Percorsi di pace

Zuppi a Mosca, Santa Sede: Esaminate “alcune prospettive per la pace”

foto Afp-Sir
17 Ott 2024

“I colloqui intercorsi hanno permesso di valutare quanto finora compiuto per il ricongiungimento familiare di minori e lo scambio di prigionieri, di feriti e delle spoglie dei caduti”. È quanto si legge in un comunicato della Santa Sede sulla visita del card. Matteo Zuppi, inviato dal Papa e accompagnato da un officiale della Segreteria di Stato per la sua seconda visita a Mosca, svoltasi dal 14 al 16 ottobre, “in continuità con la missione affidatagli da papa Francesco”. Durante la visita – informa la Santa Sede – il card. Zuppi ha incontrato il Ministro degli affari esteri, Sergey Lavrov, il consigliere del presidente della Federazione russa per gli affari di politica estera, Yuri Ushakov, la Commissaria alla presidenza per i diritti del bambino, Marija Lvova-Belova, e la  commissaria presidenziale per i diritti umani, Tatiana Moskalkova. Durante il soggiorno, Zuppi ha anche incontrato il Metropolita Antonij di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca, “con il quale – si legge nel comunicato – si è intrattenuto su varie questioni, in particolare quelle di carattere umanitario”. Nel suo complesso, “la visita ha anche permesso di esaminare alcune prospettive per continuare la collaborazione umanitaria ed aprire cammini per la tanto auspicata pace”.

 

Giornata internazionale

Alleanza contro la povertà in Italia: Le “10 fake news da evitare” perché danno approccio culturale errato

Una nota in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, che si celebra oggi, giovedì 17 ottobre

foto Sir-Marco Calvarese
17 Ott 2024

di Alberto Baviera

Secondo le statistiche ufficiali la povertà assoluta esiste e colpisce milioni di persone in Italia. Negli ultimi 10 anni è in costante aumento. Secondo le Stime preliminari dell’Inps, nel 2023 riguardava l’8,5% delle famiglie residenti (erano l’8,3% nel 2022), corrispondenti a circa 5,7 milioni di individui. Lo sottolinea l’Alleanza contro la povertà in Italia che, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, che si celebra oggi, giovedì 17 ottobre, mette in guardia da 10 “fake news” perché “non contribuiscono ad un nuovo approccio culturale al tema”.
I dati richiamati servono a smentire la prima “fake news”, quella per la quale “La povertà assoluta in Italia non esiste”. Viene invece etichettata come una “generalizzazione ingiusta” la convinzione diffusa che “I percettori dei sussidi sono furbetti o fannulloni”: “Le misure dirette di contrasto alla povertà, come in tutti i Paesi europei – viene sottolineato – hanno salvato dalla povertà assoluta circa un milione di persone in situazione di grave disagio socio-economico. Il programma prevedeva l’obbligo di cercare lavoro e partecipare a percorsi di formazione. Stando ai dati dei Carabinieri, le truffe al RdC valgono solo l’1% della spesa totale”. Non corrisponde al vero, poi, che “Le misure di contrasto alla povertà sono uno spreco di soldi pubblici”; secondo l’Alleanza, invece, “sono un investimento importante per promuovere il benessere sociale ed economico di un Paese”. A chi sostiene che “La povertà è una colpa”, viene risposto che si tratta di “un fenomeno multifattoriale e dalle molteplici cause” ed “è una condizione che richiede comprensione del fenomeno, solidarietà e interventi collettivi, non un giudizio morale”. È falso, poi, affermare che “Chi lavora, non è povero. Chi è povero, non lavora”: “Il lavoro – rileva l’Alleanza – può certamente contribuire a proteggere dalla povertà, ma non è sempre sufficiente per garantire sicurezza economica e una vita dignitosa”. In Italia si registra un “crescente numero di working poor: principalmente lavoratori a tempo parziale, precari e coloro che ricevono salari insufficienti a coprire le spese fondamentali per la vita. Circa il 9-10% dei lavoratori si trova oggi in questa situazione e il numero è in aumento”. A coloro che ritengono che “I poveri in Italia sono soprattutto stranieri” viene ricordato che “secondo i più recenti dati Istat, il 70% dei poveri assoluti sono cittadini italiani, mentre il 30% proviene da contesti migratori”. Dello stesso segno la convinzione per la quale “Sono soprattutto gli stranieri a ricevere sussidi”; l’Alleanza evidenzia che “la maggior parte dei beneficiari dei sussidi sono cittadini italiani. Per esempio, il 91% dei nuclei percettori di Reddito di cittadinanza erano di nazionalità italiana. Con l’Assegno d’inclusione, la percentuale di cittadini non italiani percettori del sussidio è scesa ulteriormente dal 9 all’ 8% (fonte Inps)”. Dati alla mano, l’Alleanza smentisce poi che “La povertà riguarda solo i giovani” e che “In Italia, la povertà colpisce solo alcune Regioni del Sud”: secondo i dati Istat, per esempio, circa 1 milione di over 65 vive in povertà assoluta, situazione che nel Nord riguarda l’8% delle famiglie. Infine, non è vero che “Le misure di contrasto sono cambiate, i beneficiari no”: secondo gli ultimi dati Inps, a fronte di 1.324.104 nuclei che avevano percepito almeno una mensilità di Reddito o Pensione di cittadinanza nel primo semestre 2023, 695.127 sono quelli che hanno avuto accesso all’Assegno d’inclusione nello stesso periodo del 2024.

