Eventi in diocesi

La figura di Maria nel cinema contemporaneo

Ne parlerà, venerdì 20, la teologa suor Linda Pocher a Martina Franca

17 Set 2024

di Donatella Gianfrate

Nell’ambito del ciclo di catechesi mariane avviato dalla parrocchia Regina Mundi di Martina Franca per il 2024, venerdì 20 settembre interviene suor Linda Pocher, teologa friulana e “consulente” del Santo Padre per la questione del ruolo femminile nella Chiesa.

Suor Linda, alle 19:30 nella sala Antonella della parrocchia, presenterà il ruolo di Maria nel cinema contemporaneo, tema affrontato anche in una delle sue ultime pubblicazioni che vuole essere un aiuto per gli operatori pastorali nella riflessione ed elaborazione di proposte per i giovani.

Nata e cresciuta in provincia di Udine, classe 1980, ché di una donna non si dice per galanteria ma qui è per sottolineare la sua giovane età in riferimento al ruolo, fin da bambina ha frequentato l’oratorio don Bosco e nel 2003 ha fatto la sua prima professione come Figlia di Maria Ausiliatrice. Ha studiato filosofia e teologia e oggi è docente di Cristologia e Mariologia alla Pontificia facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium di Roma. Di recente suor Linda è stata invitata anche da Papa Francesco a organizzare per lui e per il Consiglio dei cardinali degli incontri di formazione sul ruolo femminile nella Chiesa. «La grande novità del Sinodo – ha affermato suor Linda in una recente intervista – è il fatto che il papa abbia dato la possibilità di discutere in un luogo riconosciuto istituzionalmente anche di temi che fino a un po’ di tempo fa erano quasi tabù, come l’apertura di certi ministeri alle donne […] credo che al di là delle decisioni che potranno essere prese o meno al riguardo, in questo momento la scelta del papa di chiedere a una donna di preparare degli incontri formativi per i cardinali sia profetica. Credo che un cammino sia avviato».

«Riprendiamo il ciclo di catechesi mariane dopo le vacanze estive con una figura carismatica e un tema che certamente coinvolge anche i più giovani – aggiunge il parroco don Martino Mastrovito – perché parlare di Maria nel cinema contemporaneo significa indagare su come l’arte cinematografica presenti la figura della Vergine attraverso il suo linguaggio artistico. L’accostamento è nuovo e non scontato».

Appuntamento quindi per venerdì 20 settembre presso la Parrocchia Regina Mundi di Martina Franca, ore 19:30, sala Antonella, ingresso libero.

Politica italiana

Premierato: un rinvio tra opportunità e strategia

foto presidenza del Consiglio dei ministri
17 Set 2024

di Stefano De Martis

Il disegno di legge sul premierato non compare nel calendario dei prossimi tre mesi dell’aula della Camera. Nella conferenza dei capigruppo che si è tenuta nei giorni scorsi, alla ripresa dei lavori parlamentari, i presidenti dei gruppi di maggioranza hanno lasciato cadere l’argomento che pure – appena 48 ore prima – era stato inserito nella lettera con le priorità della coalizione di governo. Con tutta probabilità se ne riparlerà all’inizio del nuovo anno, dato che il calendario parlamentare di dicembre è notoriamente molto fitto. Ma che cosa è successo intorno a quella che la stessa premier ha più volte definito la “madre di tutte le riforme”?
La spiegazione ufficiale – se così si può dire – è che nei prossimi mesi bisognerà concentrarsi su una manovra di bilancio che si presenta particolarmente difficile sia per la scarsità di risorse disponibili, sia per il debutto delle regole del nuovo patto europeo di stabilità. È una spiegazione plausibile, le difficoltà evocate sono oggettive, ma si tratta comunque di una spiegazione parziale. In teoria, i tempi per rimettere mano al percorso del premierato ci sarebbero stati. Il problema, però, è essenzialmente politico, con un versante interno alla maggioranza e uno esterno. Quello interno è che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, sul tema delle riforme istituzionali le sensibilità tra i partiti della coalizione di governo sono notevolmente differenziate. Ognuno tiene soprattutto alla sua riforma di bandiera: il premierato per Fdi, la giustizia per Forza Italia, l’autonomia differenziata per la Lega, e l’accordo regge se tutto procede in modo sostanzialmente paritario. Sul premierato, in particolare, pesa anche la diffidenza dei partner meno forti della maggioranza per un sistema che attribuirebbe vasti poteri al capo del governo. Non c’è quindi da meravigliarsi se la stessa Giorgia Meloni abbia preferito evitare la sovrapposizione con una fase parlamentare già molto delicata per i temi economico-finanziari.
Prendere tempo, peraltro, è utile anche per verificare l’esito dei passaggi che riguardano l’autonomia differenziata, sotto il tiro delle opposizioni che hanno messo in campo tutti gli strumenti disponibili contro la legge Calderoli: dai referendum abrogativi ai ricorsi in via diretta delle Regioni guidate dal centro-sinistra. Nei primi mesi del 2025 dovrebbe essere chiaro il quadro delle decisioni della Corte costituzionale sui ricorsi e sull’ammissibilità dei quesiti referendari e ciò avrà un impatto diretto sul calendario delle riforme. Anche in questo caso la premier intende evitare sovrapposizioni pericolose. Se, com’è verosimile, la mossa contro eventuali referendum abrogativi sarà quella di puntare al non raggiungimento del quorum, dal punto di vista di Palazzo Chigi bisognerà evitare che l’accostamento con la questione del premierato possa diventare un fattore di mobilitazione del corpo elettorale.
Resta da domandarsi se un rinvio deciso principalmente per ragioni di tattica politica non possa trasformarsi in un’occasione virtuosa di dialogo e di confronto. La fretta è sempre stata una pessima consigliera in materia di riforme istituzionali e la pausa che si è creata nell’iter – dopo accelerazioni e rincorse collegate per lo più ad appuntamenti elettorali – potrebbe aprire uno spazio per politici di buona volontà.

