Ecclesia

Domenica 19, la 99ª Giornata missionaria mondiale: la Chiesa di Taranto rinnova il suo impegno di fede e speranza

20 Ott 2025

di Giada Di Reda

Si è celebrata ieri, domenica 19 ottobre, la 99ª Giornata missionaria mondiale, dal tema ‘Missionari di speranza tra le genti’, in sintonia con il cammino giubilare che la Chiesa universale sta vivendo. La diocesi di Taranto, in comunione con il papa e le chiese di tutto il mondo, ha rinnovato il suo impegno attraverso iniziative di preghiera e solidarietà per testimoniare, anche sul territorio, la dimensione universale della missione.

Nel messaggio dedicato a questa giornata, consegnato alla Chiesa il 25 gennaio scorso, papa Francesco ricordava la figura di Cristo quale il primo missionario, inviato dal Padre e unto dallo Spirito per portare agli uomini il Vangelo. In Lui si rivela il volto autentico della speranza, e attraverso i suoi discepoli — e in essi ogni battezzato — continua l’opera missionaria della Chiesa, poiché, “Egli, nella su vita terrena, «passò beneficando e risanando tutti» dal male e dal maligno (cfr At 10,38), ridonando ai bisognosi e al popolo la speranza in Dio. Inoltre, sperimentò tutte le fragilità umane, tranne quella del peccato, attraversando pure momenti critici, che potevano indurre a disperare, come nell’agonia del Getsemani e sulla croce. Gesù però affidava tutto a Dio Padre, obbedendo con fiducia totale al suo progetto salvifico per l’umanità, progetto di pace per un futuro pieno di speranza (cfr Ger 29,11). Così è diventato il divino Missionario della speranza, modello supremo di quanti lungo i secoli portano avanti la missione ricevuta da Dio anche nelle prove estreme”.

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono”.

Partendo dal richiamo alle parole iniziali della Gaudium et Spes il messaggio, rappresenta l’invito a ciascuno ad essere “missionario di speranza” nei luoghi e nei contesti della vita quotidiana; a cui viene aggiunto un appello concreto: diventare artigiani di speranza e restauratori di un’umanità distratta e infelice, ricordando che la prima forma missionaria è la preghiera.

Papa Leone – alla luce della sua esperienza ventennale in qualità di vescovo missionario in Perù – in più occasioni, ha invitato tutte le genti a non sottovalutare il valore delle offerte e dei gesti di solidarietà che sostengono la vita di tante giovani chiese e il ministero dei missionari.

Un segno eloquente di questa giornata è stata la canonizzazione di Pietro To Rot (Rakunai, 5 marzo 1912 – Vunaiara, 7 luglio 1945), giovane laico e martire della Papua Nuova Guinea, primo santo riconosciuto della Chiesa dell’Oceania: una testimonianza viva di fede e di missione.

Don Federico Marino, direttore dell’Ufficio missionario, ha sottolineato la necessità – sulla scia del messaggio rilanciato da papa Francesco e papa Leone – di riscoprire la dimensione missionaria come vocazione di ogni battezzato e segno concreto di speranza nel mondo: “Come Chiesa di Taranto, abbiamo scelto di aprire il mese missionario affidando tutte le missioni a Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, con una celebrazione eucaristica nella parrocchia a lei dedicata. Alla celebrazione hanno preso parte gli ordini religiosi missionari e gli istituti di vita consacrata presenti sul territorio, rinnovando insieme il senso di comunione e di preghiera per le missioni nel mondo”.

In questo ottobre missionario, diverse parrocchie della diocesi stanno vivendo adorazioni eucaristiche dedicate, rosari per le missioni e momenti di animazione missionaria, seguendo i materiali proposti dall’ufficio nazionale di Cooperazione missionaria tra le Chiese.

In particolare, nella giornata di ieri, 19 ottobre, tutte le parrocchie hanno destinato le offerte raccolte al Centro missionario diocesano, che provvederà entro il 31 gennaio a trasmetterle alla Direzione centrale delle Pontificie opere missionarie, i cui fondi confluiranno nel Fondo mondiale di solidarietà, a beneficio delle missioni e dei progetti che ne faranno richiesta.

Dalla diocesi di Taranto, ad ogni parte del mondo, la Chiesa con la sua voce e le sue opere, si fa preghiera e impegno, affinché ogni gesto di fede diventi annuncio di speranza e segno di fraternità universale, perché: “Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù” (Evangelii Gaudium, 120).

Canonizzazioni

Bartolo Longo proclamato santo e il suo intenso legame con Grottaglie

20 Ott 2025

di Silvano Trevisani

Così come Papa Francesco aveva annunciato il 25 febbraio scorso, Bartolo Longo è stato proclamato santo. Domenica scorsa, in una affollatissima piazza San Pietro, papa Leone lo ha elevato agli onori degli altari assieme ad altri sei beati di diverse nazionalità.

Il nome di Bartolo Longo, la cui vicenda spirituale e umana rappresenta una delle testimonianze più significative della rinascita religiosa dell’Italia postunitaria, è indissolubilmente legato al Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, centro mondiale di devozione mariana e di opere sociali.

Grande gioia ha manifestato la sua città, Latiano nel Brindisino, doven+ nacque il 10 febbraio 1841, Ma vogliamo ricordare che il nome di Longo è anche saldamente legato anche a Grottaglie, dove viveva una sua nipote, e dove propagò la pratica del Rosario, in stretta collaborazione con i gesuiti che vi operavano nel santuario sorto laddove era nato san Francesco de Geronimo, e a lui si deve l’erezione della chiesa della Madonna di Pompei.

