Leone XIV

Uno sguardo sulla libertà di stampa nel mondo, dopo le parole di papa Leone

Oltre 550 giornalisti incarcerati, 124 uccisi e 95 scomparsi solo nel 2024: la repressione della stampa dilaga tra regimi autoritari e zone di conflitto

ph Regimenti-Sir
13 Mag 2025

di Andrea Regimenti

“Permettetemi allora di ribadire oggi la solidarietà della Chiesa ai giornalisti incarcerati per aver cercato di raccontare la verità, e con queste parole anche chiederne la liberazione di questi giornalisti incarcerati. La Chiesa riconosce in questi testimoni – penso a coloro che raccontano la guerra anche a costo della vita – il coraggio di chi difende la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, perché solo i popoli informati possono fare scelte libere. La sofferenza di questi giornalisti imprigionati interpella la coscienza delle Nazioni e della comunità internazionale, richiamando tutti noi a custodire il bene prezioso della libertà di espressione e di stampa”: le parole pronunciate da papa Leone XIV nel suo incontro con gli operatori della comunicazione hanno riacceso i riflettori sul problema della libertà di stampa che, nel panorama globale contemporaneo, è sempre più minacciata da fattori esterni che ne compromettono l’esercizio in numerosi paesi. L’anno 2024 ha mostrato, ancora una volta, quanto il giornalismo indipendente venga ostacolato da regimi autoritari, conflitti armati, violenza politica e repressioni sistematiche. Secondo i dati forniti da organizzazioni internazionali come il Committee to protect journalists (Cpj) e Reporter senza frontiere (Rsf), oltre 550 giornalisti sono stati incarcerati nel 2024, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. Il numero di giornalisti uccisi ha raggiunto 124, il dato più alto dal 2007, con una parte significativa di queste vittime coinvolte in conflitti, come quello tra Israele e Gaza, che ha visto la morte di 85 cronisti. Inoltre, la preoccupante cifra di 95 giornalisti scomparsi mette in luce la crescente gravità della situazione. Le regioni più colpite da queste violazioni sono l’Asia e il Medio Oriente, con paesi come la Cina, il Myanmar, l’Iran, e la Turchia che detengono il maggior numero di giornalisti imprigionati. Questi dati evidenziano l’urgenza di difendere il diritto a una stampa libera, capace di informare senza timori di censura o ritorsioni violente.

 

Giornalisti incarcerati (2024-2025)

Il numero di giornalisti incarcerati nel mondo è rimasto elevato nel 2024/25. Secondo il Cpj, sono stati censiti 361 giornalisti detenuti al 1° dicembre 2024, il secondo valore più alto di sempre. Reporter Senza Frontiere stima il totale a 550 giornalisti incarcerati, con un aumento del 7% rispetto al 2023.

I principali “carcerieri” a livello globale sono paesi con regimi autoritari, che giustificano le incarcerazioni con accuse di reati generici, come “anti-stato” o terrorismo. Le regioni più colpite sono:

  • Asia: 111 detenuti (circa il 30% del totale)
  • Medio Oriente/Nord Africa: 108 detenuti (molti in Israele e nei territori palestinesi)

 

Paesi con il maggior numero di giornalisti incarcerati:

  • Cina: 124 detenuti (11 a Hong Kong)
  • Myanmar: 61 detenuti
  • Iran: 49 detenuti
  • Turchia: 37 detenuti
  • Arabia Saudita: 29 detenuti
  • Russia: 25 detenuti
  • Egitto: 21 detenuti
  • Etiopia: 18 detenuti
  • Afghanistan: 15 detenuti
  • Bielorussia: 12 detenuti

 

Giornalisti uccisi (2024-2025)

Il 2024 ha visto un aumento significativo degli omicidi di giornalisti. Il Cpj ha registrato 124 giornalisti uccisi, il numero più alto dal 2007. La maggior parte delle vittime è stata coinvolta in conflitti armati, in particolare durante la guerra tra Israele e Gaza, dove sono stati uccisi 85 giornalisti.

Altri Paesi con un alto numero di vittime sono:

  • Siria: 9 uccisi
  • Ucraina: 6 uccisi
  • Messico: 5 uccisi (la violenza da parte della criminalità organizzata e le mafie continuano a minacciare la sicurezza dei reporter)
  • Sudan: 6 uccisi
  • Pakistan: 6 uccisi
  • Iraq: 3 uccisi
  • Myanmar: 3 uccisi
  • Afghanistan: 2 uccisi

 

Distribuzione geografica degli omicidi di giornalisti (2024):

  • Israele-Gaza: 85 giornalisti uccisi
  • Siria: 9 uccisi
  • Ucraina: 6 uccisi
  • Messico: 5 uccisi
  • Sudan: 6 uccisi
  • Pakistan: 6 uccisi
  • Iraq: 3 uccisi
  • Myanmar: 3 uccisi
  • Afghanistan: 2 uccisi

 

Giornalisti scomparsi (2024-2025)

Il numero di giornalisti scomparsi continua a essere una preoccupazione crescente. Rsf segnala che sono 95 i giornalisti attualmente dispersi, con casi noti in paesi in guerra e sotto regimi autoritari. Le sparizioni avvengono principalmente in:

  • Siria: 22 scomparsi
  • Yemen: 15 scomparsi
  • Iraq: 13 scomparsi
  • Messico: 12 scomparsi
  • Afghanistan: 8 scomparsi
  • Nigeria: 7 scomparsi
  • Colombia: 5 scomparsi
  • Pakistan: 5 scomparsi

Molti di questi giornalisti sono rapiti da forze governative o gruppi paramilitari. Tra i casi più emblematici ci sono le sparizioni di giornalisti come Austin Tice e Bashar Fahmi, che non sono mai stati ritrovati dopo essere stati sequestrati in Siria nel 2012.

 

Aree geografiche più pericolose per i giornalisti

Le regioni più pericolose per i giornalisti nel 2024 sono state:

  • Medio Oriente e Nord Africa:
    • Questa è la regione più rischiosa per i giornalisti, con il maggior numero di omicidi e scomparsi. Le guerre in Siria, Iraq, e Yemen sono le principali cause di tale pericolo. Inoltre, in paesi come l’Egitto e l’Iran, la repressione dei giornalisti indipendenti continua a crescere.
  • Asia:
    • L’Asia continua a essere un’area ad alto rischio, con regimi autoritari che esercitano un controllo stretto sui media. La Cina ha il più alto numero di giornalisti incarcerati, seguita dal Myanmar e dal Vietnam.
  • America Latina:
    • Paesi come il Messico rimangono tra i più pericolosi al mondo per i giornalisti, con minacce costanti da parte della criminalità organizzata. Inoltre, in paesi come Colombia e Venezuela, l’ostilità verso la stampa indipendente è aumentata notevolmente.
  • Africa Sub-Sahariana:
    • Nonostante una minore detenzione formale, la stampa in Africa sub-sahariana è frequentemente ostacolata da censura e violenza, come dimostrato dai conflitti in Sudan e Somalia.

