Lettera apostolica

Leone XIV: “L’educazione cattolica ha il compito di ricostruire fiducia”

ph Vatican media-Sir
29 Ott 2025

“Disarmate le parole, alzate lo sguardo, custodite il cuore”, per “ricostruire fiducia in un mondo segnato da conflitti e paure”: si conclude con questo triplice appello la lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”, pubblicata a 60 anni dalla Gravissiumum educationis. Per le “costellazioni” che compongono la rete educativa cattolica, la stella polare, oltre alla dichiarazione conciliare e al Patto educativo globale promosso da papa Francesco, è San John Henry Newman, che sabato prossimo, 1° novembre, verrà proclamato co-patrono dell’educazione cattolica insieme a San Tommaso d’Aquino. “Un’educazione alla pace disarmata e disarmante insegna a deporre le armi della parola aggressiva e dello sguardo che giudica, per imparare il linguaggio della misericordia e della giustizia riconciliata”, assicura Leone XIV: “Disarmate le parole, perché l’educazione non avanza con la polemica, ma con la mitezza che ascolta”, scrive il Papa: “Alzate lo sguardo. Sappiate domandarvi dove state andando e perché. Custodite il cuore: la relazione viene prima dell’opinione, la persona prima del programma”. Nel testo, Leone non nasconde le “fatiche” dell’educazione: “l’iper-digitalizzazione può frantumare l’attenzione; la crisi delle relazioni può ferire la psiche; l’insicurezza sociale e le disuguaglianze possono spegnere il desiderio”. Eppure, proprio qui, “l’educazione cattolica può essere faro: non rifugio nostalgico, ma laboratorio di discernimento, innovazione pedagogica e testimonianza profetica”. “Siate servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza”, la richiesta ai pastori, ai consacrati, ai laici, ai responsabili delle istituzioni.

“Le tecnologie devono servire la persona, non sostituirla; devono arricchire il processo di apprendimento, non impoverire relazioni e comunità”, ribadisce il Papa, secondo il quale “un’università e una scuola cattolica senza visione rischiano l’efficientismo senza anima, la standardizzazione del sapere, che diventa poi impoverimento spirituale”. Per abitare questi spazi occorre creatività pastorale: “rafforzare la formazione dei docenti anche sul piano digitale; valorizzare la didattica attiva; promuovere service-learning e cittadinanza responsabile; evitare ogni tecnofobia”. “Il nostro atteggiamento nei confronti della tecnologia non può mai essere ostile”, precisa Leone XIV, ma “nessun algoritmo potrà sostituire ciò che rende umana l’educazione: poesia, ironia, amore, arte, immaginazione, la gioia della scoperta e perfino, l’educazione all’errore come occasione di crescita”. 

“Il punto decisivo non è la tecnologia, ma l’uso che ne facciamo”, spiega infatti il pontefice: “L’intelligenza artificiale e gli ambienti digitali vanno orientati alla tutela della dignità, della giustizia e del lavoro; vanno governati con criteri di etica pubblica e partecipazione; vanno accompagnati da una riflessione teologica e filosofica all’altezza”, perché “una persona non è un profilo di competenze, non si riduce a un algoritmo previsibile, ma un volto, una storia, una vocazione”. In questo contesto, le università cattoliche hanno “un compito decisivo: offrire diaconia della cultura, meno cattedre e più tavole dove sedersi insieme, senza gerarchie inutili, per toccare le ferite della storia e cercare, nello Spirito, sapienze che nascano dalla vita dei popoli”.

“I mutamenti rapidi e profondi espongono bambini, adolescenti e giovani a fragilità inedite”, sottolinea il Papa: sessant’anni dopo la Gravissimum educationis e a cinque dal Patto Educativo globale, “non basta conservare: occorre rilanciare”: “Chiedo a tutte le realtà educative di inaugurare una stagione che parli al cuore delle nuove generazioni, ricomponendo conoscenza e senso, competenza e responsabilità, fede e vita”. Per Prevost, sono ancora attuali i sette percorsi del Patto Educativo Globale consegnatoci da papa Francesco: “porre al centro la persona; ascoltare bambini e giovani; promuovere la dignità e la piena partecipazione delle donne; riconoscere la famiglia come prima educatrice; aprirsi all’accoglienza e all’inclusione; rinnovare l’economia e la politica al servizio dell’uomo; custodire la casa comune. Queste ‘stelle’ hanno ispirato scuole, università e comunità educanti nel mondo, generando processi concreti di umanizzazione”. A queste sette vie, Leone aggiunge tre priorità: “ La prima riguarda la vita interiore: i giovani chiedono profondità; servono spazi di silenzio, discernimento, dialogo con la coscienza e con Dio. La seconda riguarda il digitale umano: formiamo all’uso sapiente delle tecnologie e dell’Ai, mettendo la persona prima dell’algoritmo e armonizzando intelligenze tecnica, emotiva, sociale, spirituale ed ecologica. La terza riguarda la pace disarmata e disarmante: educhiamo a linguaggi non violenti, riconciliazione, ponti e non muri”.

