Alluvione

Alluvione in Emilia Romagna, card. Zuppi (Cei): “Prevenzione e messa in sicurezza non possono restare lettera morta”

foto Ansa-Sir
20 Set 2024

“Vicinanza e solidarietà” alle tantissime persone sfollate a causa dell’alluvione e delle esondazioni in Emilia Romagna e nelle Marche. È quanto esprime il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, invitando tutte le comunità parrocchiali a farsi prossime e a pregare per quanti stanno vivendo questa nuova sofferenza. In contatto telefonico con i vescovi delle diocesi colpite, il cardinale fa suo l’auspicio di mons. Mario Toso nella lettera indirizzata a tutta la popolazione della Chiesa di Faenza-Modigliana: “Il nostro cuore possa chiedere e sentire, in mezzo a tanta frustrazione, una nuova speranza”. “Speranza non è sinonimo di ingenuità, ma è quella forza che aiuta a guardare con fiducia al domani, anche quando tutto sembra, ancora una volta, perduto. Di fronte a questo dramma che torna ad abbattersi sul territorio dell’Emilia Romagna e delle Marche, siamo chiamati, come Abramo, a restare saldi nella speranza contro ogni speranza”, afferma il presidente della Cei. Nel ringraziare quanti – Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e volontari – si stanno adoperando nei soccorsi alla popolazione, il cardinale rinnova l’appello alle Istituzioni affinché si mettano in atto tutte le misure necessarie per andare incontro alle esigenze delle famiglie e delle comunità locali, oltre che per evitare che catastrofi del genere si ripetano con tale frequenza. “Ancora una volta – osserva – vediamo la fragilità del nostro territorio. Prevenzione e messa in sicurezza della Casa comune non possono restare lettera morta, ma sono azioni necessarie e doverose”.

 

Formazione al sacerdozio

Seminario: l’arcivescovo Ciro Miniero all’apertura anno formativo 24-25

20 Set 2024

di Angelo Diofano

Martedì 24 settembre nella cappella del seminario di Poggio Galeso, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la santa messa in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno formativo.
Ne dà notizia il rettore, don Francesco Maranò. Farà seguito un momento di convivialità.

 

