Quaresima in diocesi

‘24 Ore per il Signore’ alla San Lorenzo da Brindisi

12 Mar 2026

di Angelo Diofano

Venerdì 13 e sabato 14 marzo la vicaria Taranto sud terrà nella parrocchia di San Lorenzo da Brindisi dei frati cappuccini, in viale Magna Grecia, l’adorazione eucaristica continuata intitolata ‘24 Ore per il Signore’. S’inizierà alle ore 19.30 con la veglia di preghiera e la liturgia pentenziale; al termine l’adorazione eucaristica continuerà per tutta la notte, con la chiesa che resterà aperta ininterrottamente.
Sabato 14 l’adorazione eucaristica proseguirà fino alle ore 17.30 con la celebrazione dei primi vespri della quarta Domenica di Quaresima dopo la quale sarà impartita la benedizione eucaristica. Durante l’adorazione, i sacerdoti delle parrocchie della vicaria saranno a disposizione per le confessioni.

 

Arte

La scomparsa di Vitantonio Russo grande artista ed economista tarantino

11 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Un grande tarantino ci ha lasciato e impone ora a tutti noi l’obbligo di fare i conti con la nostra dimenticanza e la nostra superficialità. Sto parlando di Vitantonio Russo, grande artista e insigne economista, docente di Economia internazionale e di Economia dei beni e delle attività culturali in varie università italiane, ma soprattutto all’Università di Bari, protagonista della stagione artistica di eccellenza che Taranto visse tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, poi trasferitosi per lavoro a Bari, dove nel 1976 aveva dato vita a “Nonopiano – Centro Studi di Arte comparata e ricerche interdisciplinari” e dove si è spento, assistito della moglie Rosa Marinò, per i postumi di un’infezione respiratoria che se lo è portato via in pochi giorni.

Si è spento a 93 anni, essendo nato a Taranto il 26 agosto 1932, coetaneo e amico di Nicola Carrino e con lui protagonista del panorama artistico pugliese, assieme altri artisti che animarono quella importante stagione, sotto la regia di Franco Sossi, che organizzò eventi e curò cataloghi che hanno pieno titolo nella storia dell’arte italiana. Dopo gli anni ruggenti dell’arte a Taranto, Vitantonio si era dedicato soprattutto alla ricerca scientifica e all’insegnamento universitario, proseguito ben oltre gli anni del pensionamento proprio per la sua autorevolezza, aveva ripreso con vigore e intensità un’attività espositiva. A partire dall’evento collaterale alla Biennale di Venezia del 2007, dove furono presenti anche Giulio De Mitri e chi scrive questa nata, per spostarsi poi in tutta Europa, ripartendo dalla mostra personale a Venezia nel 2008 e poi a: Helsinki, Girona, Parigi, Roma, Milano (dove espose alla Triennale) e così via. Nel 2010 io stesso ebbi l’occasione di visitare e commentare con un lungo articolo sul “Corriere del giorno”, la grande mostra organizzata a Parigi nel 2010, nell’Istituto universitario italiano: “Supply Sid Economy”. A Taranto partecipò con una sua opera “Project & Drawing” alla mostra inaugurale di “Piano Effe”, che inaugurava l’impegno progettuale del Crac-Puglia, dov’è ancora conservata.

Ma negli anni Settanta ebbe anche l’occasione di conoscere e collaborare con Joseph Bueys, uno dei massimi artisti mondiali del Novecento, grazie alla collaborazione, durata molti anni, con la curatrice e autrice Lucrezia De Domizio Durini, che curò anche sue importanti mostre e che lo volle sempre presente alla “Piantagione Paradiso”, quel “Luogo della natura” che lo stesso Beuys aveva ideato nella città abruzzese di Bolognano. Dove più volte avemmo modo di incontrarci.

Non è facile racchiudere in un articolo le vicende umane, artistiche e scientifiche di un uomo di cultura che alla modestia e alla generosità ha unito sempre un rigore scientifico di grande statura, che lo portò anche a far parte del Comitato nazionale dei Beni culturali, nel quale propose un metodo matematico innovativo per la determinazione del valore delle opere e dei beni culturali.

