Eventi di sensibilizzazione

Martina Franca per le vittime di incidenti stradali

14 Nov 2024

di Angelo Diofano

La 13.ma Giornata mondiale per le vittime di incidenti stradali, dal titolo ‘La vita… spezzata’,  sarà celebrata il 15 e 16 novembre a Martina Franca a cura della locale Ato (Associazione trapiantati d’organo), di cui è presidente l’ex agente di Ps Onofrio Cavallo, e con il patrocinio della Polizia di Stato.
Venerdì 15 in piazza Roma dalle ore 8 alle 13.30 stazionerà il ‘pullman azzurro’ della Polizia di Stato, attrezzato per fornire informazioni e attuare attività di prevenzione in favore degli studenti e la Lamborghini ‘Huracan’ riservata al trasporto di organi destinati al trapianto; sarà allestito anche uno stand informativo del Moto Club San Martino con la presenza di educatori di sicurezza stradale. Infine, a cura della Polizia locale, avrà luogo l’iniziativa ‘Vigili per un giorno’ riservata agli alunni delle scuole cittadine.

Sabato 16, alle ore 18 da piazza XX settembre si terrà una fiaccolata per le vie cittadine in memoria delle vittime degli incidenti stradali che giungerà alla chiesa Regina mundi dove alle ore 19 il parroco don Martino Mastrovito celebrerà la santa messa in suffragio; seguirà la consegna di una borsa di studio donata dalla famiglia Sallustio in ricordo della cara Alessandra.

Festeggiamenti patronali

Si concludono a Martina Franca le celebrazioni in onore di San Martino

14 Nov 2024

di Angelo Diofano

Si concludono in questo fine settimana a Martina Franca le celebrazioni novembrine in onore di San Martino, nella basilica a lui intitolata, durante le quali si è riflettuto sul tema della preghiera, nell’anno dedicatole da papa Francesco per prepararci a vivere il Giubileo 2025. 

Venerdì 15, alle ore 19, presiederà la celebrazione eucaristica il parroco della San Francesco d’Assisi di Martina Franca mons. Vincenzo Annicchiarico, il quale alle ore 20 guiderà l’incontro sul tema “La preghiera del popolo di Dio: fra ‘sensus fidei’ e devozione”, con la partecipazione delle confraternite.

Sabato 16, alle ore 19 la santa messa sarà presieduta da don Giovanni Nigro, parroco della San Giovanni Battista di Monteiasi; alle ore 20 si terrà ‘Note di Infinito’, con meditazioni e musiche organistiche eseguite dal maestro Paolo Palazzo.

Infine domenica 17, alle ore 19 celebrerà la santa messa mons. Fabio Ciollaro, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, il quale terrà l’omelia sul tema “La preghiera della comunità cristiana”.

Diocesi

Intervista all’arcivescovo Miniero sulla necessità di una formazione culturale della fede

A margine del terzo corso di formazione avviato dall’ufficio diocesano Cultura, diretto da don Antonio Rubino, su “I Cristiani nel mondo pellegrini di speranza”

foto G. Leva
13 Nov 2024

di Silvano Trevisani

“I Cristiani nel mondo pellegrini di speranza” è il tema del terzo corso di formazione avviato dall’ufficio diocesano Cultura, diretto da don Antonio Rubino, nelle attività pastorali per l’anno 2024-2025. Si tratta di un corso che vuole offrire riflessioni di alto livello culturale a una platea di laici e sacerdoti che vogliono approfondire temi di natura religiosa e teologica, utili a una crescita propria e della comunità. In grado di diventare, è stato detto, esso stesso artefice di una “teologia del popolo”.Al primo dei sette incontri che, fino a giugno, si svolgeranno nella parrocchia San Roberto Bellarmino, e del quale riportiamo i contenuti in altro articolo, ha partecipato l’arcivescovo Ciro Miniero, che ha chiuso i lavori.
A monsignor Miniero abbiamo rivolto alcune domande proprio sulla necessità di recuperare una formazione culturale che, tra i credenti, sembra oggi piuttosto carente.

Si avverte ancora la necessità di quella che negli anni Ottanta venne definita, dalla Commissione teologica internazionale, “inculturazione delle fede”? È forse anche più necessaria oggi?

È più necessaria anche all’interno dei nostri territori. Perché di fatto il riferimento alla fede è sempre meno marcato nella scelta delle persone, nella vita della gente. Tante volte abbiamo proprio la necessità di comprendere mentalità e scelte. Per questo abbiamo anche bisogno di ricollocarci nuovamente per poter dare l’annuncio della fede e richiamare i valori cristiani, sia nella nostra testimonianza, sia anche come annuncio esplicito. Quindi, l’inculturazione, che una volta pensavamo necessaria solo per i territori di missione, adesso più che nei tempi passati, è importantissima anche nelle nostre terre, nelle nostre città.

La cultura, quella che si somministra normalmente nella società, appare sempre più “lontana”. Gli eventi esterni, cittadini, le cerimonie, persino alcune manifestazioni civili organizzate nell’ambito di eventi religiosi, sembrano di natura completamente diversa, come mancasse la capacità di rappresentare la cultura cristiana.

Sì, perché non c’è più la decodificazione di quei segni che avevano maggiore incidenza in un contesto culturale nel quale il cristianesimo era ben radicato. Quanto più ci si allontana dalla cultura cosiddetta cristiana, tanto più diventa difficile che anche i segni vengano letti in una maniera giusta. Spesso anche quelli che ci appartengono.

