: entro mezzanotte dovranno infatti consegnare ad un’importante azienda un’enorme quantità di dolci zuccherati. Lo scontro tra i due è inevitabile. E alla fine si vedrà chi avrà la meglio.
Insomma, una favola divertente sulla qualità della vita con la quale i protagonisti di Teatrop, compagnia fondata circa mezzo secolo fa da Piero Bonaccurso, si propongono di esortare il pubblico a mangiar sano, per un benessere non solo fisico ma anche psicologico.
Biglietti 3 euro.
Info e prenotazione al numero 333.2694897 (anche tramite WhatsApp).
‘Maria: nella tua vita anche la nostra’, la festa del Carmine a Martina Franca
16 Lug 2024
di Angelo Diofano
Sul tema ‘Maria, nella tua vita anche la nostra’, sono in corso a Martina Franca i festeggiamenti in onore di Maria Santissima del Monte Carmelo, a cura dell’arciconfraternita e della parrocchia del Carmine (parroco e padre spirituale don Francesco Imperiale).
Oggi, martedì 16, alle ore 11, ci sarà la professione di quattro nuovi associati alle ore 18.30 il rinnovo delle promesse del Terz’Ordine Carmelitano; alle ore 20.30 presiederà la santa messa l’arcivescovo mons. Ciro Miniero; durante la giornata effettuerà il giro per le vie cittadine la banda musicale ‘Città di Martina Franca’.
Venerdì 19, alle ore 18.30, catechesi comunitaria guidata da padre Saverio Zampa; sabato 20, alle ore 18.30, benedizione e consegna degli abitini della Vergine del Carmine ai bambini e alle mamme in attesa.
Domenica 21, sante messe alle ore 7-8-9-10-11-12-18; alle ore 19.30 si snoderà la solenne processione al cui rientro la città sarà consacrata alla Beata Vergine ci sarà la consacrazione.
Per le iniziative esterne, sabato 20, alle ore 20, ci sarà l’accensione dell’artistica illuminazione della ditta Faniuolo da Putignano e alle ore 21 lo spettacolo di Cabaret e musica con Renato Ciardo; domenica 21 per l’intera giornata presterà servizio la Grande Orchestra di fiati ’Città di Bari’ diretta dal maestro Pasquale Aiezza.
Nell’ambito dei festeggiamenti, lunedì 15 nel chiostro dell’ex convento del Carmine, in collaborazione con l’associazione culturale ‘Riflessi d’arte’ si è svolta la presentazione del libro ‘Il cuore è uno zingaro’ con la partecipazione dell’autore, Luca Bianchini.
Riflessioni, ma anche divertimento per tutti i gusti nei festeggiamenti di San Lorenzo da Brindisi a cura della parrocchia dei frati cappuccini a lui intitolata (viale Magna Grecia).
Da giovedì 18 a sabato 20 luglio il programma delle celebrazioni prevede alle ore 19 le funzioni del triduo presiedute da padre Roberto Francavilla.
Per le iniziative esterne, venerdì 19 (ore 21) serata musicale con la ‘Napolatino Band’ e sabato 20 (ore 21) cabaret show con ‘I figli di Troll’.
Domenica 21, solennità di San Lorenzo da Brindisi, sante messe saranno celebrate alle ore 8.30 e alle ore 10; alle ore 19, solenne celebrazione eucaristica presieduta da fra Sergio Tagliente; alle ore 20 uscirà la processione con il seguente itinerario: viale Magna Grecia, via Lago di Bolsena, via Lago di Iseo, via Lago di Como, piazzetta San Lorenzo, viale Magna Grecia con rientro in chiesa, salutato dai fuochi pirotecnici Presterà servizio il gran complesso bandistico “Città di Crispiano” diretto dal maestro Francesco Bolognino. Concluderà i festeggiamenti alle ore 21.30 lo spettacolo ‘Live Music’ con Massimo Del Giudice. Durante le serate funzioneranno spazi gastronomici.
