Diocesi

Nuova collocazione dei Santi Medici, nel santuario in città vecchia

foto ND
21 Feb 2025

di Angelo Diofano

Grande commozione ha suscitato nei numerosi presenti giovedì sera nel santuario di Santa Maria di Costantinopoli (in città vecchia) la cerimonia di inaugurazione della nuova collocazione delle statue dei Santi Medici, Cosma e Damiano. Queste ultime, infatti, sono state posizionate in alto sull’altare santuario, in una teca dai colori chiari, che altro non è che quella che precedentemente le ospitava a lato del presbiterio, ora opportunamente restaurata e meglio disposta. I simulacri, portati in processione per i vicoli ogni 26 settembre, hanno come sfondo dei panneggi bianchi, che presto saranno sostituiti da un fondale con i colori maggiormente idonei.

Desta curiosità, nei pressi dell’altare, il ritorno della tela bifronte, restaurata oltre vent’anni fa, raffigurante da un lato la Madonna di Costantinopoli e dell’altro la stessa Vergine accompagnata dai ‘nostri’ santi.
Il tutto si deve all’impegno della confraternita di Santa Maria di Costantinopoli (commissario arcivescovile, cav. Antonio Gigante) e alla generosità di numerosi benefattori.
La chiesa è stata inoltre arricchita dalla statua della Madonna di Lourdes, proveniente dalla cappella del Santissimo Sacramento della basilica cattedrale, e dalla croce astile in legno, realizzata ad Ortisei, dono personale di mons. Emanuele Ferro, parroco della città vecchia. Quest’ultimo, dopo la benedizione alle immagini, ha poi celebrato la santa messa, sottolineando nell’omelia come la chiesetta, sebbene priva di un certo pregio artistico, ha una storia di pellegrinaggi e miracoli attestata dai numerosi ex voto, insieme a biglietti di ringraziamento, targhe e fotografie di persone beneficate dai santi.

La data di costruzione del tempio di via Di Mezzo è incerta e senz’altro è posteriore al decimo secolo dopo la ricostruzione della città ad opera dei bizantini. Inizialmente la chiesetta – ha spiegato don Emanuele – era costituita da un’umile stanzetta di una casa, assumendo le dimensioni attuali grazie all’inglobamento di vicine abitazioni, effettuata a partire dal 1500, come risulta dai verbali della visita dell’arcivescovo mons. Lelio Brancaccio. Nonostante questo, il santuario mantiene un certo fascino che avvertono anche i visitatori da altre città, quasi visibilmente depositario della memoria storica dei tarantini. La chiesetta, ha ricordato il celebrante, sin dalla riapertura, nel 2020, ha mantenuto il suo ruolo di presidio di legalità di propulsore di fede in una zona fra le più nascoste dell’Isola.

Al termine della celebrazione i presenti hanno partecipato un momento di convivialità nell’attiguo largo Fuggetti, degustando zeppole e chiacchiere di Carnevale.

Sport

Aspettando Sinner, alla scoperta di Mattia Bellucci

21 Feb 2025

di Paolo Arrivo

Per tre mesi dovremo fare a meno del numero uno del tennis mondiale. Perché la vicenda Clostebol si è chiusa con la squalifica per Jannik Sinner – il male minore, auspicato dai suoi fan. Il digiuno dalle competizioni di quello che è il primo italiano per titoli Slam conquistati, capace di catalizzare su di sé l’attenzione globale, può essere occasione per accendere i riflettori sugli altri azzurri che promettono bene in questa stagione. Oltre ai soliti noti (da Lorenzo Sonego a Musetti, da Matteo Berrettini ad Arnaldi passando per Luca Nardi), il nome più interessante è quello di Mattia Bellucci, che abbiamo visto protagonista all’Atp di Rotterdam, dove ha raggiunto la semifinale. Le precedenti vittorie su Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas avevano fatto rumore. Successi che non sono frutto del caso.

IL TENNIS DI MATTIA BELLUCCI- È un mancino. E questo è sufficiente per destabilizzare chiunque si trovi dall’altra parte del campo: sa essere imprevedibile, e bello da vedersi, Mattia Bellucci. Il suo tennis è sfrontato e offensivo. Insomma, sa distinguersi dai tennisti fotocopia che giocano solo da fondo campo aspettando l’errore dell’avversario. Non a caso, i suoi grandi modelli di riferimento sono Andre Agassi e John McEnroe. Anche se il primo ha rivoluzionato il tennis prendendo a giocare proprio da fondo campo spezzando la monotonia del serve and volley.

