Quaresima in diocesi

Alla Regina Mundi di Martina, oggi la Via Crucis vivente rinviata per le condizioni meteo

30 Mar 2026

A Martina Franca la parrocchia della Regina Mundi (guidata da don Martino Mastrovito) in collaborazione con Anspi Villaggio Sant’Agostino e Anspi San Michele e il patrocinio del Comune, oggi, lunedì 30 marzo alle ore 20.30 a seguito del rinvio di sabato per le avverse condizioni meteo.
L’evento, con la regia di Pasquale Nessa, si svolgerà a partire dal sagrato fino al parcheggio di via Pietro del Tocco.
In caso di ulteriore maltempo la rappresentazione è comunque confermata e si svolgerà all’interno della chiesa parrocchiale.
Una scelta che dà merito alle tantissime persone, tra attori, figuranti e tecnici, che in queste settimane si sono impegnate con dedizione.

 

Quaresima in diocesi

‘La Passione vivente’, Lunedì Santo a Leporano

30 Mar 2026

di Angelo Diofano

Lunedì Santo, 30 marzo, a Leporano dalle ore 19.30, avrà luogo la 27ª edizione de ‘La Passione vivente di Gesù Cristo’. La sacra rappresentazione, intitolata ‘Il tuo volto, Signore, io cerco’ (Sal 26),  si svolge a cura della parrocchia Maria Ss.ma Immacolata con il patrocinio dell’arcidiocesi e del Comune.

Con oltre 130 interpreti, praticamente è tutto il paese che da mesi è coinvolto nei preparativi, sotto la sapiente direzione del parroco don Giancarlo Ruggieri.

La ‘Passione vivente’ sarà itinerante, con avvio dal sagrato della chiesa madre per proseguire per le vie e i luoghi più significativi del paese, come il castello (nel cui cortile avranno luogo le scene del tradimento di Giuda e della preghiera nell’orto dei Getsemani), nei pressi della villa comunale (il giudizio di Pilato), corso Vittorio Emanuele e via Margherita (la Via crucis) e la piazza principale (la crocifissione); invece sul sagrato della chiesa si svolgeranno la resurrezione e l’apparizione di Gesù agli apostoli.

La conclusione è prevista attorno alle ore 22.

In caso di maltempo, la rappresentazione sarà spostata a martedì.

 

Diocesi

Ritorna all’originaria bellezza il dipinto de ‘La moltiplicazione dei pani e dei pesci’ della cattedrale di San Cataldo

ph G. Leva
28 Mar 2026

di Angelo Diofano

Venerdì mattina, 27 marzo, nella basilica cattedrale di San Cataldo è stato presentato in conferenza stampa il restauro del grande dipinto intitolato ‘La moltiplicazione dei pani e dei pesci’ dell’artista veneziano Giovanni Molinari, nell’ambito del progetto complessivo di riqualificazione della cappella del Santissimo Sacramento, a lato dell’altare maggiore. Tale intervento (assieme a quello della cappella del Crocifisso) è stato completamente sostenuto da Italcave spa della famiglia Caramia, per un costo complessivo di circa centomila euro.

Il dipinto, attualmente nella navata laterale per la fase finale dei lavori, sarà inaugurato la sera del Giovedì Santo, subito dopo la messa in Coena Domini presieduta dall’arcivescovo, e costituirà parte integrante dell’altare della reposizione (il cosiddetto ‘sepolcro’)  allestito nel ‘cappellone’ di San Cataldo. Dopo la Settimana Santa l’opera d’arte  tornerà nella originaria collocazione. Quindi il restauro toccherà all’altro grande dipinto della cappella del Santissimo Sacramento, intitolato ‘La caduta della manna’, sempre del Molinari.

Impossibilitato a intervenire per un concomitante impegno, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero, in una nota, ha voluto ugualmente esprimere plauso e gratitudine a coloro che stanno rendendo possibile il ritorno alla bellezza di uno dei luoghi probabilmente meno conosciuti della cattedrale, ma straordinariamente bello per il grande valore artistico e per il significato della fede.

