Tregua in Palestina

Padre Romanelli (parroco Gaza): “Speriamo nella tenuta della tregua. Giovedì 16, messa di ringraziamento”

foto Ansa-Sir
16 Gen 2025

di Daniele Rocchi

Esplode la festa a Gaza dopo l’annuncio dell’accordo raggiunto tra Hamas e Israele, mediato da Usa, Qatar ed Egitto. Molti palestinesi, riferiscono diverse agenzie, sono scesi in strada per festeggiare. Una folla di persone si è radunata fuori dall’ospedale al-Aqsa a Deir el-Balah, così come in altre zone dell’enclave palestinese. Gioia anche tra i circa 500 rifugiati nella parrocchia della Sacra Famiglia, l’unica cattolica della Striscia, come conferma il parroco, padre Gabriel Romanelli: “Qui a Gaza siamo tutti molto contenti. Ora la gente comincia a nutrire la speranza di ritornare nelle proprie case, per chi ancora le ha, e di capire cosa sia rimasto e come ricostruire e ripartire. Per tutti significa anche tornare a vivere senza l’incubo continuo di aerei, bombe, combattimenti e violenza. Tutti sperano nella tenuta della tregua anche se sappiamo che sarà un percorso molto lungo e complicato. All’annuncio dell’accordo abbiamo elevato la nostra preghiera di pace e domani mattina celebreremo una messa di ringraziamento per la tregua, chiedendo pace per tutti gli operatori impegnati sul campo a garantire sollievo alla popolazione. Ringraziamo tutti quei milioni di persone che nel mondo si impegnano per essere chiamati figli di Dio”.

 

Disarmo

Vignarca (Rete pace e disarmo): “Il ruolo delle armi è cruciale se vogliamo dire di no alla guerra”

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16 Gen 2025

di Maria Chiara Biagioni

“Il ruolo delle armi è cruciale. Se vogliamo dire di no alla guerra, non basta solo appellarsi a questioni di coscienza o a cambiamento di pensiero, seppur rilevanti, ma occorre anche aggredire quelli che sono i sistemi e i meccanismi che alimentano il sistema di guerra”: è Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della rete italiana Pace e Disarmo, a commentare l’ultimo appello di papa Francesco per il disarmo. Al termine dell’udienza di mercoledì 15 gennaio, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, il papa ha detto: “Preghiamo per la pace, la guerra è una sconfitta”. Ed ha poi aggiunto: “E anche, per favore, preghiamo per la conversione dei cuori dei fabbricanti di armi, perché con il loro prodotto aiutano la guerra”. “Da sempre il Papa ha individuato il fatto che quello della guerra è un sistema”, spiega Vignarca. “Ovviamente i conflitti nascono per le volontà politiche, per le decisioni di invadere paesi o regioni, per problematiche di natura storica, economica, etnica, religiosa. Rimane però il fatto che la guerra è un sistema al cui centro c’è sicuramente la produzione degli armamenti. Se vogliamo fare un paragone, le armi sono un po’ come la benzina delle guerre che hanno un proprio motore, ma senza la benzina, il motore non si muoverebbe”.

Di che giro d’affari si parla?

I dati ci dicono che le spese militari stanno ormai viaggiando verso i 2.500 miliardi di dollari all’anno. Di sicuro, il fatturato delle principali industrie militari supera i 620/630 miliardi di dollari. Il che vuol dire che il costo per le armi si avvicina sempre più al 30% di tutta la spesa militare. Qualche anno fa questa percentuale era del 21/23%. Vuol dire che negli ultimi anni le spese militari globali sono cresciute in maniera robusta, ma stanno crescendo soprattutto le quote destinate a comprare armi. L’annotazione continua del Papa pertanto è fondamentale perché è corroborata dai dati. Ricordo sempre che dall’inizio di questo secolo, le spese militari mondiali sono raddoppiate. In un mondo dove però c’è sempre meno sicurezza, i conflitti aumentano come pure aumenta purtroppo il numero delle vittime civili.

Ma le industrie belliche non sono troppo potenti per combatterle?

Sì, è vero, il mondo degli interessi armati sembrerebbe troppo potente anche perché è riuscito a pervadere la politica (che è molto fragile) con l’idea di risolvere tutto con il ricorso alle armi.Ricordo che lo stesso Eisenhower che non era un pacifista, chiamava il complesso militare industriale primo pericolo per la democrazia. Si tratta di un complesso di tanti gruppi finanziari che controllano l’industria delle armi e che è riuscito, proprio come prefigurava Eisenhower, a introdursi nelle stanze di chi comanda, a portare l’idea che il futuro e la difesa delle nostre vite, dipendono dalle armi. Niente di più falso. Niente di più lontano dalla volontà della maggioranza della popolazione.

Perché secondo lei, in questo ultimo appello, il Papa ha invocato la “conversione dei cuori”?