“La famiglia resta il primo luogo educativo”, ribadisce inoltre il Papa: “le scuole cattoliche collaborano con i genitori, non li sostituiscono”. “L’educazione non è solo trasmissione di contenuti, ma apprendistato di virtù”: “Si formano cittadini capaci di servire e credenti capaci di testimoniare, uomini e donne più liberi, non più soli. E la formazione non si improvvisa”. Di qui la necessità di “un cammino di formazione comune, iniziale e permanente, capace di cogliere le sfide educative del momento presente e di fornire strumenti più efficaci per poterle affrontare”. No alla “subordinazione dell’istruzione al mercato del lavoro e alle logiche spesso ferree e disumane della finanza”. “Dimenticare la nostra comune umanità ha generato fratture e violenze; e quando la terra soffre, i poveri soffrono di più”, l’appello sulla responsabilità verso il creato: “L’educazione cattolica non può tacere: deve unire giustizia sociale e giustizia ambientale”. “Perdere i poveri equivale a perdere la scuola stessa”, il monito valido anche per l’università.

Diocesi

Commemorazione dei defunti: il 2 novembre santa messa dell’arcivescovo al ‘San Brunone’

ph G. Leva
29 Ott 2025

Domenica 2 novembre, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà nella cappella monumentale del cimitero San Brunone la celebrazione eucaristica in suffragio dei defunti nella ricorrenza loro dedicata. La giornata inizierà con il raduno delle autorità civili e militari all’ingresso del luogo sacro da dove alle ore 9.30 partirà il corteo preceduto dalla banda musicale cittadina ‘Giovanni Paisiello’. Lungo il viale principale saranno effettuati momenti di preghiera davanti alla tomba del vigile urbano Francesco Gallo, tragicamente scomparso negli anni sessanta, alla cappella del Capitolo metropolitano, omaggiando idealmente la memoria di tutti i sacerdoti deceduti della nostra diocesi, con deposizione di una corona d’alloro davanti al monumento a Gesù Redentore, nella piazza centrale.
Alle ore 10 nella cappella monumentale sarà celebrata la santa messa cui seguirà il consueto omaggio, con deposizione di corone d’alloro, al Famedio dell’Esercito italiano, ai resti del sommergibile tedesco UC12, affondato in Mar grande, e al Camposanto degli inglesi.

Eventi a Taranto e provincia

La Giornata della legalità

Organizzata per giovedì 30 ottobre dal circolo Mcl ‘Torricella nel cuore’, in collaborazione con l’istituto comprensivo ‘Del Bene Maruggio – Torricella’

ph Fernando De Laurentis
28 Ott 2025

Il circolo Mcl ‘Torricella nel Cuore’, in collaborazione con l’istituto comprensivo ‘Del Bene Maruggio – Torricella’, con il patrocinio del presidente del consiglio regionale, della Provincia, del Comune di Maruggio e dell’associazione ‘La tazzina della legalità’, ha organizzato per giovedì 30 ottobre alle ore 10 alla scuola media Buonarroti, la ‘Giornata della legalità’ sul tema ‘Scuola e legalità, un dovere di libertà’ con la testimonianza del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, dott. Salvatore Curcio, e del vice presidente della Cei mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio. L’evento sarà moderato dal direttore editoriale di Telerama, Walter Baldacconi.

Al termine, preparata dai docenti e con il coinvolgimento dei ragazzi, si terrà la cerimonia di consegna della targa ‘Il Servo saggio e fedele’ al procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio.

