Intervista esclusiva

Donatella Di Cesare: La dittatura dei tecnocrati è un pericolo incombente

13 Mar 2026

di Silvano Trevisani

È una miniera di spunti per comprendere il presente e i molti inquietanti problemi che stiamo vivendo il libro di Donatella Di Cesare “Tecnofascismo”, edito da Einaudi. L’autrice, che è docente di Filosofia teoretica all’Università di Roma La Sapienza, ha preso parte attiva alla presentazione del volume, nel salone degli specchi di Palazzo di città, per iniziativa delle associazioni “Il Borgo di Taranto”, “Libera” e dall’Associazione filosofica italiana, sezione di Taranto, dialogando con Ida Russo dell’Associazione filosofica ed Enrico Consoli, docente di filosofia al Liceo “Aristosseno”.

Abbiamo approfittato della sua presenza per rivolgerle alcune domande.

Nel volume precedente, “Democrazia e anarchia” proponeva un percorso più storico filosofico teoretico, approfondendo le origini e i problemi della democrazia nell’antica Grecia, quest’ultimo lavoro sembra avere un tenore tutto teso all’oggi e ai problemi che la democrazia sta vivendo.

Il titolo “Tecnofascismo” credo che la dica tutta sulla sua destinazione al largo pubblico, con un registro completamente diverso. Una ampia riflessione su quella che viene chiamata giustamente l’erosione della democrazia. Che si traduce nel pericolo di un totalitarismo, di una democrazia che si chiude.

Nei vari saggi che compongono il volume, lei si sofferma particolarmente sulla “tecnocrazia”, cioè sulla prevaricazione della società attraverso gli strumenti tecnologici.

Io in realtà dico questo: che l’erosione della democrazia o meglio la chiusura della democrazia che noi stiamo vivendo in tante parti del mondo, ovviamente soprattutto negli Stati Uniti di Trump, passa attraverso due direzioni: da una parte la tecnocrazia e con questo intendo non solo e non tanto la tecnologia quanto proprio un governo fatto di tecnocrati che sospende di fatto la democrazia e la partecipazione del popolo. E dall’altra parte una etnocrazia, cioè una riduzione del “demos” all’”etnos”, vale a dire: una riduzione della comunità democratica aperta a confini etnici. È quello che vediamo in molti paesi europei compresa l’Italia.

A proposito di tecnologia, si parla molto, in questi mesi, del pericolo rappresentato dall’intelligenza artificiale. Le istituzioni sono in grado di svolgere una funzione di tutela e di garanzia nei confronti dell’umanità? Chi può controllare che non ci siano abusi e prevaricazioni?

In realtà il problema si pone ormai già da anni, non solo con l’intelligenza artificiale ma con tutta la tecnologia nel suo complesso. Il problema della tecnologia è che non la possiamo pensare come uno strumento a noi asservito, perché sappiamo benissimo, ormai, che non siamo noi a impiegare la tecnologia ma anche purtroppo è la tecnologia che impiega noi. É un problema che in realtà si pone già almeno da due decenni e anche più. E che ha subito una grande accelerazione con la questione dell’intelligenza artificiale. Certo, bisogna sempre vedere le facce diverse di una stessa medaglia, perché c’è un aspetto indubbiamente positivo ma al contempo c’è un aspetto anche inquietante e minaccioso. Ma non può essere soltanto diciamo una dirigenza governativa a controllore, ma deve essere anche la società civile implicata in queste scelte.

Un altro argomento che affronta nel libro è quello della sicurezza. Davvero è così assillante questo problema della sicurezza, che poi nelle inchieste d’opinione non è mai tra le prime emergenze, o è piuttosto un problema instillato? Per animare la paura?

È sicuramente un problema instillato. E sappiamo benissimo che si governa attraverso la paura. C’è un governo che è basato sulle emozioni e la grande emozione, per eccellenza, è proprio la paura. Quindi, instillando la paura, promettendo la protezione, promettendo la sicurezza, e indicando o inventando eventuali nemici, si riesce a governare, soprattutto si riesce ad avere consenso e voti.

Volevo anche chiederle: non c’è un certo pudore, anche dalla sinistra, di parlare di ritorno al fascismo? Come mai? È solo un pudore o è una paura nascosta?

Entrambe le cose sicuramente: è un tabù che si manifesta nella paura di risvegliare uno spettro del passato. Contemporaneamente c’è però l’esigenza anche di chiamare col nome giusto quello che stiamo vivendo. Io credo che anche negli ultimi mesi, in Italia ma un po’ dappertutto anche in Europa e non solo, si parla ormai giustamente a mio avviso di fascismo, perché ci sono tratti di continuità ed è quello che io cerco di chiarire nel mio libro.

Un’ultima questione. La filosofia è ancora necessaria? E quale filosofia? Perché noi spesso sentiamo e vediamo commentatori, anche televisivi, definiti filosofi. Che cosa distingue l’azione della filosofia dal pensiero magari applicativo delle altre discipline o dal pensiero politico?

C’è una grande differenza, perché logicamente l’ampiezza di orizzonte che, a mio avviso, ha la filosofia non è condivisa, per esempio, dall’ambito delle discipline. Una disciplina è sempre settoriale. La filosofia in realtà non è neanche una disciplina o una materia. Tutti filosofano… a loro modo e il problema, secondo me, non è tanto la filosofia oggi, quanto l’esigenza di un pensiero critico. Ed è quello che viene sempre sempre meno. È il grande assente ed è, invece, quello che dovremmo esercitare molto di più

E non è questo il maggiore gap nei confronti dei giovani? Si parla sempre dei giovani. Ma chi sollecita il pensiero critico dei giovani che sono soltanto spinti ad avere successo a sgomitare? Cosa fa la società e in particolare la scuola?

È molto difficile… molto difficile. Io credo che la via è quella dell’educazione, della formazione, purtroppo però è molto vero che la scuola, l’università educano verso sempre più al successo personale e questo è sbagliatissimo, perché naturalmente significa soltanto guardare al futuro in modo privato e non avere 1a visione di un futuro comune, che è proprio quello che manca ai giovani. Se non c’è la visione di un futuro comune non c’è il senso della comunità e non c’è neanche il senso critico.