In queste parole di papa Francesco a me riecheggia la lettera di don Tonino Bello al fratello che lavorava in una fabbrica d’armi. “Non ti esorto – scriveva -, almeno per ora, a quella forte testimonianza profetica di pagare, con la perdita del posto di lavoro, il rifiuto di collaborare alla costruzione di strumenti di morte. Ma ti incoraggio a batterti perchè si attui al più presto, e in termini perentori, la conversione dell’industria bellica in impianti civili, produttori di beni, atti a migliorare la qualità della vita”. E’ dalla conversione dei cuori – ci dice oggi Francesco – che possiamo paradossalmente lavorare per un cambiamento verso una scelta politica per la pace.

Quanto pesano il silenzio e la complicità dei governi e delle istituzioni internazionali?

Pesano tantissimo perché è un silenzio che va a discapito dei popoli e più che un silenzio è un vero e proprio tradimento.
Purtroppo, negli ultimi anni, la presenza di conflitti ha esacerbato questa situazione. C’è un martellamento retorico dell’uso delle armi della guerra che però va a vantaggio solo di chi riproduce armi. La popolazione non vuole aumentare la spesa in armi. Chiede soldi per la sanità, la scuola e l’ambiente. Anche a livello internazionale, occorre sempre ribadire che la pace si può fare solo con la diplomazia, il negoziato e l’incontro. Non è a caso da anni chiediamo una nuova conferenza internazionale sul disarmo. Sono quasi 35 anni che è stata celebrata l’ultima. Come è possibile pensare di costruire la pace se non si dialoga sul disarmo?

L'argomento

Diritti umani: la situazione in Italia sarà oggetto del prossimo Esame periodico universale dell’Onu

foto comm DH
16 Gen 2025

di Alberto Baviera

La situazione dei diritti umani in Italia sarà esaminata per la quarta volta dal Gruppo di lavoro per l’Esame periodico universale (Universal Periodic Review, Upr) del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite in data lunedì 20 gennaio 2025. La riunione si terrà a Ginevra il 20 gennaio e sarà trasmessa in diretta web.
“L’Italia – viene spiegato in un comunicato del Centro regionale di informazione delle Nazione Unite – sarà uno dei 14 Stati ad essere esaminati dal Gruppo di lavoro nel corso della sua prossima sessione, che si terrà dal 20 al 31 gennaio 2025. Il primo, secondo e terzo Esame dell’Italia hanno avuto luogo rispettivamente a febbraio 2010, ottobre 2014 e novembre 2019. Il Gruppo di lavoro è composto dai 47 Stati membri del Consiglio per i diritti umani. Tuttavia, ciascuno dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite può partecipare a un Esame nazionale”.
Tre sono i rapporti su cui si baserà l’Esame dell’Italia: rapporto nazionale – informazioni fornite dallo Stato sottoposto a revisione; informazioni contenute nei rapporti di esperti e gruppi indipendenti nell’ambito dei diritti umani, noti come procedure speciali, organi dei trattati sui diritti umani e altre entità delle Nazioni unite; informazioni fornite da altre parti interessate, tra cui istituzioni nazionali per i diritti umani, organizzazioni regionali e gruppi della società civile.

La delegazione dell’Italia sarà guidata da Giorgio Silli, sottosegretario di Stato al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. I tre rappresentanti nazionali che fungeranno da relatori (‘troika’) per la revisione dell’Italia sono Repubblica democratica del Congo, Macedonia del Nord e Svizzera.

Tregua Israele-Hamas, Patton (Custode Terra Santa): “Ora occorre rendere Gaza vivibile”