“Desideriamo ringraziare innanzitutto – dichiara Grazia Pignatelli, presidente del circolo Mcl di Torricella e referente territoriale Puglia – Taranto dell’associazione ‘La tazzina della legalità’ – per aver da subito accettato il nostro invito, il dott. Salvatore Curcio, procuratore di Catanzaro e responsabile della Direzione distrettuale antimafia. Magistrato di grande serietà, preparazione ed equilibrio. Inoltre un abbraccio di gratitudine va al nuovo dirigente scolastico, la prof.ssa Elisabetta De Giorgio, per l’immediata e fattiva collaborazione e sensibilità ai valori della legalità e cittadinanza attiva e vogliamo esprimere tutta la nostra gratitudine, per la pronta disponibilità, a mons. Francesco Savino, vicepresidente della Cei, da tutti definito ‘vescovo della gioia e pastore fatto popolo’.

All’iniziativa sono state invitate autorità civili, militari e religiose della provincia jonica.

La giornata vede la fattiva collaborazione del direttivo del circolo Mcl ‘Torricella nel cuore’ e dell’operatore culturale Giuseppe Semeraro.

Rigenerazione sociale

Fish sul decreto abbattimento barriere nelle scuole

“Bene i fondi, ma serve un piano strutturale” sostiene la Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità

ph Siciliani Gennari-Sir
28 Ott 2025

La Fish-Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie accoglie positivamente il decreto firmato dal ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, che destina oltre 18,6 milioni di euro all’eliminazione delle barriere architettoniche nelle scuole statali e paritarie. “È un segnale importante – afferma il presidente della Fish, Vincenzo Falabella – perché conferma l’attenzione verso uno dei temi centrali per la piena inclusione scolastica: garantire a tutti gli studenti e le studentesse con disabilità ambienti realmente accessibili e dignitosi. Rimuovere una barriera fisica significa favorire una partecipazione piena e consapevole alla vita scolastica, nel rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità”. Falabella evidenzia però la necessità di un impegno continuativo: “Serve un piano strutturale e pluriennale, con un monitoraggio costante e il coinvolgimento degli enti locali, delle scuole e delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità e delle loro famiglie”. La Fish ribadisce la propria disponibilità a collaborare con il ministero e con le istituzioni competenti “perché le risorse si traducano in interventi concreti, efficaci e misurabili, affinché nessun alunno o alunna venga più escluso da un’aula o da un laboratorio a causa di una barriera, architettonica o culturale”.

Diocesi

La comunità cingalese alla Madonna delle Grazie, esempio di integrazione

28 Ott 2025

di Angelo Diofano

La comunità cingalese residente a Taranto continua ormai da anni a riunirsi nella parrocchia della Madonna delle Grazie, sostenuta con grande attenzione e impegno dalla Migrantes (di cui è neo direttore diocesano il parroco, don Pino Calamo), che ha fatto in modo che si sentisse accolta come a casa.

Le celebrazioni eucaristiche loro dedicate, come la messa della notte di Natale o quella di Pasqua, sono organizzate in comune accordo con la parrocchia, rafforzando il senso di comunione e fratellanza. Insomma, si tratta di un esempio concreto, fra i tanti, del lavoro della Migrantes in diocesi e del messaggio di apertura e condivisione che in tal modo viene trasmesso a tutta la comunità tarantina.

A Taranto

Cittadinanza onoraria ad Aldo Siciliano: tributo all’impegno per la cultura di Taranto

28 Ott 2025

di Silvano Trevisani

Nel corso di una cerimonia dai toni intensi e commossi, la città di Taranto ha conferito la cittadinanza onoraria al professor Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia, che annualmente organizza i convegni internazionali, nati nel 1961. Incarico, quello di Siciliano, ereditato da Attilio Stazio, di cui fu il più stretto collaboratore, che ne elaborò il format assieme al mitico Carlo Belli.

