Solidarietà

Bangladesh e Myanmar, Azione contro la fame in campo per aiutare le comunità colpite dal ciclone Mocha

16 Mag 2023

Come previsto dal sistema globale di allerta delle Nazioni Unite, domenica 14 maggio il ciclone Mocha si è abbattuto sull’area di Cox’s Bazar, in Bangladesh e, con ancora maggiore violenza, sulla costa occidentale del Myanmar, provocando sfollamenti, danni ad abitazioni e infrastrutture e un numero di vittime ancora indefinito, con migliaia di feriti.
“Si tratta di uno dei cicloni più violenti degli ultimi 10 anni, che investe popolazioni che sperimentano condizioni drammatiche, con oltre 7 milioni di persone che necessitavano di assistenza umanitaria già prima di questo evento meteorologico estremo – dichiara Simone Garroni, direttore di Azione contro la fame, che da anni opera in entrambi i Paesi con progetti sul campo –; ho visitato personalmente l’area di Cox’s Bazar dove sin dall’inizio dell’esodo Rohingya lavoriamo all’interno di uno dei più grandi campi profughi del Sudest asiatico, con oltre 1 milione di sfollati che vivono in una sterminata distesa di baracche e stradine, trasformate in fiumi di fango ad ogni pioggia, con gravi ripercussioni sulle condizioni igienico sanitarie e la sopravvivenza. Avendo visto le condizioni di quei luoghi è terribile immaginare quali possano essere le conseguenze del disastro naturale che oggi stanno vivendo”.
In Bangladesh, l’organizzazione è in stretto contatto con le autorità interessate per mettere al riparo le persone e i loro mezzi di sussistenza e adattare la risposta umanitaria in base alla rilevazione dei bisogni.
Qui Azione contro la fame già da tempo implementa il progetto Step per il rafforzamento delle azioni precoci basate su previsioni nelle regioni costiere soggette a cicloni.
Nel 2022, Azione contro la fame ha distribuito integratori alimentari a 50.525 donne e bambini nei campi profughi Rohingya. Inoltre, nelle aree soggette a cicloni, l’organizzazione lavora con le comunità locali per introdurre coltivazioni agricole adattabili al clima e resilienti.
In Myanmar Azione contro la fame è già attiva nello Stato di Rakhine, l’area colpita più violentemente dal ciclone. Ora l’organizzazione interverrà con assistenza sanitaria di base e supporto psicologico attraverso cliniche mobili per garantire l’accesso all’assistenza medica alle popolazioni colpite dal ciclone. Particolare attenzione sarà rivolta alle madri e ai bambini per evitare un deterioramento del loro stato nutrizionale; distribuzione di 7.400 saponi e 1.500 kit igienici per ridurre il rischio di malattie ed epidemie; trasporto di acqua e costruzione di punti di distribuzione temporanei in 25 villaggi per garantire la fornitura di acqua pulita e prevenire le malattie trasmesse dall’acqua; riparazione dei centri sanitari; costruzione di latrine di emergenza; pulizia e bonifica dei detriti e dei danni causati dal ciclone; pulizia e rimozione dell’acqua salata dai pozzi. In Myanmar il conflitto ha provocato lo sfollamento di oltre 2,7 milioni di persone e si prevede che 17,6 milioni necessiteranno di assistenza umanitaria entro il 2023. Nel Paese Azione contro la fame lavora da anni per implementare l’accesso ai servizi sanitari e la sicurezza nutrizionale negli Stati di Rakhine, Sagaing e Kayah.

 

Consiglio d'Europa

Summit di Reykjavik: pace e democrazia minacciate, 46 Paesi europei guardano al futuro

