Diocesi

‘Che cos’è l’uomo?’: il 21 novembre, l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto superiore di scienze religiose

19 Nov 2025

di Giada Di Reda

Cultura e persona, bellezza e condivisione al servizio del territorio: venerdì 21 novembre, nella concattedrale Gran Madre di Dio, si terrà l’inaugurazione dell’anno accademico 2025/26 dell’istituto di scienze religiose metropolitano San Giovanni Paolo II. Un’iniziativa culturale al servizio della cittadinanza, pensata come occasione di incontro tra fede, sapere e vita reale, per offrire uno spazio di crescita e di approfondimento aperto a tutti.

Un momento di incontro e partecipazione che coinvolgerà non solo docenti e studenti, ma anche insegnanti di religione, operatori pastorali, istituzioni e parrocchie delle tre diocesi della metropolia.

I lavori si apriranno alle ore 18 con l’accoglienza dei partecipanti, a cui seguiranno, alle ore 18:15 la preghiera iniziale e i saluti istituzionali. Alle 18.45 è prevista la prolusione di fr. Sabino Chialà, priore di Bose, che guiderà una riflessione sul tema «”Che cos’è l’uomo?” L’umano nel grande racconto della Bibbia», ispirata al versetto del Salmo 8,5 e dedicata all’esplorazione dell’umano nel grande racconto biblico.

Nato il 24 marzo 1968, Sabino Chialà è un monaco cristiano, teologo e biblista che dal 30 gennaio 2022 è alla guida della Comunità monastica di Bose come priore; la sua formazione, segnata da un approfondito studio delle lingue orientali – in particolare ebraico e siriaco – lo ha portato a diventare un punto di riferimento negli studi sugli scritti apocrifi cristiani e sulle prime testimonianze letterarie del cristianesimo antico. Alla luce di un impegno caratterizzato da uno sguardo attento alla dimensione spirituale dell’esperienza umana, la sua prolusione si inserisce in un percorso che nasce con l’intento di riflettere sulla Bibbia e sulla visione antropologica che essa dischiude, offrendo una luce per interpretare il nostro cammino in un tempo ricco e complesso.

In continuità con quanto papa Leone XIV ha ricordato nel Discorso alla Pontificia Università Lateranense per l’inaugurazione dell’anno accademico del 14 novembre 2025 – in cui ha intimato le istituzioni accademiche ecclesiali a essere luoghi di dialogo vivo, ricerca e formazione integrale della persona umana – anche l’inaugurazione dell’anno accademico dell’istituto di scienze religiose di Taranto si colloca in questa prospettiva. L’iniziativa intende infatti promuovere quello “spazio di studio, relazione e confronto con la realtà” che il papa ha indicato come via maestra per una formazione capace di generare fraternità, educando ad una lettura attenta alle sfide del nostro tempo.

Questo appuntamento si inserisce nel contesto di un profondo impegno accademico e pastorale, che l’istituto di scienze religiose da sempre porta avanti, e che, di anno in anno, si arricchisce e si rafforza sempre di più, attraverso la ricerca, lo studio e il confronto; un cammino che nasce dal desiderio di essere sempre più vicini al mondo e alle sue domande reali e di senso.

La serata, che si concluderà alle 19.45, sarà impreziosita dall’esecuzione di alcuni brani musicali a cura dell’Orchestra ico della Magna Grecia.

Un evento, quello che la comunità si appresta a vivere, che non si configura come una semplice cerimonia formale, ma si configura come un invito a guardare al futuro con rinnovata fiducia, consapevoli che ogni percorso formativo può diventare occasione di crescita e di autentico servizio alla vita della Chiesa e del territorio.

 

Lavoro

Rottura totale governo-sindacati sulla vertenza Ilva: oggi sciopero

19 Nov 2025

di Silvano Trevisani

È rottura totale tra governo e sindacati sulla vertenza Ilva. Salta il tavolo della trattativa a Palazzo Chigi, con i sindacati che annunciano lo ‘scontro totale’ per quello che definiscono il piano di chiusura dall’azienda da parte del governo e proclamano uno sciopero di 24 ore a partire da domani, mercoledì 19 novembre.

Nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali sull’ex Ilva, il governo ha giocato la carta del mantenimento dei livelli di cassa integrazione, chiarendo che “non ci sarà un’estensione ulteriore della cassa integrazione, in accoglimento della principale richiesta avanzata dagli stessi sindacati nel corso del precedente tavolo”, ma questo non è bastato. Se è vero che i sindacati avevano duramente bocciato l’estensione della cassa integrazione fino a 6.000 unità, non era quello l’unico e principale problema di rottura. A essere bocciato è stato soprattutto il piano industriale che, come si ricorderà, prevede il ridimensionamento produttivo e la chiusura delle cokerie, con l’acquisto all’estero del coke necessario alla produzione residua. Un piano che sostituisce completamente quello presentato nello scorso luglio e che aveva registrato una sostanziale adesione dei sindacati, in quanto prevedeva il mantenimento del ciclo produttivo, seppure ridimensionato, in vista della realizzazione dei forni elettrici, per i quali i tempi sarebbero stati ridimensionati da otto a quattro anni.