Docente emerito dell’Università del Salento, Siciliano è da sempre di casa a Taranto, dove svolge da decenni la funzione di animatore dell’Istituto e promotore della cultura classica e dell’archeologia.
In un’aula magna dell’Università gremita, presenti le autorità civili e religiose e il consiglio comunale al completo, il sindaco Piero Bitetti, introdotto dal presidente del consiglio comunale, Gianni Liviano, ha tra l’altro dichiarato: “Il professor Aldo Siciliano ha custodito, se così possiamo dire, la nostra carta di identità. E lo ha fatto con dedizione, con cura. Noi oggi gli rendiamo merito per questa sua instancabile attività e per l’amore che ha sempre avuto occasione di manifestare per la nostra città. Con questa solenne cerimonia gli esprimiamo la gratitudine non solo di tutti noi qui presenti ma dell’intera cittadinanza. In verità, oggi poniamo il sigillo formale perché in realtà noi abbiamo sempre considerato il professor Aldo Siciliano uno di noi, un tarantino. E mi piace pensare che anche lui, da tempo, si consideri tale. Noi gli siamo riconoscenti per ciò che ha fatto e fa. Perché è grazie anche a uomini come lui che Taranto può legittimamente aspirare a costruire qualcosa di bello”.

Ha, quindi, consegnato la pergamena a un professor Siciliano visibilmente commosso, sulla quale sono impresse le motivazioni con le quali Il consiglio comunale di Taranto ha deciso di conferirgli la cittadinanza onoraria: “Quale segno di profonda riconoscenza per il suo straordinario impegno e per l’opera svolta, che hanno dato grande lustro alla città di Taranto e all’intero territorio ionico, contribuendo a rafforzare l’identità culturale e a rafforzarne il ruolo nel panorama nazionale e internazionale”.

A conclusione della cerimonia abbiamo rivolto alcune domandi al nuovo cittadino di Taranto.

Che significato ha per lei questo importante riconoscimento?

“Per me è una giornata veramente entusiasmante: uno dei giorni più belli, di quei giorni che rimangono impressi per tutta la vita. Io ho sempre creduto che dobbiamo dare agli altri quello che abbiamo ricevuto da questa società. Dobbiamo restituirlo, amplificarlo, disseminare cultura e quant’altro. Mi sono particolarmente impegnato con tenacia, passando momenti anche non facili, sacrificando la famiglia, sacrificando il mio lavoro scientifico. Però ci ho creduto fortemente e in coerenza con me stesso. Fa molto piacere constatare che il consiglio comunale, oltre ad essersi espresso all’unanimità, era praticamente tutto presente”.

Insomma: il legame di amicizia e di impegno con Taranto si consolida.

Naturalmente. Ho un sacco di amici di Taranto. Questa città mi ha voluto e mi vuole bene. Questa gratificazione mi impone l’obbligo di continuare ad impegnarmi. Ho parlato con il sindaco e ci siamo impegnati a verificare e affrontare i problemi che Taranto pone dal punto di vista storico-culturale. E gli ho detto che noi vogliamo elaborare insieme e realizzare progetti specifici per la città. Taranto lo merita.

L’archeologia è un capitolo importante per Taranto, dal quale forse ci si potrebbe attendere di più.

Darà di sicuro molto di più. Ma i segnali sono evidenti. A cominciare dal MarTà. Io all’inizio non credevo che potesse avere un ruolo così significativo, invece lo sta avendo e tutti devono riconoscerlo. Con loro ce l’ho collaborazione, abbiamo sottoscritto una Convenzione, così come con la sovrintendenza nazionale subacquea. Insomma stiamo proseguendo in questi accordi in modo che possano garantire una continuità nel tempo”.

Ma forse le istituzioni dovrebbero anche garantire una maggiore operatività dell’Istituto, i cui problemi economici si ripresentano ogni anno in occasione del Convegno della Magna Grecia.

Sì. al tempo del rapporto di collaborazione tra Stazio e la Camera di commercio di Papalia, si era pensato a un’istituzione che coinvolgesse gli enti locali a garanzia dell’organizzazione, ma purtroppo non è andata avanti. Però noi chiediamo particolarmente alla Regione che finalmente sottoscriva un accordo pluriennale. L’ho detto al sindaco, che mi è sembrato particolarmente disponibile. Riscontriamo la generosità di enti che però non alleviano la preoccupazione di reperire fondi con regolarità. Perché non possiamo continuare andare avanti solo con le borse di studio offerte da i Lions e da pochi altri enti privati. Occorre pensare a una formula di collaborazione permanente che ci eviti di andare annualmente alla ricerca, affannosa e a volte anche penosa, di contributi e sovvenzioni.

