Emergenze ambientali

Il 1 marzo sit-in sotto il municipio
contro il dissalatore al fiume Tara

24 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Non si ferma la battaglia del comitato per la difesa del fiume Tara, contro la realizzazione del dissalatore. Neanche per lo scioglimento del consiglio comunale, che aveva affrontato la questione in una seduta monotematica, esprimendo netta contrarietà. Anzi, proprio la conclusione dell’ra Melucci spinge a nuove iniziative: è al commissario prefettizio, Giuliana Perrotta, chiamata a reggere le sorti del Comune fino alle nuove elezioni, che si chiede di continuare nella direzione decisa dalla città, proseguendo il ricorso al Tar.

50 associazioni

Per dare sostegno alla battaglia, sabato mattina alle 10 i rappresentanti delle associazioni firmatarie e delle comunità di Taranto, Statte, Massafra, Palagiano, Grottaglie, Lizzano, Monteparano, Manduria terranno un sit-in sotto palazzo di città.

“L’impegno preso contro il dissalatore – scrivono in una nota – non può dissolversi con la fine del mandato, né diventare un semplice slogan elettorale in vista delle prossime amministrative. Noi, cittadini, associazioni e comitati dei Comuni ionici uniti per la difesa del territorio, chiediamo coerenza e responsabilità da parte dei consiglieri comunali dimessi e dei consiglieri regionali Stellato e Di Gregorio”.

In particolare, a Stellato e Di Gregorio, consiglieri regionali che, nel loro ruolo di consiglieri comunali hanno manifestato contrarietà al progetto, si chiede di fare pressione su Emiliano, fautore del dissalatore, perché lo ritiri e, in caso di sua contrarietà, di uscire dalla maggioranza, Ma la stessa richiesta viene girata anche a tutti gli altri consiglieri regionali tarantini: Di Cuia, Pentassuglia, Mazzarano, Lo Pane, Conserva, Scalera, Galante e Perrini.

L’Acquedotto

Regione Puglia e Acquedotto Pugliese, intanto, sono fermi sul progetto del dissalatore che, a loro parere, non solo utilizzerebbe energia pulita, ma non comprometterebbe l’equilibri idrico. Anche perché lo stabilimento siderurgico, che preleva attualmente l’acqua di raffreddamento degli impianti proprio dal fiume Tara, utilizzerà in seguito l’acqua depurata dal Gennarini. Ma questa spiegazione appare alquanto aleatoria. Il completamento delle cui reti idriche del Gennarini è comunque previsto entro il 2028 (!), ma dell’acqua depurata si parla da almeno due decenni e nulla di decisivo è stato ancora fatto in tal senso.

Le ragioni del no

“L’area del fiume Tara – prosegue la nota diffusa dalle associazioni – offre servizi ecosistemici essenziali e interventi come il dissalatore non solo minacciano queste funzioni naturali, ma aumentano la vulnerabilità del territorio proprio ai cambiamenti climatici, che tanto si vuole contrastare. Il primo passo per rafforzare la dotazione idrica di un territorio è tutelare gli ecosistemi esistenti, non comprometterli con progetti invasivi e a lungo termine insostenibili. Il dissalatore del Tara va nella direzione opposta, alterando il fragile equilibrio idrico della zona e mettendo a rischio la qualità della risorsa idrica stessa”.

Eventi culturali in città

Un tesoro chiamato Fede: la giornalista Laura Magli al MuDi di Taranto

24 Feb 2025

Venerdì 28 febbraio alle ore 10:30 l’auditorium del MuDi (Museo diocesano di Taranto) accoglierà Laura Magli, per la presentazione del suo libro ‘Un tesoro chiamato Fede. Piccolo saggio per cacciatori di felicità’, pubblicato nel 2024 da Scorpione editrice.

Un’opportunità speciale per scoprire un libro rivolto ai più piccoli che parla di preghiera, fiducia e amore, in cui si racconta il viaggio unico di Fede, una bambina che attraverso una mappa singolare e un linguaggio semplice, guida i lettori alla scoperta di un tesoro nascosto in fondo al cuore: la consapevolezza di essere figli di Dio e la felicità che ne deriva.

L’autrice, nota giornalista e inviata televisiva di programmi Mediaset come Mattino 5 e Pomeriggio 5, connota nel testo l’esperienza di fede come un cammino alla ricerca di una felicità che parte dall’ascolto dentro di sé e della voce della coscienza che educa e accompagna il cammino di consapevolezza e di adesione sempre maggiore alla verità e al bene.

