Popolo in festa

Madonna del Carmine, da lunedì 15 a Taranto il Giubileo straordinario

15 Lug 2024

Quest’anno la festa della Madonna del Carmine a Taranto si presenta particolarmente solenne per i 350 anni della fondazione dell’omonima arciconfraternita, motivo per il quale il santo padre ha concesso il Giubileo straordinario, che inizierà lunedì 15 luglio, alle 19.30 con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

Martedì 16 luglio, nella chiesa del Carmine,  alle ore 10 si svolgerà la celebrazione eucaristica con la professione di fede dei nuovi confratelli e delle nuove consorelle dell’omonima arciconfraternita, quest’anno particolarmente numerosi, a cui sarà consegnato la scapolare. Infatti, così come tradizione vuole, nello stesso giorno del 1251 la Madonna apparve sul monte Carmelo a San Simone Stock donandogli quell’abitino che ancor oggi rappresenta il segno della sua protezione materna. Un “privilegio” accordato all’ordine Carmelitano ed esteso a tutti i suoi figli quale “segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza, di pace e di patto sempiterno”. Alle 19.30 (l’orario è stato posticipato per il grande caldo) in piazza Carmine ci sarà un momento di preghiera cui seguirà la processione col seguente percorso: via D’Aquino, piazza Maria Immacolata, via Berardi, via Anfiteatro, corso Due mari (con sosta per lo spettacolo pirotecnico dagli spalti del Castello aragonese), via D’Aquino, Chiesa del Carmine. Presteranno servizio di giro e alla processione i complessi bandistici “Michele Lufrano” di Triggiano, diretto dal m° Davide Filippo Abbinante, e “Giuseppe Chimienti” di Montemesola, diretto dal m° Lorenzo De Felice; quest’ultimo, al rientro, si esibirà in piazza. 

Settimana sociale di Trieste

Settimana sociale, le testimonianze di don Antonio Panico e di don Ezio Succa

15 Lug 2024

di Angelo Diofano

In merito alla ultima Settimana Sociale della Chiesa sul tema ‘Al cuore della democrazia’, pubblichiamo l’interessante  testimonianza dei due sacerdoti componenti l’equipe diocesana, don Antonio Panico e don Ezio Succa.

Ecco il pensiero di don Antonio Panico, direttore diocesano per i problemi sociali, il lavoro e la custodia del Creato: “La 50.ma edizione delle Settimane sociali è stata molto partecipata, con un numero dei delegati simile a quello delle ultime due, anche se il dato numerico relativo ai vescovi forse non è stato dello stesso livello – dice don Antonio Panico – Ritengo che la tematica offerta all’attenzione generale, quella della partecipazione democratica dei cattolici nell’ambito della vita delle istituzioni, fosse di grande interesse e di attualità. Lo hanno dimostrato le discussioni e le tesi presentate, che sono state molto stimolanti alla riflessione generale”. “Avendo vissuto tutte le Settimane Sociali dal 1999 a oggi – continua – posso sostenere che quest’ultima ha registrato il massimo coinvolgimento da parte dei delegati. Tutti i delegati hanno veramente avuto modo di esprimere il proprio parere su questo argomento grazie alla scelta del lavoro per gruppi, che ha permesso l’ascolto di tutti, dove ognuno ha potuto sentirsi protagonista. Proprio di un sano protagonismo c’è bisogno, dal momento che tanti stanno ormai delegando a pochi la responsabilità di portare avanti l’attività della cosa pubblica”.

“Il tema della partecipazione – evidenzia – è veramente importante, anche alla luce del persistere dell’assenza dalle urne anche del mondo dei cattolici, le cui motivazioni hanno avuto bisogno di essere riprese in considerazione. Ora ci si spetta, alla luce di tutto ciò, che il mondo cattolico si assuma anche la responsabilità di esprimere delle persone in possesso di sani principi nella società civili che possano offrire il loro apporto anche nella realtà politica e amministrativa. Infatti in tali ambiti sono davvero pochi coloro che, provenienti dal nostro mondo, s’impegnano nelle istituzioni. L’auspicio è che da questa Settimana Sociale possa finalmente verificarsi un’inversione di tendenza”.

“Ultimo aspetto da prendere in considerazione – conclude don Antonio – è la necessità di un coordinamento nazionale delle scuole di formazione all’impegno sociale e politico per dar vita a un progetto che sia condiviso. Ritengo anche che sia prioritario cercare di offrire un sostegno ai cattolici che entrano nell’agone politico perché possano non solo sentirsi attrezzati attraverso principi e valori ma anche, e soprattutto, sostenuti dalla propria comunità, con imprescindibili personalità di riferimento che si occupino di loro, cui chiedere pareri anche dal punto di vista spirituale. Questo è fondamentale perché la loro è un’incombenza davvero molto impegnativa e non sempre viene compresa, per cui il sostegno deve essere garantito anche dalle nostre chiese”.

Questa, invece, è la testimonianza di don Ezio Succa, referente diocesano per l’apostolato del mare: “La Settimana di Trieste – esordisce – mi ha arricchito e mi ha reso partecipe di una realtà bella che è nella Chiesa,sperimentando la bellezza di tante persone che con la loro vita e il loro esempio cercano di rendere questo mondo più bello, più umano, più fratello, più armonico, cioè il Regno di Dio. Sono contento di aver condiviso questa esperienza con i membri dell’equipe diocesana, rendendomi conto della loro capacità, del loro impegno a operare nella pastorale sociale, del lavoro e dell’attenzione al Creato, tutte realtà legate alla vita sociale. È stato motivo di tanta soddisfazione e arricchimento l’aver condiviso questa esperienza soprattutto con l’arcivescovo, la cui presenza durante la ‘Settimana’ è stata importante”.

“Ho incontrato tantissime persone – continua don Ezio – che hanno mostrato uno dei volti più belli della Chiesa, quello dell’attenzione al sociale e alla vita della gente. Per questo il tema della democrazia e della partecipazione è servito ad aiutarci a entrare nel punto più intimo della vita di ciascuno. Infatti proprio la democrazia ha come centro la persona, ma non come un’isola ma in relazione con le altre per costruire un mondo differente, dove nessuno si senta escluso e dove tutti possono vivere in serenità”. In tal senso importante si fa notare come sia stata importante la riflessione sulle due encicliche di papa Francesco, la ‘Fratelli tutti’ e la ‘Laudato Si’’: “Sono il vento ‘nuovo’ nella società, perché è vero che vengono dal Vangelo ma aiutano ‘leggere’ i tempi odierni secondo la Parola del Signore”.

