Sport

La Taranto che omaggia il calcio in piazza

08 Set 2022

di Paolo Arrivo

Passeggiare tra i vicoli della città vecchia significa fare memoria delle tradizioni che si rinnovano nella contemporaneità. Lì dove il tempo sembra essersi fermato, come a farci da monito, gli antichi sapori si mescolano ai nuovi. Si sentono e non c’è niente di più bello nel vedere i più giovani giocare a pallone. Lo hanno fatto disciplinatamente grazie all’iniziativa realizzata in questi giorni dall’Oratorio San Giuseppe: un torneo di calcio a tre nelle piazze della città vecchia. Si è partiti a largo San Gaetano, venerdì scorso, per replicare il cinque settembre a largo Fuggetti. Terzo appuntamento in salita San Martino. Venerdì l’epilogo in piazza Duomo. Ci si ritrova ogni volta alla stessa ora, alle 19, per dedicarsi allo sport che non necessita della tecnologia, ma solo della volontà di fare esperienza di condivisione. Di una palla e due porte mobili. Dopo le partite, al Centro San Gaetano, si fa festa. Come sempre, finito il gioco, si riprendono gli smartphone, per fare foto magari. Si gettano le basi per la convivenza pacifica nella Taranto impegnata in una complessa opera di riconversione a trecentosessanta gradi. Il futuro di quei ragazzi, degli abitanti dell’Isola, è legato a quello della stessa città vecchia.

L’evento è stato condiviso da Sparta Taras che ha scelto di operare proprio a Taranto vecchia con l’Oratorio San Giuseppe. La mission delle iniziative da loro messe in campo va al di là del gioco. La crescita dei calciatori in erba è infatti funzionale allo sviluppo armonico della persona, per fare in modo che i cittadini del domani siano protagonisti del loro territorio. Il calcio come palestra di vita. Lo sport come metafora dell’esistenza assimilabile ad una grande corsa a tappe. E poi magari, quando il divertimento si fa agonismo non esasperato, tra quei vicoli della parte antica della città può emergere un nuovo Antonio Cassano. Qualcuno che sia capace di mettere a frutto il proprio talento anziché sprecarlo.

Sport

Un sogno diventato realtà: l’Historic Minardi Day

05 Set 2022

di Paolo Arrivo

Un’iniziativa targata Puglia. Una giornata formativa, vissuta naturalmente all’insegna della pura adrenalina: l’Historic Minardi Day ha avuto il successo che ci si aspettava alla vigilia, presso l’autodromo internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola, uno dei circuiti tra i più complicati al mondo, e ricco di storia. L’evento prestigioso è stato reso possibile dall’agenzia motoristica Adrenaline24h. Che coadiuvata da Alpine Centre Roma/Milano ha dato vita al track day nei giorni scorsi: i partecipanti, nel weekend di fine agosto, hanno avuto l’opportunità di provare i modelli A110, A110S e GT. C’erano simulatori di guida, stand e auto d’epoca. Tutti gli ingredienti per gratificare anche gli occhi.

“Ogni iniziativa che sprona a coinvolgere appassionati che cercano il confronto con loro stessi e i loro sogni, è degna di nota e va sottolineata perché i giovani e i loro desideri rappresentano l’ossatura portante del futuro di tutto il nostro territorio”, ha detto a Nuovo Dialogo Massimo Castellano, tarantino come Paolo Abalsamo e Flavio Renna. Questi, insieme ai pugliesi Piergiorgio Sarcina e Antonio Di Gioia, sono stati punti di riferimento per i neofiti Leclerc alla guida sportiva, grazie ai loro consigli preziosi. Il responsabile tecnico dello Joni_Co Team loda l’iniziativa e tutto ciò che sta intorno: “Pensare che questo sia possibile anche grazie alla passione profusa dai nostri piloti locali insieme a strutture così importanti e preziose come Adrenaline24h, ci fa ben sperare per traguardi ancora più importanti e gratificanti”. Uno già tagliato l’anno scorso è stato il “Primo Endurance Città dei due mari”. A organizzarlo, lo stesso team guidato da Massimo Castellano.

