Migrantes

Convegno diocesano di Migrantes

17 Feb 2026

Giovedì 12 febbraio nell’aula magna del liceo ginnasio Aristosseno si è tenuto il convegno diocesano di Migrantes con gli interventi dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero, del direttore di Migrantes don Pino Calamo, della prof.ssa Rita Frunzio (dirigente scolastica dell’Aristosseno), del prof. Stefano Vinci (docente di Storia del Diritto del dipartimento jonico dell’Università di Bari) e del prof. Maurizio Sozio (docente di Filosofia del Diritto al dipartimento jonico dell’Università di Bari).

Questa la testimonianza della responsabile Migrantes, Anna Giordano:
“Il nostro convegno Migrantes è stato molto più di un semplice incontro: è stato un momento intenso, carico di emozione e verità. Le testimonianze forti e crude di Mohamed e Kassum hanno toccato nel profondo ciascuno di noi, aprendo gli occhi soprattutto ai più giovani, rimasti concentrati e profondamente commossi. Non parole astratte, ma vite vissute ai limiti della sopravvivenza, raccontate con coraggio e dignità. Abbiamo scelto di lasciare poco spazio alle fredde logiche giuridiche per dare voce all’umanità, ai diritti umani che si comprendono davvero solo entrando in relazione, “scendendo in campo”, come è stato ricordato durante gli interventi. Perché si possono fare mille leggi, ma senza l’incontro e l’abbraccio non c’è vera comprensione. Il nostro direttore don Pino Calamo ci ha richiamato alla presenza di Gesù in ogni sofferente che abbracciamo. Il prof. Vinci ha ricordato che anche noi italiani siamo stati, un tempo, considerati solo forza lavoro mentre il prof. Sozio ha sottolineato l’importanza di un impegno concreto e umano. È stato un convegno che ha rotto gli schemi: partecipato, sentito, con interventi spontanei e profondi. Un momento di coscienza collettiva, che ci sprona a continuare il nostro cammino con uno sguardo più umano, più largo, più vero”.

Diocesi

Settimana della Fede dal 23 al 27 febbraio: i relatori degli incontri

In Concattedrale, sempre con inizio alle ore 19, la 54 edizione

17 Feb 2026

‘Verso una pace disarmata e disarmante’ è il titolo della 54ª edizione della ‘Settimana della fede’ che avrà luogo dal 23 al 27 febbraio. Tre gli incontri che quest’anno avranno luogo in Concattedrale: lunedì 23, martedì 24 e mercoledì 25, con inizio alle ore 19.

Le iniziative della ‘Settimana della fede’  continueranno giovedì 26 febbraio con le adorazioni eucaristiche nelle vicarie e venerdì 27 febbraio con le via crucis che si svolgeranno nelle parrocchie.

Questo l’invito dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero: “La 54ª Settimana della fede, dal titolo ‘Verso una pace disarmata e disarmante’ è per l’intera comunità diocesana un tempo prezioso per camminare insieme, ascoltare insieme, ascoltare il Vangelo e lasciarsi convertire alla profezia della  pace. In un tempo segnato da conflitti e paure, siamo chiamati a formare i cuori e a testimoniare la speranza che nasce da Cristo Risorto, Vi attendo numerosi e vi benedico”.

Lunedì 23 febbraio, Rosy Russo, consulente di comunicazione, formatrice, ideatrice di ‘Parole o Stili’, relazionerà su ‘Disarmare le parole’. Creativa, formatrice per le più grandi aziende in Italia, esperta in comunicazione e quattro volte madre. Rosy Russo crede fermamente che “le parole sono importanti” perché “danno forma al pensiero” e per questo ha fondato ‘Parole O_Stili’ di cui è presidente, progetto di sensibilizzazione e educazione contro l’ostilità delle parole in Rete, nato con l’obiettivo di ridurre, arginare e combattere le pratiche e i linguaggi negativi. È ideatrice di ‘MiAssumo’, piattaforma gratuita per l’orientamento, è titolare dell’agenzia di comunicazione ‘Spaziouau’. Nel 2021 è entrata a far parte di ‘Ashoka’, la più grande rete internazionale di imprenditori sociali, fondata nel 1981, che promuove l’innovazione e il cambiamento sistemico per il benessere collettivo, è membro del gruppo di lavoro sul fenomeno dell’odio online, istituito dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Il Corriere della Sera l’ha nominata tra le 50 donne più influenti nel 2019. Ha scritto ‘Dipende da me. A chi lo dici? Consigli e storie per comunicare con rispetto’ edito da Erickson.

