Tracce

Inseguiamo Abascal?

Abascal (Reuters/Avvenire)
16 Feb 2026

di Emanuele Carrieri

La ricetta è semplice e, del resto, che cosa ci si poteva aspettare? Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge circa la applicazione del patto UE sulla migrazione e l’asilo, ma ha preso la palla al balzo per una stretta nazionale su sicurezza e rimpatri. Fra i punti chiave della misura il “blocco navale”, per combattere l’arrivo di navi straniere in acque territoriali italiane, ma solo per i seguenti motivi: “Nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno”. È una versione alleggerita e semplificata del famoso blocco navale con il quale la maggioranza di governo aveva vinto le elezioni tre anni e mezzo fa. Era quello che contemplava lo schieramento, in mare, di fregate e di pattugliatori e, in cielo, di aerei intercettori e di cacciabombardieri. Ma allora, e ora più di allora, le disponibilità economiche dello Stato sono erano, e sono, poche e insufficienti. La strada imboccata – l’unica conosciuta – è sempre quella degli arrivi da controllare, ispirata alla solita spettacolarizzazione degli annunci propagandistici. Quello che avanza è, invece, il principio delle partenze forzate, “garbatamente” raggruppate con il nome di remigrazione, che in breve significa rispedire nel proprio paese (questo è il migliore dei casi, a fronte dell’invio in Uganda attuato dal governo olandese), e senza troppi complimenti, chi è arrivato nel nostro Paese in fuga non soltanto da conflitti e dittature, ma anche da fame e disperazione. Ma rispedire, e come? E con quali costi? Al disopra di tutto, con quanta violazione dei diritti umani? Di fronte a un problema così serio, il disegno di legge approvato è un salto di livello che si può trasformare in comportamenti anti democratici da parte degli apparati dello Stato. Gli avvenimenti, più o meno recenti, relativi alla famigerata ICE, sponsorizzata da Trump, ha dato corpo ai più brutti sogni angosciosi. Basta avere delle caratteristiche somatiche non conformi al suprematismo e si può essere arrestati direttamente per strada. E vale anche per Liam Conejo Ramos, di soli cinque anni, bloccato dai giannizzeri dell’ICE, che lo hanno utilizzato come esca per catturare il padre. Ma ci sono stati casi nei quali non è bastato avere la pelle chiara: Renée Good e Alex Pretti sono stati assassinati sulla pubblica via, davanti a decine di testimoni, armati di cellulari che filmavano. Si può, in definitiva, procedere a una esecuzione sommaria, seduta stante. Tutto ciò che è capitato a Minneapolis indica la differenza sostanziale fra le semplificazioni demagogiche e la realtà nuda e cruda. In definitiva, il distacco e la lontananza che separa le tante fandonie elettorali e le severe lezioni impartite dalla concretezza. In una società globalizzata, caratterizzata da un mercato unico in cui si produce e si vende a livello mondiale, da una espansione di idee e di culture rapidissima, da una fusione di stili di pensiero e di vita, lo spazio di agibilità è molto ristretto. I problemi dei flussi migratori non sono inventati e lo sanno molto bene i cittadini di tutte le periferie del mondo, che pagano la fallita integrazione e la convenienza di tanti, troppi a lasciare le cose esattamente così come sono. Senza dubbio, Trump ha a disposizione una enorme forza economica e grandi poteri esecutivi e li impiega con molta spregiudicatezza illiberale, mettendo insieme, con notevole uso di mezzi finanziari e militari, numeri che talvolta sembrano dargli ragione. L’immigrazione clandestina negli Stati Uniti è diminuita vistosamente sotto la sua presidenza. E a quale prezzo? E ancora, che cosa si può dire della foto della segretaria alla Sicurezza Kristi Noem, ritratta in un carcere di El Salvador davanti a un gruppo di remigrati seminudi ammassati dietro le sbarre di una gabbia? È evidente che questi sono temi estremamente laceranti che però richiedono una ragguardevole dignità a tutta la politica. E se poi parlare di dignità può sembrare buonista e si vuol essere, a tutti i costi, concreti, pragmatici e pure realistici, bisognerebbe, se non altro, guardare l’economia e il lavoro, che richiedono intelligenze e forza lavoro, ma anche più consumi e più proventi per le casse dello Stato. È il ragionamento che, in piena ondata remigratoria, ha fatto il primo ministro spagnolo Sanchez, che ha accordato e senza tanta burocrazia cinquecento mila permessi regolari, in un quadro che segnala, già ora, più del quaranta per cento di nuovi posti di lavoro per gli immigrati. Avrà ben qualcosa a che fare sul ruolo di nuova locomotiva europea rivestito dalla Spagna, che, in questa fase, viaggia al triplo della media europea e al quadruplo dell’Italia. E tutto questo accade mentre il presidente del partito spagnolo di estrema destra Vox Abascal attacca Sanchez, perché “favorisce l’invasione”. Nel nostro Paese, qualcuno ha già colto la palla al balzo e sostiene apertamente la remigrazione. Sembra il remake della serie televisiva Zorro, trasmessa all’interno della TV dei ragazzi negli anni sessanta. Ogni episodio finiva sempre nello stesso modo, con il goffo sergente Garcia che impartiva l’ordine: “Inseguiamolo!”. Allora era Zorro, ora è Abascal.

