Stagione teatrale

I nomi della stagione 24-25 dell’Orfeo per i suoi 110 anni di storia

16 Set 2024

“Teatro Orfeo 110 anni di storia”: svelati i nomi della nuova stagione. Raul Bova, Marisa Laurito, Elio Germano, Lina Sastri, Cristiana Capotondi, sono solo alcuni dei grandi protagonisti degli oltre 25 spettacoli tra appuntamenti in abbonamento e fuori abbonamento per il cartellone 2024/2025.

La proposta della stagione dell’Orfeo continua a crescere, organizzata con il patrocinio del Comune di Taranto, a partire dal 24 ottobre 2024.
Sarà un anno speciale per lo storico teatro tarantino, che il 27 febbraio 2025 compirà 110 anni, celebrando la ricorrenza con un nuovo spettacolo. Il teatro si conferma una istituzione culturale, come ribadito più volte dalle stesse istituzioni nel corso della conferenza.
Questa mattina si è svolta la presentazione nel foyer del Teatro Orfeo, alla presenza del Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci; dell’Assessora alla Cultura, Eventi e Politiche Giovanili del Comune di Taranto Angelica Lussoso; di Adriano Di Giorgio, titolare del Teatro Orfeo di Taranto; di Mattia Giorno, Consigliere del Presidente della Regione per la transizione dell’area di Taranto, con delega culturale.

 

Adriano Di Giorgio, titolare del Teatro Orfeo di Taranto: “Siamo emozionati per questo anniversario dei 110 anni del Teatro Orfeo. Dal centenario sono passati dieci anni, tempo in cui il teatro si è evoluto a livello anche strutturale e come eventi. Cresce sempre di più la qualità di tutte le rassegne, come questa, che è la più importante. Quest’anno festeggiamo anche i 10 anni della scuola del Teatro Orfeo e i 20 anni della nostra gestione. Il 27 febbraio vi aspettiamo per festeggiare con lo spettacolo “Io sono Santa” scritto da Alessandra Macchitella con la regia di Clarizio di Ciaula”.

Rinaldo Melucci, Sindaco di Taranto: “Anche quest’anno il Teatro Orfeo si conferma come uno dei pilastri del movimento culturale ed artistico della nostra città. Il cartellone degli appuntamenti che viene proposto per la nuova stagione teatrale è di altissimo livello a dimostrazione di come Taranto sia sempre più considerata da registi ed attori fra i più rinomati del panorama nazionale. Un risultato che si deve grazie anche al grande lavoro di Adriano e Luciano Di Giorgio, due imprenditori che dal 2005 hanno deciso di puntare su una realtà cittadina pienamente coinvolta nel processo di rigenerazione urbana, sociale e culturale da tempo avviato con successo dalla nostra Amministrazione .”

Angelica Lussoso, Assessora alla Cultura, Eventi e Politiche Giovanili del Comune di Taranto: “La nuova stagione teatrale dell’Orfeo è un segno tangibile di come Taranto stia diventando sempre più un punto di riferimento per tutti coloro che desiderano assistere a spettacoli di alto livello qualitativo. La presenza di grandi artisti non solo arricchisce l’offerta culturale della nostra città, ma ha anche un impatto positivo sull’economia locale, attirando visitatori da tutta la Regione. Un plauso va fatto ai fratelli Di Giorgio, proprietari dell’Orfeo, che con il loro impegno e la loro passione hanno trasformato questa struttura in un luogo dove la magia del teatro prende vita offrendo spettacoli che contribuiscono a valorizzare l’immagine di Taranto come città d’arte e cultura”.

Mattia Giorno, consigliere del presidente della Regione per la transizione dell’area di Taranto: “110 anni sono un bel traguardo e il 27 febbraio festeggeremo insieme. La cultura non è un settore semplice da portare avanti, ma tutti conosciamo la realtà del Teatro Orfeo che garantisce contenuti lasciando frutti sul territorio”.

Spettacoli in abbonamento:
– 24 ottobre 2024: Raul Bova con “Il nuotatore di Auschwitz”;
– 15 novembre 2024: Tullio Solenghi e Massimo Lopez con “Dove eravate rimasti”;
– 24 novembre 2024: Barbara D’Urso con “Taxi a due piazze”;
– 2 dicembre 2024: Enzo Granagniello e Marisa Laurito con “Vasame”;
– 11 dicembre 2024: Antonio Milo e Adriano Falivene con “Mettici la mano”;
– 13 dicembre 2024: Mago Casanova con “Incantesimi – la musica non è mai stata così magica”;
– 9 gennaio 2025: Enzo De Caro e Nunzia Schiano con “L’avaro immaginario”;
– 24 gennaio 2025: Cristiana Capotondi con “La vittoria è la balia dei vinti”;
– 11 marzo 2025: Elio Germano e Theo Teardo con “Il sogno di una cosa”;
– 21 marzo 2025: Martina Colombari e Barbara De Rossi con “Fiori d’acciaio”;
– 28 marzo 2025: Lina Sastri con “Voce è notte”;
– 11 aprile 2025: Lucrezia Lante della Rovere con “Non si fa così”.

Spettacoli fuori abbonamento:
– 14 novembre 2024: Beatrice Arnera con “Pronto, Freud?”
– 21 novembre 2024: “Mare fuori”;
– 3 dicembre 2024: Mariella Nava con “Recital”;
– 10 dicembre 2024: Roberta Bruzzone con “Favole da incubo”
– 28 gennaio 2025: Angela Finocchiaro con “Il calamaro gigante”;
– 1 febbraio 2025: Ezio Greggio con “Una vita sullo schermo”;
– 13 febbraio 2025: Rimbamband con “Il meglio di Rimbamband”;
– 27 febbraio 2025: “Io sono Santa”, spettacolo dei 110 anni del Teatro Orfeo;
– 2 marzo 2025: Herbert Ballerina con “Come una catapulta”;
– 12 marzo 2025: Elio Germano e Theo Teardo con “Il sogno di una cosa”;
– 29 marzo 2025: Maurizio Casagrande con “Il viaggio del papà”;
– 1 aprile – Nathaly Caldonazzo con “un matrimonio da ricordare”
– 6 aprile 2025: Vincenzo Schettini con “La fisica che ci piace”
– 23 aprile 2025: Chiara Francini con “Forte e chiara”
– 28 aprile 2025: Paola Barale e Simone Montedoro con “Tris di cuori”.

E mentre gli abbonamenti si avvicinano a toccare il sold out, dopo la prelazione abbonati di settembre, da ottobre partiranno le prevendite per tutti gli spettacoli.
Per informazioni, abbonamenti e biglietti: 099 4533590 – 3290779521
www.teatrorfeo.it – info@teatrorfeo.it

Diocesi

L’anniversario delle stimmate di San Francesco nelle parrocchie francescane

16 Set 2024

di Angelo Diofano

Martedì 17 settembre, le comunità parrocchiali francescane  celebreranno la solenne ricorrenza degli ottocento anni delle stimmate di san Francesco d’Assisi. Era infatti il 17 settembre del 1224 quando il santo frate  ricevette i segni della Passione di Nostro Signore alla Verna, il sacro monte in provincia di Arezzo, dove si era ritirato in un momento di crisi umana e spirituale L’esperienza delle Stimmate, contemporaneamente di dolore e amore, diventò per Francesco un dono da custodire con responsabilità e umiltà, ma anche l’inizio di un “canto di lode” compiuto nella sua vita e raccontato nei celebri componimenti letterari delle Lodi di Dio Altissimo e del Cantico delle Creature.

A Taranto, nella chiesa di San Lorenzo da Brindisi dei frati cappuccini (parroco padre Pietro Gallone) alle ore 19  l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la santa messa solenne, con l’apertura dell’anno sociale della Fraternità Ofs della nostra diocesi.

L’importante ricorrenza sarà celebrata anche nelle parrocchie dei frati minori San Pasquale Baylon, a Taranto, (parroco, don Vincenzo Chirico) con la santa messa delle ore 19.30, e Cristo Re (parroco padre Paolo Lomartire) a Martina Franca con la preghiera della corona francescana (ore 18.15) e la santa messa solenne (ore 19).

Eventi culturali in città

Da sabato 21 a lunedì 23, a Taranto un convegno su Aldo Moro e il Mediterraneo mare di pace

16 Set 2024

Per la prima volta – ad un anno dal Manifesto per la pace del Mediterraneo, Marsiglia, 21 settembre 2023 – organismi, enti e associazioni si riuniscono a Taranto per confrontarsi su nuovi percorsi di pace, forieri di un mondo migliore.
Nella  città  convergeranno, dal 21 al 23 settembre 2024, relatori da ogni parte di Italia. Il Mediterraneo e i possibili scenari di pace, letti guardando l’attività internazionale svolta da Aldo Moro come ministro per gli affari esteri e alla luce del Manifesto per l’ontologia trinitaria può, in questo senso, essere foriero di nuovi percorsi di cooperazione e di sviluppo.

Il convegno “Dal Mediterraneo grembo e frontiera di nuova umanità. L’Inquieto realismo per la pace: Aldo Moro”, che si terrà dal 21 al 23 settembre 2024 a Taranto,  è organizzato da: Università  Aldo  Moro di Bari Dipartimento jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture”, Centro di cultura  per lo Sviluppo Giuseppe Lazzati aps – Taranto,  Camera di commercio  di Brindisi -Taranto, Facoltà teologica Pugliese, Facoltà teologica di Sicilia,  Istituto superiore di Scienze religiose di Taranto,  Istituto  superiore di Scienze religiose di Lecce, Centro di alta  Formazione  Evangelii Gaudium (Ceg) Istituto universitario Sophia e associazione culturale Trialogo.