Parteciperanno al dibattito con l’autrice alcune classi dell’istituto comprensivo G. Galilei di Taranto, oltre all’editore Piero Massafra e don Emanuele Ferro, parroco della Cattedrale nonché direttore editoriale del Nuovo dialogo – giornale dell’arcidiocesi di Taranto.

L’incontro, organizzato dalla Museion soc. coop., ente gestore del Museo diocesano, è gratuito e aperto a quanti vorranno parteciparvi.

 

Diocesi

Essere famiglia nell’era dei social: l’incontro per la pastorale familiare

foto Freepik
24 Feb 2025

di Maria Cafolla

Nell’ambito degli appuntamenti che l’Ufficio diocesano di pastorale familiare sta offrendo alle associazioni che operano nel territorio e a quanti hanno a cuore la famiglia, si è svolto il 21 febbraio scorso il terzo incontro della serie prevista. L’appuntamento formativo, dal titolo Essere famiglia nell’era dei social è stato animato dall’Ufficio di pastorale familiare in collaborazione con il consultorio familiare diocesano ‘Agostino Gemelli’ ed ha visto la partecipazione del prof. sac. Antonio Panico, in qualità di sociologo e della dott.ssa Francesca Pignatale, psicologa.

Nel suo saluto introduttivo, don Mimmo Sergio, direttore dell’ufficio diocesano dedicato alla Famiglia, dopo aver illustrato il percorso che si vuole tracciare con questa serie di incontri, ha illustrato il contenuto dell’evento, che ci riporta al ‘diverso’ concetto di famiglia oggi; egli ha poi sottolineato la modalità con cui si è scelto di approcciare questa poliedrica realtà  nella società complessa che stiamo vivendo, ovvero  un ‘lavorare insieme’ ad altri uffici o enti presenti in diocesi nel comune intento di porsi come faro ed indicare percorsi  possibili di sostegno e collaborazione.

Questa necessità di sinergia e di collaborazione è stata anche sottolineata dalla direttrice del consultorio familiare Gemelli che ha evidenziato come i confini fra la famiglia intesa in senso tradizionale e le varie forme di fragilità che contraddistinguono questa istituzione fondamentale per la crescita e lo sviluppo armonico di ogni essere umano, siano diventati ormai labili e “fluidi”: ciò rende indispensabile un approccio integrato e differenziato che permetta di fornire un supporto adeguato e in continuo rinnovamento ,  rispondente alle emergenti richieste e alla poliedricità degli scenari.

Ha preso quindi la parola don Antonio Panico che, entrando nel tema specifico della serata, ovvero l’ingresso e la presenza dei social nei contesti più vari della nostra società, si è soffermato a parlare di come l’utilizzo dei mezzi di comunicazione virtuale ha ormai invaso il nostro modo di vivere, di comunicare, portandoci a preferire sempre di più modalità online di partecipare, di comprare, di lavorare, di vivere,  rispetto a modalità che permettono la relazione autentica e l’incontro. A fronte tuttavia di questi dati, che sembrerebbero rivelare un presente e soprattutto un futuro sconfortante per quello che riguarda la possibilità di vivere relazioni autentiche e profonde, don Antonio ha aperto una prospettiva di speranza. Alcuni studi scientifici svolti a livello universitario, che si sono avvalsi di ampi campioni della popolazione italiana, hanno permesso, infatti, grazie a questionari somministrati a persone di ogni fascia di età , di verificare come una fetta significativa degli adulti, presenti all’interno delle famiglie, si mostra “nostalgico” nei confronti di modalità tradizionali di vivere; il 40%di essi, infatti, non è d’accordo con gli acquisti fatti on line, rispetto a quelli eseguiti direttamente nei negozi; il 43% degli italiani inoltre incomincia a sentire la necessità di “disintossicarsi”, almeno un po’, dall’uso dei social.

Diventa quindi importante per tutti, concludeva don Antonio, informarsi sulle potenzialità, ma anche sui rischi, che i social portano con sé e soprattutto conservare e curare le varie forme di relazione, di incontro, di comunicazione all’interno della famiglia e in tutto il contesto sociale.

