Lavoro

Lavoro: aumenta l’elenco delle criticità e Taranto assorbe il 60% della cig in Puglia

02 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Si allunga giorno dopo giorno la lista delle vertenze che riguardano il lavoro nel nostro territorio e che toccano anche settori finora esclusi, come quello dei lavoratori del settore giustizia, oltre all’industria, che resta sempre la prima criticità.

Corte d’appello

La UILTucs Puglia proclama lo stato di agitazione del personale impiegato nel servizio di portierato e reception delle sedi della Corte di Appello di Brindisi, Lecce e Taranto, a seguito delle decisioni della Corte di Appello di Lecce, committente del servizio. Alla scadenza del contratto con la società Clean Service srl, la Corte di appello ha proceduto a un affidamento diretto sotto soglia di durata quadrimestrale alla società Bruma Investigazioni, in attesa dell’espletamento di una nuova gara.

Un affidamento che prevede però una riduzione di circa il 30% delle prestazioni, con conseguenze dirette e pesantissime sull’occupazione. “Riteniamo fortemente lesiva tale decisione – dichiara Marco Dell’Anna, segretario generale UILTucs Puglia – che rischia di condannare oltre trenta lavoratori e le loro famiglie a una prospettiva di precarietà e povertà, aggravata dal fatto che proviene da una committenza pubblica, che dovrebbe invece garantire il rispetto della dignità delle persone e la tenuta dei livelli occupazionali”.

“Non possiamo non rilevare – prosegue Dell’Anna – come questa decisione sembri orientata a ridurre gli orari di lavoro prima ancora della nuova gara, creando un precedente pericoloso e scaricando sui lavoratori il prezzo delle scelte amministrative”. Ma è Taranto a rappresentare, ancora una volta, uno dei punti più fragili di questa vertenza.

Call center

Tiziana Ronsisvalle, segretaria generale della SLC CgilL, interviene sulle scelte operate da MediaMarket e che ha coinvolto ben 50 dipendenti Teleperformance delle sedi di Taranto e Roma. “Nonostante l’esistenza di una clausola sociale di garanzia, dalla sera alla mattina, hanno visto il loro committente delocalizzare il servizio da loro reso verso call center rumeni. Nonostante che Teleperformance abbia deciso di ricollocare questo personale su altre commesse, il gesto di MediaMarket dice che ormai nessuno è più al sicuro”. La decisione è importantissima perché a Taranto sono circo 2.000 i lavoratori del settore.

Poste Italiane

Oggi 2 febbraio si è svolta la mobilitazione di lavoratrici e lavoratori di Poste Italiane, che riguarda anche gli uffici di Taranto e vuole richiamare l’attenzione dell’azienda e dell’opinione pubblica sull’uso inappropriato dello strumento della “trasferta”. Lo “sciopero della trasferta”, come lo hanno ribattezzato i sindacati “servirà – si legge in una nota – a smascherare l’azienda, chiedere rispetto per i lavoratori e restituire efficienza ad un servizio universale e indispensabile per le cittadine e i cittadini.

Secondo quanto scrive la segretario della Slc Cgil, Tiziana Ronsisvalle: “Le persone vengono movimentate da un ufficio all’altro anche in una stessa giornata, coprendo di fatto quella che è ormai un’atavica disorganizzazione degli uffici, e ancor più grave, una strutturata carenza di personale”. “Si tratta di una coperta corta, cortissima – afferma Ronsisvalle – considerato che si misurano anche le performance dei dipendenti costretti a coprire postazioni differenti che invece avrebbero bisogno di un piano assunzionale che restituisca dignità a quel lavoro e a quella missione”.

Appalto Ilva

Si aggrava ulteriormente, intanto, la crisi occupazionale dell’indotto dell’ex Ilva. La Semat Sud, azienda attiva da oltre vent’anni nelle attività di manutenzione e risanamento all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, ha formalmente avviato lo scorso 15 dicembre 2025 una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 218 lavoratori, annunciando la cessazione delle attività.

La vertenza è stata affrontata nel corso del tavolo istituzionale convocato dalla Regione Puglia, alla presenza degli assessori competenti, dei tecnici regionali, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. Uil e Feneal Uil hanno chiesto con fermezza il ritiro della procedura di licenziamento, la sospensione della chiusura e l’attivazione di tutti gli strumenti utili a salvaguardare l’occupazione, a partire da ammortizzatori sociali straordinari, percorsi di formazione e politiche attive del lavoro.

Nel corso dell’incontro è stata ottenuta una proroga di nove mesi della cassa integrazione, fino al 31 dicembre, mentre la Regione ha avviato interlocuzioni con SEPAC, Arpal e ministero del Lavoro per valutare l’accesso alla cassa integrazione per transizione occupazionale, misura che potrebbe accompagnare i lavoratori verso percorsi di riqualificazione e reimpiego.

La vertenza Semat Sud si inserisce in un quadro occupazionale sempre più critico: secondo i dati sindacali, Taranto assorbe quasi il 60% della cassa integrazione straordinaria dell’intera Puglia, segnale di una crisi strutturale che richiede interventi urgenti e straordinari.

