Diocesi

L’anniversario della confraternita di Sant’Egidio

05 Gen 2026

di Angelo Diofano

Martedì 6 gennaio la confraternita intitolata a Sant’Egidio, operante nell’omonima parrocchia a Lama-Tramontone, celebrerà il 25° di fondazione, in un anno particolarmente importante in quanto si festeggerà anche il 30° anniversario della canonizzazione del fraticello tarantino (2 giugno 1996), il 40° della erezione della parrocchia (30 marzo 1986) e gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta il 3 ottobre 1226 (Sant’Egidio, infatti, apparteneva a un ordine francescano, quello degli alcantarini).

Nell’occasione abbiamo ascoltato la testimonianza di Pino Lippo, priore della confraternita di Sant’Egidio. “Ebbi il primo approccio con l’umile fraticello – racconta – a  nemmeno 10 anni quando con mio fratello facevo visita a mia nonna, Annina, in vico Nasuti, nei pressi di Palazzo di città. Nella stanza da letto ella aveva un quadro con l’immagine dell’allora beato, di cui amava raccontarci la vita. Quando parlava, non distoglievo mai lo sguardo dalla sua figura e mi sembrava di passeggiare con lui per le vie di Napoli durante la questua. A un frate che incontravo spesso e che usava donare santini con la sua immagine, immancabilmente rivolgevo domande sulla vita di Egidio, che amava molto e su cui ben volentieri si soffermava. Mi colpiva sempre di più l’esempio del nostro santo che metteva in pratica il Vangelo nella vicinanza agli ultimi: per tutti aveva parole di consolazione, di consiglio e di benedizione, sopportando con pazienza sofferenze, umiliazioni e avversità”.

“Frate Egidio – evidenzia il priore – era sempre in giro a soccorrere, incoraggiare, preoccuparsi di chi mancava del necessario per sopravvivere. E questo suo impegno instancabile molto spesso gli ottenne da Dio il dono di operare prodigi e guarigioni, che continuano ancora oggi”.

Sul suo esempio, la confraternita nelle scorse settimane è stata impegnata presso alcuni supermercati nella raccolta di generi di prima necessità per le famiglie bisognose e che sarà ripresa a partire dal 21 febbraio prossimo.

I tarantini però (facciamo notare) sembrano poco coinvolti dalla figura del santo…

“Purtroppo è vero – ammette Pino Lippo – sarebbe proprio il caso di dire che nessuno è profeta nella propria patria. È ormai un ricordo il fervore delle migliaia di tarantini che parteciparono il 2 giugno del 1996 in piazza San Pietro alla canonizzazione. Dobbiamo tutti, a livello ecclesiale e laico, impegnarci a farlo conoscere attraverso studi, convegni e conferenze, soprattutto nelle scuole. Il suo esempio infatti è ancora attuale e può essere stimolo per i giovani per un nuovo stile di vita”.