Ma i sindacati sostengono anche la necessità che sia lo Stato a gestire l’Ilva in attesa di un affiancamento di imprenditori privati, dei quali per ora non c’è nessuna traccia, a differenza di quanto ventilato nella scorsa riunione. Inoltre hanno anche chiesto un nuovo incontro con la partecipazione della presidente del consiglio Meloni, ma la risposta è stata negativa.

In una nota Palazzo Chigi riferisce che “saranno individuati adeguati percorsi di formazione in favore dei lavoratori, anche per coloro già in cassa integrazione. La formazione servirà a far acquisire ai lavoratori le competenze necessarie alla lavorazione dell’acciaio prodotto con le nuove tecnologie green”. Il governo ha confermato, inoltre, “piena volontà di concentrare le risorse sulla manutenzione degli impianti per mettere in sicurezza i lavoratori e in prospettiva aumentare la capacità produttiva”.

Ma i sindacati non ci stanno. Il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, afferma: “il piano sull’ex Ilva di fatto va a ridimensionare le attività, perché ferma tutte le aree a freddo e questo per noi è inaccettabile perché ha riflessi importanti su tutti gli stabilimenti, non solo su Taranto. Abbiamo chiesto e ribadito più volte di ritirarlo, perché ci sembra la prospettiva di chiudere lo stabilimento per poi metterlo a disposizione di eventuali potenziali acquirenti che oggi non ci sono. Questo per noi è inaccettabile”. Per il segretario generale della Uilm Rocco Palombella “il piano porta alla chiusura dell’ex Ilva. È mancato il senso di responsabilità delle istituzioni e del governo”.

Da parte sua il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, spiega: “Noi abbiamo chiesto alla presidenza del Consiglio di sospendere, di ritirare il piano e di fare intervenire direttamente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Ci hanno risposto di no e noi abbiamo deciso ovviamente di dichiarare sciopero a partire dalla giornata di domani”.

Il Governo, sostiene infine l’Usb, “continua a ripetere che la nazionalizzazione non sarebbe possibile, ma evita di affrontare il tema vero: la mancanza di risorse e la totale assenza di una scelta politica di intervento pubblico. Lo strumento del controllo pubblico esiste, è pienamente costituzionale e già utilizzato anche in Italia. È esattamente ciò che Usb chiede da tredici anni”.

All’incontro, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, presenti il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, e il consigliere per i Rapporti con le parti sociali, Stefano Caldoro.

Ecclesia

La Chiesa italiana in cammino nei territori contro ogni abuso

ph Cei
19 Nov 2025

di Maria Chiara Biagioni

Un lavoro capillare, nei territori, raggiungendo a tappeto tutte le parrocchie, anche quelle più in periferia. Per diffondere una cultura della tutela dei minori e delle persone vulnerabili e dire no ad ogni forma di omertà e silenzio. Dietro ai convegni, agli incontri, alle messe e ai momenti di preghiera che si svolgono oggi, 18 novembre, in Italia per la V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa c’è dietro tutto questo. Non c’è nulla di sporadico. Ma un lavoro quotidiano, a fianco degli operatori pastorali e in sinergia con le istituzioni locali. “Promuovere una rinnovata cultura della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nelle Chiese che sono in Italia – scrive Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori della Cei – significa chiederci come nelle relazioni che animano la vita ecclesiale ci assicuriamo quel dettaglio che può fare la differenza: il rispetto”. “È il rispetto la garanzia di quel limite oltre al quale non si può mai andare, così che i legami non diventino mai legacci e l’altro non sia ridotto da soggetto libero, creativo, a oggetto manipolato. E il limite, se valicato, diventa non solo violazione, ma perdita per tutti”. Abbiamo fatto un ‘viaggio’ tra le diocesi per capire come si sta lavorando e cosa si sta facendo per diffondere questa cultura del rispetto.