L’intervento infine della psicologa, la dott.ssa Pignatale, ha presentato le più evidenti differenze fra il modello di famiglia presente nella nostra realtà italiana alcuni decenni fa e quello che ormai riguarda la stragrande maggioranza dei nostri contesti sociali. Si è passati da una realtà coesa, definita, a nuclei familiari eterogenei, poco delineabili e catalogabili, con evidenti ricadute sui rapporti fra generazioni e fra i componenti genitoriali. A ciò si aggiunge la prepotente entrata dei social che fa parte ormai della struttura cognitiva ed emotiva dei “nativi digitali” e alla quale le varie fasce di età si approcciano in maniera ampiamente diversa. Senza demonizzare questi mezzi di comunicazione, tuttavia, sottolineava la relatrice, è importante, soprattutto da parte dei genitori, conoscerne le potenzialità  nel formare le strutture cognitive ed emotive dei giovani, ma anche cercare di evitare i numerosi rischi cui sono esposti i giovani che ne fanno largo uso. Pertanto è compito , ma anche esercizio di genitorialità, evitare che i bambini, prima ancora che i ragazzi, usino i vari strumenti virtuali senza controllo, senza porre confini di tempo e di contenuti . Educare è una delle peculiarità che trova nella famiglia, prima ancora che nella scuola, la sua espressione, e questo richiede oggi, come in ogni tempo, una attenzione e una cura particolare .

Questo è ciò che in ogni tempo la società chiede alla famiglia, ma ad essa chiede anche di essere pronta ad adeguarsi alle nuove sfide che continuamente si pongono davanti ad essa , con mezzi nuovi, ma con la cura e l’amore di sempre.

Tracce

La politica dei ‘senza parola’

Foto Ansa-Avvenire
24 Feb 2025

di Emanuele Carrieri

Che lo stato di salute della democrazia non sia dei più floridi, e non soltanto in Italia di sicuro, è davanti agli occhi di tutti. Il tasso di credibilità delle istituzioni della democrazia rappresentativa è sempre più basso. C’è un aspetto specifico delle nostre democrazie: il nucleo di significati che girano intorno all’impegno, ossia patto, accordo, intesa, promessa, vincolo, obbligazione nel senso morale. È aumentata la avversione ad assumere e rispettare impegni e obbligazioni, a causa della propensione verso gli impegni che non impegnano e le promesse non vincolanti, revocabili, riformulabili e rinegoziabili. Non è altro che il declino della coerenza: non ci si sente legati a impegni assunti in quanto il flusso della storia modifica tutto, comprese le decisioni passate. Ciò appare molto umano, ma in realtà è una posizione che ha modificato, man mano nel tempo, ciò che era il carattere ferreo dell’impegno pattuito. Si assiste con impassibilità ai tanti cambiamenti di posizione dei politici, si elogia la rappacificazione nel caso dei peggiori tradimenti politici; si accetta l’idea del condono e anche del fatto che i debiti contratti si possono anche non pagare. E così scemano i patti, scadono gli impegni, tanto più quelli presi sulla parola. Quale parola? La parola, pure se appare così fuori moda ai tempi aeriformi del web, d’onore, la parola esigente, la parola che vincola, che suggella il patto, come il sigillo suggella la ceralacca quando prima che rassodi, la parola che nell’istante in cui è enunciata compie una azione, quella della promessa e dell’impegno. Fra le righe del suo discorso durante la visita ufficiale nel Montenegro, il presidente Mattarella ha ricordato il Memorandum di Budapest, siglato il 5 dicembre 1994: l’Ucraina rinunciò alle duemila testate nucleari rimaste sul territorio dai tempi dell’Urss, in cambio di un impegno della Russia a garantire la sua integrità territoriale condiviso dagli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. In base al negoziato, Stati Uniti, Regno Unito e Francia avrebbero dovuto intervenire contro la Russia dai tempi dell’annessione della Crimea. Ma non è il solo accordo che la Russia non ha rispettato, è solo il primo. Anche con il Trattato di Amicizia, Cooperazione e Partenariato del maggio 1997 la Russia aveva accettato di rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina riaffermando “la inviolabilità dei confini” fra i due paesi. È dell’agosto 2014 l’evento del “corridoio umanitario” di Ilovajsk: la Russia si era impegnata a lasciare che gli ucraini abbandonassero la città ormai circondata ma invece spararono uccidendo trecentosessanta soldati ucraini. Un’ulteriore violazione riguarda i protocolli di Minsk del 2014 e del 2015, per mettere fine al conflitto nel Donbass ma il 24 febbraio 2022, la Russia ha lanciato un’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Alla luce di tutto ciò, accadrebbe da dare ragione al presidente Zelensky: a furia di sentire la presentazione russa, quanto già detto è stato del tutto imboscato dalla propaganda del Cremlino. La verità è un’altra ed è immorale e impressionante. La gestione delle relazioni internazionali, per come è stata in questi ultimi anni, è in fase di smantellamento. Trump ha una sua idea di ordine mondiale, che risponde, essenzialmente, a un pragmatismo estremo che mette da parte qualsiasi questione di principio e perfino il diritto internazionale. Ad avvantaggiarsi di questa idea, ci sono gli interessi nazionali americani, di fronte ai quali Trump passa sopra a tutto, anche al ribaltamento dei piani in Ucraina, dove un Paese invaso e straziato, anziché essere protetto dal sedicente primo attore internazionale, dovrebbe accettare condizioni che avvantaggiano la Russia di Putin che, fino al 19 gennaio veniva vista, a ragione, come il nemico numero uno dell’Occidente e che adesso è considerato come un interlocutore con cui colloquiare in funzione anti cinese. Per contrastare lo spettro del Dragone, Trump sta passando sopra a tutto quello che l’Occidente ha significato finora: valori democratici, diritti, organizzazioni internazionali. Si torna a trattare bilateralmente, dove il pesce più piccolo è destinato a cedere. E invece è la dimostrazione che, con l’indebolimento delle democrazie e delle società liberali, ora il cattivo può passare dalla parte della ragione. È una china pericolosa, per due motivi. Il primo è che l’ordine mondiale rischia sempre più di essere retto da pochi attori e in modo sempre più muscolare, in cui, saltata ogni regola, diventa sempre più faticoso trovare un compromesso. Il secondo è che con la crisi delle democrazie e l’emergere delle democrature, non c’è un effetto elastico e quindi tornare allo status quo ante potrebbe essere in effetti impossibile. Occorre agire subito e l’unico soggetto politico che può provarci è l’Unione Europea, almeno in linea teorica. E, occorre farlo al più presto, perché il pericolo, grave, serio e preoccupante, è che le sorti di tanti paesi, l’avvenire di molti popoli, il futuro di troppe giovani generazioni finiscano nelle mani, nelle prodezze, nelle grinfie di questa gente. C’è da dormire preoccupati.

