Diocesi

Domenica 24 cerimonia agli Angeli Custodi, ai Tamburi

19 Set 2023

di Angelo Diofano

Domenica 24, in serata, giungerà la nuova statua processionale degli Angeli Custodi, nella chiesa parrocchiale loro intitolata, al quartiere Tamburi. L’evento è in programma alle ore 18, durante la santa messa che verrà celebrata dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

La statua – spiega il parroco don Alessandro Argentiero – è opera dal maestro cartapestaio leccese Antonio Calogiuri ed è stata voluta in sostituzione di quella molto più pesante (oltre un quintale e mezzo) portata in processione, con moltissime difficoltà, la sera della festa, il 2 ottobre. In tal modo l’immagine in quella circostanza potrà essere sostenuta da donne e ragazzi della parrocchia.

Sempre domenica sera sarà consegnato, per la prima volta, il premio “Angeli Custodi” a quelle persone che in tutto questo tempo sono state molto vicine alla parrocchia.

Infine, grazie alla disponibilità di Teleperformance, saranno premiati con borse di studio i quattro studenti dell’istituto “Galilei” che hanno ottenuto la massima votazione agli esami di licenza media. “Ciò costituirà un segnale di incoraggiamento e di riconoscimento a quelle realtà (e non sono poche) che rappresentano il volto migliore del quartiere Tamburi garanzia per un futuro migliore” – conclude don Alessandro.

Salvaguardia del Creato

Per il mese del Creato, l’arcivescovo Miniero al ‘Parco di Lulù’

19 Set 2023

di Angelo Diofano

Nel mese di settembre, che il santo padre ha voluto fosse dedicato al tempo del Creato la nostra arcidiocesi, attraverso l’ufficio diocesano per la società e la custodia del Creato (vicario episcopale, don Antonio Panico), ha organizzato alcune iniziative finalizzate alla valorizzazione dei luoghi “più feriti” del territorio ionico, aperti alla partecipazione e alla collaborazione di tutti coloro i quali che si sentono interpellati dall’invito del Santo Padre per un’autentica cura della casa comune.

Il primo appuntamento ha riguardato il quartiere Tamburi, com’è noto maggiormente colpito dall’inquinamento industriale, e si è svolto nel pomeriggio di sabato 16 settembre al Parco di Lulù’, inaugurato solo qualche settimana fa nell’ex plesso scolastico Gabelli in via Verdi, per un momento di preghiera e di festa per i bambini e i ragazzi, cui ha partecipato l’arcivescovo mons. Ciro Miniero.
Inizialmente don Antonio Panico ha presentato l’iniziativa del ‘Parco di Lulù’, realizzato dalla Fondazione Pizzarotti, Intesa San Paolo e dal cantautore Niccolò Fabi, in memoria della figlia Lulù, deceduta in tenera età, e voluto per assicurare ai bambini uno spazio per i loro giochi e per momenti di animazione e crescita sociale. Successivamente è intervenuta la dott.ssa Grazia Benedetti, a nome dell’Associazione culturale pediatri, la quale ha illustrato l’importanza di aver istituito nel parco giochi una piccola biblioteca in uso ai bambini. Ancora, don Antonio Panico ha annunciato la concessione ad alcuni studenti della Lumsa, impegnati in attività di animazione per i più piccoli, di borse di studio il cui importo servirà a coprire le spese di tutto l’anno accademico.
Ha fatto seguito un momento di preghiera condotto dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, il quale, conquistata la simpatia dei bambini, dando loro il “cinque”con la mano, ha invitato tutti ad aver cura di questo bellissimo regalo per l’intero quartiere costituito da quest’oasi di verde. L’arcivescovo ha successivamente impartito la benedizione ai completi di gara, consegnati ai piccoli calciatori in vista dell’imminente torneo di calcetto negli spazi del parco.

Quindi, un momento di festa tra musiche e danze, animato dalle operatrici delle cooperativa Kairòs insieme ad alcune studentesse della Lumsa e agli ospiti dell’associazione Noi e Voi, alla cui cooperativa è affidata la gestione del parco. Per la prima volta infine, è stata messa in funzione una delle biciclette da street food, acquistate nell’ambito del progetto “Oltre l’ombra”, finanziato dalla Fondazione “Con i Bambini” per il contrasto alla devianza minorile.

