Diocesi

L’ingresso di don Lucangelo a Grottaglie: “Il laicato deve profumare d’infinito”

19 Gen 2026

di Silvano Trevisani

Una gran folla di fedeli ha accolto don Lucangelo De Cantis, al suo ingresso come parroco della Madonna delle Grazie di Grottaglie, chiamato a raccoglie l’eredità del compianto don Emidio scomparso d’improvviso prematuramente. La grande chiesa delle Grazie era gremita in ognuna delle tre Sante Messe che don Lucangelo ha concelebrato assieme a tutti i parroci della vicaria e non solo. A testimoniare l’attesa impaziente e la gratitudine per l’arrivo di un sacerdote molto amato e ben conosciuto per le sue origini grottagliesi. Nel suo saluto alla comunità il nuovo parroco ha espresso la sua totale disponibilità “ad ascoltare, conoscere i nomi di ognuno di voi in questo percorso. I percorsi sono pezzi di strada che possono segnare solchi e cammini. Don Emidio sarà il nostro protettore, sempre presente tra di noi. Grazie ai fratelli sacerdoti che hanno condiviso l’Eucaristia in questa giornata, a tutti coloro che hanno preparato questo incontri e a tutta la comunità, Non vi conosco ancora tutti ma sento che c’è lavoro, presenza, passione. Non vogliamo essere solisti ma vogliamo lavorare insieme”.

A don Lucangelo abbiamo poi rivolto alcune domande.

Tanta gente è venuta ad accoglierti. Attendeva impaziente il nuovo parroco e si è dimostrata felice del tuo arrivo. Come hai vissuto questo incontro?

Sono onorato di inserirmi nel solco di una tradizione bella di questa comunità. Una tradizione formativa importante, come mi appariva già da ragazzo, quando ho conosciuto l’impronta forte di don Salvatore Ligorio, arcivescovo emerito di Potenza. E per me è una gioia questa, e percepire anche la bellezza di un laicato formato. Perché più passa il tempo della mia vita e più sento che l’urgenza più grande della Chiesa deve continuare a essere quella della formazione di coscienze, di idee, di persone, di progetti. Non credo più in tante banalità. Credo che il mondo di oggi ha bisogno di cristiani formati. Qui a Grottaglie c’è una bella tradizione dei padri gesuiti, di un grande lavoro che hanno fatto con tante generazioni, loro sono stati pionieri del Concilio Vaticano Secondo. E credo che la Chiesa oggi ha bisogno di questo e mi inserisco felicemente, per ora osservando questa comunità con il forte desiderio di incrementare un progetto formativo all’interno di questo nostro paese.

Per un sacerdote cosa significa essere chiamato anche a “cambiare”? Ad affrontare nuove esperienze? Ricominciare ogni volta da capo?

È una fase delicata della vita, perché comunque ti rimette in gioco. Ti ricorda che tu non sei il centro ma c’è una storia di Dio che è il centro del percorso. Può essere una possibilità anche rigenerativa. Di idee, di pensieri di sguardi, in situazioni anche differenti, dove un sacerdote è chiamato a vivere la sua missione. Perché dall’esperienza ricavata da questi venticinque anni di ministero, so che ogni realtà è a sé. E il rispetto di un sacerdote deve essere quello di osservare la realtà, di porre un discernimento sulla realtà. Di non arrivare che le tue sole idee, ma comprendere che tipo di discernimento va fatto per quel territorio, per aiutare al meglio la gente.
Il tuo ingresso qui nella parrocchia è coinciso con l’avvio dei festeggiamenti di San Ciro, che sono entrati nel vivo con la prima processione che ha portato la venerata immagine in Chiesa Madre. C’è qualcosa di simbolico in questo?

La data è stata spontaneamente voluta dall’arcivescovo che mi ha detto: “inizia il 18”. E io ho messo piede in questa realtà il 18. San Ciro mi commuove. La sua storia, la devozione pulita della gente a questa esperienza che definirei mistica… Perché mi ha sempre colpito. Io sono cresciuto nella Chiesa Madre e mi ha sempre colpito che il culto di san Ciro non è stato mai un’esperienza rivestita di folklore esterno. Ma una devozione di popolo che mi ha formato: quelle lacrime, quelle speranze della gente mi hanno formato! Quindi, credo che sia anche la mano della Provvidenza e con timidezza e umiltà mi inserisco nel solco di questo popolo.

Ecco per concludere usiamo il paradosso di Kennedy… Chiedendo: che cosa possono fare i fedeli, per la parrocchia e per te?

Io credo fortemente che i fedeli non sono solo collaboratori del parroco. Ma sono corresponsabili.
Di un’esperienza formativa che la Chiesa deve vivere nel territorio. Un vero fedele non si vede dalla continua presenza nelle mura della parrocchia. Ma l’adesione di un laicato significativo è tra le strade. Io credo molto questo e a questo voglio incoraggiare. La comunità stabile della Madonna delle Grazie non sono io. Sono quelle persone che, abitando qui, tentano di portare nel territorio la novità del Vangelo, la luce nel laicato. Il laicato deve profumare d’infinito. Nel rapporto con la laicità, anche piena di tante cose belle: mai vedere la storia come rivale della nostra esperienza umana e cristiana, ma come “semi” che Dio è capace di vedere e di piantare ovunque nella sua libertà.

Ma permettimi, in chiusura, di ringraziare don Emilio perché so che lui mi stimava. Questo lo posso dire per avere ricevuto un suo messaggio profondo solo qualche mese fa, di stima e di amicizia. Il rapporto che con lui l’ho sempre mantenuto vivo. Che egli ci protegga da lassù”.

Festeggiamenti patronali

Grottaglie: il 18 prendono avvio i solenni festeggiamenti di san Ciro

16 Gen 2026

di Silvano Trevisani

Lasciate alle spalle, solo da pochi giorni, le festività natalizie, la comunità di Grottaglie è già proiettata ai festeggiamenti patronali. L’antico culto del medico, eremita e martire nordafricano fu portato a Grottaglie da Napoli, dov’era era stato portato a sua volta da Roma. Ma era proprio nell’antica capitale del Regno di Napoli che il santo era molto venerato da secoli, così come in tante località italiane, e lì la sua venerazione aveva attratto Francesco de Geronimo, il santo gesuita grottagliese che nella Napoli tormentata dai secoli XVIII e XVIII svolgeva la sua missione, facendo base alla Chiesa del Gesù nuovo. Le manifestazioni 2026 si apriranno ufficialmente domenica 18 con la traslazione del venerato simulacro del santo nella prima delle tre processioni previste, ma da oltre un mese la comunità è intensamente impegnata nella realizzazione della ‘foc’ra’ (nella foto un’immagine delle scorse edizioni). La grande pira che da sempre è l’elemento caratterizzante dei festeggiamenti ha assunto, infatti, connotazioni particolari, oltre che per la dimensione acquisite, da ‘record’, per le modalità di realizzazione e per l’interazione che consentirà anche nei giorni precedenti. Anche quest’anno la pira, le cui torre centrale è già stata realizzata nella metà di dicembre, avrà un’altezza massima superiore ai venti metri e una pari larghezza massima della base.