Solo pochi mesi fa ci incontrammo a Bari e in quell’occasione mi fece dono del suo recentissimo ultimo volume “Arte Economia – Notazione/Citazioni”, con il quale portava a compimento il suo lavoro analitico sul rapporto tra arte ed economia. Un grande quaderno che rispondeva a quesiti fondamentali quali: “Come/quando/perché sono nate l’Economia dell’arte e l’Economia come arte”. Per l’occasione, egli curò, per ognuno dei volumi, che non avevano un prezzo imposto, un “Pictogramma con valore aggiunto” opera unica con tecnica mista sul tema trattato, aggiunta gratuitamente a testimoniare come egli fosse molto critico con il processo di mercificazione generalizzata dell’arte. Chiudiamo, così, questo breve ricordo con una delle frasi proverbiali di Vitantonio: “Il “corpus” dialettico dell’Arte può aveva una radice economica in senso nobile se il “fare arte” attinge ad una energia vitale che trascura la maestà delle cifre”. Ma sottolineiamo la necessità che le istituzioni, quasi mai attrezzate a comprendere i reali valori delle arti e più inclini a subire le sollecitazioni clientelari, ma anche gli operatori culturali rendano omaggio a questo grande tarantino che, assieme ad altri regolarmente ignorati, è ancora tutto da scoprire nella sua reale grandezza.

Alla signora Rosa e ad Aldo Russo, suo fratello, esprimiamo sentite conoglianze

Eventi a Taranto e provincia

Don Luigi Merola, simbolo della lotta alla criminalità organizzata, a Leporano

11 Mar 2026

di Angelo Diofano

Don Luigi Merola, parroco napoletano simbolo della lotta alla criminalità organizzata e presidente della Fondazione ‘A’ Voce d’ ’e creature’ sarà l’ospite della ‘Giornata della legalità’, venerdì 13 marzo, alle ore 10.30 nella sala Margherita del castello Muscettola di Leporano, a cura della locale amministrazione comunale e dell’istituto comprensivo ‘Agostino Gemelli’ e su proposta del circolo Mcl ‘Torricella nel cuore’ presieduto da Grazia Pignatelli, delegata per la Puglia dell’associazione culturale ‘La Tazzina della legalità’.

Durante l’incontro, don Luigi Merola presenterà il suo ultimo libro ‘Oltre la devianza: percorsi di rinascita. Il metodo della Fondazione A’ Voce d’e creature”.

I lavori si apriranno con i saluti istituzionali di  Vincenzo Damiano, sindaco di Leporano, di Iolanda Lotta, assessore alla cultura, e di Nicoletta Visconti, dirigente scolastica dell’i.c. ‘Gemelli’.
Quindi don Luigi Merola dialogherà con gli studenti nel dibattito moderato da Gianni Sebastio, direttore di Antenna Sud.

“Continua il nostro impegno sui temi della legalità e nella promozione dei valori civici, pilastri fondamentali dell’educazione e della convivenza – ha dichiarato Grazia Pignatelli –. Don Luigi  è un esempio vivente di coraggio. Con la sua lotta quotidiana alla camorra infonde nei ragazzi la speranza in un futuro diverso, fondato sul rispetto delle regole, sulla responsabilità e sull’impegno per il bene comune”.

 

Tracce

Ma gli obiettivi sono gli stessi?

