Eventi in diocesi

Presentata la 21.ma edizione del convegno Migrantes

18 Nov 2024

di Angelo Diofano

Si svolgerà mercoledì 20 novembre nella ex chiesetta dell’Università degli studi di Bari, in via Duomo, dalle ore 9.30 alle ore 13, il 21° convegno Migrantes, a cura dell’omonimo ufficio diocesano, dal titolo Dio cammina con il suo popolo’, che è anche il tema del messaggio di papa Francesco per la 110.ma Giornata mondiale dei migranti e profughi. Interverranno il vicario episcopale per la scuola e università mons. Ciro Alabrese, il direttore del dipartimento jonico prof. Paolo Pardolesi, il prefetto dott.ssa Paola Dessì, la dirigente scolastica del liceo Aristosseno prof.ssa Rita Frunzio, la preside dell’istituto superiore Archimede prof.ssa Patrizia Capobianco, il sindaco Rinaldo Melucci, il comandante del Porto cdv Rosario Meo, l’avv. Cosima Ilaria Buonocore, professoressa incaricata in diritto dell’immigrazione e tutela giurisdizionale del dipartimento jonico, il prof. associato di diritto ecclesiastico del dipartimento jonico avv. Paolo Stefanì, rappresentanti dell’associazione Noi e Voi, gli studenti delle scuole coinvolte e dell’istituto Liside.

“Sappiamo ormai che non solo l’Italia e l’Europa sono interessati dalle migrazioni , ma  tutto il pianeta e che sono quasi 300 milioni i migranti, di cui 110 milioni solo i profughi, rifugiati e sfollati a causa di conflitti o violenze e di catastrofi naturali – ha detto nella conferenza stampa di presentazione la direttrice di Migrantes, Marisa Metrangolo -. Di fronte a questi dati, stiamo continuando a constatare che l’unica modalità di governare le migrazioni sia quella di creare muri e barriere ai confini ed oggi anche la deportazione in altri Stati, rinchiudendoli in strutture. Ma non è l’atteggiamento giusto. Il papa ci sollecita ad alzare lo sguardo da noi e guardare il mondo intero. La Chiesa ribadisce l’impegno costante in favore dell’inclusione dei migranti. Il principio del primato della persona umana e della sua inviolabile dignità ci obbliga a tenerne conto, nel disegno delle politiche e programmi migratori”.

Quindi, la dott. Metrangolo ha fornito alcuni dati sul fenomeno. Dal rapporto immigrazione di Caritas Migrantes 2024, al primo gennaio 2024 gli immigrati in Italia sono  5 milioni e 300 mila e rappresentano il 9% della popolazione residente in Italia. Le donne continuano ad essere predominanti: sono infatti il 51% delle presenze. La cittadinanza italiana è stata conseguita lo scorso anno da oltre 200 mila immigrati. In Puglia sono 149.480 i cittadini stranieri in Puglia (stima Istat al primo gennaio 2024), pari al 3,8% della popolazione totale. A Taranto sono 16.900 i cittadini stranieri residenti in città e provincia (stima Istat al 1° gennaio 2024), pari al 3,1% della popolazione totale, con prevalenza di rumeni, albanesi, marocchini, cinesi e nigeriani. Gli italiani all’estero sono 6,1 milioni, Riguardo alle religioni: il 53% sono cristiani, mentre il 29,5% musulmani.

“Bisogna riflettere sui flussi migratori contemporanei attraverso considerazioni che vadano oltre l’emergenza, nella consapevolezza che ci troviamo di fronte a un fenomeno poliedrico, articolato, globale e a lungo termine – ha continuato la direttrice di Migrantes -. Nel convegno ci sarà la possibilità di conoscere le vicende di chi è arrivato da tanto lontano portando con sé una speranza, i migranti che sono presenti sul nostro territorio raccontano la loro storia. È, questa, un’altra occasione per vivere la fraternità. Ricordiamo che il Mediterraneo, culla di civiltà è diventato un mare di interdizione, dell’impedire, del respingere, del fermare e del difendere. Tutto questo, però, è contrario alla legge del mare che è, invece, quella di custodire, salvare, fraternizzare”.

 Quindi sono state ricordate le parole in merito di papa Francesco: “Come il popolo d’Israele al tempo di Mosè, i migranti, come gli ebrei nel deserto, spesso fuggono da situazioni di oppressione e sopruso, di insicurezza e discriminazione e trovano molti ostacoli nel loro cammino: sono provati dalla sete e dalla fame; sono sfiniti dalle fatiche e dalle malattie; sono tentati dalla disperazione. Ma la realtà fondamentale dell’esodo, di ogni esodo, è che Dio precede e accompagna il cammino del suo popolo e di tutti i suoi figli di ogni tempo e luogo. La presenza di Dio in mezzo al popolo è una certezza della storia della salvezza. (Dt 31,6)”. 

