Cammino sinodale

Cammino sinodale Cei: le 75 proposte del ‘documento finale’ per rinnovare la Chiesa italiana

ph Marco Calvarese-Sir
20 Ott 2025

di Riccardo Benotti

Dopo quattro anni di ascolto, confronto e discernimento, il Cammino sinodale della Chiesa italiana giunge a una tappa decisiva con la pubblicazione del Documento di sintesi, che sarà sottoposto al voto della terza Assemblea sinodale il 25 ottobre. Si tratta di un testo articolato in 75 paragrafi, frutto di un processo capillare che ha coinvolto diocesi, parrocchie, associazioni, movimenti e comunità in un percorso di corresponsabilità diffusa. Il documento non va letto come un manuale tecnico, ma come una mappa di orientamento che restituisce l’immagine di una Chiesa in cammino, consapevole delle sfide del presente e desiderosa di affrontarle con il Vangelo come bussola. Le votazioni non avranno lo scopo di bocciare alcuna proposta, ma di presentare ogni punto con i suoi “favorevole” (placet) o “non favorevole” (non placet), così da restituire un quadro chiaro delle priorità e delle sensibilità emerse. Proprio per questo il testo va compreso nella sua totalità: non come una somma di parti indipendenti, ma come un percorso unitario in cui ogni sezione acquista significato in relazione alle altre.

La struttura segue tre grandi direttrici – mentalità e prassi, formazione, corresponsabilità – e intreccia riflessione e proposta, metodo e contenuto. La prima parte, dedicata al “rinnovamento sinodale e missionario delle prassi ecclesiali”, affronta tra l’altro alcuni snodi importanti della vita ecclesiale e sociale di grande attualità: pace e nonviolenza, giustizia sociale, cura della casa comune, amicizia sociale e politica. Le proposte sono concrete e operative: tavoli permanenti sul disarmo e sull’educazione alla pace, progetti di giustizia riparativa, sostegno alla finanza etica, contrasto a corruzione e mafie. Grande rilievo assumono anche l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, con assemblee congiunte, percorsi formativi condivisi e spazi di confronto stabile tra Chiese e comunità di fede. Centrale è il tema delle relazioni: la comunità cristiana è chiamata a diventare sempre più inclusiva e accogliente, accompagnando situazioni di fragilità e promuovendo percorsi di ascolto e prevenzione degli abusi

La seconda parte del documento mette al centro la formazione sinodale e missionaria dei battezzati: maturità della fede, centralità della Parola di Dio, liturgia curata e omelie ben preparate, percorsi di iniziazione cristiana rinnovati, formazione dei formatori e cultura della tutela. L’obiettivo è costruire una formazione che non sia solo trasmissione di contenuti, ma esperienza comunitaria e processo di discernimento condiviso, capace di generare responsabilità e missione.

ph Siciliani, Gennari-Sir

La terza parte guarda invece all’organizzazione della vita ecclesiale e alla corresponsabilità nella guida delle comunità. Il testo propone di ripensare il volto delle parrocchie come realtà missionarie e accoglienti, di valorizzare gli organismi di partecipazione e di promuovere stili di guida più collegiali e meno clericali. Si chiede una presenza più significativa delle donne nei processi decisionali e nei ministeri, un riconoscimento maggiore dei laici nella responsabilità pastorale e un uso trasparente e solidale dei beni ecclesiastici. Non mancano riflessioni sulle strutture diocesane e sul loro necessario rinnovamento, affinché diventino strumenti agili al servizio della missione e non meri apparati burocratici. L’attenzione alla gestione economica, in particolare, è letta come questione pastorale e non amministrativa: la trasparenza e la condivisione dei beni sono parte integrante della credibilità ecclesiale.

Ma la vera novità è il metodo. Il Cammino sinodale ha rappresentato un’esperienza di partecipazione senza precedenti, con un coinvolgimento capillare sul territorio e una rete di ascolto che ha toccato tutte le componenti del popolo di Dio. Questo approccio partecipativo ha permesso di far emergere un quadro ricco e articolato, ma anche profondamente realistico della Chiesa italiana oggi. Come ricorda il documento, “le nostre comunità non sono allo sbando, ma attente ai volti dimenticati, fiduciose nell’opera di Dio che rinnova la storia”. Le questioni poste dal Documento restano aperte e decisive: non si tratta solo di valutare il lavoro compiuto, ma di interrogarsi sul futuro della Chiesa italiana e sulla sua capacità di rispondere alle attese del tempo presente. Le risposte non arriveranno tanto dal voto del 25 ottobre, quanto dal modo in cui le comunità continueranno a vivere uno stile sinodale fatto anche di scelte pastorali, decisioni condivise e percorsi di rinnovamento.

