Chiusura Giubileo 2025

Africa: “Si chiude la Porta santa ma restino aperte tutte le altre porte”

ph diocesi di Bangassou
08 Gen 2026

di Ilaria de Bonis

Con la chiusura della Porta santa nella basilica di San Pietro a Roma, papa Leone XIV conclude l’anno giubilare. Questa può essere anche un’occasione per tracciare un primo bilancio del Giubileo della speranza, coinciso con un anno denso di avvenimenti drammatici e crisi internazionali. È stato un Giubileo cruciale sia per l’Europa che per il Sud del mondo, e in particolare per il continente africano in balia di grandi squilibri economici e sociali. Le celebrazioni per il Giubileo hanno tuttavia favorito apertura, accoglienza e comunione, creando dei precedenti che non andranno persi.

Benin: avvio di un processo

L’evento ecclesiale “ha assunto in Africa un significato simbolico e concreto che va ben oltre la Porta santa”. Ce lo raccontano i protagonisti delle Chiese missionarie. “Non pensate al Giubileo come a qualcosa che ha un inizio e una fine: qui in Benin è stato l’avvio di un processo che ci ha consentito di mettere l’accento sulle migrazioni interne, dandoci l’occasione per aprire ancora di più le porte ai migranti.E questo non avrà termine con la chiusura della Porta santa”. A portare questa straordinaria testimonianza è la salesiana suor Johanna Denifl, missionaria tra le bambine schiavizzate del Benin. “Il nostro è un Paese dove il cattolicesimo ha un’importanza fondamentale: la Chiesa durante l’anno giubilare ha organizzato diverse azioni sociali, molto concrete. Le parrocchie hanno offerto una pastorale per i migranti interni, per gli sfollati, per i rifugiati, e per quelli di ritorno dai Paesi confinanti (Nigeria, Burkina Faso, Mali, Togo, Niger, Chad). Si è donato orientamento e accompagnamento spirituale. Tante parrocchie hanno aperto le porte ai migranti”.

Il senso dell’accoglienza

L’ex Dahomey – antico nome dell’antico regno che corrisponde più o meno all’attuale Benin – divenne fulcro della tratta atlantica degli schiavi con deportazioni verso le Americhe tra il XVI e il XIX secolo. E ancora oggi reca i segni e le conseguenze di questa orrenda violazione dei diritti umani: il passato doloroso si ripete con la tratta delle bambine, commerciate e rese schiave. A dicembre scorso si è temuto che anche in Benin l’esercito potesse prendere il potere, in seguito a un colpo di Stato, poi fallito.  Tutta la regione del Sahel è sotto l’effetto dei golpe che rimuovono leder autoritari per poi instaurare regimi militari. “Qui c’è tanto bisogno di accogliere rifugiati che arrivano da altri Paesi vicini in guerra o toccati da instabilità politiche e catastrofi naturali, frutto del cambiamento climatico”, dice ancora suor Johanna.

padri carmelitani – ph diocesi di Bangassou

Centrafrica: parrocchie giubilari

Altro Paese africano iconico, ancora instabile e poverissimo è il Centrafrica, che ha vissuto un Giubileo della speranza all’insegna della conversione. Con le parole del vescovo-missionario padre Aurelio Gazzera (nella foto), carmelitano scalzo: “Abbiamo voluto che fosse veramente l’occasione di un incontro con la misericordia di Dio e un momento di conversione”. Lo racconta da Bangassou. Aperto il 29 dicembre 2024 nella cattedrale, il Giubileo è stato chiuso il 27 dicembre 2025 e il vescovo parla di “una fede che si è rinnovata”. “Per moltissima gente – racconta – è stata l’occasione di un ritorno a Dio, per ricevere i sacramenti”. “In una parrocchia abbiamo confessato in tre, dalle nove del mattino alle 17 di sera, ininterrottamente”. Le distanze nella Repubblica centrafricana, che vive una delicata fase di pacificazione dopo anni di guerra civile tra milizie armate, sono enormi, e le strade pessime: “Tra le parrocchie più lontane ci sono più di 600 km – spiega Gazzera –. Per questo motivo abbiamo voluto che tutte le chiese parrocchiali fossero luogo giubilare”.

padri carmelitani – ph diocesi di Bangassou

Aggiunge: “Abbiamo privilegiato due piste di celebrazione: a livello diocesano, con i giubilei per categorie: malati, donne, prigionieri, seminaristi, movimenti ecclesiali… A livello locale c’è stata una celebrazione in ogni parrocchia, presieduta dal vescovo, e preceduta da catechesi sul senso del Giubileo”. Ci sono state anche molte iniziative di carità per orfani, anziani, ammalati: “Ma al di là di questo – dice il vescovo – rimane il senso forte del richiamo alla speranza ‘che non delude’ e alla fede”.

Giovani verso Roma…

Da Roma, e dalla sua missione con i rifugiati del Centro Astalli, Paola Arosio delle suore della Carità di santa Giovanna Antida Thouret dice: “La Chiesa deve fare il possibile affinché si chiuda la Porta santa ma restino aperte tutte le altre porte!”. Quello che non ha funzionato, secondo suor Paola, è stata la difficoltà di ottenimento dei visti per i tanti giovani che durante il Giubileo a loro dedicato, volevano raggiungere Roma dai rispettivi luoghi di provenienza in Africa e America Latina. E riferisce lo sgomento di molte sue consorelle che operano nei Paesi di missione. “Non si possono chiudere le frontiere ai giovani, per nessun motivo – dice –. Altrimenti neghiamo a un’intera generazione la possibilità di fare esperienze importanti e di crescita nell’incontro e nello scambio”. Per i giovani dei Paesi latinoamericani e africani, “dove noi siamo in missione, è fondamentale viaggiare e raggiungere i coetanei durante i grandi eventi ecclesiali”. Se questo non accade, si limita anche la forza storica e il senso dei grandi pellegrinaggi giubilari, nati per favorire il viaggio, anche simbolico, verso Roma.

