Società

Gestire i colloqui con gli insegnanti

La psicologia di comunità invita a costruire fin dall’inizio una relazione solida con la scuola, prima che emergano difficoltà

18 Mar 2026

di Paolo Morocutti

Capita a molti genitori di avvertire la sensazione che il proprio figlio non venga compreso a scuola. Magari torna a casa frustrato, oppure l’insegnante sembra non coglierne le potenzialità o sottovalutare una difficoltà. Il primo impulso è spesso emotivo: rabbia o rassegnazione. Eppure, esiste un modo costruttivo di affrontare la situazione, e ce lo offre la psicologia di comunità, una disciplina che studia le relazioni tra le persone e i loro contesti sociali per promuovere il benessere collettivo. Questa disciplina non guarda il singolo individuo isolato, ma il sistema di relazioni in cui è inserito. Il bambino non è un’isola: è il punto d’incontro tra famiglia e scuola, due mondi immersi in una comunità più ampia. Quando questi mondi comunicano bene, il bambino ne beneficia; quando la comunicazione si inceppa, è lui a pagarne il prezzo. Parlare con un insegnante, allora, non è solo diplomazia: è un atto di cura verso il proprio figlio e verso l’intera comunità educante. Lo psicologo Urie Bronfenbrenner ha mostrato che lo sviluppo di un bambino dipende dall’interazione tra ambienti concentrici: la famiglia e la classe (microsistema), il rapporto tra famiglia e scuola (mesosistema), le politiche scolastiche e il lavoro dei genitori (esosistema), la cultura e i valori della società (macrosistema). Quando sentiamo che nostro figlio non viene capito, il problema si colloca spesso nel mesosistema: non è per forza colpa dell’insegnante né del genitore, ma la comunicazione tra i due mondi non funziona come dovrebbe. Creare un collegamento solido tra scuola e famiglia attraverso incontri regolari e un dialogo autentico rafforza il supporto al bambino e migliora il suo benessere complessivo. La scuola, in questa prospettiva, diventa una comunità educante: una rete in cui insegnanti, alunni, genitori e territorio condividono la responsabilità della crescita dei giovani. I Patti Educativi di Comunità, introdotti dal Miur nel 2020, hanno formalizzato questa visione promuovendo la collaborazione tra scuola, famiglie ed enti del territorio. Questo significa una cosa concreta per il genitore: non si è soli. Il problema non è un affare privato, ma riguarda l’intero ecosistema educativo. Secondo McMillan e Chavis (1986), il senso di comunità è il sentimento di appartenere a un gruppo, di contare per gli altri e di poter contare sugli altri. Si compone di quattro elementi: appartenenza (sentirsi parte del gruppo), influenza (poter incidere sulle decisioni), soddisfazione dei bisogni (vedere riconosciute le proprie esigenze) e connessione emotiva (condividere esperienze significative). Quando un genitore avverte che il figlio non viene capito, spesso mancano proprio queste componenti: non si sente parte della scuola, percepisce di non avere voce, sente i bisogni del bambino inascoltati. Il primo passo per ristabilire il senso di comunità è riconoscere che genitori e insegnanti sono dalla stessa parte: entrambi vogliono il bene del bambino. La fiducia si costruisce essendo chiari e onesti nella comunicazione e riconoscendo l’importanza del ruolo dell’altro. Partecipare a incontri informali, eventi scolastici e assemblee aiuta a creare relazioni autentiche e a prevenire i conflitti. L’empowerment è il processo attraverso cui le persone acquisiscono maggiore controllo sulla propria vita e la capacità di influenzare il proprio contesto. Rappaport lo definisce un “processo intenzionale che implica rispetto reciproco, attenzione ai bisogni e partecipazione di gruppo”. Wallerstein (2002) aggiunge che è un’azione sociale per “acquisire competenza sulle proprie vite e migliorare l’equità”. Molti genitori, davanti all’insegnante, si sentono in posizione di inferiorità. Ma il genitore è l’esperto del proprio figlio: ne conosce la storia, i ritmi, le paure, i talenti. L’insegnante è l’esperto della didattica e della classe. Nessuno dei due ha una visione completa senza l’altro. L’empowerment del genitore significa:

· Riconoscere il proprio sapere: condividere osservazioni sul figlio a casa è un contributo che l’insegnante non può ottenere altrimenti.

