Ricorrenze

Alla San Pasquale, domani giovedì 27 frate Angelo De Padova festeggia i 25 anni di sacerdozio

ph Marcello Caforio
26 Nov 2025

di Angelo Diofano

Giovedì 27 nella chiesa di San Pasquale, a Taranto, frate Angelo De Padova alle ore 18.30 celebra la santa messa per i 25 anni di sacerdozio vissuti tra servizio, missione e misericordia. Per l’anniversario egli ha scelto come immagine il Buon Samaritano, identificandosi con l’asino che porta il ferito alla locanda: “Sono quell’asinello che il Signore usa per portare salvezza e cura”, afferma con semplicità. Si tratta di una sintesi perfetta di un cammino vissuto con umiltà, dedizione e cuore aperto a ogni persona incontrata sul suo sentiero.

Frate Angelo nasce a Grottaglie nel 1973, ma cresce nella comunità arbëreshe di San Marzano di San Giuseppe. In questa vivace realtà parrocchiale, sotto la guida del parroco don Franco Venneri, vive con intensità l’esperienza di ministrante e dell’Azione cattolica ragazzi. Nel settembre 1987 entra nel seminario diocesano di Martina Franca, proseguendo nel 1989 presso il seminario interdiocesano di Taranto. Dopo la maturità classica, sente la chiamata a una vita religiosa più radicale e chiede all’arcivescovo mons. Benigno Papa di poter entrare nell’ordine dei frati minori. Nel 1992 inizia il postulandato nel santuario Madonna delle Grazie a Soleto; nel 1993 il noviziato nel santuario di San Damiano ad Assisi; dal 1994 al 1998 vive nello studentato del convento San Francesco di Castellaneta, e nel 1998-1999 si trova al convento Cristo Re di Martina Franca. Il 2 ottobre 1998 emette la professione perpetua nel convento Sant’Antonio a Manduria.

Dopo un periodo a Soleto, il 2 febbraio 2000 riceve l’ordinazione diaconale a Lizzano, nel convento San Pasquale, per le mani di mons. Papa. Il 30 novembre 2000 è ordinato sacerdote nella sua parrocchia d’origine da mons. Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari.

Il suo ministero si sviluppa in contesti diversi, sempre segnati da una forte attenzione alle opere di misericordia corporali e spirituali:d 2002 al 2011 è cappellano all’Ospedale ‘Santa Caterina Novella’ di Galatina; dal 2011 al 2013 opera con immigrati e senzatetto nel convento del Sacro Cuore a Ostuni; nel 2013-2014 è guardiano (superiore) nel convento San Pasquale a Taranto; nel dicembre 2014 parte per l’Albania del Nord, in missione; dal 2022 al 2025 è cappellano nella casa circondariale di Lecce e dal settembre 2025 è amministratore parrocchiale alla Santa Maria delle Grazie a Squinzano, dove domenica 30 novembre riceverà l’immissione canonica da parte dell’arcivescovo di Lecce, mons. Angelo Raffaele Panzetta.

 

Diocesi

Spirito Santo, missione con il quadro della Madonna di Pompei

25 Nov 2025

di Francesco Tenna

Da giovedì 27 a domenica 30 di novembre la parrocchia Spirito Santo di Taranto vivrà la ‘Missione mariana del Rosario di Pompei’. Fondata il 7 ottobre del 1967 nel rione Toscano, oggi più conosciuta come la zona di Taranto2, la parrocchia ha maturato in tutti questi lunghi anni un legame forte con Pompei tanto da vivere annualmente, ogni terzo sabato di ottobre, un pellegrinaggio parrocchiale per affidare alla custodia di Maria l’anno pastorale parrocchiale.

L’iniziativa della Missione nasce però da un’altra intenzione: chi ne conosce la storia, sa bene che il santuario di Pompei è un invito ad avere speranza contro ogni speranza come ricorda l’apostolo Paolo. Di fronte all’abbandono e al degrado umano in cui vivevano gli abitanti di Valle di Pompei, San Bartolo Longo non si rassegna, anzi! Decide di ripartire da Cristo e dal rosario per ricostruirne il tessuto umano e sociale. Pompei, allora, non è mero devozionismo ma è preghiera che si fa impegno e carità. Anche noi, che ci troviamo in quartiere di periferia, spesso dimenticato, non vogliamo farci cadere le braccia ma imparare a fare la nostra parte, a non cadere nell’indifferenza, a tenere coeso l’intreccio delle relazioni.