Parte dal lavoro fatto quest’anno don Antonio Peduto, referente per la tutela dei minori della diocesi di Locri. “Dal mese di gennaio 2025 – racconta – abbiamo iniziato un ciclo di incontri per presentare il servizio diocesano e quindi mettere a conoscenza il territorio di questa realtà nata non solo per curare le ferite ma anche e soprattutto per prevenirle e prevenire qualsiasi forma di abuso. A volte noi ci soffermiamo soltanto sugli abusi sessuali, che in realtà sono solo l’apice della piramide. Ma ci sono anche gli abusi spirituali, abusi di potere che in qualche modo costruiscono questa struttura abusante”. In questi mesi la diocesi ha promosso incontri nelle diverse vicarie per presentare a operatori pastorali, sacerdoti e diaconi le linee guida della Cei e riflettere insieme come adattarle meglio al territorio. “Un territorio, quello della Locride – sottolinea don Peduto -, che negli anni passati ha vissuto la sofferenza causata da una cultura dell’omertà che non è semplicemente il silenzio. L’omertà porta purtroppo anche a voltarsi dall’altra parte per paura o per vergogna. Questi incontri desiderano incoraggiare a denunciare situazioni di abuso qualora ci dovessero essere”. È stato anche organizzato un incontro diocesano sui fenomeni mediali di adescamento dei ragazzi al quale hanno partecipato anche forze armate ed insegnanti. Oggi, per la quinta Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti di abusi, si terrà un incontro nei locali del seminario vescovile dove dopo la relazione del referente diocesano che passerà in rassegna quanto si è fatto fino ad oggi in diocesi, prenderà la parola un medico. Successivamente verrà letta la testimonianza di una vittima che ci è stata consegnata per iscritto a tutela dell’anonimato. “È la testimonianza di una ragazza – spiega il sacerdote – che se da una parte è stata ferita dalla Chiesa dall’altra è stata salvata grazie ad un sacerdote dalla Chiesa ed oggi lavora in una parrocchia come catechista e animatrice. C’è quindi anche una Chiesa che accoglie, si mette in ascolto, cura le ferite. Ed è questa Chiesa che vogliamo mettere in risalto”.

Anche Floriana Tappi, referente per la tutale dei minori della diocesi di Cesena-Sarsina, mette da subito in evidenza il lavoro fatto in questi anni. “È dal 2019 – dice – che, puntualmente a novembre, tutti gli anni mettiamo ancora di più a tema la tutela dei minori contro ogni forma di abuso. Perché siamo sulla scia del pensiero di Papa Francesco, poi ripreso anche da Papa Leone, che esortano la Chiesa a tutelare sul territorio le persone, soprattutto i minori e le persone vulnerabili”. Anche qui, in questi anni, la diocesi ha promosso iniziative di sensibilizzazione, andando a parlare agli operatori pastorali, catechisti, insegnanti di religione, anche con gli allenatori.
“Abbiamo passato a tappeto tutta la diocesi – spiega Tappi -, facendoci conoscere. Non si tratta di educare a vedere il male dappertutto, ma di essere consapevoli. Trasparenza, attenzione, correttezza, rispetto e dedizione verso le persone che incontriamo, soprattutto se minori e vulnerabili, fanno parte dell’amore”.

Oggi, alle 21, nella parrocchia di Sant’Egidio, si terrà un momento di preghiera alla quale sarà presente anche mons. Douglas Regattieri, vescovo emerito della diocesi perché il vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo è all’Assemblea Cei ad Assisi. “Non ci si aspettano grandi numeri di partecipazione. Ma per noi del Servizio diocesano, i numeri non sono importanti. Vogliamo solo dire che c’è un’equipe di lavoro e che se c’è bisogno, interviene. È un progetto che esiste, che va tenuto sveglio per garantire ovunque un clima sereno e sicuro”.

Anche a Roma si lavora. E per fare il “punto” della situazione l’appuntamento è fissato per il 25 novembre, nella sala della Conciliazione di Palazzo del vicariato, dove si svolgerà il convegno ‘Rispettare, custodire, generare’. L’iniziativa, spiega Paola Pellicanò, referente del Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della diocesi di Roma, “è stata concepita come un momento di preghiera e di riflessione comunitaria”. L’incontro intende approfondire i tre verbi proposti quest’anno dalla Cei: rispettare, custodire, generare. Per il primo tema, ‘rispettare’, interverrà Lidia Salerno, presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, che illustrerà le ragioni per cui il rispetto dei minori e delle persone vulnerabili costituisce esigenza primaria, fondamento di una cultura della tutela e della prevenzione.
“In tale ambito — osserva Pellicanò — la Chiesa è chiamata a collaborare responsabilmente con il territorio, promuovendo forme di cooperazione e di sinergia con le Istituzioni civili, giudiziarie e sociali”.

La seconda, ‘custodire’, viene posta in dialogo con l’ambito sanitario, “considerando in particolare che gli abusi subiti nell’infanzia o in condizioni di vulnerabilità producono conseguenze non solo immediate, ma anche di lungo periodo. Si tratta di situazioni che talvolta emergono dopo molti anni e che lasciano ferite profonde”. Su tali aspetti interverrà Pietro Ferrara, ordinario di pediatria dell’Università Campus Bio-Medico.

