Sport

Giochi del Mediterraneo, dalle 29 discipline sportive una iniezione di energia

foto G. Leva
09 Mag 2025

di Paolo Arrivo

Il tempo dell’attesa e del lavoro. È quello che sta vivendo la città di Taranto nel percorso di avvicinamento ai Giochi del Mediterraneo, in programma dal 21 al 3 settembre 2026. Tra le ultime novità, la definizione delle discipline sportive. Che sono ben ventinove. La loro presenza, la loro voce va ascoltata. Così, gli atleti che le praticano: tutti loro sono pronti per il grande evento. Scalpitano. A dispetto della lentezza di un iter complesso, che partì prima della pandemia.

GIOCHI DEL MEDITERRANEO, UNA FESTA SPORTIVA- Ecco le discipline sportive protagoniste: atletica leggera, badmington, bocce, canoa/kaiak, canottaggio, ciclismo, equitazione, ginnastica, judo, karate, lotta, nuoto, nuoto pinnato, padel, sport rotellistici, sollevamento pesi, taekwondo, tennis, tennis tavolo, tiro sportivo, tiro con l’arco, triatlhlon, vela. A queste si aggiungono gli sport di squadra. Ovvero basket 3×3, calcio, pallamano, pallavolo e pallanuoto. Ce n’è per tutti i gusti. Per ricordare alla più ampia platea che, oltre al pallone, esiste una miriade di sport sui quali accendere i riflettori. Il triathlon, ad esempio, è una di quelle discipline in forte crescita, capace di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel capoluogo ionico: i Campionati del Mediterraneo, in programma il 28 e 29 giugno prossimi, saranno un importante banco di prova proprio in vista dei Giochi.

IL CAMMINO- “La sfida dei Giochi del Mediterraneo è ambiziosa e il tempo è limitato, ma il nostro impegno è massimo. Siamo al lavoro, giorno e notte, con un solo obiettivo: farcela!” Sono le ultime parole del commissario straordinario Massimo Ferrarese. Una corsa contro il tempo. Un investimento da 350 milioni di euro. Lo stesso Ferrarese tiene costantemente informata la comunità sul cammino della Fondazione del Mediterraneo, ora iscritta al Registro unico nazionale del terzo settore (Runts). L’obiettivo del breve termine è agire su tutto il territorio pugliese, e destinare tutti i contributi raccolti ai vari progetti sportivi. Nonostante tutto, il cronoprogramma non è stato disatteso: “Siamo al 78,5% di opere avviate per i Giochi del Mediterraneo. L’obiettivo prefissato prevedeva l’avvio dell’85% delle opere entro il mese di maggio, con il completamento dell’avvio di tutte le opere entro giugno”.

I NUMERI- Sul piano infrastrutturale, si può guardare con fiducia all’apertura di quattro cantieri: il Campo scuola Salinella, il campo comunale di Talsano e altre due opere. Dagli uffici comunali infatti è arrivato il via libera ai progetti esecutivi per il restyling delle quattro aree. Tra gli interventi più importanti c’è l’adeguamento del PalaMazzola, che proprio tante discipline sportive ha ospitato in questa stagione. Tra cui la pallavolo rappresentata dalla Gioiella Prisma Taranto. Quanto alle risorse, 4 milioni sono destinati al PalaMazzola attingendo dal Fondo sviluppo coesione, altri 4 per il Campo scuola e 3 per lo stadio di Talsano. Gli impianti da realizzare sono 45. Ventuno i comuni coinvolti nell’evento che gravita attorno al capoluogo ionico.

8xmille

Mons. Giuseppe Baturi: Quella firma ha un valore enorme per chi ha poco o niente

foto Cei
09 Mag 2025

A meno di un mese dall’avvio della campagna 2025 a sostegno delle firme per l’8xmille alla Chiesa cattolica, abbiamo intervistato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana.
La crisi economica che è seguita al covid ha lasciato tracce visibili in ogni ambito, compreso (forse soprattutto!) nella solidarietà e nel sostegno agli ultimi: per questa ragione è quanto mai opportuno valorizzare le azioni messe in campo dalla Chiesa cattolica italiana per chi ha poco o, addirittura, niente.

Qual è, mons. Baturi, il valore della firma dell’8xmille alla Chiesa cattolica?

Destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica ha un valore enorme in termini di solidarietà e democrazia. Con le risorse a disposizione si va incontro ai bisogni degli ultimi, di chi non ha un tetto o un lavoro, di chi è vittima della tratta, di chi si ritrova in condizioni di disagio, dei bambini, di chi deve curarsi, di chi sfugge da guerre, catastrofi naturali ed emergenze. Insomma, di chiunque abbia necessità, sia italiano che straniero. E questo accade nelle grandi città, nei piccoli centri e nelle periferie, negli angoli più dimenticati del mondo.