Sport

Taranto, un’occasione persa: solo pari con l’Atletico Acquaviva

ph G. Leva
16 Feb 2026

di Paolo Arrivo

Una prestazione deludente. Un pareggio che sa di sconfitta per il Taranto, che nella 28esima giornata del torneo di Eccellenza Puglia non riesce ad andare oltre l’1-1 nel confronto con l’Atletico Acquaviva, squadra di metà classifica. Dopo essere passati in vantaggio in avvio di secondo tempo con Antonio Guastamacchia, i rossoblu si sono fatti raggiungere dimostrando poi scarsa incisività. Ovvero fallendo la possibilità di avvicinarsi al secondo posto della classifica. Il mancato appuntamento con la vittoria fa il paio con l’eliminazione dalla Coppa Italia, che offriva un altro pass per la promozione.

Il match Taranto – Atletico Acquaviva

Primo tempo gradevole per l’intensità di gioco. Anche se le occasioni non fioccano: la più ghiotta arriva al 23’, dalla punizione di Davide Derosa, diagonale di Davide Incerti e salvataggio sulla linea. Al 40’ cross di Ricci per Antony Guglielmi che colpisce di testa ma trova l’opposizione di Justas Martinkus. Allo scadere la difesa dell’Atletico Acquaviva è provvidenziale nell’impedire a Francesco Losavio di andare a rete.

A sbloccare la partita, al minuto 58, ci pensa Guastamacchia con un preciso colpo di testa dal calcio d’angolo battuto da Alessandro Di Paolantonio. Sei minuti dopo gran tiro di Incerti e gran parata di Lorenzo Bozzi. Il Taranto sembra avere il controllo dell’incontro. Ma al 75’ arriva il clamoroso errore di Martinkus: l’estremo difensore lituano classe 2006, anziché rinviare lungo verso centrocampo, di fatto passa la palla a Rocco Girardi che segna. E il centrocampista nato a Taranto per rispetto non festeggia. Un minuto dopo gli ionici hanno la possibilità di riportarsi in vantaggio, ma Losavio su assist di Incerti, a porta spalancata, si mangia il goal. All’87’ Guglielmi di testa esalta le qualità di Martinkus che si riscatta. La squadra di mister Danucci si riversa in avanti. All’88’ imponente colpo di testa di Dramane Konate, il portiere dell’Atletico Acquaviva devia in calcio d’angolo. I minuti di recupero sono otto. Ma non succede nulla. I rossoblu escono dal campo tra i fischi dei sostenitori accorsi al “Dimitri” di Manduria, per l’indisponibilità del tradizionale impianto di casa, lo stadio “Italia” di Massafra.

Il campionato

Domenica prossima ventidue febbraio il Taranto giocherà ancora in casa. Sarà big match contro il Bisceglie. Nel mezzo c’è il turno infrasettimanale, giovedì in trasferta, sul campo del Toma Maglie. Si tratta di una squadra da non sottovalutare. Ricordiamo che, lo scorso primo febbraio, era stato capace di rifilare 8 goal alla Virtus Mola, presentatasi per quella gara in piena emergenza. È un gruppo, quello allenato da Alberto Giuliatto (vecchia conoscenza del calcio italiano, da giocatore ha vestito la maglia del Lecce in serie A), che guarda ai playoff come a un sogno da realizzare. Per il Taranto invece acciuffarli è quasi un obbligo. Mentre la distanza dalla vetta aumenta: dieci punti dal Brindisi, unica squadra imbattuta nel campionato di Eccellenza Puglia.

 

Taranto – Atletico Acquaviva nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Diocesi

La Madonna di Carosino: la memoria di una devozione che chiede di essere riabbracciata

16 Feb 2026

di Floriano Cartanì

Dopo i festeggiamenti in onore della Madonna di Lourdes, Carosino torna a volgere lo sguardo verso un’altra figura mariana profondamente radicata nella sua storia: la Madonna di Carosino. Una ricorrenza, quella del 17 febbraio, che affiora ogni anno come un frammento di memoria antica, sospesa tra tradizione orale, fede popolare e qualche inevitabile zona d’ombra storica. La data e la stessa ricorrenza, tramandata di generazione in generazione, è oggi al centro di interpretazioni discordanti. C’è chi sostiene che affondi le sue radici in una leggenda relativamente recente altri, al contrario, la fanno risalire addirittura a un’epoca in cui il casale di Carosino non era ancora sorto. È in questo secondo filone che si colloca la storia dell’apparizione della Vergine al pastorello sordomuto Fortunato, un racconto che non trova più riscontri documentali ma che, per secoli, è bastato ai fedeli come prova di un legame speciale tra la Madonna e questo lembo di terra jonica. Da quel momento – così vuole la tradizione – la Vergine sarebbe stata chiamata familiarmente “di Carosino”, un titolo affettuoso che attirò devoti da tutto il circondario, desiderosi di affidarle malesseri, speranze e conversioni. A testimoniare questa antica devozione resta oggi il cappellone della Madonna di Carosino,  nella chiesa madre: un luogo che non è solo architettura, ma memoria viva di un 17 febbraio che continua a chiedere ascolto. Negli anni, tutti i parroci che si sono avvicendati alla guida di questa comunità hanno mantenuto viva la ricorrenza, scegliendo di valorizzarla con il triduo di preghiera e con le celebrazioni del 17 febbraio come una vera festa locale, nonostante il tempo e le abitudini moderne tendano a relegarla in secondo piano. Eppure, se si osserva la storia con un minimo di attenzione più particolare, emerge comunque un dato evidente: questa giornata meriterebbe forse una rivalutazione più convinta da parte della stessa comunità carosinese, che oggi si fregia del titolo di città mariana. Perché il 17 febbraio non è un semplice ricordo, ma un ‘prodotto mariano’ che ha segnato l’identità del paese, un archetipo – potremmo dire – della presenza della Madonna in questo luogo. Occorre allora anche distinguere, come spesso non si fa, questa ricorrenza dal più noto ‘Carusuniedde’ del Lunedì dell’Angelo, qui dedicato alla Madonna delle Grazie, copatrona del paese: due storie diverse, due tradizioni autonome, due devozioni che non vanno sovrapposte. Nel caso del 17 febbraio, infatti, non si celebra solo la Vergine, ma un vero e proprio punto di svolta, anche per i miracoli e le conversioni che la tradizione le ha attribuito. Forse è proprio in questo dettaglio che si nasconde il senso profondo della ricorrenza, un invito cioè a non lasciare che la lunga storia mariana di Carosino resti in questo ricordo del 17 febbraio, quasi incompleta. Una memoria perciò che chiede di essere custodita, compresa e, perché no, abbracciata più fortemente, contribuendo così a rinvigorire, nel caso ce ne fosse bisogno, la richiesta in pectore della comunità carosinese per elevazione della chiesa di Carosino a santuario mariano.