Tracce

Chi nasce piromane e non muore pompiere

Foto Ansa/Avvenire
05 Gen 2026

di Emanuele Carrieri

Gli Stati Uniti di Trump hanno smesso di fare il vigile del fuoco di tutto il mondo per trasformarsi nell’incendiario di tutto il mondo, con buona pace dei creduloni, anche italiani, che spiegavano che Trump sarebbe stato una colomba e non un falco e che avrebbe meritato il premio Nobel per la pace. In meno di un anno, Trump ha cannoneggiato due paesi, Venezuela e Iran, più qualche altra operazione speciale qua e là, ha dato l’“avanti tutta” al governo di Netanyahu per radere al suolo la striscia di Gaza, per aggredire il Libano, la Siria, lo Yemen e l’Iran, ed è il principale responsabile – alla pari e con uguale merito con Putin – del peggioramento del conflitto scatenato dalla Russia contro l’Ucraina, avendo legato le mani e i piedi alle forze armate ucraine in ogni modo possibile e avendo accolto la narrazione del Cremlino sull’esigenza di punire gli ucraini solamente per il fatto di essere ucraini. Maduro, Assad, gli Ayatollah, Hamas e Hezbollah sono personaggi agghiaccianti e organizzazioni aggressive, il peggio del peggio assieme ad altri che però danno la bustarella a Trump – “Mi rispettano” – e perciò vengono lasciati pascere. Le conseguenze del blitz in Venezuela, sono per il momento da valutare, considerato che non sono state pianificate con prudenza da una Casa Bianca che agisce prima di pensare. L’idea che ora il Venezuela sarà governato direttamente da Trump da Washington per il semplice fatto che Maduro e sua moglie sono stati rapiti è una presa in giro, oltre che un’evidente manifestazione dell’intramontabile espansionismo statunitense. Trump ha citato la “dottrina Monroe”, che ha subito ribattezzato “Donroe”, appropriandosi del nome come già fatto con il “John F. Kennedy Center” di Washington. Quella “dottrina Monroe” di 200 anni fa stabiliva che il continente americano era zona di esclusiva influenza statunitense, ed erano seri guai per le potenze europee e non, se si fossero azzardate a ficcarci il naso. Il concetto è stato ripreso nel “National Security Strategy 2025”, pubblicato qualche settimana fa, il documento dell’abbandono dell’Europa, che nella sua interpretazione più nobile significa che la Russia ha lo stesso diritto di fare quello che crede nella sua zona di influenza, che la Cina può occupare Taiwan senza che a Washington venga il mal di pancia, e che Netanyahu e i suoi giannizzeri possono occupare tranquillamente ogni centimetro di terra altrui che vogliono. Ciò spiega anche l’apparente, ma insignificante, contraddizione della politica trumpiana, che abbraccia Putin in Ucraina e fa fuori il suo alleato venezuelano nell’America Meridionale e quello iraniano e siriano in Medio Oriente. Ma chiedere a Trump perché rimuove il presidente Maduro, accusato di esportare droga negli Stati Uniti, ma ne grazia un altro, Hernández dell’Honduras, già condannato a 45 anni di carcere da una corte americana per traffico di droga negli Stati Uniti, è una fatica inutile. La faccenda del narcotraffico venezuelano è solo un “pretesto”, in grado di servire due interessi di Trump. Il primo lo ha spiegato lui stesso durante la conferenza stampa a Mar-a-Lago: dopo la scorreria, le compagnie petrolifere americane torneranno a gestire i giacimenti del Venezuela, i più grandi del mondo. Per usare le parole di Vance, “il petrolio rubato deve tornare agli Stati Uniti”: in sostanza, non vogliono esportare la democrazia o abbattere un dittatore, si vogliono riprende tutto quello che considerano cosa loro (semmai americani sono alcuni degli impianti di estrazione nazionalizzati da Chávez). Il secondo è quello di un presidente americano in difficoltà per il conto della spesa insostenibile per tanti americani, che si ripercuote in tutti i sondaggi. Il diversivo Venezuela serve per cambiare argomento, per esibire forza, per vantare un successo nella lotta all’epidemia di droga che affligge il paese. Trump si presenta come un super-eroe che arresta i trafficanti per proteggere i cittadini, mentre la opposizione democratica parla di legalità internazionale e di altri arzigogoli con cui vorrebbe limitare il suo potere di difendere gli americani. Il rapimento di Maduro, tuttavia, apre anche altri due aspetti rilevanti: il primo è quello del governare il Venezuela dalla Casa Bianca, senza alleati nel paese, senza soldati sul campo e in più con il regime che nega di essere pronto a cedere, al contrario di quanto rivendicato da Trump. La seconda interessa noi, molto da vicino: la applicazione della dottrina Monroe, vale a dire che le Americhe sono il cortile di casa degli Usa, consente una divisione del mondo per sfere di influenza e significa dare il verde alla Cina su Taiwan, e anche il lasciapassare a Putin sull’Ucraina e su tutta l’Europa orientale. C’è una coerenza nella politica trumpiana: con l’operazione Maduro, Trump ha avviato la fase finale del progetto politico orchestrato dalle autocrazie del pianeta, Cina e Russia, al semplice scopo di smantellare il mondo libero e dividersi le zone d’influenza regionale in mandamenti su cui esercitare un potere. Prima c’erano gli Stati Uniti a scongiurare questa eventualità, ma da quando alla Casa Bianca c’è il “piromane” Trump, il progetto si sta compiendo.

