Pianeta verde

Fondazione con il Sud: 1,5 milioni di euro per favorire la nascita di “comunità energetiche e sociali”

foto Sir/Ce
15 Giu 2022

La Fondazione con il Sud lancia il “Bando per le comunità energetiche e sociali al Sud” mettendo a disposizione 1,5 milioni di euro per favorire la nascita di “comunità energetiche” nelle regioni meridionali, con l’obiettivo di favorire processi partecipati di transizione ecologica dal basso e ridurre la povertà energetica in cui vivono le famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà economica e sociale. L’iniziativa scade il 21 settembre 2022.
Le comunità energetiche rinnovabili sono enti giuridici composti da soggetti che, su base volontaria, si riuniscono per produrre e consumare energia elettrica pulita. Le comunità energetiche si fondano su un modello decentrato e diffuso in cui i cittadini diventano “prosumer”, cioè utenti che non si limitano al ruolo passivo di consumatori (consumer), ma partecipano attivamente alle diverse fasi del processo di produzione (producer) e gestione dell’energia e delle risorse garantite dal sistema di incentivi e remunerazioni previsto per la parte di energia condivisa.
“Le comunità energetiche rinnovabili sono uno straordinario strumento di democrazia partecipativa”, sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud. “La transizione energetica e il contrasto della povertà passano infatti per il protagonismo delle comunità locali che, in un’ottica di condivisione e collaborazione, propongono soluzioni innovative e ‘sostenibili’, dal punto di vista ambientale, economico ma soprattutto sociale. Anche in esperienze di questo tipo – prosegue Borgomeo – è innegabile il ruolo decisivo del Terzo settore, per le sue spiccate capacità di leggere i bisogni di una comunità, di creare aggregazione e inclusione anche attraverso iniziative di transizione energetica ‘dal basso’, a dimostrazione del fatto che lo sviluppo, specialmente al Sud, è possibile se si inserisce in percorsi di coesione sociale”.
Secondo quanto riportato dall’Osservatorio sulla povertà educativa promosso da Con i Bambini in collaborazione con Openpolis, 2,1 milioni di famiglie erano in condizione di povertà energetica nel periodo 2004-15. Una quota che, nel periodo preso in esame, rappresentava circa l’8% dei nuclei, con un picco del 14% nel Mezzogiorno.
Il Bando per le comunità energetiche e sociali al Sud, che scade il 21 settembre, prevede due fasi: nel corso della prima saranno presentate proposte che dovranno delineare le caratteristiche principali della comunità energetica rinnovabile e degli impianti di produzione di energia rinnovabile da installare su immobili gestiti da enti del terzo settore, nonché i benefici ambientali, economici e sociali attesi.
Con questo bando, la Fondazione con il Sud introduce la valutazione di impatto dei progetti che saranno selezionati, ovvero una valutazione complessiva dell’efficacia delle azioni realizzate.
I partenariati di progetto dovranno essere composti da almeno tre organizzazioni, di cui una di Terzo settore come “soggetto responsabile”.
Le proposte dovranno essere presentate online, attraverso la piattaforma Chàiros dal sito www.fondazioneconilsud.it.

Politica italiana

Taranto e Martina in controtendenza portano al successo il centrosinistra

14 Giu 2022

di Silvano Trevisani

In controtendenza rispetto a quanto registrato nel resto del Paese, o almeno in gran parte delle città in cui si è votato, Taranto e il suo territorio hanno premiato il centrosinistra, nonostante il graduale dissolvimento del Movimento 5Stelle, che solo a Mottola regge, riuscendo a mandare al ballottaggio il suo candidato, che è poi il sindaco uscente Giampiero Barulli. Ma andiamo per ordine cominciando da Taranto.