Sport

Una preghiera laica: il Taranto resta in prognosi riservata

foto G. Leva
24 Feb 2025

di Paolo Arrivo

Ore di angoscia e di speranza. Sono quelle vissute dalla comunità dei fedeli di tutto il mondo, stretta attorno a papa Bergoglio – ricoverato al Gemelli dal quattordici febbraio, Sua Santità è stato colpito anche da una lieve insufficienza renale. Decisamente meno importante è la partita per la vita che sta giocando il Taranto calcio. Un match comunque importante, se è vero e innegabile che lo sport è volano dell’economia del territorio. Lo è per la città che tra poco più di un anno ospiterà i Giochi del Mediterraneo. E in alcuna disciplina sportiva riesce a eccellere. Il peggio del peggio nel mondo del calcio: il Taranto continua a respirare grazie all’ossigeno ricevuto la scorsa settimana, quando Massimo Giove ha evitato la radiazione saldando gli stipendi e i contributi relativi ai mesi di ottobre e settembre.

Il calcio giocato

L’ultima umiliazione è stata il 7-0 rifilato dal Picerno nella 28esima giornata della serie C – girone C. Commentare queste partite farsa, fare la cronaca, diventa un’operazione dolorosa quanto pleonastica. La tifoseria è esasperata: i più sostengono che non abbia senso proseguire su questa strada. È come tenere una persona in stato vegetativo o in coma permanente. Ma noi abbiamo il dovere di coltivare la speranza: l’auspicio è di ripartire dalla serie D, nella prossima annata, per poi fare ritorno nel professionismo nel giro di due anni. Questo è il piano del presidente in pectore Rinaldo Zerbo. Intanto si continua a giocare. O meglio, gli avversari possono tenersi in allenamento affrontando quel che resta della squadra del Taranto. La prossima passeggiata sarà quella del Crotone sul neutro di Francavilla Fontana – il match è in programma sabato prossimo primo marzo alle ore 17.30. Guardando alle altre pugliesi che disputano regolarmente il campionato, va segnata la vittoria dell’Audace Cerignola che, espugnando anche il campo del Sorrento, ha consolidato il primato.

Un nuovo allenatore per risolvere la crisi del Taranto?

La domanda è retorica. È evidente che non è Pino Murgia il responsabile del fallimento del Taranto: lo stesso Zerbo, però, starebbe valutando la possibilità di esonerarlo. Ipotesi, però, non confermata dal diretto interessato. Il tecnico sardo non ha colpa per il proseguimento della striscia negativa o per la prestazione dei calciatori costretti a immolarsi in campo. Ma il suo atteggiamento, nella fattispecie alcune sue dichiarazioni rilasciate dopo la gara col Picerno, non sono piaciute a chi avrebbe pensato all’ennesimo cambio alla guida tecnica del Taranto. Mossa che non convincerebbe i supporter. Particolarmente quanti ritengono che la scelta migliore sarebbe staccare la spina a questa realtà, porre fine alla sofferenza accumulata. Perché questa condizione è lesiva della dignità di una intera cittadinanza. Verosimilmente altre dieci sconfitte sonore separano i rossoblu dalla fine di uno sciagurato campionato. La stagione dei record, che mai avremmo pensato di vivere, un anno fa, non è ancora terminata.