Mons. Emanuele Ferro, parroco della basilica cattedrale, ha poi presentato il progetto di restauro della cappella del Santissimo Sacramento, evidenziando che in essa è presente il tesoro della Chiesa, cioè la Santissima Eucarestia, ben più importante, quindi, delle altre, anche dello stesso ‘cappellone’ di San Cataldo, e che merita ogni rispetto e cura, preservando e consegnando ai posteri i capolavori che ne raccontano la grandezza e l’importanza. Parlando de ‘La Moltiplicazione dei pani e dei pesci’, don Emanuele ha specificato che esso fa parte di un ciclo pittorico molto imponente e che purtroppo il trascorrere degli anni e le manomissioni ne hanno provocato l’ammaloramento, ma che sta tornando all’antico splendore.

“L’opera pittorica – ha continuato – costituisce il tassello di un lavoro di restauro cominciato ormai da due anni e che ha visto la restituzione della cappella del Santissimo Sacramento anche nelle parti murarie, nei nuovi inserti d’ottone  del bellissimo altare marmoreo, caratterizzato da capi-altari costituiti da putti meravigliosi del napoletano Giuseppe Sammartino (1720 –1793) con i nuovi poli liturgici. La tela, assieme a quella de ‘La caduta della manna’ è una catechesi visiva sull’Eucarestia nei periodi del Nuovo e Vecchio Testamento che ci aiuterà nell’adorazione eucaristica e nella partecipazione alla santa messa. Ed è elemento importante anche la raffigurazione nel dipinto del fiume , anche questo figura di Cristo, acqua viva, attorno al quale tutto fiorisce, come la vegetazione presente sui bordi”.

“I tarantini che visiteranno l’altare della reposizione – ha concluso – potranno rendersi conto della bellezza, della grandezza e della maestosità di questo dipinto. E io ringrazio di cuore l’Italcave e tutti coloro che hanno reso possibile la rinascita della cappella del Santissimo Sacramento, che desideriamo sia ancor più visitato e apprezzato soprattutto come luogo di preghiera e di raccoglimento”.

ph G. Leva

È poi intervenuta Maria Gaetana Di Capua, restauratrice di Martina Franca, operante nel settore dei beni culturali e che proprio un anno fa aveva restituito alla originaria bellezza il venerato simulacro dell’Addolorata della omonima confraternita. “Sono onorata – ha detto – di aver partecipato al restauro di questo dipinto, anche perché ci consente di avvicinarci a quella particolare realtà che è la pittura veneziana. Ciò è particolarmente interessante perché generalmente in zona abbiamo opere di autori pugliesi, locali o della scuola napoletana. L’autore è Giovanni Molinari, artista del seicento, uno dei più importanti dell’epoca. Si tratta di un olio su tela, montato su telaio ligneo, dalle dimensioni ragguardevoli: sette metri per tre”.

“Lo stato di conservazione– ha continuato – era pessimo perché la pellicola pittorica presentava una vernice alterata che non rendeva più fruibili le cromie originarie. Inoltre nel dipinto erano presenti addirittura moltissime toppe applicate nel secolo scorso sulla pellicola pittorica a tamponare lacerazioni e sfondamenti subiti nel corso del tempo. Poi sono state realizzate operazioni per poter integrare sia le parti di tela mancanti sia le crome originarie nel rispetto di quelli che sono gli elementi fondamentali del restauro”.

L’intervento è stato effettuato nella parte iniziale nel laboratorio del museo diocesano e successivamente nella navata destra della cattedrale.

Era presente all’incontro l’amministratore delegato di Italcave Giovanni De Marzo: «L’azienda – ha detto – conferma il legame indissolubile con il territorio tarantino sostenendo il restauro integrale della cappella del Santissimo Sacramento della basilica cattedrale. L’intervento non ha riguardato solo le prestigiose tele, ma un recupero profondo di tutto l’apparato monumentale. Dalla ristrutturazione e tinteggiatura delle superfici murali alla minuziosa pulizia dei marmi, fino al delicato bagno galvanico per il ripristino delle 120 decorazioni in ottone. Abbiamo voluto ridare luce alle sculture, al portale settecentesco e dotare lo spazio di nuovi poli liturgici e stalli in materiali nobili come legno e argento. Un impegno che abbiamo voluto sancire con una targa all’interno della cappella, dedicando l’intero restauro alla memoria di Antonio Caramia: proteggere l’identità culturale e spirituale di Taranto sia l’omaggio più prezioso per chi ha amato questa terra e il modo migliore per investire nel futuro della nostra comunità».