Il tennis dell’italiano, fresco e originale, è frutto di una lunga attività: ha cominciato a giocare quando aveva solamente 4 anni. A mettergli la racchetta in mano ci ha pensato papà Fabrizio. Che è maestro nazionale, e lo ha cresciuto tennisticamente a Castellanza. Sarà orgoglioso, ora, di vederlo competere con i più grandi tennisti del mondo. I capelli avvolti in una fascia, faccia da duro, da sudamericano, il look e lo stile di colui che ha raggiunto la 68esima posizione del ranking Atp sono destinati a lasciare un segno nel panorama internazionale. E naturalmente un posto nel cuore della tifoseria italiana, se sarà capace di farsi apprezzare anche sul piano umano.

IL NUOVO SINNER- Il paragone è azzardato. O meglio, inappropriato, perché “il nuovo Sinner”, come lo hanno definito alcuni media italiani, ha in comune con Jannik soltanto l’età: 23 anni. Per il resto si tratta di due tennisti con caratteristiche completamente diverse. Fuori e dentro il campo.Rotterdam è stato il torneo della consacrazione. Ma già lo scorso anno Mattia Bellucci è riuscito a ottenere risultati importanti, prendendo parte ai tornei dello Slam. Ovvero superando le qualificazioni agli Us Open, al Roland Garros e a Wimbledon. Così a novembre è entrato nei top 100. Ma sa fare molto meglio, evidentemente. Se è stato capace di sconfiggere in successione due top 10, Tsitsipas e Medvedev. Soprattutto sembra aver trovato la continuità.

Dove potrà arrivare il tennista di Busto Arsizio? Al netto dei risultati, legati a fattori imprevedibili (nella carriera di un atleta, anche la fortuna gioca un ruolo determinante), certamente potrà farci divertire, di qui ai prossimi anni. E magari riuscirà a spezzare la monocultura Jannikiana. Con l’auspicio che lo stesso Sinner possa tornare più forte e più vincente di dove lo avevamo lasciato.

Diocesi

Martina Franca, le Quarantore alla Cristo Re

21 Feb 2025

di Angelo Diofano

Da lunedì 24 a mercoledì 26 febbraio, nella chiesa parrocchiale di Cristo Re a Martina Franca a cura dei frati francescani minori, si svolgeranno le solenni Quarantore. “Questo evento – ha spiegato il parroco, fra Paolo Lomartire – rappresenta un’importante opportunità per tutti noi di stare davanti all’eucarestia per riconoscerne la presenza viva ed efficace del Signore Gesù. Sarà un momento prezioso per rinvigorire la nostra fede e rafforzare i legami all’interno della nostra comunità”.

Ogni giorno il programma prevede alle ore 7.45, lodi mattutine;

alle ore 8, santa messa e a seguire esposizione del Santissimo Sacramento con adorazione continua silenziosa;

alle ore 18.15, rosario eucaristico;

alle ore 19, vespro solenne con predicazione di don Francesco Tenna, parroco allo Spirito Santo (Taranto).

 

Francesco

Ottavo giorno di papa Francesco al Gemelli: “Notte trascorsa bene, si è alzato e ha fatto colazione”

foto Marco Calvarese-Sir
21 Feb 2025

“La notte è trascorsa bene”: o fa sapere la sala stampa della Santa sede, commentando le condizioni di salute di papa Francesco, ricoverato al policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale. “Il pontefice si è alzato e ha fatto colazione”, le prime informazioni sull’ottavo giorno di degenza nell’appartamento al decimo piano del nosocomio romano.