Sport

Francesco Magrì, l’ascesa e la maturità del pupillo della Quero-Chiloiro

20 Ott 2025

di Paolo Arrivo

Lo chiamano Pallina. Da sempre. Da quando il suo pediatra disse che a quella assomigliava la sua testa. “Pallina” sa usarla sul ring, insieme alle gambe e ai guantoni, al punto da vincere di continuo: 7 vittorie su sette incontri per Francesco Magrì, superwelter, nella carriera professionistica. L’ultima l’ha ottenuta per KO alla quinta ripresa sul romano Giulio Fiorillo. Un ricordo fresco, datato al dieci ottobre, per il talento tarantino della Quero-Chiloiro.

Francesco Magrì verso il titolo italiano dei superwelter

Il boxeur ha dimostrato di saper gestire qualsiasi avversario cambiando tattica all’occorrenza. In questo modo, al Memorial Luciano Tamburini, ha avuto la meglio su Giulio Fiorillo: contro un avversario che si destreggiava molto bene sul ring, ha fatto un match di attacco, diverso dal suo boxare manualistico e tecnico. Lo ha stordito già alla prima ripresa. Poi sfruttando il suo destro, ha fatto la differenza. L’incontro vinto al Palasport Piccinelli di Rezzato, in provincia di Brescia, nella riunione professionistica indetta dalla Promo boxe Italia del procuratore Mario Loreni, è stato per Francesco Magrì un importante banco di prova: il pugile ha nel mirino la semifinale del titolo italiano dei pesi superwelter, che disputerà nei prossimi mesi. Appuntamento al quale vorrà farsi trovare nelle migliori condizioni di forma. Come ha sempre fatto in carriera. Va ricordato, infatti, il suo score da dilettante, un passato roseo: tre volte campione italiano (una da youth e due da élite), su un totale di 108 incontri ne ha vinti 80 (8 pareggiati e 19 persi), in diverse occasioni ha indossato la maglia azzurra, come ai Giochi del Mediterraneo 2018. Nel passaggio al professionismo non ha tradito le attese continuando a vincere e a crescere.

Talenti del territorio

Chi non perde un colpo è la società di appartenenza di Francesco Magrì: la Quero-Chilorio è stata protagonista al Trofeo dell’Amicizia, grazie alle performance e al talento dei giovani under 17 e U19, da Riccardo Iacca e Vincenzo Carparelli, che hanno combattuto nella palestra del Palamelfi di Brindisi. Un ulteriore motivo di soddisfazione per il maestro Vincenzo Quero che nei giorni scorsi inoltre è stato insignito del premio Panathlon. A riprova di come la passione, l’amore, la dedizione per questa disciplina continuano a manifestarsi ancora oggi. Così i valori trasmessi sul territorio oltre i confini della regione. Parliamo di un impegno che perdura dal 1970. Nonostante tutti gli ostacoli che si possono trovare nella pratica e promozione di questo sport sul territorio. La storica società ionica non ha mai smesso di operare e di sfornare campioni, come Nino Rossetti. Che è tornato alla vittoria (questa estate, al “Memorial Alessandro Serafini” di Tricase, contro il barese Francesco Lezzi) ed è entrato a far parte del club Italia Pro. Ovvero di un circuito elitario della boxe professionistica nazionale riservato ai migliori prospetti del panorama pugilistico internazionale.

Processo di pace

“La speranza in Medio Oriente? Libertà da interferenze straniere”

20 Ott 2025

di Gianni Borsa

Dopo due anni di conflitto si è finalmente raggiunta una tregua fra Israele e Hamas. Ora si tratta di verificare se il cessate il fuoco regge, se possono finire le violenze, se si può cominciare a ricostruire… Ne parliamo con Miriam Ambrosini, milanese che da anni vive in Medio Oriente, e che ricopre il ruolo di delegata per Palestina, Libano e Iraq per Terre des Hommes.

ph Miriam Ambrosini

Ci sono state innumerevoli vittime e infinite distruzioni in questi due anni in Terra Santa: quali altri segni profondi restano, a suo avviso, nelle popolazioni coinvolte?
Il problema è che non si è trattato “solo” di un conflitto, ma in base agli accertamenti svolti dalle Nazioni Unite si è trattato di un genocidio. Non è solo una questione di definizione, ma di tutto quello che ne consegue: migliaia di famiglie distrutte per sempre, villaggi e città rasi completamente al suolo, un numero mai visto prima di bambini che non hanno più i genitori, oltre 20.000 bambini feriti in maniera permanente. E potremmo citare tante altre conseguenze. Tutto questo non può non lasciare ferite indelebili nella vita e nell’animo della popolazione palestinese. A ciò si aggiunge il fatto, non trascurabile, che l’accordo firmato in Egitto è avvenuto senza i palestinesi, i quali, ancora una volta, si trovano di fatto senza diritti, senza Stato e con ampie parti del territorio (pensiamo anche alla Cisgiordania) occupate da Israele. Costruire la pace in queste condizioni è difficile e il rischio che la spirale di violenza, che nasce da una situazione di profonda ingiustizia, discriminazione, squilibrio di potere possa riprendere è molto alto.