 

il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

Diocesi

Le Quarantore alla Sant’Antonio di Taranto

27 Mar 2026

di Angelo Diofano
La comunità parrocchiale della Sant’Antonio, a Taranto, si prepara a vivere un tempo speciale di preghiera, adorazione e silenzio davanti al Santissimo Sacramento. “Le solenni Quarantore, che si terranno da lunedì 30 marzo a mercoledì 1 aprile – ci dice il parroco, don Ciro Santopietro -, saranno un’occasione preziosa per fermarsi, affidare al Signore le proprie intenzioni e riscoprire la bellezza dell’incontro con Lui nell’eucaristia. Vieni a ritagliarti un momento di pace, anche solo per pochi minuti. Il Signore ti aspetta”.
Lunedì 30, dopo la santa messa vespertina, ci sarà l’esposizione del Santissimo Sacramento con la preghiera dei vespri e l’adorazione eucaristica continuata fino alle ore 22.
Martedì 31, dopo la santa messa delle ore 7.30, esposizione del Santissimo e preghiera delle lodi; a mezzogiorno, preghiera dell’ora media; alle ore 17.45, santo rosario con litanie eucaristiche; alle ore 18.30, santa messa con preghiera dei vespri e adorazione continuata fino alle ore 22.
Mercoledì 1 aprile, dopo la santa messa delle ore 7.30, esposizione del Santissimo fino a mezzogiorno, con la benedizione eucaristica che sarà impartita dopo l’ora media.

Eventi in diocesi

La Via Crucis con le ombre in replica alla San Massimiliano Kolbe

27 Mar 2026

di Angelo Diofano

Dopo il successo della prima rappresentazione, lunedì 30 alle ore 19.30 alla San Massimiliano Kolbe (Paolo VI) sarà replicata la Via Crucis con le ombre, in un momento particolare di preghiera e riflessione che accompagnerà la comunità nel cammino quaresimale.

Attraverso il linguaggio semplice ed evocativo delle ombre saranno ripercorse le stazioni della Passione di Gesù, offrendo ai partecipanti un’esperienza di meditazione intensa e coinvolgente.

L’iniziativa, scaturita dai giovani della comunità parrocchiale del Corpus Domini, è aperta a tutti coloro che desiderano vivere un inteso momento di spiritualità nel tempo della Quaresima.

 

Quaresima in diocesi

A Statte, ‘Sulle orme della Passione di Cristo’

27 Mar 2026

Sabato 28 alle ore 20, a Statte, a cura dell’amministrazione comunale, su Largo Lepanto (di fronte alla parrocchia della Madonna del Rosario) avrà luogo l’iniziativa ‘Sulle orme della Passione di Cristo’, Interverranno la schola cantorum-coro interparrocchiale di Statte ‘Voci in cammino’ e l’ensemble strumentale ‘Iter Sonorum’ diretti da Cosima Castiello.

 

Quaresima

La Passione di Cristo nella Domenica delle Palme: tra storia, libertà e rivelazione

Tra storia e rivelazione: una lettura teologica a partire da Christian Duquoc

ph Ansa-Sir
27 Mar 2026

di Luana Comma

La liturgia della Domenica delle Palme introduce il credente nel cuore del mistero della Passione, non come semplice rievocazione di un evento passato, ma come attualizzazione viva di un avvenimento che continua a interrogare la coscienza della Chiesa e dell’uomo. In questo orizzonte si colloca la riflessione del teologo Christian Duquoc, il quale invita a sottrarre la morte di Gesù Cristo a ogni lettura riduttiva, restituendola alla sua densità storica e, insieme, al suo significato escatologico.

Il dato originario, attestato dalla tradizione evangelica, si impone con chiarezza: il processo di Gesù non è un episodio accidentale, ma il compimento coerente di un conflitto che attraversa tutta la sua predicazione itinerante. Fin dall’inizio, infatti, la sua parola e i suoi gesti — nei quali si manifesta un’autorità profetica singolare — suscitano una duplice reazione: sconcerto e scandalo. Sconcerto, perché il suo insegnamento non si lascia ricondurre entro i confini della tradizione ricevuta, custodita con fedeltà dagli interpreti della Legge; scandalo, perché la sua prassi — i pasti condivisi con i peccatori, le guarigioni compiute in giorno di sabato — appare come una trasgressione di ciò che era ritenuto espressione della volontà divina.