Quindi, c’è anche bisogno di un recupero, da parte degli enti ecclesiali, associazioni di ambito cattolico, congregazioni, e così via, di una presenza culturale più marcata.

Sì, c’è bisogno di leggere quel segno all’interno di un nuovo assetto di società. E quindi occorre tutta l’attenzione nostra a dare dei segni che siano ben interpretati, altrimenti facciamo un controservizio alla fede. Semplicemente perché diamo il nostro annuncio con dei segni che non sono decifrabili, e indecifrabile diventa in noi anche il mistero della nostra fede. E con l’andar del tempo questo diventa un controsenso.

Drammi umanitari

Save the Children: circa 300.000 bambini fuggiti dal Libano verso la Siria per cercare sicurezza

foto Afp-Sir
13 Nov 2024

di Daniele Rocchi

Nelle ultime sette settimane, circa 300.000 bambini sono fuggiti dal Libano verso la Siria per cercare sicurezza a causa dell’aggravarsi del conflitto, ed arrivare in un Paese in cui i bisogni umanitari non sono mai stati così alti. Lo denuncia Save the Children che, in una nota, riferisce che “molti bambini viaggiano da soli, separati dai genitori o dalle famiglie. Essi sono a rischio di abusi, malattie e soffrono per la carenza di cibo, mentre l’inverno incombe. Si stima che il 70% degli sfollati dal Libano alla Siria sia siriano, mentre il resto è libanese o di altre nazionalità. Le Nazioni Unite stimano che circa il 60% sia costituito da bambini e adolescenti, molti dei quali hanno un disperato bisogno di cure mediche, riparo, cibo e acqua”. Almeno 1,2 milioni di persone in Libano, un quinto della popolazione totale, ricorda Save the children, sono sfollate da quando la violenza si è intensificata, compresi molti dei rifugiati siriani (in totale 1,5 milioni circa) che hanno trovato rifugio in Libano dall’inizio del conflitto nel loro Paese, 13 anni fa. Ora i bambini sfollati e le loro famiglie tornano in un Paese, la Siria, che sta soffrendo a causa di 13 anni di guerra e della conseguente crisi umanitaria ed economica, nonché per il devastante terremoto dello scorso anno che ha colpito il 38% della popolazione. Più del 72% della popolazione in Siria, pari a circa 16,7 milioni di persone, ha bisogno di assistenza: il numero più alto dall’inizio della crisi nel 2011. Si stima che il 45% sia costituito da bambini. “Le comunità – dichiara Rasha Muhrez, direttore della risposta di Save the Children in Siria – hanno un estremo bisogno di assistenza umanitaria, ma il sostegno internazionale si è quasi esaurito. Abbiamo bisogno urgente di fondi che diano priorità ai bisogni e alla ripresa dei bambini, dei giovani sfollati e delle comunità che li ospitano. L’accesso all’istruzione e il sostegno alla salute mentale e al benessere dei minori sono esigenze fondamentali in questo momento, così come l’investimento in programmi di recupero precoce per salvaguardare il loro futuro. La comunità internazionale deve sostenere con forza gli appelli per un cessate il fuoco e prevenire ulteriori violenze che stanno avendo un impatto così devastante sulla regione”. Save the Children e i suoi partner stanno sostenendo le persone in arrivo dal Libano attraverso la distribuzione di coperte, cibo, acqua e altri beni di prima necessità. Dall’ottobre 2023, abbiamo intensificato la nostra risposta nel Libano meridionale, sostenendo i bambini e le famiglie libanesi, siriane e palestinesi sfollati a causa della violenza.

Solidarietà

Colletta alimentare: il 16 novembre in oltre 11.600 supermercati italiani

13 Nov 2024

“Vi auguro che questa condivisione non sia soltanto una vicinanza pratica, necessaria e indispensabile per aiutare nell’emergenza, ma possa anche diventare occasione per trovare soluzioni che sconfiggano fame e isolamento, offrendo nuove prospettive di vita e lavoro”: è l’auspicio espresso dal card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, rivolgendosi al Banco alimentare che sabato 16 novembre promuove la consueta colletta alimentare in oltre 11.600 supermercati italiani, sotto l’Alto patronato del presidente della Repubblica. “Il Banco alimentare – ha proseguito il card. Zuppi – da tanti anni ci coinvolge e crea occasioni di condivisione. In realtà, quello che ci viene chiesto è un piccolo gesto, che diventa grande perché è un gesto di solidarietà e di attenzione. È importante già solo sapere che qualcuno ha pensato a me e che la mia condizione di difficoltà è stata presa in carico”. Dal presidente Cei un appello a partecipare alla raccolta: “Condividere i bisogni per condividere il senso della vita. È proprio così, perché solo nella condivisione troviamo il senso della vita. Troviamo il senso del Vangelo, infatti, partendo dai fratelli più piccoli di Gesù, che dobbiamo amare e sul cui amore saremo giudicati: ‘perché avevo fame e mi hai dato da mangiare’”.
Il 16 novembre i 150mila volontari del Banco alimentare, identificabili dalla pettorina arancione, accoglieranno nei supermercati chi vorrà contribuire acquistando alimenti a lunga conservazione – come olio, verdure e legumi in scatola, conserve di pomodoro, tonno e carne in scatola, e alimenti per l’infanzia – che saranno poi distribuiti a oltre 7.600 organizzazioni partner in tutta Italia (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc..) che sostengono oltre 1.790mila persone. La Colletta alimentare, gesto con il quale la Fondazione Banco alimentare aderisce alla Giornata mondiale dei poveri 2024 indetta da Papa Francesco, è resa possibile grazie alla collaborazione con la Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv, la Cdo Opere sociali, l’Esercito, l’Aeronautica militare, l’Associazione nazionale alpini, l’Associazione nazionale bersaglieri, e il Lions Club International. Dal 16 al 30 novembre sarà possibile donare la spesa anche online su alcune piattaforme dedicate: per conoscere le modalità di acquisto dei prodotti e i punti vendita aderenti all’iniziativa è consultare il sito.

