Solidarietà

Libri per i detenuti

12 Dic 2024

di Angelo Diofano

L’associazione di volontariato “Noi & Voi” lancia un appello per la donazione di testi utili per la catechesi da destinare ai detenuti della casa circondariale di Taranto.
Gli acquisti andranno effettuati alla libreria Paoline, in corso Umberto 76.
Fra i libri richiesti, soprattutto quelli della spiegazione della santa messa, della liturgia delle ore e la Bibbia.
All’atto dell’acquisto andrà specificata la destinazione, attinente alla campagna di solidarietà ‘Regala libri’ di Noi & Voi, che ringrazia di cuore quanti, si spera numerosi, vorranno aderirvi.

A Taranto

Successo per la rassegna di teatro e musica ‘Giù alla Salinella’

12 Dic 2024

di Angelo Diofano

Nel salone-teatro dell’oratorio circolo Anspi Salinella in via Lago di Garda 64 (accanto alla chiesa della Santa Famiglia) continua con successo #Piazzallegra la rassegna di teatro e musica ‘Giù alla Salinella’ organizzata dal medesimo oratorio in collaborazione con l’associazione “Garbo Teatrale”.
“Coinvolgere il quartiere Salinella nel mondo del teatro e della musica e mostrare all’intera città il vero volto di una zona tutta da vivere: questo è l’obiettivo della rassegna partita il 10 novembre e che ha sempre registrato il sold out – spiega soddisfatto il  parroco della Santa Famiglia, don Alessandro Solare -. Stiamo offrendo alla nostra comunità e a tutta la città un’imperdibile opportunità culturale che sarà una buona pista di partenza per contemplare il bello ed essere trascinati nel trascendentale. La nostra rassegna vuol costituire un traino anche per altre iniziative che possono sorgere nel quartiere per renderlo ancora più bello e pieno di umanità».

«Sono contentissimo di questa opportunità – ha spiegato il direttore artistico della rassegna Aldo Salamino –  che ci sta permettendo di portare ‘giù alla Salinella’ spettacoli in grado di soddisfare ogni esigenza. Ci auguriamo che in tanti vengano a trovarci per l’affermazione di questa splendida realtà».

Entusiasta, infine, anche Luigi De Biasi della compagnia “Garbo teatrale”: «C’è tutto il nostro cuore in questa rassegna che intende offrire alle famiglie l’opportunità di divertirsi e di cantare tutti quanti insieme con noi».

Questi i prossimi lavori in programma:

Domenica 15 dicembre, ‘C’era una volta Pinocchio’, spettacolo teatrale e musicale della compagnia Garbo Teatrale di Luigi De Biasi.

Venerdì 27 dicembre: ‘Ma la notte no’ – Spettacolo musicale della Premiata Arboristeria Italiana con i grandi successi di Renzo Arbore e dell’Orchestra Italiana

Domenica 12 gennaio 2025: ‘Pampanelle, pampanelle fresche’ – Cabaret italo-dialettale di e con Aldo Salamino e Angelo Boccuni.

Domenica 26 gennaio: ‘Il pallone del Real’ – narrazione teatrale sul Taranto calcio a cura dell’associazione “Museo del Taranto calcio” in collaborazione con la Garbo Teatrale.

Gli spettacoli inizieranno alle ore 19.45.

Per informazioni telefonare ai seguenti recapiti telefonici: 392.309.6037 e 391.747.5725.

Rassegna musicale

Torna a Grottaglie la grande organista Monserrat Torrent Serra per un concerto all’organo rinascimentale

12 Dic 2024

Ritorna a Grottaglie, per un nuovo prestigioso concerto Monserrat Torrent Serra, famosissima decana mondiale degli organisti. A distanza del suo memorabile concerto tenuto il 23 novembre dello scorso anno, terrà un nuovo, attesissimo appuntamento musicale 14 dicembre 2024

alle ore 19.30 nella Chiesa Madre Collegiata Maria SS.ma Annunziata. Un ritorno che conferma il suo entusiastico apprezzamento dell’organo più antico di Puglia e tra i più antichi d’Italia, nonostante la sua veneranda età (98 anni) per il desiderio di suonare ancora.

