Sport

La Gioiella batte Monza dopo una gran battaglia sportiva: la salvezza è più vicina

foto G. Leva
20 Gen 2025

di Paolo Arrivo

Quando ha perso il primo set non si è demoralizzata; nemmeno quando ha ceduto all’avversario il terzo parziale, dopo aver pareggiato, o quando ha fallito due set point finendo ai vantaggi. Perché il carattere non è di certo mancato alla Gioiella Prisma Taranto. Che sconfiggendo la Mint Vero Volley Monza per 3-2 ha fatto un gran passo in avanti verso la salvezza nella Superlega Credem Banca. Di una gran prova corale si può parlare. Al punto che è difficile trovare quale sia stato, in assoluto, il miglior giocatore sceso in campo: Filippo Lanza è stato votato; ma anche il regista Jan Zimmermann, Roamy Alonso quando chiamato in causa, Tim Held o Wout D’Heer hanno fatto egregiamente la loro parte. E pure il pubblico del PalaMazzola ha contribuito al successo rumoreggiando nei momenti chiave e contrapponendosi ai tifosi giunti da Monza per sostenere la loro squadra.

La vittoria del cuore contro Monza

“È stata una partita molto simile a quella di domenica scorsa a Grottazzolina. Le partite da dentro o fuori sono spesso così: lo sapevamo, e l’avevamo detto”. È il commento di Aimone Alletti. Che nel post partita ha sottolineato proprio lo sforzo del collettivo: “Ci è mancato qualcosa la settimana scorsa, ma questa sera, con l’aiuto di tutti, del pubblico e del cuore, siamo riusciti a portare a casa una partita fondamentale”. “Dove si è girata la partita? Secondo me nei primi set siamo stati un po’ troppo fallosi in battuta: quando abbiamo trovato più continuità, sbagliando meno, il gioco è diventato più fluido e ci ha permesso di conquistare punti importanti”. Il centrale della Gioiella Prisma ha ammesso che probabilmente non si può parlare di una pallavolo perfetta. L’importante, però, era vincere. Dall’altra parte va sottolineata la partita sfortunata di Osmany Juantorena: vecchia conoscenza del volley azzurro, la fuoriuscita dello schiacciatore classe 1985 per infortunio ha agevolato i rossoblu nel primo dei tre set vinti.

Il campionato

Trasferta proibitiva per la Gioiella che nel prossimo turno della Superlega, domenica 2 febbraio, giocherà in casa dei campioni d’Italia della Sir Susa Vim Perugia, reduci dalla sconfitta inflitta dalla Lube (3-1 nel fortino inespugnabile del Palas di Civitanova). Difficile ipotizzare che la corazzata umbra, ancora capolista, con due punti di vantaggio sull’Itas, lasci per strada altri punti. L’auspicio è di assistere a una bella gara combattuta. E di ricevere, magari, qualche sorpresa positiva. Da segnalare l’ottimo momento di forma del Grottazzolina che, dopo aver sconfitto proprio Taranto, ha perso soltanto al tie break dall’Itas in Trentino. La classifica pertanto vede la Prisma inseguire la stessa formazione marchigiana a due punti di distanza – a quota 15 c’è anche Padova. I rossoblu naturalmente dovranno continuare a guardarsi le spalle. Ovvero fare più punti di Monza nelle rimanenti cinque partite. Il prossimo appuntamento tra le mura amiche del PalaMazzola è fissato per domenica 9 febbraio contro Cisterna.

 

Taranto-Monza nel racconto fotografico di Giuseppe Leva 

Giubileo2025 in diocesi

Il Giubileo degli adolescenti

A Roma, fissato per fine aprile

20 Gen 2025

L’ufficio di pastorale giovanile organizza il pellegrinaggio a Roma per il ‘Giubileo degli adolescenti’, in programma dal 25 al 27 aprile. L’iniziativa è riservata ai ragazzi dai 15 ai 17 anni e prevede una quota di partecipazione di 200 euro a persona.
Per iscrizioni, contattare don Francesco Maranò (340.9705114) o don Francesco Manisi (328.7724556).

Angelus

La domenica del Papa – L’acqua che diventa un vino nuovo, migliore

foto Vatican media-Sir
20 Gen 2025

di Fabio Zavattaro

Finalmente la tregua tra Israele e Hamas; lo spiraglio di pace tanto atteso e desiderato è realtà e tre donne tenute in ostaggio dal 7 ottobre 2023 sono state liberate. Almeno questa è la speranza che anime tutti coloro che guardano al Medio Oriente. Speranza che papa Francesco ha fatto sua nelle parole pronuncia dopo la preghiera mariana dell’angelus. Subito la gratitudine a tutti i mediatori: “è un bel lavoro questo di mediare perché si faccia la pace. Grazie ai mediatori”. Questa tregua, dopo 470 giorni è il primo senza combattimenti, è un “risultato importante”, il primo passo di un processo che inevitabilmente sarà lungo e che dovrebbe portare alla liberazione di tutti gli ostaggi e il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi. Così Francesco auspica che “quanto è stato concordato venga rispettato subito dalle parti e che tutti gli ostaggi possano tornare finalmente a casa e riabbracciare i loro cari. Prego tanto per loro e per le loro famiglie”.

Il Papa chiede che gli aiuti umanitari “raggiungano ancora più velocemente e in grande quantità la popolazione di Gaza, che ne ha tanta urgenza”. Israeliani e palestinesi, afferma ancora il vescovo di Roma, hanno bisogno di “chiari segni di speranza”; alle autorità politiche e alla Comunità internazionale il Papa chiede che si raggiunga “la giusta soluzione per i due Stati. Tutti possano dire: sì al dialogo, sì alla riconciliazione, sì alla pace. E preghiamo per questo”.