Come previsto dalla legge, i fondi possono essere utilizzati per le esigenze di culto e di pastorale, per gli interventi caritativi nelle diocesi e nei Paesi in via di sviluppo oltre che per il sostentamento del clero. Concretamente, con l’8xmille si riesce a restituire dignità a un’umanità spesso ai margini e sofferente e a dare supporto ai sacerdoti sul territorio e al di là dei confini nazionali. La firma è un gesto semplice, che non costa nulla, ma ha ricadute importantissime per la comunità, per il welfare, per il bene comune perché le risorse permettono di combattere il degrado sociale, di promuovere il volontariato e la corresponsabilità, di favorire la creatività delle comunità ecclesiali, di recuperare e tutelare il patrimonio artistico e culturale dei nostri territori. In sintesi, di salvare vite umane e di prendersi cura dell’uomo, in ogni contesto, a qualunque latitudine.

L’8xmille ormai in vigore dal 1990, ha cambiato, secondo lei, il volto della Chiesa in Italia e nei Paesi in via di sviluppo?

Basta scorrere i dati del Rendiconto, che ogni anno viene pubblicato, per comprendere quanta speranza, quanto bene e quanta dignità scaturiscono dalle firme dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Solo nel 2023, per gli interventi caritativi in Italia, sono stati destinati 150 milioni di euro, ripartiti tra le 226 Diocesi, mentre sono stati approvati ben 440 progetti a livello internazionale, per sostenere alfabetizzazione e scolarizzazione, salute, formazione professionale in campo sanitario, agricolo-ambientale, economico e cooperativo e delle comunicazioni sociali, promozione umana e difesa delle etnie minoritarie. Sono cifre, numeri, percentuali da cui traspaiono volti, storie, sogni e ripartenze, dedizione, pezzi di strada fatti insieme, mani tese e sorrisi condivisi.

A fronte del calo progressivo delle scelte 8xmille a favore della Chiesa cattolica che appello farebbe ai cattolici perché firmino e invitino a firmare per la Chiesa cattolica?

In un tempo di divisioni e contrapposizioni crescenti, è urgente riscoprire l’importanza di valori come il bene comune, la solidarietà, la partecipazione. Firmare per l’8xmille alla Chiesa cattolica fa la differenza, spesso anche tra il vivere e il morire, per migliaia di persone. Non è retorica, ma realtà. Io stesso ho avuto modo di constatarlo in diverse occasioni, ad esempio in Siria e in Libano, dove i poveri ora possono curarsi e nutrirsi, in situazioni in cui altrimenti sarebbe stato impossibile.

Tutti, sia chi presenta il 730 o il Modello redditi persone fisiche, ma anche i pensionati e chi non è obbligato a presentare la dichiarazione, possono contribuire – senza costi, perché l’8xmille non è una tassa in più – a mettere in circolo amore, bellezza e speranza. E questo fa bene a chi di queste risorse ne usufruisce, alla Chiesa, allo Stato e al suo welfare, alla società, a ciascuno. Provare per credere.

Leone XIV

La biografia di papa Prevost, primo pontefice nordamericano della storia

ph Vatican media-Sir
09 Mag 2025

“La pace sia con tutti voi!”. Sono le prime parole del cardinale Robert Francis Prevost, ora papa Leone XIV, il 267° papa della storia della Chiesa e il primo pontefice nordamericano. “Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio”, ha dichiarato il Santo padre. “La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, che ci ama tutti incondizionatamente”.

foto Benotti-Sir


Il ricordo di papa Francesco

Leone XIV ha voluto ricordare il suo predecessore, papa Francesco: “Ancora conserviamo nei nostri cuori quella voce debole ma sempre coraggiosa di papa Francesco che benediva Roma!”. Il nuovo pontefice ha ripreso le parole di quella storica benedizione pasquale, rilanciando un messaggio di speranza: “Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti, mano nella mano con Dio e tra di noi, andiamo avanti”. Un invito a costruire ponti di dialogo e incontro per essere “un solo popolo, sempre in pace”.

Le origini e la vocazione
Nato il 14 settembre 1955 a Chicago, nell’Illinois, da una famiglia di origini spagnole, francesi e italiane, Robert Francis Prevost ha manifestato la sua vocazione religiosa fin da giovane. Nel 1977 ha iniziato il noviziato nell’Ordine di Sant’Agostino, nella Provincia di Nostra Signora del Buon Consiglio a Saint Louis. Ha emesso la professione solenne il 29 agosto 1981 ed è stato ordinato sacerdote il 19 giugno 1982. La sua formazione accademica si è sviluppata tra la Catholic Theological Union di Chicago e la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) a Roma, dove ha conseguito il dottorato in diritto canonico nel 1987. Parla correntemente inglese, spagnolo, italiano e possiede una buona conoscenza del francese.