Martedì 24 febbraio, ‘Profeti per la pace. Esperienze dalla Terra santa’ sarà il tema che svilupperà Andrea Avveduto, responsabile della comunicazione e relazioni esterne della ong ‘Pro Terra sancta’. Giornalista, sposato con due figlie, Andrea Avveduto è nato a Novara nel 1984. Debutta nel 2008 come analista televisivo su Rai 3 e nel 2010 si trasferisce a Gerusalemme per lavorare al centro televisivo della Custodia di Terra Santa. Rientrato a Milano nel 2013, cura la comunicazione per l’Associazione pro Terra Sancta e collabora con diverse testate italiane. Dal 2022 è docente a contratto all’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma. Nel 2012 ha pubblicato il libro “Aggrappati alle radici. Storie e volti dei cristiani in Terra Santa”; nel 2015 ‘Kikot, la partita più importante’ e ‘L’ora prima del miracolo’. Nel 2025 ha pubblicato l’ultimo libro, ‘Un Maestro per Samir’.

Mercoledì 25 febbraio, sarà la volta di Davide Rondoni, poeta e scrittore, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, che parlerà di ‘La ferita, la letizia – A tu per tu con Francesco poeta e uomo di pace’. Nato a Forlì nel 1964, poeta e scrittore, Rondoni ha pubblicato diversi volumi di poesia con i quali ha vinto alcuni tra i maggiori premi di poesia. È tradotto in vari Paesi del mondo con la pubblicazione di volumi e riviste. Collabora a programmi di poesia in radio e tv e come editorialista per alcuni quotidiani. Nel 2015 vince il Premio Andersen per la narrativa per ragazzi con ‘Se tu fossi qui’ (San Paolo edizioni, 2015). È autore di teatro e di traduzioni (Baudelaire, Rimbaud, Péguy, Jiménez, Shakespeare e altri). Ha fondato il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna e la rivista ‘ClanDestino’; è presidente del Munaf (Museo nazionale di fotografia). Per ‘CartaCanta’ dirige la collana ‘I Passatori Contrabbando di poesia’. Ha curato numerose antologie poetiche, tiene corsi di poesia e master di traduzione. Nel 2023 ha scritto e interpretato il documentario ‘SacrItalia’, trasmesso su RaiDue. È stato nominato dal Consiglio dei ministri, presidente del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (2026). Nel 2024 ha partecipato alla trasmissione ‘La biblioteca dei sentimenti’ trasmessa da RaiTre. Attualmente è ospite fisso del programma ‘Bar centrale’ di RaiUno.

 

Diocesi

Le ‘Quarantore’ della parrocchia Regina Mundi

ph ND
17 Feb 2026

di Angelo Diofano

La parrocchia Regina Mundi, a Martina Franca, terrà l’adorazione eucaristica delle ‘Quarantore’ nella chiesa della Madonna di Loreto.
Questo il programma comunicato dal parroco don Martino Mastrovito:

Mercoledì delle Ceneri, alle ore 8.30 celebrazione eucaristica con imposizione delle Sacre Ceneri; adorazione eucaristica dalle  ore 9 alle ore 21.30; ore 21, celebrazione comunitaria della compieta.

Alla Regina Mundi, mercoledì, l’imposizione delle Sacre Ceneri avrà luogo durante la santa messa delle ore 18 e durante la liturgia della Parola delle ore 20.30.

Giovedì 19 e venerdì 20, sempre alla Madonna di Loreto, adorazione eucaristica dalle ore 9 alle ore 21.30; ore 21, celebrazione eucaristica della compieta. Sabato 21, adorazione eucaristica dalle ore 9 alle ore 12; a mezzogiorno, benedizione eucaristica e resposizione del Santissimo Sacramento.

Le confessioni saranno possibili:

mercoledì 18, dalle ore 9 alle 11.30, dalle ore 15 alle 17,  dalle ore 18.30 alle 20;
giovedì 19 e venerdì 20, dalle ore 10 alle 11.30, dalle ore 15 alle 17.30;
sabato 21, dalle ore 10 alle 11.30.

Diocesi

Santissimo Crocifisso: Mercoledì delle Ceneri, pranzo a pane e acqua sul sagrato

ph ND-G. Leva
17 Feb 2026

La parrocchia-santuario del Santissimo Crocifisso, a Taranto, prevede nella giornata del Mercoledì delle Ceneri (come comunica l’amministratore parrocchiale mons. Marco Morrone) la santa messa alle ore 11 con la benedizione e l’imposizione delle sacre Ceneri; a seguire, alle ore 12.30, sul sagrato, tutti potranno partecipare al pranzo a pane e acqua, offerti dalla parrocchia; alle ore 18.30, santa messa con benedizione imposizione delle Ceneri.