Corso di formazione

La Chiesa, pellegrina nella storia

Inaugurato, alla presenza dell’arcivescovo Ciro Miniero, il terzo corso di formazione organizzato dall’ufficio Cultura

foto G. Leva
13 Nov 2024

di Lorenzo Musmeci

L’ufficio diocesano Cultura ha avviato le attività pastorali per l’anno 2024-2025, dando inizio al terzo corso di formazione sul tema: I Cristiani nel mondo pellegrini di speranza. L’argomento sarà trattato nel corso di sette incontri, che si svolgeranno durante tutto quest’anno pastorale, con cadenza mensile.

Il primo appuntamento sul tema ‘La Chiesa, pellegrina nella storia si è svolto martedì 12 novembre, nell’auditorium S. Roberto Bellarmino. Gli incontri sono curati da don Antonio Rubino, vicario episcopale per la cultura, e sono guidati dal prof. Lino Prenna, docente universitario.
Al primo incontro, nonché serata inaugurale del corso, ha partecipato anche mons. Ciro Miniero, arcivescovo della diocesi di Taranto, il quale ha accettato volentieri di essere presente per dare inizio a questo momento di formazione e di riflessione. È intervenuto anche don Antonio Bergamo, direttore dell’ISSRM di Lecce. Dopo il saluto e l’introduzione del vicario episcopale, don A. Bergamo e il prof. Prenna hanno relazionato rispettivamente su: “La Chiesa, pellegrina nella storia” e “Il popolo, un ‘destino’ comune”. Mons. Miniero è intervenuto, offrendo una visione complessiva delle tematiche affrontate e consegnando ai presenti delle riflessioni preziose per la vita di ogni cristiano.

I Cristiani nel mondo pellegrini di speranza

Come ha ricordato don Antonio Rubino in apertura: “Il tema che abbiamo scelto,  sviluppato nell’orizzonte di speranza che illuminerà i percorsi dell’anno giubilare, si ispira ad un antico scritto, che va sotto la denominazione di Lettera a Diogneto”, i cui enunciati sulla funzione dei cristiani nel mondo continuano ad affascinare i lettori.

Il vicario episcopale ha così concluso la presentazione del corso: “Il Concilio Vaticano II nel proporre l’immagine della Chiesa, popolo di Dio, pellegrino nella storia dei popoli, solleciterà i cristiani ad essere nel mondo un segno del Dio vivo. In particolare, i laici, per l’indole secolare, che li caratterizza, sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo, guidati dallo spirito evangelico e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. L’articolazione del corso recupera anche le indicazioni emerse dall’ultima Settimana Sociale dei Cattolici, che auspicano una rinnovata e responsabile partecipazione della cattolicità italiana alla vita democratica del Paese”.

La Chiesa, pellegrina nella storia

Don Antonio Bergamo, nel suo intervento, ha sottolineato come sia sempre più frammentata la nostra coscienza di fare parte del mondo e della storia: “Ma perché si è rotta la coscienza di abitare un pianeta che è stato posto nelle nostre mani? Forse perché, nella continua oscillazione tra il senso della catastrofe imminente e l’euforia dello sviluppo, facciamo fatica a concepire l’altro che ci sta accanto come nostro compagno di strada e abbiamo la concezione che l’altro sia in competizione con noi”.

Il popolo, un “destino” comune

Il prof. Lino Prenna ha invece ripreso la definizione di popolarismo, cara al Pontefice: “In un’intervista che papa Francesco rilascia alla stampa nell’agosto del 2019, al giornalista, Domenico Agasso, che gli chiede cosa pensi del popolarismo, il pontefice risponde che il popolarismo è la cultura del popolo. È un genitivo soggettivo e oggettivo, il popolo è soggetto e oggetto della cultura, il popolo è: il farsi della storia, un destino comune, un percorso che attraversa la storia e, come un fiume, porta con sé alla foce tutto ciò che trova nel suo letto. Quella cultura del popolo si ritrova nella teologia del popolo che è un filone della teologia della liberazione”.

Le riflessioni del nostro arcivescovo

Mons. Miniero, nel ringraziare il prof. Lino Prenna, don Antonio Bergamo e don Antonio Rubino, ha affermato che gli interventi dei due relatori hanno messo al centro la vita di ciascuno dei presenti, chiamando tutti in causa. Nel ricordare la differenza cara al Papa tra massa e popolo, l’Arcivescovo ha ricordato il lavoro di Jan Baptista Cappellaro e i documenti dell’America Latina, fra i quali Puebla. Mons. Miniero ha dunque confermato i punti fermi alla base del pensiero di papa Bergoglio, mettendo in guardia i presenti dal rischio di una staticità che ci ancori al passato e che ci impedisca di spalancare le porte a Cristo.