Ansa/Avvenire
11 Mar 2026

di Emanuele Carrieri

Dalla prima offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, su tutto il Paese sono state scaricate tonnellate di bombe, sparate decine di missili di vario tipo, lanciate centinaia di droni. Ali Khamenei, la guida spirituale degli sciiti iraniani, è stata ammazzata e, con lui, ministri, leader dei pasdaran, capi delle forze armate, oltre a varie migliaia di persone. Nel frattempo, la guerra, che va avanti da più di una settimana, ha già prodotto una prima significativa frattura fra Washington e Tel Aviv. Gli attacchi israeliani, di sabato scorso, su trenta depositi di carburante a Teheran, che hanno provocato incendi visibili a chilometri di distanza e avvolto la capitale in una densa coltre di fumo, avrebbero ecceduto le previsioni degli Stati Uniti, secondo quanto riferito da fonti ben informate e anche più che attendibili. Il messaggio trasmesso da Washington a Tel Aviv, secondo questa notizia – o meglio, secondo questo pettegolezzo – potrebbe essere stato del tipo: “Ma cosa state combinando?”. Il Pentagono e, soprattutto la Casa Bianca, ritengono che colpire le infrastrutture che riforniscono i civili iraniani rischi di compattare la società intorno al regime, invece di indebolirlo. E poi, sul piano economico, le immagini dei depositi in fiamme, diffuse in tutto il mondo, rischiano di far alzare ulteriormente i prezzi del petrolio. A questo punto, il dubbio è fondato: gli obiettivi di Stati Uniti e di Israele sono identici, coincidenti, combacianti? Allo stato attuale dei fatti, regna sovrana un’assoluta confusione sugli obiettivi del conflitto scatenato da Trump. Gli obiettivi di Netanyahu sono più chiari: vuole portare a termine le guerre condotte da Israele negli ultimi due anni e mezzo, abbattendo sia Hezbollah in Libano, sia il regime iraniano. È evidente che Netanyahu sta realizzando una strategia brutale, quella del “tanto peggio, tanto meglio”: a conti fatti, il futuro e la stabilità dell’Iran non lo coinvolgono per niente. Questa posizione è coerente dal punto di vista di buona parte del governo israeliano, che vuole eliminare a qualunque costo quella minaccia che considera come “esistenziale”. Per quanto riguarda Washington risulta sostanzialmente difficile vederci chiaro, pure perché Trump e i suoi ministri hanno presentato diverse versioni dei loro obiettivi di guerra. Indubbiamente Trump si è lanciato in questo conflitto pressato da Netanyahu e pensando che sarebbe durato poco. Il regime di Teheran, in effetti, era sempre più inviso alla popolazione dopo le repressioni di gennaio, tanto che Trump poteva ragionevolmente credere a un “copia e incolla” di quanto accaduto in Venezuela, con una spaccatura nel sistema di potere iraniano che potesse favorire Washington. Le vicende, però, sono andate diversamente. A dimostrazione della grande confusione, Trump ha perfino manifestato la propria sorpresa per il fatto che i possibili interlocutori all’interno del regime erano stati uccisi nel primo giorno di guerra. Bombe, missili, droni, distruzioni e morti. E poi? Per che cosa? Sia pure indebolito il regime degli ayatollah ha scelto la nuova guida suprema e si stringe intorno ai gruppi di potere che hanno controllato con il pugno di ferro una teocrazia che è invisa alla maggior parte degli iraniani, che hanno provato a ribellarsi lasciando sul terreno migliaia di morti e riempiendo le carceri del regime. Questa guerra porterà libertà e democrazia in Iran? Dopo giorni di bombardamenti, la risposta è negativa. Non c’è nulla che riveli un cambiamento negli equilibri della dittatura iraniana, non si intravede neanche un piccolo spiraglio che possa far immaginare un passo indietro di mullah e pasdaran, di polizie segrete e di quella parte di iraniani che vivono e prosperano sulle nefandezze del regime nel nome della religione. Quindi che cosa decideranno di fare Trump e Netanyahu? Continueranno ancora a bombardare l’Iran seguendo la strategia usata contro Hamas e che ha ridotto in polvere la striscia di Gaza? Ma l’Iran non è Gaza, a cominciare dalle sue dimensioni e dal numero dei suoi abitanti. Le possibili opzioni non danno garanzie di successo, a iniziare da quella che contempla la trasformazione di una guerra intrapresa con bombardamenti in una invasione da parte di truppe di terra. Impossibile prevedere l’esito di una strategia che replicherebbe il tipo dell’invasione dell’Iraq dove una tirannia è stata sostituita da un regime inaffidabile e che, soprattutto, non ha dato libertà agli iracheni. Oltre a ciò, è difficile supporre che gli israeliani possano sguarnire il loro Paese per associarsi a una guerra di terra in Iran. La Casa Bianca dovrebbe quindi mettere in bilancio enormi costi finanziari e ripercussioni politiche negative per il prevedibile alto numero di morti e feriti fra i soldati statunitensi. È stata avanzata l’ipotesi che a fare il lavoro “sporco” sul terreno possano essere le minoranze curde, nemiche del regime teocratico. Ma una mossa così non si improvvisa, mandando allo sbaraglio molte migliaia di partigiani su un territorio vasto come è l’Iran. Infine, i curdi hanno nella loro memoria ben impresso il numero elevato di tradimenti che i loro sponsor occidentali hanno messo a segno, mandandoli prima all’offensiva e poi sfilandosi quando gli equilibri geopolitici mutavano come il vento che cambia direzione. E sono disposti a essere i protagonisti di questa avventura? È legittimo dubitarne. Restano le bombe, i missili, i droni. Quanto può durare? E quanto senso avrà continuare a sentire i proclami di Trump che chiede la resa degli ayatollah, rivendica il diritto di convalidare la scelta del successore di Khamenei e commisura il Venezuela all’Iran, la cui unica similitudine è essere due nazioni ricche di petrolio? Questa guerra dimostra che le avventure degli Usa in Corea, in Vietnam, a Grenada, a Panama, nel Golfo, in Somalia, in Bosnia, nel Kosovo, in Afganistan, in Iraq, in Libia, non hanno insegnato proprio nulla.

