Diocesi

A Fragagnano, il 14 e 15 marzo la festa di San Giuseppe

ph Vito De Cataldo
12 Mar 2026

“Anche quest’anno ci fermiamo a riflettere sulla figura meravigliosa del Custode del Redentore in un periodo storico in cui il tempo sembra non bastare nelle giornate; un tempo in cui il silenzio non lo si ascolta neanche la notte; un tempo in cui i social tolgono il tempo alle cose necessarie da fare; San  Giuseppe è l’uomo del silenzio che ha fatto sì che sia stato lo spazio necessario ad accogliere il grande progetto di Dio per l’umanità: conoscere Gesù nostra salvezza e Misericordia. Sia la festa occasione di riscoprire la bellezza della preghiera come incontro intimo con Gesù”: così il parroco della Maria Santissima Immacolata, don Graziano Lupoli, invita a partecipare ai festeggiamenti in onore di San Giuseppe che a Fragagnano si svolgono sabato 14 e domenica 15 marzo, quindi anticipatamente sulla data tradizionale del 19 marzo, per evitare concomitanze con le grandiose celebrazioni della vicina San Marzano.

Questo il programma:

Sabato 14: ore 17, sparo dei ‘colpi oscuri’; ore 18, santa messa in chiesa madre; al termine, partenza del corteo, accompagnato dai ‘Tamburini del barone di Freganius’ di Fragagnano, per portare le fascine alla zona del falò (via per Lizzano, nei pressi dell’ex palazzetto dello sport); ore 20.30, accensione del falò con spettacolo pirotecnico della ditta Pirotecnica Cavour  di Palma Campania (Napoli) cui seguirà un intrattenimento musicale.

Domenica 15: alle ore 8, sparo dei ‘colpi oscuri’; sante messe alle ore 7.30-9.15 (chiesa del Carmine)-10; alle ore 12, uscita della statua di San Giuseppe per la benedizione delle “mattre” (le ‘tavole dei poveri’) allestite in strada; alle ore 16.30, la solenne processione di gala e, al rientro, alle ore 18 santa messa; alle ore 20.30, nella zona dell’ex palazzetto dello sport (via per Lizzano), spettacolo pirotecnico della ditta Pirotecnica Cavour di Palma Campania (Napoli). Per tutta la giornata agirà la banda musicale ‘Città di Fragagnano’.

Il ‘Rito dei santi’ 

Da non dimenticare per domenica 15 alle ore 18.45, nella chiesa del Carmine, l’appuntamento con la 19ª edizione del ‘Rito dei santi’ a cura della Proloco, con la regia di Alfredo Traversa, ideatore del Teatro della Fede in Puglia. Il rituale prevede l’allestimento di una tavola attorno alla quale prenderanno posto San Giuseppe, il cui posto è riconoscibile da un bastone fiorito, emblema del miracolo che lo scelse come sposo di Maria, alla sua destra. Alla sinistra, Gesù Bambino e quindi gli altri Santi. Si comincerà con la lavanda delle mani che rappresenta la purificazione spirituale, seguirà la chiamata dei Santi e la disposizione attorno alla tavola. San Giuseppe darà solennemente il via al banchetto battendo il bastone sul pavimento e scandendo, con il tintinnio della forchetta sul piatto, l’alternarsi delle tredici pietanze che racchiudono antiche simbologie apotropaiche: dal pane alle fave, dal baccalà ai cavolfiori fritti, passando per le arance, le tipiche “cartiddati” e tanto altro. I testi “recitati” sono tratti dalle sacre scritture e dalla tradizione orale della comunità. Storia e tradizione così si fondono e si proiettano nel futuro, rendendo questo rito custode di una memoria antica.

Eventi a Taranto e provincia

Oggi, incontro sulla Cittadella di Padre Pio

12 Mar 2026

di Angelo Diofano

Oggi pomeriggio, giovedì 12 marzo, a Taranto,  alle ore 15, nell’aula magna della sede universitaria in via Duomo l’associazione “Taranto per San Pio” e il Dipartimento jonico sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo dell’Università degli studi “Aldo Moro” terranno un incontro su ‘La Cittadella di Padre Pio: fede, amore e cura, presentazione e prospettive’ che sorgerà a Drapia (Vibo Valentia) con annesso ospedale oncologico pediatrico che sarà a disposizione anche del territorio jonico. Dopo i saluti istituzionali del prof. Paolo Pardolesi (direttore del Dipartimento jonico) e del prof. Vito Alfonso (provveditore agli studi), Irene Gaeta, figlia spirituale del frate stimmatizzato, terrà una testimonianza sul santo e parlerà della missione della ‘Cittadella’, presentandone il progetto e le finalità. Successivamente la relatrice dialogherà con i presenti. Nel corso dell’incontro sarà stabilito un gemellaggio tra i sindaci di Taranto, Drapia e Crispiano dove le reliquie di Padre Pio, dopo la permanenza nella chiesa di San Domenico, saranno portate sabato 14.