Al digiuno del Mercoledì delle Ceneri (come nel Venerdì santo) sono tenuti i fedeli dai 18 anni ai sessant’anni invece all’astinenza dalle carni sono tenuti i ragazzi che hanno compiuto i 14 anni.

Diocesi

Cena a pane e acqua del Movimento Shalom di Taranto

17 Feb 2026

Il Movimento Shalom di Taranto invita mercoledì 18 febbraio, nel giorno delle Sacre Ceneri, i soci, le associazioni e la cittadinanza, al di là del credo religioso, ad unirsi insieme per la consueta iniziativa quaresimale della Cena a pane e acqua, che si terrà nell’auditorium della parrocchia San Pio X, dopo la s. messa delle ore 18.
Don Francesco Curlacci, parroco della chiesa ospitante, benedirà il pane e l’acqua, condividendo l’agape solidale con quanti vorranno unirsi, in vicinanza ai poveri del Mondo.

La responsabile per il Sud dell’associazione, Lucia Parente De Cataldis, spiega che il rito simbolico vuol ricordare l’importanza del valore della solidarietà nell’agire umano, un invito a sfamare e dissetare i popoli che vivono in tante parti del mondo 365 giorni all’anno di quaresima, senza cibo e senza acqua. “Per una sera mangiare pane e acqua – dice – renderà più vicini ai dimenticati del mondo, con una cena significativa che sprona alla condivisione dei beni planetari con i diseredati”.

La cena solidale è anche l’occasione per parlare delle adozioni a distanza e testimoniare gli importanti traguardi raggiunti con i progetti di cooperazione internazionale realizzati dal Movimento Shalom pugliese in 30 anni di attività. Durante l’iniziativa si potrà contribuire con un’offerta libera a favore di un nuovo progetto sanitario in Burkina Faso.

“La suora referente del Centro di sanità e promozione sociale di Koudougou, che consta di Centro maternità, Pediatria e laboratorio di Analisi, –  comunica Lucia Parente De Cataldis – creato dal Movimento Shalom di Taranto grazie alla generosità di tanti soci e benefattori, ha chiesto aiuto all’associazione per l’acquisto di preziosi macchinari medici diagnostici per effettuare analisi di laboratorio necessarie per curare la popolazione ed un sostegno per la formazione del personale per il loro utilizzo”.

Il contributo volontario equivarrà a staccare un pezzetto di pane dalla propria pagnotta per porgerlo a coloro che non possono permettersi neanche una cena frugale a pane e acqua.

Chi non potrà partecipare, ma desiderasse comunque offrire il proprio sostegno al progetto, può far pervenire la donazione sul c/c tratto su Bcc San Marzano di San Giuseppe, intestato a Movimento Shalom sez di Taranto – iban: IT19S0881715801008000003929, scrivendo in causale: ‘donazione liberale progetto sanitario’.

 

Diocesi

L’abbraccio di mons. Miniero a don Lucangelo interpreta il sentimento della comunità

16 Feb 2026

di Silvano Trevisani

L’abbraccio con il quale l’arcivescovo Ciro Miniero ha salutato don Lucangelo De Cantis al termine della intensa e partecipazione eucaristica svoltasi nella Chiesa delle Madonna delle Grazie di Grottaglie, ha sancito e ricompreso l’abbraccio con il quale tutta la comunità della città delle ceramiche ha accolto il nuovo parroco. Numerosissimi i fedeli che hanno gremito la chiesa, come già nel giorno dell’insediamento di don Lucangelo, per la solenne concelebrazione presieduta dall’arcivescovo, alla quale hanno preso parte, oltre all’arcivescovo emerito di Potenza, Salvatore Ligorio, che in quella parrocchia fu parroco tra gli anni Ottanta e Novanta, numerosi sacerdoti provenienti non solo dalla vicaria ma da altre parrocchie della diocesi. Una accoglienza calorosa, quella del nuovo parroco che ha raccolto l’eredita spirituale e pastorale dell’amato don Emidio Dellisanti, scomparso prematuramente, che l’arcivescovo ha sottolineato nella sua omelia, nel rimarcare come il pastore, interprete della Chiesa locale, abbia voluto dare, con la celebrazione comunitaria, un segno di adesione e disponibilità piena in rapporto con una comunità così viva, augurando un cammino sempre più fecondo alla luce del Vangelo. Lo stesso don Lucangelo ha voluto esprimere la sua gratitudine, innanzi tutto all’arcivescovo per la responsabilità offertagli nella sua città natale, poi a monsignor Ligorio, che lo ha visto crescere nella sua vocazione, e a tutta la comunità che lo ha accolto fiduciosa e affettuosa. Don Lucangelo, che ha ricordato don Emidio, al quale lo legava un rapporto di stima e fiducia, ha voluto interpretare, attraverso la “Preghiera Semplice” di san Francesco d’Assisi, i segni di un servizio pastorale che vuole basarsi sulla semplicità, sull’accoglienza, sulla disponibilità. Una nota di commozione evidente nell’abbraccio alla madre che di recente è rimasta vedova, per la perdita dell’amatissimo marito e papà del nuovo parroco, che è stato condiviso da molti amici e fedeli. Al termine dell’intensa e ricca cerimonia abbiamo raccolto una breve testimonianza dall’arcivescovo.