Tracce

Incriminabili per lesa maestà

(Frame from website https://www.avvenire.it/)
20 Set 2024

di Emanuele Carrieri

Il processo Open Arms, in cui è imputato il ministro Matteo Salvini, è una vicenda che va ben al di là del pur clamoroso caso specifico, per il fatto che sono in gioco i fondamentali di uno stato di diritto e riguarda la presenza e la esistenza dei limiti del potere. Le reazioni alla richiesta della procura – sei anni di reclusione, per sequestro di persona plurimo, omissione e rifiuto di atti di ufficio – lo affermano. Non si risponde sulla ricostruzione del fatto e sulla violazione della legge, ma si dice che i giudici devono arrestarsi di fronte al potere. Secondo la presidente del Consiglio, “è incredibile che un ministro rischi sei anni per aver svolto il proprio lavoro difendendo i confini”. Di conseguenza, un ministro può agire con ogni mezzo – anche in violazione della legge – nell’esercizio delle proprie funzioni. Quindi, si possono difendere i confini anche infrangendo le leggi nazionali e quelle internazionali, anche incappando nel reato di sequestro di persona e di omissione di atti di ufficio. Ma tutto questo sottolinea che si vuole piegare lo stato di diritto alla ragione politica. In senso contrario, l’articolo 96 della Costituzione prevede che “Il presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono esposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria”. Non prima, però, dell’approvazione da parte del Parlamento, che, per Salvini, è stata data il 30 luglio 2020, escludendo così il carattere persecutorio dell’indagine in corso. Ma non si contesta l’accusa mossa al ministro nel merito, solamente le si nega legittimazione. Con fatica la difesa del ministro contrasterà sui fatti le ricostruzioni dei magistrati inquirenti: non sarà semplice perché la normativa internazionale è chiara e le forzature sono più che evidenti, ma è su questo che si dovrebbero giocare le sorti del processo e i giudizi dell’opinione pubblica. Le reazioni della attuale maggioranza sembrano invece più predisposte al principio di lesa maestà: non si può mettere sotto processo l’indirizzo politico di un governo. Abusano del proprio potere quelle procure che indagano sui comportamenti dei responsabili dei ministeri che operano con fini politici che devono rimanere insindacabili e incensurabili dalla magistratura, quali che essi siano (la “difesa del confine”, in questo caso). E tralasciano che mai gli organi di governo possono operare contro la Costituzione o gli impegni internazionali cui pure i poteri costituiti si devono conformare. Allora, se sequestro di persona c’è stato, se si doveva assicurare lo sbarco e questo è stato respinto, se non si sono assicurati i diritti fondamentali delle persone coinvolte, mettendo a rischio la loro sicurezza, è giusto che pure un ministro sia sottoposto a un regolare processo e sia dichiarato colpevole da un tribunale. Ma questo può deciderlo solo il giudice competente, non la pubblica accusa, non il governo, non la maggioranza, non i partiti, non i mezzi di comunicazione e gli organi di informazione e neanche l’opinione pubblica. C’è un argomento di fondo: non può e non deve essere consentito a qualcuno, nemmeno a un ministro della Repubblica, cercare di influenzare l’esito di un giudizio, fino a compromettere il principio costituzionale della autonomia e della indipendenza dell’ordine della magistratura da ogni altro potere. È a questo punto che si tocca un altro profilo delicato di tutta questa vicenda. In via generale, non può negarsi che chiunque possa dare solidarietà a chiunque, si può anche esprimere ogni tipo di parere, di giudizio, di opinione sul merito dell’operato della magistratura e dei giudici. Siamo nel tempo in cui prevale il principio “ho la bocca e posso parlare” oppure “sui social posso scrivere ciò che mi pare e piace”. Il punto centrale è: il governo non deve mai delegittimare il potere della magistratura, glielo vieta il rispetto della divisione dei poteri. In attesa dell’udienza del 18 ottobre, durante la quale ci sarà l’arringa dell’avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Salvini, vanno ribaditi altri punti, meno tecnici e più politici. Non è in discussione, in questo processo, il diritto di difendere i propri confini: una difesa che nell’agosto del 2019 non fu in risposta a una aggressione, a un assalto, a una invasione, a un attacco. Allora, veramente si vuol fare credere che poveri cristi recuperati in mare, infraciditi da cammini difficoltosissimi e da traversate pericolosissime, tanto più donne e bambini, sono un rischio per la sicurezza nazionale? E la risposta è sì solo se si approva la pericolosa equazione “immigrato irregolare uguale portatore di criminalità”. Una generalizzazione grave, forse preoccupante, umanamente e socialmente. Il soccorso di chi corre il rischio della vita è sempre un dovere morale, a prescindere dalle appartenenze politiche. Quel dovere che i pescatori di Lampedusa hanno sempre applicato senza chiedere ai naufraghi da portare in salvo se sono irregolari o no: sono anzitutto persone. Salvarle non è un reato, è un principio di civiltà, tanto più se ci si professa fedeli di quel Cristo che ha difeso gli ultimi, gli emarginati, i discriminati, le prostitute, senza realizzare per loro bordelli, Cristo che ci chiama a visitare i prigionieri, ad accogliere lo straniero, a dividere quel poco che abbiamo. Non è chiudendo i porti che si risolve il problema.

Festival

Festival Francescano: a Bologna dal 26 al 29 settembre sugli 800 anni delle stimmate di San Francesco