Il terzo verbo, ‘generare’, rimanda invece alla dimensione della vita consacrata, “perché — precisa la referente diocesana — consente di entrare nel cuore stesso della vita ecclesiale”. Grazie al contributo di suor Tiziana Merletti, segretaria del dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, sarà affrontato anche il tema degli abusi spirituali, di coscienza e di potere.
“Il convegno vuole essere un segno concreto di prossimità della diocesi alle vittime”, aggiunge Pellicanò che conclude: “Come Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili siamo chiamati a essere uno spazio di ascolto aperto, riservato, vigile e accogliente: un luogo al quale chiunque può rivolgersi. L’obiettivo è promuovere una cultura del rispetto che divenga progressivamente mentalità condivisa.
Spesso l’attenzione si concentra sui casi più eclatanti; tuttavia esiste una rete di esperienze, talvolta silenziose e poco note, che merita di essere riconosciuta e valorizzata. Siamo impegnati per la custodia della dignità dei più piccoli – afferma ancora Pellicanò -. Una dignità che è al cuore della preoccupazione pastorale della Chiesa di Roma e dell’impegno di trasparenza e formazione del Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, con la guida attenta del card. Baldassare Reina. E sarà proprio il vicario generale di Sua santità per la diocesi di Roma a introdurre il convegno, moderato da padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni sociali, e a presiedere la celebrazione eucaristica conclusiva nella basilica lateranense”.

Diocesi

La parrocchia del Corpus Domini organizza ‘Santa Cecilia alle Case bianche’

19 Nov 2025

di Angelo Diofano

‘Santa Cecilia alle Case bianche’ è il titolo del programma natalizio per la giornata di Santa Cecilia a cura della parrocchia del Corpus Domini, guidata da don Marco Salustri che così spiega: “Si tratta di una tradizione ormai consolidata nella nostra parrocchia: il 22 novembre daremo inizio al periodo natalizio celebrando la messa nella zona delle ‘case bianche’, in via 25 aprile nei pressi della stata di Padre Pio e di un noto esercizio commerciale, e poi continueremo con un momento di festa a base di pettole e musica offerte da alcuni parrocchiani”.

Il programma dettagliato prevede: alle ore 17 l’esecuzione delle tradizionali pastorali natalizie da parte della banda musicale; alle ore 18.30, la santa messa; alle ore 19.15, la pettolata; infine alle ore 19.30, lo spettacolo di animazione per i bambini.

 

Comece

Mons. Crociata: “Europa sotto assedio: il possibile contributo dei cristiani”

Mons. Mariano Crociata - ph Siciliani - Gennari-Sir
18 Nov 2025

Un contesto internazionale gravido di drammi e di sfide, una situazione interna segnata da divisioni fra gli Stati e da populismi: si parla spesso di ‘crisi dell’Europa’. Diverse chiavi di lettura per una comprensione di tali problemi sono giunte dal convegno ‘Cristianesimo coscienza dell’Europa’, tenutosi al monastero di Camaldoli dal 6 al 9 novembre, organizzato dalla rivista ‘Il Regno’, dalla Comunità monastica e dalla Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea. Al convegno ha partecipato, e portato il suo contributo, mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina e presidente della Comece.

 

ph Il Regno

Più volte al convegno di Camaldoli, è tornato il tema della “crisi dell’Europa”. Quali sono, a suo avviso, i caratteri principali di questa crisi? Quali i punti deboli sul piano culturale e sociale?
La crisi è innanzitutto determinata dal mutato scenario internazionale: prima l’esplosione della guerra in Russia, poi il cambiamento dell’amministrazione statunitense e l’emergere di potenze globali con disegni egemonici che cancellano ogni forma di multilateralismo e comprimono l’autonomia e la libertà dei Paesi più deboli. Tutto questo pone la stessa Unione europea in una condizione di debolezza e di marginalità nelle dinamiche internazionali regolate dai rapporti di forza tra le grandi potenze. Ma ci sono aspetti interni di una crisi che sono riconducibili a due fattori.

Quali sono?
L’incompiutezza e la precarietà del disegno istituzionale, strutturalmente legato al consenso tra gli Stati membri, e i mutamenti culturali e sociali intervenuti da anni con il sorgere di populismi e nazionalismi che portano alcuni Paesi a porsi esplicitamente contro l’Unione europea e comunque producono in tutti lacerazioni e contrapposizioni che danno alle stesse politiche nazionali interne ed europee una nota di incertezza e di indecisione.

