Sport

Jannik Sinner, l’appetito vien mangiando

06 Ott 2023

di Paolo Arrivo

No, non si sconfiggono per caso, e in successione rapida, due grandi tennisti come Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz. Serve la testa oltre al talento innato. Qualità che Jannik Sinner ha: l’altoatesino che nei giorni scorsi ha eguagliato Adriano Panatta raggiungendo il quarto posto nel ranking Atp, è riuscito a battere quei due temibili avversari mettendo le mani sul China Open 2023. Ha chiuso alla grande la stagione con due vittorie straordinarie.

La resa di Carlito su Sinner

Nella semifinale di martedì scorso vinta con Carlos Alcaraz, pur non essendo in condizioni di salute ottimali, Sinner confermava di possedere un gran bagaglio tecnico, e variegato sbarazzandosi in due set del forte avversario: dalle accelerazioni in lungolinea alle discese a rete, alle risposte fulminanti sulle prime di servizio, i suoi colpi hanno spiazzato Carlito, che è andato incontro a momenti di nervosismo e cali di tensione durante l’incontro giocato. Ha brekkato quattro volte l’ex numero uno del mondo – lasciandolo a zero, nel primo set, la seconda volta.

Medvedev, lo sconfitto

In finale Sinner non ha accusato la stanchezza dopo la vittoria su Alcaraz. Anzi, si è superato: il russo, che non ha sbagliato una battuta nel primo set, sino al tiebreak, si è dovuto arrendere alla crescita dell’azzurro nello stesso fondamentale. Con scambi intensi, anche prolungati, i due hanno dato spettacolo. Sinner ha avuto sangue freddo nei momenti chiave e meritato il successo finale. È stato capace di rivoluzionare il suo tennis, per adattarsi al suo avversario: per avere la meglio, finalmente, su chi lo aveva sconfitto sei volte, con manifesta superiorità. Il coraggio poi è un’altra dote che ha dimostrato sul campo giocando all’attacco e con personalità.

Sinner campione di umiltà

“Sentivo di essere pronto per il match di oggi, ho lavorato tanto”, ha detto il tennista italiano nel post gara. Medvedev è stato la sua bestia nera che non riusciva a domare mai. Così, “quando batti un giocatore contro cui non hai vinto mai, è sempre speciale”. L’atleta dimostra di essere maturo sul campo e non soltanto. Perché predica umiltà: “So che devo migliorare ancora tante cose: vedremo in futuro, ma il lavoro da fare è molto”. Più che scalare altre tre posizioni in classifica, diventando il numero uno del mondo, gli deve interessare vincere i trofei più importanti. Intanto ha dimostrato di saper battere qualsiasi avversario. Così, anche Novak Djokovic, l’ultimo mostro sacro, è avvisato.

Il gran finale

I prossimi obiettivi di Sinner sono le Finals a Malaga e la maglia azzurra. Ovvero Torino e la Coppa Davis. Per ottenere la qualificazione matematica alle Finals, all’azzurro basterà vincere una partita al Master di Shanghai. La stagione sta per terminare – le ATP Finals di Torino, dal 14 al 21 novembre, rappresenta l’ultimo atto. Altre sono all’orizzonte; e il nono titolo in carriera appena conquistato non può che rappresentare l’antipasto del tennista di 22 anni, il quale diventerà numero uno del mondo. Parola del presidente della Federazione italiana tennis e padel Angelo Binaghi.

Sport

Giorgia Cascione, il buon esempio fuori e dentro il campo di gioco

Giorgia Cascione - foto G. Leva
03 Ott 2023

di Paolo Arrivo

Investire sul capitale umano dei giovani è il miglior investimento che si possa fare in ogni settore. Ebbene, questa è la politica sposata anche dalla Dinamo Taranto Nuovi Orizzonti, che ha rinnovato il roster per affrontare la prossima stagione, abbassando l’età media delle giocatrici da impiegare nella serie B nazionale – start il ventinove ottobre, a Benevento. Tra le più giovani del gruppo c’è Giorgia Cascione. Che insieme ad Annapia Molino e a Marzia Varvaglione, a Erika Martelli e a Morena De Pace, ha l’onore e la responsabilità di rappresentare il capoluogo ionico, la città dove è nata e cresciuta. Ala piccola, diventata maggiorenne quest’anno, Giorgia Cascione è una scommessa sulla quale puntare per fare il salto di qualità nella dimensione collettiva. L’abbiamo avvicinata prima di vederla in campo in uno degli allenamenti infrasettimanali. Dalla sua figura delicata si può già scorgere la personalità, la risolutezza propria dell’atleta diligente che si impegna a fondo, ponendosi come punto di riferimento per i più giovani. C’è il carattere di chi pratica uno sport dinamico e veloce. Uno sport duro, qual è la pallacanestro femminile.

Giorgia, tra allenamenti e primi test con altre squadre, gli alti e bassi propri di un qualsiasi percorso, prosegue il cammino di avvicinamento al campionato. Per te che sei giovanissima, la serie B rappresenta un punto di partenza oppure un approdo?

“Sicuramente un punto di partenza per la mia carriera sportiva. È anche un obiettivo raggiunto dopo molti anni di sacrificio all’interno dei campionati senior, quando ero sempre la più piccola (si è guadagnata sempre più spazio, ndr).

Ricordiamo i tuoi inizi…

“Ho iniziato con la Santa Rita due anni fa. Ma fin da piccola ho giocato a basket, a cinque anni, quando vedevo il Cras giocare e vincere qui al PalaMazzola”.