Va anche ricordato l’appuntamento di venerdì 13, alle ore 20.30, al teatro Orfeo, dove l’associazione ‘Taranto per San Pio’ presenterà lo spettacolo ‘Sound out festival’, evento in cui saranno coinvolti circa cinquanta ragazzi autistici con la passione per la musica, con la partecipazione della cantante Annalisa Minetti, madrina del progetto e nota per la particolare sensibilità alle tematiche sociali, e della cover band degli Stadio, gli ‘Stadio Sfera’.

 

Diocesi

Festa di popolo per l’arrivo in Cattedrale delle reliquie di San Pio

ph G. Leva
12 Mar 2026

di Angelo Diofano

Quella vissuta nel pomeriggio di mercoledì 11 è stata una vera festa di popolo per l’arrivo in Cattedrale delle reliquie di San Pio da Pietrelcina, su iniziativa della confraternita dell’Addolorata e delle associazioni ‘Taranto per San Pio e ‘I discepoli di San Pio’. L’accoglienza è avvenuta in largo Arcivescovado, con tanta gente accorsa in largo anticipo sull’orario annunciato per stare quanto più possibile vicina ai segni visibili della vita del santo di Pietrelcina. E così, fra gli applausi e le musiche festose della banda, non sono mancate le manifestazioni di giubilo quando il portone dell’arcivescovado si è aperto ed è apparso il reliquiario, dando così inizio alla processione verso la basilica di San Cataldo.

Nell’antico tempio, incredibilmente gremito, alla presenza del prefetto Ernesto Liguori, dell’assessore Luciano Lonoce (in rappresentanza del sindaco Bitetti) e delle maggiori autorità civili e militari, c’è stata la commossa testimonianza di Irene Gaeta, una ‘ragazza di quasi novant’anni’, come l’ha definita il parroco mons. Emanuele Ferro, sulla sua esperienza di vita vissuta con il frate stimmatizzato. Successivamente l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha presieduto la santa messa, concelebranti mons. Emanuele Ferro, don Arturo Messinese e il suo segretario particolare, don Luciano Matichecchia.

“ È occasione bella nel cuore della Quaresima – ha detto nell’omelia l’arcivescovo Miniero – incontrare la testimonianza dell’amore straordinario di Dio manifestato nella vita di San Pio ed essere aiutati ancora di più a vivere il senso della nostra vita cristiana che nella Pasqua si rinnova di anno in anno, facendoci guardare  con speranza al futuro. Noi infatti celebriamo la speranza che si è accesa nel mondo, quella della vita di Gesù donata a tutti quanti noi. La testimonianza dei santi ci aiuta a camminare in questo mondo per diffondere attorno a noi, ma soprattutto a far crescere in ciascuno di noi, quella straordinaria potenza d’amore che permette all’umanità intera di vivere con speranza in tutti i tempi, anche quelli che stiamo vivendo oggi facendo riferimento all’esempio di San Pio.
Chiunque si prodiga per il bene altrui – ha continuato mons. Miniero – ha posto le sue radici nella promessa di Dio e i santi ce lo stanno concretamente dimostrando, sfuggendo ogni logica umana, a volte creduti non attendibili, come è stato per padre Pio. Nonostante ciò essi hanno continuato ostinatamente ad amare Dio e i fratelli mettendosi contro tutti, come ricordiamo avvenuto nella vita del nostro frate, anche contro le autorità della Chiesa, nel senso che quando qualche persona autorevole voleva in qualche modo ragionarci troppo sulla sua esperienza, lui ha fermato questa indagine. San Pio era sempre obbediente al Papa, alla Chiesa, al vescovo ma non  a chi voleva speculare sull’opera di Dio che si manifestava nella sua vita”.

