Sport

La scommessa su corsa e canottaggio: il Beach Sprint raggiunge Taranto

12 Mag 2025

di Paolo Arrivo

Non i soliti sport. Ma quelli che più sono consoni a realizzare la vocazione della città dei due mari: tra questi il Beach Sprint che, da venerdì 23 a domenica 25 maggio, coinvolgerà Taranto. L’occasione è la terza tappa del Trofeo Lido Filippi. Parliamo di un evento prestigioso che ritorna con una formula nuova, aperto agli stranieri e con un montepremi finale di 20.000 euro riservato ai vincitori del circuito internazionale – si prevedono oltre 350 partecipanti da tutta la Penisola. La location è la suggestiva cornice di Viale del Tramonto a San Vito.

Beach Sprint

Si tratta di una specialità del canottaggio che si pratica su imbarcazioni della tipologia Coastal Rowing (singolo, doppio e quarto). La peculiarità è che il percorso prevede un tratto di corsa sulla spiaggia, nella fase iniziale; poi la salita sull’imbarcazione per lo slalom in acqua: 250 metri delimitato da 3 boe, distanziate 80 metri l’una dall’altra, fino a giungere alla boa di virata e al ritorno percorrendo lo stesso tracciato. Gli atleti allora continuano a marciare. Devono affrontare l’ultimo tratto di corsa sulla spiaggia per tagliare il traguardo. Oltre alle categorie Under 19, Senior, Universitari e Master, alla gara di Beach Sprint prenderanno parte anche gli atleti paralimpici. Proprio la presenza paralimpica e quella straniera rappresenta la novità di questa edizione. A beneficio dell’innalzamento del livello tecnico e della inclusività.

Il Trofeo Filippi

Intitolata al fondatore dell’omonimo cantiere navale, la competizione è articolata in quattro tappe. Quella di Taranto è organizzata dalla FIC (Federazione italiana canottaggio) in collaborazione con la Lega navale italiana sezione di Taranto e il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia e del Comune di Taranto. Un passo in avanti nell’opera di valorizzazione di una disciplina che è diventata ufficialmente una specialità olimpica. Il Beach Sprint, infatti, farà parte delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. La tappa ionica segue quella andata in scena sul lago di Garda a inizio mese. A riprova della bellezza di una competizione che sa essere spettacolare, raggiungendo luoghi ameni, e sul piano sportivo pure imprevedibile.

L’altra corsa

Il Beach Sprint va collocato nell’ampia offerta sportiva della città di Taranto, nell’anno in cui la stessa rivestirà il ruolo di Capitale europea dello Sport, e nel percorso di avvicinamento ai Giochi del Mediterraneo 2026. Traguardo quest’ultimo da tagliare nella corsa contro il tempo, in uno sforzo collettivo, per impulso del lavoro offerto dal commissario straordinario Massimo Ferrarese. La specialità del canottaggio costiero indica la strada da perseguire. È un lavoro che va svolto via mare e via terra, potremmo dire. Ovvero a trecentosessanta gradi, preservando uno sguardo d’insieme e d’intesa. Servono delle accelerazioni di velocità. Come i due scatti da centometrista che deve produrre l’atleta sulla spiaggia in una gara di Beach Sprint.

Diocesi

La ‘San Giorgio Cup’ per la festa patronale

12 Mag 2025

di Cristian Piscardi

Nella giornata del 2 maggio  in San Giorgio Jonico si è svolta la ‘San Giorgio Cup’, evento sportivo promosso nell’ambito dei festeggiamenti in onore del santo patrono. La manifestazione ha riunito numerosi oratori della diocesi, offrendo ai partecipanti un’opportunità preziosa di incontro, condivisione e sana competizione.

Il torneo è stato voluto e reso possibile grazie al sostegno della pasticceria gelateria ‘Dolci Pensieri’ di Antonio Tanese, in qualità di sponsor ufficiale, in collaborazione con l’Anspi oratorio San Giuseppe dal Cuore castissimo e con la preziosa disponibilità di don Giuseppe D’Alessandro, parroco della nostra chiesa Maria Santissima Immacolata, e di don Ettore Tagliente, parroco della chiesa madre Santa Maria del Popolo, che ha organizzato i festeggiamenti.

Determinante per la piena riuscita dell’iniziativa è stata la collaborazione entusiasta di tutti i partecipanti, segno tangibile di una comunione autentica e di una fraternità vissuta.
Questa giornata ha rappresentato non solo un momento ludico e sportivo, ma anche un’occasione di crescita personale e comunitaria che ha incentivato valori profondi quali la lealtà, l’impegno, il sacrificio, l’inclusione, lo spirito di gruppo, l’ascesi e il riscatto. In tal senso, facciamo nostre le parole di papa Francesco, che definisce lo sport come un generatore di comunità, sottolineando come, soprattutto per i giovani, esso crei socialità, faccia nascere amicizie e promuova condivisione, partecipazione e senso di appartenenza.
Gli organizzatori si augurano, infine, che lo sport possa rappresentare un prezioso strumento per avvicinarsi, con spirito di fede, ai valori della comunità e all’amore verso il prossimo poiché è un alleato formidabile nel costruire la pace.

Hanno partecipato alla ‘San Giorgio Cup’ i seguenti oratori:
per la categoria “Scarabocchi” (2014/2015), San Giuseppe di San Giorgio Ionico; San Giorgio Ionico Olimpia; San Domenico Savio di Torricella; Sant’Emidio di Leporano; Angeli Custodi; Squadra A e B (quartiere Tamburi);  San Giovanni Paolo II – squadra A e B (Crispiano).

Per la categoria “Mini Scarabocchi” (2017/2018), San Giuseppe di San Giorgio jonico; Angeli Custodi (quartiere Tamburi).

 

Regina caeli

La domenica del Papa – “Affido alla Regina della pace l’appello per il miracolo della pace”

ph Vatican media-Sir
12 Mag 2025

di Fabio Zavattaro

“Mai più la guerra!” È il grido di Leone XIV nelle parole che pronuncia in questo primo appuntamento con i fedeli per la recita, meglio per il canto, che intona, del Regina coeli, la preghiera mariana che da Pasqua a Pentecoste sostituisce l’Angelus. È il grido di Paolo VI alle Nazioni Unite, 1965; ripetuto da Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI, Francesco: mai più la guerra, avventura senza ritorno.

