Francesco

La domenica del Papa – Artisti, custodi della bellezza

La messa per il Giubileo degli artisti celebrata dal cardinal José Tolentino de Mendonça che ha letto il messaggio del Papa
17 Feb 2025

di Fabio Zavattaro

Nonostante il ricovero al policlinico Gemelli e il riposo assoluto prescritto dai medici che lo hanno in cura per il riacutizzarsi della bronchite, papa Francesco non ha voluto far mancare le sue parole ai partecipanti al Giubileo degli artisti e del mondo della cultura. Così l’omelia preparata per la celebrazione in San Pietro è letta dal cardinale Tolentino de Mendonça, riflessione sul Vangelo di Luca, il discorso che Gesù propone alla folla che lo ha raggiunto da tutta la Giudea, da Gerusalemme, a Tiro e Sidone: è il cosiddetto discorso della pianura. Gioco di somiglianze e di differenze con quanto scrive Matteo, nella pagina che conosciamo come il discorso della montagna, ovvero le beatitudini. Parole che “ribaltano la logica del mondo e ci invitano a guardare la realtà con occhi nuovi, con lo sguardo di Dio, che vede oltre le apparenze e riconosce la bellezza persino nella fragilità e nella sofferenza”.

Somiglianze e differenza, dunque, tra Luca e Matteo. Il primo fa parlare Gesù, dopo la preghiera nella solitudine del monte, “in un luogo pianeggiante”; Matteo scrive che Gesù si rivolge dall’alto del monte, cioè non luogo generico, ma rilievo che evoca il Sinai. E questo ci ricorda che nella Bibbia molte sono le “vette di Dio”: il Nebo dove Mosè vede la terra promessa senza però raggiungerla, e poi il Moira, la vetta della prova di Abramo, il Tabor l’altura della Trasfigurazione, gli Ulivi. Il monte in Luca è anche il luogo dove Gesù sceglie i dodici, come le tribù di Israele, e li chiama apostoli.

Luca, inoltre, scrive nel suo Vangelo che Gesù “è disceso con i dodici” per fermarsi in un luogo pianeggiante, quasi a dirci che il Signore discende verso l’uomo, lo raggiunge; è vicino a ogni uomo sempre, soprattutto “nella fragilità e nella sofferenza”. È un andare verso l’uomo, diceva Benedetto XVI, il quale “non ha soltanto bisogno di essere nutrito materialmente” ma ha “la necessità di sapere chi egli sia e di conoscere la verità su sé stesso, sulla sua dignità”.

Niente angelus dall’ospedale, ma fa pubblicare il testo nel quale esprime il suo dispiacere per “non essere in mezzo a voi”. Parla dell’importanza dell’arte, “linguaggio universale che diffonde la bellezza e unisce i popoli, contribuendo a portare armonia nel mondo e a far tacere ogni grido di guerra”. Così rinnova l’invito a “pregare per la pace nella martoriata Ucraina, in Palestina, in Israele e in tutto il Medio Oriente, in Myanmar, nel Kivu e in Sudan”.

Gli artisti, scrive il Papa nell’omelia, sono i “custodi della bellezza che sa chinarsi sulle ferite del mondo, che sa ascoltare il grido dei poveri, dei sofferenti, dei feriti, dei carcerati, dei perseguitati, dei rifugiati”. Custodi anche delle beatitudini “in un’epoca in cui nuovi muri si alzano, in cui le differenze diventano pretesto per la divisione anziché occasione di arricchimento reciproco”. Gli uomini e le donne di cultura sono chiamati, per Francesco, “a costruire ponti, a creare spazi di incontro e dialogo, a illuminare le menti e a scaldare i cuori”, perché l’arte autentica “è sempre un incontro con il mistero, con la bellezza che ci supera, con il dolore che ci interroga, con la verità che ci chiama”.

Ancora, gli artisti sono chiamati a essere “testimoni della visione rivoluzionaria delle beatitudini. La vostra missione è non solo di creare bellezza, ma di rivelare la verità, la bontà e la bellezza nascoste nelle pieghe della storia, di dare voce a chi non ha voce, di trasformare il dolore in speranza”. In questo tempo di crisi complessa, “economica, sociale, crisi dell’anima e di significato”, l’artista “è colui o colei che ha il compito di aiutare l’umanità a non perdere la direzione, a non smarrire l’orizzonte della speranza”. Il mondo ha bisogno di “artisti profetici, di intellettuali coraggiosi, di creatori di cultura”.

Ricordando il Vangelo delle beatitudini papa Francesco chiede agli artisti di “non smettete mai di cercare, di interrogare, di rischiare”. La vera arte “offre la pace dell’inquietudine”. E aggiunge: “la speranza non è un’illusione; la bellezza non è un’utopia; il vostro dono non è un caso, è una chiamata. Rispondete con generosità, con passione, con amore”.