Il pontefice prega ancora per l’Ucraina, il Myanmar e per tutte le popolazioni che soffrono a causa delle guerre. E guarda a Cuba dove sono stati rilasciati, con la mediazione della Chiesa e nello spirito del Giubileo, 127 prigionieri: si intraprendano nelle diverse parti del mondo, dice, “iniziative di questo genere, che infondano fiducia al cammino delle persone e dei popoli”.

Angelus nella domenica in cui la liturgia ci fa rivivere il miracolo delle nozze di Cana, il primo segno compiuto da Gesù, il primo miracolo compiuto dopo l’epifania e il battesimo al Giordano. Pagina ricca di riferimenti all’Antico Testamento e infatti leggiamo, in Giovanni, che il miracolo avviene “il terzo giorno”, come quel terzo giorno sul Sinai dove, troviamo nell’Esodo, tuoni e fulmini accompagnano il momento in cui Dio sancisce l’alleanza con il popolo di Israele donando a Mosè le Tavole della legge. Il terzo giorno quando le donne arrivano al sepolcro e lo trovarono vuoto, la pietra rotolata. Cana è un piccolo villaggio della Galilea il cui nome in ebraico significa fondare creare. Il terzo giorno a Cana di Galilea, quasi a dire una nuova fondazione, una nuova alleanza tra Dio e il suo popolo.

Di quel matrimonio non sappiamo nulla, non conosciamo il nome degli sposi, anche Maria non viene chiamata per nome ma solo con la parola madre. Sappiamo solo che anticipa “la sua ora” perché è la madre a chiederlo e compie il primo segno: l’acqua che diventa il vino nuovo, migliore. Le nozze diventano metafora della nuova alleanza tra Dio e il suo popolo.

Nel commentare il brano del Vangelo di Giovanni, papa Francesco si sofferma su due parole: mancanza e sovrabbondanza. Da una parte, afferma, il vino è finito e Maria glielo ricorda: “non hanno vino”. E Gesù interviene facendo riempire d’acqua sei grandi anfore, e viene servito un vino squisito e abbondante. Dice il Papa: il segno nostro è sempre la mancanza, ma sempre il segno di Dio è la sovrabbondanza e la sovrabbondanza di Cana ne è il segno […] Dio non è tirchio. Quando dà, dà tanto. Non ti dà un pezzettino, ti dà tanto. Alle nostre mancanze, il Signore risponde con la sua sovrabbondanza”.

Anche nella nostra vita a volte “il vino viene a mancare”, ovvero “ci mancano le forze e tante cose. Succede quando le preoccupazioni che ci affliggono, le paure che ci assalgono o le forze dirompenti del male ci tolgono il gusto della vita, l’ebbrezza della gioia e il sapore della speranza”. Ma di fronte a questa mancanza il Signore “dà la sovrabbondanza”. Nessuna contraddizione: “più in noi c’è mancanza, più c’è la sovrabbondanza del Signore. Perché il Signore vuole fare la festa con noi, una festa che non avrà fine”.

Ecclesia

L’omelia nella santa messa esequiale per mons. Pierino Galeone

Foto G. Leva
18 Gen 2025

Riportiamo qui di seguito l’omelia pronunciata dall’arcivescovo, mons. Ciro Miniero, durante la santa messa esequiale in suffragio di mons. Pietro Galeone.

 

Eccellenze Reverendissime, signor sindaco, stimate autorità civili e militari, cari Servi e Serve della Sofferenza, sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi, fratelli e sorelle,
“Tutto è per noi”, come ci ha detto l’apostolo nella prima lettura, “perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio”.
Eucharistomen, dunque, rendiamo grazie: è questo che affiora dai nostri cuori quando celebriamo i Santi Misteri. Così come nei momenti lieti, pari a quelli bui, ogni cristiano dice sempre grazie a Dio, perché Egli mai ci abbandona, non ci lascia mai la mano: «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me» (Sal 22,4). Ci insegna, così, il Salmo a ritmare la speranza nel cuore, allenandolo alla fiducia e alla serenità. A maggior ragione questo rendimento di grazie deve sgorgare dalla comunità nel giorno in cui essa affida alla misericordia di Dio un suo pastore.
Con le parole del prefazio della messa dei defunti ricordiamo a noi stessi che «la morte è comune eredità di tutti gli uomini». È la cruda realtà dalla quale nessuno di noi può esimersi, indipendentemente dalla sua condizione. Il nostro stare qui è la sfida suprema del nostro credere nella risurrezione, perché testimoniamo la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, nonostante il velo di tristezza che il distacco può creare.