Dal voto per le amministrative di Taranto esce fortemente premiata, assieme al sindaco Rinaldo Melucci, tutta la sua giunta, o almeno il suo “nucleo stabile”. Risultano eletti in Consiglio, infatti, gli ex assessori “fedelissimi” di Melucci, vale a dire: il vice sindaco Fabiano Marti, gli assessori Fabrizio Manzulli, Francesca Viggiano, Paolo Castronuovo, oltre al presidente del Consiglio Lucio Lonoce, che ancora una volta ha raccolto una messe di voti. A rileggere i dati numerici delle preferenze, se ne deduce la lucidità delle strategie adottate che hanno consentito la premialità della scelta delle liste. Va rilevato, in questo senso, che dalla lista Pd che sosteneva Melucci, vengono eletti sette candidati, mentre nel 2017 ne vennero eletti ben undici. Il che vuol dire che la maggioranza dei venti seggi spettanti alla coalizione se li sono divisi le altre liste di appoggio. Ma vediamo nel dettaglio chi sono i nuovi consiglieri eletti, a cominciare proprio dalla lista del Pd. Primo assoluto per preferenze è il consigliere regionale Enzo Di Gregorio, che sfiora i 2.000 voti, seguito da Lonoce (1.632), da Gianni Liviano, che con 1.248 preferenze torna in Consiglio dopo l’esperienza in Regione, da Gianni Azzaro, Francesca Viggiano, Patrizia Mignolo, Valerio Papa. Primo dei non eletti Michele De Martino. Due i consiglieri eletti dalla lista Taranto Crea: Giuseppe Fiusco e Fabrizio Manzulli, che ha sopravanzato di una decina di voti.

Hanno ottenuto due consiglieri anche le liste Con Taranto (Pietro Bitetti, con oltre 1.500 voti, e Stefania Fornaro), Taranto 2030 (Adriano Tribbia e Angelica Lussoso), Più centrosinistra (Elena Pittaccio e Goffredo Lo Muzio), mentre uno ciascuno ne hanno ottenuto: Taranto Mediterranea (Michele Patano), Movimento 5 Stelle (Mary Luppino), Taranto Popolare (Michele Mazzariello), Europa Verde (Marti), Socialisti Repubblicani (Castronovi).

Per quanto riguarda le liste di centrodestra, oltre al candidato sindaco Vincenzo Musillo detto Walter, vengono eletti 4 consiglieri per Patto popolare, i primi tre dei quali furono tra i firmatari determinanti dell’atto che portò allo scioglimento del Consiglio: il consigliere regionale Massimiliano Stellato con oltre 1.500 voti, Carmen Casula e Cosimo Festinante, mentre torna in Consiglio Francesco Cosa, che fu assessore per Stefano eletto nella sua lista Sds. Due gli eletti per Fratelli d’Italia: Giampaolo Vietri, come al solito molto suffragato (1.348 voti) e Tiziana Toscano. Uno ciascuno per Forza Italia (Massimo Di Cuia), Patto per Taranto (Salvatore Brisci) e Prima l’Italia (Francesco Battista). Entrano in Consiglio, per aver superato la soglia minima, gli altri due candidati sindaci: Luigi Abate e Massimo Battista.

Anche Martina Franca premia il candidato del centrosinistra: Gianfranco Palmisano, con 12.947 voti (51,8%) si afferma al primo turno sul candidato di centrodestra, Mauro Bello, fermo al 45, 24. Solo il 2,94% per Lafornara. Quest’anno si registra, però, un netto calo dei votanti.

Al primo turno eletti anche i sindaci di Leporano (Vincenzo Damiano, lista civica, che subentra al commissario) e Sava (Gaetano Pichierri è l’unico sindaco di centrodestra eletto al primo turno in provincia, col 57% su Giulio Rossetto del centrosinistra, col 42%).

Negli altri Comuni si va al ballottaggio. A Castellaneta, il candidato del centrosinistra, Alfredo Cellamare, ha mancato l’elezione al primo turno per poche decine di voti e dovrà vedersela con Di Pippa del centrosinistra, staccato col 36%. A Palagiano vanno al ballottaggio Domenico Pio Lasagna, che guida liste civiche e Pietro Rotolo, civiche di centrosinistra, staccato il candidato di desta Donato Borracci.