“È stato bello – prosegue – aver vissuto questo tempo di condivisione con uomini, donne, preti, laici tutti seduti allo stesso tavolo in maniera circolare. È proprio quello che si sta vivendo oggi con il Sinodo, con queste sete di uguaglianza in una Chiesa che non sia più verticale ma orizzontale, dove al centro c’è Gesù”.

“Abbiamo tutti necessità di credere e operare per un mondo differente, più umano e più giusto, rendendoci conto che tutti ne siamo responsabili – evidenzia – Ciò è stato uno degli aspetti più interessante dei laboratori sugli stili di vita, finalizzati a farci rendere conto che siamo tutti responsabili della vita e del bene comune, di tutto ciò che ci circonda. Ma bisogna che questa aspirazione parta dal nostro cuore, perché è attraverso la spiritualità che troviamo quella forza per rinnovare gli stili di vita, rendendoli più conformi all’armonia tra noi stessi e il Creato”.

“Tutto ciò – evidenzia – fa comprendere come sia importante la formazione, senza della quale diventiamo una società liquida, dove ognuno vive senza un’identità e uno spessore e dove chi comanda ci porta dove vuole. Ci sono tante realtà che ci aiutano in questo percorso, facendoci giungere alla democrazia, che non è affatto scontata. Nel mio gruppo c’era una frase che ricorreva spesso, ‘La Chiesa come palestra di democrazia’, la cui riflessione si deve sensibilizzare all’ascolto, alla partecipazione e alla collaborazione nel creare questa rete di realtà interessate alla tematica”. 

Settimana sociale di Trieste

Settimana sociale, le testimonianze di don Antonio Panico e di don Ezio Succa

15 Lug 2024

di Angelo Diofano

In merito all’edizione numero 50, svoltasi a Trieste, della Settimana sociale della Chiesa sul tema ‘Al cuore della democrazia’, pubblichiamo l’interessante  testimonianza dei due sacerdoti componenti l’equipe diocesana, don Antonio Panico e don Ezio Succa.

Ecco il pensiero di don Antonio Panico, direttore diocesano per i problemi sociali, il lavoro e la custodia del Creato: “La 50.ma edizione delle Settimane sociali è stata molto partecipata, con un numero dei delegati simile a quello delle ultime due, anche se il dato numerico relativo ai vescovi forse non è stato dello stesso livello – dice don Antonio Panico – Ritengo che la tematica offerta all’attenzione generale, quella della partecipazione democratica dei cattolici nell’ambito della vita delle istituzioni, fosse di grande interesse e di attualità. Lo hanno dimostrato le discussioni e le tesi presentate, che sono state molto stimolanti alla riflessione generale”. “Avendo vissuto tutte le Settimane Sociali dal 1999 a oggi – continua – posso sostenere che quest’ultima ha registrato il massimo coinvolgimento da parte dei delegati. Tutti i delegati hanno veramente avuto modo di esprimere il proprio parere su questo argomento grazie alla scelta del lavoro per gruppi, che ha permesso l’ascolto di tutti, dove ognuno ha potuto sentirsi protagonista. Proprio di un sano protagonismo c’è bisogno, dal momento che tanti stanno ormai delegando a pochi la responsabilità di portare avanti l’attività della cosa pubblica”.

“Il tema della partecipazione – evidenzia – è veramente importante, anche alla luce del persistere dell’assenza dalle urne anche del mondo dei cattolici, le cui motivazioni hanno avuto bisogno di essere riprese in considerazione. Ora ci si spetta, alla luce di tutto ciò, che il mondo cattolico si assuma anche la responsabilità di esprimere delle persone in possesso di sani principi nella società civili che possano offrire il loro apporto anche nella realtà politica e amministrativa. Infatti in tali ambiti sono davvero pochi coloro che, provenienti dal nostro mondo, s’impegnano nelle istituzioni. L’auspicio è che da questa Settimana Sociale possa finalmente verificarsi un’inversione di tendenza”.

“Ultimo aspetto da prendere in considerazione – conclude don Antonio – è la necessità di un coordinamento nazionale delle scuole di formazione all’impegno sociale e politico per dar vita a un progetto che sia condiviso. Ritengo anche che sia prioritario cercare di offrire un sostegno ai cattolici che entrano nell’agone politico perché possano non solo sentirsi attrezzati attraverso principi e valori ma anche, e soprattutto, sostenuti dalla propria comunità, con imprescindibili personalità di riferimento che si occupino di loro, cui chiedere pareri anche dal punto di vista spirituale. Questo è fondamentale perché la loro è un’incombenza davvero molto impegnativa e non sempre viene compresa, per cui il sostegno deve essere garantito anche dalle nostre chiese”.

Questa, invece, è la testimonianza di don Ezio Succa, referente diocesano per l’apostolato del mare: “La Settimana di Trieste – esordisce – mi ha arricchito e mi ha reso partecipe di una realtà bella che è nella Chiesa,sperimentando la bellezza di tante persone che con la loro vita e il loro esempio cercano di rendere questo mondo più bello, più umano, più fratello, più armonico, cioè il Regno di Dio. Sono contento di aver condiviso questa esperienza con i membri dell’equipe diocesana, rendendomi conto della loro capacità, del loro impegno a operare nella pastorale sociale, del lavoro e dell’attenzione al Creato, tutte realtà legate alla vita sociale. È stato motivo di tanta soddisfazione e arricchimento l’aver condiviso questa esperienza soprattutto con l’arcivescovo, la cui presenza durante la ‘Settimana’ è stata importante”.