Incontri con Bergoglio: l’inizio di un’amicizia

Durante il suo mandato come priore generale degli Agostiniani (2001-2013), Prevost ha incontrato più volte Jorge Mario Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires. Questi incontri, informali e istituzionali, hanno consolidato un rapporto di stima e vicinanza.

La missione in Perù: un servizio alla Chiesa e ai poveri
Dopo gli studi, Prevost ha vissuto una lunga missione in Perù (1985-1998), tra Chulucanas e Trujillo. Qui ha assunto incarichi di responsabilità come priore locale, direttore della formazione e vicario giudiziale. Durante questi anni, si è dedicato alla formazione dei giovani sacerdoti e alla promozione di progetti sociali, contribuendo allo sviluppo umano e spirituale delle comunità locali. La sua capacità di dialogo e la profonda sensibilità pastorale ne hanno fatto un punto di riferimento per la Chiesa peruviana.

Ritorno negli Stati Uniti e incarico di priore generale

Nel 1998, Prevost è rientrato negli Stati Uniti, dove è stato eletto priore provinciale della Provincia Agostiniana del Buon Consiglio. Nel 2001 è diventato priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, carica che ha mantenuto fino al 2013. La sua leadership, caratterizzata da uno stile collegiale e aperto al dialogo, ha rafforzato l’unità dell’Ordine a livello mondiale, visitando numerosi Paesi e promuovendo la comunione tra le diverse realtà agostiniane.

Il ritorno in Perù e l’episcopato
Il 3 novembre 2014, Papa Francesco lo ha nominato amministratore apostolico di Chiclayo, in Perù, elevandolo alla dignità episcopale. È diventato vescovo diocesano nel 2015, guidando quella Chiesa locale con spirito missionario e attenzione alla formazione del clero. Il suo impegno si è rivolto anche alla promozione della giustizia sociale e alla difesa dei diritti dei più deboli, consolidando un legame profondo con la comunità peruviana.

foto Siciliani Gennari-Sir

Prefetto del dicastero per i vescovi e cardinale

Nel 2023, papa Francesco lo ha chiamato a Roma come prefetto del Dicastero per i Vescovi, affidandogli la responsabilità di coordinare l’episcopato mondiale. Contestualmente, è stato nominato presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. Nel concistoro del 30 settembre 2023, è stato creato cardinale di Santa Monica.

Il motto episcopale: “In Illo Uno Unum”
Il motto episcopale di Papa Leone XIV, “In Illo Uno Unum”, esprime con forza la sua visione di unità nella diversità. La frase, che significa “In Colui che è Uno, siamo uno”, rappresenta un richiamo profondo alla comunione e alla fraternità all’interno della Chiesa universale. Le parole si rifanno a un sermone di sant’Agostino, l’Esposizione sul Salmo 127, nel quale il Santo Dottore sottolinea l’importanza di essere uniti in Cristo, poiché in Lui tutti formiamo un solo corpo.

Festeggiamenti patronali

Sabato 10, al mattino, la commemorazione dell’Invenctio Corporis Sancti Cataldi

09 Mag 2025

Sabato 10 maggio, alle ore 11, si terrà la commemorazione dell’‘Invenctio Corporis Sancti Cataldi’, con l’ostensione nel cappellone della Crocetta di San Cataldo.

Questo il programma:

Alle ore 10.15 nel salone dell’arcivescovado si terrà un sorteggio tra le imprese edili partecipanti di quelle che avranno l’onore di portare la Crocetta aurea, le candele e l’incenso con la processione solenne verso il battistero. Furono i muratori, infatti, durante i lavori della ricostruzione della cattedrale, quel 10 maggio del 1071, che picconando nelle adiacenze dell’attuale battistero s’imbatterono in un sepolcro candido che emanava profumo al cui interno c’erano i resti mortali di un vescovo avvolti in una stoffa rossa. Su di essi la Crocetta aurea con su scritto Cataldus, che permise l’autentica attribuzione delle reliquie al nostro santo patrono.

Dall’episcopio muoverà il corteo della confraternita, delle imprese e dei fedeli verso il Duomo. Davanti al battistero mons. Emanuele Ferro, parroco della cattedrale e presidente del comitato festeggiamenti, presiederà la liturgia della Parola. Dopo l’allocuzione il celebrante entrerà nel battistero per l’offerta dell’incenso e l’accensione dei ceri innanzi al Locus invenctio corporis Sancti Cataldi e presenterà al popolo di Dio la Crocetta aurea. Dopo averla riposta nella stauroteca sarà portata solennemente nel cappellone di San Cataldo dove sarà esposta alla venerazione insieme alle altre insigni reliquie. 