Come al solito, il programma dei festeggiamenti, organizzato dal comitato presieduto dal parroco, don Eligio Grimaldi, è molto intenso e prevede una varietà di appuntamenti e riflessioni che si accompagnano al programma strettamente religioso. Le celebrazioni religiose, come dicevamo, si apriranno già domenica prossima, 18 gennaio, alle 17, con la traslazione della venerata immagine di San Cito dalla Chiesa dei paolotti, nella quale è alloggiata un una cappella laterale, alla Chiesa Madre. La scansione del calendario, che vede cadere il festeggiamenti di sabato 31 gennaio, prevede l’avvio del novenario giovedì 22, che sarà predicato dal cappuccino fra Lorenzo Volpe ofm. Con sante messe alle 7, 9 e 18.

Venerdì 23, alle 19 avrà luogo la presentazione del volume “Kaire Maria” tra Oriente e Occidente di Franco Semeraro e Angelo Aquaro.

Mercoledì 28, alle 19 si svolgerà la XXI edizione di Medici per San Ciro con la consegna della borsa di studio che premia un laureato in medicina di Grottaglie.

Venerdì 30, dalle 7 alle 17,30 i fedeli potranno ricevere in Chiesa madre l’antico sacramento dell’unzione con l’olio benedetto di San Ciro, recitando la preghiera utilizzata da san Francesco de Geronimo. Alle ore 11 la santa messa sarà animata dall’Unitalsi, alle 11,45 la benedizione del pane di san Ciro. Dalle 12 alle 16 ci sarà la tradizionale ‘Varda a San Ciro’, ovvero la meditazione continua dalla dalle donne devotedavanti alla statua del santo. Alle 18, solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero che alle 20 presenzierà alla benedizione e accensione della pira nella 167 bis, assieme alle autorità cittadine.

Infine il 31 gennaio, giorno della festa patronale, alle ore 10, solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo emerito di Potenza, Salvatore Ligorio, mentre alle 13,30 muoverà la solenne processione che attraverserà la principali vie cittadine. A conclusione, alle 20,30 spettacolo pirotecnico di contrada Paparazio a cura della ditta Senatore Fireworks di Cava dei Tirreni

I festeggiamenti si concluderanno domenica 8 febbraio con il riporto, alle ore 16, della venerata immagine del santo nella Chiesa dei paolotti, seguita da fuochi pirotecnici.

I festeggiamenti si concluderanno domenica 8 febbraio con il riporto, alle ore 16, della venerata immagine del santo nella Chiesa dei paolotti, seguita da fuochi pirotecnici.

Presteranno servizio: Banda Città di Grottaglie del m° Antonio L’Assainato, Banda di Grottaglie “Opus in musica”, Service audio e luci a cura della ditta Roberto Cifarelli di Grottaglie; l’addobbo in Chiesa sarà curato dalla ditta Aventaggiato di Castrignano dei Greci (Le).
Curerà l’artistica illuminazione la ditta di Corigliano Calabro (Cs).

La ‘foc’ra’ ha assunto una dimensione particolare, grazie all’impegno profuso dall’associazione odv Amici della foc’ra. La sua costruzione è realizzata con le fascine di legna d’ulivo e con i tralci delle viti portati dai fedeli per devozione – come è scritto nella tradizione secolare. La struttura è sormontata da una grande punta piramidale, anche questa in legno, e i maestri autori della pira sono stati affiancati da alcuni giovani che, da qualche anno, si stanno accostando a questa antica arte.

Rassegna musicale

Presentata la rassegna 2026 ‘Un anno di concerti al MArTa. Domeniche in concerto’

ph G. Leva
15 Gen 2026

Presentati al Museo archeologico nazionale di Taranto i 12 concerti che comporranno la rassegna 2026 “Un anno di concerti al MArTa. Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, voluta dallo stesso MArTa e dall’Orchestra ico della Magna Grecia. E che compongono un itinerario quanto mai vario che va dai Led Zeppelin ad Eduardo, da Pinocchio a una full immersion nella cucina pugliese, dalle sonorità balcaniche al tango, dal viaggio intorno e dentro la multiculturalità e multireligiosità fino alle sacralità barocche.

Si inizia il 18 gennaio e si termina il 13 dicembre 2026 con la formula che abbina alla fruizione del concerto, una visita guidata con approfondimento sulle mostre temporanee o sulla collezione permanente del Museo e, al termine, un aperitivo all’interno del Chiostro degli alcantarini, il cui convento ospita il museo dal 1887.

“La rassegna di quest’anno presenta nuove armonie e suggestioni musicali, all’interno di un Museo in costante rinnovamento, attraverso le recenti acquisizioni, gli importanti studi e le scoperte sui reperti della nostra collezione, che ci svelano la storia delle civiltà mediterranee che hanno lambito questo territorio – spiega la direttrice del MArTa, Stella Falzone”.

“Un anno di concerti al MArTa – dice Piero Romano, direttore artistico della Magna Grecia – è un altro esempio sul come fare sistema a Taranto, valorizzando il patrimonio culturale e mettendo in relazione archeologia e musica. Registriamo un numero crescente di tarantini in visita il Museo, che riscopre le bellezze qui custodite e, allo stesso tempo, partecipa a proposte ‘non solo musicali’ sempre più autorevoli”.

La direzione artistica della rassegna è affidata anche quest’anno al m° Maurizio Lomartire che spiega l’opera di quest’anno: “Impegno sociale e intrattenimento con un programma musicale che quest’anno potenzia i criteri con i quali sono state allestite le stagioni precedenti. Ciò è possibile grazie alla connessione fra musica e parola, suoni e lettura, testo scritto e musica suonata; sono diversi e importanti gli attori che in questa rassegna si presentano in qualità di voci recitanti. Fra questi, Amanda Sandrelli, Stefano Valanzuolo, Paolo Sassanelli, Stefano Messina; parte teatrale di alto spessore, dunque, affiancata da musica di uguale valore; una multimedialità nella quale risiede uno degli aspetti più interessanti del progetto: richiamare un pubblico di fedelissimi al quale ogni anno si aggiunge un numero crescente di visitatori del Museo”.