Lavoro

Urso al Senato: L’acciaio dell’Ilva è indispensabile, c’è un nuovo acquirente

12 Mar 2026

di Silvano Trevisani

“Speriamo possa presto tornare ad essere l’impianto siderurgico più importante d’Europa”. È quanto ha detto il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, nell’informativa data questa mattina al Senato sulla vicenda ex Ilva e sulla sua compravendita. Richiamando la necessità, per l’Europa, di imboccare la strada dell’autonomia strategica anche nel campo della sicurezza, e indicando l’Ilva come “architrave” di questa prospettiva, Urso è tornato a parlare della nuova proposta d’acquisto, già ventilata nei giorni scorsi, che è quella dell’indiana Jindal. Ma lo ha fatto in un’aula deserta, parlando di un argomento così importante, fondamentale lui lo ha definito, agli scranni vuoti dei senatori, rappresentati da un minuscolo manipolo di non più di una decina.

Gli elementi su cui Urso ha fatto perno nel suo intervento sono: la vendita ormai prossima, la necessità di tenere in produzione gli impianti, l’interesse che l’industria italiana manifesta per l’acciaio made in Italy, il rischio che le decisioni della magistratura rappresentano ancora.

Secondo il ministro, sia gli interventi di messa in sicurezza e manutenzione sia il confronto negoziale con possibili acquirenti sono “prossimi alla svolta”. Urso ha però criticato la sentenza del Tribunale di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo entro il 24 agosto in assenza di determinate condizioni. La decisione, ha detto, è arrivata mentre era in corso il negoziato con il fondo americano Flacks ed è stata definita da alcuni “a orologeria” o una “mina” sul percorso di salvataggio.

Nonostante questo, ha aggiunto, il programma di manutenzione straordinaria nel sito di Taranto è andato avanti con l’obiettivo di raggiungere entro aprile 2026 una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate annue. Un traguardo che, secondo Urso, era già stato raggiunto un anno fa prima del sequestro probatorio disposto dalla Procura di Taranto. L’impatto economico della decisione è stato quantificato in oltre 2,5 miliardi di euro, con un incremento di 4 milioni al giorno.

La notizia del rientro in gara del colosso siderurgico indiano Jindal irrompe proprio nella giornata in cui è attesa l’offerta dettagliata di quello che fino a poche ore fa sembrava essere l’unico potenziale acquirente in trattativa diretta. Il fondo di investimento americano Flacks a cui commissari hanno chiesto una serie di chiarimenti su aspetti ritenuti imprescindibili, a partire dalla sostenibilità finanziaria e alla presenza di partner industriali produttori di acciaio. Per Urso, l’azienda sarà in mani sicure entro aprile. Tante le incognite, a partire da quelle giudiziarie, che vedono ancora fermo l’altoforno 1 sotto sequestro della procura, poi la citata sentenza del Tribunale di Milano, decisioni secondo il ministro in grado di pregiudicare il futuro del siderurgico. Secondo Urso la messa in sicurezza e la manutenzione degli impianti sarebbero già costati quasi un miliardo di euro in due anni. Impegno testimoniato anche dalla presenza di una delegazione del ministero del lavoro in fabbrica, che incontrerà oggi i sindacati. Un vertice reso ancora più urgente dopo i due ultimi incidenti mortali, vittime gli operai Claudio Salamida e Loris Costantino. Entrambi hanno perso la vita a causa di improvvisi cedimenti delle strutture.

L’associazione Ora!Puglia promuove, per domani 13 marzo alle 18,30, all’Hotel Delfino, un dibattito pubblico per “analizzare criticamente le responsabilità politiche, le scelte economiche e le prospettive future per Taranto e per il sistema industriale italiano”. Intervengono: Annarita Digiorgio, giornalista, Gianpaolo Cassese ex deputato, Vito Pastore segretario Uilm, Michele Boldrin economista, segretario di Ora!

Fotografia

Il Garden club premia i vincitori del concorso ‘La natura d’inverno’

12 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Si è svolta, nel salone della Bcc di Bari e Taranto, la premiazione della prima edizione del concorso fotografico organizzato dal Garden club di Taranto, dedicato al tema ‘La natura d’inverno’, che ha visto la partecipazione di quindici soci del club che hanno presentato in totale 36 foto.

La commissione giudicatrice, presieduta dal noto artista Giulio De Mitri e composta dalla fotografa Ada La Tanza e da Nicoletta Colletta, ha deliberato all’unanimità di assegnare il titolo di primo classificato alla fotografia dal titolo ‘Sussurri intorno a noi’ scattata da Valeria Maraglino. Motivazione: la fotografia ha rispettato il tema, ha un taglio compositivo in cui l’alternanza tra luce e ombra unite alle variazioni tonali tendono a ricreare uno spaccato di rigogliosa fertilità della natura dormiente in inverno.

Il titolo di secondo classificato è stato assegnato alla foto dal titolo ‘Candelabro d’inverno’ scattata da Linda Padula. Motivazione: la fotografia recupera la natura e la trasforma in una immagine emotiva tra luce, contrasti e un intenso azzurro. Al terzo posto c’è un ex equo: la fotografia “Testa nelle nuvole” scattata da Filippo Marroccoli e la fotografia ‘Senza titolo’ di Anna Loscalzo. Motivazione: entrambe le foto sviluppano il concetto di verticalità dell’immagine con la differenza che in una prevale l’elevazione verso l’alto tra la nebbia, mentre nell’altra, sfruttando il gioco degli specchi,emerge il riflesso nella profondità.

Nell’occasione, Giulio De Mitri ha sottolineato la sensibilità artistica mostrata dagli appassionati autori che si sono esercitati nella fotografia, ricordando come ormai la fotografia stessa faccia parte a pieno titolo dell’arte contemporanea. Un incoraggiamento, il suo, a proseguire su questa strada dando così libero sfogo alla propria passione, che può esercitarsi a pieno anche grazie ai moderni sistemi messi a disposizione dalla tecnologia.

Il Garden club Taranto è un’associazione che promuove la conoscenza delle piante, che approfondisce i benefici e le tematiche legate al verde, che incoraggia la conservazione e la tutela dell’ambiente naturale nonché dei parchi e dei giardini pubblici. L’attuale presidente è Angela Peluso.

