Salvaguardia del Creato

Il tempo del Creato, tutte le iniziative in diocesi

13 Set 2024

di Angelo Diofano

Per il tempo del Creato, iniziato il primo settembre (conclusione il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi), la nostra diocesi ha previsto alcune significative iniziative a cura di don Antonio Panico, vicario episcopale per la società e la custodia del Creato, d’intesa con l’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Di spicco sarà il momento ecumenico di preghiera che si svolgerà giovedì 19 settembre alle ore 18.30 a Luogovivo (litoranea salentina-Marina di Pulsano) nella villa del diacono Mino Gentile, che da molti anni ospita le celebrazioni eucaristiche nel periodo estivo. Questo, nel contesto suggestivo della bellezza del tramonto sul mare della Baia del pescatore che aiuterà a lodare il Signore insieme ai rappresentanti delle altre confessioni cristiane che raccoglieranno l’invito.

In sinergia con l’ufficio Scuola è stata lanciata la decima edizione del concorso per la custodia del Creato che quest’anno si ispira al messaggio in tema del santo padre, reso noto lo scorso primo settembre. Il concorso non è riservato ai soli docenti di religione ma anche alle classi di alunni seguiti da docenti di qualsiasi altra disciplina; tutte le scuole hanno già ricevuto il bando nel quale viene proposta la traccia del concorso.

Relativamente al tema delle comunità energetiche, è in corso l’adesione alla manifestazione d’interesse proposta dal Comune di Taranto, per la quale già don Alessandro Solare (per la parrocchia della Santa Famiglia) e don Salvatore Magazzino (per quella di Santa Maria del Galeso) hanno manifestato un interesse concreto per il percorso di costituzione di una comunità energetica. I parroci della provincia si dovranno invece attivare in maniera differente, come già avvenuto nei mesi scorsi a Faggiano per iniziativa del parroco don Francesco Santoro che ha avuto una valida interlocuzione con il sindaco, per cui presto si spera di poter procedere.

Infine anche quest’anno con il gruppo di lavoro congiunto tra gli uffici nazionali di pastorale sociale ed ecumenismo della Conferenza episcopale italiana è stato preparato un sussidio corposo nel quale sono inserite riflessioni, preghiere suggerimenti per l’azione pastorale nelle nostre parrocchie, materiali utili per l’educazione alla custodia del Creato per gli insegnanti di religione e altro ancora.

Il sussidio è disponibile nel sito della Cei all’indirizzo https://unedi.chiesacattolica.it/giornata-del-creato-2024

 

Salvaguardia del Creato

Il tempo del Creato, tutte le iniziative in diocesi

13 Set 2024

di Angelo Diofano

Per il tempo del Creato, iniziato il primo settembre (conclusione il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi), la nostra diocesi ha previsto alcune significative iniziative a cura di don Antonio Panico, vicario episcopale per la società e la custodia del Creato, d’intesa con l’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Di spicco sarà il momento ecumenico di preghiera che si svolgerà giovedì 19 settembre alle ore 18.30 a Luogovivo (litoranea salentina-Marina di Pulsano) nella villa del diacono Mino Gentile, che da molti anni ospita le celebrazioni eucaristiche nel periodo estivo. Questo, nel contesto suggestivo della bellezza del tramonto sul mare della Baia del pescatore che aiuterà a lodare il Signore insieme ai rappresentanti delle altre confessioni cristiane che raccoglieranno l’invito.

In sinergia con l’ufficio Scuola è stata lanciata la decima edizione del concorso per la custodia del Creato che quest’anno si ispira al messaggio in tema del santo padre, reso noto lo scorso primo settembre. Il concorso non è riservato ai soli docenti di religione ma anche alle classi di alunni seguiti da docenti di qualsiasi altra disciplina; tutte le scuole hanno già ricevuto il bando nel quale viene proposta la traccia del concorso.

Relativamente al tema delle comunità energetiche, è in corso l’adesione alla manifestazione d’interesse proposta dal Comune di Taranto, per la quale già don Alessandro Solare (per la parrocchia della Santa Famiglia) e don Salvatore Magazzino (per quella di Santa Maria del Galeso) hanno manifestato un interesse concreto per il percorso di costituzione di una comunità energetica. I parroci della provincia si dovranno invece attivare in maniera differente, come già avvenuto nei mesi scorsi a Faggiano per iniziativa del parroco don Francesco Santoro che ha avuto una valida interlocuzione con il sindaco, per cui presto si spera di poter procedere.

Infine anche quest’anno con il gruppo di lavoro congiunto tra gli uffici nazionali di pastorale sociale ed ecumenismo della Conferenza episcopale italiana è stato preparato un sussidio corposo nel quale sono inserite riflessioni, preghiere suggerimenti per l’azione pastorale nelle nostre parrocchie, materiali utili per l’educazione alla custodia del Creato per gli insegnanti di religione e altro ancora.