 

calendario Rassegna 2026

18 gennaio TRIO DANTE – I FUNAMBOLI DELLA MUSICA

Luca Marziali: violino, Roberto Molinelli: viola, arrangiamenti Alessandro Culiani: violoncello

22 febbraio HA DA PASSA’ ‘A NUTTATA – CONCERTO PER EDUARDO

Maurizio Pellegrini: voce recitante Quartetto d’archi del Collegium Musicum Musiche arrangiate/composte da Paolo Messa

8 marzo MIGRANTES – UN VIAGGIO TRA SPERANZA E UMANITÀ

Francesco Buzzurro: chitarra, Quartetto Goffriller. Musiche originali di Francesco Buzzurro

22 marzo SONO NATO CON LA BOCCA APERTA – CANZONI E STORIE DELLA CUCINA PUGLIESE

Paolo Sassanelli: voce recitante, Martino De Cesare: chitarre, Umberto Sangiovanni: pianoforte

12 aprile VOCI DAL NORD E DAL SUD D’EUROPA

Alessandro Fortunato: maestro del coro, L.A. Chorus: coro

26 aprile HISTORIAS DE TANGO

Ettore Bassi: voce recitante, Gennaro Minichiello: violino, Giovanna D’Amato: violoncello, Manuel Petti: fisarmonica, Gisela Tacon e Nelson Piliu: ballerini di tango

17 maggio LUCI E OMBRE: ITINERARI POLIFONICI TRA RINASCIMENTO E BAROCCO

Vincenzo Scarafile: maestro del coro, L.A. Chorus: coro

31 maggio LE AVVENTURE DI PINOCCHIO – SENTIERI ALTERNATIVI IN UNA FAVOLA IMMORTALE

Amanda Sandrelli: narratore, Fabio Battistelli: clarinetto, Ensemble dell’Orchestra della Magna Grecia, Musiche originali di Maurizio Lomartire.

27 settembre POLIFONIE DEL FUTURO: VOCI ITALIANE E OLTRE

Luigi Leo: maestro del coro L.A. Chorus: coro In collaborazione con ARCoPU e con il Coro Giovanile Pugliese

18 ottobre LA MUSICA MIRACOLOSA – STORIA DEL PIANISTA DEL GHETTO DI VARSAVIA

Stefano Valanzuolo: voce recitante, Francesco Nicolosi: pianoforte

15 novembre PAROLE, PAROLINE, PAROLACCE – IL MONDO DEL BELLI

Stefano Messina: voce recitante, Pino Cangialosi: pianoforte

13 dicembre VOICES OF HOPE: SPRITUAL & GOSPEL TRADITIONS

Danilo Cacciatore: maestro del coro, L.A. Chorus: coro.

ph G. Leva

Tracce

L’ex-Ilva e la logica di leccarsi le ferite finora hanno prodotto solo disastri

14 Gen 2026

di Silvano Trevisani

L’assegnazione al Gruppo Mittal pone grossi interrogativi, che riguardano la ripartizione delle quote di produzione europee, il riequilibrio del mercato mondiale e la sua ripartizione tra i colossi produttivi, gli intenti speculativi in relazione alle necessità ricostruttive e, soprattutto, il lavoro di migliaia e migliaia di famiglie pugliesi. Mittal è uno degli uomini più ricchi del mondo e la sua gestione di decine e decine di impianti in tutto il pianeta non è caratterizzata da “spirito fraterno”: i fatti avvenuti recentemente in Francia ce lo ricordano…”.

Lo scrivevamo sul ‘Nuovo Dialogo’ del 6 giugno 2017, conoscendo, come tutte, la storia dell’imprenditore indiano. Il governo Gentiloni e il suo ministro Calenda avevano spinto l’acceleratore per liberarsi subito dell’Ilva e l’avevano gettata nelle braccia di Mittal, famigerato in tutto il mondo per il suo modo di comportarsi. Certamente non potendo ignorare quanto avveniva negli altri stabilimento gestiti dal magnate indiano in tutto il mondo, ma spinti dalla fretta di scaricare la patata bollente. Quella patata che ora ritorna nelle mani del governo che cita Mittal per 7 miliardi di danni, per aver deliberatamente distrutto gli impianti, affidati alla signora Morselli che eseguiva perfettamente gli ordini di torcere loro il collo.

Tocca al governo, quindi, anche se i colori politici nel frattempo sono cambiati tante volte, riprendersi la patata bollente e magari chiedere (e rendere) anche conto politico sugli esuberi che quella cessione aveva già causato e per i quali Calenda aveva spudoratamente dichiarato, come riportiamo nello stesso articolo di quasi nove anni fa, “gli operai dichiarati in esubero e che resteranno nella gestione provvisoria, lavoreranno per l’ambientalizzazione”. E noi chiudevamo quell’articolo osservando: “Tale affermazione di principio, fatta apponendo la firma al decreto di assegnazione dell’azienda a un colosso straniero, che fino a ieri era uno spietato concorrente, sembra davvero uno zuccherino che aiuti a ingoiare una medicina troppo amara”.

Fa molto male ricordare oggi queste cose, alla vigilia di una nuova, ennesima cessione dell’ex-Ilva, anche questa a forte rischio fallimento se portata avanti nei modi finora annunciati, il giorno dopo di una tragica morte di Claudio Salamida, un giovane, generoso operaio, che al lavoro dedicava una passione straordinaria, sia per sua attitudine umana sia per garantire a se stesso e a tutti i suoi colleghi la continuità di un lavoro che, per quanto maledetto e pericoloso, era l’unica fonte di reddito in una realtà produttiva così povera. Una morte che ne segue di pochi mesi un’altra, anche quella causata dalla vetustà degli impianti e dalla totale mancanza di manutenzione, condizione che aveva già caratterizzato le gestioni di Riva e Mittal. Perché è proprio l’ingordigia di uomini senza scrupoli, tollerata da una politica fondamentalmente incapace di scelte coraggiose e adeguate, a rappresentare un pericolo mortale non solo per gli operai che vi lavorano, ma per tutta la città.

Le solidarietà e le belle parole del giorno dopo non servono a nulla, anzi rappresentano un ritornello fastidioso se non preludono a scelte concrete e coerenti che il governo prima di tutti deve attuare, a prescindere da quello che è stato fatto perché, nella pura logica evangelica, bisogna guardare avanti, voltarsi indietro è ormai inutile, e decidere: se l’acciaio è davvero strategico bisogna agire di conseguenza, senza lanciare la patata bollente a chi, avendo fini esclusivamente speculativi, fornirà risposte – magari efficaci – ma sicuramente parziali.
Altrimenti, occorre fare altre scelte.