Bartolo Longo si trasferì nel 1863 a Napoli per completare gli studi di giurisprudenza. Dopo un periodo di “buio”, nel quale si avvicinò al mondo dello spiritismo, che anche nella capitale del Regno delle Due Sicilie aveva una certa espansione, ritrovò la strada della conversione e si dedicò totalmente alla religione e alla carità. Grazie alla nobildonna Caterina Volpicelli, oggi santa, conobbe la contessa pugliese Marianna Farnararo De Fusco, rimasta vedova in giovane età, con cinque figli piccoli. Il 1° aprile 1885 sposò Bartolo Longo a Napoli, e divenne una figura decisiva nella realizzazione di tutta l’opera pompeiana.

Nel 1872 Longo giunse a Valle di Pompei e, mentre si aggirava tra le campagne, fu preso da profondo pentimento per la vita passata, tanto da temere per la sua anima, quando una voce gli sussurrò: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo!”. Cominciò così a catechizzare i contadini; ristrutturò, poi, la piccola chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, e decise, su consiglio del Vescovo di Nola, di erigere una nuova chiesa, dedicata alla Madonna del Rosario.

Il 13 novembre 1875, arrivò a Pompei la prodigiosa immagine della Vergine del Rosario. Pian piano arrivarono le offerte per la costruzione della nuova chiesa, la cui prima pietra fu posta l’8 maggio 1876. Il santuario è poi divenuto meta di costante pellegrinaggio e punto di riferimento per opere di carità e propagazione della fede. La memoria della Madonna di Pompei si celebra l’8 maggio e la prima domenica di ottobre, quando in tutte le chiese si recita la “supplica” che lo stesso Bartolo Longo compose. Il beato, invece, si spense all’età di 85 anni, il 5 ottobre 1926. L’opera dell’avvocato Longo ha avuto il suo primo, solenne riconoscimento con la beatificazione da parte di Giovanni Paolo II, il 26 ottobre 1980.

Ma accennavamo alla presenza costante di Bartolo Longo a Grottaglie. Qui mantenne un legame profondo con i padri gesuiti, come testimoniano in numerosi scritti apparsi sulle riviste della compagnia “Societas” e “Tornate a Cristo”, i gesuiti Marranzini, Trani, Campagna e anche il grottagliese Michele Ignazio D’Amuri. Queste e altre testimonianze sono riportate, tra le altre, nella “Storia del Santuario di san Francesco De Geronimo e dei padri gesuiti” da Francesco Occhibianco. Il quale ha recentemente pubblicato un volume dedicato a Bartolo Longo contenente tre sue lettere inedite.

A Grottaglie Bartolo Longo si recava a far visita, nella casina bianca che sorgeva accanto al convento delle Figlie del Sacro Costato, alla sorellastra Maria Campi, nata dal matrimonio della madre Maria Luparelli con l’avvocato Giovanni Campi di Mesagne. Maria Campi a Grottaglie aveva poi sposato un personaggio molto noto e amato: il direttore didattico Ciro Vincenzo Peluso, autorità pedagogica e umana universalmente riconosciuta, premiato con la medaglia d’oro per meriti scolastici. Dal matrimonio tra Peluso e Maria Campo nacquero i figli: Marianna, che i più anziani ricordano organista al Santuario, Antonietta, Adele e Giuseppe, che fu gesuita e che morì nel 1974.

Bartolo Longo fu il fautore della costruzione della Chiesa della Madonna di Pompei. La chiesetta venne eretta agli inizi del Novecento, e terminata nel 1905, su un terreno donato da una famiglia devota alla Vergine, proprio per le sollecitazioni di Bartolo Longo, la cui presenza in città era ricordata ben dagli anziani e dai sacerdoti, con i quali teneva una rapporto consuetudinario. La chiesa, rimasta chiusa per anni, è stata riaperta al culto regolare una decina d’anni fa, oggi è rettoria, affidata a don Eligio Bonfrate, e si trova sulla via intitolata alla Madonna di Pompei che si innesta alla superstrada per Francavilla Fontana.

Sull’altare maggiore campeggia un venerato altorilievo della Madonna di Pompei opera del noto cartapestaio leccese Raffaele Caretta (1871-1950), del tutto simile a quello da lui stesso realizzato per la Chiesa dell’Immacolata di Latiano negli ultimi anni dell’800, mentre la volta del presbiterio è affrescata dal pittore e decoratore grottagliese Arcangelo Spagnulo (1913-1968).

Cammino sinodale

Cammino sinodale Cei: le 75 proposte del ‘documento finale’ per rinnovare la Chiesa italiana

ph Marco Calvarese-Sir
20 Ott 2025

di Riccardo Benotti

Dopo quattro anni di ascolto, confronto e discernimento, il Cammino sinodale della Chiesa italiana giunge a una tappa decisiva con la pubblicazione del Documento di sintesi, che sarà sottoposto al voto della terza Assemblea sinodale il 25 ottobre. Si tratta di un testo articolato in 75 paragrafi, frutto di un processo capillare che ha coinvolto diocesi, parrocchie, associazioni, movimenti e comunità in un percorso di corresponsabilità diffusa. Il documento non va letto come un manuale tecnico, ma come una mappa di orientamento che restituisce l’immagine di una Chiesa in cammino, consapevole delle sfide del presente e desiderosa di affrontarle con il Vangelo come bussola. Le votazioni non avranno lo scopo di bocciare alcuna proposta, ma di presentare ogni punto con i suoi “favorevole” (placet) o “non favorevole” (non placet), così da restituire un quadro chiaro delle priorità e delle sensibilità emerse. Proprio per questo il testo va compreso nella sua totalità: non come una somma di parti indipendenti, ma come un percorso unitario in cui ogni sezione acquista significato in relazione alle altre.