Il comitato festa e la parrocchia ringraziano l’associazione donatori sangue “Bambino Microcitemico” e l’Alleanza assicurazioni per il generoso sostegno alle iniziative.
Così il parroco fra Pietro Gallone parla della vita e dell’insegnamento del santo: “In mezzo a tanti lavori, San Lorenzo coltivò una vita spirituale di eccezionale fervore, dedicando molto tempo alla preghiera e in modo speciale alla celebrazione della santa messa, che protraeva spesso per ore, compreso e commosso nel memoriale della Passione, Morte e Risurrezione. Alla scuola dei santi, ogni presbitero può evitare il pericolo dell’attivismo, di agire cioè dimenticando le motivazioni profonde del ministero, solamente se si prende cura della propria vita interiore. Il momento della preghiera è il più importante nella vita del sacerdote, quello in cui agisce con più efficacia la grazia divina, dando fecondità al suo ministero. Pregare è il primo servizio da rendere alla comunità. Perciò i momenti di preghiera devono avere nella nostra vita una vera priorità. Se non siamo interiormente in comunione con Dio, non possiamo dare niente neppure agli altri. Perciò Dio è la prima priorità. Dobbiamo sempre riservare il tempo necessario per essere in comunione di preghiera con nostro Signore. Del resto, con l’ardore inconfondibile del suo stile, Lorenzo esorta tutti, e non solo i sacerdoti, a coltivare la vita di preghiera perché per mezzo di essa noi parliamo a Dio e Dio parla a noi: “Oh, se considerassimo questa realtà! – diceva – Cioè che Dio è davvero presente a noi quando gli parliamo pregando; che ascolta veramente la nostra orazione, anche se noi soltanto preghiamo con il cuore e la mente. E che non solo è presente e ci ascolta, anzi può e desidera accondiscendere volentieri e con massimo piacere alle nostre domande’.
Un altro tratto che caratterizza l’opera di questo figlio di san Francesco è la sua azione per la pace. L’autorevolezza morale di cui godeva lo rendeva consigliere ricercato e ascoltato. Oggi, come ai tempi di san Lorenzo, il mondo ha tanto bisogno di pace, ha bisogno di uomini e donne pacifici e pacificatori. Tutti coloro che credono in Dio devono essere sempre sorgenti e operatori di pace. Fu proprio in occasione di una di queste missioni diplomatiche che Lorenzo concluse la sua vita terrena, nel 1619 a Lisbona, dove si era recato presso il re di Spagna, Filippo III, per perorare la causa dei sudditi napoletani vessati dalle autorità locali. Inoltre, essendo un mariologo di grande valore, autore di una raccolta di sermoni sulla Madonna intitolata “Mariale”, egli mette in evidenza il ruolo unico della Vergine Maria, di cui afferma con chiarezza l’Immacolata Concezione e la cooperazione all’opera della redenzione compiuta da Cristo.
Tutta l’attività di san Lorenzo da Brindisi è stata ispirata da un grande amore per la Sacra Scrittura, che sapeva ampiamente a memoria, e dalla convinzione che l’ascolto e l’accoglienza della Parola di Dio produce una trasformazione interiore che ci conduce alla santità. ‘La Parola del Signore – egli affermava – è luce per l’intelletto e fuoco per la volontà, perché l’uomo possa conoscere e amare Dio. Per l’uomo interiore, che per mezzo della grazia vive dello Spirito di Dio, è pane e acqua, ma pane più dolce del miele e acqua migliore del vino e del latte… È un maglio contro un cuore duramente ostinato nei vizi. È una spada contro la carne, il mondo e il demonio, per distruggere ogni peccato’.
San Lorenzo da Brindisi ci insegna ad amare la Sacra Scrittura, a crescere nella familiarità con essa, a coltivare quotidianamente il rapporto di amicizia con il Signore nella preghiera, perché ogni nostra azione, ogni nostra attività abbia in Lui il suo inizio e il suo compimento. È questa la fonte da cui attingere affinché la nostra testimonianza cristiana sia luminosa e sia capace di condurre gli uomini del nostro tempo a Dio”.