La libertà con cui Gesù parla e agisce, senza ricorrere ad alcuna legittimazione istituzionale, provoca nei responsabili religiosi un autentico dramma di coscienza. Sarebbe tuttavia superficiale ridurli a figure semplicemente malvagie: essi appaiono piuttosto come uomini sinceramente religiosi, vincolati a una concezione di Dio mediata dalla Legge e incapaci di immaginare un volto divino che ecceda le categorie acquisite. Ciò che, in una prospettiva contemporanea, potrebbe essere definito rigidità o conservatorismo, per loro costituiva fedeltà alla rivelazione. La Legge era garanzia divina; e proprio per questo, ogni deviazione appariva come minaccia.

Gesù, tuttavia, non si pone in atteggiamento di rifiuto nei confronti della Legge: egli la assume, ma la porta a compimento in una forma inattesa, dischiudendone il senso ultimo nell’orizzonte del Regno. È qui che si radica il conflitto: la sua persona e la sua prassi eccedono ogni schema consolidato. Egli non abolisce, ma trasforma; non nega, ma conduce a pienezza in una forma che sovverte gli schemi ordinari. La via che egli indica per giungere a Dio appare così radicalmente altra da quella ritenuta autenticamente biblica da risultare, agli occhi dei suoi contemporanei, non solo incomprensibile, ma pericolosa.

In tale contesto, la condanna di Gesù non emerge come il frutto di una macchinazione arbitraria, bensì come l’esito drammatico di un conflitto reale, nel quale si intrecciano fedeltà religiosa e incapacità di apertura. Le parole del Vangelo di Matteo — «i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Mt 21,31) — esprimono con radicalità questo rovesciamento: il criterio della giustizia viene decentrato, e ciò rende impossibile una conciliazione immediata tra la novità di Gesù e le attese religiose del suo tempo.

La tradizione evangelica, tuttavia, non si limita a registrare questi eventi, ma li interpreta alla luce della Pasqua. Gli evangelisti non fanno opera di cronaca, ma di testimonianza: essi leggono la morte di Gesù come evento salvifico, affermando — nella sintesi paolina della Prima lettera ai Corinzi — che «Cristo morì per i nostri peccati». Le Scritture, richiamate e reinterpretate nei racconti della Passione, non svolgono una funzione accessoria, ma intendono sottrarre la croce alla banalità, rivelandola come evento inaugurale della salvezza.

E tuttavia, proprio qui si annida una sottile insidia ermeneutica: quella di isolare la croce dalla concretezza storica della vita di Gesù, trasformandola in un dramma astratto, in cui categorie universali — peccato, amore, redenzione — prendono il posto della vicenda concreta. Una tale lettura, pur animata da intenzioni teologiche, rischia di svuotare la Passione della sua verità umana. La fede cristiana, invece, esige unità: Gesù non muore in modo generico, ma viene condannato a causa del suo stile di vita e della sua parola. La sua morte è il risultato di un conflitto storico determinato, non la semplice rappresentazione simbolica di un dramma metafisico.

In questa prospettiva, la Passione rivela un tratto essenziale del kérigma: Gesù è liberatore proprio perché la sua morte è conseguenza della sua libertà. Egli non è un trasgressore della Legge, ma colui che, eccedendone le categorie, viene ricondotto ad esse dai suoi custodi. Non sono tanto crimini straordinari a condurlo alla croce, quanto quella trama ordinaria di chiusura, paura e rigidità che costituisce la “banalità del male”.

Così compresa, la Passione si manifesta come testimonianza. Gesù è il servo sofferente annunciato dal Libro di Isaia, non perché la sofferenza possieda valore in sé, ma perché essa è il prezzo di una fedeltà radicale al progetto di Dio. La sua morte non nasce da una ricerca del dolore, ma dall’impegno per una trasformazione reale dei rapporti umani, che inevitabilmente si scontra con resistenze profonde. In questo senso egli muore come martire, cioè come testimone: non impone il bene, non forza la libertà, ma si espone fino in fondo alle conseguenze della verità che annuncia.