Diocesi

Il Nunzio apostolico in visita al centro di accoglienza e alla mensa per i poveri

foto Caritas diocesana di Taranto
17 Set 2024

di Angelo Diofano

All’indomani della cerimonia in Concattedrale dell’imposizione del Pallio all’arcivescovo mons. Ciro Miniero, il Nunzio apostolico mons. Petar Rajic è stato in  visita in città vecchia al centro di accoglienza per i senza fissa dimora ‘San Cataldo vescovo’ e alla mensa per i bisognosi del Carmine. Il presule ha visitato l’elegante struttura di palazzo Santacroce, in vico Seminario, dove, come si disse all’inaugurazione, anche i poveri hanno diritto alla bellezza. Quindi si è intrattenuto nella sala mensa anche con gli ospiti, pregando con loro e  impartendo la solenne benedizione a nome di papa Francesco.

A far gli onori di casa a mons. Rajic, accompagnato dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, sono stati il direttore Caritas don Nino Borsci, il parroco del Carmine mons. Marco Gerardo, i coordinatori della  mensa e del centro di accoglienza, rispettivamente Pietro Sclavo e Rosanna Putzolu, i quali hanno ricevuto i complimenti, assieme a tutti gli altri operatori delle équipes delle due attività che si spendono generosamente in favore dei poveri.

Tracce

Con lui è morta anche la pietà

(Foto ANSA/SIR)
17 Set 2024

di Emanuele Carrieri

C’è qualche cosa, o forse tutto, di terrificante, di raccapricciante, di agghiacciante nella tragedia notturna di via Michele Coppino, una strada del centro di Viareggio, nelle nebulose e sfuocate immagini che sembrano raccontare un pauroso incidente stradale – un’auto fuori controllo – e che invece testimoniano qualcosa di mostruoso, di spaventoso, di terribile. Il filmato dura pochi secondi: i fari di una macchina chiara, di un suv di colore bianco, illuminano la sagoma di un uomo che cammina veloce per la strada. La macchina sterza e lo travolge, lo schiaccia contro una vetrina: poi, fa una brevissima retromarcia e va in avanti. È una manovra eseguita per tre volte: si nota il leggero sobbalzo provocato dal passaggio degli pneumatici su qualcosa che è a terra. Infine dall’auto scende una donna che si china un attimo, prende una borsa e se ne va. A terra resta il corpo di un uomo in fin di vita o forse morto sul colpo, uno di quei poveri cristi, presentati nel linguaggio corrente come ‘senza fissa dimora’, ‘senza tetto’, clochard, barboni, homeless, vagabondi, ‘sans papier’. Pochi momenti prima, aveva sottratto la borsa a quella donna, una imprenditrice, che stava salendo in automobile. Nella semioscurità di una strada di Viareggio vanno in onda delle scene tratte dal film Safari di Ulrich Seidl, una sorta di battuta di caccia grossa: la donna insegue l’uomo, lo travolge e dopo, per essere sicura di metterlo in condizione di non nuocere, lo ‘stira’ con le gomme dell’automobile per ben tre volte. Poi, si ripiglia il maltolto, se ne va a casa sua, non prima di essere passata al vicino ristorante per restituire, cittadina esemplare e ammirevole di questo nostro Paese, l’ombrello avuto in temporaneo prestito nella sera piovigginosa. È una vicenda che nelle persone dotate di buon senso origina molta preoccupazione per come sembra si stia sviluppando la nostra società. Da più parti sono arrivate parole di condanna, nette e convinte, sia per avere, la donna, reagito, sia per la reazione smisurata e sproporzionata, che va contro ogni principio morale e civile. Sono quei principi che, nel nostro corpo sociale, dovrebbero collocare al primo posto il valore della vita umana. Quella preoccupazione non è provocata soltanto dal fatto in sé stesso, ma è alimentata anzitutto dai numerosissimi commenti sui social, dove tanti utenti inneggiano a questo tipo di reazione giustificando questo brutale atto. Sembra quasi che ci sia la volontà di sostituire la giustizia delle istituzioni con una giustizia assai più terra terra: la giustizia fai da te. Non ci si rende conto che assecondare questo genere di reazione sconsiderata, incoraggiare la vendetta – non contemplata nel complesso di norme universali e necessarie, preesistenti rispetto alle norme degli stati, che fanno parte del patrimonio etico, razionale e religioso di ogni comunità – può solo portare a una escalation della violenza, con conseguenze disastrose per tutti. Si colloca in primo piano la giustizia sommaria rispetto alla morale e al rispetto della vita. È evidente che la fiducia nelle istituzioni si stia nel tempo erodendo sempre più, ma episodi come questo non possono che minacciare ulteriormente la fiducia nelle istituzioni. Festeggiare o normalizzare avvenimenti di questo tipo non possono che portare a un incremento di gesti di vendetta individuale. Possiamo immaginare un mondo in cui ognuno di noi, preso dalla rabbia decide di farsi “giustizia” da solo? Ma c’è un altro aspetto da considerare. Ora – dice il difensore – la donna, arrestata per omicidio volontario, si dispera. “Non volevo fargli del male, non volevo ucciderlo: solo riprendermi la borsa con documenti e chiavi. Temevo che l’uomo potesse seguirmi fino a casa”. Di conseguenza con queste frasi, ecco spiegate le brevi e sobbalzanti manovre: per spezzargli le gambe e avere così la sicurezza di non essere seguita. La faccenda è di una gravità impensata e impensabile: carica di un nuovo orrore e dello smarrimento di una sia pur minima umanità. Non voleva uccidere, dice la donna. È “legittima difesa” da parte di una donna sola nella notte, derubata da un pericoloso straccione? Una piccola botta o un vero e proprio investimento con andirivieni ripetuto? Solo le gambe spezzate o l’uomo è stato ammazzato sul colpo? Certo, la donna non voleva ucciderlo: voleva solo eliminarlo dalla circolazione, almeno per un po’ di tempo. È morto? Sì, un po’ di dispiacere … ma … “Ma se fosse stato un cittadino normale non si sarebbe trovato in quella situazione e non sarebbe stato ucciso” è stato il commento di Salvini. A forza di ingerire violenza e crudeltà, abbiamo perduto la consapevolezza del valore della vita umana. E la orribile notte di Viareggio ci dice che la pietà è morta. Sperare in un riscatto morale è un dovere civile che va coltivato da tutti e con tutte le forze possibili e immaginabili.