Il sussidio è disponibile nel sito della Cei all’indirizzo https://unedi.chiesacattolica.it/giornata-del-creato-2024

 

Mostra del cinema di Venezia

Nicola Conversa, dalla San Pio X alla Mostra del cinema di Venezia

foto ND
13 Set 2024

di Mimmo Laghezza

Nicola è sempre lo stesso: quello che si affacciava da ragazzino nel teatro della San Pio X in cerca dei genitori, Riccardo e Nicoletta (che da anni collaborano con i parroci che lì si sono succeduti), rimanendo incantato davanti alle prove della compagnia di turno.
Quello che, insieme agli amici di sempre, riproduceva le gag – più o meno involontarie – tra i banchi di scuola.
Quello che si emozionava sino alle lacrime soltanto attraversando il foyer del cinema dove proiettavano un qualsiasi film, purché fosse film!
Quello che in quella sala del cinema Savoia, ai titoli di coda, chiudeva gli occhi e si diceva: “Un giorno, su questo schermo, scriveranno il mio nome”.
Quel nome, diversi anni dopo, in quella stessa sala del ‘Savoia’ – intanto divenuto multisala – era il sogno che vestiva gli abiti della realtà: regia di Nicola Conversa.

Chiunque lo conoscesse da ragazzino-sognatore, non ha potuto non farsi trasportare dall’emozione. Insieme a lui, che evitava gli sguardi per conservare quel briciolo di lucidità per le due parole da dire ai tantissimi che quel momento non volevano perderselo: ore 20, proiezione di “Un oggi alla volta”.
Ora la sua agenda è – meritatamente – piena di impegni professionali ma Taranto è Taranto e la famiglia è la famiglia.
Stavolta il cornetto e cappuccino consumato insieme al bar sotto casa, per forza di cose, è stato concordato: “Ci facciamo le nostre due chiacchiere, ma stavolta le registriamo e ne facciamo un’intervista”, gli dico per telefono.

Nicola, partiamo dalle tue radici: la famiglia e Taranto.

Parlaci innanzitutto del tuo rapporto con papà Riccardo e mamma Nicoletta, due persone molto discrete che però, nei momenti importanti, hanno fatto sentire tutta la loro protezione, persino sui social…

Fondamentalmente mamma e papà mi hanno dato la tranquillità e la libertà di cui avevo bisogno. Originariamente non erano proprio felici che il figlio facesse questa vita da artista; lo volevano un po’ più inquadrato.
Non sono ancora genitore e, mettendomi nei loro panni, anch’io per mio figlio vorrei una strada meno all’avventura. Quindi all’inizio non è che l’abbiano presa benissimo, però mi hanno regalato fiducia e libertà di scegliere: credo che sia una delle più grandi lezioni di vita che porto con me.
Ora vederli emozionati, vale tutto il viaggio: non ho ancora fatto niente di quello che spero di riuscire a fare, però i miei genitori c’entrano tanto in quell’uomo che sono diventato. Mia mamma, poi, che mi manda un vocale sui social – nel giorno della prima assoluta del mio primo film – mi ha voluto ricordare la ‘strada’: io che da piccolo facevo quelle cose strane – tipo ritagliare i giornali, prendere i personaggi e muoverli – praticamente facevo delle storyboard con annessa sceneggiatura: questo è il frutto della libertà di giocare da piccolo anche in modi non convenzionali: facevo già il regista senza accorgermene e loro, strepitosi, che quell’immaginazione non l’hanno mai imbrigliata.

In parrocchia, facevano teatro amatoriale…

Sì, alla San Pio X c’è un teatro parrocchiale dove provavano diverse compagnie e comunque anche i miei si dilettavano; io, fin da piccolo, sono stato dietro a vedere persone che recitavano; credo che dentro me, anche stando lì, aumentava la passione, come se fosse tutto un grande gioco; in realtà, vivo la professione nella stessa modalità e ora sto ‘giocando’ a fare il regista.

Taranto: qual è il rapporto con la tua città?

Taranto è piena di persone strane, nel senso positivo del termine; credo proprio che la mia comicità sia derivata dal fatto che in città c’è una comicità innata.
Questa città è talmente bella che ti toglie il respiro! Vivendoci, ho trovato sempre tanta gentilezza: anche chi non ha soldi, ti offro un caffè ed è in grado di strapparti una risata. Taranto, ai miei occhi, è sempre allegra e quell’allegria te la mette dentro quando ci cresci.
Il mio lavoro è pregno di quell’allegria: alla fine della proiezione del film, l’attore Francesco Centorame lo commentò puntando proprio su questo: «Hai quel modo di raccontare comico che però poi diventa il suo opposto, poi di nuovo comico, poi serissimo».
Effettivamente, se ci pensi, questo è dovuto alla città: Taranto è profondamente allegra, ma profondamente disastrata; Taranto è un ossimoro!
Il mio è un rapporto di amore e odio, perché fa scappare la sua parte bella, ma ti ammalia e poi ti richiama a sé: chi sta fuori ne parla come la più strepitosa città del mondo e io stesso, quando mi toccano Taranto, mi trasformo in Hulk.

Non hai ancora ‘girato’ a Taranto…

Questo è il dispiacere grosso che ho, ma perché è complicato in questo momento: sono ancora molto ‘piccolo’ perché possa costringere una produzione a venire a Taranto, che è un set naturale. Girare qui sarebbe un sogno: Taranto ha dei colori, dei tramonti, che non trovi da nessun’altra parte. Michele Riondino ha girato qui un film meraviglioso e la mia speranza, un giorno, è di riuscirci anch’io.
In realtà, ce l’ho un film che vorrei girare nella nostra città: siamo in trattative per farlo, ma l’unica condizione che ho posto è di farlo qua: per me sarebbe un cerchio che si chiude, visto che i miei genitori ora vanno via da Taranto e ritornano a Trinitapoli, loro città natale.

Quando ritorni qual è il tuo luogo del cuore?