Diocesi

Carosino festeggia oggi la Madonna delle Grazie

foto G. Leva
17 Feb 2025

di Angelo Diofano

Carosino oggi, lunedì 17, celebra la Madonna delle Grazie, nei festeggiamenti invernali. Sante messe si terranno alle ore 8.30 e alle ore 10.30. Alle ore 18.30, santa messa solenne presieduta  dal parroco don Filippo Urso, alla presenza delle maggiori autorità cittadine; al termine uscirà la processione con il simulacro della Madonna delle Grazie per le vie del paese accompagnata dalla banda musicale ‘G. Verdi’ di Sava; in via Sacco e Vanzetti ci sarà una sosta per lo spettacolo pirotecnico; quindi rientro per via Garibaldi e via Alfieri, con ingresso in chiesa madre.

Diocesi

‘Pellegrini della speranza’ per le chiese giubilari

A cura della confraternita dell’Immacolata, la prima tappa si è svolta nel santuario della Madonna della Salute

17 Feb 2025

di Angelo Diofano
Nell’ambito delle celebrazioni del triduo votivo e penitenziale in onore dell’Immacolata, a cura della confraternita a lei intitolata, domenica mattina, nel santuario della Madonna della Salute, al termine della santa messa celebrata dal padre spirituale del sodalizio mons. Emanuele Ferro, è stato benedetto il gruppo ‘Pellegrini della speranza’. A ognuno è stato consegnata la ‘Carta del pellegrino’ .
Il gruppo è una realtà sorta nell’ambito della confraternita dell’Immacolata, cui chiunque, con le giuste motivazioni, potrà ancora aderirvi, inviando messaggio whattsapp al seguente recapito telefonico (327.0979813), a seguito del quale verrà subito contattato.
Durante l’Anno santo il gruppo, guidato da don Emanuele, si recherà nelle chiese giubilari della diocesi, ottenendo il timbro, negli appositi spazi della propria ‘Carta’, per l’avvenuta visita. L’ultima tappa dei ‘Pellegrini della speranza’ è prevista nel mese di dicembre durante la novena dell’Immacolata, nella basilica cattedrale di San Cataldo.

Ecclesia

Sant’Egidio, Impagliazzo: “Papa Francesco ci ha chiesto di essere sempre dalla parte dei poveri e dei migranti”

foto Sant'Egidio
14 Feb 2025

“La Comunità è nata a Roma, è figlia di questa Chiesa di Roma di cui il papa è vescovo. Si sente romana anche con il senso di quell’apertura universale che caratterizza questa città e soprattutto la sua Chiesa. Questa mattina ho avuto la gioia di essere ricevuto da papa Francesco che mi ha pregato di portare la sua benedizione alla Comunità, il suo sostegno e ringraziamento per essere sempre dalla parte dei poveri e, in questo tempo, particolarmente dei migranti con i corridoi umanitari. E ci invita andare avanti sulla via della costruzione della pace in questa città e nei tanti luoghi difficili dove vive la Comunità”: lo ha detto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, al termine della messa celebrata ieri sera nella Basilica di San Paolo fuori le mura, in occasione del 57° anniversario dalla fondazione della Comunità. La messa è stata presieduta dal cardinale vicario generale per la diocesi di Roma, mons. Baldassare Reina. “Siamo nel Giubileo dedicato alla speranza – ha aggiunto Impagliazzo -. E di speranza parla questo popolo di Sant’Egidio, limitato certamente, ma dai vasti orizzonti. Non rinunciamo alla speranza, a dare speranza e a vivere di speranza per tante situazioni di solitudine, povertà, abbandono che incontriamo nel nostro cammino quotidiano. ‘La speranza non delude’, dice l’apostolo Paolo le cui spoglie qui sono venerate”.

Il presidente della Comunità di Sant’ Egidio ha poi ringraziato alcuni operatori di pace e speranza, tra i quali il cardinale Kasper per il suo impegno per l’unità dei cristiani, il cardinale Gugerotti per il suo impegno in Medio Oriente, il cardinale Bassetti per l’amicizia e l’accompagnamento. Una menzione speciale all’avvocata Laura Mattarella, alla quale ha chiesto di portare al presidente della Repubblica italiana “il ringraziamento per il suo servizio all’unità del Paese”. Anche i fedeli presenti si sono uniti nel manifestare la loro gratitudine a Mattarella con un lungo e sentito applauso. Impagliazzo ha concluso ricordando l’importanza di riscoprire i “legami tra uomo e donna, tra i popoli, tra gente diversa, con la convinzione di dover costruire giorno dopo giorno un destino comune da cui nessuno si senta escluso”.