 

*Popoli e Missione

Diocesi

Missione popolare ai Tamburi

ph G. Leva
08 Gen 2026

di Angelo Diofano

La comunità parrocchiale di Gesù Divin Lavoratore, al rione Tamburi, si prepara a vivere un tempo di straordinaria evangelizzazione. Ne dà notizia il parroco padre Gianni Passacantilli, che così riferisce: “A partire da giovedì 8 gennaio, dalle ore 18 alle ore 20, alcuni fratelli e sorelle, inviati dalla comunità, andranno a due a due a visitare le famiglie del quartiere per portare una parola di conforto e un invito alla fede. Questa missione introdurrà le catechesi per giovani e adulti che inizieranno lunedì 26 gennaio e che si terranno ogni lunedì e giovedì alle ore 20.30 in parrocchia. Le catechesi saranno precedute da una missione popolare in piazza davanti alle cosiddette ‘case parcheggio’ con testimonianze di vita cristiana e di incontro con il Signore”.

Così conclude padre Gianni: “Vi invitiamo ad accogliere i fratelli che busseranno alle vostre porte come Cristo stesso e a sostenere questa opera con la preghiera e la disponibilità del cuore. Affidiamo questo cammino al Signore come Chiesa viva che esce incontro all’uomo, secondo l’invito di papa Francesco, e lo viviamo nella benedizione del nostro arcivescovo, mons. Ciro Miniero”.

Crisi economica

Per la Puglia e Taranto il 2026 inizia nel segno della desertificazione

07 Gen 2026

di Silvano Trevisani

L’avvicendarsi dei calendari impone ritualmente una riflessione a mo’ di bilancio tra passato e presente. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato già il bilancio politico presentato dall’amministrazione comunale della nostra città, fatto più di ombre che di luci, soprattutto per la mancanza di risorse: una situazione dovuta in gran parte agli sperperi della giunga Melucci, che ha lasciato la casse comunali in pre dissesto, anche se il sindaco Bitetti tende a tranquillizzare. Anche perché la parola “dissesto” evoca, per i tarantini, anni difficili e di generale arretramento, dovuti anche quelli all’allegra gestione della giunta comunale, allora guidata da Rossana Di Bello.

Ci sarebbe da riflettere sulle responsabilità della gestione allegra che ha consentito lo dilapidare decine di milioni di euro per organizzare gare di barca a vela e ogni genere di festival, solo per nascondere sotto il tappeto la polvere di una crisi incombente e mostrare la faccia entusiasta di un territori in forte sofferenza. Ma ormai è troppo tardi, e poi sappiamo bene che la giunta Melucci è stata interrotta prima del termine, e di problemi da affrontare ce ne sono tanti. Per Taranto come per tutta la Puglia.

La crisi sociale, economica, produttiva, demografica della regione sembra inarrestabile, nonostante certi proclami politici e soprattutto gli entusiasmi di chi opera nel settore turistico. L’unico che riesce a mascherare la gravità della crisi che viviamo. Ma quel settore rivela ogni giorno la sua dimensione effimera. Per ora sappiamo che il turismo porta un certo benessere solo agli operatori del settore e malessere alla stragrande maggioranza della cittadinanza, come dimostrano i dati economici ufficiali secondo i quali la Puglia è la regione italiana che registra il maggiore aumento dei prezzi al consumo, dovuto proprio alla spirale inflattiva causata dal turismo (basti vedere i prezzi delle pizze!). L’overturism, che sta diventando una costante per tutto il Paese, a corto di altre risorse, danneggia fortemente il mercato immobiliare, innesta spirali inflattive, consuma risorse fondamentali, come l’acqua, inflaziona la sanità, che in regioni come la Puglia è già in fortissimo ritardo, aumenta l’inquinamento e crea un’occupazione temporanea e sottopagata ed è la prima fonte di lavoro nero.

La Puglia, diversamente da quanto si proclama, sta conoscendo una fase di vera e propria desertificazione: nell’ultimo anno ha perso 10.000 posti di lavoro, in vari settori, non ha più un’imprenditoria ad alto valore tecnologico, sta perdendo la sua popolazione, passata dai quasi 5 milioni del 1982 ai 3,8 milioni attuali.

Questi ultimi dati li deduciamo dal Rapporto annuale di ‘Aforisma’, osservatorio economico diretto da Davide Stasi, presentato a Lecce. È calato il volume dell’export, è calato il Pil regionale, tenuto in piedi per metà dalla sola provincia di Bari. Ma quello che più preoccupa, nelle analisi del rapporto annuale di Aforisma, è che si va riducendo il numero delle imprese specializzate, soprattutto nell’industria e nel manifatturiero, che sono le più importanti in termini di distribuzione della ricchezza. Il saldo negativo generale è aggravato dal fatto che l’energia l’acquistiamo soprattutto da imprese che hanno sede tra Milano e Roma.