Ce ne sono due: innanzitutto la mia cameretta – che è rimasta proprio cristallizzata come la vivevo –, con le foto di una vita e i ritagli di giornale dove mi nominavano le prime volte.

Poi il Quinto Ennio, la mia scuola: mi soffermo sempre con la macchina, cerco un parcheggio. Lì, dopo un’esperienza non felice, al quinto superiore venne un professore di italiano, il professor Valerio Pindozzi, che mi spronava a scrivere: ho riflettuto più volte su quanto siano decisive certe frasi, che rimangono appiccicate addosso.

Oltre ovviamente ai tuoi genitori, cos’è che ti manca di più di Taranto quando sei fuori?

Il mare!
Come facciamo a spiegare il mare a uno che non è nato a mare?
Per noi è vitale ritornarci e ti confesso che, a luglio, a me viene veramente la saudade: divento intrattabile, non capisco cosa mi capiti, ma so solo che il mio corpo ha semplicemente bisogno di tuffarsi in mare.

Cosa ti porti dietro di Taranto quando sei fuori per lavoro?

Il dialetto! Non parlo molto il dialetto sui set, ma quando accade ridono molto. Quindi, nei momenti difficili durante le riprese, lo parlo per allentare le tensioni. Anche quando mi arrabbio, parlo solo in tarantino, perché dire una frase in tarantino ‘arrabbiato’ non ti fa rabbia, ti fa allegria.

Oltre al tuo talento naturale, cos’ha alimentato la tua passione per il cinema?

La solitudine, nel senso ho sempre avuto tanti amici dopo i diciassette anni; prima ne avevo due: è stato un periodo in cui ero realmente solo e il cinema m’ha salvato la vita perché mi sono rifugiato nei film.

Quanto è più bello, anche se più difficile, raggiungere il successo partendo dalla provincia?

È estremamente bello; dovrei dirti ‘da uno a dieci, dieci’, ma si fa talmente tanta fatica per raggiungere il proprio obiettivo, che non te lo godi.

A posteriore ti chiedi perché non me lo sia goduto e ti riprometti di farlo la volta successiva. E la volta dopo, accade lo stesso…

Mi sono già emozionato, quando sono entrato in sala, vedendo il tuo nome sulla schermata fissa con la locandina del film…

Eri vicino a me quando ho raccontato che, in quella sala, andavo a vedere con mia madre e mio padre i film… Non in quel cinema, stop. Proprio in quella sala, stando alla planimetria che mi hanno mostrato i proprietari della multisala. Quando me l’hanno detto, ho pensato: «Ok! Nella mia vita succedono sempre cose che si allineano». Me li ricordo tutti quei film.
Mi venivano le lacrime, ti confesso, quando ho visto il logo dell’Universal Pictures all’inizio di ‘Un oggi alla volta’ e ho realizzato che anch’io avevo fatto un ‘vero’ film!

‘Un oggi alla volta’: un successo straordinario che ci inorgoglisce tantissimo. Qual è il messaggio che volevi passasse, quando hai cominciato a scrivere?

L’abbiamo scritto a quattro mani io e Giulia Uda, una sceneggiatrice bravissima; originariamente il messaggio era di godersi il presente, smettendo di pensare al domani. Iniziando a scriverlo con Giulia, ci siamo accorti che in realtà i personaggi che avevamo erano talmente tridimensionali che bisognava parlare di tempo in generale. Il tempo che passa è un tema che si è esplorato molto poco in Italia ed è un tema che mi piace perché, secondo me, siamo tutti ossessionati dal tempo.
Quel monologo del film reincarna tutti i ragazzi che si sentono in ritardo.

Ginevra e Tommy sono di una bravura indescrivibile: che tipo di esperienza è stata dirigere due giovani attori così bravi?

One More Pictures m’ha dato la libertà di casting; Tommy Cassissa è un regalo che mi è stato fatto anni fa dal mio agente, che è anche il suo. ‘Un oggi alla volta’ è la terza collaborazione con lui; Ginevra invece è, secondo me, il talento più cristallino della sua generazione. Quando l’ho vista recitare, me ne sono professionalmente innamorato e ho chiesto alla produzione di averla nel film. Gli ostacoli sono stati superati da lei che si è innamorata della sceneggiatura ed è venuta a fare il provino.
Squadra che vince non si cambia? Nel cinema ci sono dinamiche che fuori è difficile comprendere, ma sarei strafelice di unire, in futuro, i nostri nomi, ancora una volta.

Sport

Voglia di giocare e spirito di fratellanza: così è risorta l’Italia

L'esultanza di Federico Dimarco dopo il goal alla Francia - foto azzurri Instagram
13 Set 2024

di Paolo Arrivo

Una grande impresa, e inaspettata. Un miracolo all’italiana, possiamo considerare il successo dell’Italia sui vicecampioni d’Europa della Francia. È stato bello gioire oltremodo per le tre reti segnate. E condividere la felicità dei calciatori scesi in campo. Immagini che ci hanno riappropriato del piacere di giocare e di veder giocare a calcio. Al netto della posta in palio (non il Mondiale ma la Uefa Nations League), è stata una bella soddisfazione battere i galletti per 3-1, in casa loro, dopo aver subito l’ennesimo choc attraverso il goal lampo.

Quelle immagini ci hanno raccontato l’orgoglio italiano e la voglia di riscatto. La capacità di farcela, anche, dopo la figuraccia fatta questa estate. Il rischio, contro Israele, nella seconda sfida, era quello di abbassare la guardia. Persino di fare un’altra figuraccia. Perché di tutto sono capaci gli italiani: di imprese mirabolanti e di incredibili scivolate. Ce l’hanno nel dna. Il rischio, di perdere contro Israele è stato scongiurato, grazie a una prova di sostanza.