Diocesi

Don Giuseppe Cagnazzo parroco alla San Roberto Bellarmino

05 Gen 2026

di Angelo Diofano

Don Giuseppe Cagnazzo è stato nominato dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero nuovo parroco alla San Roberto Bellarmino, in Taranto; sostituisce don Antonio Rubino (parroco dal 29 giugno del 2000)

Don Giuseppe, 62 anni, giunge dall’incarico di assistente degli emigranti italiani in Germania, ricoperto dal 2018. In precedenza è stato parroco alla Santa Famiglia (Taranto) e alla Madonna delle Grazie (Grottaglie) nonché direttore dell’ufficio di pastorale familiare.

Diocesi

La ‘Calata dei Magi’ a Lama

foto Pasquale Reo
05 Gen 2026

di Angelo Diofano

Appuntamento tradizionale dell’Epifania è quello con la ‘Calata dei Magi’, a Lama. “L’odierna edizione – dice il parroco della Regina Pacis, don Mimmo Pagliarulo – s’inserisce in un solco antico, risalente ai primi del secolo scorso, ma lo fa con uno sguardo rinnovato, capace di dialogare con il presente e di raccogliere l’eredità spirituale e simbolica del Giubileo 2025, dedicato alla Speranza”.

In mattinata, dopo i ‘colpi oscuri’, la banda cittadina Santa Cecilia, diretta dal mº Giuseppe Gregucci girerà per le strade annunciando la festa. Alle ore 10 sarà celebrata la santa messa cui seguirà la processione di Gesù Bambino, la cui immagine (più leggera rispetto a quelle degli anni scorsi) sarà portata a spalla dai bambini, con la partecipazione di numerosi coetanei recanti palloncini multicolori. Le vie percorse saranno quelle della contrada Bellatrase, vincitrice dell’asta tra le contrade che compongono Lama svoltasi nei giorni precedenti.

Alle ore 19 la sacra rappresentazione vivrà il suo epilogo sul piazzale della chiesa, con la presenza, da una parte, del sontuoso palazzo di Erode e della sua corte, con l’impressione della potenza e del fasto, tra musiche e danze delle odalische; dall’altra, l’umile capanna della Natività con Maria, Giuseppe e il Bambino. Il centro della scena sarà occupato dai tre Magi che, superato l’inganno di Erode, giungeranno davanti al Divino Infante, al quale, prostratisi adoranti, consegneranno i doni spiegandone il significato: Melchiorre, “L’oro che ti ho donato, Gesù, è simbolo di carità”; Gaspare, “L’incenso che ti ho offerto è la figura della preghiera”; Baldassarre, “La mirra che ti ho offerto simboleggia la mortificazione, virtù sublime dei forti”. Seguiranno alle ore 20 il concerto musicale in piazza e alle ore 22 lo spettacolo pirotecnico.

Infine domenica 11 gennaio, alle ore 19.30 estrazione della lotteria e premiazione del concorso letterario sulla ‘Calata’ cui hanno partecipato gli alunni della scuola ‘Salvemini’ sviluppatosi in tre categorie: racconto di fantasia, lettera, componimento poetico. “Questa iniziativa – spiega il parroco – nasce dal desiderio di realizzare un percorso culturale e creativo capace di coinvolgere bambini e studenti alla tradizione, di cui forse un giorno potranno diventarne i protagonisti, e, nel contempo, di far conoscere la ‘Calata’ alle loro famiglie, spesso di recente trasferitesi a Lama da altri centri o quartieri”.

Angelus

La domenica del Papa – Dio ha scelto la “debolezza della carne umana”

ph Vatican media-Sir
05 Gen 2026

di Fabio Zavattaro

“Superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace”, è l’appello di papa Leone che guarda con “animo colmo di preoccupazione” quanto accade in Venezuela. Riferimento esplicito all’intervento voluto dal presidente americano Tramp per catturare il presidente Maduro. Ma Leone XIV non fa alcun nome nelle sue parole pronunciate dopo la preghiera mariana dell’angelus. La sua attenzione è rivolta all’amato popolo venezuelano che sta vivendo una profonda crisi economica, nonostante le grandi ricchezze della Nazione; così il Papa chiede che prevalga il bene delle persone “sopra ogni altra considerazione”, e porti a superare la violenza nel rispetto della giustizia e della pace, “garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica”.