Francesco

Papa Francesco ricoverato al Gemelli per accertamenti diagnostici e cura della bronchite

foto Vatican media-Sir
14 Feb 2025

“Questa mattina, al termine delle udienze, papa Francesco si è ricoverato al policlinico Agostino Gemelli per alcuni necessari accertamenti diagnostici e per proseguire in ambiente ospedaliero le cure per la bronchite tuttora in corso”: lo comunica la sala stampa della Santa sede. Dopo una mattinata di udienze, quindi, presumibilmente su consiglio dei medici, il Santo padre torna ancora una volta al decimo piano del nosocomio romano, sede degli altri ricoveri papali a partire da Giovanni Paolo II, dove verrà sottoposto agli accertamenti del caso.
A causa del persistere della bronchite, il papa ha ceduto quasi interamente la lettura dei testi delle ultime due udienze generali in aula Paolo VI ai suoi collaboratori, come aveva fatto anche domenica scorsa nella messa per il Giubileo delle Forze Armate. Le udienze di questa settimana, fatta salva l’udienza generale, si sono svolte tutte a Casa Santa Marta, compresa quella di oggi al primo ministro della Slovacchia. L’ultimo ricovero del pontefice al Gemelli risale al giugno 2023, per l’intervento all’addome. Francesco si era recato al Gemelli per alcuni controlli anche nel febbraio dello scorso anno.

Corso di aggiornamento

Corso diocesano di aggiornamento degli insegnanti di religione

14 Feb 2025

di Angelo Diofano

“Costruttori o distruttori di speranza?” è il titolo del corso diocesano di aggiornamento degli insegnanti di religione, specialisti delle scuole di ogni ordine e grado che avrà luogo al seminario di Poggio Galeso da martedì 18 a giovedì 20 febbraio, a cura dell’Ufficio diocesano educazione, scuola, insegnamento religione, università.

Ecco la presentazione da parte di mons. Ciro Marcello Alabrese, direttore dell’ufficio: “Nel Giubileo del 2025, che papa Francesco ha voluto dedicare al tema ‘Pellegrini di speranza’, gli insegnanti di religione cattolica della diocesi vivranno il corso annuale di aggiornamento sul tema ‘Costruttori o distruttori di speranza?’. Il tema della speranza provoca in modo speciale il mondo dell’educazione e della scuola, luoghi in cui prendono forma le coscienze e gli orientamenti di vita e si pongono le basi delle future responsabilità. È necessario, pertanto, che i docenti di religione cattolica siano qualificati testimoni di speranza, unendo alla competenza professionale l’attenzione ai singoli alunni e alle loro domande più profonde”.

Questo il programma del corso:

Martedì 18, alle ore 16 l’arrivo e l’iscrizione; alle ore 16.30, preghiera iniziale e introduzione al corso da parte dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero; alle ore 17, relazione su ‘Quali apprendimenti per generare la speranza?’ a cura del prof. Fabio Pompeo Mancini, docente di pedagogia sociale alla Lumsa e docente incaricato di didattica generale e filosofia teoretica all’istituto superiore di scienze religiose; alle ore 18, pausa e alle ore 18.15 lavoro guidato dal relatore; ore 19, restituzione in assemblea da parte del facilitatore del gruppo (tre minuti a gruppo); ore 19.30, chiusura dei lavori.

Mercoledì 19: ore 16.30 preghiera iniziale; ore 16.35, relazione su ‘Educare alla speranza: l’insegnamento della religione propone un progetto di vita umana’ da parte di mons. Vincenzo Annicchiarico, docente stabile-ordinario di didattica dell’insegnamento di religione all’istituto superiore di scienze religiose; ore 17.30, pausa, ore 17.45, laboratorio per ogni ordine e grado di scuola (10 gruppi) guidato da mons. Vincenzo Annicchiarico sul tema’Costruire un’unità di apprendimento sulla speranza’; ore 19, restituzione in assemblea da parte del facilitatore del gruppo (3 minuti a gruppo); ore 19.30, chiusura dei lavori.

Giovedì 20: ore 16.30, preghiera iniziale; ore 16.35, la prof.ssa Adriana Schiedi, docente associata di pedagogia generale e sociale all’Università di Bari-Dipartimento jonico, relazionerà su ‘Contrastare la povertà educativa per costruire speranza’; ore 17.30, pausa; ore 18, ‘Cammini di speranza alla luce della Bibbia’ sarà il tema della relazione che sarà tenuta da don Antonio Favale, docente di esegesi biblica stabile all’istituto superiore di scienze religiose e docente invitato all’istituto teologico di Molfetta-Facoltà teologica pugliese; ore 19, dibattito in assemblea con i relatore; ore 19.30, chiusura dei lavori.