Si affaccia dalla loggia centrale della basilica, dopo aver rotto i sigilli all’appartamento papale nel Palazzo apostolico, e ricorda “l’immane tragedia della Seconda Guerra mondiale, finita 80 anni fa “dopo aver causato 60 milioni di vittime”. Oggi il mondo vive una terza guerra mondiale a pezzi, come ripeteva Papa Bergoglio, uno “scenario drammatico” afferma; e si rivolge “ai grandi del mondo, ripetendo l’appello sempre attuale: mai più la guerra.
Il primo pensiero è per le “sofferenze dell’amato popolo ucraino” e chiede che si giunga “al più presto a una pace autentica, giusta e duratura. Siano liberati tutti i prigionieri e i bambini possano tornare alle proprie famiglie”.
Poi ecco Gaza e il Papa si dice profondamente addolorato per quanto accade in quel territorio: “cessi immediatamente il fuoco! Si presti soccorso umanitario alla stremata popolazione civile e siano liberati tutti gli ostaggi”.

Manifesta quindi soddisfazione per “l’annuncio del cessate il fuoco tra India e Pakistan”, e auspica che “attraverso i prossimi negoziati si possa presto giungere a un accordo durevole. Ma quanti altri conflitti ci sono nel mondo! Affido alla Regina della pace questo accorato appello perché sia lei a presentarlo al Signore Gesù per ottenerci il miracolo della pace”.

Pochi giorni fa abbiamo celebrato la resurrezione di Cristo e in questa quarta domenica di Pasqua la liturgia ci riporta, in un certo senso, indietro nel tempo, a prima della Pasqua, e, forse, ci aiuta a capire meglio il cammino della chiesa, del popolo di Dio. Gesù è in Sinagoga, nella festa della Dedicazione, e dice alle persone che ha intorno: “voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Siamo di fronte a una scena che si ripete nel tempo: c’è una parola, ci sono delle opere che parlano, e c’è l’incredulità, il rifiuto di vedere: non credete perché non fate parte del mio gregge.
È la domenica del buon pastore e papa Leone afferma di considerare “un dono di Dio il fatto che la prima domenica del mio servizio come vescovo di Roma sia quella del Buon Pastore, la quarta del tempo di Pasqua”. In questa domenica il Vangelo di Giovanni ricorda che Gesù “si rivela come il Pastore vero, che conosce e ama le sue pecore e per loro dà la vita”.

È la domenica in cui la chiesa celebra la Giornata mondiale di Preghiera per le vocazioni, nel giorno in cui si celebra anche il Giubileo delle Bande musicali e degli Spettacoli popolari. Nel ringraziare i partecipanti, Leone XIV dice che “con la loro musica e le loro rappresentazioni allietano la festa, la festa di Cristo Buon Pastore: sì, è lui che guida la Chiesa con il suo Santo Spirito”.

Torna quindi alle parole del quarto Vangelo, cita san Gregorio Magno per dire: “le persone corrispondono all’amore di chi le ama”. Così prega “con voi e con tutto il Popolo di Dio per le vocazioni, specialmente per quelle al sacerdozio e alla vita religiosa. La Chiesa ne ha tanto bisogno”. C’è un pensiero anche per i giovani e le giovani, perché è importante che “trovino, nelle nostre comunità, accoglienza, ascolto, incoraggiamento nel loro cammino vocazionale, e che possano contare su modelli credibili di dedizione generosa a Dio e ai fratelli”. Di qui l’invito a “accogliere e accompagnare i giovani”, di essere “gli uni per gli altri, ciascuno in base al proprio stato, pastori secondo il suo cuore, capaci di aiutarci a vicenda a camminare nell’amore e nella verità”. Ai giovani ricorda, infine, le parole di san Giovanni Paolo II nel giorno d’inizio del Pontificato: “non abbiate paura! Accettate l’invito della Chiesa e di Cristo Signore!”.

È anche la domenica della festa della mamma e il Papa ha per tutte le mamme un pensiero dedicato: “Mando un caro saluto a tutte le mamme con una preghiera per loro e per quelle che sono già in cielo. Buona festa a tutte le mamme!”.

Regina caeli

Il primo Regina caeli di papa Leone: “Mai più la guerra; serve il miracolo della pace”

ph Vatican media-Sir
12 Mag 2025

“Mai più la guerra!”. È questo il primo appello ai ‘grandi della terra’, lanciato da Leone XIV dopo il suo primo regina caeli dalla Loggia delle benedizioni, in una domenica – la prima del suo pontificato – che è iniziata con la messa nelle Grotte vaticane e la sosta in preghiera davanti alle tombe dei suoi predecessori. Rivolgendosi con un sorriso, ricambiato dai numerosi applausi, alla folla di centomila persone – secondo le autorità italiane – il pontefice, prendendo a prestito le parole pronunciate da Paolo VI all’Onu, ha invocato “il miracolo della pace”, in un mondo ancora insanguinato da troppi conflitti.

“L’immane tragedia della seconda guerra mondiale terminava 80 anni fa, l’8 maggio, dopo aver causato 60 milioni di vittime”, le parole del pontefice: “Nell’odierno scenario del dramma della terza guerra mondiale a pezzi, come ha più volte affermato papa Francesco, mi rivolgo anch’io ai grandi della terra ripetendo questo appello sempre attuale: mai più la guerra!”.

“Porto nel mio cuore le sofferenze dell’amato popolo ucraino”, ha rivelato Leone XIV: “Si faccia il possibile per giungere al più presto a una pace autentica, giusta e duratura. Siano liberati tutti i prigionieri e i bambini possano tornare alle proprie famiglie”, la supplica del Papa. “Mi addolora profondamente quanto accade nella Striscia di Gaza”, il terzo appello per la pace, parola al centro del suo pontificato fin dal primo affaccio da questa stessa Loggia della basilica di San Ptetro:  “Cessi immediatamente il fuoco. Si presti soccorso umanitario alla stremata popolazione civile e siano liberati tutti gli ostaggi”. “Ho accolto invece con soddisfazione l’annuncio del cessate il fuoco tra India e Pakistan – ha reso noto inoltre il pontefice – e auspico che attraverso i prossimi negoziati si possa presto giungere a un accordo durevole”.
“Ma quanti altri conflitti ci sono nel mondo!”, il grido d’allarme: “Affido alla Regina della Pace questo accorato appello, perché sia Lei a presentarlo al Signore Gesù per ottenerci il miracolo della pace”.