Popolo in festa

L’omaggio dei tarantini all’Addolorata

18 Set 2023

di Angelo Diofano

Domenica 17 sera una gran folla ha accolto la Beata Vergine Addolorata all’uscita dalla chiesa di San Domenico e soprattutto in piazza Castello, dove la commozione è stata davvero tanta, così da far rivivere momenti da… Settimana Santa.
Oltre duecento i confratelli e le consorelle che hanno indossato l’abito di rito.
Dopo la breve sosta in piazza Castello per l‘omaggio alla venerata immagine, la folla ha poi accompagnato la processione lungo tutta via Garibaldi, assistendo al pittoresco spettacolo pirotecnico sul mare, e poi per piazza Fontana e pendio San Domenico, dove è stata allestita una “galleria” di luminarie. Al rientro in chiesa, la solenne benedizione impartita dal padre spirituale della confraternita dell’Addolorata e San Domenico, mons. Emanuele Ferro.

Venerdì 15 settembre, solennità dell’Addolorata, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha presenziato, durante la solenne concelebrazione eucaristica, al rito di aggregazione di nuovi confratelli e consorelle.”Qui si sente il cuore di Taranto! – ha detto – L’amore all’Addolorata non è casuale ma nasce dalle parole di Gesù sulla croce al discepolo Giovanni ed approfondendo la parola di Dio comprendiamo l’importanza della Madonna nella nostra vita come nella vita del Figlio. Lei è sempre stata vicina al Figlio fino all’ultimo momento, avrebbe dato la sua vita per Lui, ha generato il Figlio di Dio, conosceva la sua grandezza e la portata del suo sacrificio. E se Gesù ha dato tanto amore, lo ha imparato proprio dalla mamma sua. Allora portare l’abito della Madonna deve significare per noi testimoniare questo amore agli altri nel mondo, portare questo cuore grande che raccoglie tutti i dolori e li eleva al Signore, un cuore d’oro perché prezioso come l’amore, trafitto dalle spade del dolore, che diventa rosso di passione e carità nella nostra Settimana Santa. Che il cuore della Beata Vergine Addolorata divenga sostegno per il nostro impegno confraternale e comunitario!”.

Ecco i nomi dei nuovi aggregati e delle nuove aggregate: Marilena Amati, Cosima Cardellicchio, Monica Danzo, Rosa Gentile, Ilaria Lopapa, Giulia Martemucci, Carmela Pacifico, Emanuele Boccuni, Giuseppe Caputo,Vito Carrieri, Christian Chioppa, Lorenzo De Feo, Davide De Giorgio, Cosimo De Pasquale, Alessandro Di Tullio, Simone Lenti, Alessandro Magurano, Alessio Mastromarino, Francesco Moscato, Cosimo Nuccio, Cosimo Panteca, Cataldo Pastore, Alessandro Romanelli, Antonio Scarciglia, Alessandro Tagliente.

Premio

I vincitori del Premio A.Ge. Taranto 2023

18 Set 2023

di Angelo Diofano

Una serata all’insegna della cittadinanza attiva, dell’integrazione e del valore della famiglia: un successo la sedicesima edizione del Premio A.ge. Taranto (Associazione Genitori) che, con il patrocinio morale del Csv Taranto, si è tenuta nel salone della Concattedrale. Accolti dal parroco, mons. Ciro Marcello Alabrese, hanno condotto la manifestazione Cosimo Murianni e Gabriella D’Andria, rispettivamente presidente e segretaria di A.ge Taranto.

Quest’anno il premio, nato da un’idea dei past president Anna Maria Bianchi e Francesco Cinquegrana, ha inteso premiare e segnalare anche personalità e realtà associative distintesi per il loro impegno nella valorizzazione del territorio e della comunità tarantina.

Il premio speciale A.ge Taranto 2023 è andato al prof. Nicola Duma, già preside dell’istituto Pitagora, e a sua moglie Anna, già professoressa, per aver sempre sostenuto la cultura e i tanti studenti che ogni anno si sono affidati alla loro sapiente azione educativa; a Nicola Duma, in particolare, va riconosciuto anche il merito di aver creato un innovativo progetto scolastico con la simulazione della vita di un’impresa.

Hanno ricevuto il premio l’associazione Plasticaqquà Aps quale esempio di cittadinanza attiva nel campo ambientale con iniziative per ripulire il territorio dai rifiuti, l’associazione culturale Archita Festival Ets per l’importante azione a favore della promozione culturale del nostro territorio e la valorizzazione dei tanti personaggi storici che, in diverse epoche, hanno arricchito la nostra comunità, e la dott.ssa Valentia Esposto, responsabile dell’Archivio di Stato, importante istituzione che rappresenta la “memoria storica” del nostro territorio, custode di un immenso patrimonio che divulga alla cittadinanza  organizzando interessanti manifestazioni.

Il premio A.ge Taranto è poi andato a Osman, Ibraima e Gabriel, tre fratelli musulmani che dimostrano come nella nostra comunità l’accoglienza e l’integrazione siano praticate concretamente, superando pregiudizi e differenze di cultura e di religione.