“In un mondo in cui guerre e conseguenze climatiche continuano a generare migranti e rifugiati – ha concluso – il grido di aiuto di migranti e rifugiati non può lasciarci indifferenti. Per i cattolici ogni battezzato, dovunque si trovi, è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante dell’unica casa, componente dell’unica famiglia”.

 

Angelus

La domenica del Papa – Siamo tutti mendicanti

Gesù, in mezzo al quadro apocalittico, “accende la speranza”, “spalanca l’orizzonte” e invita a leggere in modo diverso “le situazioni della nostra storia terrena”

foto Vatican media-Sir
18 Nov 2024

di Fabio Zavattaro

“La guerra rende disumani, induce a tollerare crimini inaccettabili – dice papa Francesco che chiede, all’Angelus, di pregare per la fine dei conflitti in Ucraina, Palestina, Israele, Libano, Myanmar, Sudan -. I governanti ascoltino il grido dei popoli che chiedono pace”.

Ma c’è un altro grido che chiede di essere ascoltato, è quello dei poveri: “Lo dico alla Chiesa, lo dico ai Governi, lo dico alle organizzazioni internazionali, lo dico a ciascuno e a tutti: per favore, non dimentichiamoci dei poveri”. Così nel messaggio per la Giornata scrive: “Quanti nuovi poveri produce questa cattiva politica fatta con le armi, quante vittime innocenti”.

In Vaticano si celebra l’ottava giornata mondiale dedicata ai poveri, i quali hanno un posto privilegiato nel cuore di Dio afferma Francesco che cita il cardinale Carlo Maria Martini arcivescovo di Milano, morto nel 2012: “dobbiamo stare attenti a pensare che c’è prima la Chiesa, già solida in sé stessa, e poi i poveri di cui scegliamo di occuparci. In realtà, si diventa Chiesa di Gesù nella misura in cui serviamo i poveri, perché solo così la Chiesa ‘diventa’ sé stessa, cioè casa aperta a tutti, luogo della compassione di Dio per la vita di ogni uomo”.

La giornata si è aperta con la simbolica benedizione di 13 chiavi che rappresentano i 13 Paesi in cui la Famvin Homeless Alliance, della Famiglia vincenziana, ha avviato il progetto “13 case” per il Giubileo, realizzando nuove abitazioni per i senzatetto e portare speranza alle famiglie vulnerabili. Nella basilica vaticana celebra messa prima del pranzo con 1.300 poveri, nell’aula Paolo VI, organizzato dal Dicasteri per la carità.

Nell’omelia, prendendo spunto dal Vangelo di Marco – gli eventi riguardanti gli ultimi tempi, le cose ultime – il Papa invita a riflettere su due parole: angoscia e speranza. La prima è un sentimento diffuso nella nostra epoca “dove la comunicazione sociale amplifica problemi e ferite rendendo il mondo più insicuro e il futuro più incerto”. Se ci fermiamo alla sola cronaca dei fatti “vediamo la fame e la carestia che opprimono tanti fratelli e sorelle, che non hanno da mangiare, vediamo gli orrori della guerra e le morti innocenti; e, davanti a questo scenario, corriamo il rischio di sprofondare nello scoraggiamento e di non accorgerci della presenza di Dio dentro il dramma della storia”. In questo modo “ci condanniamo all’impotenza; vediamo crescere attorno a noi l’ingiustizia che provoca il dolore dei poveri, ma ci accodiamo alla corrente rassegnata di coloro che, per comodità o per pigrizia, pensano che il mondo va così e io non posso farci niente”. Ma Gesù, in mezzo al quadro apocalittico, “accende la speranza”, “spalanca l’orizzonte” e invita a leggere in modo diverso “le situazioni della nostra storia terrena: laddove sembra esserci soltanto ingiustizia, dolore e povertà, proprio in quel momento drammatico, il Signore si fa vicino per liberarci dalla schiavitù e far risplendere la vita”. Con le sue parole, afferma Francesco all’angelus, “il Signore coglie l’occasione per offrirci una diversa chiave di lettura, dicendo: il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Quando attraversiamo crisi e fallimenti, quando vediamo “il dolore causato dalle guerre, dalle violenze, dalle calamità naturali, abbiamo la sensazione che tutto vada verso la fine, e avvertiamo che anche le cose più belle passano”. Ma crisi e fallimenti, anche se dolorosi, “sono importanti, perché ci insegnano a dare a ogni cosa il giusto peso, a non attaccare il cuore alle realtà di questo mondo, perché esse passeranno”. Restano le sue parole, l’invito “a fidarci del Vangelo, che contiene una promessa di salvezza e di eternità, e a non vivere più sotto l’angoscia della morte”. Infatti, mentre tutto passa, Cristo resta […] Alla luce di questa promessa di risurrezione, ogni realtà acquista un significato nuovo”.
Davanti a Dio “tutti siamo poveri e bisognosi. Tutti siamo mendicanti”.
La mentalità mondana, si legge nel messaggio per la Giornata, chiede di diventare qualcuno, farsi un nome a dispetto di tutti, “infrangendo regole sociali pur di giungere a conquistare ricchezza”. Ma “la felicità non si acquista calpestando il diritto e la dignità degli altri”.