“Ho incontrato tantissime persone – continua don Ezio – che hanno mostrato uno dei volti più belli della Chiesa, quello dell’attenzione al sociale e alla vita della gente. Per questo il tema della democrazia e della partecipazione è servito ad aiutarci a entrare nel punto più intimo della vita di ciascuno. Infatti proprio la democrazia ha come centro la persona, ma non come un’isola ma in relazione con le altre per costruire un mondo differente, dove nessuno si senta escluso e dove tutti possono vivere in serenità”. In tal senso importante si fa notare come sia stata importante la riflessione sulle due encicliche di papa Francesco, la ‘Fratelli tutti’ e la ‘Laudato Si’’: “Sono il vento ‘nuovo’ nella società, perché è vero che vengono dal Vangelo ma aiutano ‘leggere’ i tempi odierni secondo la Parola del Signore”.

“È stato bello – prosegue – aver vissuto questo tempo di condivisione con uomini, donne, preti, laici tutti seduti allo stesso tavolo in maniera circolare. È proprio quello che si sta vivendo oggi con il Sinodo, con queste sete di uguaglianza in una Chiesa che non sia più verticale ma orizzontale, dove al centro c’è Gesù”.

“Abbiamo tutti necessità di credere e operare per un mondo differente, più umano e più giusto, rendendoci conto che tutti ne siamo responsabili – evidenzia – Ciò è stato uno degli aspetti più interessante dei laboratori sugli stili di vita, finalizzati a farci rendere conto che siamo tutti responsabili della vita e del bene comune, di tutto ciò che ci circonda. Ma bisogna che questa aspirazione parta dal nostro cuore, perché è attraverso la spiritualità che troviamo quella forza per rinnovare gli stili di vita, rendendoli più conformi all’armonia tra noi stessi e il Creato”.

“Tutto ciò – evidenzia – fa comprendere come sia importante la formazione, senza della quale diventiamo una società liquida, dove ognuno vive senza un’identità e uno spessore e dove chi comanda ci porta dove vuole. Ci sono tante realtà che ci aiutano in questo percorso, facendoci giungere alla democrazia, che non è affatto scontata. Nel mio gruppo c’era una frase che ricorreva spesso, ‘La Chiesa come palestra di democrazia’, la cui riflessione si deve sensibilizzare all’ascolto, alla partecipazione e alla collaborazione nel creare questa rete di realtà interessate alla tematica”. 

Tracce

Se bastasse una sola elezione …

(from https://www.agensir.it/)
15 Lug 2024

di Emanuele Carrieri

Due appuntamenti elettorali, in un breve periodo di tempo, in due paesi europei: di primo acchito ai progressisti è andata di lusso. Ma a guardare meglio, le cose sono più macchinose. Nel Regno Unito, grazie al sistema uninominale maggioritario secco a turno unico, il partito laburista ha ottenuto una maggioranza di seggi mai avuta: con il 33 per cento dei voti ha conseguito il 63 per cento dei seggi. Quanto ha vinto in forza del programma e quanto per l’insuccesso del rivale? Il bilancio di quindici anni di governo conservatore, pur al netto dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, è tragico: corruzione e affarismo senza freni, l’impoverimento generalizzato, il declino economico, il degrado dei servizi e i disagi nelle carceri. Il governo dei ricchi ha aiutato i pochi ricchi e ha causato un fiasco. Il partito laburista di suo ci ha messo davvero poco. Il primo ministro Starmer, eletto leader del partito laburista per rimpiazzare Corbyn, che aveva alquanto disturbato l’establishment, si è messo all’opera con zelo spietato. Ha, però, avuto mezzo milione di voti in meno di Corbyn nel 2019, pur con il ritorno al partito laburista degli elettori scozzesi. Nessun recupero fra i ceti bassi e disagiati dell’elettorato, che, dopo essere, in parte, emigrati verso i conservatori, ora hanno trovato rifugio in Reform UK, formazione euroscettica, populista e sovranista, che non ha ottenuto un gran risultato, ma ha preso più di quattro milioni di voti. Cosa assicura Starmer? Solo un governo meno corrotto di quelli conservatori, qualche rammendo ai servizi pubblici, trattamenti meno disumani verso i migranti e una decisa continuità in politica estera, guerra inclusa. Scarsa l’adesione degli elettori: è più elevato il tasso di astensione nella storia del suffragio universale, concentrato soprattutto fra i ceti più sfavoriti. Diverse e più complicate sono le circostanze in Francia, in cui vige il sistema uninominale maggioritario a doppio turno. Sono state votazioni di grande mobilitazione: in effetti hanno votato due iscritti su tre. Ma spiccano altri affari degni di nota. Il primo è la crescita della destra, che però contro le attese non ha vinto, ma ha svuotato per metà la destra moderata, il secondo è la resurrezione del centro, capitolato alle europee, e infine la resistenza della sinistra. Lo sdoganamento del Rassemblement National, condotto anzitutto dai grandi mezzi di comunicazione di massa, è riuscito. Il suo trionfo è fondato sulla occupazione della provincia e contano diverse variabili: i coltivatori conservatori, le vittime della desertificazione industriale, ma, come manifestato dal dissenso dei gilet gialli, la variabile più importante è la assenza di servizi pubblici. Le aree interne, remote e depresse, in un paese esteso come la Francia hanno dimensioni smisurate: è condensata in quelle aree quella parte di popolazione cacciata dai centri urbani per la mancanza di alloggi a prezzi avvicinabili. È una pericolosa combinazione di esclusione e di declassamento, a volte solo potenziale, che alimenta razzismo e astensione. Ed è pure una sorta di rivalsa di chi è stato abbandonato non solo dallo Stato, ma anche dai partiti progressisti e che ora ha battuto un colpo. E, così, reagendo allo scioglimento anticipato e avendo in tasca un piano comune, tutti insieme hanno incrementato il risultato rispetto alle europee e guadagnato più di tre milioni di voti sulle legislative del 2022. Quando è stata ordinata la strategia del fronte repubblicano contro il Rassemblement National, basata sulle desistenze a favore dei candidati più votati al primo turno, l’hanno rispettata ben oltre il cinquanta per cento dei centristi. Sono lontani i tempi dei bottini elettorali di Hollande: il Nuovo fronte popolare è l’alleanza con più voti e seggi, ma è distante dalla maggioranza e paga l’abbandono dei ceti sfavoriti e del segmento inferiore delle classi medie. Ha, in futuro, possibilità di rimonta? Dipende dalla strategia adottata. La stratificazione sociale è mutata e l’inasprimento della vita politica ha amplificato il suo sradicamento territoriale. È stato un successo inatteso, che ha scompaginato i piani di Macron. Come governare un parlamento siffatto? Le possibilità sono poche, se si vorrà tener fuori il Rassemblement National. Macron ha invitato i partiti a una prova di responsabilità e suggerito un accordo fra le forze politiche repubblicane e senza Mélenchon. Il personaggio è scomodo, per le sue pose tribunizie, il suo autoritarismo e per il suo seguito nei ceti popolari e deve la sua fortuna dall’attenzione mediatica. A sinistra è la figura più spesso in tv, anche sulle reti moderate e di destra. Si sbriciolerà il Nuovo Fronte Popolare? Sarebbe possibile una intesa sinistra-centro ma l’area di centro è molto eterogenea. Una cosa è la leadership, un’altra gli elettori. È certo che una parte importante dei ceti benestanti sia contraria al ripristino dell’imposta sulle maxi fortune e sulle rendite finanziarie, in cambio di scuole e ospedali?