Anche quest’anno, infine, il premio A.ge Taranto ha segnalato una famiglia distintasi come esempio di amore e di capacità di costruire insieme un futuro: Paolo Miola e Emanuela Rizzo, un esempio per tutta la comunità come imprenditori e come famiglia. Emanuela, laureatasi in economia aziendale, ha prima preso in mano le redini dell’azienda di famiglia che, con la sua guida, si è affermata come una delle migliori pasticcerie della città e in seguito si è messa in proprio fondando con il marito Paolo un’attività di service & catering; laureato e specializzato in gestione delle risorse umane, Paolo ha seguito la sua passione per la ristorazione e l’accoglienza specializzandosi in enogastronomia, per poi dividersi tra la consulenza e la formazione e la gestione di attività alberghiere e non.

Sport

Marzia Varvaglione: “Un calice di buon vino per brindare ai successi della Dinamo”

foto G. Leva
18 Set 2023

di Paolo Arrivo

Arriva con il fiatone e se ne va bella e fresca come una rosa. Anche se il suo impegno è sempre massimo sul campo di gioco: Marzia Varvaglione deve fare i salti mortali per coniugare e onorare al meglio i suoi impegni importanti, numerosi; e il basket torna a riempire le sue giornate, come una fiammella pronta a farsi rogo, a beneficio suo personale, e del gruppo nel quale si trova ora. Basta intervistarla per rendersene conto. Che riesce nell’impresa: Marzia Varvaglione (ala tarantina, classe 1989) sa dire tutto in poche parole, senza distogliere gli occhi da quelli del suo interlocutore. Nella prima uscita amichevole della Dinamo Taranto Nuovi Orizzonti c’è anche lei. Una partitella in famiglia, giocata lo scorso fine settimana con la formazione Under 19, che a William Orlando ha offerto le prime incoraggianti indicazioni (è un gruppo che sembra già squadra, ha detto il coach).

Cosa ci fa la presidente di Agivi, l’Associazione giovani imprenditori vinicoli, qui a sudare sul parquet del PalaMazzola?

“Il basket ha sempre rappresentato un pilastro fondamentale della mia vita. Adoro il gioco di squadra, nello sport e non solo. Anche nella vita lavorativa. Ecco cosa ci faccio qui: a dare una mano alla mia città”.

Qual è il filo che lega il mondo del basket a quello del vino?

“Sicuramente la competizione. A basket competiamo per  un campionato, di serie B nazionale, in questo caso; nel mondo del vino si compete per promuovere la propria azienda e regione in giro per il mondo”.

Apparentemente sono due mondi che, sulla tavola, non possono stare insieme: l’atleta agonista non può bere. Oppure vogliamo sfatare questo tabù?

“Come sempre tutto va fatto in moderazione. Anche dopo le partite c’è bisogno di festeggiare: perché no, magari con un calice di buon vino!”

Come divide le sue giornate Marzia Varvaglione?

“La mattina, dopo aver accompagnato mia figlia a scuola, sono in azienda tutto il giorno. La sera, sempre insieme a lei, mi dedico a una delle mie più grandi passioni, che è il basket”.

Rispetto alla nuova stagione, al nuovo gruppo che si sta formando, quali sono le tue sensazioni?

“La squadra è molto affiatata. Un gruppo molto coeso: c’è un bellissimo spogliatoio, l’intero staff, il team, gli allenatori, il presidente trasmettono calore umano. Mi sembra di essere tornata indietro di tanti anni”.

Qual è il tuo obiettivo personale dentro la Nuovi Orizzonti?

“Portare un contributo alle ragazze sia nello spogliatoio che in campo facendo credere che tutto è possibile. Ovviamente, perché no, anche i playoff”.

Sei soddisfatta del tuo percorso cestistico, o hai qualche rimpianto, forse?

“Sono molto soddisfatta di quello che ho fatto per quanto riguarda la mia carriera (attualmente, dentro la pluripremiata azienda Varvaglione, si occupa dell’area marketing e delle vendite all’estero, ndr). Se avessi fatto soltanto la pallacanestro nella mia vita, beh, il sogno di tutti i giocatori è quello di vincere lo scudetto. Forse è questo l’unico rimpianto. Pur avendo giocato in una squadra che di scudetti, in tre anni consecutivi, ne ha vinti tre”.