La struttura segue tre grandi direttrici – mentalità e prassi, formazione, corresponsabilità – e intreccia riflessione e proposta, metodo e contenuto. La prima parte, dedicata al “rinnovamento sinodale e missionario delle prassi ecclesiali”, affronta tra l’altro alcuni snodi importanti della vita ecclesiale e sociale di grande attualità: pace e nonviolenza, giustizia sociale, cura della casa comune, amicizia sociale e politica. Le proposte sono concrete e operative: tavoli permanenti sul disarmo e sull’educazione alla pace, progetti di giustizia riparativa, sostegno alla finanza etica, contrasto a corruzione e mafie. Grande rilievo assumono anche l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, con assemblee congiunte, percorsi formativi condivisi e spazi di confronto stabile tra Chiese e comunità di fede. Centrale è il tema delle relazioni: la comunità cristiana è chiamata a diventare sempre più inclusiva e accogliente, accompagnando situazioni di fragilità e promuovendo percorsi di ascolto e prevenzione degli abusi

La seconda parte del documento mette al centro la formazione sinodale e missionaria dei battezzati: maturità della fede, centralità della Parola di Dio, liturgia curata e omelie ben preparate, percorsi di iniziazione cristiana rinnovati, formazione dei formatori e cultura della tutela. L’obiettivo è costruire una formazione che non sia solo trasmissione di contenuti, ma esperienza comunitaria e processo di discernimento condiviso, capace di generare responsabilità e missione.

ph Siciliani, Gennari-Sir

La terza parte guarda invece all’organizzazione della vita ecclesiale e alla corresponsabilità nella guida delle comunità. Il testo propone di ripensare il volto delle parrocchie come realtà missionarie e accoglienti, di valorizzare gli organismi di partecipazione e di promuovere stili di guida più collegiali e meno clericali. Si chiede una presenza più significativa delle donne nei processi decisionali e nei ministeri, un riconoscimento maggiore dei laici nella responsabilità pastorale e un uso trasparente e solidale dei beni ecclesiastici. Non mancano riflessioni sulle strutture diocesane e sul loro necessario rinnovamento, affinché diventino strumenti agili al servizio della missione e non meri apparati burocratici. L’attenzione alla gestione economica, in particolare, è letta come questione pastorale e non amministrativa: la trasparenza e la condivisione dei beni sono parte integrante della credibilità ecclesiale.

Ma la vera novità è il metodo. Il Cammino sinodale ha rappresentato un’esperienza di partecipazione senza precedenti, con un coinvolgimento capillare sul territorio e una rete di ascolto che ha toccato tutte le componenti del popolo di Dio. Questo approccio partecipativo ha permesso di far emergere un quadro ricco e articolato, ma anche profondamente realistico della Chiesa italiana oggi. Come ricorda il documento, “le nostre comunità non sono allo sbando, ma attente ai volti dimenticati, fiduciose nell’opera di Dio che rinnova la storia”. Le questioni poste dal Documento restano aperte e decisive: non si tratta solo di valutare il lavoro compiuto, ma di interrogarsi sul futuro della Chiesa italiana e sulla sua capacità di rispondere alle attese del tempo presente. Le risposte non arriveranno tanto dal voto del 25 ottobre, quanto dal modo in cui le comunità continueranno a vivere uno stile sinodale fatto anche di scelte pastorali, decisioni condivise e percorsi di rinnovamento.