Rigenerazione sociale

A Statte, mercoledì 17, serata all’insegna della solidarietà

“Siamo Solo Noi… ma anche No!” è il nome dato all’evento organizzato dall’associazione AutisticaMente, in collaborazione con la cooperativa Logos

15 Lug 2024

“Siamo Solo Noi… ma anche No!” sarà una serata speciale all’insegna della buona musica, dell’ottima pizza e, soprattutto, della solidarietà a cui tutta la comunità è inviata partecipare.
L’associazione AutisticaMente in collaborazione con la cooperativa Logos, organizza l’evento che si terrà, a partire dalle ore 21, mercoledì 17 luglio alla pizzeria Black & White, in via Pergolesi n.56, a Statte (per info e prenotazioni Francesco 0994745080).
Protagonisti di questa serata saranno i ragazzi con autismo che mostreranno i loro meravigliosi talenti: i Blue Peppers cureranno il servizio con gentilezza e professionalità, mentre il duo musicale SbandAut, Alessandro e Antonio, due ragazzi straordinari uniti dalla passione per la musica, proporrà popolarissime canzoni.
Non mancheranno le performance di artisti eccezionali quali Angelo Fischetti alla chitarra, Jacopo Miccoli alla batteria e Trisante alla voce; il service audio sarà gestito da Marcello Caricasole.
Il menù della serata, il ticket costa € 13,00, include patatine, crocchette, panzerottini, pizza a scelta e bibita; parte del ricavato sarà devoluto a favore di progetti a sostegno delle famiglie con figli autistici.

Politica internazionale

Attentato a Trump, Santa Sede: “Ferisce le persone e la democrazia”

foto Fox News (fermo immagine)
15 Lug 2024

di Amerigo Vecchiarelli

Preoccupazione è stata espressa oggi dalla sala stampa vaticana per quanto avvenuto in Pennsylvania. In risposta ad alcune istanze dei giornalisti, la sala stampa vaticana ha ribadito che quanto avvenuto ieri “ferisce le persone e la democrazia, provocando sofferenza e morte”. In unione con i vescovi degli Stati Uniti, chiude la breve nota, la Santa Sede prega “per l’America, per le vittime e per la pace nel Paese, perché non prevalgano mai le ragioni dei violenti”. Le parole della sala stampa fanno riferimento a quanto accaduto a Donald Trump che, intorno alle 18.00 di ieri si trovava a Butler, in Pennsylvania, per tenere un comizio. Secondo le ricostruzioni, mentre Trump stava parlando, sono risuonati diversi colpi secchi. Le immagini diffuse in tempo reale hanno mostrato l’ex presidente dapprima sorpreso dai rumori, subito dopo toccarsi l’orecchio e poi gettarsi a terra mentre gli uomini del servizio di sicurezza si avventavano su di lui per proteggerlo e fargli da scudo. L’attentatore, un 20enne di nome Thomas Matthew Crooks, si era posizionato sul tetto di un edificio adiacente con un fucile automatico eludendo i controlli della polizia ma non della gente che lo aveva segnalato alle forze dell’ordine. Sullo stesso tetto è stato anche colpito a morte dai cecchini. Grande paura tra la folla. Alla fine da registrare purtroppo un morto e due feriti anche tra il pubblico. Una volta in piedi, Trump, circondato dalla scorta è stato scortato fuori dal palco e prima di essere portato via ha più volte agitato il pugno destro gridando “fight!”. Solidarietà all’ex presidente è giunta da ogni parte del mondo a cominciare dal suo avversario politico, il presidente Biden, che ha chiamato Trump per sincerarsi delle sue condizioni e ha condannato senza riserve l’attentato.

Anche la Chiesa americana è intervenuta condannando quanto avvenuto. “Assieme ai miei fratelli vescovi, condanniamo la violenza politica e offriamo le nostre preghiere per il presidente Trump e per coloro che sono stati uccisi o feriti”, ha scritto in una dichiarazione il presidente dei vescovi americani, l’arcivescovo Timothy P. Broglio: “Preghiamo anche per il nostro Paese e per la fine della violenza politica, che non è mai una soluzione ai disaccordi politici”. “L’America può fare molto meglio. Non esiste alcun buon motivo per ricorrere alla violenza per risolvere questioni politiche” aveva scritto in passato Broglio, invitando tutti a cercare soluzioni “alternative non violente ed efficaci: il dialogo, il voto, le proteste pacifiche”, perché alla fine “la violenza mina l’ordine e lo stato di diritto e finisce – concludeva – solo per fare vittime innocenti”.

 

Angelus

La domenica del Papa – Una Chiesa missionaria

foto Vatican media-Sir
15 Lug 2024

di Fabio Zavattaro

Scelti per essere inviati. Potrebbe essere questo il titolo del Vangelo di Marco di questa domenica, quindicesima del tempo ordinario. Leggiamo infatti che Gesù “chiamò i dodici e incominciò a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri”. Interessante il collegamento con la prima lettura tratta dal libro del profeta Amos che così racconta la sua vocazione profetica: ero un mandriano, coltivavo piante di sicomoro; il “Signore mi prese, mi chiamò e mi disse va’ e profetizza al mio popolo Israele”.