Tornando all’Historic Minardi Day, va sottolineata la grande e qualificata partecipazione: erano centinaia le vetture presenti in pista, oltre 80 gli iscritti. Piloti come Riccardo Patrese, Gianni Morbidelli e Miki Biasion sono stati a stretto contatto con ragazzi che hanno potuto indossare il casco per la prima volta, alla guida di una vettura da trecento cavalli e solo mille chili di peso. E dalla Alpine A110S, un concentrato di energia, la contagiosità della stessa passione dalla quale sono animati quanti corrono e organizzano eventi in questo settore si propaga a tutte le vetture, ai piloti e alle piste sulle quali dar sfogo alle performance migliori.

 

Sport

Football americano: dalle spiagge ai campi di gioco, le Vespe riprendono il volo

03 Set 2022

di Paolo Arrivo

Sport e integrazione sociale. Un binomio perfetto, tenuto insieme dal football americano, disciplina ancora poco nota in Italia, rappresentata sul territorio dalle Vespe San Giorgio Jonico. Con loro, anche quest’anno, ci saranno i ragazzi di Babele: associazione di promozione sociale, ente di tutela per richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria, attiva nel campo della tutela dei diritti dei migranti e nel contrasto di tutte le discriminazioni, con l’obiettivo di affermare i principi di uguaglianza solidarietà giustizia. “I ragazzi hanno cominciato con il pon di Francavilla Fontana ed ora li stiamo inserendo gradualmente tra flag e tackle”, ha detto il presidente delle Vespe, Andrea Melpignano, al quale va riconosciuto inoltre il merito dell’attività promozionale svolta questa estate sulle spiagge del litorale ionico. La finalità era proprio quella di valorizzare questo sport intercettando il pubblico che non lo conosce. La stessa attività di promozione, denominata Vespe Beach Tour, è stata utile agli atleti, occasione per cominciare la preparazione. Ovvero per farsi trovare pronti agli appuntamenti che contano.

LA NUOVA STAGIONE. Dopo le prime amichevoli, giocate tra luglio e agosto, lo start è stato dato ufficialmente il primo settembre. La squadra senior è impegnata negli allenamenti al “Renzino Paradiso” di Talsano; le piccole Vespe saranno protagoniste tutti i sabato di settembre e il primo di ottobre attraverso gli open day organizzati al Villaggio San Giovanni di San Giorgio Jonico. Sul piano agonistico c’è da onorare il prossimo campionato CSI a 7. “Tanti saranno gli impegni di quest’anno: cominceremo sicuramente con quest’importante manifestazione che ci vedrà impegnati a novembre e a dicembre, poi parteciperemo ad altri tornei”, ha assicurato AM auspicando che per le gare casalinghe, da disputare in questa stagione, si possa trovare un “palcoscenico consono a questo sport, di cui vogliamo far innamorare la città”.

Sport

Prisma, il team manager Sardanelli loda l’impegno sociale e la forza del gruppo

foto Walter Nobile
31 Ago 2022

di Paolo Arrivo

 

“Viste le mie prime sensazioni nel ricoprire questo nuovo ruolo, posso dire che sono felicissimo della mia scelta. Fin da subito ho percepito l’aria di familiarità, cooperazione e appartenenza che il presidente Bongiovanni, Elisabetta Zelatore e la società tutta trasmettono all’ambiente”. A parlare è Simone Sardanelli. Che in qualità di team manager fotografa lo stato di salute della Gioiella Prisma Taranto. Felice di ricoprire il ruolo, al quale deve essere adeguato, “per questo devo naturalmente ringraziare in primis la proprietà, Vito Primavera e il mister Di Pinto che mi hanno dato l’opportunità di intraprendere questo percorso”. Come confidato dallo stesso team manager, il confronto quotidiano con i dirigenti e con lo staff consente di arricchire l’esperienza professionale, in modo che le conoscenze personali possano essere messe al servizio della squadra e della società. C’è poi una certa energia positiva, palpabile nella contagiosità, attorno a quell’aria di appartenenza cooperazione familiarità: “Questo si vede soprattutto nell’impegno sociale della proprietà, che vuole dar lustro alla bellezza e all’importanza storica di Taranto e di tutto il Sud. Questo senso di responsabilità sociale viene trasmesso a tutto il gruppo squadra che si sta impegnando molto nel lavoro in palestra”.