Morti sul lavoro

La morte di un operaio all’Ilva riapre il discorso sul futuro dell’azienda

12 Gen 2026

di Silvano Trevisani

Un operaio di 46 anni di Alberobello, Claudio Salamida, è l’ennesima vittima del lavoro nello stabilimento siderurgico di Taranto. Nella mattinata di lunedì 12, era impegnato al lavoro in Acciaieria2 per il controllo di alcune valvole, quando una griglia sulla quale operava in quel momento, nella zona del convertitore 3, ha ceduto sotto i suoi piedi, facendolo precipitare al piano inferiore e provocandogli traumi subito dimostratisi letali. Inutili sono stati gli interventi dei sanitari che hanno tentato invano di rianimarlo, per la gravità delle ferite. Claudio lascia la moglie un bambino di tre anni.

Si tratta dell’ennesimo tragico episodio che si verifica all’interno del megaimpianto che continua a operare, nella generale precarietà ormai storica, in attesa di un futuro che per ora resta incerto ma che lascia un presente fatto di insicurezza, provvisorietà, di speranza che spesso si trasforma in disperazione. Perché, nell’attesa ormai insostenibile, di una diversificazione della produzione sempre rimandata per inaffidabilità politica, sfruttamento inumano, inadeguatezza della gestione e confusione, gli impianti vanno avanti senza una reale e indispensabile manutenzione. Forse sarebbe necessario che politica e imprenditoria si decidessero a voltare pagine, chiudendo col passato e rassegnandosi a dover perdere ingenti capitale per unire una immediata chiusura col passato a una altrettanto immediata costruzione dei forni elettrici, se proprio si ritiene strategica la produzione dell’acciaio e la garanzia dell’occupazione. Anche perché, in questa situazione, sembra meno probabile l’immediato dissequestro da parte della magistratura, chiesto da azienda e governo, dell’Acciaieria 1, fermata proprio in seguito a un incidente.

Immediata la reazione delle organizzazioni sindacali, Fim Fiom Uilm e Usb che hanno proclamato uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, di tutte le aziende metalmeccaniche e dell’indotto. L’astensione dal lavoro terminerà domattina alle ore 7. “In attesa di conoscere la dinamica, tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico, si stringono intorno alla famiglia del lavoratore”, si legge in una nota a firma dei sindacati.

“Il fenomeno infortunistico – aveva detto qualche giorno fa il direttore regionale dell’Inail, Giuseppe Gigante – è un fenomeno complesso e legato a fattori economici, tecnologici, giuridici e culturali”. Così commentando il drastico aumento degli infortuni mortali nel 2025 nella regione: 38 nei primi sette mesi, oltre l’11 in più sull’anno precedente. Nel caso dell’infortunio mortale di oggi, evidentemente, tutti i fattori richiamati concorrono a spiegare quello che è accaduto. Ma a questi fattori vanno aggiunti anche quelli “politici”, dal momento che è proprio la politica a determinare la scelte in un settore produttivo così rilevante nelle scelte strategiche del governo. È più che mai urgente che sia proprio il governo, a questo punto, a intervenire chiarendo in maniera definitiva quali reali intenzioni ha, al di là dei buoni propositi finora espressi.

Lavoro

Ex-Ilva, Vestas, porto: Meloni, Bitetti e sindacato chiamano a raccolta

12 Gen 2026

di Silvano Trevisani

Ex-Ilva, Vestas e porto sono le tre vertenze tarantine che stanno impegnando, in queste ore, politica e società ai massimi livelli. In particolare dell’ex-Ilva si è occupata, sollecitata dai giornalisti, la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno a Palazzo Chigi.

Un solido piano industriale, la tutela del lavoro e la sicurezza della comunità – ha detto – sono le tre condizioni che il governo sta cercando. “L’Ilva è il dossier più complesso che abbiamo ereditato. Abbiamo trovato una situazione molto compromessa da tutti i punti di vista. L’impegno del governo non è mai venuto meno, è uno dei temi ai quali abbiamo dedicato più riunioni. L’obiettivo è conciliare tenuta della produzione, tutela dell’ambiente e del territorio. È un obiettivo tutt’altro che facile e deve coinvolgere tutti i livelli, serve che si remi tutti nella stressa direzione”.

Giorgia Meloni ha anche precisato che “Non ci sono impegni vincolanti da parte del governo finché non potremo dare risposte concrete sui temi che ci stanno più a cuore. Nessuna proposta che abbia un senso predatorio o opportunistico potrà essere avallata da questo governo perché non possiamo ripetere errori del passato”.

Alle parole della presidente del consiglio ha fatto eco immediato una nota del sindaco Piero Bitetti, che ha dichiarato di accogliere con favore quanto dichiarato sul coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali, compresi quelli territoriali, e il suo appello a remare tutti nella stessa direzione per conciliare la tenuta della salute, dell’occupazione, della sicurezza e dell’ambiente. “Così come accolgo – dice Bitetti – anche quando detto sul non ripetere gli errori del passato, e di non permettere a nessun possibile nuovo acquirente, di arrivare a Taranto con un intento predatorio. Ora però dalle parole si passi ai fatti. Ribadiamo la richiesta di un incontro con la presidente Meloni, così come già fatto due mesi fa, a maggior ragione in questa fase così delicata e dopo le sue dichiarazioni di oggi sul voler coinvolgere anche il territorio. Cosa che mi sembra imprescindibile”.

Bitetti propone di gettare le basi per un dialogo franco e senza pregiudiziali. “Avviamo una collaborazione proficua nel rispetto delle esigenze della comunità tarantina”. ‎

Lo stesso Bitetti interviene, poi, sull’annunciata volontà della Vestas di trasferire alcuni reparti da Taranto a Melfi, chiedendo un incontro urgente all’azienda a Palazzo di città.

“Ritengo infatti imprescindibile – scrive il sindaco – un confronto istituzionale per valutare soluzioni alternative che preservino la presenza di Vestas a Taranto, compatibili con le vostre esigenze logistiche”.

Un confronto istituzionale urgente, infine, lo chiede il segretario generale della Cgil, Giovanni D’Arcengelo, al presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, sul porto. La grave crisi che lo scalo commerciale attraversa, con il disinteresse dei gestori, Evergreen prima e Yilport poi, e il vanificarsi degli investimenti che avrebbero dovuto attuarsi, ultimo trai quali quello della Renexia, che ha preferito Vasto a Taranto per il suo investimento da 500 milioni, che avrebbe dovuto dare lavoro a 1500 unità, richiede una presa di coscienza.