L’arcivescovo ha concluso con queste parole: “Ecco allora l’invito a prendere il largo, come dice papa Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte (2000), prendere il largo come Pietro; così noi dobbiamo vivere, in questa dimensione di pellegrini, certo, perché sappiamo di avere sempre una meta da raggiungere man mano che camminiamo. Però dobbiamo camminare per raggiungerla, perché altrimenti non viene verso di noi. Ma sappiamo anche di avere quella spinta, quella forza che è Cristo che è venuto nella storia, che è lo Spirito che ci tira. E allora dobbiamo essere sempre un popolo pellegrino nella storia, certo di una patria, che non riusciamo a raggiungere quaggiù, perché la patria finale non è altro se non il cuore del Signore”.

Muovendo da queste premesse, il prossimo incontro del corso di formazione tratterà il tema: “I cristiani, anima del mondo”, la data sarà comunicata agli iscritti con posta elettronica.
Il corso è aperto a tutti e per iscriversi è necessario inviare la propria adesione all’indirizzo mail: cultura@diocesi.taranto.it.
Per qualunque informazione si rimanda al sito dell’Ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

 

Caritas

Rapporto Caritas 2024: una persona su 10 in povertà assoluta

Numeri allarmanti su povertà ed esclusione sociale in Italia nel 2024

foto 8xmille
13 Nov 2024

di Patrizia Caiffa

In Italia una persona su 10 vive in condizione di povertà assoluta: una cifra record che non accenna a diminuire.
Negli ultimi dieci anni l’aumento è stato ininterrotto, passando dal 6,9% della popolazione nel 2014 al 9,7% del 2023, pari a 5 milioni 694 mila poveri assoluti (2 milioni e 217 mila famiglie, l’8,4% dei nuclei). Il dato sulla povertà minorile di 1 milione 295 mila bambini poveri (il 13,8%) è ai massimi storici. Era il 13,4% nel 2022. L’inaspettata notizia è che in questi dieci anni è raddoppiato il numero di famiglie povere residenti al Nord (+97,2%), passando da 506mila nuclei familiari a quasi un milione.  Il dato nazionale è di +42,8%. È quanto emerge dal Rapporto su povertà ed esclusione sociale 2024 di Caritas italiana, intitolato “Fili d’erba nelle crepe”, presentato oggi a Roma. L’osservatorio dei centri di ascolto e servizi Caritas conferma i dati Istat: negli ultimi dieci anni il numero di persone sostenute è aumentato del 41,6% e del 5,4% nel 2023 rispetto all’anno precedente. La povertà tocca anche l’8% degli occupati, è legata alla povertà educativa, si è cronicizzata ed è multidimensionale, ossia le persone hanno problemi diversi.  A fronte di questa situazione desolante – che richiederebbe interventi governativi massicci – la Caritas registra invece il dimezzamento delle persone raggiunte dalle due nuove misure nazionali di sostegno alla povertà che hanno sostituito il Reddito di cittadinanza: ricevono l’Assegno di inclusione (Adi) 697.640 nuclei familiari, ma
sono rimaste senza supporto 331.000 famiglie, molte delle quali residenti al Nord, in affitto o nuclei monocomponenti.

Il Supporto alla formazione e al lavoro ha avuto invece un impatto ridotto, con poche persone coinvolte e percorsi di tre/quattro mesi. Caritas italiana chiede perciò di “ampliare la copertura” di queste due misure, “semplificare l’accesso” e ripristinare “un sistema di sostegno universale e continuativo che eviti l’esclusione delle tante persone in povertà assoluta” in Italia.

 

 

Al Nord è boom di famiglie povere. Oggi in Italia il numero delle famiglie povere delle regioni del Nord supera quello di Sud e Isole complessivamente. Dal 2014 al 2023 il numero di famiglie povere residenti al Nord è praticamente raddoppiato (+97,2%); se si guarda al resto del Paese la crescita è stata molto più contenuta, +28,6% nelle aree del Centro e +12,1% in quelle del Mezzogiorno. L’incidenza percentuale continua a essere ancora più pronunciata nel Mezzogiorno (12% a fronte dell’8,9% del Nord), anche se la distanza appare molto assottigliata; nove anni fa la quota di poveri nelle aree del Meridione era più che doppia rispetto al Nord: 9,6% contro il 4,2%.

Il 34% di chi è cresciuto in famiglie svantaggiate rimane in condizioni finanziarie precarie. La “povertà ereditaria” è un circolo vizioso che colpisce il 20% degli adulti europei tra i 25 e i 59 anni che, a 14 anni, vivevano in una situazione economica difficile. In Italia, il dato sale al 34%, segno di un’eredità che pesa sul futuro. Valori più alti si raggiungono solo in Romania e Bulgaria (Eurostat).

In aumento anche i working poor. Continua a crescere in modo preoccupante la povertà tra chi lavora. Complessivamente tocca l’8% degli occupati (era il 7,7% nel 2022) anche se tra dirigenti, quadri o impiegati scende al 2,8%, mentre sale al 16,5% tra operai o assimilati (era il 14,7% del 2022).