Tracce

E la chiamano pace…

Reuters/Avvenire
20 Ott 2025

di Emanuele Carrieri

Dopo le esibizioni di Trump, prima alla Knesset di Gerusalemme e poi all’International Congress Center di Sharm el-Sheikh, forse è opportuno mettere in luce quanto sta succedendo nelle ultime ore, dense di ordinaria violenza, in cui la fragile sospensione delle offensive israeliane rassomiglia molto all’ordine di “risparmiate le munizioni” di una momentanea tregua armata, piena di trappole e di punti deboli. Neppure il flusso degli aiuti umanitari, mandati alla popolazione civile della Striscia di Gaza, appare essere sicuro. Il governo di Netanyahu si riserva – anzi, si appropria – il potere di aprire, di sbarrare e di diminuire il flusso dei tir attraverso i varchi, come strumento di ritorsione e di rappresaglia nei confronti della popolazione civile della Striscia di Gaza. E si continua: nelle prime ore del mattino di venerdì un gruppo israeliano, Tsav 9, aderente all’estremismo di destra, ha fermato gli aiuti destinati alla Striscia di Gaza, sulla strada che porta al valico di Karm Abu Salem, e per farlo hanno utilizzato un passeggino, a bordo del quale c’era una neonata che, di fatto, si è trovata a pochi centimetri da un tir. Alla fine dei conti, saranno i civili a pagare, con fame e con restrizioni, eventuali interruzioni, problemi o ripensamenti nell’applicazione di un solo punto dei venti del “piano di pace” di Trump. Per ora la morsa che stringe la Striscia di Gaza è stata soltanto allentata ma non è stata rimossa: i pretesti e le scuse per riaprire in un modo o nell’altro le ostilità non mancano di sicuro. Il più importante è ciò che concerne la spinosa questione della restituzione delle salme delle persone rapite e decedute dopo il sequestro, che il governo di Netanyahu – ma anche parte dell’opinione pubblica israeliana – vorrebbe riconsegnate “tutte e subito”, sapendo in effetti, come confermato anche dalla Croce rossa, che si tratta di una impresa praticamente impossibile. Sotto gli enormi cumuli delle macerie della Striscia di Gaza, prodotti da due anni di bombardamenti da parte delle forze armate israeliane, potrebbero esserci migliaia di cadaveri, molti dei quali forse disintegrati. Non dovrebbe dunque meravigliare il fatto che Hamas fatichi a ritrovare rapidamente in questo paesaggio devastato i corpi degli ostaggi morti. Per dare un contributo, una task force egiziana è già entrata nella Striscia, ma il ministero degli Esteri turco ha annunciato che i suoi tecnici dell’organizzazione per i disastri e le emergenze sono ancora sul lato egiziano del confine, in attesa del permesso di Israele, restio alla collaborazione turca (chiara ritorsione al veto di Erdogan alla presenza di Netanyahu a Sharm el-Sheikh). Ma poi, che interesse avrebbe la milizia palestinese a temporeggiare sulla restituzione delle salme, dando a Netanyahu una scusa per colpire ex novo la Striscia di Gaza? Laggiù la pace sulla carta c’è ma nella realtà non si vede perché la pace trumpiana non ferma le mani assassine: è da poco arrivata la notizia che undici persone, fra cui sette minori e tre donne, sono state ammazzate in un attacco israeliano a un minibus, che aveva superato la “linea gialla sulla carta”, la linea di demarcazione prevista dagli accordi di pace. Ma quella pace non basta al grande mediatore di pace: adesso gioca con il modellino dell’arco di trionfo che vorrebbe far innalzare a Washington a sua perpetua fama e dà ordine alla Cia per una nuova guerra sporca, adesso sul terreno dopo l’impressionante dispiegamento di navi militari, contro il Venezuela. Ma, prima di tutto, vuole affrontare la guerra in Ucraina e, benché deluso da Putin dopo le promesse in Alaska, parla per due ore con lui fissando un vertice a Budapest a poche ore dalla visita di Zelensky a Washington, dalla quale esce dimesso e senza missili a lunga gittata, perché “servono anche a noi”. Una ammissione significativa di Trump: fare la pace con uno come Putin è più difficile nonostante il plauso dello zar di tutte le Russie per la firma del “piano di pace” in Medio Oriente. In realtà, nella Striscia di Gaza, della pace nessuna traccia ma una fragile e incerta tregua, mentre un’altra parte del popolo palestinese vive sotto l’occupazione militare e i soprusi dei coloni in Cisgiordania. Per la guerra in Ucraina sarà difficile riproporre in copia e incolla i venti aleatori punti della tregua a Gaza perché è il prodotto della fine della Guerra Fredda ma anche del fatto che “l’abbaiare della Nato alla porta della Russia” – sono parole di papa Francesco – ha indotto Putin a reagire, anche perché vorrebbe che le frontiere di tutte le Russie fossero le colonne di Ercole. Le operazioni belliche nella Striscia di Gaza, iniziate dopo l’assalto terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, sono parte e prosecuzione del conflitto arabo-israeliano, iniziato ben settantasette anni fa. Differenze di tempo registrate, rimane il fatto che, nella Striscia, è andata in onda una “non-guerra”, cioè un conflitto non tradizionale, asimmetrico per i sistemi d’arma usati e per le vittime, in grandissima parte, civili. È una guerra nuova, un tiro al bersaglio, un massacro quotidiano e mirato su presenze umane, case e infrastrutture civili e sui civili esposti e indifesi, con offensive assolutamente asimmetriche, fra combattenti di uno degli eserciti più agguerriti al mondo, fornito di spirito di vendetta, jet, carri armati, intelligence e droni, contro una truppa paramilitare, male ideologizzata ma, malgrado tutto, ben armata. Gli Usa, in realtà, avrebbero potuto sempre e in ogni istante fermare Netanyahu, moderarne i propositi, correggerne i comportamenti. Se è vero che le dipendenze sono biunivoche, è vero che patrimonio e arsenale sono nelle mani di Trump. Gli Usa non hanno esercitato tale potere fin quando Netanyahu agiva in favore dei loro interessi geopolitici, senza pregiudicare i rapporti fra petromonarchie e America. Trump ha assecondato l’azione di forza di Netanyahu, ma, quando ha capito che iniziava a nuocere agli Usa, ha tirato su la leva del freno a mano. Se questa è pace …

Sport

Francesco Magrì, l’ascesa e la maturità del pupillo della Quero-Chiloiro

20 Ott 2025

di Paolo Arrivo

Lo chiamano Pallina. Da sempre. Da quando il suo pediatra disse che a quella assomigliava la sua testa. “Pallina” sa usarla sul ring, insieme alle gambe e ai guantoni, al punto da vincere di continuo: 7 vittorie su sette incontri per Francesco Magrì, superwelter, nella carriera professionistica. L’ultima l’ha ottenuta per KO alla quinta ripresa sul romano Giulio Fiorillo. Un ricordo fresco, datato al dieci ottobre, per il talento tarantino della Quero-Chiloiro.

Francesco Magrì verso il titolo italiano dei superwelter

Il boxeur ha dimostrato di saper gestire qualsiasi avversario cambiando tattica all’occorrenza. In questo modo, al Memorial Luciano Tamburini, ha avuto la meglio su Giulio Fiorillo: contro un avversario che si destreggiava molto bene sul ring, ha fatto un match di attacco, diverso dal suo boxare manualistico e tecnico. Lo ha stordito già alla prima ripresa. Poi sfruttando il suo destro, ha fatto la differenza. L’incontro vinto al Palasport Piccinelli di Rezzato, in provincia di Brescia, nella riunione professionistica indetta dalla Promo boxe Italia del procuratore Mario Loreni, è stato per Francesco Magrì un importante banco di prova: il pugile ha nel mirino la semifinale del titolo italiano dei pesi superwelter, che disputerà nei prossimi mesi. Appuntamento al quale vorrà farsi trovare nelle migliori condizioni di forma. Come ha sempre fatto in carriera. Va ricordato, infatti, il suo score da dilettante, un passato roseo: tre volte campione italiano (una da youth e due da élite), su un totale di 108 incontri ne ha vinti 80 (8 pareggiati e 19 persi), in diverse occasioni ha indossato la maglia azzurra, come ai Giochi del Mediterraneo 2018. Nel passaggio al professionismo non ha tradito le attese continuando a vincere e a crescere.

