Popolo in festa

San Francesco Di Paola, le celebrazioni per la Madonna del Miracolo

foto G. Leva
14 Gen 2025

di Angelo Diofano

“Cari fedeli, in occasione di questo Giubileo, Maria rappresenta non solo un modello da seguire, ma anche una presenza vivente nel cammino di ogni cristiano. Maria guida la Chiesa in questo cammino terreno in un vero e proprio pellegrinaggio di speranza verso la patria celeste. Ella è la prima discepola, che ha vissuto in pienezza questa condizione, seguendo Gesù durante la sua vita terrena, condividendo la sua passione e morte. Come Maria ha creduto fermamente nelle promesse di Dio, nonostante le difficoltà e le prove, così la Chiesa è chiamata a vivere nella fede e nella speranza le sfide del mondo”: così i padri minimi della parrocchia di San Francesco di Paola, a Taranto, annunciano i festeggiamenti in onore della Madonna del Miracolo, dal 17 al 20 gennaio, in ricordo dell’apparizione mariana avvenuta il 20 gennaio 1842 in Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, ad Alfonso Ratisbonne.
Appartenente a una nota e influente famiglia di banchieri, quest’ultimo era un ebreo scettico e razionalista, sempre ostile e beffardo verso il cattolicesimo, in seguito convertitosi e divenuto sacerdote, morto il 6 maggio del 1884 a Ein Kerem (quartiere di Gerusalemme) in concetto di santità.

Nella chiesa di via Anfiteatro, in una cappella laterale un grande quadro raffigura la Madonna del Miracolo, per tutto l’anno destinazione di intenso pellegrinaggio e dove numerose sono state le guarigioni miracolose ottenute dalla sua intercessione.

Le giornate di venerdì 17 e sabato 18 prevedono la santa messa alle ore 8 seguita alle ore 8.30 dall’ufficio delle letture e dall’adorazione eucaristica fino alle ore 10, che riprenderà alle ore 17 con la recita del santo rosario meditato e i vespri.

Venerdì 17 (giornata di preghiera per le vocazioni) alle ore 18.30 la santa messa sarà presieduta da don Simone De Benedittis, vicario parrocchiale alla Sant’Antonio di Taranto, con l’animazione dei terziari dell’ordine dei Minimi.

Sabato 18 (giornata di preghiera per le famiglie) sempre alle ore 18.30, la celebrazione eucaristica sarà presieduta da don Armando Imperato, parroco al Rosario di Talsano, con l’animazione delle famiglie.

Domenica 19 (giornata di preghiera per i sofferenti) sante messe saranno celebrate alle ore 8.30 – 10 – 11.30; alle ore 17, adorazione eucaristica con santo rosario meditato e  i vespri; alle ore 18.30 la santa messa sarà presieduta da don Simone De Benedittis, vicario parrocchiale alla Sant’Antonio di Taranto, con l’animazione dei ministri straordinari dell’Eucarestia.

Lunedì 20, festa della Madonna del Miracolo, santa messa alle ore 8, seguita dall’ufficio delle letture e dall’adorazione eucaristica silenziosa fino alle ore 10; alle ore 11.30 recita del santo rosario e a mezzogiorno la supplica, con il bacio alla reliquia mariana costituita da un frammento della tovaglia d’altare dove si poggiò la Vergine Maria nell’apparizione del 20 gennaio 1842 a Roma; alle ore 17, santo rosario meditato e vespri; infine alle ore 18.30 santa messa presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

Medio Oriente sotto assedio

Medio Oriente: ad Amman una riunione dei rappresentanti pontifici per chiedere il “cessate il fuoco”

A presiederla, il card. segretario di Stato, Pietro Parolin

14 Gen 2025

Si è tenuta lunedì 13 ad Amman, presieduta dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, una riunione dei rappresentati pontifici accreditati nel Regno del Bahrein, nella Repubblica araba d’Egitto, negli Emirati Arabi Uniti, nel Regno Hashemita di Giordania, nella Repubblica islamica dell’Iran, nella Repubblica d’Iraq, nello Stato d’Israele, nello Stato del Kuwait, nella Repubblica del Libano, nel Sultanato dell’Oman, nello Stato di Palestina, nello Stato del Qatar, nella Repubblica araba di Siria e nella Repubblica dello Yemen.
“Nel corso della riunione – si legge in un comunicato diffuso dalla sala stampa della Santa sede  – sono state affrontate le crisi in atto nella regione, la condizione politica ed ecclesiale di ciascun Paese, i segni di speranza che si intravedono in alcuni, le gravi situazioni umanitarie in cui si trovano le popolazioni maggiormente coinvolte nei conflitti, la necessità della solidarietà della comunità internazionale”. Si è auspicato, inoltre, “che presto possa cessare il fuoco su ogni fronte e il Medio Oriente possa essere una terra di pace, dove i cristiani rimangano una componente essenziale per la convivenza fraterna
tra le varie religioni e per il progresso dei rispettivi Paesi”.