IL LAVORO METICOLOSO. Che il “mago di Turi” fosse un perfezionista, un professionista che vive di pallavolo e per la pallavolo, per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi, era noto. La conferma viene dallo stesso Simone Sardanelli: “Il programma procede sia dal punto di vista fisico che tecnico. Mi rendo conto che per me è una grande fortuna poter osservare da fuori come una graduale e minuziosa attenzione ai dettagli fisici, tecnici e tattici, da parte del mister Di Pinto, e di tutto lo staff faccia in modo che ogni giocatore possa migliorare ed esprimere al massimo il proprio potenziale”. Lavoro e passione sono gli ingredienti giusti per creare un clima piacevole e produttivo, secondo il team manager che, in quanto ex pallavolista (ha militato in importanti club di Superlega e A2), conosce bene le dinamiche interne allo spogliatoio.

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La scivolata fuoricampo di Mastrangelo, che errore! Ma lo sport (è vero) significa prevenzione

Una schiacciata dell'ex centrale della nazionale italiana
29 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Un’uscita infelice. Non c’è dubbio: un’offesa, per quanto non voluta, a quanti sono impegnati nella lotta contro il male, e meritano di ricevere le migliori cure. Perché siamo tutti uguali di fronte alla sofferenza e alla malattia. Come anche alla morte. E in ospedale ci puoi finire pure per pura sfortuna, vittima di un incidente di cui non hai colpa alcuna. Hanno fatto discutere, ma a ben rileggerle, contestualizzandole, le parole di Luigi Mastrangelo non sono così folli quanto questa esternazione: “Bisogna investire di più nello sport, togliendo magari qualcosa alla sanità”. Il candidato alle Politiche lo ha detto a margine della presentazione delle liste a Bari. “Non dico di togliere tutto alla sanità – ha precisato poi – ma qualcosina si può dedicare allo sport, visto che nello sport viene stanziato sempre molto poco e nella sanità tantissimo. Se è vero, come diciamo da sempre, che lo sport fa bene e ci fa stare meglio, perché dobbiamo aver bisogno di prendere una medicina se possiamo star bene semplicemente facendo sport?” Una castroneria nella castroneria. Dire che nella sanità si è stanziato tantissimo. Va salvato il senso di quanto detto prima: lo sport come medicina utile alla prevenzione, capace di ridurre in modo significativo la possibilità di contrarre certe gravi patologie, merita per questo più attenzione. Prendere o lasciare, Luigi Mastrangelo è questo, chiamato a fare esperienza. Lo vedremo ministro dello Sport nel prossimo governo? Lui riconosce di non avere alle spalle un adeguato percorso politico “come hanno avuto altri che hanno ricoperto quella carica ma sono a disposizione del mio partito, potrei prenderlo in considerazione”.

Al netto di questo episodio increscioso, del suo impegno in politica a sostegno della Lega di Matteo Salvini (scelta opinabile anche questa, secondo l’elettorato moderato o di sinistra), LM è stato e resta orgoglio della Puglia, per le gesta compiute nel mondo della pallavolo: con la nazionale italiana, l’ex pallavolista nativo di Mottola, ha vinto 2 World League e 3 Campionati europei; con i club si è aggiudicato il tricolore insieme al Piemonte volley nella stagione 2009-10, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe, 4 Coppe Cev e una Supercoppa europea. Un atleta tra i più amati e seguiti. Naturalmente anche dalla comunità ionica – nella stagione 2008-09 ha giocato per la Prisma, e quindici anni prima rappresentando i colori della “Magna Grecia”.

Sport

Serie C, avvio non facile per il Taranto: sulla sua strada Monopoli e Catanzaro

L'ex tecnico del Taranto, Giuseppe Laterza
28 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Lo abbiamo visto al Premio atleta di Taranto, qualche giorno fa, per ritirare un riconoscimento meritato. Lo rivedremo in riva allo Jonio a sfidare la sua ex squadra. Tra poco, sarà lo stesso Giuseppe Laterza il primo avversario dei rossoblu nella nuova stagione. Così ha deciso il calendario deliberato dal Consiglio direttivo di Lega. La buona notizia è che il campionato parte, domenica 4 settembre, dopo essere stato rinviato – l’avvio era previsto per il 25 agosto. Il Taranto dovrà vedersela appunto con il Monopoli allenato dal tecnico di Fasano. Una trasferta ostica. Non meno facile sarà la prima partita in casa, allo stadio Erasmo Iacovone, contro il Catanzaro, che è accreditato come la squadra favorita del torneo che sta per cominciare. Sono previsti 5 turni infrasettimanali, una sosta tra Natale e capodanno. L’ultima giornata sarà domenica 23 aprile.