La sua obbedienza al Padre non è passiva sottomissione, ma adesione attiva alla volontà divina, che si manifesta nella giustizia e nell’amore. Ed è proprio la risurrezione a illuminare retrospettivamente questo cammino: ciò che appare fallimento agli occhi umani si rivela, nella luce pasquale, come vittoria. «Beati i perseguitati per la giustizia» (Mt 5,10): nella Pasqua, questa parola si compie, e la Passione si dischiude come rivelazione del volto di Dio.

Da qui deriva anche la necessità di purificare ogni interpretazione riduttiva della Passione. Essa non può essere ridotta né a un dolorismo che assolutizza la sofferenza, né a una visione che dimentica la vittoria del Risorto, né a una lettura meramente politico-sociale della liberazione. Il dato evangelico si rivela più radicale: Gesù non soccombe a una violenza straordinaria, ma a quella trama ordinaria di chiusura e paura che segna la condizione umana.

Ne consegue una verità difficile da accogliere: nessuno può dirsi estraneo a questa dinamica. La categoria di “liberazione”, così centrale anche nella sensibilità contemporanea, deve essere ricondotta alla sua verità evangelica: non immediata soddisfazione dei desideri, ma cammino che attraversa la giustizia e l’amore, e dunque anche il conflitto, la rinuncia, la fedeltà. Il Regno di Dio non è proiezione utopica, ma dono che si radica nella concretezza della storia e la trasfigura dall’interno.

In definitiva, la Passione di Cristo si rivela come il frutto di una lotta per la giustizia inscritta nella trama ordinaria dell’esistenza umana. Essa non è separabile né dalla vita di Gesù né dalla sua risurrezione. Egli è stato condannato non soltanto per grandi colpe, ma per quella miscela di rigidità, paura e chiusura che attraversa ogni epoca. La sua innocenza, tuttavia, non coincide con le categorie morali comuni: essa è la libertà radicale dell’amore.

Ma Dio, che «non giudica secondo le apparenze» (cfr. Gv 7,24), lo ha risuscitato, costituendolo Signore e Cristo. In tal modo, la Passione si manifesta non come sconfitta, ma come evento escatologico, nel quale il male è definitivamente smascherato e l’amore rivelato nella sua verità ultima.

Così, nella Domenica delle Palme, la Chiesa non si limita a contemplare un dramma passato, ma si lascia raggiungere dalla presenza del Vivente. Chi è questo Gesù che entra nella storia e ne sconvolge le logiche? E soprattutto: quale spazio trova oggi, nella nostra esistenza concreta, la sua parola libera e liberante?

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Quaresima in diocesi

La ‘Passio Christi’ a Crispiano

27 Mar 2026

La parrocchia di San Francesco d’Assisi, a Crispiano, informa che la 24ª edizione della ‘Passio Christi’ intitolata ‘Nel segno di Francesco’ sabato 28 marzo si svolgerà al teatro comunale e non più nell’area grotte del Vallone. Questo, per le avverse previsioni meteorologiche. Due saranno le rappresentazioni: alle ore 19.30 e alle ore 21.

L’ingresso è gratuito ma solo con ticket da ritirare nei seguenti locali: Hiding (per la prima rappresentazione) e Symposium (per la seconda).

Questo l’invito da parte dei giovani interpreti della San Francesco d’Assisi: “Ci saranno temperature rigide in questo weekend, ma ci penserà il messaggio d’amore della Passione di Cristo a scaldarci”.

 

Sport

Basket femminile, la De Florio Nuovi Orizzonti vede il trionfo

foto Valentina Funetta
27 Mar 2026

di Paolo Arrivo

Ha voluto assaporare la sconfitta. Perché troppo avvezza al successo, era diventata una pura formalità l’appuntamento con la vittoria: nel campionato di serie C femminile Puglia, la De Florio Nuovi Orizzonti Taranto ha perso il secondo confronto con il Cus Bari nella finale playoff. E il responso arriverà dalla Gara 3. Che si giocherà martedì prossimo trentuno marzo (start alle ore 19), tra le mura amiche del Centro sportivo Tutto Sport di Carosino, struttura che ha ospitato in questa stagione le partite casalinghe. L’ingresso sarà libero, e l’invito è esteso a tutta la tifoseria tarantina, ha fatto sapere la società nei giorni scorsi. Perché l’emozione di una finale è sempre unica.