 

Marzia Varvaglione e le sue compagne nel test congiunto tra prima squadra e formazione juniores – foto G. Leva

 

Ecclesia

Mons. Morelli assistente ecclesiastico “Città del SS. Crocifisso”

18 Set 2023

Mons. Pasquale Morelli, cancelliere dell’arcidiocesi, è il nuovo assistente ecclesiastico dell’associazione nazionale delle Città del SS. Crocifisso, nominato dal presidente Aldo Luongo, sindaco di Cuccaro Vetere (provincia di Salerno), in occasione della tappa di venerdì 15 settembre nella cittadina di San Pietro al Tanagro (della medesima provincia). Quest’ultima nelle settimane scorse ha aderito al percorso associativo, in un viaggio tra devozione e promozione territoriale, che ha sviluppato un grande progetto denominato “Culto del SS. Crocifisso alle pendici del Monte Ausiliatrice”, candidandosi a luogo particolarmente attrattivo nel turismo religioso in vista del Giubileo 2025.

L’associazione rivolge un filiale ringraziamento a don Beniamino Cirone, assistente ecclesiastico uscente, per l’opera svolta e per l’impegno profuso e che resterà un riferimento prezioso della comunità associativa e rivolge inoltre a mons. Morelli un rinnovato impegno al servizio delle cinquanta municipalità che aderiscono all’associazione e dei valori e degli obbiettivi a cui la stessa si ispira sempre secondo il magistero della dottrina sociale della Chiesa.

Il segretario Giuseppe Semeraro comunica infine che nelle prossime settimane ci saranno nuove adesioni, in particolare quella della comunità di Ficarazzi in provincia di Palermo, dichiarando altresì che “è nostra intenzione, in collaborazione con il nuovo assistente ecclesiastico organizzare prossimamente un evento di riflessione nell’anno del sinodo voluto da papa Francesco con autorevoli rappresentanti del mondo ecclesiale.

Popolo in festa

A Tramontone, festeggiamenti in onore di Sant’Egidio

18 Set 2023

di Angelo Diofano

Iniziano al quartiere Tramontone-Talsano i festeggiamenti in onore di Sant’Egidio da Taranto con il triduo predicato da padre Giuseppe Moni dell’istituto Cavanis con sante messe alle ore 19: mercoledì 20 a Residence Pezzavilla, via Federico di Svevia 2, giovedì 21 in via San Bonaventura 7/9, venerdì 22 al piazzale parcheggio scuola “Salvemini”.

Giovedì 21, alle ore 12.30 pranzo di comunità nel salone parrocchiale a cura dell’istituto alberghiero di Pulsano e dei volontari della parrocchia.

Venerdì 22, dalle ore 9.30-12 e dalle ore 16.30 alle 18, adorazione eucaristica animata dai gruppi parrocchiali con possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione.

Sabato 22, alle ore 19 santa messa dell’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro.

Domenica 24, sante messe alle ore 8-9.30-11-18. Alle ore 11, celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero per l’inaugurazione dell’anno pastorale parrocchiale.
Alle ore 19, processione per le vie del quartiere con la partecipazione della confraternita Sant’Egidio e l’accompagnamento della banda musicale.

I festeggiamenti civili prevedono per giovedì 22, alle ore 20.30 nell’atrio parrocchiale, la commedia dialettale “È megghie accussì… e no pescje” della compagnia teatrale “Regina Pacis”.

Venerdì 22, sempre nell’atrio parrocchiale, alle ore 20, lo spettacolo musicale “Dell’amore e del tempo” con la voce e la chitarra di Daniela Donatone, che cura anche musica e testi.

Sabato 23, dalle ore 18 alle 23, mercatini dell’artigianato e spettacoli con il fuoco, giocoleria ed equilibrismo in diversi punti del quartiere; alle ore 19, spettacolo musicale del duo “Mantua-Fuggetti” in via Gregorio VII; alle ore 21.30, sul piazzale della scuola “Salvemini”, spettacolo musicale del gruppo “StaxFunk” con le migliori hit musicali.

Infine domenica 24, dalle ore 18 alle 23, mercatini dell’artigianato sul piazzale della “Salvemini” e, per le vie del quartiere, esibizioni di fachirismo, trampolieri e calcio freestyle;  dalle ore 18 torneo di basket a cura della polisportiva “Sant’Egidio; alle ore 22, sul piazzale della parrocchia, spettacolo musicale del complesso “Poolover” official tribute band dei Pooh.

Editoriale

Il Quinto Ennio vive ancora

Quattordici ex ragazzoni rigorosamente “baby boomers” che il 13 settembre, a distanza di cinquant’anni dalla loro maturità, vi hanno fatto irruzione per ricordarla

18 Set 2023

di Antonio Tucci

Il Quinto Ennio, il giovane liceo classico nato a Taranto nel lontano 1968 per far spazio agli studenti che non potevano più trovar posto nel glorioso, ma angusto liceo classico Archita, vive ancora.