Antico e Nuovo Testamento che offrono una chiave di lettura della “vocazione” – non necessariamente sacerdotale o religiosa – che appartiene a ogni donna e uomo chiamati a compiere, appunto, la volontà del Signore. La chiesa peregrinante, ricordava il Concilio, è per sua natura missionaria, e a ogni discepolo di Cristo spetta il compito di diffondere la Parola.

Alcuni anni fa un libricino offriva una indicazione ulteriore, alla luce del Vangelo di Marco, di quell’andare con “nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura”: ovvero “La bisaccia del pellegrino”. Voleva essere un modo per riflettere sulle scelte della vita, partire con il minimo indispensabile, avendo dietro l’unica essenziale lettura, cioè il Vangelo. Mi tornano alla mente le parole di Madre Teresa di Calcutta che di fronte all’insistenza di una persona che voleva lasciarle una casa da destinare ai poveri rispose: “quello che non mi serve, mi pesa”.  Il pellegrino nel suo andare è preferibile che non abbia inutili fardelli, pesi in grado di affaticarlo e rallentare così la sua andatura. È un andare senza sicurezze, sprovveduti di tutto; solo il bastone, i sandali e una sola tunica.

Bastone e sandali sono la dotazione dei pellegrini, “perché tali sono i messaggeri del regno di Dio, non manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée”, diceva papa Francesco nel luglio 2018, ma “semplici, umili lavoratori nella vigna del Signore”, per ricordare le parole con le quali Benedetto XVI si è presentato, in piazza san Pietro, il giorno della sua elezione a successore di Giovanni Paolo II.

Poi il Vangelo non si annuncia da soli, afferma il vescovo di Roma, ma insieme, come comunità, “e per questo è importante saper custodire la sobrietà: saper essere sobri nell’uso delle cose, condividendo le risorse, le capacità e i doni, e facendo a meno del superfluo”. Questo per essere liberi perché “il superfluo ti fa schiavo”; e poi “essere sobri nei pensieri, essere sobri nei sentimenti, abbandonando i preconcetti, abbandonando le rigidità che, come bagagli inutili, appesantiscono e intralciano il cammino, favorendo invece il confronto e l’ascolto, e rendere così più efficace la testimonianza”.

La sfida che Francesco propone è quella di tornare alla radicalità e alla semplicità del Vangelo – ricordate “il sudario non ha tasche”, parole d’inizio pontificato – di offrire gesti di misericordia e di gioia, specialmente alle persone abbandonate e in difficoltà, a quanti sono feriti nella loro dignità, o si trovano in situazione di povertà.

Cosa succede nelle nostre famiglie o nelle nostre comunità, si chiede Francesco, “quando ci si accontenta del necessario, anche con poco, con l’aiuto di Dio, si riesce ad andare avanti e ad andare d’accordo, condividendo quello che c’è, rinunciando tutti a qualcosa e sostenendosi a vicenda”. Questo è già un annuncio missionario “prima e ancor più delle parole, perché incarna la bellezza del messaggio di Gesù nella concretezza della vita”. Non così se “ciò che conta sono solo le cose – che non bastano mai –, se non ci si ascolta, se prevalgono l’individualismo e l’invidia – l’invidia è una cosa mortale, un veleno! – l’aria si fa pesante, la vita difficile, e gli incontri diventano più occasione di inquietudine, di tristezza e di scoraggiamento che occasione di gioia … Comunione, armonia tra noi e sobrietà sono valori importanti, valori indispensabili per una Chiesa che sia missionaria”.

Angelus nel quale il papa torna a chiedere pace per tutte le popolazioni “oppresse dall’orrore della guerra”; pace per la martoriata Ucraina, la Palestina, Israele, Myanmar.

Sport

Roberta Chyurlia, donna dei record del judo italiano, convocata a Parigi 2024

15 Lug 2024

Avevamo pensato si fosse già scritto tutto della judoka Roberta Chyurlia, ma con la convocazione ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 lei continua ancora una volta a stupirci e a far parlare di sé.

Roberta Chyurlia, ricordiamo figlia d’arte (i suoi genitori sono Tonino Chyurlia, arbitro alle olimpiadi di Sidney e Atene ed Erminia Zonno dirigente sportiva Fijlkam per oltre un ventennio) aveva cominciato a far parlare di sé da piccolissima.

Infatti, nel 1993, conquista la sua prima medaglia nelle finali nazionali dei Giochi della Gioventù. Da lì a pochi anni la nostra Roberta Chyurlia inanella tutta una serie di brillanti risultati agonistici:

1998 Argento ai campionati italiani juniores; 1999 Bronzo, 2001 Argento e 2003 Bronzo ai Campionati Italiani Universitari. Non da meno conto vanno ricordati i titoli regionali assoluti conquistati nel 1999, 2000, 2001.

Nonostante i buoni risultati – dice Roberta Chyurlia – sono sempre stata obiettiva e consapevole nel non essere al livello degli atleti che in quel momento potevano aspirare alle Olimpiadi, così decisi per un periodo di dedicarmi al Jujitsu conquistando ininterrottamente dal 2004 al 2008 il titolo italiano.

Nel 2003 la svolta: comincia l’avventura arbitrale.

“Avendo deciso di non competere più a livello nazionale – racconta Roberta Chyurlia – io ed alcuni amici della mia regione con i quali condividevo la passione per il judo, quasi per scommessa, decidemmo di iscriverci al corso di formazione per ufficiali gara che il Comitato regionale aveva organizzato.

A fine anno sostenemmo e superammo l’esame regionale. Non avrei pensato che tutto questo avrebbe davvero cambiato la mia vita… Difatti, non solo in quell’anno iniziava la mia carriera arbitrale, ma in quello stesso corso incontrai Riccardo, l’uomo che sarebbe diventato, da lì a poco, mio marito.

Dà lì man mano che mi inoltravo nel percorso, cresceva la mia consapevolezza che tutto questo, iniziato come una avventura, giorno dopo giorno si era trasformata in tutto ciò che più desideravo fare nella vita!