Il quadro pellegrino della Madonna di Pompei giungerà giovedì 27 alle ore 16 al parcheggio della Clinica Bernardini. Dopo la liturgia d’accoglienza ci si recherà processionalmente verso la chiesa dove sarà celebrata la santa messa presieduta da mons. Tommaso Caputo, arcivescovo prelato di Pompei;, al termine della celebrazione sarà benedetta e distribuita ai presenti la ‘medaglia miracolosa’.

 Ogni giorno la chiesa aprirà alle ore 7.30, alle 7.45 ci sarà il ‘Buongiorno a Maria’; nell’arco della giornata seguirà la recita del santo rosario e la supplica alla Madonna di Pompei.

Venrdì28 novembre sarà la giornata dedicata alla vocazione laicale mettendo al centro delle riflessioni la figura di San Bartolo Longo. La santa messa alle ore 18 sarà presieduta da mons. Giuseppe Favale, vescovo di Conversano-Monopoli e delegato regionale per il laicato. Seguirà la recita del rosario delle famiglie e il rinnovo delle promesse matrimoniali a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta, cui sarà consegnato un attestato. Sabato 29 alle ore 16 sarà il momento della vita e della speranza: saranno benedette in modo particolare le mamme e i bambini. Alle ore 18  presiederà la santa messa l’arcivescovo mons. Ciro Miniero cui seguirà il rosario dei giovani.

Domenica 30, infine, dopo la santa messa delle ore 10 sarà recitato il rosario dei piccoli; al termine, la processione di saluto.

Ecologia integrale

Cop30: “Necessario cambiare paradigma per la giustizia climatica”

ph Ansa-Sir
25 Nov 2025

di Bruno Desidera

Una Cop30, da un lato interlocutoria e senza un’agenda ‘ambiziosa’, rispetto alle iniziative per fronteggiare i cambiamenti climatici, figlia dell’attuale contesto geopolitico; dall’altro inedita e promettente, nel coinvolgimento delle popolazioni dell’Amazzonia e della società civile.
La Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, che si è conclusa venerdì 21 novembre, a Belém, va analizzata secondo queste due chiavi di lettura. Accanto a esse, non si può non menzionare il protagonismo delle Chiese, e in particolare della Chiesa cattolica, ai vari livelli: frutto maturo, da un lato, del magistero di papa Francesco, a partire dalla Laudato si’, puntualmente rilanciato, in questi mesi, e anche in occasione della Cop30, da papa Leone XIV; e, dall’altro lato, di un lavoro ecclesiale decennale, capillare, a fianco dei popoli, condotto dalle Chiese dell’Amazzonia.

 Qualche risultato c’è stato

A sottolineare i risultati interlocutori, ma non trascurabili, così come l’enorme “spinta” dal basso che è stata ben visibile, a Belém, è Caetano Scannavino, coordinatore di Projeto Saùde & Alegria (Progetto salute e felicità), organizzazione che in Amazzonia coinvolge le popolazioni indigene per promuovere la salute, la formazione, l’agricoltura sostenibile e la purificazione delle acque. “La valutazione che faccio di questa Cop30 – spiega l’attivista, tra i promotori del Vertice dei popoli – si basa sulle mie aspettative, sulla base della difficile congiuntura mondiale. Inevitabile, quando hai un Donald Trump, un governo americano, che smantella tutti i programmi di lotta al cambiamento climatico una situazione di guerra generalizzata, l’aumento di risorse per le attività militari, un nazionalismo crescente. Alla luce di tutto questo, devo dire che, in termini di accordi, Belém ha persino raggiunto più risultati di quanto mi aspettassi. Per esempio, rispetto agli Ndc, i Contributi determinati a livello nazionale (i piani d’azione che ogni Paese presenta nell’ambito dell’Accordo di Parigi per ridurre le emissioni di gas serra, ndr), erano al di sopra dei 4 gradi, ora sono al di sopra dei 2 gradi”.  Poi, certamente, sarebbe stata necessaria “una tabella di marcia per la fine dei combustibili fossili, e questa non era nemmeno nell’agenda iniziale. Ma penso che lo stesso discorso del presidente brasiliano Lula al vertice dei leader abbia sorpreso tutti, e a esso dobbiamo guardare”.