Sono passati più di 300 giorni da quando il decreto energia – che prevedeva la possibilità di impiantarvi investimenti per l’energia alternativa – è diventato legge. “300 giorni di silenzio mentre i traffici del porto continuano ad essere segnati da simboli meno (-31,6 % rispetto al novembre 2024) e mentre quell’intendimento per l’attività di produzione, stoccaggio e assemblaggio per la componentistica eolica che occuperebbe 400mila metri quadrati dell’area portuale e la realizzazione di impianti off-shore galleggiante e fixed, sembra più un miraggio”.

Per questo D’Arcangelo chiede un tavolo di confronto, con la partecipazione dell’autorità di sistema portuale, delle associazioni datoriali, dei rappresentanti istituzionali del territorio, dei consiglieri regionali e dei parlamentari del territorio.

Ricorrenze

L’Ora di Gesù, segno importante di una Chiesa che sa come pregare

ph di G. Leva
12 Gen 2026

di Silvano Trevisani

“Un segno e una profezia”: così l’arcivescovo Ciro Miniero definisce l’Ora di Gesù, la pratica religiosa nata trent’anni fa dall’intuizione di una laica e subito adottata e formalizzata dall’allora arcivescovo Benigno Papa. Il trentennale è stato celebrato in Concattedrale con una concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo cui hanno partecipato l’arcivescovo emerito di Taranto Filippo Santoro, l’arcivescovo emerito di Potenza Salvatore Ligorio, l’assistente ecclesiastico diocesano monsignor Pasquale Morelli, oltre al vicario generale, monsignor Alessandro Greco, e numerosi parroci delle parrocchie in cui questa realtà è presente: una ventina delle diocesi di Taranto, Castellaneta e Mileto-Nicotera-Tropea (Calabria). Presenti all’iniziativa anche numerosi fedeli giunti dalla nostra e da altre diocesi, in rappresentanza dei circa mille che prendono assiduamente parte agli incontri di preghiera che si svolgono il lunedì dalle 20 alle 21, con l’obiettivo di “restare e vegliare con Gesù nella tarda sera, con l’impegno di recuperare la famiglia intorno all’Eucaristia e portare la propria esperienza negli ambienti dove si vive e si opera”.

 


“È un segno
– ci ha spiegato monsignor Miniero – perché quando il cuore di una persona si apre a una esigenza di fede, di amore, di preghiera, di attività nel mondo della carità, c’è sempre un disegno divino che bussa al cuore delle persone. Quando si agisce per riversare sul mondo una spinta indirizzata al bene e l’amore, manifestato in qualsiasi forma, è Dio stesso che si manifesta. È così che agisce l’Ora di Gesù che, dopo trent’anni, ancora parla al cuore delle persone, riunisce le famiglie, propone alla gente il mistero dell’Eucaristia per poter affrontare la propria esperienza di vita. Questi sono segni profetici per il nostro tempo che aiutano tutti quanti noi.
I carismi – sono ancora le sue parole – vengono suscitati dal Signore e lui ci fa capire quando un carisma ancora aiuta oppure c’è bisogno di un altro carisma per spingerci ancora meglio nella via del bene. È un’esperienza di base, che nasce dal popolo di Dio perché il Signore suscita i carismi nel cuore di chiunque: sono quei doni che egli dà per poter dialogare, parlare con le persone in ogni tempo”.

In apertura della concelebrazione, monsignor Morelli, assistente ecclesiastico, ha spiegato come
l’ora di Gesù sia stata veramente un’ispirazione dello Spirito Santo. Nata, insieme alla Chiesa, da una intuizione della signora Antonietta Palantone, riconosciuta dall’arcivescovo Papa e poi anche dagli altri arcivescovi successivi: “Un incontro importante in cui tantissime famiglie si sono ritrovate e si trovano attorno a Gesù il lunedì sera, in un’ora particolare, dalle 20 alle 21. Un’ora pensata proprio per le famiglie e per i giovani che lavorano e che magari non hanno la possibilità di prendere parte attiva alle celebrazioni negli orari consueti e che non possono essere presenti all’interno delle nostre parrocchie”. “Un momento anche di intimità con il Signore – lo ha definito – voluto apposta al lunedì per dare slancio alla settimana di lavoro e di impegni che inizia. I risultati sono stati fecondi perché dalle file dei gruppi dell’Ora di Gesù presenti nella nostra, ma anche in altre diocesi, sono uscite tante belle vocazioni per il mondo laicale, in grado di donare frutti alle parrocchie e anche qualche vocazione sacerdotale. Il che significa che veramente è una realtà che produce frutti perché è voluta da Dio nella luce e nella grazia dello Spirito Santo, creando anche tanto bene all’interno delle famiglie”.

Così anche monsignor Filippo Santoro ci ha voluto manifestare il suo forte apprezzamento per l’iniziativa, da lui fortemente voluta negli anni di guida della diocesi: “L’Ora di Gesù ha portato un’attenzione all’Eucaristia, come il dono che Dio fa di una vita nuova attraverso il suo corpo e il suo sangue. E poi è un fattore di costruzione dell’unità, quindi non solo una pratica individuale, ma una comunitaria. E basta guardare i santi, come ad esempio Acutis, che parla della centralità dell’Eucaristia, o ai tanti miracoli eucaristici, quello di Lanciano, o quello un miracolo di Buenos Aires, in cui si dimostra che nell’Eucarestia c’è un tessuto del pericardio di persona viva, a dimostrazione che si tratta di un incontro personale con il Signore per illuminare con la sua presenza tutti gli aspetti della vita, nel quale c’è un riflesso personale, comunitario e sociale. È un’esperienza bellissima, che va continuata proprio come fermento di comunione, di unità e anche, diciamo così, di proposta a tutti del cuore della fede che è la presenza di Gesù vivo, risorto.
E quindi magari da allargare anche alle parrocchie che ancora non la praticano”.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

Lavoro

Allarme Inps: l’occupazione è in calo, call center in sciopero Vestas si ‘sposta’

08 Gen 2026

di Silvano Trevisani

È sempre l’occupazione il problema principe per il nostro territorio. Senza dimenticare i ritardi che affliggono la sanità, soprattutto in queste settimane di picco influenzale, i trasporti, con cancellazioni di treni che isolano sempre più il nostro territorio e la crescente povertà, è il lavoro a preoccupare maggiormente. Crisi industriali e produttive, perdite di posti di lavoro, cassa integrazione crescente, così come crescente è il numero degli inoccupati, contraddicono l’ottimismo propagato dal governo e intasano i tavoli dei confronti, spesso senza risultati. E la situazione, fotografata dall’Inps, riguarda tutto il Paese: a novembre il mercato del lavoro italiano mostra un doppio calo: diminuiscono sia gli occupati sia i disoccupati, mentre cresce il numero degli inattivi. Il tasso di occupazione flette al 62,6%, con un calo degli occupati pari a 34mila unità, equivalente a una diminuzione dello 0,1% su base mensile. La flessione coinvolge donne, dipendenti a termine, autonomi, giovani tra 15-24enni e lavoratori tra 35-49enni. Tengono gli ultracinquantenni ma solo perché è aumentata l’età pensionabile. Il dato più allarmante è proprio quello che riguarda il ricambio generazione sui posti di lavoro, che non supera il 5%.