Poi il saluto ai vari gruppi presenti in piazza e un augurio di buona festa a tutte le mamme, “con una preghiera per loro e per quelle che sono già in cielo”.
“Considero un dono di Dio il fatto che la prima domenica del mio servizio come Vescovo di Roma sia quella del Buon Pastore, la quarta del tempo di Pasqua”. È iniziato con queste parole il primo regina caeli da pontefice di Leone XIV. “In questa domenica sempre si proclama nella messa il Vangelo di Giovanni al capitolo decimo, in cui Gesù si rivela come il Pastore vero, che conosce e ama le sue pecore e per loro dà la vita”, ha sottolineato il Papa: “In questa domenica, da sessantadue anni, si celebra la Giornata mondiale di Preghiera per le vocazioni. E inoltre oggi Roma ospita il Giubileo delle bande musicali e degli spettacoli popolari. Saluto con affetto tutti questi pellegrini e li ringrazio perché con la loro musica e le loro rappresentazioni allietano la festa, la festa di Cristo Buon Pastore: sì, è Lui che guida la Chiesa con il suo Santo Spirito”.

“Oggi, fratelli e sorelle, ho la gioia di pregare con voi e con tutto il Popolo di Dio per le vocazioni, specialmente per quelle al sacerdozio e alla vita religiosa. La Chiesa ne ha tanto bisogno!”, ha esclamato il Santo padre San Gregorio Magno: le persone “corrispondono all’amore di chi le ama”. Il pensiero è andato subito alle nuove generazioni: “È importante che i giovani e le giovani trovino, nelle nostre comunità, accoglienza, ascolto, incoraggiamento nel loro cammino vocazionale, e che possano contare su modelli credibili di dedizione generosa a Dio e ai fratelli”.
“Facciamo nostro l’invito che papa Francesco ci ha lasciato nel suo Messaggio per la Giornata odierna: l’invito ad accogliere e accompagnare i giovani”, l’esortazione sulla scorta del suo predecessore: “E chiediamo al Padre celeste di essere gli uni per gli altri, ciascuno in base al proprio stato, pastori ‘secondo il suo cuore’, capaci di aiutarci a vicenda a camminare nell’amore e nella verità”.

Editoriale

Il ‘reality conclave’ e la speranza nella pace

ph Vatican media-Sir
11 Mag 2025

di Ottavio Cristofaro

Il lungo intermezzo, carico di attese e amplificato dal tam tam mediatico, si è concluso. Un ‘reality conclave’, si è detto, con dinamiche che paiono ricalcare format collaudati, tra figure inattese che emergono e protagonismi che si stemperano. Perfino l’inedita presenza di droni sulla sacra piazza ha conferito a queste ore un’aura di spettacolarizzazione, quasi a voler inseguire un pubblico avido di colpi di scena. E poi, il nome che spiazza i pronostici: Leone XIV.

Un’ipotesi sussurrata, certo, ma quasi soffocata dal coro di analisi minuziose, di biografie passate al setaccio. Eppure, nel silenzio ovattato della Sistina, un’eco diversa, quasi impercettibile, aveva iniziato a farsi strada. E così, la volontà dello Spirito – che soffia dove vuole – ha condotto il Collegio cardinalizio a una scelta che non ricalca le previsioni degli “esperti”. Il suo primo gesto, la sua prima parola rivolta al mondo, non è un convenzionale saluto, ma un’invocazione primordiale: ‘pace’.

Un ‘americano’ sul soglio di Pietro. L’accostamento, inevitabile, rievoca immediatamente le ombre di dinamiche politiche lontane dalla spiritualità del momento. Già per il Santo Padre Francesco si erano levate voci di presunte contiguità ideologiche, smentite poi dalla forza di un magistero autentico. Papa Prevost porta con sé la ricchezza di un’esperienza pastorale radicata nel cuore vivo della Chiesa, senza necessità di immediate auto-legittimazioni. Ma è lecito supporre che lo sguardo lungimirante di Bergoglio non avrebbe favorito un profilo percepito come distante dalla sua visione di Chiesa.

Osservando i suoi occhi, velati di commozione in un uomo maturo chiamato a un compito immane, non si può non interrogarsi sul mistero di questa chiamata, che giunge al culmine di una vita spesa tra le sfide dell’America latina, l’impegno missionario e la familiarità con le dinamiche della curia.

Francesco e frate Leone: un binomio che parla di fraternità e di radicalità evangelica. Forse è proprio in questa eco di semplicità e di servizio che si cela una promessa per il futuro. Perché spesso, quando ci si affida con fiducia al disegno di Dio, la realtà sa sorprenderci oltre ogni umana aspettativa. Accogliamo con apertura e preghiera il pontificato di Leone XIV, nella speranza che possa davvero guidare la Chiesa verso quell’orizzonte di pace di cui l’umanità intera ha urgente bisogno.

Festeggiamenti patronali

L’allocuzione dell’arcivescovo Ciro Miniero per la ‘processione a terra’ di San Cataldo

foto G. Leva
10 Mag 2025

Pubblichiamo l’allocuzione dell’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero per la ‘processione a terra’ di San Cataldo dalla chiesa Maria SS. del Carmine:

 

Carissimi fratelli e sorelle,
permettetemi di condividere con voi un’emozione: venerdì 8, mentre l’immagine del Santo patrono discendeva le scale del Cappellone di San Cataldo, giungeva, nella nostra Cattedrale la notizia dell’elezione del Santo Padre, papa Leone XIV. Così le campane che suonavano a festa per richiamare il popolo tarantino in una città vecchia che cominciava a gremirsi, si sono coralmente unite alle campane di tutto il mondo che ritmavano la gioia e la speranza.
Habemus papam!                    

Ho immaginato le migliaia di persone che raggiungevano piazza San Pietro per conoscere il nuovo pontefice. Una folla non solo curiosa ma anche assetata di quel “sacramento” di Cristo Buon Pastore che mai si stanca di condurre “fuori” per il mondo il suo gregge come anche di garantire un ovile stabile e sicuro, il cui accesso alla porta è reso sicuro da “Colui che dona la vita” (cfr. Gv 10). Così mentre eravamo in mare, ci ha raggiunto il saluto e il dono di Cristo Risorto: «La pace sia con voi!». Pace ai popoli dilaniati dalla guerra, pace ai cuori di ogni uomo e donna di buona volontà, pace alla Chiesa tutta di Dio!
In comunione, quindi, con papa Leone, oggi posso impartire a questa Arcidiocesi, alla Città di Taranto la Benedizione apostolica: una benedizione che non verrà mai meno.
In un mondo chiassoso, in cui per giorni abbiamo sentito interpretazioni, pronostici, ricostruzioni di ogni genere, il mio invito è quello di cogliere le sorprese libere e creative della Provvidenza.
In questo giorno solenne richiamo con mansuetudine l’essenzialità del nostro cammino cristiano a partire dall’impegno per la pace. Accogliete il dono di Gesù che ci precede e che ha scaturigine nella misericordia, nel perdono. Il perdono “bonifica” le relazioni sociali e apre orizzonti di bene, prospettive di speranza. Sappiamo che la pace si costruisce da lontano, in famiglia, quando si fonda la convivenza nella giustizia e nella verità. Questa pace sia anche nella nostra città. La nostra è la “Taranto dei ponti!” Ponti di comunicazione, di dialogo, di raccordo fra luoghi lontani che diventano vicini, di centri che hanno bisogno delle loro periferie.