Intervista esclusiva

Le verità nascoste sul caso Moro e i misteri italiani ancora irrisolti

15 Nov 2024

di Silvano Trevisani

Intervista a Gero Grassi e Claudio Signorile

La presentazione del volume “Il caso Moro” di Claudio Signorile e Simona Colarizzi, nella biblioteca Acclavio, ci ha fornito l’occasione per intervistare Gero Grassi e di rivolgere alcune domande allo stesso Signorile. Parlamentare per tre legislature, Grassi fu membro della commissione parlamentare d’inchiesta “Moro 2”. Da sempre ha propugnato la testi di una vasto coinvolgimenti di interessi internazionali nell’uccisione del grande statista pugliese, e ha pubblicato vari volumi. Signorile è stato parlamentare e ministro dei Trasporti e ha vissuto da vicino la vicenda Moro.

A Gero Grassi abbiamo chiesto:

Un nuovo libro sul caso Moro. C’è ancora una evoluzione da raccontare? Cosa c’è ancora da sapere?

I libri non fanno ricerca e non fanno attività giudiziaria, perché nei libri si può scrivere di tutto… fermo restando che il libro di Claudio Signorile è un buon libro. In Italia i processi li fa la magistratura. Nel caso specifico la commissione d’inchiesta Moro 2 ha chiuso i battenti nel marzo 2018. Da allora tutto è fermo.

Il libro di Signorile e Colarizzi prende in esame soprattutto il periodo storico nel quale maturò e si concluse l’assassinio di Moro.

Signorile è un autorevolissimo politico e amico, ma quello che dice è ciò che dice un cittadino. Se lei vuol sapere le ultime ore di Moro non deve chiederle a Signorile, ma si va a leggere gli atti della commissione, che ha gli stessi poteri della magistratura. Attenzione a non confondere la libera opinione, rispettabilissima con i processi-inchiesta. Ma questo lo dico sottolineando ancora una volta che quello di Signorile è un buon libro, che però non fa testo giudiziario.

Insomma non apporta novità sul fronte giudizio ma semmai “politico”.

E per fortuna! Perché se un libro facesse giustizia staremmo freschi. Per conoscere tutto quello che c’è da sapere deve far riferimento alla relazione approvata dal Parlamento il 13 dicembre 2017, che è l’ultimo tassello fissato dal punto di vista giudiziario. Si può trovare facilmente sul mio sito: www.gerograssi.it.

Come mai Agnese Moro si mostra così contraria e sospettosa nei confronti di un ampliamento d’orizzonte delle indagini sulla morte del padre?

Era contraria anche alla commissione Moro.

Resta ferma all’ambito terroristico e diffida dall’inserimento di altri elementi.

Sì. La sua la definisco: una complicità passiva.

Ma si possono fare ancora passi avanti? E in quale direzione?

Passi avanti si possono ancora fare, ma oggettivamente dopo quarant’anni è difficile. Perché quello che non abbiamo potuto scoprire come commissione Moro 2 o te lo dice qualcuno che c’era o dopo quarant’anni non lo trovi. Ci sono testimoni ancora viventi che non parlano e dicono bugie. Quindi: se non c’è qualcuno di questi che parla è difficile ipotizzare nuove scoperte.

E questo caso si inquadra cala nel buio che copre molte vicende italiane. A partire da quegli anni, ma ancora prima.

Purtroppo sì, anche perché in queste vicende c’è una complicità tra pezzi dello Stato, pezzi dei servizi segreti, pezzi della criminalità.

È di questi giorni il rinvio a giudizio di quattro poliziotti incriminati per depistaggio nell’inchiesta sull’uccisione del giudice Borsellino, a tanti anni di distanza.

La vicenda Borsellino è una vicenda interna anche allo Stato. Tra trent’anni sapremo chi ha procurato la dinamite per far saltare in aria la macchina. Ma noi lo sappiamo già. Come sappiamo le complicità dei magistrati. Così come sappiamo i dna di Capaci, dove saltò in aria Falcone. Ci sono complicità, ripeto, di pezzo dello Stato.