Quindi non eri una semplice spettatrice di quella grande realtà sportiva?

“Guardavo e giocavo. Allora facevo minibasket, e il mio allenatore era lo stesso William Orlando”.

A proposito di riferimenti, un grande del nuoto, Domenico Fioravanti, rivolgendosi ai giovani nuotatori ha ricordato che per praticare sport agonistico bisogna essere pronti al sacrificio. Il suo è un messaggio trasversale a tutte le discipline sportive. Lo condividi?

“Sì, assolutamente. Per raggiungere un obiettivo bisogna sacrificarsi molto: senza sacrifici non si va da nessuna parte. Il talento non basta. Bisogna mettere anche il sacrificio, e il migliorarsi a livello tecnico, ogni giorno”.

Ecco, torniamo al basket giocato, al tuo bagaglio tecnico. Sei riconosciuta come una giocatrice di talento dotata di un buon tiro, anche dalla lunga distanza, e di intelligenza tattica: dove credi di dover migliorare?

“Devo migliorare molto nella difesa. E a livello mentale sull’aspetto dell’autostima, del credere in se stessi. Riconosco che questo, oltre al sacrificio di cui parlavamo, è un grande obiettivo da raggiungere per arrivare a certi livelli”.

E Giorgia Cascione dove vorrebbe arrivare? Qual è il suo sogno?

“Alla serie A1. È un sogno grande, lo so. Ma, un passo alla volta, si può realizzare”.

Sport

CJ bello e vincente al PalaMazzola: Ozzano domato alla prima di campionato

Il ritorno del Cus Jonico - foto Valentina Funetta
02 Ott 2023

di Paolo Arrivo

Non era una partita qualsiasi. Non poteva esserlo, la prima di campionato giocata tra le mura amiche del PalaMazzola di Taranto: un novità, il trasloco dalla casa storica del Tursport, accolta positivamente dal pubblico ionico, circa cinquecento spettatori che (parevano di più) hanno riempito festosamente gli spalti del palazzetto adibito in questa stagione a contenitore multidisciplinare. Su quel campo di gioco, un tempo caro al Cras basket, il Cus Jonico ha sfoderato una grande prestazione mandando al tappeto Ozzano con il punteggio di 80-64. Un esordio scoppiettante per un gruppo che, pur essendo stato rivoluzionato, dimostra già intesa. E pare essere già in salute fisica e mentale. Una compagine capace anche di sopperire alle defezioni iniziali, con voglia e con la forza dell’entusiasmo; di gestire i momenti critici incontrati durante un incontro non così facile.

Taranto – Ozzano

Gli ionici scendono in campo con Matteo Ambrosin, Elhadji Thioune, Luca Valentini, Gianmarco Conte e Francesco Reggiani. Quest’ultimo mette a segno il primo canestro di un match che nella prima fase è equilibrato. Con due triple consecutive, prima Ambrosin poi Reggiani, arriva l’allungo importante (17-9). Ozzano si rifà sotto, ma Taranto chiude in vantaggio il primo quarto di gioco (22-20). Nel secondo, cresce la formazione emiliana, ma anche capitan Conte, top scorer della serata con sedici punti. Anche il nazionale argentino under 19 Lucas Fresnos regala spettacolo. La formazione di casa alza il ritmo difensivo, prevale nella lotta sotto le plance, va a canestro con una maggiore fluidità nella circolazione palla. Si va al riposo sul 49-40. Pochi canestri nel terzo quarto, ma il +11 finale (64-53) è un bottino rassicurante. Partita in controllo nell’ultima frazione.

Il campionato

Nel prossimo turno, domenica 8 ottobre, il Cus Jonico basket Taranto giocherà in trasferta sul campo della Virtus Imola. Che vorrà riscattare la sconfitta di misura subita in trasferta dall’Allianz Pazienza San Severo (79-81 dopo un tempo supplementare). Il cammino nella serie B nazionale Old wild west girone B è appena cominciato. Un campionato difficile, che vede Taranto nel ruolo di outsider. Le premesse, per i giovani cestisti allenati dal tarantino Mario Cottignoli, sono rassicuranti. Al netto della crescita che tutti i ragazzi devono evidenziare. A cominciare dal pivot senegalese Thioune, il quale ha centimetri e fisicità da sfruttare.

Sport

Boxe, la Quero-Chiloiro prepara i campionati regionali youth

Lo staff organizzativo del Trofeo Coni a Nova Siri
29 Set 2023

di Paolo Arrivo

Giovani pugili in fermento. Saliranno sul ring allestito a San Vito dei Normanni, oggi venerdì 29 settembre sino al primo ottobre, quelli che prenderanno parte ai campionati regionali youth. L’organizzazione dell’evento è affidata alla Quero-Chiloiro. Che affiancherà la Pugilistica Rodio Brindisi. La location scelta è piazza Leonardo Leo – in caso di maltempo ci si sposterà al Palazzetto dello sport Francesco Macchitella.

La Quero-Chiloiro ai campionati regionali youth

Riflettori puntati su Gaetano Barbati. Il quale, 18 anni, tarantino, gareggerà per la categoria dei 67 kg. All’incontro il boxeur di casa Quero-Chiloiro arriva con 28 match all’attivo. Secondo gli addetti ai lavori, si tratta di un atleta dotato di una buona tecnica e di tanta passione per questa disciplina sportiva. L’auspicio è che possa farsi valere dimostrando maturità nella sfida.