Questa accoglienza così entusiastica, che sembra un segno esplicito da parte di una comunità che attendeva il suo parroco, quali significati può assumere?

Una comunità che certamente sente forte la presenza del Signore, e che rende viva attraverso la vita e il ministero di un parroco, di un sacerdote. Quindi è una comunità che maggiormente ha espresso questo desiderio proprio perché sente la propria dimensione spirituale, evidentemente, perché è coesa. È una comunità unita, e quindi in questo modo ha manifestato, finalmente, tutta la gioia che è arrivata adesso con il nuovo parroco.

Lo Spirito soffia dove vuole, certe volte si manifesta in maniera sorprendente, e forse questo desta più meraviglia.

Lo Spirito soffia veramente dove vuole. E si prepara il cuore alla disponibilità, all’accoglienza. E Lui arriva proprio lì a farci toccare con mano che ognuno ha bisogno dell’altro e della comunità, sperimentando tutto questo nel dono di ciascuno.

Grottaglie si conferma luogo di vocazione e di chiamata alla fede.

Ringraziando Dio, ogni comunità manifesta la propria dimensione in tante forme, ma in tutte le comunità c’è questo desiderio, a volte è maggiormente espresso a volte è espresso in forme diverse. Ma certamente la comunità di Grottaglie è attenta a questo dinamismo della Chiese e lo manifesta così. In maniera entusiastica e intensa.

Diocesi

Don Armando Imperato assistente ecclesiastico regionale Foulard bianchi

ph G. Leva
16 Feb 2026

di Angelo Diofano

Don Armando Imperato, parroco al Rosario di Talsano, è stato nominato assistente ecclesiastico regionale dei Foulard bianchi di Puglia. Gli hanno dato comunicazione con una lettera inviatagli i responsabili nazionali Silvana Tansini, Lanfranco Gioia e l’assistente ecclesiastico nazionale don Maurizio Stefanutti, nella quale, tra l’altro riferiscono: “Sappiano bene quanto il tuo ministero sia già ricco di impegni e responsabilità; proprio per questo il dono del tuo tempo,della tua presenza e della tua dedizione assume un valore ancora più grande. Grazie alla tua guida, il cammino scout dei Foulard Bianchi non è solo esperienza di servizio e fraternità, ma diventa anche un vero percorso di fede, vissuto alla luce del Vangeli e nella comunione con la Chiesa. Ti ringraziamo per la testimonianza che offri, per la parola che illumina, per l’ascolto attento e per l’accompagnamento discreto e fedele (…) Ti affidiamo al Signore e alla protezione di Maria, certi che il tuo servizio continuerà a essere per la Comunità Foulards bianchi una preziosa ricchezza. Buona strada!”.

Dal canto suo, la comunità parrocchiale ha commentato così sui social: “Come comunità rendiamo grazie al Signore per questo nuovo cammino di servizio e responsabilità ecclesiale che don Armando si appresta a intraprendere. È un segno di fiducia e, insieme, una chiamata a donarsi ancora di più, con quello stile discreto, umile e concreto che nasce dal Vangelo”.

Eventi in diocesi

A San Giorgio jonico continua il cammino di ‘Semi d’incontro’

16 Feb 2026

di Daniele Panarelli

L’immagine del seme che, nel silenzio della terra, rompe il guscio per farsi vita continua ad attraversare l’inverno di San Giorgio ionico. Non è solo una metafora agricola, ma il cuore pulsante di ‘Semi d’incontro’, un percorso corale che sta vedendo protagonista tutta la comunità e tutte le associazioni parrocchiali della parrocchia Maria SS. Immacolata. L’obiettivo è quello di seminare oggi per raccogliere domani i frutti di una comunità più unita, solidale e capace di abitare la propria realtà con stile evangelico.