Storia

Cento anni fa moriva Ignazio Carrieri, medico e letterato grottagliese, autore dell’Inno a san Ciro

02 Feb 2026

di Rosario Quaranta

Un secolo fa (2 gennaio 1926) passava a miglior vita il dottor Ignazio Carrieri, figura di spicco del nostro territorio. Nato a Grottaglie il 3 giugno 1862 da Francesco e da Elisabetta Maranò, appartenenti a famiglie agiate e benestanti, dopo aver frequentato il Ginnasio ‘Pignatelli’ nel paese natale e dopo aver compiuto gli studi liceali, si iscrisse all’università di Napoli dove nel 1886 conseguì la laurea in medicina. Sposatosi con Giulia Ancona, coetanea e originaria di Martina, nel 1892 conseguì il diploma presso la Scuola di perfeziona­mento nell’igiene pubblica e nel 1914 ottenne il diploma di ispettore medico scolastico.

A Grottaglie svolse l’attività di medico condotto e tale incarico mantenne per ben 28 anni. Fu vice presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Lecce e membro della Commissione conservatrice dei monumenti. Tra gli altri incarichi tenne quello di presidente del Comitato di Grottaglie della «Dante Alighieri».

Fondò, nel 1910, il circolo «Quinto Ennio» in piazza Regina Margherita, per il quale recitò il discorso inau­gurale il 16 ottobre.

Prese parte attiva a 31 Congressi medici, e dei relativi successi se ne occupò a suo tempo la stampa. Fu anche letterato, conferenziere, poeta, collaboratore di parecchi giornali importanti; e per le sue pubblicazioni scientifiche e politiche e per l’attività svolta in opere di pubblica beneficenza fu nominato Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro (giugno 1894), Ufficiale della Corona d’Italia (gennaio 1899), Commendatore della Corona d’Italia (1917), Grande Ufficiale della Corona d’Italia (1921).

Carrieri fu anche letterato e amante della musica; suo è il testo dell’inno del patrono di Grottaglie san Ciro: “Si canti al Ciro, al Martire”, musicato dall’arciprete Giuseppe Petraroli.

Pubblicò vari articoli, alcuni dei quali sulle tradizioni locali.

Appartiene al 1893 la sua monografia Il tarantolismo pugliese, nella quale condensò gli studi compiuti negli anni precedenti e che già nel 1891 erano stati oggetto di una sua relazione al Congresso di medicina interna tenuto a Roma con grande successo.

Egli espose le ricerche personali sul tarantolismo, trattandolo dal lato storico, clinico e sperimentale, e giunse alla conclusione che la speciale nevropatia prodotta dal morso della tarantola o Falangio di Puglia “è una malattia funzionale dipendente dall’azione del virus specifico, che dà luogo ad un eccitamento dei centri nervosi motori ed, in seguito, ai movimenti non intenzionali della danza”. La rara monografia è stata tolta dall’oblio e riproposta, con una presentazione di Ciro De Roma, all’attenzione degli studiosi, da Rosario Quaranta col volume “Il Tarantolismo Pugliese”, per Altamarea Edizioni diretta da Silvano Trevisani (Grottaglie 1998); essa inoltre è stata inserita nel volume di Carlo Petrone “Il morso della Taranta a Taranto e dintorni” (Laterza, Bari 2002); ed è stata ristampata pure da Floriano Motolese in: “L’ombra della vedova nera. Il tarantolismo di Ignazio Carrieri” (Edizioni dell’Iride, Tricase 2012).

Si interessò pure del celebre brigante grottagliese, il temuto capo dei Decisi, don Ciro Annicchiarico (1775 – 1818), noto pure come “Papa Ggiru”.

Ignazio Carrieri morì a Grottaglie il 2 gennaio 1926, dopo aver affrontato una lunga e improvvisa serie di sventure familiari. L’anno successivo, nel corso di una memorabile cerimonia, nel suo paesa natale fu scoperta una grande lapide collocata in suo onore sulla facciata del palazzo Carrieri, sulla quale si può leggere; Sotto l’azzurro di questo cielo / in questa casa / visse la sua milizia di bene / il grand’uffiz. dott. Ignazio Carrieri / medico letterato conferenziere / insigne / irraggiò ovunque luce di genio / fiamme di fede fervore di esempio / passò tra gli umili / beneficando sanando / ammirazione di popolo / gratitudine di patria / ai posteri il nome consacra.