Ma ci sono altre questioni preoccupanti che riguardano il nostro territorio: il governo centrale insiste nel suddividere le risorse ripartire alle regioni sulla base del Lep, cioè della spesa storica, attuando di fatto l’autonomia differenziata che la Corte Costituzionale ha bocciato, e continuando sfacciatamente a privilegiare il Nord.

Gli investimenti infrastrutturali non ci sono o sono insignificanti (compresi i lavori ritardati di un tratto della Regionale 8), mentre l’Intercity serale per Milano da Taranto viene soppresso, i collegamenti tra Taranto e Lecce, nonostante le continue sollecitazioni dei pendolari, sono fermi all’età della pietra, l’autostrada non è stata completata nonostante i Giochi del Mediterraneo, mentre il governo insiste col Ponte sullo Stretto che sarebbe opera avveniristica nel generale deserto dei trasporti meridionali.

E ora dovremo assistere alle scelte sul futuro dell’acciaio, che rischia di passare nelle mani di un fondo statunitense, in un momento in cui i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Europa (Italia compresa) non sono certo idilliaci.

Insomma: la situazione richiederebbe una capacità politica che non vediamo, ora come ora, sufficientemente espressa dal nostro territorio e dal Sud, in particolare: una capacità di opporsi alle scelte del governo anche da parte dei rappresentanti meridionali degli stessi partiti che lo compongono. Ma purtroppo questo non sarà possibile finché a scegliere i parlamentari meridionali saranno le segreterie nazionali. Cioè: fino a che ci sarà un sistema elettorale che allontana le scelte politiche dai territori che avrebbero il diritto di esprimerle.

E naturalmente occorrerebbero misure idonee ad attutire la decrescita demografica. Ma in questa situazione appare più o meno un’utopia.

Ecclesia

Un bilancio del Giubileo 2025: oltre 33 milioni di pellegrini a Roma

ph Siciliani Gennari-Sir
07 Gen 2026

di Riccardo Benotti

“La presenza dei pellegrini non ha tolto nulla a nessuno”: si può sintetizzare così il bilancio del Giubileo 2025, tracciato da mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’evangelizzazione, insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e al prefetto Lamberto Giannini.
Tra i 33,4 e i 33,8 milioni di pellegrini avranno attraversato le Porte sante entro il 6 gennaio, con una media giornaliera di 90.400 presenze nei 358 giorni dell’Anno santo. “Il temuto pericolo paventato da alcuni che la presenza dei pellegrini avrebbe fatto diminuire i turisti o cancellato altri importanti eventi è stata pienamente smentita dai risultati ottenuti su tutti i fronti”, ha sottolineato mons. Fisichella.

I numeri e la dimensione spirituale

A guidare i flussi è l’Europa con il 62,63%, seguita dall’America del Nord (16,54%) e dall’America del Sud (9,44%). Tra le singole nazioni, l’Italia si colloca al primo posto con il 36,34%, seguita da Stati Uniti (12,57%), Spagna (6,23%), Brasile (4,67%) e Polonia (3,69%). Due i picchi di affluenza che hanno segnato l’anno: il periodo della morte di Papa Francesco e del Conclave, dal 21 aprile all’8 maggio, con 3,9 milioni di pellegrini, e il Giubileo dei giovani, dal 28 luglio al 3 agosto, con oltre 13 milioni. “Il Giubileo non è stato un investimento a perdere – ha aggiunto il presule -, è stato piuttosto un volano che ha incrementato e svilupperà nel futuro una crescita generale, aggiungendo valore alle infrastrutture che rimangono a beneficio della città di Roma e dell’Italia”.

Al di là dei numeri, mons. Fisichella ha evidenziato “la dimensione spirituale che è a fondamento del Giubileo”, che “ha permesso di verificare un popolo in cammino con tanto desiderio di preghiera e conversione. Le basiliche papali, altri centri di preghiera, ad esempio la Scala Santa, hanno registrato presenze mai viste in precedenza. Le confessioni sono state incrementate e la celebrazione giubilare del perdono pieno dell’indulgenza è giunta a tutti. Il Giubileo è stato realmente un anno di grazia”. Tra le immagini destinate a restare nella memoria, il presule ha citato “la gioia dei giovani a Tor Vergata”, “la processione delle confraternite con le loro statue storiche attraverso il Foro romano” e “la canonizzazione di due giovani santi come icona di speranza”. Una parola specifica è andata ai 5.000 volontari in servizio durante l’anno, affiancati dai 2.000 dell’Ordine di Malta.

I numeri

Pellegrini complessivi: 33,4 – 33,8 milioni
Media giornaliera: 90.400 presenze (358 giorni)
Provenienza: Europa 62,63%; America del Nord 16,54%; America del Sud 9,44%
Principali Paesi: Italia 36,34%; Stati Uniti 12,57%; Spagna 6,23%; Brasile 4,67%; Polonia 3,69%
Picchi di affluenza: 3,9 milioni (aprile–maggio); oltre 13 milioni (Giubileo dei giovani)
Volontari: 7.000 complessivi
Interventi: 332 totali, 204 conclusi o parzialmente conclusi

Il ‘metodo Giubileo’

Sul piano organizzativo, il sottosegretario Alfredo Mantovano ha illustrato quello che ha definito “il metodo Giubileo”, un modello di collaborazione interistituzionale che il governo intende “non confinare al 2025”. La cabina di regia ha coinvolto stabilmente oltre cento enti. “L’amministrazione statale deve il più possibile coordinare piuttosto che dirigere”, ha spiegato Mantovano, ricordando tra gli esempi virtuosi il tunnel sotto Piazza Pia, completato nonostante il rinvenimento di vestigia romane, e la riqualificazione della Vela di Tor Vergata, “un’opera che era diventata l’immagine del fallimento delle istituzioni”. Il presidente Francesco Rocca ha sottolineato che “l’elemento centrale è stata la serenità con cui questo gruppo di lavoro ha saputo lavorare per obiettivi”, senza ricorrere a poteri straordinari. “Il metodo Giubileo non è un metodo di poteri straordinari – ha precisato –, è un metodo dove la pubblica amministrazione finalmente dimostra buon senso”.