Il programma della giornata prevede sante messe alle ore  8.30 e 10.30,; in serata, alle ore 18.30, santa messa solenne presieduta dal parroco don Filippo Urso alla presenza elle autorità civili e religiose, cui seguirà la processione per le vie del paese accompagnata dalla banda musicale ‘Giuseppe Verdi’ di Sava.

 

Diocesi

Montemesola, le ‘Giornate eucaristiche’

16 Feb 2026

La parrocchia di Santa Maria della Croce, a Montemesola, ha organizzato le ‘Giornate eucaristiche’ nei giorni lunedì 16 e martedì 17 febbraio. Nelle due giornate il parroco don Andrea Casarano ha previsto alle ore 16 l’adorazione eucaristica, alle ore 18 la benedizione eucaristica seguita dalla santa messa; a conclusione, martedì 17, dopo la santa messa, si terrà la processione penitenziale.

Infine il Mercoledì delle Ceneri, 18 febbraio, alle ore 18 sarà celebrata la santa messa con l’imposizione delle sacre Ceneri.

 

Angelus

La domenica del Papa – Come leggere la pienezza della legge di Cristo?

ph Vatican media-Sir
16 Feb 2026

di Fabio Zavattaro

Ancora una volta la liturgia si sofferma sul discorso della montagna, dopo averci proposto le beatitudini e indicato che il cristiano deve essere sale della terra e luce del mondo, proprio per farci comprendere chiaramente la novità cristiana espressa da quel “ma io vi dico”. Per sei volte risuona questa espressione di Gesù nel brano del Vangelo di Matteo. Se Mosè Sali sul monte per ricevere la legge di Dio e portala al popolo eletto, Gesù – diceva papa Benedetto quindici anni fa – “è il figlio stesso di Dio che è disceso dal cielo per portarci al cielo, all’altezza di Dio, sulla via dell’amore. Anzi, lui stesso è questa via: non dobbiamo far altro che seguire lui, per mettere in pratica la volontà di Dio ed entrare nel suo regno, nella vita eterna”.

Dopo aver proclamato le Beatitudini, dice all’angelus Leone XIV, Gesù “ci invita a entrare nella novità del Regno di Dio” e rivela “il vero significato dei precetti della Legge di Mosè: essi non servono a soddisfare un bisogno religioso esteriore per sentirsi a posto davanti a Dio, ma a farci entrare nella relazione d’amore con Dio e con i fratelli. Per questo Gesù dice di non essere venuto ad abolire la Legge, ma a dare il pieno compimento”.

Con Matteo, dunque, capiamo che Gesù non è colui che non rispetta la legge, i profeti, anche se è entrato nella casa del pubblicano e ha compiuto azioni il sabato. La sua non è una giustizia diversa, afferma il Papa, ma una “giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei, una giustizia che non si limita a osservare i comandamenti, ma ci apre all’amore e ci impegna nell’amore”.

Come leggere allora la pienezza della legge di Cristo? Matteo ci propone una serie di antitesi – il discorso che troviamo nel Vangelo è proprio chiamato delle antitesi – quattro nel testo di questa sesta domenica del tempo ordinario, e due nella prossima domenica. Così nel riproporre la legge mosaica, non uccidere, non commettere adulterio, non dire falsa testimonianza, Gesù dice: non solo chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio, ma anche chi si adira con il proprio fratello; chi dice stupido al fratello dovrà essere sottoposto al sinedrio, chi dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geèmma.

Come dire: siamo messi male un po’ tutti. Quante volte abbiamo detto stupido o pazzo rivolgendoci a un nostro fratello, e così quel “ma io vi dico” ci tocca da vicino.

La legge data a Mosè e ai profeti, afferma il vescovo di Roma, è “una via per iniziare a conoscere Dio e il suo progetto su di noi e sulla storia”. Ma Gesù è venuto in mezzo a noi, e “ha portato a compimento la Legge, facendoci diventare figli del Padre e donandoci la grazia di entrare in relazione con Lui come figli e come fratelli tra di noi”.

La vera giustizia, ricorda papa Leone all’angelus, “è l’amore e dentro ogni precetto della Legge, dobbiamo cogliere un’esigenza d’amore. Infatti, non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità”.

Papa Francesco ha ricordato più volte che le chiacchiere non fanno bene alla vita della chiesa e del cristiano, e si può uccidere anche con le parole. Un vecchio adagio ci ricorda che ne uccide più la penna che la spada. Così non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo, ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la calunnia.

Ancora, all’Angelus Leone XIV dice che “non basta essere formalmente fedele al coniuge e non commettere adulterio, se in questa relazione mancano la tenerezza reciproca, l’ascolto, il rispetto, il prendersi cura di lei o di lui e il camminare insieme in un progetto comune”. Il Vangelo, afferma Papa Prevost, “ci offre questo prezioso insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio”.