Facendo un passo indietro, va sottolineato il successo della tappa nazionale del Coni che, anche quest’anno, ha indetto l’olimpiade giovanile dello sport italiano. L’evento tenutosi nei giorni scorsi ha visto la partecipazione di ben 4400 atleti. Avevano età compresa tra i 10 e i 14 anni, in rappresentanza di 35 federazioni nazionali e di sette discipline sportive. Un’iniziativa importante che ha messo in risalto non soltanto lo spirito agonistico dei piccoli combattenti sul ring ma anche le qualità dello staff organizzativo. Del quale hanno fatto parte giovani atleti tarantini: Vincenzo Carparelli, Nicola Cesarano, Christian Tursi e Felice Di Cuia. Sono quattro pugili junior della Quero-Chiloiro. A loro va un plauso per aver dimostrato serietà, efficienza e professionalità, in una veste inedita. Un ulteriore motivo di soddisfazione per il maestro tarantino Cataldo Quero che svolge anche il ruolo di Commissario nazionale giovanile per la Federazione pugilistica italiana. Così, dalla festa dello sport giovanile tenutasi a Nova Siri all’evento in svolgimento nella provincia brindisina, la storia società ionica continuare a dare il proprio contributo nella promozione dell’arte nobile, sempre in prima linea.

Belve da addomesticare nella nuova tv italiana: il ritorno di Francesca Fagnani

Francesca Fagnani - foto Rai
26 Set 2023

di Paolo Arrivo

Altro che belva: può andare fiera del suo percorso e dell’esperienza maturata, frutto di anni di gavetta fatta sotto l’egida di maestri del giornalismo come Michele Santoro e Giovanni Minoli; ma se potesse tornare indietro, c’è un errore che non ricommetterebbe, a riprova della sua umanità e sensibilità. Gli errori, lo sappiamo, fanno parte della natura umana dentro il cammino esistenziale. Non si possono evitare ma l’importante è saper rimediare. Come sta facendo, Francesca Fagnani, mantenendo vivo il ricordo della mamma scomparsa da pochi anni: “Mi spiace non averle dato la centralità che meritava. Per questo ne parlo spesso, per darle lo spazio che non le ho dato quando era in vita”. Una scelta efficace. Perché l’unico modo di riportare in vita gli affetti più cari, e i personaggi della fantasia oltre a quelli della realtà, è parlarne. Ovvero sentirli e replicarli; assorbirli o masticarli, come farebbe una belva nel dialogo con la contemporaneità. Parlare e soprattutto far parlare è il mestiere della giornalista e conduttrice romana che sta per tornare sul piccolo schermo con “Belve”. Questa sera, martedì ventisei settembre (Rai 2, ore 21,20), il programma riparte.

Belve, seconda stagione

L’ultimo colpo messo a segno da Francesca Fagnani è Fabrizio Corona. Che appena tornato in libertà, sarà ospite della prima puntata. Gli altri ospiti saranno Stefano De Martino e Arisa. Il più atteso dal pubblico del prime time è certamente l’ex re dei paparazzi e imprenditore, personaggio controverso quanto affascinante, al quale la figura del giornalista deve pur dare spazio e voce: se fosse ancora in vita, Francesca Fagnani, che si è già occupata coraggiosamente di mafia (per il suo lavoro ha ricevuto le minacce dei Casamonica), intervisterebbe anche Matteo Messina Denaro. Lo farebbe usando le sue domande secche e scomode senza alcun timore. Senza comunicare il disprezzo che suscita chi è stato condannato dalla giustizia italiana per decine di omicidi, tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido – le vere belve sono quegli individui che offendono pure la natura animale.

Il nuovo che avanza

I nuovi palinsesti della Rai contengono conferme e novità. Tra i volti noti, Francesca Fagnani è già riuscita nell’impresa di intercettare il pubblico giovane attraverso Tik Tok: il processo di formazione della nuova televisione italiana passa anche attraverso la riconferma del suo programma. Un ritorno motivato dal successo delle scorse edizioni. Belve è un prodotto di qualità che sa affrontare le questioni più importanti legate all’attualità. Nei giusti toni, senza appesantire o tediare, in modo da attirare i telespettatori di ogni fascia d’età. Un format smart che smonta il pregiudizio per il quale velocità e buona informazione non possono stare insieme. La conduttrice, che quest’anno abbiamo apprezzato al Festival della canzone italiana, è chiamata a dare il proprio contributo nel tentativo di modernizzare il mondo della tv italiana. Perché possa riuscirci, la televisione e mamma Rai, bisognerebbe vincere la diffidenza verso le società esterne e collaborare, ha dichiarato la stessa Francesca Fagnani. L’obiettivo sia stimolare la curiosità del telespettatore italiano verso i programmi di approfondimento sociale, politico o culturale, laddove si fa anche informazione. Tenendo conto che quest’ultima ormai viaggia e si scioglie rapidamente lungo i binari infuocati del web o dei social.

Sport

Taranto, SailGP, e il vento che sta cambiando

Lo spettacolo dei catamarani F50 - foto G. Leva
25 Set 2023

di Paolo Arrivo

Lo scirocco ha salutato l’avvio della competizione scandendo a un ritmo adrenalinico la prima delle due giornate. Quel vento che ai tarantini poco piace, perché fa schizzare verso l’alto la temperatura e i tassi di umidità, è stato una benedizione per i velisti di fama mondiale impegnati nelle regate, lo scorso fine settimana. Lo scirocco ha poi lasciato il posto alla debole tramontana. Ebbene, il senso di SailGP sta già nella rotazione dei venti che hanno raggiunto il suolo, il territorio e la comunità: la Taranto che punta sullo sport, sulla risorsa mare, sta cambiando volto, aspettando i Giochi del Mediterraneo. Ecco la virata o strambata. Ce la raccontano quei catamarani, che sguazzavano sulle acque del Mar Grande. Una lezione impartita sotto lo sguardo incuriosito e ammirato dei media internazionali. Che hanno fotografato il Rockwool Italy Sail Grand Prix, unico appuntamento in Italia del circuito mondiale.