Sport

Basket B/F Silver, la Dinamo a Bari per mantenere la vetta

foto Valentina Funetta
14 Feb 2025

di Paolo Arrivo

Un altro campionato. È quello che sta giocando la Dinamo per conservare la categoria: sfumati i sogni di gloria, le ragazze di coach Amatori sono impegnate nel girone Silver della serie B femminile, al fine di evitare i playout. L’obiettivo quindi è conservare la categoria per una realtà che è la massima espressione della pallacanestro in riva allo Jonio. Ebbene, la squadra ionica è partita col piede giusto: con 10 punti in classifica, si ritrova in vetta al raggruppamento formato da sei formazioni. Merito della trasferta vittoriosa  a Rende e del successo sulla New Juve Trani. Quest’ultimo è arrivato tra le mura amiche del PalaMazzola, sabato scorso.

La Nuovi Orizzonti ha avuto la meglio in una gara equilibrata e complicata chiusa con il punteggio di 69-60 (22-23, 34-37, 49-46). La svolta nel secondo tempo, quando le padroni di casa hanno messo in campo più intensità, sotto la spinta del pubblico del PalaMazzola, fattosi sentire per tutta la partita – circa 300 gli aficionados. Sugli scudi Chiara Mastrototaro e Nataliia Smaliuk, dominatrici assolute del pitturato (insieme hanno totalizzato 43 punti dei 69 segnati da Taranto), alla New Juve Trani non è bastata la prestazione eccezionale di Macello, top scorer dell’incontro capace di infilare triple e canestri da ogni angolo del parquet di gioco. Questo successo attesta il percorso di crescita della Nuovi Orizzonti che domani, sabato 15 febbraio, giocherà in casa della Pink Sport Time Bari. Un altro derby che si preannuncia infuocato.

A Bari con un altro spirito

Le due compagini si sono già affrontate in due occasioni. Nel secondo turno di Coppa Campania era stata Bari ad avere la meglio. Al netto della posta messa in palio, la nota rivalità tra Taranto e Bari è un elemento di attrazione per le tifoserie e le città coinvolte. L’auspicio è che sia una festa dello sport. La Nuovi Orizzonti ritroverà Fabio Palagiano sulla panchina della Pink. Il match, in programma al Palabalestrazzi, alle ore 18.30, non sarà decisiva, ma si presenta come un importante snodo in vista degli ultimi impegni di stagione. Per vincere Taranto deve dimenticare il brutto avvio dell’anno nuovo. Ovvero quelle sconfitte che l’hanno portata a ridimensionare le proprie ambizioni. La squadra è in salute, l’infermeria è vuota (ormai recuperata Andrea Iob), e in settimana si è allenata con grande impegno e con serenità sotto le direttive di Gianpaolo Amatori.

Le avversarie

Dando uno sguardo alle altre squadre del girone, va sottolineata la vittoria della Magnolia Campobasso proprio su Bari, nella scorsa giornata: il successo e il risultato finale non devono trarre in inganno (84-65), perché la compagine molisana ha un doppio volto, potendo contare sul contributo di giocatrici che gravitano attorno alla prima squadra in serie A1 – tra le altre, ha fatto la differenza la giovanissima play Emma Giacchetti in questa occasione. Va poi considerata la vittoria sorprendente del Rende in casa dello Stabia. A riprova che niente può essere dato per scontato in questo girone.

 

Ecclesia

Gaza, card. Parolin: “Nessuna deportazione, nessuna deportazione” per i palestinesi

foto Siciliani Gennari-Sir
14 Feb 2025

“La popolazione palestinese deve rimanere nella sua terra”: lo ha dichiarato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, a margine dei colloqui per il 96° anniversario dei Patti lateranensi e il 41° anniversario dell’Accordo di modificazione del Concordato. “Nessuna deportazione, nessuna deportazione”, ha ribadito con fermezza, commentando le ipotesi avanzate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul futuro della Striscia di Gaza. “Anche perché qualcuno ha sottolineato, anche da parte italiana, che questo creerebbe una crisi dell’immigrazione. Ovviamente spostare due milioni di persone da lì non ha senso”. Il porporato ha poi ricordato che “i Paesi vicini non sono assolutamente disponibili ad accoglierli. Abbiamo sentito anche il re di Giordania che è stato a Washington e che ha detto chiaramente di no”.
Parolin ha ribadito la posizione della Santa Sede sulla necessità di una soluzione basata sulla coesistenza di due Stati: “Bisogna trovare una soluzione e la soluzione secondo noi è quella dei due Stati. Speriamo, perché questo significa dare speranza anche alla popolazione”.