Arte

La scomparsa di Vitantonio Russo grande artista ed economista tarantino

11 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Un grande tarantino ci ha lasciato e impone ora a tutti noi l’obbligo di fare i conti con la nostra dimenticanza e la nostra superficialità. Sto parlando di Vitantonio Russo, grande artista e insigne economista, docente di Economia internazionale e di Economia dei beni e delle attività culturali in varie università italiane, ma soprattutto all’Università di Bari, protagonista della stagione artistica di eccellenza che Taranto visse tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, poi trasferitosi per lavoro a Bari, dove nel 1976 aveva dato vita a “Nonopiano – Centro Studi di Arte comparata e ricerche interdisciplinari” e dove si è spento, assistito della moglie Rosa Marinò, per i postumi di un’infezione respiratoria che se lo è portato via in pochi giorni.

Si è spento a 93 anni, essendo nato a Taranto il 26 agosto 1932, coetaneo e amico di Nicola Carrino e con lui protagonista del panorama artistico pugliese, assieme altri artisti che animarono quella importante stagione, sotto la regia di Franco Sossi, che organizzò eventi e curò cataloghi che hanno pieno titolo nella storia dell’arte italiana. Dopo gli anni ruggenti dell’arte a Taranto, Vitantonio si era dedicato soprattutto alla ricerca scientifica e all’insegnamento universitario, proseguito ben oltre gli anni del pensionamento proprio per la sua autorevolezza, aveva ripreso con vigore e intensità un’attività espositiva. A partire dall’evento collaterale alla Biennale di Venezia del 2007, dove furono presenti anche Giulio De Mitri e chi scrive questa nata, per spostarsi poi in tutta Europa, ripartendo dalla mostra personale a Venezia nel 2008 e poi a: Helsinki, Girona, Parigi, Roma, Milano (dove espose alla Triennale) e così via. Nel 2010 io stesso ebbi l’occasione di visitare e commentare con un lungo articolo sul “Corriere del giorno”, la grande mostra organizzata a Parigi nel 2010, nell’Istituto universitario italiano: “Supply Sid Economy”. A Taranto partecipò con una sua opera “Project & Drawing” alla mostra inaugurale di “Piano Effe”, che inaugurava l’impegno progettuale del Crac-Puglia, dov’è ancora conservata.

Ma negli anni Settanta ebbe anche l’occasione di conoscere e collaborare con Joseph Bueys, uno dei massimi artisti mondiali del Novecento, grazie alla collaborazione, durata molti anni, con la curatrice e autrice Lucrezia De Domizio Durini, che curò anche sue importanti mostre e che lo volle sempre presente alla “Piantagione Paradiso”, quel “Luogo della natura” che lo stesso Beuys aveva ideato nella città abruzzese di Bolognano. Dove più volte avemmo modo di incontrarci.

Non è facile racchiudere in un articolo le vicende umane, artistiche e scientifiche di un uomo di cultura che alla modestia e alla generosità ha unito sempre un rigore scientifico di grande statura, che lo portò anche a far parte del Comitato nazionale dei Beni culturali, nel quale propose un metodo matematico innovativo per la determinazione del valore delle opere e dei beni culturali.

Solo pochi mesi fa ci incontrammo a Bari e in quell’occasione mi fece dono del suo recentissimo ultimo volume “Arte Economia – Notazione/Citazioni”, con il quale portava a compimento il suo lavoro analitico sul rapporto tra arte ed economia. Un grande quaderno che rispondeva a quesiti fondamentali quali: “Come/quando/perché sono nate l’Economia dell’arte e l’Economia come arte”. Per l’occasione, egli curò, per ognuno dei volumi, che non avevano un prezzo imposto, un “Pictogramma con valore aggiunto” opera unica con tecnica mista sul tema trattato, aggiunta gratuitamente a testimoniare come egli fosse molto critico con il processo di mercificazione generalizzata dell’arte. Chiudiamo, così, questo breve ricordo con una delle frasi proverbiali di Vitantonio: “Il “corpus” dialettico dell’Arte può aveva una radice economica in senso nobile se il “fare arte” attinge ad una energia vitale che trascura la maestà delle cifre”. Ma sottolineiamo la necessità che le istituzioni, quasi mai attrezzate a comprendere i reali valori delle arti e più inclini a subire le sollecitazioni clientelari, ma anche gli operatori culturali rendano omaggio a questo grande tarantino che, assieme ad altri regolarmente ignorati, è ancora tutto da scoprire nella sua reale grandezza.

Alla signora Rosa e ad Aldo Russo, suo fratello, esprimiamo sentite conoglianze

Città

Brt: il Comune si sforza di trovare dei palliativi, ma il progetto resta ‘oscuro’

10 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Perché il Brt sia stato voluto e finanziato a Taranto è una domanda che resta in parte avvolta nel mistero. Ereditato dalla giunta Melucci, che aveva strategie futuristiche (e costi) eccessive per la città, questo costoso progetto sta mostrando tutti i suoi punti oscuri. Anche oggi, come negli ultimi mesi, il Comune sta cercando di “indorare” la pillola, rappresentata dal restringimento delle carreggiate, dalla sparizioni di posti auto, dai cantieri apri-e-chiudi, dai tagli di centinaia di alberi, informando la città che “in merito gli alberi oggetto di taglio, la proporzione è di due nuove unità per ogni albero rimosso, in aree adiacenti a quelle oggetto di tracciato e/o in alternativa in altre aree indicate dall’Amministrazione; è prevista la sostituzione dell’attuale impianto di illuminazione con uno ex novo, costituito da corpi illuminanti a basso consumo energetico; è prevista la realizzazione di nuove piste ciclabili”. Ma queste nuove ‘elargizioni’, alcune delle quali tirate per i capelli, non servono a compensare completamente una scelta che non risulta convincente. Così come altre scelte della giunta Melucci, risultate fallimentari a partire dalla raccolta tecnologia, rivelatasi un fisco, costata milioni e ora in via di sostituzione.