SailGP, la competizione

Successi dell’Australia nelle prime due regate, mentre nella terza ha dominato la Danimarca. La vittoria della quarta gara è andata a Emirates Great Britain SailGP Team. Mentre nella quinta ha vinto l’equipaggio statunitense di Jimmy Spithill. Sorpresa nel finale: quella che doveva essere l’ultima decisiva gara, disputata tra Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia, è stata annullata in corso di svolgimento. Perché il vento mancava. Ironia della sorte, lo stesso si è fatto sentire forte nei minuti in cui Emirates Great Britain SailGP Team poteva festeggiare al castello Aragonese la vittoria della classifica generale – secondo posto per l’Australia, poi l’equipaggio americano. La mutevolezza del tempo climatico ha detto che tutto rapidamente si può evolvere nella vita e rovesciare. Per vincere bisogna saper cogliere l’attimo, e adattarsi, non dando nulla per scontato; non farsi sorprendere, mantenere alta la guardia, restare vigili per sognare. E uniti, compatti, come accade proprio negli sport di squadra, per tagliare il traguardo tanto agognato dei Giochi del Mediterraneo.

Gli occhi su Taranto

“L’equipaggio ha fatto un ottimo lavoro per tutto il fine settimana, sicuramente siamo stati fortunati nella regata finale”. Questo il commento di Ben Ainslie. Il timoniere della formazione della Gran Bretagna ha poi dichiarato: “Non vediamo l’ora di tornare qui nella prossima stagione: Taranto è una città bellissima, con tanta storia, e il pubblico italiano ha una passione enorme per lo sport della vela. È stato veramente bello regatare davanti a una platea così numerosa”. Non sappiamo se è dello stesso parere il velista statunitense Hans Henken. Il quale, vittima di un incidente a bordo del suo catamarano nel corso della terza regata, è stato costretto a fare la conoscenza dell’ospedale di Taranto. Ma a prevalere nella due giorni di regate è stata la bellezza della città dei due mari fotografata dalle riprese aeree della regia internazionale.

Le conclusioni

Al netto delle polemiche alimentate da quanti storcono il naso di fronte ai grandi eventi che comportano un dispendio di risorse economiche sottratte ad altre priorità (non hanno tutti i torti, vanno ascoltati), SailGP è stata una bella pagina di sport vissuta come una festa dalla comunità. La città che pullula di presenze (tarantini, italiani e stranieri), anche nelle ore più insolite, nel primo pomeriggio di domenica, è una rarità. Uno spettacolo dentro lo spettacolo. Così le persone che si sono assiepate in strada, dal bordo antico al centro, dalla “ringhiera” alla Rotonda lungo il lungomare Vittorio Emanuele III, per vedere dal vivo le gare.

Photogallery by Giuseppe Leva

Sport

SailGP, si accendono i motori dei catamarani più veloci del mondo

Un'immagine della tappa tarantina del 6 giugno 2021 - foto G. Leva
22 Set 2023

di Paolo Arrivo

L’evento dell’anno. Il più atteso a Taranto, certamente il più importante, aspettando i Giochi del Mediterraneo 2026: il ritorno di SailGP riaccende l’interesse per lo sport inteso come vettore di sviluppo del territorio, capace di coniugare anche agonismo e spettacolo, in questo caso. Perché la competizione in programma domani, sabato 23 e domenica 24 settembre, è altamente spettacolare. Location del Rockwool Italy Sail Grand Prix sarà lo specchio d’acqua antistante il lungomare Vittorio Emanuele III.

La competizione sportiva

Sei regate, dieci i team nazionali che si sfideranno a bordo dei catamarani foiling F50 nel quarto dei dodici appuntamenti previsti per la quarta stagione di SailGP. Gli stessi equipaggiamenti raggiungeranno la città dei due mari a due settimane dal terzo evento disputatosi a Saint Tropez, dove Emirates Great Britain SailGP Team di Ben Ainslie ha vinto davanti al gruppo australiano di Tom Slingsby, che conduce la classifica generale. Le gare saranno trasmesse in diretta su RaiPlay dalle 13.30 alle 15.00 di entrambe le giornate. Orario che dovrebbe assicurare audience. In ogni caso, le gare sono visibili anche in differita su RaiSport, sabato alle 18.30 e domenica alle 19.00. Il pubblico che voglia godersi lo spettacolo dal vivo può acquistare i biglietti per la tribuna d’onore sul lungomare o per la Rotonda Marinai d’Italia.

I protagonisti di SailGP

A gareggiare ci saranno velisti di fama mondiale. Anche medagliati olimpici (16 uomini e 6 donne), che possono vantare quaranta successi, in totale. Tra i nomi di richiamo, l’inglese Ben Ainslie, gli australiani Jimmy Spithill e Tom Slingsby. Mentre non sarà presente Peter Burling al pari degli altri neozelandesi che non hanno fatto in tempo a riparare l’ala rigida danneggiatasi nella tappa di Saint Tropez.