Diocesi

Taranto celebra don Bosco: educare è cosa di cuore

ph Valentina Franzese-ND
02 Feb 2026

di Valentina Franzese

«L’educazione è cosa di cuore e Dio solo ne è il padrone». Le parole di san Giovanni Bosco continuano a risuonare con sorprendente attualità e hanno accompagnato, come un prezioso filo rosso, i festeggiamenti in suo onore vissuti a Taranto. Una celebrazione che non è stata soltanto il ricordo di un grande santo dell’Ottocento, ma un’esperienza viva di Chiesa, capace di parlare al presente e di guardare al futuro con fiducia. La festa di don Bosco ha rappresentato per la comunità tarantina un tempo prezioso di incontro, di preghiera e di gioia condivisa, nel segno del carisma salesiano che da anni anima il territorio con una presenza educativa attenta e concreta. In una città segnata da sfide sociali, fragilità e domande profonde di senso, la figura di don Bosco continua a indicare una strada possibile: quella dell’amorevolezza, dell’ascolto e della fiducia nei giovani. Il cuore delle celebrazioni è stato sicuramente la veglia al santo piemontese animata dal Movimento giovanile salesiano e la santa messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, durante la quale la comunità si è raccolta per rendere grazie per il dono di questo santo educatore. Nell’omelia è stato ricordato come don Bosco abbia saputo coniugare fede e vita, spiritualità e impegno quotidiano, diventando per i giovani non solo una guida, ma una presenza paterna. «Basta che siate giovani perché io vi ami assai», amava dire, rivelando uno stile educativo fondato sulla prossimità e sulla relazione personale. Per il loro bene ci ha insegnato ad offrire generosamente tempo, doti e salute: «Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita»; frasi programmatiche ed esemplificative di cos’è il “Sistema preventivo di don Bosco”. Accanto alla dimensione spirituale, la festa è stata arricchita da numerosi momenti di animazione e fraternità, in pieno stile salesiano. Giochi, canti, attività ricreative e testimonianze hanno coinvolto bambini, ragazzi, giovani e famiglie, trasformando la celebrazione in un vero e proprio “cortile”, cuore vivo e pulsante, in cui sentirsi accolti e valorizzati. Protagonisti sono stati soprattutto i giovani, destinatari privilegiati della missione salesiana, ma anche gli educatori, gli animatori e i volontari che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, portano avanti l’opera educativa ispirata a don Bosco. Un’attenzione particolare è stata riservata al tema dell’educazione come strumento di speranza e di riscatto sociale. Don Bosco era convinto che «in ogni giovane, anche il più disgraziato, vi è un punto accessibile al bene» e che compito dell’educatore fosse scoprirlo, portarlo alla luce e coltivarlo come un prezioso giardino pronto a germogliare e creare, a sua volta, vita e futuro. Un messaggio che interpella profondamente anche oggi chi opera in contesti complessi e invita a non arrendersi davanti alle fragilità. Uno sguardo sociologico di speranza per l’avvenire: cercare il bene anche dove sembra non esserci per nulla. Uno sguardo di speranza che vale tanto per i ragazzi quanto per ciascun essere umano.  La presenza salesiana a Taranto si conferma così come un segno concreto di una Chiesa che sceglie di stare accanto ai giovani, condividendone le fatiche e sostenendone sogni e aspirazioni. Una Chiesa che educa evangelizzando ed evangelizza educando, secondo l’intuizione profetica di don Bosco. I festeggiamenti si sono conclusi, ma il messaggio del santo dei giovani continua nella quotidianità di chi, ispirandosi al suo esempio, sceglie di credere nell’educazione come atto di amore e di speranza. «Non basta amare i giovani, occorre che essi si accorgano di essere amati»: una frase che resta come impegno di gentilezza e apertura che deve farsi visibile e concreto per tutta la comunità. Taranto, celebrando don Bosco, rinnova così il desiderio di essere una comunità educante, capace di guardare ai giovani non come a un problema, ma come a una promessa, e di accompagnarli con cuore, responsabilità e fiducia verso un avvenire luminoso.