I dubbi sul Brt riguardano la realizzazione di un trasporto veloce, che comunque altro non è che una sorta di tram su gomma, che dovrebbe attraversare la città in pochi minuti, ma di cui non si avverte la necessità reale, sia perché comunque non entrerà in funzione totalmente se non dopo la sostituzione del Ponte girevole, sia perché comunque gli autobus urbani, soprattutto l’1/2, attraversano già la città ‘vuota’ in pochi minuti, sia perché Taranto si va svuotando: perde circa 1.000 abitanti all’anno e gli intasamenti sono rarissimi rispetto a venti anni fa, e riguardano solo in minima parte le corsie preferenziali. Inoltre: la rivoluzione dei parcheggi, ancora incompleta, dimostra l’imbarazzo a risolvere realmente il problema della circolazione e dei parcheggi in una città che, lo denuncia efficacemente Casartigiani, ormai non ha più un commercio attrattivo in centro e l’incentivo non può venire certo dai park end rail, utili per chi resta tutto il giorno in città, ma soprattutto per chi deve viaggiare, non certo per chi viene a fare shopping. (Gli unici veri intasamenti in città si verificano solo per la movida o in occasioni di eventi).

Poi le piste ciclabili! Che senso ha farne di nuove se l’utilizzo di quelle già esistenti ai avvicina allo zero assoluto? Questione di finanziamenti europei? Comunque non servono. E già una volta sono state introdotte dalla giunta Di Bello e poi cancellate.

A proposito di cancellazioni: forse pochi sanno che Taranto è stata l’ultima città italiana in ordine di tempo a realizzare le linee del tram e la prima a cancellarle pochi anni dopo!

Ha un bel dire l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Patronelli, che abbiamo già intervistato nei giorni scorsi, che “La totalità di queste misure compensative contribuirà ad un sensibile abbattimento di CO2, NOx e PM10 in atmosfera e che le politiche di sostenibilità, come quelle promosse, mirano a rigenerare tanto le infrastrutture quanto e soprattutto i comportamenti, educando le nuove generazioni alla cittadinanza ecologica”. A parte il fatto che le sostanze inquinanti hanno altre origini, la cittadinanza si educa soprattutto con scelte politiche azzeccate e l’eredità di questa giunta deriva da compagini precedenti che non ne hanno azzeccato purtroppo molte. Soprattutto grazie a cattivi consiglieri che ha causato uno sperpero di soldi che sta portando l’attuale giunta molto vicina al baratro, e comunque a una gestione complicata che sarà caratterizzata, se si evita il default, da tagli enormi ai servizi e nuovi, pesanti sacrifici per tutti i cittadini. Dopo porterà il Brt una città che si ridurrà nel 2050, secondo i dati Istat, a 150.000 abitanti?

Cultura

Il 12 marzo al Crac la presentazione del libro di Ledo Prato: “Cultura è Cittadinanza”

10 Mar 2026

Giovedì 12 marzo alle 17.30, nello spazio museale del Crac Puglia (Centro di ricerca arte contemporanea), in corso Vittorio Emanuele II n.17, in città vecchia, avrà luogo la presentazione del libro ‘Cultura è cittadinanza’ di Ledo Prato (Donzelli editore, 2024).

Il saggio di Ledo Prato, noto studioso ed esperto di politiche per i beni e le attività culturali, analizza la cultura mettendo al centro la persona. Egli afferma che “il tempo che stiamo attraversando richiede coraggio, innovazione, capacità di affrontare le sfide del futuro, guardando al bene comune e meno ai propri piccoli interessi”. La Cultura, un motore per generare, promuovere un rapporto virtuoso tra pubblico e privato, costruendo nuovi spazi per un sapere diffuso, moltiplicatore di opportunità e di crescita sociale, dalla lotta alla povertà educativa agli investimenti sull’attivismo giovanile e sulle scuole come infrastrutture sociali. Una vera ed effettiva cittadinanza attiva.

 


L’incontro è patrocinato dalla Rete delle Culture, dal Csv e si avvale della collaborazione di istituzioni territoriali e nazionali: Amica Sofia di Perugia, F@MU (Famiglie al Museo), Comitato per la qualità della vita, Amici dei Musei Taranto, Tarenti Cives, Marco Motolese e Club per l’Unesco di Taranto, Accademia di Belle Arti di Bari nell’ambito della convenzione stipulata per il tirocinio di formazione ed orientamento curriculare e altre associazioni.

Ledo Prato è segretario generale dell’associazione Mecenate 90. Svolge attività nell’ambito della programmazione territoriale, della valorizzazione dei sistemi culturali, della gestione dei musei. Tra i tanti progetti promossi, la riapertura del Palexpò a Roma e del Palazzo Ducale a Genova. Segretario generale dell’associazione delle Città d’arte e di cultura (Cidac), promuove reti e progetti culturali. Insegna Governo e gestione delle istituzioni dell’arte e dei beni culturali al Master MaRAC, Università Iulm Roma. Collabora con quotidiani e riviste culturali.

L’incontro sarà aperto da Giulio De Mitri, presidente della Fondazione Rocco Spani ets. Intervengono: Domenico Maria Amalfitano, presidente del Centro di Cultura ‘Lazzati’; Silvano Trevisani, scrittore e giornalista. Coordina Nicla Pastore, giornalista di Telerama; sarà presente l’autore. Seguirà dibattito pubblico.

A Taranto

La ‘Garibaldi’ donata all’Indonesia: delusione a Taranto e tanti dubbi

10 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Il rapporto tra la città e la Marina militare, da sempre ritenuto idilliaco, si va da tempo incrinando. Dopo i numerosi e progressivi tagli al ruolo del Dipartimento e alle altre istituzioni, e soprattutto all’Arsenale militare, che è al centro di una storica vertenza per l’assoluta mancanza di personale, si registrano i ripetuti no alle richieste avanzate dalla città di realizzare una ‘museo’, per dare sbocco alle esigenze di crescita del turismo e contribuire, eventualmente, a corroborare l’offerta ricettiva.