Lavoro

Ex Ilva: il futuro mai così incerto spetta al governo decidere subito

13 Mag 2025

di Silvano Trevisani

E se fosse il governo a riprendere in mano Acciaierie d’Italia, interrompendo ogni trattativa di vendita, per rimetterla in sesto e attuale la decarbonizzare? L’interrogativo, che potrebbe sembrare azzardato, sembra invece scaturire dagli ultimi eventi, a partire dall’incidente all’Afo1 per finire con l’incontro appena concluso tra azienda e sindacati sulla cassa integrazione.

Un incontro che preconizza l’incremento della cassa e paventa ombre sulla trattativa con Baku Steel, dopo il blocco dell’impianto imposto dalla magistratura. Che non solo non ha autorizzato l’uso durante il sequestro, ma non ha consentito neppure il pronto intervento per la messa in sicurezza degli impianti. Com’è noto agli addetti ai lavori e alle maestranze, infatti, la fermata degli impianti deve sempre passare dallo svuotamento delle parti parti mobili dalla ghisa e dalla loppa per evitare che, raffreddando, solidifichino e compromettano la funzionalità.

Il ministro

“Avevamo detto che era necessario fare le attività di messa in sicurezza dell’impianto. Purtroppo l’autorizzazione è stata data troppo tardi e compromessa l’attività produttiva, cioè l’altoforno 1″  ha detto lo stesso ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso. “Questo vuol dire che non ci sarà più la possibilità di riprendere un livello produttivo significativo come previsto nel piano industriale”.

I dubbi

La situazione diventa molto complicata, non consente il rispetto del cronoprogramma che era stato stabilito e comporta l’aumento, oltre il raddoppio, dei numeri della cassa integrazione (passerebbero dagli attuali 2.000 a circa 4.000) e implica il ridimensionamento della produzione. Se a questo si aggiunge che i tempi per l’Aia, cioè l’autorizzazione ambientale per il funzionamento degli impianti, tarda a venire per nuove richieste di chiarimento, e che i progetti di Baku richiedono una serie di misure preventive per l’utilizzo del gas, come l’insediamento di un impianto di rigassificazione, che trova molti ostacoli, ci si renderà conto che la situazione è molto complicata. Pensare a una normalizzazione impiantistica con la spada di Damocle della contestuale privatizzazione, che di fatto è messa in discussione, è davvero molto complicato.

I sindacati

E così arrivano segnali di rottura da almeno una parte del sindacato. La Uil di Taranto, in particolare, chiede un’inversione di rotta immediato, a partire dal blocco della trattativa con Baku Steel e dall’assunzione diretta del controllo da parte dello Stato. Che deve intervenire con risorse vere e un piano industriale basato su decarbonizzazione, fonti rinnovabili e riconversione produttiva reale.

Per il coordinatore della Uil di Taranto, Gennaro Olivo: “È il momento che il Governo esca dall’ambiguità e prenda in mano lo stabilimento. Serve una Legge Speciale per Taranto, servono risorse per la bonifica, la riconversione, i prepensionamenti, i risarcimenti e l’estensione dei benefici previdenziali agli esposti all’amianto con una legge ferma al 2003, serve trasparenza sui progetti futuri e garanzie su ogni singolo posto di lavoro. Non nel 2000 mai, ma ora”.

La Fim, per bocca del segretario nazionale Ferdinando Uliano, chiede al governo la convocazione immediata. “Abbiamo la necessità di chiarire tutti gli aspetti, soprattutto l’Aia e lo stato della trattativa con Baku Steel, le garanzie di carattere industriale e il ruolo dello Stato nella prossima compagine societaria. Questo oltre alle difficoltà per l’approvvigionamento di gas e acqua che stiamo registrando e che possono mettere ulteriormente in crisi la situazione del sito”.

Le maestranze

La Usb, da parte sua, dopo aver criticato la scelte operate e chiesto al governo una prove di autorevolezza, ricorda i numeri dell’occupazione nell’ex Ilva che rappresentano un vero problema: 10.300 i diretti, 1.500 gli ex Ilva in As e oltre 4.000 dell’appalto. “Oltre che sui numeri della produzione di acciaio a rischio, si rifletta dunque molto bene soprattutto su questi numeri, che sono volti di lavoratori e famiglie”.

Fede & cultura

San Pasquale Baylon: una serata dedicata al ‘Cantico di Frate Sole’

13 Mag 2025

Per la rassegna ‘ConTatto con l’Arte’, mercoledì 14 alle ore 20 nella chiesa di San Pasquale Baylon, a Taranto, si terrà una serata intitolata ‘Per quelli ke perdonano per lo Tuo amore: il Cantico di Frate Sole’. In programma gli interventi di: fra Francesco Zecca (‘Il Perdono nel Cantico’), Michele Bramo (Reading su ‘Come santo Francesco purificò il lupo col popolo di Agobbio’), Alessandra Cotugno (‘San Francesco e il lupo nell’arte’), Michele Bramo (Reading su ‘Come santo Francesco convertì tre ladroni micidiali e fecionsi frati’), Alessandra Cotugno (‘San Francesco e i Briganti,una lettura artistica’). Introduce e dialoga, Noemi Tripaldi; l’accompagnamento musicale sarà a cura di fra Gabriele Graniello.

L’iniziativa è parte del percorso esperienziale di storia, arte e spiritualità ‘Lux in tenebris’ a cura di: parrocchia di San Pasquale, pinacoteca-museo Sant’Egidio e associazione ‘ConTatto’, in un progetto finanziato dalla Regione Puglia con risorse statali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 

Giubileo2025

Sabato 17, il Giubileo dello sport

13 Mag 2025

di Angelo Diofano

Si celebrerà sabato 17 maggio il Giubileo dello sport dal titolo ‘Camminano insieme: sport e speranza’, a cura dell’ufficio diocesano per la pastorale del Tempo libero, sport e turismo, di cui è direttore mons. Gino Romanazzi. Il programma prevede alle ore 9 il raduno in piazza Garibaldi a Taranto delle associazioni di ispirazione cristiana e delle società sportive affiliate al Coni, ricadenti nel territorio della diocesi.
Il pellegrinaggio giubilare muoverà verso la basilica cattedrale di San Cataldo percorrendo via Matteotti, ponte girevole, piazza Castello e via Duomo.
Giunti in Cattedrale, alle ore 10.30, dopo che i rappresentanti delle varie realtà associative deporranno davanti all’area presbiteriale i simboli delle rispettive pratiche sportive (pallone da calcio, da basket, racchette da tennis ecc), inizierà la celebrazione della Liturgia della Parola con l’omelia, presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Dopo il rito in chiesa, in piazza Duomo, ci sarà un momento di gioia.