Il cammino straordinario della De Florio Nuovi Orizzonti

Un gruppo, quello capitanato dall’ex Dinamo Francesca Gismondi, che è stato capace di inanellare 18 vittorie consecutive in 19 incontri. La vittoria mai messa in discussione. Mai una battuta d’arresto, mai un inciampo, mai una delusione, prima di sabato scorso. La De Florio Nuovi Orizzonti ha dominato il girone chiudendo la regular season al primo posto. Ci è riuscita dando una dimostrazione di maturità, di compattezza e di forza, agli ordini dell’allenatore Gianpaolo Amatori, condottiero della Dinamo Taranto nel campionato di serie B femminile della scorsa stagione. Poi la fase a orologio, l’appendice playoff. I successi in semifinale sulla Gymnasium San Pancrazio.

A un passo dal trionfo

Il cammino pregresso, la netta affermazione della De Florio Nuovi Orizzonti in Gara1 sullo stesso Cus Bari (66-33), nonché gli episodi che hanno condizionato la seconda sfida, lasciano presagire un’altra vittoria. La più preziosa. Il traguardo è la serie B. Proprio quello prefissato dalla società a inizio percorso. L’auspicio è che il match di martedì prossimo possa essere una conferma di quanto realizzato sinora. I risultati ottenuti sul campo di gioco sposano la mission della De Florio Nuovi Orizzonti: contribuire alla crescita della pallacanestro femminile in riva allo Jonio. Questa nuova realtà, al debutto in serie C, non può che giovare allo sviluppo del territorio, in una città che punta alla diversificazione anche nel mondo dello sport.

Le protagoniste

Dalla tarantina Annapia Molino, vera e propria trascinatrice, a Francesca Lacitignola, dalla playmaker argentina Fer Gietz a Silvia Gobbi (tra le new entry) alla stessa Gismondi: il roster della compagine ionica ha garantito qualità in ogni reparto, a partire dalla difesa, punto di forza, coniugando giovinezza ed esperienza. Sin dalla prima giornata, il gruppo ha affrontato con il giusto entusiasmo questo torneo. E diventando squadra non ha tradito le attese. Mantenendo la lucidità e la serenità che le hanno permesso di vincere, le giocatrici sono ora chiamate a un ultimo sforzo: a una nuova avvincente partita, battaglia sportiva, per portare a compimento il loro percorso. Perché si possa alzare l’asticella verso traguardi sempre più ambiziosi.

Quaresima in diocesi

Sabato 28, la Via Crucis vivente a Martina Franca

Giunta alla sua quinta edizione, è organizzata dalla compagnia teatrale Le Quinte in collaborazione con la parrocchia Regina Mundi

27 Mar 2026

Torna a Martina Franca la Via Crucis vivente, un appuntamento ormai consolidato per la città che  giunge alla sua quinta edizione. L’iniziativa è organizzata dalla compagnia teatrale Le Quinte in collaborazione con la parrocchia Regina Mundi, per la regia di Pasquale Nessa, e si conferma come un momento di forte valore spirituale e artistico.

L’appuntamento è sabato 28 marzo alle ore 20.30. La rappresentazione prenderà avvio dall’Ultima Cena, allestita sul sagrato della chiesa Regina Mundi, per poi svilupparsi in un percorso itinerante e immersivo nei luoghi circostanti le tre chiese parrocchiali. Il momento conclusivo, la Crocifissione, si terrà nel parcheggio di via Pietro del Tocco.

Nel cast gli attori della compagnia Le Quinte e oltre cento persone tra figuranti e staff tecnico.

Giunta al quinto anno, la Via Crucis Vivente oggi amplia ulteriormente il proprio respiro coinvolgendo, oltre alla comunità parrocchiale, anche altre realtà cittadine, in un’ottica di collaborazione e rete sempre più ampia. Un percorso che negli anni ha rafforzato il legame tra teatro e spiritualità, trasformando la rappresentazione in un’esperienza partecipata.

L’evento gode del patrocinio e del sostegno del Comune di Martina Franca. «Anche quest’anno si ripropone  l’appuntamento che dà vita ad una emozionante e straordinaria sacra rappresentazione – dichiara Carlo Dilonardo, assessore comunale alle Attività culturali e spettacolo  – Un evento a cui l’Amministrazione tiene moltissimo, capace di coinvolgere un ingente numero di partecipanti coordinati dal regista Pasquale Nessa che con grande entusiasmo e professionalità realizza l’iniziativa. La città è coinvolta attivamente in questo straordinario evento immersivo e itinerante che, siamo certi, emozionerà ancora una volta la comunità».