Ecclesia

Appartenenza alla massoneria: non scomunica, ma interdizione

La Congregazione per la Dottrina della fede ha chiarito che l’iscrizione alle logge rimane proibita e costituisce un peccato grave, che esclude la persona dai sacramenti

foto Marco Calvarese-Sir
17 Set 2024

di Paolo Morocutti

La Chiesa cattolica ha storicamente avuto una posizione chiara e negativa riguardo all’appartenenza alla massoneria. Secondo la dottrina cattolica, l’iscrizione alla massoneria è incompatibile con la fede cattolica, e quindi, chi è iscritto alla massoneria non può ricevere i sacramenti. La Chiesa ha condannato la massoneria in diverse occasioni sin dal XVIII secolo. La prima condanna ufficiale risale alla bolla papale “In eminenti” di papa Clemente XII nel 1738. Successivi documenti papali, come la bolla “Humanum Genus” di papa Leone XIII nel 1884, hanno ribadito questa condanna. Il Codice di Diritto canonico del 1917 scomunicava formalmente coloro che si affiliavano alla massoneria. Il nuovo Codice di Diritto canonico promulgato da papa Giovanni Paolo II nel 1983 non menziona esplicitamente la massoneria, ma la Congregazione per la Dottrina della fede ha chiarito nel 1983, con una dichiarazione firmata dal Cardinale Joseph Ratzinger (poi papa Benedetto XVI), che la posizione della Chiesa non era cambiata. La dichiarazione afferma che “l’iscrizione a un’associazione massonica rimane proibita dalla Chiesa” e che “i fedeli che appartengono alla massoneria sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.” Dato che l’appartenenza alla massoneria è considerata un peccato grave, un cattolico iscritto a una loggia massonica non può ricevere i sacramenti, in particolare l’eucaristia. Inoltre, se non vi è un pentimento sincero e l’abbandono della massoneria, non può ricevere l’assoluzione sacramentale nella confessione. Un membro della massoneria che desideri accedere nuovamente ai sacramenti deve pentirsi sinceramente della sua appartenenza alla massoneria, rinunciare ufficialmente alla sua affiliazione con la loggia massonica, confessare il suo peccato a un sacerdote e ricevere l’assoluzione. Occorre precisare che storicamente i massoni erano soggetti a scomunica, come indicato nel Codice di Diritto canonico del 1917. Tuttavia, nel Codice di Diritto canonico del 1983 la menzione esplicita della massoneria è stata rimossa, il che ha portato a qualche confusione sulla pena associata. Nonostante ciò, la dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983, ha chiarito che l’iscrizione alla massoneria rimane proibita e costituisce un peccato grave, che esclude la persona dai sacramenti. Questo stato non implica più una scomunica automatica, ma piuttosto un’interdizione ai sacramenti a causa del peccato grave. I massoni, quindi, non sono più automaticamente scomunicati, ma sono considerati in stato di peccato grave che li esclude dai sacramenti.

Tracce

Il parroco dei pellegrini

17 Set 2024

Allineati su due file, gli schioppi degli Schützen della compagnia di Bressanone si levano insieme verso il cielo azzurro, illuminato dal calore del sole di fine estate. Il dito è pronto sul grilletto. La salva di saluto squarcia all’improvviso il silenzio, e l’eco del colpo si scioglie nelle note della marcia intonata davanti alla chiesa di Nostra Signora dalla banda musicale di Chiusa, mentre i gonfaloni delle compagnie di Schützen del circondario sventolano mosse da un lieve filo di vento. 

Solenne il saluto di benvenuto che, sul prato antistante la chiesa di Nostra Signora, a ridosso delle alte mura del monastero di Sabiona, la comunità di Chiusa e della val d’Isarco ha voluto tributare sabato scorso (7 settembre) a p. Kosmas Thielmann, che è ufficialmente il nuovo “parroco dei pellegrini” che saliranno al “monte santo del Tirolo”.

P. Kosmas avrebbe gradito anche una cerimonia più semplice, ma quella organizzata per salutare il suo arrivo ufficiale in quella che è la “culla” della Chiesa altoatesina è diretta espressione delle aspettative della comunità. Così come spiega il sindaco di Chiusa, Peter Gasser, che nel sottolineare la gioia di vedere dopo due anni il monastero nuovamente abitato, confessa che “l’assenza di vita spirituale ha lasciato un vuoto che tutti abbiamo sentito; questa giornata segna il ritorno della vita sul monte di Sabiona”.

Anche le monache benedettine, che hanno abitato il monastero dal 1685 al 2021, sono presenti per dare il benvenuto al monaco cistercense dell’abbazia di Heiligenkreuz. L’abbadessa sr. Ancilla Hohenegger lo aspetta all’interno delle mura del monastero, nel piazzale antistante la foresteria, dal quale si accede alla chiesa del convento. Gli offre in dono un vaso di orchidee bianche. Il gesto viene immortalato da p. Karl Wallner, che poi lo posta sulla sua pagina Fb e su quella dei cistercensi, insieme a diversi altri momenti della giornata. 

P. Kosmas e sr. Ancilla salgono insieme in chiesa, accompagnati dall’abate di Heiligenkreuz Maximilian Heim, da diversi confratelli giunti per l’occasione dall’Austria, e da un nutrito numero di persone dei paesi vicini che hanno affrontato la non semplice salita al monastero per partecipare a questa giornata di festa e di fede.

La chiesa non riesce a contenere tutti; i cistercensi aprono allora anche le porte della cappella retrostante (che un tempo era la cappella della clausura delle monache) e nel presbiterio condividono gli scranni con fedeli di ogni età. Il più piccolo ha un paio di anni e passeggia curioso lungo il corridoio centrale, attirato dai colori dei cappelli piumati degli Schützen, eroici nel sopportare il caldo della giornata nelle loro tradizionali divise di pelle e lana cotta.