Sebbene la difficoltà del percorso richiedesse tutte le mie energie e la massima professionalità possibile, sapevo di poter contare su quello che ancora oggi considero miglior mentore che si possa desiderare: mio padre, già da anni arbitro mondiale, che ben presto si trasformò, oltre che da punto di riferimento familiare, nell’esempio professionale da seguire.

Lui non mi ha mai spinto a perseguire la carriera arbitrale anzi, più volte in diversi momenti del mio percorso, ha messo alla prova la mia reale voglia di farlo”.

Così nel 2011 Roberta Chyurlia consegue la qualifica di arbitro continentale. Nel 2015 a Bangkok, Thailandia, stabilisce il suo primo record, diventando la prima donna arbitro della Fijlkam (Federazione italiana judo karate arti marziali) a potersi fregiare della qualifica di arbitro mondiale.

Seguono le convocazioni a ben 8 campionati del Mondo, 7 campionati europei sino a giungere alla convocazione ai Giochi olimpici di Tokyo 2020 che la consacrano prima donna italiana ad Officiare i Giochi olimpici.

Questa sua brillante carriera la porta ad ottenere un altro primato con l’assegnazione da parte della Federazione europea di judo del Premio di miglior arbitro donna d’Europa nel 2017, 2018, 2019 e 2023.

Ora è alla sua seconda Olimpiade nominata dalla commissione arbitri della Federazione internazionale di judo ed inserita tra i migliori 16 arbitri al mondo selezionati ai Giochi di Parigi 2024. 

Non ci resta che augurarle buon lavoro certi che non smetteremo di sentire parlare di lei.

Europa

Un’Agenda strategica per cambiare l’Unione europea

12 Lug 2024

di Gianni Borsa

Una “Agenda strategica” per il periodo 2024-2029 che intende “rendere l’Ue più forte e accrescere la sovranità europea”, affrontando “le questioni centrali connesse alle sue priorità e politiche, nonché alla sua capacità di agire di fronte alla nuova realtà geopolitica e a sfide sempre più complesse”. Elaborata nel corso dei mesi, l’agenda che guarda al futuro dell’integrazione europea è stata approvata durante il Consiglio europeo del 27 giugno. Un documento di una decina di pagine, varato non senza obiezioni e malumori di alcuni Paesi membri, che dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – essere sviluppato e concretizzato nel prossimo quinquennio parallelamente alle riforme istituzionali suggerite dalla Conferenza sul futuro dell’Europa (maggio 2021-maggio 2022) e al processo di allargamento che guarda a Balcani, Ucraina, Moldova e Georgia.
La premessa al documento ricorda alcuni punti fermi dell’Ue fra cui pace, sicurezza, cooperazione economica, lotta al cambiamento climatico, ruolo costruttivo nella “rivoluzione digitale”. Un’agenda, comprendente tre capitoli, che si vorrebbe misurare con le sfide in atto in questa fase storica. “I nostri valori e lo Stato di diritto sono la nostra bussola, sia internamente che esternamente. Costituiscono – vi si legge – la base per un’Unione più forte, più prospera e più democratica per i nostri cittadini”.
“Un’Europa libera e democratica” è il primo capitolo. Fra l’altro vi si legge: “I nostri valori sono la nostra forza. Tuteleremo e promuoveremo i nostri valori fondanti — rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze — che continuano a costituire la pietra angolare della nostra Unione”. “Promuoveremo e salvaguarderemo il rispetto dello Stato di diritto”. Democrazia e partecipazione dei cittadini sono intesi come un elemento fondamentale, assieme alla promozione della diversità culturale e del patrimonio culturale. L’Unione europea deve inoltre “continuare ad essere la più accesa sostenitrice dell’ordinamento giuridico internazionale, difendendo strenuamente le Nazioni Unite e i principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite”.
Segue il capitolo denominato “Un’Europa forte e sicura”. Qui si nota come soprattutto la guerra in Ucraina abbia imposto il tema della sicurezza e della difesa. “Il mondo che ci circonda è diventato più conflittuale e incerto”, affermano i leader dei 27 Paesi Ue. “L’invasione su vasta scala dell’Ucraina è anche un attacco contro un’Europa libera e democratica. L’Unione europea rimarrà al fianco dell’Ucraina nella sua lotta per mantenere l’indipendenza e la sovranità e riconquistare l’integrità territoriale entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale. Sosterremo inoltre la sua ricostruzione e il perseguimento di una pace giusta”.
“L’Europa – aggiungono – deve essere un luogo in cui le persone siano e si sentano libere e sicure”. Ma per accrescere la sicurezza “serve una solida base economica. Mobiliteremo gli strumenti necessari per rafforzare la nostra sicurezza e la protezione dei nostri cittadini e per rispondere alle nuove minacce emergenti. Rafforzeremo l’interoperabilità tra le forze armate europee. Miglioreremo con urgenza le condizioni per potenziare l’industria europea della difesa”. Altri impegni riguardano la lotta alla criminalità, al terrorismo, alle minacce ibride. In questo stesso capitolo finiscono anche l’allargamento, i fenomeni migratori e la gestione delle frontiere.
Infine il capitolo titolato “Un’Europa prospera e competitiva”. I capi di Stato e di governo si dicono “determinati a rafforzare la base della nostra competitività a lungo termine e a migliorare il benessere economico e sociale dei cittadini”. Appare l’impegno a rafforzare il potere d’acquisto dei cittadini, a “creare buoni posti di lavoro e assicurare la qualità dei beni e dei servizi in Europa”. Quindi un ulteriore impegno, tante volte risuonato in passato e rimasto per lo più sulla carta: “Colmeremo i nostri divari in termini di crescita, produttività e innovazione con i partner internazionali e i principali concorrenti”.
All’interno del mercato unico si vuole agire in diversi settori: energia, finanza, telecomunicazioni, commercio estero, spazio, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, semiconduttori, 5G/6G, sanità, biotecnologie, tecnologie a zero emissioni nette, mobilità, prodotti farmaceutici. Non ultima, la promessa: “portare a buon fine le transizioni verde e digitale”. Per affermare, infine, che “la crescita economica deve andare a vantaggio di tutti i cittadini”, dove finalmente si parla di protezione sociale, formazione e istruzione, opportunità per i giovani.
L’Agenda strategica è approvata. Ora il difficile, ma non impossibile compito, di andare oltre le parole.