Talenti del territorio

Chi non perde un colpo è la società di appartenenza di Francesco Magrì: la Quero-Chilorio è stata protagonista al Trofeo dell’Amicizia, grazie alle performance e al talento dei giovani under 17 e U19, da Riccardo Iacca e Vincenzo Carparelli, che hanno combattuto nella palestra del Palamelfi di Brindisi. Un ulteriore motivo di soddisfazione per il maestro Vincenzo Quero che nei giorni scorsi inoltre è stato insignito del premio Panathlon. A riprova di come la passione, l’amore, la dedizione per questa disciplina continuano a manifestarsi ancora oggi. Così i valori trasmessi sul territorio oltre i confini della regione. Parliamo di un impegno che perdura dal 1970. Nonostante tutti gli ostacoli che si possono trovare nella pratica e promozione di questo sport sul territorio. La storica società ionica non ha mai smesso di operare e di sfornare campioni, come Nino Rossetti. Che è tornato alla vittoria (questa estate, al “Memorial Alessandro Serafini” di Tricase, contro il barese Francesco Lezzi) ed è entrato a far parte del club Italia Pro. Ovvero di un circuito elitario della boxe professionistica nazionale riservato ai migliori prospetti del panorama pugilistico internazionale.

Processo di pace

“La speranza in Medio Oriente? Libertà da interferenze straniere”

20 Ott 2025

di Gianni Borsa

Dopo due anni di conflitto si è finalmente raggiunta una tregua fra Israele e Hamas. Ora si tratta di verificare se il cessate il fuoco regge, se possono finire le violenze, se si può cominciare a ricostruire… Ne parliamo con Miriam Ambrosini, milanese che da anni vive in Medio Oriente, e che ricopre il ruolo di delegata per Palestina, Libano e Iraq per Terre des Hommes.

ph Miriam Ambrosini

Ci sono state innumerevoli vittime e infinite distruzioni in questi due anni in Terra Santa: quali altri segni profondi restano, a suo avviso, nelle popolazioni coinvolte?
Il problema è che non si è trattato “solo” di un conflitto, ma in base agli accertamenti svolti dalle Nazioni Unite si è trattato di un genocidio. Non è solo una questione di definizione, ma di tutto quello che ne consegue: migliaia di famiglie distrutte per sempre, villaggi e città rasi completamente al suolo, un numero mai visto prima di bambini che non hanno più i genitori, oltre 20.000 bambini feriti in maniera permanente. E potremmo citare tante altre conseguenze. Tutto questo non può non lasciare ferite indelebili nella vita e nell’animo della popolazione palestinese. A ciò si aggiunge il fatto, non trascurabile, che l’accordo firmato in Egitto è avvenuto senza i palestinesi, i quali, ancora una volta, si trovano di fatto senza diritti, senza Stato e con ampie parti del territorio (pensiamo anche alla Cisgiordania) occupate da Israele. Costruire la pace in queste condizioni è difficile e il rischio che la spirale di violenza, che nasce da una situazione di profonda ingiustizia, discriminazione, squilibrio di potere possa riprendere è molto alto.

Il 7 ottobre 2023 ha segnato uno spartiacque per Israele e per la popolazione palestinese. Ma si direbbe che l’intero Medio Oriente sia stato segnato dalla guerra. I Paesi coinvolti sono numerosi, basti pensare a Libano, Siria, Qatar, Iran. Lei vive tra la gente di queste terre: quali i sentimenti diffusi che si provano?
In realtà in Medio Oriente il 7 ottobre è stata una data significativa ma fino a un centro punto, perché’ tante situazioni di tensione e conflitto erano già note: la presenza sempre più massiccia dell’Iran e delle sue milizie e la conseguente preoccupazione di Israele, dell’Occidente e del Golfo, la crescente violenza israeliana nei confronti dei palestinesi, la profonda crisi politico-economica del Libano, ecc. Tutte queste dinamiche sono esplose una dopo l’altra ma con poca sorpresa e molta accettazione da parte della popolazione locale. Purtroppo, in Medio Oriente tutti si aspettano che qualcosa succeda, che la pace non possa mai durare, che arrivi un nuovo conflitto.Forse questa volta c’è stata un po’ più di sorpresa rispetto all’assoluta impunità di Israele che in due anni ha colpito Palestina, Yemen, Iran, Qatar, Siria e Libano e continua ancora a bombardare quotidianamente alcuni di questi Paesi. Ma a parte questo prevale, tristemente, un grande senso di rassegnazione, sfiducia e impotenza.

La Chiesa sta vivendo il Giubileo della speranza. Il Medio Oriente è una grande regione, ricca di storia, che ospita popolazioni tanto differenti tra loro, segnata dalle grandi religioni monoteiste. Se le chiedessi quali speranze si coltivano in Medio Oriente? Si può sperare in un futuro di giustizia, di diritti, di vera pace?
Coltivare la speranza e lavorare per la pace è un nostro dovere sempre, come credenti e come cittadini. Popolazioni diverse possono convivere insieme, nei Paesi del Medio Oriente ci sono tanti esempi di lunghissime convivenze assolutamente pacifiche tra persone appartenenti a religioni diverse. Il problema non è tanto questo, il problema sono gli interessi politici, economici e militari legati al Medio Oriente. La religione viene quindi strumentalizzata sia a livello locale dai vari partiti ma anche a livello internazionale, perché le diverse potenze appoggiano uno o l’altro gruppo etnico/politico/religioso per raggiungere i propri interessi.
Il desiderio che più di tutti gli altri sento esprimere in tutti i Paesi del Medio Oriente che frequento è quello di essere lasciati liberi, di non continuare a subire interferenze esterne, di essere trattati al pari degli altri Paesi e non sempre etichettati come guerrafondai, terroristi, migranti… Forse la chiave è quella di mettere al centro l’uomo e tutti i suoi diritti, ricordandoci che i diritti umani sono universali e inalienabili, non si può fare un po’ sì e un po’ no a seconda di quello che ci conviene.