I giovani del Movimento giovanile salesiano
in preghiera sulle orme di don Bosco

Particolarmente intensa e partecipata è stata la veglia di preghiera in onore di don Bosco, animata dal Movimento giovanile salesiano (Mgs), che ha offerto alla comunità un tempo di raccoglimento e di ascolto profondo. Come di consueto, infatti, ogni 24 gennaio tutto il mondo salesiano si riunisce in concomitanza non casuale con la festa di San Fracesco di Sales, santo a cui si ispirò Don Bosco, per uno degli eventi più significativi del mese salesiano. Attraverso momenti di silenzio, letture e segni simbolici, i giovani hanno accompagnato tutti i presenti in un cammino spirituale ispirato al sogno educativo di Don Bosco. La veglia è diventata, in questo modo, uno spazio privilegiato per rileggere la propria vita alla luce del Vangelo e per riscoprire la chiamata personale ad essere educatori, ciascuno secondo la propria vocazione. Le riflessioni proposte hanno richiamato con forza l’attualità del messaggio salesiano, invitando a fare proprie le parole di Don Bosco: «Camminate con i piedi per terra e con il cuore abitate il cielo». Un invito accolto con entusiasmo dai giovani del Mgs, che con creatività e profondità hanno testimoniato come il carisma salesiano continui a generare percorsi di fede autentici e coinvolgenti. Quello della Veglia a don Bosco è stato, con ogni probabilità, uno dei momenti più profondi ed emozionanti vissuti dall’oratorio Maria Ausiliatrice, oltre che dallo stesso istituto e dai salesiani presenti in città. Dopo tanti anni a Bari, Taranto con la Parrocchia San Giovanni Bosco è diventata il punto d’incontro per tutti i giovani della regione Puglia. Una toccante occasione di fede e di festa, meticolosamente organizzata dalla Consulta del Movimento giovanile salesiano, in cui le barriere geografiche sono cadute in nome di don Bosco. Ed è al santo dei giovani che tutti i partecipanti hanno donato i proprio “mattoncini”, i propri pesi, i propri dolori che rendono più faticoso il proprio cammino quotidiano di vita. Sofferenze, piccole e grandi, che appesantiscono l’esistenza, rendendola più gravosa. Fardelli fisici e figurati che sono stati portati all’altare e donati a don Bosco affinché ciascuno possa sentirsi accompagnato e guidato; affinché ciascuno possa sapere che non è solo nell’affrontare le proprie sfide quotidiane ma ha accanto un “padre, maestro e amico” pronto a sorreggerlo e sostenerlo. Paura del futuro; paura di non essere visti o ascoltati; paura di non essere amati; paura di non essere capiti da genitori ed adulti; paura di non trovare il proprio posto in un Mondo che si fa sempre più rumoroso e frenetico. Sono questi alcuni dei “mattoncini” che i numerosi presenti hanno, con il cuore aperto e in ascolto e immensa gratitudine, donato con fiducia e devozione. Don Bosco era lì presente, nei volti di tutti quei ragazzi e il suo carisma era tangibile nei respiri e nei gesti d’amore e cura degli educatori dei due Oratori coinvolti che, con passione autentica, hanno preparato i vari momenti della Veglia. La serata è poi proseguita con la festa vera e propria nel cortile dell’Istituto Maria Ausiliatrice. Tra musica, balli e animazione, 450 ragazzi hanno fatto festa. Il desiderio di stare insieme in allegria e spensieratezza l’ha fatta da padrone, e il cortile dell’Istituto ha dimostrato che quel piccolo grande sogno partito da Valdocco è più vivo che mai. Tra un pezzo di focaccia e una pizzica la grande famiglia salesiana presente ha dimostrato che il grande desiderio di Don Bosco, «vedervi felici nel tempo e nell’eternità», può essere una realtà da attraversare anche e soprattutto grazie a quelle piccole gioie quotidiana che possono cambiare una giornata portando alla felicità più autentica. Don Bosco continua ancora oggi ad insegnarci che la santità non è compiere azioni straordinarie, ma compire del bene ogni giorno, «è stare sempre allegri e fare bene il proprio dovere» servendo il Signore «con santa allegria, anche in mezzo alle difficoltà». I giorni di festa dedicati a Don Bosco non si esauriscono nel ricordo o nella celebrazione, ma diventano invito concreto a tradurre il suo sogno educativo nella vita di ogni giorno. In una società che spesso fatica a credere nei giovani, Don Bosco continua a ricordare che la fiducia è il primo passo dell’educazione e che l’amore, quando è autentico, genera futuro. Il suo stile, fatto di prossimità, ascolto e gioia, interpella ancora oggi tutti noi. Celebrare Don Bosco a Taranto ha significato rinnovare l’impegno a essere presenza viva accanto ai giovani, a “stare nel cortile” con loro, condividendone domande, fragilità e sogni. Come amava ripetere il santo dei giovani, «il bene va fatto bene»: un’esortazione semplice ma esigente, che chiede di educare con sincerità e di accompagnare ogni ragazzo a scoprire la bellezza della propria vita. Con questo spirito, la comunità tarantina affida a Don Bosco il cammino dei suoi giovani, certa che il suo esempio continuerà a illuminare strade di speranza e a generare futuro. Perché, allora come oggi, educare non è solo un compito, ma una missione che nasce dall’amore e conduce alla gioia.

 

ph Valentina Franzese

Diocesi

Natascia Lanzo, di Fragagnano, una delle pochissime priore di confraternite in Italia

ph confraternita Santissimo Sacramento di Fragagnano
02 Feb 2026

di Angelo Diofano

È una delle pochissime donne in tutt’Italia alla guida delle nostre secolari confraternite: Natascia Lanzo, priora della confraternita del Santissimo Sacramento di Fragagnano, fondata nel 1876.

Natascia, dipendente di un’azienda operante nella sicurezza aziendale, sposata con Stefano D’Elia (non confratello, anche se suo fervido sostenitore) ha una figlia, Gloria; ha 36 anni: praticamente una bambina, vista l’età media alquanto elevata degli iscritti alle confraternite.
È sempre vissuta nell’ambito confraternale e della tradizione religiosa in quanto il nonno, Salvatore, è stato uno storico organizzatore di feste religiose, come quelle in onore di Sant’Antonio e dei Santi Medici Cosma e Damiano, mentre il papà, Giuseppe, è stato priore per sedici anni del Santissimo Sacramento.

 

ph confraternita Santissimo Sacramento di Fragagnano

“Provengo da una famiglia molto religiosa e praticante – racconta Natascia–. Sono la più piccola di quattro figli e mia madre mi ha sempre portata a messa, a tutte le processioni e a ogni evento religioso che si teneva in paese. Ciò che più mi affascinava era il silenzio che seguiva la Messa in Coena Domini, la sera del Giovedì Santo, favorendo la preghiera di tante persone, nonché la devozione dei confratelli durante i riti della Settimana Santa. Quando sono cresciuta ho iniziato a partecipare alla processione dei Misteri come portatrice di forcelle alle statue, assieme a tantissimi giovani”.