Sport

Sabato 19 e domenica 20 a Taranto, una tappa del Trofeo Italia di judo under 15

Saranno presenti Antonio Ernesto e la tarantina Roberta Chyurlia, due volte arbitro olimpico

17 Ott 2024

Sabato 19 e domenica 20 ottobre, 600 atleti provenienti da tutt’Italia arriveranno a Taranto per una tappa di Trofeo Italia classe under 15 settore judo. Si tratta di un appuntamento molto importante per la città, che vanta un arbitro donna pluripremiata e due volte arbitro olimpico. Parliamo di Roberta Chyurlia che, dopo la magnifica esperienza di Parigi, per la quale è stata premiata dal sindaco Melucci quale eccellenza sportiva del nostro territorio, sarà presente alla competizione che si terrà nel Palamazzola a partire dalle ore 9.

La competizione vedrà anche la prestigiosa partecipazione di Antonio Ernesto, da anni Protocol Manager IJF, (International Judo Federation) con 3 Olimpiadi già alle spalle (Rio, Tokyo, Parigi) e tante altre nel suo futuro, che ha accettato la candidatura al Consiglio Federale Fijlkam – settore judo. Antonio Ernesto metterà a disposizione della Federazione Italiana la sua immensa esperienza internazionale maturata nella federazione internazionale di judo (Ijf). Sarà la prima volta che un pugliese potrà ambire ad una carica così prestigiosa a livello nazionale.

Ernesto, che ha contribuito alla riuscita perfetta della competizione di judo nell’ambito delle Olimpiadi parigine, è un judoka pugliese di livello internazionale approdato prima nella squadra del centro sportivo dei carabinieri a Roma e poi, terminata l’attività agonistica, si è messo al servizio del judo, intraprendendo la carriera dirigenziale a livello internazionale grazie anche alla fiducia che la federazione internazionale ha riposto in lui e diventando motivo di orgoglio per la nostra Nazione.

Ernesto ha le idee chiare sul futuro del judo. “La realtà odierna – afferma – non può prescindere dalle relazioni internazionali e dalle interazioni con le altre nazioni sempre nel rispetto delle culture, religioni e caratteristiche sociali di ognuna di esse. Il mio obiettivo è quello di essere un collante tra la realtà nazionale e quella di più ampio respiro internazionale, aprendo nuove prospettive per la Federazione e per tutti i suoi tesserati”.

Il suo percorso seguirà le orme tracciate dalla federazione internazionale, e sarà concentrato sull’attuazione di progetti già sperimentati all’estero, ideandone altri confacenti alle caratteristiche del nostro territorio.

A Taranto Antonio Ernesto incontrerà Roberta Chyurlia; i due nostri corregionali sono cresciuti insieme in Puglia ed ora rappresentano l’Italia nel mondo.

Roberta Chyurlia è il primo arbitro donna per la federazione italiana alle Olimpiadi, premiata per 4 volte come miglior arbitro donna d’Europa (nessuno sino ad ora ha raggiunto questo record a livello europeo), unico arbitro mondiale donna in Italia, responsabile della formazione nazionale della classe arbitrale, parte del progetto Top level della federazione europea, 5 campionati del mondo seniores e decine di Grand Prix e Grand Slam alle spalle (dal 2017 ad oggi).

Il comitato regionale pugliese, guidato dal maestro Nicola Rinaldi accoglierà queste sue eccellenze e rendere loro i dovuto onori.

Francesco

Papa Francesco a ministri G7 disabilità: “Nessuno dev’essere vittima della cultura dello scarto”

foto Vatican media-Sir
17 Ott 2024

“Un segno concreto della volontà di costruire un mondo più giusto, un mondo più inclusivo, dove ogni persona, con le proprie capacità, possa vivere pienamente e contribuire alla crescita della società”. Così il Papa ha definito il G7 sulla disabilità e l’inclusione, ricevendo in udienza una delegazione di Ministri partecipanti al G7 su inclusione e disabilità. “Invece di parlare di discapacità, parliamo di capacità differenti”, ha suggerito Francesco: “Ma tutti hanno capacità. Io ricordo per esempio un gruppo che è venuto qui, di una ditta, un ristorante; sia i cuochi, sia quelli che servivano la mensa, tutti erano ragazzi e ragazze con disabilità. Ma lo facevano benissimo”. ”Ieri avete firmato la Carta di Solfagnano, frutto del vostro lavoro su temi fondamentali quali l’inclusione, l’accessibilità, la vita autonoma e la valorizzazione delle persone”, ha sottolineato Francesco, secondo il quale “questi temi si incontrano con la visione che la Chiesa ha della dignità umana”: “Ogni persona infatti è parte integrante della famiglia universale e nessuno dev’essere vittima della cultura dello scarto, nessuno. Questa cultura genera pregiudizi e reca danno alla società”.