La vittoria del gruppo

Il secondo incontro della Nations League non ha visto brillare la nazionale italiana: non era la stessa squadra capace di replicare la prestazione offerta contro la Francia; ma gli uomini di mister Spalletti hanno vinto con pieno merito, al cospetto di un avversario organizzato, ben messo in campo, e ben allenato. Così si è rivista la forza del collettivo ritrovato. Quella che Samuele Ricci aveva già sottolineato all’indomani della vittoria sulla Francia. Il centrocampista del Torino è stato una delle sorprese positive del clan – aveva già esordito in nazionale maggiore, due anni fa. Sulla stessa lunghezza d’onda, lodando l’unità del gruppo, Luciano Spalletti ha detto: siamo fratelli d’Italia.

Il cammino dell’Italia nella Nations League

Gli azzurri sono attesi da altre tre sfide verso la fine dell’anno. La prossima non sarà di certo una passeggiata: l’avversario è il Belgio di Lukaku. Il quale non è stato convocato per le partite della sua nazionale contro Israele e Francia. All’incontro del 10 ottobre seguirà la gara di ritorno, il 14 novembre, per la quinta giornata. Tre giorni dopo si ritroverà la Francia. L’Italia conduce il girone a punteggio pieno – stessi punti per Portogallo, Danimarca, Svezia, Slovacchia e Romania negli altri raggruppamenti. Tra le partite più interessanti va sottolineato il pareggio tra Olanda e Germania. E la bella prova dell’Inghilterra che, trascinata dal capitano Kane (doppietta alla sua centesima gara in nazionale), ha battuto la Finlandia.

Il trend da invertire

Al netto del doppio successo, che conta più del resto, i numeri evidenziano un dato sul quale riflettere: da sei partite consecutive l’Italia prende goal. Un paradosso per la presenza di uno dei portieri più forti del mondo. Ovvero Gigio Donnarumma. Ecco spiegata la stizza di Spalletti per quella disattenzione finale (sulla rete di Israele c’è la responsabilità di Marco Brescianini). È un campanello d’allarme, subire goal a ogni incontro, da un avversario forte o modesto; ma non necessariamente: sono passati i tempi in cui la partita perfetta finiva a porte inviolate, e nel calcio moderno conta solo la vittoria.

Confraternite

Festa Addolorata: i nomi dei premiati per i 50 anni nella confraternita e degli assegnatari delle borse di studio

13 Set 2024

di Angelo Diofano

Ieri sera, giovedì 12 nella chiesa di San Domenico, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal vicario generale mons. Alessandro Greco, nell’ambito dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine Addolorata, si è svolta la consegna delle medaglie d’oro per i cinquant’anni di appartenenza al sodalizio e delle borse di studio ai confratelli e consorelle o ai loro figli meritevoli per l’anno scolastico 2023-2024.

Questi i nomi dei confratelli premiati per i cinquant’anni di appartenenza: Vincenzo Antonio Pignatelli, Roberto Cosimo Polito, Domenico Perrelli, Emilio Perrelli, Eduardo Gallina, Gaetano Galante, Antonio Galante, Angelo Raffaele De Vincentis, Giovanni Solito, Luciano De Florio, Alfredo Fuggetti, Leonardo Martinelli, Vincenzo Galante, Francesco Di Natale Giuseppe Cianciaruso. Queste, invece, le consorelle: Elena Battista e Anna Pia Morga.

Questi gli studenti meritevoli premiati con le borse di studio: Roberta Odone, Giuseppe Giannotti, Vincenzo Cardellicchio, Piero Solito, Giulia Solito.

Inoltre oggi, venerdì 13, dopo la santa messa delle ore 18.30, si terrà una tavola rotonda sul tema “Empatia, il ruolo della donna nel sociale sull’esempio di Maria” a cura del capitano dei carabinieri Francesca Romana Fiorentini, con consegna del premio di bontà ‘Cuore di donna’, giunto alla 30.ma edizione.

Domenica 15 la giornata sarà annunciata dal giro della banda ‘Lemma’ per le vie della Città vecchia e del Borgo mentre alle ore 11, durante la santa messa, si svolgerà l’aggregazione dei nuovi confratelli e delle nuove consorelle.

Infine, è stata rinviata a domenica 22 la processione per le vie della città vecchia a causa della concomitante cerimonia in Concattedrale (domenica 15 alle ore 18) dell’imposizione del pallio all’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

Diocesi

Domenica 15 cerimonia in Concattedrale per l’imposizione del Pallio all’arcivescovo Miniero

ph ND
13 Set 2024

di Angelo Diofano

Si terrà domenica 15 alle ore 18 in Concattedrale la solenne celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, per l’imposizione del Pallio per mano del Nunzio Apostolico mons. Petar Rajič, arcivescovo titolare di Sarsenterum e Nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino.

Saranno presenti: mons. Vincenzo Pisanello, vescovo di Oria, mons. Sabino Iannuzzi, vescovo di Castellaneta, mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo emerito di Potenza e mons. Davide Carbonaro, arcivescovo di Potenza.