Si insiste spesso sulla irrilevanza politica e diplomatica dell’Europa – in questo caso s’intende l’Unione europea – negli scenari globali. Concorda con questa tesi? Di quali eventuali riforme necessiterebbe l’Ue per uscire dall’impasse?
Che la posizione geopolitica dell’Unione europea sia di estrema debolezza sul piano politico è sotto gli occhi di tutti. Sono evidentemente vari i fattori, ma non manca chi vede delle possibilità di iniziativa che andrebbero valorizzate meglio anche sul piano diplomatico e nei rapporti internazionali. È vero però che qualsiasi iniziativa è condizionata dalle vistose divisioni interne tra i Paesi membri che in alcuni casi letteralmente paralizzano ogni iniziativa. Per un verso c’è bisogno di far progredire l’evoluzione dell’Ue nella direzione di una più compiuta democraticità istituzionale,per altro verso bisognerebbe trovare nuove forme nei processi decisionali che consentano all’Ue di essere tempestiva e incisiva in alcuni passaggi politici e diplomatici che, come abbiamo vista in vari casi, la vedono rimanere assente e marginale.

Tornando alla crisi del vecchio continente, di quale cristianesimo avrebbe bisogno oggi l’Europa?
Il cristianesimo in Europa, nonostante tutte le difficoltà segnalate ormai da anni, mantiene una sua vitalità, tuttavia le carenze in ottica sociale e politica, e non ultimo in riferimento all’Europa, sono vistose. Questo evidenzia una difficoltà della pastorale ecclesiale di passare da una pratica e da una impostazione rivolta alla spiritualità individuale e alla devozione a una che la riequilibri con un’attenzione alle implicazioni morali, sociali e politiche dello stare da credenti in questo mondo e in questa nostra società. Poi vanno considerati gli aspetti istituzionali della presenza sociale della Chiesa, ma in primo luogo viene la coscienza dei singoli e delle comunità in riferimento al cammino umano comune.

Chiese in Europa. Alla Comece, che ha sede a Bruxelles, confluiscono i vescovi delegati delle Conferenze episcopali dei Paesi Ue. Quale il possibile contributo sulla via del rilancio di un’Europa di pace, della democrazia, dei diritti, attenta agli ultimi e aperta al mondo?
La Comece è una delle espressioni dell’iniziativa istituzionale della Chiesa in riferimento all’Europa e in particolare all’Unione europea. Il contributo che possiamo dare è quello definito dal suo Statuto, e cioè di accompagnare il processo politico dell’Unione europea nelle aree di interesse per gli episcopati, monitorare le attività dell’Unione e informarne gli episcopati, comunicare alle istituzioni e autorità europee le opinioni e le visioni degli episcopati relativi all’integrazione europea. Tutto questo naturalmente in costante coordinamento e collaborazione con la Santa Sede, direttamente o attraverso il Nunzio presso l’Unione europea.Studi, documenti, lettere, appelli, incontri ufficiali e contatti personali, eventi culturali e quant’altro sono i mezzi di cui ci serviamo. Gli effetti non sono sempre visibili, ma i segni del significato della nostra presenza sono ampiamente riconosciuti. E tuttavia anche questa azione presuppone una vitalità della coscienza ecclesiale che rimane il compito di base e il presupposto di ogni servizio ecclesiale in ambito sociale e istituzionale pubblico, nazionale o europeo che sia.

 

Iniziative solidali

Colletta alimentare: donate al Banco alimentare, 8.300 tonnellate di alimenti (+5% sul 2024)

ph Fondazione Banco alimentare ets
18 Nov 2025

“Se cresce la povertà deve crescere anche la solidarietà, la Colletta alimentare è un piccolo gesto che risponde a una domanda importante di come arrivare a fine mese: è un gesto di grande fiducia oltre che una risposta concreta”: così il card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha commentato la 29ª Giornata nazionale della Colletta alimentare dopo aver partecipato all’iniziativa svoltasi sabato in oltre 12mila punti vendita in tutta Italia.
In un contesto sociale segnato da individualismo e indifferenza, evidenzia la Fondazione Banco alimentare ets in un comunicato, la partecipazione di 155mila volontari e di oltre 5 milioni di donatori rappresenta un segnale forte: cittadini di ogni età e provenienza hanno dedicato tempo, cura e attenzione, per quegli ‘invisibili’ che spesso non trovano voce. Un gesto semplice – una confezione di riso, una scatoletta di tonno, una bottiglia di passata di pomodoro – che alimenta speranza, come auspicato da papa Leone XIV domenica scorsa: “Mentre le cause strutturali della povertà vanno affrontate e rimosse, tutti siamo chiamati a creare segni di speranza”.