 

8xmille

Dagli orti biologici in India alle mense condivise in Perù: l’obiettivo ‘fame zero’ della Chiesa italiana

foto 8xmille Cei
17 Ott 2024

Il mondo è tornato a livelli di sottoalimentazione paragonabili a quelli del 2008-2009 e si allontana così sempre più dal raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile 2, “Fame zero”, entro il 2030. È quanto emerge dal nuovo rapporto delle Nazioni Unite “Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2024”, secondo cui nel 2023 circa 733 milioni di persone – una persona su undici – hanno sofferto la fame: in 2,33 miliardi, nel mondo, hanno dovuto fare i conti con l’insicurezza alimentare. I conflitti, vecchi e nuovi, rimangono la principale causa, ma anche le condizioni metereologiche estreme acuite dai cambiamenti climatici hanno un impatto disastroso sulla produzione agricola. Inoltre, in molti Paesi l’inflazione sta causando un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, aggravando ulteriormente le condizioni delle popolazioni locali. Ma, come sottolineato da papa Francesco nel suo messaggio alla Fao (1° luglio 2023), “l’incapacità ad adempiere alle responsabilità comuni non deve portarci a trasformare le intenzioni iniziali in nuovi programmi riveduti che, invece di beneficare le persone soddisfacendo le loro necessità reali, non ne tengono conto”. Oggi più che mai, affinché nessuno sia lasciato indietro, serve una grande sinergia in grado di coinvolgere i governi, le imprese, il mondo accademico, le istituzioni internazionali, la società civile e gli individui.

Da parte sua, la Chiesa italiana, per far fronte alla mancanza di cibo, attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, ha finanziato dal 1991 a oggi 416 progetti per un totale di 47 milioni di euro in 80 Paesi di tutti i continenti. Si tratta di iniziative in risposta ad emergenze, per la prevenzione, l’adattamento o la mitigazione dell’impatto negativo dei cambiamenti climatici, per l’avvio, il sostegno e il potenziamento di pratiche agricole in una prospettiva di sostenibilità. Tutti i progetti nascono dall’ascolto dei bisogni dei territori e puntano a consentire alle persone e alle comunità locali di essere protagoniste del loro sviluppo.

Come in India, nel Tamil Nadu, dove la diocesi di Dindigul, grazie a questi fondi è riuscita a fornire orientamento e formazione, favorendo l’avvio di orti biologici. Ha individuato 500 famiglie in 30 villaggi, alle quali sono stati anche forniti semi e piantine: insalata, fagioli, noce di cocco, coriandolo, curry, zenzero, peperoncino verde, melanzane. Tutto rigorosamente biologico per aiutare il pianeta, ma anche per trovare finalmente un mercato redditizio. “Grazie a questo progetto – dice Shaila – ho acquisito conoscenze sull’importanza degli ortaggi e delle verdure e sui loro valori nutrizionali e curativi. Il consumo quotidiano di quanto sono riuscita a produrre ha aiutato me e la mia famiglia a migliorare il nostro livello di salute e ad avere un’alimentazione sana e adeguata”. Tutto il villaggio è stato coinvolto nella sensibilizzazione e nella cura degli orti, inclusa la raccolta dei rifiuti e la loro preparazione per poi utilizzarli come concime.
Anche in Perù, nella parrocchia di San Andrés de Huaycán, nel distretto di Ate a Lima, le famiglie più povere si sono organizzate in quelle che vengono chiamate “Ollas Comunes”, una sorta di mense condivise, per far fronte alla fame, aggravata da una disoccupazione crescente e dall’aumento dei prezzi degli alimenti di base. L’insicurezza alimentare nel Paese causa malnutrizione cronica in molti bambini di età inferiore ai 5 anni, e problemi di anemia nel 38% dei piccoli tra i 6 e i 35 mesi. Ogni “Olla” fornisce 80 razioni di cibo al giorno per un totale di 3600 persone al giorno. Con il ricavato dalle vendite delle razioni a prezzi calmierati si pagano i servizi idrici, l’elettricità e le forniture di gas. Il progetto ha consentito, grazie anche all’ASPEm, di rafforzare gli interventi del Banco Alimentare locale con operatori socio-pastorali, di migliorare l’organizzazione delle “Ollas Comunes” e il sistema di recupero degli alimenti e riduzione degli sprechi delle aziende alimentari di Ate. Complessivamente l’iniziativa ha coinvolto 20 organizzazioni di “Ollas Comunes”, 80 donne, 400 famiglie e 90 operatori socio-pastorali.
In particolare la fame sta aumentando in modo allarmante nel continente africano, dove coinvolge 1 persona su 5. Oltre ai necessari interventi di emergenza per far fronte alle ricorrenti crisi, carestie e siccità, anche in Africa la Conferenza episcopale italiana sostiene interventi attraverso i quali, grazie alle Chiese e ai partner locali, si cerca di mantenere la massima attenzione e rispetto verso le singole comunità, la diversità culturale e le specificità tradizionali. Perché non ci può essere cambiamento senza ascolto e pieno coinvolgimento di tutti. Così è avvenuto in Angola, nella provincia di Cuando Muango, nella diocesi di Menongue, dove più di 77.000 famiglie hanno problemi dovuti alla siccità nonostante la presenza nella regione di fiumi importanti. La diocesi ha costruito un centro di piscicoltura con varie vasche per allevare la tilapia e produrre 150 kg di pesce al giorno. Sono state create le vasche, acquistate le pompe, allestito uno stabile per la preparazione degli alimenti e effettuate sessioni formative per la popolazione locale per favorire anche la commercializzazione del pesce prodotto.