 

 

Leone XIV

Le prime parole del nuovo papa, Leone XIV

ph Afp-Sir
09 Mag 2025

Robert Francis Prevost, 69 anni, è il primo cardinale nordamericano a guidare la barca di Pietro nella storia della Chiesa, con il nome di Leone XIV. Eletto nel 76° Conclave dai 133 cardinali elettori, al quarto scrutinio, alle 19.23 si è affacciato per la prima volta dalla Loggia delle Benedizioni per ricevere il saluto della folla. Il volto sereno e sorridente, il drappo rosso che abbraccia l’affaccio della Loggia, la banda che suona l’inno nazionale e lui che l’ascolta commosso in piedi. Dodici anni dopo il suo predecessore, il 267° Romano Pontefice è stato acclamato da un oceano festante in piazza S. Pietro che si snodava a perdita d’occhio fino a piazza Pia, lungo tutta via della Conciliazione. L’attesa fumata bianca era arrivata alle 18.07, dal comignolo della Cappella della Cappella Sistina. A dare il solenne annuncio al popolo è stato alle 19.13 il cardinale protodiacono, Dominique Mamberti. Queste le sue parole in latino: “Annuntio vobis gaudium magnum; habemus Papam: Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Robertum Franciscum Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Prevost qui sibi nomen imposuit Leonem Decimum Quartum”.

“La pace sia con tutti voi!”, le prime parole del nuovo Pontefice. “Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio”, ha detto Leone XIV, il nome scelto dal religioso agostiniano per il suo pontificato.
“Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli e ogni terra segnata dalla guerra”, ha proseguito il Santo Padre: “La pace sia con voi! Questa è la pace di Cristo, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, che ci ama tutti e incondizionatamente”.
“Ancora conserviamo nei nostri cuori quella voce debole, ma sempre coraggiosa, di Papa Francesco, che benediva Roma”.
Così ha ricordato il suo predecessore: “Il Papa che benediva Roma e dava la sua benedizione al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Consentitemi di dare seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti, mano nella mano con Dio e tra di noi, andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce, l’umanità necessita di Lui come ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutiamoci anche noi, gli uni gli altri, a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo, sempre in pace”.
“Grazie a Papa Francesco”, l’omaggio al pontificato di Jorge Mario Bergoglio: “Voglio ringraziare anche tutti i confratelli cardinali che hanno scelto me per essere il successore di Pietro e camminare insieme a voi come Chiesa unita – ha proseguito il nuovo Pontefice – cercando sempre la pace, la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari”. “Sono un figlio di Sant’Agostino – agostiniano – che ha detto: ‘Con voi sono cristiano e per voi sono vescovo’”, il riferimento alla sua biografia: “In questo senso possiamo tutti camminare insieme, verso quella patria che Dio ci ha preparato”.
“Alla Chiesa di Roma un saluto speciale – ha poi detto il nuovo papa, ricambiato da un fragoroso applauso -. Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce ponti di dialogo, sempre aperta a ricercare, come questa piazza con le braccia aperte, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo, dell’amore”.
Con queste parole, dirette ai fedeli di tutto il mondo nel suo primo saluto, il primo papa americano ha in un certo senso già delineato il programma del pontificato. Poi, parlando in spagnolo, ha salutato in particolare “la mia amata diocesi di Chicayo, in Perù”, e il “popolo fedele” che lo ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi da vescovo in quell’angolo del sudamerica. Il saluto del nuovo pontefice si è poi allargato “a tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia e di tutto il mondo”.
“Vogliamo essere una chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, che cerca sempre la pace, cerca sempre la carità, cerca sempre di essere vicina a tutti, specialmente a coloro che soffrono”, ha poi aggiunto rivelando altri tratti significativi del suo stile pastorale. “Oggi è il giorno della supplica alla Madonna di Pompei”, il riferimento alla festività liturgica odierna: “la nostra madre Maria, che volle sempre camminare con noi, stare vicino a noi, aiutarci con la sua intercessione e il suo amore”. “Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo, e chiediamo questa grazie speciale di Maria, nostra madre”, l’invocazione finale, prima della recita di Maria, insieme a tutta la piazza, e la sua prima benedizione “Urbi et Orbi”, con la concessione dell’indulgenza plenaria.

Conclave

Il nuovo papa è Leone XIV

ph Afp-Sir
08 Mag 2025

“Annuntio vobis gaudium magnum; habemus Papam: Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Robertum Franciscum Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Prevost qui sibi nomen imposuit Leonem Deciumun Quartum”. Con queste parole il cardinale protodiacono, Dominique Mamberti, ha annunciato il nome del 267° pontefice, eletto alle 18.07 al quarto scrutinio durante il 76° Conclave – il più affollato della Chiesa – da 133 cardinali elettori riuniti da ieri pomeriggio in Conclave nella Cappella Sistina.