Giornata della gente di mare, mons. Quinteiro Fiuza: “Salvaguardia dei mari indispensabile per economia e sostentamento”
16 Lug 2024
“Prenditi cura dei mari, prenditi cura della loro gente” è il motto con cui la Chiesa spagnola celebra la Giornata della gente di mare 2024 che si tiene, come ogni anno, il 16 luglio in coincidenza con la festa della sua patrona, Nostra Signora del Monte Carmelo.
Il vescovo Luis Quinteiro Fiuza, promotore dell’apostolato del mare, spiega nel suo messaggio il significato del motto di quest’anno: “Nel contesto attuale di gravi problemi ambientali e di una persistente mancanza di considerazione per i bisogni e i diritti dei marittimi, soprattutto in alcuni Paesi, Maria ci chiama a prenderci cura dei mari e a prenderci cura della loro gente. L’inquinamento dei mari è un problema urgente, l’assistenza ai marittimi una richiesta costante: dobbiamo prenderci cura di loro”. Mons. Quinteiro cita i dati delle Nazioni Unite secondo cui ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica entrano negli oceani “uccidendo la vita marina e minacciando la catena alimentare umana. È quindi della massima urgenza che tutti siano consapevoli della necessità di prendersi cura dei mari, che sono così indispensabili per la nostra economia e il nostro sostentamento in generale”. Mons. Quinteiro pone inoltre “un accento particolare sulla cura della gente di mare, coloro il cui lavoro rende possibile sia la pesca che il trasporto della maggior parte dei beni che consumiamo in tutto il mondo”. Invita in questo senso “ad alzare la voce per chiedere un aumento del benessere dei marittimi nei porti e a bordo delle navi” esortando “le autorità civili nazionali e internazionali a utilizzare tutti i mezzi umani e finanziari per preservare i mari”.
Giovedì 18 giungerà a Monacizzo la Madonna pellegrina di Fatima, proveniente dall’omonimo santuario di Lisbona, che fino a domenica 21 sarà ospitata nella chiesa di San Pietro Apostolo. Per tutta la durata della permanenza giungeranno numerose comitive di fedeli dalla nostra diocesi e da quelle vicine. La chiesa resterà aperta ininterrottamente anche nelle ore notturne. Ogni mattina ci sarà la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione mentre la sera, alle ore 17.30, è prevista l’esposizione del Santissimo con adorazione eucaristica guidata e la solenne benedizione finale.
Le finalità della peregrinatio
Così spiega padre Michele Tumbarello, dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, responsabile per la Puglia della peregrinatio Mariae: “Si tratta di un evento straordinario perché risponde a un invito che la Beata Vergine negli anni 40 rivolse a Lucia, divenuta suora, di diffondere il messaggio di Fatima, facendo realizzare un statua che, partendo dal santuario portoghese, girasse per il mondo. La Madonna pellegrina giunse in Italia nel ’59 raggiungendo tutti i capoluoghi di provincia e sorvolando il comune di San Giovanni Rotondo, nel cui convento risiedeva Padre Pio da Pietrelcina, che in tale circostanza ricevette una guarigione miracolosa. Da allora le richieste furono così tante che il santuario di Fatima realizzò delle copie della statua che da allora girano per il mondo”.
“Questa peregrinatio è finalizzata proprio a far conoscere il messaggio di pace e di misericordia che il Signore ha da sempre nei confronti dell’uomo e che si manifesta soprattutto attraverso la tenerezza di Maria – continua padre Michele – L’evento vuole essere un richiamo forte all’uomo di oggi a ravvivare la propria fede e a scoprire il volto misericordioso del Padre, cambiandogli il cuore per poter vivere non solo da figli di Dio ma da persona che vive in pienezza la propria umanità”.
“I convenuti – riferisce il sacerdote – avranno la possibilità di fare esperienza della misericordia di Dio attraverso tutti gli eventi programmati (confessioni, adorazioni, preghiere, incontri ecc.) con l’opportunità di offrire al cuore della Madre una preghiera scritta. Io posso assicurare che nelle peregrinatio accadono grandi cose, facendo nascere propositi di vita nuova. E a volte succedono anche piccoli grandi miracoli”.