Diocesi

Riattivazione di Afo 1. Il parere dell’arcidiocesi di Taranto

17 Ott 2024

Riportiamo di seguito le considerazioni dell’arcidiocesi in merito all’inaugurazione di Afo 1 da parte del ministro Urso.

 

Non si possono ignorare i sentimenti di frustrazione ed un profondo senso di ingiustizia avvertito in queste ore da larga parte della popolazione tarantina, già lungamente provata sul piano del diritto alla vita e del diritto al lavoro. La notizia della cerimonia, svoltasi martedì 15 scorso a Taranto, per l’accensione dell’Altoforno1 dell’ex Ilva è stata percepita da moltissimi cittadini come parte di un disegno che affida ad un indistinto futuro il processo di decarbonizzazione.

Si è registrata, inoltre, l’assenza alla cerimonia di Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, i cui rappresentanti istituzionali non hanno esitato nelle scorse ore ad esprimere disappunto e contrarietà per la riattivazione di un impianto a carbone che, al netto del revamping, risale ai tempi dell’Italsider e che era fermo dal 2023, a causa di problemi strutturali. Non sono mancate, inoltre, critiche provenienti dal mondo delle associazioni.

C’è una domanda che emerge su tutte: Perché, a distanza di 12 anni dal sequestro con facoltà d’uso degli impianti, invece, di assistere ad una cerimonia foriera di un effettivo cambiamento del sistema produttivo si celebra la riattivazione di un vecchio Altoforno a carbone, andando, tra l’altro, in direzione contraria alla prospettiva europea di decarbonizzazione? E poi: Quanto tempo ancora si dovrà attendere per il rilascio della nuova Autorizzazione integrata ambientale? Relativamente alla sicurezza dei lavoratori, la vecchia Aia è stata completata riguardo gli aspetti della normativa antincendio e della rimozione integrale dell’amianto?

Desta, inoltre, preoccupazione il picco di benzene particolarmente elevato registrato nei giorni scorsi, nonostante la produzione viaggi oggi su quantitativi estremamente ridotti.

La Chiesa non ha soluzione tecniche da offrire, ma sul saldo fondamento della sua Dottrina sociale, può solo parlare al cuore e all’intelligenza dell’umanità.

La Chiesa diocesana conferma il proprio impegno nella cura della casa comune. Il recente richiamo promosso dall’Arcivescovo Metropolita di Taranto, mons. Ciro Miniero, nel proprio messaggio per l’inizio dell’anno pastorale, a non «dimenticare ciò che la Laudato Si’ e la Laudate Deum devono significare per la nostra terra», ci ricorda che «il posto della Chiesa è su ogni calvario, in cui dobbiamo essere presenti per missione e per salvezza (…) cercando non solo di stimolare le coscienze sulle annose vicende che sembrano mai risolversi, ma soprattutto cercando di evangelizzare questi ambiti». E Taranto è calvario; lo è al punto che il Rapporto del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu (12 gennaio 2022) nel contesto della 49esima sessione su “Promozione e protezione di tutti i diritti umani, civili, politici, economici, sociali e culturali, incluso il diritto allo sviluppo”, l’ha definita “zona di sacrificio”.

Dal 2015 papa Francesco non cessa di esortare decisori politici e semplici cittadini alla conversione ecologica integrale, una conversione che, partendo dal cuore dell’uomo, investa tutte le sfere del vivere, a partire dall’economia: «Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo. Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di biossido di carbonio e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile» (Ls 26).

L’attesa di bene invoca scelte in cui il bene ad esse sotteso sia reso evidente. Chiediamoci, allora, qual è il bene che si persegue davvero nel perseverare con il ciclo integrale a carbone? Ciò non solo rispetto alle implicazioni relative al singolo Altoforno1, ma soprattutto in concreto riguardo alla più ampia prospettiva di politica industriale. Soccorre sul punto la recente sentenza della Corte di Giustizia UE sulla interpretazione della Direttiva europea in materia di emissioni dei grandi impianti industriali, pronunciata a Lussemburgo il 25 giugno 2024 proprio nella causa (C – 626/22) avente ad oggetto le installazioni siderurgiche di Taranto. Ebbene, tale decisione afferma senza più equivoci che gli artt. 35 (Protezione della Salute) e 37 (Tutela dell’Ambiente) della Carta dei diritti fondamentali della UE sono il canone di riferimento in questa materia; ragion per cui è ineludibile una previa valutazione degli impatti dell’attività dell’installazione interessata, tanto sull’ambiente quanto sulla salute umana, su tutte le emissioni scientificamente note come nocive».

La Comunità di Taranto è vissuta da persone la cui attesa di bene merita risposte responsabili, capaci di assicurare – senza compromessi al ribasso – salute e sicurezza (di lavoratori e cittadini), tutelando l’ambiente vitale anche per le generazioni future.