Eventi culturali in città

Mercoledì 15 parte anche a Taranto un percorso itinerante di Filosofia pop

A curarlo il prof. Enrico Consoli. Il primo appuntamento a La Factory, a Porta Napoli

foto ND
13 Gen 2025

di Giada Di Reda

Sarà avviato mercoledì 15  a La Factory di Taranto (ore 19.30), a Porta Napoli, simbolo del fermento creativo della città, il percorso di ‘Filosofia pop’, una rassegna itinerante ideata e curata dal prof. Enrico Consoli, docente di Filosofia e storia al liceo Aristosseno di Taranto.

Il progetto, nato nel 2022, ha già visto la prima realizzazione nei comuni di Sava e Ginosa, suscitando entusiasmo e partecipazione da parte di tutta la comunità.

La presentazione del progetto, all’interno della sede di Giustizia per Taranto, in piazza Marconi, ha visto riunirsi persone di ogni età, che a partire dai preziosi spunti iniziali offerti dal docente, hanno sviluppato e condiviso diverse idee e riflessioni sull’importanza della filosofia come analisi, lettura e comprensione della realtà.

Il progetto nasce con l’obiettivo di portare la filosofia ‘fuori dagli scaffali’, spogliandola da quel pregiudizio di austerità, da quel legame esclusivo con il mondo accademico e scolastico, che spesso non permette di coglierne il senso. Filosofia pop è dialogo, discussione, confronto, ripercorrere il pensiero dei filosofi ma con un taglio popolare, in grado di coinvolgere tutti, esperti e non. Creare un luogo di condivisione in cui riflettere, confrontarsi, sviluppare idee per tutti.

Crescita, riflessione, pensiero critico, dialogo: questi sono solo alcuni degli aspetti che Enrico Consoli, con questo progetto, offre al nostro territorio, grazie al significativo contributo di Giustizia per Taranto, costantemente impegnata nella promozione della giustizia sociale e all’impegno da essa profuso per la riuscita dell’iniziativa.

Un progetto prezioso per promuovere quel dialogo e quella riflessione per il bene comune di cui la città ha bisogno. Un’occasione di condivisione, arricchimento, per recuperare quel senso di comunità quale fondamento etico, condizione sociale e politica, fondamentale per una crescita condivisa, arricchimento per il singolo cittadino e per l’intera comunità.

Gaza sotto assedio

Striscia di Gaza, Save the Children: cinque attacchi contro le scuole nella prima settimana del 2025

foto Unicef
13 Gen 2025

di Patrizia Caiffa

Nella prima settimana del nuovo anno scolastico, i bambini e le famiglie di Gaza hanno affrontato cinque attacchi da parte delle forze israeliane contro le scuole trasformate in rifugi. Sono morti almeno tre bambini e decine sono stati feriti. Questo l’allarme lanciato da Save the Children. Quattro dei cinque attacchi hanno avuto luogo nel governatorato settentrionale di Gaza, dove l’Ufficio dei media governativi del Ministero dell’Informazione riferisce che almeno 5 mila persone sono state uccise o risultano disperse dopo 100 giorni di assedio e di intensi bombardamenti.
Una valutazione del mese scorso sui danni alle scuole di Gaza da parte del Cluster educazione – un gruppo di agenzie umanitarie guidate da Unicef – ha rilevato che il 100% delle scuole nel governatorato di Gaza Nord sono state colpite direttamente o danneggiate. Una valutazione di settembre ha rilevato che il 96% di tutti gli edifici scolastici della Striscia di Gaza è stato danneggiato o distrutto. Gli attacchi alle scuole sono una grave violazione contro i bambini nei conflitti. Il rapporto annuale del Segretario generale delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati, pubblicato a giugno 2024, ha verificato 45 attacchi a scuole da parte delle forze israeliane e altri due da parte delle Brigate Qassam (Hamas) e di altri gruppi armati palestinesi nel corso del 2023. I numeri non sono ancora disponibili per il 2024.
“Mentre gli studenti di tutto il mondo sono tornati in aula nella prima settimana di rientro a scuola del 2025, i bambini di Gaza continuano a vivere una terribile realtà alternativa. Non solo hanno perso più di un anno di scuola, ma le aule, che un tempo offrivano uno spazio sicuro per imparare, giocare e crescere, sono diventate trappole mortali”, ha dichiarato Jeremy Stoner, direttore regionale per il Medio Oriente di Save the Children: “Come abbiamo scoperto nel nostro rapporto di novembre 2024, la distruzione del sistema educativo di Gaza non solo viola il diritto fondamentale dei bambini all’istruzione, ma minaccia anche il tessuto sociale, culturale ed economico a lungo termine della società palestinese. Un cessate il fuoco duraturo è in drammatico ritardo: senza il quale, ogni giorno, il futuro di altri bambini è a rischio. Anche dopo il cessate il fuoco, ripristinare le scuole e la sicurezza fisica e mentale di cui i bambini hanno bisogno per poter riprendere a studiare sarà un compito immane. Centinaia di scuole sono state danneggiate e distrutte, ma le vite di altre migliaia di bambini sono state stroncate, distruggendo la loro infanzia e minando il loro futuro. Gli edifici possono essere riparati, ma il compito di ricostruire un’intera generazione è infinitamente più impegnativo, soprattutto per i bambini che hanno subito danni irreparabili”.