Dopo la preghiera mariana dell’angelus, il vescovo di Roma ha parole per il Madagascar colpito a poca distanza di tempo, da due cicloni, con inondazioni e frane: “prego per le vittime e i loro familiari e per quanti hanno subito gravi danni”. E ricorda che miliardi di persone in Asia orientale e in altre parti del mondo si apprestano a celebrare il Capodanno lunare. La festa, che sarà il 17 febbraio e darà inizio all’anno del Cavallo di fuoco, “incoraggi a vivere con più intensità le relazioni familiari e l’amicizia; porti serenità nelle case e nella società”. La celebrazione simboleggia l’arrivo della primavera e segna per le popolazioni cinesi, vietnamite coreane, mongole e del Tibet l’inizio del nuovo anno. La “gioiosa festa”, ha detto papa Prevost, “sia occasione per guardare insieme al futuro costruendo pace e prosperità per tutti i popoli”.

Diocesi

Martina Franca, inaugurato l’emporio solidale

16 Feb 2026

Giovedì scorso, 12 febbraio, a Martina Franca, la parrocchia basilica di San Martino  ha inaugurato nella ex chiesetta della Madonna della Pace (in via Dante) la nuova sede dell’emporio solidale. In precedenza durante la santa messa il parroco mons. Peppino Montanaro ha impartito la benedizione ai volontari.

Nell’occasione, il parroco e Dino Marangi invitano i martinesi a donare beni alimentari non deperibili, legumi in scatola, medicinali da banco, beni per igiene personale, beni per bambini e neonati. L’emporio apre ogni giovedì alle ore 17.

 

Mobilità

Parcheggi: nuove proteste e tensioni

Ne parliamo con l’assessore Gianni Cataldino

15 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Non c’è pace per i parcheggi! Risolta la questione della gratuità del parcheggio per i disabili, che però rivendicano altre questioni, ora si passa all’annullamento del pass gratuito per i residenti delle zone D/E/F/G. In segno di protesta, domani, sabato 14, dalle 10 alle ore 12, Adoc Taranto e Uil Taranto scenderanno in piazza per un sit-in nei pressi di Palazzo di città. La decisione assunta durante l’amministrazione Melucci, non è stata modificata dall’attuale giunta, che ha inteso introdurre, nelle zone indicate, anche parcheggi gratuiti, e cioè: strisce bianche che favoriscano l’arrivo di non residenti, a favore del commercio, e una rotazione dell’utilizzo.

Ma ricordiamo che non è questa l’unica decisione che è stata presa dall’amministrazione comunale, dal momento che si intende attuare “una revisione e razionalizzazione della disciplina della sosta sull’intero territorio comunale e al fine di migliorare la fruibilità degli spazi pubblici, la sicurezza della circolazione e l’ottimizzazione dei posti auto disponibili”. Questo ha portato ad altre modifiche: “Nuova configurazione di alcuni stalli di sosta da cassettone a spina di pesce. Tale revisione consentirà l’incremento di 223 posti auto di cui 88 nel rione Tre Carrare Battisti e 135 nel Borgo; la trasformazione degli stalli a pagamento in stalli liberi in zona Borgo e in prossimità dello stesso rione; la trasformazione degli stalli liberi in stalli a pagamento nel centro storico, con possibilità di pass gratuiti per residenti”.

Ma, tornando alla eliminazione dei pass gratuiti per i residenti delle zone anzidette (insomma: gran parte dei quartieri a ridosso del Borgo), la decisione, per Adoc e Uil, “sta producendo effetti concreti e pesanti sulle famiglie tarantine. Molti residenti sono ora costretti a sostenere costi che possono arrivare fino a 75 euro al mese pur di poter parcheggiare sotto casa”.

“Siamo di fronte a un provvedimento che colpisce direttamente le famiglie e che rischia di trasformarsi in una vera e propria tassa occulta sulla mobilità”, dichiara Domenico Votano, presidente Adoc Taranto. “Non è accettabile che intere zone della città vengano private di un diritto consolidato senza un confronto preventivo e senza una valutazione reale dell’impatto economico e sociale”.

L’Adoc ha chiesto un tavolo di confronto per avanzare proposte concrete e migliorative. Il coordinatore della Uil, Oliva, sostiene che la questione parcheggi sia solo uno dei nodi irrisolti della gestione urbana: “Taranto ha bisogno di una visione complessiva che integri trasporto pubblico efficiente, servizi adeguati e politiche che non scarichino sui cittadini il costo delle inefficienze”.

Alla manifestazione parteciperà anche l’associazione Dis-Education che ha annunciato la presenza del sodalizio per denunciare le criticità legate a barriere architettoniche, cantieri e limitazioni alla mobilità urbana.

Da parte nostra abbiamo girato la questione all’assessore al Coordinamento strategico, Gianni Cataldino.

Le modifiche alla disciplina dei parcheggi sta creando malcontento. Cosa intende fare il Comune?

Le decisioni sono state prese alla luce delle disposizioni della Corte di Cassazione, che ha precisato la disciplina per i parcheggi: la gratuità dei pass per i residenti vige solo per le aree esclusivamente occupate da strisce blu e non quelle dove ci siano sia i parcheggi gratuiti che quelli a pagamento. Mi rendo conto che per molte famiglie ciò può comportare un costo aggiuntivo, ma era indispensabile prevedere anche zone a parcheggio libero.

Ora avete introdotto le strisce blu nella Città vecchia, prevedendo stalli liberi anche nel Borgo, questo non comporterà nuovi disagi?