Salute

Cure palliative in Italia: tra progressi e disuguaglianze

foto Ansa-Sir
14 Feb 2025

di Maurizio Calipari

Le cure palliative sono la colonna portante dell’assistenza sanitaria per chi affronta malattie croniche, degenerative o terminali. Non puntano alla guarigione, ma perseguono un obiettivo altrettanto nobile: migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso il controllo del dolore e dei sintomi, offrendo al contempo un prezioso supporto psicologico e accompagnando sia il paziente sia la sua famiglia in questo difficile percorso. L’Italia ha segnato una svolta significativa con la legge 38/2010, che ha riconosciuto formalmente il diritto di accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. Eppure, a quattordici anni dalla sua approvazione, la situazione sul territorio nazionale presenta ancora forti contrasti: mentre alcune regioni possono vantare reti ben strutturate ed efficienti, in altre l’accesso a queste cure essenziali resta limitato, con particolare criticità per i pazienti pediatrici.
Ma qual è lo stato dell’arte oggi? I dati più recenti del ministero della salute e dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ente pubblico che affianca il ministero e le regioni nel migliorare qualità ed efficienza del Servizio sanitario nazionale) mostrano un quadro articolato. La rete di cure palliative, pur presente in tutte le regioni, rivela profonde differenze in termini di risorse, strutture e personale qualificato. Attualmente, questa rete si sviluppa su tre pilastri fondamentali: gli hospice, strutture residenziali che accolgono i pazienti in fase avanzata della malattia; le cure palliative domiciliari, garantite da équipe specializzate che portano l’assistenza direttamente a casa del paziente; i centri di terapia del dolore, dedicati al controllo dei sintomi dolorosi, anche quando non si è in fase terminale. Mentre nelle regioni del Nord questi servizi raggiungono capillarmente il territorio, nel Centro-Sud persistono ostacoli logistici significativi, con liste d’attesa che si allungano e una copertura territoriale che non riesce a soddisfare le necessità.

Un capitolo particolarmente delicato riguarda le cure palliative pediatriche, che rappresentano una sfida ancora più complessa. I piccoli pazienti con patologie inguaribili necessitano di un’assistenza altamente specializzata, spesso molto diversa da quella prevista per gli adulti. Purtroppo, gli hospice pediatrici in Italia sono pochissimi, mentre anche l’assistenza a domicilio soffre spesso di risorse insufficienti.
Alcune regioni hanno saputo sviluppare modelli all’avanguardia, come la “Casa del Bambino” in Lombardia, l’hospice pediatrico di Padova con la sua rete domiciliare o la rete di assistenza domiciliare in Emilia-Romagna. Ma in troppe zone d’Italia mancano ancora équipe dedicate, lasciando le famiglie ad affrontare un percorso già tremendamente difficile senza il sostegno di cui avrebbero bisogno. La distribuzione dei servizi di cure palliative sul territorio nazionale disegna una mappa “a macchia di leopardo”, con disuguaglianze marcate tra le diverse regioni. Nel Nord Italia, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna guidano il gruppo con le reti più sviluppate. La Lombardia spicca con oltre 70 hospice accreditati, mentre l’Emilia-Romagna eccelle nella copertura dell’assistenza domiciliare. Nel Centro, Toscana e Lazio hanno compiuto passi da gigante, anche se il Lazio fatica ancora nelle zone più periferiche. Anche Umbria e Marche hanno notevolmente potenziato la loro rete di hospice e cure domiciliari. Al Sud e nelle isole il quadro si fa più preoccupante. Campania, Calabria e Sicilia mostrano ancora reti incomplete, con una presenza limitata di hospice e una carenza critica di équipe specializzate sul territorio. Note positive vengono da Puglia e Basilicata, dove i progetti di potenziamento stanno dando risultati promettenti. La stessa geografia si riflette nella presa in carico pediatrica: il Nord offre servizi più strutturati, mentre al Sud le famiglie si trovano spesso costrette a spostarsi alla ricerca di strutture adeguate.
Guardando al futuro, nonostante i progressi normativi, restano aperte diverse sfide cruciali. È necessaria un’ulteriore espansione delle reti regionali, con particolare attenzione al Sud. Occorre formare nuovo personale medico e infermieristico specializzato. Il potenziamento delle cure palliative pediatriche richiede più hospice dedicati e servizi domiciliari adeguati. Infine, una migliore integrazione con il Servizio sanitario nazionale può garantire maggiore equità nell’accesso.