Il netto “no” alla concessione della nave portaeromobili Garibaldi, avanzata dalla città e delle sue rappresentanze economico imprenditoriali, si aggiunge a quello, che forse molti hanno dimenticato, dell’incrociatore “Vittorio Veneto”, che avrebbe dovuto suggellare le celebrazioni del 150 anni dell’Unità d’Italia, proprio attraverso la sua trasformazione in nave museo. A sostenere con decisione tale progetto era stato l’allora sottosegretario alla Difesa Massimo Ostillio, che si era fatto interprete del progetto. Sembrava, in quell’occasione, che vi fosse la concreta possibilità di mettere il progetto in atto essendo, la ‘Vittorio Veneto’ una nave ricca di storia, da oltre cinquant’anni a Taranto. Ma si obiettò che rimuovere l’amianto dell’interno fosse troppo costoso e così l’unità navale, rimasta per anni all’attracco, saccheggiata abbondantemente da predatori di metalli e reperti, fu ceduta alla Turchia, che la demolì nel cantiere Simsekler di Aliaga.

Ora si allontana definitivamente da Taranto anche la Garibaldi, che sarà ceduta gratuitamente all’Indonesia. Ma sulla gratuità di questa cessione sono in molti a obiettare e a nutrire forti dubbi, poi rilanciati dalla stampa e dal movimento politico 5Stelle, è stato lo stesso ministero della Difesa, che in un dossier al Parlamento afferma che la cessione gratuita della Garibaldi (che avrebbe ancora un valore di 50 milioni di euro) all’Indonesia avrebbe potenziali ricadute economiche per il sistema italiano tra cui la fornitura di 6 sommergibili da parte di un’azienda italiana. Facendo così sorgere il dubbio che le due cose fossero connesse.

Su questo argomento il Movimento 5Stelle ha tenuto ieri una conferenza stampa, mentre il vicepresidente Mario Turco ha da tempo presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Crosetto perché chiarisca la vicenda.

Sulla decisione di cedere all’estero gratuitamente nave Garibaldi esprime perplessità e delusione il presidente della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, Vincenzo Cesaeo, che si era attivamente impegnato perché l’unità potesse restare a Taranto e diventare un simbolo di rinascita per la città e per l’intero territorio ionico.

L’ipotesi sostenuta dalla Camera di Commercio prevedeva la donazione della nave alla città, con la trasformazione in un grande Museo del mare, inserito nel più ampio programma di rigenerazione urbana. Il progetto avrebbe potuto affiancare alla funzione culturale anche quella di struttura di ospitalità innovativa, destinata al turismo esperienziale di alta qualità.

“La Garibaldi avrebbe potuto diventare un unicum nel panorama internazionale: un museo vivo, ma anche una foresteria capace di offrire un’esperienza di soggiorno straordinaria, legata alla storia navale italiana e alla vocazione marittima della città. L’iniziativa – aggiunge Cesareo – avrebbe assunto un valore strategico anche in vista dei Giochi del Mediterraneo, previsti a Taranto nell’agosto del 2026, quando la città dovrà far fronte a una domanda di accoglienza superiore alla disponibilità attuale di posti letto”.

Nell’occasione, Taranto potrebbe affrontare, infatti, una significativa carenza di strutture ricettive: “Se avessimo avuto la disponibilità della Nave per tempo, questa avrebbe potuto contribuire concretamente a colmare il gap, offrendo posti aggiuntivi e allo stesso tempo valorizzando un simbolo della nostra storia navale”.

Secondo la Camera di Commercio, la scelta compiuta rappresenta un’opportunità mancata non solo per Taranto, ma per una più ampia strategia nazionale di valorizzazione dei territori e delle infrastrutture dismesse. “Il progetto di recupero della nave, inoltre, avrebbe potuto contare su un significativo coinvolgimento del sistema produttivo locale. La comunità tarantina, nella sua componente imprenditoriale, si era detta pronta a fare la propria parte, contribuendo agli oneri di adeguamento e trasformazione della nave. Era una richiesta corale, che proveniva dal territorio e che guardava al futuro della città”.

Sulla vicenda era già intervenuto il Dipartimento nautico e navalmeccanico di Confapi Taranto: “La scelta operata dallo Stato risponde sicuramente a logiche che tengono conto di oneri non più sostenibili e di futuri accordi con la Repubblica di Indonesia per eventuali commesse. Infatti i costi per il mantenimento della ‘Garibaldi’ si aggirano sui 5 milioni di euro e che quelli per un’eventuale alienazione con operazioni di bonifica sfiorano i 19 milioni, ma non si può sottovalutare che poter continuare a dare vita sotto altra forma ad un emblema della nostra Forza navale avrebbe potuto rappresentare per il territorio di Taranto un’opportunità di grande interesse”.

Lavoro

Ilva: forti perplessità sulla vendita
Per la sicurezza, ispettori dal governo

05 Mar 2026

di Silvano Trevisani

È il momento delle scelte e degli interventi decisivi. L’incontro svoltosi a Palazzo Chigi lo ha chiarito, ma ha confermato l’intenzione di vendere l’ex Ilva e di venderla – almeno per ora – al gruppo americano Flacks mentre i sindacati, e anche gli imprenditori privati, chiedono che lo Stato resti, almeno nei primi tempi, proprietario. Ma è stato anche programmato un incontro specifico sulla sicurezza dello stabilimento per il 13 marzo, mentre il ministero del lavoro invierà degli ispettori che il 12 marzo saranno a Taranto per un incontro tecnico. Sindacati e imprese ritengono, da parte loro, strategica la produzione dell’acciaio e importante la salvaguardia del lavoro. In particolare, i rappresentanti degli imprenditori hanno presentato un report dal quale emerge che il 64% degli imprenditori considera l’acquisto di acciaio italiano un asset strategico per la competitività del sistema Paese, mentre per il 68%, il rilancio dell’ex-Ilva è fondamentale sia per l’industria italiana che per quella europea, specialmente in vista dell’applicazione del regolamento Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism).

Ma nell’incontro si è parlato soprattutto di sicurezza, dopo i due tragici eventi delle scorse settimane, quindi delle manutenzioni, degli appalti, della sentenza del tribunale di Milano. Tra le decisioni annunciate dal governo, l’invio da parte del ministero del Lavoro, di ispettori sugli impianti, per verificare le condizioni e le criticità; il ricorso contro la sentenza del tribunale di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo, che sarà presentato dai commissari straordinari di AdI in as; l’integrazione delle disposizioni dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, anche alla luce della stessa sentenza.