Il punto di partenza è una nuova visione della realtà e della sua complessità che viene messa a confronto con un’esperienza del Centro di Cultura G.Lazzati già fatta in un seminario del 2022,  di cui è in corso la pubblicazione degli atti, con  il Manifesto per la pace dal Mediterraneo – Marsiglia, 21 settembre 2023,  il Manifesto sull’ontologia trinitaria con l’esperienza geopolitica di Aldo Moro, statista e protagonista della politica internazionale  degli anni ‘60/70 del  secolo scorso.

Il convegno, che raccoglierà relatori da ogni parte d’Italia,  sarà itinerante: 21 settembre (mattina e pomeriggio) e 22 settembre (mattina) i lavori si terranno nella Camera di commercio di Brindisi–Taranto, in viale Virgilio 152.

Il 22 sera si terrà il “Concerto per la pace” nella Cattedrale di San Cataldo offerto dal Conservatorio di musica “G.Paisiello” di Taranto.

Il 23 il focus si sposterà all’Uniba – Dipartimento jonico, in via Duomo 259. Nel giorno della nascita del grande statista, che visse alcuni anni della sua giovinezza a Taranto (da qui l’indicazione della Chiesa di San Pasquale Baylon e del Liceo statale Archita come luoghi morotei) i principali attori si confronteranno in una tavola rotonda che   non chiuderà il convegno,   ma si aprirà a nuovi spiragli di pace e di cooperazione internazionale e sviluppo del territorio.

Una prospettiva “visionaria, ma ancorata alla realtà”. È ciò che contraddistingue il Centro di Cultura per lo sviluppo di Taranto G. Lazzati, la Camera di commercio di Brindisi- Taranto ed il Dipartimento jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture” Uniba, che da diversi anni propongono un radicamento del pensare innovativo, che guarda allo sviluppo come un tutt’uno con il benessere della persona e che propone protocolli ambientalmente sostenibili, per salvaguardare il pianeta e rendere la madre Terra un posto migliore di come lo si è trovato. A queste realtà hanno aderito, con entusiasmo, anche le altre espressioni del vivere civile. Ad incontrare Moro non sarà la mera politica, ma l’ispirazione cristiana del far politica, motore propulsore di  un cammino che vorrebbe proseguire. La tavola rotonda darà il senso di un’internazionalità  per una comunità di destino, di  una nuova generatività di itinerari formativi, di incontri, di corridoi oltre i muri e i porti.

Il convegno è sostenuto da:  Bus Miccolis, Ecologica, BCC San Marzano di San Giuseppe, Cacucci Editore, Cantine San Marzano,  Taranto25, Werent,  Marraffa, Lubritalia.

“Dal Mediterraneo grembo e frontiera di nuova umanità. L’Inquieto realismo per la pace: Aldo Moro”
21-23 settembre – Taranto

Organismi promotori

  • UNIVERSITÀ ALDO MORO DI BARI Dipartimento Jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture”.
  • CENTRO DI CULTURA PER LO SVILUPPO Giuseppe Lazzati APS – Taranto
  • CAMERA DI COMMERCIO di Brindisi-Taranto
  • FACOLTÀ TEOLOGICA PUGLIESE
  • FACOLTÀ TEOLOGICA DI SICILIA
  • ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE DI TARANTO
  • ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE DI LECCE
  • CENTRO DI ALTA FORMAZIONE EVANGELII GAUDIUM (CEG) Istituto Universitario Sophia
  • ASSOCIAZIONE CULTURALE TRIALOGO

sedi: Camera di commercio di Brindisi-Taranto, viale Virgilio 152, Taranto

Dipartimento Jonico Uniba, via Duomo 259, Taranto

  

Presentazione culturale

Più che un convegno è rendere noto e partecipare un itinerario, un cammino di nuovo pensiero  che vuole andare verso un nuovo umanesimo, verso la pace, uscendo fuori da una crisi, una “pluricrisi” che attanaglia tutto e tutti.

La pace non è – come sostiene papa Francesco – mera assenza di guerra: è frutto dello sviluppo integrale di tutti e di ciascuno. La pace sarà, se tutti e tutto si ritroveranno in relazione, si scopriranno nel tutto connesso per una nuova comunità di destino.

In questo itinerario il Manifesto per una teologia dal Mediterraneo (Marsiglia, 21 settembre 2023) – ed il convegno ha inizio proprio a distanza di un anno esatto dal giorno in cui fu reso pubblico – è appello, sguardo, cammino, movimento che prende forma a Marsiglia e continua itinerante a provocare cittadinanza attiva. Una cittadinanza mediterranea di tutti i luoghi, dei territori che il mare tra le terre mette in connessione rilevandole insieme e nel loro essere insieme si rivelano grembo di dialogo, d’incontro, di civiltà, ma anche frontiera, ahimè!, di violenza e di morte: Mediterraneo una civiltà in naufragio sia di culture che di vite umane.

Ad evitare il naufragio non sono gli spettatori né, purtroppo, i meri soccorritori. Il pensiero del Manifesto è convocante: è un pensiero impegnato nel dove, è un pensiero che sorpassa,  rende possibile uno sguardo, una nuova corresponsabilità, una nuova cura, una rinnovata visione del mondo, della storia, ma anche della geografia. Ci imbarca nel concreto vivente per nuove scelte, per nuove scommesse, per una nuova riconsiderazione dell’umano che, coinvolgendo i luoghi, le terre, fanno nuovo ogni luogo; si rinnovano i contesti, sia di itineranza che d’interazione.

Separare l’intero è stato rinnegare e dimenticare. Un realismo utopico, un’inquietudine per quanto è già in mezzo a noi, fa riscoprire, non solo nella riflessione teologica, ma anche nella trans-disciplinarità della cultura laica, la dinamica capacità di un nuovo incivilimento  della stessa visione trinitaria nel suo tessere, quaerere  comunità.

Lo spazio pubblico ne scopre l’operatività, l’abitare agapico di uno stigma che è nella storia e nella realtà: uno stigma eccedente, mai appagante. Aldo Moro aveva già posto nella sua politica internazionale questo nuovo inizio, la pace nella sicurezza, la pace come esito. Riprenderlo non è un mero ricordo commemorativo semmai ritorno al futuro,  oggi sospeso.

Tutto il convegno sarà condotto da chi vive e sente questo cambio di passo del pensare e dell’agire e chi lo coglie non può non aprire cantieri e laboratori di nuovo sapere, di nuovo sentire, di nuova visione.

La scommessa che farà vero l’incontro sarà l’impegno della tavola rotonda di lunedì 23 settembre: la giornata conclusiva dedicata a Moro nel giorno del suo compleanno

  

PROGRAMMA

21 settembre, sabato

mattina

Sede Camera di commercio di Brindisi-Taranto, viale Virgilio 152

9,00 registrazione partecipanti

9,30-10,00 benvenuto del presidente della Camera di commercio di Brindisi-Taranto, Vincenzo Cesareo e saluti istituzionali.

10,00 presiede e introduce: prof. Ugo Villani, emerito di Diritto internazionale, Uniba

10,15 prolusione Per una politica meridiana. Il Mediterraneo e la pace possibile

  • Pasquale FERRARA, ambasciatore della Repubblica

11,00 Break

Prima sessione

PER UNA RIFORMA DEL PENSARE. IL MANIFESTO DI ONTOLOGIA TRINITARIA

11,30 Modera: prof. Antonio Incampo, ordinario di Filosofia del diritto, Uniba

11,45 Ri-pensare il pensiero per interpretare il cambio d’epoca – La sfida della complessità nel dialogo tra filosofia e teologia

  • Mauro CERUTI Filosofo, teorico del pensiero complesso
  • Massimo DONÀ Ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università San Raffaele di Milano e musicista
  • Piero CODA, Teologo e Segretario Generale della Commissione Teologica Internazionale

13,00 Pausa pranzo

Pomeriggio

15,15 Modera: prof. Antonio Incampo, ordinario di Filosofia del diritto, Uniba

15,30 Attualità e sfide del paradigma trinitario. Una lettura del Manifesto per una ontologia trinitaria, tra pensiero e prassi

  • Raul BUFFO, docente di Lineamenti di ontologia trinitaria, Istituto Universitario Sophia, Loppiano (Fi)

16,00 Camminando si impara. Il dialogo come metodo

  • Vincenzo DI PILATO, docente di Teologia fondamentale, Facoltà teologica Pugliese, Bari

16,30-17,00 Break

17,00 Amicizia sociale e fraternità: un paradigma antropologico

  • Antonio BERGAMO, Docente di Antropologia teologica ed Escatologia, Istituto Superiore di scienze religiose “don Tonino Bello”, Lecce

17,30 Gli scartati come misura e come riscatto: processi inusuali di urbanistica umana

  • Vito IMPELLIZZERI, Docente di Teologia, Facoltà teologica di Sicilia, Palermo

18,00-19,00 Dialoghi

22 settembre, domenica

Mattina

Sede Camera di commercio di Brindisi-Taranto, Viale Virgilio 152

Seconda sessione

Il Manifesto della teologia dal Metiterraneo (Marsiglia 21.9.2023)

9,30 modera: prof. Paolo Stefanì, associato di Diritto ecclesiastico, Dipartimento Jonico Uniba

9,45 Navigare dando il fianco alle onde: narrazioni teologiche dal Mediterraneo

  • Giuseppina DE SIMONE, Docente di Filosofia della religione e Teologia fondamentale, Facoltà teologica, Sez. San Luigi, Napoli

10,15 Una teologia con-promessa: intrecci di meticciato e di profezia dello scarto dal Mediterraneo

  • Anna STAROPOLI, Docente di Antropologia culturale e Sociologia della religione, Facoltà teologica di Sicilia, Palermo

11,00-11,30 Break

11,30 La misura mediterranea dell’umano: mosaici antropologici di abbracci e di conflitti

  • Luca CRAPANZANO, Formatore Seminario di Piazza Armerina, Enna

12,00-13,00 Dialoghi –   13,00 Pausa pranzo

Pomeriggio

Sede: Cattedrale di San Cataldo – città vecchia di Taranto

Ore 18,30 Visita della Cattedrale, s. messa

A seguire “Concerto per la pace” offerto dal Conservatorio di musica ‘G. Paisiello’, direttore: m° Vito Caliandro

23 SETTEMBRE Lunedì

Mattina: sede Dipartimento Jonico, via Duomo 259

Terza sessione

L’inquietudine di Aldo Moro: la pace

9,30 Modera: prof. Stefano Vinci, associato di Storia del diritto medievale e moderno, Dipartimento Jonico UNIBA

9,45 Diplomazia di crisi nel Mediterraneo. Aldo Moro e la dottrina sulla pace (1969-1974)

  • Federico IMPERATO, Ricercatore di Storia delle relazioni internazionali, UNIBA

11,15-11,45 Break

11,45-13,00 Dialoghi

13,00 Pausa pranzo

Pomeriggio

15,30 Modera: Claudia Sanesi, Segretario generale f.f. della Camera di commercio di Brindisi-Taranto

Tavola rotonda Mediterraneo, una nuova generatività – Prospettive per il cammino che continua

Partecipano i principali attori coinvolti in questa tre giorni dall’apertura a nuovi sviluppi internazionali pregnanti e significativi.