È fondamentale ricordare che le cure palliative non sono un semplice servizio sanitario, ma un diritto fondamentale della persona. Garantire a ogni cittadino – sia esso adulto o bambino – la possibilità di affrontare l’ultima fase della vita con dignità e senza sofferenza dovrebbe essere una priorità assoluta del sistema sanitario.

Pur riconoscendo i significativi passi avanti compiuti, l’Italia ha ancora molta strada da percorrere per assicurare un accesso equo e universale a questi servizi essenziali. L’obiettivo deve essere chiaro: eliminare le disuguaglianze regionali e garantire a ogni paziente, indipendentemente dalla sua residenza, la miglior qualità di vita possibile fino alla fine.
Una riflessione finale merita di essere condivisa, alla luce dell’attuale dibattito culturale, bioetico e normativo sull’eutanasia e sul suicidio assistito. La richiesta di queste pratiche nasce spesso dalla paura del dolore, dalla solitudine e dalla mancanza di un’assistenza adeguata. In questo contesto, l’effettiva implementazione delle cure palliative assume un ruolo determinante: offrire un efficace sollievo dal dolore e un supporto completo non solo ai malati, ma anche alle loro famiglie, può ridurre drasticamente quella sensazione di abbandono e disperazione che porta alcune persone a vedere nella fine della vita l’unica via d’uscita. Le esperienze internazionali confermano questa correlazione: dove le cure palliative sono facilmente accessibili e ben strutturate, la richiesta di eutanasia diminuisce in modo significativo. In un Paese dove le cure palliative fossero davvero alla portata di tutti, la richiesta di eutanasia e suicidio assistito assumerebbe un significato profondamente diverso, perché chi soffre non si sentirebbe più abbandonato e privo di alternative. Potenziare questi servizi diventa quindi non solo una questione sanitaria, ma un vero e proprio atto di civiltà e giustizia sociale.

Ricorrenze

Il seminario di Poggio Galeso, sessant’anni di cammino

ph seminario di Taranto
14 Feb 2025

di Paolo Simonetti

Da quel 1° giugno 1568, giorno della fondazione del seminario di Taranto, a breve tempo dalla conclusione del Concilio di Trento, sono trascorsi ben 457 anni, ma da sessant’anni la sua storia si intreccia con quella del quartiere Paolo VI dove sorge l’imponente ed elegante struttura voluta dall’indimenticato mons. Guglielmo Motolese, arcivescovo di Taranto fino al 1987. Quello di Taranto è un seminario la cui storia non conosce cesure tanto da creare un lungo filo rosso che collega il primo rettore, il canonico Angelo Montiglia (1568-1571), a quello attuale, don Francesco Maranò, accomunati dalla stessa cura per le vocazioni al sacerdozio. Sono solo alcuni passaggi dell’intervento del prof. Vittorio de Marco, docente all’Università del Salento, alla presentazione del testo ‘Il seminario di Poggio Galeso – Taranto. Sessant’anni di cammino’, tenutasi il 12 febbraio nella cappella maggiore della struttura religiosa alla presenza di un pubblico attento ed emozionato.

Ad accogliere gli ospiti è stato l’arcivescovo mons. Ciro Miniero, che ha sottolineato come oggi il seminario sia una realtà vivace, vero punto di riferimento per tutti i gruppi della diocesi.

Subito dopo mons. Alessandro Greco, curatore del volume, ha descritto le motivazioni e lo schema della pubblicazione, soffermandosi sulle parole di papa Francesco rivolte ai seminaristi: “Nella formazione vostra ci sono i quattro pilastri fondamentali: formazione spirituale, ossia la vita spirituale; la vita intellettuale, questo studiare per ‘dare ragione’; la vita apostolica, incominciare ad andare ad annunciare il Vangelo; e, quarto, la vita comunitaria (Discorso del 06/07/2013)”. Il seminario, ha proseguito, sta a cuore della comunità diocesana, esso è un luogo di fraternità, di educazione alle relazioni e di ricerca del senso della vita.

Dei 1068 studenti che in sessant’anni lo hanno frequentato, ben 600 sono stati ordinati sacerdoti, segno che le vocazioni coltivate fin dagli anni del seminario liceale sono state poi custodite fino a fiorire nel sacerdozio ed anche nella vita familiare per quanti hanno proseguito la formazione al di fuori di esso.

Le toccanti testimonianze di ex alunni ed educatori hanno arricchito la serata con racconti di vita ambientati tra le mura del ‘nuovo’ seminario di Taranto. Il testo realizzato da mons. Greco accoglie la testimonianza del pugliese cardinale Angelo De Donatis, fino al 2024 vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma e arciprete della Basilica papale di San Giovanni in Laterano. Durante la serata hanno fatto ascoltare la loro voce anche l’arcivescovo emerito di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, mons. Salvatore Ligorio; il vescovo di Trapani, mons. Pierino Fragnelli e mons. Fabio Ciollaro, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano.