Amministrazione locale

Comune: si chiude l’era Melucci
Raccolte le firme: si vota a maggio

24 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Chiusa l’esperienza amministrativa di Rinaldo Melucci. La giunta comunale, che non ha più la maggioranza dopo le dimissioni di 17 consiglieri comunali, si scioglie assieme al consiglio comunale in tempo utile a garantire nuove elezioni in primavera, nella prima finestra utile. Le firme decisive sono state quelle degli 8 consiglieri di centrodestra e dei 7 di centrosinistra cui si sono aggiunti i consiglieri Patano (che spiega in una nota la sua scelta) e Mele. Mentre tra i firmatari manca Carmen Casula, che firmò lo scorso anno. Il dato comunque era ormai acquisito. Melucci, di conseguenza, decade anche dalla carica di presidente della Provincia.

Uscita di scena

A circa due anni e mezzo dalla rielezione quasi plebiscitaria, il sindaco esce di scena, dopo aver inanellato una serie interminabile di errori politici e di ripensamenti. Una condizione, questa, che forse chiarisce, una volta per tutte, che gli incarichi amministrativi non si possono improvvisare. E che il ricorso alla cosiddetta “società civile” può integrare ma non sostituire la politica. Questo lo aveva già dimostrato ampiamente il decennio a guida Stefano, che non aveva certo lasciato il segno ma solo il desiderio di cambiare strada. Invece otto anni fa la scelta era ricaduta nuovamente su un rappresentante dell’imprenditoria, quasi del tutto sconosciuto alla città. Ma non dimentichiamo che la scelta fu operata dai partiti e che Melucci, pur non essendo mai stato molto amato di suoi elettori, come hanno documentato le graduatorie di gradimento, è stato ricandidato e rieletto grazie a una coalizione molto ampia ma ugualmente raccogliticcia. Fatta da sigle che in questi due anni sono state stravolte, rimasticate, persino sparite.

Primi bilanci

È presto per fare bilanci consuntivi di sette anni a guida Melucci. Ma possiamo dire che essi sono stati caratterizzati da molti, forse troppi progetti, che però hanno prodotto risultati molto parziali. Anni soprattutto caratterizzati da una litigiosità eccessiva, che poi ha prodotto un vorticoso quanto irrazionale valzer di assessori. Favorito anche dalla legge Bassanini che regolamenta gli enti locali, rivelatasi sbagliata in molti punti, soprattutto laddove trasforma il sindaco in un podestà.

Ricordiamo le candidature di Taranto a capitale di varie manifestazioni, tutte fallimentari perché mal poste; il profluvio di festival che non hanno sollevato il tenore culturale della città (vedansi anche in questo caso le graduatorie per la qualità della vita) ma solo sprecato soldi. Eventi costosissimi e dannosi per le casse pubbliche, come il SailGP e nulli produttivamente. Progetti urbanistici e trasportistici fuori misura e che non tengono conto della contrazione continua del numero degli abitanti. L’isolamento politico nel panorama nazionale. E che dire dei Giochi del Mediterraneo che Taranto ottenne ormai tanti anni fa solo perché era l’unica candidata? Poteva servire almeno a creare nuovi impianti sportivi, ma anche questo risultato appare ormai ridimensionato, a poco più di un anno dall’evento previsto per il 2026. E ora starebbero per arrivare a Taranto grandi finanziamenti, che richiedono una adeguata capacità di speso. Che Taranto, già dalla Vertenza anni ’70, non ha mai avuto.

Verso il voto

Cosa accadrà adesso? Il tempo ormai stringe se, come pare, si voterà la prima domenica di maggio, ma è ancora sufficiente per evitare scelte raffazzonate.

Si fanno già alcuni nomi di candidati alla poltrona di primo cittadino, almeno per quel che riguarda il centrosinistra. Tra loro ci sono il consigliere regionale Enzo Di Gregorio, il consigliere comunale Gianni Liviano, l’ex assessore Mattia Giorno, l’ex presidente del consiglio comunale Piero Bitetti, ma non mancano, tra i nomi che girano, le donne, tra le quali Anna Tacente. Tutto da definire per il centrodestra, che nelle ultime tornate non ha mai presentato un candidato appetibile per l’elettorato.