16 Mag 2023

La guerra in Ucraina, la tutela e promozione dei diritti umani e dello stato di diritto, le sfide globali poste da cambiamento climatico, migrazioni, innovazione digitale, intelligenza artificiale… Sono alcuni dei temi che saranno affrontati al Summit di Reykjavík organizzato dal Consiglio d’Europa. Il 16 e 17 maggio i capi di Stato e di governo dei 46 Paesi membri si ritroveranno nella capitale dell’Islanda per guardare al futuro del Consiglio d’Europa, prima istituzione sovranazionale europea, istituita nel 1949, che promuove pace, democrazia, stato di diritto, difesa dei diritti fondamentali (tramite la Corte dei diritti umani).
Nella sede di Strasburgo abbiamo incontrato, alla vigilia del vertice, la Segretaria generale dell’organizzazione, Marija Pejčinović Burić. Nata a Mostar (Bosnia-Erzegovina) nel 1963, di nazionalità croata, formatasi all’Università di Zagabria e al Collegio d’Europa a Bruges, Pejčinović Burić è ai vertici del Consiglio d’Europa dal 2019 dopo avere ricoperto importanti ruoli politico-istituzionali e di governo in Croazia.
“Grazie per l’interesse riservato al Consiglio d’Europa e al Summit”, afferma nella videointervista che ci rilascia. “Nella lunga storia del Consiglio d’Europa, in 74 anni di esistenza, quello di Reykjavík sarà solo il 4° Summit. Questo spiega perché è così importante per l’Organizzazione, in questo particolare momento storico nella storia del continente europeo, tenere questo Summit”. “Ed è importante ottenere dei risultati che orientino il Consiglio d’Europa in questo periodo di grandi cambiamenti, determinando quale sarà l’obiettivo politico del Consiglio d’Europa per il futuro”.“Per noi – prosegue la Segretaria generale – il Summit deve rispondere a diverse domande. La prima è come continuare a essere all’altezza della sfida della guerra in Ucraina, come aiutare l’Ucraina, e appurare le responsabilità della guerra di aggressione in corso. Inoltre abbiamo bisogno di ribadire il nostro impegno a favore dei valori del Consiglio d’Europa, perché c’è stato un regresso della democrazia; i diritti umani e lo stato di diritto sono stati rimessi in discussione in alcune regioni del continente”.
Pejčinović Burić specifica: “Se vogliamo evitare situazioni future in cui un Paese sia costretto a lasciare il Consiglio d’Europa perché non ne rispetta le norme, e se vogliamo assicurarci che la Federazione Russa sia stato l’ultimo Paese a dover lasciare il Consiglio d’Europa”, in seguito all’aggressione all’Ucraina, “c’è sicuramente bisogno di ribadire l’impegno per le norme e i valori condivisi. Ci aspettiamo che i leader che parteciperanno al Summit si impegnino in questo senso, in modo tale che le norme e i valori del Consiglio d’Europa siano rispettati dagli Stati membri”.
“Poi naturalmente dobbiamo affrontare le sfide che per noi sono nuove in termini di tecnologia, legate ad esempio all’intelligenza artificiale e ai diritti umani. Abbiamo bisogno di fare di più di ciò che stiamo già facendo nel campo dei cambiamenti climatici e dei diritti umani. Attualmente – aggiunge – siamo in una situazione in cui diversi tribunali nazionali e internazionali si stanno pronunciando su queste questioni. Solo la Corte dei diritti umani di Strasburgo deve decidere, ad oggi, su 300 casi in questo campo”.
Dalle parole della Segretaria generale emerge come occorra “ugualmente riflettere su come il Consiglio d’Europa possa collaborare con altre organizzazioni internazionali, in particolare con l’Unione europea, con l’Osce e le Nazioni Unite, perché in un mondo globalizzato, in un mondo caratterizzato da sfide mondiali, dobbiamo riunire tutte le forze e sinergie possibili, e lavorare insieme”.
Al Summit in Islanda “avremo anche la presenza di rappresentanti di alto livello dell’Unione europea, e questo – tiene a sottolineare la Segretaria generale – ci dice molto circa il momento che stiamo attraversando in Europa, in cui le due Organizzazioni che sono nate dagli stessi valori, continuino a collaborare” al grande progetto della pace.“Spero che l’unità sia al primo posto degli obiettivi che raggiugeremo al Summit. Unità di fronte alle sfide della guerra in Ucraina e unità anche attorno ai valori che abbiamo a cuore, stabiliti nelle oltre 220 Convenzioni del Consiglio d’Europa, e in particolare in quella che io definisco ‘la madre di tutte le convenzioni’: la Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.
“Personalmente – conclude Marija Pejčinović Burić – mi auguro che dopo il Summit potremo assistere a una maggiore attuazione delle norme del Consiglio d’Europa a livello internazionale, partendo dall’esecuzione delle decisioni della Corte dei diritti umani”.

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Politica locale

Così le elezioni negli otto Comuni del Tarantino: vince il centrosinistra, rieletti 3 sindaci su 6 candidati

15 Mag 2023

di Silvano Trevisani

Si è votato in otto Comuni del tarantino per il rinnovo dei consigli comunali in questa tornata elettorale che ha visto, nel territorio, una percentuale accettabile di votanti, sempre sopra al 60% e in qualche caso ha superato l’80%.

Si è chiusa in parità la partita dei sindaci uscenti nella provincia di Taranto: tre sono stati confermati, a Castellaneta, Crispiano e Monteiasi, tre invece sono stati scalzati, a Palagianello, Lizzano e Pulsano. Ma in quest’ultimo elenco dovrebbe figurare anche San Marzano di San Giuseppe, dal momento che il sindaco uscente, Giuseppe Tarantino, aveva candidato alla poltrona di primo cittadina la moglie Antonia Cotugno, che però non ce l’ha fatta. Si volta pagina a Roccaforzata, che presentava due candidati nuovi dopo l’arresto del sindaco precedente e il commissariamento. Quanto agli equilibri politici, sembra innetto vantaggio il centrosinistra, che si è affermato nel Comune più grande, Castellaneta, ma anche a Palagianello, Crispiano, San Marzano, ma risulta sconfitto a Pulsano e Lizzano, tutte civiche le liste negli altri Comuni.

Così il voto negli otto Comuni

La sfida più attesa era senza dubbio, quella di Castellaneta, l’unico con una popolazione superiore ai 15.000 e che quindi teoricamente sarebbe potuta andare al ballottaggio, ma solo teoricamente, dal momento che essendo i candidati solo due è evidente che uno doveva per forza superare la metà dei voti validi. Ha vinto il sindaco uscente Gianni Di Pippa che ha attenuto il 54,89% per il centrosinistra e dovrebbe evitare il fenomeno dell’anatra zoppa (cioè la maggioranza per le liste del candidato perdente), che l’anno scorso gli impedì di amministrare. L’altro candidata Francesca Arrè sostenuta da ben 9 liste a supporto di centrodestra, si è fermata al 45%.

Tra le più alte la percentuale di votanti a Palagianello, dove si è recato alle urne l’82,63%. Qui è Giuseppe Gasparre, già assessore e attuale consigliere di minoranza, che guida di un “cartello elettorale” democratico e trasversale: “Insieme per Palagianello” col 51,79% (2.754) a scalzare la sindaca uscente Maria Rosaria Borracci, espressione del centrodestra, con la sua lista “Palagianello per la Libertà”, che si ferma al 37,29% (1.983 voti); mentre l’outsider Vito Vetrano della lista “Palagianello Bene comune”, non va oltre il 10,93%, 581 voti.