 Società civile protagonista

Alte, erano invece, le aspettative sulla “Cop della società civile, dopo tre edizioni con molte restrizioni, a Baku, Cairo e Dubai: “Devo dire che c’è stata un’ampia mobilitazione, una marcia con più di 70.000 persone, e un momento culminante, il Vertice dei popoli, che abbiamo avuto l’onore di aiutare a organizzare”. Qui, è emersa “una proposta strutturale per un altro modo di vivere, un modo del ‘buon vivere’, contrario a quello che ci sta portando a questo collasso climatico. Inoltre, è stata la Cop con la maggiore partecipazione di indigeni di tutti i tempi. Insomma, direi che, alla fine, “non è stata la Cop della verità, ma la Cop nella quale l’agenda della verità è emersa dal basso”. Un tema, portato avanti con forza anche dagli episcopati del Sud globale, è quello della “giustizia climatica”.  Spiega Scannavino: “Si tratta di pensare alle riparazioni, specialmente per le popolazioni africane. Chi meno ha contribuito a far sì che questa situazione arrivasse a questo punto, è proprio chi sta soffrendo di più. Questo vale, anche, qui in Brasile, per i popoli indigeni, afro, rivieraschi. Lottano per mantenere la foresta in piedi, in cambio, invece di salute, servizi igienici, energia rinnovabile, ciò che ricevono è mercurio nell’acqua, malattie dall’esterno, invasioni di terre. Questo messaggio, qui a Belém, si è sentito molto forte, e da questo punto di vista, la Cop 30 di Belém ha mantenuto la sua promessa”. 

La voce delle Chiese del Sud globale

Un contributo fondamentale a questa “Cop30 dal basso” è arrivato dalla Chiesa. A conclusione dell’incontro, 80 organizzazioni, 5 cardinali e 23 vescovi hanno firmato una dichiarazione, nella quale, tra l’altro, si legge: “Lo svolgimento della Cop30 in Brasile, un Paese in cui la Chiesa, le popolazioni indigene e i movimenti sociali camminano da tempo insieme in difesa della vita, ha rafforzato ulteriormente la speranza sentita da tutta la comunità cattolica”.  Particolarmente significativo, il cammino delle “Chiese del Sud globale”, portato avanti insieme dagli organismi episcopali di America latina e Caraibi, Asia e Africa. A farsene portavoce, a conclusione della Cop 30, è stato il cardinale Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre e presidente sia della Conferenza episcopale dei vescovi del Brasile (Cnbb) che del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam): “Il Documento del Sud globale – ha affermato – rappresenta una pietra miliare in questo cammino ecclesiale”. Dalle Chiese, è arrivato forte e chiaro il messaggio che, oltre alle misure immediate, è indispensabile una vera e propria ‘conversione’, un cambiamento di paradigma che superi il modello economico dominante.

Eventi in diocesi

Truffe agli anziani, incontro in arcivescovado

25 Nov 2025

Giovedì 27 novembre alle ore 16.30 nel salone dell’arcivescovado il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, col. Antonio Marinucci, incontrerà gli anziani delle comunità parrocchiali per spiegare loro come difendersi dalle truffe, ormai molto frequenti

L’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha gradito tale disponibilità, esortando a essere sensibili nei confronti delle persone sole e indifese per proteggerle da chi ne approfitta. All’incontro, cui vi si potrà accedere liberamente, vi dovrebbe partecipare anche il procuratore della Repubblica, dott.ssa Eugenia Pontassuglia.

 

Diocesi

Giornata diocesana della gioventù 2025: Testimoni di speranza e costruttori di pace

ph G. Leva
25 Nov 2025

di Francesco Mànisi

Domenica 23 novembre, nella cornice accogliente della parrocchia Santa Teresa di Taranto, si è svolta la Giornata diocesana della gioventù, che ha radunato adolescenti e giovani provenienti da parrocchie, gruppi, movimenti e associazioni della realtà ecclesiale tarantina.

La giornata, organizzata dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile, è stata pensata come un intreccio di gioco, preghiera, testimonianze e fraternità, sulla scia del tema proposto da papa Francesco: ‘Anche voi date testimonianza, perché siete con me’. Se nei mesi scorsi i giovani tarantini si erano messi in cammino come ‘Pellegrini di speranza’, durante il Giubileo sono stati chiamati a diventare ‘Testimoni di speranza’, cioè annunciatori, con la propria vita, di quell’amicizia con Gesù che illumina il presente e apre orizzonti nuovi.