Sebbene incorporato, a partire dal 2013 e per discutibili ragioni di economia didattica, nel liceo Galileo Ferraris, un contenitore pluriforme con indirizzo scientifico, classico e linguistico, continua a vivere nella sede originaria di Via Abruzzo 13, al Rione Italia della nostra città.

Le mura e i pavimenti, i corridoi e le aule dell’edificio presentano ancora quell’aria sbarazzina che ne fu da subito la sua chiave di lettura, in contrapposizione all’austero, anche un po’ opprimente, liceo Archita.

Il Quinto Ennio è ancora vivo grazie all’impegno del suo personale, docente e non, nelle ampie progettualità del suo programma didattico, negli studenti che testardamente continuano a frequentarne i corsi a indirizzo umanistico.

Vive tutt’ora, soprattutto, nei ricordi di quattordici ragazzoni rigorosamente “baby boomers” che giorno tredici settembre, a distanza di cinquanta anni dalla loro maturità, vi hanno fatto irruzione per ricordare quei giorni di luglio 1973 quando, tra la traduzione dal greco di “Formazione di Demostene” di Plutarco e le varie tracce per il tema di italiano -io scelsi la seconda che prevedeva il commento e l’analisi dell’art 11 della Costituzione Italiana dove vien detto che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli- si consumò il rito degli esami di maturità.

Irruzione rumorosa ma pacifica, amabilmente agevolata dal dirigente scolastico dr Marco Dalbosco, dalla funzione vicaria nella figura del professor Mario Laudato, dalla complice partecipazione delle professoresse D’Elia, Laudadio, Fonseca e Liuzzi, tutte votate, come vestali della cultura classica, all’insegnamento di latino e greco.

Nell’afoso luglio del 1973, con l’azzurro Golfo di Taranto a far capolino sulle vetrate della scuola, la terza E, una sezione tutta al maschile, una vera anomalia in un panorama scolastico già all’epoca popolato di sole sezioni miste, contava ventitré alunni. Numero oggi assottigliato da un tempo che se ne è portato qualcuno via, mentre altri, distribuiti lungo lo stivale per ragioni di lavoro o per scelta di vita, non hanno potuto essere presenti.

All’accoglienza affettuosa del personale scolastico, ha fatto seguito una breve, ma emozionante visita dell’istituto, con sosta e inevitabile corredo fotografico nell’aula che ci ospitò nell’ultimo anno del liceo. Credo, ma non ce lo siamo detti, che in ognuno dei presenti siano rimbalzate le immagini di quegli anni, la tensione delle interrogazioni, la concentrazione e gli intrighi durante le prove scritte, le ombre degli Insegnanti che ora occupano altre cattedre. Senza dimenticare le pause liberatorie, la corsa al bar a metà mattinata, finalmente il momento di approcciarci all’altra metà del cielo, i bagni della scuola avvolti nel fumo delle prime sigarette consumate in condivisione.

Abbiamo colto l’attimo. Cosa non impensabile alla nostra età. E ne siamo strafelici. La vita tuttavia continua su altri sentieri, consolidati ma passibili di altre cose belle. La tracciatura, all’epoca per noi inconsapevole, avvenne nel luglio del 1973, l’epoca in cui De Gregori cantava Alice. Diversamente dalla canzone, prima di prendere il volo, noi guardavamo già avanti.

E continueremo a farlo anche adesso e in futuro, ma il tredici di settembre del 2023 era giusto piegarsi verso il passato e sorridere per come la vita ci ha sorriso. La nostalgia ha sempre il gusto di un placebo.

Formazione cristiana

Oratorio teatrale alla Madonna della Fiducia

18 Set 2023

di Angelo Diofano

Un’originale modalità di svolgere l’oratorio è quella adottata dalla parrocchia della Madonna della Fiducia, in via Emilia, a Taranto. Si tratta – spiega il parroco don Cristian Catacchio – dell’“oratorio teatrale” che sarà messo in atto da educatori e animatori parrocchiali con un programma di attività finalizzato, attraverso catechesi e momenti vari di animazione, oltre che alla preparazione ai sacramenti, alla rappresentazione di un lavoro teatrale su temi afferenti alla vita di fede legata all’attualità.

L’iniziativa è stata suddivisa per due fasce d’età di partecipanti: per i piccoli dai 6 ai 9 anni e per i giovani dai 10 ai 18 anni; avrà inizio dal 7 ottobre e si svolgerà ogni sabato dalle ore 17 alle ore 18.30. Le iscrizioni sono già aperte.
Per informazioni: 340.2692930 (Fabio); 347.9298812 (Paola); 329.1257649 (Mariana).

Sono anche in corso le iscrizioni per il Gruppo Scout Taranto 12 della parrocchia, suddivisi in lupetti e lupetti (8-11 anni), esploratori e guide (12-15 anni), rover (16-21 anni). Info: 350. 5261154 (Gianni), 329.6176607 (Rita).