· Chiedere informazioni: domandare del metodo didattico e dei criteri di valutazione non è invadenza, ma partecipazione. Gli obiettivi educativi dovrebbero essere “pochi, chiari, ben esplicitati e condivisi”.

· Proporsi come collaboratori: partecipare attivamente riconoscendo il lavoro dell’insegnante e i propri limiti.

· Superare la paura del giudizio: liberarsi dallo stereotipo del genitore “rompiscatole” è il primo passo per un dialogo autentico.

Thomas Gordon ha elaborato un metodo di comunicazione efficace basato sull’ascolto attivo: prestare attenzione a ciò che l’altro dice senza formulare giudizi, in modo consapevole e aperto. Si articola in quattro passaggi: ascoltare in silenzio senza interrompere; dare messaggi di accoglimento verbali e non verbali (“Ti ascolto”, cenni del capo); fare inviti all’approfondimento (“Dimmi meglio”); riformulare con parole proprie ciò che si è capito, per verificare di aver compreso davvero. Invece di dire “Lei non capisce mio figlio” (messaggio-tu, che genera chiusura), il genitore può dire: “Mi preoccupo perché a casa noto che mio figlio sembra in difficoltà” (messaggio-io, che apre al dialogo). Parlare in prima persona evita che la comunicazione venga percepita come un’accusa. Donata Francescato, già ordinaria di psicologia di comunità alla Sapienza, ha promosso l’uso di queste tecniche nelle scuole italiane con risultati significativi. Dopo aver creato un clima di ascolto, si passa alla ricerca condivisa di soluzioni: identificare insieme il problema, definire un piano d’azione con responsabilità chiare, e programmare incontri per verificare i progressi. L’obiettivo non è stabilire chi ha ragione, ma costruire una strategia che tenga conto delle osservazioni del genitore, delle competenze dell’insegnante e dei bisogni del bambino.

Consigli pratici per il colloquio:

· Preparatevi prima: annotate situazioni concrete, con esempi specifici.

· Scegliete il momento giusto: chiedete un appuntamento dedicato, evitando discorsi frettolosi sulla porta.

· Iniziate riconoscendo il lavoro dell’insegnante e il vostro desiderio di collaborare.

· Usate il messaggio-io: “Ho notato che…”, “Mi preoccupo perché…”.

· Ascoltate davvero la risposta dell’insegnante e riformulate: “Se ho capito bene, lei dice che…”.

· Orientate verso le soluzioni: “Come posso aiutarlo a casa?”, “Quale metodo funzionerebbe meglio?”.

· Concordate pochi obiettivi concreti e un momento per rivedervi.

La psicologia di comunità in questi ultimi anni ha operato un cambio di paradigma: dall’approccio curativo a quello preventivo. Caplan (1964) distingue tre livelli: la prevenzione primaria (evitare che il disagio nasca), secondaria (intervenire precocemente) e terziaria (ridurre le conseguenze di un problema conclamato). Parlare con l’insegnante ai primi segnali di disagio è prevenzione secondaria. Ma la psicologia di comunità invita ad andare oltre: costruire fin dall’inizio una relazione solida con la scuola, prima che emergano difficoltà. Quando il dialogo diretto non basta, si può ricorrere a risorse della comunità: lo sportello psicologico scolastico, i servizi di mediazione per gestire i conflitti, i gruppi di genitori che offrono sostegno reciproco. Joyce Epstein ha individuato tra le aree chiave del coinvolgimento parentale proprio la collaborazione con la comunità territoriale: integrare risorse e servizi rivolti a scuola e famiglia. I Patti Educativi di Comunità formalizzano questa visione, riunendo scuole, enti e terzo settore per contrastare la povertà educativa. In definitiva, la psicologia ci invita a un cambio di prospettiva: non si tratta solo di risolvere il problema del proprio bambino, ma di contribuire a un ambiente educativo migliore per tutti. Quando un genitore comunica efficacemente con l’insegnante, aiuta a costruire quella comunità competente in cui ogni membro ha la possibilità di esprimere le proprie potenzialità. Il colloquio con l’insegnante, affrontato con questa consapevolezza, diventa un gesto di cittadinanza attiva: un contributo alla rete educativa di cui ogni bambino ha bisogno per crescere bene.