Uffici diocesani

Corso di base per operatori della catechesi

ph G. Leva
13 Gen 2025

di Angelo Diofano

Inizia oggi, lunedì 13, al seminario arcivescovile di Poggio Galeso, il corso di formazione di base per operatori della catechesi. Le lezioni, secondo il calendario che sarà consegnato personalmente agli iscritti, si terranno dalle ore 17.30 alle 19.30.

Il primo incontro, in luogo della lezione classica, consterà di una prima parte riguardante la presentazione dell’anno formativo e del nuovo direttore dell’ufficio diocesano per la catechesi, don Simone Andrea De Benedittis; successivamente, alle ore 18.30, i convenuti parteciperanno, sempre in seminario, alla presentazione della nota pastorale ‘La gioia dell’amore nel matrimonio’ a cura della Conferenza episcopale pugliese, momento proposto dall’Ufficio liturgico diocesano. Saranno presenti gli uffici di pastorale familiare delle diocesi suffraganee della Metropolia (Taranto, Castellaneta e Oria); interverranno: mons. Fabio Ciollaro, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano e presidente della commissione regionale di pastorale liturgica, don Mauro Dibenedetto, segretario commissione regionale di pastorale liturgica e mons. Marco Gerardo, direttore dell’ufficio liturgico della nostra diocesi.

Ricordo

Nel ricordo del salesiano don Tescione

13 Gen 2025

di Angelo Diofano

Martedì 14 alle ore 18.30 nella chiesa di San Giovanni Bosco sarà celebrata la santa messa in suffragio di don Gioacchino Tescione, già direttore dell’oratorio salesiano tarantino dal 1961 al 1967, deceduto il sei gennaio all’età di 95 anni nella casa di cura dell’ordine di Salerno, dove da tre anni era ricoverato per le patologie tipiche dell’età.

A Taranto il sacerdote viene sempre ricordato per essere stato un importante punto di riferimento dei giovani e delle loro famiglie, collaborando proficuamente allo sviluppo dell’ambiente giovanile e soprattutto incidendo notevolmente sul processo di crescita spirituale. Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, la sua opera viene ricordata e dà copiosi frutti. Si può certamente affermare che don Tescione è stato il vero pioniere e fondatore dell’oratorio di via Umbria, fornendo importanti spunti per la sua impostazione e lasciando in eredità ai suoi successori un preziosissimo patrimonio di idee, di esperienze, di uomini, di educatori e soprattutto di buoni cristiani.

Precedentemente il religioso ha operato per quindici nella casa salesiana di Vibo Valentia, lasciando un ricordo indelebile per le sue qualità tipicamente sacerdotali e per la sua preparazione culturale esplicitata nella guida del gruppo biblico fino a tarda età, inviando fino all’ultimo (anche nel giorno della sua morte), attraverso whattsapp, riflessioni e commenti sulla Parola di Dio.

 