Commenti

“Vorrei – ci dice il consigliere Di Gregorio – per prima cosa ricordare, in questa occasione, il compianto Massimo Battista, che l’anno scorso fu tra i promotori del primo tentativo, poi vanificato, di far cadere la giunta”. Quando gli chiediamo come si sceglierà il candidato sindaco ci dire: “Dovremo scegliere presto, ma quello che è certo è che dovrà essere un candidato che ha un trascorso politico. I rappresentanti presi dalla cosiddetta società civile non hanno dato buoni frutti e bisogna cambiare decisamente strada”.

“Una riflessione va avviata subito” dichiara Gianni Liviano, che è stato da sempre uno dei più attivi a chiedere la conclusione di questa consigliatura. Proprio lui, come Di Gregorio, è indicato come uno dei papabili alla poltrona di sindaco. Ma per ora si schernisce: “Non so… Potrebbe anche accadere – ci dice – ma per ora è troppo presto per parlarne. Anche se i tempi restano stretti”.

Anche per Luca Contrario capogruppo Pd è il momento di tornare alle appartenenze politiche. “Basta col profluvio di cartelli e sigle camaleontiche – ci dice – bisogna tornare ai partiti che nel centrosinistra condividono la stessa linea, dal Pd ai 5Stelle, da Verdi e Sinistra a Con, individuando quanto prima il candidato giusto”. Anche attraverso le primarie? “I tempi sono strettissimi. Ma si potrebbe tentare”.

Ricorrenze

Alla Santa Rita, celebrazione eucaristica dell’arcivescovo Miniero nel ricordo di don Giussani

24 Feb 2025

Nel ventesimo anniversario della salita al Cielo di don Luigi Giussani e nel quarantatreesimo anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, il parroco mons. Gino Romanazzi e la medesima fraternità invitano i tarantini a partecipare martedì 25 febbraio alle ore 20 nella parrocchia di Santa Rita alla santa messa che sarà presieduta dell’arcivescovo metropolita mons. Ciro Miniero.

 

Angelus

La domenica del Papa – Non abbiate paura di rischiare l’amore

foto Marco Calvarese-Sir
24 Feb 2025

di Fabio Zavattaro

Seconda domenica con papa Francesco ricoverato al Gemelli, e con i fedeli in preghiera all’ospedale romano e in piazza San Pietro. Domenica con una vena di preoccupazione in più dopo le notizie sulle condizioni di salute del vescovo di Roma diffuse nella serata di sabato.
Così, nel testo dell’angelus, Francesco scrive di proseguire “fiducioso il ricovero al policlinico Gemelli, portando avanti le cure necessarie, e anche il riposo fa parte della terapia”. Quindi una parola per medici e operatori sanitari per “l’attenzione che mi stanno dimostrando e per la dedizione con cui svolgono il loro servizio tra le persone malate”. E ringrazia per i messaggi di affetto ricevuti, per la “vicinanza e le preghiere di conforto” venuti da tutto il mondo, e si dice “particolarmente colpito” per le lettere e i disegni dei bambini”. Un Papa che non dimentica nemmeno il terzo anniversario, lunedì 24 febbraio, della guerra “su larga scala contro l’Ucraina: una ricorrenza dolorosa e vergognosa per l’intera umanità” Non solo rinnova la sua “vicinanza al martoriato popolo ucraino”, ma non dimentica gli altri scenari di guerra e invita “a ricordare le vittime di tutti i conflitti armati e a pregare per il dono della pace in Palestina, in Israele e in tutto il Medio Oriente, in Myanmar, nel Kivu e in Sudan”.
Domenica dedicata alle celebrazioni per il Giubileo dei diaconi. All’angelus il pontefice chiede loro di svolgere il loro servizio di annuncio della parola e di servizio alla carità “con parole e opere, portando l’amore e la misericordia di Dio a tutti”. E li esorta a essere “segno di un amore che abbraccia tutti, che trasforma il male in bene e genera un mondo fraterno. Non abbiate paura di rischiare l’amore”.
Nella basilica vaticana è monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, che celebra messa e legge l’omelia preparata da Francesco: “benché in un letto d’ospedale, lo sentiamo vicino a noi, presente in mezzo a noi – dice mons. Fisichella – e questo ci obbliga a rendere ancora più forte e più intensa la nostra preghiera perché il Signore lo assista nel momento della prova e della malattia”.
Omelia nella quale Francesco ha riflettuto sul brano del Vangelo di Luca – la rinuncia alla vendetta e alla violenza e l’amore per i propri nemici – proponendo ai diaconi la parola gratuità che coniuga sotto tre aspetti: il perdono, il servizio disinteressato e la comunione. Subito il perdono, “compito essenziale del diacono” che va nelle periferie del mondo là dove c’è “una sorella o un fratello feriti nell’anima”; il perdono è elemento “indispensabile per ogni cammino ecclesiale e condizione per ogni convivenza umana”. Per crescere insieme “condividendo luci e ombre, successi e fallimenti”, bisogna saper perdonare e chiedere perdono. La prima parola di Gesù sulla croce è “la richiesta di perdono” scrive Benedetto XVI nel libro Gesù di Nazareth; il Signore “non conosce alcun odio. Non grida vendetta. Implora il perdono per quanti lo mettono in croce”. È “Dio ricco di misericordia” per Giovanni Paolo II.
Lo sguardo di Francesco si sposta anche sull’oggi di un mondo segnato dalla violenza, perché in un modo in cui per gli avversari “c’è solo odio è un mondo senza speranza, senza futuro, destinato ad essere dilaniato da guerre, divisioni e vendette senza fine”. Perdonare vuol dire preparare al futuro una casa accogliente, sicura, in noi e nelle nostre comunità”.
Quindi il servizio disinteressato che per il diacono “non è un aspetto accessorio del suo agire, ma una dimensione sostanziale del suo essere”. E, infine, la gratuità come fonte di comunione: “dare senza chiedere nulla in cambio unisce, crea legami, perché esprime e alimenta uno stare insieme che non ha altro fine se non il dono di sé e il bene delle persone”.
Una missione, afferma ancora il vescovo di Roma, che “vi prende dalla società per immettervi nuovamente in essa e renderla sempre più un luogo accogliente e aperto a tutti, è una delle espressioni più belle di una Chiesa sinodale e in uscita”.