Ne danno notizia con evidente soddisfazione il parroco della Collegiata don Eligio Grimaldi e il direttore artistico della Rassegna organistica grottagliese, il maestro Nunzio Dello Iacovo, il quale non manca di sottolineare l’importanza dell’evento: “Abbiamo il privilegio di avere nuovamente con noi la signora Montserrat Torrent Serra, autentica leggenda dell’organo! La signora Torrent, originaria di Barcellona, che per diversi motivi, compresi quelli anagrafìci, seleziona attentamente gli inviti che le giungono, ha subito accettato il nostro invito a tornare, a un anno di distanza dal suo precedente concerto, per un appuntamento che così farà da conclusione alla Rassegna stessa”.

Organista di eccezionale talento artistico e personalità, ammirata e stimata universalmente come interprete musicale e come donna tenace che ha saputo imporsi intellettivamente e professionalmente in un ambiente pregiudizievole e non privo di ostacoli agli esordi della sua carriera (più di sessant’anni fa, ormai, quando ancora dominava un rigore accademico di stampo maschilista), ha ispirato generazioni di musicisti e ha accumulato innumerevoli premi, riconoscimenti e onorificenze

La grande artista eseguirà brani appartenenti ad autori dei secoli XVI – XIX con un programma mirato ad esaltare le caratteristiche tecniche e foniche dell’antichissimo organo rinascimentale che incontra continuo interesse a livello nazionale e internazionale.

Il programma prevede l’esecuzione dei seguenti brani: Joan Ambrosio Dalza ( ….. -1508): Pavana alla Venetiana – Saltarello – Piva; Antonio de Cabezón ((1510-1566): Tiento I. segundo tono – Diferencias sobre Guàrdame las Vacas, Diferencias sobre – El canto del Caballero; Adriano Bianchieri (1568 – 1634): Canzon Undecima – La Organistina Bella – In Echo; Girolamo Frescobaldi (1583-1643): Partite sopra La Follia, Sebastiàn Aguilera de Heredia (1561-1627): Ensalada: Franz Joseph Haydn (1732-1809): Tre opere per un orologio, Pablo Bruna (1611 -1679) : Batalla 6o tono.

Ingresso libero.

Messaggio per la pace

Papa Francesco: “La vera pace nasce da un cuore disarmato”

foto Vatican media-Sir
12 Dic 2024

“La vera pace potrà nascere solo da un cuore disarmato dall’ansia e dalla paura della guerra”. Lo ribadisce papa Francesco, nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2025 sul tema “Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace”.
“Che il 2025 sia un anno in cui cresca la pace!”, l’auspicio del Papa, che nel messaggio invita a combattere quelle che S. Giovanni Paolo II ha definito “strutture di peccato”, in occasione di un evento – l’Anno santo – che è sempre stato per la Chiesa “un evento che riempie i cuori di speranza” da far “riecheggiare in tutto il mondo” per “ristabilire la giustizia di Dio in diversi ambiti della vita: nell’uso della terra, nel possesso dei beni, nella relazione con il prossimo, soprattutto nei confronti dei più poveri e di chi era caduto in disgrazia”. “Ciascuno di noi deve sentirsi in qualche modo responsabile della devastazione a cui è sottoposta la nostra casa comune, a partire da quelle azioni che, anche solo indirettamente, alimentano i conflitti che stanno flagellando l’umanità”, la prima consegna del messaggio, in cui si citano le “sfide sistemiche, distinte ma interconnesse, che affliggono il nostro pianeta: “Mi riferisco – spiega – alle disparità di ogni sorta, al trattamento disumano riservato alle persone migranti, al degrado ambientale, alla confusione colpevolmente generata dalla disinformazione, al rigetto di ogni tipo di dialogo, ai cospicui finanziamenti dell’industria militare”.

“I beni della terra sono destinati non solo ad alcuni privilegiati, ma a tutti”, ribadisce il Papa: “Come le élites ai tempi di Gesù, che approfittavano delle sofferenze dei più poveri, così oggi nel villaggio globale interconnesso, il sistema internazionale, se non è alimentato da logiche di solidarietà e di interdipendenza, genera ingiustizie, esacerbate dalla corruzione, che intrappolano i Paesi poveri”. Il riferimento è alla crisi del debito che affligge diversi Paesi, soprattutto del Sud del mondo ed è frutto della “logica dello sfruttamento del debitore”.
“Il debito estero è diventato uno strumento di controllo, attraverso il quale alcuni governi e istituzioni finanziarie private dei Paesi più ricchi non si fanno scrupolo di sfruttare in modo indiscriminato le risorse umane e naturali dei Paesi più poveri, pur di soddisfare le esigenze dei propri mercati”, la denuncia di Francesco: “A ciò si aggiunga che diverse popolazioni, già gravate dal debito internazionale, si trovano costrette a portare anche il peso del debito ecologico dei Paesi più sviluppati”. Per il Papa, “il debito ecologico e il debito estero sono due facce di una stessa medaglia”: di qui l’invito alla comunità internazionale, in vista del Giubileo, a “far di tutto per condonare i debiti di quei Paesi che non sono nella condizione di ripagare quanto devono” e allo  sviluppo di “una nuova architettura finanziaria, che porti alla creazione di una Carta finanziaria globale, fondata sulla solidarietà e sull’armonia tra i popoli”.