Non guardiamo ad eredità e continuità secondo il mondo, ma solo all’unico passo di Cristo che cammina con l’umanità, con l’unico Vangelo. «Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,5-6).
Anche nel discorso della tradizionale consegna della statua del patrono alle autorità cittadine, non ho mancato di sottolineare tutte le criticità della nostra Terra, tuttavia non mancano segnali che ci infondono fiducia, infatti proprio oggi è stato inaugurato il Tecnopolo del Mediterraneo. Siamo chiamati a ripartire da una constatazione semplice ma non scontata, che può spingerci, mediante la fede, sempre verso le cose più belle: Dio ci vuole bene!
Questa bellissima processione è un richiamo visibile alla nostra volontà e alla nostra fatica di voler camminare insieme così come papa Leone ha voluto ricordarci!
Così la banalità del male, le divisioni, i disaccordi, la superficialità, il giudizio, gli egoismi, gli interessi di parte non praevalebunt! Non prevarranno!
Preghiamo quindi per papa Leone, per la Chiesa, per Taranto e per il mondo intero! San Cataldo prega per noi!

 

Il servizio fotografico è a cura di G. Leva

Cataldus d'argento

‘Cataldus d’argento 2025’: i premiati

foto G. Leva
09 Mag 2025

La seconda giornata dei festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo viene, come ogni anno, caratterizzata dalla consegna del premio ‘Cataldus d’argento’ conferito dal comitato festeggiamenti e dalla Camera di Commercio a tarantini distintisi nei vari ambiti di vita sociale.

Questi i premiati durante la cerimonia svoltasi nella basilica cattedrale:
Per attività imprenditoriali, il Cataldus d’argento 2025 è stato conferito al dott. Leonardo Giangrande.
Dal 1999 le sue ottime capacità imprenditoriali e dirigenziali lo portano giovanissimo, poco più che trentenne, ad essere vicepresidente vicario, attualmente ancora in carica, del Gruppo ‘Supercentro Spa’, un’azienda operante nella gestione di piattaforme logistiche per la distribuzione di generi alimentari. Dal 2024 è amministratore unico della ‘Supercalabria S.r.l.’, azienda specializzata nella gestione di supermercati e ipermercati. Dal 2018, inoltre, è membro del Consiglio di amministrazione della Supergestdue S.r.l.’, con delega allo sviluppo, all’organizzazione e alla gestione del personale.
Componente dal 2024 dell’Autorità di Bacino per Sistema Taranto e, dal 2014, membro del Consiglio di amministrazione della B.C.C. di Taranto.
Dal 2024 è vicepresidente della Camera di commercio Brindisi-Taranto e presidente, dal 2010, di Confcommercio Taranto.
Come presidente di Confcommercio più volte si è espresso a favore della rinascita del Borgo e della Città vecchia di Taranto, sostenendo il commercio di prossimità, schierandosi contro l’espansione di suolo, ribadendo con coerenza la propria idea di rigenerazione del Borgo e della Città vecchia, ritenuti elementi centrali per il rilancio dell’intera città.

Il ‘Cataldus d’argento 2025’ per attività professionali è stato conferito al dott. Angelo Mellone.
Nato a Taranto, laureato in Scienze politiche presso la Luiss ‘Guido Carli’ di Roma, egli ha conseguito il dottorato di ricerca in Sociologia della comunicazione all’Università ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. Editorialista e inviato di politica, cultura e costume per numerosi quotidiani nazionali: Il Tempo, Libero, Il Foglio, gruppo Epolis, Il Giornale, Il Riformista, Il Messaggero.
Docente di Comunicazione pubblica e politica alla Scuola di giornalismo della Luiss ‘Guido Carli’ di Roma, Angelo Mellone è anche ricercatore di Scienze politiche all’Università ‘San Pio V’ di Roma, consulente per gli eventi culturali e i prodotti editoriali di Zètema – Progetto Cultura e consulente artistico del Festival delle Letterature di Roma. Dal 2022 è direttore artistico di “Umbria Libri” e presidente della Lucania Film Commission. Dal 2023 è docente di Teoria e tecnica della comunicazione televisiva e radiofonica presso l’Università di Salerno.
Autore di diversi libri di saggistica, reportage e lavori teatrali, per citarne alcuni: ‘Fino alla fine’,’Nessuna croce manca’, ‘Incantesimo d’amore’ e ‘La stella che vuoi’.
È stato assunto in Rai nell’aprile 2010, in qualità di dirigente alla Direzione Radio; a maggio 2013 viene assegnato alla Direzione Rai2. Nel luglio dello stesso anno viene assegnato alle dirette dipendenze del direttore di Rai1, dove da novembre 2013 opera all’interno dell’unità organizzativa ‘Day Time’.
Nel maggio 2015 diventa responsabile del Nucleo produttivo ‘Progetti Innovativi’ di Rai 1 e nel 2017 assume l’incarico di responsabile dell’unità organizzativa ‘Day Time e Speciali’. Da novembre 2020 è responsabile dell’unità organizzativa ‘Rubriche e Valorizzazione Territorio’ di Rai1, in qualità di vicedirettore.
Da febbraio 2022 è responsabile dell’unità organizzativa ‘Day Time 1’ in qualità di vicedirettore e a maggio 2023 viene nominato direttore della stessa unità.

Il ‘Cataldus d’argento 2025’ per attività di volontariato è andato invece alla Croce Rossa Italiana – Comitato di Taranto.
Umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità: sono questi i principi fondamentali adottati nella 20ª Conferenza internazionale della Croce Rossa e Mezza Luna, svoltasi a Vienna, nell’ottobre del 1965. Questi principi costituiscono la guida e il faro per i volontari e sono garanti  dell’azione del movimento di cui fa parte la Croce Rossa Italiana. La Croce Rossa Italiana, posta sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, ha come scopo l’assistenza sanitaria e sociale, nei tempi di pace come in quelli di conflitto.
Il Comitato di Taranto, attualmente guidato dal dott. Giovanni Diroma, da oltre un secolo è al servizio della comunità ionica. Opera con grande spirito di dedizione, portando assistenza, soccorso e supporto a chi si trova in situazioni di difficoltà.
Sin dalla sua costituzione, nel gennaio 1886, si trovò subito a fronteggiare l’epidemia del colera scoppiata in quello stesso anno e, successivamente, affrontò l’evento più triste della nostra storia: 11 novembre 1940, ricordata come la “Notte di Taranto”. Per gli oltre ottocento volontari, il riferimento costante è il valore del prossimo: un principio ribadito con continuità dal presidente nei confronti di coloro che definisce i suoi ‘angeli’.