La giornata giubilare dello sport, nella sua operatività, si svolge con il coordinamento tecnico dell’ing. Felice Zicari, collaboratore dell’ufficio diocesano per la pastorale del Tempo libero, sport e turismo nonché delegato nazionale della Fip (Federazione italiana pallacanestro) e presidente della Santa Rita basket Taranto, che così ha dichiarato: “Sarà un momento molto forte per quanti praticano attività sportive, per manifestare la propria fede nell’incontro con Gesù Cristo. In questo cammino giubilare verrà ribadita l’importanza dello sport che ha il compito di educare ad amare la vita. Lo sport è a servizio dell’uomo e non il contrario, la persona viene educata alla fraternità, all’inclusione, alla comunione, alla tolleranza e alla tutela dei più deboli”.

Dal canto suo, mons. Romanazzi ha così commentato: “Lo sport permette a ogni uomo di condividere la fatica di un allenamento e la bellezza dell’azione sportiva. Lo sport educa a mettersi in relazione con l’altro. In quest’anno giubilare, in cui tante realtà ecclesiali si stanno recando a Roma per vivere e manifestare appieno la loro appartenenza alla Chiesa universale, ci è sembrato opportuno di proporre anche a livello diocesano il Giubileo dello sport, aperto a tutte le realtà associative locali. Ci si sta preparando all’appuntamento con grande gioia, affinché questo pellegrinaggio giubilare sia segno della vita stessa, che è movimento. La vita è sostenuta e accompagnata da Gesù Cristo, vivo e presente nel nostro cammino”.

 

Eventi culturali in città

Ma cos’è questa “cultura”? Lo svela l’ultimo “Quaderno dell’Arengo”, presentato nella biblioteca Acclavio

13 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Quanto incide la cultura sulla società e specificamente in una realtà come quella di Taranto? È la domanda che riecheggia da un po’ di tempo, soprattutto in occasione di eventi che si svolgono in città. È la stessa domanda che si è sostanziata in occasione della presentazione del numero 18 della rivista “I Quaderni dell’Arengo”, svoltasi nella biblioteca Acclavio. Una rivista fondata, ormai da oltre mezzo secolo, da Paolo De Stefano, e che è curata dal Centro studi di Italianistica. Nata con l’intenzione di fondere l’interesse della scuola, specificamente dell’istruzione classica, con quello del mondo culturale esterno, la rivista è una delle poche realtà editoriali del genere, sopravvissuta alla crisi dell’editoria di settore. Una condizione dovuta, questa, oltre che allo sforzo e all’impegno di operatori e collaboratori, anche al contributo economico, di fratto indispensabile, della Banca di credito cooperativo di San Marzano, che consente all’editore Scorpione di mantenere con regolarità l’appuntamento editoriale.

L’argomento monografico dell’ultimo “Quaderno” del 2024 era “La cultura”, e ha rappresentato un’occasione per stimolare i numerosi collaboratori che hanno accettato l’invito della direzione ad allargare il proprio sguardo. Se n’è discusso approfonditamente in occasione della presentazione svoltasi nel salone della Acclavio, che si è aperta e chiusa nel segno di Paolo De Stefano, che alla sua veneranda età continua a essere promotore e animatore della rivista, al punto da essere già in grado di indicare il tema del prossimo volume che sarà “Il Rinascimento”.

L’incontro è stato introdotto da Mario Guadagnolo, tra l’altro direttore del Mudit, che figura tra l’altro nel novero dei 32 studiosi che hanno partecipato con i loro saggi, e che ha reso omaggio a un progetto così importante e al suo fautore per il quale sarà proposta un nuovo riconoscimento che il comitato scientifico del Mudit vuole proporre all’attenzione della prossima giunta comunale: il “Decus patriae”. Tra l’altro i professori Aldo Luisi e Domenico Lassandro hanno dato lettura di una epigrafe scritta in latino dedicata a De Stefano.

Sono intervenuti: Mario Lazzarini, José Minervini e Alberto Altamura. Lazzarini, segretario di redazione della rivista, collegatosi a distanza ha ripercorso i tratti dell’ormai lunghissimo itinerario compiuto dall’”Arengo”, sottolineandone le caratteristiche e l’evoluzione, da quaderno di funzione prettamente didattica a rivista letteraria. José Minervini ha annunciato la proposta, approvata dal direttivo della Dante Alighieri, da lei presieduto, di chiedere per De Stefano l’attribuzione della cittadinanza onoraria. Da sempre vicina alla rivista, la professoressa ha sottolineato come ognuno degli autori che hanno contribuito all’edizione 2024 dell’”Arengo” abbia saputo proporre dei modelli culturali importanti e durevoli, in un percorso che diventa patrimonio comune. Alberto Altamura, che è componente del comitato scientifico e di redazione, ha evidenziato l’ampiezza e la varietà delle materie trattate, tutte a partire dal concetto di cultura, sottolineandone alcune.

Ha concluso l’incontro, Paolo De Stefano, che ha ringraziato visibilmente commosso. Ideatore e direttore della rivista, fortemente voluta sin dal momento del suo insediamento alla presidenza del liceo classico “Quinto Ennio”, che ha voluto ricordare, De Stefano ha ricordato come la scelta del nome, “l’Arengo” sia un omaggio affettivo e culturale a Giovanni Pascoli e ha annunciato che il tema del prossimo numero monografico della rivista, che continua a raccogliere consensi, avendo superato il cinquantesimo anno di vita, sarà, come detto “Il Rinascimento”.

Accoglienza migranti

Save the Children: “Papa Leone sia vicino ai minori migranti come lo è stato Francesco”

ph CivicoZero
13 Mag 2025

di Giovanna Pasqualin Traversa

“Vorrei che questo nuovo Papa fosse come Francesco, che era molto buono”, dice Omar, mentre Ousman sottolinea: “Spero che possa aiutare le persone, sia chi è arrivato in Italia sia tante persone italiane che dormono in strada, che non hanno casa, non hanno niente”. Idrissa si augura che papa Leone XIV possa “pregare, affinché ritroviamo la pace”, mentre Kasem sottolinea che “per i ragazzi stranieri, ma anche per i ragazzi in generale, può fare in modo che aumenti la consapevolezza su quello che stanno passando: crescere in mezzo a tutto questo conflitto, guerre…non aiuta tanto…”: sono alcune delle speranze espresse, in un video messaggio raccolto da Save the Children e CivicoZero Società cooperativa sociale onlus, da alcuni dei tanti giovani e adolescenti, provenienti da Paesi diversi, che a Roma frequentano CivicoZero, il centro diurno a bassa soglia per minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni, che le due organizzazioni gestiscono in partnership. I ragazzi protagonisti del messaggio sono arrivati in Italia da 5 Paesi diversi, scappando da guerra, violenza e povertà estrema, accomunati dalla ricerca di un futuro migliore.
“Costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace” è un passaggio importante del primo discorso di papa Leone XIV, ed è anche ciò di cui hanno bisogno i bambini, le bambine e gli adolescenti che in vari angoli di mondo hanno già sperimentato l’assenza della pace, della serenità e del benessere che dovrebbero contraddistinguere le loro vite. “Siamo certi che la voce del nuovo pontefice si leverà sempre a loro tutela”, dichiara Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children.