Quindi, l’inizio del suo ruolo attivo nel sodalizio. “Accadde nel 2007, l’anno della maturità, quando il commissario arcivescovile della confraternita, vedendomi in processione, mi chiese di aiutarlo come cassiera, accettai e rimasi in quell’incarico per due anni – continua – Successivamente, con mio padre priore, fui prima assistente per cinque anni e, per altrettanto tempo, segretaria. Nel periodo della gravidanza, mi limitai ad assistere papà nelle varie incombenze, il quale, prima di ogni decisione, condivideva con me ogni proposito, aiutandolo anche nei pagamenti e nelle varie attività programmate”.

Questo, fino al 2025, quando si trattò di procedere alle elezioni per il rinnovo delle cariche sociali. “Fu il parroco don Graziano Lupoli, mio imprescindibile punto di riferimento, che mi contattò telefonicamente per sapere se fossi disponibile a candidarmi come priore, dopo aver partecipato alle riunioni della consulta che propose il mio nominativo– spiega Natascia –. Ciò non mancò di sorprendermi e il mio scetticismo aumentò quando seppi. che diversi confratelli erano contrari a una donna come priore. Poi insorsero problemi di salute per la mia piccina che mi distolsero da un’eventuale opera di convincimento finalizzata a far comprendere che con le mie capacità e soprattutto con la mia fede avrei potuto essere all’altezza dell’incarico, esattamente come un uomo. Ero ormai convinta che non ce l’avrei fatta!”.

E invece, accadde il contrario: il 14 dicembre scorso, giorno delle votazioni, la maggioranza dei votanti scelse Natascia Lanzo come priora della confraternita del Santissimo Sacramento, effettuando il giuramento ieri, domenica 1 febbraio, in chiesa madre. “Con tutto il consiglio di amministrazione e il consenso dell’assemblea degli iscritti desidereremmo attivarci con iniziative sportive, culturali e caritative da valutare per avvicinare i giovani alla confraternita. Nell’immediato – conclude la neo priora – vorremmo mettere a disposizione di tutta la comunità la nostra chiesetta, nei pressi della chiesa madre, tenendola aperta tutto il giorno, magari con l’installazione di telecamere, e con l’Ostia santa nel tabernacolo per favorire l’adorazione eucaristica o la semplice visita al Santissimo nei momenti di pausa dal lavoro o dallo studio: sarà anche questo un modo per promuovere la fede nel paese”.

 

Diocesi

Iniziate alla San Pasquale le celebrazioni per Sant’Egidio

ph Pasquale Reo
02 Feb 2026

di Angelo Diofano

A Taranto, nella parrocchia di San Pasquale Baylon dei frati francescani minori sono in corso le celebrazioni invernali in onore di Sant’Egidio da Taranto, che si concluderanno sabato 7 febbraio, giorno del suo ‘dies natalis’, cioè della nascita al cielo, avvenuta il 7 febbraio 1812 a Napoli.

Martedì 3, alle ore 18.30 la celebrazione eucaristica sarà presieduta da mons. Angelo Massafra, arcivescovo emerito di Scutari.

Mercoledì 4, alle ore 18.30, la santa messa sarà presieduta e animata dalla fraternità di pastorale giovanile e vocazionale dei frati minori di Castellaneta.

Giovedì 5, alle ore 18.30, la celebrazione eucaristica sarà presieduta e animata dalla fraternità di pastorale di pastorale della salute di Brindisi; alle ore 19.30, presentazione del catalogo della pinacoteca ‘Sant’Egidio’ a cura di ‘Contatto con l’arte’.

Venerdì 6, alle ore 18.30 presiederà la santa messa fra Massimo Tunno, ministro provinciale della provincia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

Infine sabato 7, solennità di Sant’Egidio, alle ore 8 la celebrazione eucaristica sarà presieduta dal parroco fra Vincenzo Chirico; alle ore 11, nella casa di Sant’Egidio, al pendio La Riccia, celebrerà la santa messa fra Massimo Tunno, ministro provinciale della provincia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, e alle ore 18.30, in chiesa, la celebrazione eucaristica sarà presieduta da fra Giancarlo Greco, vice postulatore per le cause dei santi.

Sport

Taranto tra campionato e Coppa: la strada è in discesa, il percorso lungo

ph G. Leva
02 Feb 2026

di Paolo Arrivo

Un altro successo. Nessun imprevisto, come da pronostico: nella 26esima giornata del campionato di Eccellenza Puglia, il Taranto ha avuto vita facile sul Brilla Campi, sconfitto per 3-0 allo stadio “Italia” di Massafra. Per il gruppo allenato da Ciro Danucci si tratta della sesta vittoria consecutiva. Contro una squadra apparsa volenterosa in difesa, ma in attacco pressoché inesistente, i padroni di casa sono riusciti a fare due goal nel primo tempo, grazie a Enrico Zampa e a Francesco Losavio; e a mettere in cassaforte la vittoria in avvio di ripresa con Antonio Guastamacchia – con la complicità del portiere Lautaro Gabriel Menendez. Gli ospiti hanno provato a riaprire la partita rendendosi pericolosi in un paio di circostanze. Ma il divario tra le due formazioni era evidente. Tanto che il Taranto al novantesimo ha calato il poker grazie a Umberto Monetti, autore di una gran rete.