Reliquie in diocesi

La reliquia di San Giovanni Paolo II a Torricella

21 Feb 2025

Domenica 23 febbraio alle ore 17.30 Torricella, a cura della parrocchia di San Marco Evangelista (guidata da don Antonio Quaranta), accoglierà la reliquia di San Giovanni Paolo II, dopo la tappa di Martina Franca nella parrocchia della Santa Famiglia. Si tratta di un pezzettino di stoffa della maglietta insanguinata indossata da papa Wojtyla il giorno dell’attentato avvenuto il 13 maggio del 1981 in piazza San Pietro.
L’evento si svolge in collaborazione con la Rete delle città marciane e dell’Associazione nazionale delle città del Santissimo Crocifisso, di cui sono assistenti ecclesiastici lo stesso don Antonio Quaranta e mons. Pasquale Morelli.

La reliquia sarà esposta alla venerazione dei fedeli nella chiesa della Santissima Trinità fino a martedì 25 febbraio, per poi essere portata nel pomeriggio a Mesagne.

 

Diocesi

Don Massimo Caramia, l’angelo dei marittimi

20 Feb 2025

Sull’attività trentennale di don Massimo Caramia a servizio dei marittimi al porto mercantile, ecco una testimonianza di Marisa Metrangolo, presidente dell’“Apostolato del mare’:
“Don Massimo Caramia ha cominciato il suo servizio in favore dei marittimi trent’anni fa, prima da semplice volontario poi da diacono e infine da sacerdote.
Durante la mia presidenza alla Stella Maris, l’arcivescovo mons. Benigno Luigi Papa lo nominò cappellano dell’opera da me presieduta e del porto mercantile. Iniziò la sua attività un po’ in sordina, venendo qualche volta la settimana,  fino a quando, constatata la necessità,  fu presente tutti i giorni. Tuttora è sulle navi in ogni momento, in aiuto alle esigenze dei marittimi delle più svariate nazionalità, al quale si rivolgono telefonicamente durante la navigazione, prima ancora di giungere in rada. Ognuno, infatti, è in possesso del suo recapito telefonico, che lui concede senza problemi ogni volta che effettua la visita  a bordo. Per tutto questo la  ‘Stella Maris – Apostolato del mare’, che è la presenza della Chiesa nel porto, assieme alla Migrantes diocesana, lo ringrazia di vero cuore.

Ciò che lo motiva in questo impegno è soprattutto il portare la parola della gioia del vangelo agli ultimi, che sono i componenti degli equipaggi delle navi mercantili.  Sono gli ultimi degli ultimi, nessuno li conosce, vengono chiamati ‘i fantasmi del mare’ perché nessuno li vede scendere dalle navi e camminano per le strade: nessuno li  riconosce. Sono stranieri in ogni porto, sono di nazionalità, di cultura e religioni diverse, ma tutti però parlano l’inglese che don Massimo parla molto bene, come lo spagnolo l’albanese e un po’ delle altre lingue. Celebra la messa a bordo su tutte le navi,  chiedendo preventivamente  ai comandanti ed equipaggi se lo desiderano. La santa messa sulle navi è graditissima ai filippini, che sono molto credenti e che vorrebbero sempre partecipare alla celebrazione domenicale in chiesa ma non possono perché sono sempre in navigazione. 

La sua dedizione è totale, non si risparmia mai e non lo ferma nessuna difficoltà, che siano malattia o avversità della vita. Il giorno di Natale  e quello di Pasqua lo si può sempre trovare a bordo di una nave che sta celebrando l’Eucarestia.

Qualsiasi sia la richiesta di un marittimo (dal medicinale al semplice desiderio di una cioccolata) don Massimo si mette a disposizione, immedesimandosi nel bisogno di quella persona lontana dalla famiglia.

Nessuno conosce veramente e realmente tutto ciò che don Massimo compie per il bene degli ultimi, dei poveri, degli emarginati, dei senza tetto della stazione, dei carcerati, dei drogati, accogliendo nella propria casa chiunque è nel bisogno, trovando le energie necessarie nel compiere tutto ciò nella preghiera incessante e nell’eucarestia, sua forza vitale”.