Premio Nobel

Dopo l’assegnazione del premio Nobel 2024 per l’economia>Moro (C7): “Risposte politiche efficaci se sono le comunità ad elaborarle, con un esercizio di partecipazione”

foto Sir
17 Ott 2024

di Alberto Baviera

“Si tratta di tre studiosi brillanti, che hanno dato un contributo originale e interessante. In sostanza dicono che laddove abbiamo istituzioni economiche inclusive si ha anche un miglioramento del benessere, un’economia che si distribuisce, migliori condizioni economiche, perché il mercato funziona meglio. La loro impostazione però considera in realtà praticamente solo la dimensione delle relazioni economiche guidate dall’interesse. L’economia è una dimensione della vita sociale, ma non l’unica, non credo che sia efficace e corretto vederla in modo slegato dagli altri elementi della vita sociale. Anzi, credo che l’economia sia assolutamente innervata all’interno delle altre dimensioni della vita sociale e da essa è influenzata; ci sono dimensioni di natura culturale, etica… L’impostazione dell’homo economicus non interpreta esaustivamente i comportamenti delle persone; se fosse così non si capirebbe da dove arrivi il movimento cooperativo, che è una realtà in molti Paesi, o non si capirebbe da dove arrivino le regole del welfare, il pagamento delle tasse per concorre al miglioramento della comunità alla quale apparteniamo”. Riccardo Moro, docente di Politiche dello sviluppo all’Università degli studi di Milano, coordinatore nel 2000 della Campagna giubilare della Cei per la remissione del debito estero ai Paesi poveri e presidente di Civil7, la rete della società civile internazionale che dialoga con il G7 a presidenza italiana, commenta così l’assegnazione del Premio Nobel per l’economia 2024 a Daron Acemoglu, Simon Johnson e James Robinson, autori di studi con i quali hanno dimostrato l’importanza delle istituzioni sociali per la prosperità di un Paese.

Professore, come ha reagito alla notizia di un Nobel per l’economia assegnato a chi ha promosso studi che analizzano le dinamiche che hanno generato le enormi differenze di reddito tra i Paesi?
La scelta dell’Accademia di Stoccolma di quest’anno in realtà non premia studi sulla lotta alla disuguaglianza, quanto studi di analisi più che altro storica, che tentano di elaborare teorie generali. Ma è un fatto che negli ultimi anni sono stati premiati economisti che si sono occupati dei divari tra Nord e Sud del mondo, dei fallimenti dell’economia o più precisamente dei fallimenti del mercato. Il primo di questi, con una scelta di grande significato, Amartya Sen nel 1998, con un riconoscimento attribuito ad un personaggio che stava già esercitando una sorta di magistero a livello internazionale e istituzionale; basti pensare alla sua creazione del concetto di sviluppo umano, che fa nascere presso le Nazioni Unite, lo Undp (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) che calcola ogni anno l’indice di sviluppo umano. Lo studio dei tre economisti premiati quest’anno è dedicato a riflettere su quali condizioni, cioè quali regole, possono generare i benefici dell’economia di mercato e dunque sull’importanza delle istituzioni economiche. È un punto importante perché da molti anni oramai sappiamo che la perfetta efficienza del mercato è un mito perché per ottenere i benefici di quella che è l’interazione di tanti operatori che insieme convergono sullo spazio della produzione, degli scambi, sono necessari moltissimi requisiti che non sempre si determinano nella realtà, dalla perfetta informazione degli operatori a una equa distribuzione delle risorse iniziali…

Cosa concretamente si può fare per un progresso diffuso che non lasci nessuno indietro, sia sostenibile e rispettoso della dignità delle persone, dell’ambiente…?
Oggi abbiamo delle gravi disuguaglianze nel pianeta, anche economiche. E queste in molti casi impattano gravemente sulle condizioni di vita di milioni di persone. Proprio per quello che dicevo prima, per la pluralità degli elementi in gioco che determinano la complessità delle situazioni, la risposta è provocatoriamente semplice e apparentemente somigliante a quella dei tre premi Nobel: la democrazia.
Le risposte politiche per identificare le direzioni verso cui orientare il cambiamento e per cominciare a muoversi per realizzare quel cambiamento non possono essere definite da “esperti”, non possono essere elaborate esclusivamente attraverso analisi teoriche, ma sono definibili e potenzialmente efficaci se sono le comunità che le elaborano, con un forte esercizio di protagonismo e partecipazione. Questa è l’impostazione figlia della riflessione di Amartya Sen, che origina anche esperienze nuove come ad esempio quelle delle Comunità energetiche. L’idea dello sviluppo umano non sta nel mettere a disposizione delle attrezzature, delle ricchezze o delle opportunità, ma nel creare le condizioni perché ogni persona, come dice Sen – o ogni comunità, come io preferisco dire –, possa scegliere il proprio futuro e lavorare per realizzarlo. Bisogna investire in percorsi in cui la “ownership” (responsabilità verso gli altri, ndr) è valorizzata, il percepire che il nostro futuro mi riguarda, mi appartiene e ne ho cura. A livello internazionale, l’Agenda 2030, almeno sulla carta, è questo: una serie di obiettivi che hanno anche contenuti etici – il non lasciare indietro nessuno, i diritti, la pace… con una piattaforma comune che ogni nazione decide come usare personalizzandola. Certo, dobbiamo fare i conti con una forte lentezza da parte degli Stati a realizzare questo anche perché ci sono delle grandi resistenze da parte di chi ha potere politico e di chi ha potere economico. Le élite, come dicono i tre studiosi, non sempre sono disponibili a lavorare in termini di solidarietà. Ma questa è la prospettiva della Agenda 2030.