“I padri Servi del Cuore Immacolato insieme a due suore Serve del Cuore Immacolato e a due laici saranno sempre a disposizione per momenti di animazione, confessioni, preghiere e per far conoscere meglio il messaggio di Fatima (che non è solo il segreto) a volte viene spiegato in modo molto riduttivo, fino a sfociare nel gossip. La nostra presenza di missionari per l’intera giornata cercherà di aiutare tutti a scoprire la bellezza e la vicinanza di Dio, soprattutto come essa si manifesta attraverso la presenza della Madonna – conclude -. Vi aspettiamo numerosi e siamo sicuri che la Madonna non farà andare via nessuno a mani vuote”.
Il programma dettagliato
L’arrivo della Madonna a Monacizzo è previsto giovedì 18 alle ore 19 davanti al monumento ai Caduti per il rito solenne dell’incoronazione e la successiva processione verso la chiesa, dove alle ore 19.30 mons. Alessandro Greco, vicario episcopale ad omnia, celebrerà l’Eucarestia. Infine alle ore 22, recita del santo rosario, con meditazioni e canti mariani.
Venerdì 19, alle ore 7, santa messa presieduta dall’amministratore parrocchiale don Cosimo Lacaita e alle ore 9 incontro con i bambini nella casa delle suore di Santa Rosa da Lima; alle ore 19.30, solenne celebrazione presieduta da padre Francesco Bamonte, vice presidente nazionale dell’Associazione internazionale degli esorcisti, il quale alle ore 21.30 terrà una conferenza sulla lotta tra Maria Santissima e il demonio.
Sabato 20, alle ore 7, santa messa presieduta da padre Michele Tumbarello; alle ore 10, visita agli ammalati cui sarà impartito il sacramento dell’Unzione degli infermi; alle ore 19.30, solenne celebrazione eucaristica presieduta da mons. Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari-Pult, con atto di consacrazione di Monacizzo al Cuore Immacolato di Maria, alla quale il sindaco consegnerà le chiavi del paese; alle ore 21.30, catechesi su ‘Fatima, il mistero della Misericordia di Dio’.
Domenica 21, alle ore 8 santa messa celebrata da don Cosimo Lacaita; alle ore 10.30, solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, che amministrerà il sacramento della Cresima: alle ore 19.30, solenne celebrazione eucaristica presieduta da padre Michele Tumbarello, cui seguirà la processione dell’effigie mariana fino alla cappella della Madonna di Loreto per il saluto finale della comunità.
Il gradimento di Melucci cala: è 70° e Pallini (Uil) ne attacca “l’ottimismo ingiustificato”
15 Lug 2024
di Silvano Trevisani
Inchieste e graduatorie, si sa, non hanno lo stigma della verità. Ma se la nostra città è sempre in fondo alle classifiche italiane per la qualità della vita, e più ancora del benessere dei giovani, e ora anche del gradimento del sindaco, un senso ci deve essere.
La situazione politica della nostra amministrazione è ormai da tempo nota: il sindaco e la sua giunta si reggono su una maggioranza risicata, fatta di consiglieri che, quasi tutti, non godono del sostegno dei loro partiti o gruppi di emanazione. Lo scioglimento del Consiglio comunale è stato evitato “per un pelo”, grazie a scelte funamboliche di alcuni personaggi e l’azione amministrativa prosegue, dettata da una visione personale del sindaco Melucci. Il quale, dobbiamo riconoscerlo e chiarirlo per onestà, si caratterizza per un iperattivismo, che è testimoniato dalla mole di provvedimenti prodotti in tutti i settori. Si pensi solo al quotidiano impegno che profonde in vista dei Giochi del Mediterraneo (che non saranno un evento stellare ma hanno il merito indiscutibile di dotare la città di impianti sportivi mai avuti!). Ma si pensi anche solo al numero di note stampa diffuse quotidianamente e alla prese di posizione con le quali interloquisce o replica, spesso seccamente, ai suoi interlocutori o ai suoi critici.