Infine è andato alla cantautrice Mariella Nava il Cataldus d’argento 2025 per attività culturali.
Figlia della nostra terra, inizia a studiare pianoforte fin da bambina diplomandosi al Conservatorio ‘Paisiello’ di Taranto. Prosegue gli studi di composizione tra Taranto e Roma, iniziando da ragazza e quasi per gioco a scrivere le sue prime canzoni, un misto di pensieri, riflessioni. La vera svolta arriva quando lei stessa invia una sua canzone all’attenzione di Gianni Morandi, che resta particolarmente colpito per la sensibilità con cui l’artista ha affrontato il tema del rapporto genitori-figli. ‘Questi figli’, un brano scritto a metà degli anni ottanta, ma di valenza sempre attuale.  Da qui il primo contratto discografico con Rca e il suo debutto artistico, avvenuto con il suo primo festival di Sanremo nel 1987, con il brano ‘Fai piano’.
Arriva nel 1988 il primo riconoscimento al Club Tenco come ‘Miglior opera prima’ per il suo primo album Per paura o per amore. Sono questi gli anni in cui cresce la stima nei suoi confronti da parte di pubblico, della critica e dell’ambiente musicale.

Festeggiamenti patronali

Tanti eventi per l’ultimo giorno della festa patronale

foto G. Leva
09 Mag 2025

di Angelo Diofano

Si concludono sabato 10 i festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo vescovo in una giornata piena di eventi. Dopo le sante messe delle ore 8.30 e delle ore 10, alle ore 11 si terrà la cerimonia dell’’Invenctio corporis Sancti Cataldi’, per commemorare il ritrovamento del corpo del santo nella zona del battistero della cattedrale, avvenuto nel 1071, proprio il 10 maggio, durante l’episcopato di mons. Drogone. Siccome furono alcuni muratori a ritrovare le spoglie del santo, spetterà a tre operai di aziende edili (sorteggiate fra i nominativi forniti dall’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili) offrire il cero, l’incenso (in ricordo del profumo sprigionato dal sepolcro) e recare in processione dal battistero al cappellone la crocetta aurea, rinvenutagli addosso, che ne permise l’identificazione. La reliquia sarà quindi esposta per la pubblica venerazione.

La cerimonia segnerà una sorta di ritorno alle radici del culto di questo santo irlandese che, tra gli anni 679 e 680, partì per la Terrasanta. Non si sa se dopo volesse fare ritorno in Irlanda o, secondo alcuni,  stabilirsi nell’Italia del Nord. Ma la Provvidenza, attraverso un naufragio, volle destinarlo alla nostra città perché ne diventasse il pastore. Alla morte, il suo culto si diffuse in tutta l’Italia e specialmente nel Meridione e gli furono intitolati strade, piazze, chiese, basiliche, villaggi e una cittadina; nel XII e XIII secolo i crociati ne invocavano la protezione prima di combattere in Terrasanta.  Proprio ai fini di una conoscenza reciproca tra i luoghi legati al culto di San Cataldo il parroco della basilica cattedrale mons. Emanuele Ferro ha organizzato il raduno delle terre cataldiane, svoltosi il 30 aprile, cui ha preso parte anche una delegazione della diocesi irlandese di Waterford-Lismore (terra natale del santo vescovo) guidata dal suo vescovo mons. Alphonsus Cullinan.

Seguirà alle ore 11.30 la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro.

Alle ore 17 si terrà la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, con il rinnovo dell’obbedienza da parte dei parroci e dei responsabili delle varie realtà ecclesiali. Al termine, alle ore 18.30, si snoderà la processione per le strade della città vecchia e del Borgo, con tutte le confraternite e l’accompagnamento delle bande musicali cittadine ‘Lemma’ e ‘Santa Cecilia’. Questo l’itinerario: piazza Duomo, largo Arcivescovado, corso Vittorio Emanuele, piazza Castello, ponte girevole, corso ai Due Mari, lungomare, via Anfiteatro, via Berardi, piazza Immacolata, via D’Aquino, piazza della Vittoria, via Margherita, via Matteotti, ponte girevole piazza Castello e via Duomo. In piazza della Vittoria ci sarà la consueta sosta per l’allocuzione dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero dal balcone della chiesa del Carmine, da dove, al termine, impartirà la benedizione apostolica. Fuochi artificiali saluteranno il passaggio del santo sul ponte girevole, all’andata e al ritorno.

I festeggiamenti patronali,  dopo la processione, proseguiranno con la visita del mercatino al lungomare. L’attesa sarà soprattutto per il grande concerto della cantante tarantina Patrizia Conte, accompagnata dalla ‘Jazz Studio Orchestra’ diretta dal m° Paolo Lepore, alle ore 20.30 in piazza Castello. Sarà questa per i tarantini l’occasione per accogliere e applaudire calorosamente la vincitrice della competizione musicale di Rai 1 ‘The Voice Senior’, che ha incantato pubblico e giuria con una intensa interpretazione di “Amoreunicoamore” di Mina e “Oggi sono io” di Alex Britti, ma già molto conosciuta e apprezzata dagli appassionati di musica jazz.

Alle ore 23.30 tutti con lo sguardo all’insù per ammirare il grande spettacolo pirotecnico dagli spalti del castello aragonese, curato dalla ditta Itria Fireworks di Martina Franca. Ma quest’anno la festa non finirà con i fuochi: i più giovani (ma non solo) si ritroveranno davanti al monumento al Marinaio, su corso ai Due Mari, per ballare fino a tardi con le musiche mixate da Dj Nadkid & Moddi Mc.

Ricordiamo infine che il 10 maggio è l’ultimo giorno in cui potrà essere visitata la mostra allestita al Mudi dal titolo ‘Solemnitas: testimonianze documentare dal XV al XX secolo per la festa di San Cataldo’ a cura dell’ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici in collaborazione con l’Archivio di Stato, quello storico diocesano e la biblioteca arcivescovile ‘Giuseppe Capecelatro; nella medesima giornata di sabato 10 dalle ore 10 alle ore 15 nella galleria d’arte L’Impronta (via Cavallotti 57) potrà essere apposto l’annullo filatelico.