Come le opinioni pubbliche e la società civile possono incidere su istituzioni, governi, comunità internazionale affinché si adoperino per far sì che gli squilibri vengano ridotti?
Il ruolo della società civile organizzata, cioè delle organizzazioni delle società e delle loro reti, oggi nel mondo è esattamente questo; c’è una capacità certamente molto maggiore rispetto al passato, anche perché gli strumenti della globalizzazione, di Internet… hanno permesso facile comunicazione e scambi efficaci. Questo ha rafforzato la creazione e l’articolazione di reti nazionali e internazionali di società civile che riflettono su questi temi e che oggi hanno un dialogo molto intenso con le istituzioni internazionali e con i governi. Come Civil7 si discute in modo approfondito dei programmi e delle politiche che i Paesi del G7 hanno o vogliono realizzare. C’è uno spazio per dialogare, per incidere. Certo, questo dialogo ha un’efficacia apparentemente limitata: il potere dei governi, e l’influenza, ad esempio, dei grandi gruppi finanziari e industriali è molto maggiore di quello delle organizzazioni della società civile.
Ma il tipo di dialogo che noi sosteniamo crea cultura e oggi abbiamo dai governi delle proposte che non esistevano 20 o 40 anni fa; e i governi usano spesso un linguaggio che è quello che la società civile negli ultimi decenni ha proposto. L’Agenda 2030 è un esempio di questo.

Nel 2000 lei coordinò la Campagna giubilare della Cei per la remissione del debito estero ai Paesi poveri e oggi. Alla vigilia di un nuovo Giubileo, cosa andrebbe fatto per ridare speranza a quei Paesi e popoli ancora vulnerabili?
Considerando la dimensione delle risorse finanziarie direi che sarebbe necessario intervenire su tre fronti. Il primo è quello del debito che sta tornando ad essere un problema grave per molti Paesi a basso e medio reddito, perché ciò che si definì nel 2000 per gestire nuovi prestiti e orientarli verso la sostenibilità non è sempre stato rispettato, a causa delle crisi internazionali e per i comportamenti spregiudicati di alcuni attori.
Oggi è necessaria una nuova iniziativa sul debito, più impegnativa del passato perché gli attori in gioco sono diversi. E a questo si sta effettivamente lavorando.
Un secondo ambito è quello di un impegno globale verso la tassazione equa e progressiva e sulle tassazioni internazionali. Oggi ci sono strumenti per la tassazione internazionale, ma ancora troppo deboli e vanno rafforzati.

Infine una migliore regolazione dei mercati finanziari e del commercio internazionale, nodi sistemici che oggi alimentano disuguaglianze. Ma oggi non può non essere espresso anche un forte richiamo in favore della pace.

È impressionante vedere come la guerra susciti consenso. La preoccupazione è grande non solo per il numero di vittime, ma per il cancro che la violenza e la guerra comportano nella vita sociale in tutto il mondo.

Diocesi

La testimonianza a Faggiano di fra Ettore negli slums di Nairobi

17 Ott 2024

di Angelo Diofano

Domenica 29 settembre nella parrocchia di Maria SS Assunta di Faggiano, è stato ospite fra Ettore Marangi, che ha presieduto la santa messa vespertina assieme al parroco don Francesco Santoro.

Fra Ettore è frate minore e dal 2013 compie la sua missione a Nairobi, in Kenya, dove ha costruito, e continua a farlo quotidianamente, una comunità che va al di là dello spirito ecumenico e che si basa sul dialogo interreligioso. L’interesse del frate per la vita degli emarginati inizia qui in Italia perché per lui l’importante è la presenza nella vita degli ultimi, per percorrere la stessa strada che porta alla salvezza. Proprio per questo Fra Ettore ha scelto di abitare nella baraccopoli assieme a loro.

Non è la prima volta che fra Ettore è presente nella parrocchia di Faggiano ed ogni volta i parrocchiani sono ben felici di ospitarlo e condividere ed appoggiare le  iniziative ed i progetti che ogni volta propone. L’iniziativa questa volta proposta è “Uno zaino per Nairobi”: con una donazione di 30 euro si garantisce la fornitura scolastica per un anno intero ad un bambino degli slums, cioè le baraccopoli della capitale, in cui abitano le persone più povere dove non arriva neanche l’acqua potabile, figuriamoci se si ha la possibilità di comperare un solo quaderno per andare a scuola. È proprio qui che si inserisce questa iniziativa, in quanto Fra Ettore è fautore della scuola popolare nelle baraccopoli di Nairobi, dove lui stesso insegna affiancato da laici autoctoni e unità del servizio civile. Questo suo progetto è  ormai una realtà così solida che sta diventando sempre più autonoma, grazie alla consapevolezza della gente del luogo che con l’istruzione ci possa essere una possibilità, o forse anche di più, di miglioramento ed equità sociale.