A Mottola, come dicevamo, il sindaco uscente Barulli, del movimento 5Stelle, se la dovrà vedere al ballottaggio con Angelo Lattarulo, che guida liste civiche, che ha surclassato i candidati di centrodestra e centrosinistra: Quero e Rogante.

Società

Scuola, ActionAid: il contrasto alle diseguaglianze e alla povertà educativa nel progetto OpenSpace

Evento a Roma il 16 giugno

14 Giu 2022

Un momento di confronto per condividere idee e proposte sulla scuola del futuro. È questo l’obiettivo dell’evento di giovedì 16 giugno organizzato a Roma da ActionAid con i partner del progetto OpenSpace. Protagonisti gli esponenti della società civile, delle organizzazioni terzo settore e della scuola per una riflessione sul futuro di una scuola più inclusiva e di una comunità educante attenta e consapevole a prevenire l’abbandono scolastico e le disuguaglianze educative.
Il progetto “OpenSpace: spazi di partecipazione attiva della comunità educante” ha sperimentato un modello integrato di attività di contrasto alle diseguaglianze educative in 4 città italiane (Milano, Bari, Reggio Calabria e Palermo) attraverso il miglioramento dell’accesso a un’istruzione inclusiva e di qualità per pre-adolescenti e adolescenti, in particolare per quelli appartenenti a famiglie in difficoltà. Il progetto è stato selezionato dall’impresa sociale “Con i Bambini” nel quadro del Fondo di contrasto alla povertà educativa.
L’evento prevede, nella prima parte, la presentazione del progetto “OpenSpace”, con una sintesi di attività e risultati raggiunti. Nella seconda parte una tavola rotonda sulle politiche e sui modelli di prevenzione dell’abbandono scolastico e delle disuguaglianze educative.
Interventi di Ludovico Ottolina (Unione degli Studenti), Saverio Lucido (Con i Bambini), Miriam Petruzzelli (Istituto Madre Teresa di Calcutta, Milano), Katia Scannavini (ActionAid Italia). L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina YouTube di ActionAid Italia.

Vita sociale

Finanza sostenibile – L’Ente nazionale microcredito: alla Camera, il card. Gambetti presenta l’enciclica “Fratelli tutti”

foto d'archivio Sir
14 Giu 2022

Si terrà alle 17 di martedì 14 giugno, a Roma, nella Camera dei deputati (Sala del Refettorio, Palazzo San Macuto), l’evento “Sorella economia – Il profilo sociale dell’enciclica ‘Fratelli tutti’” . Per l’occasione, il card. Mauro Gambetti, già custode del Sacro Convento di Assisi e oggi vicario del papa per la Città del Vaticano, arciprete della basilica e presidente della Fabbrica e di San Pietro, presenterà il profilo economico e sociale dell’enciclica di papa Francesco. “Verranno affrontate – spiega un comunicato – le ragioni che hanno spinto il Santo padre ad affrontare il tema di un’economia solidale e allo stesso tempo sostenibile, contemplando gli strumenti propri dell’economia sociale di mercato, tra cui lo stesso Santo Padre cita il microcredito e la microfinanza come esperienze da valorizzare”.
“In una congiuntura di guerra, crisi economica e crescita della sfiducia, l’enciclica di papa Francesco, ‘Fratelli tutti’, costituisce un generatore di speranza e una via d’uscita verso il futuro”, afferma Mario Baccini, presidente dell’Ente nazionale per il microcredito, organismo che, precisa, “si pone come interlocutore primario ed interprete delle necessità dei non ‘bancabili’”, affinché “possano trasformare la propria condizione e diventare imprenditori attraverso l’educazione finanziaria e il sostegno dello Stato che ne garantisce l’accesso al credito, per una finanza di impatto che sia davvero efficace”.