Francesco

Decima notte al Gemelli per papa Francesco: “La notte è trascorsa bene. Il Papa ha dormito e sta riposando”

foto Vatican media-Sir
24 Feb 2025

“La notte è trascorsa bene. Il Papa ha dormito e sta riposando”. Lo fa sapere la sala stampa della Santa sede, a proposito delle condizioni di salute del pontefice, dopo la decima notte trascorsa al policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale. L’ultimo bollettino medico, risalente a ieri sera, parlava di condizioni critiche e di prognosi ancora riservata, con l’insorgere di una lieve insufficienza renale.

Ricorrenze

Alla Santa Rita, celebrazione eucaristica dell’arcivescovo Miniero nel ricordo di don Giussani

24 Feb 2025

Nel ventesimo anniversario della salita al Cielo di don Luigi Giussani e nel quarantatreesimo anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, il parroco mons. Gino Romanazzi e la medesima fraternità invitano i tarantini a partecipare martedì 25 febbraio alle ore 20 nella parrocchia di Santa Rita alla santa messa che sarà presieduta dell’arcivescovo metropolita mons. Ciro Miniero.

 

Francesco

Il bollettino medico di papa Francesco dal Gemelli: “È insorta un’insufficienza renale. Le condizioni sono critiche”

foto Marco Calvarese-Sir
23 Feb 2025

“Insufficienza renale”: è questo il dato nuovo del bollettino medico di stasera, che riferisce delle condizioni di salute di papa Francesco al nono giorno di degenza al policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale.
“Le condizioni del Santo padre permangono critiche; tuttavia da ieri sera non ha presentato ulteriori crisi respiratorie – rende noto la sala stampa della Santa sede -. Ha effettuato le due unità di emazie concentrate con beneficio e con risalita del valore di emoglobina. Stabile è rimasta la piastrinopenia; tuttavia, alcuni esami sanguigni dimostrano un’iniziale, lieve insufficienza renale, allo stato sotto controllo. Prosegue l’ossigenoterapia ad alti flussi attraverso le cannule nasali. Il pontefice continua ad essere vigile e ben orientato. La complessità del quadro clinico e l’attesa necessaria affinché le terapie farmacologiche possano dare qualche riscontro impongono che la prognosi resti riservata”, la conclusione del bollettino, in cui si rende noto inoltre che il Papa “nel corso della mattina, nell’appartamento allestito al decimo piano, ha partecipato alla santa messa, insieme a quanti in questi giorni di degenza si prendono cura di lui”.