Quanto alla vendita, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha dato mandato ai commissari di accelerare le procedure per la cessione a Flacks, mentre non ha più fatto alcun riferimento all’interesse di Jindal, che aveva lui stesso rappresentato nei giorni scorsi, in occasione del suo viaggio in India.

“Noi abbiamo insistito – ha riferito il segretario generale della Fm Ferdinando Uliano – nel chiedere al governo di pensare a un piano B nella quale il governo è la parte trainante dell’assetto proprietario, aggregando gli industriali del Paese. Abbiamo visto, in tal senso, che il presidente di Federmeccanica ha fatto dichiarazioni importanti rispetto all’interesse della classe imprenditoriale. Abbiamo chiesto al governo di chiarire questo aspetto perché non crediamo assolutamente che in tre settimane possano essere attuate le procedure di vendita. Abbiamo manifestato il nostro scetticismo: sono anni che aspettiamo salvatori della patria che non ci sono. Poiché parliamo di un asset strategico deve essere il governo a provvedere”.

Ma per i sindacati diventa imprescindibile un piano straordinario per la sicurezza. La manutenzione deve essere rafforzata sia con risorse sia con uomini, sia con un coordinamento delle ditte che si occupano di manutenzione, perché non sono più tollerabili situazioni drammatiche.

Per il sindacato è fondamentale la continuità nella produzione industriale e il governo ha dichiarato di lavorare in tal senso e noi li abbiamo sfidati a garantire la sicurezza degli impianti e la sicurezza dell’ambiente.

Secondo la Usb: “Non si può pensare di affrontare una situazione di queste dimensioni continuando ad intervenire con misure tampone e con decreti da poche centinaia di milioni di euro alla volta.
Gli stessi dati discussi al tavolo parlano di danni accumulati nella gestione Arcelor Mittal per miliardi di euro. È evidente che il tema non è più la gestione ordinaria, ma la necessità di un intervento industriale straordinario con un fondo ad hoc, definito subito dal Governo. Dopo l’esperienza vissuta con ArcelorMittal, è legittimo chiedersi se sia davvero immaginabile che un nuovo soggetto privato possa assumersi da subito l’onere di investimenti enormi su un impianto che necessita di interventi strutturali per miliardi di euro”. Per questo, ribadiscono la necessità che la siderurgia italiana sia posta sotto controllo pubblico. Solo un intervento diretto dello Stato può garantire le risorse necessarie per rimettere in sicurezza gli impianti, ricostruire una prospettiva industriale credibile e tutelare davvero i lavoratori e la salute pubblica.

Al termine del tavolo, è stato calendarizzato un incontro specifico sulla sicurezza dello stabilimento e degli impianti a Taranto per il 13 marzo.
L’impegno del Governo è quello di riconvocare il tavolo di palazzo Chigi nuovamente entro un mese.

All’incontro hanno partecipato i ministri delle Imprese Urso, del Lavoro, Marina Calderone, e dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin; il sottoegretario alla presidenza del consiglio, Mantovano, i rappresentanti di Fiom, Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici, Usb e Federmanager. Presenti, inoltre, i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i commissari straordinari del gruppo Ilva.

L'argomento

Ilva: dopo la tragedia, si sciopera
Per la vendita torna in campo Jindal

05 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Mentre a Taranto e in tutti gli stabilimenti ex Ilva è in atto lo sciopero, prolungato di altre 24 ore, per la tragica fine dell’operaio 36enne tarantino Loris Costantino, a poche ore dall’incontro convocato dal governo a Palazzo Chigi, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso annuncia un ritorno nella partita per la cessione di Acciaierie d’Italia del gruppo indiano Jindal Steel & Power. Lo ha confermato oggi lo stesso ministro nel corso di una conferenza stampa al Mimit al termine di una bilaterale con il suo omologo della Francia, Sébastien Martin.

“Confermo che durante la mia missione a Nuova Delhi ho incontrato i titolari dell’azienda, alla presenza del nostro ambasciatore, e ho dato loro le informazioni che chiedevano, in merito alla gara, secondo le procedure europee per l’assegnazione degli impianti”, ha affermato il ministro.

Ma oggi i lavoratori del gruppo, che ieri avevano incrociato spontaneamente le braccia, entrando in sciopero e occupando la direzione dello stabilimento, in segno di solidarietà, si stanno ancora astenendo dal lavoro per lo sciopero di altre 24 ore formalmente dichiarato da Fim Fiom Uilm e Usb. Ed è anche partita una raccolta fondi tra tutti gli operai per sostenere la famiglia di Loris in questo momento di grave difficoltà.

Mentre sull’incidente indagano le autorità competenti, che dovranno fare piena luce sulle cause della tragica caduta avvenuta in una zona che pare non fosse interdetta, a circa 12 metri d’altezza, mentre effettuava la pulizia a un nastro trasportatore del reparto ‘agglomerati’, i sindacati lanciano un pesante atto d’accusa, nei confronti del governo che non ha ascoltato il loro grido d’allarme sulle condizioni delle strutture: l’assenza di risorse finanziarie e il ricorso massiccio alla cassa integrazione per i lavoratori delle manutenzioni, con percentuali che in alcuni casi arrivano al 50-60%, sono segnali evidenti di uno stabilimento in difficoltà. E chiedono interventi strutturali sugli impianti e controlli più stringenti affinché non si verifichino altri incidenti mortali. Nel mirino finiscono anche i confronti istituzionali che, a loro giudizio, si concentrano su assetti produttivi e ipotesi di vendita senza affrontare in maniera prioritaria la tutela di chi lavora in fabbrica.

“Occorre mettere in sicurezza i lavoratori di Adi in amministrazione straordinaria, di Ilva in amministrazione straordinaria e dell’intero sistema degli appalti, per evitare che il prezzo della crisi continui a essere pagato in termini di vite umane”.