Consegnando durante la s. messa le chiavi del monastero e del tabernacolo a p. Kosmas, il vescovo Muser sottolinea che dal V secolo Sabiona ricopre un ruolo centrale per la diocesi di Bolzano-Bressanone. “Questa giornata segna l’inizio di un nuovo capitolo di questo luogo santo – afferma – con gratitudine, speranza e grande gioia consegno a lui le chiavi che mi aveva affidato madre Ancilla. Questo è un piccolo inizio, concreto e convinto”. 

Kosmas Lars Thielmann nasce nel 1966 a Essen. Studia teologia, giurisprudenza e medicina a Bochum e Colonia. Esperto di etica, è attivo nel centro di etica e scienza dell’università Eberhard Karl di Tubinga e ha attivato ricerche e collaborazioni in questo settore con le università di Harvard e di Boston. Dal 2003 è monaco cistercense nell’abbazia di Heiligenkreuz (Vienna) ed è docente di teologia morale allo studio teologico “Benedetto XVI”.

“Questo è il decimo trasferimento che affronto in 20 anni di vita religiosa – racconta p. Kosmas al settimanale diocesano Katholisches Sonntagsblatt – stavolta è stato un po’ più faticoso del solito: è la quarta parrocchia che ho dovuto salutare”.  “Il lavoro di un parroco – prosegue – è fatto soprattutto di relazioni, fiducia e di contatti che vanno tessuti e coltivati. Tutto questo rende, naturalmente, il momento del distacco più doloroso. Non ho lasciato un posto di lavoro, ho lasciato delle persone”. 

P. Kosmas è stato il primo, a novembre dello scorso anno, ad arrivare a Sabiona nel mese di prova che i cistercensi hanno voluto fare prima di prendere una decisione, a marzo di quest’anno. In quell’occasione i monaci avevano vissuto nella foresteria, ma ora p. Kosmas è in tutto e per tutto un abitante del monastero. In queste settimane è stata ristrutturata una delle numerose stanze dell’imponente edificio arroccato sulla collina che domina la val d’Isarco. Questa sarà, d’ora in poi, casa di p. Kosmas, che è ufficialmente il “parroco dei pellegrini” di Sabiona. La foresteria sarà a completa disposizione di quanti vorranno salire per vivere qualche giorno di ritiro e di preghiera. 

P. Kosmas è arrivato a Sabiona insieme a Coco, un bell’esemplare di Pumi (non purosangue) che il monaco cistercense ha adottato in un canile 12 anni fa, quand’era ancora un cucciolo, un dolce batuffolo di riccioli neri. I riccioli sono rimasti, le dimensioni del batuffolo sono ormai un lontano ricordo, ma la dolcezza è sempre la stessa. 

“Certo, mi sono chiesto come sarebbe stato per me e per il mio cane vivere quassù – prosegue p. Kosmas –. In questi anni ho sempre pensato che dovunque mi sarei trovato sarebbe stato un luogo bello. Così è stato finora e così è anche questa volta”.

“È stato detto che Sabiona deve rimanere un centro spirituale, ma questo non lo si può pianificare –. Sono le persone che arrivano in questo luogo a farlo crescere. Da parte mia garantirò la s. messa, nei giorni feriali, alle 11.30, e la possibilità di accostarsi al sacramento della riconciliazione o anche solo di fare un semplice colloquio. Il resto si vedrà. Mi viene sempre chiesto di elaborare un concetto. Il Signore ha un concetto e questo è più che sufficiente”.

Potrà accadere, in futuro, che la s. messa quotidiana nel monastero possa saltare. P. Kosmas, infatti, sarà anche collaboratore pastorale a Chiusa e in altre cinque parrocchie, supportando l’attività del decano Peter Gasser. “Sarà comunque offerta la possibilità di partecipare alla Liturgia delle Ore, così come abbiamo fatto nel periodo di prova che abbiamo fatto nel novembre 2023”.

“Durante quel periodo – ricorda p. Kosmas – giorno dopo giorno, domenica dopo domenica, siamo arrivati a 50-60 pellegrini che partecipavano alla s. messa. Se, in futuro, si arriverà forse a 100-120 fedeli, allora sarà chiaro che sarà necessaria la presenza di un confratello in più. Ma al di là di tutto questo, non bisogna dimenticare che un luogo sacro si fonda sulle persone. Io offro la celebrazione della s. messa e dei sacramenti, la porta è sempre aperta e il tabernacolo è il santuario. Di più non si può programmare”.

“Si tratterà – conclude – di trovare una sintonia con i piedi. Proprio così, avete capito bene. Saranno gli altoatesini che, con i loro piedi stabiliranno che ne sarà di Sabiona. Grato per il compito che mi è stato affidato desidero rivolgere una sola richiesta agli altoatesini e a tutti i pellegrini: fate di Sabiona un centro spirituale di questa terra, il monte sacro del Tirolo. Con i vostri cuori e con i vostri piedi decidete cosa dovrà diventare questo luogo. Siete sempre i benvenuti su questo monte, che è vostro, con le vostre gioie e speranze, con le vostre preoccupazioni e necessità”.

Tracce

Giovani & alcool: campanelli d’allarme da non sottovalutare

foto Ansa-Sir
17 Set 2024

di Alberto Campoleoni

Coma etilico. Il Ministero della Salute lo spiega così: si tratta di una “intossicazione acuta da alcol, si verifica quando si raggiungono livelli eccessivi di alcool etilico nel sangue. Questa condizione non deve mai essere sottovalutata, potendo il coma provocare danni irreversibili al sistema nervoso o la morte del soggetto”.
Questa è la condizione in cui si è trovata una ragazzina di 14 anni a scuola, il primo giorno dell’anno scolastico.