Musica

Zucchero a Taranto suona l’organo della Cattedrale

14 Giu 2022

A Taranto per un impegno professionale che lo ha visto protagonista alle Cantine San Marzano, Adelmo Fornaciari, noto come Zucchero, ha voluto visitare la cattedrale di San Cataldo.
Accompagnato da don Emanuele Ferro, Elena Modio e Luca Adamo, è rimasto molto colpito dal Cappellone meravigliandosi di non averne mai sentito parlare prima.
La sua attenzione è poi stata attratta dall’organo monumentale seicentesco, restaurato di recente, ed ha accettato con entusiasmo l’invito di don Emanuele a provarlo.
Ha quindi visitato la cripta e scambiato qualche parola con le maestranze impegnate nei lavori di restauro della Basilica.

 

 

 

Ecco il video:

 

Diocesi

Mercoledì 15, la festa di San Vito nell’omonima contrada

foto G. Leva
14 Giu 2022

Si apre con i festeggiamenti per San Vito la lunga serie di celebrazioni religiose estive sulla nostra litoranea.

La borgata del faro, nella ricorrenza del suo ‘patrono’, incomincia ad accogliere i turisti che aumentano sensibilmente il numero degli abitanti della zona, sin oltre la fine di settembre.

Quest’anno la festa di San Vito riguarderà la sola giornata di mercoledì 15: alle ore 17.30 è prevista la santa messa, al termine della quale si svolgerà la processione per le vie della borgata, giungendo sino alla spiaggia di viale Tramonto dove la statua sarà imbarcata su una lancia a remi dell’associazione rematori “Magna Grecia”. Il breve tragitto a mare sarà salutato dal volo di aquiloni, a cura della “Tarantokite”.

Dopo il rientro, attorno alle ore 21, ci sarà la grande cena comunitaria: i migliori piatti preparati dai gruppi partecipanti saranno premiati nell’ambito del concorso “Masterchef San Vito” curato dalla “Virtus Taranto Scuola Calcio”.

Tutte le iniziative, per i festeggiamenti del 15 giugno e che riguardano l’intero periodo estivo, sono frutto dell’infaticabile lavoro di don Nicola Frascella, parroco della chiesa omonima, che da trent’anni guida quella comunità a pochi chilometri dal centro abitato di Taranto.

Europa

Commissione Ue & disabilità:
premi per le città europee impegnate a diventare più accessibili

foto Sir/Marco Calvarese
14 Giu 2022

Al via il bando Ue “Access City Award 2023” per premiare le città europee impegnate a diventare più accessibili alle persone con disabilità. Lo comunica in una nota la Commissione europea. Il concorso, della Commissione Ue in collaborazione con l’European Disability Forum, “è aperto alle città europee con più di 50mila abitanti”. In particolare, la città vincitrice riceverà un finanziamento di 150mila euro, la seconda e la terza classificata riceveranno rispettivamente 120mila euro e 80mila euro. “L’Access City Award riconosce le città europee che si impegnano a promuovere i valori di uguaglianza e inclusione nella nostra Unione. In occasione della tredicesima edizione del premio, invito ogni città dell’Ue a proporre le proprie iniziative innovative volte a rimuovere le barriere per le persone con disabilità”, ha detto la vicepresidente per i valori e la trasparenza, Vera Jourová. I vincitori del premio di quest’anno saranno annunciati in una conferenza il 25 novembre in occasione della Giornata europea delle persone con disabilità. Ci si potrà candidare fino all’8 settembre sul sito di Access City Award 2023.

L'argomento

Rinaldo Melucci promosso al primo turno
e promette che Taranto verrà trasformata

13 Giu 2022

di Silvano Trevisani

Lo si era capito già dallo spoglio delle prime sezioni che si andava profilando una netta affermazione già al primo turno per il sindaco uscente Rinaldo Melucci. Con il passare dei minuti e il conteggio di nuove sezioni, la vittoria si è profilata chiara e netta: Melucci ha preso oltre il 60 % dei voti, mentre il principale antagonista, quel Musillo che aveva capeggiato la fronda che aveva poi portato allo scioglimento del Consiglio comunale, fatica a raggiungere il 30%. Molto staccati gli altri due candidati sindaci, Luigi Abate e Massimo Battista, che si fermano attorno al 4-5%.