“Un impegno fermo a promuovere il rispetto della dignità della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, perché ogni persona possa amare la propria vita e guardare con speranza al futuro, desiderando lo sviluppo e la felicità per sé e per i propri figli”. È la seconda richiesta concreta per il Giubileo. “Senza speranza nella vita, infatti, è difficile che sorga nel cuore dei più giovani il desiderio di generare altre vite”, argomenta Francesco, che rilancia la sua richiesta per l’eliminazione della pena di morte in tutte le nazioni. Altra richiesta rinnovata nel messaggio, quella di utilizzare “almeno una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti per la costituzione di un Fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative e volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastando il cambiamento climatico”.
“Dovremmo cercare di eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il proprio futuro senza speranza, oppure come attesa di vendicare il sangue dei propri cari”, l’appello sulla scorta di san Paolo VI e Benedetto XVI: “Il futuro è un dono per andare oltre gli errori del passato, per costruire nuovi cammini di pace”.

“Cerchiamo la pace vera, che viene donata da Dio a un cuore disarmato”, l’indicazione di rotta del Papa: “un cuore che non si impunta a calcolare ciò che è mio e ciò che è tuo; un cuore che scioglie l’egoismo nella prontezza ad andare incontro agli altri; un cuore che non esita a riconoscersi debitore nei confronti di Dio e per questo è pronto a rimettere i debiti che opprimono il prossimo; un cuore che supera lo sconforto per il futuro con la speranza che ogni persona è una risorsa per questo mondo”. “Il disarmo del cuore è un gesto che coinvolge tutti, dai primi agli ultimi, dai piccoli ai grandi, dai ricchi ai poveri”, garantisce Francesco: “A volte, basta qualcosa di semplice come un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito”. Perché la pace “non giunge solo con la fine della guerra, ma con l’inizio di un nuovo mondo, un mondo in cui ci scopriamo diversi, più uniti e più fratelli rispetto a quanto avremmo immaginato”.

Cinema

Ritratti di donne forti e fragili: ‘La stanza accanto’

12 Dic 2024

di Sergio Perugini

Al cinema, altre due donne segnate da tenacia e dolenza, Martha e Ingrid, protagoniste dello struggente e sfidante ‘La stanza accanto’ di Pedro Almodóvar, Leone d’oro a Venezia81. Un dialogo intenso e raffinato tra amiche al capolinea della vita. A cesellarle le Premio Oscar Tilda Swinton e Julianne Moore.
Ha vinto il Leone d’oro all’81a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia ‘The Room Next Door’ primo film del regista in territorio hollywoodiano. Prendendo le mosse dal romanzo ‘Attraverso la vita’ (Garzanti, 2022) di Sigrid Nunez, l’autore spagnolo racconta il viaggio esistenziale di due donne, due amiche, chiamate a interfacciarsi anzitempo con la morte.

La storia

New York, oggi. Martha è una giornalista malata di tumore. Per lei, che ha raccontato valorosamente molti conflitti, si profila una guerra senza speranza. Ad allietare le sue giornate l’amica scrittrice Ingrid. Decisa a non arrendersi alla sua condanna, Martha chiede a Ingrid di farle compagnia in una casa di villeggiatura fuori New York. L’obiettivo è trascorrere del tempo insieme in serenità finché Martha si sentirà in forze; la donna è decisa a togliersi la vita prima che il corpo l’abbandoni…