Quasi 270 mila persone incontrate o sostenute dalla rete Caritas (+5,4%). Nel 2023 nei 3.124 centri di ascolto e servizi informatizzati della rete Caritas in 206 diocesi sono state supportate 269.689 persone. Si tratta di circa il 12% delle famiglie in stato di povertà assoluta registrate dall’Istat. Rispetto al 2022 si è registrato un incremento del 5,4% di assistiti, meno che negli anni passati ma pur sempre in aumento. Tra gli assistiti 1 persona su 4 (23%) ha un’occupazione. Se si allarga lo sguardo a un intervallo temporale più ampio il dato risulta impietoso: dal 2015 ad oggi il numero di persone sostenute è cresciuto del 41,6%, soprattutto nel Sud e nelle Isole (+53,3%) e nel Nord Italia (+52,1%).
A fronte di un leggero calo dei nuovi poveri (dal 45%,3% al 41%), si rafforzano invece le povertà intermittenti e croniche: 1 persona su 4 è seguita da oltre 5 anni.

Carcere: incentivare le misure di comunità. Nel 2024 (fino al 30 settembre), i detenuti presenti nei 189 istituti penitenziari italiani risultano 61.862, a fronte dei 51.196 posti disponibili. Le persone in esubero sono dunque oltre 10mila. Nel 2024 (fino al 3 novembre) sono stati registrati 78 suicidi, un dato altissimo che si sta avvicinando a quello del 2022, quando furono 84. Caritas chiede di “incentivare fortemente le misure di comunità perché abbassano la recidiva, sono strumento di reinserimento nella comunità, rappresentano una possibile risposta al sovraffollamento”.

Nel 2024 sono state finora 222.518 le persone in carico all’Uepe (Ufficio per l’esecuzione penale esterna) che stanno eseguendo o hanno richiesto le misure di comunità. Di questi: 50.189 sono le persone in messa alla prova (misure di comunità); 46.094 le persone in affidamento in prova al servizio sociale; 21.771 in detenzione domiciliare; 1.933 in uno stato di semilibertà.

Problema abitativo: riguarda un milione e mezzo di famiglie. In Italia un milione e mezzo di famiglie vive in abitazioni sovraffollate, poco luminose e senza servizi, come l’acqua corrente in bagno. Il 5% dei nuclei fa fatica a pagare le rate del mutuo o l’affitto e le bollette.
Nei centri di Ascolto Caritas la casa è il terzo tra i problemi riportati: coinvolge il 22,7% degli assistiti. Una percentuale che aumenta al 27% se si considerano solo le persone straniere. Eppure, rileva il report Caritas, “le risposte istituzionali diminuiscono: dal 2022, i due pilastri delle politiche abitative socioassistenziali (Fondo locazioni e Fondo morosità incolpevole), non sono stati più rifinanziati”.

Ogni anno le Caritas diocesane implementano 70/80 progetti sul tema casa, coinvolgendo anche associazioni, cooperative o altri enti nei territori. In 6 anni (escluso il 2020 per la pandemia) sono stati realizzati 386 progetti, pari ad oltre 42 milioni di euro tra 8xmille e cofinanziamenti delle diocesi. I target di riferimento spaziano dagli anziani ai senza dimora, dalle famiglie straniere ai giovani studenti fuori sede.

Nel complesso, i progetti Caritas 8×1000 svolti nel 2023 sul territorio nazionale sono stati 430. Hanno riguardato per il 20% servizi socio-educativi per minori, adulti e anziani, centri diurni e attività per il contrasto alla povertà educativa. Il 18,6% è stato utilizzato per servizi di accoglienza, comunità e housing, il 18,3% per l’erogazione di cibo e aiuti materiali, mense ed empori. Il 14% dei progetti è stato dedicato ad attività di formazione professionale e inserimento lavorativo, il 5% alla formazione giovanile ed educazione sanitaria, il 3,7% ad attività finalizzate alla giustizia riparativa e sociale.

Udienza generale

L’udienza generale di papa Francesco di mercoledì 13 novembre

foto Marco Calvarese-Sir
13 Nov 2024

“Non dimentichiamo i paesi in guerra”. È l’ennesimo appello con cui papa Francesco ha concluso l’udienza di oggi in piazza San Pietro, salutando i fedeli di lingua italiana. “La martoriata Ucraina soffre, non dimentichiamo l’Ucraina!”, ha esclamato Francesco: “Non dimentichiamo la Palestina, Israele, il Myanmar e tante nazioni in guerra”. “Non dimentichiamo quel gruppo di palestinesi mitragliati, innocenti”, ha ripetuto il Papa: “Preghiamo per la pace, abbiamo tanto bisogno di pace!”.

“Nella tradizione cattolica c’è una preghiera che dice: a Gesù per Maria”, ha ricordato a braccio nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata al rapporto tra Maria e lo Spirito Santo. “La Madonna ci fa vedere Gesù, e lei ci apre le porte, sempre”, ha proseguito Francesco ancora a braccio: “La Madonna è la mamma che ci porta per mano verso Gesù. Mai la Madonna segnala sè stessa, la Madonna segnala Gesù. E questa è la pietà mariana”. “Maria, in quanto prima discepola e figura della Chiesa, è una lettera scritta con lo Spirito del Dio vivente”, ha spiegato il Papa: “Proprio per questo, ella può essere conosciuta e letta da tutti gli uomini, anche da chi non sa leggere libri di teologia, da quei ‘piccoli’ ai quali Gesù dice che sono rivelati i misteri del Regno, nascosti ai sapienti”. “Maria si offre come una pagina bianca su cui il Signore può scrivere ciò che vuole”, ha commentato Francesco: “Il sì di Maria all’angelo – ha scritto un noto esegeta – rappresenta ‘il vertice di ogni comportamento religioso davanti a Dio, poiché ella esprime, nella maniera più elevata, la disponibilità unita alla prontezza, il vuoto più profondo che si accompagna alla più grande pienezza’. Ecco, dunque, come la Madre di Dio è strumento dello Spirito Santo nella sua opera di santificazione”.