Magna Grecia festival

Vibrazioni mediterranee, ricordando Pino Daniele e i classici della canzone napoletana

12 Lug 2024

Dopo il debutto della scorsa settimana, secondo appuntamento con il Magna Grecia Festival. Venerdì 12 luglio alle 20.15 nell’Oasi dei Battendieri (Strada provinciale 78 – Taranto), appuntamento con il programma musicale “Vibrazioni Mediterranee – da Pino Daniele ai grandi classici partenopei”, con l’Orchestra Magna Grecia diretta dal Maestro Angelo Nigro. Insieme con l’orchestra, una formazione “tuttestelle”: David Blamires (chitarra e voce), Martino De Cesare (chitarra), Antonio Onorato (chitarra), Paki Palmeri (percussioni) e Marco Zurzolo (sax). Ingresso 5euro, più diritti di prevendita.

Anche in occasione della ventunesima edizione del Magna Grecia Festival, concerti ed eventi con inizio alle 20.15 (unica eccezione, “Tiempo ‘e veleno” con Enzo Gragnaniello, alle 20.00), per rivolgere con la musica e l’Orchestra della Magna Grecia una dedica ai nostri suggestivi tramonti. Sei appuntamenti in tutto, per offrire al pubblico e ai turisti momenti di grande bellezza e di alto profilo culturale, con protagonisti siti e villaggi fra i più noti e apprezzati della nostra provincia.

Con la direzione artistica di Piero Romano, il Magna Grecia Festival, è a cura dell’Orchestra della Magna Grecia e in collaborazione con il Comune di Taranto, il sindaco Rinaldo Melucci, la Marina Militare e l’Ammiraglio di Squadra, Vincenzo Montanaro. Con un particolare ringraziamento rivolto a titolari e direttori dei lidi che anche in questa occasione offrono ospitalità all’intero programma manifestando massima vicinanza a progetti culturali di grande interesse. Con il patrocinio della Regione Puglia, la rassegna è stata realizzata anche grazie al sostegno di istituti, aziende e attività come Banca BCC di San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione Vini, Ninfole Caffè, Programma sviluppo, Baux cucine e Five Motors.

“Vibrazioni mediterranee” nasce all’insegna del ritmo e dell’eleganza. I colori e i profumi del mediterraneo sono il leitmotiv di un set completamente acustico, che coniuga tribalità e raffinatezza.

Ruolo fondamentale, il ritmo. Viene fatto uso di una larga gamma di strumenti a percussione, con particolare predilezione per quelli più tradizionali e caratteristici (tamburelli, congas, wudu drum, jambay, tammorre e altro ancora). “Vibrazioni mediterranee” è un open project che Martino De Cesare ha già realizzato con artisti del calibro di Tony Esposito, Sergio Rubini, Stefano Di Battista e tanti altri. Il tour in questione, prosegue con il mitico sax di Marco Zurzolo, la chitarra di Antonio Onorato, tra i più apprezzati chitarristi jazz del panorama nazionale ed internazionale, la straordinaria vocalità di David Blamires, già vocal del Pat Metheny Group, le percussioni etniche di Paki Palmieri e l’Orchestra della Magna Grecia, diretta dal Maestro Angelo Nigro.

Sarà un viaggio musicale e ricco di aneddoti sulle grandi melodie e ritmi del mediterraneo, oltre a brani inediti di Zurzolo e De Cesare, Onorato e Blamires,  che delle melodie mediterranee ne hanno fatto un motivo costante.

David Blamires, vincitore di due Grammy Award, inglese dello Yorkshire, in Inghilterra, membro stabile del Pat Metheny Group, ha partecipato a quattro album vincitori di Grammy Award e tour in tutto il mondo. Diversi i dischi all’attivo come band leader e come sideman, David è un artista di spicco del gruppo musicale canadese Jeans ‘n Classics, con il quale si esibisce in concerti rock sinfonici in tutto il mondo.

Antonio Onorato, carriera artistica trentennale nel mondo della musica. L’utilizzo della breath guitar e il fraseggio jazz “napoletano” lo rendono unico nel panorama musicale mondiale. Musicista eclettico, spazia dal jazz-rock, alla world music, fino alla composizione per orchestra. Fra i pochi italiani ad aver tenuto un proprio concerto al Blue Note di New York, tempio storico del jazz internazionale, ha collaborato, fra gli altri, con Pino Daniele, Franco Cerri e Toninho Horta.

“Vibrazioni Mediterranee – da Pino Daniele ai grandi classici partenopei”, venerdì 12 luglio alle 20.15 nell’Oasi dei Battendieri (Strada provinciale 78 – Taranto). Orchestra Magna Grecia diretta dal Maestro Angelo Nigro, con David Blamires (chitarra e voce), Martino De Cesare (chitarra), Antonio Onorato (chitarra), Paki Palmeri (percussioni) e Marco Zurzolo (sax).

 

Ingresso 5euro, più diritti di prevendita. Biglietti online: Vivaticket.
Info: Orchestra Magna Grecia Taranto – Via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935): orchestramagnagrecia.it .
Il Magna Grecia Festival è presente anche su Facebook e Instagram.

 

Anniversario di sacerdozio

Santa messa per i 50 anni di sacerdozio di mons. Marco Morrone

12 Lug 2024

di Angelo Diofano

Sabato 13 luglio alle ore 19, durante la santa messa dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero, la parrocchia-santuario del Santissimo Crocifisso festeggerà i cinquant’anni di sacerdozio di mons. Marco Morrone.

Nato a Lizzano il 14 luglio del 1947, don Marco fu ordinato sacerdote il 28 giugno del 1974 dall’arcivescovo mons. Guglielmo Motolese, del quale ricoprì l’incarico segretario particolare. Fra i suoi incarichi, quello di parroco al Carmine, a San Cataldo, alla Santissima Croce-Lido Azzurro (e contemporaneamente rettore a San Domenico), alla Santa Teresa nel santuario della Madonna della Sanità a Martina Franca e di direttore dell’ufficio diocesano di pastorale della famiglia.