17,30-18,30 Dialoghi

COMITATO SCIENTIFICO ORGANIZZATIVO

  • Ivan Ingravallo e Pamela Martino per il Dipartimento jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture” Uniba
  • Francesca Sanesi Camera di commercio di Brindisi-Taranto
  • Antonio Piangiolino e Michele Durante per il Centro di Cultura per lo Sviluppo Giuseppe Lazzati aps – Taranto
  • Vincenzo Di Pilato per le Facoltà Teologiche e per il Ceg
  • Antonio Bergamo per gli Istituti di Scienze religiose
  • Raul Buffo per l’associazione culturale Trialogo
  • Gabriella Ressa ufficio stampa

 

Festival

La scena delle donne tema della seconda edizione del Taras Teatro Festival

Dal 23-29 settembre, all’auditorium TaTÀ, spettacoli, laboratori, incontri con attori, conferenze recitate

16 Set 2024

Una settimana dedicata al teatro e alla cultura. Personalità di caratura internazionale, eventi e spettacoli per la seconda edizione del Taras Teatro Festival – Scena antica e visioni contemporanee, che si terrà a Taranto dal 23 al 29 settembre nell’Auditorium TaTÀ in via Grazia Deledda. Torna la kermesse prodotta da Terra Magica Arte e Cultura, in collaborazione con il Crest, che raddoppia con gli appuntamenti collaterali del Taras Culturə Festival. Direzione artistica dell’attore e regista Massimo Cimaglia.

Tema di quest’anno è «la scena delle donne» dedicato a Eleonora Duse di cui ricorre il centenario della morte. Sul palco tarantino, spettacoli con grandi attrici. Il 26 settembre, ingresso gratuito, in collaborazione con il Taras Culturə Festival, il maestro Peter Stein, vincitore del premio Le Maschere del Teatro italiano 2024 come migliore regia, terrà una conferenza dal titolo «La tragedia greca» coadiuvato dalla voce recitante di Maddalena Crippa. Poi Elena Arvigo con «Elena», capolavoro di Ghiannis Ritsos (27/09) e Elisabetta Pozzi con l’originale drammaturgia «Cassandra o dell’inganno» (28/09) scritta in collaborazione con Massimo Fini. Valeria Cimaglia, rivelazione nelle vesti di Clitemnestra ne «Gli Spartani» sarà «Medea» di Euripide (29/09, ingresso gratuito).
Start, per tutti gli spettacoli, alle ore 21:00. Biglietti 10 euro su
www.vivaticket.com o al TaTà. Infoline 3332694897.


In parallelo al TTF, il Taras Culturə Festival: eventi culturali gratuiti (ore 18). Il 27/09 «Gymnasion», la tradizione sportiva di ieri e oggi, con Francesco d’Andria e Giuseppe Mazzarino. Il 28/09 presentazione del libro «Gli Spartani» di Barbara Gizzi, edito da Scorpione Editrice dopo il successo dello spettacolo omonimo della scorsa edizione. Modera Cristiano Scagliarini, dialoga con l’autrice Francesco Morosi. Il 29/09 «La scena delle donne»: attrici, autrici, imprenditrici e gli interventi di Eva Cantarella e Pierfranco Bruni.

Il Festival è anche un Laboratorio di alta formazione per attori professionisti, selezionati tra candidature arrivate da tutta Italia, che dal 23 al 29 settembre, saranno guidati da maestri come Melania Giglio, Dario La Ferla e da due importanti animatori culturali del territorio: Giovanni Guarino e Vito Maglie. Per i corsisti masterclass con Elisabetta Pozzi ed Elena Arvigo.

Il TTF è vincitore dell’avviso pubblico «Futura. La Puglia per la parità» del Consiglio regionale della Puglia e si avvale del contributo del Comune di Taranto e del sostegno di Teleperformance, Fondazione Taranto 25, BCC di Bari e Taranto. Il Taras Culturə Festival è finanziato dal Consiglio regionale della Puglia. Partner: MArTA, Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Soprintendenza Patrimonio culturale subacqueo, Comando interregionale Marittimo Sud, Università “Aldo Moro” Bari, Inda, Isamg, Cavalieri de li terre tarentine, Bottega Cosimo Vestita, Amici dei Musei, AICC Taranto, Museion, Institute of Sparta.

Il programma è stato presentato in conferenza stampa nella Lega Navale di Taranto, con i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura ed eventi del Comune di Taranto, Angelica Lussoso e del consigliere regionale Enzo Di Gregorio. Il direttore artistico Massimo Cimaglia: «La seconda edizione del Festival, arricchita nei contenuti, rimane solida nel suo spirito iniziale: coinvolgere la cittadinanza e i turisti (anche attraverso eventi gratuiti) creando un focus culturale nella città in concomitanza con il convegno di Studi sulla Magna Grecia che ospiterà – come anche il MarTa, nelle Giornate europee del patrimonio –  gli attori del Laboratorio per brevi monologhi. Spero che le istituzioni possano amplificare questo messaggio così potente per non vanificare il grandissimo sforzo che Terra Magica e Crest hanno intrapreso». Clara Cottino del Crest: «È nel nostro dna collaborare, accogliere progetti altrui, purché nel segno della qualità, e con un fine non occasionale. Condividiamo il progetto, rendendo disponibili anche le nostre risorse e il nostro lavoro. Terra Magica e il Crest hanno lanciato il sassolino al di là dell’investimento garantito, scegliendo di dare un futuro al Festival nella città del MarTa: solo una nuova attenzione delle istituzioni potrà contribuire a rendere più solido il panorama dei più importanti Festival del teatro antico o classico».

Diocesi

Grande entusiasmo in Concattedrale per la cerimonia di imposizione del Pallio all’arcivescovo Miniero

Alcuni scatti significativi della serata sono in chiusura dell’articolo.

foto G. Leva
16 Set 2024

di Angelo Diofano

Grande entusiasmo domenica sera in concattedrale per la cerimonia di imposizione del Pallio all’arcivescovo mons. Ciro Miniero, per mano del Nunzio apostolico mons. Petar Rajič. Alla celebrazione erano presenti mons. Vincenzo Pisanello, vescovo di Oria, mons. Sabino Iannuzzi, vescovo di Castellaneta, mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo emerito di Potenza, mons. Angelo Panzetta, arcivescovo coadiutore di Lecce e mons. Davide Carbonaro, arcivescovo di Potenza.

 

Foto di G. Leva

 

Sono intervenuti il prefetto Paola Dessì, una rappresentanza di sindaci del territorio (per il sindaco di Taranto, il suo vice Gianni Azzaro) e numerose autorità civili e militari oltre a una folta comitiva proveniente da Vallo di Lucania, la precedente diocesi guidata da mons. Miniero.

Il pallio fu consegnato al nostro arcivescovo e ad altri vescovi il 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, nella basilica di san Pietro da papa Francesco, con la disposizione che la cerimonia di imposizione avvenisse nelle diocesi di appartenenza.

Si tratta di un paramento liturgico costituito da una stretta striscia di stoffa di lana bianca incurvata al centro. Simbolo del Buon Pastore e dell’Agnello crocifisso per la salvezza degli uomini, esso indica un legame speciale con il papa ed esprime, inoltre, la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, l’arcivescovo metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione.

 

Foto di G. Leva

 

“Vorrei che tutta la comunità – ha detto nel messaggio alla diocesi – intensifichi il cammino che già compie da tempo con impegno, spendendo le migliori energie, avendo particolarmente a cuore due ambiti: l’evangelizzazione come urgenza ed esigenza della Chiesa (non siamo Chiesa se non evangelizziamo!) privilegiando l’attenzione al mondo delle povertà, confermando il nostro impegno nella cura della casa comune (non dobbiamo dimenticare ciò che la Laudato Si’ e la Laudate Deum devono significare per la nostra terra)”.

“Guardo ai numerosi segni di bene che sono presenti nella nostra arcidiocesi: – ha continuato –  la vitalità delle parrocchie, il tesoro della devozione popolare, gli sterminati talenti che riscontriamo nelle nostre comunità, la grande generosità e accoglienza della nostra gente. Davanti a questa messe biondeggiante, fiduciosamente voglio aprire quest’anno pastorale con una domanda semplice e diretta: «Chiesa di Taranto, come vuoi continuare a seguire Gesù Cristo? Vuoi essere sua discepola guardando con speranza in avanti?». È solo dalla nostra risposta che dipendono la bontà e i frutti del nostro cammino fin dai primi passi”.