 

 

 

Rigenerazione di Taranto

Un museo delle scienze al 65° deposito dell’A.M.? Già raccolte quasi mille firme

09 Mag 2025

Sono arrivate a quasi mille le firme per chiedere un Museo delle scienze nel cuore del Mar piccolo.
“Un’opportunità per i nostri figli e il nostro futuro – scrivono gli aderenti al comitato per Museo delle scienze di Taranto Cmst –, un Museo delle scienze nel Parco regionale del Mar piccolo: l’ex 65° Deposito dell’Aeronautica militare, location strategica per la rigenerazione urbana e per la valorizzazione delle risorse ambientali di Taranto. La petizione lanciata sulla piattaforma change.org. ha catalizzato l’interesse pubblico, con quasi 1000 firme in poco tempo.
Ora si chiede dunque attenzione da parte dei candidati sindaci, perché è necessario educare, conoscere, divulgare le ricchezze della nostra terra nella nostra terra: soltanto così cresceremo una generazione migliore della nostra.

Come è nata l’idea

L’idea è nata dall’incontro virtuale di un gruppo di genitori innovatori, che hanno sentito l’esigenza di accedere a una proposta culturale quale quella di un museo delle scienze naturali e/o scienza e tecnologia, accessibile, moderna, kid-friendly, similare a realtà già esistenti e ben strutturate nel nord e centro Italia (Muse Trento, Museo nazionale di scienza e tecnologia di Milano, Città della scienza di Napoli per citarne alcuni). Da qui è nato il comitato promotore, che si è arricchito di professionisti nel campo ambientale, della comunicazione, della cultura e architettura e design.
Un percorso dunque che parte dalla partecipazione attiva dei cittadini, che  per rafforzare il proprio bisogno hanno lanciato una petizione sul sito www.change.org (https://www.change.org/p/realizziamo-un-museo-delle-scienze-al-65-deposito-sul-mar-piccolo-di-taranto) e vuole concretizzarsi con l’attenzione e l’azione della Governance locale, in un momento di grandi trasformazioni ed opportunità per la città di Taranto.

L’obiettivo

Lo scopo dell’iniziativa è ben più profondo di quello della mera realizzazione di un museo: l’obiettivo è quello di rigenerare un patrimonio immobiliare militare dismesso, localizzato nel Parco regionale del Mar piccolo inducendo un processo di rigenerazione e partecipazione della comunità, tramite lo sviluppo di una filiera formativa e culturale indipendente dalla monocultura dell’acciaio puntando su: turismo culturale ed esperienziale, formazione scientifica ed ambientale, intrattenimento e sport.
Le trasformazioni difatti, non possono costituirsi di sole modifiche del tessuto urbano, ma devono mirare all’evoluzione e alla rigenerazione della comunità urbana.
Nel caso specifico si intende agire su diversi livelli: creazione di una filiera formativa e di ricerca post- universitaria, educazione ambientale e sensibilizzazione delle nuove generazioni, creazione di uno spazio fieristico stabile da destinare alle importanti iniziative già consolidate sul territorio come la ‘Fiera del Mare’ ed il ‘Taranto Eco forum’ (Tef), valorizzare le collezioni naturali con ispirazione ai principi Fair (findable, accessible, interoperable, reusable), offrire un completamento all’offerta turistica grazie alla posizione strategica rispetto alle principali vie di comunicazione, offrire un sistema educativo complementare tramite campus e laboratori per tutte le età, anche a supporto dei pazienti e del personale che verrà impiegato nel nuovo ospedale San Cataldo. 

Diventa chiaro come la definizione di ‘museo’ potrebbe quindi minimizzare le potenzialità di un sito d’eccellenza che merita la dovuta attenzione al fine di evitare gli effetti tipici dell’abbandono. Dal Museo delle Scienze si potrebbe dunque arrivare al “Villaggio delle scienze” e rappresentare una realtà di eccellenza sia a livello regionale che nazionale.

Il 65° deposito dell’A.M.

Il 65° Deposito territoriale dell’Aeronautica Militare di Taranto, si affaccia sul secondo seno del Mar piccolo di Taranto, confina a est con la palude ‘La Vela’, riserva regionale orientata istituita dalla l.r. 11 del 2006 e risulta incluso  all’interno del perimetro del Parco naturale regionale ‘Mar piccolo’.
Il sito è raggiungibile direttamente dall’arteria principale sp ss7ter Taranto-San Giorgio Jonico, tramite una strada di accesso dedicata.
Il deposito venne istituito negli anni Trenta per supportare, nel rifornimento, gli idrovolanti del vicino idroscalo ‘Luigi Bologna’. Durante la Seconda Guerra mondiale, la struttura venne utilizzata anche per il rifornimento del carburante destinato agli aerei da combattimento della Regia Aeronautica.
Con decreto interdirettoriale n. 81  datato  4  aprile  2024, è stato disposto il passaggio dalla categoria dei beni del demanio pubblico militare a quella dei beni del patrimonio dello Stato dell’immobile del compendio demaniale denominato «ex 65°  deposito territoriale A.M.».
Il 65° deposito è caratterizzato dalla combinazione di alcuni fattori che lo rendono il sito ideale da candidare per l’istituzione di un presidio culturale a vocazione scientifica di rilevanza regionale e nazionale: un museo delle scienze (scienze naturali e tecnologia) o ancora meglio un villaggio della scienza in cui il museo diventa soltanto uno degli elementi costitutivi dell’opera di rigenerazione.

–    Connettività: La posizione del Deposito è strategica rispetto alle principali vie di comunicazione: vi si accede direttamente dalla SSter, ben collegata alle vie da Bari e Lecce; dista 20 minuti dall’aeroporto di Grottaglie; dista circa 1000 m dal terminal bus e park&ride Pineta Cimino. E’ inoltre dotato di un pontile lungo più di 500 m che potrebbe essere utilizzato per l’accesso tramite idrovie.

–    Pregio ambientale: Il sito ricade nella perimetrazione del Parco regionale del Mar piccolo e confina con la riserva naturale orientata Palude La Vela caratterizzata da eccezionale biodiversità e recentemente restituita alla collettività.

–    Presenza di geositi: Nei pressi del 65° deposito sono localizzati alcuni geositi censiti nella rete ecologica pugliese, tra cui la falesia del ‘Tarentiano’.

–    Collegamento ai percorsi a mobilità lenta: Il sito è ben collegato ad alcuni percorsi trekking e cicloturistici consolidati, sebbene non segnalati: il percorso del canale d’Aiedda, il percorso dell’antica ferrovia e della masseria le Lamie, e più a est, il percorso delle antiche sorgenti nei pressi del Convento dei battendieri.