Conclave

Conclave: fumata bianca, c’è il nuovo Papa

Grande folla in piazza San Pietro

08 Mag 2025

Il momento atteso da milioni di fedeli in tutto il mondo è finalmente arrivato. I 133 cardinali riuniti in Conclave nella Cappella Sistina hanno eletto al quarto scrutinio il 267° successore di Pietro. Alle ore 18.07 di oggi il comignolo della Cappella Sistina ha emesso fumogeni bianchi, grazie all’ausilio di una delle due stufe, quella che non contiene le schede bruciate dopo la votazione, ma che è esclusivamente dedicata, grazie ai fumogeni, a “colorare” di bianco il cielo, con quel segnale che i fedeli sono abituati a decifrare, scrutando quello spicchio di orizzonte con il naso all’insù. Dalla fumata bianca all’annuncio del nome del nuovo Papa dalle labbra del protodiacono, il cardinale Dominique Mamberti, passeranno almeno quarantacinque minuti. La folla che si è già radunata copiosa in piazza san Pietro – 15mila solo stamattina – è dunque destinata ad aumentare, nei prossimi minuti, grazie anche alla presenza dei maxischermi lungo tutta via della Conciliazione.

Festeggiamenti patronali

Il discorso dell’arcivescovo Ciro Miniero per il rito d’u Pregge

08 Mag 2025

«Spes non confundit».
«La speranza non delude» (Rm 5,5).

È la frase che risuona dalla voce dell’apostolo Paolo in questa solenne proclamazione della liturgia del Santo Patrono che ci vede ancora una volta insieme.
È la Parola che anima questo Giubileo Ordinario che ci ha invitati ad essere pellegrini di speranza, una dimensione permanente della Chiesa, una situazione sempre aperta e necessaria, un lascito fondamentale consegnatoci vivo dall’amato papa Francesco, ora di venerata memoria. Un invito a rifondare la nostra vita in Gesù Cristo, l’unico capace aprire sentieri di pace a partire dall’amore vero.
Cataldo, il pastore generoso, è l’immagine di Dio che non abbandona il suo popolo. I motivi della festa risiedono nel fatto che il Signore non ci lascia mai soli e che, come ci ricorda il salmo, “anche se dovessimo camminare in una valle oscura il nostro cuore non teme perché Lui è con noi” (Sal 22,4). Il pastore reca con sé bastone e vincastro, l’uno per guidare, l’altro per stimolarci anche pungolandoci con tenerezza a perseguire le vie del bene.
La nostra preghiera e i nostri sguardi si rivolgono fiduciosi a Roma, dove presto i cardinali provvederanno a dare alla Chiesa di Roma un vescovo che presieda la cattolicità, principalmente nell’esercizio della carità.
Al netto di tutte le curiosità mediatiche, il Popolo di Dio ora prega ed impara il discernimento cogliendo la volontà dello Spirito Santo. Vi invito a raccogliere la testimonianza del Conclave, quale attestazione di responsabilità e serietà con le quali si provvede davvero al bene della Chiesa che cerca di essere nel mondo lievito di vera fraternità, casa accogliente per ogni uomo ed ogni donna, portatrice di misericordia e di luce per i cuori, faro di pace. Mentre il mondo decodifica l’atto solenne dei Cardinali come esercizio di gestione e di potere, i credenti sono chiamati a scorgere l’azione efficace della Provvidenza nei nostri tempi affinchè la Chiesa sia sempre quel Regno dove chi è il primo è il servo di tutti, ad immagine di Cristo che non è venuto per essere servito ma per servire (cfr. Mc 10,44-45).
Quest’anno consegniamo la statua di San Cataldo al Commissario Straordinario del Comune di Taranto, la dottoressa Giuliana Perrotta, la ringraziamo per la sollecitudine con cui si sta prendendo cura della Città sebbene sia breve l’arco di tempo che le è stato concesso.
Taranto, ancora una volta, attraversa un periodo critico della sua storia politicoamministrativa, come se non riesca a trovare in sé le forze per invertire il corso del proprio destino. Eppure, mai come oggi, abbiamo la necessità di mettere insieme le migliori energie che, mosse solo dall’interesse per il bene comune, affrontino le vitali questioni che restano insolute.
Ci preoccupa il futuro dello stabilimento siderurgico, non ci lasciano sereni le rassicurazioni che ci arrivano. Voglio dirlo con chiarezza: la Città, i tarantini, hanno già pagato un prezzo troppo alto in salute e contaminazione ambientale! Quello del lavoro e della produzione a tutti i costi, i nostri giovani non sono più
disposti ad accettare. E tanto è vero che perdiamo la nostra migliore gioventù, uomini e donne che vanno a cercare lontano dai loro affetti familiari l’occasione per vedere soddisfatte le proprie legittime aspirazioni. Così si impoverisce il tessuto sociale di Taranto, tanto quanto quello economico.
Ci preoccupano le zone interessate da disagio sociale. Le cronache di questi giorni ci parlano di giovani in difficoltà, di crisi abitativa: condannare senza interrogarsi sulle ragioni profonde di tutto ciò non aiuterà di certo ad affrontare costruttivamente i problemi.
Cosa possiamo fare? Possiamo essere protagonisti attivi e positivi della vita cittadina, ognuno per le proprie competenze e interessi. Possiamo dar vita a piccole comunità virtuose e metterle in rete con altre per ricostruire il comune senso di appartenenza.
Tra pochi giorni andremo a votare. Tocca ad ognuno di noi scegliere i futuri amministratori di Taranto: dobbiamo essere selezionatori critici! Non sono giustificabili improvvisazione, inadeguatezza, incompetenza!
Fare l’amministratore pubblico non può essere considerato alla stregua di un posto di lavoro qualsiasi. Le sfide che ci attendono richiedono tutt’altro, non vorremmo tra qualche tempo ritrovarci nella stessa situazione di oggi.
È facile? No, è difficilissimo!
Quando san Cataldo giunse a Taranto trovò una città in rovina, le vestigia dell’antica opulenza sepolte dalla polvere. La forza della sua fede lo aiutò a ricostruire la comunità, sulle colonne dei templi distrutti, fu costruita la nostra cattedrale. Ecco, a san Cataldo chiediamo di sostenerci nella fede, di darci la forza di ricostruire Taranto sulle colonne del bene comune e del rispetto del creato.
Non si avvia il processo del cambiamento fin quando arde la pece del disaccordo e delle visioni di parte, non si aprono le porte fin quando non appare chiaro nella mente e nel cuore delle persone che sono all’interno quale sia il bene della Chiesa in questo preciso momento.
La voce del Maestro deve risuonare nitida nel segreto delle coscienze che si rendono disponibili ad accoglierlo. Impariamo anche che la comunione non arriva dall’alto come una sorta di illuminazione misteriosa e magica, ma non prescinde da scelte, da assunzioni di responsabilità ed impegno generoso e personale.
Dobbiamo far ardere amore e giustizia e così anche per noi sarà ‘fumata bianca’.