foto Ansa-Sir
16 Gen 2025

di Daniele Rocchi

“All’ufficializzazione segua, adesso, anche la realizzazione. Voglio sperare che da domenica si comincino realmente a liberare ostaggi e prigionieri e che, da qui, prenda avvio un percorso, sicuramente lungo, di stabilizzazione per rendere Gaza nuovamente vivibile e, al tempo stesso, governabile”: lo ha detto il Custode di Terra santa, padre Francesco Patton, commentando l’accordo raggiunto tra Israele e Hamas per una tregua e il rilascio degli ostaggi israeliani e dei detenuti palestinesi. Accordo che, afferma, “ha trovato ulteriore spinta dall’elezione di Donald Trump. Vedremo se questo cambio di passo segnerà anche una nuova fase politica a livello di governo israeliano”. Per il Custode “è importante che, in questa fase, i due contendenti non vengano lasciati soli. La Comunità internazionale, che ha brillato per la sua assenza in questi lunghi mesi di guerra, ora deve far capire a tutti che esiste ancora e che mantiene una capacità costruttiva”. Tuttavia, avverte padre Patton, “la tregua a Gaza non deve diventare il pretesto per fare della Cisgiordania una nuova Gaza”. Parole che suonano come un monito anche ai “gruppi radicali palestinesi attivi attualmente in Cisgiordania”, invitati a fare tesoro di quanto accaduto a Gaza in questi mesi di guerra. La speranza è che “l’effetto della tregua a Gaza abbia un risvolto positivo anche in Cisgiordania”. Il pensiero del Custode corre anche alle famiglie degli ostaggi israeliani: “L’accordo può essere un’apertura alla speranza dopo lunghi mesi di tentativi vanificati di liberare queste persone. Ma – precisa il frate – sarebbe il caso che le parti in causa, da questa vicenda terribile e dolorosissima, imparassero che non si può più andare avanti così, perché proseguire significherà aggiungere sofferenza alla sofferenza, paura alla paura e incertezza sul futuro all’incertezza sul futuro. Se si vuole garantire un futuro a tutti, l’unica via d’uscita è l’accettazione reciproca. Questo lo hanno detto anche le famiglie degli ostaggi, penso alla testimonianza di Rachel Goldberg-Polin, madre di Hersh, ostaggio ucciso durante la detenzione a Gaza, e molti pensatori che vivono in Israele. È la posizione realistica di persone che, nella sofferenza, hanno maturato un’idea diversa: dalla sofferenza condivisa e riconosciuta può venire una via all’accettazione reciproca”. Un aspetto importante dell’accordo riguarda gli aiuti umanitari da destinare alla popolazione di Gaza. Al riguardo, il Custode mette in guardia dal rischio che “gli aiuti diventino oggetto di saccheggi e ruberie compiute da bande armate. Per evitarlo è necessario dare a Gaza una qualche forma di governabilità, un minimo di struttura, sia amministrativa che di polizia. La popolazione – rimarca padre Patton – è allo stremo, per questo motivo bisogna che ci sia qualcuno che non solo permetta l’ingresso dei camion, ma che li accompagni e gestisca una distribuzione ordinata dei beni che i camion portano. In una fase del genere potrebbero essere le Nazioni Unite o corpi internazionali sul modello dell’Unifil in Libano, capaci di guadagnarsi la fiducia della popolazione e di evitare che la tregua venga sabotata da quelli che, da una parte o dall’altra, ancora non hanno capito che bisogna cambiare sistema”.

 

 

Diocesi

Cambiamenti per i funerali di mons. Pierino Galeone

16 Gen 2025

di Angelo Diofano

A causa delle previste avverse condizioni atmosferiche, l’Istituto secolare dei Servi della Sofferenza (attraverso il moderatore don Giuseppe Carrieri) informa che è stato necessario modificare il luogo dei funerali di mons. Pierino Galeone, che si terranno sabato 18 gennaio, alle ore 10, a San Giorgio Jonico: invece che in piazza San Giorgio, il rito funebre sarà celebrato nell’auditorium di Casa Servi della Sofferenza-Oasi Padre Pio, allo stesso orario.

Nella circostanza si rende noto che il Comune ha predisposto aree di parcheggio per i partecipanti all’evento: per i pullman provenienti dalla zona Nord, i parcheggi saranno quelli del campo sportivo comunale mentre per i mezzi provenienti da Lecce, gli spazi saranno quelli di piazza Municipio davanti al palazzo municipale (via Valle d’Aosta). Infine per coloro che raggiungeranno San Giorgio Jonico in auto, sono stati predisposti i cortili della scuola media Giovanni Pascoli e della scuola elementare Maria Pia (entrambe in via IV Novembre). 

Archeologia

Presentato dal Museo nazionale il programma “Domeniche in concerto – Musica e Aperitivo”

15 Gen 2025

di Silvano Trevisani

È stato presentato, nel Museo archeologico MarTA, il programma annuale di concerti e appuntamenti di approfondimento: “Un anno di concerti al MArTA – Domeniche in concerto – Musica e Aperitivo”. Un programma singolare del Museo tarantino che, insieme all’associazione Le Corti di Taras e in collaborazione con LA Chorus, contraddistinguerà l’offerta culturale e di fruizione del MarTA.

A presentare i 12 appuntamenti con la rassegna delle Domeniche in concerto, nella sala degli incontri del museo sono stati la direttrice del MArTA, nonché curatrice scientifica dei percorsi, Stella Falzone e il direttore artistico della rassegna, il maestro Pierfrancesco Semeraro.

Il simposio racchiude in sé valori che vanno ben oltre la piacevole condivisione di musica e vino, e già partire dall’VIII secolo a.C. il simposio si consacra anche come momento dal forte significato di confronto sociale, politico e di arricchimento culturale. – Ha detto la direttrice Stella Falzone che ha aggiunto – Va da sé che gli appuntamenti con la musica, il teatro o la danza all’interno del museo, non sono altro che fruizioni educative più ampie che attraverso il linguaggio dell’arte ci mettono in contatto diretto con le civiltà del passato e la nostra stessa identità culturale”.