Angelus in questa seconda domenica dopo Natale, in cui la liturgia ci fa riflettere sul mistero dell’incarnazione, di un Dio con noi, che ha deciso di farsi carne e di mettere la tenda in mezzo a noi. Nella prima lettura, un brano del Siracide, la luce che abbiamo contemplato nella notte di Natale ci viene identificata come sapienza; nel Vangelo di Giovanni la “luce che splende nelle tenebre” ci viene proposta come verbo, parola. “Tutte le cose vengono dalla Parola, sono un prodotto della Parola” affermava Benedetto XVI al Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio. E continuava: “all’inizio era la Parola”; di più, “tutto è creato dalla Parola e tutto è chiamato a servire la Parola. Questo vuol dire che tutta la creazione, alla fine, è pensata per creare il luogo dell’incontro tra Dio e la sua creatura”. Proprio per dare vita a questo incontro “il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Parole “che non finiscono mai di meravigliarci”, affermava Papa Francesco, perché in queste parole “c’è tutto il cristianesimo”.

Commentando le letture e ricordando la conclusione del Giubileo nel giorno dell’epifania, il vescovo di Roma ricorda che “la speranza cristiana non si basa su previsioni ottimistiche o calcoli umani, ma sulla scelta di Dio di condividere il nostro cammino, affinché non siamo mai soli nella traversata della vita. Questa è l’opera di Dio: in Gesù si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi, ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi”.

La venuta di Gesù nella “debolezza della carne umana”, afferma il Papa, è un duplice impegno: verso Dio e verso l’uomo.

Innanzitutto verso Dio perché, se ha voluto farsi carne, “se ha scelto la nostra umana fragilità come sua dimora, allora siamo sempre chiamati a ripensare Dio a partire dalla carne di Gesù e non da una dottrina astratta”. È entrato nella nostra storia, ricordava Papa Francesco, e con la sua nascita ci mostra che “Dio ha voluto unirsi ad ogni uomo e ogni donna, ad ognuno di noi, per comunicarci la sua vita e la sua gioia”.

Così papa Leone ci chiede l’impegno di “verificare sempre la nostra spiritualità e le forme in cui esprimiamo la fede, perché siano davvero incarnate, capaci cioè di pensare, pregare e annunciare il Dio che ci viene incontro in Gesù: non un Dio distante che abita un cielo perfetto sopra di noi, ma un Dio vicino che abita la nostra fragile terra, si fa presente nel volto dei fratelli, si rivela nelle situazioni di ogni giorno”.

E poi l’impegno verso l’uomo che “deve essere altrettanto coerente”, perché “se Dio è diventato uno di noi, ogni creatura umana è un suo riflesso, porta in sé la sua immagine”. Questo ci chiede di riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a esercitarci nell’amore vicendevole gli uni verso gli altri”. L’incarnazione, afferma ancora il Papa, è “impegno concreto per la promozione della fraternità e della comunione, perché la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, per la giustizia e per la pace, per la cura dei più fragili e la difesa dei deboli”.

A conclusione della sua riflessione domenicale, Leone XIV ha un pensiero anche per quanti “sono nel dolore” per la “tragedia avvenuta a Crans-Montana in Svizzera”, e assicura “la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari”.

Diocesi

La comunità parrocchiale di San Roberto Bellarmino saluta il suo parroco, don Antonio Rubino

05 Gen 2026

di Lorenzo Musmeci

La Comunità parrocchiale di San Roberto Bellarmino ha voluto salutare con affetto don Antonio Rubino, il nostro parroco per ben venticinque anni.

Dal Giubileo del 2000 al Giubileo del 2025, tutta la vita pastorale della comunità di San Roberto è stata impostata all’insegna della sobrietà e della quotidianità, senza eccessi o ostentazioni, con un lavoro sempre continuo e costante.

La parrocchia è il nostro punto di riferimento per crescere nella fede e incontrare Dio.  Per questo, tutto quello che abbiamo vissuto come comunità è stato orientato sugli aspetti fondamentali della vita della Chiesa: la catechesi, la liturgia e la carità.