Infine il parroco informa che sono in corso i preparativi per la festa in onore della Titolare che avrà luogo a metà ottobre e che coinciderà con le celebrazioni per il cinquantesimo della parrocchia.

Archeologia

Convegno su Aristosseno, grande tarantino teorico musicale, deluso da Aristotele

17 Set 2023

di Silvano Trevisani

“Aristosseno di Taranto. Un intellettuale tra la Magna Grecia e Atene” è stato il tema di un convegno organizzato dall’Associazione Amici del Castello aragonese e dall’Associazione di cultura classica, in collaborazione con il Conservatorio Paisiello che lo ha ospitato. Relatore è stato lo storico Amedeo Visconti dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che di Aristosseno e della classicità legata alla Taranto magnogreca si è occupato in numerosi saggi.

Il convegno è stato coordinato da Lucio Pierri. Dopo aver ricordato i due precedenti convegni organizzati dagli Amici del Castello, Pierri ha proposto un breve inquadramento del periodo storico nel quale visse e si formò Aristosseno, filosofo legato ad Aristotele che viene considerato, tra le altre cose, il primo teorico musicale.

Nell’occasione, abbiamo rivolto alcune domande al professor Visconti.

Il tema del convegno ci porta al legame tra Taranto, un tempo spartana, e Atene che si rafforza attraverso Aristosseno. Come si configura questo legame?

Aristosseno nasce a Tarato in una realtà molto legata all’altra grande figura del IV secolo a. C. che è quella di Archita. Il padre di Aristosseno era personaggio vicinissimo ad Archita, anche lui studioso di musica. Lui ha una formazione iniziale alla musica di tipo pitagorico, perché questa formazione avviene proprio all’interno dell’ambiente architeo. Ma in seguito si sposta ad Atene, per accostarsi alla scuola di Aristotele, alla quale si lega. Quello che cerco di mostrare è proprio l’influenza che su di lui hanno tutti e due questi ambienti, quello pitagorico tarantino e quello aristotelico.

La bellezza e la musica

Aristosseno si occupa della bellezza, ma il suo modo di intenderla ha relazione con il concetto un po’ abusato che viene veicolato oggi?

L’idea di bellezza di cui si occupa Aristosseno è un concetto ideale, tutto legato alla filosofia, ma anche alla musica, che anch’essa vista in rapporto alla filosofia.

Ma la musica non codificata come poteva essere trasmessa e veicolata teoricamente, senza che ci fosse ancora il pentagramma? É un musica pratica o solo teorica?

Noi conosciamo poco della musica greca. Abbiamo dei testi con presenza di notazione musicale, che presentano segni interpretabili come note, ma certo sono pochi e di epoca molto successiva ad Aristosseno, perché fondamentalmente di età imperiale romana. Ma certamente è molto quello che ci sfugge, gli stessi concetti propri del lessico musicale antico non corrispondono esattamente a quelli che noi utilizziamo. Molto, lo ripeto, è quello che ci sfugge, però Aristosseno rappresenta la prima grande teorizzazione. Egli scrive dei trattati di teoria musicale che erano dei punti fermi, perché poi tutta la tradizione musicologica dei secoli successivi fondamentalmente si rifà ad Aristosseno, che quindi è il primo grande sistematore della teoria musicale.

Un grande “deluso”

Aristosseno, dobbiamo dirlo, è anche ricordato come un grande deluso, quasi incompreso nonostante la sua grandezza e questo fa pensare al gioco delle preferenze sempre presente nei luoghi del potere culturale.

Sì, c’è una tradizione tarda che ce lo dice, della quale a mio avviso non c’è motivo di dubitare, ma è certo che lui aspirava alla successione ad Aristotele come capo del liceo. Aristotele gli preferisce Teofrasto e questo lo avrebbe deluso profondamente al punto da spingerlo a insultare Aristotele, da poco morto. Questa storia dell’insulto è forse un aneddoto però il dato della delusione non ci sono motivi per metterlo in dubbio.

Una delusione che ricade anche su Taranto, che però è soprattutto delusa dal fatto di non aver avuto una più precisa contezza del lavoro dei suoi grandi del passato, di Archita e Aristosseno soprattutto, ma anche di Leonida.

I meccanismi della tradizione ci dicono che sono autori dei quali fondamentalmente abbiamo solo frammenti. Di Aristosseno però abbiamo due opere di teoria musicale che ci consegnano parti abbastanza cospicue. Da questo punto di vista la situazione di Aristosseno è molto migliore e ci fa capire molto meglio rispetto ad Archita di cui noi abbiamo davvero solo pochi frammenti.