12 appuntamenti

La musica proposta nei 12 appuntamenti, a partire da domenica 26 gennaio fino a domenica 14 dicembre 2025, è un meltin-pot di generi differenti. Si parte dal jazz, al flamenco, al funky e alla world music del primo appuntamento con il pianista, organista e compositore pugliese Vincenzo Cipriani. Seguirà un altro “talento nostrano” quello del pianista jazz Mario Rosini, passando per la sofisticata tecnica d’ingegneria acustica e di estrapolazione della voce, che consente di ascoltare la voce di Maria Callas. Mentre il trio di “Vissi d’arte, vissi per Maria”, suona dal vivo in perfetta sincronia.

In uno dei musei con maggiore presenza di reperti antichi provenienti dal mondo della musica o collegati ad esso, questo programma in 12 tappe consente di toccare accenti differenti ogni volta. E insieme alla musica scoprire addirittura la rilettura di grandi classici come l’Otello che, se raccontato da Shakespeare, è una tragedia, se raccontato da Verdi è un melodramma e se raccontato da un’attrice come Marina Massironi è un’ora e mezza di musica, parole e sorrisi”. Come conferma il direttore artistico della rassegna, Pierfranco Semeraro.

Un anno di concerti, dunque, con musica operistica, da camera, jazz, gospel, corale e pop, abbinata a percorsi di approfondimento alla collezione permanente del MArTA e un aperitivo da gustare insieme tra il Chiostro e la Temporary Art del Museo archeologico nazionale di Taranto.

La visita, abbinata al concerto e all’aperitivo ha un costo di 10 euro e per ogni appuntamento è acquistabile a partire dal 20 gennaio sulla piattaforma www.vivaticket.com o nella sede de Le Corti di Taras in via Giovinazzi, 28 (dal lunedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

Il programma della rassegna

26/01/2025 Just me, Vincenzo Cipriani Quintet

16/02/2025 Vissi d’arte, vissi per Maria, Ensemble Musica Civica, violino Dino De Palma, violoncello Luciano Tarantino, pianoforte Donato Della Vista, voce Maria Callas, interprete Giampiero Mancini, testo e drammaturgia Roberto D’Alessandro

16/03/2025 Music Anthology, Sebastiano Brusco, Harmoniae Aureae Ensemble

23/03/2025 Buzzing Jars, Brass band: Vinicio Allegrini (tromba e flicorno), Dario Zara (tromba), Lorenzo Panebianco (corno), Luca Mangini (trombone), Claudio Lotti (basso tuba), Pierpaolo Strinna (vibrafono, percussioni), Emanuele Murroni (batteria, percussioni)

13/04/2025 Ma che razza d’Otello, Marina Massironi – Monica Micheli (arpa)

27/04/2025 Anniversaire…senza prendersi sul serio, Ensemble Cécile, Testo e voce – Stefano Valanzuolo

Diocesi

Per Sant’Antonio Abate, la benedizione degli animali

15 Gen 2025

di Angelo Diofano

Numerose a Taranto e provincia sono le iniziative programmate dalle parrocchie per la ricorrenza di Sant’Antonio abate, venerdì 17 gennaio o date prossime, in occasione della quale viene impartita la benedizione agli animali domestici. Fra quelle pervenuteci, segnaliamo la celebrazione che avrà luogo proprio venerdì 17 nella parrocchia del Sacro Cuore, in via Dante a Taranto, dove il parroco don Francesco Venuto alle ore 17.30 benedirà gli animali sul sagrato; seguirà la santa messa alle ore 18.30 nella memoria, appunto di Sant’Antonio abate.

La parrocchia di San Pasquale Baylon, invece effettuerà la benedizione degli animali domestici, impartita dal parroco fra Vincenzo Chirico domenica 19 in piazza Garibaldi, subito dopo la santa messa delle ore 11.

Sant’Antonio nacque in Egitto nel 251 da una famiglia nobile e ricca. A 18 anni, dopo la morte dei genitori, decise di seguire il Vangelo alla lettera e di distribuire tutti i suoi beni ai poveri, ritirandosi nel deserto, dove visse in solitudine e in preghiera, affrontando le tentazioni del demonio e le malattie. Egli si nutriva di pane, acqua e qualche frutto, vestendosi con una tunica di pelo di cammello.
Sant’Antonio Abate è un santo molto amato e invocato dai fedeli, soprattutto da coloro che vivono a contatto con la natura e con gli animali. La sua vita ci insegna a cercare Dio nella preghiera, nella carità e nel rispetto del creato. Egli è venerato come il protettore degli animali domestici e dei contadini, perché durante la sua vita nel deserto entrò in contatto con diverse specie animali, con le quali stabilì un rapporto di amicizia e di rispetto.  Si racconta inoltre che un giorno un porcellino selvatico portò al santo anacoreta dei tuberi per nutrirsi, diventando il suo compagno e poi il suo simbolo. Nel deserto fu poi aiutato da un corvo, che gli portava del pane, e da un leone, che gli scavò una fossa per seppellire un amico eremita.