L’équipe di pastorale giovanile ha scelto di declinare il tema nella prospettiva della pace, consapevole che il mondo vive giorni segnati da conflitti, divisioni e violenze fino a toccare le storie personali di tanti giovani. A loro, oggi più che mai, è chiesto di essere costruttori di una pace ‘disarmata e disarmante’, come ricordato da papa Leone nel giorno della sua elezione: una pace che nasce dal Vangelo e cresce attraverso gesti quotidiani di fraternità.

La giornata si è aperta con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Nell’omelia, egli ha invitato i giovani a riscoprire la forza rinnovatrice dell’amicizia con Cristo: “In questa solennità vogliamo guardare a Gesù come Re di pace, Re che non domina ma serve, che non impone ma apre vie, che non spegne il mondo ma lo illumina. E vogliamo farlo insieme, come comunità giovane, che desidera imparare a costruire pace nelle relazioni, nelle scelte, nei luoghi quotidiani in cui viviamo”.

ph G. Leva

Subito dopo i giovani hanno incontrato Cristina Castronovi, tarantina, giovane operatrice umanitaria del corpo non violento ‘Operazione Colomba’ (Associazione Giovanni XXIII), impegnata da mesi in una missione di pace in Ucraina. Cristina ha raccontato con semplicità e intensità la propria esperienza nelle città martoriate di Mykolaiv e Kherson, dove la vita quotidiana è scandita dall’incertezza e dalle sirene. Uno dei momenti più toccanti è stato il racconto di un episodio vissuto a Kherson: “Durante una delle nostre uscite un drone ci ha inseguiti. Eravamo in cinque. Ci siamo nascosti, il cuore batteva fortissimo. In quei momenti comprendi che la paura è una compagna silenziosa, ma che la fiducia reciproca diventa l’unico appiglio. Qualche giorno dopo, seduti a tavola, mangiavamo carbonara e salame di cioccolato. Fuori cadevano le bombe, ma noi ci guardavamo negli occhi e ci sentivamo vivi. Forse la pace comincia così: da una tavola condivisa, da un sorriso che non si lascia piegare”.
Cristina ha parlato di una nonviolenza incarnata, fatta di gesti semplici: ascoltare, accompagnare, restare. “Non abbiamo formule. La pace nasce dalle relazioni”, ha ribadito.

A seguire, è intervenuta anche Gabriella Esposito, mamma di Cristina, impegnata nel volontariato a Taranto, che ha sottolineato come la pace debba cominciare dalle piccole scelte quotidiane: uno stile di vita, un modo di abitare il mondo.

ph G. Leva


Nel cuore della mattinata i giovani hanno partecipato a un percorso laboratoriale a tappe, guidati dagli animatori della pastorale giovanile. Ogni tappa rappresentava un verbo-chiave della costruzione della pace: riaccendere, riscrivere, ricucire, ricostruire, seminare. Piccoli gruppi, dialoghi sinceri e attività creative hanno permesso ai ragazzi di riflettere non solo sulla pace ‘grande’, quella che manca fra i popoli, ma sulla pace ‘vicina’: quella nelle amicizie, nelle famiglie, nei gruppi, nei social.

Nel primo pomeriggio la festa è proseguita con un momento di animazione nel cortile della parrocchia e con giochi sportivi animati dall’Anspi – sezione locale di Taranto, che hanno reso l’atmosfera ancora più gioiosa. A conclusione della giornata, una dolce pettolata ha riunito tutti in un momento conviviale semplice e gustoso.

Più che un evento, la Giornata diocesana della gioventù si è rivelata una vera esperienza di comunione, un’occasione per creare legami fra i ragazzi delle diverse parrocchie e per riscoprire la bellezza dell’essere parte di una Chiesa giovane, viva, capace di mettersi in ascolto del mondo e dei suoi bisogni. Una giornata che rimarrà nel cuore di molti come invito a diventare davvero testimoni di speranza e operatori di pace, là dove ciascuno vive ogni giorno.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

Eventi in diocesi

Disconnessi e felici: incontro alla Sacro Cuore di Taranto

25 Nov 2025

Dipendenza dai social e dai cellulari: tanti ragazzi e non solo vivono in un mondo ultra-connesso: ma quanto questa connessione li rende davvero liberi? E quanto invece li imprigiona?
Se ne parlerà martedì 25 alle ore 18 nel teatro della parrocchia Sacro Cuore, in via Dante. Interverrà il prof. Ivan Alfeo, docente dell’istituto Righi di Taranto.
Un incontro prezioso aperto a tutti, dedicato in particolare a genitori ed educatori, per comprendere meglio le sfide legate all’uso dei social e degli smartphone e trovare strumenti educativi efficaci.