20 Set 2024

Oltre 100 incontri, iniziative, presentazioni di libri ed eventi on stage scandiranno l’edizione 2024 del Festival francescano che si svolgerà, dal 26 al 29 settembre, a Bologna, in piazza Maggiore. Il tema sarà “Attraverso ferite” con  riferimento agli 800 anni delle stimmate ricevute da San Francesco. Sarà – spiegano i promotori – una profonda riflessione sulle “ferite e sul dolore che ogni giorno attraversano il mondo, nel richiamo alla figura storica, spirituale e rivoluzionaria di San Francesco e al suo messaggio universale”. “Affinché le ferite si trasformino in feritoie, occorre guardarle, riconoscerle. Non esistono cure immediate e non vogliamo intendere la guarigione come mera eliminazione del sintomo”,  spiegano gli esponenti del Movimento francescano dell’Emilia-Romagna, che organizza l’evento: “mai come ora abbiamo bisogno di prenderci cura gli uni degli altri”.  A “Francesco, dalle cicatrici alle stimmate” sarà dedicato, giovedì 26 settembre, il convegno che apre il Festival e che coinvolgerà il medievalista Jacques Dalarun, massimo conoscitore dell’opera di San Francesco, i ricercatori Pierluigi Licciardello e Pietro Delcorno, la storica dell’arte Rosa Giorgi. Al Festival dialoghi e lezioni con Massimo Recalcatim, Stefania Andreoli, Carlotta Vagnoli, Roberto Mancini, Pierdante Piccioni, Giovanni Salonia, Antonio Scabio, Chiara Giaccardi, Mauro Magatti, fra Paolo Benanti e Pablo Trincia. L’annuale Lectura Dantis, appuntamento del cartellone, in questa XVI edizione è affidata a Marta Cartabia, che commenterà il III Canto del Purgatorio della Commedia per parlare di giustizia terrena e divina. Si parlerà delle ferite, dei traumi, degli sconvolgimenti mondiali, visibili e invisibili, causati dalla guerra in Medio Oriente e delle tante difficoltà e impedimenti incontrati dalle missioni umanitarie con il direttore della Ong – Onlus Medici con l’Africa Cuamm don Dante Carraro e l’immunologo, Alberto Mantovani.
Su emigrazione, emarginazione e dialogo interreligioso si confronteranno il card. Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, fra Francesco Patton, Custode di Terra Santa e fra Stefano Luca, responsabile del dialogo ecumenico e interreligioso per il Vicariato Apostolico dell’Arabia Meridionale. Pietro Morello, creator venticinquenne da 3 milioni e 700 mila follower su TikTok e più di 500mila su Instagram, racconterà le sue missioni umanitarie in Africa e negli ospedali pediatrici. Mentre le scrittrici e studiose della Shoah Francesca Cosi e Alessandra Repossi parleranno della vita di Oskar Schindler. Dalla prevenzione al contrasto della violenza sulle donne, quali leggi e nuove culture potranno finalmente garantire pari opportunità per tutti: su questi temi interverranno il cantante Giovanni Caccamo con la Nazionale Italiana di Basket con Sindrome di Down, la conduttrice del programma di Rai3 “Sulla via di Damasco” Eva Crosetta, l’avvocata e attivista Cathy La Torre. Sugli abusi subiti da donne consacrate nella Chiesa, il confronto tra Anna Deodato, Membro del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Cei, e lo storico delle religioni Alberto Melloni insieme alla giornalista Luisa Bove. E ancora, il poeta e scrittore Davide Rondoni, il direttore della Libreria Editrice Vaticana Lorenzo Fazzini, il commento al testo di San Francesco “Lodi di Dio Altissimo” della filologa Giuseppina Brunetti e del teologo Pietro Messa, le vignette di sorrisi e pensieri evangelici di don Giovanni Berti (Gioba), il curatore del canale YouTube Religione Online, Lorenzo Galliani, il teologo e scrittore Paolo Curtaz, il giovane frate e scrittore francese Sylvain Detoc. Il programma completo su www.festivalfrancescano.it.

Catechesi

Assemblea regionale dei catechisti con i vescovi

20 Set 2024

di Paolo Simonetti

Nel pieno del cammino sinodale e all’inizio di un nuovo anno pastorale le Chiese di Puglia si danno appuntamento a Bari per un incontro molto speciale: catechisti e vescovi insieme per parlare di come iniziare alla vita di fede, per realizzare il compito di annunciare il Vangelo. Dieci anni fa, proprio nel capoluogo di regione pugliese, furono consegnati a tutte le chiese d’Italia, gli orientamenti per l’annuncio e la catechesi dal titolo “Incontriamo Gesù”. Facendo memoria di questo evento e in continuità col lavoro svolto nelle varie regioni italiane, saranno più di mille i coordinatori parrocchiali della catechesi che, accompagnati dai loro direttori diocesani, si ritroveranno sabato 21 settembre, nel vasto ed elegante salone convegni nella sede della Legione allievi della Guardia di Finanza di Bari.

Dopo il convegno svoltosi a luglio a Ostuni con le equipe degli uffici catechistici diocesani, arcivescovi e vescovi di Puglia consegneranno una lettera, indirizzata a tutti i catechisti e alle comunità parrocchiali di Puglia, per delineare alcune linee comuni per la catechesi e l’annuncio.
Sviluppando la metafora della bussola, la lettera vuole sottolineare l’importanza della nostra vocazione battesimale. “Solo dalla relazione intima con Cristo, infatti, si rinnova il fascino di essere discepoli missionari (cf. Evangelii Gaudium 120), in continuo apprendistato alla scuola dell’Unico Maestro. In un momento storico segnato da stanchezza e smarrimento, anche nelle nostre parrocchie, ripartire dalla scelta vocazionale e preferenziale di Cristo significa riappropriarci del nostro essere abitati dal Signore, amati da Lui, per essere segno e strumento della sua presenza vivificante nel nostro oggi storico”.

Ricco e intenso il programma della giornata. Tra gli ospiti ci saranno l’arcivescovo di Torino mons. Roberto Repole e mons. Valentino Bulgarelli, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale che si confronteranno sul tema, guidati dal giornalista di Tv2000 Gennaro Ferrara.