Editoria

Spera!: un imperativo ‘giubilare’ a partire dal racconto della vita di papa Francesco

15 Gen 2025

di Giada Di Reda

In libreria, da martedì 14 gennaio, è in vendita ‘Spera’ (Mondadori, 2025) il nuovo libro di papa Francesco, la prima autobiografia mai pubblicata da un pontefice.
Pubblicato in oltre 100 paesi e tradotto nelle lingue principali, il libro, scritto con Carlo Musso, direttore editoriale non fiction di Piemme e Sperling & Kupfer e fondatore del marchio indipendente Libreria Pienogiorno, è frutto di un lavoro iniziato nel 2019 e durato ben 6 anni.

“Un’autobiografia non è la nostra letteratura privata, piuttosto la nostra sacca da viaggio. E la memoria non è solo ciò che ricordiamo, ma ciò che ci circonda. Non parla unicamente di quel che è stato, ma di quel che sarà. Sembra ieri, e invece è domani. Tutto nasce per fiorire in un’eterna primavera. Alla fine, diremo solo: non ricordo niente in cui non ci sei Tu’’: in queste parole, racchiuse nell’introduzione all’opera, è racchiuso il senso della scelta di condividere e trasmettere proprio in questo tempo, una preziosissima eredità. Il Giubileo della Speranza, virtù teologale che ci accompagna in questo anno santo, che nella forma verbale dell’imperativo, dà il titolo all’opera, insieme alle esigenze legate alle sfide del tempo presente, hanno persuaso il Santo padre alla pubblicazione di un documento che avrebbe dovuto vedere la luce solo dopo la sua morte.

Il racconto di una vita, tutta intera, in prima persona e con un’unica voce, un autentico memoir, il primo di un papa in carica.

Partendo dagli inizi del Novecento, ovvero dall’intreccio delle radici italiane con il racconto dell’emigrazione degli antenati in America latina, il racconto si sviluppa attraverso le diverse fasi della vita a partire dall’infanzia, passando per i sogni e le inquietudini della giovinezza, la vocazione e quindi la maturità, sino a giungere al pontificato e alle sfide del tempo presente.

Francesco ripercorre le proprie memorie senza omettere le passioni che hanno segnato la sua vita e lo fa confrontandosi con i nodi centrali del suo pontificato, ponendo l’accento anche sulle questioni del nostro tempo, che vengono da egli affrontate con coraggio e spirito profetico. Conflitti in Ucraina e Medio Oriente, migrazioni, crisi ambientale, politica sociale, condizione femminile, sessualità, lo sviluppo tecnologico, futuro della Chiesa e delle religioni: nessuna delle sfide del nostro tempo viene messa da parte.

Il romanzo di una vita che racchiude un testamento morale e spirituale per offrire un messaggio di speranza anche alle generazioni future perché “la speranza è soprattutto la virtù del movimento e il motore del cambiamento: è la tensione che unisce memoria e utopia per costruire davvero i sogni che ci aspettano. E se un sogno si affievolisce, bisogna tornare a sognarlo di nuovo, in nuove forme, attingendo con speranza dalle braci della memoria”.

Il libro si apre con il prologo in cui è narrato il naufragio del piroscafo Principessa Mafalda, avvenuto nel 1927, attraverso un racconto in cui sono intrecciate storie di eroismo, disperazione e perdita. Il destino del futuro pontefice è strettamente legato all’episodio, poiché nonostante i nonni di Francesco, insieme al loro unico figlio Mario, avessero acquistato i biglietti per il viaggio verso l’Argentina, non riuscirono a vendere in tempo tutti i loro possedimenti e furono costretti a scambiare il biglietto, e di conseguenza a rimandare la partenza, cambiando completamente il corso degli eventi dell’intera famiglia.
Le parole al termine del prologo, racchiudono la gratitudine di Francesco: “Per questo ora io sono qui. Non immaginate quante volte mi sia trovato a ringraziare la Provvidenza Divina”.

Una testimonianza, quella racchiusa in queste pagine, per ricordare a tutto il mondo che la speranza è la forza che ci spinge a continuare a sognare e cercare la luce anche nei momenti più bui. Spera! Un imperativo che ci invita ad essere coraggiosi, teneri, ad aprirci al mondo, aspirando ad un bene più grande, orientando le nostre speranze verso un cambiamento da vivere come un atto di fede e amore.

Diocesi

I cristiani, anima del mondo

foto G. Leva
15 Gen 2025

di Lorenzo Musmeci

Proseguono le attività pastorali avviate dall’ufficio diocesano Cultura per l’anno 2024-2025 e, in particolare, il corso di formazione sul tema: “I cristiani nel mondo, pellegrini di speranza”.

Si è svolto martedì pomeriggio 14 gennaio, nella parrocchia S. Roberto Bellarmino, il secondo appuntamento intitolato I cristiani, anima del mondo. Gli incontri sono curati da don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e sono guidati dal prof. Lino Prenna, docente universitario.