La graduatoria
Eppure proprio lui, il sindaco di Taranto, precipita nella classifica annuale del quotidiano economico “il Sole 24 Ore”, perdendo il 12,1% nel gradimento dei suoi cittadini e crollando al 70° posto, ultimo tra i sindaci dei capoluoghi pugliesi. Mentre la sindaca di Andria, Giovanna Bruno, è 25a e la sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo (entrambi di centrosinistra) è 32a.
Com’è possibile che un sindaco che solo due anni fa fu rieletto plebiscitariamente oggi sia potuto diventare così inviso agli stessi concittadini? Sarà forse il suo atteggiamento sempre autoritario e un po’ sprezzante? Sarà l’effetto del disconoscimento da parte dei partiti? O non sarà forse che la città comincia a dubitare della visione ottimistica che Melucci propaganda quotidianamente?
L’intervento di Pallini
Questo è certamente quello che pensa il coordinatore della Uil, Pietro Pallini, che proprio oggi ha rivolta una lettera aperta a Melucci dal titolo chiarissimo: “Taranto, la Fantasilandia che non c’è”. Riferendosi al discorso tenuto il 12 luglio 2024, per la presentazione del corso universitario in farmacia, nel quale Melucci “ha delineato una visione idilliaca della città, evocando immagini di prosperità e benessere”, Pallini replica: “la realtà è ben diversa, e i dati lo confermano”.
Quindi elenca una serie di statistiche che illustrano la grave situazione economica e industriale di Taranto. “La nostra città registra il maggior numero di crisi industriali in Puglia, con 73 tavoli di crisi, di cui 52 riguardano l’industria. Nove di questi sono a Taranto, coinvolgendo oltre 10.500 lavoratori. Questi numeri non includono neppure l’ex Ilva e il Porto”.
Dati allarmanti
“La disoccupazione a Taranto è allarmante: Il tasso di disoccupazione in Italia è dell’8,1%, in Puglia del 12,1% e a Taranto del 13,3%. Il tasso di occupazione è altrettanto scoraggiante, con un 38,4% rispetto al 52,2% nazionale. La cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria, rappresenta un altro indicatore della crisi. “Nel 2023, la cassa integrazione ordinaria processata a Taranto ha rappresentato il 34% del totale in Puglia. Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria, su un totale di 19.305 posizioni in Puglia, 11.208 sono state quelle processate a Taranto, pari al 58,6% del totale regionale. Il dato più recente ci fornisce una statistica drammatica: 13.794.603 ore di cassa integrazione in Puglia. Con un aumento del +203,56% rispetto al già inquietante dato del 2023. Da gennaio a giugno 2023, ci sono state 1.870 ore di cassa integrazione a Taranto, che si conferma la prima provincia in Puglia per ore di cassa integrazione”.
Ma l’analisi di Pallini tocca anche il settore commercio (le cessazioni sono il doppio delle aperture) e l’allarmante situazione demografica: “Taranto ha perso 60.000 abitanti in 40 anni, 3.000 abitanti in meno solo nell’ultimo anno. La città si sta auto estinguendo nel silenzio generale. Ogni anno, muoiono 2.500 persone a fronte di soli 1.300 neonati. Questo trend è in linea con la provincia, tranne che per Roccaforzata”.
La fuga dei giovani è un altro problema grave. “Tra il 2002 e il 2021, il Sud ha perso 808.000 under 35, di cui 263.000 laureati. L’industria contribuisce alla ripresa del Sud con solo il 10%, contro il 24,5% del resto d’Italia. Sedici operai su 100 al Sud vivono in povertà assoluta”.
Pallini prosegue poi prendendo in considerazione i dati allarmanti sulla povertà, sui servizi (raccolta differenziata), mobilità e conclude: “Crediamo nello sviluppo alternativo e nelle opportunità. Ma siamo ansiosi di vedere che ciò avvenga realmente, senza penalizzare chi crede nella politica seria e nell’interesse esclusivo delle persone”.