Il museo

Il museo potrà contenere diverse sale espositive, a titolo di esempio si può citare l’esposizione di un erbario mediterraneo, una sala dedicata alla biodiversità del Mar piccolo e alla sua evoluzione, una sala dedicata all paleobiogeografia del Terentiano con esposizione di opere scultoree a riproduzione degli affioramenti fossiliferi caratteristici, sale dedicate alla scienza e tecnica dell’ostricoltura e mitilicoltura e tanto altro ancora.
Si potrà realizzare un giardino botanico della biodiversità mediterranea come vero e proprio museo vivente; un playgound a tema accessibile ed innovativo e anche punti ristoro dove degustare prodotti raccolti nel museo stesso (frutti di mare, alghe, frutta e verdura).
Si potrà dare spazio al merchandising a tema, valorizzando le eccellenze artigiane del territorio.
Accanto al museo, grazie alla presenza di diverse palazzine si potranno realizzare sia residenze artistiche che campus residenziali e non.
Il 65° deposito potrà diventare anche la sede del centro visite del Parco del Mar piccolo e della Riserva marina protetta Cheradi e Mar piccolo.
Il progetto potrà essere arricchito da percorsi naturalistici e tematici , a terra e a mare, che lo riconnettono a quelli esistenti, nonché al Parco Cimino, al futuro sea Hub e al Centro nautico per i Giochi del Mediterraneo.

Un momento strategico per Taranto

La città di Taranto vive un momento di profonda trasformazione urbanistica e socio- economica, attraverso azioni specifiche come il Cis, il Jtf e la realizzazione degli impianti sportivi per i giochi del Mediterraneo 2026. In questo contesto risulta importante inserire anche la progettualità culturale che possa implementare la rigenerazione della comunità locale in riferimento alle materie Stem, non legate alla sfera dell’industria siderurgica.
Il coinvolgimento attivo delle università con la finalità di valorizzare un bene locale e così identitario può fungere da attrattore verso i giovani, invertendo la tendenza a lasciare città e provincia per studiare e stanziarsi altrove.

Il Tecnopolo

Apprendiamo con non poco rammarico l’intenzione di altro comitato cittadino e del candidato sindaco Bitetti di collocare al 65° deposito, il Tecnopolo del Mediterraneo, che da quanto si apprende dai comunicati del Mimit : “Con il Tecnopolo, Taranto si afferma come punto di riferimento per la ricerca applicata e lo sviluppo di tecnologie avanzate, puntando su energia pulita, economia circolare e decarbonizzazione dei processi industriali. La riqualificazione del settore siderurgico sarà centrale in questo processo, garantendo la continuità produttiva attraverso tecnologie innovative a basso impatto ambientale”.
Lo stesso comitato per il Tecnopolo del Mediterraneo, con un comunicato del 25 febbraio scorso ha chiesto al Governo di inserire nella fondazione del Tecnopolo, il nuovo gestore dell’Acciaieria, legando dunque questa istituzione ancora una volta alla monocultura.
Dunque appare incompatibile la destinazione di un sito da un così alto potenziale economico alternativo ad attività comunque legate alla siderurgia.

La nostra richiesta

Chiediamo dunque ai candidati sindaci in vista delle imminenti elezioni, di esprimere un proprio parere riguardo la visione che intendono adottare per la valorizzazione di questo importante bene immobile che potrà presto essere acquisito dal Comune di Taranto.
Considerata la proposta, organica, innovativa e aderente agli obiettivi dell’Agenda 2030 oltre che ai principi della Nature Restoration law, stimiamo che il reperimento dei finanziamenti da destinare per la realizzazione non incontrerebbe pareri ostativi.
Già il precedente consiglio comunale ha approvato una mozione che impegnava il sindaco a realizzare un Museo per le scienze naturali.
Noi pensiamo a qualcosa di grande, identitario e di un forte significato simbolico, che leghi il passato al futuro e che traghetti le nuove generazioni verso un percorso di rigenerazione e sviluppo sostenibile.

Diocesi

Talsano, la devozione alla Madonna di Fatima

09 Mag 2025

di Angelo Diofano

Si svolgono a Talsano i festeggiamenti in onore della Madonna di Fatima, a cura dell’omonimo santuario (parroco, don Pasquale Laporta), nel ricordo della celebre apparizione ai tre pastorelli del 1917 in Portogallo.

Il programma prevede per domenica 11, alle ore 19, la celebrazione eucaristica sarà animata dal ‘Gen Rosso local project’ che alle ore 21 terrà un concerto sul piazzale antistante il santuario.

Lunedì 12, alle ore 19 santa messa in contrada Spagnulo; al termine muoverà la fiaccolata lungo il corso principale fino al santuario. Tale iniziativa fu istituita nel 1983 dall’allora arcivescovo mons. Guglielmo Motolese in ringraziamento alla Vergine per aver salvato Giovanni Paolo II nell’attentato del 1981. Alle ore 21.30 sul piazzale antistante il santuario, spettacolo musicale del complesso “Panorama Italiano”.

Martedì 13, sante messe alle ore 8 e alle ore 10 (quest’ultima celebrata dal parroco don Pasquale Laporta con benedizione delle donne in dolce attesa); alle ore 11.30 santa messa  e, a mezzogiorno, la supplica alla Madonna di Fatima. Alle ore 18 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la solenne concelebrazione eucaristica e alle ore 19 muoverà la processione per corso Vittorio Emanuele, via Cabina, via Piave, via Carducci, via Nuova, via Principe di Piemonte, via Sanguzza, via Montegrappa, via Trani, via Bainsizza, corso Vittorio Emanuele con rientro in chiesa. Presterà servizio di accompagnamento alla processione e al concerto in piazza la banda musicale “Città di Montemesola”. Alle ore 21.30, sul piazzale antistante il santuario, spettacolo musicale del gruppo ‘Funky Fingers Band’. La festa sarà conclusa alle ore 23.30 circa dai fuochi pirotecnici.

Fu don Luigi De Filippis, suo primo parroco, che realizzò il sogno di dare questo tempio ai talsanesi, su un suolo donato da un benefattore. La prima pietra fu posta l’8 dicembre del 1956, alla presenza dell’arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi. Su progetto dell’architetto Antonio Provenzano, discepolo del famoso Piacentini, la costruzione durò circa due anni. L’inaugurazione avvenne il 4 ottobre del ’58 con grande partecipazione di fedeli che portarono in processione il simulacro mariano. Vista la particolare devozione per Maria, il 16 luglio del ’59 la chiesa fu elevata a santuario mariano diocesano. Nel ’77 fu realizzato il grande dipinto che ricopre interamente l’abside, opera dell’artista argentino Roberto Baldassarini, raffigurante la Madonna con i tre pastorelli. Il 13 maggio ’99 venne inaugurata la cappella del Santissimo e nel Giubileo del 2000 la chiesa fu inserita fra i luoghi di pellegrinaggio mariano.
Il santuario quest’anno è stato insignito dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero del titolo di chiesa giubilare.