Il 7 ottobre 2023 ha segnato uno spartiacque per Israele e per la popolazione palestinese. Ma si direbbe che l’intero Medio Oriente sia stato segnato dalla guerra. I Paesi coinvolti sono numerosi, basti pensare a Libano, Siria, Qatar, Iran. Lei vive tra la gente di queste terre: quali i sentimenti diffusi che si provano?
In realtà in Medio Oriente il 7 ottobre è stata una data significativa ma fino a un centro punto, perché’ tante situazioni di tensione e conflitto erano già note: la presenza sempre più massiccia dell’Iran e delle sue milizie e la conseguente preoccupazione di Israele, dell’Occidente e del Golfo, la crescente violenza israeliana nei confronti dei palestinesi, la profonda crisi politico-economica del Libano, ecc. Tutte queste dinamiche sono esplose una dopo l’altra ma con poca sorpresa e molta accettazione da parte della popolazione locale. Purtroppo, in Medio Oriente tutti si aspettano che qualcosa succeda, che la pace non possa mai durare, che arrivi un nuovo conflitto.Forse questa volta c’è stata un po’ più di sorpresa rispetto all’assoluta impunità di Israele che in due anni ha colpito Palestina, Yemen, Iran, Qatar, Siria e Libano e continua ancora a bombardare quotidianamente alcuni di questi Paesi. Ma a parte questo prevale, tristemente, un grande senso di rassegnazione, sfiducia e impotenza.

La Chiesa sta vivendo il Giubileo della speranza. Il Medio Oriente è una grande regione, ricca di storia, che ospita popolazioni tanto differenti tra loro, segnata dalle grandi religioni monoteiste. Se le chiedessi quali speranze si coltivano in Medio Oriente? Si può sperare in un futuro di giustizia, di diritti, di vera pace?
Coltivare la speranza e lavorare per la pace è un nostro dovere sempre, come credenti e come cittadini. Popolazioni diverse possono convivere insieme, nei Paesi del Medio Oriente ci sono tanti esempi di lunghissime convivenze assolutamente pacifiche tra persone appartenenti a religioni diverse. Il problema non è tanto questo, il problema sono gli interessi politici, economici e militari legati al Medio Oriente. La religione viene quindi strumentalizzata sia a livello locale dai vari partiti ma anche a livello internazionale, perché le diverse potenze appoggiano uno o l’altro gruppo etnico/politico/religioso per raggiungere i propri interessi.
Il desiderio che più di tutti gli altri sento esprimere in tutti i Paesi del Medio Oriente che frequento è quello di essere lasciati liberi, di non continuare a subire interferenze esterne, di essere trattati al pari degli altri Paesi e non sempre etichettati come guerrafondai, terroristi, migranti… Forse la chiave è quella di mettere al centro l’uomo e tutti i suoi diritti, ricordandoci che i diritti umani sono universali e inalienabili, non si può fare un po’ sì e un po’ no a seconda di quello che ci conviene.

Eventi di sensibilizzazione

Incontro al Cuore Immacolato: Attenti alle truffe!

ph G. Leva
20 Ott 2025

di Angelo Diofano

Venerdì sera il maggiore dei carabinieri Francesca Romana Fiorentini ha parlato alla parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, a Taranto, della scottante questione delle truffe agli anziani, sviluppate nelle più diverse e fantasiose modalità, che da tempo stanno mietendo numerose vittime. L’incontro è stato sollecitato  dal parroco mons. Giovanni Chiloiro, fattosi portavoce delle istanze della comunità a fronte della recrudescenza del vergognoso fenomeno.

ph G. Leva

Il relatore ha innanzitutto invitato caldamente a diffidare delle telefonate fatte a nome di istituti di credito, di cui magari si è clienti, in cui viene fatta la richiesta di fornire i propri dati anagrafici o informazioni personali, che possono essere impiegate dai malviventi per azioni delittuose. Il consiglio è uno solo, quello di troncare immediatamente la conversazione. Particolarmente frequenti sono le truffe fatte attraverso internet, in cui, con messaggi inviati per mail, all’imprudente destinatario viene fatto cliccare un link accluso, magari fornendo dati relativi a informazioni bancarie, per svuotare il conto corrente, i cui fondi vengono dirottati all’estero e depredati immediatamente. Il maggiore dei carabinieri ha suggerito, appena compreso il raggiro, di rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine per bloccare immediatamente la manovra fraudolenta o almeno ridurre il danno. Molti, inoltre, cadono nella trappola di fantomatiche società finanziarie che promettono, previo deposito di denaro, lauti ricavi sotto forma di interessi, erogati inizialmente (per non creare sospetti) e poi definitivamente sospesi, con il denaro versato fatto sparire.

Si verificano anche truffe operati da manigoldi che si presentano a domicilio per effettuare controlli alle utenze di luce e gas: occasione per far entrare di nascosto il complice dalla porta il più delle volte lasciate aperta, che fa piazza pulita di denaro e gioielli, spesso custoditi in camera da letto.