Diocesi

‘Beati gli operatori di pace’, ritiro spirituale alla Sant’Agostino

11 Mar 2026

Domenica 15 marzo, nella chiesa di Sant’Agostino, in città vecchia, avrà luogo un ritiro spirituale guidato dal rettore don Desirè Mpanda sul tema ‘Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio’ prendendo spunto dal Vangelo secondo San Matteo (5,9).

Il programma prevede alle ore 9 l’inizio del ritiro con l’esposizione del Santissimo Sacramento e la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione; ore 9.50, recita delle lodi mattutine; ore 10.15, benedizione eucaristica; ore 10.30, celebrazione della santa messa; ore 12.15, recita del santo rosario; ore 13, pranzo condiviso; ore 14, lectio divina personale sul Vangelo secondo San Matteo (5, 3-11); ore 15, coroncina della Divina Misericordia con meditazione e preghiera personale; ore 16, catechesi sul tema del giorno; ore 17.30, fine del ritiro.

Eventi in diocesi

Concerto al santuario della Madonna della Salute

11 Mar 2026

Venerdì 13 marzo nel santuario della Madonna della Salute, in città vecchia la confraternita Maria Santissima Immacolata ha organizzato la quarta edizione della manifestazione intitolata ‘Donna del dolore’, in tema con i riti della Settimana Santa. Nel corso della serata, che sarà imtrodotta dal padre spirituale del sodalizio, mons. Emanuele Ferro, la grande orchestra di fiati ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci eseguirà un concerto di musiche tradizionali della Settimana Santa.

 

Orientamento universitario: incontro allo Spirito Santo

ph Paolo Mancarella
11 Mar 2026

Un appuntamento dedicato all’orientamento universitario per aiutare i giovani a scegliere con maggiore consapevolezza il proprio futuro formativo è quello che si terrà venerdì 13 marzo alle ore 19 alla parrocchia dello Spirito Santo a Taranto, finalizzato alla presentazione dell’offerta universitaria presente sul territorio.

L’iniziativa è promossa dal Comitato per la qualità della vita, in collaborazione con il parroco don Francesco Tenna. Nel corso dell’incontro docenti universitari illustreranno i principali percorsi di studio attivi sul territorio, soffermandosi sui contenuti dei corsi, sugli sbocchi professionali e sulle opportunità formative disponibili per gli studenti che si apprestano a concludere il ciclo di studi superiori.