Venendo al nostro territorio, per il quale i dati Inps, che abbiano già commentato nei giorni scorsi, illustrano una situazione ancora peggiore, domani, 9 gennaio, scioperano i lavoratori dei call center, i cui posti di lavoro sono costantemente al livello di guardia, e ora vedono in allarme i dipendenti della galassia Enel. A Taranto si fermeranno i dipendenti di Covisian, Network Contact e Sustem House. A Bari è in programma una manifestazione regionale. L’uso dell’intelligenza artificiale e la possibilità di licenziare qualora gli operatori non accettassero la delocalizzazione in qualche altra città italiana compongono la “spada di Damocle” che incombe sul destino di circa 800 lavoratori nella sola Taranto. Questo per gli intendimenti di Enel, l’azienda italiana dell’energia, tra i principali operatori nazionali che nell’appalto di assistenza e customer care gestito dai call center italiani, che prevederebbe, per il secondo anno di gara, una sostanziale rivoluzione.

Per Vera Monaco e Rino Montuori per la Slc Cgil, Gianfranco Laporta e Christian Della Porta della Fistel Cisl e Francesco Russo e Marco Funiati per Ugl Telecomunicazioni, che haanno tenuto una conferenza stampa, “la fotografia scattata dall’ultimo rendiconto sociale Inps di Taranto parla chiaro: non possiamo più permetterci il rischio di perdita di ulteriori posti di lavoro. La condizione è drammatica e la minaccia di licenziamenti e delocalizzazioni nel settore dei call center ci porta oggi a lanciare un grido d’allarme a livello nazionale e locale. La perdita anche solo di un lavoratore su questo territorio innescherebbe ulteriore catastrofe sociale – dicono i sindacalisti – per questo invitiamo il sindaco di Taranto, i consiglieri comunali, i parlamenti e i consiglieri regionali del territorio a venire alle nostre assemblee e toccare con mano un pericolo che abbiamo il dovere di scongiurare”.

Ma altri settori sono in grave crisi nel territorio e riguardano il manifatturiero, che sarebbe poi il settore produttivo a maggior valore aggiunto. Parliamo del mobile imbottito e della crisi della Natuzzi, che vorrebbe ridurre il personale e chiudere due stabilimenti, anche per gli effetti negativi dei dazi Usa, e del settore calzaturiero, che chiude il 2025 con una contrazione considerevole delle vendite e in particolare delle esportazioni.

Giungono, infine, come fulmine a ciel sereno, le notizie riguardanti la volontà di Vestas di spostare da Taranto a Melfi sue strutture essenziali: l’unità locale di Service, il magazzino e il centro di formazione a partire dal 1° marzo. A lanciare l’allarme è la Fim Cisl di Taranto, che così commenta: “Sebbene l’azienda dica che non ci saranno perdite di posti di lavoro, il trasferimento di oltre 200 chilometri rappresenta comunque un cambiamento impattante per i lavoratori, che influirà sulla loro vita quotidiana. Quello che viene chiamato un semplice cambiamento organizzativo, in realtà, comporta un mutamento profondo nella vita personale e professionale dei dipendenti. Per questi motivi, la Fim Cisl Taranto Brindisi chiede di aprire subito un confronto ufficiale, come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, affinché Vestas Italia sospenda ogni decisione presa senza dialogo e si impegni a una discussione seria, trasparente e orientata a trovare soluzioni alternative che tutelino i lavoratori e il territorio”.

Crisi economica

Per la Puglia e Taranto il 2026 inizia nel segno della desertificazione

07 Gen 2026

di Silvano Trevisani

L’avvicendarsi dei calendari impone ritualmente una riflessione a mo’ di bilancio tra passato e presente. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato già il bilancio politico presentato dall’amministrazione comunale della nostra città, fatto più di ombre che di luci, soprattutto per la mancanza di risorse: una situazione dovuta in gran parte agli sperperi della giunga Melucci, che ha lasciato la casse comunali in pre dissesto, anche se il sindaco Bitetti tende a tranquillizzare. Anche perché la parola “dissesto” evoca, per i tarantini, anni difficili e di generale arretramento, dovuti anche quelli all’allegra gestione della giunta comunale, allora guidata da Rossana Di Bello.

Ci sarebbe da riflettere sulle responsabilità della gestione allegra che ha consentito lo dilapidare decine di milioni di euro per organizzare gare di barca a vela e ogni genere di festival, solo per nascondere sotto il tappeto la polvere di una crisi incombente e mostrare la faccia entusiasta di un territori in forte sofferenza. Ma ormai è troppo tardi, e poi sappiamo bene che la giunta Melucci è stata interrotta prima del termine, e di problemi da affrontare ce ne sono tanti. Per Taranto come per tutta la Puglia.

La crisi sociale, economica, produttiva, demografica della regione sembra inarrestabile, nonostante certi proclami politici e soprattutto gli entusiasmi di chi opera nel settore turistico. L’unico che riesce a mascherare la gravità della crisi che viviamo. Ma quel settore rivela ogni giorno la sua dimensione effimera. Per ora sappiamo che il turismo porta un certo benessere solo agli operatori del settore e malessere alla stragrande maggioranza della cittadinanza, come dimostrano i dati economici ufficiali secondo i quali la Puglia è la regione italiana che registra il maggiore aumento dei prezzi al consumo, dovuto proprio alla spirale inflattiva causata dal turismo (basti vedere i prezzi delle pizze!). L’overturism, che sta diventando una costante per tutto il Paese, a corto di altre risorse, danneggia fortemente il mercato immobiliare, innesta spirali inflattive, consuma risorse fondamentali, come l’acqua, inflaziona la sanità, che in regioni come la Puglia è già in fortissimo ritardo, aumenta l’inquinamento e crea un’occupazione temporanea e sottopagata ed è la prima fonte di lavoro nero.