Per l’anniversario mons. Marco Morrone ha chiesto agli amici di collaborare con lui al sostegno di un progetto per l’istruzione dei bambini in Kenya, attraverso padre Marino Gemma dei missionari della Consolata.

Formazione cristiana

Una bussola per iniziare alla vita di fede, convegno regionale degli uffici catechistici

12 Lug 2024

di Paolo Simonetti

La Città bianca di Ostuni si è animata con la presenza dei novanta delegati degli uffici catechistici pugliesi in due intense giornate estive per l’annuale convegno dedicato al tema “Una bussola per iniziare alla vita di fede”. Quest’anno l’iniziativa ha assunto una rilevanza e un respiro nazionali perché l’ufficio catechistico della Cei, diretto da mons. Valentino Bulgarelli, ha deciso di disseminare sul territorio delle venti regioni conciliari italiane il convegno che solitamente si svolgeva in un’unica sede, per rendere lo stile sinodale più concreto, visibile e fruttuoso.

Nei giorni 4 e 5 luglio scorsi, nel centro di spiritualità “Madonna della nova”, a Ostuni, i partecipanti, direttori ed équipe diocesane hanno potuto riflettere e lavorare attivamente sulle parole chiave tratte dal testo degli Orientamenti della Conferenza episcopale italiana ‘Incontriamo Gesù’,  ormai a dieci anni dalla loro pubblicazione: ‘abitare, annunciare, iniziare, testimoniare’. La delegazione tarantina era composta da Fabio Mancini, Dora Zigrino, Marilena Tria, Teresa di Mitri e Paolo Simonetti.

Perché questo evento? Una domanda fondamentale a cui ha risposto don Francesco Nigro, direttore della commissione regionale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, nel suo intervento di apertura. “Spesso abbiamo associato annuncio e catechesi con la sola esperienza catechistica dei ragazzi di iniziazione cristiana. Se la Chiesa è definita come madre feconda che genera alla fede (come si legge in Incontriamo Gesù 47), in che modo i nostri adulti, i nostri giovani e ragazzi sono accompagnati a varcare la soglia dell’esperienza formale della relazione con Dio verso un rapporto stabile e consapevole? Ci poniamo spesso la domanda su cosa fare per suscitare nuovi cristiani, quali strategie pastorali, progetti o strumenti usare, ma ci dovremmo forse chiedere che cosa sta accadendo nella relazione tra Dio e gli uomini e le donne di oggi”.

“La grande sfida – ha proseguito – è ripartire dall’annuncio della fede, da un ascolto accogliente e fruttuoso che possa permettere a ciascun battezzato di rivedersi nelle Scritture come in uno specchio per rileggere il proprio vissuto personale e comunitario. Aquila, Priscilla e gli altri credenti citati dagli Atti degli Apostoli sono laici e laiche, meglio, battezzati che hanno scoperto il fascino del Vangelo e si sono messi in gioco e hanno portato con entusiasmo e passione, fino al martirio. San Paolo parlando del suo ministero di evangelizzatore afferma: noi siamo «collaboratori di Dio» (1 Cor 3,9). Poco prima ha parlato del suo servizio e di quello di Apollo verso la comunità dei Corinti, dicendo: «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere» (1 Cor 3,6)”.

La presenza paterna di mons. Francesco Neri, arcivescovo di Otranto e presidente della commissione regionale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, ha accompagnato l’intero percorso senza far mai mancare le sue parole di esperto e la sua testimonianza di fede.

Numerosi i contributi che hanno animato il lavoro del grande gruppo. Il primo giorno ha dato avvio al convegno il prof. Alberto Fornasari, dell’Università di Bari, il quale ha fornito le coordinate dell’abitare nella società post-digitale lasciando trasparire le sfide e le opportunità che si aprono per il campo della catechesi. Le parole della prof.ssa Rosanna Virgili, biblista, invece, hanno tratteggiato il senso dell’annunciare, facendo riferimento alla realtà delle comunità e al ricchissimo patrimonio di figure del Nuovo Testamento.

Nella seconda giornata si sono susseguiti il prof. Mauro di Benedetto, direttore del Centro di Azione liturgica, e il prof. Francesco Zaccaria, della Facoltà teologica pugliese e responsabile del Progetto “Parrocchie missionarie e sinodali” dell’Istituto pastorale pugliese. È toccato poi a tre direttori pugliesi: don Vito Sardaro, dell’arcidiocesi di Trani, Barletta, Bisceglie, don Giacomo Lombardi, della diocesi di Oria e don Mario Castellano dell’arcidiocesi di Bari Bitonto, coordinati da Paolo Simonetti, raccontare i vissuti e i percorsi in atto per la formazione dei catechisti in tre zone della Puglia.

A portare il saluto dell’ufficio nazionale e a garantire la dimensione aperta al di là dei confini pugliesi ci sono stati don Alberto Zanetti, collaboratore dell’ufficio nazionale e don Francesco Vanotti, di Como, impegnato nella commissione nazionale per il catecumenato, il quale ha illustrato come oggi si tratti di vivere un passaggio da una preoccupazione di comunicare dei contenuti al suscitare esperienze di bellezza per le persone, al far gustare per la vita di oggi la buona notizia del vangelo. Come dice il Nuovo Direttorio per la Catechesi: non si tratta di insegnare qualcosa, ma di far incontrare Qualcuno. La catechesi, l’azione dell’annuncio, se stanno così le cose, non può abitare anzitutto le nostre aule scolastiche, non può essere solo cognitiva, non è un’azione didattica, ma iniziatica. Per iniziare, ci vuole un villaggio, cioè una comunità.

Iniziare, ha concluso poi don Francesco Nigro, tocca non soltanto l’intelligenza delle idee ma anche i sensi, le emozioni, i ricordi, la fantasia. Riguarda gli affetti, i desideri ed il corpo. Ha a che fare con i legami e con la “memoria delle esperienze vissute” (A. Fossion).

L’auspicio espresso durante i lavori è che dal convegno possano emergere degli orientamenti per l’iniziazione cristiana che raccolgano il meglio dell’esperienza pugliese da consegnare all’intera regione il 21 settembre a Bari durante la grande assemblea dei catechisti di Puglia con i vescovi.