Nelle esequie cristiane, consegniamo al misterioso pellegrinaggio della Misericordia i nostri cari defunti, non solo deponendo il corpo di un nostro fratello nella terra, ma adagiandolo soprattutto nelle braccia del capolavoro di Dio, ovvero il suo perdono. Questo, oggi, compiamo per don Pierino, lo poniamo nel cuore immenso di Dio che tutto comprende, tutto conosce, tutto guarisce, tutto salva.
Lasciamoci illuminare dalla parola del Vangelo che abbiamo ascoltato: «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Osservando in trasparenza la vita di questo presbitero vogliamo guardare alla fecondità della morte di Gesù che celebra un amore pronto a donarsi. La suggestiva piccola parabola del chicco di frumento che il Maestro applica a se, ci indica la via della donazione totale e senza limiti. Essere suoi servi significa appartenere a lui, significa rinnegare sé stessi (cfr. Mt 16,24), scegliere di non anteporre il proprio tornaconto, la propria felicità alla volontà di Dio ed al servizio dei fratelli. È nella testimonianza di chi in Cristo si fa servo che si percepisce la potenza della
risurrezione. È quando entriamo in contatto con anime innamorate del Vangelo, e si impegnano a servire i fratelli, che sentiamo il profumo della vita nuova, della vita cristiana. È nella testimonianza del servizio che riusciamo ad intravedere il Cristo risorto perché la loro vita è Lui. Chi ama solo sé stesso, chi ricerca la propria realizzazione o il proprio comodo, non è servo di Gesù.
Abbiamo ascoltato nel Vangelo: «Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà» (Gv 12,24-26). Così è stato per don Pierino che ha sentito il profumo del Risorto quando la sua strada ha incrociato i passi di Padre Pio da Pietrelcina.
Ora la sua esistenza viene totalmente nascosta in Cristo (cfr. Col 3, 3). Con la conclusione della vicenda umana di questo nostro fratello, la fede ci dona di poter piantare un seme, contemplando le cose di lassù (cfr. Col 3,2).
Don Pierino, prete dal 1950, è stato il parroco della Chiesa Madre dal 1955 ad oggi. Praticamente 70 anni di storia di un paese sotto il patrocinio della Madonna del Popolo e dell’amato San Giorgio Martire. La sua vicenda umana è quella di tanti giovani di allora: un’adolescenza segnata dalle privazioni e della guerra. Nacque in una famiglia dal credo semplice e popolare, da Grazia e Ciro, che ricordiamo. Egli sentì la vocazione di donarsi completamente al Signore entrando nel seminario diocesano. L’esperienza della malattia lo portò all’incontro con un gigante della santità del secolo scorso, San Pio da Pietrelcina, lo stigmatizzato del Gargano. Don Pierino ha sempre, con immensa gratitudine, attribuito alla preghiera di Padre Pio la sua guarigione. Il carisma del cappuccino, la mistica comunione con il Cristo Crocifisso, hanno guidato la sua vita, raccogliendo, dall’immensa eredità del Santo, quella missione di voler associarsi alla sofferenza di Cristo, per portare le anime a lui. Da qui nasce la fondazione dell’Istituto Servi della Sofferenza: una comunità di uomini e di donne, sacerdoti, laici e laiche, che vede muovere i primi passi proprio qui, in San Giorgio, allora, un piccolo borgo della provincia ionica.

 


I suoi figli spirituali testimoniano che era un uomo tenace, instancabile nella preghiera, nella predicazione e nella direzione spirituale. Creò una fraternità nella sua stessa casa, facendone la dimora di giovani seminaristi, poi sacerdoti, e di laici e laiche impegnati nel lavoro e nell’apostolato.
Sullo sfondo della sua predicazione, vi è sempre stato il suo costante riferimento a Padre Pio, e oggi salutiamo uno degli ultimi testimoni del grande Santo.
Tutto quello che don Pierino ha realizzato nel corso della sua esistenza e ciò che egli rappresenta per tanti di voi, potete raccontarlo voi a me, chiamato da poco tempo a servire questa Chiesa di Taranto. Vengo a constatare le tante manifestazioni di affetto, i legami profondi che oggi sono innegabili e tangibili. Tutto ciò deve tradursi nel prosieguo di un cammino conformandovi sempre a Gesù in ubbedienza allo Spirito e alla Chiesa.


Affidando al Buon Dio don Pierino, vorrei invocare su questa Comunità e sull’Istituto dei Servi della Sofferenza la rinnovata Pentecoste, di cui la Chiesa ha perennemente bisogno.
Alla morte del Fondatore, come per tutti gli istituti, gli ordini religiosi, i movimenti, si apre per voi, Servi della Sofferenza, una nuova stagione, che sollecita l’impegno affinché il carisma che il Signore vi ha donato e che la Chiesa ha riconosciuto, approvando i vostri statuti diocesani, vada sempre più innervandosi nel servizio dei fratelli.
Negli anni 80, don Pierino ritrovò nella Lettera Apostolica Salvifici Doloris di Giovanni Paolo II, le coordinate per orientare il cammino della vostra Famiglia, dando ulteriormente corpo a ciò che aveva compreso da Padre Pio e che cercava di trasmettere ai figli e alle figlie che man mano andavano aggiungendosi alla comunità dei Servi.
Anche voi, continuate a progettare il futuro dell’Istituto sull’architrave del Magistero della Chiesa e per le strade che la Provvidenza vi indicherà.
Guardate quindi alla sofferenza con gli occhi del Vangelo, facendovi sostenitori del bene per i fratelli e le sorelle che incontrerete. San Giovanni Paolo II afferma che la sofferenza «più di ogni altra cosa, rende presenti nella storia dell’umanità le forze della Redenzione. In quella lotta “cosmica” tra le forze spirituali del bene e del male, della quale parla la Lettera agli Efesini (cfr. Ef 6,12), le sofferenze umane, unite con la sofferenza redentrice di Cristo, costituiscono un particolare sostegno per le forze del bene, aprendo la strada alla vittoria di queste forze salvifiche» (Salvifici Doloris, 27).
Voi Servi, siate buoni samaritani! «Non fermandovi alla sola commozione e compassione. Queste diventano per il Buon Samaritano uno stimolo alle azioni che mirano a portare aiuto all’uomo ferito. Buon Samaritano è, dunque, in definitiva colui che porta aiuto nella sofferenza, di qualunque natura essa sia. Aiuto, in quanto possibile, efficace. In esso egli mette il suo cuore, ma non risparmia neanche i mezzi materiali. Si può dire che dà se stesso, il suo proprio “io”, aprendo quest’ “io” all’altro» (Salvifici Doloris 27).
«Siate – come vi ha detto san Giovanni Paolo II – silenziosi “cirenei” che aiutano quanti sono nella prova e li assicurano che Dio non dimentica nessuna lacrima» (Giovanni Paolo II, Discorso ai membri dell’Istituto Secolare Servi della Sofferenza, 2.12.2004).
Carissimi fedeli della Chiesa diocesana di Taranto, forse non tutti avete goduto dell’amabilità e della sensibilità spirituale di don Pierino. La dolorosa circostanza del suo ritorno alla casa del Padre, possa rinvigorire in ciascuno di voi, sul suo esempio, il desiderio di Dio, l’amore per la preghiera, la comunione fraterna, la docilità allo Spirito. Esorto i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i diaconi e tutti i fedeli laici a ringraziare il Signore per il dono che ha concesso alla nostra diocesi e a seguire l’esempio di fedeltà a Dio e alla Chiesa che ci ha lasciato.
Ora affidiamo don Pierino al Padre Celeste.
Raccolti nella fede e nella speranza della vita eterna, lo abbracciamo con la nostra preghiera, lo raccomandiamo alla misericordia generosa del Signore.
Don Pierino, che con il Battesimo è diventato figlio di Dio e con il sacramento dell’Ordine, è stato costituito, per tantissimi anni, dispensatore dei suoi Misteri, possa partecipare al Convito del Cielo, con Maria dal cui manto non si è mai separato, con Padre Pio, suo modello di vita e con tutti i santi.