Lo spettacolo che non inquina

Quest’anno SailGP ha rivolto la propria attenzione alla fauna marina. Lo sta facendo attraverso il progetto “Cavallucci Marini”, ovvero con l’installazione di casette in lana di roccia, il prodotto naturale e sostenibile per l’edilizia realizzato da Rockwool, per salvaguardare la fauna ittica che popola la riserva naturale regionale orientata Palude la Vela. L’iniziativa vede il coinvolgimento di One Ocean Foundation e dell’Università di Bari. L’obiettivo è mitigare gli effetti causati dall’attività umana e dal cambiamento climatico sulle specie marine che abitano la laguna del Mar Piccolo di Taranto.

Non solo Ilva: il turismo sportivo

“Taranto si appresta a vivere giornate di grande sport, ammirando da vicino, per la seconda volta, uno degli eventi di vela più adrenalinici al mondo, un orgoglio non solo per noi, ma per tutta la Puglia”. Così Rinaldo Melucci ha benedetto l’evento intervenendo nei giorni scorsi alla presentazione in conferenza stampa. Lo stesso primo cittadino del capoluogo ionico ha ricordato che “SailGP ha contribuito a far conoscere Taranto a un pubblico ancor più ampio, fungendo da vettore di un’immagine positiva e brillante della città”. Quella che chiama a raccolta turisti e quanti possono guardare alla bellezza del territorio. Sembrano lontani i tempi in cui questa terra veniva associata quasi esclusivamente alle disgrazie, alle malattie e morti provocate dallo stabilimento siderurgico più grande d’Europa – i danni della grande industria restano, e vanno arrestati in fretta.

L’ospite d’eccezione

Una sorpresa. Ma non tanto, perché il mare è il suo regno, o meglio tutto ciò che salta in acqua, come le sue braccia esplosive nella specialità della rana: ad onorare la manifestazione ci sarà Benedetta Pilato, che vedrà la regata, e alla premiazione garantirà la sua presenza. Benny ha definito emozionante l’iniziativa che la lega alla città in cui è cresciuta e nata. Un legame che si rinsalda. Una figlia da riabbracciare sempre, la campionessa, ci ricorda il sindaco di Taranto. E al pari di SailGP, una eccellenza.

 

Le immagini della conferenza stampa di presentazione sono foto G. Leva

 

Sport

Marzia Varvaglione: “Un calice di buon vino per brindare ai successi della Dinamo”

foto G. Leva
18 Set 2023

di Paolo Arrivo

Arriva con il fiatone e se ne va bella e fresca come una rosa. Anche se il suo impegno è sempre massimo sul campo di gioco: Marzia Varvaglione deve fare i salti mortali per coniugare e onorare al meglio i suoi impegni importanti, numerosi; e il basket torna a riempire le sue giornate, come una fiammella pronta a farsi rogo, a beneficio suo personale, e del gruppo nel quale si trova ora. Basta intervistarla per rendersene conto. Che riesce nell’impresa: Marzia Varvaglione (ala tarantina, classe 1989) sa dire tutto in poche parole, senza distogliere gli occhi da quelli del suo interlocutore. Nella prima uscita amichevole della Dinamo Taranto Nuovi Orizzonti c’è anche lei. Una partitella in famiglia, giocata lo scorso fine settimana con la formazione Under 19, che a William Orlando ha offerto le prime incoraggianti indicazioni (è un gruppo che sembra già squadra, ha detto il coach).

Cosa ci fa la presidente di Agivi, l’Associazione giovani imprenditori vinicoli, qui a sudare sul parquet del PalaMazzola?

“Il basket ha sempre rappresentato un pilastro fondamentale della mia vita. Adoro il gioco di squadra, nello sport e non solo. Anche nella vita lavorativa. Ecco cosa ci faccio qui: a dare una mano alla mia città”.

Qual è il filo che lega il mondo del basket a quello del vino?

“Sicuramente la competizione. A basket competiamo per  un campionato, di serie B nazionale, in questo caso; nel mondo del vino si compete per promuovere la propria azienda e regione in giro per il mondo”.

Apparentemente sono due mondi che, sulla tavola, non possono stare insieme: l’atleta agonista non può bere. Oppure vogliamo sfatare questo tabù?

“Come sempre tutto va fatto in moderazione. Anche dopo le partite c’è bisogno di festeggiare: perché no, magari con un calice di buon vino!”

Come divide le sue giornate Marzia Varvaglione?

“La mattina, dopo aver accompagnato mia figlia a scuola, sono in azienda tutto il giorno. La sera, sempre insieme a lei, mi dedico a una delle mie più grandi passioni, che è il basket”.

Rispetto alla nuova stagione, al nuovo gruppo che si sta formando, quali sono le tue sensazioni?

“La squadra è molto affiatata. Un gruppo molto coeso: c’è un bellissimo spogliatoio, l’intero staff, il team, gli allenatori, il presidente trasmettono calore umano. Mi sembra di essere tornata indietro di tanti anni”.

Qual è il tuo obiettivo personale dentro la Nuovi Orizzonti?

“Portare un contributo alle ragazze sia nello spogliatoio che in campo facendo credere che tutto è possibile. Ovviamente, perché no, anche i playoff”.

Sei soddisfatta del tuo percorso cestistico, o hai qualche rimpianto, forse?

“Sono molto soddisfatta di quello che ho fatto per quanto riguarda la mia carriera (attualmente, dentro la pluripremiata azienda Varvaglione, si occupa dell’area marketing e delle vendite all’estero, ndr). Se avessi fatto soltanto la pallacanestro nella mia vita, beh, il sogno di tutti i giocatori è quello di vincere lo scudetto. Forse è questo l’unico rimpianto. Pur avendo giocato in una squadra che di scudetti, in tre anni consecutivi, ne ha vinti tre”.