Rigenerazione sociale

Povertà educativa: i progetti finanziati dal Fondo negli ultimi 8 anni

20 Feb 2025

Creare una comunità educante a Bologna. Realizzare un innovativo servizio educativo che accoglie 24 bambini di 12/36 mesi e 25 bambini di 3-5 anni, a Padova. E, ancora, i corsi di acquaticità gratuiti in favore di minori disabili, bes e dsa, in una piscina di Taranto. Sono alcuni dei progetti che l’impresa sociale Con i bambini, soggetto attuatore del ‘Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile’, ha sostenuto negli ultimi otto anni generando un impatto significativo su diverse realtà italiane. Progetti che si sono concentrati su temi come l’inclusione sociale, la prevenzione dell’abbandono scolastico, il rafforzamento delle competenze educative e l’offerta di opportunità di crescita culturale e sociale. L’attenzione si è focalizza anche su educazione alla cittadinanza e alle competenze sociali: con percorsi che promuovono la partecipazione attiva, la responsabilità civica e la solidarietà tra i giovani. E, ancora, sostegno a bambini e ragazzi con disabilità, con iniziative che garantiscono loro pari opportunità di apprendimento e socializzazione, ma anche educazione ambientale e sostenibilità per sensibilizzare le nuove generazioni riguardo le sfide globali e locali.

Il progetto “Fa.Ce.” ha creato comunità educanti che coinvolgano non solo le scuole, ma anche le famiglie, le istituzioni locali e le realtà del terzo settore. Si è svolto mettendo in rete Reggio Emilia, Napoli, Palermo e Teramo. E ha permesso di rafforzare la rete educativa in territori vulnerabili, garantendo il sostegno alle famiglie e migliorando la qualità dell’offerta educativa per i bambini e i ragazzi. Il progetto ha avuto come focus anche il contrasto all’abbandono scolastico e il potenziamento delle competenze socio-emotive degli studenti. Un’altra iniziativa ha permesso la realizzazione di “Laboratori di cittadinanza attiva” per promuovere la partecipazione dei ragazzi alla vita civica e sociale. Con attività di formazione e sensibilizzazione, l’iniziativa ha permesso di inserire i giovani in percorsi di cittadinanza attiva, educandoli alla responsabilità sociale e alla cura della comunità. Gli studenti coinvolti hanno potuto apprendere, attraverso esperienze pratiche, i valori di solidarietà e cooperazione, sviluppando competenze utili per la loro crescita personale e sociale.

“Generazioni in gioco” ha coinvolto diverse scuole e centri educativi in Italia, con l’obiettivo di offrire opportunità di apprendimento ludico e creativo per bambini e adolescenti provenienti da contesti di povertà educativa. Ha promosso attività di gioco, laboratori e percorsi didattici che hanno stimolato lo sviluppo delle competenze cognitive e sociali dei partecipanti, contrastando la solitudine e la marginalizzazione. “Crescere insieme” nell’isola di Elba ha creato una vera e propria carovana dedicata all’ascolto e alla mappatura dell’esistente con 7 “pali dell’ascolto” e 7 incontri aperti nelle scuole con spazi e iniziative dedicati alle famiglie e ai ragazzi con l’obiettivo finale di costruire una mappa cartacea e mappa interattiva.

“Insieme per crescere”, invece, ha permesso di sperimentare un modello di servizio a “bassa soglia” per l’infanzia che, attraverso l’adozione di un approccio educativo basato sulla pedagogia del desiderio e integrato all’avvicinamento precoce alle discipline STEAM, intende favorire la partecipazione delle famiglie vulnerabili alla rete dei servizi educativi e sociali. Nei territori di Cardito (Napoli), Cosenza, Piombino (Livorno) e Bologna sono stati attivati quattro spazi educativi per accogliere circa 30 bambini in fascia 0-6 per 20 ore settimanali in servizi con custodia che prevedono attività diversificate per la fascia 0-3 anni (laboratori musicali, psicomotricità, laboratori di lettura, ecc.) e 3-6 anni (esperienze dirette in musei, biblioteche, tinkering, digitale, robotica), con il coinvolgimento, per alcune attività, dei genitori. In ciascuno spazio educativo è stata coinvolta un’équipe composta da pedagogisti, psicologi, counsellor, atelieristi, mediatori familiari e culturali per azioni di sostegno alla genitorialità. Per facilitare l’aggancio delle famiglie più vulnerabili, oltre alle azioni di promozione del progetto, è stata prevista l’attivazione di punti educativi itineranti presso parchi pubblici, giardini, piazze, spazi di prossimità, in cui genitori con bambini in fascia 0-6 possano trovare accoglienza, ascolto e supporto informale da parte dell’équipe.