Taranto – Brilla Campi nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Il campionato

Lo scontro al vertice tra la capolista Bisceglie e il Brindisi ha visto prevalere i brindisini, sul loro campo, per 1-0. Risultato favorevole al Taranto che si è visto accorciare la distanza dalla vetta a nove punti. I rossoblu inseguono infatti al terzo posto in classifica a quota cinquantadue. E nella prossima giornata di campionato, domenica 8 febbraio, sono attesi in trasferta dall’Ugento, che ieri è stato sconfitto pesantemente dal Bitonto. La squadra allenata da Andrea Manco si trova nei bassifondi della graduatoria, un punto sotto il Brilla Campi. È lecito pertanto aspettarsi un nuovo successo degli uomini di mister Danucci. Gruppo che sembra aver trovato la quadra, la giusta disposizione in campo, e il giusto atteggiamento: nella gara di ieri, dopo aver gestito il risultato nel secondo tempo, non si è risparmiato sino agli ultimi secondi, sfiorando la quinta rete con Pablo Aguilera.

La Coppa Italia

In corsa per il posto che merita. Il pass per la serie D, sappiamo bene, può essere strappato anche grazie alla Coppa Italia: la finale di ritorno in programma giovedì prossimo, in casa del Bisceglie, è una tappa di importanza fondamentale per i rossoblu, che hanno una rete da difendere – all’andata, allo stadio Italia di Massafra, finì 2-1. Va ricordato che l’incontro porrà fine alla fase regionale. Poi si entrerà in quella nazionale: per la squadra che passerà il turno, il cammino è lungo e impervio, pieno di ostacoli. Il Taranto ha le carte in regole per andare fino in fondo. Senza dimenticare il torneo di Eccellenza: la rincorsa sul Bisceglie può ancora essere portata a compimento. Intanto sarà tutt’altro che scontato bissare il successo sul Bisceglie. La capolista, infatti, farà di tutto per ribaltare il risultato. Ovvero per non negarsi quest’altra chance: il vantaggio risicato sul Brindisi lascia intravvedere una corsa a tre, in campionato, per la promozione diretta.

L’andata della finale Taranto – Bisceglie (photogallery by Giuseppe Leva)  

Tracce

Il dramma di Niscemi

La zona rossa di Niscemi - ph Ansa-Sir
02 Feb 2026

Il dramma che stanno vivendo gli abitanti di Niscemi è una grande questione politica nazionale. Questo è il punto di vista da assumere per una corretta valutazione dei fatti, delle loro implicazioni e delle possibili linee di azione. Il che non significa eludere le responsabilità specifiche dei livelli di governo locali e degli altri soggetti legati al territorio. Anzi. Anche senza andare troppo a ritroso nel tempo, basterebbe richiamare la grande frana del 1997 per segnalare quel che non è stato fatto dopo quell’evento, arrivando alla stretta attualità con la notizia a dir poco sorprendente che neanche un euro dei fondi del Pnrr per il dissesto idrogeologico è stato destinato alla situazione della cittadina del Nisseno.
La situazione, controversa e conflittuale, tra i partiti del centro-destra in Sicilia, insieme alla circostanza oggettiva che l’attuale ministro della protezione civile è stato il presidente della Regione dal 2017 al 2022, in pratica l’ultimo prima di quello in carica, hanno creato al governo e alla sua maggioranza un vistoso imbarazzo politico. Le opposizioni hanno avuto buon gioco a inserirsi in questo spazio dialettico, con la Lega pervicacemente sulle barricate in difesa del progetto del ponte sullo Stretto che in questo contesto appare ancora più discutibile di quanto pure non sia apparso finora. Ma resta il fatto che, al di là di quanto doverosamente bisognerà fare in concreto per la popolazione colpita e per il suo futuro, le cronache ci hanno messo per l’ennesima volta davanti all’incapacità della politica di far fronte a quelle che impropriamente vengono chiamate emergenze ambientali. Impropriamente perché si tratta di problemi di lungo, lunghissimo periodo. Che travalicano ampiamente i confini cronologici in cui le maggioranze e i governi esercitano (o non esercitano) i loro compiti. E anche i confini geografici.
A proposito di Niscemi, la Svimez, autorevole centro studi specializzato nelle questioni del Mezzogiorno, ha scritto che “l’episodio assume un significato che va oltre la dimensione locale, configurandosi come un indicatore delle fragilità strutturali nella gestione del rischio idrogeologico”. E ancora: “Il caso di Niscemi si inserisce in una dinamica più ampia in cui il cambiamento climatico aggrava criticità strutturali esistenti, rendendo più frequenti e distruttivi eventi che colpiscono territori storicamente fragili”. L’analisi coglie nel segno perché unisce la valutazione della variabile territoriale con le conseguenze del cambiamento climatico. Le giuste osservazioni sul carattere strutturale del dissesto, sulla storicità dei fenomeni a questo collegati, non devono oscurare la considerazione che la situazione non è immobile, ma è in progressivo, costante peggioramento anche per cause globali. Il territorio classificato a pericolosità da frana – per stare all’ambito più direttamente coinvolto nel caso di Niscemi – è aumentato del 15% in confronto al 2021 e ora interessa il 23% dell’intero territorio nazionale. La politica è quindi doppiamente chiamata in causa. Da un lato deve farsi carico di cercare risposte incisive e ragionevolmente tempestive per le situazioni di criticità acuta, dall’altro deve state ben attenta a non indulgere alla tentazione negazionista rispetto ai mutamenti ambientali. Tentazione che anche nel nostro Paese trova adepti ideologicamente motivati