Riconoscimenti

A Montecitorio premiata Nunzia Digiacomo, presidente Proloco di Fragagnano

28 Ott 2025

di Angelo Diofano

La Proloco di Fragagnano figura tra le protagoniste della nona edizione del premio ‘Donna d’autore’, il prestigioso riconoscimento nazionale assegnato ogni anno a donne che si distinguono per talento, impegno e contributo alla crescita sociale e culturale del Paese. La presidente Nunzia Digiacomo ha infatti ricevuto una ‘menzione speciale’ nella cerimonia svoltasi lunedì pomeriggio alla Camera dei deputati. Il premio valorizza il lavoro di chi, anche nei piccoli centri, opera con passione per la promozione culturale e la tutela delle radici territoriali. Questa la motivazione ufficiale: ‘Come riconoscimento per la sua dedizione instancabile al servizio della comunità. Ha dimostrato un impegno esemplare e una profonda passione nell’ambito in cui opera, diventando un punto di riferimento e un’ispirazione per tutti noi. Con il suo esempio Nunzia Digiacomo ha rafforzato il valore della dedizione e dell’eccellenza, diventando un modello a cui ispirarsi’.

La presidente della Proloco fragagnanese ha commentato: “È stato per me un grande onore ricevere questo riconoscimento, che dedico con orgoglio a tutte le donne che collaborano ogni giorno con passione e determinazione alla vita della Proloco di Fragagnano. Ho voluto parlare della nostra comunità, un piccolo centro di circa 5.000 abitanti, in provincia di Taranto, ricco di potenzialità spesso invisibili ma preziose. Questo premio è un incoraggiamento a continuare a lavorare insieme per far emergere il meglio della nostra terra”.

La giornalista Rai Vittoriana Abate ha condotto la cerimonia, con gli interventi istituzionali degli onn.li Simonetta Matone e Fabrizio Santori. Tra le premiate di quest’anno: Maria Elena Golfarelli, editrice; Irma Conti e Civita Di Russo, penaliste impegnate nel contrasto alla violenza e alla criminalità; Paola Ferazzoli, presidente dell’Associazione giornaliste italiane; Zakia Seddiki Attanasio, presidente dell’associazione umanitaria Mama Sofia; Barbara Casagrande, segretario generale del ministero del Turismo; Roberta Beolchi, presidente della non profit Edela; la campionessa olimpica Elisa Di Francisca; le attrici Emanuela Titocchia e Antonella Salvucci; l’artista Angelica Loredana Anton, fondatrice della Fondazione Area Cultura. Un momento particolarmente toccante è stato dedicato al premio alla memoria di Noemi Durini, giovane vittima di femminicidio, mentre premi speciali sono andati allo stilista Anton Giulio Grande, al magistrato Francesco Menditto e all’onorevole Fabrizio Santori per l’impegno nella società civile.

Il Premio ‘Donna d’autore’, alla nona edizione, è promosso dall’Associazione donne europee indipendenti con il patrocinio del Parlamento europeo, del ministero del Lavoro, del Comune e della Proloco di Nettuno, della Provincia di Teramo e della Provincia di Chieti.

Cammino sinodale

La Chiesa italiana cammina con tutti

ph Siciliani  Gennari-Sir
28 Ott 2025

C’è un riflesso istintivo, ogni volta che la Chiesa parla di persone omoaffettive: i titoli si riempiono di parole come ‘apertura’, ‘svolta’, ‘rivoluzione’. È accaduto di nuovo dopo la pubblicazione del Documento di sintesi della terza Assemblea sinodale. Ma stavolta la distorsione è stata più rumorosa del testo. Perché, a leggerlo davvero, non c’è nessuna apertura ideologica: è la scelta di guardare ogni persona, non come una categoria da giudicare, ma come un volto da accogliere.

La frase incriminata è semplice, quasi sobria: “La comunità ecclesiale vuole essere uno spazio nel quale ognuno può sentirsi compreso, accolto, accompagnato e incoraggiato”. È al numero 30, che riecheggia il bergogliano invito “Tutti, tutti, tutti”, e porta la firma di una Chiesa che, dopo quattro anni di cammino, ha scelto di farsi prossima. Non di cambiare dottrina, ma di cambiare sguardo. Non di adattarsi al mondo, ma di abitare con verità la complessità del presente.
‘Riconoscere’ non vuol dire approvare moralmente, ma partire dalla realtà della persona, con la sua dignità. ‘Accompagnare’ significa camminare insieme, accogliere senza semplificazioni. È un linguaggio esigente, ma profondamente umano.
Eppure, nel racconto mediatico, si è preferito il clamore all’ascolto. Come se la Chiesa avesse deciso di benedire ciò che, invece, invita a comprendere. Il testo parla di percorsi e di formazione. Non per normalizzare tutto, ma per riconoscere che nessuno è escluso dal cammino della grazia.