Per quanto riguarda il futuro dell’Ilva, intanto, com’è noto si sta trattando, al momento, con il fondo statunitense Flacks Group per l’acquisto dell’intero gruppo, tuttavia questa negoziazione in esclusiva, che avviene nell’ambito di una procedura di gara Ue con i commissari straordinari, rischia di incontrare ostacoli, sia per la recente sentenza del Tribunale di Milano, che impone la chiusura dell’aria a caldo in assenza di modifiche dell’Aia, sia per l’avversione di parte del sindacato, che diffida di un acquirente non del settore e chiede allo Stato di occuparsi della decarbonizzazione. Nel frattempo, lo stesso Urso ribadisce “per giovedì abbiamo convocato i sindacati a Palazzo Chigi nell’ambito del tavolo insediato circa due anni fa per governare questo processo. In quella sede il governo presenterà ai sindacati le prospettive per il proseguimento dell’attività produttiva nel sito di Taranto e in generale negli stabilimenti dell’ex Ilva, tenendo conto della recente sentenza del Tribunale di Milano”.

Morti sul lavoro

Infortunio mortale all’Ilva: è il secondo in pochi giorni, gravi analogie

02 Mar 2026

di Silvano Trevisani

All’Ilva si continua a morire nell’indifferenza e nel silenzio delle istituzioni. Un operaio di 36 anni, Loris Costantino, di Talsano, padre di due bambini, dipendente della ditta di pulizia Gea Power dell’indotto ex Ilva è precipitato questa mattina da un piano di calpestio in una linea di agglomerato dello stabilimento ex Ilva di Taranto. È morto poco dopo in ospedale, come confermano fonti dell’Asl. L’incidente sarebbe accaduto a seguito del cedimento di un grigliato mentre era intento a lavorare alla pulizia di un nastro trasportatore, nell’area ‘agglomerato’, all’altezza di almeno 10 metri: l’analogia con l’incidente nel quale, lo scorso 12 gennaio, aveva perso la vita l’operaio, dipendente ex Ilva, Claudio Salamida, originario di Alberobello, è fin troppo evidente. Anche in quel caso a provocare la morte dell’operaio era stato il cedimento di un piano di calpestio, in quel caso del convertitore3 dell’acciaieria2 posto a circa 7-8 metri d’altezza. Segno che le condizioni di obsolescenza degli impianti sono ormai intollerabili e che anche il semplice spostamento all’interno dei reparti, in totale assenza di manutenzioni, rappresenta un serio rischio.

La caduta ha provocato gravi lesioni al torace e ad un braccio, prontamente soccorso e portato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata, si è spento in conseguenza delle gravi ferite.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Vigili del fuoco e il personale dello Spesal per svolgere i rilievi del caso, che serviranno per fare piena chiarezza sull’accaduto e sulle eventuali responsabilità.

Immediate le reazioni, naturalmente di segno diverso: da parte sindacale si protesta per le condizioni di lavoro in uno stabilimento portato, giorno dopo giorno, al disfacimento. Da parte ambientalista si evidenzia come non esistano più le condizioni per continuare l’attività produttiva.

Fiom Fiom e Uilm hanno occupato la direzione aziendale procolamando uno sciopero di 24 ore su tre turni a partire dalle 12,30 di oggi. “Lo stabilimento non è in sicurezza – scrivono e con le continue denunce dei Rls e delle organizzazioni sindacali, anche ai tavoli ministeriali, abbiamo più volte segnalato le criticità degli impianti e la necessità di reperire risorse per programmare attività di manutenzione ordinaria e straordinaria. Siamo rimasti inascoltati e mentre il governo continua a trattare con i “futuri” acquirenti, lo stabilimento cade a pezzi”.

“Profondo cordoglio” viene espresso da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, secondo la quale “sono state immediatamente avviate tutte le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto”, e si assicura “la piena collaborazione con le autorità competenti, al fine di mettere a disposizione ogni elemento utile all’accertamento dei fatti”.

Ma il segretario generale della Fiom Michele De Palma accusa: “Il piano di calpestio su cui lavorava l’operaio è venuto giù, è completamente disfatto. Per noi è del tutto evidente che coloro che hanno una responsabilità si devono togliere di mezzo. Ora basta. Abbiamo scioperato, abbiamo manifestato per dire che era necessario investire sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, sulle manutenzioni. Adesso siamo a due persone che muoiono a distanza di pochissimo tempo. Basta parole, non le vogliamo più sentire”.

“La tragica morte del giovane operaio Loris Costantino – scrive in una nota il presidente della Provincia Gianfranco Palmisano – ferisce profondamente l’intera comunità provinciale. Ancora una volta, la nostra terra è costretta a piangere un figlio che aveva lasciato la propria casa per andare a lavorare e non vi ha fatto ritorno. Esprimo il mio sentimento di rabbia e il più sincero cordoglio ai familiari, agli amici e ai colleghi. Il lavoro non può e non deve trasformarsi in condanna. La sicurezza deve essere principio assoluto e irrinunciabile e invece così non è. È dovere delle istituzioni, a ogni livello, garantire che la tutela della vita venga prima di ogni cosa”.

Da parte sua, l’associazione VeraLeaks ha confermato che il 4 marzo “i cittadini di Taranto, sotto la sigla Taranto Libera, si incontreranno alle ore 10 nei pressi di Palazzo di Città per poi muovere verso gli uffici della Procura in commissariato Borgo per depositare una denuncia penale nei confronti dei gestori della fabbrica ex Ilva”.

Intanto proprio questa mattina si è appreso che i sindacati metalmeccanici sono stati convocati dalla presidenza del Consiglio per un incontro a Palazzo Chigi per il 5 marzo alle 11,30, proprio sulla vertenza ex Ilva. I sindacati Fim, Fiom e Uilm avevano annunciato nei giorni scorsi che in assenza di un incontro si sarebbero autoconvocati per il 9 marzo.

La situazione dell’intero gruppo siderurgico si è fatta complicata dopo la sentenza del tribunale di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo entro il 24 agosto in assenza di fatti nuovi. Da parte sua, il candidato all’acquisto dell’Ilva, l’americano Michael Flacks, dopo la sentenza, pur confermando la disponibilità ad acquisire il gruppo chiede uno “scudo penale” che lo metta al sicuro da eventuali responsabilità. Così come aveva chiesto e ottenuto Mittal.