Peregrinantes in spem

Il prof. Prenna ha esordito partendo da un’espressione latina: “La traduzione latina di pellegrini di speranza è molto più significativa: peregrinantes in spem. L’avverbio in regge l’accusativo e, allora, non è un complemento di stato in luogo, ma è un complemento di moto a luogo. Indica la tensione, il movimento, la dinamica dello spirito verso la speranza”. Subito dopo, il relatore ha aggiunto che la speranza deve essere coltivata e alimentata costantemente, durante tutto l’arco della vita dei cristiani.

La storia della Lettera a Diogneto

Il prof. Prenna ha, dunque, ripercorso la storia della Lettera a Diogneto ricordando che: “A Costantinopoli, nel 1436, un giovane umanista italiano capita in una pescheria e trova un manoscritto di 260 pagine, con alcune opere apologetiche (di difesa del cristianesimo) e una di queste è la Lettera a Diogneto. La prima edizione è del 1592. Era un manoscritto destinato ad avvolgere il pesce per venderlo e, fortunatamente, questo giovane umanista lo ha sottratto alla distruzione. È una sorta di momento provvidenziale, che ci ha consegnato uno dei testi più densi della letteratura cristiana antica. Diogneto è un personaggio probabilmente esistito e alcuni studiosi pensano che il riferimento sia a Marco Aurelio, il quale aveva Diogneto tra i suoi nomi. Altri hanno pensato a un console di Alessandria e altri ancora hanno fatto altre supposizioni. Di sicuro ci si riferisce a un pagano, che si interroga sul modo di vivere dei cristiani”.

La struttura della lettera

 Soffermandosi sulla struttura del testo, il prof. Prenna ha aggiunto: “La lettera è articolata in due parti. La pars destruens è rivolta al paganesimo e cerca di spiegare perché i cristiani non adorano gli dèi pagani, andando contro l’idolatria, ma è anche rivolta al mondo ebraico e fa capire che il cristianesimo è il superamento dell’ebraismo, anzi è il perfezionamento dell’ebraismo. La pars construens dice in cosa i cristiani credono e, nei capitoli quinto e sesto, parla dei cristiani nel mondo”.

L’identità cristiana: un’identità in tensione

Dopo aver ricordato alcuni punti centrali del pensiero di papa Francesco, il prof. Prenna si è soffermato sui concetti di identità cristiana in tensione e di categorie antinomiche oppositive, così come presentati dal pontefice. Si è ricordato che: “Per Bergoglio, il concetto di tensione indica sempre una bipolarità, che definisce se stessa e che deve risolversi, non in una sintesi (mettere insieme le due cose) e neppure nell’annullamento di un polo nell’altro (escludere una delle due cose), ma deve risolversi su un piano superiore, in cui restano attive le virtualità degli elementi propri di ciascuna polarità in tensione. La tensione rimane, si tratta della dinamica di procedere andando oltre continuamente. Le categorie antinomiche oppositive che Bergoglio prende da Guardini e rielabora sono: identità/ diversità, convergenza/ divergenza, conformità/ difformità, afferenza/ differenza”.

Le polarità nella Lettera a Diogneto

L’ultima parte dell’intervento del relatore ha sintetizzato i contenuti del quinto e del sesto capitolo della Lettera a Diogneto. Infatti, dopo aver letto alcuni estratti della Lettera, ha affermato che: “Bergoglio vede nei capitoli quinto e sesto della Lettera a Diogneto una continua enunciazione di polarità oppositive. Le polarità si possono ridurre a: terra/ cielo, materiale/ spirituale, immanenza o incarnazione/ trascendenza, azione/ contemplazione. Ai nostri giorni è un tema molto attuale, perché le società moderne, come esito della contemporaneità, si caratterizzano per una pluralità e una molteplice diversità di pensiero e religione. Il cristiano è la provocazione a confrontare la sua identità con queste diversità, non per contrastarle, ma per alimentare la sua tensione  e permettere di risolvere su un piano superiore questo rapporto, non annullando la sua diversità e non assorbendo quella degli altri”.

Il prossimo incontro

Il prof. Prenna ha concluso annunciando che il prossimo incontro del corso di formazione tratterà il tema: La remissione dei debiti, per la pace nel mondo.
L’appuntamento è per il 18 febbraio, con inizio alle ore 18 e ingresso da via San Roberto Bellarmino.
Per qualunque ulteriore informazione si rimanda al sito dell’ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/.

A Taranto

Asili nidi restano i “no” alle privatizzazioni, per la Multiservizi indetto un nuovo appalto

14 Gen 2025

di Silvano Trevisani

Per asili nido e lavoratori degli appalti comunali la situazione resta confusa. Anche gli incontri tra sindaco e organizzazioni sindacali, al di là dell’impegno di rivedersi il prossimo 5 febbraio e approfondire le questioni, non ha sortito se non ipotesi operative, tutte da vagliare.