Molti, ancora, cadono nella trappola delle telefonate in cui presunti agenti delle forze dell’ordine chiedono somme di denaro per le immediate necessità legali di una persona coinvolta in qualche fantomatica disavventura, spesso incidente stradale. Il consiglio è quello di chiamare subito con altra utenza telefonica i familiari più prossimi per opportune verifiche. Numerosi, in questi due ultimi ambiti, sono stati gli arresti effettuati dalle forze dell’ordine agli ignobili individui, bloccati durante la fuga

In ogni caso, la regola numero uno è quella di usare massima cautela nei contatti telefonici o per strada con sconosciuti e di non vergognarsi mai di effettuare la denuncia alle forze dell’ordine, in quanto possono essere vittime di truffe non solo persone semplici ma anche quelle dotate di una certa cultura (è capitato anche a docenti di scuole superiori e persino ad alti ufficiali). Insomma, ricordarsi sempre del consiglio che si dava ai figli più piccoli e che ora tocca metterlo in pratica: non dare mai confidenza agli estranei.

I social network, ha concluso il maggiore Fiorentini, sono diventati un terreno fertile per le truffe online, con malintenzionati che sfruttano la fiducia e la connessione tra gli utenti per portare avanti le loro attività illecite. È importante quindi essere consapevoli di queste truffe e prendere misure per proteggersi, come: verificare l’autenticità delle fonti, non condividere informazioni personali, effettuare ricerche approfondite prima di investire o acquistare, utilizzare password sicure e l’autenticazione a due fattori. Insomma, a fronte di tutto questo, l’invito è di rimanere sempre vigile per non cadere nelle  trappole di questi ignobili individui.

 

ph G. Leva
ph. G. Leva
ph G. Leva
ph G. Leva

Angelus

La domenica del Papa – La perseveranza che serve

ph Vatican media-Sir
20 Ott 2025

di Fabio Zavattaro

“Non eroi o paladini di qualche ideale, ma uomini e donne autentici”. Sono i sette nuovi santi che Papa Leone canonizza in piazza San Pietro davanti a una folla che occupa anche parte di via della Conciliazione. Sul sagrato della basilica il capo dello Stato Sergio Mattarella, il presidente del Libano Joseph Khalil Aoun, e delegazioni dal Venezuela e Armenia.

Nella Giornata missionaria mondiale il vescovo di Roma chiede di pregare “specialmente per quegli uomini e quelle donne che hanno lasciato tutto per andare a portare il Vangelo a chi non lo conosce”: costoro sono “missionari di speranza tra le genti”.

Così i nuovi santi. Tra loro Bartolo Longo ‘l’apostolo del Rosario’ come lo definì Giovanni Paolo II, l’uomo che “per amore di Maria divenne scrittore, apostolo del Vangelo, propagatore del Rosario, fondatore del celebre santuario in mezzo a enormi difficoltà e avversità”; ancora creò “istituti di carità, divenne questuante per i figli dei poveri” e trasformò Pompei da valle desolata e sperduta in una “cittadella di bontà umana e cristiana”. Poi l’arcivescovo armeno Ignazio Choukrallah Maloyan, martire del genocidio, il ‘Grande crimine’ come viene chiamato in Armenia, compiuto dall’impero Ottomano. Ma anche Pietro To Rot, un catechista ucciso perché si oppose agli occupanti giapponesi: è il primo santo di Papua Nuova Guinea. Quando Giovanni Paolo II lo beatificò a Port Moresby, gennaio 1995, dietro la piccola bara bianca vi erano la moglie Paula Ia Varpit e la figlia Rufina, l’unica rimasta in vita dei tre figli di To Rot.

Gli altri santi ecco le italiane Maria Troncatti e Vincenza Maria Poloni, poi i venezuelani Giuseppe Gregorio Hernández Cisneros e María Carmen Elena Rendiles Martínez.

I nuovi santi, dice Leone XIV nell’omelia in piazza san Pietro, “hanno tenuto accesa la lampada della fede” e sono diventati “lampade capaci di diffondere la luce di Cristo”. La fede è il tema centrale delle parole del Papa, a commento del Vangelo di Luca, il racconto della vedova che cerca giustizia e la chiede al giudice che “non ha timore del giudizio di Dio e non ha rispetto per il prossimo”. Quasi nulle sembrano le possibilità per la donna di essere ascoltata, e invece, scrive Luca, il giudice accoglie la richiesta con queste parole: “anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi”.

Papa Leone sottolinea che la tenacia della vedova – nella Bibbia la vedova e l’orfano sono le categorie più bisognose, perché indifese e senza mezzi – “diventa per noi un bell’esempio di speranza, specialmente nel tempo della prova e della tribolazione. La perseveranza della donna e il comportamento del giudice, che opera controvoglia, preparano però una provocatoria domanda di Gesù: Dio, il Padre buono, non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui”.