“Nel silenzio, nell’obbedienza assoluta Padre Pio ha vissuto una vita di dono mostrando veramente quanto Dio ama tutti – ha proseguito mons. Miniero -. La sua preghiera, il suo impegno e tutto quello che conosciamo molto bene, c i ha portato a riconoscere in lui l’amore forte di Dio verso l’umanità”.

“Come si ama Dio? – ha continuato l’arcivescovo – Amando i poveri, spendendo la propria vita per il bene, la verità, la giustizia, la pace e per tutto ciò che aiuta tutti a vivere bene la propria esistenza. Questo è l’impegno di ogni discepolo del Signore e di ciascuno di noi. Quindi accogliamo veramente con tanta devozione e nell’affetto quei segni che ci ricordano  la vita terrena di Padre Pio, come l’abito, i guanti, il fazzoletto con le macchie del suo sangue. In tal modo stiamo vicino a quella esperienza straordinaria da lui vissuta e che ancora oggi ci parla attraverso i segni della sua presenza. Nello stesso tempo ammiriamo l’uomo di Dio che ha avuto una tenacia unica, capace di smuovere il cuore di tanta gente e non solo allora, ma ancora oggi. E di questo è segno la presenza di tutti noi che stiamo qui in chiesa, questa sera”.

“Ci aiuti il santo di Pietrelcina – ha concluso mons. Ciro Miniero – a essere testimoni dell’amore di Dio e del bene, ci aiuti con la sua intercessione ad agire giorno per giorno perché chiunque incontriamo possa dire ‘Il Signore è grande, il Signore è in mezzo a noi e ci ama”.

Al termine  si è mossa la processione per via Duomo che ha accompagnato le reliquie a San Domenico, dove ininterrotto è stato il concorso di popolo per la venerazione e la preghiera personale, con i sacerdoti resisi disponibili per le Confessioni.

Il programma di oggi, giovedì 12 marzo,  prevede l’apertura continuata della chiesa per la preghiera personale, alle ore 17.30 il santo rosario meditato e alle ore 18 la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Emanuele Ferro. Al termine, il commiato dalle reliquie.

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

Quaresima in diocesi

‘24 Ore per il Signore’ alla San Lorenzo da Brindisi

12 Mar 2026

di Angelo Diofano

Venerdì 13 e sabato 14 marzo la vicaria Taranto sud terrà nella parrocchia di San Lorenzo da Brindisi dei frati cappuccini, in viale Magna Grecia, l’adorazione eucaristica continuata intitolata ‘24 Ore per il Signore’. S’inizierà alle ore 19.30 con la veglia di preghiera e la liturgia pentenziale; al termine l’adorazione eucaristica continuerà per tutta la notte, con la chiesa che resterà aperta ininterrottamente.
Sabato 14 l’adorazione eucaristica proseguirà fino alle ore 17.30 con la celebrazione dei primi vespri della quarta Domenica di Quaresima dopo la quale sarà impartita la benedizione eucaristica. Durante l’adorazione, i sacerdoti delle parrocchie della vicaria saranno a disposizione per le confessioni.

 

Eventi a Taranto e provincia

Don Luigi Merola, simbolo della lotta alla criminalità organizzata, a Leporano

11 Mar 2026

di Angelo Diofano

Don Luigi Merola, parroco napoletano simbolo della lotta alla criminalità organizzata e presidente della Fondazione ‘A’ Voce d’ ’e creature’ sarà l’ospite della ‘Giornata della legalità’, venerdì 13 marzo, alle ore 10.30 nella sala Margherita del castello Muscettola di Leporano, a cura della locale amministrazione comunale e dell’istituto comprensivo ‘Agostino Gemelli’ e su proposta del circolo Mcl ‘Torricella nel cuore’ presieduto da Grazia Pignatelli, delegata per la Puglia dell’associazione culturale ‘La Tazzina della legalità’.

Durante l’incontro, don Luigi Merola presenterà il suo ultimo libro ‘Oltre la devianza: percorsi di rinascita. Il metodo della Fondazione A’ Voce d’e creature”.

I lavori si apriranno con i saluti istituzionali di  Vincenzo Damiano, sindaco di Leporano, di Iolanda Lotta, assessore alla cultura, e di Nicoletta Visconti, dirigente scolastica dell’i.c. ‘Gemelli’.
Quindi don Luigi Merola dialogherà con gli studenti nel dibattito moderato da Gianni Sebastio, direttore di Antenna Sud.