«È una Via Crucis immersiva che mantiene fedeltà al copione naturale dato dalle Sacre Scritture ma  nella quale, quest’anno, abbiamo integrato con un riferimento contemporaneo  – spiega il regista Pasquale Nessa – Non vogliamo proporre solo una rappresentazione teatrale, ma far vivere una storia reale, quella della Passione di Gesù. Il nostro obiettivo è creare un contatto diretto con il pubblico: far incontrare gli sguardi, percepire i respiri, sentire da vicino la forza espressiva di ciò che accadde, con i dubbi e le fragilità di chi visse quei momenti e offrire, secondo la nostra arte, uno spunto di riflessione su quanto accade ancora oggi»

Ne sottolinea la dimensione comunitaria anche don Martino Mastrovito, parroco di Regina Mundi: «Oltre a rileggere e rivivere le pagine dei Vangeli, la Via Crucis è diventata negli anni un grande lavoro corale. Nei locali parrocchiali prendono vita la sartoria, la falegnameria, altri settori operatori nei quali i volontari si occupano dell’allestimento delle scene, della logistica e della sicurezza. Tantissimi parrocchiani partecipano come figuranti. C’è un importante lavoro organizzativo e comunicativo che coinvolge molte persone. È un’esperienza che crea legami, avvicina le persone, si sperimenta il valore della collaborazione nella relazione».

 

Quaresima in diocesi

La Passione di Cristo raccontata dai ragazzi del Santissimo Crocifisso

27 Mar 2026

Sabato 28 marzo alle ore 20 la parrocchia-santuario del Santissimo Crocifisso aprirà le sue porte alla comunità per un evento speciale: ‘La Passione di Cristo’, un racconto inedito della Passione attraverso lo sguardo e le emozioni degli apostoli e di Maria.
L’iniziativa nasce dal desiderio dei giovani, dei giovanissimi e degli scout della parrocchia di offrire alla comunità un momento intenso di riflessione e di spiritualità in preparazione alla Pasqua. Non si tratterà di una semplice rappresentazione teatrale, ma di un’esperienza immersiva, capace di coinvolgere lo spettatore nel cuore del mistero della Passione.
Il racconto si svilupperà come un viaggio emotivo e spirituale, nel quale la vicenda di Gesù verrà narrata attraverso gli occhi di chi gli è stato accanto: gli apostoli, testimoni smarriti e fragili, e Maria, madre che custodisce nel silenzio il dolore più grande.
Musica, arte, teatro e danza si intrecceranno per dare forma a una narrazione nuova, capace di parlare al cuore e di aiutare a contemplare il mistero della croce da una prospettiva profondamente umana.
Protagonisti saranno proprio i ragazzi della comunità parrocchiale che, con passione e dedizione, hanno preparato questo evento mettendo in gioco talenti, sensibilità artistiche e fede. Il loro lavoro vuole essere prima di tutto un dono alla comunità, un modo per condividere attraverso il linguaggio dell’arte la profondità del racconto evangelico.
La Passione verrà così riletta non soltanto come un evento storico, ma come un’esperienza vissuta interiormente da chi ha camminato accanto a Gesù: la paura, lo smarrimento, la fedeltà, il dolore e la speranza si intrecciano in un racconto capace di parlare anche all’uomo di oggi.
La comunità parrocchiale invita tutti a partecipare a questo momento di arte, preghiera e riflessione, per lasciarsi accompagnare in un percorso che conduce al cuore del mistero pasquale e per vivere insieme un’esperienza che promette di essere intensa e coinvolgente, nella quale la Passione di Cristo verrà raccontata con la voce, lo sguardo e il cuore dei più giovani.

 

Diocesi

Quarantore alla Santa Lucia

27 Mar 2026

di Angelo Diofano

Si concludono venerdì 27 marzo alla parrocchia di Santa Lucia (in via Millo, a Taranto) le solenni Quaantore, con adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 16.30 alle ore 18.
Sante messe saranno celebrate
alle ore 8 e alle ore 18, con la predicazione che sarà affidata ai nuovi diaconi. Durante il tempo dell’adorazione eucaristica, i presbiteri della parrocchia saranno a disposizione per le confessioni.