All’inizio mons. Ciro Miniero porgerà un indirizzo di saluto, presentando la realtà ecclesiale della Metropolia di Taranto, al Nunzio Apostolico il quale, brevemente, spiegherà il senso del rito. Successivamente il nostro arcivescovo si porterà dinanzi al Nunzio e, dopo la professione di fede, gli si inginocchierà dinanzi per l’imposizione del pallio con la seguente formula: “A gloria di Dio onnipotente e a lode della beata sempre Vergine Maria e dei beati Apostoli Pietro e Paolo, nel nome del Romano Pontefice, il papa Francesco e della Santa Romana Chiesa, a onore della sede tarantina a te affidata, in segno della potestà di metropolita, ti consegniamo il Pallio preso dalla Confessione del beato Pietro, perché ne usi entro i confini della tua provincia ecclesiastica. Questo pallio sia per te simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica; sia vincolo di carità e stimolo di fortezza, affinché nel giorno della venuta e della rivelazione del grande Dio e del principe dei pastori Gesù Cristo, possa ottenere, con il gregge a te affidato, la veste dell’immortalità e della gloria. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Quindi l’arcivescovo mons. Ciro Miniero salirà alla Cattedra per presiedere la celebrazione eucaristica, la cui omelia sarà tenuta dal Nunzio apostolico.

Significato del Pallio

Nella sua forma odierna, il Pallio degli arcivescovi metropoliti è un paramento liturgico costituito da una stretta striscia di stoffa di lana bianca incurvata al centro. Simbolo del Buon Pastore e dell’Agnello crocifisso per la salvezza degli uomini, esso indica un legame speciale con il Papa ed esprime, inoltre, la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, l’arcivescovo metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione.

Il Pallio arcivescovile è decorato con sei croci nere di seta, una su ogni coda e quattro sull’incurvatura, ed è provvisto di tre acicule, o più comunemente denominate spille, che ricordano i chiodi della crocifissione, segno evidente della prontezza con cui è il pastore disposto a donare la vita per il proprio gregge, così come Cristo ha offerto se stesso sul legno della croce.

Il paramento liturgico, perciò, rappresenta l’agnello portato sulle spalle come simbolo dell’ufficio del Vescovo che lo indossa, chiamato, a sua volta, a essere buon pastore per la sua porzione di Chiesa a lui affidata. Il Santo Padre concede il Pallio agli arcivescovi metropoliti, ai Primati e al Patriarca latino di Gerusalemme, evidenziando il segno esplicito e fraterno della condivisione di questa giurisdizione con gli arcivescovi metropoliti e mediante questi con i vescovi loro suffraganei. Esso quindi è segno visibile della collegialità e della sussidiarietà nell’esercizio del governo della Chiesa.

Già in uso nel vestiario degli ufficiali statali romani nell’antichità, a partire dai primi secoli, i Papi utilizzavano una vera pelle di agnello poggiata sulla spalla. Successivamente entrò in uso un nastro di lana biancaintessuto con pura lana di agnelli allevati per tale scopo. Nel IV secolo, il Pallio divenne poi un’insegna liturgica propria e tipica del Papa. Nelle rappresentazioni più antiche il Pallio liturgico appariva in forma di sciarpa aperta e disposta sopra le spalle. Il modo di utilizzare il Pallio è cambiato nei secoli: nei primi secoli, un lembo del pallio segnato da una croce pendeva anteriormente sul lato sinistro della figura, mentre l’altro lembo saliva sulla spalla sinistra, girava attorno al collo e, passando sulla spalla destra, scendeva basso dinanzi al petto, per tornare infine sulla spalla sinistra e ricadere dietro la schiena. Questa maniera di portare il Pallio si mantenne fino all’Alto Medioevo, quando, mediante gli spilloni, si cominciò a far in modo che i due capi pendessero esattamente nel mezzo del petto e del dorso. Sostituendo gli spilloni con una cucitura fissa, si arrivò alla forma circolare chiusa, che s’incontra comunemente dopo il IX secolo, come si vede nelle rappresentazioni in varie basiliche romane: Santa Maria Antiqua, Santa Maria in Trastevere, San Clemente. I due capi del Pallio però mantennero sempre una considerevole lunghezza, finché, dopo il XV secolo, furono progressivamente accorciati. L’ornamentazione del Pallio venne in seguito sempre più arricchita.

rIl Pallio viene tessuto e confezionato dalle monache del Monastero benedettino di Santa Cecilia in Trastevere a Roma. I Palli così preparati vengono conservati nella Basilica di San Pietro, a Roma, in una teca posta ai piedi dell’Altare della Confessione, vicinissima al luogo della sepoltura dell’apostolo Pietro.

La cerimonia di consegna del Pallio si svolge il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo e la consegna ufficiale è collegata al giuramento di fedeltà al Papa e ai suoi successori da parte dei metropoliti. 

Città

Palazzo Frisini diventerà residenza universitaria. Un progetto ambizioso

12 Set 2024

di Silvano Trevisani

Il progetto definitivo della riqualificazione di Palazzo Frisini, come nuova residenza universitaria della città di Taranto, è stato presentato nella sala conferenze dell’Università, in via Duomo. Esso prevede la realizzazione di novantadue posti alloggio per studenti e studentesse che sceglieranno di studiare a Taranto, oltre a servizi come biblioteca, sala conferenze, spazi di coworking, palestra, sala teatro, sala musica, e caffetteria che saranno a disposizione non solo della comunità studentesca ma di tutta la città.