Eventi di sensibilizzazione

Incontro al Cuore Immacolato: Attenti alle truffe!

ph G. Leva
20 Ott 2025

di Angelo Diofano

Venerdì sera il maggiore dei carabinieri Francesca Romana Fiorentini ha parlato alla parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, a Taranto, della scottante questione delle truffe agli anziani, sviluppate nelle più diverse e fantasiose modalità, che da tempo stanno mietendo numerose vittime. L’incontro è stato sollecitato  dal parroco mons. Giovanni Chiloiro, fattosi portavoce delle istanze della comunità a fronte della recrudescenza del vergognoso fenomeno.

ph G. Leva

Il relatore ha innanzitutto invitato caldamente a diffidare delle telefonate fatte a nome di istituti di credito, di cui magari si è clienti, in cui viene fatta la richiesta di fornire i propri dati anagrafici o informazioni personali, che possono essere impiegate dai malviventi per azioni delittuose. Il consiglio è uno solo, quello di troncare immediatamente la conversazione. Particolarmente frequenti sono le truffe fatte attraverso internet, in cui, con messaggi inviati per mail, all’imprudente destinatario viene fatto cliccare un link accluso, magari fornendo dati relativi a informazioni bancarie, per svuotare il conto corrente, i cui fondi vengono dirottati all’estero e depredati immediatamente. Il maggiore dei carabinieri ha suggerito, appena compreso il raggiro, di rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine per bloccare immediatamente la manovra fraudolenta o almeno ridurre il danno. Molti, inoltre, cadono nella trappola di fantomatiche società finanziarie che promettono, previo deposito di denaro, lauti ricavi sotto forma di interessi, erogati inizialmente (per non creare sospetti) e poi definitivamente sospesi, con il denaro versato fatto sparire.

Si verificano anche truffe operati da manigoldi che si presentano a domicilio per effettuare controlli alle utenze di luce e gas: occasione per far entrare di nascosto il complice dalla porta il più delle volte lasciate aperta, che fa piazza pulita di denaro e gioielli, spesso custoditi in camera da letto.

Molti, ancora, cadono nella trappola delle telefonate in cui presunti agenti delle forze dell’ordine chiedono somme di denaro per le immediate necessità legali di una persona coinvolta in qualche fantomatica disavventura, spesso incidente stradale. Il consiglio è quello di chiamare subito con altra utenza telefonica i familiari più prossimi per opportune verifiche. Numerosi, in questi due ultimi ambiti, sono stati gli arresti effettuati dalle forze dell’ordine agli ignobili individui, bloccati durante la fuga

In ogni caso, la regola numero uno è quella di usare massima cautela nei contatti telefonici o per strada con sconosciuti e di non vergognarsi mai di effettuare la denuncia alle forze dell’ordine, in quanto possono essere vittime di truffe non solo persone semplici ma anche quelle dotate di una certa cultura (è capitato anche a docenti di scuole superiori e persino ad alti ufficiali). Insomma, ricordarsi sempre del consiglio che si dava ai figli più piccoli e che ora tocca metterlo in pratica: non dare mai confidenza agli estranei.

I social network, ha concluso il maggiore Fiorentini, sono diventati un terreno fertile per le truffe online, con malintenzionati che sfruttano la fiducia e la connessione tra gli utenti per portare avanti le loro attività illecite. È importante quindi essere consapevoli di queste truffe e prendere misure per proteggersi, come: verificare l’autenticità delle fonti, non condividere informazioni personali, effettuare ricerche approfondite prima di investire o acquistare, utilizzare password sicure e l’autenticazione a due fattori. Insomma, a fronte di tutto questo, l’invito è di rimanere sempre vigile per non cadere nelle  trappole di questi ignobili individui.

 

ph G. Leva
ph. G. Leva
ph G. Leva
ph G. Leva

Angelus

La domenica del Papa – La perseveranza che serve

ph Vatican media-Sir
20 Ott 2025

di Fabio Zavattaro

“Non eroi o paladini di qualche ideale, ma uomini e donne autentici”. Sono i sette nuovi santi che Papa Leone canonizza in piazza San Pietro davanti a una folla che occupa anche parte di via della Conciliazione. Sul sagrato della basilica il capo dello Stato Sergio Mattarella, il presidente del Libano Joseph Khalil Aoun, e delegazioni dal Venezuela e Armenia.

Nella Giornata missionaria mondiale il vescovo di Roma chiede di pregare “specialmente per quegli uomini e quelle donne che hanno lasciato tutto per andare a portare il Vangelo a chi non lo conosce”: costoro sono “missionari di speranza tra le genti”.

Così i nuovi santi. Tra loro Bartolo Longo ‘l’apostolo del Rosario’ come lo definì Giovanni Paolo II, l’uomo che “per amore di Maria divenne scrittore, apostolo del Vangelo, propagatore del Rosario, fondatore del celebre santuario in mezzo a enormi difficoltà e avversità”; ancora creò “istituti di carità, divenne questuante per i figli dei poveri” e trasformò Pompei da valle desolata e sperduta in una “cittadella di bontà umana e cristiana”. Poi l’arcivescovo armeno Ignazio Choukrallah Maloyan, martire del genocidio, il ‘Grande crimine’ come viene chiamato in Armenia, compiuto dall’impero Ottomano. Ma anche Pietro To Rot, un catechista ucciso perché si oppose agli occupanti giapponesi: è il primo santo di Papua Nuova Guinea. Quando Giovanni Paolo II lo beatificò a Port Moresby, gennaio 1995, dietro la piccola bara bianca vi erano la moglie Paula Ia Varpit e la figlia Rufina, l’unica rimasta in vita dei tre figli di To Rot.