Tracce

Tutte le bizze del presidente

Foto Ansa-Avvenire
13 Gen 2025

di Emanuele Carrieri

Esattamente come Putin, né più né meno. Trump non vede l’ora che si celebri la sua presa di possesso nello Studio Ovale della Casa Bianca. Non vede l’ora di lasciare in balia delle onde Zelensky e il popolo dell’Ucraina. Non aspetta altro che radere al suolo l’Unione Europea e forse anche l’Alleanza Atlantica. Ha già parecchi, svariati obiettivi: il Canada, il Canale di Panama e la Groenlandia. Ma l’ordine di priorità non è dato conoscere. Si sa solamente che tutto il mondo è intento a domandarsi se il futuro presidente degli Stati Uniti di America stesse scherzando o fosse ancora nella convinzione di essere in campagna elettorale oppure stesse preparando una vera e propria partita di risiko su scala globale. E si sa anche con grande certezza che quando Trump apre la bocca il mondo intero ascolta con grande attenzione, trattenendo il fiato o le risate. La trovata di acquistare – o di conquistare? di espugnare? di invadere? di occupare? – la Groenlandia, già ventilata da Trump nel 2019, adesso è ritornata con più forza. Ma perché Trump è così interessato alla Groenlandia? Autonoma dal 1979 ma, di fatto, dipendente dalla Danimarca per quanto riguarda la politica estera, la Groenlandia ha poco più di cinquantamila abitanti su un territorio di oltre due milioni di chilometri quadrati. Ha la sua bandiera, la sua lingua, i suoi costumi, le sue istituzioni e un primo ministro. Ma prima di tutto e più di tutto, possiede sterminati giacimenti di risorse naturali, fra cui petrolio e minerali di elementi rari. A eccitare gli appetiti delle superpotenze è, paradossalmente, un territorio che suo malgrado sta mutando. Mentre l’ottanta percento della Groenlandia rimane coperto, per la maggior parte dell’anno, da una calotta di ghiaccio che ha uno spessore di varie migliaia di metri, gli esiti dei cambiamenti climatici hanno sciolto i ghiacci artici, sbloccando nuove risorse naturali ma aprendo pure nuove rotte commerciali. Il colpo di scena è giunto dopo le dimissioni di Trudeau che ha anche dato le dimissioni come leader del partito liberale del Canada. “Molte persone in Canada amerebbero essere il 51-esimo stato” ha scritto Trump in un messaggio dopo le dimissioni di Trudeau. “Gli Usa non possono più subire il massiccio deficit commerciale e i sussidi di cui il Canada ha bisogno per restare a galla. Trudeau lo sapeva e si è dimesso” e ancora: “se il Canada si fondesse con gli Stati Uniti, non ci sarebbero le tariffe, le tasse diminuirebbero e sarebbero sicuri dalla minaccia delle navi di Russia e Cina che li circondano costantemente. Insieme, che grande nazione saremmo!”. Svelato il disegno: si scrive Canada e Groenlandia, si legge Russia. L’ obiettivo non sono i due paesi, ma Mosca: Trump vuole impedire che la Russia abbia il dominio della regione. Già nel 2013, la Russia aveva la maggiore flotta di rompighiaccio al mondo: tredici navi di cui sei a propulsione nucleare. Gli Stati Uniti competono con una sola nave: lo svantaggio è schiacciante. Ciò ancora non è sufficiente perché la fame e la sete di comando, di supremazia e di potere di Trump – dietro le quali si nasconde il desiderio di affermazione del suo ego “infantile” – sono sconfinate. Il prossimo presidente degli Stati Uniti in un comizio ha manifestato l’intenzione di riprendersi il Canale di Panama, una infrastruttura strategica che collega Atlantico e Pacifico, costruito dagli Usa e terminato nel 1914, e poi restituito al Paese centroamericano nel 1999 in base a un accordo siglato negli anni settanta dall’allora presidente Jimmy Carter, che è scomparso il 29 dicembre scorso. Ora Trump vuole disconoscere l’accordo e riprendere il controllo del Canale nell’ambito della guerra commerciale che va promettendo da settimane: ha giustificato la volontà di riprendere il controllo del Canale accusando Panama di applicare delle tariffe eccessive alle navi Usa che attraversano l’infrastruttura. Trump ha criticato la decisione di Carter, che lo aveva “stupidamente ceduto per un dollaro” negli di accordi in cui “spettava esclusivamente a Panama gestirlo, non alla Cina o a chiunque altro”. Svelato il secondo mistero, pardon scopo, di Trump: si scrive Canale di Panama, si legge Cina perché è evidente il riferimento agli importanti investimenti del gigante asiatico a Panama. Perciò, secondo Trump, gli Stati Uniti devono “riprendersi il Canale perché è fondamentale per il commercio statunitense e per un rapido dispiegamento della Marina in caso di emergenza per la sicurezza”. Infine, c’è pure una piccola aggiunta: cambiare il nome al golfo del Messico. “Sarà golfo d’America, che bel nome!”. È inutile: a volte ritornano. Accantonato nei libri di storia il generale che occupò il mondo “dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno”, ci tocca tenerci quello della conquista dal polo nord fino all’istmo di Panama. L’atlante raffigurato da Trump sembra una battaglia di retroguardia con una asserzione di sovranità illimitata, che fa pensare a una manifestazione di sentimenti nostalgici destinati a smarrirsi nel tempo. E allora è come Putin? Nessuno dei due nasconde l’aspirazione di recuperare un senso di grandezza perduta per il proprio paese. Le mosse di Putin in Ucraina sono dei tentativi di rafforzare il potere e l’influenza della Russia, l’aspirazione di Trump è quella di “rendere l’America di nuovo grande”. Nulla a che vedere con la Cina, la povera cenerentola – è davvero un colosso, la prima potenza economica del mondo – che si limita, per il momento, all’isola di Taiwan, nazione che vanta il prodotto interno lordo pro capite fra quelli più elevati rispetto alla media mondiale.