SERIE C. Il campionato parte in quanto il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di Teramo e Campobasso. Le due squadre speravano nella riammissione nella terza serie del calcio italiano. Prima della sentenza del Consiglio di Stato erano arrivati i responsi negativi di Covisoc, Consiglio Federale, Collegio di Garanzia del Coni e Tar del Lazio. Con l’accoglimento della sospensiva, il presidente della quinta sezione, Barra Caracciolo, aveva dato qualche speranza ai tifosi. Il Campobasso, nella migliore delle ipotesi, potrebbe ripartire dal campionato di serie D. Sconfessato il presidente Mario Gesuè: i giudici hanno evidenziato che alle irregolarità riscontrate da parte dell’Agenzia delle Entrate, la società “non ha dato seguito né con l’integrale corresponsione delle somme dovute all’atto della ricezione delle stesse né ponendo in essere ritualmente e tempestivamente la procedura di rateazione”. La Lega Pro resterà a 60 squadre. Sono venti quelle incluse nel girone C, nel quale giocherà il Taranto: Monopoli, Catanzaro, Turris, Fidelis Andria, Gelbison, Foggia, Latina, Juve Stabia, Audace Cerignola, Potenza, Giugliano, Picerno, Vibonese, Virtus Francavilla, Avellino, Crotone, Pescara, Monterosi Tuscia, Messina.

Ecco il calendario completo dei rossoblu per la stagione regolare:

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Umtiti e la voglia di normalità

La commozione del calciatore all'aeroporto
27 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Ci sono almeno due buone ragioni per dare questa notizia esaltante. Il filo conduttore è l’emozione: quella dimostrata da un’intera cittadinanza, dai cento tifosi che hanno accolto il neo difensore del Lecce, Samuel Umtiti, all’aeroporto di Brindisi; il sentimento di stordimento provato dallo stesso calciatore che, avvicinato dai giornalisti, nella ressa, non riusciva neanche a parlare. L’episodio è di uno di quelli che riconcilia il tifoso con la concezione più romantica del calcio. C’è poi anche, ed è predominante, il risvolto economico legato ad una precisa mossa di marketing, a beneficio della società giallorossa e dell’intero territorio.

CHE SOPRESA! “La sua è una bella storia da raccontare, questa è un’operazione incredibile di mercato, in primis dal punto di vista tecnico. Mi ha colpito la grande umiltà di Umtiti: ha voglia di rimettersi in pista in un campionato e in una piazza importante”. Così il presidente del Lecce Saverio Sticchi Damiani ha commentato l’arrivo in prestito dal Barcellona per un anno del campione del mondo in carica. Aggiungendo che si è trattata di una delle grandi intuizioni del direttore Pantaleo Corvino. Che inizialmente l’aveva tenuta nascosta allo stesso presidente, prima che la trattativa decollasse. L’improvviso sogno si è materializzato facendo gli interessi di entrambe le parti: “Il Salento aveva bisogno di Umtiti e Umtiti aveva bisogno del Salento”. Ovvero cercava una certa normalità, che deve aver trovato non in una metropoli, ma in una città della Puglia. A dimostrazione di come anche i personaggi affermati subiscono il fascino dei buoni sentimenti e non soltanto quello del danaro.

STORIA DI UNA FAVOLA. Nato il 14 novembre 1993 a Yaoundé, la capitale del Camerum, Samuel Umtiti si trasferì con la famiglia in Francia quando aveva solamente 2 anni, in cerca di una vita migliore. Sempre in tenerissima età, cominciò a giocare a calcio, nel Ménival. A 9 anni entrò nel settore giovanile dell’Olympique Lione. Era talmente forte, superiore agli altri, che uno dei suoi allenatori gli proibì di usare il suo sinistro formidabile. Nel 2016 fu acquistato dal Barcellona. Nello stesso anno fu utilizzato dalla nazionale francese agli Europei, sino alla finale. Nel 2018 si è laureato campione del mondo con la stessa Francia. Da allora è stato perseguitato da problemi al ginocchio, che lo hanno messo fuori squadra. Ora la nuova rinascita.