 

Marzia Varvaglione e le sue compagne nel test congiunto tra prima squadra e formazione juniores – foto G. Leva

 

Serie tv

Jan Ullrich, una docuserie per raccontare il talento e le cadute del Kaiser

15 Set 2023

di Paolo Arrivo

Sui pedali esprimeva una potenza devastante. Bello da vedersi, quando faceva il corridore, Jan Ullrich: lo ricordiamo nei duelli con Lance Armstrong, in particolare, con uno stile opposto a quello dell’americano – in salita o in pianura, lui spingeva il rapportone, riuscendo ad attaccare restando seduto. Tanto forte fisicamente quanto incostante. Si pensi ai già noti problemi di peso, poi a quelli legati agli stravizi, al consumo di whisky e cocaina negli ultimi tempi, che lo hanno fatto sprofondare nel baratro. La storia del Kaiser è raccontata in una docuserie che uscirà nelle prossime settimane su Amazon Prime Video. Le quattro puntate in uscita il 28 novembre si intitolano “Der Gejagte” (La preda).

Le debolezze dell’uomo Jan Ullrich

“Sarebbe sbagliato dire che non ho ingannato nessuno, ma oggi ho fatto pace con il mio passato. Gli spettatori, i tifosi, le persone comuni che vedranno il documentario potranno mettersi un po’ nei miei panni e pensando a questo oggi mi sento più leggero”. Così il protagonista ha commentato la docuserie che gli è stata dedicata per il piccolo schermo. La stessa, preannunciata sui social proprio da Jan Ullrich, uscirà a pochi giorni da un traguardo esistenziale che sta per tagliare l’ex ciclista. Il prossimo due dicembre infatti compirà cinquant’anni. La stessa età di Fabio Cannavaro, raggiunta nelle scorse ore dal pallone d’oro, che dopo aver lasciato il calcio giocato, ha scoperto proprio la bici – una compagna di vita, l’ha definita. Mezzo secolo di imprese e di cadute, per Jan Ullrich. I suoi problemi di salute cominciarono nell’estate 2010 quando fu ‘preda’ di una malattia da stress, la sindrome da burnout. Gli anni più difficili lo hanno portato a rischiare la vita. “Non stavo per nulla bene. Facevo uso di molta cocaina, bevevo whisky come se fosse acqua”, ha ammesso l’uomo che, per combattere la dipendenza, è stato costretto al ricovero in una struttura. La rinascita è un cammino lungo e difficile. È come una salita ripida: non il terreno ideale di un possente passista-cronoman, che alla fine del 2021 ha avuto una ricaduta con l’alcolismo; ma che ha la forza, anche la spinta del pubblico, di chi gli vuole bene, per arrivare in cima all’asperità più dura.

Il corridore

Jan Ullrich avrebbe potuto vincere molto di più se avesse fatto sempre la vita del corridore. Non gli piaceva farlo in inverno, invece, quando si allenava poco e ingrassava a dismisura. Il vincitore del Tour de France 1997 ha dimostrato di possedere un gran motore. Al punto che avrebbe potuto fare a meno del doping, piaga dello sport, di diverse discipline, e non solo dell’iper controllato mondo del ciclismo. Coinvolto nell’Operacion Puerto del medico spagnolo Fuentes, si è visto revocare i risultati ottenuti dopo il maggio 2005, perché dichiarato colpevole dal Tribunale Arbitrale dello Sport. Oltre alla Grande Boucle il tedesco nativo di Rostock ha vinto, tra l’altro, la Vuelta nel 1999; due ori mondiali nella prova contro il tempo a Verona ’99 e Lisbona 2001, l’oro nella gara in linea delle Olimpiadi di Sydney 2000. Il suo rapporto con il Giro d’Italia non è stato felice. Vi prese parte, infatti, solamente due volte, senza ottenere risultati: nel mese di maggio, quando si tiene la corsa rosa, il corridore aveva da smaltire i chili di troppo accumulati nei mesi in cui non ci sono corse. Riuscì comunque a vincere una tappa a cronometro nel 2006. Poco prima di annunciare il ritiro.

Sport

Taranto, un punto d’oro a Picerno. Ma la strada è in salita per gli ionici

L'esultanza dei rossoblu dopo la vittoria col Foggia - foto d'archivio G. Leva
12 Set 2023

di Paolo Arrivo

Quarantacinque minuti di gioco poco incisivo. Una sola occasione da goal, creata e sprecata da Alfredo Bifulco. Una squadra che difende bene, ma evidenzia dei limiti a centrocampo, lamenta l’assenza di un regista. I padroni di casa che fanno qualcosa in più e meritano di passare in vantaggio con Diego Albadoro. Questa la sintesi del primo tempo di Picerno – Taranto. Nel secondo tempo gli ionici hanno trovato il pareggio al 77’ con uno dei suoi uomini più attesi, Pietro Cianci, approfittando del calo fisico della formazione lucana. L’uno a uno, alla fine, è un risultato positivo. Perché conquistato in trasferta contro una squadra ostica. Ma è lecito chiedere di più agli ionici: le aspettative sul Taranto sono più alte in questa stagione. La squadra peraltro è stata attrezzata bene e può soddisfare le esigenze dei tifosi – encomiabili quelli che hanno raggiunto lo stadio Donato Curcio facendo sentire la loro presenza incessante per tutto l’incontro.