“In mezzo al profluvio interminabile di parole dette e scritte su Dio, sulla Chiesa e sulla santità – che pochissimi, o nessuno, è in grado di leggere e capire per intero – lei ci suggerisce due sole parole che tutti, anche i più semplici, possono pronunciare in ogni occasione: ‘Eccomi’ e ‘fiat’”, l’immagine scelta da Francesco. “Maria è colei che ha detto sì al Signore e con il suo esempio e la sua intercessione ci spinge a dire anche noi il nostro sì a lui, ogni volta che ci troviamo dinanzi a una obbedienza da attuare o a una prova da superare”, ha osservato Francesco, secondo il quale “in ogni epoca della sua storia, ma in particolare in questo momento, la Chiesa si trova nella situazione in cui la comunità cristiana era all’indomani dell’Ascensione di Gesù al cielo. Deve predicare il Vangelo a tutte le genti, ma è in attesa della potenza dall’alto per poterlo fare”. Tra la Madonna e lo Spirito Santo “c’è un vincolo unico, eternamente indistruttibile, che è la persona stessa di Cristo, concepito per opera dello Spirito Santo e nato da Maria Vergine, come noi recitiamo nel Credo”, ha fatto notare il Papa facendo riferimento alla Pentecoste, quando i discepoli erano riuniti attorno alla madre di Gesù. “L’evangelista Luca volutamente mette in risalto la corrispondenza tra la venuta dello Spirito Santo su Maria nell’Annunciazione e la sua venuta sui discepoli a Pentecoste, usando alcune espressioni identiche nell’uno e nell’altro caso”, ha ricordato. Poi la citazione di una preghiera in cui San Francesco d’Assisi saluta la Vergine quale “figlia e ancella dell’altissimo Re il Padre celeste, madre del santissimo Signore Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo”. “Figlia del Padre, Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo!”, ha esclamato il Papa: “Non si poteva illustrare con parole più semplici il rapporto unico di Maria con la Trinità”. Maria “è la sposa, ma è, prima ancora, la discepola dello Spirito Santo”, ha concluso il Santo Padre: “Impariamo da lei a essere docili alle ispirazioni dello Spirito, soprattutto quando Egli ci suggerisce di ‘alzarci in fretta’ e andare ad aiutare qualcuno che ha bisogno di noi, come fece lei subito dopo che l’angelo la lasciò”.

 

Strutture sportive in parrocchia

Parrocchia San Vito, inaugurato il campo di basket-volley

13 Nov 2024

di Angelo Diofano

Dopo la benedizione impartita nei giorni scorsi dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, sabato scorso, 9 novembre, la parrocchia di San Vito ha inaugurato ufficialmente il campo di basket e pallavolo, oggetto di lavori di ripristino. La struttura sportiva è stata intitolata, con l’apposizione di una targa, alle giovani Laura Suma (figlia dell’architetto, Mimmo Suma, che realizzò gratuitamente il progetto, contribuendo generosamente alle opere iniziali in cemento) e a Clementina De Rosa, prematuramente scomparse.

Il parroco don Nicola Frascella ha illustrato agli intervenuti gli sforzi compiuti dalla parrocchia per ripristinare lo spazio di gioco, con la preziosa collaborazione della Proloco San Vito Lama (presieduta da Ylenia Gallo) e di tutte le realtà parrocchiali e della famiglia De Rosa, in memoria della figlia Clementina, auspicando che le attività sportive che vi avranno luogo possano servire per la promozione umana e sociale dei giovani.
La cerimonia di inaugurazione è stata caratterizzata da gare di basket e di pallavolo, momenti di animazione con musica, degustazione di castagne, focacce e buon vino, assieme a tanto divertimento.

Erano presenti molti parrocchiani e tutte le realtà associative della San Vito assieme agli scout del gruppo Taranto 17 della parrocchia dello Spirito santo.

Città

Ma Taranto ha bisogno veramente di continuare a collezionare monumenti?

12 Nov 2024

di Silvano Trevisani

Una considerazione finale possiamo trarre dal dibattito svoltosi nella sede dell’Ordine degli architetti di Taranto sul monumento alle vittime dell’inquinamento: un tributo importante va discusso in tutte le sue dimensioni, prima di puntare alla realizzazione. Presentare un bozzetto figurativo destinato a essere realizzato in imponenti dimensioni per essere collocato sull’affaccio al mare della Città vecchia, senza nessuna preventiva discussione, ma basandosi sul pur condivisibile sentimento di solidarietà verso le vittime dell’inquinamento, non è assolutamente accettabile. È stato l’architetto Enzo De Palma a organizzare l’incontro dopo l’acceso dibattito che era seguito all’approvazione da parte del Consiglio comunale (semideserto in verità) della mozione presentata dal consigliere regionale e comunale Vincenzo Di Gregorio. Mozione che impegnava il Comune ad accettare l’abbozzo di monumento progettato dallo scultore Carmelo Conte, su commissione di un privato: l’Associazione Genitori tarantini. Gli interventi del presidente degli architetti, Paolo Bruni, del consigliare Di Gregorio dei rappresentanti di varie associazioni, ambientaliste ma anche naturalistiche, quelli degli animatori del dibattito (Enzo Ferrari, Mario Guadagnolo, chi scrive questa nota, Fabio Caffio, Pasquale Vadalà) della soprintendenza e altri operatori culturali, oltre che di Conte e del rappresentante di Genitori tarantini, Massimo Castellana, rivoltosi in verità in maniera piuttosto sgarbata nei confronti degli interlocutori, sono serviti a chiarire la situazione. La cui soluzione pare oggi decisamente riaperta e destinata a futuro approfondimento.