“Continua il nostro impegno sui temi della legalità e nella promozione dei valori civici, pilastri fondamentali dell’educazione e della convivenza – ha dichiarato Grazia Pignatelli –. Don Luigi  è un esempio vivente di coraggio. Con la sua lotta quotidiana alla camorra infonde nei ragazzi la speranza in un futuro diverso, fondato sul rispetto delle regole, sulla responsabilità e sull’impegno per il bene comune”.

 

Diocesi

‘Beati gli operatori di pace’, ritiro spirituale alla Sant’Agostino

11 Mar 2026

Domenica 15 marzo, nella chiesa di Sant’Agostino, in città vecchia, avrà luogo un ritiro spirituale guidato dal rettore don Desirè Mpanda sul tema ‘Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio’ prendendo spunto dal Vangelo secondo San Matteo (5,9).

Il programma prevede alle ore 9 l’inizio del ritiro con l’esposizione del Santissimo Sacramento e la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione; ore 9.50, recita delle lodi mattutine; ore 10.15, benedizione eucaristica; ore 10.30, celebrazione della santa messa; ore 12.15, recita del santo rosario; ore 13, pranzo condiviso; ore 14, lectio divina personale sul Vangelo secondo San Matteo (5, 3-11); ore 15, coroncina della Divina Misericordia con meditazione e preghiera personale; ore 16, catechesi sul tema del giorno; ore 17.30, fine del ritiro.

Eventi in diocesi

Concerto al santuario della Madonna della Salute

11 Mar 2026

Venerdì 13 marzo nel santuario della Madonna della Salute, in città vecchia la confraternita Maria Santissima Immacolata ha organizzato la quarta edizione della manifestazione intitolata ‘Donna del dolore’, in tema con i riti della Settimana Santa. Nel corso della serata, che sarà imtrodotta dal padre spirituale del sodalizio, mons. Emanuele Ferro, la grande orchestra di fiati ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci eseguirà un concerto di musiche tradizionali della Settimana Santa.

 

Orientamento universitario: incontro allo Spirito Santo

ph Paolo Mancarella
11 Mar 2026

Un appuntamento dedicato all’orientamento universitario per aiutare i giovani a scegliere con maggiore consapevolezza il proprio futuro formativo è quello che si terrà venerdì 13 marzo alle ore 19 alla parrocchia dello Spirito Santo a Taranto, finalizzato alla presentazione dell’offerta universitaria presente sul territorio.

L’iniziativa è promossa dal Comitato per la qualità della vita, in collaborazione con il parroco don Francesco Tenna. Nel corso dell’incontro docenti universitari illustreranno i principali percorsi di studio attivi sul territorio, soffermandosi sui contenuti dei corsi, sugli sbocchi professionali e sulle opportunità formative disponibili per gli studenti che si apprestano a concludere il ciclo di studi superiori.

Interverranno il prof. Stefano Vinci (docente ordinario del Dipartimento jonico del corso in sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo; il prof. Aurelio Arnese, docente del Dipartimento jonico; il prof. Nicola Zizzo, docente ordinario del corso in scienze della produzione e delle risorse del mare; il prof. Cosimo Tortorella, docente ordinario del corso di laurea in medicina generale; il prof. Salvatore Pisconti, docente del corso di laurea in oncologia; la prof.ssa Maria Severa Dicomite, coordinatrice e docente dei corsi di laurea in professioni sanitarie; il prof. Roberto Carlucci,coordinatore e docente ordinario  del corso di laurea in scienze ambientali; il prof. Paolo Oresta, docente del Politecnico; il prof. Nico Abene, ricercatore del Dipartimento jonico; i delegati della Lumsa e del conservatorio musicale ‘Paisiello’. Moderano i lavori i prof.ri Anna Maria La Neve e Alba Nigro, del direttivo del Comitato per la qualità della vita.

L’appuntamento intende offrire un momento di informazione e confronto diretto tra mondo universitario, studenti e famiglie, favorendo una maggiore conoscenza delle opportunità di studio presenti e delle prospettive professionali collegate ai diversi percorsi accademici. Occasioni come questa rappresentano anche un importante segnale di attenzione verso i giovani, chiamati a costruire con fiducia e responsabilità il proprio futuro. Il dialogo con docenti ed esperti può aiutare a trasformare dubbi e incertezze in motivazione, stimolando nei ragazzi curiosità, impegno e desiderio di crescita personale e professionale.