Diocesi

Legione di Maria: l’annuale festa dell’Acies in Concattedrale

ph Legione di Maria
13 Mag 2025

Si è celebrata domenica 11 maggio, in Concattedrale, l’annuale festa dell’Acies, un appuntamento caro alla famiglia della Legione di Maria della diocesi.
I presenti, dopo la preghiera del santo rosario, hanno rinnovato la consacrazione personale alla Madonna. Don Mimmo Pagliarulo, assistente spirituale insieme a don Francesco Tenna, ha spiegato durante la meditazione che la consacrazione alla Vergine s’innesta sul ceppo della consacrazione battesimale. L’appartenenza alla Legione è, quindi, un modo ulteriore per far fiorire la vocazione battesimale propria di ognuno.
Prima della santa messa, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero  ha recitato il Magnificat con tutti i presenti e successivamente don Francesco Tenna, nell’indirizzo di saluto a nome di tutti i legionari e legionarie, ha rinnovato l’impegno della Legione nel servizio verso gli ultimi per portare, come Maria, la gioia del Vangelo in ogni ambito di apostolato.
Nell’omelia, l’arcivescovo, commentando la pagina evangelica del Buon Pastore, ha evidenziato quanto sia importante l’atteggiamento della cura e della custodia, che si riscontra anche nella vita della Vergine Maria, pronta a prendersi cura degli Apostoli e chiamata perciò Madre della Chiesa. Mons. Miniero ha quindi incoraggiato la Legione di Maria nel proprio impegno, con rinnovato slancio e con questo atteggiamento che nasce dal cuore di Cristo.

Fondata da Frank Duff in Irlanda nel 1921, la Legione di Maria è presente in diverse parrocchie di Taranto e della provincia; è un’associazione di riconoscimento pontificio e ha come obiettivo la santificazione dei propri membri attraverso l’apostolato, la visita agli ammalati, l’impegno nella vita parrocchiale, la preghiera e la partecipazione all’incontro settimanale.

Ecclesia

Leone XIV: “Occorre scegliere la strada di una comunicazione di pace”

ph Vatican media-Sir
12 Mag 2025

“Scegliere con consapevolezza e coraggio la strada di una comunicazione di pace”: si è concluso con questo invito il discorso di Leone XIV ai rappresentanti dei media, convenuti a Roma in questi giorni e ricevuti in udienza in aula Paolo VI.
“Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana”, ha affermato il Papa prendendo a prestito l’ultimo messaggio del suo predecessore sulle comunicazioni sociali e utilizzando per la comunicazione gli stessi aggettivi che, nel suo primo saluto ai fedeli dalla Loggia delle Benedizioni, aveva associato alla pace. “Voi siete in prima linea nel narrare i conflitti e le speranze di pace, le situazioni di ingiustizia e di povertà, e il lavoro silenzioso di tanti per un mondo migliore”, ha concluso: “Per questo vi chiedo di scegliere con consapevolezza e coraggio la strada di una comunicazione di pace”.

A margine dell’incontro, l’annuncio che il viaggio a Nicea, tanto desiderato da Francesco, è in preparazione. “Portare avanti una comunicazione diversa, che non ricerca il consenso a tutti i costi, non si riveste di parole aggressive, non sposa il modello della competizione, non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla”. È il primo invito del Papa, che ha ricordato come “la pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri”. “E, in questo senso, il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza”, la raccomandazione di Leone XIV nella sua prima udienza pubblica, come consuetudine dedicata ai giornalisti: “Dobbiamo dire no alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra”.
Il primo pensiero del Pontefice va a chi rischia la vita nell’esercizio del suo mestiere: “Permettetemi di ribadire oggi la solidarietà della Chiesa ai giornalisti incarcerati per aver cercato e raccontato la verità, e di chiederne la liberazione”.
“La Chiesa riconosce in questi testimoni – penso a coloro che raccontano la guerra anche a costo della vita – il coraggio di chi difende la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, perché solo i popoli informati possono fare scelte libere”, le parole di Leone XIV, secondo il quale “la sofferenza di questi giornalisti imprigionati interpella la coscienza delle nazioni e della comunità internazionale, richiamando tutti noi a custodire il bene prezioso della libertà di espressione e di stampa”.
“Grazie, cari amici, per il vostro servizio alla verità”, l’omaggio all’intera categoria, in ogni fase di questi giorni già consegnati alla storia del passaggio di pontificato: “Voi siete stati a Roma in queste settimane per raccontare la Chiesa, la sua varietà e, insieme, la sua unità. Avete accompagnato i riti della Settimana Santa; avete poi raccontato il dolore per la morte di Papa Francesco, avvenuta però nella luce della Pasqua. Quella stessa fede pasquale ci ha introdotti nello spirito del Conclave, che vi ha visti particolarmente impegnati in giornate faticose; e, anche in questa occasione, siete riusciti a narrare la bellezza dell’amore di Cristo che ci unisce tutti e ci fa essere un unico popolo, guidato dal Buon Pastore”.

“Viviamo tempi difficili da percorrere e da raccontare, che rappresentano una sfida per tutti noi e che non dobbiamo fuggire”, l’analisi del mondo della comunicazione. “Al contrario, essi chiedono a ciascuno, nei nostri diversi ruoli e servizi, di non cedere mai alla mediocrità”, la direzione di marcia indicata ai media: “La Chiesa deve accettare la sfida del tempo e, allo stesso modo, non possono esistere una comunicazione e un giornalismo fuori dal tempo e dalla storia”. Poi la citazione di Sant’Agostino, che diceva: “Viviamo bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi”. “Grazie di quanto avete fatto per uscire dagli stereotipi e dai luoghi comuni, attraverso i quali leggiamo spesso la vita cristiana e la stessa vita della Chiesa”, l’altro tributo del Pontefice: “Grazie, perché siete riusciti a cogliere l’essenziale di quel che siamo, e a trasmetterlo con ogni mezzo al mondo intero”.