Ecco l’interrogativo con il quale si chiude il brano di Luca: “il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” Senza la fede, afferma il Papa, sparirebbe la speranza e la “libertà di tutti verrebbe sconfitta dalla morte; il nostro desiderio di vita precipiterebbe nel nulla. Senza fede in Dio non possiamo sperare nella salvezza”. Come non ci stanchiamo di respirare, ha detto ancora Leone XIV “così non stanchiamoci di pregare”, perché la fede “si esprime nella preghiera e la preghiera autentica vive di fede”.

Due le tentazioni che mettono alla prova la fede: lo scandalo del male che porta “a pensare che Dio non ascolti il pianto degli oppressi e non abbia pietà del dolore innocente”; e la pretesa “che Dio debba agire come vogliamo noi”; una preghiera in sostanza che diventa “comando verso Dio, per insegnargli come fare a essere giusto e efficace”. Ma Dio “fa giustizia verso tutti donando per tutti la sua vita”. Quando gridiamo al Signore dove sei, nella preghiera “riconosciamo che Dio è lì dove l’innocente soffre”. La croce rivela la giustizia di Dio, afferma il Papa, e quando “siamo crocifissi dal dolore e dalla violenza, dall’odio e dalla guerra, Cristo è già lì, in croce per noi e con noi. Non c’è pianto che Dio non consoli; non c’è lacrima che sia lontana dal suo cuore. Il Signore ci ascolta”. Così accogliendo la misericordia di Dio si diventa davvero capaci di “misericordia verso il prossimo”. Chi non “accoglie la pace come un dono, non saprà donare la pace”.

Anche per la pace in Terra santa, in Ucraina e negli altri luoghi di guerra, non può mancare la preghiera: “Dio conceda a tutti i responsabili saggezza e perseveranza per avanzare nella ricerca di una pace giusta e duratura”. E non dimentica, papa Leone, il Myanmar da dove giungono notizie “purtroppo dolorose”. Così rinnova il suo appello affinché “si giunga a un cessate il fuoco immediato e efficace”.

Tv

Domani, sabato 18, Linea verde racconterà Taranto e la sua provincia

17 Ott 2025

Andrà in onda domani, sabato 18 ottobre alle ore 12,25 su Rai1 una puntata di Linea verde Italia, che racconterà Taranto e la sua provincia.
Il programma condotto dalla giornalista tarantina Monica Caradonna e Tinto e dedicato ai temi dell’innovazione e della sostenibilità parlerà di ‘Taranto, radici antiche per un futuro sostenibile’.

“I conduttori – si legge nella nota diramata dalla Rai – andranno alla scoperta di un territorio quanto mai dinamico, che unisce storia e innovazione, natura e tecnologia, tradizioni popolari e scienza. Una città dalle radici antiche ma capaci di ispirare il futuro della città, sempre più orientato all’ecologia e all’economia ‘green’”.

A bordo di un catamarano, trasformandosi in ‘ricercatori per un giorno’, Monica e Tinto, andranno a conoscere le caratteristiche dei grandi cetacei che nuotano nel Golfo di Taranto. Al Castello aragonese e al Ponte girevole, che incarnano ancora oggi l’anima della città, scopriranno invece la storia più antica e un esempio di ingegneria risalente agli anni Cinquanta del secolo scorso.

Spazio anche all’energia rinnovabile, grazie al Beleolico, il primo parco eolico marino del Mediterraneo. Nell’arcipelago delle Cheradi, a poca distanza dalla costa, andranno alla scoperta del primo rifugio per delfini in Europa, il San Paolo Dolphin Refuge, importante centro per la tutela e il recupero dei delfini, animale simbolo di Taranto.

Nella città vecchia, visiteranno la Cattedrale di San Cataldo, cuore spirituale di un progetto che unisce accessibilità, arte e innovazione.

L’itinerario sarà anche l’occasione per conoscere il territorio tarantino a partire dai suoi protagonisti, ad esempio le ‘remine’, donne che rinnovano la tradizione millenaria della voga. Tappa anche alla gravina di Laterza, dove uomo e natura hanno imparato a convivere dai tempi più remoti.

Sulle spiagge di Castellaneta marina, invece, si assisterà alla nascita delle tartarughe Caretta caretta che scelgono questo luogo per nidificare. Infine, visitando il Rione dei Santi Medici di Massafra, faranno conoscere al pubblico un mondo sospeso tra mito e fede, dove i vicoli di tufo custodiscono leggende di ‘Masciari’, guaritori e riti popolari, che ancora oggi rivivono nelle manifestazioni culturali. Ed è proprio qui che i nostri conduttori illustreranno una ricetta del territorio con prodotti a km 0.