Buona festa a tutti.

 

 

 

Lavoro

Sequestro impianti e messa in mora dell’Ue: per l’ex Ilva la situazione torna complicata

08 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Torna a farsi molto complicata la situazione dell’ex Ilva dopo i recentissimi fatti accaduti in questi giorni. Il riferimento è all’incendio scoppiato negli impianti dell’Altoforno 1, dove ieri mattina (mercoledì) a causa della rottura di una tubiera, si era sviluppato un incendio. Proprio nel giorno in cui era a Taranto il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin. Ma contemporaneamente si registrava la presa di posizione della Ue che metteva in mora l’Italia per inadempienze.

L’incidente

L’incidente, fortunatamente, non ha avuto conseguenze sulle persone, ma ha provocato reazioni a livello giudiziario. L’allarme prodotto dallo sprigionarsi di una nube nera di gas coke, visibile chiaramente anche dalla città, ha provocato l’intervento della procura della Repubblica, che ha sequestrato l’impianto senza facoltà di utilizzo da parte dell’azienda. Alla base della decisione dei giudici, che intendono chiarire l’accaduto ed evitare nuovi guai, il fatto che l’impianto produttivo era tornato in marcia solo poche settimane fa (era venuto a Taranto, per l’occasione, il ministro Urso), al termine di lavori di rifacimento, durati oltre un anno e terminati a ottobre. Il provvedimento della procura dovrà essere, ora, convalidato dal giudice per le indagini preliminari.

Tecnicamente è semplicemente saltato in aria uno degli ugelli che soffia vento caldo all’interno dell’altoforno, che ha raggiungo la zone sottostante provocando un incendio. Dinamica simile a quella verificatasi, in forma più attenuata, all’Afo4. In questo caso, invece, gli effetti sono stati più gravi e, se avessero coinvolto lavoratori presenti in quell’impianto, potevano essere letali.

Le reazioni

Operai e sindacati sono doppiamente preoccupati, da un lato per la sicurezza del lavoro in un impianto altamente pericoloso, e dall’altro per la tenuta occupazionale. Un primo effetto, infatti, l’incidente lo ha già avuto con la sospensione della produzione dell’altoforno e lo spostamento dei lavoratori dell’impianto su corsi di formazione.

Ma tutta la situazione resta complicata perché intanto, come dicevamo, è arrivata anche la messa in mora dell’Italia da parte della Commissione europea per non aver rispettato alcune disposizioni della direttiva per quanto riguarda l’impianto di Acciaierie d’Italia.