Sport

Futsal, la New Taranto chiude alla grande il girone d’andata: vittoria netta sulla Lazio

Il roster di inizio stagione - foto G. Leva
13 Gen 2025

di Paolo Arrivo

Un pareggio e una sconfitta. Così la New Taranto aveva chiuso il 2024: con un pizzico di rammarico, per non essere riuscita a fare il bottino pieno con la Polisportiva Futura. Segnatamente, per non aver finalizzato le occasioni avute nella prima frazione, contro un avversario presentatosi in forma, e per aver sprecato il tiro libero avuto a disposizione nella ripresa. Così, nella prima parte del campionato, era stata un’autentica beffa il pareggio subìto dalla Laborvetro CLN Cus Molise all’ultimo secondo di gara, sempre tra le mura amiche del PalaMazzola. In trasferta poi è arrivata la sconfitta in casa della capolista Capurso. Piccoli dispiaceri, ad ogni modo, per una squadra che non ha mai perso contatto dai quartieri alti della classifica nella serie A2 Élite – girone B. E che tante soddisfazioni ha dato ai supporter nella città dei due mari. L’ultima è arrivata ai danni della Lazio, sconfitta per 7-2, nel pomeriggio di sabato. Una prova convincente che rilancia le ambizioni della formazione di mister Guarino in campionato.

Il match New Taranto – Lazio

Ritmo alto sin dalle prime battute. Taranto spinge rendendosi pericoloso in più circostanze – le prime due con Leandro Chimango Moreira alias Chimanguinho. Il tiro al volo sopra la traversa di Riccardo Pezzin è l’unica conclusione degli ospiti prima del goal dei rossoblu: a sbloccare la partita con un gran diagonale ci pensa il neoacquisto argentino Guido Grandinetti. La New Taranto difende bene e raddoppia al 14’ in contropiede con Michael De Risi. La Lazio si rivede in avanti con la conclusione dalla distanza di Sirio Paolini. Moreira prova il goal di tacco, per deliziare la platea. Lo stesso tira per ultimo prima del riposo.

Nel secondo tempo Jacopo Lupi prova a sorprendere la difesa ionica: la sua è la prima conclusione degli ospiti nello specchio della porta, neutralizzata dall’estremo difensore Lupinella. Risponde De Risi. Poi una grande azione di Gianluca Bottiglione, che mette in rete. Valerio Lutta prova ad accorciare, ma il portiere ionico si supera. A metà tempo è Moreira a firmare il poker. Lazio in rete con Pezzin, che punisce una disattenzione difensiva. Ma la New Taranto segna ancora con Chimanguinho per due volte. La formazione biancoceleste fa ricorso al portiere di movimento nel tentativo di recuperare il gap: sono gli ionici, però, a giovarne, con la difesa ospite scoperta. Lorenzo Giannace partecipa alla festa. L’ultimo goal è di Valerio Lutta per il 7-2 finale. Può esultare il nutrito pubblico del PalaMazzola.

Il campionato

Altro impegno casalingo per la New Taranto che sabato prossimo 18 gennaio affronterà il Città di Melilli. Un’altra opportunità da sfruttare per gli ionici, che sono saliti al secondo posto in classifica, a quota 22. I siciliani sono reduci dalla sconfitta di misura (7-6) sul campo del Pescara. E pertanto sono insidiosi. La vetta dista otto lunghezze: al pari della New Taranto, Capurso ha perso due volte, ma non ha mai pareggiato una partita vincendone dieci. Difficilmente potrebbe non fare punti, la capolista, in casa della Ternana (penultima), nella prossima sfida.

Ricordo

A San Marzano, in chiesa madre i resti mortali di mons. Importuno

foto Vito De Cataldo
13 Gen 2025

di Angelo Diofano

Domenica scorsa a San Marzano si è svolta in chiesa madre, durante la santa messa vespertina celebrata da don Cosimo Rodia, la traslazione dei resti mortali di mons. Vincenzo Importuno, suo parroco dal 1894 al 1957. L’urna è stata posta nella cappella laterale dei Santi Medici.