Interverranno il prof. Stefano Vinci (docente ordinario del Dipartimento jonico del corso in sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo; il prof. Aurelio Arnese, docente del Dipartimento jonico; il prof. Nicola Zizzo, docente ordinario del corso in scienze della produzione e delle risorse del mare; il prof. Cosimo Tortorella, docente ordinario del corso di laurea in medicina generale; il prof. Salvatore Pisconti, docente del corso di laurea in oncologia; la prof.ssa Maria Severa Dicomite, coordinatrice e docente dei corsi di laurea in professioni sanitarie; il prof. Roberto Carlucci,coordinatore e docente ordinario  del corso di laurea in scienze ambientali; il prof. Paolo Oresta, docente del Politecnico; il prof. Nico Abene, ricercatore del Dipartimento jonico; i delegati della Lumsa e del conservatorio musicale ‘Paisiello’. Moderano i lavori i prof.ri Anna Maria La Neve e Alba Nigro, del direttivo del Comitato per la qualità della vita.

L’appuntamento intende offrire un momento di informazione e confronto diretto tra mondo universitario, studenti e famiglie, favorendo una maggiore conoscenza delle opportunità di studio presenti e delle prospettive professionali collegate ai diversi percorsi accademici. Occasioni come questa rappresentano anche un importante segnale di attenzione verso i giovani, chiamati a costruire con fiducia e responsabilità il proprio futuro. Il dialogo con docenti ed esperti può aiutare a trasformare dubbi e incertezze in motivazione, stimolando nei ragazzi curiosità, impegno e desiderio di crescita personale e professionale.

L’iniziativa nasce anche con l’intento di valorizzare il territorio e le sue opportunità formative, contribuendo a contrastare il fenomeno della cosiddetta ‘fuga dei cervelli’, che spesso porta molti giovani a lasciare la propria città per studiare e, una volta laureati, a non farvi più ritorno. Promuovere la conoscenza dell’offerta universitaria locale significa infatti rafforzare il legame tra i giovani e il proprio territorio, mostrando come sia possibile costruire qui percorsi di studio qualificati e prospettive professionali significative.

L’invito è rivolto in particolare agli alunni delle classi quarte e quinte degli istituti di istruzione superiore e ai rispettivi genitori, affinché possano condividere insieme un momento utile di orientamento e di riflessione sul percorso universitario.

Al termine dell’incontro sarà rilasciato agli studenti partecipanti un certificato valido ai fini del riconoscimento dei crediti formativi.

 

Città

Brt: il Comune si sforza di trovare dei palliativi, ma il progetto resta ‘oscuro’

10 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Perché il Brt sia stato voluto e finanziato a Taranto è una domanda che resta in parte avvolta nel mistero. Ereditato dalla giunta Melucci, che aveva strategie futuristiche (e costi) eccessive per la città, questo costoso progetto sta mostrando tutti i suoi punti oscuri. Anche oggi, come negli ultimi mesi, il Comune sta cercando di “indorare” la pillola, rappresentata dal restringimento delle carreggiate, dalla sparizioni di posti auto, dai cantieri apri-e-chiudi, dai tagli di centinaia di alberi, informando la città che “in merito gli alberi oggetto di taglio, la proporzione è di due nuove unità per ogni albero rimosso, in aree adiacenti a quelle oggetto di tracciato e/o in alternativa in altre aree indicate dall’Amministrazione; è prevista la sostituzione dell’attuale impianto di illuminazione con uno ex novo, costituito da corpi illuminanti a basso consumo energetico; è prevista la realizzazione di nuove piste ciclabili”. Ma queste nuove ‘elargizioni’, alcune delle quali tirate per i capelli, non servono a compensare completamente una scelta che non risulta convincente. Così come altre scelte della giunta Melucci, risultate fallimentari a partire dalla raccolta tecnologia, rivelatasi un fisco, costata milioni e ora in via di sostituzione.