 

Diocesi

Il ‘Buon Santa Cecilia’ dell’arcivescovo Ciro Miniero

ph G. Leva
25 Nov 2025

di Angelo Diofano

Nella mattina, sabato 22 novembre, alle ore 5.30, nella basilica cattedrale di San Cataldo, si è svolto il rito della ‘prima squilla’ della festa di Santa Cecilia. Davanti a una folla strabocchevole, con molti giovani e famiglie al completo, alla presenza del sindaco Piero Bitetti in fascia tricolore, il parroco mons. Emanuele Ferro ha detto, fra l’altro, che “Noi siamo qui questa mattina per ribadire qualcosa di molto bello e popolare, cioè che per festeggiare Santa Cecilia a Taranto c’è bisogno di ripensare alle radici più profonde della nostra cultura religiosa e popolare. Come tutti gli anni siamo venuti qui per chiedere da bravi tarantini un credito di speranza al Signore in questo momento che non è mai più difficile o meno difficile del solito, sicuri di essere ascoltati”. Dopo la benedizione del complessi bandistici cittadini e l’esecuzione delle pastorali natalizie, si è snodata la breve processione verso la chiesa di San Giuseppe, dove sono state offerte bollenti pettole, le prime della giornata. Quindi le bande hanno ripreso a suonare per le vie della città annunciando l’arrivo delle festività natalizie.
Successivamente, come accade da ormai sette anni, in mattinata inoltrata l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha voluto incontrare nel cortile dell’arcivescovado le bande musicali,al termine del giro.

“Santa Cecilia con le musiche che portate ovunque nella nostra città – ha detto – mette chiaramente nel cuore sentimenti di pace e di serenità, anche se siamo sempre in agitazione oltre che per i ritmi stressanti della vita di oggi, anche per i problemi sociali, le malattie e per tutto quello che ci turba nel profondo del cuore, come la mancanza di pace, le prepotenze che subiamo in continuazione ecc. E allora (ci chiediamo) perché basta l’ascolto di queste musiche per farci stare bene? Questo accade perché portiamo nel cuore una nostalgia di qualcosa d’indefinito che pur ci appartiene, che a volte cerchiamo nelle cose materiali ma non è lì che possiamo trovarlo. La musica infatti riesce a intercettare proprio quella nostalgia che da sempre l’umanità ha dentro di sé, di un avvenimento profondamente evangelico: quello del Signore che non sta lontano da noi ma che si è fatto carne, anzi, entra nella nostra carne. Allora, accade come quando siamo dinanzi a un bambino:: il nostro cuore non si intenerisce? Non sente sentimenti di amore? Immaginiamoci quindi dinanzi al Signore che si è fatto carne, facendo cose che per noi possono considerarsi inaudite, cioè assumere la nostra stessa vita. Ecco il motivo per cui il Natale ci riempie di gioia, perché nasce dalla certezza che Dio ha scelto questa vita. Questo è il motivo di tale nostalgia, che giorno per giorno il nostro cuore la ricerca. Offrendo il bene che facciamo, rendiamo possibile l’incontro con il Signore, ricevendone la forza di agire come Lui stesso ci ha chiesto per vivere la nostra vita con una tensione di pace. Quanto è difficile, certo che è difficile!  Voi musicisti però esprimete molto molto bene questo percorso verso il Signore attraverso l’armonia delle pastorali, in un linguaggio che può toccare tutti i cuori, com’è successo questa mattina presto in cattedrale. Quindi, buon inizio della preparazione al Natale e che ogni nota possa toccare le corde del cuore della nostra città aiutandoci a riflettere e a mettere in pratica quella tenerezza per l’umanità con quel bene per ogni persona che si trasforma in diritti, in doveri, in impegni, in attenzione verso tutti. Buona Santa Cecilia!”.