Il sindaco Roberto Gualtieri ha presentato il bilancio degli interventi: su 332 complessivi, 204 risultano conclusi o parzialmente conclusi. Per quelli “essenziali indifferibili” la percentuale sale al 90%. “Piazza Pia ha ottenuto il primo posto nel The Plan Award 2025; il percorso ciclopedonale Monte Ciocci è stato premiato con un European Green Award”, ha ricordato. “Forse l’eredità principale è quella della fiducia nella possibilità di migliorare e trasformare la città”, ha osservato il sindaco. Il prefetto Lamberto Giannini ha sottolineato i 70 comitati per l’ordine e la sicurezza tenuti durante l’anno e ha ringraziato i romani “perché hanno dato un esempio straordinario di accoglienza”.

ph Sir

Lo sguardo al 2033
Mons. Fisichella ha chiuso il bilancio con lo sguardo rivolto al futuro. “Questo Anno santo orienta il cammino verso un’altra ricorrenza fondamentale per tutti i cristiani – ha affermato citando la bolla Spes non confundit -. Nel 2033, infatti, si celebreranno i 2000 anni della Redenzione compiuta attraverso la passione, morte e risurrezione del Signore Gesù”. Per il presule, “il cammino non è terminato. Si è trattato solo di una tappa significativa, ma propedeutica ad un altro evento di grazia che dovrà essere preparato con lungimiranza”. I 35 grandi eventi e il pellegrinaggio quotidiano “hanno permesso di verificare una Chiesa dinamica che sa guardare con realismo alle sfide che le si pongono, ma sempre fiduciosa di essere guidata dalla forza dello Spirito che la accompagna”. In sintesi, “è stato un Giubileo che ha seminato e i frutti verranno nel futuro”.

Ecclesia

Giubileo e debito globale, Zamagni: “Un’occasione mancata”

ph Siciliani Gennari-Sir
07 Gen 2026

di Filippo Passantino

Il mancato accordo sul condono del debito dei Paesi più poveri segna una delle principali occasioni mancate dell’Anno giubilare. L’economista Stefano Zamagni analizza le responsabilità politiche e istituzionali dell’Occidente, il peso della finanza speculativa e le ragioni strutturali che hanno impedito un’intesa. Sullo sfondo, la necessità di ripensare le regole del sistema globale e di rinnovare l’elaborazione della dottrina sociale della Chiesa nell’epoca postmoderna.

Professore, perché il Giubleo appare come un’occasione perduta sul piano del risanamento economico globale?
Per un incarico specifico di papa Francesco, nel 2024 la Pontificia accademia delle Scienze sociali aveva ricevuto il mandato di formulare proposte concrete, operative, per raggiungere due obiettivi precisi: da un lato la cancellazione o la riconversione del debito dei Paesi altamente indebitati – parliamo di una cinquantina di Stati –, dall’altro una riforma radicale degli statuti degli organismi internazionali, come Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Organizzazione mondiale del commercio.

E cosa è successo?
Il lavoro, svolto da un team di 35 esperti di altissimo livello, ha portato alla redazione del Giubilee Report, approvato nel luglio 2025 e inviato dal Vaticano in vista del summit che si sarebbe tenuto ad agosto a Siviglia. Ma lì la proposta è naufragata: Stati Uniti e Argentina si sono sfilati all’ultimo minuto. Gli altri Paesi hanno espresso apprezzamenti formali, ma senza avviare alcuna discussione reale. È stata un’occasione mancata grave. Papa Francesco, se fosse stato ancora in vita, si sarebbe certamente indignato: aveva investito molto della sua forza di persuasione su questo percorso.

Quanto è serio oggi il problema del debito dei Paesi poveri?
È molto più serio di quanto comunemente si pensi. Il debito non è solo una questione finanziaria: è una questione etica e sociale. Questi Paesi non saranno mai in grado di ripagare il capitale del debito, ma sono costretti a pagare gli interessi. E questo è uno dei più gravi scandali del sistema internazionale. Sappiamo che molti di questi Stati spendono più risorse per il servizio del debito – cioè per pagare gli interessi – di quante ne destinino a sanità e istruzione nei loro Paesi.
Per pagare i creditori dei Paesi ricchi, peggiorano le condizioni di vita delle proprie popolazioni. Non è vero che “non pagano”: pagano eccome, ma a costo di tagliare servizi essenziali.

Da cosa nasce questo circolo vizioso?
Nasce da regole profondamente ingiuste. Penso, ad esempio, al meccanismo del surcharge, previsto – fino a poco tempo fa – dal Fondo monetario internazionale: se un Paese non riesce a pagare una rata alla scadenza, il tasso di interesse aumenta progressivamente. Meno paghi, più aumentano gli interessi; più aumentano gli interessi, più diventa impossibile pagare. È un circolo vizioso che condanna intere popolazioni.