ph by Iglesias Mas Warner

Almodóvar firma un film di grande bellezza visiva, formale, cesellando inquadrature ricercate ed eleganti, giocate su una brillantezza cromatica. Ammantata da una veste elegante, l’opera però rivela anche una densità tematica non poco sfidante:al centro del racconto, infatti, c’è la malattia terminale e il desiderio di gestire la propria morte, attraverso la pratica dell’eutanasia. Nel dialogo tra le due amiche, Almodóvar apparentemente prova a fornire diversi punti di vista sul tema, tra chi ribadisce il desiderio di determinare la propria morte (Martha) e chi invece vorrebbe lasciare tempo alla vita, cogliendone ciò che resta (Ingrid).
A ben vedere, però, l’impostazione del film si avvita in una tesi dove a prevalere è la forza argomentativa di Martha al punto da non lasciare spazio ad altri, né a Ingrid che finisce per accogliere la scelta dell’amica né al poliziotto interpretato da Alessandro Nivola. La sceneggiatura, infatti, gli disegna un perimetro chiuso in se stesso, dove il confine è rappresentato dalla legge in materia e dai propri convincimenti morali e religiosi; non c’è spazio per la prossimità né per la comprensione della fragilità. L’argomentazione del poliziotto è liquidata in maniera sbrigativa e grossolana, etichettata come fanatica, esaurendo così il possibile “contraddittorio” in maniera superficiale.

Il film contiene un altro aspetto da rilevare: è il profilo di un’umanità fragile, bisognosa di calore e prossimità. Martha non vuole affrontare quell’ultimo viaggio da sola; è spaventata dall’idea di lasciarsi andar via senza nessuno accanto. È il ritratto dell’umanità contemporanea, così apparentemente solida ma in fondo bisognosa di ascolto, di tenerezza. In generale, si riconosce ad Almodóvar di saper governare con maestria il linguaggio del cinema, portando sempre il proprio punto di vista, che però non può essere del tutto condiviso.

 

A Taranto

Emergenza freddo: apertura anticipata del centro San Cataldo vescovo

ph G. Leva
12 Dic 2024

di Angelo Diofano

A causa dell’emergenza freddo, il centro notturno della Caritas San Cataldo vescovo, in vico I seminario (città vecchia), accoglierà i propri ospiti già a partire dalle ore 15, invece che alle ore 18. Ogni giorno sarà cura dei volontari e dei giovani del servizio civile curarne l’intrattenimento attraverso attività laboratoriali e giochi di società. Questo, fino all’ora di cena, che solitamente viene servita alle ore 18, riservata però solo agli ospiti del centro, una ventina circa.
I responsabili del centro spiegano che non è possibile effettuare l’apertura nelle ore del mattino per permettere le pulizie degli ambienti e le attività quotidiane del ‘San Cataldo vescovo’, quali l’ambulatorio medico, la lavanderia, il lavoro negli uffici e il centro di ascolto per i bisognosi e le famiglie.
Invece continua normalmente l’attività della mensa a cura dell’arciconfraternita del Carmine. Il pranzo per circa 45 assistiti viene servito dalle ore 11 a mezzogiorno, sempre nei locali a pianoterra del medesimo centro di accoglienza, e consta di un primo, un secondo, frutta e talvolta anche di un dolce. Il tutto avviene grazie alle forniture del Banco alimentare e alle offerte di benefattori, con l’apporto in cucina e al servizio a tavola di diversi volontari e di giovani titolari del reddito di dignità, assegnati dal Comune.
Alla cena, invece, provvede la mensa della parrocchia San Pio X, in piazza San Pio X (quartiere Italia-Montegranaro).

Eventi a Taranto e provincia

Le celebrazioni per il cinquantesimo del Monumento al marinaio

Domani, venerdì 13 dicembre, in corso Due Mari, nel piazzale che dal 1974 accoglie le due statue realizzate dallo scultore Vittorio di Cobertaldo

12 Dic 2024

Indiscusso simbolo di quanto la Marina Militare sia legata alla città, il ‘Monumento al marinaio’ taglia un traguardo anagrafico di assoluto prestigio: 50 anni. Un evento che sarà celebrato con una solenne cerimonia domani, venerdì 13 dicembre, alla presenza di istituzioni civili, militari, religiose e dell’intera cittadinanza in corso Due Mari, nel piazzale che dal 1974 accoglie le due statue realizzate, su espressa volontà dell’ammiraglio Angelo Iachino, comandante della flotta di stanza a Taranto durante la Seconda guerra mondiale, dallo scultore Vittorio di Cobertaldo.