Diocesi

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

17 Gen 2025

di Angelo Diofano

Inizierà sabato 18 gennaio la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani durante la quale si rifletterà sul 1.700° anniversario del Primo Concilio ecumenico e che nella nostra arcidiocesi culminerà con la celebrazione ecumenica della Parola di Dio presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero che si svolgerà giovedì 23 alle ore 19  nella chiesa di San Giovanni Bosco, a Taranto.

Il tema proposto per il 2025 si ispira al brano del Vangelo di Giovanni: “Credi tu questo?” (Giovanni 11,26) con le preghiere e le riflessioni preparate dai fratelli e dalle sorelle della Comunità monastica di Bose nel Nord Italia. Come di consueto, un gruppo internazionale nominato congiuntamente dal Dicastero per la promozione per l’unità dei cristiani e dalla Commissione fede e costituzione del Concilio ecumenico delle Chiese ha lavorato sul materiale insieme ai redattori, per meglio finalizzarlo.

Ogni parrocchia come sempre potrà organizzare liberamente le varie iniziative incentrate sulla Settimana utilizzando il materiale presente sul sito dell’Ufficio ecumenico (https://dialogointerreligioso.diocesi.taranto.it/2025/01/11/credi-tu-questo/).

I sussidi includono un’introduzione al tema, un servizio ecumenico, una selezione di brevi letture e preghiere per ogni giorno della Settimana. Considerato il significato ecumenico del 2025, sono stati inseriti anche brevi testi patristici, per lo più del primo millennio, per offrire uno spaccato della riflessione cristiana dell’epoca e per aiutare a situare le definizioni del Concilio di Nicea nel contesto in cui hanno avuto origine e dal quale sono state influenzate. Le risorse possono essere utilizzate in vari modi e sono concepite non solo per la Settimana di preghiera, ma per tutto l’anno.

“La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – spiega il direttore dell’ufficio diocesano per l’ecumenismo, don Francesco Tenna –  costituisce un invito ad attingere a tale eredità comune e ad approfondire la fede che unisce tutti i cristiani e nello specifico l’appuntamento di quest’anno offre un’occasione unica per riflettere e celebrare la fede comune dei cristiani, così come è stata espressa nel Credo formulato in quel Concilio di 1.700 anni addietro”.

“A livello locale – conclude don Francesco – il cammino ecumenico è un percorso graduale e sempre in crescita. Pur riconoscendo le differenze che caratterizzano i vari indirizzi delle confessioni cristiane, ci si sforza di dar vita ad una progettualità basata sul dialogo, il rispetto della diversità, la centralità del Cristo, la partecipazione anche a momenti di condivisione fraterna. Il percorso compiuto in questi anni,  grazie all’impegno di tutti, è stato notevole”.

Eventi culturali in città

Le malefatte ai danni del Sud in ‘Meglio soli’ di Pino Aprile e Luca Antonio Pepe

17 Gen 2025

Stasera, venerdì 17 gennaio, alle ore 18, nel salone degli specchi di palazzo di città, si terrà la presentazione del libro di Pino Aprile e Luca Antonio Pepe ‘Meglio soli’, organizzato dal prof. Dante Roberto, compositore e docente al conservatorio G. Paisiello di Taranto, e dalla dott.ssa Miriam Tripaldi, già docente di storia della musica e storia della civiltà russa alla University of Chicago e di drammaturgia musicale all’Università di Bari, con il patrocinio del Comune e dell’Università degli Studi di Bari. Attualmente l’opera è al quarto posto nella classifica dei libri che trattano materie politico-governative ed è tra le più vendute nell’ambito delle tematiche sociologiche. “Nel libro – riferiscono gli autori Aprile e Pepe – diamo un assaggio dei metodi, dei trucchi, dei furti con cui si sottraggono risorse e opere pubbliche al Sud, per favorire le sole regioni del Nord. Il testo smaschera per la prima volta in assoluto alcuni trucchetti contabili, usati negli ultimi 20 anni per fregare il Mezzogiorno. Nel silenzio generale sono stati sottratti quasi 1000 miliardi negli ultimi 25 anni e noi lo abbiamo dimostrato”. Pino Aprile, giornalista e scrittore, già vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, meridionalista pluripremiato ed autore, fra gli altri libri, dell’importante e provocatorio ‘Terroni’, insieme a Luca Antonio Pepe, economista e legislativo parlamentare, dialogheranno con Miriam Tripaldi. Al tavolo dei relatori parteciperà, come ospite degli autori, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, mentre fra il pubblico non mancheranno politici locali e nazionali. “L’evento ha l’obiettivo di stimolare una discussione costruttiva sulle prospettive future per il Sud Italia, che non deve essere visto come un problema, ma come la soluzione per rilanciare l’intero Paese: solo un Mezzogiorno in crescita può far ripartire l’Italia”, ribadiscono gli autori del nuovissimo libro edito da Mondadori. Non solo un’analisi storica, dunque, ma anche una disamina delle condizioni e dei problemi che continuano a spaccare in due l’Italia. In tempi in cui si discute di autonomia differenziata e di ripartizione di potere regionale, l’evento offre un’occasione quanto mai utile per affrontare temi urgenti ed attuali.