Ne hanno parlato i media, raccontando di come la vicenda sia accaduta in provincia di Lecce: la ragazzina si è sentita male nel bagno della scuola poco prima della fine delle lezioni, è stata soccorsa e ricoverata d’urgenza in ospedale. Ha rischiato la pelle.
Naturalmente sull’accaduto è scattata un’indagine per accertare le modalità ed eventuali responsabilità. Dai primi racconti pare che la quattordicenne abbia bevuto vodka, portata in classe in una borraccia. Non sarebbe stata sola, lo avrebbe fatto con alcune compagne, le stesse che hanno dato l’allarme nel momento in cui la studentessa ha cominciato a sentirsi male.
Perché parlarne? Anzitutto perché il consumo di alcol è un problema molto serio per gli adolescenti. Secondo i dati riferiti da fonti sanitarie in Europa si stima che l’80% degli adolescenti tra i 15 e i 16 anni faccia un uso abituale di alcol; in Italia la percentuale è addirittura più alta, arrivando all’84% e risulta che spesso si comincia ad abusare dell’alcol già a partire dai 13 anni.

Siamo dunque di fronte a un fenomeno importante, di fronte al quale anche la scuola non può far finta di niente. Il tema di fondo è quello delle dipendenze e a questo proposito si ricorderà come da anni l’istituzione scolastica si sia interrogata su come intervenire, anche con percorsi specifici.
Il fatto del leccese, inoltre, colpisce perché avvenuto proprio tra le aule scolastiche e al primo giorno di lezione: come se il momento del ritrovarsi – a scuola in questo caso – sia stato un detonatore per un comportamento al limite e rischioso. Legato tra l’altro – subito è stato avanzato il sospetto – a una “sfida social”, cioè a uno di quei comportamenti amplificati dagli strumenti digitali e tesi a mettere alla prova se stessi spesso in situazioni difficili o pericolose. “Save the children”, ad esempio, mette in guardia da tempo su queste sfide che – spiega – “sono sempre più diffuse sul web e suscitano l’interesse di un gran numero di persone, coinvolgendo soprattutto le bambine, i bambini e gli adolescenti”.  Alcune di queste sfide possono avere esiti anche drammatici, come talvolta le cronache hanno riferito.

Parliamo dei più giovani e in questo caso l’attività di prevenzione diventa fondamentale. L’attenzione degli adulti va moltiplicata, così come l’educazione all’uso responsabile degli strumenti digitali a disposizione, a cominciare dagli smartphone, vera porta spalancata verso il web e tutto quanto contiene.
Di nuovo torna il tema della scuola, che è un luogo importante nel quale si gioca la vita dei più giovani. Qui passano tanto tempo e qui possono avere a disposizione adulti attenti al loro sviluppo, accedere a conoscenze e abilità che ne fanno, piano piano, persone responsabili.
Ecco allora che il fatto di Lecce può suonare come un campanello di allarme e di richiamo all’attenzione educativa. Assume un significato simbolico che va ben oltre l’accaduto (su cui non tocca qui giudicare). Ricorda preoccupazioni e prospettive, compiti e responsabilità, costringe a ridire e rinnovare l’impegno di chi si occupa di educazione (anche ben oltre la scuola, naturalmente).

Diocesi

Faggiano: inizio anno pastorale sulle orme di don Peppe Diana, martire della speranza

17 Set 2024

di Angela Capozza

La parrocchia Maria SS. Assunta di Faggiano sabato 14 settembre ha deciso di aprire il nuovo anno pastorale con un pellegrinaggio a Pompei e soprattutto a Casal di Principe, centro noto per la sanguinosa guerra camorristica tra il 1980 e i primi anni del 2000: una scelta che può sembrare anacronista ma che ben si addice al tema generale del Giubileo 2025, “Pellegrini di Speranza”. Il parroco don Francesco Santoro ha avuto il coraggio a proporre una visita così lontana dai consueti luoghi turistico-religiosi e i suoi parrocchiani hanno accolto bene la novità, ascoltando la storia di don Peppe Diana, parroco di San Nicola a Casal di Principe, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994.

L’attuale parroco e vicario generale della diocesi, don Franco Picone, ha raccontato la storia del suo predecessore ma soprattutto ha raccontato Casal di Principe. Il grande messaggio che don Peppe Diana ha lasciato è quello della speranza e della rinascita e la comunità di Casal di Principe è un fiume in piena di speranza. Lui amava dire che il primo sacramento che amministrava a tutti era quello dell’amicizia, che va vissuta nella verità e non nella finzione: lo concesse anche a coloro che, in seguito, decisero di ucciderlo e questo lo rendeva libero. Infatti don Peppe affermava che “la libertà assoluta è quando capisci che una cosa a cui tieni o la fai tu o non la fa nessuno”. E lui, come affermò nella lettera di Natale consegnata agli abitanti di Casal di Principe, diceva che “per amore del mio popolo non tacerò”, riprendendo le parole del profeta Isaia. E don Peppe era prima di tutto un sacerdote che si incarnava nella realtà del posto in cui era stato mandato in missione. Fu ucciso il 19 marzo 1994 dalla camorra in sagrestia, pochi attimi prima di celebrare la messa. Cinque colpi di pistola, ordinati dal boss Nunzio De Falco, andati a segno tra il volto e la mano, uccisero il parroco all’istante. Da questo momento la comunità di don Peppe ha iniziato a reagire e a voler cambiare la propria storia.

Il sacerdote è stato un martire e, come tutti i martiri, il suo sangue versato ha restituito nuova vita alla comunità. Proprio in quest’ottica, il suo successore don Franco Picone ha deciso di far “scendere” Cristo dalla croce e metterlo sull’albero della vita. Infatti, sullo sfondo dell’altare si trova Gesù, non su un crocifisso ma sull’albero fiorito della vita. Quest’opera è stata realizzata dai ragazzi della parrocchia che hanno cesellato il rame, creando il tronco e foglie rigogliose che spuntano dai rami. Quest’albero rappresenta proprio il messaggio di vita e speranza che don Peppe Diana ha voluto lasciare non solo alla sua comunità ma a tutti, incarnando perfettamente il messaggio universale di Cristo: l’amore.

Quella di Casal di Principe è una comunità che ha voglia di cambiare e continua a farlo nonostante alcuni cancri di male non si possono estirpare del tutto, ma la speranza di una vita migliore nel proprio territorio non li abbandonerà mai.