Mons. Miniero ha auspicato che si cominci a superare la categoria con la quale si definiscono i vicini e i lontani dalla comunità. “Spesso – ha riferito – non sono le persone ad essere lontane da noi, ma la Chiesa è lontana da tanti. Intrappolati da meccanismi di autopreservazione e talvolta di autoreferenzialità, ci ritroviamo ad essere incapaci di dialogare con il mondo perché anacronistici o più semplicemente inesperti di umanità. Questo non significa ricorrere solo a nuovi modelli comunicativi o a renderci in qualche modo più appetibili attraverso le più bizzarre manifestazioni di presunta vicinanza”.

Egli ha ricordato come in questi anni la parola della Chiesa tarantina è stata particolarmente attesa e puntuale circa le grandi questioni ambientali e sociali: continuerà ad esserlo e cercherà non solo di stimolare le coscienze sulle annose questioni che sembrano mai risolversi, ma soprattutto cercando di evangelizzare questi ambiti attraverso l’azione dei credenti attenti al mondo delle nostre povertà, seguendo l’invito pressante di papa Francesco. “Urge una nuova riflessione che generi fatti concreti circa la conoscenza delle povertà nella nostra città e nella nostra diocesi – ha sottolineato – Credo che l’apporto della Chiesa non possa essere esclusivo ma è necessario e cogente”.

Foto di G. Leva

 

L’arcivescovo ha inoltre chiesto alle parrocchie di rinunciare alla pretesa, ormai utopica, di essere autosufficienti. “Il lavoro delle vicarie –ha detto – sarà proprio quello di individuare percorsi vicariali ed interparrocchiali capaci di condividere e di partecipare attività comuni di evangelizzazione.  Non tutte le parrocchie riescono a fornire, ad esempio, percorsi di pastorale giovanile o di catechesi degli adulti. Sono a conoscenza di esperienze virtuose del servizio interparrocchiale delle Caritas, ma non basta. Credo che bisogni attivare anche occasioni interparrocchiali per formare i laici all’annuncio nelle famiglie, nei condomini, nei luoghi di lavoro. Lasciamo che lo Spirito animi le nostre parrocchie imprimendo novità e bellezza. Basterebbe, per cominciare a vivere a pieno l’esperienza sinodale, porsi queste domande in programmazione o in verifica di ogni attività: «Lo abbiamo realizzato insieme?», «Abbiamo camminato insieme?», «Insieme a chi?». Camminare insieme è la sostanza della comunità, il significato della sinodalità”.

Dopo aver preso atto con dolore della chiusura di comunità religiose nella nostra arcidiocesi per assenza di vocazioni, condividendo con gli altri vescovi pugliesi l’apprensione per la caduta verticale del numero dei seminaristi nel seminario regionale di Molfetta, l’arcivescovo ha ricordato l’apertura del Giubileo nella cattedrale di San Cataldo per il 29 dicembre. “Essenziale sarà per noi vivere con fervore il sacramento della Riconciliazione, facendo di essa lo stile permanente della nostra famiglia ecclesiale – ha concluso – Ai sacerdoti dico che bisogna ritornare nel confessionale, non solo su richiesta dei fedeli ma bisogna lasciarsi trovare ad accogliere chi ha il cuore ferito. Nella cattedrale e nelle chiese giubilari i vicari foranei si adoperino perché ci sia sempre qualcuno a confessare. Tocca ai presbiteri dispensare a mani larghe la Misericordia di Dio ma non solo”.

Confraternite

A San Domenico, la consegna del premio Cuore di Donna 2024

16 Set 2024

di Angelo Diofano

Davanti a una folta assemblea, venerdì 13 settembre ha avuto luogo nella chiesa di San Domenico la cerimonia di consegna del premio “Cuore di Donna 2024” a cura della confraternita di Maria SS Addolorata e San Domenico, nell’ambito dei solenni festeggiamenti in onore della titolare.
Il prestigioso riconoscimento, giunto alla trentesima edizione, è andato all’associazione di volontariato Simba odv, operante dal 2009 sul territorio jonico (come reca la motivazione) “per il suo encomiabile impegno, sia nel sostenere i bambini ospedalizzati nel reparto di Oncologia pediatrica del SS. Annunziata e le loro famiglie, sia nell’affrontare il difficile momento legato alla degenza ospedaliera, e contemporaneamente anche per l’opera di promozione e sensibilizzazione sul tema dei diritti del bambino in ospedale attraverso l’adozione della Carta dei Diritti dei bambini e degli adolescenti in Ospedale, anche all’esterno dell’ambiente ospedaliero”.

Il premio è stato ritirato dalla presidente Debora Cinquepalmi e dalla sua collaboratrice Alexia Serio.

Nel ringraziamento, le rappresentanti dell’associazione hanno così riferito: “Questo premio ci riempie di gioia e ci spinge a continuare il nostro impegno al fianco dei bambini ospedalizzati e delle loro famiglie. Lo dedichiamo a tutte le mamme del nostro reparto che, con coraggio e determinazione, affrontano le sfide della vita e ringraziamo di cuore la confraternita della SS. Addolorata per questa serata, il cui ricordo porteremo sempre nel nostro cuore”.

A porgere il saluto della confraternita, il padre spirituale mons. Emanuele Ferro e, a nome del priore Giancarlo Roberti, impedito da motivi i lavoro, il primo assistente Francesco Paradiso. Molto toccante è stata anche la testimonianza del priore emerito, prof. Antonio Liuzzi, che istituì il premio nel 1995. In precedenza il capitano dei carabinieri Francesca Romana Fiorentini ha tenuto un intervento sul tema “Empatia, il ruolo della donna nel sociale sull’esempio di Maria”.

I festeggiamenti si concluderanno domenica sera, 22 settembre, con la processione per le vie del centro storico e lo spettacolo pirotecnico in Mar piccolo, durante la sosta nei pressi della chiesa di San Giuseppe, in via Garibaldi.

Inizio ministero parrocchiale

Le date di ingresso dei nuovi parroci

16 Set 2024

Ecco le date delle concelebrazioni presiedute dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero per l’inizio del ministero dei nuovi parroci nelle loro comunità parrocchiali.

Don Damiano Nigro: il 21 settembre alle ore 18.30, parrocchia “Santa Teresa del Bambin Gesù-Santuario Madonna della Sanità” in Martina Franca;

Mons. Vincenzo Annicchiarico: il 4 ottobre alle ore 18.30, parrocchia “San Francesco di Assisi” in Martina Franca;

Don Davide Errico: il 5 ottobre alle ore 19, parrocchia “Santa Maria la Nova” in Pulsano;

Don Ettore Tagliente: il 6 ottobre alle ore 18, parrocchia “Santa Maria del popolo” in San Giorgio Jonico;

Don Giampiero Savino: il 13 ottobre alle ore 18, parrocchia “San Girolamo Emiliani” in Statte;

Mons. Renato Pizzigallo: il 9 novembre alle ore 18.30, parrocchia “San Massimiliano Kolbe” in Taranto (quartiere Paolo VI);

Don Cosimo Pagliarulo: il 16 novembre alle ore 18.30, parrocchia “Regina Pacis” in Taranto (Lama).

Ecclesia

Cristo, speranza nostra: il messaggio dell’arcivescovo Ciro Miniero per l’inizio dell’anno pastorale

ph ND
15 Set 2024

Cari fratelli e sorelle,

nel giorno in cui viene imposto dal Nunzio Apostolico sulle mie spalle il pallio, consegnatomi dal Santo Padre Francesco lo scorso 29 giugno, desidero raggiungervi con un messaggio che avvii il nuovo anno pastorale e che tracci alcuni tratti salienti dei nostri impegni per gli anni venturi.

Colgo un grappolo di spunti per indirizzare il nostro cammino diocesano proprio da questa circostanza provvidenziale.

Il pallio esprime visivamente la comunione con il vescovo di Roma, che presiede a tutte le altre chiese nella carità; è un invito a camminare insieme con le chiese sorelle di Oria e di Castellaneta. Esso è un richiamo all’amicizia e al riconoscersi unico gregge del Signore.

Voglio toccare questa lana come intrecciata dagli stessi fili della rete del Regno di Dio.  Sono intrecci sorgente di unità. È una rete di maglie strette per accogliere il più possibile tutti i figli di Dio raggiunti dalla Buona Notizia.

«Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore» (Gv 10,10). Gesù si dichiara a noi, suo popolo, come buono, manifestando le sue intenzioni di bene e di protezione. È un pastore che dona la sua vita per la salute del suo gregge e la sacrifica per esso, come padre, medico, custode e modello. Conosce la nostra pesantezza, i nostri limiti, i nostri peccati, eppure non fugge da noi. Anzi, la sua chiamata ci rende degni della casa ecclesiale invitandoci a riconoscere la sua voce, a passare attraverso di Lui: «io sono la porta» (Gv10,7) della misericordia e della conversione.

Egli si differenzia dagli altri pastori perché non è un estraneo, non è un ladro, non è un mercenario.

Dalla premura di Cristo Buon Pastore vorrei che tutta la comunità diocesana intensifichi il cammino che già compie da tempo con impegno, spendendo le migliori energie. Avendo particolarmente a cuore due ambiti:

  • L’evangelizzazione come urgenza ed esigenza della Chiesa (non siamo Chiesa se non evangelizziamo!) privilegiando l’attenzione al mondo delle povertà confermando il nostro impegno nella cura della casa comune (non dobbiamo dimenticare ciò che la Laudato Si’ e la Laudate Deum devono significare per la nostra terra);
  • la ricchezza del dinamismo sinodale attingendo alle radici della nostra speranza nell’occasione propizia del Giubileo del 2025.
  1. la professione di fede all’ inizio di un nuovo anno pastorale.