Sport

Gianpaolo Amatori: “Serve la forza interiore, ma restano alte le nostre ambizioni”

17 Gen 2025

di Paolo Arrivo

“Il basket  è uno sport per persone intelligenti. Uno sport di situazioni, che bisogna saper leggere”. Lo dice con pacatezza, Gianpaolo Amatori, nel mezzo di una seduta di allenamento che ha avuto anche toni accesi: il brindisino classe 1961, neo allenatore della Dinamo Nuovi Orizzonti Taranto, sa come strigliare le sue giocatrici, perché possano dare il massimo e risollevarsi dallo stato di demoralizzazione in cui sembrano piombate in questo mese. Condizione acuita dalle dimissioni inattese di Giulio Caricasole. Che ha dato una bella gatta da pelare a Gianpaolo Amatori. La stagione, che di certo non era cominciata bene, si complica ancora…

Gianpaolo Amatori, l’esordio in panchina non è stato felice, domenica scorsa: pesante la sconfitta inflitta dal Marigliano, come si spiega questa debacle? E quali difficoltà hai potuto toccare con mano al tuo arrivo a Taranto?

«La difficoltà principale sta nel aver trovato una squadra che fisicamente sta un po’ indietro. Dobbiamo recuperare tantissimo, quindi. Altra difficoltà, l’aver trovato una squadra in forma, forse la più forte del girone in questo momento: avevano una reattività fisica incredibile, giocavano con incazzatura, come piace a me. Mettiamoci anche un’altissima percentuale che avevano nei tiri da tre: hanno fatto 12 canestri su 15 o 16 tentativi, se ricordo bene. Noi comunque non ci stavamo proprio. Eravamo lì che sembravamo di passaggio… La cosa grave, ripeto, è il fatto di non aver avuto una reazione, un moto di orgoglio: un’apatia unica. C’è da lavorare tantissimo. Io ho fatto un allenamento e mezzo (l’intervista è stata fatta martedì, ndr), quindi non ci conosciamo. Entrare in corsa, l’ho sempre detto, non è una buona soluzione. A maggior ragione quando ti trovi in queste condizioni: una squadra che probabilmente anche a livello psicologico sta abbattuta. Non è reattiva».

Tu sei un tecnico di esperienza. Hai allenato sia gli uomini che le donne, i giovani in particolare negli ultimi tempi: in tanti anni di basket cosa hai imparato principalmente?

«Che se loro hanno la voglia e la volontà possono ottenere qualsiasi risultato. Se invece non c’è questa forza interiore, questo orgoglio, allora le cose non sono facili. Non riescono bene».

Questo è un principio applicabile a qualsiasi categoria e realtà…

«Assolutamente sì. A maggior ragione qua, considerando che in quindici giorni, con 5-6 allenamenti, ci giochiamo la seconda parte del campionato».

La prossima sfida è contro la Magnolia Campobasso. Che partita ci dobbiamo aspettare?

«Sabato arriva la classica squadra di ragazzine: fanno parte del miglior settore giovanile d’Italia. Hanno un’organizzazione incredibile. In questo momento tutte le ragazze più piccole vogliono andare a giocare a Campobasso perché è il top, sia come struttura organizzativa che tecnica. Ovviamente questa è una società che puntando sul settore giovanile ha l’obiettivo di fare le finali nazionali per vincere i titoli: il loro lavoro è funzionale a questo. Ci dobbiamo aspettare una squadra aggressiva che non ti fa ragionare. Anche se ormai è fuori dai playoff».

Tra l’altro, nella scorsa giornata, hanno dato del filo da torcere alla capolista imbattuta Catanzaro…

«Infatti. E hanno fatto due tempi supplementari: questo la dice tutta su quanto valgono».

Il momento è difficile, ma vogliamo dare un messaggio positivo alla città e ai tifosi?

«Noi abbiamo assolutamente bisogno del pubblico. Va chiarito. Il pubblico fa scattare quella molla che in questo momento ci manca. Il contributo degli spettatori sarà fondamentale in questo fine settimana».

La Nuovi Orizzonti ha sempre le carte in regola per raggiungere la seconda fase del campionato?

«Le ambizioni sono quelle. Paradossalmente tutto si deciderà all’ultima giornata. Tu intanto devi giocare e ti devi conquistare il pubblico, che viene a vederti se vinci: se perdi, non ti pensa più. E questo è un danno non solo per loro ma anche per la società».