Tracce

Ma davvero è tutta colpa loro?

Foto Ansa (Filippo Venezia) - Avvenire
09 Mag 2025

di Emanuele Carrieri

Ma cosa si può scrivere che non sia già stato scritto nel momento in cui avvengono tragedie come quella accaduta a Bergamo, fra sabato e domenica, quando è un ragazzo ad ammazzare un altro ragazzo, per di più per inconsistenti motivi come il tifo calcistico? Forse è meglio non scrivere niente, cercando di domare e frenare la rabbia e l’indignazione che cresce e straripa dentro per un atto di così inaudita violenza, impossibile da comprendere e tanto più da giustificare. Ma rimanere in silenzio non vuole dire rassegnarsi al fatto che oggi il mondo va così, liquidando un omicidio come il prodotto della incapacità dei ragazzi di conformarsi alle regole e di rispettare i divieti, accettando e giustificando in qualche modo la violenza dei loro comportamenti come la logica conseguenza dello smodato consumo di alcolici o superalcolici o stupefacenti perché altro non possono o non sanno o non vogliono fare. Quel silenzio, invece, dovrebbe, o meglio, deve avere in sé la forza per incominciare un approccio diverso, che cerchi di comprendere il “perché” di tutto ciò che avviene. D’accordo sul disagio giovanile, sul vuoto esistenziale nel quale vivono e dal quale non sanno più come liberarsi, sull’isolamento per circoscrivere la pandemia che ha amplificato a dismisura il loro malessere, sulla loro incapacità di riconoscere la realtà vera dalla realtà virtuale nella quale sono sprofondati attraverso lo schermo del cellulare, ma tutto questo deve essere soltanto un punto di partenza, non certo un punto di arrivo. In questo tempo, in questa società, molti ragazzi non sono capaci di attribuire valore alla vita umana: scambiano la violenza verbale dei social piuttosto che quella fisica dei giochi elettronici come parametro su cui misurare la propria forza nei confronti di ogni altro, di tutti gli altri. Cosa scrivere del loro essere vittime di un autismo relazionale mai registrato prima? Ma davvero è tutta colpa loro? Quando loro crescevano, gli adulti dove erano? Chi li educava? Quei valori che non riconoscono, sono stati tramandati loro per davvero e sul serio? Gli adulti sono stati davvero credibili in questa particolarissima trasmissione del sapere o non tanto? E che cosa possono fare i ragazzi se il mondo adulto, che dovrebbe essere loro di esempio, ha assunto, come modello, proprio quello giovanile, in nome di una giovinezza perenne? Il disagio che loro manifestano non è lo stesso in cui, forse senza rendersene conto, sono immersi anche gli adulti, a cui torna invece più conveniente far finta di nulla per non scalfire in alcun modo l’opinione che gli altri hanno di loro? Gli adulti simulano perché torna tutto molto comodo, loro, invece, vanno in stato confusionale e si affidano ai gesti e alle imprese di violenza per comunicare che esistono, per dimostrare che loro le convenzioni sono capaci di ribaltarle. Non ha senso, anche perché dovrebbero sapere di compiere un reato per il quale c’è un principio di responsabilità, ma potrebbe essere una lettura diversa per iniziare un percorso. Il disagio dei ragazzi sembra sia espressione del disagio collettivo che viviamo tutti da ormai molto tempo. La mancanza di prospettiva, di un futuro da progettare e la incapacità di tenere viva la speranza di un futuro migliore non concernono solo la fase del lockdown: siamo in un tessuto sociale, culturale, educativo, che ci trattiene nel presente, con un orizzonte corto. Nei ragazzi, obbligati a crescere dentro il lockdown, è una sofferenza silenziosa, che alimenta l’angoscia, il terrore della vita e pure lo sconforto. La mancanza di prospettive, l’assenza di un futuro o la incapacità di progettarlo, la carenza di propensione alla speranza e a coglierne l’energia sono fenomeni del nostro tempo, come peraltro viene a galla anche dal contesto internazionale, mai così barcollante da decenni. Se gli adulti non sono in grado di gestire quello che sembra diventare ogni giorno che passa un carico sempre più pesante, perché mai dovrebbero essere capaci di gestirlo i ragazzi? Sono concepiti da una società dell’eccesso, in cui tutto è contrapposizione radicale, forse anche perché i loro stessi genitori hanno perduto il senso dell’equilibrio. Forse hanno fatto di tutto per loro, probabilmente non lo hanno fatto nel modo giusto, rimuovendo dal loro cammino ogni specie di difficoltà, affrescando la vita, davanti ai loro occhi, piena di sole, con molti colori, privandola, invece, dei bianchi e dei neri, di tinte capaci di fare la differenza fra il bello e il brutto, il bene e il male, il buono e il cattivo. Così come scrisse papa Francesco al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione per il Giubileo, “dobbiamo tenere accesa la fiaccola della speranza che ci è stata donata, e fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto”. Ma a quella speranza, in casi come questi, va affiancata anche la condivisione del calvario, per la famiglia che ha perduto un figlio e per quella il cui figlio ha ucciso un ragazzo. Due famiglie che porteranno sulle spalle ciascuna la propria croce. Per sempre. Nella speranza che prima o poi arrivino ad amare la propria croce. Chi scrive ricorda il volto pallidissimo di monsignor Motolese dopo gli incontri con le famiglie di due ragazzi, al centro di un fatto simile, avvenuto a Taranto nel 1984. Disse a bassa voce: “Solamente la misericordia di Dio e delle creature umane potrà portare luce e speranza alle persone di quelle famiglie”. Niente altro.

Festeggiamenti patronali

A piazza Castello, grande concerto di Patrizia Conte

La vincitrice dell’edizione 2025 di ‘The voice Senior’ si esibirà sabato 10, a partire dalle ore 20.30

09 Mag 2025

Alle ore 20.30, in piazza Castello, grande concerto della cantante Patrizia Conte, vincitrice dell’edizione 2025 di ‘The voice Senior’, accompagnata dalla Jazz Studio Orchestra diretta dal m° Paolo Lepore; alle ore 23.30, dal Castello aragonese, grande spettacolo pirotecnico della ditta Itria Fireworks di Martina Franca cui seguirà – poco prima della mezzanotte – il dj set di Dj Madkid & Moddi Mc davanti al Monumento al marinaio.