Gli altri santi ecco le italiane Maria Troncatti e Vincenza Maria Poloni, poi i venezuelani Giuseppe Gregorio Hernández Cisneros e María Carmen Elena Rendiles Martínez.

I nuovi santi, dice Leone XIV nell’omelia in piazza san Pietro, “hanno tenuto accesa la lampada della fede” e sono diventati “lampade capaci di diffondere la luce di Cristo”. La fede è il tema centrale delle parole del Papa, a commento del Vangelo di Luca, il racconto della vedova che cerca giustizia e la chiede al giudice che “non ha timore del giudizio di Dio e non ha rispetto per il prossimo”. Quasi nulle sembrano le possibilità per la donna di essere ascoltata, e invece, scrive Luca, il giudice accoglie la richiesta con queste parole: “anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi”.

Papa Leone sottolinea che la tenacia della vedova – nella Bibbia la vedova e l’orfano sono le categorie più bisognose, perché indifese e senza mezzi – “diventa per noi un bell’esempio di speranza, specialmente nel tempo della prova e della tribolazione. La perseveranza della donna e il comportamento del giudice, che opera controvoglia, preparano però una provocatoria domanda di Gesù: Dio, il Padre buono, non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui”.

Ecco l’interrogativo con il quale si chiude il brano di Luca: “il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” Senza la fede, afferma il Papa, sparirebbe la speranza e la “libertà di tutti verrebbe sconfitta dalla morte; il nostro desiderio di vita precipiterebbe nel nulla. Senza fede in Dio non possiamo sperare nella salvezza”. Come non ci stanchiamo di respirare, ha detto ancora Leone XIV “così non stanchiamoci di pregare”, perché la fede “si esprime nella preghiera e la preghiera autentica vive di fede”.

Due le tentazioni che mettono alla prova la fede: lo scandalo del male che porta “a pensare che Dio non ascolti il pianto degli oppressi e non abbia pietà del dolore innocente”; e la pretesa “che Dio debba agire come vogliamo noi”; una preghiera in sostanza che diventa “comando verso Dio, per insegnargli come fare a essere giusto e efficace”. Ma Dio “fa giustizia verso tutti donando per tutti la sua vita”. Quando gridiamo al Signore dove sei, nella preghiera “riconosciamo che Dio è lì dove l’innocente soffre”. La croce rivela la giustizia di Dio, afferma il Papa, e quando “siamo crocifissi dal dolore e dalla violenza, dall’odio e dalla guerra, Cristo è già lì, in croce per noi e con noi. Non c’è pianto che Dio non consoli; non c’è lacrima che sia lontana dal suo cuore. Il Signore ci ascolta”. Così accogliendo la misericordia di Dio si diventa davvero capaci di “misericordia verso il prossimo”. Chi non “accoglie la pace come un dono, non saprà donare la pace”.

Anche per la pace in Terra santa, in Ucraina e negli altri luoghi di guerra, non può mancare la preghiera: “Dio conceda a tutti i responsabili saggezza e perseveranza per avanzare nella ricerca di una pace giusta e duratura”. E non dimentica, papa Leone, il Myanmar da dove giungono notizie “purtroppo dolorose”. Così rinnova il suo appello affinché “si giunga a un cessate il fuoco immediato e efficace”.

Tv

Domani, sabato 18, Linea verde racconterà Taranto e la sua provincia

17 Ott 2025

Andrà in onda domani, sabato 18 ottobre alle ore 12,25 su Rai1 una puntata di Linea verde Italia, che racconterà Taranto e la sua provincia.
Il programma condotto dalla giornalista tarantina Monica Caradonna e Tinto e dedicato ai temi dell’innovazione e della sostenibilità parlerà di ‘Taranto, radici antiche per un futuro sostenibile’.

“I conduttori – si legge nella nota diramata dalla Rai – andranno alla scoperta di un territorio quanto mai dinamico, che unisce storia e innovazione, natura e tecnologia, tradizioni popolari e scienza. Una città dalle radici antiche ma capaci di ispirare il futuro della città, sempre più orientato all’ecologia e all’economia ‘green’”.

A bordo di un catamarano, trasformandosi in ‘ricercatori per un giorno’, Monica e Tinto, andranno a conoscere le caratteristiche dei grandi cetacei che nuotano nel Golfo di Taranto. Al Castello aragonese e al Ponte girevole, che incarnano ancora oggi l’anima della città, scopriranno invece la storia più antica e un esempio di ingegneria risalente agli anni Cinquanta del secolo scorso.

Spazio anche all’energia rinnovabile, grazie al Beleolico, il primo parco eolico marino del Mediterraneo. Nell’arcipelago delle Cheradi, a poca distanza dalla costa, andranno alla scoperta del primo rifugio per delfini in Europa, il San Paolo Dolphin Refuge, importante centro per la tutela e il recupero dei delfini, animale simbolo di Taranto.

Nella città vecchia, visiteranno la Cattedrale di San Cataldo, cuore spirituale di un progetto che unisce accessibilità, arte e innovazione.

L’itinerario sarà anche l’occasione per conoscere il territorio tarantino a partire dai suoi protagonisti, ad esempio le ‘remine’, donne che rinnovano la tradizione millenaria della voga. Tappa anche alla gravina di Laterza, dove uomo e natura hanno imparato a convivere dai tempi più remoti.