Intorno alle 19, Melucci, accompagnato dal presidente Emiliano, ha raggiunto il comitato elettorale dove lo attendevano candidati e sostenitori, e lo attendeva anche Mario Turco, uno dei dirigenti nazionali dei 5Stelle designati dai Conte.

“Dobbiamo rimetterci subito al lavoro perché abbiamo perso troppo tempo in questa città a causa di qualche scellerato che ha pensato di interrompere il lavoro – ha detto Melucci alla folta schiera dei giornalisti che lo attendeva in via Di Palma – questa città ha dimostrato stasera di essere consapevole, di essere matura rispetto ai processi di transizione che abbiamo messo in piedi e ha ragione il presidente Emiliano quando dice che questo messaggio arriverà forte e chiaro a Roma, perché qualcuno pensa che, rispetto alle questioni industriali, si possa fare a meno del pensiero della maggioranza assoluta dei tarantini che sta indicando la strada. E la strada che indica è quella di una riconversione radicale, di un modello di sviluppo sostenibile e alternativo alla monocultura industriale. Ci aspettano giornate di lavoro molto impegnative ma il modello tutto pugliese, che stiamo tentando di esportare in campo largo, sta dimostrando di funzionare e quindi restiamo uniti e concreti rispetto a ciò che dobbiamo fare per questa città”.

Quando abbiamo detto “il meglio viene adesso” – ha aggiunto Melucci – non fantasticavamo ma dicevamo la verità, perché abbiamo tante gare a bilancio tanti cantieri che adesso ripartiranno, tante iniziative importanti a cominciare dai Giochi del Mediterraneo. Sarà una Taranto tutta diversa, da qui alla fine del prossimo mandato, e quello che verrà è nato in questi anni. Abbiamo già un’azienda molto fitta, la settimana prossima siamo a Orano, in Algeria, per il passaggio di consegne dei Giochi del Mediterraneo”. E circa l’affermazione elettorale aggiunge: “Speravo in un’affermazione come questa ma non era affatto scontata. Abbiamo fatto un grande lavoro con tutte le liste, sempre con grande sobrietà, con grande eleganza di fronte a qualcuno che invece ha usato soltanto volgarità e trucchi per imbonire la città senza riuscirci”

Da parte sua, Emiliano ha detto: “Questa è la vittoria dei tarantini, siamo consapevoli di avere dato vita a un esperimento politico largo nel quale il Partito democratico, il movimento 5Stelle, le liste civiche hanno messo chiaro per tutti, per tutta l’Italia, che Taranto non accetta di essere una città che accetta di sacrificare la salute per la produzione. Taranto deve diventare il polo dell’idrogeno nazionale e devono tirar fuori i soldi per far sì che la rivoluzione industriale passi da questa città e si estenda a tuta l’Italia, questo è un modello di governo che possa governare in futuro anche l’Italia”.

Va sottolineato, però, che l’affluenza alle urne è stata molto bassa: circa il 52%, sei punti meno della volta scorsa, segno che comunque una certa disaffezione della gente alla politica si fa sentire.

Hic et Nunc

Il fallimento dei referendum sulla giustizia chiama la politica alle sue responsabilità

13 Giu 2022

Com’era largamente previsto persino dai suoi promotori, che infatti non hanno sviluppato uno straccio di campagna elettorale, il referendum è stato un disastro. Solo l’election day, cioè la coincidenza del referendum con le amministrative, stabilito grazie al fatto che all’interno del governo sono presenti anche le maggiori forze promotrici, cioè Lega, Forza Italia, Italia Viva, Radicali e parte del PD, ha consentito che il numero di votanti raggiungesse il 20%, altrimenti difficilmente avrebbe superato il 10%. Astrusità dei quesiti, contraddittorietà degli stessi, scarso interesse in un Paese provato da anni di crisi eteroindotte, cioè decise da altri e curate con provvedimenti sbagliati, incombenza di una riforma della giustizia che comunque avrebbe riformato il risultato dei voto, sono i principali, ma non unici, motivi dell’ennesimo fallimento di un referendum abrogativo che mai, come questa volta, era palesemente pretestuoso, ma che è costato comunque, alle casse dello Stato, circa mezzo miliardo di euro, che poteva essere molto meglio speso.