Uno spazio sarà anche dedicato all’arte con l’esibizione di Christian Di Domenico che porterà in scena il suo monologo ‘U Parrinu’, dedicato alla splendida figura del beato Pino Puglisi, sacerdote palermitano ucciso dalla mafia. Accompagnerà la giornata il noto gruppo musicale Godplay Christian Band.

Anima dell’incontro saranno l’arcivescovo di Bari, mons. Giuseppe Satriano, presidente della Conferenza episcopale pugliese; mons. Francesco Neri, presidente della commissione regionale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi e don Francesco Nigro, segretario della medesima commissione.

La delegazione tarantina comprende circa 130 persone, fra sacerdoti e catechisti, appartenenti a quasi quaranta parrocchie dell’arcidiocesi.

Questo il programma: ore 8.30 arrivi e accoglienza; ore 9 saluti, introduzione, preghiera con l’arte guidata da don Francesco Simone; ore 9.30 inizio dei lavori, con mons Francesco Neri, presidente della commissione; ore 10 talk show con mons. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e mons. Valentino Bulgarelli, direttore ufficio catechistico nazionale con il dott. Gennaro Ferrara di Tv2000 quale moderatore; ore 11.30 presentazione e consegna della lettera ai catechisti di Puglia; ore 12 spettacolo teatrale ‘U Parrinu’, di e con Christian Di Domenico; ore 13.30 conclusioni e saluti da parte di mons. Giuseppe Satriano, presidente della Conferenza episcopale pugliese e don Francesco Nigro, segretario della commissione.

 

* coordinatore diocesano dell’ufficio catechistico

 

Diocesi

Incontro alla Santa Maria del Galeso per ricordare il dramma del campo Sant’Andrea

20 Set 2024

di Angelo Diofano

‘Beati gli operatori di pace’ è il titolo dell’incontro che si terrà domenica 22 alle ore 19 nei locali della parrocchia Santa Maria del Galeso e che verterà sull’opera di Paolo VI e di mons. Guglielmo Motolese in favore dei reclusi del campo di concentramento ‘Sant’Andrea’, al quartiere Paolo VI, che si trovava nelle immediate vicinanze dell’attuale centro commerciale.

Dopo i saluti del parroco don Salvatore Magazzino e del rettore dell’Università della terza età di Crispiano, avv. Michele Zuppardi, interverranno: il cav. Antonio Cerbino, presidente della Federazione provinciale di Taranto dell’Associazione nazionale combattenti e reduci; la dott.ssa Tiziana Mappa, responsabile dell’area umanistica dell’Università della terza età di Crispiano; Cosima Marseglia, figlia di Francesco Marseglia, internato nel campo di concentramento. I lavori saranno moderati da Andrea Chioppa, presidente del comitato permanente di studi e ricerche del campo di concentramento dell’Università della terza età di Crispiano. Durante la serata è prevista la testimonianza di ragazzi del clan del gruppo scout ‘Taranto 15’.

L’iniziativa s’inserisce nell’ambito del programma dei festeggiamenti in onore della Madonna della pace.

La storia del campo

”Ogni più piccolo segno d’insofferenza viene punito con giorni di prigionia trascorsi in cellette che un cane disdegnerebbe; è proibito ai familiari di vedere, è inibita ogni possibilità di difesa, perché non viene comunicata loro l’accusa specifica. Sono considerati fuorilegge, pari a gente per cui ogni norma civile è abolita. Tenuti in condizioni igieniche inammissibili, denutriti, molti sono ridotti veri scheletri viventi, la tubercolosi si diffonde paurosamente, il tifo petecchiale ha già mietuto qualche vittima”: così scriveva il 24 marzo del 1946 il quotidiano cittadino La Rinascita a proposito del campo di prigionia ‘Sant’Andrea’.

 “In quel campo, di cui il comando alleato deteneva il comando, giunsero a essere internati fino a 10mila prigionieri italiani suddivisi in dieci grandi recinti – racconta il prof. Vittorio De Marco, docente universitario, che alla vicenda ha dedicato un capitolo del suo libro “Taranto – La Chiesa e la Città nel Novecento” (Scorpione Editrice)  – Si trattava di italiani in parte catturati dagli alleati in Algeria nelle isole dell’Egeo e in Tunisia, altri ancora erano ex appartenenti alle forze armate nazi-fasciste e soldati italiani provenienti da Creta che formavano la cosiddetta ‘Legione volontari italiani in Grecia’. Un migliaio erano i repubblichini trasferiti dal campo di concentramento di Afragola (in provincia di Napoli). Una particolare categoria era quella cosiddetta dei “recalcitranti”: militari di formazioni SS e di polizia (perlopiù altoatesini bilingue), elementi provenienti da Brigate Nere, Legione Muti, X Flottiglia Mas, paracadutisti della Folgore, giovanissimi delle formazioni al comando del maresciallo Graziani”.