Confronto molto serrato a Pulsano dove, nonostante i cinque candidati alla poltrona del sindaco, un elettore su tre non ha votato. Qui il sindaco uscente Antonella Demarco del Pd alla guida della lista “Terra Mia”, con il il 30,12% dei voti (1.887), ha dovuto cedere il passo a Pietro D’Alfonso che con la civica “Destinazione Pulsano”, che è il nuovo sindaco del Comune tarantino, essendo stato votato dal 37,92% (2.376). Francesco Marra che guida il gruppo “Progetto Comune”, ha ottenuto 14,64% Cataldo Ettore Guzzone con “Noi per Pulsano” il 9,27 e Franco Vetrano con “Libera Pulsano” l’8,04%.

Riconferma chiara del pentastellato Luca Lopomo a Crispiano e la sua “Crispiano 2030”, che ha anche sfiorato la maggioranza assoluta con il 49,30%, pari a 3.485 voti, mentre il Costantino Fortunato di “Insieme” ha avuto il 44,07% (3.109 voti complessivi), e la giovane commercialista Sabrina Pontrelli di “Generazione Crispiano” si è fermata poco oltre il 6% con 461 voti e non ottiene voti mentre agli altri due candidati ne andranno rispettivamente 11 e 5.

Si chiude il ciclo di Pinuccio Tarantino a San Marzano di San Giuseppe. Il più volte sindaco e parlamentare del centrodestra, che ha tentato di passare le consegne alla moglie, Antonia Cotugno, per una continuità esplicitata anche nel nome scelto per la lista: “Per San Marzano – Un Impegno Che Continua”, avendo ottenuto “solo” il 40,75% (2.242 voti). Dovrà passare la mano a Francesco Leo, di “Insieme in Comune” che ha ottenuto 59,25% (3.260 voti), che ottiene 8 dei 12 seggi consiliari.

A Monteiasi riconferma per il sindaco uscente, Cosimo Ciura con “Monteiasi protagonista 2.0”, che con il 62% dei voti (2.184) ha regolato gli altri due contendenti: Antonio Fasciano, (“Noi per Monteiasi”), vicesindaco durante con Nunzio Grottoli, con il 20,29% (705 voti) e il vicesindaco uscente Gianpiero Strusi, (“Uniti per Monteiasi”) che ha ottenuto 16,84% (585 voti) .

A Lizzano, dove la contesa era tra due donne medico, la candidata del centrodestra, Lucia Palombella di “Lizzano Ci siamo”, ha scalzato, con il 54,32% pari a 3.212 voti, la sindaca uscente, Antonietta D’Oria di “Partito democratico L’alternativa”, espressa dal centrosinistra che, con 2.701 voti si è fermata al 45.68%. Avranno rispettivamente 8 e 4 seggi. La percentuale di votanti, qui, si è attestata sopra il 68% degli aventi diritto.

A Roccaforzata è stato eletto sindaco per la classica “manciata di voti”, Michelangelo Serio di “Insieme per Roccaforzata” col 51,64% dei voti validi (pari complessivamente a 584), mentre il suo avversario, Antonio Nicola Galeone di “Roccaforzata futura” si è fermato al 48,37 (547). Rispettivamente avranno 7 e 3 seggi in Consiglio. Hanno votato 3 elettori su 4.

Drammi umanitari

Russell (Unicef): “Nella Striscia di Gaza, escalation di violenza sta ancora una volta devastando le vite dei bambini”

15 Mag 2023

“L’escalation di violenza nella Striscia di Gaza e nelle zone limitrofe sta ancora una volta devastando le vite dei bambini. Almeno sei bambini – il più piccolo di appena quattro anni – sono stati uccisi e 36 feriti nella Striscia di Gaza dal 9 maggio”. Lo ha denunciato il direttore generale dell’Unicef, Catherine Russell, sottolineando che “tutte le scuole della Striscia di Gaza sono chiuse, così come quelle in Israele nel raggio di 40 km, interrompendo l’istruzione per migliaia di studenti. I sistemi idrici e igienico-sanitari nella Striscia di Gaza sono a corto di carburante e i centri sanitari stanno operando a metà della loro capacità, compromettendo l’accesso ai servizi essenziali per i bambini – soprattutto per i feriti – e per altri gruppi vulnerabili”.
“Quest’ultima escalation – ha osservato Russell – segue un’impennata di violenza legata al conflitto che ha causato la morte di 26 bambini palestinesi e quattro israeliani dall’inizio dell’anno – tre volte il numero di morti di bambini legate al conflitto registrate in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e nella Striscia di Gaza nello stesso periodo del 2022. Questo dato arriva dopo che 87 bambini sono stati uccisi e più di 750 sono stati feriti durante i precedenti cicli di ostilità negli ultimi due anni”.
“L’Unicef deplora tutti gli atti di violenza contro i bambini e chiede l’immediata cessazione delle ostilità e che tutte le parti proteggano i bambini da ogni forma di violenza e da gravi violazioni, in conformità con il diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario”, ha concluso Russell, evidenziando che “i bambini della regione hanno bisogno e meritano una soluzione politica a lungo termine alla crisi più ampia, in modo che possano crescere in pace e sicurezza”.