La Puglia, diversamente da quanto si proclama, sta conoscendo una fase di vera e propria desertificazione: nell’ultimo anno ha perso 10.000 posti di lavoro, in vari settori, non ha più un’imprenditoria ad alto valore tecnologico, sta perdendo la sua popolazione, passata dai quasi 5 milioni del 1982 ai 3,8 milioni attuali.

Questi ultimi dati li deduciamo dal Rapporto annuale di ‘Aforisma’, osservatorio economico diretto da Davide Stasi, presentato a Lecce. È calato il volume dell’export, è calato il Pil regionale, tenuto in piedi per metà dalla sola provincia di Bari. Ma quello che più preoccupa, nelle analisi del rapporto annuale di Aforisma, è che si va riducendo il numero delle imprese specializzate, soprattutto nell’industria e nel manifatturiero, che sono le più importanti in termini di distribuzione della ricchezza. Il saldo negativo generale è aggravato dal fatto che l’energia l’acquistiamo soprattutto da imprese che hanno sede tra Milano e Roma.

Ma ci sono altre questioni preoccupanti che riguardano il nostro territorio: il governo centrale insiste nel suddividere le risorse ripartire alle regioni sulla base del Lep, cioè della spesa storica, attuando di fatto l’autonomia differenziata che la Corte Costituzionale ha bocciato, e continuando sfacciatamente a privilegiare il Nord.

Gli investimenti infrastrutturali non ci sono o sono insignificanti (compresi i lavori ritardati di un tratto della Regionale 8), mentre l’Intercity serale per Milano da Taranto viene soppresso, i collegamenti tra Taranto e Lecce, nonostante le continue sollecitazioni dei pendolari, sono fermi all’età della pietra, l’autostrada non è stata completata nonostante i Giochi del Mediterraneo, mentre il governo insiste col Ponte sullo Stretto che sarebbe opera avveniristica nel generale deserto dei trasporti meridionali.

E ora dovremo assistere alle scelte sul futuro dell’acciaio, che rischia di passare nelle mani di un fondo statunitense, in un momento in cui i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Europa (Italia compresa) non sono certo idilliaci.

Insomma: la situazione richiederebbe una capacità politica che non vediamo, ora come ora, sufficientemente espressa dal nostro territorio e dal Sud, in particolare: una capacità di opporsi alle scelte del governo anche da parte dei rappresentanti meridionali degli stessi partiti che lo compongono. Ma purtroppo questo non sarà possibile finché a scegliere i parlamentari meridionali saranno le segreterie nazionali. Cioè: fino a che ci sarà un sistema elettorale che allontana le scelte politiche dai territori che avrebbero il diritto di esprimerle.

E naturalmente occorrerebbero misure idonee ad attutire la decrescita demografica. Ma in questa situazione appare più o meno un’utopia.

Arte

Nella Torre dell’orologio, in città vecchia, la mostra ‘Tiratura limitata’ di Michele Tursi

02 Gen 2026

“mArte” è il nuovo progetto del Museo dal Mare che vede protagonista la Torre dell’Orologio, in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto. “mArte è un gioco di parole che contiene al suo interno mare e arte. Sono due termini importanti – spiega Alessandro Maruccia, presidente del Museo – il mare è la nostra ragione sociale, operiamo per la promozione della cultura marinara nella sua accezione più ampia. Il mare è anche fonte di ispirazione per tanti artisti, da qui l’idea di mettere in relazione le due cose creando occasioni di incontro per la valorizzazione di artisti del nostro territorio”.

Il progetto, che ha già preso il via il 20 dicembre con l’esposizione di opere di pirografia su legno di Alessandro Cervarich, tarantino di origini istriane, propone, nel secondo appuntamento, in programma sabato 3 gennai, alle 18.30, la mostra ‘Tiratura limitata’ di Michele Tursi, giornalista con la passione per il disegno e la pittura. In esposizione lavori realizzati con tecniche varie, acquerello, acrilico, pastelli a olio, che compongono il calendario 2026 firmato dall’autore (progetto grafico e stampa PrintMe editore). Durante la serata è prevista una degustazione di vini a cura della “Tenuta TreFontane” di Taranto che ha aderito al progetto con entusiasmo.

Dopo il successo dell’edizione 2025 con ‘Dipinsi l’anima, i volti dell’arte’, quella del calendario per Tursi è diventata una tradizione. Il giornalista, inoltre, ha unito la passione per l’arte con le inchieste di taglio giornalistico nel podcast “Dipinsi l’anima, il lato oscuro dell’arte”, di cui è autore, in cui narra episodi noir e thriller delle biografie di pittori famosi del XX secolo. Andy Warhol, Amedeo Modigliani, Frida Kahlo, Edvard Munch, solo per citarne alcuni, sono i protagonisti degli episodi disponibili sulle maggiori piattaforme online: Spotify, Amazon, Apple, Spreaker.

La mostra ‘Tiratura limitata’ resterà aperta al pubblico, con ingresso gratuito, sino al 10 gennaio, tutti i giorni, dalle 17.30 alle 20.

Città

Bitetti: “Le casse del Comune sono vuote, lavoriamo in emergenza”

30 Dic 2025

di Silvano Trevisani

Una città in emergenza che fa tutti gli sforzi possibile per uscire dall’angolo in cui è stata messa, in un momento storico complicato dalla situazione industriale. È il quadro in chiaroscuro che il sindaco Piero Bitetti e la sua giunta comunale hanno proposto alla stampa nell’incontro di fine anno.

“La situazione economica dell’ente non è delle più favorevoli – spiega Bitetti -. Abbiamo un bilancio ingessato con una discrezionalità sulla spesa corrente pari a zero e quindi stiamo provando a cercare in tutti i meandri, a partire da un’azione di miglioramento e potenziamento degli uffici tributi, che devono in primo luogo garantire un’operazione di giustizia nei confronti di chi tributi già li paga”.

Legalità, vivibilità, integrazione tra i quartieri, attenzione ai giovani, valorizzazione della Città vecchia, lavoro: sono i punti qualificanti indicati dal Comune, in un incontro fiume che ha toccato naturalmente i punti dolenti che sono sotto gli occhi di tutti: igiene urbana e raccolta differenziata, sanità, crisi economica, isolamento fisico per le lacune trasportistiche, contrasto tra lavoro e ambiente, e molto altro. Com’è logico che accada in una incontro in cui l’Amministrazione comunale si mette a disposizione della stampa, cosa che in passato avveniva piuttosto di rado.

“Stiamo potenziando gli organi di controllo perché vogliamo aumentare la percezione di legalità e di sicurezza. Anzi vogliamo migliorare anche l’operatività degli organi di controllo che devono farci vivere meglio, dando ai cittadini la possibilità di muoversi liberamente a qualsiasi ora del giorno e della notte. Stiamo facendo anche interventi per illuminare le zone più buie. Stiamo noleggiando queste 40 telecamere per poter fare controllo del territorio, ma in particolare una lotta serrata al conferimento indiscriminato dei rifiuti, provando a gestire una situazione emergenziale”.