Per prima cosa occorrerebbe ritrovarsi d’accordo sull’opportunità di realizzare un’opera come il monumento che ha sì grande impatto sull’estetica e l’urbanistica di una città, ma che raramente si innesta pienamente con la dinamica socio-urbanistica di un territorio. Poi occorrerebbe condividere un tema, che abbia pregnanza significativa per una comunità e che si ponga in maniera positiva nella sua crescita. Una volta che la politica, attraverso autorevoli consultazioni, si sia decisa a compiere un passo, avendo scelto prima il tipo di intervento, poi la collocazione, possibilmente anche le misure di massima, e soprattutto il finanziamento dell’opera, occorrerebbe insediare una commissione di esperti autorevoli di urbanistica, arte, sociologia, antropologia, incaricati di indire un concorso di progettazione pubblico, possibilmente internazionale, tra artisti e studi d’arte. Spetterà alla commissione scegliere, dopo attenta valutazione, il progetto da avviare alla realizzazione.

Agire d’impulso, magari con il movente che l’opera è “donata” da privati, non porta mai a conseguenze positive. Come dimostrano il monumento al marinaio e tanti altri seminati in giro per la città. Tutti di qualità discutibile. In chiusura di un lungo, intenso e a tratti – naturalmente – polemico dibattito, in cui si sono utilizzate anche espressioni sinceramente inaccettabili, ci si è dati impegno ad approfondire operativamente il problema, chiedendo al giornalista Enzo Ferrari, direttore di “Buonasera Taranto”, di farsi promotore di un pubblico incontro per valutare le ipotesi operative. Che puntino a superare l’ipotesi avanzata, sulla quale però fautori e autore sono determinati a insistere.

Non capiamo però perché la battaglia contro l’inquinamento rappresentata da questa iniziativa sia esclusivamente rivolta contro la siderurgia e non anche contro gli altri agenti inquinanti: Agip, Marina Militare, porto, e così via! Solo l’ignoranza professata può far trascurare ciò che enti internazionali e dell’Onu hanno scientificamente provato: le dieci più grandi navi del mondo inquinano più delle dieci più grandi industrie. I dati li abbiamo più volte pubblicati. Se poi ci si batte per dimostrare le morti provocate dall’industria, non c’è neppure bisogno di dimostrare quelle causate dall’amianto presente sulle navi militari (soprattutto): sono circa 450 e non si discutono perché sono accertate! E infatti nessuno ne parla! Il disinquinamento del Mar Piccolo, attraverso il commissario Vera Corbelli, ha anche dimostrato che il tratto in assoluito più compromesso è quello prospiciente l’Arsenale militare.

Ci pare particolarmente opportuno chiudere ribadendo in sintesi, in questa occasione, le puntuali indicazioni forniteci, in un’intervista pubblicata nei giorni scorsi, sul nostro giornale, da Mario Panico, docente di Studi sul patrimonio culturale, alla Facoltà di studi culturali dell’Università di Amsterdam, ma originario di Taranto, che si occupa proprio di monumenti e musei della memoria: “i monumenti vengono realizzati per ricordare un episodio drammatico, elaborare un lutto, emozionare anche con intento funebre, consolare momentaneamente. Essi servono anche a consolidare un’identità nazionale e un orgoglio comunitario e per questo sono sempre stati edificati massicciamente, soprattutto con opere realistiche, dai regimi totalitari. La letteratura e gli studi recenti ci dimostrano che, alla fine, più che consolidare il ricordo alimentano la dimenticanza. (…) Possono avere ancora un senso se offrono una proiezione futura, se sono condivisibili e “vivibili”, se aprono alla speranza e chiudono alla disperazione. In tutti i casi, proprio le opere didascaliche, quelle che vorrebbero spiegare attraverso scene esplicite ed eloquenti, sono quelle da evitare”.

Più chiaro di così!

Emergenze ambientali

Cop29, Cecilia Dall’Oglio (Movimento Laudato si’): “Rilanciare un’economia di pace e una finanza sostenibile che dia nuova energia e speranza”