Eventi culturali in città

‘Il Cantico di frate Sole 800 anni dopo’, incontro della Dante Alighieri

17 Ott 2025

‘Il Cantico di frate Sole 800 anni dopo’ è il tema dell’incontro che si terrà lunedì 20 ottobre alle ore 17.30 al Circolo Ufficiali della Marina Militare (sala delle vele), in piazza Kennedy, a cura del Comitato di Taranto della Società Dante Alighieri e dell’arcidiocesi di Taranto. Introdotta dalla prof.ssa Josè Minervini, presidente della Società Dante Alighieri, comitato di Taranto, la relazione sarà tenuta dal prof. Guglielmo Matichecchia, già dirigente scolastico, che approfondirà il valore e la portata storica e letteraria del testo francescano.
Le conclusioni saranno tratte dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

L’evento rappresenta un importante momento di dialogo tra cultura, fede e tradizione, onorando un testo – ‘Laudato sie, mi Signore, cum tucte le tue creature’ – che continua a ispirare l’umanità e a richiamare un profondo legame con il creato.

 

Cronaca

Attentato a Ranucci: esprimiamo solidarietà al giornalista e alla sua famiglia

ph Ansa-Sir
17 Ott 2025

È un fatto grave e allarmante quello avvenuto nella notte a Pomezia, alle porte di Roma: un ordigno è esploso distruggendo l’auto del giornalista Sigfrido Ranucci e della figlia, parcheggiata davanti alla loro abitazione. Fortunatamente non ci sono stati feriti, ma il gesto rappresenta un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a essere informati. Colpire un giornalista significa colpire il principio stesso della democrazia, fondata sulla verità e sulla trasparenza. Il Sir e le testate aderenti esprimono piena solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia, rinnovando l’impegno a difendere la libertà di informazione come bene comune da tutelare sempre e in ogni contesto.

 

Eventi in diocesi

Don Minzoni: riflessioni della Comunità Masci Taranto 5

ph G. Leva
17 Ott 2025

Da sempre nel mondo esistono le fazioni e le tifoserie – Guelfi e Ghibellini o bianchi contro neri -, dove è molto più semplice schierarsi da una parte e combattere l’altra piuttosto che impegnarsi in opera di mediazione indirizzata alla Persona, ben diversa dalla neutralità. La neutralità ha in sé la non azione al contrario della mediazione che vede una parte attiva degli attori coinvolti. Una figura di testimonianza in tal senso è stata quella di don Giovanni Minzoni che negli anni degli scioperi socialisti seguiti dalle violenze fasciste pone la sua attenzione ai giovani dell’epoca che lui definisce come una “primavera senza fiori”. La comunità Masci Taranto 5 vuol aprire una riflessione sul come far fiorire oggi la primavera ricordando l’operato di don Minzoni e per questo organizza per stasera, venerdì 17 ottobre, alle ore 18 nel salone della parrocchia San Nunzio Sulprizio, un incontro sul sacerdote di frontiera. Nella sua vita di sacerdote educatore ha la consapevolezza che la conoscenza del terreno sociale è la base per mettere in opera gli insegnamenti della Chiesa. La sua priorità è formare delle coscienze solide e lo fa attraverso l’istituzione di una biblioteca cattolica circolante e il doposcuola per aiutare i più deboli, crea due circoli di Azione Cattolica: “Giosuè Borsi” maschile, e “Sacro Cuore” femminile. Riattiva, rendendola più adatta alle nuove necessità sociali, l’Opera Pia Liverani – destinata all’istruzione e educazione delle fanciulle e riorganizza prevedendo la partecipazione delle operaie agli utili, in quanto comproprietarie dei macchinari. Costituisce cooperative di ex combattenti.

Amplia il salone-teatro, che diventa anche, primo nella zona, sala cinematografica con proiezioni settimanali.

Riorganizza la filodrammatica con ragazzi e ragazze (cosa non molto scontata in quel momento storico), sì da poter mettere in scena testi più aderenti alla vita. E infine nell’aprile del 1923 fonda una sezione degli esploratori cattolici dell’Asci (Associazione. Scout. Cattolici. Italiani).

È proprio l’affermazione dello scoutismo, che in pochi giorni iscrive tra le sue fila una settantina di giovani a fronte del clamoroso e contemporaneo insuccesso dell’associazione dei balilla, a costituire per il fascismo un’intollerabile provocazione sino al punto di decretare la sua uccisione nell’agosto dello stesso anno. Natura generosa, aliena da calcoli e da compromessi, Giovanni Minzoni ha vissuto in un mondo dove il lavoro non era giustamente ricompensato e la fede non era molto sentita e praticata. È andato verso gli altri, verso quei fedeli che da anni avevano disertato la parrocchia, con il solo intento di dividere con la famiglia degli umiliati sofferenze e ingiustizie. E’ stato un protagonista della Chiesa Martire e del Silenzio, perché costretta a svolgere la sua opera in un clima di persecuzione. Oggi come ieri il nostro compito è valorizzare la crescita delle coscienze, costruire percorsi di confronto dove i fiori di primavera possano costruire una solidità etica ed una coscienza critica propositiva contro ogni forma di pensiero unico manipolatore che si incontri sia nella vita reale che virtuale.