La presentazione

La presentazione del progetto (di cui proponiamo alcune immagini delle ricostruzioni progettuali) si è svolta nell’ambito della mostra “#Studenthousing. Idee e progetti prendono forma”, in corso negli spazi del chiostro della Rossarol fino al 22. L’iniziativa è di Regione, Adisu Puglia e Asset Puglia, in collaborazione con Comune e Provincia. Mostra e progettazioni sono dedicati a tre importanti immobili pubblici abbandonati di Lecce, Brindisi e Taranto. Per la nostra città l’immobile è quello di Palazzo Frisini il cui progetto, come gli altri due, è risultato vincitori dei finanziamenti del V bando della L. 338/2000. Per Lecce l’ex convento dei Carmelitani e per Brindisi l’ex Cassa Mutua Artigiani di Brindisi: sono destinati a diventare, in termini di rigenerazione urbana e crescita culturale, un modello innovativo di residenza universitaria. I tre progetti, sono stati posti a base delle gare di appalto per l’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori, attualmente in corso.

L’incontro per la presentazione del progetto definitivo di Palazzo Frisini, organizzato in collaborazione con gli ordini professionali degli architetti, ingegneri e geometri, (con riconoscimento di 3 cfp per architetti) ha visto confrontarsi i progettisti con docenti, funzionari pubblici, ordini professionali, dirigenti e rappresentanti politici. Per Emiliano era presente Mattia Giorno, per Melucci l’assessore Ruggiero.

Il progettista

L’architetto Giovanni Multari, progettista della ristrutturazione del Frisini, ha così commentato: “Gli economisti raccontano che gli studentati aumentano il pil del quartiere in cui sorgono. Ci auguriamo che ciò avvenga anche con palazzo Frisini e che diventi motore di azioni importanti, culturali e sociali per un intero quartiere. Minime le innovazioni apportate al palazzo, molto piacevole per la sua facciata e che si presenta come un vero e proprio monumento. È bastato seguire e osservare lo spazio originale esistente per arrivare poi ad una messa a sistema. Lo studentato oggi è una funzione molto innovativa. I sistemi di recupero ha spiegato il progettista sono passati attraverso un intervento strutturale importante per dare migliore ampiezze alle camere. Abbiamo provato a riconnettere tutte le parti dell’edificio rendendolo completamente accessibile e visitabile”.

Costi e tempi

Il costo dell’intera operazione sarà di 9 milioni di euro lordi chiavi in mano, ma i tempi non saranno certo immediati. L’apertura del cantiere, infatti è prevista per la metà del 2025 (l’impresa che si aggiudicherà l’appalto integrato dovrà redigere il progetto esecutivo), mentre per la consegna dell’opera sono previsti due anni di tempo. Ma ritardi e imprevisti sono sempre all’orizzonte, come insegna l’esperienza in fatto di appalti pubblici.

Secondo gli amministratori, l’iniziativa ruota intorno ad una ampia strategia regionale. Taranto punta a diventare un polo di eccellenza nell’ambito dell’istruzione e della ricerca. In questo contesto, puntare sul prestigioso “Palazzo Frisini” rappresenta una scelta strategica per coniugare innovazione e tradizione, offrendo a tutti coloro che hanno scelto Taranto come sede di studi un ambiente stimolante e ricco di storia.

Festival

La Ghironda fa ritorno a Martina Franca con i suoni, le arti e le culture popolari