Ancora una volta, la Colletta ha fatto emergere “un Paese che sceglie di non voltarsi dall’altra parte e, nonostante l’aumento del costo della vita, dona quanto può. Un vero e proprio spettacolo della carità, il segno di una coscienza di popolo ancora viva, come dimostra anche la partecipazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, primo anche quest’anno ad aderire personalmente a questo gesto”. “La Giornata nazionale della Colletta alimentare – proseguono dalla Fondazione Banco Alimentare Ets – dice anche qualcosa di importante sul bisogno – profondo e condiviso – di costruire relazioni vere e capaci di rispondere ai molteplici volti della povertà, primo fra tutti la solitudine. Grazie a 8.300 tonnellate di prodotti donati nei supermercati di tutta Italia, Banco Alimentare potrà sostenere nei prossimi mesi 1 milione e 800mila persone bisognose attraverso 7.600 enti caritativi convenzionati”.
La Colletta alimentare continua online fino al 1° dicembre su alcune piattaforme dedicate: per conoscere le modalità di acquisto dei prodotti è possibile consultare il sito web bancoalimentare.it.

 

Tracce

Agghiaccianti safari di guerra

(Foto di Kemal Hadzic/Vatican News)
18 Nov 2025

di Emanuele Carrieri

Il primo a darne notizia fu il Corriere della Sera, nel marzo del ’95, in un articolo di Venanzio Postiglione. Una notizia agghiacciante: la denuncia di Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale permanente dei popoli – un tribunale di opinione internazionale finalizzato alla promozione dei diritti umani – che, nel corso della prima sessione del processo sui crimini contro l’umanità nella ex Jugoslavia, celebrata a Berna dal 17 al 20 febbraio del ’95, si parlò di turisti italiani andati in Bosnia, per assistere ai combattimenti. Ma, allo scopo di comprendere meglio il significato dell’aggettivo agghiacciante, serve spiegare bene: individui che organizzavano safari di guerra per persone facoltose e particolarmente sadiche che pagavano cifre anche ragguardevoli per vivere l’emozione di sparare ai civili, nella Sarajevo assediata. Partivano il venerdì, con mimetica, scarponi da combattimento e armi al seguito. Arrivati al fronte, potevano fare il tiro al bersaglio umano, sparare su quel che si muoveva nelle strade: soldati, donne con taniche d’acqua, bambini con il triciclo. La mancanza di deposizioni, foto, riscontri, documenti, prove, testimonianze e video causò la derubricazione della notizia a leggenda horror con risvolti molto raccapriccianti. D’altro canto, qualcuno, trenta anni fa, si domandava “Che senso ha tirare fuori fior di quattrini per andare in guerra, dove, in ogni circostanza, si rischia comunque di morire?”. Per questo motivo, forse, allora si stentava a crederci. Negli anni di silenzio e omertà dopo il termine della guerra, alcune voci coraggiose avevano già tentato di fare luce su questi fatti, sia fra le vittime dei cecchini e sia fra i giornalisti che erano a Sarajevo durante i 1425 giorni – dal 5 aprile ’92 al 29 febbraio’96 – dell’assedio. Il giornalista e scrittore Luca Leone, cofondatore della Infinito Edizioni, fu uno dei primi a raccontare dei safari di guerra a Sarajevo: nel 2014 uscì “I bastardi di Sarajevo”, romanzo che dà voce a personaggi di varia a natura, da politici corrotti che stringono in pugno la città a spregiudicati carnefici, da giovani che sognano di liberare la città a certi turisti stranieri che giocano alla guerra per vivere un weekend diverso. “È un romanzo, è il prodotto della fantasia di uno scrittore”: in tal modo, dieci anni fa furono archiviate quelle vicende. E il tutto finì così. A scoperchiare il vaso di Pandora, è, il 10 settembre del 2022, la presentazione alla mostra cinematografica ‘Al Jazeera Balkans documentary film’ di Sarajevo del documentario ‘Sarajevo Safari’ del regista sloveno Miran Zupanic. L’autore ha cercato di far luce su una attività feroce e senza scrupoli, avvenuta durante il lungo ed estenuante assedio della città: facoltosi uomini stranieri, forse stanchi degli ordinari passatempi e alla ricerca di esperienze forti e cariche di adrenalina, avrebbero tirato fuori notevoli somme di denaro per unirsi alle truppe serbo-bosniache lungo le postazioni ai confini di Sarajevo, sulle montagne che circondano la città, per darsi alla caccia all’essere umano. Un testimone chiave, anonimo per proteggere la sua incolumità, ha riferito nel documentario di essere venuto a conoscenza di veri e propri safari che avvenivano a Sarajevo, organizzati in particolare nell’area di Grbavica: uomini venuti da lontano – la cui provenienza è da accertare – disposti a pagare grosse cifre per giocare alla guerra, per fare i cecchini per un giorno e sparare sulle persone. Ma è di questi giorni la notizia che la Procura della Repubblica di Milano ha aperto un fascicolo di inchiesta per omicidio volontario plurimo aggravato da motivi abietti e crudeltà dopo un esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni e dall’ex giudice Guido Salvini, che hanno pure esibito della documentazione e delle testimonianze sui safari di guerra. In una intervista rilasciata a Repubblica, ha asserito: “Questi killer arrivavano da tutto il mondo, ma anche dall’Italia.” Quanti erano gli italiani? L’indagine è appena incominciata e la speranza è che si riveli essere soltanto un brutto sogno e che resti una leggenda horror, come si credeva che fosse, fino a pochi giorni fa. La stessa mente umana è incapace di cogliere fino in fondo l’abisso che c’è in una scelta di vita così nichilista. È una condotta così irrazionale e tanto malvagia che pare uscita dalle sceneggiature di qualche sadico film fantascientifico. Ma è un’occasione per far luce su un fenomeno, il gusto di uccidere, che esiste, è sempre esistito e che esisterà sempre. Adesso stare davanti allo schermo, con in mano i comandi di un drone, a distanza di sicurezza dal fronte, è molto più facile e decisamente meno costoso. Uccidere è ancora meno personale: i droni dei russi fanno “human safari”, esercitandosi su bersagli civili, crimine denunciato dalla Commissione di inchiesta dell’Onu sull’Ucraina. Il male non ha mai un volto soltanto. Come sono questi uomini nella loro vita normale? Hanno famiglia, figli? Chi sono, quando nessuno li vede? Nei loro cannocchiali, c’erano prede umane, i cittadini inerti di Sarajevo. La ricompensa era più alta, ammazzando un bambino. No, non possiamo crederci, non vogliamo crederci. Non è difficile immaginare, per chi ha avuto la grazia di Dio di conoscere don Tonino Bello, lo sguardo di dolore, l’espressione di sofferenza, gli occhi di lacrime, se fosse ancora in vita. Lui che, l’11 dicembre del ’92 nel cinema Prvi Maj di Sarajevo, disse “Penso che queste forme di utopia dobbiamo promuoverle, altrimenti le nostre comunità che cosa sono? Sono solo le notaie dello status quo e non sentinelle profetiche che annunciano cieli nuovi e terra nuova.”. La speranza che don Tonino, su cui splende la luce dello sguardo di Dio, liberi il mondo dai “turisti” del terrore al comando e ci aiuti a non precipitare nell’abisso profondo della guerra contemporanea.