Quindi, incontrando la stampa, così ha ribadito: “Con la festa di Santa Cecilia iniziamo il tempo di preparazione al Santo Natale, in una tradizione che anticipa di qualche giorno l’Avvento, cioè il tempo che liturgicamente la comunità cristiana vive nella dimensione di attesa di Gesù, la cui nascita celebriamo nel giorno del Santo Natale. Ed è un momento molto bello quello di Santa Cecilia perché ci permette attraverso le note delle tradizionali pastorali di preparare i nostri cuori alla gioia del Santo Natale. E le note più di ogni altra cosa possono realizzare questo desiderio grande che ognuno porta con sé: la pace, la pace nel cuore, nelle relazioni, sul posto di lavoro. Insomma, quella pace che solo Cristo ci può dare perché è venuto in mezzo a noi come principe della pace, non di altro ma solo per mettere pace tra gli uomini e con Dio stesso. E questo, lo ha fatto donandosi, facendosi piccolo. E dinanzi a un bambino ciascuno di noi non sente sentimenti di pace e tenerezza? Così ha fatto Dio con noi e ci chiede non di ritornare bambini, non cioè di fare passi all’indietro, anzi! Ma ci invita ad avere il cuore dei bambini, che riescono a meravigliarsi dinanzi a gesti di bontà e di bene e di conseguenza a promuovere gesti di amore. Ecco così il Natale di Gesù, la cui nascita ha provocato tutto questo. E le note della banda musicale che dalle prime ore di questa mattina stanno portando per la città esprimono il desiderio di tutti quanti noi, cioè quello di ricordare che la pace è l’unica realtà che ci rende veramente umani, così come il Signore che è venuto in mezzo a noi per renderci pienamente umani e allo stesso tempo farci diventare come Lui”.

Infine mons. Ciro Miniero ha ribadito ancora una volta la soddisfazione di esercitare il ministero episcopale a Taranto, “città molto dinamica dove certo le difficoltà non mancano. Ma dov’è che si può vivere senza difficoltà? Qui però sto notando un grande calore dal punto di vista umano e una grande attenzione verso tutti. E questo è veramente frutto di tanto lavoro e di tanto impegno da parte dei tarantini”.

In serata, infine, davanti a una foltissima assemblea, in cattedrale l’arcivescovo ha celebrato la santa messa in onore della Santa, patrona dei musicisti.

Le foto del servizio sono state scattate da G. Leva

Diocesi

Migrantes: la tradizione delle pettole all’insegna dell’integrazione

25 Nov 2025

di Anna Giordano

Alla parrocchia intitolata alla Madonna delle Grazie, a Taranto, la Migrantes diocesana, nel giorno di Santa Cecilia, ha inaugurato il periodo natalizio con la distribuzione delle pettole svoltasi sul sagrato della chiesa, trasformando così un gesto tradizionale in un forte segno di integrazione.

Infatti, accanto ai volontari italiani, hanno partecipato alla preparazione delle specialità gastronomiche tradizionali anche una giovane marocchina e una giovane siriana, testimonianza di una collaborazione che supera differenze culturali e religiose. Alla serata erano presenti, oltre ai parrocchiani, anche pakistani, nigeriani, congolesi e georgiani, in rappresentanza delle rispettive comunità

L’iniziativa ha evidenziato il valore della condivisione e dell’accoglienza, offrendo un’immagine concreta di una comunità capace di dialogare e costruire legami attraverso piccoli gesti.

Sport

Volley A2, La Cascina domina Cantù e si rimette in carreggiata

ph G. Leva
24 Nov 2025

di Paolo Arrivo

Non poteva essere uno scontro salvezza. Perché dopo appena cinque giornate la classifica è bugiarda: la Cascina ha incontrato la Campi Reale Cantù dopo aver mostrato piccoli segnali di crescita, al netto della sconfitta inflitta dalla capolista Brescia. Attraverso il cambio dell’allenatore (via Gianluca Graziosi per Pino Lorizio) la società ha cercato di dare una scossa al roster ionico. Così, con l’obiettivo di risalire la china, la Prisma ha ospitato al Palafiom il fanalino di coda della serie A2 maschile. E la vittoria è arrivata. Nel migliore dei modi: un rotondo 3-0 (25-15, 25-19, 25-19) che ridona al gruppo serenità e convinzione nei propri mezzi. Sugli scudi Ibrahim Lawani, eletto MVP dell’incontro, da segnalare le ottime prove di Nicola Cianciotta e di Oleg Antonov – l’italo russo è sempre determinante.