Calamità

Maltempo, Coldiretti: “Sos frane con 6 eventi estremi al giorno”

Nelle campagne si rischiano danni superiori ai 6 miliardi del 2022

foto Sir/Marco Calvarese
15 Mag 2023

“Il brusco cambiamento climatico colpisce l’Italia dopo che il primo quadrimestre del 2023 aveva fatto segnare il 15% di precipitazioni in meno ma con punte di oltre il 40% in meno al Nord, rispetto alla media storica secondo Isac Cnr”. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti su dati Ispra in riferimento all’ultima perturbazione che sta investendo l’Italia con una media di oltre 6 eventi estremi al giorno tra nubifragi, grandinate e tempeste di vento nel mese di maggio secondo elaborazioni sui dati Eswd.
“Una ondata di maltempo che – sottolinea Coldiretti – ha colpito a macchia di leopardo lungo tutta la Penisola le città e le campagne con danni alle coltivazioni, dalla frutta alla verdura, ma anche bietole, girasole, orzo e grano fino agli ulivi e le vigne ma ha provocato anche frane ed alluvioni in un Paese come l’Italia dove oltre 9 Comuni su 10 (93,9%) hanno parte del territorio in aree a rischio idrogeologico secondo l’Ispra”. “Se la pioggia è attesa per ripristinare le scorte idriche in laghi, fiumi, terreni e montagne, i forti temporali con precipitazioni violente – spiega l’associazione – peggiorano la situazione anche con frane e smottamenti poiché i terreni secchi non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento”.
“L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – continua Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne che nel 2023 rischiano di essere superiori ai 6 miliardi stimati per lo scorso anno”.
“A fronte di questa situazione climatica – conclude l’associazione – è strategico intervenire immediatamente per aiutare le aziende colpite ma anche realizzare progetti di lungo respiro che vadano oltre l’emergenza come il piano elaborato dalla Coldiretti con Anbi che punta ad aumentare la raccolta di acqua piovana, oggi ferma all’11%, attraverso la realizzazione di invasi che garantiscano acqua per gli usi civili, per la produzione agricola e per generare energia pulita idroelettrica, aiutando anche la regimazione delle piogge in eccesso nei momenti di maggiori precipitazioni come quello attuale”.

Regina caeli

La domenica del Papa – Lo Spirito che è con noi

15 Mag 2023

Il giorno dopo l’incontro con il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, accolto dal papa all’ingresso dell’aula Paolo VI in Vaticano (colloquio durato una quarantina di minuti e nel quale si è insistito sulla “necessità di continuare gli sforzi per raggiungere la pace”), il vescovo di Roma, al Regina caeli, torna a parlare di pace, e lo fa spostando la sua attenzione sulla Terra Santa. Ricorda che “in questi giorni abbiamo assistito di nuovo a scontri armati tra israeliani e palestinesi, nei quali hanno perso la vita persone innocenti, anche donne e bambini”. Francesco auspica che la tregua tra le parti “diventi stabile, che le armi tacciano, perché con le armi non si otterrà mai la sicurezza e la stabilità, ma al contrario si continuerà a distruggere anche ogni speranza di pace”. Come non leggere, in queste ultime parole, un ulteriore messaggio per la fine del conflitto ormai in atto da quindici mesi nel cuore dell’Europa, per chiedere al presidente ucraino e al leader del Cremlino di fermare la guerra. Nei suoi interventi Francesco ha sempre chiesto di attivare processi di dialogo per una pace duratura nel rispetto del diritto e della giustizia. In questa domenica festa della mamma, il papa, nel ricordare con “gratitudine e affetto tutte le mamme”, si rivolge a Maria chiedendole “di alleviare le sofferenze della martoriata Ucraina e di tutte le nazioni ferite da guerre e violenze”.
I testi di questa sesta domenica di Pasqua, siamo ancora nei discorsi di addio di Gesù nel corso dell’ultima cena, in qualche modo ci ripropongono attraverso il tema dell’amore, del Paraclito, “consolatore e avvocato”, che “non ci lascia soli mai, sta vicino a noi, come un avvocato che assiste l’imputato stando al suo fianco”, l’azione per la riconciliazione dei popoli, per la pace e per la giustizia.
Non solo è con noi sempre “come un avvocato che assiste l’imputato stando al suo fianco, ma il Paraclito, ovvero lo Spirito, “ci suggerisce come difenderci di fronte a chi ci accusa”: ricorda, inoltre, Francesco che “il grande accusatore è sempre il diavolo che ti mette dentro i peccati, la voglia di peccato, la malvagità”.
Lo Spirito Santo non ci abbandona mai, “non è un ospite di passaggio che viene a farci una visita di cortesia. È un compagno di vita, una presenza stabile, è Spirito e desidera dimorare nel nostro spirito”. Ancora, è paziente e “sta con noi anche quando cadiamo”, ricorda il vescovo di Roma, perché “ci ama davvero, non fa finta di volerci bene per poi lasciarci soli nelle difficoltà”. Amore che diventa gioia come scriveva Paolo VI nella sua Esortazione Gaudete in Domino: l’uomo “conosce la gioia, o la felicità spirituale quando la sua anima entra nel possesso di Dio, conosciuto e amato come il bene supremo e immutabile”.
Lo Spirito Santo ci consola portandoci il perdono, ci corregge e “lo fa con gentilezza”. Certo è esigente, ricorda Francesco, “perché è un amico vero, fedele, che non nasconde nulla, che ci suggerisce cosa cambiare e come crescere. Ma quando ci corregge non ci umilia mai e non infonde mai sfiducia; al contrario, ci trasmette la certezza che con Dio ce la possiamo fare, sempre”.
La seconda parola che il papa sottolinea è avvocato. Lo Spirito Paraclito “ci difende di fronte a chi ci accusa: di fronte a noi stessi, quando non ci vogliamo bene e non ci perdoniamo, fino magari a dirci che siamo dei falliti e dei buoni a nulla; di fronte al mondo, che scarta chi non corrisponde ai suoi schemi e ai suoi modelli; di fronte al diavolo, che è per eccellenza l’accusatore e il divisore e fa di tutto per farci sentire incapaci e infelici”.
Ci viene in soccorso lo Spirito Paraclito che ci ricorda “le parole del Vangelo, e così ci permette di rispondere al diavolo accusatore non con parole nostre, ma con le parole stesse del Signore. Soprattutto ci ricorda che Gesù parlava sempre del Padre che è nei cieli, ce lo ha fatto conoscere e ci ha rivelato il suo amore per noi, che siamo i suoi figli”.
Invocare lo Spirito, afferma Francesco, significa “accogliere e ricordare la realtà più importante della vita”, ovvero che siamo “figli amati di Dio”.