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Un test emozionante: il ritorno in Formula 1 di Antonio Giovinazzi

26 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Dovrebbe essere il sogno di ogni pilota. Come l’Olimpiade per l’atleta, la serie A per il calciatore, il Giro d’Italia per il ciclista corridore: quello di Antonio Giovinazzi in Formula 1 non può che essere un gradito ritorno. Il martinese 28enne correrà il Gran premio d’Italia a Monza e il GP degli Usa ad Austin. Sarà in pista venerdì 9 settembre e il 21 ottobre. A dargli questa opportunità, il team statunitense Haas. Che darà assistenza al pilota di riserva della scuderia Ferrari. Guenther Steiner, team principal della Haas, è apparso entusiasta. Soddisfatto naturalmente lo stesso Antonio Giovinazzi: “Sono così felice di avere l’opportunità di guidare di nuovo nelle sessioni ufficiali di F1, oltre alla guida al simulatore è importante testare una vera macchina e non vedo l’ora di rimettermi tuta e casco”. “Sarà un’opportunità per prendere confidenza con le auto di nuova generazione – precisa ringraziando il team Haas e la Ferrari – è il modo migliore per essere pronti, se dovessi essere chiamato come pilota di riserva. Guidare su piste impegnative ed emozionanti come Monza ed Austin renderà il test ancora più emozionante”.

CHIUSO UN CAPITOLO, SE NE APRE UN ALTRO. Antonio Giovinazzi è stato impegnato nel Mondiale di Formula E, quest’anno, al volante della monoposto elettrica, con il team Dragon-Penske Autosport. Si tratta di una esperienza che il pilota voleva fare. La molla era la curiosità, gli stimoli dati da un’avventura nuova, inedita; ma il campionato non è andato come sperava – zero punti in quindici gare. Il format non aiuta i debuttanti, ha dichiarato. I pochi test a disposizione non lo hanno aiutato. In ogni caso ritiene di aver imparato tanto. La Formula E è tutt’altra cosa rispetto alla F1: lo stile di guida, completamente diverso, impone di adattarsi alla macchina. Che è proprio differente per il carico aerodinamico, per le gomme, per sterzo e fase di frenata. Il confronto con gli altri piloti è stato impari. Poco male. Il morale del pugliese è alto, grazie a questa nuova opportunità, tappa della carriera cominciata con i kart.

Sport

La bici, la casa, la cura dell’anima: Caterina Bello e il ritorno da vincente alle corse

La ciclista con la divisa Pedale Elettrico Team
25 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Con uno scatto bruciante ha fatto sua una corsa complicata. La zampata dell’agonista ritrovata, che ha lanciato la sfida alle avversarie, e che annovera anche la furbizia tra le sue qualità: dopo alcuni piazzamenti, Caterina Bello si è aggiudicata la sesta prova di “Cicloamatour”, il campionato ciclistico regionale della Puglia su strada. Ha sofferto, la ciclista di Martina Franca. Ma neanche tanto: la gamba è già reattiva, e può crescere soltanto. L’esperienza non le manca, né un grande ciclista alla guida tecnica: il re delle granfondo, Tommaso Elettrico, dal quale può trovare ulteriori motivazioni, lascia intendere in questa intervista.

Partiamo dall’ultimo successo alla 12esima Coppa San Marco: che sapore ha avuto?

“L’ultimo successo ha avuto un sapore che definirei delizioso, perché inaspettato: si tratta quella di una gara impegnativa sia dal punto di vista tecnico che altimetrico, che nelle scorse partecipazioni mi aveva visto sicuramente in forma migliore. Ma per il momento posso ritenermi soddisfatta”.

Per diverso tempo sei stata lontana dalle competizioni. Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco, quest’anno?

“Per l’esattezza ero fuori dalle competizioni dal 2019. Ho mollato sicuramente durante il periodo Covid, che ha messo un po’ tutti ai box; poi per motivi vari, sia fisici che lavorativi, non ho avuto più lo stimolo di riprendere gli allenamenti. Quest’anno non ho fatto alcuna preparazione. Non dovevo rimettermi in gioco, ma l’ho fatto ugualmente: posso dire che la spinta me l’ha data la bici nuova acquistata. Questo per me ha un valore più profondo. Ecco, non lo definirei un “rimettermi in gioco”, piuttosto una sfida con me stessa per affrontare la vita in generale”.