Eventi nazionali

Il Concilio di Nicea e le origini della ‘hospitalitas’ cristiana all’Accademia di Storia dell’arte sanitaria

02 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Celebrato, a Roma, l’Anno accademico dell’Accademia di Storia dell’arte sanitaria, nella storica e suggestiva cornice del complesso monumentale dell’ospedale Santo Spirito di Lungo Tevere in Sassia 3. L’evento, a 106 anni dalla fondazione dell’ente, presieduto dal dottor Gianni Iacovelli (nella foto), medico già sindaco di Massafra e presidente della Provincia, si è sviluppato nelle giornate di giovedì 19 e venerdì 20 febbraio, riunendo illustri accademici, esponenti del mondo scientifico, autorità istituzionali ed appassionati di cultura umanistica. Tema della manifestazione, a 1700 anni dal Concilio voluto dall’imperatore Costantino: “Il Concilio di Nicea – Le origini della hospitalitas cristiana”.

Il Concilio di Nicea (335 dC) fu un grande evento, non solo religioso, ma con una forte impronta politica e sociale: di fatto da Nicea nascono le prime forme di ospedale e si strutturano gli embrioni di quella che oggi chiamiamo “sanità pubblica”.

Le due giornate hanno celebrato non solo la ripresa delle attività didattiche e di ricerca, ma anche il ruolo centrale che l’Accademia ricopre nella custodia della memoria medica nazionale. Fondata per promuovere lo studio dell’evoluzione delle scienze mediche e biologiche, con uno sguardo alla rappresentazione della sanità nell’arte, l’Asas ha riaffermato l’importanza odierna di un approccio multidisciplinare  alla pratica medica, coniugando il progresso tecnologico con la tradizione storica. Nella prima delle due giornate, i lavori accademici hanno esplorato gli aspetti di fede e politica del Concilio (cardinale Kurt Koch), l’analisi della nascita degli ospedali (Maurizio Vaglini, Pisa), con il nascere della carità per i malati ed i bisognosi (monsignor Luigi Magnano, Torino).

La seconda giornata si è aperta con le prolusioni sul ruolo della donna nell’assistenza sanitaria nei primi secoli del Cristianesimo (Massimo Aliverti, Università dell’Insubria) e sui medici e medicina nella tarda romanità (Giuseppe Trincucci, Società di Storia Patria per la Puglia). La celebrazione si è chiusa con la consegna delle annuali benemerenze culturali, scientifiche ed umanitarie.

“Inaugurare un nuovo anno accademico in questi spazi significa onorare secoli di sapere medico che hanno segnato la storia di Roma e del mondo” – ha sottolineato il Segretario Generale ASAS, Giuseppe Marceca. “La nostra missione resta quella di formare una coscienza critica che, aprendo alle giovani generazioni, guardi al futuro della sanità senza mai dimenticare le sue radici artistiche e umanistiche”, ha ribadito il presidente nazionale ASAS, Gianni Iacovelli.

L’evento è stato anche l’occasione per tenere accesi i riflettori sul Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria, che custodisce tesori rari: dalle antiche farmacie ai laboratori alchemici, fino alle collezioni anatomiche. L’Accademia si conferma un polo culturale vivo, capace di attrarre ricercatori e visitatori da tutto il mondo, pronti a scoprire come l’arte e la medicina si siano intrecciate nel corso dei secoli.

Emergenze ambientali

Dal Tribunale di Milano stop all’Ilva
I sindacati si autoconvocano a Roma

26 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Il futuro dell’ex Ilva, problema cardine per l’economia e la società tarantine, si fa sempre più nebuloso. Agli interrogativi sulla imminente vendita dell’azienda si aggiunge oggi la decisione del Tribunale di Milano che, accogliendo il ricorso presentato da un’associazione ambientalista, ha deciso lo stop della produzione dell’area a caldo. Tale decisione diventerà esecutiva il prossimo 24 agosto se non sarà impugnata e se non saranno adottate misure che modifichino in maniera sostanziale le attuali condizioni produttive, ritenute dannose per la salute.

Intervenendo su specifiche prescrizioni della discussa Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale del 2025, i giudici della Sezione XV del tribunale evidenziano la necessità di accelerare gli interventi di tutela ambientale nello storico impianto siderurgico.

Il Tribunale civile di Milano, in particolare, ha valutato gli aspetti legati al monitoraggio di pm10 e pm2,5, al regime dei cosiddetti ‘wind days’, all’installazione di serbatoi contenenti sostanze pericolose, alla temperatura minima di combustione delle torce per i gas di affinazione dell’acciaio e alla completa intercettazione delle emissioni diffuse durante il trasferimento del coke. Come spiegano i giudici, “non erano stati previsti termini certi per l’esame e la realizzazione degli interventi di ambientalizzazione, rendendo necessaria un’accelerazione della loro attuazione”.

Il provvedimento, precisano i vertici del Tribunale, Fabio Roia e Angelo Mambriani, che entrerà in vigore se non verrà impugnato, ha l’obiettivo di proteggere non solo i ricorrenti, ma anche tutti i cittadini residenti a Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi, richiamando anche la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024, che aveva affrontato questioni analoghe in materia di tutela ambientale e salute pubblica. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia Holding e Ilva in a.s., hanno la possibilità di richiedere un’integrazione dell’Aia 2025, con indicazione di tempi certi e ragionevolmente brevi per l’attuazione dei piani di ambientalizzazione ritenuti non ancora eseguiti.

Resta caldo anche il fronte sindacale: il ministero del lavoro ha convocato i sindacati per discutere la proroga della Cassa integrazione straordinaria (Cigs) richiesta da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, una misura che riguarda circa 4.450 lavoratori, di cui 3.803 nello stabilimento di Taranto, a partire dal 1° marzo 2026 e per un anno.

Ma i sindacati Fiom Fiom Uilm, che chiedevano di essere immediatamente convocati dal governo per conoscere lo stato della discussione sul futuro della più grande azienda siderurgica italiana e sul destino di 20.000 dipendenti, non avendo ricevuto riscontro della loro richiesta hanno deciso di autoconvocarsi a Roma per il 9 marzo, a Palazzo Chigi.

Per Valerio D’Aló, segretario nazionale Fim Cisl e coordinatore nazionale del settore siderurgico, “non c’è più tempo da perdere: non basta discutere soltanto di ammortizzatori sociali. Se l’azienda non porterà elementi concreti per un vero confronto, non ci saranno margini”.