Il match Taranto-Cantù

Ionici avanti nella prima metà del set (12-7) con il timeout chiamato da Alessio Zingoni che non produce l’effetto sperato: Taranto macina punti sotto i colpi di Antonov e Lawani, e chiude senza problemi sul 25-15 il parziale grazie a un ace di Ryu Yamamoto. Nel secondo set c’è la reazione di Cantù sin dalle battute iniziali (5-7), e stavolta è coach Lorizio a chiedere la sospensione. Sul 9-12 è Antonov  a dare la sveglia pareggiando 12-12. Un paio di errori consentono agli ospiti di riportarsi avanti 12-14, poi il nuovo break ionico vale l’aggancio e il sorpasso (15-14). L’allungo nel finale con l’ace fortunato di Antonov che viene aiutato dal nastro. È buono stavolta l’approccio dei padroni di casa nel terzo parziale (5-2). La Prisma è avanti anche a metà set e sul 12-8 coach Zingoni chiama timeout. Taranto cresce a muro e in difesa, il pubblico si scalda. Cantù non si dà per vinto. Lawani si becca due muri che consentono alla formazione lombarda di rifarsi sotto 17-15. Gli ionici però sono intenzionati a conquistare l’intera posta in palio, e riprendono a giocare il loro volley concreto e brillante. A chiudere i giochi è sempre capitan Antonov.

Il campionato

La Prisma può continuare a sfruttare il fattore campo: domenica prossima trenta novembre ospiterà al Palafiom la Emma Villas Codyeco Lupi Siena. Poi ci sarà il turno infrasettimanale (mercoledì 3 dicembre, in casa del Lagonegro) e altre cinque giornate per concludere il girone d’andata all’inizio del nuovo anno. Il cammino è ancora lungo, pertanto, e margini di miglioramento questo gruppo ne ha tanti, per essere protagonista nella serie A2 Credem Banca. L’auspicio è che possa mantenere la continuità dimostrata nell’ultima gara. E la lucidità per spuntarla nei momenti chiave. “Da adesso dovrebbe partire il nostro campionato”, ha detto Pino Lorizio nel post gara invitando i suoi uomini a lasciare alle loro spalle ogni negatività. Perché l’aspetto mentale conta tantissimo in questo sport di squadra. Il prossimo step è alzare l’asticella, perché si possano affrontare al meglio le sfide più importanti, e dare soddisfazioni a una tifoseria che si era abituata a palcoscenici più grandi.

Angelus

La domenica del Papa – Rinnovare lo slancio della Chiesa verso la piena unità

ph Vatican media-Sir
24 Nov 2025

di Fabio Zavattaro

“Immensa tristezza”: così papa Leone XIV esprime il suo dolore, “forte”, per i rapimenti di sacerdoti, fedeli e studenti avvenuti in Nigeria e Camerun; “soprattutto per i tanti ragazzi e ragazze sequestrati e per le loro famiglie angosciate”.

È ancora sul sagrato della basilica di San Pietro, il Papa, ha appena concluso la celebrazione eucaristica nella giornata dedicata al Giubileo dei Cori e delle Corali e a loro ricorda le parole di sant’Agostino: “il canto è proprio di chi ama: colui che canta esprime l’amore, ma anche il dolore, la tenerezza e il desiderio che albergano nel suo cuore e, nello stesso tempo, ama colui a cui rivolge il suo canto”.

È sul sagrato di San Pietro, dunque, e rivolge il suo pensiero a quanto accaduto in terra africana: circa 300 bambini e ragazzi insieme a 12 insegnati rapiti, dopo che in precedenza erano state sequestrate 25 ragazze portate via con la forza dalla scuola che frequentavano in Nigeria. Decine di chiese date alle fiamme e sacerdoti e fedeli uccisi, circa 200, in Camerun dove la violenza dei miliziani e terroristi islamici ha provocato migliaia di morti e più di 2 milioni di sfollati. È un “accorato appello” quello del vescovo di Roma che chiede l’immediata liberazione di tutti gli ostaggi e esorta “le autorità competenti a prendere decisioni adeguate e tempestive per assicurarne il rilascio. Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e perché sempre e ovunque le chiese e le scuole restino luoghi di sicurezza e di speranza”.

Parole nella domenica in cui la liturgia ricorda la festa di Cristo Signore dell’universo “sovrano mite ed umile – afferma Leone XIV – colui che è principio e fine di tutte le cose. Il suo potere è l’amore, il suo trono è la Croce e, per mezzo della Croce, il suo Regno si irradia sul mondo”. Il Papa prega perché “ogni giovane scopra la bellezza e la gioia di seguire Lui, il Signore, e di dedicarsi al suo Regno di amore, di giustizia e di pace”.