“Oggi, una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla torre di Babele in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici o faziosi”, la tesi di Leone XIV: “Il vostro servizio, con le parole che usate e lo stile che adottate, è importante. La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto”. “E guardando all’evoluzione tecnologica, questa missione diventa ancora più necessaria”, ha proseguito il Pontefice scendendo più nei dettagli: “Penso, in particolare, all’intelligenza artificiale col suo potenziale immenso, che richiede, però, responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti, così che possano produrre benefici per l’umanità. E questa responsabilità riguarda tutti, in proporzione all’età e ai ruoli sociali”.
“Cari amici, impareremo con il tempo a conoscerci meglio”, il saluto finale. “Abbiamo vissuto – possiamo dire insieme – giorni davvero speciali”, il bilancio di Leone XIV: “Li abbiamo, li avete condivisi con ogni mezzo di comunicazione: la tv, la radio, il web, i social. Vorrei tanto che ognuno di noi potesse dire di essi che ci hanno svelato un pizzico del mistero della nostra umanità, e che ci hanno lasciato un desiderio di amore e di pace”. “Per questo ripeto a voi oggi l’invito fatto da papa Francesco nel suo ultimo messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali”, l’ultima consegna agli operatori dei media:
“Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce. Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra”.

Diocesi

I preparativi per la Festa dei Popoli

foto d'archivio di G. Leva
12 Mag 2025

di Angelo Diofano

L’ufficio diocesano della pastorale dei migranti/Migrantes sta organizzando la 21ª edizione della ‘Festa dei Popoli – missionari della Speranza’, in concomitanza con il Giubileo loro dedicato, che si svolgerà domenica 18 maggio alle ore 16 in Concattedrale. Questo sarà possibile grazie alla collaborazione con Stella Maris-apostolato del mare, ufficio missionario, Caritas diocesana, Missionari saveriani, Missionari della Consolata, scuole, parrocchie, Cvs, associazioni varie e comunità etniche, che saranno presenti con i loro costumi tradizionali.
L’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la santa messa, concelebrata con i sacerdoti delle diverse etnie presenti in diocesi, che pregheranno nelle loro lingue. La corale diocesana del Rinnovamento nello Spirito Santo animerà la liturgia.
“Si tratta di un evento – spiega la responsabile di Migrantes, Marisa Metrangolo – che colora Taranto come un arcobaleno di culture, che sono doni dello Spirito per la società e per la Chiesa, diventando così la festa di una Chiesa misericordiosa come il Padre, che accoglie tutti senza discriminazioni, che valorizza le differenze, che rispetta e difende i diritti di tutti. Ciò offrirà la possibilità di entrare a contatto diretto e personale con la mondialità che è tra noi, nonché un’ottima occasione per attutire tensioni sociali che a volte fenomeni di intolleranza possono sollevare. La Festa dei popoli sarà così un’occasione molto importante per allacciare rapporti di amicizia con gli immigrati presenti nella nostra diocesi, i quali da tempo si stanno preparando all’appuntamento di domenica 18 per farsi conoscere attraverso i loro canti e le loro danze. Le comunità dello Sri Lanka, quella nigeriana e quella comunità ucraina quest’anno sono le più attive nell’organizzazione della festa, unite dal desiderio di portare alla gente la testimonianza concreta di accoglienza e di rispetto della diversità, per promuovere una cultura di aiuto e solidarietà”.
La Festa dei popoli scaturisce dalle attività quotidiane dello ‘Sportello immigrazione itinerante’ che ha permesso di far nascere rapporti con le persone di varie nazionalità che vi partecipano. Molte di loro, infatti collaborano insieme nei mesi di preparazione, ansiose di prendervi parte. Nascono così nuove amicizie con quanti sono giunti più recentemente in città, che divengono, a loro volta, punti di riferimento per gli altri. Ogni anno la ‘Festa dei Popoli’ corona questi incontri con la gioia dello stare insieme, nell’incontro delle rispettive culture, lingue, abiti e cucina tradizionali in una esplosione di colori con la piena soddisfazione di mostrare agli altri il volto della propria nazione.
Al termine della santa messa, negli stand allestiti sul sagrato, le comunità etniche realizzeranno mostre, attività culturali, musicali, gastronomiche e spettacoli folkloristici del proprio paese. Alcune scuole si sono attivate coinvolgendo gli allievi con delle attività che saranno presentate durante la festa sul sagrato
“Non è una festa per le comunità etniche ma con loro – conclude Marisa Metrangolo -. Nell’accogliere le diversità dell’altro si vince ogni dubbio e ogni paura, nel rispetto reciproco e nella legalità. Tutto ciò fa divenire questo evento molto importante per la città di Taranto in tema di integrazione e multietnicità Dietro a tutto questo c’è il lavoro, il servizio e il dialogo di tante persone, che si svolge quotidianamente. A ognuno di quanti hanno collaborato rivolgo la mia più sentita gratitudine e l’augurio per un lavoro sempre più proficuo”.

 

Eventi a Taranto e provincia

Le strade del Mediterraneo, il progetto di Antonio Diodato per il Medimex 2025

ph Brice Bottin
12 Mag 2025

La Niña, Bab L’Bluz e Magalí Datzira sono i tre artisti scelti da Antonio Diodato per Le Strade del Mediterraneo, il progetto speciale realizzato per il Medimex, International Festival & Music Conference che si svolgerà dal 17 al 21 giugno con un ricco programma di attività e i concerti di Massive Attack, Primal Scream e St. Vincent. Tre straordinarie voci femminili, interpreti delle atmosfere sonore e culturali dell’area del Mediterraneo, per approfondire il tema della Strada, che quest’anno è il filo conduttore tematico del Medimex, attraverso la prospettiva e l’identità del mare. Il  mare come via principale di collegamento secolare tra popoli, culture e musiche del mondo, con Taranto porto di approdo sicuro e rigenerante.  Una programmazione raffinata e internazionale, pensata da Diodato (che ha accettato, a titolo gratuito, una consulenza artistica per lo sviluppo di nuovi progetti e iniziative) per portare nuove sonorità al Medimex e creare una forte connessione tra le sponde del nostro mare, che si svolgerà dal 18 al 20 giugno nella corte del Castello aragonese di Taranto, a picco sul mare, all’ora del tramonto.

Quando mi è stato chiesto di dare un contributo artistico al Medimex di quest’anno, ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto mettere al centro della mia proposta il Mediterraneo, con il suo immenso bacino culturale fatto di contaminazioni, sperimentazioni, viaggi millenari che hanno portato a un suono molto articolato ma anche molto riconoscibile a livello internazionale – il commento di Antonio Diodato -. Sarà un viaggio per le sue rotte, strade d’acqua e di suoni che uniscono il Nordafrica a Napoli passando per la Catalogna, per giungere nel porto sicuro di Taranto a ricordarci chi siamo e quanto preziosa sia questa costante contaminazione.