Diocesi

San Giuseppe alla Salinella

18 Mar 2026

Festeggiamenti in onore del patriarca San Giuseppe avranno luogo giovedì 19 marzo organizzati dalla parrocchia della Santa Famiglia, al quartiere Salinella, in collaborazione con oratorio-circolo Anspi Salinella.

Alle ore 18 il parroco don Alessandro Solare celebrerà la santa messa in suffragio di tutti ‘i papà in Cielo’; alle ore 19, preghiera del ‘Sacro manto di San Giusepe’ con offerta dell’incenso; alle ore 20, in oratorio, serata di fraternità con il gruppo musicale Italian Live Machine, cover band dei Matia Bazar, nello spettacolo ‘Matti al bazar’.

Infine domenica 22 marzo alle ore 11 nella santa messa ci sarà la benedizione di tutti i papà. A seguire, in oratorio, avrà luogo il primo torneo di calciobalilla e tennis da tavolo.

 

Città

Una petizione per intitolare la tribuna stampa del nuovo Iacovone a Christian Cesario

ph G. Leva
18 Mar 2026

La città di Taranto ha recentemente perso una giovane voce del giornalismo sportivo: Christian Cesario, giornalista tarantino appassionato, competente e profondamente legato alla sua città e ai suoi colori.

Christian ha rappresentato per molti non solo un professionista serio e preparato, ma anche un esempio di dedizione, passione e rispetto per il lavoro giornalistico. Attraverso il suo impegno quotidiano nel raccontare lo sport e il calcio tarantino, ha contribuito a mantenere vivo il legame tra la squadra, la città e i suoi tifosi.

La sua prematura scomparsa ha lasciato un vuoto profondo nella comunità sportiva e giornalistica di Taranto. Proprio per questo, riteniamo importante che il suo ricordo continui a vivere in un luogo simbolo del racconto sportivo cittadino.

Christian Cesario con il capitano del Taranto, Paolantoni – ph G. Leva


Con la costruzione del nuovo stadio Erasmo Iacovone, destinato a diventare uno dei principali punti di riferimento sportivi della città, crediamo che la tribuna stampa rappresenti lo spazio più significativo per custodire la memoria di chi ha dedicato la propria vita professionale al racconto dello sport tarantino.

Per questo chiediamo alle istituzioni competenti e all’amministrazione comunale di Taranto di valutare l’intitolazione della tribuna stampa del nuovo stadio a Christian Cesario, affinché il suo nome possa continuare ad accompagnare il lavoro dei giornalisti che racconteranno le emozioni del calcio tarantino negli anni a venire.

Sarebbe un gesto di riconoscenza verso un giovane professionista che ha amato profondamente la sua città e il suo lavoro, ma anche un segnale importante per tutta la comunità giornalistica locale.

Intitolare la tribuna stampa a Christian Cesario significherebbe trasformare il ricordo in memoria viva, un tributo permanente a chi ha raccontato Taranto con passione, rispetto e autenticità.

Chiediamo quindi alle istituzioni di accogliere questa proposta e ai cittadini di sostenere questa petizione con la propria firma:

https://www.change.org/p/intitolazione-della-tribuna-stampa-del-nuovo-stadio-erasmo-iacovone-a-christian-cesario

Perché il nome di Christian continui a vivere proprio lì dove le storie dello sport vengono raccontate ogni giorno.