È ancora il prof. Vittorio de Marco a regalare ai presenti alcuni dettagli importanti della storia del seminario. Già dal 1957, mons. Motolese pensava a un nuovo edificio per ospitare il seminario, allora ubicato nell’attuale museo diocesano. La zona scelta inizialmente, quella sulla statale 106,  dovrà poi essere abbandonata per l’avvento dello stabilimento Agip in favore del territorio di Poggio Galeso. Una grande gara di solidarietà, animata dallo zelo di mons. Motolese, caratterizzò la costruzione dell’edificio. La Marina Militare, ha ricordato De Marco, regalò la statua posta sulla sommità della cappella maggiore che venne fusa nell’Arsenale della città.

Dopo aver ringraziato tutti gli intervenuti, mons. Miniero ha invitato i presenti a raggiungere il primo piano del seminario per benedire e inaugurare i locali della nuova biblioteca intitolata a mons. Guglielmo Motolese. A seguire, l’inaugurazione della mostra allestita al piano terra e dedicata ai sessant’anni del seminario, con fotografie delle varie fasi della sua storia.

Il rettore don Francesco Maranò ha poi ringraziato quanti hanno collaborato all’organizzazione delle giornate commemorative e che a vario titolo sostengono attivamente l’opera formativa della struttura: i sacerdoti ex alunni, il Serra club e tanti docenti che nel corso degli anni sono stati e sono un valido punto di riferimento per gli studenti. Un ringraziamento particolare egli ha poi rivolto al direttore dell’Archivio diocesano, don Andrea Casarano, per aver fornito il materiale fotografico e al signor Edoardo Ladiana che ha collaborato all’allestimento della mostra. Un ringraziamento è andato anche a Alessia d’Erchia, segretaria dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile, alla signora Fiorella Oggianu, a don Antonio Acclavio, a don Giuseppe Basile e al seminarista Luca per aver riordinato la biblioteca.

Le celebrazioni dell’anniversario prevedono anche l’esecuzione dell’Oratorio musicale dal tema ‘Ti seguirò’, a cura della corale della parrocchia Madonna della Fiducia di Taranto, con intermezzi narrativi diretti da Giovanni Guarino, era previsto per giovedì 13 febbraio, alle ore 19.30. Oggi, venerdì 14, infine, è in programma la celebrazione eucaristica con l’arcivescovo, i seminaristi e tutti i sacerdoti che si sono formati nel seminario di Taranto.

 

Le foto in galleria sono di G. Leva

Diocesi

Lettera aperta di don Davide Errico, parroco a Pulsano, rivolta ai devoti delle ‘Quindici visite’

13 Feb 2025

In occasione della festa della Madonna di Lourdes, don Davide Errico, al suo primo anno di parrocato a Pulsano, è  rimasto estremamente colpito dalla grande affluenza di fedeli al santuario mariano nei giorni delle “Quindici Visite” e soprattutto della solennità dell’11 febbraio. Volendo sollecitare a vivere una vita più assidua di comunità quanti si recano in chiesa solo in queste circostanze, ha scritto una sorta di lettera aperta loro indirizzata, molto garbata, che ha letto in chiesa, suscitando grandi consensi. Eccone il testo:

“Carissimo devoto della Madonna di Lourdes, alla fine dell’esperienza delle 15 visite e nel giorno della festa desidero rivolgermi a te con particolare affetto.
Abbiamo vissuto giorni intensi, io per la prima volta, tu probabilmente dall’infanzia. Mi ha impressionato la tua tenacia nell’essere presente in questi quindici giorni sin dalle cinque e trenta del mattino e fino all’ultima messa delle 20 per pregare insieme con il rosario, con la lettura della visita e con la celebrazione eucaristica. Ho ammirato in te non solo la costanza, ancor di più la compostezza, la cura, l’attenzione e la predisposizione del cuore. Forse avrai approfittato anche dei tanti tempi riservati alle confessioni o almeno avrai avuto nel cuore il desiderio di accostarti a questo sacramento. Per quindici giorni ci siamo nutriti tutti, sacerdoti, operatori pastorali, fedeli, pellegrini, simpatizzanti del santuario, di quella “mistica popolare” che è dono dello Spirito Santo e che ci libera da una spiritualità spesso elitaria e borghese.
Non so se sei tra quelli che frequentano abitualmente la parrocchia oppure scegli di riservarti l’appuntamento annuale delle 15 visite. Avrai le tue buone ragioni nello scegliere l’uno o l’altro modo di viverti la fede, che nessuno può permettersi di giudicare. Se fai parte del secondo gruppo di persone, e vieni solo in occasione delle 15 visite, è perché forse ti senti distante da un certo modo di praticare la fede, oppure pensi che la fede abbia poco da dire alla concretezza della vita, o ancora percepisci gli ambienti ecclesiali come luoghi a volte giudicanti e poco accoglienti, o semplicemente non avverti il bisogno di inserirti in un una comunità. Sappi che se anche tu non ne avvertissi il bisogno, questa comunità ha bisogno di te. Ha bisogno di vederti, di salutarti, di incontrarti, di ascoltarti perché ci interessa restare in relazione con te. Ci interessi tu, il tuo punto di vista, ma anche le tue competenze e abilità.
Forse continuerai a venire solo per le 15 visite, non importa, hai sempre la nostra stima. Sappi però che qualora decidessi di inserirti un po’ più da vicino nella nostra comunità troverai persone non sempre coerenti con le esigenze del Vangelo, persone tutt’altro che perfette, ma con una grande voglia di cercare come te la verità, di fare sul serio con Dio, con la vita e con gli altri uomini.
Allora a presto, caro affezionato alla grotta di Lourdes, all’anno prossimo oppure, se vuoi, arrivederci a domani, a domenica.