I sidnacati

Lo stesso ministro Pichetto Fratin ha assicurato che la decarbonizzazione è un processo ormai irreversibile. Ma i sindacati si mostrano molto preoccupati. Secondo la Fiom Cgil “serve chiarezza sul futuro di ex Ilva e sul processo di transizione ecologica che deve avvenire attraverso la decarbonizzazione. Inoltre, così come ribadito negli incontri a Palazzo Chigi, chiediamo al Governo che siano stanziate ulteriori risorse per portare a compimento il piano di ripartenza e, quindi, tutti gli interventi di natura manutentiva per mettere in sicurezza i lavoratori e la città. In un clima di sfiducia ed incertezza per il futuro dell’ex Ilva è necessario aprire un tavolo permanente a Palazzo Chigi per programmare il futuro ambientale, occupazionale ed industriale del gruppo siderurgico”.

Un incontro urgente al ministro Urso viene chiesto da Palombella della Uilm: “Ci aspettiamo l’immediata azione dei commissari per il ripristino degli impianti e garantire la totale sicurezza. Alla luce di quello che si è verificato chiediamo tempi certi e garanzie sul processo di vendita in corso, che dura ormai da diversi mesi, e sulla realizzazione dei forni elettrici per la decarbonizzazione”.

La politica

Secondo il vicesegretario dei 5Stelle Turco: “Quello di ieri non è il primo incidente che vede come triste protagonista il sito siderurgico dell’ex Ilva di Taranto. Sono diversi i sinistri di questa natura, ed è ora che il Ministro Urso invece di mettere sempre le mani avanti si assuma qualche responsabilità. Anche perché sono lui e Meloni ad aver scelto di perseguire la logica del ritorno al passato, che oltre a rischiare di portare l’acciaieria su un binario morto, aumenta di giorno in giorno i pericoli per chi lì ci lavora”

Per il consigliere regionale Pd Di Gregorio “A Taranto sembra essere tornati indietro di 15 anni. Chi pensava di archiviare frettolosamente la vicenda, lasciando intendere che gli aspetti ambientali fossero ormai risolti, è stato purtroppo smentito. Dico purtroppo perchè i primi ad essere penalizzati da questa drammatica condizione sono i cittadini di Taranto e gli operai della grande fabbrica”.

Diocesi

Martina Franca in festa per la Madonna della Sanità

08 Mag 2025

di Angelo Diofano

A Martina Franca si avviano alla conclusione i festeggiamenti in onore della Madonna della Sanità, che nel 1940 l’arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi proclamò patrona ‘equi-principaliter’ di Martina Franca, al pari di San Martino e Santa Comasia, nonchè protettrice degli ammalati.
La Vergine con tale titolo si venera  nell’omonimo santuario diocesano (parroco don Damiano Nigro) sulla via per Villa Castelli, edificato nel 1942 accanto all’antica chiesetta, che risultava troppo piccola per la comunità martinese che si stava estendendo in quella zona della città. In questa antica cappella (ora in disuso per il cattivo stato di conservazione) era presente un affresco del XVIII secolo, dipinto con olio di noce su intonaco, attribuito a Domenico Carella, raffigurante la Madonna del Soccorso con il Bambino in braccio e ai suoi piedi gli ammalati che attendono la grazia. L’opera d’arte fu poi trasferita nel nuovo santuario e collocata sull’altare maggiore.
La devozione alla Madonna della Sanità si è particolarmente sviluppata a Martina Franca dagli inizi del 1900 quando molta gente chiedeva la grazia per se stessi o i propri parenti per il ritorno dalla guerra; tanti ex voto presenti in chiesa risalgono appunto a quel periodo.

Sabato 10 maggio il programma della giornata prevede sante messe alle ore 8 – 9- 10.30 – 12; alle ore 18.30 la celebrazione eucaristica sarà presieduta da mons. Angelo Massafra, arcivescovo emerito di Scutari (Albania); alle ore 20.30, santa messa celebrata dal parroco don Damiano Nigro.

Domenica 11, giorno della festa, sante messe alle ore 8 – 9  – 10.30 – 12. In serata alle ore 17.30  presiederà la celebrazione eucaristica il parroco don Damiano Nigro. Seguirà la processione, salutata da uno spettacolo in stile siciliano con fumogeni e coriandoli nei colori mariani (azzurro e argento), cui parteciperanno le confraternite e le maggiori autorità cittadine, con sosta in piazza XX settembre per l’atto di consacrazione alla Madonna della città. Presterà servizio la banda musicale cittadina ‘Armonie d’Itria’. Alle ore 19.30, infine, in chiesa si terrà la celebrazione eucaristica per coloro che sono impossibilitati a partecipare alla processione.

Archeologia

Il Museo nazionale festeggia tutte le mamme con una visita tematica riservata ai bambini

08 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Domenica 11 maggio, festa della mamma, il Museo archeologico nazionale di Taranto ha organizzato una visita tematica riservata ai bambini dai 7 ai 12 anni, accompagnati da un adulto, possibilmente la propria mamma.