Un altro aspetto poco noto riguarda la natura dei creditori…
Esatto. Il 60% del debito di questi Paesi non è detenuto da Stati o governi, ma da soggetti privati, in gran parte finanza speculativa. Questo fa tutta la differenza del mondo. Se questi fondi non ricevono il pagamento del credito concesso, si rifanno sugli organismi internazionali: non perdono nulla, ma intanto incassano interessi enormi. È una vergogna di cui l’Occidente si è macchiato.
Quando il debito era in mano ai governi, si poteva tentare una mediazione politica o diplomatica. Ma i fondi privati non trattano: non importa se la gente muore di fame o di malattia, vogliono essere ripagati. Punto.

In poche parole: perché è fallito il tentativo di condono del debito?
Perché non si sono cambiate le regole del gioco. Papa Francesco lo diceva chiaramente già tre anni fa: senza modificare gli statuti del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale, delle grandi istituzioni globali, il condono non è attuabile. Non basta la buona volontà dei capi di Stato: servono regole che stabiliscano chi copre il costo del condono e come viene ripartito. Lo stesso vale per le Nazioni Unite, bloccate da meccanismi come il diritto di veto nel Consiglio di sicurezza. Senza riforme delle istituzioni, anche le migliori intenzioni si infrangono contro l’impossibilità pratica di agire. Per condonare un debito di queste dimensioni non basta l’elemosina: occorre ripensare l’assetto delle istituzioni globali. E istituzioni, in fondo, significa questo: regole del gioco.

Perché allora il Giubileo del 2000 ebbe più successo su questi temi?
Perché chiudeva una fase storica: quella della modernità. In quel contesto esistevano ancora strumenti e meccanismi che rendevano possibili certi interventi. Negli ultimi 25–30 anni siamo entrati nella fase della postmodernità, ma la dottrina sociale della Chiesa, pur nei suoi principi immutabili, non ha ancora elaborato un modello adeguato a questa nuova fase storica. I principi del cristianesimo non cambiano, ma la loro applicazione storica sì. Oggi il mondo cattolico non dispone ancora di un vero modello di ‘cristianità’ per la società postmoderna. Abbiamo ottime diagnosi sulle ingiustizie, ma non abbiamo ancora prodotto le terapie.

Che cosa intende per ‘terapie’?
Intendo strategie concrete. In passato non ci si limitava a denunciare la povertà: si costruivano istituzioni alternative. Pensiamo ai benedettini, ai francescani, ai Monti di pietà, ai monti frumentari. Oggi il compito del mondo cattolico è più impegnativo: non basta denunciare, bisogna innovare. Serve il coraggio e l’intelligenza pratica di proporre soluzioni operative, anche sapendo che non tutte verranno accolte.

Ecclesia

Leone XIV chiude il Giubileo: “Si affermi l’artigianato della pace”

ph Marco Calvarese-Sir
07 Gen 2026

Alle 9.41 papa Leone XIV ha chiuso la Porta santa della basilica di San Pietro, con l’apposito rito che sancisce la fine del Giubileo ordinario del 2025, sul tema “Pellegrini di speranza”, aperto dal suo predecessore, papa Francesco, il 24 dicembre 2024, nella notte dello scorso Natale. Tra i presenti al rito odierno, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il rito di chiusura è cominciato alle 9.30 in punto, con la processione d’ingresso e il canto dell’inno del Giubileo. “Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il Buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi”, ha detto il Papa all’inizio del rito. Poi Leone si è recato a piedi davanti alla Porta santa e, dopo averla attraversata, si è inginocchiato e raccolto in preghiera. Quindi, rialzatosi in piedi, ha chiuso da solo i due battenti.

I conflitti e la pace

“Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle”. Il Papa ha concluso l’omelia della messa per l’Epifania, presieduta nella basilica di San Pietro subito dopo il rito di chiusura della Porta santa, con questo messaggio liberante.

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”, ha ricordato sulla scorta di questa “misteriosa espressione” di Gesù, riportata nel Vangelo di Matteo. “Non può non farci pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti”, ha commentato riferendosi al tragico scenario attuale: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino.
Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace”, l’appello durante l’Angelus pronunciato dalla Loggia centrale della basilica di San Pietro. Al centro dell’omelia, il contrasto tra la gioia dei Magi e il turbamento di Erode, tra la resistenza e l’obbedienza, tra la paura e il desiderio. Perché nel momento in cui Dio si manifesta, “nulla rimane come prima”. E’ questo l’inizio della speranza, tema dell’anno giubilare che si è appena concluso: “Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce un certo tipo di tranquillità, quella che fa ripetere ai malinconici: ‘Non c’e niente di nuovo sotto il sole’”.

“È bello diventare pellegrini di speranza – ha concluso il pontefice – ed è bello continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora.
Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”, profeti di “una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”.

Il bilancio del Giubileo

La ricerca dei nostri contemporanei è “molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere”, e “ci interroga con particolare serietà”, il bilancio del Giubileo della speranza, in cui milioni di persone hanno varcato la Porta Santa. “Si, i Magi esistono ancora”, ha assicurato il Papa: “Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”. “Homo viator, dicevano gli antichi. Siamo vite in cammino”, l’immagine scelta: “Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita”.