I dubbi sul Brt riguardano la realizzazione di un trasporto veloce, che comunque altro non è che una sorta di tram su gomma, che dovrebbe attraversare la città in pochi minuti, ma di cui non si avverte la necessità reale, sia perché comunque non entrerà in funzione totalmente se non dopo la sostituzione del Ponte girevole, sia perché comunque gli autobus urbani, soprattutto l’1/2, attraversano già la città ‘vuota’ in pochi minuti, sia perché Taranto si va svuotando: perde circa 1.000 abitanti all’anno e gli intasamenti sono rarissimi rispetto a venti anni fa, e riguardano solo in minima parte le corsie preferenziali. Inoltre: la rivoluzione dei parcheggi, ancora incompleta, dimostra l’imbarazzo a risolvere realmente il problema della circolazione e dei parcheggi in una città che, lo denuncia efficacemente Casartigiani, ormai non ha più un commercio attrattivo in centro e l’incentivo non può venire certo dai park end rail, utili per chi resta tutto il giorno in città, ma soprattutto per chi deve viaggiare, non certo per chi viene a fare shopping. (Gli unici veri intasamenti in città si verificano solo per la movida o in occasioni di eventi).

Poi le piste ciclabili! Che senso ha farne di nuove se l’utilizzo di quelle già esistenti ai avvicina allo zero assoluto? Questione di finanziamenti europei? Comunque non servono. E già una volta sono state introdotte dalla giunta Di Bello e poi cancellate.

A proposito di cancellazioni: forse pochi sanno che Taranto è stata l’ultima città italiana in ordine di tempo a realizzare le linee del tram e la prima a cancellarle pochi anni dopo!

Ha un bel dire l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Patronelli, che abbiamo già intervistato nei giorni scorsi, che “La totalità di queste misure compensative contribuirà ad un sensibile abbattimento di CO2, NOx e PM10 in atmosfera e che le politiche di sostenibilità, come quelle promosse, mirano a rigenerare tanto le infrastrutture quanto e soprattutto i comportamenti, educando le nuove generazioni alla cittadinanza ecologica”. A parte il fatto che le sostanze inquinanti hanno altre origini, la cittadinanza si educa soprattutto con scelte politiche azzeccate e l’eredità di questa giunta deriva da compagini precedenti che non ne hanno azzeccato purtroppo molte. Soprattutto grazie a cattivi consiglieri che ha causato uno sperpero di soldi che sta portando l’attuale giunta molto vicina al baratro, e comunque a una gestione complicata che sarà caratterizzata, se si evita il default, da tagli enormi ai servizi e nuovi, pesanti sacrifici per tutti i cittadini. Dopo porterà il Brt una città che si ridurrà nel 2050, secondo i dati Istat, a 150.000 abitanti?

Quaresima in diocesi

Alla ‘Santa Lucia’, catechesi ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’

ph G. Leva
10 Mar 2026

Alla parrocchia Santa Lucia, a Taranto, per le catechesi di Quaresima intitolate ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’, giovedì 12 marzo, don Francesco Nigro, vicario episcopale per la liturgia, parlerà su ‘Come accompagnare le famiglie ferite attraverso percorsi di speranza e di riconciliazione in ascolto del magistero attuale’. L’incontro si terrà dopo la santa messa delle ore 18.

Cultura

Il 12 marzo al Crac la presentazione del libro di Ledo Prato: “Cultura è Cittadinanza”

10 Mar 2026

Giovedì 12 marzo alle 17.30, nello spazio museale del Crac Puglia (Centro di ricerca arte contemporanea), in corso Vittorio Emanuele II n.17, in città vecchia, avrà luogo la presentazione del libro ‘Cultura è cittadinanza’ di Ledo Prato (Donzelli editore, 2024).