Sarà l’occasione per visitare la mostra dedicata a Penelope, la donna, la moglie, ma anche la madre di Telemaco che al telaio riuscì a tessere la tela ma anche importanti strategie sociali e politiche.

I bambini e gli adulti che parteciperanno al percorso tematico visiteranno i due piani della mostra Penelope, ripercorrendo il mito della figura femminile più importante dell’Odissea, ammireranno da vicino il prezioso skyphos del Pittore di Penelope (460-450 a.C.) proveniente dal Museo Nazionale etrusco di Chiusi e la riproduzione fedele del telaio ritratto sulla ceramica attica. Al termine di questo percorso parteciperanno ad un laboratorio tra gioco e manualità sull’arte della tessitura.

La visita guidata si terrà domenica 11 maggio alle ore 11.30. L’esperienza, dalla durata di circa un’ora e mezza, è gratuita per i bambini, mentre il costo del biglietto di ingresso al museo per gli accompagnatori sarà di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni.

È indispensabile prenotare (fino ad esaurimento posti) chiamando lo 099 4532112.
Dal 25 aprile al 4 maggio, il Museo archeologico nazionale di Taranto ha fatto il pieno di turisti e visitatori. Oltre 7mila presenze (per la precisione 7142), segna il botteghino del MArTA, preso d’assalto nella giornata del 25 aprile e del primo maggio, ma anche domenica scorsa. È un dato in costante ascesa – dice la direttrice del museo, Stella Falzone – che ci dimostra, ancora una volta, la capacità del personale del MArTA di costruire percorsi di conoscenza e approfondimento dedicati a tutti i tipi di pubblico.

Tv

Un altro piccolo favore: comedy-thriller con un’Italia da cartolina

08 Mag 2025

di Sergio Perugini

“Vacanze romane” (1953) di William Wyler con Gregory Peck e Audrey Hepburn ha segnato la storia del cinema, rappresentando iconicamente anche il fecondo periodo della “Hollywood sul Tevere”, la collaborazione produttiva tra l’industria del cinema “a stelle e strisce” e quella italiana, Cinecittà. Un film che nel tempo ha creato anche preziosi canali di cineturismo verso il nostro Paese, con flussi di visitatori in cerca dei luoghi del film. Una sinergia che non si è esaurita negli anni ’50-’60. Basta ricordare qua e là alcuni titoli di richiamo più recenti: dal pluripremiato “Il paziente inglese” (1996) di Anthony Minghella alla commedia “Only You. Amore a prima vista” di Norman Jewison, allo sguardo ironico di Woody Allen in “To Rome with Love” (2012), come pure gli action thriller “Spectre” (saga 007, 2015) di Sam Mendes e “Mission: Impossible. Dead Reckoning 1” (2023) di Christopher McQuarrie, sino al thriller politico-religioso “Conclave” (2024) di Edward Berger. Ultimo in ordine di tempo è la commedia in salsa crime “Un altro piccolo favore” diretto da Paul Feig, su Prime Video dal 1° maggio 2025, con Anna Kendrick e Blake Lively; nel cast anche Elena Sofia Ricci e Michele Morrone.

La storia

Stati Uniti, Stephanie Smothers è una scrittrice che ha guadagnato la notorietà raccontando la sua amicizia naufragata in chiave criminale con Emily Nelson. Quest’ultima, uscita di prigione, le propone di azzerare ogni irrisolto e di farle da damigella per il suo matrimonio a Capri. Nella suggestiva cornice dell’isola Stephanie si ritroverà coinvolta in intrighi, uccisioni e clan malavitosi…

Pros&Cons.

Molto rumore per nulla. Non l’opera di William Shakespeare, parliamo invece del film “Un altro piccolo favore” diretto da Paul Feig, autore di commedie brillanti spesso sopra le righe (sue “Le amiche della sposa”, 2011; “Corpi da reato”, 2013). Il regista-produttore statunitense prova a dare un sequel alla commedia-thriller di successo “Un piccolo favore” (2018), il risultato però è un racconto ingarbugliato e stiracchiato, senza mordente, che sta in piedi grazie a un cast di attori di richiamo, in testa le star Kendrick e Lively, come pure alla nostra brava Elena Sofia Ricci. La narrazione trova luminosità grazie ad ambientazioni mozzafiato dell’isola di Capri, tra costa, tramonti, stradine, alberghi e tavolate di richiamo. Un mostrare il nostro Paese in chiave ammaliante e non poco patinata, marcando soprattutto aspetti cari al pubblico d’Oltreoceano (come la corsa a due ruote sull’iconica Vespa). Narrativamente, la storia gira in maniera vacua ed evanescente, con scivolate problematiche tra uccisioni, tradimenti, corruzione, malavita, doppie vite e persino incesti, il tutto con toni ironico-grotteschi.