“Luoghi santi come le cattedrali, le basiliche, i santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato”, l’appello.  “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?”, le domande esigenti di Leone XIV per un esame di coscienza collettivo. Nel racconto evangelico, Erode  “prova ad approfittare del desiderio dei Magi e cerca di piegare la loro ricerca a proprio vantaggio”: “E’ pronto a mentire, e disposto a tutto; la paura, infatti, accieca”. La gioia del Vangelo, invece, “libera: rende prudenti, si, ma anche audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”.

“Il Giubileo e venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuole essere il Dio-con-noi”, la portata esistenziale dell’anno appena trascorso.  “Quante epifanie ci sono donate o stanno per esserci donate!”, ha esclamato Leone: “Vanno però sottratte alle intenzioni di Erode, a paure sempre pronte a trasformarsi in aggressione”.

Un Dio che non si compra

“Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto”, ha denunciato inoltre il Papa: “il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”. “Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore?”, la proposta per un altro esame di coscienza: “Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?
Il modo in cui Gesù ha incontrato tutti e da tutti si e lasciato avvicinare ci insegna a stimare il segreto dei cuori che lui solo sa leggere”, l’indicazione di rotta di Leone XIV:  “Con lui impariamo a cogliere i segni dei tempi.  Nessuno può venderci questo. Il Bambino che i Magi adorano e un Bene senza prezzo e senza misura. È l’Epifania della gratuita. Non ci attende nelle ‘location’ prestigiose, ma nelle realtà umili”.

Diocesi

I 25 anni della parrocchia del Divin Amore, a Martina Franca

ph ND-G. Leva
07 Gen 2026

di Angelo Diofano

La parrocchia del Divino Amore, a Martina Franca, il 7 gennaio festeggia il suo 25° anniversario; nella circostanza la Penitenzieria apostolica ha concesso l’Anno giubilare  con la possibilità di lucrare l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni.

Il parroco mons. Giuseppe Ancora e il consiglio pastorale hanno reso noto un programma celebrativo, a partire dal concerto della Fanfara della Marina Militare diretta dal m° Michele Di Sabato che si terrà in chiesa giovedì 8 alle ore 19.30. Seguiranno le celebrazioni eucaristiche presiedute da mons. Giuseppe Russo, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti (venerdì 9, ore 18.30),  mons. Fabio Ciollaro, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano (sabato 10, ore 18.30) e dal nostro arcivescovo, mons. Ciro Miniero (domenica 11, ore 18.30).

La parrocchia conta circa 6.000 abitanti (in prevalenza giovani famiglie) ed è situata nel quartiere ‘Palombella’, nell’immediata periferia ovest di Martina Franca e nei pressi della stazione ferroviaria, includente anche la zona industriale.

La chiesa (su progetto dell’ing. Giovanni Nasti) fu costruita per volontà di mons. Antonio Corrente, che vi celebrò l’eucarestia fino a tarda età. Egli volle intitolarla al Divino Amore, antica definizione dello Spirito Santo, affinché fosse anima, luce, conforto, guida della vita dei credenti. Fu l’allora arcivescovo mons. Benigno Luigi Papa a impartire la benedizione all’aula liturgica il 7 gennaio 2001, al termine del grande giubileo del 2000, ed aver istituito la parrocchia il 31 marzo 2002. Il 4 giugno 2006 mons. Papa dette inizio alla vita pastorale vera e propria con l’immissione canonica del primo parroco, mons. Giuseppe Montanaro.  attualmente alla guida della parrocchia basilica di San Martino. Dal 2019 la comunità del Divino Amore è affidata alle cure pastorali di mons. Giuseppe Ancora, in precedenza parroco alla Santa Maria del Popolo, in San Giorgio Jonico, che così riferisce: “Quella del Divino Amore è una bella comunità, caratterizzata da una grande maturità e da notevole spirito di servizio, con una buona partecipazione alle sante messe festive, nella quale mi sono sentito a casa da subito”.

Diverse le realtà ecclesiali che vi operano, come il Rinnovamento nello Spirito, il Gruppo di preghiera di Padre Pio, l’Aspi, il gruppo famiglie e quello dei catechisti.

La parrocchia del Divino Amore  dispone anche di un moderno auditorium da 230 posti capace di ospitare attività culturali, conferenze e spettacoli teatrali, a disposizione della città per diverse iniziative e funzionale alle attività parrocchiali.

 

Natale a Taranto

Il presepe vivente della parrocchia Santa Rita di Taranto

Domenica 4, ha avuto luogo anche il recital del coro Cantate Domino di Comunione e Liberazione

07 Gen 2026

di Ada Di Stani e Paola Loffredo

Un presepe vivente che è diventato gesto, cammino e testimonianza di fede condivisa: è quanto vissuto, domenica mattina, 4 gennaio, dalla comunità della parrocchia Santa Rita di Taranto grazie all’iniziativa che ha visto protagonisti i bambini e ragazzi del catechismo e dell’oratorio, i catechisti e gli educatori dell’oratorio, i nonni e i genitori.

L’idea del presepe vivente nasce da una vera e propria provocazione lanciata dal parroco, mons. Gino Romanazzi, ai catechisti e agli amici dell’oratorio Santa Rita: non una semplice rappresentazione, ma un gesto capace di coinvolgere l’intera comunità e di far ‘accadere’ il Natale tra la gente. Da questa intuizione ha preso forma un’esperienza intensa e partecipata, che ha unito preparazione, entusiasmo e servizio.