A Claudio Signorile abbiamo chiesto:

Perché questo libro? Apporta qualche elemento conoscitivo?

Più che apportare elementi conoscitivi sul singolo episodio, questo è il primo libro, e magari non sarà l’ultimo, che pone l’interrogativo non su “chi” ha ucciso Moro, ma sul “perché”. Un argomento che non era mai stato affrontato, perché appena si affronta la questione, emerge quel contesto drammatico che noi chiamiamo “anni di piombo”. In realtà tutto si inquadra in un processo di transizione politica nel quale sono accadute tante cose, alcune ancora da capire.

E allora: perché è stato ucciso?

Perché negli equilibri mondiali tutto doveva restare come era. Gli equilibri non dovevano cambiare perché su quegli equilibri si ergeva la pace del mondo. Non era completamente sbagliato: sbagliato era considerare Moro una vittima designata.

E perché Agnese Moro è così scettica verso un ampliamento della prospettiva?

È meglio non parlarne.

Diocesi

Domenica 17, ‘Roveto Ardente’ alla Madonna della Salute

15 Nov 2024

di Angelo Diofano

Domenica 17 novembre al santuario della Madonna della Salute, in città vecchia, torna il cenacolo eucaristico a cura del ‘Roveto Ardente’, realtà giovanile del Rinnovamento carismatico cattolico di Santa Maria di Leuca, guidata da don William Del Vecchio. Ne danno notizia suor Teresina Dessupoiu e le missionarie del Sacro Costato, che organizzano l’evento.

S’inizierà alle ore 15.30 con la recita del santo rosario cui seguirà la preghiera carismatica. Quindi, la celebrazione della santa messa e l’adorazione eucaristica con la preghiera di guarigione.

Eventi a Taranto e provincia

Prevista per il 13 dicembre, la premiazione del Premio A.Ge. Taranto

15 Nov 2024

di Angelo Diofano

Sono numerosi gli elaborati partecipanti al ‘Premio A.Ge. Taranto’, bandito dall’Associazione italiana Genitori Taranto e giunto alla 17.ma edizione. Il bando è rivolto a tutti i talenti tarantini e pugliesi (di nascita o ‘adozione’) senza limiti di età. L’iniziativa si pone l’obiettivo di individuare il talento di singoli o gruppi, permettendo loro di esprimere la propria creatività anche in più generi, sotto varie forme. Questi gli ambiti del concorso: musicale (compositori, musicisti, cantanti); letterario (scrittori, giornalisti); arte visiva (pittori, scultori, fumettisti, fotografi, scenografi). Vi partecipano anche gli studenti dei corsi di laurea del dipartimento jonico e di altre sedi universitarie del polo jonico e pugliesi con le proprie tesi di laurea.

La cerimonia di premiazione si terrà venerdì 13 dicembre, alle ore 19, nel salone dell’istituto comprensivo San Giovanni Bosco di Taranto. Nel corso della serata sarà assegnato il premio speciale ‘A.Ge. Taranto’ ai tarantini e ai pugliesi che si sono distinti in ambito scolastico, universitario e nel mondo del lavoro per particolari qualità scientifiche, intellettuali, artistiche, professionali, di impegno civico e negli antichi lavori e nuovi mestieri (dalla tradizione nuove opportunità lavorative per i giovani insegnate dai maestri artigiani della nostra terra).

Sul sito dell’Age Taranto www.agetaranto.it e nella pagina facebook del gruppo ‘Premio Age Taranto’ è pubblicato l’elenco dei partecipanti in ordine di arrivo della domanda.

Il materiale pervenuto non sarà restituito e quello che sarà acquisito durante la serata di premiazione (foto e video) sarà utilizzato per la realizzazione dell’albo storico del Premio Age Taranto e dell’istituto comprensivo San Giovanni Bosco.

Sport

Basket femminile, tris di successi in casa Dinamo

15 Nov 2024

di Paolo Arrivo

Finalmente una gioia. Anzi, tre: la Nuovi Orizzonti ha conquistato la prima vittoria nel campionato di serie B femminile. E questa è la notizia di maggior rilievo. Un sollievo, potremmo dire, dopo il brutto avvio, fatto di tre sconfitte consecutive. A seguire è arrivato il successo delle ragazze della seconda squadra della Dinamo impegnata nel campionato di serie C. Dulcis in fundo quello del gruppo Under 17, che ha inaugurato il torneo nel migliore dei modi.