Il primo solco è stato tracciato lo scorso 26 ottobre, quando piazza San Giorgio è diventata un mosaico di luce. In quell’occasione, quattro cortei partiti da diversi punti del paese si sono ricongiunti per comporre, attraverso le torce degli smartphone, una grande scritta luminosa: Pace. È stato il primo ‘seme’, un abbraccio collettivo nato per testimoniare che la concordia tra i popoli germoglia innanzitutto nei cuori capaci di amare.

A dicembre, il percorso si è fatto più intimo con l’appuntamento dedicato al ‘Seme custodito’. Insieme alla psicoterapeuta Mariella Bruno, la comunità si è interrogata sull’importanza dell’ascolto empatico. In un’epoca segnata da parole gridate e distratte, riscoprire la capacità di far sentire l’altro ‘visto e accolto’ ha risvegliato nei partecipanti il desiderio di costruire legami autentici e di farsi custodi l’uno dell’altro.

Ora il cammino giunge alla tappa centrale. Dopo aver guardato al mondo e all’altro, l’attenzione si sposta sulle fragilità, a partire dalle nostre. Giovedì 19 febbraio, alle ore 19, la parrocchia Maria SS. Immacolata ospiterà il terzo appuntamento con il ‘Seme che cura’ con l’incontro dal titolo: ‘La cura nella fragilità’.
A guidare questa delicata riflessione sarà don Mimmo Minafra. Sacerdote dalla profonda sensibilità, già direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute, don Mimmo è una voce autorevole nel saper leggere il dolore e la debolezza non come ostacoli o limiti, ma come autentici luoghi di incontro e di grazia.

L’invito è rivolto a tutti: giovani, famiglie, anziani e a chiunque senta il bisogno di fermarsi per imparare l’arte della cura. Perché, come ci racconta la logica del seme, è proprio nella terra smossa e ‘ferita’ che la vita trova lo spazio per affondare le radici e crescere più forte.

Percorsi di pace

Card. Pizzaballa: “La tregua non è pace”

ph parrocchia latina di Gaza
16 Feb 2026

Le slide dell’amministrazione Trump sul futuro di Gaza? “Non ci sarà nessun resort a Gaza. Qualunque cosa vogliano fare non può ignorare i due milioni di persone che sono lì, che hanno perso tutto ma non la dignità. Non si potrà fare nulla contro la loro dignità”. Lo ha affermato ieri il card. Pierbattista Pizzaballa ad Arezzo, nel corso dell’evento “Giustizia e pace in Terra Santa”, promosso dalla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Rondine Cittadella della Pace e Caritas diocesana. E ha aggiunto: “La tregua non è pace. A Gaza c’è un cessate il fuoco, ma ogni giorno qualcuno continua a morire, continuano esecuzioni, azioni mirate, la ricostruzione non è iniziata, il 90% della Striscia è rasa al suolo, mancano acqua, elettricità, fogne, le scuole sono chiuse da tre anni, gli ospedali sono stati tutti colpiti, mancano medicinali e si muore per il freddo o per infezioni.Tra i cristiani, poche centinaia a Gaza, durante questa guerra sono morte 23 persone per fuoco diretto e 23 per mancanza di assistenza”.

L’incontro, svoltosi nella basilica di San Francesco gremita da quasi mille partecipanti, alla vigilia della festa della Madonna del Conforto, davanti al ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, è stato un momento di grande rilievo ecclesiale, culturale e civile, pensato per offrire strumenti di comprensione sull’attuale situazione in Terra Santa e sulle possibili vie per una pace autentica. L’incontro è stato aperto da mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro: “Sono molto grato al cardinale Pizzaballa per aver accettato l’invito a venire in diocesi in occasione della festa della Madonna del Conforto. Questa chiesa gremita è come un grande abbraccio che vorremmo raggiungesse tutte le persone che soffrono per la guerra in tante parti del mondo, a Gaza, fino ad arrivare ai bambini”. Gli ha fatto eco Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine Cittadella della Pace: “A Rondine, i giovani con coraggio cercano di spezzare le catene dell’odio e di percorrere il passo possibile verso la pace. La nostra presenza qui oggi testimonia che tutti noi abbiamo il potere di poter fare qualcosa per evitare quella che troppo spesso viene descritta come l’ineluttabilità della guerra”.

Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, nel suo intervento ha spiegato come “la guerra non è mai giusta”, ma la vera domanda è piuttosto chiedersi come costruire la pace. “Le armi non solo non si devono vendere, ma nemmeno costruire”, la remissione dei debiti dei Paesi più poveri è “solo un acconto” di quanto noi ricchi dobbiamo loro e la nonviolenza attiva è una prassi cristiana da riscoprire. In sostanza, “se vuoi la pace, prepara la pace”, che “non è solo assenza di guerra” e, parafrasando Papa Leone XIV, prevede di superare la “globalizzazione dell’impotenza” educando con la pedagogia dei fatti. L’appello a tutte le Caritas, a partire da quelle parrocchiali: “Diventare artigiani di pace, impegnandosi con azioni concrete. Per noi, diventare costruttori di pace significa ripartire dai poveri, prime vittime di ogni guerra”.

Culmine dell’incontro è stato il dialogo con il card. Pizzaballa che ha evidenziato: “Parlare di pace in Terra Santa oggi non ha molto senso. La pace ha bisogno di condizioni, contesto, di una volontà, di una politica che non c’è, ma anche di un’opinione pubblica. La pace ha bisogno di fiducia e in guerra, specie quella in Terra Santa, la prima vittima è la fiducia. Anche quando la guerra sarà terminata, non si tornerà alla situazione precedente e non sappiamo cosa ci sarà dopo”.

Quindi c’è da essere pessimisti? “La situazione a breve e medio termine non è destinata a cambiare molto. Non saranno Abu Mazen o Netanyahu a costruire la pace, servono nuove figure capaci di portare nuove visioni. Inutile farsi illusioni. Questo non è il tempo dei grandi gesti, ma quello del preparare, tenere vicine le persone che vogliono la pace, perché un giorno ci sarà bisogno di loro per ricostruire. Non abbiamo armi, ma l’unica cosa che abbiamo sono le parole. Questa guerra, soprattutto questa, il linguaggio non è stato secondario, abbiamo sentito evocare parole terribili come apartheid, genocidio… Un linguaggio violento porta violenza. Ora dobbiamo usare un linguaggio dignitoso che non chiuda, non crei barriere, ma apra orizzonti. Educare alla pace è necessario, il desiderio di pace deve diventare cultura”.

Guardando ai cristiani di Gaza, il patriarca ha detto: “Sono lì, ci sono cresciuti, e noi intendiamo restare e rimanere lì, non è una scelta politica o di resistenza, ma anzitutto una scelta pratica. Anche perché dove andremmo? È anche una scelta di fedeltà. I cristiani non sono un popolo a parte, sono palestinesi come gli altri”.

Sulla situazione in Cisgiordania, il card. Pizzaballa si è detto “molto preoccupato”: “Quasi ogni giorno ricevo richieste di aiuto da parte dei nostri 23 parroci, perché sono state sequestrate persone, confiscati olivi, subiti danneggiamenti. Ci sono scontri continui tra coloni e palestinesi, continuamente ci sono decisioni che porteranno verso una cancellazione lenta e progressiva dei diritti dei palestinesi”. E sull’opzione “Due popoli due stati”: “Due popoli ci sono, se ci saranno due stati non lo so. È un modo per dire che i palestinesi sono un popolo e hanno diritto a uno stato”.

L’incontro è stato suggellato dalla firma dell’Atto di conferma del gemellaggio fra la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e il Patriarcato latino di Gerusalemme, a cui si è aggiunta Rondine Cittadella della Pace.
Un gemellaggio siglato il 25 settembre 2010 e ora rinnovato, stabilendo in particolare di “stringere un legame di fraternità con la parrocchia cristiana dell’Annunciazione di Beit Jala”.
Al card. Pizzaballa è stato consegnato dal vescovo Migliavacca un assegno di 30.000 euro raccolti nella diocesi. Ultimo atto, i bambini delle scuole protagonisti del progetto “Petali di pace per la Terra Santa”: i loro messaggi di pace sono stati consegnati al cardinale affinché giungano ai bambini della Terra Santa.

Diocesi

A proposito delle ’15 visite’…

Lettera aperta del parroco di Pulsano don Davide Errico

ph G. Leva
16 Feb 2026

Come ogni anno nella chiesa di Santa Maria La Nova di Pulsano una grande folla di devoti ha partecipato con immutato fervore alla pia pratica delle ‘15 visite’ alla Madonna di Lourdes. Sono stati giorni molto intensi (ha commentato il parroco don Davide Errico), con tanta gente che ogni giorno dal 27 gennaio all’11 febbraio ha sostato in preghiera davanti alla maestosa riproduzione della grotta di Lourdes. Per 15 giorni, dalle ore 5,30 del mattino fino alle ore 22, il santuario è stato meta di pellegrini da tutta la provincia di Taranto e anche oltre, con ammirevole partecipazione alle cinque celebrazioni eucaristiche svoltesi ogni giorno. Sono stati giorni di grazia anche perché tantissimi fedeli si sono accostati al sacramento della Confessione, amministrata dai sacerdoti della vicaria che si sono alternati nelle varie giornate.