Tuo don Davide e la comunità di Santa Maria La Nova”

Rigenerazione di Taranto

Palude La vela non più contaminata sarà restituita ma a certe condizioni

13 Feb 2025

di Silvano Trevisani

La Palude La vela, riserva naturale regionale affacciata sul secondo seno del Mar Piccolo, chiusa al pubblico per la contaminazione de idrocarburi, dovrebbe presto essere riconsegnata alla città. Lo rende noto il Comune che, a sua volta, riprende una comunicazione del ministero dell’Ambiente con cui viene notificata la conclusione positiva dell’iter che doveva accertare lo stato di contaminazione.

Si tratterà, ora, di completare prima la fase burocratica prescrittiva, e poi, ed è l’impegno in un certo senso più importante, di implementare la vegetazione, dal momento che la pineta è stata completamente distrutta il 4 luglio 2017. Incendio che contaminò anche il vicino Deposito dell’Aeronautica militare.

Lo scorso 29 gennaio si era svolto, in prefettura, il tavolo di confronto nel quale l’assessore all’Ambiente, Stefania Fornaro, su delega di Melucci, aveva portato all’attenzione del viceministro Vannia Gava e di tutti i presenti l’importanza di riconsegnare del sito, dal momento che la conferenza di servizi decisoria, indetta a giugno, era alle battute finali.

“La comunicazione del ministero – spiega il Comune – prevede la decorrenza di dieci giorni per l’emanazione del decreto definitivo con cui si adotta la determinazione motivata di conclusione positiva della Conferenza di servizi. Trascorso il termine indicato ed emanato il decreto definitivo verranno attuate le prescrizioni ambientali determinanti ai fini della riapertura”.

“Riteniamo che, considerate anche le prescrizioni, potremo riaprire la “Palude la Vela” già nei prossimi mesi riconsegnando alla cittadinanza questo magnifico gioiello” sostiene l’assessora Stefania Fornaro. La nota del sindaco ricorda che la “Palude la vela” si caratterizza per le molte specie vegetali presenti tra le quali il vasto salicorneto, piante tipiche della macchia mediterranea e le molte orchidee spontanee.

Come abbiamo però già sottolineato, la flora della Palude dovrà essere pazientemente ripristinata dopo l’incendio e dopo che una superficiale pulizia aveva raso al suolo le piantine di pino d’Aleppo che stavano ricrescendo spontaneamente.

Ricordiamo che il progetto di realizzazione dell’oasi naturalistica era stato presentato nel lontano 1988 dal noto agronomo e naturalista Vito Crisanti, nella sua veste di presidente del WWF. Il progetto era stato poi fatto proprio dalla Regione Puglia che di istituì la riserva regionale nel 2006, successivamente passata al Comune. Crisanti è stato, per alcuni, direttore della Palude La vela, e successivamente è stato anche il progettista del Parco del Mar Piccolo, la cui istituzione si dive pure alla Regione Puglia (con Gianni Liviano) che, però, ancora non riesce a insediare gli organi di gestione.

“La vegetazione – ci spiega Crisanti, al quale ci siamo rivolti – va nuovamente implementata. A partire dai pini che, dopo l’incendio, per via dell’inseminazione spontanea procurata dalla dilatazione delle pigne, stavano rinascendo. Gli interventi di manutenzione, poco accorti, hanno provocato il taglio di tutte le piantine. Cosa diversa, per fortuna, è per la macchia mediterranea che si lentamente riprende dalle sue stesse radici in profondità”.