Uniti nel dono

Nel capolavoro di Giò Ponti
il cantiere dell’ospitalità e della casa

Don Ciro e la sua idea di parrocchia: “Non esiste senza uno dei suoi tre pilastri: la liturgia, la catechesi e la carità”. La dedizione di don Ciro Alabrese a chi si trova in difficoltà è possibile grazie a un’offerta: quella che permette a 32mila sacerdoti di dedicarsi agli altri.
“La Chiesa – ha ricordato Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa – grazie anche all’impegno dei nostri preti, è sempre al fianco dei più fragili e in prima linea per offrire risposte a chi ha bisogno”

16 Set 2023

di Mimmo Laghezza

La sua non è parrocchia di periferia, di marginalità territoriale e sociale. Ma le sacche d’indigenza sono oramai distribuite, seppur disegualmente, su tutto il territorio cittadino e don Ciro Alabrese è parroco della Concattedrale di Taranto, l’opera progettata da Giò Ponti oltre cinquant’anni fa, che ci racconta di arte contemporanea non di sfarzo.
Il committente, mons Guglielmo Motolese – allora arcivescovo di Taranto –, chiese un segno tangibile di chiesa post-conciliare, una testimonianza pratica del processo riformista in atto nella Chiesa: Ponti capì. Non fece fatica a capire, perché un altro percorso di ‘riforma’ era in atto nel suo intimo. Sapeva peraltro che sarebbe stata una delle sue ultime grandi opere e non gli sembrò frutto del caso che fosse stato chiamato a progettare uno spazio sacro. Il fatto che Guglielmo (come oramai lo chiamava) fosse un padre conciliare alzava in modo incredibile la sfida. Era indiscutibilmente la ‘sua’ sfida.
Nel ventre della creatura di Guglielmo e Giò trova sostanza la Chiesa di Francesco: del dono, dello sguardo fisso agli ultimi, del contrasto alla povertà da privilegiati dalla vita. Perché essere poveri non è una colpa!

 

Don Ciro, hai sviluppato diverse iniziative solidali negli anni del tuo parrocato in Concattedrale; incominciamo a parlare dell’emporio solidale che è già attivo, sebbene non sia stato ancora inaugurato ufficialmente.

L’emporio solidale è la parte finale di un cammino direi di collaborazione, di solidarietà: nel tempo del Sinodo, riusciamo a concretizzare un lavoro iniziato più di 9 anni fa. Allora non potevamo immaginare dove ci avrebbe condotto la grandezza del magistero di Francesco e questo cantiere della solidarietà e della carità, all’interno della Concattedrale è un “cantiere dell’ospitalità e della casa” ante litteram, che è stato possibile realizzare grazie innanzitutto alla disponibilità della comunità parrocchiale.
Perché se è vero che non è mai mancato il supporto della Caritas parrocchiale, in parallelo abbiamo cominciato a collaborare con diverse associazioni, tra cui gli ‘Amici di Manaus’, onlus di ispirazione cristiana, che avendo la sede in viale Magna Grecia – quindi di fronte alla Concattedrale – mi ha chiesto la disponibilità a depositare gli alimenti da distribuire ai bisognosi in uno spazio all’interno della parrocchia. Man mano questa collaborazione tra noi e loro ha preso nuove forme, ho pensato che un garage non utilizzato potesse fare al caso nostro, gradualmente il progetto è cresciuto fino ad arrivare a seguire più di 300 famiglie.

Da qui l’idea – mutuata – dell’emporio solidale…

Volevamo che il principio fondante fosse la valorizzazione e la responsabilizzazione della persona che è in una situazione di fragilità; come tutte le parrocchie, eravamo in un certo senso abituati alla cosiddetta ‘consegna del pacco’: ora volevamo andare oltre, non fermandoci al sostentamento fisico, ma puntando lo sguardo all’incontro con la persona. Un incontro che fosse rispettoso della sua dignità, della sua sensibilità. Ora, chi viene a chiederci aiuto prende quello di cui ha bisogno come se dovesse fare la spesa: ha una scheda con un punteggio – ovviamente tutto gratuito – e prende quello di cui necessita.

Don Ciro, l’emporio solidale è funzionante ma non l’hai inaugurato…

A me interessava che fossimo concreti e che dessimo sostanza ai nostri convincimenti. Poi viene la forma: che nel nostro caso può aiutare altre persone a conoscere questa nuova realtà. L’inaugurazione ufficiale la faremo il 19 novembre, nella Giornata mondiale dei poveri. Il tema di quest’anno è “Non distogliere lo sguardo dal povero”; l’emporio solidale mi sembra il modo migliore per onorare quella ricorrenza evitando parole vuote, lontane dalle vere necessità delle persone.