12 Set 2024

Dopo molti anni di assenza, il Ghironda Summer Festival ritrova Martina Franca, dov’era nato a metà degli anni Novanta. E durante questo weekend sarà un ritorno in grande stile per la rassegna di arte e cultura popolare dei cinque continenti presieduta da Giovanni Marangi, manifestazione che alla ventisettesima edizione continua ad accende i borghi di Puglia con la fantasia e l’emozione, mettendo in connessione pubblico e performer, suoni e colori, linguaggi e culture differenti, all’insegna del dialogo tra i popoli.
La tappa nel cuore della valle d’Itria, fortemente voluta dal Comune di Martina Franca con il sostegno della BCC di Locorotondo, si svolgerà sabato 14 e domenica 15 settembre e la programmazione si articolerà lungo dieci postazioni dislocate nel centro storico della città, dove saranno ospiti artisti di dieci diversi Paesi, tra i quali risaltano alcuni esponenti di punta della «world music». Nella line-up spicca, infatti, la coppia di musicisti ivoriani formata da Aly Keita e Dobet Gnahoré, vale a dire uno tra i migliori suonatori al mondo di balafon e la cantautrice, musicista e ballerina (vincitrice di un Grammy) che ha portato i moderni suoni dell’afro-pop verso nuove direzioni e che di recente ha pubblicato l’album «Zouzou» dedicato alle nuove generazioni africane.
Dobet Gnahore
Nella scena afrobeat si muove anche la multinazionale Afrodream nata a Torino dall’incontro tra il percussionista senegalese Abou Samb, il bassista della Martinica, Gaulein Stef, il pianista e flautista argentino Ariel Verosto, il chitarrista Luca Vergano, il batterista Sam Baye e il sassofonista Simone Arlorio.
Arriveranno anche dal Brasile, il Paese del Grupo Barlavento, proveniente dallo Stato di Bahia e con Davizinho de Mutá e Hamilton Reis do Barravento portavoce del «samba de roda», genere riconosciuto dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità nel quale il samba si combina alla cultura portoghese e alle tradizioni degli schiavi africani.
Altra ospite di prestigio, la cantante e attrice palestinese di fama internazionale, Amal Murkus, di scena con il pianista jazz Alessandro Sgobbio in un mix di tradizioni musicali, dalle radici arabe tradizionali ai moderni stili occidentali, sia colti che popolari.
Nel novero delle proposte di «world music» figurano anche i Barcelona Flamenco Company, il gruppo italo-senegalese Awa Fall & The Frequencies, gli Aloha Dreamers con le loro sonorità hawaiane e il Trio Folksongs. E se il Dixie Heritage esplorerà il jazz tradizionale, il Gianni Conte Duo e la Popular Band apriranno due diverse finestre sulla canzone napoletana.
Nel variopinto weekend della cittadina barocca sarà presente anche l’Officina del Malcontento, che accompagnerà il pubblico in un viaggio musicale attraverso il teatro-canzone. Di scena anche la cantante bulgara Lidiya Koycheva con la Balkan Orkestra da lei fondata e il quartetto Pablo y Luna, formazione che trasporterà gli astanti nella Francia di metà Novecento, nel mondo notturno dei bistrot e dei caffè parigini, facendo dialogare il valzer musette con il tango argentino.
Lasceranno senza fiato gli spettatori col naso all’insù gli Afro Jambo Geegs, collettivo di artisti kenioti specializzato in acrobazie e arti circensi, materia della quale è esperto anche il performer napoletano Giulio Linguiti, che per oltre quindici anni ha praticato la ginnastica artistica prima di diventare attore e artista di strada, e in parte sono anche una specialità dei trampolieri del collettivo Nuvole Bianche e del giocoliere e performer Ali Ghost.
Giulio Linguiti
E nel coloratissimo fine settimana martinese non potevano mancare le marionette a fili, tutte costruite con materiali di recupero e legno, con le quali Alex Piras indaga il tema del paradosso e della trasformazione attraverso scenari fantastici e drammaturgie oniriche.
Il teatro comico parlerà con Bartolomeo e Cioppina, all’anagrafe Carmine Basile e Deianira Dragone, ambasciatori del circo contemporaneo, ed anche con Giorgio Monteleone ed Elena Farulli, in arte Teatro Trabagai, realtà che fonde l’aspetto musicale con il teatro fisico, diretto e frontale, in continuo dialogo con gli spettatori.
Attesi inoltre Silvio Gioia e Massimiliano Massari, rispettivamente un mago delle ombre cinesi e un maestro dei burattini a guanto.
Gli spettacoli avranno inizio alle ore 19 e il classico carosello con le esibizioni a rotazione di artisti e performer si articolerà lungo un percorso di dieci postazioni collocate in corso Italia, in piazza XX Settembre, in piazza Roma, in largo Ferrucci, in largo San Giovanni, in piazza Plebiscito, in piazza Immacolata, in largo San Pietro, nel chiostro di San Domenico e in piazzetta Stabile: luoghi che si faranno palcoscenico e vetrina per i molteplici linguaggi dell’arte di strada.
L’ingresso è libero. Info 080.4301150 www.laghironda.it.