La rappresentazione ha preso avvio dalla parrocchia Santa Rita, con la celebrazione della santa messa delle ore 10 e, al termine della celebrazione (i figuranti, nonni, genitori, bambini e ragazzi hanno partecipato tutti alla santa messa) è partito un corteo guidato dal parroco. Un popolo in cammino, fatto di famiglie, bambini e fedeli, si è diretto verso la pineta, luogo scelto per l’allestimento del presepe vivente. Fin dall’inizio, con la lettura di diversi brani del Vangelo che annunciano il grande Avvenimento del Natale, altre letture tra cui stralci dei ‘Cori da La Rocca’ di Eliot e dal discorso sul Natale di san Leone Magno, oltre ad una riflessione sulla ragionevolezza del Natale e sull’importanza educativa della tradizione, il coro degli angeli, composto dai bambini e dai loro genitori, ha accompagnato la rappresentazione con canti, contribuendo a creare un clima di raccoglimento e di preghiera; è stato evidente come attorno al presepe si stesse radunando una comunità viva, partecipe, desiderosa di condividere un momento di fede e di bellezza.

Lungo il percorso, numerosi personaggi in costume hanno animato le diverse botteghe, ricreando un suggestivo spaccato di vita quotidiana: dal fornaio al fabbro, dall’osteria al fruttivendolo, dalla lavandaia al falegname, dal vasaio al pescatore. Un itinerario che ha condotto i visitatori fino al cuore della rappresentazione: la grande grotta della Natività, con Maria, Giuseppe, il Bambino Gesù, i pastori e i Re Magi.
Un popolo protagonista, che con semplicità e gioia ha dato volto e voce al presepe vivente. Oltre a interpretare diversi ruoli. Il presepe vivente della parrocchia Santa Rita non è stato solo un evento, ma un’esperienza di comunità che ha reso visibile il senso profondo del Natale: Dio che si fa vicino e cammina con il suo popolo.
Il Natale è la buona notizia che questo luogo c’è, non nel cielo di un sogno, ma nella terra di una realtà carnale.  

Recital di canzoni natalizie del coro ‘Cantate Domino’ di Comunione e Liberazione
Il Mistero si è fatto carne: Cristo che ci fa uno

Domenica 4 gennaio il coro di CL di Taranto, Cantate Domino, ha dato vita, nella parrocchia di Santa Rita, a un recital di canzoni natalizie. È stato un rendez-vous in grande, un evento magnifico. Non aveva l’intento di trasmettere la ‘magia del Natale’, ma quello di far vivere ai partecipanti l’‘Avvenimento del Natale’, ha sottolineato il direttore Massimo Sabbatucci in apertura. E poi, sornione: “Siete entrati gratis, ma all’uscita alcune gentili donzelle vi chiederanno un’offerta. Il ricavato sarà devoluto a favore della Terra santa”.

Il recital è stato introdotto da mons. Gino Romanazzi, parroco della chiesa ospitante e promotore dell’evento, il quale ha approfondito il mistero del Natale citando Sant’Agostino e papa Leone Magno: “Il Natale è il momento della storia in cui il Mistero ha cominciato a diventare presenza e compagno per l’uomo”. Diventare più coscienti di questo voleva essere l’unico grande scopo del gesto proposto. Tra gli astanti, anche S.E. mons. Ciro Miniero e S.E. mons. Filippo Santoro.

Fin dalle prime note del primo canto, l’evidenza di una bellezza sovrabbondante era palpabile. I canti si susseguivano secondo un percorso guidato con brevi letture. Ogni canto più bello del precedente, in italiano, inglese, spagnolo, latino, napoletano: un vero e proprio “prorompere in canti di gioia”, come richiamato dalla citazione dell’omelia di Leone XIV nella Messa della notte di Natale.

Il napoletano S. Alfonso Maria De Liguori l’ha fatta da padrone, e questo lo ha sottolineato, con un pizzico di umoristico campanilismo, il compiaciuto mons. Miniero; e la straordinaria interpretazione della Pastorale tarantina è stato il pezzo bissato alla fine.

Dal primo canto fino all’ultimo, nessuno ha applaudito, seguendo il suggerimento del direttore; la platea era silente, ma alla fine l’acclamazione è stata dirompente e la standing ovation immediata, gioiosa, condivisa: era l’espressione visibile di un popolo in festa, grato per il dono ricevuto. 

“Il mondo fa rumore perché teme il battito dei nostri cuori. Che il Verbo si è fatto carne fa paura al mondo”: le parole dell’arcivescovo Miniero a conclusione della serata hanno suggellato il significato di quella percezione di gioia sperimentata da tutti.

 

Diocesi

Anche a Lizzano, la ′Calata dei Magi′

05 Gen 2026

“Carissimi parrocchiani ed amici, per martedì 6 gennaio, siamo tutti in fervida e trepidante attesa della ‘Calata dei Magi’, antica e suggestiva manifestazione folkloristico-religiosa, curata come sempre dalla nostra chiesa madre di San Nicola, che narra ed attualizza la pagina evangelica dell’adorazione di Gesù Bambino da parte dei Sapienti, giunti a Betlemme dal lontano Oriente. Siamo” tutti invitati a partecipare”. Questo è l’invito da parte di don Giuseppe Zito, parroco della parrocchia San Nicola di Lizzano, ad assistere alla suggestiva tradizione del pomeriggio dell’Epifania che narra ed attualizza la pagina evangelica dell’adorazione di Gesù Bambino da parte dei Sapienti, giunti a Betlemme dal lontano Oriente.