Eventi a Taranto e provincia

Un anno di concerti al MArTa: i dodici appuntamenti domenicali

Primo appuntamento fissato per domenica 26 gennaio

17 Gen 2025

Come in un simposio greco o romano, in cui si dialoga e si incontrano gli altri, si beve con moderazione e ci si dedica alle arti e alla cultura: si preannuncia così il nuovo anno di concerti e appuntamenti di approfondimento del museo archeologico nazionale di Taranto che insieme all’associazione Le Corti di Taras e in collaborazione con LA Chorus, contraddistinguerà l’offerta culturale e di fruizione del MArTa.
A presentare i 12 appuntamenti con la rassegna Un anno di concerti al MArTa – domeniche in concerto – Musica e aperitivo’ sono la direttrice del MArTa, nonché curatrice scientifica dei percorsi, Stella Falzone e il direttore artistico della rassegna, il m° Pierfrancesco Semeraro.
Il simposio racchiude in sé valori che vanno ben oltre la piacevole condivisione di musica e vino, e già partire dall’VIII sec. a.C. il simposio si consacra anche come momento dal forte significato di confronto sociale, politico e di arricchimento culturale – dice la direttrice Stella Falzone – va da sé che gli appuntamenti con la musica, il teatro o la danza all’interno del museo, non sono altro che fruizioni educative più ampie che attraverso il linguaggio dell’arte ci mettono in contatto diretto con le civiltà del passato e la nostra stessa identità culturale”.
La musica proposta nei 12 appuntamenti da domenica 26 gennaio a domenica 14 dicembre 2025 è un meltin-pot di generi differenti, dal jazz, al flamenco, al funky e alla world music del primo appuntamento con il pianista, organista e compositore pugliese Vincenzo Cipriani, fino ad un altro talento nostrano quello del pianista jazz Mario Rosini, passando per la sofisticata tecnica d’ingegneria acustica e di estrapolazione della voce, che consente di ascoltare la voce di Maria Callas mentre il trio di “Vissi d’arte, vissi per Maria”, suona dal vivo in perfetta sincronia.
In uno dei musei con maggiore presenza di reperti antichi provenienti dal mondo della musica o collegati ad esso, questo programma in 12 tappe ci consente di toccare accenti differenti ogni volta e insieme alla musica scoprire addirittura la rilettura di grandi classici come l’Otello che se raccontato da Shakespeare è una tragedia, se raccontato da Verdi è un melodramma e se raccontato da un’attrice come Marina Massironi sono un’ora e mezza di musica, parole e sorrisi – conferma il direttore artistico della rassegna, il m° Pierfranco Semeraro.
Un anno di concerti con musica operistica, da camera, jazz, gospel, corale e pop, abbinata a percorsi di approfondimento alla collezione permanente del MArTa e un aperitivo da gustare insieme tra il Chiostro e la Temporary Art del museo archeologico nazionale di Taranto.
La visita, abbinata al concerto e all’aperitivo ha un costo di 10 euro e per ogni appuntamento è acquistabile a partire dal 20 gennaio sulla piattaforma www.vivaticket.com o nella sede de Le Corti di Taras in via Giovinazzi, 28 (dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.
La rassegna
Un anno di concerti al MArTa
Domeniche in concerto – Musica e aperitivo


26/01/2025
Just me
Vincenzo Cipriani Quintet


16/02/2025
Vissi d’arte, vissi per Maria
Ensemble Musica Civica
violino Dino De Palma
violoncello Luciano Tarantino
pianoforte Donato Della Vista
voce Maria Callas
interprete Giampiero Mancini
testo e drammaturgia Roberto D’Alessandro


16/03/2025
Music Anthology
Sebastiano Brusco
Harmoniae Aureae Ensemble


23/03/2025
Buzzing Jars
Brass band
VINICIO ALLEGRINI (tromba e flicorno)
DARIO ZARA (tromba)
LORENZO PANEBIANCO (corno)
LUCA MANGINI (trombone)
CLAUDIO LOTTI (basso tuba)
PIERPAOLO STRINNA (vibrafono, percussioni)
EMANUELE MURRONI (batteria, percussioni)


13/04/2025
Ma che razza d’Otello?
Marina Massironi – Monica Micheli (arpa)
27/04/2025
Anniversaire…senza prendersi sul serio
Ensemble Cécile
Testo e voce – Stefano Valanzuolo


18/05/2024
Le fiabe di Italo Calvino
Blas Roca Rey, Monica Rogledi
Duo Battistelli-Cangialosi
Realizzato con il contributo del fondo PSMSAD


25/05/2025
L’ottava nota
Poliba Chorus – La Chorus
Alessandro Fortunato


28/09/2025
Wavin’ time
Mario Rosini
Duni Jazz Choir


12/10/2025
Abide with me
Officina Corale Pugliese – La Chorus
Vincenzo Scarafile


16/11/2025
Gran Can can
L. Gromoglasova
e gli Artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”


14/12/2025
Gospel Story
Poliba Chorus – La Chorus
Il calendario dei concerti sarà consultabile anche sulla pagina eventi del sito del Museo archeologico nazionale di Taranto all’indirizzo www.museotaranto.cultura.gov.it

Giubileo2025 in diocesi

Pellegrinaggio diocesano giubilare a Roma

17 Gen 2025

Con una nota a firma del vicario generale mons. Alessandro Greco, la Curia metropolitana informa che mercoledì 18 giugno si terrà il pellegrinaggio giubilare a Roma dell’arcidiocesi ‘Pellegrini di speranza’ guidato dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero. L’evento comunitario prevede il passaggio dalla porta santa e la santa messa presieduta dall’arcivescovo, in luogo e orario che saranno comunicati appena disponibili.

Per la parte logistica (viaggio e soggiorno), le comunità parrocchiali e le aggregazioni dovranno organizzarsi autonomamente.

In seguito saranno fornite ulteriori informazioni, necessarie per la partecipazione all’evento.

Festeggiamenti patronali

Da domenica 19 a Grottaglie i festeggiamenti per San Ciro

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17 Gen 2025

di Angelo Diofano

“La testimonianza evangelica di San Ciro ci richiama a una vita più degna e generosa e il ricordo delle sue gesta ci stimoli sempre all’imitazione del Cristo”: così a Grottaglie don Eligio Grimaldi, parroco della chiesa madre SS.Annunziata, annuncia i festeggiamenti patronali in onore di San Ciro, medico, eremita e martire.

Le celebrazioni prenderanno il via domenica 19 gennaio alle ore 17 con la traslazione della venerata immagine dalla chiesa dei Paolotti alla Collegiata, al cui arrivo sarà celebrata la santa messa. Alquanto nutrito, come al solito, il programma che prevede innanzitutto da mercoledì 22 a giovedì 30 gennaio il novenario che sarà predicato da fra Giacomo Faustini, dei frati minori cappuccini (sante messe feriali alle ore 7 – 9 – 18 mentre quelle festive saranno alle ore 7.30-9.30-11-18).