Quaresima in diocesi

Via Crucis a Tramontone sui temi del lavoro

ph ND-G. Leva
18 Mar 2026

Venerdì 20 marzo alle ore 18,30 per le vie adiacenti la parrocchia di Sant’Egidio ci sarà la via crucis con la statua del Crocifisso, animata dalla confraternita intitolata all’umile fraticello tarantino. Questo l’itinerario: via Gregorio VII, via Gasparri, via Salvo D’Acquisto, piazza Giorgio Giorgis, via Salvo D’Acquisto, via Como con rientro in chiesa.
Durante il pio esercizio il parroco e padre spirituale della confraternita, mons. Carmine Agresta, terrà meditazioni sul mondo del lavoro. “La proposta a don Carmine scaturisce dagli ultimi avvenimenti tragici accaduti in città, uno dei quali ha provato e squarciato il cuore di una famiglia del nostro rione Tramontone – spiega il priore, Pino Lippo –. Mi riferisco all’infortunio mortale, all’interno dello stabilimento ex Ilva, del padre, marito e conoscente  Loris Costantino. Mi sembra ancora di sentire il grido della giovane moglie: «Loris sei stato un padre meraviglioso»”.

“Non si parla mai abbastanza dei rischi sul lavoro in quello stabilimento e non solo – continua Lippo –. Non si parla mai in genere abbastanza della mancanza di lavoro, della precarietà, dei diritti negati, dello sfruttamento dei minori, della mancanza di sicurezza. E cosa dire dell’altra piaga che è il lavoro nero!
Questa via crucis vorrà essere una preghiera al Signore, che faremo proprio giorni dopo la solennità di San Giuseppe, patrono dei lavoratori, per ottenere giustizia, salute, diritti, rispetto nei luoghi di lavoro, serenità per ogni famiglia, tantissime opportunità per i nostri giovani. Ogni figlio deve poter aver fiducia e speranza di poter riabbracciare il proprio papà al ritorno dal lavoro.
Lo stesso papa Francesco considerava  il lavoro come un elemento centrale della dignità umana, una vocazione che rende l’uomo simile a Dio, non una semplice merce. Sottolineava l’importanza della sicurezza, criticava lo sfruttamento, il precariato e il lavoro nero, invocando un’economia che metta al centro la persona e la famiglia.

Venerdì 20, tutta la comunità insieme alla confraternita di Sant’Egidio porterà per le vie quella Croce – conclude il priore -. Ognuno di noi sarà un Simone di Cirene, il quale con il suo gesto  insegna il valore della solidarietà concreta, la condivisione inaspettata della sofferenza e la disponibilità ad aiutare il prossimo”.

Diocesi

La festa di San Giuseppe a Monteparano, il 20 e 21 marzo

ph G. Leva
18 Mar 2026

di Angelo Diofano

La parrocchia Maria Santissima Annunziata di Monteparano annuncia i solenni festeggiamenti in onore di San Giuseppe, che si terranno nei giorni 20 e 21 marzo. Ne rende noto il programma il parroco don Angelo Pulieri che, con le parole di papa Francesco, così invita alla partecipazione: “Nei Vangeli San Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza che non è solo la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza”.

Questo il programma:

venerdì 20, a partire dalle ore 16.30 ci sarà la benedizione del pane e degli altarini devozionali così ubicati: centro socio-culturale in via Roma e piazza Castello, a cura della Proloco di Monteparano; centro anziani in via Trento; Uniti per San Giuseppe in via Trieste 50; famiglia Domenico D’Ippolito in via Trento 21; famiglie Lenti-D’Ettorre in via Spagna 8; Donata D’Ippolito, in via Giulio Cesare 56; famiglia Cosimo Blasi in via San Nicola 28; Giusi Carabotto, via Risorgimento 35; alle ore 19, in piazza Castello, apertura della ‘Tavola di San Giuseppe’ a cura della Proloco di Monteparano;

sabato 21, in mattinata, giro della banda per le vie del paese; alle ore 11.30, ‘visita dei santi’ alla ‘Tavola di San Giuseppe’ allestita nella sede di ‘Uniti per San Giuseppe’ in via Trieste 50 e dalle famiglie Lenti-D’Ettorre in via Spagna 8; alle ore 18, santa messa solenne; alle ore 18.45, processione per le vie del paese  durante la quale sarà benedetto l’altarino allestito in piazzetta San Giuseppe (visitabile già dal pomeriggio). Al rientro della processione, in via Paradiso (zona teatro all’aperto), ci saranno i fuochi artificiali della ditta Piroshow di Carosino con accensione  del falò a cura dei rioni. Per l’intera giornata del 19, presterà servizio la banda musicale di Montemesola.