Anche il riferimento alle “giornate promosse dalla società civile” ha generato confusione. Alcuni hanno letto un implicito richiamo ai pride, ma il testo si riferisce a giornate già presenti nel calendario civile, come quella contro l’omotransfobia o contro gli abusi, in cui alcune diocesi propongono momenti di preghiera e riflessione. L’intento non è aderire a logiche ideologiche, ma testimoniare rispetto, vicinanza e custodia della dignità umana.

C’è una differenza profonda fra l’inclusione evangelica e quella del mondo. La prima nasce da una visione dell’uomo come relazione, ferito ma capace di bene: Gesù accoglie senza etichettare, chiama senza condannare, accompagna senza abbandonare. La seconda confonde l’amore con l’indifferenza e finisce per togliere alla libertà la possibilità del bene. Nella pagina sinodale non c’è resa, ma la fatica di una Chiesa che vuole rimanere madre, anche quando le parole del mondo la fraintendono.

È significativo che il testo parli di “cammini di maggiore integrazione ecclesiale per quanti sono ai margini della vita sacramentale”. È la logica di Amoris laetitia, non la logica dell’approvazione, ma quella della prossimità: camminare accanto, senza mai dire a nessuno “sei sbagliato”. Perché per la fede cristiana non esistono vite sbagliate, ma solo storie ancora aperte all’incontro con la grazia.

La Chiesa non si piega alle categorie del mondo, ma ne ascolta le ferite. E in questo ascolto – difficile, lento, talvolta frainteso – si misura la sua fedeltà a Cristo. Non è un’apertura, è un ascolto. Ed è forse la cosa più rivoluzionaria di tutte.

Diocesi

“Sant’Antonio è passato tra noi”: consuntivo della peregrinatio delle reliquie al Sacro Cuore

ph parrocchia Sacro Cuore
28 Ott 2025

di Angelo Diofano

Dal 18 al 26 ottobre, la  parrocchia del Sacro Cuore ha vissuto giorni di intensa grazia e profonda devozione per la presenza delle reliquie di Sant’Antonio di Padova, con una moltitudine di fedeli giunti da ogni parte per pregare, chiedere una grazia, o semplicemente sostare un momento davanti al santo tanto amato.

Abbiamo chiesto al parroco don Francesco Venuto di illustrarci il significato di questa esperienza per la comunità: «È stato un dono immenso – ci ha risposto -; le reliquie non rappresentano qualcosa di superstizioso, ma un segno concreto della vicinanza dei santi alla nostra vita. I santi sono nostri fratelli nella fede e intercedono per noi davanti a Dio. Avere tra noi le reliquie di sant’Antonio ha significato accogliere un segno visibile di speranza, un invito a riscoprire la fede e la preghiera. Abbiamo visto migliaia di persone giungere in chiesa in un evento davvero commovente. Tanti sono venuti in silenzio, con un biglietto di richiesta d’intercessione da deporre davanti alle reliquie, una foto da presentare, una lacrima; altri sono giunti per ringraziare per una grazia ricevuta. Questa grande partecipazione ha dimostrato che la devozione a sant’Antonio è ancora viva e profonda. In un tempo in cui tutto sembra correre, questi giorni hanno fermato i cuori e riacceso la fede».

E a proposito di quanti, invece, ritengono che la peregrinatio delle reliquie sia qualcosa di inutile o superato…
«Capisco chi può pensarlo – ha evidenziato don Francesco – ma per coloro che hanno vissuto questa settimana non è stato così, ben consapevoli che in tal modo ci viene ricordato che la santità è possibile, che uomini e donne come noi hanno saputo amare Dio con tutto il cuore.
Sant’Antonio ci parla ancora oggi, ci invita alla carità, all’ascolto del Vangelo, alla fiducia nella Provvidenza: portare le sue reliquie nella nostra comunità è stato un atto di fede, un modo per ribadire che anche noi vogliamo camminare sulla via dei santi».