Stilato in stretta collaborazione dal Comune di Taranto e dalla Marina Militare, il programma del Cinquantenario avrà inizio alle 10.45 con i saluti del prefetto del capoluogo ionico, dott.ssa Paola Dessì, del sindaco Rinaldo Melucci e del comandante interregionale Marittimo Sud, l’ammiraglio di squadra Vincenzo Montanaro. La cerimonia proseguirà con la narrazione della storia di un monumento che, divenuto uno dei segni identitari della città, onora i marinai delle Forze navali italiane che combatterono nella Seconda guerra mondiale. Al termine di questo ricordo, le celebrazioni proseguiranno con il concerto dei musicisti del conservatorio Paisiello.

Si tratterà di un evento per il quale l’attesa è densa di significato, come si può evincere dalle parole del sindaco Melucci: “È con grande orgoglio che ci prepariamo a celebrare il cinquantesimo anniversario di un monumento che rappresenta la dedizione ed il sacrificio dei nostri marinai, che è diventato un simbolo iconico di Taranto e del suo legame con la Marina Militare. Dal giorno della sua inaugurazione, le statue che raffigurano due marinai che, uniti da un abbraccio ideale, salutano chi arriva dal mare testimoniano la storia e la cultura marittima della nostra città. Questo evento non celebra solo il passato, ma ci ispira a lavorare insieme per costruire un futuro migliore per Taranto e per i nostri figli”.

Il monumento al marinaio, opera dello scultore Vittorio di Colbertaldo, fu donato alla città di Taranto dall’ammiraglio Iachino in ricordo dei marinai delle Forze navali italiane che hanno combattuto nel secondo conflitto mondiale dal 1940 al 1943. Celebrarne il cinquantenario, ricordarne il significato – ha dichiarato il comandante interregionale Marittimo Sud, ammiraglio di squadra Vincenzo Montanaro -, è un’opera di deferente e commosso rispetto per chi ci ha preceduto e ha operato durante la guerra nonché una forma di contaminazione verso la cittadinanza e verso i più giovani. Le due sculture bronzee rappresentano il ricordo e “l’esempio” di abnegazione dei tanti marinai che hanno combattuto per la Patria nel secondo conflitto mondiale. Inoltre, all’opera di Colbertaldo, è legato un concetto che fa parte del dna di noi marinai: le due sculture sono unite quasi a volersi sostenere l’un l’altro; questo vuol dire che un marinaio non è mai da solo perché la Marina non lascia mai indietro nessuno! Siamo abituati a lavorare in squadra. Per ultimo, l’abbraccio dei due marinai è un abbraccio ideale verso la città dei Due Mari. Le statue ben rappresentano il rapporto indissolubile che da 140 anni lega la Marina alla città di Taranto”.

Diocesi

La tradizione di Santa Lucia a Grottaglie

11 Dic 2024

di Angelo Diofano

Tradizionale festa di Santa Lucia a Grottaglie nella omonima chiesetta del centro storico a cura della parrocchia Collegiata “Maria SS.Annunziata”, guidata da don Eligio Grimaldi, del comitato festeggiamenti patronali e dell’associazione “San Francesco e San Ciro nostri Patroni”, con il patrocinio del Comune.
Il programma dei festeggiamenti prevede per giovedì 12, nella chiesetta di Santa Lucia, alle ore 18 la santa messa e alle ore 19, nella piazza antistante, la pettolata.

Venerdì 13, sempre nella chiesetta dedicata alla santa, celebrazioni eucaristiche si terranno alle ore 7.30-9.30-11.30; a mezzogiorno, la supplica. Alle ore 17.30, uscirà la processione con la partecipazione dei fanciulli dell’istituto comprensivo Don Bosco, dei bambini del catechismo della chiesa madre e animata dagli alunni di strumento musicale dell’istituto comprensivo Pignatelli. Presterà servizio la banda Città di Grottaglie.

In chiesa madre, nel frattempo, la santa messa sarà celebrata alle ore 18.

Al rientro della processione, alle ore 19, in piazza Regina Margherita, canti in onore di Santa Lucia saranno eseguiti a cura dei fanciulli dell’istituto comprensivo Don Bosco e del catechismo e dell’associazione “Aretè”. Infine, accensione del tradizionale falò con la pettolata.