“Con questo progetto il Medimex si arricchisce di un tassello musicale importante e propone tre live affascinanti, tre voci femminili che maneggiano con grande padronanza tradizione e modernità – ha dichiarato Cesare Veronico, coordinatore artistico Medimex/Puglia Sounds -. Ringrazio Antonio Diodato che ha dimostrato grande generosità accettando, come Michele Riondino, di accompagnarci nella costruzione di questa edizione. Ringrazio anche la Marina Militare che ha messo a disposizione il Castello Aragonese, uno dei luoghi più suggestivi e rappresentativi di Taranto e dell’intero Paese”.

Le Strade del Mediterraneo in programma al Castello aragonese di Taranto dal 18 al 20 giugno – ore 19.30 ingresso gratuito sino ad esaurimento posti disponibili con prenotazione obbligatoria sul sito medimex.it – prende il via mercoledì 18 giugno con La Niña, progetto solista di Carola Moccia, cantautrice e produttrice classe 1991, impegnata nel dialogo tra tradizione e musica del presente. Tra sperimentazione e ibridazione – utilizzando come tramite la lingua estremamente evocativa e potente della sua città, Napoli – la sua ricerca spazia dal canto alla scrittura, dal teatro al cinema, dalla danza alle arti figurative. Al Medimex presenta il fortunato disco ‘Furèsta’, progetto dall’impianto corale che affonda le sue radici nella tradizione della musica popolare napoletana, offrendo una visione che mescola innovazione e heritage. Giovedì 19 giugno Bab L’Bluz, (letteralmente “La porta del blues”) è un gruppo franco-marocchino formatosi nel 2018 a Marrakech. La band si ispira alla musica tradizionale Gnawa e Hassani a cui combina rock, suoni psichedelici e blues. Il progetto nasce dall’incontro della carismatica Yousra Mansour (voce, awisha, percussioni e guembri), cresciuta nella città di El Jadida sulla costa atlantica del Marcocco ascoltando la diva libanese Fairouz, la musica gnawa della vicina Essaouira, ma anche Janis Joplin, Oumou Sangaré ed Erykah Badu, e il francese Brice Bottin (guembri, chitarra, percussioni e cori) a Marrakech all’inizio del 2017. Entrambi appassionati di musica Gnawa, hanno deciso di imparare insieme a suonare il guembri, uno strumento a corde pizzicate della tradizione musicale di quei popoli. Hanno voluto combinare le loro influenze raffinatamente, rispettando il mondo analogico emerso negli anni ’60 e ’70, dando così vita alla composizione di un nuovo repertorio. Venerdì 20 giugno Magalí Datzira, giovane contrabbassista, cantante e compositrice barcellonese. Con una lunga esperienza sui palchi (Andrea Motis, Rita Payés, Christina Rosenvinge…), trae ispirazione da un ampio ventaglio di influenze, che spaziano dal funk al pop elettronico, dai suoni più intimi e mediterranei, ai ritmi urbani. Un universo musicale che si cristallizza appieno con una voce intensa, urgente e contemporanea. Dopo aver presentato il suo primo album solista, Des de la cuina (2023), torna con La salut i la bellesa, un album curativo, in cui attraversa un’esperienza profondamente intima. Magalí parla di svuotarsi per riempirsi di nuovo, parla di tristezza, di paranoie e degli abissi quotidiani. Parla dei vari stadi dell’amore, ma soprattutto di prendersi cura, di curarsi e di essere curata e dell’amicizia, come pilastro vitale in questo mondo ultraconnesso.

 

Medimex è un progetto Puglia Culture realizzato nell’ambito delle azioni di Puglia Sounds, il progetto per lo sviluppo del sistema musicale regionale promosso in collaborazione con Regione Puglia, finanziato a valere sul Poc Puglia 2014/2020 I Asse VI Azione 6.8 nell’ambito dell’accordo tra Puglia Culture e Agenzia Regionale del Turismo Pugliapromozione, con il sostegno di Siae – Società Italiana degli Autori ed Editori. Media Partner Rai Radio, Rai Radio 1, Rai Radio 2

 

MAP festival

Dal 7 al 14 giugno, a Taranto la quinta edizione del MAP Festival

ph Aurelio Castellaneta
12 Mag 2025

‘Per filo e per segno’, il claim che caratterizza l’edizione del 2025 del MAP, prende spunto dall’immagine di Peter Bottazzi, scenografo, architetto, designer di fama internazionale che per questa edizione ha curato l’immagine grafica e l’istallazione urbana “Disegno Vuoto”.
Giovedì 8 maggio, sulla Terrazza del Duomo di San Cataldo in città vecchia, erano presenti, fra gli altri, Viviana Matrangola, assessore Cultura, Tutela e Sviluppo delle imprese culturali Legalità e Antimafia sociale della Regione Puglia; l’ammiraglio Pasquale de Candia, direttore Arsenale Militare Taranto; lo scenografo Peter Bottazzi; lo stilista e consulente MAP, Mario Rigo; Vincenzo Cesareo, presidente della Camera di commercio e Beatrice Lucarella, coordinatrice del comitato tecnico Cultura Confindustria. Ad introdurre la conferenza stampa, i codirettori Piero Romano e Gloria Campaner, insieme con mons. Emanuele Ferro, parroco della Basilica Cattedrale di San Cataldo.

Il ‘filo’ e il ‘segno’, rappresentano l’atto creativo nel momento in cui si trasforma da idea a primo atto concreto, materiale. Il segno che si trasforma e diventa musica, quando si scrive una nota che compone il pentagramma; architettura quando si tracciano le prime linee di un edificio, disegno quando si delineano i primi tratti, scrittura quando la prima parola prende forma su un foglio bianco, generando narrazione, istallazioni, progetti, canzoni, sinfonie.

Il filo conduttore del Map 2025  che diventa “filo creativo”, che crea rete, collaborazione, sinergia, Un Map che continua ha dialogare con le istituzioni che si occupano di arte, il Museo Archeologico MArTa, la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, l’ordine degli architetti, ma non solo, anche con l’Arsenale marittimo di Taranto, con il Comune di Taranto, con la Regione Puglia.

Dalla sua prima edizione nel 2021, il Map ha indagato il rapporto tra la Musica e l’Architettura e attraverso questa indagine ha esplorato i parallelismi con le altre forme d’arte,  come – il design, l’illustrazione, il fumetto, la scrittura, l’arte digitale – per suggerire nuovi scenari di bellezza, nuovi punti di vista da cui guardare la città di Taranto nello specifico, adottando un nuovo approccio per tutte le città. Un’urbe “galleria a cielo aperto”, in cui ammirare quotidianamente le bellezze architettoniche, artistiche e paesaggistiche.