Fede & cultura

Le religioni per la fraternità universale

Si è svolto il penultimo incontro del corso di formazione sul tema: “Popolo di Dio e Fraternità dei Popoli” a cura dell’ufficio diocesano per la Cultura

foto L'Osservatore Romano (www.photo.va)/ Sir
15 Mag 2023

di Lorenzo Musmeci

L’ufficio diocesano Cultura ha proposto il penultimo incontro del corso di formazione sul tema: “Popolo di Dio e Fraternità dei Popoli”: dal Concilio Vaticano II a papa Francesco. L’appuntamento sul tema “Le religioni per la fraternità universale” si è svolto giovedì 11 maggio 2023, alle ore 18, nella parrocchia S. Roberto Bellarmino. Gli incontri sono fortemente voluti da don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e sono guidati dal docente universitario, prof. Lino Prenna.

Due relazioni iniziali

Le relazioni di due partecipanti al corso hanno dato inizio alle riflessioni. La prima, a cura di Raffaella Carenza, ha sottolineato che: “Il Papa sottolinea l’importanza di un “cammino di pace tra le religioni”.  Dopo secoli in cui le altre confessioni cristiane sono state tacciate di eresia e le altre religioni sono state condannate come espressioni di popoli pagani, da convertire e portare nella chiesa, oggi i cristiani, in particolare i cattolici, sono chiamati dal Papa a collaborare con i credenti di altre religioni per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia in ogni società e nel mondo intero. Tale collaborazione s’impone con urgenza in questo nuovo millennio.  Nel tempo presente in molte parti del mondo si privano gli uomini della loro libertà di coscienza e di religione e si soffrono le conseguenze di terrorismo, guerre locali sanguinarie, elevazione di rinnovati steccati di carattere politico ed economico, con la creazione di zone d’influenza o di occupazione da parte di alcune potenze. Come collaborare? Da dove partire? Con quale spirito?  Il Papa risponde offrendo un metodo valido per qualunque tipo di collaborazione. Questo metodo è il dialogo. L’essenza del dialogo consiste nell’ “avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare i punti di contatto”. Il dialogo richiede però da parte di ogni interlocutore una previa “ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi”, e quindi anche della propria personale fede o religione di appartenenza. Questo significa che ogni dialogante ha la necessità di tenere ben chiara davanti a sé la propria identità religiosa, culturale, la propria storia esistenziale, che gli dà possibilità di non avere paura dell’altro né di sentirsi privato dell’esclusività di quei beni, verità e valori che condivide con l’altro dialogante”. La seconda relazione, esposta da Stefania Labbruzzo, ha fatto emergere che: “Già nel 1965, con la dichiarazione “Nostra Aetate”, la Chiesa cattolica si è posta il problema del suo rapporto con le altre religioni non cristiane; nell’incontro interreligioso del 27 ottobre 1986, ad Assisi, promosso da Papa Giovanni Paolo II, tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane e molti rappresentanti di altre religioni si sono riuniti e hanno pregato per la pace, promuovendo il cosiddetto “Spirito di Assisi”. L’incontro di Papa Francesco con il Grande Imam di Al-Azhar Ahmed Al-Tayyeb ad Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019, per la firma del “Documento sulla fratellanza umana” si inserisce sulla stessa linea d’onda; il Papa ha avuto modo di promuovere, insieme con il Grande Imam, la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace. Il Papa cita come guide e modelli rispetto alla tematica della fraternità universale: San Francesco d’Assisi, Martin Luther King, Desmond Tutu, Mahatma Gandhi e Charles de Foucauld. Francesco d’Assisi, che sin dal 1200, ha considerato la fratellanza come cardine della vita di tutti gli uomini. Martin Luther King, che ha scritto “I have a dream”. Desmond Tutu, arcivescovo sudafricano e oppositore dell’apartheid. Mahatma Gandhi che ha predicato l’amicizia fraterna tra tutti gli esseri umani. Charles de Foucauld che ha compiuto un lungo cammino di trasformazione fino a sentirsi fratello di tutti, “fratello universale”.

La religione: tra fede-verità e democrazia-opinione

 Il prof. Prenna ha così iniziato: “Oggi parleremo della difficoltà di coniugare fede e democrazia. C’è una irriducibilità sostanziale tra i due sistemi, perché la fede è basata sulla verità, aletheia, la democrazia è basata sull’opinione, doxa. La religione può fare da mediatore tra la fede e la democrazia. La fides quae è l’insieme delle verità credute, diversa dalla fides qua è l’atteggiamento soggettivo rispetto a tali verità. Questa duplice dimensione della fede, oggettiva e soggettiva, storicamente è affidata alla religione. La religione è un insieme di strumenti che permettono di vivere secondo la fede creduta. La fede è un assoluto irriducibile; la religione  è un relativo riducibile. Assolutizzando la religione, ne facciamo uno strumento di violenza. Ecco l’origine del terrorismo religioso”.

Testimonianza e mediazione

Subito dopo, don Antonio Rubino ha riassunto quanto emerso: “La fede non è la religione. La testimonianza e la mediazione sono fondamentali. Solo così si può non perdere la propria identità e trovare la fraternità universale. Io ho la mia identità e dialogo con le altre religioni. Il dialogo nasce da un’esperienza e non si inventa. Se io sono cristiano e conosco la mia identità, allora non posso che dialogare con gli altri, per promuovere confronto e arricchimento”.

L’appello del Papa e del Grande Imam

Il relatore ha concluso esortando all’approfondimento dell’appello fatto da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmed Al-Tayyeb: “In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace; […] [dichiariamo] di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio”.