Domenica 26, sempre in chiesa madre, alle ore 12 avrà luogo la cerimonia di premiazione dei concorsi ‘Un disegno per San Ciro’ e ‘Uno scatto per San Ciro’, a cura della Pro Loco di Grottaglie; alle ore 19, invece si terrà l’incontro su ‘Come difendersi dalle truffe’ con il dott. Cosimo Ciro Zaccaria, vicequestore e dirigente del commissariato di Grottaglie.

Lunedì 27, alle ore 19, per la ventesima edizione della manifestazione ‘Medici per San Ciro’ sul tema ‘Il dono come cura’, si terrà una riflessione dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero con la premiazione del giovane grottagliese laureato in Medicina.

Quindi festeggiamenti entreranno nel vivo giovedì 30 con l’accensione della monumentale della pira in zona 167 bis (ore 20) a cura dell’associazione ‘Amici della focra’ e con la grande processione di venerdì 31 alle ore 13.30 e, al rientro, il grandioso spettacolo pirotecnico.

Domenica  2 febbraio, alle ore 16, si terrà la processione per il ritorno della statua ai Paolotti.

La storia di San Ciro

Molte notizie sulla Sua vita, sono giunte a noi attraverso la tradizione orale, per questo motivo non possiamo parlare di date certe sulla nascita e sulla martirizzazione.

San Ciro, nato ad Alessandria d’Egitto nel terzo secolo in una famiglia d’ispirazione cristiana, curava gratuitamente i poveri, fra i quali molti pagani che poi si convertivano al cristianesimo. Accusato, perciò, di stregoneria e di cospirazione contro l’impero romano, scelse l’eremitaggio.
Nell’anno 299 l’imperatore Diocleziano bandì i cristiani e fu inizio dell’era dei martiri. Ciro non si sottrasse al suo impegno e si recò a Canòpo per confortare chi sceglieva di non rinnegare Cristo. Arrestato il 31 gennaio 303, venne immerso nella pece bollente e poi decapitato.
Il suo corpo, assieme a quelli di altri martiri, fu tumulato nella Basilica di S. Marco, che fu subito meta di pellegrinaggio. Intorno all’anno mille, per difenderle dalle orde saracene, le spoglie di San Ciro furono traslate a Roma ed agli inizi del XVII secolo definitivamente tumulate nella chiesa del Gesù Nuovo (a Napoli) appena edificata. Nel 1681, durante i lavori per il rifacimento dell’altare maggiore, i resti, documentati, tornarono alla luce. Era presente in quella circostanza San Francesco De Geronimo che di San Ciro custodì una piccola reliquia con la quale ne diffuse il culto, fra miracoli e prodigi, a Napoli, Portici, Vico Equense, Nocera superiore, giungendo a Marineo (Palermo), ove ne è custodito il teschio, e infine, nel 1707, nella ‘sua’ Grottaglie.

Città

Università, dissalatore, tecnopolo, asili: la città discute ma le scelte sembrano fatte

16 Gen 2025

di Silvano Trevisani

Autonomia universitaria, dissalatore, tecnopolo, asili nido: sono i temi di quattro consigli comunali monotematici indetti, svolti o da programmare dal Comune di Taranto. Si tratta di argomenti molto importanti che si impongono all’attenzione in un momento particolarmente complicato della vita pubblica. Non sono neppure gli unici argomenti urgentissimi, in quanto passano per le strade e le stanze dei bottini altre questioni forse ancora più importanti. Il futuro industriale, il Piano regolatore generale, il processo di disinquinamento sono argomento decisivi per il futuro. Ma né su questi né sui quattro citati in apertura l’assise comunale o solo la politica locale può (o è in grado) dire parole decisive. Anche per la debolezza dell’attuale compagine amministrativa.

Consigli monotematici

Ma veniamo alle questioni al centro dei consigli monotematici, impostati dalla conferenza dei capigruppo. Il primo, quello sull’autonomia universitaria si è già svolto e ha visto l’unanime convergenza sulla necessità di richieder l’autonomia. È stato approvato all’unanimità l’emendamento con cui si impegna il sindaco a dare seguito alle iniziative già intraprese per ottenere l’istituzione della sede autonoma dell’Università degli Studi di Taranto. Ma il governo ha stoppato l’istituzione di nuovi atenei e Taranto rischia ancora di pagare il suo isolamento. Il comunicato finale del Comune ha riferimento alle tante collaborazioni di cui la città e il suo polo hanno goduto, a livello nazionale e internazionale, ma c’è da segnalare che proprio da alcuni di quegli ambienti universitari vengono espressioni di scoraggiamento nei confronti dell’autonomia. Senza la quale, a nostro parere, pur con realistiche difficoltà, quella di Taranto non potrà mai considerarsi una vera università.

Dissalatore e tecnopolo

Il 3 febbraio si svolgerà il consiglio monotematico sul dissalatore che la Regione vuole realizzare sul fiume Tara. Le amministrazioni di Comune e Provincia, assieme al mondo associazionistico, hanno già detto di no nell’incontro svoltosi a Bari. Ma l’assessore regionale all’Ambiente, Serena Triggiani, ha ribattuto: “Ma Taranto non si è mai presentata alle conferenze dei servizi”! E questo è un fatto.

L’8 febbraio si terrà il Consiglio comunale monotematico sul Tecnopolo del Mediterraneo, progetto lanciato con tante ambizioni e posto in soffitta da questo governo, come tante altre cose.