Altri progetti hanno coinvolto bambini e adolescenti in attività di educazione alla cittadinanza globale e alla responsabilità sociale, mettendo a fuoco la sostenibilità ambientale e l’educazione alla cittadinanza ecologica. Attraverso laboratori pratici e attività sul territorio, le iniziative progettuali hanno insegnato ai giovani come affrontare le sfide globali legate al cambiamento climatico, incentivando l’adozione di comportamenti più sostenibili e responsabili. In buona sostanza, i progetti finanziati dall’impresa sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il Contrasto alla Povertà Educativa, hanno testimoniato come sia possibile, anche in contesti di difficoltà, investire nell’educazione come leva per un cambiamento positivo. Ogni iniziativa supportata ha perseguito l’obiettivo di non solo a migliorare le opportunità educative dei giovani, ma anche di costruire comunità più coese, inclusive e capaci di affrontare le sfide del futuro con maggiore resilienza e solidarietà. Lo sguardo è stato rivolto non solo ai bisogni immediati, ma anche a un futuro più equo e sostenibile per tutti.

Archeologia

Penelope: la grande mostra al MarTa Ne parliamo con Stella Falzone

20 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Il prossimo 8 marzo sarà un’occasione privilegiata, per Taranto, per dare alla festa della donna un sapore particolare, intriso nella bellezza e nella storia.

Si inaugura, infatti, in quella data, la tappa tarantina della grande mostra su Penelope che nelle scorse settimane è stata allestita a Roma, nel Parco archeologico del Colosseo: Tempio di Romolo (Foro Romano) e Uccelliere farnesiane (Palatino). La mostra, curata da Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni si propone di ripercorrere il mito e la fortuna della figura di Penelope attraverso i secoli e fino ai nostri giorni, partendo dalla remota età in cui affondano i poemi omerici, e seguendo nel tempo due tradizioni ugualmente potenti: quella letteraria e quella legata alla rap presentazione visiva e iconografica.

Agli scavi archeologici al Palatino ha lavorato per molti anni l’archeologa Stella Falzone, che da qualche mese è la direttrice del MarTa, il Museo archeologico nazionale di Taranto. Abbiamo colto l’occasione per intervistarla.

Come valuta il ruolo del Museo rispetto alla cultura e alla vita cittadina di Taranto?

Questa è una sensazione fortissima che ho avuto da subito e che si conferma tutti i giorni: il Museo riveste un ruolo fondamentale. Lo è stato dall’inizio sia per la funzione di tutela a cui mi sono riferita, sia per le attività divulgative. Insomma: noi siamo un collettore del passato della città e del territorio ma non abbiamo un ruolo passivo, nel senso che non siamo solo i custodi. Il nostro compito, e che io mi impegno a svolgere, è di riposizionare il Museo all’interno di una mission culturale, che vuole muovere da esso ed entrare nel territorio. Attraverso iniziative, partecipazioni, presentazioni creare quel tessuto connettivo che gli dia senso. Perché non vive per se stesso ma è in funzione dei visitatori e del ruolo educativo che riveste.

Quindi, per me è molto importante che riscopra la dimensione di centro propulsivo di idee, di dibattiti, di discussioni e che offra sempre di più i percorsi consapevoli di una collezione e sempre più accessibili, in termini non solo fisici ma anche cognitivi. Dobbiamo rendere accessibili il Museo e i suoi contenuti

Ecco. Il Museo, a parte della sua fondazione, ha avuto diversi allestimenti funzionali alle strategie del momento. L’attuale allestimento, che ha poco più di quindici anni, risponde all’idea di percorso storico. In passato, invece, si esaltavano le tipologie di reperto dando molto spazio agli “Ori”. Si è molto discusso dell’allestimento attuale. Ritiene che il percorso espositivo attuale è sempre valido?

Sì. il Museo così com’è è la creazione di grandi studiosi che hanno saputo restituire, anche attraverso la collezione, la storia della città. Il nostro percorso all’interno del Museo non è concepito per oggetti o per tesori. Questi ci sono e certamente focalizzano l’attenzione del visitatore, però noi dobbiamo restituire il reperto all’interno di una dinamica e di un dinamismo storico. Io ho trovato un allestimento che amo molto. Lo stiamo implementando, siamo creando nuovi spazi per le mostre temporanee, però per me ha un grandissimo significato l’ultimo allestimento. Perché restituisce il senso di una connessione con la città.