Il corteo della ‘Calata dei Magi’ partirà alle ore 17.30 dal piazzale del convento percorrendo viale convento, via 24 maggio, viale Gramsci, piazza Matteotti, corso Vittorio Emanuele, via Galilei, piazza 4 novembre per concludersi sul piazzale della chiesa di San Nicola.

L’evento parrocchiale bicentenario anche quest’anno risulterà arricchito dalle diverse postazioni con i mestieri d’epoca e dalla presenza degli zampognari dell’Aspromonte.

Allieteranno la serata gli attori del Laboratorio teatrale, con ricche degustazioni enogastronomiche natalizie a cura dei gruppi e delle associazioni parrocchiali e una cascata pirotecnica finale.

La manifestazione si svolge in collaborazione con i gruppi ecclesiali parrocchiali, la confraternita del SS. Rosario e il  Laboratorio teatrale di Lizzano.

Nella mattinata del 6 gennaio la ‘Christmas Band Salicese’ si esibirà con coinvolgenti performance artistico-musicali per le strade del paese.

Infine, come sempre, per la sera di martedì 6 gennaio, la santa messa festiva dell’Epifania sarà anticipata alle ore 17 per permettere ai fedeli di partecipare all’arrivo della ‘Calata dei Magi’ sul grande piazzale della chiesa.

Diocesi

Le processioni dell’Epifania a Taranto

05 Gen 2026

di Angelo Diofano

Il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, si rinnova in città vecchia l’appuntamento con “U Bammine all’erte” (Gesù Bambino in piedi), la prima processione dell’anno, organizzata dalla venerabile confraternita del Santissimo Nome di Dio. Per le vie del centro storico verrà portata una bella immagine di Gesù Bambino in piedi su una nuvoletta sorretta da tre angeli.

Quest’anno la processione uscirà alle ore 9.30 dalla chiesa di Sant’Anna (largo Civitanova, nei pressi di piazza Fontana), essendo il tempio di San Domenico impegnato da alcuni lavori. Vi parteciperanno tutte le confraternite tarantine con i propri fanali creando, così, un corteo originale e colorato; è consuetudine che in tale circostanza vengano fatti vestire i confratelli più piccoli, con una notevole partecipazione di bambini al seguito che conferiranno alla processione un tono particolarmente festoso. Questo l’itinerario: vico Civitanova, via De Tullio, piazza Fontana, via Garibaldi, vico Via nuova, postierla Via Nuova, piazzetta Sa Costantino, via Duomo e piazza Duomo, con ingresso nella basilica cattedrale di San Cataldo dove alle ore 11.30 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero celebrerà la santa messa. Dopo la santa messa, momento di festa in chiesa con la consegna ai bambini delle tradizionali calze.

Le pastorali natalizie tanto care al nostro popolo saranno eseguite in processione dal complesso bandistico cittadino ‘Santa Cecilia’ diretto dal mº Giuseppe Gregucci.

La confraternita del Santissimo Nome di Dio”, ricordiamo, fu eretta nella Chiesa di San Domenico nel 1580 e originariamente vi appartenevano solo rappresentanti del ceto nobile cittadino con un numero di iscritti (così come si legge nello statuto) “ristretto a soli 33 cavalieri”. 

La processione serale del Bambinello

Nella medesima serata, alle ore 17, muoverà dalla basilica cattedrale la processione del Bambinello, organizzata dalle confraternita del Carmine e della SS. Trinità dei Pellegrini. Questo l’itinerario: piazza Duomo, via Duomo, piazza Castello, ponte girevole, via Matteotti, via Margherita, via D’Aquino, chiesa del Carmine, dove alle ore 18.30 sarà celebrata la santa messa. Quindi riprenderà la processione per via D’Aquino, via Cavour, via Anfiteatro, via Berardi, piazza Immacolata, via D’Aquino con rientro nella chiesa del Carmine. Presterà servizio l’associazione musicale “G. Chimienti” di Montemesola” diretta dal mº Lorenzo De Felice.

Diocesi

Martina Franca, ritorna la ‘Calata dei Magi’

05 Gen 2026

di Angelo Diofano

Torna a Martina Franca la sera del 6 gennaio la Calata dei Magi, a cura della parrocchia Regina Mundi e della compagnia teatrale Le Quinte con la regia di Pasquale Nessa. L’appuntamento è alle ore 18 sul sagrato della parrocchia Cristo Re dove i Magi, dopo l’incontro con Erode, si muoveranno a cavallo, guidati dalla stella, per corso Italia e corso Messapia. Lungo il percorso saranno distribuite caramelle ai bambini e fiaccole agli adulti . L’arrivo sarà dinanzi al presepe allestito davanti alla chiesa Regina Mundi, dove avverrà l’omaggio al Bambinello. Seguirà il concerto per la pace del gruppo dei WakeUp Gospel Project. L’evento – commenta il parroco della Regina Mundi, don Martino Mastrovito – oltre a essere un momento di festa costituirà occasione di riflessione comune per celebrare l’Epifania e invocare la cessione dei conflitti nelle terre martoriate dalla guerra.

L’evento è patrocinato dal Comune di Martina Franca-assessorato alla cultura.