Sport

Italia verso i Mondiali: playoff o qualificazione diretta, l’importante è la crescita

17 Ott 2025

di Paolo Arrivo

Gli azzurri andranno al campionato mondiale di calcio. La premessa è questa: non osiamo nemmeno immaginare il fallimento dell’Italia per la terza volta consecutiva. Che rappresenterebbe un unicum nella storia. Con ricadute negative anche sul piano economico. Ciò detto, qual è la strada migliore per raggiungere la massima competizione in programma, in tre nazioni, l’anno prossimo? Al di là del mezzo (al 99% i playoff), l’importante è proseguire il percorso di crescita, al fine di accrescere l’autostima e riabilitare un’immagine offuscata negli ultimi tempi. Lanciare un segnale alle squadre più forti. Dire loro che i campioni del mondo 2006 rimandano a un’epoca recente, e non alla preistoria. Un tempo da rivivere con uomini e ruoli nuovi. Così Rino Gattuso, da ex calciatore campione del mondo a allenatore, può spronare i suoi uomini. Il suo esordio in panchina è stato perfetto: 4 vittorie in quattro partite, per un gruppo che, oltre all’entusiasmo, ha riscoperto la capacità di fare goal.

 

La forza dell’Italia

“La squadra c’è, il gruppo c’è. E sono certo che faremo bene”. Sono le parole di Gigio Donnarumma. Le rassicurazioni del capitano, tra i migliori in campo nel match con Israele, con interventi prodigiosi, acquistano credibilità in forza della condivisione: è opinione comune nell’ambiente e tra i calciatori che si sta creando un bel gruppo. La forza del collettivo è quell’elemento decisivo inteso come capacità di giocare e di pensare all’unisono. Insieme si soffre e si gioisce inseguendo la vittoria. Così si costruiscono le grandi imprese compensando i limiti di una nazionale che, al momento, sembra essere un gradino sotto le nazionali più forti. Anche se la tecnica non manca a questi calciatori. Lo attestano le conferme, come Mateo Retegui e Sandro Tonali, e le nuove scommesse, come Francesco Pio Esposito – eccezionale il suo primo goal in nazionale, sul campo dell’Estonia.

 

Il miraggio della qualificazione diretta

L’Italia può raggiungere i Mondiali attraverso i playoff. La matematica, però, non ci condanna ancora: teoricamente è ancora possibile chiudere il girone al primo posto, qualora la Norvegia pareggi con l’Estonia. Una possibilità assai remota. Mai dire mai, però: a chiunque, anche alle squadre più forti, può capitare una serata, una partita storta. Quando la porta è maledetta e non si riesce a fare gol. Altra circostanza alquanto improbabile, visto che la Norvegia ha il miglior attacco tra tutte le nazionali impegnate in questa fase di qualificazione, con 29 reti. Poi ovviamente gli azzurri dovrebbero battere la squadra di Erling Haaland, nell’ultimo incontro, legittimando il primo posto. Diversamente ci toccherebbero i playoff. Che andranno vinti per forza: non concepisce la sconfitta il mister, che andrebbe a vivere lontano dall’Italia, ha detto, nella malaugurata ipotesi. Perché non reggerebbe il peso della vergogna. Intanto “Ringhio” non ha alcuna colpa, ma solo il merito di aver riacceso un ambiente che pareva depresso, e rassegnato a guardare il Mondiale in poltrona.

Diocesi

Lettera aperta al cresimato di don Davide Errico

ph G. Leva
17 Ott 2025

di Angelo Diofano

Con una lettera aperta, don Davide Errico, parroco della Santa Maria La Nova a Pulsano, anche a nome di tutti i confratelli sacerdoti, intende rivolgersi ai giovani che hanno ricevuto la cresima, quello che generalmente viene indicato come ‘il sacramento della libera uscita’ in quanto segna, alla fine del ciclo delle catechesi, la fuga dalle parrocchie, in cui si rientra magari per il matrimonio o altre celebrazioni, felici e tristi che siano. A questi giovani don Davide lancia invece una sfida, quella di continuare a rimanere per un aiuto alla realizzazione personale e nel contempo contribuire al cambiamento, sociale ed ecclesiale. In ogni caso il sacerdote ribadisce il rispetto per qualsiasi scelta, riferendo che il posto lasciato vuoto in parrocchia, in caso di abbandono, rimarrà idealmente vuoto, in attesa del ritorno, per iniziare insieme un cammino nuovo, fra momenti felici e di difficoltà, nonostante i limiti di ciascuna delle parti, e che in ogni caso non sarà privo di frutto e di soddisfazioni.