SERIE B, IL PRIMO SQUILLO- La vittoria della Nuovi Orizzonti è arrivata fuori delle mura amiche. Ovvero in terra campana, a Castellammare di Stabia, dove le ioniche hanno avuto la meglio all’interno di un match equilibrato. Il primo tempo è stato condotto dalla formazione locale. Ma già nella parte finale, prima del lungo intervallo, Taranto ha dato l’impressione di poter mettere la freccia del sorpasso. Di maggior intensità l’ultimo periodo nel quale lo Stabia è calato fisicamente. Entrambe le formazioni hanno messo particolare cura nella fase difensiva, come attesta il punteggio finale di 43-50 (19-15, 27-25, 36-37). In doppia cifra sono andate Andrea Iob e Chiara Mastrototaro.

Questo fine settimana si torna al PalaMazzola. L’avversario è la New Cap Marigliano, che nella scorsa giornata ha riposato. Un motivo in più per temere la squadra che nella scorsa stagione era stata già affrontata e superata agevolmente nella fase a orologio. L’auspicio è di assistere a una bella gara. E magari di bissare quel successo largo, sebbene il roster di Marigliano sia stato rinnovato e rinforzato. La parola al campo, sabato: palla a due alle ore 18.30.

BASKET GIOVANILE- C’è da sottolineare l’esordio vincente della Dinamo nel campionato di serie C, ai danni dell’Angiulli Bari: sulla falsariga della prova offerta dalle compagne senior, ventiquattro ore prima, le ragazze di coach Caricasole sono partite in sordina, per poi recuperare e dilagare nell’ultima porzione di gara. Il successo porta la firma di Annapia Molino, top scorer del match con 21 punti. Tanti canestri li hanno messo a segno anche le giocatrici di punta della squadra Under 17. Un successo ottenuto su un avversario forte, Lecce, domato al PalaMazzola grazie a un super terzo quarto di gioco. Da segnalare l’ottima prova di Martina Marazita che si è fatta notare già nella prima metà di gara. Molto bene anche Francesca Mitrotti, miglior realizzatrice dell’incontro (18 punti). Una squadra che corre, e che sa lottare, il gruppo Under, destinato a migliorare. Hanno entusiasmo e sanno legare forse più delle compagne grandi.

Il gruppo U17

La rimonta è il tratto che accomuna queste tre vittorie arrivate in tre giornate consecutive. O più precisamente, la determinazione, la voglia di farcela, di girare a proprio favore il risultato superando i momenti di difficoltà che si incontrano durante la partita. E che si immagina di dover affrontare durante la stagione regolare. Senza dimenticare quanto sia importante onorare la maglia della Dinamo: al netto della categoria in cui si possa militare, secondo le ambizioni e le capacità individuali, ogni giovane o grande cestista dovrebbe rispettare la società di appartenenza e conoscere la storia della pallacanestro rosa a Taranto.

Confraternite

L’arrivo in diocesi dell’icona ‘Maria, Madre della Speranza e delle confraternite’

15 Nov 2024

di Angelo Diofano

Nell’ambito del progetto ‘Camminando, si apre il cammino’, organizzato dalla Confederazione nazionale delle confraternite delle diocesi d’Italia in preparazione al Giubileo del 2025, arriva in diocesi l’icona raffigurante ‘Maria, Madre della Speranza e delle confraternite’. Si tratta di una delle  tappe della peregrinatio partita il 3 giugno dal santuario della Madonna di Pompei che terminerà nel mese di maggio in piazza San Pietro, in occasione della giornata giubilare delle confraternite.
L’icona rappresenta gli ideali di fratellanza che animano le confraternite, richiama all’importanza della preghiera,  è dedicata al culto mariano che accomuna la maggior parte delle confraternite ed è ispirata al motto del Giubileo 2025 “Pellegrini di Speranza”.
Il Tribunale della Penitenzieria apostolica ha concesso e impartito l’indulgenza plenaria ai fedeli che pregheranno dinanzi questa icona, alle consuete condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice.

L’icona giungerà a Taranto lunedì 18 novembre e sarà accolta alle ore 17 nella chiesa di San Giuseppe, in via Garibaldi. Da lì si formerà la processione verso la basilica di San Cataldo, dove alle ore 18 si terrà la celebrazione eucaristica con la partecipazione delle confraternite dell’arcidiocesi.

Martedì 19 toccherà a Grottaglie accogliere la sacra immagine, che arriverà alle ore 17 in piazza Padre Pio da dove in processione  si dirigerà alla chiesa della Madonna del Rosario per la santa messa alle ore 18.

Ultima tappa in diocesi, quella di Martina Franca, mercoledì 20, con l’accoglienza della sacra icona in piazzetta Sant’Antonio alle ore 17 e successiva processione diretta alla basilica di San Martino per la celebrazione della santa messa alle ore 19.

Giovedì 21 la sacra immagine sarà venerate dalle confraternite della diocesi di Castellaneta.