Angelus

La domenica del Papa – Beatitudini, una prova della felicità

ph Vatican media-Sir
02 Feb 2026

di Fabio Zavattaro

È la Giornata delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo e papa Leone ricorda che “ogni giorno si registrano vittime civili di azioni armate che violano apertamente la morale e il diritto. I morti e i feriti di ieri e di oggi saranno veramente onorati quando si metterà fine a questa intollerabile ingiustizia”. Per questo, guardando alle prossime Olimpiadi invernali – manifestazioni che “costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo di pace” – auspica la tregua olimpica: “quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo”.

Parole nel giorno in cui la liturgia ci propone il discorso della montagna, ovvero le beatitudini. In realtà il luogo da cui parla Gesù è, forse, una collina, non proprio una montagna, e nemmeno tanto alta. Un albero crea un po’ d’ombra per chi si rifugia sotto i suoi rami, prima di continuare la discesa verso il mare di Galilea. È il duemila quando Giovanni Paolo II in questo luogo incontra i giovani nel suo viaggio in Terra santa: “siamo seduti su questa collina come i primi discepoli e ascoltiamo Gesù. In silenzio ascoltiamo la sua voce gentile e pressante, gentile quanto questa terra stessa e pressante quanto l’invito a scegliere fra la vita e la morte”.

Gesù parla dalle pendici di questa collina, nella terra che abbiamo conosciuto domenica scorsa come la Galilea delle genti, terra in gran parte pagana. La montagna, nella Bibbia, ha un forte valore simbolico. Sul monte Moria Abramo conduce Isacco per il sacrificio. Sul monte Sinai, a Mosè Dio si rivela come legge. Dal monte Nebo, poi, Mosè guarderà la terra promessa ma non la raggiungerà. Sul monte Calvario, Dio si rivela nella sua umanità: è il Dio della croce, dell’amore, del perdono. Ed è sul monte che Gesù convoca il popolo di Israele, memoria e nuova consegna della volontà di Dio. “La montagna – scrive Benedetto XVI nel suo libro Gesù di Nazareth – è il luogo della preghiera di Gesù, del suo faccia a faccia con il Padre; proprio per questo è anche il luogo del suo insegnamento, che proviene da questo intimo scambio con il Padre”.

Ma torniamo al Vangelo e alle beatitudini. Queste, dice all’angelus papa Leone, sono “luci che il Signore accende nella penombra della storia, svelando il progetto di salvezza che il Padre realizza attraverso il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo”. È su questa montagna che “Cristo consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra”. Una legge che, ricorda, “rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile”. Solo Dio, infatti, può chiamare “davvero beati i poveri e gli afflitti perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito”; solo Dio “può saziare chi cerca pace e giustizia, perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia, perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità”. Le beatitudini, diceva Papa Benedetto, sono “un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri”.

Per Leone XIV le beatitudini “restano un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela. Chi si aspetta che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra, rimane sorpreso dalle parole del Signore. Chi si abitua a pensare che la felicità appartenga ai ricchi, potrebbe credere che Gesù sia un illuso”. L’illusione, afferma il vescovo di Roma, “sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo: Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”. La storia “non è quella scritta dai vincitori, ma quella che Dio compie salvando gli oppressi”.

Le beatitudini, allora, diventano “una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano”. Le beatitudini, ancora, “innalzano gli umili e disperdono i superbi nei pensieri del loro cuore”.

Nelle parole che pronuncia dopo la recita della preghiera mariana, papa Leone guarda “con grande preoccupazione” alle notizie che raccontano un aumento della tensione tra gli Stati Uniti e l’isola di Cuba, con il presidente Trump che ha firmato un ordine esecutivo minacciando dazi a chi fornisce petrolio all’isola caraibica. Nel ricordare il messaggio dei vescovi cubani che esprimevano la loro preoccupazione per la situazione sociale e economica del paese, invita “ tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano”.

Diocesi

Martina, incontri culturali alla Sant’Antonio

ph ND
02 Feb 2026

di Angelo Diofano

Martedì 3 febbraio, alla parrocchia Sant’Antonio di Martina Franca, per i ‘Martedì culturali’, si terrà l’incontro ‘Sostenuti dalla Parola: la santità raccontata da Tiepolo’; dopo l’introduzione da parte del parroco don Mimmo Sergio, relazionerà Alessandra Fumarola. L’iniziativa si terrà nella sala a pianoterra della parrocchia in due turni: alle ore 18 e alle ore 20. È necessario iscriversi entro lunedì 2 febbraio.