Dobbiamo verificare la nostra conoscenza della voce del Pastore, bisogna riconoscerla nitida, chiara e distinta, in mezzo a tante altre voci, perché prima di pianificare ed attuare un qualsiasi progetto pastorale occorre rinnovare il nostro impegno a seguirlo. Nella vita del credente ogni entusiasmo fiaccato, ogni fatica soverchiante, ogni scoraggiamento e paura, hanno una sola ragione scatenante: l’aver smesso di ascoltare la voce del Maestro, l’essersi privati della Sua compagnia, l’averlo voluto precedere sulla via di Gerusalemme cominciando a pensare secondo gli uomini e non secondo Dio (cfr. Mt 16).

Guardo ai numerosi segni di bene che sono presenti nella nostra arcidiocesi: la vitalità delle parrocchie, il tesoro della devozione popolare, gli sterminati talenti che riscontriamo nelle nostre comunità, la grande generosità e accoglienza della nostra gente. 

Davanti a questa messe biondeggiante, fiduciosamente voglio aprire quest’anno pastorale con una domanda semplice e diretta: «Chiesa di Taranto, come vuoi continuare a seguire Gesù Cristo? Vuoi essere sua discepola guardando con speranza in avanti?». È solo dalla nostra risposta che dipendono la bontà e i frutti del nostro cammino fin dai primi passi.

Quando si mette mano ad un progetto, si indicano obiettivi, risorse, strategie, cronoprogrammi, verifiche. Per noi inizialmente non può essere così. Ogni cominciamento deve essere caratterizzato dalla nostra professione di fede. Mi viene in mente la folla del capitolo sesto di San Giovanni che, sfamata dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci operata prodigiosamente dal Signore, rimane fissa sul miracolo spettacolare ed incapace di coglierne il segno autentico. Vorrei che pensaste per qualche istante a quella folla che insegue Gesù e i suoi discepoli dopo il miracolo. Gesù fugge da qualsiasi fraintendimento mondano: «In realtà voi mi cercate non perché avete visto dei segni ma perché avete mangiato quel pane e vi siete saziati» (Gv 6,26). Anche noi possiamo essere quella folla che segue Gesù per un fraintendimento, anche noi possiamo affaticarci e lavorare invano per cose che il Maestro non ci ha mai chiesto. Probabilmente anche noi ci adoperiamo troppo a lungo per cose che periscono.  Sembra quasi di intuire il tono di Gesù che dice: «Quella stessa fatica che avete impiegato in massa per venire fin qui, utilizzatela per le cose che vi donano la vita eterna» (cfr. Gv 6,27). Stupisce la prontezza con la quale quel popolo, eccitato dall’idea di un nuovo e potente re, risponde: «Qual è l’opera che ci dai da compiere?» (Gv 6,28). E il Signore: «L’opera di Dio è questa: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6,29). L’opera quindi è innanzitutto professare la nostra fede. Verrebbe da dire: «l’opera è tutta qui?». In realtà non si tratta di aderire semplicemente ad una convinzione intellettuale, ma è un’adesione continua, un lavoro quotidiano, quello di tendere con tutte le proprie forze a professare una fede certa nel Cristo vivo, mandato dal Padre per amore del mondo a donarci la vita. Il nostro sguardo, le nostre energie, il nostro essere devono orientarsi nell’unica direzione di Cristo. Non abbiamo tante vie, ma solo la Via. Non siamo sballottati dalle opinioni più o meno accettabili od opinabili, ma abbiamo la Verità. Non dobbiamo cercare un senso alle nostre vite perché abbiamo in noi la Vita. Il nostro battesimo, dono per chi professa la fede in Cristo, è sinfonia al contempo della chiamata, della risposta generosa e della sequela. Detto in semplicità assoluta: «Crediamo fino in fondo in ciò che facciamo e per chi lo realizziamo?». Il nostro «sì», il nostro «credo Signore, amen!» equivalgono alla presa in carico delle istanze del Regno, alla nostra responsabilità ecclesiale? Ripartiamo da qui.

  1. Il nostro è un discepolato missionario

Undici anni fa papa Francesco consegnava alla Chiesa un documento di straordinaria attualità, l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Questa esortazione, accolta con entusiasmo inedito anche per la facilità e l’immediatezza con la quale il Santo Padre si è rivolto al popolo dei credenti, va ripresa in mano e approfondita. Essa contiene in nuce profeticamente gran parte del magistero successivo, rimane un valido strumento di verifica della lenta attuazione del Concilio Vaticano II e, con disarmante concretezza il Papa indica quali siano i punti deboli o, comunque sia, insufficienti del nostro agire ecclesiale. Nell’Evangelii Gaudium egli offre l’intonazione per affrontare le sfide epocali a cui la Chiesa deve portare il suo annuncio di speranza, ovvero la cura della casa comune (Laudato si’), la fraternità e l’amicizia sociale fra i popoli (Fratelli tutti). Vale la pena riprendere il documento perché la sua assimilazione non si riduca alla sbrigativa acquisizione di alcuni seppur belli slogan quali “chiesa in uscita” o “conversione pastorale”, ma all’assimilazione di veri e propri criteri di evangelizzazione.

Tornando all’immagine del Buon Pastore che ci chiama e alle pecore che riconoscono la sua voce, non posso che riportare un’espressione cara a Papa Francesco che nell’Evangelium Gaudium viene ripetuta nove volte: “discepolato missionario”.

Così il Papa: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione».[1] «In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr. Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni. La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati»[2]

Vorrei quindi che cominciassimo a superare la categoria con la quale misuriamo i vicini e i lontani dalla comunità. Spesso non sono le persone ad essere lontane da noi, ma la Chiesa è lontana da tanti. Intrappolati da meccanismi di autopreservazione e talvolta di autoreferenzialità, ci ritroviamo ad essere incapaci di dialogare con il mondo perché anacronisti o più semplicemente inesperti di umanità. Questo non significa ricorrere solo a nuovi modelli comunicativi o a renderci in qualche modo più appetibili attraverso le più bizzarre manifestazioni di presunta vicinanza.

Nel discorso che ho offerto al termine dell’ultima processione del Corpus Domini ho tenuto a dire che talvolta siamo spaventati dai progressi scientifici e tecnologici che sembrano impadronirsi di noi come ad esempio l’intelligenza artificiale, invece crediamo di avere ancora qualcosa da dire e dare al mondo, qualcosa che altri non possono dare ovvero l’amore di Dio, Dio stesso, in questo pezzo di pane che è capace di renderci creature nuove, veri uomini e donne a immagine e somiglianza di Dio.

Le grandi domande della gente rimangono inevase e le manifestazioni dell’assenza di Dio dalla nostra società sono continue: la violenza inaudita e gratuita specie nei più giovani è un chiaro sintomo di come non sia avvenuto l’incontro con Cristo. Efficientismo, velocità, iperconnessione, progresso, benessere economico, non daranno mai la vera bellezza di cui ogni uomo e ogni donna vogliono saziarsi. La Chiesa passa di moda e non è attuale quando non è sé stessa, quando insegue essa stessa le mode. È attuale quando evangelizza ogni ambito della vita, quando trova e si lascia trovare nei luoghi della sofferenza e dell’amore, quando vive del Risorto sempre contemporaneo ad ogni uomo e ad ogni tempo. Tocca a noi, sull’esempio di Gesù, fare incontrare i nostri cortei con la vita reale della gente, così come il seguito del Signore si lasciò incrociare dall’accompagnamento funebre del figlio della vedova di Nain (cfr. Lc 7,1-17). Dobbiamo intercettare lo sguardo dei tanti Zaccheo (cfr. Lc19, 1-10), appollaiati e curiosi sugli alberi per non essere disturbati, ma che sono desiderosi di cambiare vita. Forti di una parola liberante, dobbiamo approssimarci ai Levi rannicchiati sul banco delle imposte (cfr. Lc 5,27-35), schiavizzati dal loro stesso lavoro, ma soprattutto dobbiamo collaborare con Dio per liberare tanti nostri fratelli e sorelle dalla pesantezza del peccato, per far incontrare loro la gioia di essere salvati.

Siamo rassicurati da un’esperienza evangelizzatrice della Chiesa nei secoli. La storia ci racconta di importanti passi in avanti della civiltà dell’amore di Cristo come anche del vento perenne della mondanizzazione. Non dobbiamo scoraggiarci, ma al contempo non possiamo ignorare la perdita di significato dei nostri valori e della continua marginalizzazione specie nel nostro Occidente delle ragioni del Vangelo. Il compito del Pastore e dell’intera comunità è innanzitutto annunciare Cristo e la sua Parola e aiutare la comunità a coniugare vita e fede. La credibilità e quindi l’autenticità della nostra azione evangelizzatrice è far sentire lo sguardo benedicente e provvidente di Cristo sui poveri, conoscendo e amando tutti gli ambiti di povertà e fragilità. Il posto della Chiesa è su ogni calvario, in cui dobbiamo essere presenti per missione e per salvezza. Se è vero com’è vero che tutte le volte che facciamo qualcosa ad uno dei nostri fratelli più piccoli lo facciamo direttamente a Gesù (cfr. Mt 25,31-35), vuol dire che Lui ci salva, ci annuncia la buona novella attraverso i poveri, i sofferenti, gli ultimi. I poveri ci evangelizzano nel mentre ci prendiamo cura di loro. Riconosciamo la fecondità reciproca dell’azione evangelizzatrice. 

Chiedo ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, agli operatori pastorali, e a tutta la Comunità in ogni sua componente, di impegnare le migliori energie per raggiungere questa finalità. 