“Al fine di accogliere con particolare devozione la sacra immagine di ‘Maria, Madre della Speranza e delle confraternite’ – spiega mons. Paolo Oliva, vicario episcopale per il laicato – si invitano le confraternite dell’arcidiocesi a intervenire numerose sia all’accoglienza dell’immagine sia alla celebrazione della santa messa”.

 

Rigenerazione ambientale

Cop29 Save the Children: “Dalla politica alla pratica: la finanza climatica a misura di bambino”

Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia - foto Save the children
15 Nov 2024

“Di fronte ai peggiori impatti climatici che i bambini sono costretti a subire a causa di eventi metereologici estremi, vogliamo assicurarci che il nuovo obiettivo globale per la finanza climatica risponda ai bisogni dei minori maggiormente vulnerabili. Con appena il 2,4% delle risorse per il clima mobilitate a sostegno di attività a diretto beneficio dei minori, da parte di quattro Fondi Multilaterali climatici, chiediamo che i finanziamenti per misure di mitigazione, adattamento e per rispondere a perdite e danni affrontino i rischi specifici dei bambini dinanzi al cambiamento climatico e li sostengano come agenti di cambiamento”: lo ha dichiarato Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia alla Cop29, in corso a Baku, in occasione dell’evento “Dalla politica alla pratica: la finanza climatica a misura di bambino” organizzato da Save the Children in collaborazione con il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e il Movimento Giovani per Save the Children. “Le voci dei più giovani – ha aggiunto – devono essere ascoltate e integrate nella definizione delle politiche climatiche e degli interventi programmatici. Inoltre, sono necessari partenariati multistakeholder, basati su strumenti finanziari innovativi e sul coinvolgimento delle comunità locali, per aumentare i finanziamenti climatici e assicurare che rispondano alle esigenze delle popolazioni più colpite, e in particolare dei minori. Solo integrando i diritti dei bambini negli investimenti sul clima potremo assicurare un pianeta pulito, sano e sostenibile alle presenti e future generazioni”.
“L’Italia con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – ha dichiarato il sottosegretario Claudio Barbaro – ha scelto di svolgere un ruolo attivo, attraverso l’iniziativa Youth4Climate, in collaborazione con l’Undp che dal 2021 valorizza il potenziale dei giovani come protagonisti della sfida climatica. Youth4Climate offre una piattaforma globale, dove i giovani possono condividere le proprie idee e ottenere il sostegno economico necessario per realizzarle. Ad oggi, sono stati finanziati 100 progetti in oltre 50 Paesi vulnerabili, per un totale di 2,5 milioni di dollari”.
Spesso sono i bambini a subire le conseguenze peggiori degli eventi meteorologici estremi: a livello globale, si stima che 1,2 miliardi di bambini vivono in un’area ad alto rischio di alluvione, grave siccità o altre minacce climatiche. I bambini stanno affrontando condizioni meteorologiche più estreme in un mondo sempre più diseguale. Tra luglio 2023 e giugno 2024, un numero record di 766 milioni di bambini – un terzo della popolazione infantile globale – è stato esposto a ondate di calore estreme in tutto il mondo. A causa della siccità 12,2 milioni di bambini in Africa australe necessitano di assistenza umanitaria, mentre negli ultimi tre mesi le inondazioni hanno avuto un forte impatto sulla vita dei bambini in Vietnam, Thailandia, India, Nepal, Pakistan, Sudan e Africa occidentale.
“La cooperazione italiana su clima e sviluppo – ha dichiarato Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale – deve dare priorità ai bambini, i più colpiti dal cambiamento climatico anche attraverso iniziative innovative che coinvolgono donatori, società civile e settore privato, come quelle promosse da Save the Children. Le partnership multistakeholder, nell’ambito della finanza climatica, possono essere modello di sviluppo e di cambiamento”.

Avvicendamenti in diocesi

La comunità di Sant’Egidio saluta il suo parroco don Lucangelo

15 Nov 2024

Riceviamo e pubblichiamo il seguente indirizzo di ringraziamento da parte della comunità parrocchiale di Sant’Egidio a don Lucangelo De Cantis, destinato ad altro incarico dopo sette anni di parrocato. Giovedì sera, Lucangelo ha presentato al nuovo parroco mons. Carmine Agresta la comunità in tutte le sue componenti.