Ecco il testo della lettera di don Davide: “Caro cresimato, mi consentirai di rivolgerti alcune semplici parole in un giorno tanto speciale per te. Oggi si chiude un capitolo importante della tua vita. Come in tante culture, superati i riti di iniziazione, si diventa corresponsabili della vita della comunità, così da questo momento, al termine del processo d’iniziazione cristiana, la fede, da essere solo dono, diventa per te scelta libera e responsabile. Sì, ormai alla stregua di un adulto, è giunto il tempo non più di ricevere soltanto, ma di dare. Tante persone in tutti questi anni si sono presi cura di te, ora sei invitato a prenderti tu cura degli altri e a testimoniare la fede con la maturità tipica della tua età. La fede è una di quelle realtà, avrai imparato, che cresce nella misura in cui si è disposti a donarla.

Ormai il catechismo è finito. Spero che questo itinerario formativo non ti abbia semplicemente fornito delle conoscenze in più, ma ti abbia proposto un modo di stare nella vita più evangelico. Che significa più evangelico? Beh, guarda a Gesù, così come i vangeli ce lo raccontano: accogliente, mai giudicante, rispettoso di tutti, profondo, non banale, pronto a difendere gli emarginati e a farsi prossimo dei più bisognosi, fino a dare la vita per amore.

Ora, caro cresimato, se vorrai, possiamo ancora camminare insieme dietro al Maestro. Certo non più con il catechismo. Ti assicuriamo che ce la metteremo tutta per ‘inventarci’ percorsi più adatti ai tuoi desideri, ai tuoi bisogni, alle nuove sfide e avventure che ti attendono. Anzi li costruiremo insieme! Se vorrai, noi ci siamo. E ci saremo anche se sceglierai, per diversi motivi, di allontanarti da questo luogo. Sappi che nessuno giudicherà le tue scelte e che il posto vuoto che lascerai rimarrà il tuo, sarà lì, vuoto, per quando e se vorrai ritornare.

A questo proposito voglio citarti un brevissimo racconto di Anthony De Mello, probabilmente ispirato alla parabola della pecorella smarrita. Dice così: ‘Una pecora scoprì un buco nel recinto dell’ovile, e scivolò fuori. Era così felice di andarsene. Si allontanò molto, e si perse. Si accorse allora di essere seguita da un lupo. Corse, ma il lupo continuava a inseguirla…Per sua fortuna arrivò il pastore, e la salvò. Se la caricò amorevolmente sulle spalle, e la portò all’ovile. Ora, nonostante che tutti esortassero il pastore a farlo, egli non volle riparare il buco nel recinto’.

Sappi che quel buco resterà aperto per tutte le volte che deciderai di uscire. E se lo farai perché nell’ovile ci sarà puzza di morte o di cibo raffermo, o, ancora, perché ci saremo tutti ammalati di arrivismo, di indifferenza, di perbenismo e di qualunque altra malattia, aiuta pure noi a trovare quell’uscita. Sì, perché in quel preciso momento avremo bisogno anche noi di guardare alle nostre fragilità e lasciarci cercare e trovare da un Pastore che si prenda cura di noi. Tanti auguri e buona vita!”.

𝑇𝑢𝑜 𝑑𝑜𝑛 𝐷𝑎𝑣𝑖𝑑𝑒
e la comunità Santa Maria La Nova

Diocesi

Monacizzo festeggia la Madonna del Rosario

ph ND
17 Ott 2025

di Angelo Diofano

Domenica 19 si festeggia a Monacizzo la Madonna del Rosario, a cura della parrocchia di San Pietro apostolo, del Comune di Torricella, della Provincia di Taranto, del comitato feste di Torricella e del Movimento cristiano lavoratori ‘Torricella nel cuore’.
Così il parroco di San Pietro apostolo, don Cosimo Lacaita, annuncia le iniziative, che un tempo avvenivano a cura della locale confraternita del Rosario, poi estinta dopo la seconda guerra mondiale: “Nel giorno in cui la Chiesa eleva agli altari il beato Bartolo Longo, instancabile apostolo del Rosario e umile servitore della Vergine, il nostro cuore si unisce al canto di lode che sale al Signore. Insieme desideriamo onorare la Regina del Santo Rosario, Colei che con materna intercessione ci guida al mistero di Cristo e sostiene il cammino della Chiesa (…) Radunati attorno a Maria vogliamo così rinnovare la nostra fede e aprirci al dono della pace e della speranza che il Vangelo porta al mondo. Vi attendiamo per vivere insieme questi giorni di grazia, certi che ogni Ave Maria recitata con fede è un seme di amore che porta frutto nella vita della Chiesa e del mondo”.
La giornata di domenica 19 prevede alle ore 8 la santa messa nella chiesetta della Madonna di Loreto; alle ore 16.45, nella chiesa di San Pietro apostolo, recita del santo rosario e a seguire la processione per le vie di Monacizzo, accompagnata dalla banda di Sava diretta dal m° Alessandro Pichierri; alle ore 20.30, in piazza, concerto di pizzica, tarantelle e canti popolari a cura del gruppo ‘Arianostra’ ed esibizione della scuola di ballo ‘New Dance’ & Style’ di Lizzano; a conclusione, spettacolo pirotecnico.
Nel piazzale antistante la chiesa verrà allestito un mercatino dell’artigianato locale.