Il prof. De Marco evidenzia il trattamento pessimo riservato ai prigionieri (alcuni dormivano addirittura sulla nuda terra) e le condizioni igieniche penosissime nel campo, riportate in un appunto del Ministero dell’Interno, informato dal prefetto Binna.

All’inizio della vicenda la città mostrò non adeguata sensibilità, ma man mano cominciò a montare lo sdegno, che si trasformò in una grandiosa mobilitazione popolare per dar vita a innumerevoli atti di solidarietà. Tutto ciò non ha mai avuto il meritato riconoscimento, ma si è sempre in tempo per provvedere.

“Tra i prigionieri vi è una grande depressone morale – scriveva a Roma la sezione diocesana della Pontificia Commissione di assistenza – causata dalla scarsa alimentazione, dall’energica sorveglianza inglese, dalla mancata liberazione dopo la discriminazione fatta nei loro riguardi dagli alleati, dall’impossibile contatto dai loro familiari”.

Per migliorare il trattamento dei prigionieri il ministro dell’Interno Romita autorizzò l’anticipazione di un milione di lire sui fondi disponibili per l’assistenza con approntamento di pacchi viveri e il necessario per confezionare il pane, l’alimento che in quel tempo scarseggiava di più.

Il 10 marzo del 1946, dopo ripetute richieste al Comando Alleato, l’arcivescovo mons. Bernardi, sollecitato da mons. Guglielmo Motolese, all’epoca suo delegato arcivescovile, poté entrare nel campo, accompagnato da tre sacerdoti, per incontrare rappresentanze di tutte le sezioni, celebrando messa e impartendo la benedizione pastorale, distribuendo inoltre distribuire generi alimentari caricati su un autocarro. “Successivamente l’arcivescovo sollecitò i parroci, i fedeli, associazioni ed enti vari per la raccolta di viveri – evidenzia il prof. De Marco – ottenendo una massiccia risposta. All’interno del campo quanto donato (oltre ai generi di prima necessità inviati direttamente dal Santo Padre) fu poi trasportato con ben settanta camion. Dal canto suo l’Azione cattolica diocesana effettuò anche due-tre visite settimanali ai detenuti per distribuire pacchi inviati dalle famiglie o confezionati dagli iscritti. Mons. Bernardi si occupò anche dello smistamento della corrispondenza fra i prigionieri e loro familiari”.

Ma tra i prigionieri perdurava il desiderio di libertà

“Dalla metà di febbraio del ’46 – spiega il ricercatore – gli alleati avevano promesso che il Campo di Taranto sarebbe passato sotto il controllo delle autorità italiane, con la conseguente consegna dei colpevoli dei vari reati alla giustizia e il ritorno a casa gli innocenti, ma il provvedimento tardò ad arrivare, fra l’indignazione dei parenti degli internati, di giorno in giorno sempre più forte. La tensione intorno al campo aumentò notevolmente con sparatorie e incidenti, soprattutto quando i familiari tentavano di avvicinarsi ai reticolati”.

Il passaggio del campo ‘Sant’Andrea’ alle autorità italiane fu finalmente annunciato per metà aprile, ma il 9 dello stesso mese ci fu una rivolta fra i prigionieri; la protesta rientrò ma la tensione rimase. “L’11 aprile ci fu infine l’evasione di massa: 3mila prigionieri fuggirono senza violenze e con il tacito consenso delle autorità inglesi – riferisce il prof. De Marco – La maggior parte di loro si diresse verso la città in cerca di mezzi di fortuna per ritornare nelle proprie famiglie. Molti si fermarono nelle caserme dove furono convinti a tornare al campo per attendere il passaggio di consegne alle autorità italiane che avrebbero organizzato il ritorno a casa. La maggior parte si diresse in arcivescovado dove vennero rifocillati”.

“Alla fine di aprile – conclude – nel campo si trovavano ancora tremila internati e solo nei primi di giugno ci fu lo sgombero. La città finalmente poté uscire da quell’incubo  e che nel contempo le dette occasione di vivere giornate di grande solidarietà umana e di vero spirito cristiano”.