foto Ansa-Sir
12 Nov 2024

“L’Italia in questo annuncio ha un ruolo importantissimo con dieci istituzioni che hanno disinvestito, di cui otto vescovi”: così Cecilia Dall’Oglio, responsabile dei programmi in Italia del Movimento Laudato si’, commenta l’adesione delle realtà italiane alla campagna di disinvestimento dai combustibili fossili rilanciata oggi congiuntamente da Movimento Laudato si’, Operation Noah, World Council of Churches, Green Anglicans e GreenFaith in occasione della Cop29, il vertice delle Nazioni Unite sul clima in svolgimento a Baku, in Azerbaigian.
“È significativo – sottolinea – come tutti siano impegnati nelle proprio diocesi nelle formazione ed educazione all’ecologia integrale (come il giardino della Speranza Laudato si’, all’interno dell’episcopio del Mileto, dedicato alla memoria del giudice Livatino), molti anche nelle comunità energetiche rinnovabili ed alcuni di loro abbiano anche ruoli molto rilevanti a livello regionale e di Conferenza episcopale italiana, a conferma di quanto nella Chiesa italiana sia crescente la partecipazione verso la transizione fuori dai combustibili fossili alla luce anche della Settimana sociale di Trieste e, prima, di quella di Taranto”. “Non c’è più tempo – ammonisce Dall’Oglio – e le Acli, con questa decisione, testimoniano, nei fatti e non a parole, la propria determinazione nel chiedere provvedimenti urgenti verso le energie rinnovabili (solare, eolica e idroelettrico) in sostituzione di quelle fossili”, come il Papa – sottolinea – ha detto loro in udienza lo scorso 1° giugno per il loro 80° anniversario: “In particolare, a fronte di visioni culturali che rischiano di annullare la bellezza della dignità umana e di lacerare la società, vi invito a coltivare ‘un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole’ (Fratelli tutti, 6). È il sogno di san Francesco di Assisi e di tanti altri santi, di tanti cristiani, di tanti credenti di ogni fede. Fratelli e sorelle, sia anche il vostro sogno!”. Dall’Oglio ricorda poi che “lanciammo due anni fa con Azione cattolica italiana ed altre realtà l’appello della ‘Campagna italiana di disinvestimento cattolico dalle fonti fossili per un’economia di pace’, entrando nella stagione invernale con il cuore stretto ai nostri fratelli e sorelle al freddo in Ucraina. Oggi, sentiamo ancora maggiormente di rilanciare con questo annuncio – conclude – un’economia di pace e una finanza sostenibile che davvero dia nuova energia e speranza”.

Caritas

I poveri sono in continuo aumento, a colloquio col direttore della Caritas

12 Nov 2024

di Silvano Trevisani

La Caritas diocesana di Taranto, in occasione della VIII Giornata mondiale dei Poveri del 17 novembre, ha accolto l’invito di papa Francesco e ha organizzato due giorni di preghiera e riflessione, come riportiamo in altro articolo
(https://www.nuovodialogo.com/2024/11/12/a-taranto-la-viii-giornata-mondiale-dei-poveri-2/).

Prendendo spunto dall’evento, che ha come tema: ‘La preghiera del povero sale fino a Dio’, abbiamo rivolto alcune domande al direttore della Caritas diocesana, don Nino Borsci.

La Giornata mondiale dei poveri, che è una delle iniziative nate dal Giubileo della Misericordia, sembra riguardare una platea sempre più ampia. Se è vero che i poveri sono in costante aumento.

È proprio così. Al di là di quello che vanno sostenendo i politici, i poveri sono in continuo aumento e… sono sempre più poveri. E tra loro anche tanti che hanno un lavoro sottopagato. Gli strumenti di sostegno a disposizione sono assolutamente insufficienti. A che serve l’una tantum di 600 euro per una famiglia che deve far fronte a tante spese, spesso al fitto di casa e alle utenze indispensabili?

Anche nel nostro territorio?

Purtroppo sì. E come Caritas siamo sempre più sollecitati, da tutte le parrocchie, con continue richieste (e noi proviamo a sensibilizzarle a nostra volta invitandole all’iniziativa del 17). Che ci sforziamo di soddisfare, ma con enorme difficoltà. L’unica sostegno continuo è quello del Banco alimentare, che però non può esaudire tutte le esigenze. Ma non abbiamo altro.

Cosa si potrebbe fare, specificamente nel territorio?

Ci sono molti che potrebbero dare una mano concreta. Penso ai grandi centri commerciali, che occupano un posto preminente nel territorio, ma anche alle imprese industriali più floride; penso alla Camera di commercio e agli altri enti che avrebbero la possibilità di contribuire per alleviare le sofferenze di una pare consistente della popolazione.

La Caritas sostiene anche altre iniziative. Un impegno crescente.

Possiamo farlo grazi ella disponibilità di volontari encomiabili che fanno letteralmente miracoli. Pensiamo al Centro per i senzatetto in città vecchia, che accoglie quotidianamente i suoi poveri in un ambiente pulito, ordinato, disponibile. Pensiamo all’accoglienza degli immigrati, che la Caritas svolge per il tramite della Confraternita di Maria SS. della Scala. Ecco perché c’è bisogno di maggiore sostegno da parte di coloro che possono darlo.

Papa Francesco sollecita la Chiesa all’”uscita”. Ma come rispondiamo?

In maniera troppo tiepida. Non possiamo, da uomini e soprattutto da credenti, fare a meno di vivere la carità. La sollecitazione che ci rivolge Francesco è quella di educare ed educarci alla carità, impegnandoci personalmente e aiutandoci reciprocamente. Facendoci tramite del progetto di Dio. Il Vangelo di domenica scorsa, che indicava l’apprezzamento di Gesù per la vedova che versava al tempio tutto quel poco che le era necessario per vivere, è un insegnamento sublime. Ognuno è chiamato a contribuire come può, ma senza la carità non si adempie alla propria missione cristiana a umana. Questa Giornata si propone di incoraggiare innanzitutto i fedeli a opporsi alla cultura dello scarto e dello spreco, abbracciando invece la cultura dell’incontro.

Per i dettagli dello svolgimento della Giornata a Taranto, leggere altro articolo in questo sito.