Perché ogni oggetto, anche importante che proviene da una delle tombe della città, che rappresentano il più grande bacino di rinvenimento dei reperti, non viene presentato nella sua singolarità ma nel suo contesto. Questa lettura e analisi dei contesti e degli oggetti è quello che ci restituisce il senso della mentalità antica, che creava connessioni tra gli oggetti. Si abbandona l’idea di spettacolarizzare il singolo elemento in favore di una lettura integrata di tutte quelle che sono le componenti, siano esse di un corredo tombale o di un deposito votivo. Perché noi dobbiamo raccontare cosa c’era dietro quella scelta nella realizzazione e nella collocazione di quell’oggetto nella posizione in cui è stato trovato.

A proposito di mostre temporanee, il Museo ospiterà presto, quindi, una grande mostra dal significato molto particolare.

Sì, noi siamo molto felici perché l’8 marzo inauguriamo una mostra importantissima su Penelope: è la seconda tappa nazionale di una mostra che è stata realizzata nella Capitale, al Parco archeologico del Colosseo. Ma noi la ospitiamo con una rivisitazione completamente tarantina. Abbiamo aderito a quel progetto, che riteniamo molto interessante e accattivante,, ma lo abbiamo fatto nostro com’è giusto che sia per un museo importante come quello di Taranto.

In che modo?

Diversificando l’allestimento attraverso la valorizzazione di reperti presenti nelle collezioni museali, molto ricche, com’è ovvio, di riferimenti alla mitologia greca e alla figura femminile. Dando così una nostra lettura di questo personaggio che permea tutta la cultura occidentale, e non solo.

Iniziative solidali

L’ecografo portatile, dono del Rotary Club Magna Grecia Taranto, è arrivato in Guatemala

20 Feb 2025

di Angelo Diofano

Don Mimino Damasi, già sacerdote ‘fidei donum’ in Guatemala e ora parroco al Rosario di Grottaglie, dà notizia dell’arrivo a Jocotan in Guatemala dell’ecografo portatile, donato lo scorso dicembre dal Rotary club Magna Grecia di Taranto che sarà a disposizione degli abitanti dei villaggi circostanti.
“Passato il periodo natalizio – ha spiegato don Mimino nella sua pagina Facebook – ho provveduto a raccogliere le informazioni per poterlo spedire (anche se mi era venuta la tentazione di portarlo personalmente), cosa avvenuta il 17 gennaio con il corriere DHL. Sono seguiti poi (incrociando le dita!) una decina di giorni perché arrivasse all’aeroporto La Aurora di Città del Guatemala dove è stato trattenuto una settimana per sbrigare le laboriose e costose pratiche doganali. Finalmente due giorni fa è stato sbloccato ed è giunto alla destinazione finale, la parrocchia di padre Edwin a Zacapa, dove è stato spacchettato dal dottor Ronal (il medico delle Giornate mediche di Jocotan) che lo ha messo in funzione e che ora si dedicherà a formare il personale dell’hospedalito Bethania di Jocotan già da questa domenica, per utilizzarlo”.

Ringraziando tutti gli amici del Rotary Club Magna Grecia di Taranto nelle persone del dott. Mimmo Varvaglione e dell’amm. Pino Barbera, in qualità di presidenti del Club, e il dott. Antonio Rubino che come medico ha seguito la parte tecnico-sanitaria, il sacerdote invita a seguire, attraverso i social, lo sviluppo del progetto ‘La cuna de Santa Ana’ per le famiglie indigenti in vista della ripresa delle ‘Jornadas medicas’.