In questi anni la parola della Chiesa tarantina è stata particolarmente attesa e puntuale circa le grandi questioni ambientali e sociali e certo continuerà ad esserlo, cercando non solo di stimolare le coscienze sulle annose questioni che sembrano mai risolversi, ma soprattutto cercando di evangelizzare questi ambiti attraverso l’azione dei credenti attenti al mondo delle nostre povertà, seguendo l’invito pressante di Papa Francesco. Urge una nuova riflessione che generi fatti concreti circa la conoscenza delle povertà nella nostra città e nella nostra diocesi. Credo che l’apporto della Chiesa non possa essere esclusivo ma è necessario e cogente.

  1. Sinodalità. Le strutture ecclesiali quali laboratori di FRANCHEZZAe corresponsabilità

La grande riflessione sulla sinodalità nella Chiesa è iniziata quando eravamo ancora isolati dalla pandemia. Il Papa ha voluto cominciare questo processo proprio nel momento di grande vulnerabilità e isolamento anche delle comunità ecclesiali. Abbiamo sentito la fatica di incontrarci e di porci delle domande sul nostro essere vera famiglia di Dio. Questa è la fase in cui dobbiamo prendere coscienza e carico dello stato di salute della nostra vera comunione. Credo di non sbagliare quando dico che occorre fare un bagno di umiltà e dare nuova linfa agli organismi di partecipazione ecclesiale nella prospettiva della evangelizzazione. I consigli pastorali, a più livelli, devono essere espressione autentica di una Chiesa che ama il mondo come Gesù. Gli organismi non siano la toppa, l’imbellettamento, l’atto dovuto o peggio ancora la stampella sicura di discutibili leadership, ma laboratori di corresponsabilità e coraggio. Già comincia a scarseggiare nelle nostre parrocchie la rendita della partecipazione popolare dovuta alla grande tradizione di fede. Nelle giovani famiglie è in discussione anche la fino ad ora radicata convinzione di far partecipare i bambini e i ragazzi ai percorsi dell’iniziazione cristiana. È chiaro come la frequenza alle messe domenicali sia calata.

La nostra lettura deve essere realista, mai pessimista né catastrofista. Evidentemente lo Spirito ci suggerisce di esplorare nuovi aeropaghi dell’evangelizzazione, ambiti della cultura e della comunicazione, e soprattutto, ambiti dell’umano dove indirizzare la Parola allo sfiduciato. Penso ad una rinnovata e creativa pastorale del lutto, del mondo della malattia, all’accompagnamento delle coppie al matrimonio, delle giovani famiglie con bambini molto piccoli, delle famiglie che vivono situazioni non inizialmente conformi alla vita sacramentale. Anche nella nostra arcidiocesi, va mutando il tessuto sociale e religioso, mostrando un volto multietnico e multiconfessionale, con tutte le fragilità, povertà e sfide.

Mi chiedo e vi chiedo di tenere il cuore sempre aperto a tante emergenze per rispondere e fronteggiarle con l’entusiasmo missionario, che ci porta a prendere in ogni cosa il largo del Vangelo.

Va da sé che nulla di tutto ciò possa essere improvvisato ma deve essere conosciuto e accolto nelle nostre comunità con la sapienza di chi è disponibile a cogliere il kairòs di Dio nelle circostanze della vita. Mentre potremmo essere tentati semplicemente di rimboccarci le maniche nel tentativo di “attrezzare” le nostre comunità alle sfide, dobbiamo invece andare al cuore della questione sinodale. Sicuramente potremo attingere alla ricchezza della riflessione della Chiesa Italiana, maturata nell’itinerario sinodale che si sta vivendo sotto l’azione dello Spirito.

Mi aiuta in quello che voglio esprimere la riflessione di monsignor Benigno Papa, nostro arcivescovo emerito di venerata memoria, che nella sua ultimissima fatica letteraria scrive: «La Chiesa non è un agglomerato di persone, ma una comunità; non è un collettivo anonimo, ma una comunione di persone in una comunità strutturata visibilmente in modo organico. […] è inutile che noi cristiani sogniamo un tessuto della società umana se prima non si rifà il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali. […]La sinodalità della Chiesa, intesa come vita di comunione con Dio e con i fratelli è aperta alla partecipazione di tutti i battezzati alla missione, è uno stile di vita evangelico che rinnova il tessuto cristiano delle nostre comunità».[3]

È bella l’espressione della Conferenza Episcopale Italiana: «La Chiesa si fa missionaria partendo dall’altare delle nostre chiese parrocchiali»[4]. La parrocchia non è l’unica istituzione evangelizzatrice, ma rimane nella sua duttilità e plasticità quella più significativa, indispensabile e sicuramente quella preminente. Le parrocchie sono un invito permanente alla mensa di Dio.

 «La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione»[5].

C’è un dato che ci viene dalla “provocazione sinodale”. Le parrocchie devono rinunciare alla pretesa ormai utopica di essere enti autosufficienti. Il lavoro delle vicarie sarà proprio quello di individuare percorsi vicariali ed interparrocchiali capaci di condividere e di partecipare attività comuni di evangelizzazione.  Non tutte le parrocchie riescono a fornire, ad esempio, percorsi di pastorale giovanile o di catechesi degli adulti. Sono a conoscenza di esperienze virtuose del servizio interparrocchiale delle caritas. Ma non basta. Credo che bisogni attivare anche occasioni interparrocchiali per formare i laici all’annuncio nelle famiglie, nei condomini, nei luoghi di lavoro. Lasciamo che lo Spirito animi le nostre parrocchie imprimendo novità e bellezza. Di fronte alle crisi aziendali si risponde con nuove politiche di gestione delle risorse umane e materiali, con tagli e previsioni di bilancio. Per la Chiesa, non è così. Essa non segue la logica del mondo, ma si lascia guidare dallo Spirito Santo, che è la fonte della sua crescita con la forza dell’Eucaristia, della Parola, della Comunione e della Carità.

Basterebbe, per cominciare a vivere a pieno l’esperienza sinodale, porsi queste domande in programmazione o in verifica di ogni attività: «Lo abbiamo realizzato insieme?», «Abbiamo camminato insieme?», «Insieme a chi?». Camminare insieme è la sostanza della comunità, il significato della sinodalità.  

Dobbiamo vivere e sperimentare la comunione senza isolarci ma traendo forza dall’alto e fra di noi, con umiltà e spirito di servizio. Innanzitutto dobbiamo ricordare che anche Gesù, di fronte ad una messe enorme da mietere e all’acquisita consapevolezza della scarsità degli operai, non è ricorso al reclutamento di nuove professioni nel campo dell’evangelizzazione, ma ha invitato a pregare perché il Padre suscitasse nuove vocazioni. Ed è questo il nostro primo impegno, pregare il Padre perché mandi operai (cfr. Lc 10,2»).

Registro con dolore la chiusura di comunità religiose nella nostra arcidiocesi per assenza di vocazioni e condivido con gli altri vescovi pugliesi l’apprensione per la caduta verticale del numero dei seminaristi nel seminario regionale di Molfetta. Dobbiamo pregare il Padrone della messe!

  1. L’occasione del giubileo.

Pellegrinaggio e speranza sono due parole ricorrenti nella preparazione dell’anno Santo 2025; il pellegrinaggio è metafora di una vita che procede verso una meta che può trasfigurarla, e richiede fiducia, entusiasmo e spirito di sacrificio. Vi sono tratti in cui sperimentare il colloquio cuore a cuore con Dio e tratti in cui godere della gioia dei fratelli, tutti pellegrini, penitenti e festosi. Il pellegrinaggio è un percorso di guarigione interiore che educa l’animo al giusto affiorare della gioia di andare incontro al Signore. È bello cominciare un anno pastorale con l’emozione di intraprendere un bel viaggio che possa trasfigurarci. In questo senso il Giubileo è un’occasione propizia che non deve andare ad affiancare le attività ordinarie delle nostre comunità, ma deve scuoterle, perché abbiamo sempre bisogno di metterci in cammino e di sostenerci gli uni gli altri nelle fatiche.

“Spes non confundit” (Rm 5,5) è l’incipit della bolla di indizione del Giubileo ordinario 2025;  sono parole di San Paolo: «la speranza non delude». La nostra speranza è Cristo e nostro compito è quello di far incontrare la Speranza accendendo le innumerevoli speranze degli uomini. Il papa dice:  «Tutti sperano. Nel  cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. La Parola di Dio ci aiuta a trovarne le ragioni»[6].

Apriremo il Giubileo il 29 dicembre nella nostra cattedrale millenaria e tutto l’anno sarà punteggiato di occasioni di fede anche nelle chiese che la bolla indica come giubilari.

Essenziale sarà per noi vivere con fervore il sacramento della Riconciliazione, facendo di essa lo stile permanente della nostra famiglia ecclesiale. Ai sacerdoti dico che bisogna ritornare nel confessionale, non solo su richiesta dei fedeli, ma bisogna lasciarsi trovare ad accogliere chi ha il cuore ferito. Nella cattedrale e nelle chiese giubilari i vicari foranei si adoperino perché ci sia sempre qualcuno di noi a confessare. Tocca ai presbiteri dispensare a mani larghe la Misericordia di Dio ma non solo. Nel messaggio per la quaresima ho voluto condividere con voi un pensiero che ripropongo:

Penso all’immenso tesoro, oltre che sacramentale, profondamente pedagogico che reca in sé il sacramento della Riconciliazione. Tale sacramento, a partire dai ragazzi, insegna l’importanza di chiedere perdono, di discernere cos’è bene e cos’è male, ci educa ad illuminare correttamente la nostra coscienza, ci allena ai buoni propositi e a come mantenerli, con l’aiuto della Misericordia, che mai si stanca di rimetterci in piedi. L’amicizia della Chiesa, sperimentata nel rapporto con il presbitero, gradualmente, ci insegna che non siamo né schiavi della colpa né del peccato, ma figli amati e benedetti del Padre.