Quali difficoltà hai incontrato nel fare ritorno in mezzo al plotone? Se ne hai avute…

“Sì, certamente ne ho avute, e non poche! Di sicuro il colpo d’occhio che in gruppo è fondamentale: se non lo alleni viene meno, e la lontananza dalle competizioni per 3 anni ha influito sulla tranquillità, sulla tecnica nell’affrontare i circuiti, le curve più tecniche o le discese. Diciamo che sono riaffiorate a galla tutte le mie paure che, per superarle, le etichetto come difficoltà. Queste, so bene, vanno affrontate. Altrimenti non riusciremo mai a sapere quale sia realmente la nostra forza, insieme ai limiti sui quali lavorare”.

Sei nota al pubblico delle due ruote come una big tra le donne. Al pubblico dei lettori che non ti conosce racconta quando ti sei messa su una bici da corsa per la prima volta, quanta strada hai fatto sino ad oggi, quali successi ti hanno dato maggiori gratificazioni.

“È una storia lunga. Cerco di sintetizzare: sono sempre stata una ragazza sportiva, ho praticato diversi sport nella mia vita, ma il ciclismo l’ho scoperto per caso: ero già grande, avevo 23 anni, e un giorno ho visto nel box di Davide, mio marito, allora fidanzato, tantissime bici da corsa perché lui da piccolo correva (poi il ciclismo lo ha lasciato). Ebbene, me ne ha sistemata una e siamo usciti per fare una passeggiata… Alla prima uscita andavo più forte di lui che, vedendomi portata, disse che avrei dovuto praticare questo sport. Così è andata. Nel giro di un anno ho iniziato con le gare; anche il mio compagno ha ripreso a pedalare, e la condivisione è molto importante per poterci stimolare. Sicuramente da quel 2013 ne ho fatta ad oggi di strada. Tutte le gare, ma anche le uscite mi danno gratificazione perché sfido me stessa sempre, sia in allenamento che in gara”.

Per gareggiare è fondamentale la preparazione. Non ti chiediamo di svelarci i segreti dell’allenamento più proficuo ma se, ancora oggi che il ciclista può disporre della tecnologia, e dedicarsi alle ripetute, sei capace di andare anche a sensazione…

“Sì, la preparazione è fondamentale. Io inizialmente sono sempre andata a sensazione ma poi passando ad allenamenti specifici posso dire che la differenza si vede, eccome. Me ne accorgo anche adesso, perché non avevo fatto nessun tipo di allenamento negli ultimi tre anni, ma solo uscite ogni tanto. Non siamo professionisti: andare a sensazione è bello, ed anche divertente; ma per obiettivi particolari o manifestazioni importanti fare una preparazione specifica sarebbe l’ideale”.

Il ciclismo è uno sport individuale ma anche di gruppo. Ci sono persone che ti hanno aiutata, insegnato o trasmesso qualcosa?

“Premetto che purtroppo, per noi donne, io lo definisco ancora uno sport individuale. Ultimamente ne vedo tante che si stanno avvicinando al ciclismo, ma non in numero tale da pensare di poter organizzare delle manifestazioni al femminile. Certamente ci sono persone che mi hanno aiutata, insegnato e trasmesso qualcosa. Io penso che lo faccia qualsiasi persona che incontriamo: può arricchire il nostro cammino esistenziale. Nel mondo del ciclismo, non posso citare tutte le persone che hanno arricchito la mia esperienza con questo sport, ma sicuramente non posso non nominare mio marito Davide, il primo a “mettermi in bici”, mio suocero Mario, ciclista anche lui che insieme a tutti i suoi compagni (cito, tra questi, Michele Lacarbonara) sono stati i primi ad accompagnarmi nelle uscite. C’è Giuseppe Vestita, il mio primo presidente con il team ciclisport, che ha creduto in me, sin da subito: a Carovigno abbiamo vinto la prima gara. C’è Tommaso Rubino, conosciuto in gara, dove è nata una bellissima amicizia. Mi ha aiutata tanto ad affrontare le mie paure ed ansie. Per ultimo, ma non per importanza, c’è il mio attuale coach Tommaso Elettrico, sempre pronto ad aiutarmi in tutto, e a stimolarmi per fare sempre meglio. Sono felice di far parte del suo team da 4 anni”.