«Una quinta edizione che ha maturato tanta esperienza sul campo – ha dichiarato Romano – soprattutto ha confermato il nostro obiettivo: provare a trasformare la lettura di alcuni spazi della nostra città; intanto scoprire spazi nuovi o riscoprire spazi reinterpretandoli; contenuto e contenitori, dualismo straordinario che può diventare magico, una magia che troviamo in molti degli eventi del Map Festival.
La quinta edizione racconterà un segno – prosegue il codirettore artistico del Map – che diventa nota, parola, creazione, architettura, disegno; e questo segno, “Per filo e per segno”, è il nostro pay-off 2025, condotto dal grande Peter Bottazzi, che curerà alcune installazioni, dopo aver curato la grafica del nostro manifesto».

«Felice di proseguire l’avventura con gli amici del Map Festival – ha detto la Campaner – la narrazione di quest’anno è molto bella: un filo creativo che connette la musica all’architettura e a tante altre arti che ogni anno scopriamo, esploriamo: anche quest’anno ospiteremo autentiche star di statura internazionale; cominceremo dal jazz, dalle percussioni, proseguendo con la musica di Vivaldi, passando per appuntamenti straordinari, inediti, ascolti; proseguendo con un atteggiamento etico nei confronti del pianeta, della natura, un dj set e, perché no, anche un mio concerto, avendo accettato l’invito del codirettore Piero Romano».

«Non chiamatemi “archistar” – ha puntualizzato sorridendo Peter Bottazzi – anche perché sono un architetto abbastanza anomalo: vengo dal teatro, mi interessa tutto quello che è provvisorio: mi occupo poco del mattone, molto invece di quanto dopo un po’ svanisce, una scelta che considero avvincente; il mio impegno all’interno del Map è l’avere raccolto la richiesta dei codirettori, Gloria e Piero, che ringrazio: provare a sottolineare il tema, “Per filo e per segno”, focalizzando l’attenzione sul primo atto creativo, quando cioè dalla tua mente scaturisce un’idea e la poni su carta, trasformandola in nota, parola, schizzo architettonico…».

Da sabato 7 a sabato 14 giugno 2025, la quinta edizione del Map Festival, proporrà una serie di eventi, fra ‘prime’, progetti originali, installazioni, passeggiate inedite, lectio magistralis e speech.

Il via al Map Festival – Il ritmo del cambiamento, per filo e per segno, sabato 7 giugno alle 21 con “Jazz symphony – Il ritmo del mondo”, protagonista l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Angelo Nigro, con musicisti di statura internazionale: Israel Varela (batteria, voce), Rita Marcotulli (pianoforte), Marina Paje (ballo flamenco), Mihalis Kalkanis (contrabbasso) e Christian Mascetta (chitarra). Nel pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.00, lo stesso Israel Varela, cantante, batterista, percussionista, terrà “Drum circle”, un laboratorio  sugli strumenti a percussione, aperto ad un pubblico comune di esordiente e amatori che per un giorno saranno “artisti percussionisti”.

Giovedì 8 giugno, alle 17 una visita guidata di eccezione all’interno dell’arsenale, grazie alla grande disponibilità e collaborazione dell’Arsenale Marittimo di Taranto e in particolare dell’Ammiraglio Pasquale De Candia, sarà possibile fare una  “Passeggiata Inedita + Concerto”,  una  visita che toccherà luoghi solitamente non visitabili, all’interno dell’Arsenale militare di Taranto, roccaforte della Difesa, che si estende dal Borgo sino al Ponte Punta Penna, con affaccio sul Mar Piccolo. Alle 20.00, seguirà, sempre nell’Arsenale militare, “Minotauri”, violini, voce e composizioni, protagonista Anais Drago.

Mercoledì 11 giugno alle 17.30 “La gioia dell’arte – Una palestra del sentire”, a cura di Gloria Campaner, nella duplice veste di musicista e formatrice. Un laboratorio delle e sulle emozioni, un’esperienza sensoriale guidata, nella incantevole cornice del chiostro di Sant’Antonio in collaborazione con la Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, grazie alla disponibilità della Soprintendente  la dott.ssa Francesca Paolillo.  

Giovedi 12 giugno il consueto appuntamento con l’architettura, la Lectio Magistralis, organizzata in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Taranto, che, per questa edizione, sarà tenuta dall’architetto Simone Sfriso di Tamassociati, studio di architettura impegnato in tutto il mondo nella progettazione di soluzioni edilizie volte a migliorare la vita delle comunità e fornire risposte creative ai cambiamenti climatici, coniugando alta qualità e convenienza.

Venerdì 13 giugno, altro evento straordinario: “Earthphonia live – Suoni e voci della terra”, con Max Casacci (immagini e suoni) e Mariasole Bianco (scienziata e divulgatrice).

Sempre venerdi 13 giugno una novità inserita per questa quinta edizione uno speech con un designer che arricchisce di contenuto legato all’arte figurativa il MAP Festival, affiancandosi alla Lectio Magistralis con l’architetto. Il designer invitato è Paolo Imperatori che fino al 2006 è stato l’unico assistente di Vico Magistretti. Si è occupato di industrial design, fotografia di architettura. Un suo progetto quello di un bastone per ipovedenti, è stato presentato alla 24° Esposizione Internazionale “Inequalities” della Triennale di Milano. Socio del Laboratorio di filosofia e cultura “Mechrì” diretto dal celebre filosofo Carlo Sini.

Chiusura del MAP Festival, sabato 14 giugno affidata al “Gloria”: Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Raffaele Tiseo (viola d’amore), con il L.A. Chorus, Raffaele Pè (controtenore) e Valentina Mastrangelo (soprano).

E veniamo all’altro aspetto del MAP Festival, quello che riguarda un programma parallelo fatto di istallazioni in diversi luoghi e angoli della città –   da sabato 7 giugno a lunedì 7 luglio, le Installazioni urbane del MAP Festival. Fra queste, nei Giardini Virgilio: “Abbracciami”, che torna anche per questa edizione, una istallazione che rappresenta un elemento di continuità del MAP festival, una installazione site-specific sui temi della sostenibilità, dell’ecologia e della tutela del verde, che per questa edizione sarà curata dallo stilista e consulente strategico di Luxury Fashion Mario Rigo, in collaborazione con l’I.I.S.S. Del Prete – Falcone e con il gruppo Toma Italian Brands; A cura del MAP Festival tornano le istallazioni  “Map Graffiti”, nei vari quartieri della città, scritte sul manto stradale, per questa edizione dedicate ai Giochi del Mediterraneo 2026 e al valore educativo e civile dello sport e  “Big Map”, sul prato antistante la Concattedrale Gran Madre di Dio, altra installazione site-specific con tre grandi lettere che compongono la scritta Map.