Secondo don Francesco, di questa settimana resta la grazia di un incontro, con tante persone che si sono confessate, hanno riscoperto la preghiera e ritrovato pace. «Resta anche la certezza – ha concluso il parroco della Sacro Cuore – che Sant’Antonio continuerà a vegliare sulla nostra comunità e che resterà in noi la gioia di aver aperto le porte della nostra chiesa e del nostro cuore a lui. Vorrei ringraziare di cuore chi ha pregato, chi ha servito, chi ha partecipato con fede.
Le reliquie ora ripartono, ma sant’Antonio resta. La sua intercessione ci accompagni ogni giorno, perché anche noi possiamo essere segno vivo del Vangelo nel mondo».

 

ph parrocchia Sacro Cuore
ph parrocchia Sacro Cuore
ph parrocchia Sacro Cuore

Ricorrenze

Spirito Santo, celebrazione per la Beata Chiara Luce Badano

27 Ott 2025

di Angelo Diofano

La beata Chiara Luce Badano (29 ottobre 1971 –  7 ottobre 1990) sarà celebrata nella serata di mercoledì 29 ottobre alla parrocchia dello Spirito Santo (zona Taranto2). La ragazza crebbe a Sassello, nell’entroterra ligure; nella primavera del 1981 entrò in contatto con il movimento dei Focolari di Chiara Lubich, con cui avviò una fitta corrispondenza. Durante gli studi ginnasiali, un forte dolore alla spalla, fu il sintomo di un osteosarcoma con metastasi. Operata una prima volta fu sottoposta a chemio e radioterapia ma, nonostante ciò, perse l’uso delle gambe.
Durante il ricovero continuò a seguire le attività dei focolarini, donando i suoi risparmi a un amico in partenza per una missione nel Benin e realizzando lavori a mano da vendere per beneficenza. Trascorse gli ultimi mesi di vita a casa a Sassello rifiutando la terapia antidolorifica per non perdere capacità sensoriali, incluso il dolore, che nelle sue parole intendeva offrire a Gesù». Morì il 7 ottobre 1990. Già due mesi prima aveva dato disposizioni per le esequie, chiedendo di essere deposta nel feretro indossando un abito bianco da sposa, considerando il momento del trapasso come il matrimonio con Gesù, e disponendo la donazione delle cornee. Le sue spoglie sono sepolte nel cimitero di Sassello. Chiara Lubich, negli ultimi giorni di vita della giovane, le aveva dato il soprannome di Chiara Luce. Fu proclamata beata 25 settembre 2010 da Benedetto XVI.

La celebrazione, voluta dal parroco don Francesco Tenna, prevede alle ore 18 la santa messa con la preghiera per la canonizzazione di Chiara Luce; a seguire, l’incontro-testimonianza sulla vita della beata.

Ecclesia

Riccardi (Sant’Egidio): “Per vivere in pace, il dialogo deve ritornare centrale nella vita e nelle relazioni tra i popoli”

ph Comunità di Sant'Egidio
27 Ott 2025

di Raffaele Iaria

“Dobbiamo realizzare un’irruzione di donne e uomini comuni nella storia, senza violenza, tramite la pratica del dialogo, con pensieri fraterni e visioni di pace”: lo ha detto domenica 26 il fondatore della Comunità di Sant’Egidio nel suo intervento all’incontro internazionale per la pace dal titolo ‘Osare la pace-Religioni e culture in dialogo’, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio che si concluderà domani alla presenza di papa Leone XIV.
Per Riccardi “in una società frantumata, il dialogo deve ritornare centrale nella vita e nelle relazioni tra i popoli. Osare la pace è – ha detto – liberare il fondo di bontà, che è volontà di pace e di vivere insieme. Questa è la nostra forza che ci fa passare dall’età della guerra all’età del dialogo e del negoziato. Quando comincia il dialogo, già si gusta il sapore della pace. Perché dialogare è scoprire l’altro come sé stesso”. Nel suo intervento introduttivo Riccardi ha parlato di un mondo attraversato da un ritorno della violenza e del nazionalismo, “un’età della forza che ha riabilitato la guerra come strumento per perseguire i propri interessi e disegni”. “Viviamo – ha detto – in un tempo che ha umiliato le istituzioni nate per la pace e ha calpestato il diritto internazionale, frutto di civiltà e di convivenza. È l’età della forza, dominata da pochi e segnata da una globalizzazione dimezzata, che ha lasciato cadere il pensiero umanistico e la fiducia nel destino comune dei popoli”.