Tracce

Cronaca di grandi divergenze

(Photo ANSA/SIR from https://www.agensir.it/)
12 Set 2024

di Emanuele Carrieri

Il match organizzato da ABC News a Philadelphia è iniziato con un gesto educato e di belle maniere di Kamala Harris che sorridente e determinata si è diretta verso un incerto e sorpreso Donald Trump per stringergli la mano. Per i successivi cento minuti, i due si sono scambiati ogni tipo di accuse e di insulti. Incapace è stato l’epiteto con cui più spesso Trump ha giudicato Harris. “Sei un disonore per l’America”, gli ha risposto più volte la dem. Pressati dai moderatori, hanno trattato di tutto: inflazione, tasse, aborto, Covid-19, giustizia, democrazia, Nato, Ucraina, Gaza, ruolo degli Stati Uniti nel mondo, immigrazione, assalto al Congresso. Il via allo scontro è stato dato da Harris, che, rispondendo alla prima domanda, ha rivendicato di essere nata in una famiglia della classe media e di voler creare una economia delle opportunità differente da quella di Trump. “Vuole alzare le tasse sulle importazioni, il suo programma economico si rivelerà un disastro”, ha dichiarato Harris. A quel punto, Trump, nel primo dei tanti attacchi di rabbia della sua serata, ha esclamato: “È marxista. Suo padre era un professore di economia marxista. Le ha insegnato molto bene la lezione”. E il tema delle origini familiari ha marcato il confronto, con Harris che ha delineato Trump come un privilegiato che ha ereditato milioni di dollari dai suoi, e Trump che ha tratteggiato Harris come una liberal non in sintonia con il cuore della nazione. Durante la serata, Trump ha mantenuto lo sguardo fisso davanti a sé e Harris si è invece spesso rivolta a lui, sbottando in risate di derisione quando il rivale la sparava grossa. Il momento più teso dell’incontro è arrivato sulla questione dell’interruzione di gravidanza. “Né il governo federale o Trump dovrebbero dire a una donna cosa fare con il suo corpo”, ha precisato Harris. Incalzato dai giornalisti di ABC, Trump è apparso in difficoltà. Non ha escluso la firma di un bando federale all’aborto, se diventasse presidente. Poi si è lanciato in una serie di affermazioni infondate, tipo che la gran parte degli aborti si concentra nel nono mese di gravidanza, o che ci sono aborti che si verificano “dopo la nascita”, aggiungendo che i dem, con le loro politiche, vogliono “giustiziare i bambini”. A quel punto, Linsey Davis, la moderatrice di ABC, gli ha spiegato che “in nessuno Stato americano è consentito l’infanticidio”. Non è stato il solo momento in cui Trump ha ripetuto le solite fake news in voga fra settori del suo elettorato. Parlando di immigrazione, Trump ha dichiarato che, in Ohio, gli immigrati “mangiano i cani e i gatti”. La notizia è stata definita falsa dalle autorità cittadine, ma continua a girare fra molti fan di Trump. Più volte, in tema di immigrazione, il tycoon ha raffigurato una situazione tragica: “gli immigrati stanno prendendosi le nostre città con la violenza”. E ha ripetuto le accuse sulle elezioni adulterate nel 2020, rifiutando di assumersi qualsiasi responsabilità per l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio e liquidando le accuse contro di lui come un complotto dei democratici e pure del Dipartimento alla Giustizia. Senz’altro Trump è apparso stanco, frustrato, arrabbiato, negativo, incoerente e ripetitivo: mai visto un contrasto più netto fra due candidati così diversi. Invece, Harris ha mostrato per cento minuti una postura e un’oratoria presidenziali, sfatando il mito della liberal di sinistra. E poi convinta, combattiva, orientata al futuro e decisa a voltare pagina. Trump ha continuato a comportarsi come in uno dei suoi comizi: retorica infiammatoria e le solite vecchie tiritere. Ma Harris ha smascherato tutte le bugie di Trump, senza concedere spazio a questioni grandi e piccole che il rivale ha sollevato cercando di assestare colpi. “Non stai correndo contro Biden, stai correndo contro di me”, ha replicato più volte la dem, smussando le linee di attacco di Trump e facendolo apparire come un candidato disorientato nel tempo e nello spazio. Harris è stata spesso aggressiva con Trump, ma in modo ragionato e senza livore. Ha detto che ottanta milioni di americani lo hanno liquidato alle scorse elezioni, che i leader mondiali lo reputano una disgrazia e che decine di alti funzionari della sua ex amministrazione, fra cui i vertici delle forze armate, lo definiscono una vergogna. Il tycoon è apparso molto evasivo, fumoso, vago. “Ho concetti di un piano”, ha risposto alla domanda su come pensa di riformare l’Obamacare. “E metterei fine alla guerra in Ucraina in un attimo, appena ultimate le elezioni e prima di entrare alla Casa Bianca”. Trump non aveva la necessità di cambiare il suo personaggio, anche perché non può e non sa fare altro. Doveva affrontare il dibattito in modo da mettere nell’angolo Harris con negatività, bugie, falsità, luoghi comuni. Ciò non è accaduto. Improbabile abbia perso il consenso dello zoccolo duro della base repubblicana che lo appoggia a prescindere ma è da escludere abbia fatto qualcosa per impedire alle statunitensi e agli statunitensi di ritornare a votare per i democratici. Certo è che la sua idoneità per un reingresso alla Casa Bianca, a questo punto, è stata messa in discussione. Può accadere di tutto, ma il dibattito in tv è stato un duro colpo per Trump. Mentre l’incontro volgeva al termine, è stato diffuso il post contenente l’endorsement di Taylor Swift, la cantautrice con duecentottanta milioni di follower. Il post ha raccolto in poche ore dieci milioni di like, un effetto che vale più di mille bugie, falsità e teorie della cospirazione.

Salvaguardia del Creato

Giovedì 19, a Villa Gentile, incontro di preghiera per la custodia del Creato

12 Set 2024

“Spera e agisci con il creato” è il tema che caratterizza il tempo del creato (1 settembre-4 ottobre). Con queste parole papa Francesco invita tutti gli uomini e le donne di buona volontà a camminare insieme per “ripensare la questione del potere umano, il suo significato e i suoi limiti”. Il desiderio e l’impegno di cercare stili di vita sempre più sostenibili affinché l’uomo possa continuare a custodire quanto Dio ha donato.

L’ufficio diocesano per per i problemi sociali e lavoro, Giustizia e pace, Custodia del Creato (diretto da don Antonio Panico) insieme a quello per il Dialogo ecumenico ed interreligioso (diretto da don Francesco Tenna) invitano la comunità diocesana ad un momento di preghiera e fraternità il prossimo 19 settembre alle ore 18.30 a Villa Gentile (marina di Pulsano, località Luogovivo – Baia del pescatore).

Gaza sotto assedio

Iacomini (Unicef Italia): “Nella Striscia di Gaza, nove bambini su 10 sono colpiti da almeno una malattia”

foto Unicef
12 Set 2024

“A Gaza ci sono delle crude verità”: con queste parole Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia, illustra la situazione che vivono molti bambini e bambine della Striscia di Gaza a causa della guerra. “Nove bambini su 10 sono colpiti da almeno una malattia – prosegue –. Nove bambini su 10 non sono in grado di mangiare più di due gruppi di alimenti, aggravando i casi di malnutrizione”.
In tutto questo le condizioni peggiorano ulteriormente perché si registra una diminuzione del 59% di aiuti umanitari. Una situazione destinata a peggiorare ora dopo ora con un conflitto che non sembra conoscere la parola pace. “Ci sono però alcune note positive”, commenta Iacomini. Nei primi mesi del 2024, grazie a Unicef, è stata fornita acqua potabile a quasi un milione di bambini. Per il portavoce dell’Unicef Italia è importante “continuare ad assicurare questo genere di aiuto salva vita per tutte le bambini e i bambini di Gaza”.