Come avvenuto lo scorso anno, il parroco don Davide Errico, ha inviato una lettera aperta a quanti hanno partecipato a queste indimenticabili giornate contenente alcuni spunti di riflessione.
Eccome il testo:

“Carissimo devoto della Madonna di Lourdes, al termine dell’intensa esperienza spirituale delle ‘15 visite’, desidero rivolgermi nuovamente a te con particolare affetto. È stato bello in queste due settimane ritrovarti ogni giorno per poco più di un’ora sempre lì al solito posto. Ti ho osservato attentamente e, dal modo con cui partecipavi alla preghiera del rosario, della visita e alla celebrazione eucaristica, traspariva una profonda vita spirituale. Certo forse anche la tua vita, come la mia, è spesso segnata da ferite, fratture, scelte che poi si rivelano sbagliate. Proprio come è successo per i personaggi biblici di cui in questi giorni abbiamo ascoltato le storie. Uno fra tutti è il grande re Davide. La Bibbia, ti sarai accorto, non è un libro di pie esortazioni o di pensierini spirituali, contiene invece l’inventario delle migliori possibilità e delle peggiori bassezze che l’essere umano possa raggiungere. Al tempo stesso, niente può sottrarlo alla premura amorevole di un Dio che si prende cura di lui. Probabilmente anche tu l’avrai sperimentato di tanto in tanto nella tua vita o invece proprio adesso stai attraversando momenti in cui fai fatica a sentirti amato perfino da Lui. Ti capisco, ci siamo passati tutti e chissà ancora quante altre volte ci capiterà. È questo comune tratto della fragilità che ci rende tutti un po’ più vicini. In questi giorni ti ho sentito, infatti, particolarmente vicino e, nelle parole scambiate, nei sorrisi e nei saluti, ho percepito che quel sentimento fosse condiviso. Non che nella Chiesa e per la fede ci siano vicini e lontani. Purtroppo queste assurde categorie le abbiamo inventate noi uomini di Chiesa. Servono solo a tranquillizzarci, convincendoci di stare dalla parte giusta. Così ci illudiamo di aver ridotto la distanza che ci separerebbe da Dio e, allo stesso tempo, releghiamo gli altri, “comuni mortali”, in luoghi lontani, raggiunti solo da briciole di grazia divina. In realtà non è affatto così. Tutti siamo vicini, perché Dio si è fatto prossimo, venendo ad abitare la mia e la tua vita, perfino le mie e le tue lontananze.

Infine, caro amico, anche se non sei un habitué di questi ambienti, non sentirti mai a disagio o fuori posto qui dentro, proprio com’è stato in queste quindici visite. Per quindici giorni ti sei sentito ‘a casa’: qui hai scelto di cominciare o chiudere le tue giornate oppure semplicemente di sostare per interrompere la routine quotidiana. Ora, vieni quando vuoi. E se io, noi preti o qualsiasi operatore pastorale rendessimo questo ambiente meno ospitale, non esitare a rinfacciarcelo e a perdonarci. Ti assicuro che ce la metteremo tutta per farti sentire a tuo agio.

Allora all’anno prossimo, caro amico, oppure a domani per la sedicesima visita.

Tuo, don Davide e la comunità Santa Maria La Nova

Olimpiadi

Giordani (Coni): “Spero che l’euforia olimpica non si dissolva e ci sia maggiore equità nello sport”

ph Afp-Sir
16 Feb 2026

di Elisabetta Gramolini

Promuovere una cultura sportiva equa, che garantisca parità di trattamento e visibilità tra uomini e donne. Ad accompagnare l’entusiasmo per le vittorie (ben 18 medaglie conquistate finora) sulle nevi dei Giochi di Milano-Cortina c’è un messaggio prorompente che mette d’accordo tutti: è ora di dare la giusta attenzione allo sport, inteso come strumento di crescita, solidarietà e aggregazione per le giovani generazioni. Sono soprattutto le atlete ad aver avuto un ruolo fondamentale: delle 18 medaglie totali, ben 14 vedono la firma (esclusiva o in squadra) delle nostre campionesse. Un risultato considerato strabiliante anche da Claudia Giordani, una delle figure chiave del vertice sportivo italiano, già vice presidente del Coni fino a giugno scorso e delegata per la Città metropolitana di Milano. Prima di diventare dirigente è stata una delle più grandi sciatrici italiane degli anni ’70 (tre vittorie in Coppa del mondo, una medaglia d’argento vinta esattamente 50 anni fa ai Giochi di Innsbruck), una delle protagoniste della Valanga rosa. Giordani condivide la grande soddisfazione per il periodo vissuto dallo sport italiano e sottolinea il forte apprezzamento per le vittorie di squadra conquistate finora, considerate simboli fondamentali di unità e collaborazione verso obiettivi comuni.