Si è, infine, anticipato il tema del prossimo incontro del Corso di formazione: “Pietà popolare e formazione liturgica del popolo di Dio”. L’appuntamento è per l’8 giugno, con inizio alle ore 18 e ingresso da via San Roberto Bellarmino.
Per qualunque informazione si rimanda al sito dell’ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

Diocesi

Si è celebrata in Concattedrale la Festa dei popoli 2023

foto G. Leva
15 Mag 2023

Si è celebrata, nel pomeriggio di domenica 14 maggio nella concattedrale “Gran Madre di Dio” di Taranto, la la diciannovesima edizione de La Festa dei popoli diocesana.
Sul sagrato le comunità etniche hanno allestito stand culturali, artigianali, gastronomici, mostre, performance e spettacoli folkloristici con canti e musiche etniche.

La Festa dei popoli diocesana è organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes di Taranto che rappresenta uno spazio di dialogo tra diverse culture e tradizioni dei popoli, entra in contatto diretto e personale con la “mondialità” che è tra noi, promuove la cordiale convivenza e la reciproca integrazione.

La Festa dei Popoli diocesana quest’anno ha avuto come tema “Liberi di scegliere se migrare o restare”, quello indicato da papa Francesco per il suo messaggio in occasione della 109ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebrerà domenica 24 settembre.

«L’intenzione del pontefice – ha spiegato Marisa Metrangolo, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes – è stata quella di promuovere una rinnovata riflessione su un diritto non ancora codificato a livello internazionale: il diritto a non dover emigrare, ossia – in altre parole – il diritto a poter rimanere nella propria terra».

La manifestazione è resa possibile anche grazie alla collaborazione con diversi uffici diocesani, parrocchie, scuole, scout e associazioni locali: Stella Maris, Comunità etniche, Ufficio missionario, Caritas diocesana, Missionari saveriani; Missionari della Consolata, Corale diocesana del Rinnovamento nello Spirito; l’iniziativa si è avvalsa del patrocinio di Comune di Taranto e del Centro Servizi Volontariato Taranto.

Momento clou è stata la celebrazione eucaristica in Concattedrale, presieduta da mons. Gino Romanazzi, vicario episcopale per la Pastorale, con il quale hanno concelebrato sacerdoti di diverse etnie presenti nella diocesi: ucraina, polacca, srilankése, albanese, eritrea, congolese.

Nella celebrazione, animata dalla Corale diocesana del Rinnovamento nello Spirito, si è invitato i presenti ad esprimere la propria fede con i propri suoni e le proprie tradizioni.

In seguito, i partecipanti hanno visitato gli stand culturali con la degustazione dei prodotti tipici preparati dalle varie etnie, assistendo a performance con canti e musiche etniche, intercalate da testimonianze vissute.

La Festa dei Popoli diocesana quest’anno ha avuto come tema “Liberi di scegliere se migrare o restare”, quello indicato da papa Francesco per il suo messaggio in occasione della 109ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebrerà domenica 24 settembre.

«L’intenzione del pontefice – ha spiegato Marisa Metrangolo, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes – è stata quella di promuovere una rinnovata riflessione su un diritto non ancora codificato a livello internazionale: il diritto a non dover emigrare, ossia – in altre parole – il diritto a poter rimanere nella propria terra».

Sport

L’Italia U20 va al Mondiale: meno male che ci sono i giovani

15 Mag 2023

di Paolo Arrivo

La prima sfida è una partita di cartello che fa sognare i tifosi da sempre. Non è la nazionale maggiore, incapace di qualificarsi al Mondiale di calcio per due volte consecutive, ma l’Italia U20 a prendere parte alla massima competizione. Il debutto al Mondiale in Argentina avverrà domenica prossima 21 maggio contro il Brasile – diretta su Rai 2 alle ore 23 italiane. Da segnalare, tra i convocati di mister Carmine Nunziata, la presenza di chi ha fatto parte dello stesso girone in cui ha giocato il Taranto nella stagione appena conclusa: l’estremo difensore del Giugliano, Jacopo Sassi.

GLI AZZURRINI- Occhi puntati su Simone Pafundi. Che è il più piccolo del gruppo, classe 2006. Il grande pubblico già lo conosce: convocato da Roberto Mancini per la partita con l’Albania, lo scorso novembre, scendendo in campo al minuto 89 è stato il terzo giocatore più giovane a esordire con l’Italia. A soli 16 anni. Tra i più attesi di questo torneo che vede impegnata l’Italia U20, in svolgimento dal 20 maggio all’11 giugno, ci sono anche Tommaso Baldanzi e Cesare Casadei. Assenti quei calciatori ormai entrati nel giro della Nazionale o dell’Under 21. Tra gli esclusi, Wilfried Gnonto, Giorgio Scalvini e Fabio Miretti. L’intero gruppo si è radunato ieri a Roma, e sosterrà un allenamento questa mattina, prima di partire da Fiumicino, diretto a Mendoza.

IL GIRONE- L’Italia è collocata nel raggruppamento D. Uno dei più difficili, tra i 6 gironi: oltre al Brasile, sono presenti Nigeria e Repubblica Dominicana. La seconda verrà affrontata mercoledì 24 maggio alle ore 20 italiane. Il terzo e ultimo incontro del girone, con la RD, è in programma per sabato 27 maggio.