A questo aggiungo, soprattutto per i sacerdoti, di accostarsi al sacramento della penitenza per dimostrare quanto sia importante in un cammino di conversione, e per dare una testimonianza credibile ai fedeli, affinchè possano anche loro celebrarlo con fede e regolarità. A poco servirebbe solo toglierci i fardelli di dosso nell’esperienza sacramentale se non ci sentissimo più in grado di amarci e volerci bene fra di noi. Vivere una vita riconciliata vuol dire lavorare per la comunione presbiterale. A tutti noi sacerdoti capita di alzare lo sguardo durante una concelebrazione e di percepire distanze, interruzioni, malesseri o peggio ancora indifferenza nei nostri rapporti. Dobbiamo ricordare che Dio ci ha resi dispensatori della Grazia per vivere riconciliati. Il Giubileo possa farci riscoprire, al di là della Porta Santa della nostra conversione, del nostro rinnovamento, la freschezza e la gioia della nostra fraternità. Abbandoniamoci alla volontà di bene del Padre e noi per primi lasciamoci sorprendere dalla creatività della sua Misericordia senza limiti!    

  1. Cum Maria evangelizzare

All’inizio di questo anno pastorale, ci affidiamo a Maria, Madre della Speranza; ella che è presente nella storia dell’infanzia di Gesù, è presente accanto ad ogni nostro primo passo.

Ci affidiamo totalmente a Te,

Madre del Verbo, Madre della Parola,

Vergine del «sì» e Madre della fede,

salutata dall’angelo, sei Madre della gioia,

tu sei il modello della Chiesa.

Tu che sei stella della Nuova Evangelizzazione,

aiutaci ad innamorarci del Vangelo

perché possiamo, con la predicazione e il battesimo,

generare a nuova vita tanti fratelli e sorelle.[7]

San Cataldo, nostro patrono, benedica i nostri passi.

Taranto, 15 settembre, XXIV Domenica del Tempo Ordinario, memoria della Beata Vergine Maria Addolorata, del 2024, secondo del mio Episcopato. 

† Ciro Miniero
arcivescovo metropolita di Taranto

 

 

[1] EG 27.

[2]Ibid. 120.

[3]Benigno Luigi Papa, A scuola di sinodalità negli atti degli Apostoli, Ed. Vivere In, Monopoli 2022, 36-37.

[4]Conferenza episcopale Italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n.4 .

[5] EG 28.

[6]Francesco, Spes non Confundit 1.

[7] Preghiera liberamente ispirata alle parole di Benigno Luigi Papa,  op.cit, p 32-33.

Diocesi

“Il Signore assicura alla nostra città la capacità di resistere e di ricominciare”

foto studio Renato Ingenito
15 Set 2024

di † Ciro Miniero

L’indirizzo di saluto di mons. Ciro Miniero, arcivescovo metropolita di Taranto a mons. Petar Rajič, Nunzio apostolico in Italia nella celebrazione eucaristica per l’imposizione del Pallio nella Concattedrale Gran Madre di Dio

Foto di P. Leva

 

Eccellenza,

sono felice di poterLa accogliere nella nostra arcidiocesi di Taranto per l’imposizione del pallio. Ella qui esprime la cura del Santo Padre Francesco per le Chiese che sono in Italia, per cui Le chiedo di farsi latore presso di Lui dei miei sentimenti di gratitudine che sono quelli dell’intera arcidiocesi di Taranto, uniti a quelli dei fratelli vescovi, S.Ecc.za Rev.ma mons. Vincenzo Pisanello, vescovo di Oria, e S. Ecc.za Rev.ma Sabino Iannuzzi, vescovo di Castellaneta.

Saluto tutti i confratelli vescovi; i presbiteri, i diaconi, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i fratelli e le sorelle qui convenuti, le confraternite, le associazioni, i gruppi e i movimenti; le stimate autorità civili e militari.

La nostra è una gratitudine inverata soprattutto dalla volontà autentica di essere confermati dal successore di Pietro, vicario di Cristo nella fede e nell’unità.

Oggi lo sguardo del Papa su Taranto dona quella luce di bellezza e di fiducia che questa terra, amata da Dio, merita. La nostra è una Chiesa antica, millenaria. Come in diversi luoghi salentini anche noi riteniamo plausibile il passaggio sulla nostra terra, dell’apostolo Pietro accompagnato dall’evangelista Marco che in viaggio verso l’Urbe, sostarono qui per donarci la primizia della Parola. È però nella vicenda del santo vescovo Cataldo, monaco e pellegrino di origini nordiche, il cui sepolcro e le cui insigni reliquie sono felice testimonianza nella nostra basilica cattedrale del centro storico, che riconosciamo l’amore provvidente di Dio. In Cataldo, di cui le farò dono di una croce d’argento, imitazione di quella aurea, rinvenuta nel suo sepolcro nel 1071, il Signore non abbandona questa città, le assicura il dono della predicazione evangelica, la ricostruzione per vie imperscrutabili e inaspettate, la capacità di resistere e di ricominciare, ripartendo dalle radici se non dalle macerie. Benedico il Signore per il dono della Chiesa tarantina, bella per i suoi santi: San Francesco De Geronimo da Grottaglie e Sant’Egidio Maria da Taranto.

Foto di P. Leva

Eccellenza, in questa concattedrale, Ella viene ad impormi il pallio, richiamo all’Agnello e al Buon Pastore. Tale gesto ricorda la volontà di papa Francesco, di stringere le maglie della rete del Regno di Dio per  raccogliere ogni genere di pesci, per raccogliere ed accogliere, raccoglierci ed accoglierci con fili fitti come lo sono quelli del pallio che mi è stato donato e assicurato da quei chiodi preziosi che ricordano l’amore di Gesù per noi sulla croce.

Anche questo edificio è un segno eloquente dell’attuazione a Taranto del rinnovamento promosso dal Concilio Vaticano II; esso plasticamente testimonia il desiderio della Chiesa di parlare all’uomo d’oggi mediante linguaggi nuovi ed attuali.

Siamo desiderosi di proseguire il sogno di Cristo dell’unità indirizzando l’azione pastorale diocesana verso due ambiti, ovvero l’Evangelizzazione come urgenza ed esigenza della Chiesa, principalmente verso i poveri, avendo cura della “casa comune” e vivere il dinamismo sinodale cominciando dal camminare insieme, attingendo alle radici della nostra speranza offerta dall’opportunità del Giubileo del 2025.

Vorrei che la premura e la generosità del vescovo di Roma siano accolte da Taranto come un segno di speranza, perché seppur tormentata da molti problemi che la cronaca presenta in modo negativo, possa invece percepirsi come comunità in cammino e quindi viva.

Il nostro è un popolo di pellegrini di speranza, accompagnato dalla Provvidenza,  fiero della ricchezza della sua fede, della vitalità delle sue comunità, della gloria della sua storia, nello scenario della bellezza naturale donata dal Creatore.

Con questa celebrazione, diamo inizio al nuovo anno pastorale.

La Vergine Maria, alla quale il nostro popolo è legato da affetto incrollabile, ci guidi nel nostro cammino.  

Foto di P. Leva

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A Taranto

Ex Ilva: annullato il processo “Ambiente svenduto” con tutte le condanne del 2021

13 Set 2024

di Silvano Trevisani

“I giudici di Taranto non potevano giudicare”. il processo va a Potenza

Tutto da rifare per il processo “Ambiente Svenduto” legato al disastro ambientale causato dall’Ilva durante la gestione della famiglia Riva nel periodo 1995-2012. Il processo, secondo la sezione distaccata di Taranto della Corte d’assise d’appello, andava celebrato a Potenza e non a Taranto. La corte, presidente Antonio Del Coco, a latere il giudice Ugo Bassi e la giuria popolare, ha annullato la sentenza che in primo grado (31 maggio 2021) aveva portato a 26 condanne, accogliendo così la richiesta dei difensori di spostare il procedimento a Potenza.

Una richiesta analoga era stata più volte e a più livelli respinta in precedenti fasi dell’inchiesta e del procedimento. I giudici tarantini, togati e popolari, secondo la sentenza, vanno a loro volta considerati “parti offese” del disastro ambientale, vivendo negli stessi quartieri in cui risiedono numerose parti civili che in primo grado hanno ottenuto peraltro il risarcimento, e che per questo non avevano la “giusta serenità” per decidere. La corte ha dunque dichiarato la competenza funzionale del tribunale di Potenza, disponendo la trasmissione degli atti alla procura lucana per i successivi adempimenti. Ora avrà 15 giorni di tempo per depositare le motivazioni.

Ricordiamo che “Ambiente svenduto”, originato dall’inchiesta che il 26 luglio 2012, portò al sequestro degli impianti dell’area a caldo, e vedeva 37 imputati, tra dirigenti della fabbrica, manager e politici, e tre società. A vario titolo, vennero contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, corruzioni in atti giudiziari, omicidio colposo e altre imputazioni. Le motivazioni della sentenza vennero depositate a novembre 2022 (oltre 3.700 pagine): in primo grado, furono inflitte 26 condanne (tra dirigenti della fabbrica, manager e politici) per 270 anni complessivi di carcere.

Tra i principali imputati, spicca la condanna, rispettivamente a 22 anni e 20 anni di reclusione, per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva. Furono inflitti 21 anni e 6 mesi all’ex responsabile delle relazioni istituzionali Girolamo Archinà (recentemente deceduto), 21 anni all’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, pene comprese tra i 18 anni e mezzo e i 17 anni e 6 mesi di carcere a cinque ex fiduciari aziendali. A tre anni e mezzo di reclusione fu condannato l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola a cui venne contestata la concussione aggravata in concorso.

La corte d’assise dispose inoltre sia la confisca degli impianti dell’area a caldo, che la confisca per equivalente dell’illecito profitto nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva forni elettrici per una somma di 2,1 miliardi.