Lo abbiamo fatto soprattutto a vantaggio degli abitanti della Città vecchia, che non trovavano mai posti liberi, presi d’assalto da utenti esterni ma anche provenienti dai quartieri vicini. Con le strisce blu anche loro avranno diritto al posto gratuito. E per quanto riguarda i parcheggi per chi viene dall’esterno, stiamo allargando e perfezionando il Park and rail di piazzale Democrito, dove la sosta costerà solo 50 centesimi e ci sarà la partenza dei bus ogni dieci minuti.

In passato, era disponibile per il parcheggio la rampa Leonardo Da Vinci. Ancora oggi, soprattutto per la movida, la strada è presa d’assalto dagli automobilisti in cerca di parcheggio ed è spesso intasata dalle auto che si muovono in senso contrario, tra chi sale e chi scende. Non è possibile regolamentare?

Va detto, innanzi tutti, che l’area della stazione torpediniere è interessata dai lavori per i Giochi del Mediterraneo quindi non è disponibile e non è comunale. Certo… la lunga rampa d’accesso è ugualmente presa d’assalto da chi non trova parcheggio e per questo si creano ingorghi, anche perché sul lato destro per chi scende è possibile parcheggiare. Cercheremo di affrontare il problema adeguatamente.

Anche alcune associazione di disabili continuano a manifestare contro le barriere e l’inciviltà degli automobilisti che occupano spesso gli stalli riservati.

Abbiamo già chiarito, intanto, che i disabili continuano a non pagare il parcheggio, ed è un dato acquisito. Per quanto riguarda gli stalli riservati, la sorveglianza è continua, come dimostrano le 750 sanzioni elevante… che non sono poche… Ma non possiamo certi vigilarli tutti. Per le barriere e i lavori in corso… si fa il possibile, ma si stanno effettuando lavori che stanno cambiano decisamente la disciplina della mobilità e dei parcheggi.

Diocesi

Confraternita Addolorata: la processione notturna e le ‘Quarantore’

13 Feb 2026

di Angelo Diofano

La confraternita Maria SS. Addolorata e San Domenico  invita a partecipare martedì 17 febbraio alla tradizionale processione penitenziale cosiddetta della ‘Forora’, che uscirà alle ore 24 dalla chiesa di San Domenico. Si tratta di un segno antico di fede, silenzio e penitenza che apre il cammino quaresimale.
Tra i canti (accompagnati dalla banda ‘Santa Cecilia’) e le preghiere, la processione si snoderà nel silenzio della notte per i vicoli della città vecchia, col passo lento dei confratelli, in un momento di raccoglimento che rinnova la nostra identità e la nostra tradizione.
Questo l’itinerario: via Duomo, piazza San Costantino, postierla e vico Vianuova (con breve momento di meditazione nella chiesa di San Giuseppe, davanti alla quale si bruceranno le palme dell’anno passato per ricavare le Sacre Ceneri), via Garibaldi, piazza Fontana, pendio San Domenico.
Prima del rientro, i confratelli, disposti sulle scalinate di San Domenico, eseguiranno il ‘Mottetto alla Desolata’ di padre Serafino Marinosci.

 

Le ‘Quarantore’

La confraternita dell’Addolorata terrà le “Quarantore” non più in San Domenico, a causa di lavori in corso. S’inizierà il Mercoledì delle Ceneri (18 febbraio) alle ore 18.30 in San Cataldo con la celebrazione eucaristica e l’imposizione delle Sacre Ceneri. Quindi i confratelli si trasferiranno nella chiesa di Sant’Anna per l’adorazione eucaristica che durerà fino alla mezzanotte. Giovedì 19 le ‘Quarantore’ riprenderanno alle ore 10 per svolgersi ininterrottamente (con la chiesa aperta anche di notte) fino all’indomani, venerdì 20 febbraio, con la santa messa di chiusura alle ore 18.30.

Diocesi

Il programma quaresimale della parrocchia Maria SS.ma del Rosario di Talsano

13 Feb 2026

La parrocchia Maria SS.ma del Rosario di Talsano ha reso noto il programma delle azioni liturgiche e delle attività pastorali/culturali nel periodo quaresimale.

Da domenica 15 a martedì 17 febbraio avranno luogo le ‘Quarantore per il Signore’ nella chiesa del Carmine.

La giornata di Mercoledì delle Ceneri, 18 febbraio, prevede: alle ore 16, Azione liturgica con i bambini del catechismo; alle ore 17.30 Santa Messa con imposizione delle Sacre Ceneri; a seguire processione penitenziale con il Crocifisso.

Venerdì 20 febbraio, alle ore 19 Via Crucis animata dalla confraternita del Carmine e dalla Caritas.

Sabato 21 febbraio, ‘I santi della porta accanto’, concerto del cantautore Daniele Durante.

Lunedì 23, martedì 24 e mercoledì 25 febbraio, Settimana della fede in Concattedrale (in parrocchia la santa messa sarà anticipata alle ore 18).

Giovedì 26 febbraio, alle ore 19.30 adorazione eucaristica vicariale nella parrocchia Nostra Signora di Fatima.

Venerdì 27 febbraio, alle ore 19 Via Crucis animata dalla confraternita del Rosario e dal gruppo Marta.

Domenica 1 marzo: inaugurazione mostra sulla Settimana Santa di Talsano, fino al 7 marzo; alle ore 20, concerto ’Crux’ del coro ‘Harmonici concentus’ diretto da Palmo Liuzzi.