L’iniziativa nasce anche con l’intento di valorizzare il territorio e le sue opportunità formative, contribuendo a contrastare il fenomeno della cosiddetta ‘fuga dei cervelli’, che spesso porta molti giovani a lasciare la propria città per studiare e, una volta laureati, a non farvi più ritorno. Promuovere la conoscenza dell’offerta universitaria locale significa infatti rafforzare il legame tra i giovani e il proprio territorio, mostrando come sia possibile costruire qui percorsi di studio qualificati e prospettive professionali significative.

L’invito è rivolto in particolare agli alunni delle classi quarte e quinte degli istituti di istruzione superiore e ai rispettivi genitori, affinché possano condividere insieme un momento utile di orientamento e di riflessione sul percorso universitario.

Al termine dell’incontro sarà rilasciato agli studenti partecipanti un certificato valido ai fini del riconoscimento dei crediti formativi.

 

Quaresima in diocesi

Alla ‘Santa Lucia’, catechesi ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’

ph G. Leva
10 Mar 2026

Alla parrocchia Santa Lucia, a Taranto, per le catechesi di Quaresima intitolate ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’, giovedì 12 marzo, don Francesco Nigro, vicario episcopale per la liturgia, parlerà su ‘Come accompagnare le famiglie ferite attraverso percorsi di speranza e di riconciliazione in ascolto del magistero attuale’. L’incontro si terrà dopo la santa messa delle ore 18.

Medio Oriente sotto assedio

Mons. Lhernould: “La violenza non risponde alla sofferenza, la amplifica”

presidente della Conferenza episcopale della regione del Nordafrica (Cerna), guarda con profonda preoccupazione all’escalation militare in Iran. Usa e Israele stanno mettendo a rischio la stabilità dell’intero Medio oriente

ph Afp-Sir
10 Mar 2026

di Riccardo Benotti

“La guerra non è mai la strada della pace: ne è sempre il fallimento. La violenza non risponde alla sofferenza, ma la amplifica”. Mons. Nicolas Lhernould, arcivescovo di Tunisi e presidente della Conferenza episcopale della regione del Nordafrica (Cerna), guarda con profonda preoccupazione all’escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti che sta mettendo a rischio la stabilità dell’intera area.

Eccellenza, il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti rischia di trasformarsi in una guerra regionale che coinvolge l’intero Medio Oriente. Qual è lo sguardo delle Chiese del Nord Africa di fronte a questa escalation?
Una profondissima tristezza. La guerra non è mai la strada della pace: ne è sempre il fallimento. La violenza non risponde alla sofferenza, ma la amplifica. Le comunità cristiane del Marocco lo hanno ricordato con forza in un recente comunicato, affermando di “respingere con tutta la forza del Vangelo il ricorso alla violenza e alla guerra come metodo di risoluzione dei conflitti tra popoli e nazioni”. È una posizione che nasce direttamente dal Vangelo.

Mons. Nicolas Lhernould – ph Avvenire

Questa escalation coincide con il tempo sacro della Quaresima e del Ramadan. Come si vive questa coincidenza dolorosa?
Papa Leone XIV all’angelus del 1° marzo l’ha definita “una tragedia di grande portata” che rischia di aprire “un abisso irreparabile” tra i popoli. Anche la Santa Sede ha espresso forte preoccupazione per il deterioramento del diritto internazionale: il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha osservato il 4 marzo che oggi “la giustizia sembra sostituita dalla forza, e la pace viene pensata solo dopo l’annientamento dell’avversario”.

In queste settimane il linguaggio religioso viene spesso evocato nel discorso pubblico. C’è il rischio che il conflitto venga percepito come uno scontro tra religioni?
È proprio questa la trappola da evitare. Il conflitto che incendia il Medio Oriente non è un conflitto religioso. Purtroppo oggi accade sempre più spesso che il linguaggio della fede venga piegato a logiche politiche e nazionalistiche. Leone XIV lo ha denunciato nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, ricordando che i credenti devono rifiutare attivamente, prima di tutto con la propria vita, “queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio”, compreso l’uso della religione per giustificare la violenza e il nazionalismo.
L’antidoto a questa deriva è la fraternità. La diversità delle culture e delle religioni non è il problema: può diventare una parte della soluzione se viene vissuta con rispetto e responsabilità. Come ha scritto lo stesso Papa, “le grandi tradizioni spirituali, così come il retto uso della ragione, ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso”.