“Dopo sette anni di parrocato, don Lucangelo De Cantis saluta la comunità di Sant’Egidio Maria di San Giuseppe per un nuovo incarico alla casa circondariale di Taranto. Sono stati sette anni intensi, in cui la comunità è cresciuta moltissimo, grazie alla testimonianza di vita del suo pastore, anni che rimarranno per sempre in ciascun abitante del quartiere di Tramontone.
Le omelie, le lectio, le catechesi e ogni attività vissuta sono sempre stati occasione di vita comunitaria. Quanto cammino ha fatto in questo grande quartiere! Quanti passi che hanno lasciato la sua impronta: non si è mai risparmiato nell’andare a benedire casa, incontrare ammalati, famiglie, asciugando lacrime, confortando senza troppe parole ma con una vicinanza significativa! Quanta preghiera in ginocchio davanti a Gesù per ogni persona! Quanta attenzione alla liturgia perché fosse vissuta nella gioia dell’Incontro. Nessuno potrà cancellare tutto questo vissuto perché è impresso nei nostri cuori. Ha portato Gesù tra la gente del quartiere, dove anche quelle persone più distratte, o perché attratte dal suo zelo o solo incuriosite dalla tua persona, si sono fermate ad ascoltare e lasciate raggiungere dalla Parola, dall’Amore, attraverso uno sguardo, una preghiera, un silenzio, un abbraccio…
Sempre rispettoso nei confronti della storia e nei riguardi di chi lo ha preceduto, ha avviato e creduto nel rinnovo nel cammino di Iniziazione Cristiana, accompagnando, sostenendo e incoraggiando i catechisti nell’intraprendere un cammino di catechesi esperienziale. Per tanti ragazzi è stato un esempio di vita autentica. Si è messo accanto ai volontari Caritas guidandoli a riconoscere in ogni bisognoso un fratello/sorella da amare. Ha aiutato famiglie e singoli socio/economicamente fragili, ascoltando le necessità, fatiche e le preoccupazioni.
La sua cura verso le strutture parrocchiali è stata meticolosa: spazi ristrutturati, sempre puliti, ordinati, accoglienti, per permettere a ciascuno di sentirsi a casa.
Non si possono contare i ‘grazie’ che ha detto ogni giorno ad ogni persona con cui si è interfacciato. Il suo “andare”, duole tanto alla comunità tutta, ma siamo consapevoli che nessuno è lontano se vive in Cristo e noi nel calice ogni giorno metteremo il suo volto, la sua vita, la sua nuova missione.
È l’uomo dell’essenzialitá e gratuità che ha insegnato, vivendola, trasmesso, facendo, non solo in ambito economica ma soprattutto umano. Si è donato senza misura, sprecando amore così come Maria di Betania sprecò olio sui piedi di Gesù.
Caro don Lucangelo, ora continua a consumare la tua vita, sprecando amore nelle gelide celle del carcere, accarezzando ogni fratello e sorella segnato dalla fragilità, consolando i cuori delusi e schiacciati dai pregiudizi, incoraggiando sempre tutti come tu sai fare, sii sempre la voce libera fuori dagli schemi che imprigionano…
Ti vogliamo bene e ti auguriamo ogni bene.

La tua comunità di Sant’Egidio!

Inizio ministero parrocchiale

L’ingresso di don Mimmo Pagliarulo parroco alla Regina Pacis di Lama

14 Nov 2024

di Angelo Diofano

Sabato 16, alla Regina Pacis di Lama, nella santa messa celebrata alle ore 18.30 dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, don Mimmo Pagliarulo darà inizio al suo ministero di parroco. Il sacerdote sostituisce don Luigi Pellegrino, destinato alla Pro Civitate di Assisi, il quale attraverso i social ha già inviato un messaggio di saluto ai parrocchiani.

Don Mimmo è nato a Statte il 19 aprile del 1969 ed è stato ordinato il 25 aprile del 1996 fra i padri somaschi, nelle cui comunità ha operato per dodici anni. Il 15 aprile del 1996 egli è stato ordinato sacerdote e nel 2000 ha chiesto all’allora arcivescovo mons. Benigno Luigi Papa di essere incardinato nella nostra diocesi. È stato vicario parrocchiale alla Santa Famiglia, alla Sant’Egidio, a San Vito e infine nominato rettore della chiesa Maris Stella di Montedarena (Marina di Pulsano), dov’è stato per 18 anni. Don Mimmo ha ricoperto anche l’incarico di assistente diocesano dell’Unitalsi e attualmente è direttore della Legio Mariae.

Avvicendamenti in diocesi

Don Ciro Santopietro, nuovo parroco alla Sant’Antonio di Taranto

14 Nov 2024

di Angelo Diofano

Don Ciro Santopietro è il nuovo parroco alla Sant’Antonio, a Taranto, in sostituzione di mons. Carmine Agresta. Giunge dalla parrocchia del Carmine di Grottaglie, che ha guidato dal 2015.