Nato a Faggiano nel 1862 e ordinato sacerdote dall’arcivescovo mons. Pietro Jorio il 30 agosto del 1891 nella chiesa di Santa Chiara, a Taranto,  mons. Importuno è stato instancabile pastore della comunità sammarzanese e si è adoperato per la ricostruzione, l’ingrandimento e l’abbellimento della chiesa parrocchiale (consacrata dall’arcivescovo mons. Mazzella il 28 ottobre del 1919), la realizzazione della casa canonica e dell’asilo. Ha ricoperto anche gli incarichi di vicario foraneo, parroco consultore dell’arcivescovo, canonico onorario nel Capitolo Collegiale di Grottaglie e cameriere segreto di Sua Santità.

Mons. Vincenzo Importuno spirò a San Marzano il 21 dicembre 1959 a 97 anni, lasciando l’incarico di parroco appena due anni prima.

“I parroci  – ha detto nell’omelia don Cosimo Rodia – offrono insegnamenti preziosi per guidarci nella fede e nella vita. Sono esempi di dedizione e saggezza e ascoltarli ci aiuta a crescere interiormente. Tuttavia, talvolta non è facile seguire i loro consigli, perché richiedono impegno o mettono in discussione le nostre scelte. Eppure, come un buon padre, il loro intento è sempre il nostro bene, anche quando non lo comprendiamo subito”.

Angelus

La domenica del Papa – La virtù dell’umiltà

foto Vatican media-Sir
13 Gen 2025

di Fabio Zavattaro

Il Vangelo di Luca di questa domenica, che conclude il tempo di Natale, inizia con una immagine: un popolo in attesa. Lo sguardo di tutti è rivolto a Giovanni per cercare di comprendere se fosse lui il Cristo: “Io vi battezzo in acqua” risponde, ma c’è chi vi battezzerà “in Spirito Santo e fuoco”. E chi può fare questo è lì sulla riva del Giordano, in mezzo al suo popolo, confuso tra i peccatori che si sottopone, come tutti i presenti, al rito di penitenza e di purificazione. Scrive Luca: ricevuto il battesimo, mentre stava in preghiera “discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

Proviamo a immaginare la scena, lo stupore di quanti ascoltarono quelle parole. Una scena che il Perugino ha dipinto sulla parete di destra della Cappella Sistina mettendo sulla parete opposta il viaggio di Mosè in Egitto. Questi due capolavori aprono il nostro sguardo sulla profondità di quell’evento sulla riva del Giordano: Gesù è sceso da nord dalla Galilea delle genti; è sceso nella depressione del fiume che scorre a 400 metri sotto il livello del mare; è sceso nelle sue acque e si immerge in mezzo e insieme al popolo. Il viaggio di Mosè, evento fondatore della storia di Israele, ha inizio con la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, la prova del deserto e l’ingresso nella terra promessa che lui non vedrà se non dalla sommità del monte Nebo. Il viaggio di Gesù è al contrario, in un certo senso, e si conclude con il Giordano e la liberazione dalla schiavitù, quella del peccato, del male.

E c’è un altro aspetto che Luca mette in primo piano: la virtù dell’umiltà. Perché per ascoltare la voce di Dio occorre percorrere un cammino in discesa nell’umiltà e nell’obbedienza.

Colui che non ha bisogno di essere battezzato, purificato, si mette in fila accanto al suo popolo in questa discesa verso le acque del Giordano, e prende su di sé i peccati dell’umanità; ed è la prima immagine che ci viene offerta dopo il Vangelo dell’infanzia.

Nella Cappella Sistina, papa Francesco battezza 21 bambini figli di dipendenti del Vaticano e della Guardia Svizzera e dice ai papà e alle mamme: “che i bambini si sentano a loro agio, perché oggi comandano loro e noi dobbiamo servirli col Sacramento, con le preghiere”. E come altre volte ricorda: “se hanno fame, allattateli, che non piangano. Se hanno troppo caldo, cambiateli”. Oggi ricevono “il dono più grande, il dono della fede ai bambini”.

Commentando, all’angelus, il Vangelo di Luca, Francesco ricorda le parole di un inno della liturgia – “Gesù va a farsi battezzare da Giovanni con l’anima nuda e i piedi nudi” – e si sofferma sulla “Epifania di Dio, che rivela il suo volto nel Figlio e fa sentire la sua voce”.

Nella sua riflessione inizia proprio dal volto: “nel rivelarsi Padre attraverso il Figlio, Dio stabilisce un luogo privilegiato per entrare in dialogo e in comunione con l’umanità. È il volto del Figlio amato”. Quindi la voce, “un altro segno che accompagna la rivelazione di Gesù”.

Il volto e la voce di Dio “si manifestano nell’umanità di Gesù” afferma il vescovo di Roma che domanda: “ci sentiamo amati? Io mi sento amato e accompagnato da Dio o penso che Dio è distante da me? Siamo capaci di riconoscere il suo volto in Gesù e nei fratelli? E siamo abituati ad ascoltare la sua voce?” Dal battesimo, diceva Benedetto XVI, deriva anche un modello di società “quella dei fratelli”, perché ci si riconosce tali nella “consapevolezza del proprio essere figli dell’unico Padre celeste”.