Hai un sogno ancora da realizzare, che ti stimoli a macinare altri chilometri? Un obiettivo nel medio o lungo periodo?

“Sogni nella vita, sempre e tanti; ma vivo alla giornata e non mi piace fare progetti a lungo termine. Quello che viene viene e mi rende felice sempre. Per ora il mio obiettivo è quello di recuperare la condizione persa in questi anni e magari, perché no, anche migliorarla! Non ho bisogno di obiettivi per macinare chilometri perché questo sport mi piace così tanto che se potessi pedalare anche di più lo farei. Il lavoro spesso non me lo permette”.

Quando non pedala, nella vita di tutti i giorni, chi è Caterina Bello?

“È una donna che ha tantissimi altri impegni ed interessi. Combattiva, dinamica, le piacerebbe avere una giornata più lunga di 24 ore per fare tutto quello che vorrebbe! Lavoro per un’azienda di tecnologie estetiche e sono spesso fuori casa. Amo cucinare, tanto che ho anche un blog di cucina a cui mi dedico, quando ho tempo, per creare nuove ricette. Mi prendo cura della mia casa e del mio terrazzo. Per me è importantissima perché la identifico come il mio luogo dell’anima, creata e progettata in base alle mie esigenze. Mi dedico alla cura dell’anima attraverso la lettura ed al pilates”.

Sport

Frammenti di ritrovata normalità: il Premio atleta di Taranto

24 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Una premiazione che va oltre i premi. Un tributo allo sport, che attraverso le eccellenze, i suoi migliori atleti e squadre, sa farsi strumento di recupero della normalità: può sanare le ferite di una umanità continuamente minacciata. È stato questo il Premio atleta di Taranto 2022. Un’iniziativa nata dall’intuizione della famiglia De Lorenzo, reiterata sino alla 13esima edizione, a capo ora dell’associazione culturale Triumphalia. Tutto perfetto ieri sera a palazzo Brasini, scelto come location dell’evento, patrocinato dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto, grazie alla disponibilità della sempre efficiente Aeronautica militare. Un luogo suggestivo che può essere inteso come emblema dell’opera di riconversione soltanto avviata nella città che ospiterà i prossimi Giochi del Mediterraneo, in quanto va riqualificato.

Fabiola De Lorenzo

La serata è stata condotta dal giornalista Gianmarco Sansolino. Al suo fianco, l’eleganza, la simpatia e la spontaneità di Fabiola De Lorenzo, che si è alternata sul palco con Roberta Di Gregorio e Alessia Marsella. Tra i premiati, mancava l’ospite più atteso: Benedetta Pilato. Il suo premio è stato ritirato dalla mamma, apparsa emozionata – alla campionessa, reduce da un’ottima annata, è stata inoltre conferita la massima onorificenza del Coni, il Collare d’Oro al Merito Sportivo. Assente anche la campionessa di karate Silvia Semeraro (lontana da Taranto, vive e si allena nella capitale), che tuttavia non ha mancato di far sentire la sua presenza, la voce, la vicinanza attraverso un messaggio registrato. I riflettori si sono quindi spostati sui tanti atleti tarantini e pugliesi che, nella stagione passata, hanno dato lustro al territorio, all’intera regione: dal nuotatore Luca Serio al pugile Luigi Merico, dalla pesista Giulia Imperio al coach Giuseppe Laterza passando alle squadre. Si pensi, ad esempio, al modello Happy Casa, nel basket: la dimostrazione di come anche una realtà del Sud Italia possa affermarsi e restare sulla cresta dell’onda per tanti anni. Il più grande esempio nella città dei due mari è rappresentato dalla Gioiella Prisma Taranto che, per il secondo anno consecutivo, si appresta a disputare il campionato di volley più importante del mondo: la Superlega Credem Banca.