 

Far risuonare la Parola di Dio come esperienza di vita

L’attenzione per la catechesi non è mai mancata in questi anni sia per le famiglie dell’Iniziazione Cristiana sia per gli adulti dei gruppi parrocchiali. Progetti, convegni, incontri, momenti di riflessione e catechesi hanno sempre caratterizzato la quotidianità di una comunità costantemente sollecitata a educarsi e formarsi. E per una esperienza completa e integrale, non sono mai stati tralasciati momenti conviviali, di festa, di gioco, d’intrattenimento, finesettimana di spiritualità, viaggi organizzati, ciclopasseggiate e tanti altri momenti di vita comunitaria che i parrocchiani conserveranno nei loro ricordi.

Per una Liturgia più viva e autentica

Anche la liturgia ha sempre ricevuto il giusto rilievo che le ha permesso di risplendere per decoro, semplicità e ordine. L’anno liturgico ha incessantemente guidato i passi della comunità parrocchiale: dall’Avvento al Natale, dalla Quaresima alla Pasqua, senza tralasciare l’importanza del Tempo ordinario.

Merito di don Antonio è stato quello di conciliare arte e liturgia, come ricorda lui stesso: la liturgia manifesta la trasfigurazione della realtà e l’arte è capace di evocare questa trasformazione e di alludere a questo processo di metamorfosi che ha come soggetto lo Spirito Santo”.

È nata in quest’ottica la collaborazione tra don Antonio e il compianto maestro ceramista Orazio del Monaco. Nella convinzione che “l’architettura e l’arte non compiono una funzione puramente decorativa, ma sono parti integranti del culto”, sono state realizzate delle opere in ceramica che, nel corso di questi lunghi anni, hanno abbellito l’edificio chiesa. Le opere sono iniziate nel 2004 con la realizzazione dei bassorilievi del Presbiterio; sono proseguite nel 2007 con le decorazioni dell’Altare, dell’Ambone, del Battistero e del Cero pasquale; si sono arricchite nel 2012 con il rifacimento della Cappella del SS.mo Sacramento; e sono culminate nel 2017 con la realizzazione della Via Crucis.

Per una carità senza confini

La carità, inoltre, è stata un elemento essenziale nella vita della comunità parrocchiale. Le molteplici iniziative di solidarietà per i più bisognosi si sono unite al lavoro costante e continuo del centro di ascolto, sempre pronto ad accogliere i più bisognosi, a confortarli e a sostenerli spiritualmente e materialmente. Si riusciti ad aprire un canale speciale con il Burkina Faso con la costruzione di un pozzo e una lunga tradizione di aiuti umanitari. Non è mancata l’accoglienza ad un gruppo di ragazzi nigeriani che nel tempo sono stati preparati al lavoro, hanno ricevuto contratti di lavoro ed ora sono in varie parti d’Italia inseriti, sposati e con figli.

La generosità del parroco è stata di esempio per i parrocchiani che hanno imparato a donarsi con altruismo ai fratelli e a essere presenti nel momento del bisogno, accogliendo l’invito di Cristo stesso a “dare tutto ai poveri” per “avere un tesoro nel Regno dei cieli”.

Al servizio della diocesi

Don Antonio ha anche sviluppato un impegno molteplice verso la comunità diocesana. È stato segretario di S. E. mons. Guglielmo Motolese e del Card. Salvatore De Giorgi, insegnante di Religione presso il Liceo Archita, direttore della Scuola di Formazione Don Luigi Sturzo, parroco delle parrocchie San Pio X e San Roberto Bellarmino, docente di Liturgia e di Teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, per 10 anni vicario foraneo della Vicaria Taranto Orientale II, membro del Consiglio diocesano per gli Affari economici, del Consiglio presbiterale, pastorale ed episcopale, direttore dell’Ufficio diocesano per le Vocazioni e per la Liturgia, assistente diocesano e regionale di Rinascita cristiana e del settore adulti di Azione Cattolica e, non ultimo, Vicario Episcopale per la pastorale della Cultura per oltre dodici anni.

Incontri culturali

I parrocchiani hanno avuto modo di sperimentare da vicino la ricchezza formativa proposta dall’ufficio Cultura della diocesi in questi lunghi anni. Le tematiche sono state varie e stimolati: dalla misericordia alla liturgia, dall’economia del bene alla carità, passando per personaggi di spicco quali Bartolo Longo, don Luigi Sturzo e don Lorenzo Milani. Non sono state tralasciate tematiche di attualità, legate al dibattito contemporaneo: le persecuzioni dei cristiani, le religioni del Mediterraneo, l’educazione sociale, il ruolo della famiglia e il rapporto tra scienza e fede, in particolare tra Bellarmino e Galileo.