I convocati nell’Italia U20

Portieri: Sebastiano Desplanches (Trento), Jacopo Sassi (Giugliano), Gioele Zacchi (Sassuolo)

Difensori: Filippo Fiumanò (Montevarchi), Alessandro Fontanarosa (Inter), Daniele Ghilardi (Mantova), Samuel Giovane (Ascoli), Gabriele Guarino (Empoli), Riccardo Turicchia (Juventus), Mattia Zanotti (Inter)

Centrocampisti: Tommaso Baldanzi (Empoli), Cesare Casadei (Reading), Duccio Degli Innocenti (Empoli), Giacomo Faticanti (Roma), Luca Lipani (Genoa), Niccolò Pisilli (Roma), Matteo Prati (Spal)

Attaccanti: Giuseppe Ambrosino (Cittadella), Francesco Pio Esposito (Inter), Daniele Montevago (Sampdoria), Simone Pafundi (Udinese)

Sport

Superlega, la Prisma a trazione stelle e strisce prende forma

L'ultimo colpo di mercato, Lorenzo Sala - foto Michele Benda
12 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Sognare si può. Anzi, si deve, per gli sforzi tempestivi profusi dalla società ionica: la Gioiella Prisma Taranto è attiva sul mercato, in vista della prossima stagione in Superlega, e sta mettendo a segno un colpo dietro l’altro. L’ultimo è Lorenzo Sala. Che sbarca in riva allo Jonio fresco di convocazione nella Nazionale azzurra. In precedenza la Prisma si era assicurata gli americani Kyle Russel e Jeffrey Jendryk. Due acquisti di gran qualità, l’opposto di Sacramento e il centrale della Nazionale statunitense, fanno il paio con gli ingaggi di Filippo Lanza e dello schiacciatore cubano Josè Miguel Gutièrrez.

La Prisma come doppia ciliegina sulla torta

“Quello che mi ha spinto ad accettare questa sfida è il bel progetto ambizioso di Taranto, e avere la possibilità di mettermi in gioco, per fare finalmente il grande salto finale, dopo due anni fantastici a Modena. Le mie ambizioni per il futuro sono quelle di fare il meglio possibile e diventare un giocatore di peso su cui Taranto può contare anche quando la palla scotta”. Queste le prime parole di Lorenzo Sala. L’opposto originario di Trento, figlio di Andrea, ex centrale Modena, aggiunge che la convocazione in Nazionale rappresenta “la ciliegina sulla torta” a margine della soddisfacente stagione. Quella di Taranto è stata senz’altro positiva. Ma il raggiungimento della salvezza può essere inteso come punto di partenza verso traguardi maggiori, sia per i nuovi innesti che per i quattro confermati del gruppo lasciato da coach Vincenzo Di Pinto: Hampus Ekstrand, Aimone Alletti, Giovanni Maria Gargiulo e Marco Rizzo.

Gli obiettivi da raggiungere con i giovani

La soddisfazione della dirigenza è affidata all’intervento della vicepresidente: “Nell’ambito del nostro progetto che ha individuato il nuovo percorso con i ruoli del direttore generale Vito Primavera, del ds Mirko Corsano, insieme al tecnico Vincenzo Mastrangelo, anche la scelta di Lorenzo Sala si inserisce in un percorso ponderato e finalizzato a raggiungere obiettivi importanti”. Elisabetta Zelatore sottolinea la giovane età del giocatore classe 2002. Un elemento che, al pari di Ekstrand, ha potenzialità e un grande talento, da mettere a frutto fino in fondo. Anche coach Mastrangelo loda il giovane e si sbilancia parlando della nascita di un gruppo squadra interessante. Ci sono già i giocatori giusti capaci di migliorare i fondamentali di gioco (si veda il talento di Jendryk nel muro). Altri arriveranno, per fare di questo roster una squadra di tutto rispetto, magari completa, alla sua terza partecipazione consecutiva in Superlega.

La stagione in corso

Chi continua a giocare contendendosi il tricolore sono Trento e Civitanova. Questa sera alle 20.30 (diretta RaiSport) si terrà gara4 della finale playoff: dopo aver sconfitto nettamente la Lube per 3-0, trascinata da Alessandro Michieletto, la squadra di Angelo Lorenzetti ha in mano il match point per vincere lo scudetto. Riuscirci davanti al pubblico dell’Eurosuole Forum di Civitanova sarebbe una crudele punizione per Ivan Zaytsev & company. Ma almeno loro si sono goduti lo spettacolo sino in fondo.

Eventi formativi

L’estate dei grest: l’importanza della formazione

12 Mag 2023

Si è svolto nel seminario di Taranto l’ultimo incontro del corso 2023 per animatori di oratorio organizzato dal Comitato zonale Anspi in collaborazione con l’Ufficio diocesano per la catechesi e il Servizio diocesano per la Pastorale giovanile.

Durante l’incontro dalla forte connotazione interattiva, condotto dal formatore Anspi Alessio Perniola, è stato presentato il sussidio “Cavalieri erranti” utile alla preparazione dei grest estivi. Ispirato alla storia romanzesca di don Chisciotte e Sancho Panza, l’avventura servirà a far riflettere i ragazzi sul duplice significato della parola errare ovvero viaggiare verso nuovi orizzonti e sbagliareovvero non aver paura dei propri errori, ma educarsi ad accoglierli con coraggio, trasformandoli in occasioni generative.

L’Anspi, nel tentativo di coadiuvare e sostenere tutti gli oratori e le parrocchie nell’organizzazione dell’estate ragazzi, offre a ciascuno l’opportunità di scaricare il sussidio insieme ad altre risorse e materiali utili dal sito dedicato www.estateasnpi.it oltre alla possibilità di utilizzare il sussidio cartaceo disponibile presso il Comitato zonale Anspi di Taranto.

È significativo che questo momento di formazione coinvolga sempre più numerose realtà parrocchiali oltre che quelle oratoriali oramai ben avviate all’interno della diocesi di Taranto. È una chiara testimonianza del fatto che vivere la propria comunità parrocchiale secondo lo stile dell’oratorio fa crescere la dimensione comunitaria, affinché maturi come luogo di fede, di formazione, amicizia e servizio fraterno.