Popolo in festa

Domenica 22, la processione dell’Addolorata

20 Set 2024

di Angelo Diofano

Si concludono a Taranto nella serata di domenica 22  i festeggiamenti in onore della Beata Vergine Addolorata a cura della confraternita Ss.ma Addolorata e San Domenico.

Dopo la recita dei primi vespri nella chiesa di San Domenico (ore 17.30), che saranno presieduti dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, alle ore 18 uscirà la processione con il seguente itinerario: via Duomo, piazza Castello, discesa Vasto, via Garibaldi, piazza Fontana e pendio San Domenico, nella cornice delle luminarie della ditta Memmola di Francavilla Fontana.
Durante la sosta in via Garibaldi, davanti alla chiesa di San Giuseppe, spettacolo di fuochi pirotecnici a mare a cura della ditta Itria Fireworks di Martina Franca.

Presteranno servizio i complessi bandistici cittadini “Lemma” diretto dal m° Giuseppe Pisconti e “Santa Cecilia” diretto dal m° Giuseppe Gregucci.

Fra i momenti più significativi dei festeggiamenti, ricordiamo la serata del premio ‘Cuore di donna 2024’ assegnato all’associazione di volontariato Simba Odv, operante dal 2009 sul territorio jonico “per il suo encomiabile impegno, sia nel sostenere i bambini ospedalizzati nel reparto di Oncologia pediatrica del SS. Annunziata e le loro famiglie, sia nell’affrontare il difficile momento legato alla degenza ospedaliera, e contemporaneamente anche per l’opera di promozione e sensibilizzazione sul tema dei diritti del bambino in ospedale attraverso l’adozione della Carta dei Diritti dei bambini e degli adolescenti in ospedale, anche all’esterno dell’ambiente ospedaliero”.

Il premio è stato ritirato dalla presidente Debora Cinquepalmi e dalla sua collaboratrice Alexia Serio.

Istituzioni

Mario Guadagnolo nominato nuovo direttore del Mudit – Masseria Solito

foto G. Leva
19 Set 2024

di Silvano Trevisani

Mario Guadagnolo è stato nominato, con apposito decreto, dal primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, nuovo direttore del Mudit “Museo degli Illustri Tarantini e Casa di Cesare Giulio Viola”. Succede, nell’incarico, al dimissionario Riccardo Pagano, che in realtà non ha mai assunto a pieno la sua funzione, dal momento che l’istituzione culturale era ferma per la mancanza di un ente gestore.

La nomina del nuovo direttore segue di alcuni giorni l’affidamento della gestione per sei anni del Museo al raggruppamento temporaneo di soggetti giuridici composto dalle associazioni “Noi e Voi”, “Mangrovie”, dalla società cooperativa “Kairos” e dalla s.r.l.s. “Instill”. Si tratta di associazioni e imprese impegnate nel sociale, che dovranno garantire la gestione dei servizi a disposizione del pubblico.

Guadagnolo, il cui incarico è a titolo gratuito, si avvarrà del contribuito di alcuni collaboratori, e si occuperà della programmazione dell’attività culturale del Mudit. Del resto l’ex sindaco, e già difensore civico del Comune, vanta una lunga esperienza di operatore culturale, come presidente dell’Associazione culturale “I giovedì letterari della Biblioteca Acclavio”. Sodalizio che organizza, in collaborazione con la stessa biblioteca comunale, eventi culturali, presentazioni di libri, mostre d’arte, incontri letterari e convegni di carattere storiografico.

Guadagnolo

“Sono onorato – ci ha detto Guadagnolo – di assumere questo incarico per la direzione culturale di un luogo simbolo della rinascita culturale di Taranto. Nei prossimi giorni presenterò alla stampa le idee e i programmi che saranno organizzati avvalendoci della preziosa collaborazione di uomini di cultura e operatori”.

Se, quindi, Guadagnolo si occuperà di coordinare le manifestazioni che avranno luogo negli spazi di via Platea, la gestione della struttura. Ovvero degli spazi espositivi, dell’archivio multimediale realizzato grazie alla collaborazione di studiosi locali, della biblioteca, del bookshop e del bar, toccherà al raggruppamento temporaneo di soggetti giuridici che si sono aggiudicati la gestione dell’istituzione, dopo il secondo bando emanato dal Comune nei mesi scorsi.

Ricordiamo che il Mudit è sorto, nella masseria Solito, che fu anche residenza temporanea della famiglia Viola, a seguito della luna battaglia condotta dal Centro di cultura Cesare Giulio Viola. Dopo aver salvato dalla distruzione la masseria, proponendo al Comune uno scambio di aree a favore dell’azienda che l’aveva acquisita per realizzarvi civili abitazioni, il Centro culturale presentò anche il progetto esecutivo che si aggiudicò fondi regionali del bando “Community Library”.