Sono stati promossi, inoltre, tre corsi di formazione, tutti tracciati nel solco del magistero di papa Francesco: Popolo di Dio e fraternità dei popoli; L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli; I cristiani nel mondo, pellegrini di speranza.

L’attenzione di don Antonio per la cultura si è evinta anche dalle sue numerose pubblicazioni. La comunità di San Roberto ha saputo accogliere questi testi come materiale di riflessione, per crescere con consapevolezza e formarsi con dedizione. Ai tanti articoli pubblicati sui quotidiani Avvenire e Osservatore Romano, si sono aggiunti quelli pubblicati sulla rivista Fides et Ratio e l’ultimo articolo pubblicato nel 2024 in una Miscellanea: La Liturgia tra tempo dell’uomo e tempo di Dio.

La prima pubblicazione ha riguardato le confraternite: le confraternite laicali a Taranto dal XVI al XIX secolo. La liturgia è stato il tema centrale dei volumi: L’Anno liturgico.  Itinerario con Cristo nella Chiesa, L’uomo in Cristo Gesù creatura sanabile, La Liturgia. Una diakonia mistagogica e La Nube di Dio.

Il tema dell’arte e della liturgia è stato trattato diffusamente nei libri: San Roberto Bellarmino. Una lucerna posta sopra il candelabro, Andremo alla casa del Signore: Pellegrinaggio alla Chiesa parrocchiale, La Porta della fede: Pellegrinaggio alla Chiesa parrocchiale e La Via dolorosa. Celebrare e testimoniare. A queste si sono aggiunte: Sulla strada con Pinocchio, gli atti di un convegno sul tema della famiglia; Il Concilio Vaticano II e la partecipazione di mons. Guglielmo Motolese, pubblicato a cinquant’anni dal Concilio; e Mi racconto, un testo squisitamente autobiografico che ripercorre i trent’anni di vita di un uomo e di un sacerdote.

Con rammarico la comunità parrocchiale di San Roberto ha salutato il suo parroco, affidandolo alla Provvidenza e promettendogli la propria preghiera e vicinanza spirituale.

A don Antonio i saluti e gli auguri più cari e affettuosi di una comunità che ha ‘camminato insieme’, come lui ha sempre amato dire, e che si affida a Dio per impegnarsi a operare continuamentecon rinnovato afflato evangelico.

 

Diocesi

Don Giuseppe Cagnazzo parroco alla San Roberto Bellarmino

05 Gen 2026

di Angelo Diofano

Don Giuseppe Cagnazzo è stato nominato dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero nuovo parroco alla San Roberto Bellarmino, in Taranto; sostituisce don Antonio Rubino (parroco dal 29 giugno del 2000)

Don Giuseppe, 62 anni, giunge dall’incarico di assistente degli emigranti italiani in Germania, ricoperto dal 2018. In precedenza è stato parroco alla Santa Famiglia (Taranto) e alla Madonna delle Grazie (Grottaglie) nonché direttore dell’ufficio di pastorale familiare.

Diocesi

Don Lucangelo De Cantis nuovo parroco della Madonna delle Grazie a Grottaglie

03 Gen 2026

L’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha nominato don Lucangelo De Cantis parroco della Madonna delle Grazie in Grottaglie.

Don Lucangelo è stato negli ultimi mesi il cappellano del carcere ‘Magli’ di Taranto. Fino a quest’ultimo incarico (ricoperto dal novembre 2024) egli è stato parroco per sette anni alla Sant’Egidio, a Tramontone-Lama, evidenziandosi nell’opera di coinvolgimento dei giovani nella vita parrocchiale e nella valorizzazione delle persone con disabilità che, come spesso ricorda, costituiscono il vero cuore della Chiesa. Da sottolineare  il suo impegno nell’ufficio catechistico diocesano, di cui è stato direttore, e di padre spirituale dei seminaristi del ‘Poggio Galeso’.

Don Lucangelo De Cantis, 50 anni, succede quale parroco alla Madonna delle Grazie a don Emidio Dellisanti, prematuramente scomparso.