Asili nido

Un altro Consiglio sarà fissato dalla conferenza dei capigruppo sulla questione della privatizzazione degli asili nido comunali. Che registra la netta contrapposizione di operatori e organizzazioni sindacali, mentre il sindaco la giustifica con le difficoltà economiche del Comune.

Altre urgenze

Ma altre questioni, come segnalavamo, meriterebbero una discussione attenta, magari in un Consiglio allargato ad altre istituzioni, anche provinciali. Il futuro dell’industria, a partire dall’ex Ilva e dell’appalto, per arrivare alle aziende di appalto comunale, alle difficili situazioni di Leonardo e Hiab, meriterebbero un’analisi attenta. Anche il restringimento dei Sin pone dei dubbi: se da un lato rende possibile l’utilizzo di aree prima sottoposte a vincoli di risanamento, dall’altro ci impone la domanda sul perché tale scelta del governo: le aree si sono risanate da sole? È solo un escamotage per risparmiare interventi? Non parliamo poi del nuovo Piano regolatore che lascia intravvedere rischi di un’espansione delle aree edificabili: sarebbe una vera assurdità, in una città già spropositatamente espansa, con una popolazione urbana passata da 230.000 abitanti degli anni ’90 ai 203.000 del 2013 agli attuali 186.000! Con previsioni di drastica riduzione entro la fine del decennio! Risanamento, riqualificazione, delimitazione dovrebbero essere le parole d’ordine sul piano urbanistico, tenuto conto che vi sono tantissimi grandi strutture vuote o destinate a divenirlo presto (come il SS: Annunziata).

Eventi culturali in provincia

Un intenso programma tra cultura e solidarietà a Grottaglie per i 20 anni di Medici per San Ciro

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16 Gen 2025

“20 anni di impegno e solidarietà: l’Associazione Medici per San Ciro celebra un traguardo importante con un congresso dedicato alla forza della vita”. L’approssimarsi della festa patronale di San Ciro, a Grottaglie, rappresenta ormai da molti anni l’occasione per l’appuntamento con l’annuale programmazione dell’Associazione Medici per San Ciro. L’associazione socio-sanitaria della città delle ceramiche nel ventesimo anniversario della sua fondazione, propone un calendario di eventi di grande rilevanza scientifica, culturale e umana.

Un percorso che intreccia medicina, solidarietà, arte e spiritualità, riflettendo l’essenza di un impegno lungo due decenni, come spiega il presidente Salvatore Lenti. “Ogni evento rappresenta un tassello della storia dell’Associazione, che da vent’anni si impegna a costruire ponti di solidarietà. Vogliamo condividere questo momento con l’intera comunità, invitando tutti a partecipare a un ricco programma di celebrazioni, riflessioni e condivisioni che si estenderà su più giornate interessando più parrocchie”.

In occasione del suo ventennale, l’associazione propone, quindi, un ricco calendario di eventi, che qui sotto riassumiamo.

Giovedì 23 gennaio – Chiesa Santa Maria in Campitelli, ore 18.30, il congresso “Donare come scelta di vita”, organizzato in collaborazione con l’Aido.

Al centro dell’evento, la straordinaria storia della dottoressa Rossella Bonfrate, esempio di coraggio e determinazione. Affetta fin dall’infanzia da una grave malformazione cerebrale genetica, Rossella ha affrontato un percorso medico complesso grazie all’amore incondizionato della sua famiglia. Nonostante le difficoltà e la disabilità, ha conseguito la laurea in Medicina, incarnando un messaggio di speranza e resilienza che ispira medici, pazienti e comunità intere. L’iniziativa non sarà solo un’occasione di celebrazione, ma anche un momento di riflessione sulla forza della vita e sull’importanza della donazione degli organi.

Venerdì 24 gennaio – Chiesa Madonna del Carmine, ore 19, “Giru era piccinnu” una narrazione suggestiva in cui il piccolo San Ciro viene raccontato attraverso le immagini di Luigi Petraroli e i testi di Leonardo Arcadio, con la voce narrante di Alfredo Traversa e la partecipazione del Gruppo Grotte di Grottaglie.

Sabato 25 gennaio – Convento di Santa Chiara, ore 19, presentazione del libro ‘Il cammino di Padre Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo’ di Carlos Solito, che dialogherà con Silvano Trevisani. Seguirà il suggestivo racconto “Vampa di Fueco” narrato da Giorgio Consoli.
Domenica 26 gennaio – Macchiaviva Bistrot, ore 13: Pranzo di solidarietà, in collaborazione con Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche. Un’occasione per condividere non solo il cibo, ma anche per intrecciare speranze e costruire nuovi ponti di umanità.

Lunedi 27 gennaio – Chiesa matrice, ore 19. Dopo la celebrazione della santa messa, l’arcivescovo Ciro Miniero, terrà una riflessione dal titolo “Il dono come cura”.
Durante l’evento, verrà assegnato il Premio del concorso al miglior giovane laureato in medicina per l’anno 2024, di Grottaglie, in onore e memoria del dottor Franco Palmieri, che con la sua umanità e professionalità ha lasciato un segno indelebile nella comunità di Grottaglie.

Domenica 2 febbraio – piazza Principe di Piemonte e piazza Fago, ore 10.30: un gesto concreto per restituire ciò che è stato tolto: saranno riposizionati i defibrillatori vandalizzati, grazie alla donazione dell’associazione Medici per San Ciro.

A seguire, una dimostrazione di manovre BLSD per sensibilizzare la comunità sull’importanza del primo soccorso e della tempestività nelle emergenze.

Nello stesso pomeriggio, alle 18 al Palasport Campitelli, la programmazione celebrativa si concluderà con un incontro di pallavolo maschile di serie B tra Grottaglie e Casoria.
Il ricavato dell’evento sarà devoluto al Ceas (Centro di accoglienza salute) e ai progetti solidali: Il pane sospeso e Progetto Cuore.