Appalto

Diciamo subito che le aziende dell’appalto, le prospettive per Multiservizi sono sostanzialmente quelle di andare verso una riduzione condivisa del numero dei lavoratori, facendo ricorso agli strumenti disponibili ma precisando gli ambiti di interesse comunale. Dopo la proroga dell’appalto fino al prossimo 31 marzo, adesso l’Amministrazione procederà all’impiego delle ulteriori risorse economiche allocate su apposito capitolo di spesa. “Coordinando – si legge in una nota –  l’organizzazione dei servizi attraverso l’utilizzo di tutta la residua “platea storica” dei lavoratori e tutto questo nel modo più virtuoso possibile e in aderenza ai principi di buon andamento, efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”.

Resta per il momento priva di una seria prospettiva, invece, la situazione dei circa 90 lavoratori della “Green Passage”, che raccoglie la controversa eredità di Isolaverde. L’incontro, convocato a Bari presso la task force per l’occupazione, non si è svolto per l’assenza dell’amministrazione comunale.

Asili nido

Per quanto riguarda, invece, gli asili nido, che sono il fronte più caldo per la netta opposizione di lavoratori e sindacati alla privatizzazione, all’indomani dell’incontro s Palazzo di città, riemergono con maggiore chiarezza le opposizioni nette di quasi tutte le organizzazioni sindacali. Anche alle ipotesi ventilate di parziale, temporanea, privatizzazione di una parte degli asili nido. Posizione che registra una certa apertura solo da parte della Uil Flp. Mentre Cgil e Cisl funzione pubblica ribadiscono la propria posizione. Come fa, con toni ancora più netti e risoluti, anche l’Usb.

Ricordiamo che, nell’incontro svoltosi in municipio, il sindaco Melucci ha ribadito che “l’esternalizzazione del servizio si rende necessaria per salvaguardare i posti di lavoro della piattaforma Multiservizi”.

In sede di discussione, Melucci ha sottolineato che “esistono coperture sufficienti per l’anno in corso” e che “l’amministrazione è disponibile a procedere ad un’organizzazione mista pubblica-privata. Fatti salvi gli attuali equilibrio di bilancio e le disposizioni di legge, a patto che la tutela dei posti di lavoro resti prioritaria”.

Fra le proposte formulate – si legge nel comunicato conclusivo – spicca quella di valutare quanti asili possano restare pubblici senza procedere alla loro completa esternalizzazione. A tal proposito, si valuta la possibilità di formare e valorizzare il personale in altre mansioni, oltre alla clausola sociale per i lavoratori degli appalti”.

Le posizioni

Ma, concluso l’incontro, le posizioni dei sindacati vengono nuovamente precisate. Cgil e Cisl Funzione pubblica, che prendono le distanze da altre posizioni (leggi Uil), dopo aver sottolineato di essere stati coinvolti in ritardo e solo dopo l’approvazione del Dup, ribadiscono che “gli asili pubblici restano l’unica soluzione possibile. Ma possiamo certamente lavorare affinché si acceda ad altri capitoli di finanziamento per finanziare un servizio che, secondo noi, rappresenta un’eccellenza del servizio pubblico locale.” In vista della prossima riunione, inoltre, chiedono “un’informativa dettagliata sulle ipotesi in campo, sui costi e sul servizio reso”.

La Uil, da parte sue, rilancia la propria proposta, che prevede, tra l’altro di “esaminare l’eventualità di avviare, su base sperimentale, per un anno, l’esternalizzazione di alcune strutture asilari, chiedendo quanti asili potrebbero rimanere sotto gestione pubblica. Garantire che, durante l’anno di sperimentazione, il personale educativo sia ricollocato negli uffici, senza modifiche al profilo professionale. Questo al fine di garantirne una sistemazione stabile e definitiva una volta terminata la sperimentazione”.

Netta la contrarietà dell’Usb che chiede la evoca della delibera consiliare che esternalizza la gestione. “Siamo convinti che gli equilibri del bilancio comunale non possano essere ricercati a danno delle condizioni di vita e di lavoro, spesso già precarie, delle lavoratrici e dei lavoratori del servizio educativo pubblico. Pensiamo invece che sia necessario rilanciare la dimensione pubblica dei servizi all’infanzia. A partire dall’ assunzione delle educatrici idonee e ancora in attesa di occupazione all’esito dell’avviso pubblico finanziato con i Fondi di coesione. E ancheattraverso l’utilizzo delle ingenti risorse trasferite dallo Stato ai Comuni attraverso il Fondo di solidarietà per l’ampliamento e la gestione degli asili nido e che tutt’oggi risultano solo parzialmente spesi dall’Amministrazione Melucci”.