La comunità di Faggiano ha ben accolto questa iniziativa e tutti sono stati molto generosi, dalle confraternite alle famiglie, dai ragazzi del catechismo a persone lontane dalla Chiesa, dando il proprio contributo per poter partecipare alla vita di questi bambini e a costruire per loro un pezzetto del loro futuro: un po’ come diceva San Francesco d’Assisi che la carità va fatta vivendo e percorrendo con gli ultimi il cammino  della liberazione.

Eventi internazionali

Dalla Valle d’Itria il gospel made in Italy dei Wakeup Gospel Project vola a Londra

Il gruppo diretto dal m° Leserri si esibirà al Royal Albert Hall per la competizione “How Sweet The Sound”

17 Ott 2024

I Wakeup Gospel Project di Martina Franca volano a Londra per esibirsi sul grande palco della Royal Albert Hall. Dal cuore della Valle d’Itria a uno dei teatri più prestigiosi d’oltremanica, per partecipare a “How Sweet The Sound”, contest internazionale che chiama a raccolta ogni anno cori, gruppi vocali e solisti di alcuni dei più grandi artisti Gospel d’Europa.

La competizione, da sempre a New York e quest’anno per la prima volta a Londra, si svolge domenica 20 ottobre. I WakeUp Gospel Project di Martina Franca sono tra i quattro finalisti della categoria “gruppi vocali”, al fianco di cori provenienti dalla Spagna, Polonia e Regno Unito. Nomi importanti si alternano sul palco. Il compositore e cantante vincitore del Grammy Donald Lawrence presenterà l’evento, con giudici provenienti dal mondo del gospel: la fondatrice del Kingdom Choir Karen Gibson MBE, Bazil Meade MBR del London Community Gospel Choir e il cantante, cantautore e presentatore radiofonico Premier Gospel, Muyiwa Olarewaju OBE.

«Siamo lieti di portare il nostro gospel made in Italy su uno dei palchi più prestigiosi del mondo, è un’importante vetrina oltre che un’esperienza unica come crescita e confronto con grandi artisti di questo panorama musicale» dichiara il m° Graziano Leserri che dirige i Wakeup da oltre diciannove anni, dalla fondazione del gruppo.

Al rientro in Puglia, inoltre, per Leserri e i suoi si avviano subito i preparativi del Gospel Fest 2024, la quarta edizione del festival gospel firmato Wakeup a base di laboratori musicali, ospiti internazionali e didattica con la serata conclusiva prevista domenica 3 novembre al Teatro Nuovo di Martina Franca, condotta da Alessandro Greco.

Diocesi

Mese mariano a Monacizzo

17 Ott 2024

di Angelo Diofano

Dopo la peregrinatio della statua Madonna di Fatima avvenuta nel mese di luglio, si svolgono nella parrocchia di San Pietro Apostolo a Monacizzo le iniziative in onore di Maria nel mese di ottobre, a lei dedicato. Ogni sera il parroco don Cosimo Lacaita sta guidando la recita del santo rosario nelle abitazioni della frazione di Torricella. Inoltre nei giorni scorsi una folta rappresentanza di fedeli si è recata in pellegrinaggio all’Oasi Madonna di Fatima in Ostuni partecipando all’adorazione eucaristica e alla santa messa solenne presieduta dal vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, mons. Fabio Ciollaro, e concelebrata da numerosi sacerdoti, alla presenza di oltre 1000 fedeli provenienti da ogni parte della Puglia, giunti con i pullman.

Infine domenica 27 ottobre, ultima del mese, alle ore 17 sarà benedetta e portata in processione per le strade di Monacizzo la statua lignea della Madonna del Rosario, sottoposta a intervento di restauro offerto dall’Avis di Torricella. Al rientro, alle ore 18, sarà celebrata la santa messa solenne.

Nel corso della serata il parroco don Cosimo Lacaita benedirà e riaprirà al culto l’antica cappella della Madonna di Loreto, risalente al 1400, nei mesi scorsi interessata a lavori di risistemazione, effettuati con il contributo del G.A.L. e dell’amministrazione comunale di Torricella.

Ecclesia

Intervista all’arcivescovo sull’assemblea: “Chiamati a organizzare la speranza”

16 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Dall’assemblea diocesana, svoltasi Concattedrale, sono scaturite analisi approfondite e proposte operative, in alcuni casi relative a singole specificità, più spesso valide in generale, riguardanti sia in modo di operare e di evangelizzare di ogni comunità, sia la necessità di integrare, nella Chiesa locale, iniziative pastorali e organizzative per meglio rispondere alla missione da compiere. Al termine dell’assemblea abbiamo rivolto alcune domande all’arcivescovo Ciro Miniero.

Una comunità “sollecitata” diventa “sollecitante”. Sollecitata dall’indizione del sinodo e dalle indicazioni pastorali dell’arcivescovo, la comunità guarda in se stessa e trova essa stessa diagnosi e proposte da avanzare. Necessità di ritrovarsi, esigenza di esprimere le proprie debolezze e di trovare gli impulsi giusti per la ripartenza. Quali sono le risultanze di questo circuito messosi in moto?