Venerdì 6 marzo: alle ore 17.30, via Crucis animata dalla confraternita del Carmine e dall’Apostolato della preghiera; ore 18.30 santa messa; a seguire ‘24 ore per il Signore’.

Sabato 7 marzo: ‘24 ore per il Signore’ fino alle ore 18; alle ore 18.30 santa messa.

Venerdì 13 marzo, alle ore 19, via Crucis animata dalla confraternita del Rosario.

Sabato 14 marzo, alle ore 19.30 attribuzione simboli e simulacri della confraternita del Rosario.

Domenica 15 marzo, alle ore 20 concerto ‘I tre archi’: Marco Marzialetti (violino), Carmine Fanigliulo (viola) e Daniele Pozzessere (violoncello) con la partecipazione di Cosimo Ciquera alla chitarra classica.

Venerdì 20 marzo, inizio settenario B.V. Maria Addolorata: Stabat Mater; alle ore 19, via Crucis animata dalla confraternita del Carmine.

Domenica 22 marzo: attribuzione simboli e simulacri della processione dei Sacri Misteri, a cura della confraternita del Carmine.

Lunedì 23 marzo, rito di vestizione dell’Addolorata nella chiesa del Carmine a cura della confraternita del Carmine.

Martedì 24 marzo, Via Crucis vicariale alla parrocchia Regina Pacis di Lama.

Giovedì 26 marzo, alle ore 19 liturgia penitenziale parrocchiale.

Venerdì 27 marzo: alle ore 17.30 santa messa, a seguire processione della Via Matris a cura della confraternita del Rosario accompagnata dall’associazione bandistica ‘Maria SS. Addolorata’ diretta dal m° Vito Bucci e dai canti dell’‘Europa Chorus’.

Sabato 28 marzo: nella chiesa del Carmine, Concerto di Passione dell’associazione bandistica ‘Maria SS. Addolorata’ diretta dal m° Vito Bucci con la presenza del vicario generale della diocesi di Taranto, mons. Alessandro Greco, che terrà degli intermezzi catechetici sui Vangeli della Passione.

Domenica delle Palme, 29 marzo: alle ore 9.30, benedizione solenne dei ramoscelli d’ulivo alla chiesa del Carmine e processione fino alla chiesa parrocchiale; sante messe alle ore 8 – 10 – 18.30.

Durante la Settimana Santa, ogni mattina alle ore 8 recita delle lodi mattutine.

Giovedì Santo, 2 aprile: alle ore 17, messa in Coena Domini; pellegrinaggio dei confratelli del Carmine e Rosario agli altari della reposizione; dalle ore 19 alle ore 23.30, confessioni.

Venerdì Santo, 3 aprile: dalle ore 7 alle ore 12 pellegrinaggio dei confratelli del Carmine e del Rosario all’altare della reposizione della parrocchia del Rosario; dalle ore 9 alle ore 11 Confessioni; alle ore 12, ora media e oscuramento del repositorio; alle ore 15, Azione della Passione del Signore; alle ore 17 processione dei Misteri a cura della confraternita del Carmine.

Sabato Santo, 4 aprile: dalle ore 9 alle ore 11, confessioni;  dalle ore 17 alle ore 20, confessioni; ore 22.30, veglia pasquale.

Domenica di Pasqua, 5 aprile: sante messe alle ore 8 – 10 – 18.30.

Ecclesia

L’amore per Cristo salverà il mondo

ph Gris
13 Feb 2026

di Luana Comma

L’affermazione secondo cui l’amore per Cristo può salvare il mondo non appartiene al linguaggio della retorica religiosa, ma esprime una verità che tocca il cuore della rivelazione cristiana. Essa rimanda a una visione unitaria dell’amore, che attraversa la creazione, la storia della salvezza e trova il suo compimento nella persona di Gesù. L’amore non è un’aggiunta morale alla fede, ma la forma stessa con cui Dio entra in relazione con l’uomo e lo conduce alla pienezza.

Alla radice, l’amore appartiene all’atto creatore. L’uomo non è il risultato di una necessità impersonale, ma nasce da una volontà che vuole comunicarsi. La creazione, nella prospettiva biblica, non è soltanto origine dell’essere, ma inizio di una relazione. L’essere umano è strutturalmente aperto all’altro perché è stato pensato dentro una logica di dono. In questo senso, l’amore non è estrinseco all’uomo, ma ne costituisce la verità più profonda.

Tuttavia, l’esperienza umana mostra come l’amore sia segnato da ambivalenze, tensioni e ferite. Il desiderio, che spinge l’uomo fuori da sé, può diventare possesso; la ricerca dell’altro può trasformarsi in chiusura. La Scrittura non rimuove questa fragilità, ma la assume dentro la storia della salvezza. L’amore umano, con le sue luci e le sue ombre, diventa il luogo in cui Dio continua a educare il suo popolo, purificando il desiderio e orientandolo alla fedeltà dell’alleanza.

Nel cammino biblico, l’amore di Dio non resta confinato nella sfera del sentimento, ma prende la forma di una scelta stabile e irrevocabile. Dio ama rimanendo fedele, anche quando l’uomo tradisce. Questo amore, che non si ritrae di fronte all’infedeltà, rivela che la salvezza non nasce dalla perfezione dell’uomo, ma dalla perseveranza di Dio. L’amore divino assume così i tratti di una responsabilità per l’altro, che attraversa la storia e la sostiene.

Proprio in questo orizzonte si comprende il rapporto tra eros e agape, spesso percepiti come realtà opposte. La rivelazione biblica non elimina la dimensione del desiderio, ma la purifica e la conduce a compimento. L’eros, inteso come tensione verso l’altro, non è negato, ma liberato dalla sua chiusura autoreferenziale. L’agape non distrugge il desiderio, bensì lo orienta, affinché l’amore non si consumi nel possesso, ma maturi nella comunione. In questa unità, l’amore ritrova la sua verità, senza scissioni tra corpo e spirito, tra bisogno e dono.