Visite guidate

Sabato 22, la ‘Notte della Taranto sotterranea’

21 Feb 2025

di Angelo Diofano

‘Notte della Taranto sotterranea’ è il nuovo appuntamento proposto da Taranto Grand Tour che si terrà sabato 22 febbraio, con visite guidate a insediamenti archeologici questa volta oltre la città vecchia, a poca distanza l’uno dall’altro, agevolmente raggiungibili in autonomia. Il tutto, con un ticket unico di 8 euro (gratis per i bambini fino a sette anni). Ecco l’elenco dei siti, che saranno aperti dalle ore 18 alle 24: 𝙉𝙚𝙘𝙧𝙤𝙥𝙤𝙡𝙞 𝙜𝙧𝙚𝙘𝙖 𝙞𝙣 𝙫𝙞𝙖 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚; 𝙏𝙤𝙢𝙗𝙖 𝙖 𝙘𝙖𝙢𝙚𝙧𝙖𝙙𝙞𝙥𝙞𝙣𝙩𝙖 𝙞𝙣 𝙫𝙞𝙖 𝙋𝙞𝙤 𝙓𝙄𝙄; 𝘾𝙧𝙞𝙥𝙩𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙍𝙚𝙙𝙚𝙣𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙞𝙣 𝙫𝙞𝙖 𝙏𝙚𝙧𝙣𝙞; 𝙏𝙤𝙢𝙗𝙖 𝙖 𝙦𝙪𝙖𝙩𝙩𝙧𝙤 𝙘𝙖𝙢𝙚𝙧𝙚 𝙞𝙣 𝙫𝙞𝙖 𝙋𝙖𝙨𝙪𝙗𝙞𝙤.
Sarà un viaggio alla scoperta dei tesori nascosti della nostra città e dei suoi segreti millenari, dove storia e mistero si intrecciano in un’esperienza unica, fra tombe, antichi rituali, luoghi di culto ricchi di fascino e spiritualità ed affreschi che testimoniano una storia antichissima

Il ticket potrà essere acquistato on line attraverso il sito https://bit.ly/3Q6hXwi oppure all’ingresso della necropoli di via Marche nel corso della serata; a causa della conformazione dei luoghi, sono fruibili da parte di disabili motori solo i siti di via Marche e via Pasubio

Ad arricchire la serata, saranno possibili degustazioni di vini (bianco, rosato e rosso) di 𝑪𝒂𝒏𝒕𝒊𝒏𝒆 𝑷𝒂𝒍𝒎𝒊𝒆𝒓𝒊 (un calice €4,00 o tre calici €10) accompagnati da tarallini artigianali di 𝑭𝒐𝒓𝒏𝒆𝒓𝒊𝒂 𝑫𝒐𝒓𝒐 per un connubio perfetto tra storia e sapori

L’evento è organizzato dall’ATI Taranto Sotterranea, composta dalle 𝑺𝒐𝒄. 𝑪𝒐𝒐𝒑. 𝑴𝒖𝒔𝒆𝒊𝒐𝒏 e 𝑷𝒐𝒍𝒊𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐, firmatarie dell’accordo di partenariato con 𝑪𝒐𝒎𝒖𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝑻𝒂r𝒂𝒏𝒕𝒐 e 𝑺𝒐𝒑𝒓𝒊𝒏𝒕𝒆𝒏𝒅𝒆𝒏𝒛𝒂 n𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 per il patrimonio subacqueo, con la partecipazione ed il sostegno di 𝑪𝒐𝒏𝒇𝒄𝒐𝒎𝒎𝒆𝒓𝒄𝒊𝒐 𝑻𝒂𝒓𝒂𝒏𝒕𝒐.

“L’apertura al pubblico dei siti archeologici nel quartiere Italia Montegranaro rappresenta un’iniziativa di grande valore che merita il nostro plauso- commenta Giuseppe Spadafino, coordinatore delle delegazioni territoriali di Confcommercio- i siti archeologici, sono attrattori turistici di primo piano, capaci di generare un flusso di visitatori che va a beneficio di tutte le attività commerciali del quartiere. Un turista interessato all’archeologia sarà più propenso a fermarsi nei negozi e nelle altre attività commerciali della zona, contribuendo così allo sviluppo economico del territorio. Stiamo lavorando per creare percorsi di collaborazione tra le nostre attività e l’ATI Taranto sotterranea, che potrebbero concretizzarsi in iniziative strutturali da realizzare a breve”.

Per informazioni, tel. 𝟑𝟕𝟗𝟐𝟗𝟑𝟓𝟗𝟗𝟏 – 𝟑𝟖𝟖𝟕𝟖𝟒𝟖𝟑𝟕𝟏 – 𝟑𝟑𝟖𝟖𝟓𝟐𝟒𝟒𝟎𝟗.