Eventi in diocesi

‘Il villaggio di Babbo Natale’ al Sacro Cuore di Taranto

18 Nov 2025

‘Il villaggio di Babbo Natale’ è la manifestazione che inaugurerà nel cortile della parrocchia del Sacro Cuore, in via Dante a Taranto, il lungo periodo delle festività natalizie, in collaborazione con l’associazione ‘Amici della Puglia’. L’appuntamento è per sabato 22 novembre, ricorrenza di Santa Cecilia, dopo la santa messa delle ore 18.30.

“Sarà un viaggio incantato tra luci, suoni e tradizioni – ci dice il parroco, don Francesco Venuto – che prevede le tradizionali musiche tarantine, spettacolari video mapping, degustazione di pettole bollenti, giochi per grandi e piccini, mercatini dell’artigianato locale e la maestosa slitta di Babbo Natale, che porterà con sé un sacco pieno di dono, sorrisi e meraviglie per tutti: l’invito ai bambini è quello di portare le letterine con i loro desideri da consegnare al meraviglioso vecchietto”.

 

Qualità della vita

Sanità, disoccupazione, qualità della vita: Taranto in fondo alla classifica

18 Nov 2025

di Silvano Trevisani

La Puglia arretra, Taranto, 101sima nella classifica generale, è penultima nella regione seguita solo da Foggia, che è al posto 104, a quattro scalini dal fondo. Stiamo parlando di qualità della vita e della classifica 2025 stilata dal quotidiano economico ‘Italia Oggi’ (da cui riprendiamo il grafico in alto). La posizione della nostra città, ma vale anche per le altre pugliesi, con l’unica eccezione di Bari, che è 66ª, mentre Lecce è 81ª, è in netto peggioramento. Del resto non dovrebbe essere una sorpresa per chi vive in città o in provincia. La crisi insanabile dell’industria, lo scarsissimo appeal del polo universitario, la condizione pietosa della sanità pubblica, la crisi del commercio sono sotto gli occhi di tutti e non bastano certo gli imbellettamenti tesi a esaltare il turismo a migliorare le cose. La classifica dimostra, se mai, che il turismo, anche se favorisce alcune categoria produttive, può peggiorare la qualità della vita di tutti gli altri. A meno che non adegui i suoi servizi specifici, come sembra aver fatto Lecce che pure è soffocata dal turismo.