Acclavio

Sempre rimanendo il ambito “bibliotecario”, nei giorni scorsi, inel corso della conferenza stampa tenutasi nell’agorà della Biblioteca Civica Pietro Acclavio, sono state presentate le “linee di indirizzo per la programmazione delle attività culturali – promozione della lettura 2025- 2025”. Linee ispirate “al diritto delle cittadine e cittadini ad accedere liberamente alla cultura, all’informazione, alla documentazione, alle espressioni del pensiero e della creatività umana, quali fondamenti della società civile e della convivenza democratica sopra esposti, al fine di rendere sempre più la biblioteca un luogo della quotidianità per la comunità jonica”.

“I progetti – si legge in una nota diffusa dal Comune – si strutturano in una serie di percorsi di lettura costruiti sulle collezioni della Biblioteca in modo da toccare vari ambiti e argomenti, coinvolgendo alunne e alunni per l’intero anno scolastico. La biblioteca Acclavio da sempre elabora e realizza programmi di lettura volti alla conoscenza del patrimonio librario a scopo educativo e ricreativo. Il rapporto con le scuole, infatti, è da sempre considerato una importante opportunità”.

Solidarietà

Il 21 e 22 settembre a Macerata la sedicesima edizione di “Un pasto al giorno” della Comunità Papa Giovanni XXIII

19 Set 2024

Sarà Macerata ad accogliere, il 21 e 22 settembre, la sedicesima edizione di “Un pasto al giorno”, l’iniziativa di solidarietà e speranza organizzato dalla Comunità papa Giovanni XXIII.

Il gesto nasce da un impegno che il suo fondatore, don Oreste Benzi, avvertì in prima persona quando conobbe il dramma della malnutrizione in Africa, a metà degli anni Ottanta. “Tornerò in Italia e lo dirò a tutti”: questa la promessa di don Benzi. L’evento, quest’anno, si inserisce all’interno degli eventi promossi per celebrare il centenario (appena avviato a Rimini) della nascita di don Benzi, con una serie di appuntamenti in memoria del sacerdote nato il 7 settembre 1925. È per questo che con “Un pasto al giorno” arriva anche un ricordo speciale per chi vorrà lasciare la propria offerta: il calendario 2024-2025, quale sprone a trasformare il mondo un giorno alla volta, con ciascun mese dedicato a un tema cruciale, come la lotta contro la povertà, l’accoglienza dei più deboli, l’importanza dell’istruzione. In un contesto storico fortemente provato da guerre, crisi economiche e cambiamenti climatici, la papa Giovanni XXIII, attiva da più di 50 anni in 40 Paesi del mondo, a partire da questo segno simbolico propone un’azione concreta in un territorio come le Marche in cui, con le sue 20 strutture e realtà di accoglienza, la Comunità offre aiuto a oltre 100 persone: a Macerata le sue 6 sedi accolgono circa 30 persone che qui trovano un posto a tavola, accoglienza e sostegno per ricostruire il proprio futuro. “Con il calendario dedicato a don Oreste – spiega Matteo Fadda, responsabile generale della Comunità papa Giovanni XXIII – vogliamo lanciare il messaggio che ogni giorno abbiamo l’opportunità per fare la differenza. Lui ci ha insegnato che la vera trasformazione avviene attraverso l’amore e la comprensione degli altri, e questo dono che verrà distribuito in piazza è un invito a vivere quotidianamente con questo spirito”.

Per info: www.unpastoalgiorno.org.

Consiglio permanente Cei

Dal 23 al 25 settembre la sessione autunnale del Consiglio episcopale permanente della Cei

foto Siciliani Gennari-Sir
19 Set 2024

La sessione autunnale del Consiglio episcopale permanente si svolgerà da lunedì 23 a mercoledì 25 settembre a Roma, nella sede della Cei. I lavori, che saranno introdotti lunedì alle ore 16 dal cardinale presidente Matteo Zuppi, si focalizzeranno sulla prima Assemblea sinodale, in calendario dal 15 al 17 novembre: saranno infatti presentati e definiti il programma, il metodo di lavoro e la logistica.
In vista di questo appuntamento, si legge in una nota della Cei, i vescovi sono chiamati ad approvare i “Lineamenti”, il documento che orienterà l’Assemblea sinodale. All’ordine del giorno anche l’approvazione della bozza di schema del documento sull’Insegnamento della religione cattolica (Irc) preparata dalla Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università. Sono previste, inoltre, una comunicazione sulla Settimana sociale dei cattolici in Italia che si è tenuta a Trieste dal 3 al 7 luglio e l’approvazione dei Messaggi per la 36ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2025) e per la 47ª Giornata per la Vita (2 febbraio 2025). Mercoledì 25 settembre, alle ore 15.30, il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, incontrerà i giornalisti a conclusione dei lavori.