La sfida col Picerno: un brutto avvio, poi la reazione

Lo stesso tecnico del Taranto Eziolino Capuano ha sottolineato il valore dell’avversario incontrato sul campo loro: “Abbiamo giocato contro una squadra forte che ha nel palleggio una delle qualità più importanti. Noi l’abbiamo preparata bene cercando di farli giocare poco”. Il mister non nasconde che i primi minuti sono stati negativi (“Siamo stati troppo piatti”). Nonostante le difficoltà incontrate soprattutto da Gianluca Mastromonaco, “abbiamo pareggiato con merito grazie anche a una panchina davvero profonda e importante”. La riprova che questa squadra è stata costruita bene. E necessita di tempo per esprimere il proprio potenziale appieno.

La lite col capitano

Il match col Picerno è stato caratterizzato anche da un brutto episodio. Protagonista Antonio Ferrara, che non ha digerito il cambio voluto dall’allenatore. Ne è nato un brutto siparietto ripreso dalle telecamere di Rai Sport: i due sono stati separati da alcuni componenti della panchina, per far sì che la situazione non degenerasse oltremodo. L’auspicio è che si siano già chiariti. Per il bene loro, e del gruppo creatosi da poco. Certe scene da Grande Fratello, come l’ha definita lo stesso tecnico rossoblu, minacciando di far pagare al giocatore questo gesto brutto, nuocciono a tutti. Anche alla credibilità del mondo del pallone. Che attraverso i suoi valori, deve dare il buon esempio ai più giovani: rispetto ed educazione stanno alla base di qualsiasi rapporto.

Il campionato

La seconda giornata della serie C girone C non ha mancato di offrire sorprese. Come la vittoria della Turris a Crotone. Il Taranto si ritrova quarto in classifica con quattro punti. Punteggio che fa vedere il bicchiere mezzo pieno. Il cammino è lungo; lunedì prossimo, diciotto settembre, la sfida con il Messina. Non si sa dove. Si spera nella disponibilità dello stadio Erasmo Iacovone, ferito dall’incendio divampato sotto la curva sud, il 3 settembre scorso. Al momento però l’ipotesi più accreditata è il rinvio della stessa partita.

Sport

Dinamo Taranto, coach Orlando loda il gruppo: “Coeso, lavora tanto e con il sorriso”

Il tecnico della Nuovi Orizzonti dirige una seduta di allenamento al PalaMazzola
11 Set 2023

di Paolo Arrivo

Megan Mahoney, Michelle Greco, Giorgia Sottana: sono alcuni dei grandi nomi che hanno fatto grande il basket rosa ionico. Lì dove il pubblico più numeroso ha riempito gli spalti del PalaMazzola, si è avuta chiara ed immediata la percezione che al momento del tripudio massimo segue la discesa ripida, altrettanto rapida. Così è stato. Dopo anni di buio, una nuova realtà si è affacciata e guadagnata spazio, per riconquistare lo stesso pubblico appassionatosi al basket: la Nuovi Orizzonti Dinamo Taranto. Il timoniere è William Orlando. Quelle immagini che ha ben impresse nella sua mente, delle gesta vissute in prima persona sullo stesso parquet di gioco dove ora sta allenando, possono essere replicate, in un futuro non troppo lontano: l’allenatore sa, in cuor suo, di poter scrivere pagine importanti, in un ruolo primario rappresentando una società solida e ambiziosa e affamata, impegnata nella scalata alla pallacanestro che conta. La serie B nazionale è un ottimo punto di ripartenza dopo le battaglie delle ultime annate. Il campionato è lontano, dista sei settimane; la preparazione già entrata nel vivo, per le giovani ragazze, sotto l’egida di William Orlando, che di esperienza ne ha accumulata tanta.

È uscito il calendario: Taranto è collocata nel girone A. Quali indicazioni ci può dare sulle squadre e sul primo scoglio da affrontare?

“È un calendario abbastanza favorevole per noi. Il primo scontro diretto con una squadra importante lo abbiamo alla terza giornata col Campobasso, che è tra le squadre più forti insieme all’Ariano Irpino, da affrontare come penultima avversaria del girone di andata in casa. Il calendario, ripeto, per come sono state messe le partite, è positivo. Ma poi c’è da giocare con tutte le squadre, e quello che ti può sembrare sulla carta facile, può rivelarsi più complicato di quello che puoi pensare”.

Gli organici, peraltro, sono ancora da definire in questa fase…

“Infatti c’è Benevento, nostra prima avversaria (la Virtus Academy, una delle due squadre che rappresenteranno il capoluogo campano, ndr), che deve ancora allestire buona parte della squadra. Sulla carta, al momento, potrei dire che questa partita può risultare facile, ma da adesso al 29 ottobre le cose potrebbero cambiare”.

Siamo all’ottavo allenamento della nuova annata: che gruppo hai trovato?

“Ho trovato un gruppo prima di tutto coeso. Mi sembra che le ragazze stiano bene insieme. Stanno lavorando tanto, con impegno, ma soprattutto con il sorriso. È un gruppo che vuole fare bene e che ha il piacere di stare in palestra”.

La pausa deve aver inciso sullo stato di forma delle ragazze…

“Sicuramente sul piano fisico c’è da lavorare tanto. Tante di loro non hanno fatto granché questa estate, come purtroppo spesso accade, ma il calendario ci dice che il campionato comincia il 29 ottobre: il tempo per prendere una buona condizione fisica c’è tutto”.

L’allenatore parla sempre del gruppo più che del singolo. E ancor meno di se stesso; ma quali sono le ambizioni personali di William Orlando? Se ti dico 7 maggio 2012 cosa ti viene in mente?