Invece venerdì 6, per la pastorale familiare, alle ore 19.30 si terrà l’incontro a cura dell’ufficio diocesano della famiglia dal titolo ‘Alla scuola di Cana di Galilea. Per un vissuto sponsale della fede cristiana’. Interviene il sac. prof. Leonardo Grande, docente e rettore del seminario diocesano di Otranto.

Diocesi

Celebrazioni alla Collegiata di Grottaglie

ph ND
02 Feb 2026

La parrocchia della Collegiata di Grottaglie ha programmato in questi giorni una serie di celebrazioni:
martedì 3, festa di San Biagio, vescovo e martire, alle ore 15.30 nella chiesa intitolata al santo ubicata nella Gravina di Pensieri, sulla strada di San Marzano di San Giuseppe, don Alessandro Giove, parroco al Carmine di Grottaglie, presiederà la santa messa con preghiera di intercessione e benedizione della gola; alle ore 18, in chiesa madre, santa messa celebrata dal parroco don Eligio Grimaldi con preghiera di intercessione e benedizione della gola.

Giovedì 5, festa di Sant’Agata, martire, alle ore 7 e alle 18.00, sante messe in chiesa madre con benedizione delle donne.

Candelora

La luce che si dona nell’incontro

ph Ansa-Sir
02 Feb 2026

di Luana Comma
La festa della Presentazione del Signore, che la tradizione popolare continua a chiamare Candelora, custodisce un significato che va oltre il gesto rituale della benedizione delle candele. Essa rimanda a una luce che non si limita a rischiarare l’oscurità esterna, ma interpella lo sguardo interiore dell’uomo. La luce evocata in questa celebrazione non è un simbolo astratto, bensì una presenza: Cristo, luce per illuminare le genti, che entra nel Tempio e incontra il suo popolo.
Il cuore della festa non è dunque un episodio familiare isolato, ma un evento che prende forma nell’obbedienza concreta alla Legge di Israele. Maria e Giuseppe conducono il bambino al Tempio per compiere ciò che la Torah prescrive, inserendo l’evento di Cristo dentro la storia dell’alleanza. In questo gesto semplice e fedele si manifesta una verità decisiva: il Figlio di Dio entra nella storia non aggirando la Legge, ma attraversandola dall’interno. L’obbedienza dei genitori diventa così il luogo in cui la promessa si compie, mostrando che la rivelazione di Dio non nasce dalla rottura, ma dalla fedeltà.
Questo ingresso, tuttavia, avviene secondo una logica che sovverte le attese. Il Messia non si presenta con segni di potenza, ma nella fragilità di un bambino portato tra le braccia di due genitori poveri. L’offerta che accompagna la presentazione non è quella dei ricchi, ma il dono semplice consentito a chi vive ai margini. In questo modo si rivela una dinamica tipica dell’agire divino: Dio sceglie la via dell’umiltà per incontrare il suo popolo, e la sua luce non si impone, ma si offre.
A cogliere questo evento non sono i custodi ufficiali del sacro, ma due figure segnate dall’attesa: Simeone e Anna. Essi rappresentano un’umanità che ha imparato a vivere davanti a Dio, lasciando che il tempo dell’attesa purifichi lo sguardo. La loro capacità di riconoscere il Signore non nasce da una competenza rituale, ma da una familiarità con Dio maturata nella preghiera e nella vigilanza. I loro occhi non sono appesantiti da schemi rigidi, ma resi disponibili alla sorpresa di Dio.
Il riconoscimento diventa, così, la chiave decisiva della festa. La luce non è data a chi possiede, ma a chi accoglie; non a chi pretende di vedere, ma a chi si lascia illuminare. Riconoscere Cristo significa accettare che Dio si manifesti secondo vie non previste, chiedendo un cuore capace di discernimento più che di controllo. La Presentazione rivela che la salvezza non dipende dalla visibilità dell’evento, ma dalla disponibilità interiore a lasciarsi incontrare.
È in questa logica di riconoscimento e di offerta che si comprende il legame profondo tra la Candelora e la vita consacrata. La presentazione di Gesù al Tempio manifesta la forma originaria di ogni consacrazione: una vita consegnata a Dio senza riserve, non come gesto straordinario, ma come obbedienza quotidiana che si affida. Il consacrato, come Cristo offerto al Padre, accetta di abitare una logica di dono che non trattiene per sé la luce ricevuta, ma la restituisce alla Chiesa e al mondo. La sua esistenza diventa così segno profetico di una vita orientata all’essenziale, capace di testimoniare che la vera fecondità nasce dall’appartenenza e non dal possesso.
Per la Chiesa di oggi, questa festa diventa un invito esigente al discernimento. Celebrare la luce non basta se non si impara a vedere. Le candele accese rimandano a una responsabilità: custodire uno sguardo vigilante, capace di riconoscere Cristo là dove Egli continua a offrirsi, spesso in forme discrete e impreviste. La luce che salva non elimina l’ombra, ma la attraversa, educando il cuore a riconoscere la presenza di Dio nel tempo ordinario della storia.

* referente della comunicazione Gris (Taranto)