Prima della benedizione, Francesco consegna dei compiti da fare a casa: se non ci ricordiamo la data del nostro battesimo, “arrivando a casa, chiediamo ai genitori, ai padrini la data” e festeggiamola “come un nuovo compleanno, quello della nascita nello Spirito di Dio”.

Infine, dopo la recita della preghiera mariana, prega per gli abitanti di Los Angeles alle prese con devastanti incendi, e rinnova il suo appello alla pace in Ucraina, in Medio Oriente e nel mondo intero.

Avvicendamenti in diocesi

Un missionario saveriano, padre Jean Marie, vice parroco alla Sant’Egidio

13 Gen 2025

di Angelo Diofano

Dal novembre 2024 padre Jean Marie Ishara Nabahivi, 32 anni, missionario saveriano, originario della Repubblica Democratica del Congo, esercita il ministero di vicario parrocchiale alla Sant’Egidio: la più grande della diocesi con i suoi 23mila abitanti.
“Sono nato a Bukavu, città ai confini con il Burundi e il Ruanda  – racconta –. Provengo da una famiglia credente che, sin da piccolo, mi ha insegnato a conoscere e amare Gesù. Ho sempre frequentato parrocchia, dove ho fatto anche il ministrante e ricevuto i primi sacramenti. Per la mia vocazione, determinante è stato l’incontro con un anziano missionario, padre Antonino Manzotti, ora in Cielo, che mi ha fatto innamorare del carisma dell’ordine dei saveriani, che è quello di fare del mondo una sola famiglia in Gesù Cristo, nonostante le divisioni dovute a razza, cultura, ceto sociale ecc. Questo, operando con fede e semplicità, soprattutto testimoniando con il proprio esempio di vita”.
Dopo aver conseguito il diploma alle scuole superiori e aver frequentato l’anno propedeutico, ecco l’inizio del cammino verso il sacerdozio, con il periodo di formazione dai saveriani effettuato nel 2012 a Bukavu e il noviziato nel 2016 a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo. Dopo la prima professione religiosa, avvenuta il 28 giugno 2018 a Kinshasa, i superiori lo hanno destinato allo studentato di Parma per gli studi teologici, aiutato nei primi passi di integrazione nella nuova realtà culturale e circondato dall’amore dei parmensi. “È stata una tappa fondamentale nella mia formazione umana e sacerdotale, dove ho compreso che avrei dovuto lasciarmi guidare non dalla mia volontà ma da quella della comunità, mettendo tutta la mia vita nelle mani di Dio”. Quindi, l’ordinazione diaconale, avvenuta il 24 giugno 2023 per le mani del vescovo di Parma, mons. Enrico Solmi, e il 3 luglio l’invio a Taranto per esercitare il ministero nella parrocchia di Sant’ Egidio, risiedendo nella comunità saveriana a Lama. Il 21 luglio 2024, infine, l’ordinazione presbiterale, amministrata dal vescovo di Bukavu, mons. François Xavier Maroy.
Dal primo novembre del 2024 il saveriano diventa vice parroco sempre alla Sant’Egidio, operando con i ragazzi e nella Caritas, oltre a essere impegnato nella celebrazione della santa messa e del sacramento della Riconciliazione. “Sin dal mio arrivo ho constatato la calorosa accoglienza della comunità di Tramontone, con cui mi trovo veramente a mio agio, collaborando proficuamente con i confratelli sacerdoti e con don Lucangelo De Cantis, dapprima, e poi con don Carmine Agresta – dice -. Attualmente con l’arrivo del nuovo parroco la parrocchia attraversando un periodo di transizione, in cui è chiamata a vivere nella speranza e nella fede della provvidenza divina, certi che il Signore interverrà, nei modi e nei tempi che riterrà opportuni, per ogni difficoltà cui si andrà incontro”.
Infine chiediamo a padre Jean Marie come si esplicita in parrocchia il carisma saveriano. “Dato il nostro essere missionari, chiamati all’incontro sia con le famiglie più bisognose sia con i non credenti sia con i ragazzi che, dopo la cresima, si allontanano dalla Chiesa. Dobbiamo andare alla loro ricerca, sfruttando ogni opportunità, come ha fatto Gesù con la pecorella smarrita, avvicinando ognuno con delicatezza e tanta misericordia, testimoniando con il proprio atteggiamento la gioia dell’incontro con il Signore – spiega – Ho inoltre avuto occasione di relazionarmi con i musulmani residenti a Tramontone, con i quali c’è un buon dialogo, condividendo le tante ricchezze del proprio credo E loro capiscono che, nonostante le diversità che possono esserci, la religione cattolica è universale, cioè aperta a tutti quanti, senza discriminazioni. E questo, ripeto, mai dimenticando che l’annuncio avviene, più che con le parole, attraverso la nostra stessa vita”.