I parrocchiani di Faggiano, nel visitare la sagrestia-museo di San Nicola, luogo della tragedia, hanno ascoltato attentamente anche le testimonianze dirette dei parrocchiani che hanno vissuto gli anni di “guerra” di don Peppe e le trasformazioni da lui operate. Da tutto ciò è emersa la serenità, data proprio dal parroco-martire, di una comunità che lavora sodo per cambiare e dare speranza. 

Popolo in festa

Sant’Egidio, segno di speranza per il Tramontone

17 Set 2024

di Angelo Diofano

“In preparazione al Giubileo, la festa di Sant’Egidio vuole incoraggiare la bella comunità di Tramontone a vivere Cristo sostenendo l’impegno sociale del nostro territorio a favore di tutti, soprattutto dei più fragili. Sia questo un tempo di amore smisurato, di grazia, di novità!”. Così don Lucangelo de Cantis annuncia a Tramontone-Talsano i festeggiamenti religiosi e civili (questi ultimi, con il patrocinio del Comune) in onore di Sant’Egidio Maria di San Giuseppe da Taranto, a cura della parrocchia e della confraternita cui sono intitolate.

Le celebrazioni costituiscono una preziosa occasione di socializzazione fra gli abitanti del quartiere, ad alta densità di popolazione e con problemi di aggregazione riconducibili alla permanente carenza di servizi e strutture sociali (che il Comune sta cercando di risanare). La festa è anche opportunità per un consuntivo di un impegno finalizzato a diffondere fra gli abitanti la notizia lieta del Vangelo, perché ognuno possa sentirsi parte di una grande famiglia.

La novità di quest’anno dei festeggiamenti in onore dell’umile fraticello tarantino, che ha fatto della carità la motivazione della sua esistenza, è costituita dalle celebrazioni eucaristiche del triduo itineranti nelle parrocchie della vicaria.

Mercoledì 18, giornata della missione, alle ore 19 nella chiesa di San Vito, la santa messa sarà presieduta dal parroco don Nicola Frascella.

Giovedì 19, giornata della preghiera, dalle ore 9.30 alle 12 e dalle ore 16.30 alle ore 18, adorazione eucaristica animata dalla confraternita e dalla comunità parrocchiale; alle ore 19, santa messa nella chiesa della Madonna del Rosario presieduta da don Armando Imperato.

Venerdì 20 giornata della carità, alle ore 12.30 pranzo della comunità nel salone parrocchiale; alle ore 19, celebrazione eucaristica alla Madonna di Fatima presieduta dal parroco don Pasquale Laporta; alle ore 20.30, nell’atrio parrocchiale, concerto ‘Colonne sonore, l’antologia’ del ‘Francesco Greco Ensemble’.

Sabato 21, alle ore 19, celebrazione eucaristica in parrocchia presieduta dal parroco don Lucangelo de Cantis; dalle ore 18 alle ore 20, nel piazzale-parcheggio della scuola ‘Salvemini’, torneo di basket della Polisportiva Sant’Egidio; alle ore 19.30, nell’atrio parrocchiale, spettacolo musicale del ‘Duo acustico’ con le canzoni italiane dagli anni novanta ad oggi; seguirà alle ore 20.30, sempre nell’atrio parrocchiale, la rappresentazione teatrale ‘L’isola di Nede’ a cura del giovani della parrocchia.

Domenica 22, sante messe alle ore 8 e 9.30; alle ore 11 la celebrazione eucaristica sarà presieduta da mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo emerito di Potenza; alle ore 18 santa messa e, al termine, processione per le vie del quartiere accompagnata dalla banda musicale ‘Città di Pulsano’. Per le iniziative esterne, a mezzogiorno, nell’atrio parrocchiale, spettacolo di magia di Mago Maraldo e, a seguire, volo di colombi dal sagrato parrocchiale; dalla ore 18 alle ore 20, nel piazzale-parcheggio della scuola ‘Salvemini’, seconda giornata del torneo di basket della Polisportiva Sant’Egidio; alle ore 20.30, nell’area parcheggio, spettacolo musicale ‘La musica che voglio’, presentato e animato da Michele Elmo con la partecipazione della scuola di ballo ’Dance Academy-Mundo Latino’; alle ore 21, nell’atrio parrocchiale, concerto della band ‘Tributo Italiano’

Angelus

La domenica del Papa – Cosa significa davvero conoscere Gesù?

17 Set 2024

di Fabio Zavattaro

C’è un nome che in questa domenica ci porta, con il pensiero, al conflitto israelo-palestinese: Rachel. È una madre che, come tante altre madri, ha vissuto una ferita profonda: “mamme che hanno perso figli in guerra. Quante giovani vite stroncate”. Hersh Goldberg-Polin, si chiamava il figlio di Rachel, morto insieme ad altri cinque ostaggi, a Gaza. Francesco ricorda che a novembre dello scorso anno scorso aveva incontrato la donna: “mi ha colpito per la sua umanità. L’accompagno in questo momento”. Un ricordo, una preghiera per le vittime e per “tutte le famiglie degli ostaggi” alle quali esprime la sua vicinanza. E un nuovo appello perché “cessi il conflitto in Palestina e Israele! Cessino le violenze, cessino gli odi! Si rilascino gli ostaggi, continuino i negoziati e si trovino soluzioni di pace”. Francesco non dimentica nemmeno le tante guerre che insanguinano il mondo, dall’Ucraina al Myanmar.

Appello nella domenica in cui la liturgia ci consegna un dissenso, anzi l’unico forte scontro tra Gesù e Pietro, nonostante le parole che il primo degli apostoli aveva pronunciato poco prima una precisa domanda di Gesù. Ma facciamo un passo indietro.

Come ci racconta Marco nel suo Vangelo, Gesù con i suoi discepoli si mette in cammino verso Cesarea di Filippo, all’estremo nord del territorio palestinese. È da qui che il Signore inizia il suo viaggio verso Gerusalemme, verso quella meta dove conoscerà la conclusione del suo pellegrinaggio terreno, che l’evangelista sintetizza con quattro verbi: soffrire molto, essere rifiutato, venire ucciso, risorgere.