“Disegno vuoto”, nella centrale via D’Aquino, l’istallazione a cura di Peter Bottazzi, scenografo, architetto , designer  di fama internazionale, un’installazione site-specific che nasce come ogni altro segno tracciato su un foglio, bianco enorme, timido e solo e si affaccia nel mondo ancora incompiuto. È una istallazione che ha del filiforme e dell’incompiuto, è un’idea che occupa, attraversa, abita via D’Aquino e prova a suo modo a sottolineare la bellezza e la poesia della quotidianità che scaturisce dai palazzi che questa via possiede e che spesso noi non scorgiamo più.

Infine ad arricchire l’offerta della rassegna, “I Risciò del Map” per fruire della città con un mezzo insolito che ci suggerisce nuovi punti di vista in perfetto stile Map festival. Previsto anche un risciò per chi sta su sedia a rotelle.

 

Il Map Festival, con la direzione del Maestro Piero Romano e la pianista Gloria Campaner, è una rassegna realizzata dall’Orchestra della Magna Grecia e l’Ordine degli Architetti, con il Comune di Taranto, la Regione Puglia, il Ministero della Cultura, il Museo Archeologico nazionale MArTa, la Soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, in collaborazione con TP Italia, BCC Banca di Credito Cooperativo San Marzano di San Giusepp,e Varvaglione Vini, Caffè Ninfole, Programma Sviluppo, Baux Cucine e Living, Concessionaria Five Motors. Un particolare ringraziamento va rivolto alla Marina militare.

 

ph Aurelio Castellaneta

Tracce

Amorevolezza e saldezza

Foto Osservatore Romano – Avvenire
12 Mag 2025

di Emanuele Carrieri

Sulle impronte di papa Francesco, ma al di là di papa Francesco, seguendone la direzione, ma per strade diverse. Papa Leone XIV si è presentato alla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro inequivocabilmente commosso, fin quasi alle lacrime, ma, pur percependo la responsabilità manifestata dalla enorme folla protetta dalle braccia del colonnato del Bernini, non ha avuto un indietreggiamento di fronte alle più di centomila persone che lo stavano aspettando, insieme a oltre un miliardo di telespettatori, disseminati nel mondo. La prima sensazione è stata di una figura paterna, amorevole e benevola, ma anche di una persona ferma, determinata, intenzionata a sostenere di fronte al mondo intero le proprie idee, perché consapevole – nella mente e nello spirito – che le parole del Vangelo saranno lo scudo invincibile contro cui il male non riuscirà mai a prevalere. Così come ha fatto in questi anni papa Francesco ha parlato di pace, ma non ha pronunciato nemmeno una volta la parola guerra, quasi come a voler, a tutti i costi, spostare il baricentro della discussione dalla necessità di far ammutolire le armi a quella di far prevalere lo spirito del Risorto: “È la pace del Cristo Risorto – ha affermato – una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”. Due aggettivi che di sicuro saranno distintivi del pontificato di papa Leone. Rievoca il sorriso mite e delicato, ma forte nella forza del Signore, di papa Giovanni Paolo I, una sorta di cavaliere di Cristo, non senza paura, ma deciso e pronto a non risparmiarsi per proclamarne la Parola fino all’ultimo respiro, di fronte a tutti, potenti e prepotenti della Terra compresi. Trump sembra averlo già compreso, tanto che – forse per la prima volta da quando è allo Studio Ovale della Casa Bianca – ha osservato un comportamento educato e civile, quasi diplomatico, nel salutare la elezione del nuovo pontefice. Quello pronunziato dalla Loggia delle Benedizioni non è stato un saluto, o meglio, non è stato solo un saluto, ma, anzitutto e soprattutto, un vero e proprio programma. Papa Leone cercherà la pace e la giustizia attraverso il dialogo, la sintonia, l’incontro, la costruzione di ponti e non di muri. Inseguirà l’unione di tutti e con tutti, “per essere un solo popolo sempre in pace”. Lo farà fuori dalla Chiesa, ma anche dentro la Chiesa, conscio che l’opera di Francesco, che ha scosso dal profondo non solamente il Vaticano, ha bisogno di camminare d’accordo, unita, “cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari”. Quella che vuole papa Leone è una Chiesa “che cammina, … che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono”. Ma finanche la scelta del nome indica, con enorme chiarezza, il cammino che papa Leone vuole percorrere, continuando l’opera di papa Leone XIII, il primo pontefice dell’era moderna convinto che fra i compiti della Chiesa rientrasse anche l’attività pastorale in campo sociopolitico. Leone XIII è il pontefice che scrisse la Rerum Novarum, la prima enciclica esplicitamente sociale nella storia della Chiesa cattolica, attraverso cui il papato delineò i fondamenti della moderna dottrina sociale della Chiesa, fatta di un capitalismo mitigato e al servizio dell’uomo, attento al lavoro e alla dignità della persona. Programma, questo, in lineare continuità con Francesco, con cui condivide la sicurezza di avere al proprio fianco la forza del Vangelo e di Colui che ha orientato i suoi apostoli. Papa Leone non è un gesuita, ma è un agostiniano: “Sono un figlio di Sant’Agostino” ha detto con chiarezza, facendo intuire che nel suo pontificato la spiritualità avrà sicuramente un ruolo di primo piano. Agostino di Ippona, prima filosofo, vescovo, monaco, mistico, poi Santo, Padre e Dottore della Chiesa, è stato infatti il grande teologo della Grazia e del rapporto fra la Grazia e la libertà, un pensiero che non sarà ai margini nella catechesi del nuovo vescovo di Roma. Papa Leone è anche il primo pontefice nordamericano della storia, ma ha già fatto sapere di non essere statunitense, nel senso che purtroppo questo aggettivo ha preso da qualche tempo a questa parte. Il suo è uno spirito missionario, e non è certo un caso che il primo saluto l’abbia voluto rivolgere, in lingua originale, alla comunità peruviana nella quale ha svolto per anni il proprio apostolato. In un certo qual modo, anche papa Leone è un pontefice che arriva dalla fine del mondo, più latino-americano che altro, e dunque, anche lui, volto alla missionarietà della Chiesa. Non è difficile cercare e trovare punti di similitudine con il suo predecessore, ma papa Leone non è papa Francesco, e non lo sarà, com’è giusto che sia. Con il passare del tempo, i tratti distintivi saranno più marcati, anche all’interno della Curia stessa, che papa Leone conosce bene e nella quale cercherà di riportare quel sistema che il suo predecessore ha provato a riformare, non senza ostruzionismi. Quasi certamente quello di papa Leone non sarà un pontificato dirompente, prorompente, sconvolgente. Ma sicuro è che non sarà un papato all’insegna della restaurazione e della normalizzazione. Lo si vedrà presto, davvero molto presto.