Sulle spiagge di Castellaneta marina, invece, si assisterà alla nascita delle tartarughe Caretta caretta che scelgono questo luogo per nidificare. Infine, visitando il Rione dei Santi Medici di Massafra, faranno conoscere al pubblico un mondo sospeso tra mito e fede, dove i vicoli di tufo custodiscono leggende di ‘Masciari’, guaritori e riti popolari, che ancora oggi rivivono nelle manifestazioni culturali. Ed è proprio qui che i nostri conduttori illustreranno una ricetta del territorio con prodotti a km 0.

Eventi culturali in città

‘Il Cantico di frate Sole 800 anni dopo’, incontro della Dante Alighieri

17 Ott 2025

‘Il Cantico di frate Sole 800 anni dopo’ è il tema dell’incontro che si terrà lunedì 20 ottobre alle ore 17.30 al Circolo Ufficiali della Marina Militare (sala delle vele), in piazza Kennedy, a cura del Comitato di Taranto della Società Dante Alighieri e dell’arcidiocesi di Taranto. Introdotta dalla prof.ssa Josè Minervini, presidente della Società Dante Alighieri, comitato di Taranto, la relazione sarà tenuta dal prof. Guglielmo Matichecchia, già dirigente scolastico, che approfondirà il valore e la portata storica e letteraria del testo francescano.
Le conclusioni saranno tratte dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

L’evento rappresenta un importante momento di dialogo tra cultura, fede e tradizione, onorando un testo – ‘Laudato sie, mi Signore, cum tucte le tue creature’ – che continua a ispirare l’umanità e a richiamare un profondo legame con il creato.

 

Cronaca

Attentato a Ranucci: esprimiamo solidarietà al giornalista e alla sua famiglia

ph Ansa-Sir
17 Ott 2025

È un fatto grave e allarmante quello avvenuto nella notte a Pomezia, alle porte di Roma: un ordigno è esploso distruggendo l’auto del giornalista Sigfrido Ranucci e della figlia, parcheggiata davanti alla loro abitazione. Fortunatamente non ci sono stati feriti, ma il gesto rappresenta un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a essere informati. Colpire un giornalista significa colpire il principio stesso della democrazia, fondata sulla verità e sulla trasparenza. Il Sir e le testate aderenti esprimono piena solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia, rinnovando l’impegno a difendere la libertà di informazione come bene comune da tutelare sempre e in ogni contesto.

 

Eventi in diocesi

Don Minzoni: riflessioni della Comunità Masci Taranto 5

ph G. Leva
17 Ott 2025

Da sempre nel mondo esistono le fazioni e le tifoserie – Guelfi e Ghibellini o bianchi contro neri -, dove è molto più semplice schierarsi da una parte e combattere l’altra piuttosto che impegnarsi in opera di mediazione indirizzata alla Persona, ben diversa dalla neutralità. La neutralità ha in sé la non azione al contrario della mediazione che vede una parte attiva degli attori coinvolti. Una figura di testimonianza in tal senso è stata quella di don Giovanni Minzoni che negli anni degli scioperi socialisti seguiti dalle violenze fasciste pone la sua attenzione ai giovani dell’epoca che lui definisce come una “primavera senza fiori”. La comunità Masci Taranto 5 vuol aprire una riflessione sul come far fiorire oggi la primavera ricordando l’operato di don Minzoni e per questo organizza per stasera, venerdì 17 ottobre, alle ore 18 nel salone della parrocchia San Nunzio Sulprizio, un incontro sul sacerdote di frontiera. Nella sua vita di sacerdote educatore ha la consapevolezza che la conoscenza del terreno sociale è la base per mettere in opera gli insegnamenti della Chiesa. La sua priorità è formare delle coscienze solide e lo fa attraverso l’istituzione di una biblioteca cattolica circolante e il doposcuola per aiutare i più deboli, crea due circoli di Azione Cattolica: “Giosuè Borsi” maschile, e “Sacro Cuore” femminile. Riattiva, rendendola più adatta alle nuove necessità sociali, l’Opera Pia Liverani – destinata all’istruzione e educazione delle fanciulle e riorganizza prevedendo la partecipazione delle operaie agli utili, in quanto comproprietarie dei macchinari. Costituisce cooperative di ex combattenti.

Amplia il salone-teatro, che diventa anche, primo nella zona, sala cinematografica con proiezioni settimanali.

Riorganizza la filodrammatica con ragazzi e ragazze (cosa non molto scontata in quel momento storico), sì da poter mettere in scena testi più aderenti alla vita. E infine nell’aprile del 1923 fonda una sezione degli esploratori cattolici dell’Asci (Associazione. Scout. Cattolici. Italiani).

È proprio l’affermazione dello scoutismo, che in pochi giorni iscrive tra le sue fila una settantina di giovani a fronte del clamoroso e contemporaneo insuccesso dell’associazione dei balilla, a costituire per il fascismo un’intollerabile provocazione sino al punto di decretare la sua uccisione nell’agosto dello stesso anno. Natura generosa, aliena da calcoli e da compromessi, Giovanni Minzoni ha vissuto in un mondo dove il lavoro non era giustamente ricompensato e la fede non era molto sentita e praticata. È andato verso gli altri, verso quei fedeli che da anni avevano disertato la parrocchia, con il solo intento di dividere con la famiglia degli umiliati sofferenze e ingiustizie. E’ stato un protagonista della Chiesa Martire e del Silenzio, perché costretta a svolgere la sua opera in un clima di persecuzione. Oggi come ieri il nostro compito è valorizzare la crescita delle coscienze, costruire percorsi di confronto dove i fiori di primavera possano costruire una solidità etica ed una coscienza critica propositiva contro ogni forma di pensiero unico manipolatore che si incontri sia nella vita reale che virtuale.