Si ha notizia del culto grottagliese verso la santa dal 1558 in occasione della visita del vescovo Brancaccio che autorizzò la riparazione della chiesa e Lei intitolata. Negli anni venti le condizioni di precarietà ne resero necessaria la demolizione per costruirne una più solida ed esteticamente più curata, attraverso raccolta di fondi tra i grottagliesi sotto la guida del sacerdote don Vito Traversa. Nel frattempo la statua di Santa Lucia fu trasferita nella chiesa di Santa Maria La Serra, oggi sconsacrata e chiusa. Nel dicembre del 1924 fu posta la prima pietra della chiesa intitolata alla santa protettrice della vista. Per vari motivi ci vollero anni prima di completarne i lavori, ma al termine la popolazione ne rimase ampiamente soddisfatta.

Diocesi

Per Santa Lucia, celebrazione eucaristica in cattedrale

11 Dic 2024

di Angelo Diofano

In memoria di Santa Lucia, nel cappellone della cattedrale, dove ne è nato il culto, alle ore 11.30 di venerdì 13, mons. Antonio Caforio, canonico del Capitolo Metropolitano, celebrerà la santa messa; seguirà la supplica.

Un tempo in città vecchia era molto vivo il culto alla santa protettrice della vista, di cui in San Cataldo era venerato un artistico e antico simulacro, ora esposto nel museo diocesano e sostituito da un esemplare in vetroresina.
Le nostre bisnonne si alzavano molto presto per recarsi in San Cataldo, rimanendovi in preghiera per tutta la giornata e osservando il digiuno. Quindi partecipavano alla processione che si concludeva con il pensiero di un predicatore: solo allora si tornava a casa, mettendo così fine all’astinenza.

Rettoria Santa Maria di Talsano

Venerdì 13, nella chiesetta di Santa Maria di Talsano, alle ore 18 il rettore mons. Antonio Caforio celebrerà la santa messa in memoria dei talsanesi defunti. Sabato 14 e domenica 15 infine sarà allestito il mercatino di Natale il cui ricavato andrà a sostegno del Centro di aiuto alla vita.

Arcivescovo

Centinaia le lettere dei bambini di Taranto e provincia per monsignor Ciro Miniero

foto Mattia Santomarco
11 Dic 2024

L’arcivescovo Ciro Miniero nei giorni scorsi aveva scritto ai bambini e alle bambine della diocesi di Taranto e loro hanno risposto con entusiasmo: sono centinaia le letterine giunte alla redazione di Nuovo Dialogo che ha promosso l’iniziativa in collaborazione con l’Ufficio per l’educazione e la scuola diretto da don Ciro Alabrese.

Monsignor Miniero ha chiesto ai più piccoli di aiutarlo a scrivere il messaggio con gli auguri natalizi per la comunità tarantina, sulla traccia del tema indetto da papa Francesco per il Giubileo del 2025, ‘Pellegrini di speranza’.
“Vorrei sapere quali sono le vostre speranze, per il presente e per il futuro, e vi chiedo di farlo usando carta e penna, come si faceva una volta”.

“Caro signor Arcivescovo, mi hai dato una bella domanda”, esordisce Ciro, e la speranza comune a tutte le lettere è, manco a dirlo, che le guerre finiscano e che “i potenti la smettano e facciano la pace”. I bambini sono molto colpiti dalle immagini della tv, soffrono per i loro coetanei “sotto le bombe, senza cibo e che non avranno i regali”. Poi c’è la speranza per un mondo più pulito, si va da quella nella chiusura dell’Ilva che riguarda tutto il territorio, alle letterine del versante orientale della provincia in cui spesso si parla della discarica: “puzza, fa ammalare, vorrei non dover più partecipare a manifestazioni per la sua chiusura”. Sono preoccupati per il cambiamento climatico, vedono le immagini delle inondazioni e sanno della carenza di acqua, e sperano che si piantino tanti alberi e che si creino parchi giochi, ma pure che “i padroni dei cani raccolgano gli escrementi” e che “nessuno butti più le cose vecchie per strada”.