Siamo a metà dei Giochi, l’Italia ha già conquistato 18 medaglie. Se l’aspettava?

Credo non se l’aspettasse davvero nessuno. È un’esplosione di prestazioni, oltre le aspettative. Si conosceva l’ottimo lavoro di preparazione (anche per onorare l’edizione italiana) e si pensava che potesse dare frutti importanti. Ma così, in questa maniera, è sorprendente.

Ed è anche molto femminile.

Soprattutto. Un’affermazione straripante da parte delle nostre atlete, fantastica.

Detto da lei che è stata protagonista della “Valanga Rosa” negli anni 70 vale doppio.

È una gioia pazzesca. Finalmente si mette in luce quanto sia stato lungo e faticoso il percorso delle donne nello sport, ma pure quanto sia stato importante il contributo e il rendimento nel tempo per mettere in risalto tutte le potenzialità e le abilità delle atlete.

Le sue vittorie, 50 anni fa, stupirono e aprirono gli occhi del mondo.

Prima la dimensione dello sport femminile era davvero molto limitata, soprattutto in Italia. Quello che mi fa piacere ed è molto gratificante vedere adesso è che le cose sono ben diverse. L’attenzione, la riconoscenza, il rispetto che vengono dimostrati allo sport femminile sono molto più consistenti. Vorrei ricordare che nella cerimonia di apertura, la presidente del Cio, Kirsty Coventry, da me molto ammirata, nel suo discorso abbia ribadito come al centro dei Giochi Olimpici e del movimento sportivo ci siano gli atleti e le atlete. Allora questa dimensione non era ben delineata. Non c’era questa consapevolezza così marcata. C’è voluto del tempo per giungere alla realtà di oggi.

Anche lei come il presidente Mattarella “ci contava” sull’oro di Federica Brignone?

Certamente, come pure sulla medaglia di Sofia Goggia. Le atlete italiane erano tra le favorite ma il miracolo di Federica ha aggiunto tutta una serie di eccezionalità che non si poteva neanche pretendere. Per lei in particolare mi auguravo potesse far bene, senza mettere a rischio, la sua incolumità. Poi tutto è diventato ancor più straordinario e bello con questa medaglia così preziosa.

Lei è stata compagna nella Valanga Rosa di un’altra campionessa: Ninna Quari, madre di Federica Brignone.  Una concatenazione di coincidenze vincenti.

Non solo. Casualmente avevo scelto la gara di Federica per assistere da vicino. Ero quindi a Cortina al traguardo. È stato ancora più emozionante.

In cosa spera oggi, non solo per i Giochi, ma per lo sport italiano?

Ormai da anni cerco di contribuire per far sì che la cultura sportiva in Italia cresca e si diffonda a tutti i livelli, il più possibile, presso più persone. Spero nella crescita della cultura e della pratica sportiva, soprattutto per i giovani e per le giovani generazioni, affinché più persone si avvicinino, più giovani possano avvicinarsi al mondo dello sport.
Per quello che riguarda le donne in particolare, spero che questa euforia olimpica non si dissolva, non si interrompa, che la rappresentazione delle atlete rimanga visibile e ci sia maggiore equità nel mondo dello sport.

Maggiore rispetto?

Sì, rispetto vuol dire attenzione e un racconto delle imprese equilibrato perché i valori in campo sono gli stessi, non ci devono essere differenze tra uomini e donne. I Giochi Olimpici dimostrano che sul campo non ci sono differenze. Bisogna dunque assolutamente incoraggiare una rappresentazione dello sport più equa, giusta, equilibrata. Una cosa inoltre che vorrei sottolineare dell’edizione di Milano-Cortina sono le belle affermazioni di squadra nel nostro medagliere: è bello vedere come non ci siano solamente i singoli, ma come gli atleti siano riusciti a emergere nelle discipline e nelle specialità di squadra. Ciò dà l’idea di quanto lo sport possa insegnare, possa dare esempi per restare insieme, uniti e rivolti verso un obiettivo comune.