La crisi contemporanea dell’amore nasce spesso da una sua riduzione. L’amore viene identificato con l’emozione immediata o con il soddisfacimento del bisogno, perdendo la sua profondità relazionale. Quando l’amore è separato dalla responsabilità e dalla durata, esso diventa fragile e incapace di sostenere la vita. La Scrittura, invece, custodisce una visione più esigente e più vera: amare significa assumere l’altro nella sua totalità, accettando il rischio della fedeltà e del dono di sé.

È in Cristo che questa unità dell’amore trova la sua manifestazione piena. In Lui non si contrappongono l’amore che desidera e l’amore che si dona, ma si ricompongono in una forma nuova. Gesù rivela che l’amore autentico non elimina il desiderio, ma lo trasfigura, orientandolo alla comunione. La sua vita mostra che l’amore raggiunge la sua verità quando diventa dono di sé, fino alla consegna totale sulla croce.

Amare Cristo, allora, non significa aderire a un ideale astratto, ma entrare in una relazione che coinvolge tutta l’esistenza. L’amore per Lui non sottrae l’uomo al mondo, ma lo restituisce alla sua vocazione originaria: vivere per gli altri. In questo amore, l’uomo ritrova l’unità interiore tra ciò che desidera e ciò che dona, tra la ricerca di senso e la responsabilità per la vita altrui.

In questa prospettiva si comprende il valore salvifico dell’amore per Cristo. Esso non agisce come forza esterna che impone un ordine, ma come principio interno che rigenera l’umano. Là dove l’amore per Cristo prende forma, le relazioni vengono risanate, la libertà viene liberata dalla chiusura egoistica e la storia si apre a un futuro non dominato dalla violenza o dal possesso.

Per la Chiesa di oggi, questa visione rappresenta una sfida decisiva. Annunciare Cristo significa testimoniare un amore che unifica, che ricompone le fratture dell’uomo contemporaneo e restituisce alla vita la sua direzione. Solo un amore vissuto come relazione vera, fedele e donata può diventare segno credibile di salvezza. In questo senso, l’amore per Cristo non è un’esperienza privata, ma una forza capace di trasformare il mondo dall’interno.

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Tracce

Quale voto, impreparati o zero?

Ansa/Avvenire
13 Feb 2026

di Emanuele Carrieri

È come uno sversamento di greggio in mare: inarrestabile, quasi incontenibile. Non è il greggio di cui si scrive: è l’impreparazione, che si mostra con il dilettantismo, la faciloneria, l’inconsistenza. E l’impreparazione si sta sempre più espandendo: non esonera più alcun campo, alcun ramo, alcuna sfera, neanche la politica. Basta esaminare i comportamenti e le comunicazioni verbali e social di chi regge le sorti di alcuni grandi stati: l’impreparazione domina incontrastata. Ciò che preoccupa è che ne viene fuori malridotta, la fiducia nelle scelte logiche, sensate e razionali degli elettori. Gli avvenimenti e le circostanze mostrano e manifestano che molte decisioni sono il risultato di reazioni emotive, impulsive, viscerali. Tante volte è anche il frutto di adesioni fideistiche o dogmatiche a una guida che tenta di apparire carismatica. Guardando vicino e lontano, c’è soltanto l’imbarazzo di scegliere: sono gli esponenti della demagogia, i rappresentanti del populismo, le eterne figure di maggior spicco della propaganda. Una combinazione di tutto quello che non educa e non fa richiami alla ragione: raccoglie ed ingigantisce le pulsioni istintive, espande le paure e l’insicurezza delle persone e giura di provvedere con barriere, fili spinati, muri e steccati. Ma, soprattutto, tutto ciò fa venire a galla che il voto di molti cittadini non scaturisce da una analisi e da una valutazione razionale, ma è un vero e proprio atto di fede nel capo. E, inoltre, c’è il ruolo dell’informazione, anzi della disinformazione: parecchi elettori si comportano come ultrà politici e votano chi urla di più e le conseguenze delle scelte fideistiche pesano sulla vita di tutti i cittadini. Sembra quasi un “contrappasso dantesco”: a fronte di una fragilità diffusa e dilagante, è evidente la richiesta pressante di un leader “forte”, in stile “ghe pensi mi”. In questo modo, viene a essere legittimato con il voto chi, in nome del popolo sovrano e dei supremi interessi della nazione, si arroga il diritto di porsi al di sopra delle leggi e delle costituzioni. E, così, avviene il passaggio dalla democrazia al dispotismo della maggioranza. Se da un lato la democrazia, per funzionare, richiede cittadini avveduti, istruiti e informati, dall’altro dilaga, in questo tempo, un’impreparazione diffusa e orgogliosa, addirittura ostentata con arroganza, esposta e sfoggiata come se fosse una virtù. La domanda è secca: quale è il criterio che permette di differenziare il buon politico dal cattivo politico? Forse una cultura politica e un pensiero critico, cioè una consapevolezza della complessità dei problemi e una capacità di discernere, analizzare e proporre soluzioni a problemi complessi. Ma così non è perché trabocca la politica delle scorciatoie e delle semplificazioni, che è la logica conseguenza dell’impreparazione, della mancanza di conoscenza, di esperienza, di consapevolezza, di una adeguata competenza e di metodo. E, così, fa apparizione l’aspetto peggiore: l’impreparazione è promossa a espressione di genuinità del pensiero popolare, è elevata a virtù del popolo, ed è mostrata attraverso una eloquenza volgare il cui bersaglio sono i nemici del popolo. L’aspetto stravagante è che l’impreparazione in politica paga e paga bene: crea un processo di identificazione fra i cittadini arrabbiati e quel leader che offre al popolo ciò che il popolo vuole sentirsi dire e non ciò di cui avrebbe bisogno. Quel genere di politico ha il fascino del bar e dell’osteria, che raccoglie i rancori, i risentimenti, gli umori, le esigenze degli inascoltati e li porta in politica senza alcuna rielaborazione perché la soluzione è quella indicata dagli inascoltati. Il contrario del pensiero critico: la razionalità pretenderebbe che si neutralizzassero, attraverso il dialogo della ragione, sentimenti e comportamenti che dilatano paure e insicurezze, rabbie e pregiudizi. Si assiste, quindi, sempre al ritorno di sentimenti che si credevano defunti: il nazionalismo, lo sciovinismo, l’intolleranza, la xenofobia e il razzismo ai quali si è aggiunto, di recente, il neonato totemismo dei simboli nazionali. È l’effetto dell’impreparazione che si traduce in atti di devozione verso il leader: scredita la memoria del passato, deformandola e stravolgendola, e la riscrive in funzione del suo tornaconto. Così il leader si autoattribuisce la funzione di capire, spiegare e chiarire il mondo, la storia e il presente: più si è impreparati, più si è sicuri di non esserlo. A questo punto, le domande sorgono spontanee. Quale è la rotta? La politica senza umanità? La disumanizzazione della politica? Basta essere eletti per legittimare qualsiasi azione politica? Chi agisce contro i diritti umani e contro la dignità delle persone non dovrebbe essere invalidato, senza sentenze e senza verdetti? Chi esce dal recinto della salvaguardia e del rispetto dei diritti e delle libertà dell’essere umano o ritiene che l’agire di uno stato possa non essere conforme alle sue leggi, rimane sulla sua poltrona? Non dovrebbe, automaticamente e immediatamente, decadere? È evidente che si può sradicare l’impreparazione dalla politica, ma si può radiare chi viola i dettami costituzionali. Come fermare il contagio che ha fatto dell’impreparazione un apparato del consenso? Forse, le soluzioni ci sarebbero e il frutto sarebbe il voto avveduto, consapevole, ragionato, pensato e informato. Già, perché settanta anni fa Luigi Einaudi, il secondo Presidente della Repubblica, nel libro “Prediche inutili”, si chiedeva: “Come si può deliberare senza conoscere?”. Precisa la risposta: non è possibile. La valutazione attenta rimane lo strumento che, senza sostituirsi alla decisione politica, consente a chi scrive le leggi di conoscere e deliberare, adottando decisioni informate e consapevoli. Il fine è rendere cosciente chi decide di tutte le risultanze delle proprie scelte, favorendo la conoscenza e la trasparenza di informazioni importantissime per il processo decisionale.