La comunità è stata sollecitata innanzi tutto dalla proposta del Santo Padre a iniziare un cammino sinodale. Poi dalla prospettiva della celebrazione del Giubileo del 2025, che ci farà trovare la forza della conversione che ci viene chiesta. Quello che saremo chiamati a vivere nell’Anno Santo sarà: riconciliare la nostra vita! Ma a che cosa? A essere totalmente noi stessi, cioè comunità. Una comunità che non è chiusa in sé ma è aperta alle persone che incontra per annunciare il Vangelo. Dobbiamo, cioè, rendere sempre più chiaro, plastico potrei dire, che noi abbiamo una missione nel mondo, quella di trasmettere fraternità, di far sentire la fraternità nei mille volti dell’attenzione agli altri, dell’accoglienza e quanto altro ci viene chiesto poter poter esprimere al massimo la nostra fede.

Le vicarie esprimono, come si è potuto cogliere anche nei lavori dell’assemblea, una diversità che si rispecchia nella diversità del territorio. E che porta a un confronto su difficoltà diverse e diverse sollecitazioni che ne derivano.

Certo. La città è una realtà composita e le esperienze, nella loro molteplicità, devono tutte lasciarsi abitare e fare in modo che possano abitare i luoghi e le comunità nelle quali vivono. Quindi, il discorso che ne viene fuori non può essere univoco perché ogni vicaria, ogni parrocchia fa proprie queste istanze e le attua nella specificità della propria situazione.

Nel suo intervento ha richiamato l’appello di Giovanni Paolo II, rilanciato da Francesco a “organizzare la speranza”. Dall’assemblea viene fuori un riscontro significativo?

È stato un incontro molto ricco, anche faticoso, ma che si innesta perfettamente in quella sollecitazione. Che non significa, per me, creare una nuova organizzazione, ma significa dare forma alla speranza che è in noi, farla crescere nel cuore dell’umanità. È la sollecitazione che porteremo nelle visite alla Chiesa sul territorio, alle vicarie, alle parrocchie, assieme ai consigli pastorali.

Popolo in festa

Madonna della Fiducia, le solenni celebrazioni

16 Ott 2024

di Angelo Diofano

Con la 13.ma rassegna musicale religiosa ‘Madre mia, fiducia mia’, nel 25.mo anniversario della corale parrocchiale, con la partecipazione di cori della diocesi, prendono il via domenica 20, alle ore 19, i festeggiamenti in onore della Madonna della Fiducia, venerata nella chiesa di via Emilia, che si concluderanno domenica 27.

Molte le iniziative in programma. Lunedì 21 alle ore 19.30, nei locali parrocchiali, la compagnia teatrale ‘I disadattati’ metterà in scena il divertente lavoro scritto da Anna Maria Margherita dal titolo ‘O te mange sta menestre o te scitte d’a fenestre’. Martedì 22, in piazza, alle ore 20, concerto del cantante Lello Blandamura con ‘la sua bella Napoli’. Mercoledì 23, alle ore 20, sempre in piazza, si terrà lo spettacolo ‘L’Isola delle rose: le canzoni dalla A alla Z’ con Grazia Maremonti (voce), Tonio Mantua (chitarre), Max Voccoli (piano, chitarre, voci), Tea Messina (voce) e Paolo Bonvissuto (chitarre). Giovedì 24, in parrocchia, alle ore 19.15, avrà luogo l’incontro su ‘Taranto, dalle radici ai frutti’, con Enzo Risolvo, Giorgia Caramia e i rappresentati di Ketos, euromediterrano del mare e dei cetacei, Superteam dei diavoli rossi e della casa di Sofia, Sitting Volley Asd Taranto inclusione e delle vogatrici Lega Navale di Taranto; moderatrice della serata, la dott. Gabriella Ressa. Venerdì 24, alle ore 20, in piazza, concerto del gruppo musicale ‘Gli sbandati’. Sabato 26, in piazza, alle ore 21, concerto della tribute band dei Pooh ‘Tropico del Sud’. Infine domenica 27, alle ore 20, sempre in piazza, i giovani e gli adulti della parrocchia presenteranno il musical ‘Camillo, dalla spada alla croce’.

Le celebrazioni religiose prevedono invece nei giorni 23, 24 e 25 alle ore 18, il triduo di preparazione con la santa messa presieduta da don Filippo Piccininni, rettore del seminario minore di Gravina, della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Sabato 26, alle ore 17, la santa messa verrà celebrata dal parroco don Cristian Catacchio; al termine avrà luogo la processione per le vie del territorio parrocchiale, accompagnata dalla banda musicale ‘Armonia 84’ di Monteiasi diretta dal maestro Ave Catacchio. Domenica 27 sante messe saranno celebrate in mattinata alle ore 8-9.30-11.30; alle ore 18, solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

La parrocchia della Madonna della Fiducia fu istituita il 7 ottobre del 1967 dall’allora arcivescovo mons. Guglielmo Motolese ed era allocata in un locale dove tuttora è attivo il Centro di aiuto alla vita. Prima di don Cristian Catacchio sono stati parroci nell’ordine don Giovanni Nardelli, don Antonio Airò (che ebbe come inseparabile vicario mons. Marcello Acquaviva), don Fiorenzo Spagnulo e don Franco Bonfrate.