Sessant’anni, il sacerdote è originario di Grottaglie, dove sin da bambino ha frequentato la chiesa madre. Fu l’allora parroco mons. Domenico Lorusso a intravedere in lui la vocazione, facendolo entrare nell’allora seminario minore di Martina Franca, di cui era rettore mons. Salvatore Ligorio, fino a poco tempo fa arcivescovo di Potenza: vi entrò nel 1974, frequentando nel contempo la scuola media Grassi e poi il quarto e quinto ginnasio liceo Tito Livio, sempre a Martina. Per gli studi liceali egli s’iscrisse poi al Poggio Galeso, frequentando al termine il seminario regionale di Molfetta, negli anni in cui era vescovo don Tonino Bello, che ebbe modo di frequentare assiduamente.

La sua ordinazione presbiterale avvenne il 24 novembre del 1990 durante la solenne celebrazione nella chiesa madre di Grottaglie presieduta da mons. Benigno Luigi Papa, che lo destinò subito alla Madonna di Fatima, a Talsano, come vicario di don Giacinto Magaldi. Qui rimase per due anni e mezzo dopo i quali fu nominato parroco, appena 28enne, all’Immacolata di Fragagnano, dove restò fino al 1998, ricoprendo anche l’incarico di assistente diocesano dei giovani di Azione Cattolica. Successivamente fu trasferito alla guida della parrocchia dello Spirito Santo, a Taranto due, dove portò a termine la costruzione della nuova chiesa progettata dall’architetto Claudio Adamo. Qui don Ciro operò per ben dieci anni, riuscendo a far fronte a diversi incarichi affidatigli da mons. Papa: assistente diocesano degli adulti di Azione Cattolica, direttore dell’Ufficio di pastorale famigliare, assistente del consultorio “Agostino Gemelli”, docente di Teologia fondamentale ed Escatologia all’istituto di scienze religiose “Guardini” e infine insegnante di religione dapprima al liceo classico “Quinto Ennio” e attualmente all’”Archita”. È stato direttore del Centro missionario diocesano e segretario della commissione missionaria regionale oltre che membro del Consiglio nazionale della Cei per l’ufficio cooperazione missionaria fra le Chiese. Dal 2008 il sacerdote ha ricoperto l’incarico di collaboratore di mons. Gino Romanazzi in Santa Rita. Nel 2015, eccolo parroco al Carmine di Grottaglie, parrocchia di antica tradizione e di consolidato impegno fra i giovani e tra gli ammalati oltre che sede della prestigiosa confraternita della Madonna del Carmine. Infine, don Ciro Santopietro è ora alla guida della comunità tarantina di Sant’Antonio da Padova, dove senz’altro non farà rimpiangere il suo amatissimo predecessore don Carmine Agresta.

Avvicendamenti in diocesi

Sabato i parrocchiani della Sant’Antonio salutano don Carmine

foto G. Leva
14 Nov 2024

di Angelo Diofano

Sabato 16 durante la santa messa delle ore 18.00 la comunità parrocchiale di Sant’Antonio, a Taranto, saluterà il parroco mons. Carmine Agresta, nominato dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero parroco alla Sant’Egidio, a Tramontone, in sostituzione di don Lucangelo De Cantis.
Don Carmine è stato guida della popolare parrocchia al Borgo per 26 anni. “Il primo pensiero è stato: ma è già trascorso tutto questo  tempo? È volato via, non me ne sono accorto e da un certo punto di vista questo è anche segno che è stata una bella avventura, un bel percorso, che sono stati passati bene, in serenità” – così ebbe a dichiarare in occasione dei quarant’anni di sacerdozio, frase  che egli ben volentieri adatta anche ai 26 anni trascorsi alla guida della Sant’Antonio, dove don Carmine giunse nell’ottobre del 1996, coadiuvando per due anni don Franco Mazza e poi divenendo egli stesso parroco il primo febbraio del 1998.

Nato a Taranto l’8 aprile 1957, don Carmine fu ordinato sacerdote da mons. Guglielmo Motolese il 29 maggio del 1982 e poi inviato per un anno quale vicario parrocchiale alla Santa Famiglia di Martina Franca. Successivamente egli fu nominato parroco alla Madonna della Neve, a Crispiano, dove rimase per dieci anni. Quindi, l’arrivo a Taranto, dove ha ricoperto, fra gli altri, l’incarico di vicario episcopale per la pastorale mentre attualmente è assistente unitario diocesano di Azione Cattolica.
“Da questa parrocchia – proseguì don Carmine, sempre in occasione del quarantesimo sacerdotale – ho ricevuto una testimonianza di vita evangelica vissuta. Ho imparato tanto dalla comunità, soprattutto dalle testimonianze di alcuni parrocchiani che sono state espressione di un Vangelo radicato nella carne. È stata una comunità che mi ha sostenuto, aiutato, incoraggiato tante volte. Ne porterò il grato ricordo per tutta la vita”.