Sia i maschietti che le femminucce parlano della violenza sulle donne, una bambina spera che da grande potrà “essere libera di camminare per strada senza paura”, così come tanti sottolineano che “siamo tutti uguali, a prescindere dal nostro colore, ma certi grandi non lo capiscono” e che vorrebbero che “non ci fosse più bullismo”, un bambino confessa di esserne stato vittima a volte.
Chiedono salute nelle letterine i bambini, e possibilità per tutti di curarsi, pensano ai coetanei in ospedale, si augurano nuove scoperte scientifiche per nuove terapie.
Ci sono alcuni che hanno nostalgia per i loro parenti lontani per lavoro o studio e per i paesi di provenienza, in tutti il desiderio è di avere riunita la famiglia.
Ha strappato più di un sorriso all’arcivescovo il tono affettuoso e confidenziale di molte lettere: “qui posso confidarmi con uno del mestiere”, “non ti conoscevo ma hai avuto una bella idea”, “io sono piccolo ma tu stai più in confidenza, chiedile tu queste cose”, “va bene ma ora vieni a trovarci a scuola”. Una valanga di dolcezza e genuinità.
Le lettere stanno ancora arrivando e monsignor Miniero le sta leggendo tutte, sono centinaia, ci vorrà un po’ di tempo, ma una cosa è certa, farà tesoro dei consigli ricevuti per scrivere il suo messaggio di Natale.

 

Eventi a Taranto e provincia

Incontro con Milad Fatouleh, cantante cristiano-palestinese che domenica 22 sarà a Taranto

In concerto avrà luogo nella cattedrale San Cataldo, accompagnato dai bambini del coro parrocchiale

11 Dic 2024

di Silvano Trevisani

Può la musica essere uno strumento di pacificazione? Con la sua immediatezza e freschezza può certo parlare a tutti nello stesso modo, superare gli ostacoli materiali. È quello che spera Milad Fatouleh, cantante e musicista cristiano-palestinese che fa della musica la sua missione. Nei prossimi giorni sarà a Taranto, dove, domenica 22 dicembre, terrà – con ingresso libero – un concerto nella Cattedrale San Cataldo, accompagnato dai bambini del coro.

La sua è una storia particolare, che a lui stesso chiediamo di raccontarci.

Nel 2004, in occasione della 47ª edizione dello Zecchino d’Oro, su sollecitazione del francescano padre Ibrahim Faltas, della comunità di Gerusalemme, giunsi in Italia, a Cassano Murge, ospite di una famiglia di Cassano, la cui figliola partecipava quell’anno alla competizione. Anch’io vi partecipai, dunque, con la canzone “Una stella per Betlemme”. Le nostre mamme divennero amiche, anzi di più: sorelle. Così, quando nel 2006 ci fu la seconda Intifada, decidemmo di tornare in Italia e di trovare lavoro.  Con i miei genitori e le mie sorelle siamo rimasti a Cassano, per lavorare e studiare.

Poi, qualche anno fa, hai deciso di tornare.

Sì. La Palestina era sempre viva nel mio cuore e il pensiero che i cristiani palestinesi, che da sempre vivono nella regione, diminuivano drasticamente per le difficoltà crescenti, mi ha dato la spinta. Padre Ibrahim mi ha offerto la possibilità di insegnare musica ai bambini e io ho colto l’occasione con slancio. I cristiani sono sempre stati fondamentali nella Terra Santa e da sempre riescono a vivere dignitosamente nella loro terra, nonostante tutto. Ma la guerra in atto ha bloccato tutto, ha portato morte e distruzione. Tutte le attività si sono fermate e io sono tornato a Cassano, per cercare di diffondere un segno di speranza, soprattutto per i cristiani che ormai sono sempre meno. La Palestina, Gerusalemme, Betlemme non sono le stesse senza la comunità cristiana.

Ma è possibile una pacificazione secondo te? Parlare di due popoli due stati è ancora realistico o solo un’utopia.

Sarebbe la cosa più giusta. Ma dal 7 ottobre tutto si è interrotto. Le nostre comunità vivevano soprattutto di turismo, che era la maggior fonte di reddito. Ma da allora tutto si è fermato. Molti palestinesi avevano il permesso per andare a lavoro a Gerusalemme, ma ora non più. Betlemme è un deserto. Quando due settimane fa il patriarca è stato a Betlemme per l’inizio dell’avvento, non c’era nessuno. Per motivi diversi, ma sempre riconducibili alle guerre, i cristiani di Palestina, Libano, Siria stanno soffrendo terribilmente e rischiano di scomparire.

La canzone che portasti allo Zecchino d’oro era molto bella. Chi era l’autore? E chi scrive i brani che proponi, oggi che hai 28 anni?