Dipartita

Sabato 18, a San Giorgio, i funerali di mons. Pierino Galeone

14 Gen 2025

di Angelo Diofano

“Nella certezza della beata Risurrezione annuncio che oggi, martedì 14 gennaio 2025, alle ore 4.37, l’amore del Padre Celeste ha chiamato a celebrare la liturgia del Cielo il nostro amatissimo Padre Fondatore, mons. Pierino Galeone. Ha donato il suo amore di Padre a ciascuno dei suoi figli fino all’ultimo momento di questa vita terrena. Il transito è avvenuto nella Casa Santa Chiara in San Giorgio Jonico. La camera ardente sarà aperta dalle ore 12 di oggi nella Chiesa Madre Santa Maria del Popolo”: così don Giuseppe Carrieri, moderatore dell’istituto ‘Servi della Sofferenza’, ha dato l’annuncio della scomparsa di mons. Pierino Galeone, che proprio in questi giorni, esattamente il 21 gennaio, avrebbe compiuto 98 anni.
Nato a San Giorgio Jonico il 21 gennaio 1927 da Ciro e Grazia Perrucci, genitori di provata fede cattolica ed assidua pratica religiosa, don Pierino fu battezzato in Chiesa madre il 24 aprile dello stesso anno. A cinque anni si accostò alla Prima Comunione e a sei ricevette la Cresima. Il sereno clima familiare e la sincera educazione cristiana, nutrita di opere buone e di preghiera, favorirono rapidamente la presa di coscienza della sua vocazione sacerdotale. A dieci anni entrò nel seminario minore di Taranto e a quindici in quello regionale di Molfetta. In quel periodo una grave malattia compromise seriamente la sua salute, tanto da fargli decidere nel luglio 1947 di recarsi da Padre Pio per ottenere la guarigione. Racconta nella biografia del Santo: “Egli, con poche parole, ma con tanti fatti mi lasciava intendere quanto amore avesse per me. Mi sembrò di capire che già mi conoscesse e mi attendesse”. Il giovane recuperò subito la salute, incoraggiato dallo Stimmatizzato del Gargano nel cammino vocazionale. Il 2 luglio 1950 fu ordinato sacerdote. Iniziò il suo ministero pastorale come parroco in Santa Maria del Popolo il 9 ottobre 1955. Attualmente ricopriva l’incarico di parroco moderatore.
L’esperienza diretta e frequente con Padre Pio da Pietrelcina spinse il postulatore a chiedere la deposizione del sacerdote sangiorgese al processo diocesano di beatificazione. Questo eccezionale rapporto filiale è narrato nella sua pubblicazione ‘Padre Pio, mio padre’, che si ispira ampiamente proprio a quella testimonianza, consentendo al lettore di scorgere gli aspetti più intimi della vita di San Pio vissuti nella quotidianità e nella semplicità.
L’apostolato di don Pierino fu sempre rivolto all’attenta cura delle anime a lui affidate, soprattutto dei giovani, attraverso la direzione spirituale, l’attenzione alle vocazioni sacerdotali, l’assistenza alle organizzazioni laicali, la carità verso gli ammalati e i poveri. In questo contesto apostolico vanno collocate le origini dell’istituto ‘Servi della Sofferenza’ da lui fondato.
Diversi i fattori che contribuirono alla maturazione del progetto di fondazione di una nuova Famiglia spirituale: il ministero della predicazione e della direzione spirituale verso giovani aperti alla chiamata del Signore, la profonda attrazione verso la spiritualità di Padre Pio e l’incoraggiamento dei suoi vescovi. Non pochi sono i sacerdoti dei ‘Servi della Sofferenza’ posti a guida di parrocchie della diocesi o espletando altri ministeri pastorali, che si distinguono per obbedienza e santità di vita e a loro volta impegnati a far emergere chiamate al presbiterato.

La sua spiritualità fu simile a quella del suo maestro, Padre Pio da Pietrelcina. La preghiera scandiva costantemente le sue giornate. Grande era la sua filiale devozione alla Madonna, umile e instancabile, ha donato a tutti il dono della sua parola, efficace per comunicare Cristo Gesù. Spinto dal suo ardore apostolico, don Pierino viaggiò di frequente, recandosi anche in nazioni lontane per annunciare la ricchezza e l’efficacia del carisma dei ‘Servi della Sofferenza’. Molti, fino a quando è stato possibile, hanno continuato a giungere da lui, anche da altre città, per un discernimento sul proprio cammino di vita attraverso il sacramento della Riconciliazione, da lui amministrato con grande cura e profitto spirituale.
Fra gli ultimi episodi della sua esistenza, la visita nell’Istituto dell’argenteo simulacro di San Cataldo, nel corso della peregrinatio nel maggio dello scorso anno, da lui accolta con grande commozione, al termine della quale volle impartire ai presenti, con il reliquiario, la solenne benedizione.
Il rito funebre si terrà sabato alle ore 10 in piazza San Giorgio e sarà presieduto dall’arcivescovo, mons. Ciro Miniero.