Noi abbiamo cercato, nella scorsa settimana, di presentare le ragioni pro e contro i quesiti, in modo equilibrato ed equidistante, ma ora non possiamo esimerci dal segnalare delle incongruenze interne e ampiamente politiche, a cominciare dall’assoluta impopolarità della richiesta di abolizione della legge Severino. È evidente che i cittadini, di fronte a una corruzione dilagante e al continuo pericolo di infiltrazioni mafiose (più che un pericolo è una realtà) sarebbero addirittura favorevoli a un inasprimento della legge o non certo all’abolizione, che farebbe solo comodo a quella parte della politica che persegue la totale impunità. E infatti, sul questo referendum la Puglia si è schierata comunque per il “no”.

Che dire poi della richiesta di abolizione della carcerazione preventiva avanzata dagli stessi partiti politici che sostengono la liceità assoluta dell’assassinio per legittima difesa? Come dire che i ladri si possono ammazzare anche se girano attorno alla casa, ma che non si possono tenere in galera in attesa del processo, anche se sono stati colti sul fatto! Non vi sembra leggermente assurdo? In realtà lo è, ma siccome chi presentava il referendum pensava alla libertà dei politici arrestati ma, per forza di cose, ha dovuto associarli a ladri e truffatori, ecco spiegata anche questa contraddizione.

Sempre assurda e contraddittoria la giustificazione data alla richiesta di rimessa in libertà di chi delinque: si sostiene, infatti, che siccome molti arrestati vengono assolti perché i giudici sono in disaccordo con i pm gli arrestati vanno liberati, ma con un altro quesito si lamentava invece esattamente l’opposto: che pm e giudici sono così d’accordo che va introdotta la suddivisione delle carriere tra giudicanti e inquirenti. Altra chiara contraddizione.

Non parliamo poi dei collegi giudicanti sugli atti e comportamenti dei giudici, cosa che la quasi totalità degli elettori non ha nemmeno capito. Con un quesito contorto e criptico si tendeva a far sì che tali collegi non fossero limitati ai giudici, per essere allargati anche ad altri, compresi agli avvocati. Cosa che contraddice quanto avviene per tutte le altre categorie, compresi gli stessi avvocati, il cui ordine è l’unico abilitato a sindacare il comportamento degli iscritti.

Ma una delle tante cause del basso numero di votanti è anche la scarsissima convenienza dei fuori sede, soprattutto giovani studenti, ma anche molti lavoratori, e rientrare appositamente e ripartire frettolosamente, solo per questo voto. Insomma: sarebbe il caso che la politica facesse il proprio dovere, evitando di chiamare a consultazione per referendum inutili elettori già disaffezionati, anche perché già assillati dall’interminabile campagna elettorale che investe il Paese.

Ora il governo e il ministro della giustizia dovranno tener conto anche dell’esito del referendum