Diocesi

La rettoria S. Maria di Talsano celebra San Giuseppe

ph ND
17 Mar 2026

Celebrazioni in onore di San Giuseppe, molto sobrie, si svolgono anche nella rettoria di Santa Maria di Talsano (nei pressi della via per Faggiano).
Mercoledì 18, alle ore 17.30 sarà recitato il santo rosario, cui seguiranno la celebrazione eucaristica e i primi vespri della solennità.
Giovedì 19, festa di San Giuseppe, alle ore 17.30 recita del santo rosario con santa messa celebrata dal rettore mons. Antonio Caforio. Quindi, dopo un momento di riflessione, ci si sposterà sul sagrato per l’accensione del tradizionale falò con degustazione di dolci tipici.

Diocesi

Il ritiro di Quaresima che si fa ascolto e servizio

17 Mar 2026

di Daniele Panarelli

C’è un silenzio che non è vuoto, ma attesa. È quello che ha avvolto il seminario arcivescovile domenica 15 marzo, dove tanti cuori si sono ritrovati per il ritiro diocesano di quaresima che ha avuto il sapore dell’incontro vero.

Il titolo, Il tuo volto noi cerchiamo’, non è stato solo un tema, ma un’invocazione sussurrata insieme, il desiderio profondo di scorgere un tratto di cielo tra le pieghe, a volte faticose, della nostra vita quotidiana.

In un tempo in cui la Chiesa ci chiede di non procedere isolati, questo ritiro ha mostrato la bellezza di un cammino condiviso. È stato preparato, mano nella mano, dall’ufficio catechistico, dall’ufficio di pastorale familiare, dall’Azione Cattolica diocesana e dall’ufficio di pastorale penitenziaria con l’associazione Noi&Voi. Un segno concreto di quella sinergia che trasforma gli uffici in una comunità che cammina unita, senza barriere, in pieno spirito sinodale.

A guidare la meditazione è stato don Francesco Mitidieri, che ha scelto di accompagnarci attraverso i colori caldi e le forme originali dei quadri di SiegerKöder. Le opere di questo sacerdote tedesco, che ha conosciuto il buio della guerra, hanno parlato con dolcezza a chi cercava una luce.

Don Francesco ha toccato corde semplici e profonde: «Senza riuscire a vedere il volto di Dio ci manca il centro della vita», ha spiegato, «ma se con Lui ci rapportiamo, allora siamo nella pienezza». Una ricerca che non finisce in una cappella, ma che deve continuare fuori: «Ci auguriamo di poter cercare sempre il volto del Signore nel servizio, nella comunità e nella vita quotidiana».

Il momento più intimo è stato l’ascolto dei fratelli del centro di accoglienza ‘Madre Teresa’. Sono stati loro, con i racconti di chi è caduto e si è rialzato, a dare un volto umano a quel Dio che spesso cerchiamo troppo lontano.

Armand, arrivato dall’Albania da ragazzino, ha raccontato la sua fede semplice: «Chiedevo a Dio e vedevo che quello che chiedevo si realizzava».

Vincenzo ha parlato della lotta interiore: «Ho allontanato più volte questa presenza, ma quando ho avuto bisogno il Signore è stato sempre presente».

Carlo ha ritrovato speranza negli altri: «Il Signore non ti lascia solo; ho visto il suo volto in quei fratelli che non vedevo da anni».

Adriano ha testimoniato la forza nel dolore: «Ho sentito la presenza del Signore anche nel momento del distacco per la morte di chi mi era caro».

Sono passi piccoli ma significativi, che dicono come Dio non si stanchi mai di ricominciare con noi.

Dopo l’intensità dell’adorazione eucaristica e la carezza del perdono nella confessione, l’incontro si è chiuso con un’immagine che resta impressa: la Cena dei Popoli di Köder.