Coach Di Pinto tra i premiati

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La pallacanestro al Tursport: il Cus Jonico ritrova il suo palazzetto storico

23 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Non è soltanto un campo di gioco. Ma un luogo che può essere assurto a tempio vero e proprio, il palazzetto dello sport: raccoglie battaglie sportive, lacrime e sudore, gioie e dolori; momenti di silenzio, in mezzo al frastuono, di raccoglimento, di preghiera. È il Tursport a candidarsi a questo scopo come nuova casa del Cus Jonico Basket Taranto. Che a partire dalla prossima stagione, si allenerà e disputerà le partite della serie B Old Wild West nella struttura di San Vito. Un ritorno di fiamma, potremmo dire: si tratta del palazzetto inaugurato dallo stesso CJ. Correva l’anno 1981 quando al Tursport fu organizzato un torneo al quale parteciparono tre squadre di serie A1. È lo stesso palazzetto dove l’indimenticato Cras Basket Taranto, eccellenza della pallacanestro femminile in riva allo Jonio, conquistò il primo tricolore, prima di prendere dimora al PalaMazzola. La palla ora torna agli uomini. L’auspicio è che lì si possano scrivere altre pagine memorabili di sport, in una escalation di ambizioni.

L’ATTESA IN CASA CUS JONICO. A suonare la carica, in attesa del campionato, che partirà il 2 ottobre con la sfida interna contro Pozzuoli, i vertici rossoblu partendo proprio dal saluto al Tursport: “Ringraziamo innanzitutto la famiglia Ture che ci ha messo a disposizione la struttura. Cogliamo anche l’occasione di ringraziare il PalaFiom che ci ha ospitati per cinque anni”. Il presidente Sergio Cosenza e il vice Roberto Conversano aggiungono che “non vediamo l’ora di assistere al raduno e ai primi allenamenti della nuova squadra con coach Olive”. La dirigenza sta facendo una corsa contro il tempo per giocare già la prima gara di Supercoppa. Informano, inoltre, che la campagna abbonamenti partirà tra poco. “Vogliamo riempire questo storico palazzetto della città e regalare tante soddisfazioni al nostro pubblico”, chiosano i due facendosi interpreti del desiderio di quanti tifano per tutto lo sport ionico.

Sport

Usyk campione dei pesi massimi: nel nome di Gesù Cristo, la vittoria per l’Ucraina

22 Ago 2022

di Paolo Arrivo

Avete presente l’incontro più famoso della saga Rocky Balboa? Quello in cui il pugile interpretato da Sylvester Stallone affronta Ivan Drago? L’italoamericano contro il gigante russo. Gli anni della Guerra fredda. Il match si conclude con la vittoria di Rocky che vince la iniziale diffidenza del pubblico guadagnandosi anche l’applauso delle autorità russe. Ebbene, rimanda a quelle immagini il trionfo di Oleksandr Usyk che si è riconfermato campione del mondo dei pesi massimi sconfiggendo, ancora una volta, Anthony Joshua. Si è combattuto sabato scorso in Arabia Saudita – Gedda. Si è andato ben oltre la competizione sportiva. Scontata la dedica del 35enne vincitore che, subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si era arruolato nelle forze di difesa ucraine: “Il mio mondo è Gesù Cristo, pace, questa vittoria è per tutta la gente del mio Paese, e per tutti i militari che in questo momento lo stanno difendendo”. Il messaggio è una preghiera. Assomiglia all’esortazione di Rocky, nella finzione filmica, “se io posso cambiare, e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare!” Vorremmo che l’happy end si estendesse oltre il ring del Superdome e oltre i confini delle due nazioni in conflitto. Per il momento, accontentiamoci dell’ennesima lezione impartita dalle eccellenze del mondo sportivo. Come hanno fatto i campioni del nuoto agli Europei di Roma.

IL MATCH. Quattro riprese di sostanziale equilibrio, di studio, poi il campione ucraino ha cominciato a prendere il sopravvento, abile nell’accorciare la distanza e a giocare d’anticipo. Joshua si è reso protagonista di una serie ravvicinata nella nona ripresa. Nella successiva, l’inerzia del match è tornata dalla parte di Usyk, che ha vinto confermando la propria superiorità sull’inglese. Ci è voluto comunque il voto dei giudici. Dodici round per conoscere il verdetto atteso dal pubblico. Due dei giudici hanno assegnato la vittoria a Usyk con il punteggio di 115-113 e 116-12, il terzo giudice ha premiato Joshua con il punteggio di 115-113.