Ecco una delle note più dolenti. “Noi non ci nascondiamo, ma abbiamo trovato una situazione complicata in clima ambientale. L’azienda ha chiuso un bilancio in ritardo, con disavanzo di 350.000 euro ma con una situazione debitoria di svariati milioni che ancora non è chiara. Tant’è che abbiamo dato mandato a una società di riferimento per un’operazione verità che faccia emergere tutti i debiti. La raccolta differenziata è obbligatoria e fa fatta per non aumentare i costi del servizio e anche per una questione di decoro urbano”.

Bitetti spiega come il Comune abbia avuto difficoltà a chiudere il bilancio, il che costringerà a operare dei tagli a partire, purtroppo, dai servizi sociali.

Alla domanda se è vero che il Comune è in pre dissesto ha risposto: “In questo momento non mi sento di parlare di pre dissesto, ma la situazione è difficile. Sapete, poi, che sul bilancio comunale pende ancora la vicenda Boc, ma stiamo lavorando in maniera febbrile e avviato un piano di razionalizzazione della spesa”.

Interrogato sugli impegni presi per i primi 100 giorni di lavoro, ha assicurato che nel prossimo consiglio sarà approvato il regolamento che riguarda il garante dei detenuti e poi toccherà a quello della disabilità. “Ho dovuto sottrarre tempo l’ascolto dei cittadini – ammette – perché abbiamo dovuto dedicare tante ore della giornata a guardare i dossier che erano aperti e che sembravano ordinari e che invece rivestono un carattere di straordinarietà.”

Per quanto riguarda il Piano urbanistico generale si sta ragionando a armonizzarlo alla visione di questa amministrazione, perché è partito con un’altra che aveva una visione un po’ diversa.

“Abbiamo dovuto recuperare il progetto di Green Belt (con i relativi accordi con i vari enti competenti) dove c’erano dei problemi che richiedevano interventi urgenti, per evitare la perdita o la restituzione di importanti finanziamenti”. Per quanto riguarda l’isolamento causata dalla carenza di trasporti (il 14 gennaio al 26 ci sarà la soppressione di un Intercity Taranto -Milano) nonostante l’approssimarsi dei Giochi del Mediterraneo, ha così risposto: “Noi stiamo provando a creare le condizioni migliori per favorire i trasporti. Stiamo seguendo il cantiere della riqualificazione della stazione ferroviaria, con l’abbattimento delle barriere architettoniche, abbiamo un’interlocuzione con Ferrovie dello Stato. Ma sapete che le competenze sono del governo. Ci stiamo battendo anche per il completamento dell’autostrada per avvicinare il più possibile al corpo urbano della città. C’è la questione dei voli. C’è una nuova società che si chiama Sky Puglia che ha chiesto due slot. Siamo stati all’aeroporto di Grottaglie e abbiamo avuto contezza che il cantiere sta continuando e che probabilmente sarà consegnato a giugno per essere utilizzato anche per i giochi del Mediterraneo. Noi come territorio certamente giocheremo il nostro ruolo per uscire dall’isolamento dei trasporti nel quale viviamo. Ma, lo ripeto, non abbiamo dirette competenze.

Molti altri i punti toccati, dal completamento dell’Ospedale San Cataldo, che richiede un intervento del governo perché consenta l’assunzione dei sanitari, all’università, alla valorizzazione della Città vecchia con l’eliminazione di barriere abusive create da privati, ai vari, troppi cantieri in atto: Palazzo degli uffici, Palazzo D’Ayala, Colonne doriche; dalla vicenda Ilva alla necessità di creare alternative produttive e occupazionali per il territorio, e così via. Ma di questi e di altri argomenti ci sarà occasione di parlare ampiamente.

Eventi a Taranto e provincia

Una grande folla ha accompagnato la Fiamma olimpica per le vie di Taranto

29 Dic 2025

di Silvano Trevisani

Una folla straboccante ha salutato la partenza della tappa tarantina della Fiamma olimpica da piazza Castello. Un corteo composto da innumerevoli mezzi e sponsorizzato da una multinazionale di bevande, ha sfilato lungo la ringhiera, sbarcando i tedofori, una cinquantina che, partendo dal castello, hanno attraversato le strade cittadine per convergere, per la festosa cerimonia finale, a piazza Archita. Più spettacolo che sport, insomma, per questo evento evocativo, che percorre secondo consuetudine ormai antica, le città d’Italia per concludersi a Milano-Cortina doppia sede dei Giochi olimpici invernali 2026.


Daniela Fusti e Andrea Chirico (giovane rappresentante del Movimento Shalom) i due giovanissimi tedofori tarantini che, dopo l’accensione della torcia olimpica e il passaggio attraverso il Castello aragonese, sono partiti per portare il fuoco dello sport nelle strade della città, proveniente da Massafra e Crispiano. All’interno del Castello aragonese, la Fiamma olimpica ha percorso la banchina e, uscendo da piazza Castello, ha attraversato il Ponte girevole, dando ufficialmente avvio alla staffetta cittadina. Il passaggio ha interessato corso Due mari, il lungomare Vittorio Emanuele III, viale Virgilio e viale Magna Grecia, per poi proseguire verso corso Umberto. Un itinerario molto diverso da quello che aveva percorso nel 2006, in occasione delle Olimpiadi di Torino.

A piazza Archita l’evento City Celebration, una festa aperta al pubblico con musica, intrattenimento e iniziative pensate per coinvolgere un pubblico ampio e trasversale. Soprattutto spettacolo, quindi, ma non solo per un’occasione di incontro che punta alla condivisione dei valori olimpici.

A rendere ancora più significativa la tappa tarantina la presenza di grandi nomi dello sport italiano, scelti come tedofori, tra cui Antonio Giovinazzi, il pilota di Martina Franca campione del mondo Endurance Fia Wec; Carlo Molfetta, di Mesagne, oro olimpico nel taekwondo a Londra 2012 e oggi direttore generale del Comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo; Roberta Vinci, tarantina, campionessa di tennis e finalista agli US Open 2015 e Antonella Palmisano, medaglia d’oro olimpica nella 20 chilometri di marcia ai Giochi di Tokyo 2020, originaria di Mottola.

Anche il pugilato tarantino è rappresentato da Cataldo Quero, maestro di boxe e figura di riferimento della palestra Quero-Chiloiro. Ex campione dilettante, professionista e tecnico federale.