Le realtà diocesane che si riconoscono nello stile dell’oratorio aiutano ad accrescere il valore della comunità, che trova in Gesù il fondamento e nel prossimo la bellezza della vita. I laici vanno sempre più riscoprendo la forza dell’oratorio che al servizio delle famiglie, di bambini e ragazzi lascia trasparire il volto di una Chiesa giovane che vive delle esperienze di vita buona.

Diocesi

L’arcivescovo Santoro in visita alla scuola dell’infanzia “Santa Rita da Cascia”

Un luogo educativo a stretto contatto con il quartiere

Mons. Santoro visita la scuola dell'infanzia "Santa Rita da Cascia"
12 Mag 2023

di Piero Paesanti

Sono le 9.30 di sabato 6 maggio quando, puntualissimo, l’arcivescovo fa il suo ingresso nella scuola dell’infanzia “Santa Rita da Cascia”, accolto da un coro festante. Nella spianata del vicino parco archeologico si smantellano i desolati postumi del “concertone” sferzato dalla pioggia. Nel cortile della scuola, invece, si canta con gioia una attesa che non tradisce: Sou feliz Senhor, porque tu vais comigo; vamos lado a lado es meu melhor amigo (Sono felice, Signore, perché tu cammini con me: andiamo lato a lato, tu sei il mio miglior amico).

I piccoli alunni con le loro famiglie, tutto il personale docente ed ausiliario, la direttrice prof.ssa Marivita Pardo e mons. Luigi Romanazzi, in rappresentanza della Fondazione che gestisce l’omonima scuola, si stringono nell’abbraccio all’arcivescovo mons. Filippo Santoro, lì per la prima volta.

Un iniziale saluto per ricordare la storia della scuola, nata nel 2001 dalla amicizia di alcuni genitori affascinati dal carisma di don Luigi Giussani (fondatore del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione e del quale si è appena celebrato il centenario dalla nascita). Allora si avvertiva il bisogno di un luogo educativo in cui si continuasse a vivere l’esperienza proposta in famiglia, per poter godere di quella bellezza incontrata. In più di venti anni, sono state accolte oltre 2000 famiglie, molte delle quali continuano a vivere un’amicizia anche al termine del percorso scolastico, nel comune cammino proposto dalla parrocchia “Santa Rita da Cascia” attraverso il catechismo e gli incontri con i genitori. Oggi, più che mai, resta centrale la questione educativa per imparare a lasciarsi ferire dalla realtà ed arrivare a domandarsi “Chi ce la dà”.

Una rappresentanza dei genitori pone quindi all’arcivescovo la questione della sfida a cui sono chiamate le famiglie, del “qui ed ora” educativo mentre i figli ci guardano. La presenza di mons. Santoro è per questo salutata come il segno di una storia e di una amicizia che propone di vivere insieme una compagnia vivace, attraverso un cammino che si fa esperienza e assicura il centuplo quaggiù; nella ragionevole certezza di un orizzonte più vasto del rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra insegnanti e alunni, tra tutti i membri di questa comunità, entro cui – anzi – il bene per l’altro acquisti veramente senso.

È quindi la volta dei bambini e delle loro schiette domande: «Che cosa fa il vescovo? Che amico hai? Con chi vivi? Perché indossi quel cappellino?»

Il vescovo non si sottrae al gioco ed anzi rilancia il livello del confronto. Risponde: sono il successore degli Apostoli, che erano gli amici più vicini a Gesù. Inizio le mie giornate di buon mattino, con la preghiera, e incontro tante persone; presto loro ascolto e non mi sottraggo mai alle sfide, per condividere con tutti la gioia della presenza di Cristo. Anche io ho tanti amici. Un mio grande amico, ad esempio, è don Gino, ma ne ho in Brasile come qui e sempre di nuovi: anche voi oggi lo siete! La mia grande famiglia è tutta la diocesi, ma ho anche chi vive con me e mi aiuta ogni giorno. Il cuore della casa del vescovo è però la cappella, che è il posto più bello, dove c’è Gesù, a cui affido le mie preghiere per tutte le persone che incontro ogni giorno. Per affrontare tutti i miei impegni ci vogliono le spalle larghe e il mio zucchetto è un po’ come il mantello del Signore, un segno della Sua protezione, di cui non si può fare a meno. Penso al mio recente viaggio in Ucraina, alla paura dei bombardamenti e alle lodi del mattino, divenute segno di speranza anche per i miei accompagnatori. Perfino chi non praticava più la fede ha potuto riconoscere, in quelle circostanze così ardue, che la “preghiera è un lampo di luce nella notte oscura”.

La visita si è conclusa con un momento ludico, in cui l’arcivescovo si è distinto per una sorprendente abilità sportiva. Dopo aver benedetto il nuovo campo di bocce regolamentare, realizzato con il contributo delle famiglie per far giocare insieme nonni e nipotini, mons. Santoro lo ha anche inaugurato con una vigorosa “bocciata”, scombinando le altre sfere ed accostandosi subito al boccino.  Il Pianeta che speriamo, tema della 49ma Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, vissuta a Taranto nel mese di ottobre 2021 proprio a pochi passi dalla stessa scuola, sembra così vedere la luce anche in questa parte della città, in cui accanto al campo di bocce si sta allestendo un orto che speriamo, dove si potrà seminare e raccogliere, mettendo in comune fatiche e frutti, proprio come nell’esperienza educativa proposta.

È stata una mattinata di autentica festa in cui si è reso evidente, ai grandi come ai piccoli, che – come ama ripetere Sua Eccellenza – vale sempre la pena consumare la suola delle scarpe in un cammino profondamente umano.