Drammi umanitari

Ucraina-Russia: tre anni e un milione di morti dopo

20 Feb 2025

di Simonetta Venturin

Tre anni fa ci trovavamo all’inconsapevole vigilia dell’evento che avrebbe cambiato per sempre il mondo noto a noi occidentali. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha dato il via a una scia di sangue e brutalità che mai l’Europa, pacifica da settanta anni, avrebbe immaginato di vivere. La guerra non ha portato solo scontri e combattimenti nei territori contesi, è andata pure disegnando un nuovo ordine: dai rapporti politici a quelli economici, tutto sta ora in bilico tra quello che era e quello che sta diventando.
Se il quadro resta fumoso, certa è la mano che, oltre mille giorni dall’inizio del conflitto, sta disegnando l’agognata pace: quella del presidente degli Stati Uniti. A un mese dall’insediamento e con una tregua in Medioriente già ottenuta, Trump ha fatto le sue mosse prendendo direttamente contatti con il presidente russo Vladimir Putin. Uomo forte con uomo forte, come se il mondo fosse terra da spartire tra chi sa alzare la voce: scavalcata la vittima dell’invasione, il presidente ucraino Zelensky, e non considerata l’Unione Europea, evidentemente ritenuta presenza interlocutoria non necessaria. Incide su questo un’aria antioccidentale e antieuropea sempre più forte a cui si sommano i motivi di fastidio tanto per Trump quanto per Putin: gli americani per la questione imposte e dazi, i russi sia per il sostegno dato all’Ucraina, sia per le contromisure economiche che l’Europa ha preso contro Mosca dallo scoppio del conflitto.
Trattare il mondo come un affare personale è di per sé un fatto allarmante, se poi questo va a braccetto con la perdita del prestigio e addirittura del sentimento di necessità di interloquire in simili frangenti in consessi internazionali e sovranazionali, allora il quadro rischia il drammatico. Che mondo è quello in cui i forti decidono sulla pelle del piccolo di turno senza che un organismo terzo se ne erga a difesa e tutela? Chi potrebbe avere forza e voce per difendersi?
Non va dimenticato che, dietro al ricercato ruolo di pacificatore, Trump resta l’uomo d’affari che mira alle terre rare dell’Ucraina (debitrice verso l’America per il poderoso sostegno bellico). Anche Putin calcola la sua convenienza tra territori strappati (la Crimea ormai è russa, le zone occupate rischiano di diventarlo) e politica interna per la cui quiete necessita porre fine alla carneficina dei giovani. Punto sul quale lo stesso Trump ha fatto – saggiamente – leva fin dalla prima telefonata tra i due.
Che la Russia abbia avuto bisogno di soldati – e quindi che ne abbia persi molti dei suoi -, lo dicono le campagne di reclutamento in patria come la presenza di soldati mercenari: coreani (13mila), indiani, africani (dal Burundi, Ruanda, Zambia, Tanzania, Egitto e Libia), pagati 2500 dollari al mese e lusingati dalla promessa del futuro accesso alle università moscovite (dati dal Corriere della sera del 27 gennaio u.s.); di fatto carne da cannone come in ogni guerra accade.
Le guerre provocano sempre vittime, che restano numeri da nascondere. A novembre 2024, l’Ansa aveva parlato di 719mila morti e feriti russi sul suolo ucraino dall’inizio del conflitto (24 febbraio 2022) e di 80mila soldati ucraini morti nello stesso periodo. Cifre al ribasso, da incrementare con quelle dei tantissimi civili, vittime di paesi occupati e città bombardate. La verità emergerà col tempo, a guerra finita, a cimiteri e fosse censiti, quando con la pace le atrocità compiute emergeranno. O quando qualcuno comincerà a raccontare le storie delle persone che quei numeri rappresentano.
Lo aveva fatto, per un’altra guerra atroce come quella dell’Afghanistan, il premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksandrevic nel libro “Ragazzi di zinco”, titolo che descrive come tornarono gli oltre 14mila giovani militari russi uccisi in Afghanistan (guerra 1979-89), rientrati in casse zincate e sepolti di nascosto, la notte, perché la tragedia non si sapesse. Cifra che la storia fece poi salire a 26mila, ai quali vanno aggiunti i 54mila feriti e i 415mila ammalatisi in guerra (l’88% del contingente). Nel volume-testimonianza parlano i sopravvissuti, i mutilati, le famiglie dei caduti, le giovani infermiere tradite nella dignità professionale e umana. Sono questi, oltre ai confini e alle rivincite territoriali, i frutti di ogni guerra: morte, sangue, lacrime per chi parte e per chi resta. La colomba della pace vola sopra i cimiteri e trova voragini di assenze e odi quasi imperituri.