Solidarietà

Uguali guerre, diversi diritti. I rischi di un diritto di asilo e di un’accoglienza differenziati

foto Sir
13 Giu 2022

Il 20 giugno ricorre la Giornata mondiale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite nel 2001
Come ogni anno, Babele realizza diverse iniziative di sensibilizzazione sul tema del diritto di asilo e dell’accoglienza, ma in questo momento storico la ricorrenza assume una particolare importanza in quanto mai nella memoria più recente nel nostro Paese e nell’Ue, si era vissuta questa percezione della guerra in modo così reale e presente. Nemmeno nei due anni di guerra, dal 1999 al 2001, combattuta alle porte dell’Italia che ha portato alla dissoluzione della ex-Jugoslavia, probabilmente, si è percepito un pericolo così imminente e il rischio di un coinvolgimento diretto in un conflitto dagli esiti imprevedibili, con il rischio di utilizzo di armi atomiche. Le immagini quotidiane trasmesse da tutti i mezzi di informazione di milioni di profughi in fuga dall’Ucraina, in massima parte donne e anziani con bambini, hanno dato origine a una mobilitazione di centinaia di organizzazioni umanitarie europee per contribuire a mettere in sicurezza un popolo in fuga dalla guerra e dalla distruzione della loro vita.
Per la prima volta l’Ue ha utilizzato lo strumento della protezione temporanea, consentendo alle persone in fuga di entrare legalmente in area Schengen e di accedere ai sistemi di accoglienza nazionali. Le amministrazioni locali hanno autonomamente messo in atto molte misure per facilitare l’accoglienza e l’inserimento dei minori nelle scuole e nel tessuto sociale. Diversi provvedimenti innovativi sono stati realizzati dal nostro Governo per facilitare la permanenza dei profughi ucraini nel nostro territorio.
Abbiamo accolto con grande favore l’approccio delle nostre istituzioni all’arrivo di oltre 100.000 persone in pochi giorni sul territorio nazionale e abbiamo preso atto, quindi, che di fronte all’emergenza si possano dare risposte positive di accoglienza e protezione.
Il tema che andremo a trattare in questo 20 giugno, quindi, sarà quello della richiesta di un radicale cambiamento nelle politiche nazionali ed europee sul tema della protezione internazionale che, da molti anni ormai, viene affrontato con pratiche di respingimenti illegali, costruzione di muri, accordi con Paesi extra UE per la detenzione di decine di migliaia di persone in campi di trattenimento, riconsegna ai trafficanti di persone in fuga da guerre che non sentiamo altrettanto vicine ma ugualmente devastanti.
Ne discuteremo con Gianfranco Schiavone, presidente ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà) e socio ASGI di cui è fra i fondatori e con i contributi di ARCI, CGIL, USB.
L’appuntamento è il 20 giugno alle 18,30 alla Coop. Robert Owen in contrada Pasone San Giorgio Jonico, ovviamente con la musica e le pucce della cooperativa.