 

Eventi nazionali

Centro di ricerca “Culture di genere” dell’Università Cattolica: “Nelle organizzazioni bisogna dare forza alla motivazione delle donne”

19 Set 2024

“Nelle organizzazioni bisogna dare forza alla motivazione e all’ambizione delle donne”: a dirlo è la psicologa australiana Michelle Ryan che da anni studia i fattori che limitano il progresso delle donne nei contesti organizzativi. L’occasione, un incontro delle delegate alle Pari opportunità del centro di ricerca interateneo “Culture di genere” invitate in Università Cattolica di Milano aperto dal saluto del rettore Elena Beccalli che ha evidenziato le linee guida e azioni concrete, ideate e realizzate nel triennio dall’avvio del Gender equality plan nella convinzione che “parità non significa negare le differenze ma valorizzarle”.
Questo Centro che riunisce le università milanesi potrà essere un luogo per contrastare i pregiudizi culturali. Ryan, intervenuta a distanza,  introdotta dalla professoressa Claudia Manzi, docente di Psicologia della leadership in Università Cattolica, ha evidenziato come nell’analisi dei contesti organizzativi che perpetuano le disuguaglianze invece di promuovere le competenze, le motivazioni e i contributi delle donne “sono spesso create condizioni per valorizzare e premiare tratti stereotipicamente maschili, pensando a una leadership come intrinsecamente forte, energica e ambiziosa”. Per questo serve una cultura organizzativa inclusiva che promuova un senso di appartenenza e di sostegno per tutti. Dopo le analisi e le riflessioni della Ryan, è seguita una tavola rotonda fra le delegate alle pari opportunità delle università milanesi, aperta dalla professoressa Raffaella Iafrate, delegata del rettore per le Pari opportunità dell’ateneo: “La filosofia che ha guidato e indirizza le scelte della task force sulle Pari opportunità si basa sul fatto che le Pari opportunità costituiscono la possibilità di esprimere e affermare l’uguale dignità di tutte le persone nel rispetto della loro unicità differenziante. Per questo – ha detto – sono coinvolte tutte le realtà che hanno a che fare con le differenze di tipo generazionale, etnico, religioso, socio-economico, di abilità motorie e cognitive, e con le loro intersezioni”.

Diocesi

Il vescovo di Hasselt, mons. Patrick Hoogmartens, in visita all’arcidiocesi

19 Set 2024

Mons. Patrick Hoogmartens, vescovo della diocesi di Hasselt, nel nord-est del Belgio, è stato recentemente nella nostra arcidiocesi, accolto calorosamente dalla comunità parrocchiale della San Francesco de Geronimo, nel quartiere Tamburi, accompagnato da don Gianluca Loperfido, sacerdote tarantino attualmente in missione in Belgio. La visita è stata davvero un ponte di fratellanza tra la diocesi di Hasselt e quella di Taranto, segnando un momento di unità spirituale e culturale tra il Belgio e l’Italia.
Il vescovo ha avuto l’opportunità di ammirare le bellezze di Taranto, città con una storia millenaria che affonda le sue radici nella Magna Grecia. Tra i momenti più significativi della visita, l’incontro con il nostro arcivescovo mons. Ciro Miniero, descritto da entrambi come un’occasione preziosa di scambio e amicizia, che ha accolto il confratello belga nel maestoso episcopio.

Mons. Hoogmartens inoltre ha celebrato la santa messa in San Francesco de Geronimo e successivamente ha visitato il quartiere Tamburi, noto per le sue complessità sociali e ambientali, dedicando particolare attenzione alle situazioni locali.
Ha incontrato i giovani che frequentano i campi di calcio parrocchiali, portando loro parole di incoraggiamento e speranza. La visita ha incluso anche una tappa al centro di accoglienza per i senza fissa dimora, dove il vescovo, accompagnato dal direttore Caritas don Nino Borsci, ha condiviso un momento di preghiera con gli ospiti, mostrando grande sensibilità verso le realtà di marginalità e povertà.

Prima del suo rientro in Belgio, il vescovo mons. Hoogmartens ha espresso gratitudine per l’accoglienza ricevuta. “Taranto mi ha colpito profondamente, è davvero un pezzo di paradiso in terra – ha dichiarato -. Ho sentito l’amore e la generosità della sua gente”.