In quel quadro, attorno a una tavola imbandita, siedono persone diverse: un bambino curioso che spunta da sotto la tovaglia accanto alla sua mamma, una giovane coppia che si promette amore, volti segnati dal tempo e altri pieni di speranza. È l’immagine della nostra vita e della nostra diocesi. Questa tavola ci ricorda da vicino quanto sosteneva don Tonino Bello: la Chiesa è chiamata a vivere la «convivialità delle differenze».

Siamo tutti invitati alla stessa mensa, ognuno con la propria storia, e proprio in questa diversità possiamo vedere negli altri il riflesso del volto di Dio. Siamo tornati a casa con la certezza che il Signore non è un miraggio, ma una presenza viva che brilla negli occhi di chi ci cammina accanto.

 

Eventi a Taranto e provincia

San Giorgio jonico, grande partecipazione all’incontro sul bullismo con Teresa Manes

ph Studio art photography production
17 Mar 2026

Grande interesse, con oltre duecento partecipanti, e intensa emozione hanno caratterizzato l’appuntamento conclusivo del progetto dedicato alla prevenzione del bullismo, svoltosi il 14 marzo a San Giorgio jonico e che ha coinvolto numerosi ragazzi del territorio e gli studenti della scuola media Pascoli. A chiudere l’incontro è stata Teresa Manes, che ha raccontato la storia del figlio Andrea, protagonista del libro ‘Andrea, il ragazzo dai pantaloni rosa’.
Il suo intervento ha toccato profondamente i presenti, offrendo un momento di forte commozione ma anche di grande consapevolezza sul dolore che il bullismo può provocare. L’incontro ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso educativo avviato nei mesi scorsi con gli studenti della scuola media Pascoli e con i giovani del territorio. Durante il progetto si è lavorato in particolare sull’importanza delle parole e sull’uso di espressioni offensive che, troppo spesso, possono ferire profondamente chi le riceve. Il percorso di riflessione ha stimolato i ragazzi a prendere coscienza del peso che ogni parola può avere nella vita degli altri. Il progetto è stato realizzato grazie al contributo di diverse figure che hanno accompagnato i ragazzi in questo cammino educativo: la prof.ssa Sonia Mappa, la psicologa Gloria Manca, il fisico Alessio Perniola, che ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e delle sue implicazioni nel mondo dei giovani, don Giuseppe D’Alessandro e Cristian Piscardi. L’incontro ha lasciato nei ragazzi e nei presenti numerosi spunti di riflessione, dimostrando quanto sia importante continuare a parlare di rispetto, empatia e responsabilità nell’uso delle parole, soprattutto tra i più giovani. Il progetto Anspi per l’inclusione, di cui all’Avviso ‘Sport inclusivo’ art 68 l.r. 42/2024′, ha così iniziato il suo percorso e avrà altri obbiettivi da raggiungere. Un momento di comunità, ascolto e crescita che ha ricordato a tutti quanto ogni gesto e ogni parola possano fare la differenza.

 

Il servizio fotografico è stato curato da Studio art photography production

Diocesi

Madonna delle Grazie, serata di divertimento per i bambini della Migrantes

17 Mar 2026

Quando le parrocchie si incontrano e i bambini si uniscono, accade qualcosa di straordinario: i piccoli musicisti della ‘Children of the sound’ della comunità parrocchiale di Pio X hanno infatti regalato ai bambini della Migrantes una serata di musica, risate e danza. L’incontro si è svolto lunedì 16 marzo a Taranto nel teatro della parrocchia della Madonna delle Grazie, dove ha sede la Migrantes. Insieme i bambini hanno aperto orizzonti, costruito ponti invisibili di amicizia e fraternità, dimostrando che anche i più piccoli sanno creare legami profondi e autentici. Tra canzoni e giochi, è nata una condivisione vera, un momento di gioia pura che resterà a lungo nel cuore di tutti i presenti.