Va evidenziato che dall’inchiesta giudiziaria scaturì, nel giugno 2013, anche il commissariamento dell’Ilva da parte dello Stato e l’estromissione degli allora proprietari e gestori, i Riva. Commissariamento che è in atto sia in Ilva che in Acciaierie d’Italia, l’azienda intervenuta in seguito con la gestione del gruppo (entrambe le società sono in amministrazione straordinaria).

Ma l’ex Ilva, ribattezzata Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, com’è noto, è in vendita e il termine per la consegna formale delle manifestazioni di interesse scade venerdì 20 settembre.

Nei mesi scorsi, prima della pausa estiva, c’era già stato un primo colpo di scena: il presidente Antonio Del Coco aveva sospeso il pagamento delle provvisionali da parte degli imputati del processo “Ambiente svenduto” nei confronti delle parti civili costituite in giudizio, circa 1.500 tra cittadini di Taranto e associazioni. Le provvisionali (ciascuna da 5.000 euro), da intendersi come primo risarcimento, erano state disposte a maggio 2021 con la sentenza della corte d’assise. Tale decisione preludeva, evidentemente, a questa più importante.

Moltissime le reazioni a questa sentenza da parte di associazioni, rappresentanti politici, rappresentanti delle parti civili che vedono vanificati anni di lotta e di processi. Tra essi citiamo solo il sindaco Melucci, come primo cittadino: “In qualità di sindaco e presidente della Provincia di Taranto, accolgo con profonda preoccupazione ed amarezza la decisione della Corte d’Assise d’Appello di trasmettere gli atti del maxiprocesso “Ambiente svenduto” al Tribunale di Potenza. Questo procedimento, che rappresenta una delle pagine più dolorose e significative della nostra storia recente, che deve essere considerato un simbolo della lotta della nostra comunità per la giustizia ambientale e la tutela della salute pubblica, torna interamente in discussione con il pericolo che la prescrizione possa cancellare buona parte dei reati. La sentenza (…) era stata un passo fondamentale verso il riconoscimento delle responsabilità e la riparazione dei danni subiti dalla nostra città. Una città che sta ancora faticosamente, ma con orgoglio, cercando di svincolarsi da una monocultura industriale che ha fatto il suo tempo. Una città che sta affrontando un processo di transizione ambientale ed economica che è divenuto ineludibile, ma che rischia di fare ancora i conti con un passato che ritorna”.

Comunque vadano le cose, tutta la vicenda lascia un forte amaro in bocca assieme al dubbio che ci sarà mai una reale giustizia in questa vicenda che riguarda la storia, il presente e soprattutto il futuro della città. Da qualunque parte siano stati commessi, gli errori danneggeranno in maniera inequivocabile e irreparabile la città e forse, in questo momento, occorrerebbe un intervento chiarificatore della politica che riprenda nelle proprie mani la vicenda e, con tutti gli strumenti a propria disposizione, crei un momento di sintesi conclusiva.

Moltissimi e inquietanti sono, infatti, gli interrogativi ora aperti: che accadrà ora? Possono i giudici di Taranto opporre ricorso alla Coste di cassazione contro questa sentenza quando, tra due settimane, saranno rese note le motivazioni? E la vendita dell’azienda, che è un atto conseguenziale alla sentenza di “Ambiente svenduto” che verrebbe cancellata, ha ancora un senso? E quanti reati saranno definitivamente prescritti lasciando impuniti molti del responsabili? E quando i cittadini colpiti dal disastro ecologico troveranno giustizia?

Diocesi

Applaudito concerto in San Domenico per la festa dell’Addolorata

13 Set 2024

Nell’ambito dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine Addolorata, a cura della confraternita intitolataLe (priore, Giancarlo Roberti), nella serata di mercoledì 11 settembre ha avuto luogo nella chiesa di San Domenico l’applaudito concerto dal titolo ‘Vergine cattedrale del silenzio’ eseguito dal coro e dell’orchestra della diocesi di Taranto diretti dal maestro don Fabio Massimillo. Questi i brani che sono stati eseguiti: Nella chiesa tua splendida sposa (F.Massimillo-A.M. Galliano), Vergine cattedrale del silenzio (F. Massimillo – D. M. Turoldo), Rallegriamoci ed esultiamo (M. Frisina), Salve dolce vergine (M. Frisina), Intermezzo dalla Cavalleria rusticana (P.Mascagni), Come cerva (D. Battistella – orch. F. Massimillo), Salve Madre Santa (F. Massimillo), Vergine Madre (D. Alighieri – M. Frisina), Canterò per te (F. Massimillo).

 

A Taranto

Torna a Taranto la ‘Mobility week’: iniziative e idee per una mobilità sostenibile

13 Set 2024

Uno spazio pubblico più accessibile, più accogliente, più sicuro, in cui i mezzi di trasporto circolanti rispondano alle esigenze di non arrecare danni alla qualità dell’area e di rispettare pedoni e ciclisti. Uno spazio pubblico capace di trasformarsi, grazie anche alla realizzazione di nuove infrastrutture ed aree verdi, in un luogo di movimento, di condivisione, in un luogo da vivere all’insegna della socialità.

Sarà questo concetto di “spazio” ad essere il protagonista indiscusso della campagna di sensibilizzazione attorno alla quale ruoterà la nuova edizione della “Settimana europea della Mobilità sostenibile”, che è stata presentata questa mattina, venerdì 13 settembre, nel corso della conferenza stampa tenuta nel Salone degli specchi a Palazzo di città dall’assessore all’Urbanistica e Mobilità Sostenibile del Comune di Taranto, Edmondo Ruggiero, dal presidente di Kyma Mobilità, Daniele D’Ambrosio, dalla direttrice del MarTa, Stella Falzone, e dalla direttrice di ITS Academy Mobilità, Luigia Tocci.

Appuntamento finalizzato a “promuovere il cambiamento comportamentale a favore della mobilità attiva del trasporto pubblico e di altre soluzioni pulite e intelligenti”, anche quest’anno vede l’adesione del capoluogo ionico, già pronto a mettere in campo una serie di iniziative. Programmate dall’Amministrazione guidata dal sindaco Rinaldo Melucci, su proposta dell’assessore Ruggiero, le attività si svilupperanno da lunedì 16 a domenica 22 settembre. Nell’arco della settimana, in alcuni Istituti scolastici cittadini e nell’auditorium Urban Healt Center Calliope ai BAC in via Di Palma, si svolgeranno convegni e dibattiti di carattere scientifico che rappresenteranno l’occasione per pianificare misure sperimentali innovative ed in grado di agevolare il ricorso a mezzi di trasporto non inquinanti allo scopo di raggiungere l’obiettivo europeo di emissioni-zero di gas serra entro il 2050. Una finalità che per essere perseguita richiede sforzi significativi soprattutto perché quello dei trasporti è il secondo settore che in Europa va ad impattare negativamente sull’ambiente.

Durante questi sette giorni organizzeremo una serie di eventi ed attività per sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza di adottare abitudini di trasporto più sostenibili. Il momento clou di questa importantissima iniziativa – ha dichiarato l’assessore Ruggiero – sarà proprio quello di domenica, quando dalle 09.00 alle 13.00 provvederemo a pedonalizzare la zona a ridosso della centralissima Piazza Garibaldi con l’apertura del “Villaggio della Mobilità Sostenibile”. Dalle 09.30 alle 11.30 tutti coloro che lo vorranno potranno partecipare alla ciclopasseggiata organizzata nella borgata di San Vito, mentre dalle 18.00 alle 19.30 sarà inaugurata la zona pedonale in via Cavour, ma solo nei pressi del MarTa. Desidero infine ricordare che sempre per tutta la giornata di domenica 22 i cittadini potranno utilizzare gratuitamente i mezzi di Kyma Mobilità sull’intero territorio urbano”.

La “Mobility Week 2024” – ha aggiunto il sindaco Melucci – è un evento che rappresenta un passo fondamentale verso un futuro più verde e sostenibile per la nostra città. Promuovere modalità di spostamento più razionali non è solo una questione ambientale, ma riguarda anche la qualità della vita: ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico, migliorare la salute pubblica, scoprire le alternative di mobilità e rendere le nostre strade più sicure per pedoni e ciclisti sono obiettivi che possiamo raggiungere nell’ambito del processo di rigenerazione urbana che, come Amministrazione, abbiamo già provveduto ad avviare da alcuni anni.”

E sul ruolo che l’azienda di trasporto pubblico locale avrà nel corso della manifestazione si è espresso anche il presidente Daniele D’Ambrosio manifestando la sua soddisfazione per “la partecipazione di Kyma Mobilità ad un appuntamento che risulta fondamentale per promuovere la mobilità sostenibile nella nostra città. In occasione di questa importante settimana, nella giornata di domenica 22 settembre si viaggerà gratis su tutti gli autobus di Kyma Mobilità: tutti i cittadini avranno un’opportunità per scoprire i vantaggi del trasporto pubblico e contribuire a ridurre l’impatto ambientale non utilizzando il mezzo privato. Inoltre, sempre nella mattinata di domenica, saremo presenti in Piazza Garibaldi, nel Villaggio della Mobilità sostenibile, con il Bibliobus, un gioioso autobus-biblioteca per i più piccoli che sarà allestito dal Crest che curerà anche attività di animazione per i più piccoli, e con un nostro stand presso cui i cittadini, ricevendo un gadget gratuito e una brochure, potranno ottenere informazioni dettagliate sui nostri servizi, le nuove iniziative e i progetti futuri di Kyma Mobilità. In occasione della Settima della Mobilità sostenibile, infine, raccogliendo l’invito dell’assessore Edmondo Ruggiero, abbiamo messo a disposizione mille biglietti gratuiti per i nostri autobus a favore dei commercianti del Borgo che potranno regalarli ai loro clienti”.