In provincia

Monumento di caduti di Grottaglie riprendono i lavori tra le polemiche

13 Gen 2025

di Silvano Trevisani

É una storia molto confusa e “italiana” quella del Monumento ai caduti di Grottaglie. La vicenda della manomissione del parco per consentire la realizzazione di una rotatoria articolata per dare ordine all’accesso stradale alla città. resta al centro di un’accesa controversia tra amministrazione e comitato cittadino. I lavori sono ripresi e proseguono ora più alacremente, dopo le vicende che hanno coinvolto ministero e soprintendenza, per la levata di scudi del comitato cittadino.

L’interesse del Comune è non perdere il finanziamento e così, dopo un controverso atteggiamento degli enti preposti, che hanno tutelato l’opera ma in qualche modo consentito la manomissione, resta unica a farsi sentire la voce dell’architetto Fanigliulo. Che ha intrapreso varie iniziative, nei confronti di tutte le istituzioni coinvolte e ha chiesto al Comune gli atti relativi al fascicolo senza tuttavia ottenere riscontro. E così, con un’estrema iniziativa che fa i conti sia con una sostanziale indifferenza pubblica (anche politica), sia con l’ambiguità delle disposizioni ministeriali, a livello nazionale e locale, che di fatto sta consentendo la conclusione dei lavori, chiede le dimissioni di tecnici, funzionari e anche della dirigenza dell’ordine degli architetti. Un’iniziativa certamente provocatoria.

“L’insostenibile devastazione della Lirica Architettonica del Parco Monumentale di Piazza IV Novembre – scrive il noto architetto – è intollerabile e grida vendetta. (…) Mentre ovunque si tutelano, valorizzano e salvaguardano i Beni Culturali, a Grottaglie si demolisce un Parco dedicato alla “Memoria dei Figli Caduti per la Patria nei due conflitti Mondiali” per costruire una inutile, invasiva e non conforme rotatoria stradale, quando sarebbero stati sufficienti quattro o cinque semafori”.

“I dirigenti, i funzionari degli enti preposti, compresa la Soprintendenza, – scrive Fanigliulo – sembrano non avere il coraggio o la competenza per adempiere alle loro funzioni con responsabilità e determinazione. Il procedimento della Soprintendenza per il rilascio delle autorizzazioni appare impostato su dati e informazioni false, travisate e infondate, generando riscontri contraddittori e, a tratti, falsi”.

Duro il suo giudizio sul fatto che si sarebbero ignorate le disposizioni ministeriali e sulla mancata esecuzione dei controlli. Ma egli ricostruisce poi l’iter del confronto tra le istituzioni e l’andamento dei lavori che hanno comportato già “la rimozione impropria e con mezzi inidonei di elementi storici ha già portato alla distruzione/frantumazione di alcuni significativi elementi architettonici, come il coppo a punta di diamante che completa uno dei Bastioni, e ulteriori danni sono prevedibili. Questo comportamento non è accettabile e la Soprintendenza, per i suoi doveri, dovrebbe intervenire immediatamente”.

Il professionista, inoltre, allega una serie di chiarissime foto nelle quali si mostra il modo di procedere nei lavori che prevedono, dopo l’interpretazione delle disposizioni emesse, un “arretramento” limitato della delimitazione della piazza che viene comunque stravolta.

Nelle scorse settimane, inoltre, si è più volte discusso sul progetto originario che è attribuito a Marcello Piacentini, il grande architetto che era stato il punto di riferimento per l’edilizia pubblica nel Ventennio fascista, ma autore nel dopoguerra di importantissimi progetti. Tale attribuzione è stata respinta perché ritenuta infondata, ma sussistono invece vari documenti, a partire dalla “Rassegna amministrativa” del Comune, edizione n. 1960, nella quale si descrive il Monumento ai caduti come “opera dell’architetto Piacentini . Realizzato in economia sotto la direzione dell’Ufficio tecnico comunale – spesa complessiva di L. 35 milioni”. Aggiungiamo che ideatore e tramite del coinvolgimento di Piacentini fu il senatore Gaspare Pignatelli e che il gruppo scultoreo fu realizzato da Sergio Sportelli.

Non sappiamo se e quali appendici avrà questa vicenda, che è complicata e triste per il suo sviluppo, sappiamo solo che, comunque vada, il “vecchio” Monumento di caduti non sarà più lo stesso.