In questo cammino – interessante l’accostamento con la pria lettura che ci presenta il servo del Signore che con coraggio e determinazione va per la sua strada nonostante minacce, violenze, confidando solo nell’esistenza di Dio – Gesù pone domande ai suoi. In Marco Gesù interroga spesso, fa sempre molte domande. Così a un certo punto chiede ai discepoli: “ma voi chi dite che io sia?”. Potremmo dire che si tratta della domanda delle domande, quella che più interessa il Signore, al di là delle tante cose che la gente può dire di lui. È Pietro che parla, è la prima volta parla nel Vangelo di Marco, e pronuncia una forte professione di fede: “Tu sei il Cristo”, cioè “tu sei il Messia”, come spiega all’Angelus Papa Francesco.

Gesù allora inizia a raccontare quanto accadrà più avanti, ciò che lo aspetta a Gerusalemme; si tratta di un insegnamento importante perché verte sulla sua passione, morte e resurrezione. “Da una parte Pietro risponde in maniera perfetta, dicendo a Gesù che egli è il Cristo” afferma il vescovo di Roma; ma “dietro a queste parole corrette c’è ancora un modo di pensare ‘secondo gli uomini’, una mentalità che immagina un Messia forte, un Messia vittorioso, che non può soffrire o morire”. Parole giuste ma il  modo di pensare di Pietro è ancora lo stesso, non ha cambiato mentalità, “egli deve ancora convertirsi” dice il papa.

È qui che scoppia il contrasto tra Gesù e i discepoli i quali non possono immaginare un Messia che deve soffrire e morire, e si domandano se non ci sia un’altra strada per il Signore. La scena proviamo a pensarla: si scambiano occhiate interrogative, commentano con una certa forza le parole ascoltate e si rifiutano di credere; Pietro allora, leggiamo in Marco, “lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo”. E cosa fa Gesù: “voltandosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: va’ dietro di me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”.

Va dietro di me. È come se il Signore lo invitasse a obbedire a quella voce udita al tempo della chiamata sulle rive del mare di Galilea, quando, insieme al fratello Andrea, si sentì dire di seguirlo: “venite dietro di me, fi farò diventare pescatori di uomini”.

Papa Francesco, all’Angelus, domanda a quanti lo ascoltano: cosa significa davvero conoscere Gesù? La risposta di Pietro è “un messaggio importante anche per noi”, afferma. Anche noi “abbiamo imparato qualcosa su Dio, conosciamo la dottrina, recitiamo le preghiere in modo corretto e, magari, alla domanda chi è per te Gesù rispondiamo bene, con qualche formula che abbiamo appreso al catechismo”.

Ma non basta dice Francesco, per conoscere il Signore “occorre mettersi alla sua sequela, lasciarsi toccare e cambiare dal suo Vangelo. Si tratta cioè di avere con lui una relazione, un incontro. Io posso conoscere tante cose su Gesù, ma se non l’ho incontrato, ancora non so chi è Gesù”. È questo incontro “che cambia la vita: cambia il modo di essere, cambia il modo di pensare, cambia le relazioni che hai con i fratelli, la disponibilità ad accogliere e a perdonare, cambia le scelte che fai nella vita. Tutto cambia se davvero hai conosciuto Gesù”.

Gaza sotto assedio

Appello di 15 organizzazioni umanitarie: “L’assedio di Israele ora blocca l’83% degli aiuti per la Striscia di Gaza”

16 Set 2024

di Patrizia Caiffa

L’83% degli aiuti alimentari necessari non arriva a Gaza, rispetto al 34% del 2023. Questa riduzione significa che le persone nella Striscia sono passate da una media di due pasti al giorno a un solo pasto a giorni alterni. Si stima che entro la fine dell’anno circa 50.000 bambini di età compresa tra 6 mesi e 5 anni necessiteranno urgentemente di cure per la malnutrizione. Nuovi dati hanno rivelato l’entità dell’ostruzione degli aiuti e il conseguente drastico calo dei rifornimenti che entrano a Gaza. Ciò sta provocando un disastro umanitario, con l’intera popolazione della Striscia che affronta fame e malattie e quasi mezzo milione di persone a rischio di morire di fame. Mentre gli attacchi militari israeliani si intensificano, per quasi un anno è stato sistematicamente bloccato l’ingresso di cibo salvavita, medicine, forniture mediche, carburante e tende nella Striscia. L’analisi dei dati da parte di 15 organizzazioni che lavorano a Gaza – Care International, Save the children, ActionAid, Christian aid, War child, Islamic relief, HelpAge international, American friends service committee, Oxfam, DanishChurchAid, Norwegian Church aid, Mennonite central committee, Danish refugee council, Norwegian refugee council, KinderUSA – ha rilevato che, come conseguenza dell’ostruzione degli aiuti da parte del governo israeliano il 65% dell’insulina necessaria e la metà della fornitura di sangue necessaria non sono disponibili a Gaza e la disponibilità di articoli per l’igiene è scesa al 15% rispetto alla quantità disponibile nel settembre 2023. Un milione di donne si trovano ora senza i prodotti per l’igiene di cui hanno bisogno.
Rimangono operativi solo circa 1.500 letti di ospedale rispetto ai circa 3.500 posti letto del 2023, cifra già ben al di sotto dei bisogni di una popolazione di oltre 2 milioni di persone. 1,87 milioni di persone hanno bisogno di un riparo e almeno il 60% delle case sono distrutte o danneggiate (gennaio 2024). Da maggio 2024 sono entrate a Gaza tende per circa 25.000 persone.
Nell’agosto 2024 sono entrati a Gaza una media di 69 camion umanitari al giorno, un record al ribasso, rispetto ai 500 al giorno dell’anno scorso, che già non era sufficiente a soddisfare i bisogni della popolazione. Ad agosto più di 1 milione di persone non hanno ricevuto razioni di cibo nel centro e nel sud di Gaza. Ora solo 17 ospedali su 36 rimangono parzialmente funzionanti. Le infrastrutture critiche, come le reti idriche, i servizi igienico-sanitari e i mulini per il pane sono state rase al suolo. Dallo scorso ottobre sono stati uccisi più di 40.000 palestinesi e quasi 300 operatori umanitari.
In vista dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si terrà a New York questa settimana, le organizzazioni umanitarie lanciano un appello ai governi affinché chiedano a Israele di: “porre fine all’ostruzione degli aiuti e garantire un cessate il fuoco immediato e duraturo a Gaza; attuare un embargo sulle armi e porre fine all’esportazione di armi e attrezzature militari che rischiano di essere utilizzate in violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani; chiedere il rispetto delle conclusioni e delle raccomandazioni della Corte Internazionale di Giustizia, la fine dell’assedio di Gaza e ascoltare l’appello della Corte nel suo parere consultivo relativamente alla fine dell’occupazione del territorio palestinese”.