Pensando al risvolto sociale, come la città ha accolto questa tua intuizione?

Faccio parlare i numeri: a Natale e Pasqua, da diversi anni, chiediamo che ai panettoni e alle colombe sia affiancata una bottiglia d’olio; pensavamo ci servissero duecento bottiglie d’olio con duecento panettoni (o colombe): abbiamo accantonato per l’emporio 350 bottiglie d’olio. Non mi stupirò mai abbastanza del cuore di questa città che pure non è ai primi posti nazionali per reddito pro-capite.
Quando il lunedì mattina e il mercoledì pomeriggio apriamo l’emporio, si crea una fila consistente; l’aspetto che a me commuove è vedere come tanti cittadini – non solo abitanti in questo quartiere, che magari neanche partecipano alla messa domenicale e che forse neanche sono credenti – vengono a donare generi alimentari: ne han sentito parlare o hanno visto dall’alto dei loro palazzi queste file: c’è una grande generosità, una grande disponibilità da parte dei tarantini con questa meravigliosa risposta.
Insieme a questo, c’è anche un altro aspetto che a me piace tantissimo evidenziare: l’impatto educativo nei confronti delle giovani generazioni. Grazie all’emporio, quest’anno abbiamo avuto quattro scuole secondarie di secondo grado che hanno fatto l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro, nella solidarietà.

È questa la tua idea di parrocchia, quindi?

Ogni comunità parrocchiale si fonda su tre pilastri: la liturgia, la catechesi e la carità; se manca uno dei tre, non c’è la parrocchia. La comunità della Concattedrale ha sviluppato, da questo punto di vista, negli anni proprio questa dimensione.

In Concattedrale è da poco attivo anche lo Sportello di accompagnamento sanitario gratuito: un dono che ti sei fatto e che hai fatto all’intera città per il tuo venticinquesimo di sacerdozio.

Sì, ho chiesto che non sprecassero soldi per i soliti regali, ma che convogliassero su quel progetto le loro attenzioni. Uno sportello di accompagnamento sanitario gratuito che è composto anzitutto dal dottor Francesco Zito (per gli amici Ciccio), neurochirurgo in pensione, da alcuni volontari della Squadra del sorriso e altri della Caritas. A questi si aggiungono vari medici della città insieme alla Cittadella della carità e alla clinica Villa verde che offrono gratuitamente alcuni servizi e visite a coloro che non se lo possono permettere.
Lo sportello è strutturato con un centro di ascolto medico, collaboratori e avvocati per sostenere i nostri amici bisognosi in pratiche per loro molto complesse da sbrigare, da soli.
Il bene è diffusivo: il bene genera altro bene, contagia; ma il bene lo vogliamo fare bene, rispondendo anche ad altri tipi di povertà come il bisogno per tanti anziani di ottenere una richiesta o una prenotazione medica. Abbiamo anche fatto un accordo con il Banco farmaceutico per velocizzare l’acquisizione dei medicinali da parte di chi ha difficoltà a raggiungere la farmacia vicino casa.
Lo sportello di accompagnamento sanitario gratuito lo abbiamo intitolato a don Tonino Bello, servo di Dio, che per me e per tanti sacerdoti pugliesi che hanno avuto la gioia, l’onore e piacere di incontrarlo e ascoltarlo, rimane una testimonianza sempre viva.

Premio

Sabato sera in Concattedrale il Premio A.ge.

foto ND
15 Set 2023

di Angelo Diofano

Torna il Premio A.Ge. Taranto (Associazione genitori) che, con il patrocinio morale del Csv Taranto, si terrà, alle ore 19.30 di sabato 16 settembre, nel salone della Concattedrale. Accolti dal parroco, mons. Ciro Marcello Alabrese, condurranno la serata Cosimo Murianni e Gabriella D’Andria, rispettivamente presidente e segretaria di A.ge Taranto, l’onlus di volontariato organizzatrice della manifestazione.

Giunto alla sedicesima edizione, il premio è nato da un’idea dei coniugi Anna Maria Bianchi e Franco Cinquegrana, colonne portanti dell’associazione A.ge Taranto della quale sono stati presidenti.

Presentando l’iniziativa, il presidente Cosimo Murianni, ha spiegato che «quest’anno premieremo anche personalità e realtà associative che si sono distinte nel loro impegno nella valorizzazione del territorio e della comunità tarantina. La nostra è una città troppo spesso penalizzata da una narrazione che ne ha evidenziato solo gli aspetti negativi, come l’ex Ilva, e non le tante eccellenze e positività. Oggi il premio A.Ge. Taranto vuole segnalare anche le nostre “cose belle” che, forse, sono “solo” una goccia nel mare, ma dobbiamo ricordare che quella goccia può fare la differenza».