Editoriale

La fine della guerra non coincide con la pace

Foto ANSA/Sir
13 Giu 2022

di Emanuele Carrieri

Il conflitto determinato dalla barbarica invasione delle milizie russe in Ucraina si trascina da oltre cento giorni e la situazione sul campo rimane confusa mentre, purtroppo, non si vedono aperture per una soluzione diplomatica della guerra. In situazioni come queste viene naturale diminuire l’attenzione rispetto alle notizie che arrivano dal fronte della guerra, visto che la diffusione di informazioni analoghe ogni giorno tende a generare una qualche assuefazione rispetto al tema che, comunque, rimane altamente drammatico, se non altro per il numero delle vittime che vengono inghiottite da un conflitto che appare sempre più violento e quasi impossibile da fermare. Si può rivelare utile il tentativo di capire la situazione sul campo, che non è del tutto chiara, anche perché, durante una guerra, le parti si combattono con la propaganda e non solamente con le armi. Così le sconfitte vengono minimizzate e le vittorie massimizzate, mentre le accuse di atrocità rimbalzano fra le due parti in lotta, molte volte non avvalorate da prove e spesso difficili da verificare, proprio per il fatto che la guerra rende difficile il lavoro dei giornalisti. Si può dire che le forze armate russe, dopo il disastro dal punto di vista militare, del tentativo di invasione della regione settentrionale dell’Ucraina e della capitale Kiev, abbiano deciso di ridurre la portata dell’offensiva e concentrato la loro azione nella zona del Donbass. Una offensiva, fra l’altro, che non è più affidata a carri armati e a truppe corazzate, come nella prima parte della guerra, ma all’impiego dell’artiglieria, chiamata a far terra bruciata prima dell’avanzata delle truppe. Una tattica, che utilizza anche l’aviazione per sganci di bombe a caduta libera, che permette dei guadagni crescenti e non spettacolari ma che, con la sua pressione, dovuta al volume di fuoco, indebolisce gli avversari anche dal punto di vista psicologico e riduce le perdite di chi attacca. Questo di tipo di strategia avvantaggia chi ha l’esercito più numeroso e una maggior potenza di fuoco, cioè, almeno per il momento, le truppe russe. Gli ucraini, benché molto motivati, sono in numero inferiore e, se le armi che l’Occidente ha promesso non arrivano in fretta, hanno una minore potenza di fuoco. Quindi sono destinati a perdere terreno. Le sorti potrebbero mutare se l’esercito ucraino disponesse delle armi che sono state promesse. Ma anche in tale caso resta il fatto che missili e cannoni, se tecnologicamente avanzati, hanno bisogno di addestramento per essere utilizzati ma, soprattutto, devono arrivare al fronte insieme alle munizioni che, fra l’altro, hanno un calibro diverso da quelle usate finora dalle truppe di Kiev e devono arrivare dall’estero. E anche questo è un problema quando le vie di accesso non sono molto sicure. Sugli altri fronti per ora la situazione sembra più stabile, anche se, nella zona di Kherson è in atto un tentativo degli ucraini di riconquistare posizioni, anche approfittando dello sforzo dei russi nel Donbass che lascia scoperte le posizioni nel sud. In ogni caso resta il fatto che mentre al nord e all’ovest l’Ucraina è ancora integra territorialmente, nel sudest, cioè nel Donbass, e nella costa del sud del Paese i russi hanno occupato una vasta parte del territorio e sarà difficile riuscire a farli sloggiare da lì, almeno seguendo una logica puramente militare. Ecco, il vero problema è veramente questo. Ormai è inoppugnabile che molto difficilmente sarà una soluzione militare a mettere fine alla guerra, ma, dall’altro lato, le due parti direttamente in causa e la diplomazia internazionale per il momento non riescono a trovare una possibile soluzione di negoziato. Tutti aspettano un migliore posizionamento sul terreno per iniziare i colloqui di pace da posizioni di forza. E non si può nemmeno affermare che questa sia una scelta irragionevole. Per l’Ucraina, per esempio, una posizione di forza vuol dire azzerare o diminuire al minimo le porzioni di territorio da cedere all’invasore russo. D’altra parte, però, va registrato che, sul terreno, le cose sono più complicate e, anzi, almeno in questi ultimi giorni i russi riescono a ottenere qualche risultato, anche se non così essenziale e gravato da perdite pesanti. Se nei prossimi giorni, l’afflusso delle armi che l’Occidente ha promesso non modificherà la situazione sul campo, in quel caso il problema si prospetterà in tutta la sua drammaticità, per la ragione che le pressioni per raggiungere l’obiettivo minimo di una tregua sul terreno diventeranno sempre più intense.

Diocesi

“Ite ad Joseph”: benedizione della facciata restaurata di San Giuseppe

13 Giu 2022

Proseguono i lavori di restauro che stanno interessando le chiese di Taranto vecchia.

Dopo il restauro di San Domenico, quello dei Santi Medici, mentre sono in corso importanti interventi nella basilica cattedrale di San Cataldo, anche la chiesa di San Giuseppe e la sala di comunità dell’oratorio dell’Isola sono pronti per essere presentati nella loro nuova veste.

Giovedì 16 giugno, alle ore 18, sarà l’arcivescovo Filippo Santoro a invocare la benedizione sui fedeli e sul complesso esterno della chiesa. A seguire sarà celebrate l’eucarestia.

 

Dopo la cerimonia, negli spazi dell’oratorio, si terrà la festa di comunità.