Il saggio di Ledo Prato, noto studioso ed esperto di politiche per i beni e le attività culturali, analizza la cultura mettendo al centro la persona. Egli afferma che “il tempo che stiamo attraversando richiede coraggio, innovazione, capacità di affrontare le sfide del futuro, guardando al bene comune e meno ai propri piccoli interessi”. La Cultura, un motore per generare, promuovere un rapporto virtuoso tra pubblico e privato, costruendo nuovi spazi per un sapere diffuso, moltiplicatore di opportunità e di crescita sociale, dalla lotta alla povertà educativa agli investimenti sull’attivismo giovanile e sulle scuole come infrastrutture sociali. Una vera ed effettiva cittadinanza attiva.

 


L’incontro è patrocinato dalla Rete delle Culture, dal Csv e si avvale della collaborazione di istituzioni territoriali e nazionali: Amica Sofia di Perugia, F@MU (Famiglie al Museo), Comitato per la qualità della vita, Amici dei Musei Taranto, Tarenti Cives, Marco Motolese e Club per l’Unesco di Taranto, Accademia di Belle Arti di Bari nell’ambito della convenzione stipulata per il tirocinio di formazione ed orientamento curriculare e altre associazioni.

Ledo Prato è segretario generale dell’associazione Mecenate 90. Svolge attività nell’ambito della programmazione territoriale, della valorizzazione dei sistemi culturali, della gestione dei musei. Tra i tanti progetti promossi, la riapertura del Palexpò a Roma e del Palazzo Ducale a Genova. Segretario generale dell’associazione delle Città d’arte e di cultura (Cidac), promuove reti e progetti culturali. Insegna Governo e gestione delle istituzioni dell’arte e dei beni culturali al Master MaRAC, Università Iulm Roma. Collabora con quotidiani e riviste culturali.

L’incontro sarà aperto da Giulio De Mitri, presidente della Fondazione Rocco Spani ets. Intervengono: Domenico Maria Amalfitano, presidente del Centro di Cultura ‘Lazzati’; Silvano Trevisani, scrittore e giornalista. Coordina Nicla Pastore, giornalista di Telerama; sarà presente l’autore. Seguirà dibattito pubblico.

Medio Oriente sotto assedio

Mons. Lhernould: “La violenza non risponde alla sofferenza, la amplifica”

presidente della Conferenza episcopale della regione del Nordafrica (Cerna), guarda con profonda preoccupazione all’escalation militare in Iran. Usa e Israele stanno mettendo a rischio la stabilità dell’intero Medio oriente

ph Afp-Sir
10 Mar 2026

di Riccardo Benotti

“La guerra non è mai la strada della pace: ne è sempre il fallimento. La violenza non risponde alla sofferenza, ma la amplifica”. Mons. Nicolas Lhernould, arcivescovo di Tunisi e presidente della Conferenza episcopale della regione del Nordafrica (Cerna), guarda con profonda preoccupazione all’escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti che sta mettendo a rischio la stabilità dell’intera area.

Eccellenza, il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti rischia di trasformarsi in una guerra regionale che coinvolge l’intero Medio Oriente. Qual è lo sguardo delle Chiese del Nord Africa di fronte a questa escalation?
Una profondissima tristezza. La guerra non è mai la strada della pace: ne è sempre il fallimento. La violenza non risponde alla sofferenza, ma la amplifica. Le comunità cristiane del Marocco lo hanno ricordato con forza in un recente comunicato, affermando di “respingere con tutta la forza del Vangelo il ricorso alla violenza e alla guerra come metodo di risoluzione dei conflitti tra popoli e nazioni”. È una posizione che nasce direttamente dal Vangelo.

Mons. Nicolas Lhernould – ph Avvenire

Questa escalation coincide con il tempo sacro della Quaresima e del Ramadan. Come si vive questa coincidenza dolorosa?
Papa Leone XIV all’angelus del 1° marzo l’ha definita “una tragedia di grande portata” che rischia di aprire “un abisso irreparabile” tra i popoli. Anche la Santa Sede ha espresso forte preoccupazione per il deterioramento del diritto internazionale: il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha osservato il 4 marzo che oggi “la giustizia sembra sostituita dalla forza, e la pace viene pensata solo dopo l’annientamento dell’avversario”.