Rigenerazione sociale

Oggi ritorna a Taranto Giovanni Re per la quarta masterclass di Giardini digitali

20 Feb 2025

Era venuto nei mesi scorsi a Taranto per un incontro esplicativo sul marketing e sul coraggio di intraprendere nuovi percorsi imprenditoriali. La sua era stata una vera e propria boccata di ossigeno per i corsisti di Giardini digitali, il  progetto selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica digitale – impresa sociale: Giovanni Re, esperto di innovazione, comunicazione e community building, Dimense Ambassador per Roland DG Europe e community manager di Artigiani tecnologici, torna dai discenti del progetto che crea competenze digitali per favorire l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro.

Re sarà protagonista della quarta masterclass di Giardini digitali,  progetto a cura del Ciofs/fp-Puglia ets e dalle associazioni: SurfHERS aps, Visonari ets/aps e Stella marina aps, che gode del patrocinio di Confindustria Taranto. L’incontro si terrà oggi, giovedì 20 febbraio, all’Hotel Delfino di Taranto dalle ore 17 alle ore 19.30.
Nella sua relazione Giovanni Re guiderà un percorso ispirazionale su come la fortuna non sia un caso, ma il risultato di scelte consapevoli, competenze e mentalità vincente. Illustrerà le sue famose 10 regole della ‘Buona fortuna’, evidenziando alcuni concetti chiave della crescita professionale: come creare opportunità anziché aspettarle, l’importanza della formazione continua per attrarre il lavoro, strategie per sviluppare competenze e restare competitivi nel mercato digitale, la mentalità giusta per affrontare sfide e cambiamenti.
L’evoluzione tecnologica e la crescente automazione stanno ridefinendo il mondo del lavoro, rendendo essenziale la capacità di adattarsi, innovare e acquisire nuove conoscenze. Giovanni Re interpreta questa necessità sottolineando l’importanza della  formazione continua. Non si tratta solo di apprendere nuove tecnologie o aggiornarsi sulle ultime tendenze, ma di sviluppare un approccio mentale aperto, proattivo e orientato alla crescita. Curiosità, sperimentazione e voglia di mettersi in gioco sono i tratti distintivi di chi sa attrarre opportunità e costruire il proprio successo.
“Il futuro non è scritto, ma costruito giorno dopo giorno dalle scelte che facciamo – ha affermato – e la formazione continua è la chiave per restare sempre pronti a cogliere le occasioni giuste”.
Con lui l’ing. Fabrizio Giaconella, distintosi durante il covid con la sua iniziativa di fabbricazione diffusa con stampa 3D delle maschere Decathlon, utilizzate nei reparti di terapia intensiva in Italia e in Brasile.

All’incontro di oggi, 20 febbraio, saranno presenti la presidente del Ciofs/fp-Puglia ets e il progettista dott. Francesco Giuri.

Il Fondo per la Repubblica digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e associazione di fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal Pnrr e dal Pnc ed è alimentato da versamenti delle fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come Neet, donne, disoccupati e inoccupati, lavoratori a rischio disoccupazione causa dell’automazione, dipendenti, collaboratori e volontari degli enti dell’economia sociale, studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado e persone detenute. L’obiettivo è valutare l’impatto dei progetti formativi sostenuti e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali.

Per maggiori informazioni www.fondorepubblicadigitale.it.

Francesco

Papa Francesco al Gemelli: “Le sue condizioni sono stazionarie”, “C’è un lieve miglioramento”

ph Afp-Sir
20 Feb 2025

“Le condizioni cliniche del Santo padre si presentano stazionarie”. È il bollettino con cui si conclude il sesto giorno di degenza del Papa al Gemelli, ricoverato da venerdì scorso e ora alle prese con una polmonite bilaterale. “Gli esami del sangue, valutati dallo staff medico, dimostrano un lieve miglioramento, in particolare degli indici infiammatori”, informa la sala stampa della Santa sede. “Dopo aver fatto colazione ha letto alcuni quotidiani quindi si è dedicato alle attività lavorative con i suoi più stretti collaboratori”, il riferimento alla mattinata di oggi: “Prima di pranzo ha ricevuto l’eucarestia. Nel pomeriggio ha ricevuto in visita il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con la quale si è trattenuto in forma privata per 20 minuti”.