È l’ultima domenica dell’anno liturgico, la prossima sarà la prima di Avvento, e le letture ci fanno riflettere sulla regalità di Cristo che si manifesta diversamente dalle nostre categorie e chiede a noi di capire che è lui il centro della storia, delle nostre piccole storie e di quella più grande che comprende l’intera umanità. Il paradosso è nel fatto che cogliamo questa sua sovranità nel volto sofferente e umiliato della morte sulla croce.

Nell’imminenza del suoi primo viaggio internazionale in Turchia e Libano – inizierà tra quattro giorni, il prossimo 27 novembre – il Papa annuncia la pubblicazione della sua lettera apostolica In unitate fidei che fa memoria dei 1.700 anni del Concilio di Nicea, il primo ecumenico. Nel testo il Papa chiede “a tutta la chiesa” di rinnovare il suo slancio verso la piena unità, pur nel rispetto delle legittime diversità; di “camminare insieme per raggiungere l’unità e la riconciliazione, lasciandosi alle spalle controversie teologiche hanno perso la loro ragion d’essere per acquisire un pensiero comune”.

Cosa avvenne a Nicea? Più di duecento vescovi, provenienti per la più parte da Oriente, si ritrovarono in questa località su invito dell’imperatore Costantino, per affrontare un tema teologico centrale per la fede cristiana: la natura di Gesù Cristo e il suo rapporto con il Padre. Il Credo di Nicea inizia proprio “professando la fede in Dio, l’Onnipotente, il Creatore del cielo e della terra”. Oggi però Dio e la questione di Dio, scrive Leone XIV nella Lettera apostolica, non ha più “quasi più significato nella vita. Il Concilio Vaticano II ha rimarcato che i cristiani sono almeno in parte responsabili di questa situazione, perché non testimoniano la vera fede e nascondono il vero volto di Dio con stili di vita e azioni lontane dal Vangelo”.

Il Papa scrive ancora che “si sono combattute guerre, si è ucciso, perseguitato e discriminato in nome di Dio. Invece di annunciare un Dio misericordioso, si è parlato di un Dio vendicatore che incute terrore e punisce. Il Credo di Nicea ci invita allora a un esame di coscienza. Che cosa significa Dio per me e come testimonio la fede in Lui?”

Per il vescovo di Roma non si tratta di tornare indietro a prima delle divisioni, né “un riconoscimento reciproco dell’attuale status quo della diversità delle Chiese e delle Comunità ecclesiali, ma piuttosto un ecumenismo rivolto al futuro, di riconciliazione sulla via del dialogo, di scambio dei nostri doni e patrimoni spirituali. Il ristabilimento dell’unità tra i cristiani non ci rende più poveri, anzi, ci arricchisce”.

Quello che ci unisce “è molto più di quello che ci divide”, afferma ancora Leone, e “in un mondo diviso e lacerato da molti conflitti, l’unica Comunità cristiana universale può essere segno di pace e strumento di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace”.

Eventi in diocesi

Sabato 22, concerto di musica sacra in Concattedrale

21 Nov 2025

Sabato 22 novembre, nella chiesa inferiore della Concattedrale, alle ore 19.30 ad ingresso libero, si terrà un concerto di musica sacra del coro Harmonici concentus, diretto dal m° Palmo Liuzzi. La serata tarantina, ospitata dal parroco mons. Ciro Marcello Alabrese, vedrà come protagonista questo coro di voci femminili fondato nel 1997, che ha finalmente ripreso le proprie attività dopo la forzata chiusura per la pandemia. il programma del concerto verterà sull’esecuzione di alcuni brani ‘a cappella’ e di altri con l’accompagnamento organistico affidato al m° Simone Perrini. Per l’occasione verrà dato spazio anche alla produzione corale contemporanea, con l’esecuzione di brani di Carlotta Ferrari, Fausto Fenice e dello stesso Palmo Liuzzi.

L’evento rientra in un progetto di rete che coinvolge tutta la coralità italiana, con il cartellone allestito in occasione del 7° festival nazionale ‘Voci per santa Cecilia’. Questo festival in onore della santa protettrice della musica è quindi un grande progetto artistico che da sette anni è allestito dalla Federazione nazionale delle associazioni regionali corali, in collaborazione con le associazioni corali regionali (tra le quali l’associazione regionale dei cori pugliesi) e con il ministero della cultura e la Regione Puglia. Nell’edizione di quest’anno sono in programma circa 60 eventi distribuiti in tutte le regioni dal 20 al 23 novembre.