Le Chiese del Nord Africa vivono quotidianamente in contesti a maggioranza musulmana. Che cosa insegna questa esperienza di convivenza al mondo di oggi?
A volte si pensa che parlare di fraternità sia un’utopia ingenua, incapace di confrontarsi con le tensioni della politica internazionale. In realtà non è così. Papa Francesco e il grande imam Ahmad Al-Tayyeb lo hanno ricordato nel Documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi nel 2019, indicando una via concreta: “La cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”. Le Chiese del Nord Africa cercano di vivere ogni giorno questa esperienza, spesso lontano dai riflettori: cristiani e musulmani lavorano insieme in molti ambiti sociali, soprattutto al servizio delle persone più fragili.

C’è un episodio che le viene in mente come testimonianza concreta di questa forza?
La preghiera. La preghiera non è una fuga dalla realtà: è una forza reale che agisce nella storia. Lo mostra chiaramente un episodio della guerra del Libano nel 1982: Madre Teresa riuscì ad aprire un corridoio umanitario per salvare bambini intrappolati a Beirut, mentre molti – diplomatici e persino uomini di Chiesa – ritenevano quell’iniziativa del tutto impossibile.

Ogni guerra lascia dietro di sé ferite profonde. Quali conseguenze vede già oggi per le popolazioni della regione?
Le conseguenze sono già visibili e non riguardano soltanto la politica o l’economia: sono prima di tutto drammi umani. Le comunità cattoliche del Marocco lo hanno ricordato: la guerra colpisce soprattutto le persone più vulnerabili, “persone uccise, ferite e mutilate, bambini e adulti senza distinzione; famiglie che perdono le loro case e i loro beni; milioni di cittadini costretti a fuggire lontano da casa”.
La guerra non è ancora mondiale – e dobbiamo sperare che non lo diventi – ma l’anima del mondo è ferita. Le sofferenze accumulate, i rancori e i desideri di vendetta scavano solchi sempre più profondi tra i popoli. Inoltre l’attenzione internazionale concentrata sul Medio Oriente rischia di mettere in secondo piano altri conflitti ancora aperti, come quelli a Gaza o in Ucraina, che continuano a produrre conseguenze pesanti sul piano umano, politico e migratorio. Più la guerra durerà, più queste ferite diventeranno difficili da sanare. Con il rischio, inoltre, che il mancato rispetto del diritto in Medio Oriente favorisca ovunque nel mondo analoghe violazioni, con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe e senza credibili contromisure in grado di porvi rimedio.

Di fronte a questo scenario, quale responsabilità ha oggi la comunità internazionale?
Nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio scorso, Papa Leone XIV ha richiamato le parole di san Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris: “la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia”. Parole pronunciate nel 1963 che restano di bruciante attualità. Per costruire questa fiducia è necessario rafforzare il diritto internazionale, la diplomazia e le istituzioni multilaterali.
Papa Leone XIV ha parlato della necessità di seguire “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale”, oggi troppo spesso indebolita da violazioni degli accordi e dalla delegittimazione delle istituzioni sovranazionali. È proprio questa la strada che la comunità internazionale dovrebbe avere il coraggio di percorrere.

Medio Oriente sotto assedio

Card. Zuppi: padre Al-Rahi “non ha voluto abbandonare il Libano, la sua terra”

ph @chunguskitten
10 Mar 2026

di Riccardo Benotti

“Ho appreso con grande tristezza della morte di padre Pierre Al-Rahi, parroco a Qlayaa, nel Sud del Libano, e cappellano regionale della Caritas locale, rimasto ucciso a seguito di un attacco nell’area”: con queste parole il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha scritto al patriarca maronita, il card. Béchara Boutros Raï, esprimendo “il profondo cordoglio e la vicinanza della Chiesa in Italia” per una morte causata dalla “violenza cinica e insensata di un conflitto che sparge sangue e distruzione”. Per Zuppi, “il suo esempio, il suo martirio, è seme di amore e riconciliazione in un tempo di odio e divisione, segno di fraternità lì dove prevale la logica del più forte”. Il cardinale rinnova l’impegno a “rafforzare i vincoli di solidarietà e prossimità” tra le Chiese, unendo la propria voce a quella di papa Leone XIV, che ha chiesto che “cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli”.

Venerdì 13 marzo, in occasione della giornata di preghiera e digiuno promossa dalla Cei, sarà ricordato padre Al-Rahi e si pregherà “perché si avvii presto un cammino di pace stabile e duratura”.