Arte

Nella Torre dell’orologio, in città vecchia, la mostra ‘Tiratura limitata’ di Michele Tursi

02 Gen 2026

“mArte” è il nuovo progetto del Museo dal Mare che vede protagonista la Torre dell’Orologio, in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto. “mArte è un gioco di parole che contiene al suo interno mare e arte. Sono due termini importanti – spiega Alessandro Maruccia, presidente del Museo – il mare è la nostra ragione sociale, operiamo per la promozione della cultura marinara nella sua accezione più ampia. Il mare è anche fonte di ispirazione per tanti artisti, da qui l’idea di mettere in relazione le due cose creando occasioni di incontro per la valorizzazione di artisti del nostro territorio”.

Il progetto, che ha già preso il via il 20 dicembre con l’esposizione di opere di pirografia su legno di Alessandro Cervarich, tarantino di origini istriane, propone, nel secondo appuntamento, in programma sabato 3 gennai, alle 18.30, la mostra ‘Tiratura limitata’ di Michele Tursi, giornalista con la passione per il disegno e la pittura. In esposizione lavori realizzati con tecniche varie, acquerello, acrilico, pastelli a olio, che compongono il calendario 2026 firmato dall’autore (progetto grafico e stampa PrintMe editore). Durante la serata è prevista una degustazione di vini a cura della “Tenuta TreFontane” di Taranto che ha aderito al progetto con entusiasmo.

Dopo il successo dell’edizione 2025 con ‘Dipinsi l’anima, i volti dell’arte’, quella del calendario per Tursi è diventata una tradizione. Il giornalista, inoltre, ha unito la passione per l’arte con le inchieste di taglio giornalistico nel podcast “Dipinsi l’anima, il lato oscuro dell’arte”, di cui è autore, in cui narra episodi noir e thriller delle biografie di pittori famosi del XX secolo. Andy Warhol, Amedeo Modigliani, Frida Kahlo, Edvard Munch, solo per citarne alcuni, sono i protagonisti degli episodi disponibili sulle maggiori piattaforme online: Spotify, Amazon, Apple, Spreaker.

La mostra ‘Tiratura limitata’ resterà aperta al pubblico, con ingresso gratuito, sino al 10 gennaio, tutti i giorni, dalle 17.30 alle 20.

Ecclesia

La Befana dal campanile

02 Gen 2026

di Angelo Diofano

Domenica 4 gennaio alle ore 19.30 appuntamento in città vecchia con la spettacolare discesa de ‘La Befana dal campanile’. Come ogni anno, la generosa vecchina scenderà dal campanile della basilica cattedrale di San Cataldo, giungendo però questa volta in largo Arcivescovado (nei pressi della Capitaneria di Porto), pronta a riempire con i dolciumi le calze vuote portate dai bambini. Con il prezioso apporto dei vigili del fuoco del comando di Taranto, la manifestazione è organizzata dalla parrocchia basilica cattedrale in collaborazione con l’associazione Symbolum ets e il Comune di Taranto.

 

Diocesi

Il pranzo solidale dai salesiani

02 Gen 2026

Domenica 4 gennaio la comunità educativa pastorale della parrocchia salesiana di San Giovanni Bosco organizza il pranzo solidale con i poveri. L’iniziativa avrà luogo nel salone-teatro con ingresso da via Umbria con inizio alle ore 13: ne dà notizia il parroco don Giovanni Monaco. Il pomeriggio sarà rallegrato da esibizioni canore, balli, giochi, numeri di prestigio e tanta altre sorprese.

 

Natale a Taranto

La Befana dal campanile

ph Pasquale Reo
02 Gen 2026

di Angelo Diofano

Domenica 4 gennaio alle ore 19.30 appuntamento in città vecchia con la spettacolare discesa de ‘La Befana dal campanile’. Come ogni anno, la generosa vecchina scenderà dal campanile della basilica cattedrale di San Cataldo, giungendo però questa volta in largo Arcivescovado (nei pressi della Capitaneria di Porto), pronta a riempire con i dolciumi le calze vuote portate dai bambini. Con il prezioso apporto dei vigili del fuoco del comando di Taranto, la manifestazione è organizzata dalla parrocchia basilica cattedrale in collaborazione con l’associazione Symbolum ets e il Comune di Taranto.