Ecclesia

Sinodo dei vescovi: 368 partecipanti, tra cui 2 vescovi cinesi

foto Vatican media-Sir
16 Set 2024

Alla seconda sessione del Sinodo dei vescovi, in programma dal 2 al 27 ottobre in Vaticano, ci saranno anche due vescovi cinesi. A confermarlo è stato il card. Mario Grech, segretario generale della Segreteria Generale del Sinodo, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa odierna in sala stampa vaticana. “L’elenco dei partecipanti alla Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi non presenta grandi cambiamenti rispetto all’elenco dei partecipanti alla prima sessione”, ha annunciato il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e relatore generale della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In tutto i membri sono 368 di cui 272 investiti dal munus episcopale e 96 non vescovi, cui vanno aggiunti gli 8 invitati speciali – tra cui, come nella prima sessione, anche Luca Casarini, tra i fondatori di Mediterranea Saving Humans – e i delegati fraterni, che da 12 sono passati a essere 16. “Papa Francesco ha consentito di aumentare il loro numero visto il grande interesse che le Chiese sorelle hanno testimoniato nei confronti di questo cammino sinodale”, ha reso noto Hollerich: “si vede che il Sinodo ha un impatto ecumenico”. “Fino ad oggi, al termine di un Sinodo c’è sempre stata una comunicazione del popolo di Dio al Santo Padre”, ha sottolineato Grech interpellato sugli esiti finali dell’assemblea sinodale. Rispetto alla prima sessione dei lavori, ci sono stati 26 cambi nell’elenco dei partecipanti: “Alcuni non saranno presenti per motivi di salute, altri hanno deciso di non ritornare, ma non c’è stato nessun caso in cui il Papa abbia escluso qualcuno, sono state tutte decisioni prese dagli individui”, ha precisato.

Tra i momenti salienti del percorso sinodale, la Veglia del 1° ottobre presieduta dal Santo Padre nella basilica di San Pietro, al termine del primo dei due ritiri spirituali previsti prima dell’apertura dei lavori e nella fase finale, che comincerà con tre testimonianze di persone che hanno subito il peccato degli abusi, il peccato della guerra, il peccato dell’indifferenza di fronte al dramma presente nel fenomeno crescente di tutte le migrazioni.

Dopo la fase di ascolto, si procederà con la confessione di alcuni peccati, “non per denunciare il peccato degli altri, ma per riconoscersi parte di chi per omissione o azione diventa causa di sofferenza, responsabile del male patito da innocenti e indifesi”. In particolare, si confesserà “il peccato contro la pace; il peccato contro il creato, contro le popolazioni indigene, contro i migranti; il peccato degli abusi; il peccato contro le donne, la famiglia, i giovani; il peccato della dottrina usata come pietre da scagliare contro; il peccato contro la povertà; il peccato contro la sinodalità, mancanza dell’ascolto, comunione e partecipazione di tutti”. Al termine Papa Francesco rivolgerà, a nome di tutti i fedeli, la richiesta di perdono “a Dio e alle sorelle e i fratelli di tutta l’umanità”. La celebrazione penitenziale, organizzata congiuntamente dalla Segreteria Generale del Sinodo e dalla Diocesi di Roma in collaborazione con l’Unione dei superiori generali (Usg) e l’Unione internazionale delle superiori generali (Uisg) – ha reso noto Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione e presidente della Commissione per l’Informazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi – è aperta a tutti, in particolare ai giovani, e potrà essere seguita in diretta sui media vaticani. Riguardo ai lavori sinodali, invece, permane l’obbligo della riservatezza, come nella sessione precedente. La sera del’11 ottobre si ripeterà l’esperienza di una preghiera ecumenica, insieme al Santo Padre, ai delegati fraterni presenti nell’aula sinodale e a vari altri rappresentanti di Chiese e comunità ecclesiali presenti a Roma, in collaborazione con la Comunità di Taizé. Il 9 e il 16 ottobre, dalle 18 alle 19.45, si svolgeranno quattro “forum teologico-pastorali” – ossia quattro riunioni aperte al pubblico – durante le quali saranno presentati, da diverse prospettive, alcuni aspetti di quattro temi rilevanti per il percorso dell’Assemblea. Il 21 ottobre, è in programma una nuova giornata di ritiro spirituale, in vista del discernimento sulla bozza del Documento finale.

“Come essere Chiesa sinodale in missione?”: è il tema dell’Instrumentum laboris che farà da sfondo alla seconda sessione dell’assise episcopale. “Spetta all’assemblea indicare i passi da compiere per crescere come Chiesa sinodale relativamente alle tematiche proposte dall’Instrumentum laboris”, ha spiegato padre Giacomo Costa, segretario speciale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. I lavori sinodali saranno suddivisi in cinque Moduli, ciascuno dei quali prevede sessioni in Assemblea plenaria (Congregazioni Generali) e nei Gruppi di lavoro, che si alterneranno. Ognuno dei primi quattro Moduli avrà un focus tematico specifico, costituito da una Sezione dell’IL, mentre il Modulo conclusivo sarà dedicato alla discussione e approvazione del Documento finale da sottoporre all’attenzione del Santo Padre, “a cui spetta decidere le modalità con cui rilanciarlo alla Chiesa intera”, ha ricordato Costa. “In ogni Modulo, il lavoro dei Gruppi sarà strutturato ispirandosi al metodo della conversazione nello Spirito, già utilizzato nella Prima Sessione”, ha spiegato il gesuita: in ogni gruppo di lavoro sarà presente un esperto facilitatore.