Si trattava di una canzone araba che parlava della speranza da coltivare insieme, che è stata tradotta in italiano per l’occasione. Le canzoni che canto oggi le scriviamo insieme a un gruppo di amici che collaborano con me. A Taranto, assieme ai bambini della Cattedrale, proporrò canti natalizi compreso, naturalmente “Una stella per Betlemme”.

 

 

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Fin qui la testimonianza di Milad che, pur da noi sollecitato, preferisce non parlare della guerra che sta sconvolgendo la Palestina, su tutti i fronti, e che sta massacrando il popolo palestinese. Neanche dei rapporti con i musulmani con i quali, ammette, si conviveva da sempre.

Ma è fin troppo evidente che l’attenzione internazionale verso lo sterminio dei palestinesi è assolutamente insufficiente e, quindi, in parte connivente con la violenza che non è certo nascosta ma persino propagandate e, da alcune fonti, viene descritta come una Guerra Santa. Non si può neppure nascondere che in buona parte dell’Occidente, ma anche nel nostro Paese, sopravvive un’ostilità di connotazione razziale verso tutti gli arabi, ivi compresi i cristiani.

Non possiamo dimenticare quello che avvenne nel 2015 ad Abbiategrasso, alle porte di Milano. Qui, l’istituto “Umberto e Margherita di Savoia”, per il tradizionale spettacolo di Natale, aveva in programma di far cantare ai bambini canzoni sul tema della pace. Oltre a brani di Vasco, Povia e dei Modà c’era anche “Una stella a Betlemme”, proprio quella di Milad. Ebbene, questa decisione fece  infuriare la Lega, che parlò di un “affronto” ai cristiani. Il responsabile locale della Lega nord, Marcantonio Tagliabue, così dichiarò rivolgendosi al preside dell’Istituto: “Ritengo che comportandosi in questo modo, lei alimenta ulteriormente le divisioni tra italiani di fede cristiana e gli stranieri di altre religioni”

Con evidente ignoranza e palese razzismo i rappresentanti di quel partito non si accorsero neppure che la canzone era stata presentata da un cristiano, ma forse per loro saperlo non avrebbe fatto nessuna differenza!

 

Copercom

Copercom: Stefano Di Battista rieletto presidente per acclamazione

11 Dic 2024

Stefano Di Battista è stato rieletto presidente del Copercom per acclamazione. Ai lavori dell’assemblea elettiva del Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, che si sono svolti martedì 10 dicembre a Roma, sono intervenuti mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, e Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.
Di Battista ha ringraziato monsignor Baturi e Corrado per le parole di incoraggiamento e di stima, e i presidenti e i delegati delle 29 realtà che aderiscono al Copercom per la fiducia accordatagli.
I presidenti e i delegati delle 29 realtà hanno eletto il nuovo consiglio esecutivo per acclamazione: Rosaria D’Anna (Age) e Andrea Melodia (Ucsi) sono stati riconfermati. In una logica di avvicendamento e di collaborazione, Marina Casini, presidente del Movimento per la vita e già consigliere Copercom, ha indicato Soemia Sibillo, vice presidente nazionale del Mvp, come nuovo consigliere. Indicazione fatta propria dall’assemblea. Inoltre, Lorenzo Lattanzi, vice presidente nazionale dell’Aiart e presidente di Aiart Marche, e Giovanni Silvestri, responsabile del Servizio informatico della Cei ed ex presidente di WeCa, sono stati eletti consiglieri. Walter Matten (espresso dalla Fisc) succede ad Antonio Inchingoli come tesoriere.

«In questo triennio il Copercom ha percorso due strade: quella della progettazione dal punto di vista educativo e quello della progettazione sociale – ha osservato il presidente -. La ragion d’essere del Copercom – ha sottolineato – è di essere un vero coordinamento: cioè deve essere il luogo dove le associazioni si incontrano. E l’incontro deve essere continuo, deve agire al di fuori di questa sala. Al di fuori anche del Copercom, che fa soltanto da luogo di congiunzione di tutte le possibilità, le potenzialità del vostro lavoro e dei vostri obiettivi». Il prossimo triennio, ha aggiunto Di Battista, vedrà il Coordinamento impegnato in vari progetti, a partire dalla ‘Guida al primo smartphone’ (con il supporto e l’ideazione di Weca), ‘110 Agorà’ e ‘Reti in gioco’ (di Anspi nazionale)».