Appuntamenti di Quaresima

Confraternita Addolorata: la via crucis in città vecchia

ph Raffaele Lucchese
17 Mar 2026

di Angelo Diofano

Domenica 22 marzo, quinta di quaresima, la confraternita dell’Addolorata e San Domenico terrà, come consuetudine, la via crucis itinerante per le strade della città vecchia con i confratelli in abito di rito, alcuni dei quali porteranno a spalla il Crocifisso.
Le meditazioni saranno dettate dal padre spirituale, mons. Emanuele Ferro. L’avvio sarà alle ore 17.30 dalla basilica cattedrale per percorrere via Duomo, postierla Vianuova, chiesa di San Giuseppe, via Garibaldi, piazza Fontana e pendio San Domenico con conclusione nella chiesa di San Domenico. I canti penitenziali saranno eseguiti dalla corale ‘Alleluja’.

La mostra fotografica in San Domenico

Intanto dal 18 al 20 marzo nella chiesa di San Domenico ci sarà l’esposizione delle opere partecipanti alla quarta edizione del concorso fotografico ‘La lunga notte della Madre’ assieme ai simboli del pellegrinaggio notturno della Beata Vergine Addolorata, organizzata dall’omonima confraternita.

 

ph Raffaele Lucchese

Diocesi

Le ‘tavole di San Giuseppe’ per la festa a Lizzano

17 Mar 2026

di Angelo Diofano

Per la festa di San Giuseppe, come ogni anno, saranno in tanti dai centri vicini e anche dal capoluogo di provincia che si recheranno nella cittadina di Lizzano.

Già nella serata della vigilia di mercoledì 18 marzo è usanza ormai consolidata la visita alle tradizionali ‘Tavole di San Giuseppe’: un momento magico dove la devozione al Santo incontra l’arte culinaria della cittadina jonica.

Dopo la benedizione, impartita dal parroco della chiesa madre San Nicola, don Giuseppe Costantino Zito, a partire dalle ore 18 sarà possibile visitare le “Tavole”, allestite quest’anno nelle seguenti abitazioni: Cera Noemi (via Crispi 2), Lecce Gaetano (via Toscanini 74), Marino Giuseppe (via Colonna 62), Mele Pasana (via Roma 307), Pagano Romolo (via Piave 30) e anche nelle sedi della confraternita Misericordia (piazza Matteotti 16), de L’Albero Arcobaleno (via Nazario Sauro, angolo via Poerio [biblioteca comunale]) e dell’associazione Proloco (corso Vittorio Emanuele 33), quest’ultima gemellata con le città siciliane di Salemi, Vita e Leonforte.

Per la parte liturgica – oltre all’intenso e partecipato novenario in onore al Santo, supportato da predicazione specifica – per giovedì 19 marzo, alle ore 16.30, dalla chiesa madre di San Nicola uscirà la processione per le vie cittadine, rallegrata dalle note della banda musicale di Lizzano. Al rientro, i fuochi pirotecnici e la santa messa solenne delle ore 18, presieduta dal parroco don Giuseppe Zito alla presenza dei gruppi parrocchiali, dei tanti papà, delle realtà giovanili e confraternali della chiesa matrice, oltre che delle autorità civili e militari e delle associazioni di volontariato del paese. Il servizio liturgico sarà a cura del collegio dei cerimonieri e dei ministranti appartenenti al settore giovani dell’Azione Cattolica parrocchiale,mentre i canti saranno eseguiti dal coro polifonico parrocchiale San Nicola.

In serata, nelle diverse zone periferiche della cittadina, saranno infine benedetti ed accesi i tanti falò in onore al santo.

Per le previsioni meteo sfavorevoli, ‘La tavola del giorno dopo’,  in viale Gramsci, prima traversa snc, è stata rinviata a sabato 21, con apertura alle ore 18.

Degno di nota è il ‘Labcreativ’, un laboratorio creativo, ideato per l’occasione dagli educatori e dai catechisti della chiesa madre nel restaurato centro pastorale della parrocchia, che ha ben favorito una sana e proficua interazione sociale delle nuove generazioni insieme alla realizzazione di svariati ed originali manufatti artistici, pensati nell’occasione della festa parrocchiale di San Giuseppe per la gioia di tanti papà.