In queste settimane il linguaggio religioso viene spesso evocato nel discorso pubblico. C’è il rischio che il conflitto venga percepito come uno scontro tra religioni?
È proprio questa la trappola da evitare. Il conflitto che incendia il Medio Oriente non è un conflitto religioso. Purtroppo oggi accade sempre più spesso che il linguaggio della fede venga piegato a logiche politiche e nazionalistiche. Leone XIV lo ha denunciato nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, ricordando che i credenti devono rifiutare attivamente, prima di tutto con la propria vita, “queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio”, compreso l’uso della religione per giustificare la violenza e il nazionalismo.
L’antidoto a questa deriva è la fraternità. La diversità delle culture e delle religioni non è il problema: può diventare una parte della soluzione se viene vissuta con rispetto e responsabilità. Come ha scritto lo stesso Papa, “le grandi tradizioni spirituali, così come il retto uso della ragione, ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso”.

Le Chiese del Nord Africa vivono quotidianamente in contesti a maggioranza musulmana. Che cosa insegna questa esperienza di convivenza al mondo di oggi?
A volte si pensa che parlare di fraternità sia un’utopia ingenua, incapace di confrontarsi con le tensioni della politica internazionale. In realtà non è così. Papa Francesco e il grande imam Ahmad Al-Tayyeb lo hanno ricordato nel Documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi nel 2019, indicando una via concreta: “La cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”. Le Chiese del Nord Africa cercano di vivere ogni giorno questa esperienza, spesso lontano dai riflettori: cristiani e musulmani lavorano insieme in molti ambiti sociali, soprattutto al servizio delle persone più fragili.

C’è un episodio che le viene in mente come testimonianza concreta di questa forza?
La preghiera. La preghiera non è una fuga dalla realtà: è una forza reale che agisce nella storia. Lo mostra chiaramente un episodio della guerra del Libano nel 1982: Madre Teresa riuscì ad aprire un corridoio umanitario per salvare bambini intrappolati a Beirut, mentre molti – diplomatici e persino uomini di Chiesa – ritenevano quell’iniziativa del tutto impossibile.

Ogni guerra lascia dietro di sé ferite profonde. Quali conseguenze vede già oggi per le popolazioni della regione?
Le conseguenze sono già visibili e non riguardano soltanto la politica o l’economia: sono prima di tutto drammi umani. Le comunità cattoliche del Marocco lo hanno ricordato: la guerra colpisce soprattutto le persone più vulnerabili, “persone uccise, ferite e mutilate, bambini e adulti senza distinzione; famiglie che perdono le loro case e i loro beni; milioni di cittadini costretti a fuggire lontano da casa”.
La guerra non è ancora mondiale – e dobbiamo sperare che non lo diventi – ma l’anima del mondo è ferita. Le sofferenze accumulate, i rancori e i desideri di vendetta scavano solchi sempre più profondi tra i popoli. Inoltre l’attenzione internazionale concentrata sul Medio Oriente rischia di mettere in secondo piano altri conflitti ancora aperti, come quelli a Gaza o in Ucraina, che continuano a produrre conseguenze pesanti sul piano umano, politico e migratorio. Più la guerra durerà, più queste ferite diventeranno difficili da sanare. Con il rischio, inoltre, che il mancato rispetto del diritto in Medio Oriente favorisca ovunque nel mondo analoghe violazioni, con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe e senza credibili contromisure in grado di porvi rimedio.

Di fronte a questo scenario, quale responsabilità ha oggi la comunità internazionale?
Nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio scorso, Papa Leone XIV ha richiamato le parole di san Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris: “la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia”. Parole pronunciate nel 1963 che restano di bruciante attualità. Per costruire questa fiducia è necessario rafforzare il diritto internazionale, la diplomazia e le istituzioni multilaterali.
Papa Leone XIV ha parlato della necessità di seguire “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale”, oggi troppo spesso indebolita da violazioni degli accordi e dalla delegittimazione delle istituzioni sovranazionali. È proprio questa la strada che la comunità internazionale dovrebbe avere il coraggio di percorrere.