Diocesi

Le chiavi del cuore: Martina Franca in pellegrinaggio giubilare da Leone XIV

ph Vatican media-Sir
13 Feb 2026

di Ottavio Cristofaro

Non sono solo manufatti di ferro e bronzo, ma segni tangibili di una custodia spirituale che dura da secoli. Le antiche chiavi dei portali della Basilica Collegiata di San Martino, restaurate e restituite al loro originario splendore, hanno ricevuto la benedizione di papa Leone XIV durante un’intensa udienza giubilare in piazza San Pietro. Un momento di grazia che ha visto la comunità di Martina Franca stringersi attorno al successore di Pietro, portando in dono il frutto del lavoro e della devozione della propria terra.
Incastonate in un raffinato cofanetto, le chiavi della Basilica martinese hanno rappresentato il baricentro simbolico dell’incontro. Il pontefice, soffermandosi in preghiera silenziosa, ha benedetto questi strumenti che ogni giorno aprono le porte della ‘Casa di Dio’ ai fedeli.
Nella teologia dei segni, la chiave richiama il mandato petrino, ma in questo contesto ha assunto anche il valore del recupero della memoria: restaurare le chiavi significa rinnovare l’impegno di una comunità a farsi ‘porta aperta’ verso il prossimo.
Il legame filiale tra la Chiesa martinese e il Papa si è manifestato anche attraverso un dono di straordinaria fattura liturgica. La comunità ha infatti offerto al Santo padre un set di paramenti sacri per le celebrazioni pontificie, realizzati con quella ‘carità del fare’ che distingue l’artigianato locale.
Il corredo è frutto del talento della Sartoria Frandrè di Andrea Franchini, che ha saputo interpretare con rigore e maestria i canoni della nobile semplicità liturgica. A impreziosire i tessuti, i ricami eseguiti dal ricamificio DF ricami, che ha tradotto in filo e ago la preghiera della comunità.
“L’arte sacra non è mero ornamento,” ha ricordato un rappresentante della delegazione, “ma un modo per rendere visibile l’invisibile. Portare questi paramenti al Papa è un atto di offerta che coinvolge tutta la nostra città, i suoi lavoratori e le sue famiglie”.
L’udienza si è conclusa con un gesto di grande affetto da parte di papa Leone XIV, che ha salutato con calore i fedeli presenti, lodando la capacità di coniugare fede e professione. Le chiavi benedette, che ora sono custodite a Martina Franca, non sono solo un cimelio restaurato, ma un monito perenne: la Chiesa è un luogo di accoglienza le cui porte, grazie alla fede dei padri e all’impegno dei figli, restano spalancate sul mondo.