“Lo scudetto vinto in casa dal Cras. Gara 3 con Schio, la finale che vincemmo 3-0, se non ricordo male. Un 7-0 complessivo. Perché vincemmo anche in Coppa Italia, entrambe le partite di campionato, e anche in Supercoppa, se non sbaglio. In tanti ancora ricordano quel risultato”.

Che ricordi hai delle tre stagioni vissute da allenatore in seconda del grande Cras?

“Sono state tre stagioni diverse. Tutte molto belle ma, anche se non vincemmo lo scudetto quell’anno, quella che ricordo con maggior piacere è stata la prima, perché mi ha portato a fare la prima esperienza in Eurolega. Ricordo che abbiamo fatto i quarti di finale arrivando alla fine quinti, per la classifica avulsa. Quel risultato, fare quell’esperienza in giro per l’Europa contro squadre che a livello europeo avevano un grande blasone, per me è stato molto importante”.

Ricordi lontani…

“Abbastanza. Alla fine, però, quando ci ricordiamo quelle annate, ci sembrano molto vicine, perché sono state molto importanti: hanno segnato la storia del basket tarantino. Tante situazioni quindi non ti sembrano affatto lontane, nonostante gli anni passati”.

In serie A ci vorresti tornare?

“In questo momento, in considerazione anche della riforma sportiva, è complicato pensare alla serie A: dal punto di vista economico ci vuole una disponibilità importante. Quello che dico io è di fare un passo alla volta. Adesso siamo in serie B: cerchiamo di farla bene, e di mettere fondamenta importanti, sia dal punto di vista delle giocatrici, anche del posto facendo crescere alcune delle nostre, e poi anche dal punto di vista societario. Dirigenti, organizzazione, staff. Una volta messe queste basi possiamo pensare di fare un passo dopo l’altro. E poi, perché no, sognare non costa niente”.

Sport

Yaroslava Ivaniuk, orgoglio ucraino della Nuovi Orizzonti

05 Set 2023

di Paolo Arrivo

Ha tanta energia in corpo. E tutte le ragioni per intendere la pallacanestro non soltanto come espressione del talento di chi gioca, ma anche come sana valvola di sfogo, lei che proviene da Rivne, la città che al confine con la Bielorussia conta tante ferite e tanti orfani: Yaroslava Ivaniuk lascia trapelare tutta la propria determinazione, o meglio risolutezza dalle sue parole. La nuova playmaker della Nuovi Orizzonti sa essere decisa anche sul parquet di gioco. È rapida e grintosa, la giovane cestista non ancora 21enne, riconosciuta tra i migliori talenti emergenti del basket rosa. Taranto l’ha accolta da pochi giorni. Il campo è una conferma: la presa in diretta delle sue giocate che hanno fatto già il giro del web. Piccoletta (non arriva al metro e settanta), con le sue incursioni in area, i canestri anche dalla lunga distanza, sa destabilizzare e farsi beffa della squadra avversaria. Sebbene l’obiettivo della società sia ben figurare nel campionato che Taranto disputerà da neopromossa, la nazionale ucraina Under 20 conosce solamente il linguaggio della vittoria. Non parla italiano. Di primo acchito, può sembrare una donna di ghiaccio e una macchina da guerra. La sua passione per l’arte, però, intesa come strumento di riappacificazione, tradisce la volontà di costruire un mondo migliore per mezzo delle armi della cultura e della Bellezza. Col suo rigore Yaroslava Ivaniuk può dare la propria impronta al gruppo Nuovi Orizzonti ricevendo in cambio l’umanità ed il calore della comunità ionica. L’abbiamo raggiunta al primo allenamento della settimana. Al quale si è presentata in anticipo, naturalmente, per la gioia di coach Orlando, che a tutte le sue ragazze chiede puntualità e rispetto delle regole.

Yaroslava, come procedono gli allenamenti al PalaMazzola?

“Le sessioni di allenamento sono molto intense. E a me piace lavorare duramente, insieme alle compagne. Ci concentriamo sul lavoro di squadra: ognuno di noi fa del suo meglio per iniziare la stagione nel migliore dei modi”.

Tu sei tra le giocatrici più promettenti e forti: dove puoi migliorare ancora?

“Penso che ci sia sempre spazio per migliorare le proprie capacità. Il tempo passa, e pure la pallacanestro cambia: c’è sempre qualcosa da imparare, per migliorare i propri punti di forza, e intervenire su quelli di debolezza. C’è da confrontarsi con allenatori nuovi in campo. Ogni allenatore è speciale, come ogni giocatore: ognuno ha la propria visione del basket e del gioco. Sono sicura che qui a Taranto andrà tutto bene”.

Cosa pensi della guerra in Ucraina? Sul campo di gioco, daresti mai la mano a un’avversaria russa?

“La guerra è terribile e non c’è nulla di buono in essa. Molte persone stanno morendo, sia militari che civili. Alcune città sono completamente distrutte dalle conseguenze dei missili. La gente è rimasta senza casa, ma ogni ucraino non è distrutto: difenderemo la nostra libertà e la nostra indipendenza. E ognuno di noi sa che vinceremo. Quanto alla seconda parte della sua domanda, rispondo che no, non darei la mano a un rivale russo, e credo che la mia risposta sia ovvia”.

Cosa ti piace oltre al basket?

“Mi piace leggere libri. A volte disegno: mi aiuta a calmarmi. E sono sempre aperta a qualcosa di nuovo”.