Proprio ieri sera abbiamo appreso da Report che la Puglia è il fanalino di coda della sanità italiana: impossibilità di prenotare visite specialistiche, pronto soccorso insufficienti e inadeguati, soprattutto con il surplus intollerabile dei mesi estivi, si aggiungono alla povertà in drammatico aumento, come possono ben testimoniare le Caritas parrocchiali ma anche le singole parrocchie.

Taranto, come pure Brindisi e Bat, è tra le province che non raggiungono i 500 punti di media indicativa della classifica della Sanità. Ma non li raggiunge neppure nella classifica della disoccupazione, che è molto alta. Si pensi che a Taranto la disoccupazione “dichiarata” (quella reale è molto più alta!) è del 12,36%, mentre a Pordenone è dell’1,82%! Naturalmente, ai primi posti ci sono solo città del Nord e qualcuna del Centro. Come meravigliarsi che i nostri giovani vadano via per non tornare più!?

Occorrerebbe una visione politica più ampia e non ridotta a poche iniziative autoreferenziali, in cui enti, economici e strumentali, abbozzano iniziative per pochi eletti, in genere già appartenenti alle classi privilegiate. Occorrerebbe battersi di più e meglio per quella “reindustrializzazione” di cui si blatera da decenni e anche dibatterne politicamente, organizzando convegni, dibattiti pubblici e iniziative stringenti con l’ausilio di addetti ai lavori. Non basta moltiplicare festival o rassegne, come per anni hanno fatto le amministrazioni precedenti, che appartengono all’effimero e, se hanno un loro senso, non bastano certo ad elevare la qualità della vita. Che è fatta prima di tutto di lavoro, sostentamento, salute, servizi pubblici, come l’igiene, i trasporti e così via. Allora pensiamo a inaugurare il nuovo ospedale, dotandolo soprattutto di personale; attuiamo i progetti di investimento industriale già presentati per le aree siderurgiche da dismettere; risolviamo il problema Ilva; attrezziamo adeguatamente il polo universitario, il cui futuro è finora solo nelle belle parole degli addetti ai lavori; organizziamo finalmente una raccolta rifiuti da città matura… Vedremo come la qualità della vita migliorerà.

Oikos Mediterraneo: da giovedì 20, ‘Intrecci mediterranei’

18 Nov 2025

Oikos Mediterraneo, Centro per l’ecologia integrale del Mediterraneo, ha organizzato la III edizione di ‘Intrecci mediterranei’, che si terrà a Taranto dal 20 al 22 novembre, con il patrocinio del Comune di Taranto, e in collaborazione con la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, l’Università degli studi Aldo Moro – Dipartimento jonico, il conservatorio Paisiello, l’Associazione dell’alto Egitto per l’educazione e lo sviluppo, Apri International, la Pontificia Università Antonianum, il Cuirif e il Diteim. I temi di questa nuova edizione saranno le donne, la pace e i giovani.

Questo il programma:

Giovedì 20 pomeriggio nell’aula 5 del Dipartimento jonico ci sarà una tavola rotonda su ‘Territori, professioni e istruzione a servizio della pace’ con ospiti internazionali quali: il prof. Julio César Alvear Castaneda, Universidad del Valle (Santiago de Cali, Colombia) esperto in processi di pace, Emad Daoud, rappresentate di Aueed, Associazione dell’Alto Egitto, e Giampaolo Di Marco, direttore di Confprofessioni; alle ore 19.30 nella chiesa San Pasquale sarà inaugurata la mostra di arte tessile delle donne dell’Alto Egitto ‘Treasures from Upper Egypt’, in cui saranno esposte opere provenienti dall’Alto Egitto, dalla città di Akhmim, dove è stato fondato un Centro per preservare le arti tradizionali della tessitura a mano e del ricamo, entrambe profondamente radicate nel patrimonio culturale della regione egiziana.

Venerdì 21 alla Camera di Commercio di Brindisi e Taranto sarà presentato il Manifesto per le donne ‘The wave of change for Mediterranean women’ e saranno realizzati dei laboratori con le scuole; nel pomeriggio (in Camera di Commercio) e la mattina del 22 (al conservatorio Paisiello) sarà realizzato un mini-hackathon mediterraneo, un laboratorio intensivo per proporre progetti innovativi per i giovani dai 18 ai 30 anni. L’obiettivo è invitare i giovani a proporre progetti capaci di generare valore sociale, culturale e ambientale per le nostre città, rispondendo ai bisogni del territorio. Le idee migliori potranno essere selezionate per attivare il primo Hub di Ecologia Integrale in Puglia, dopo averlo attivato a settembre scorso in Egitto. Sempre venerdì alle ore 19.30 nella chiesa san Pasquale si terrà il concerto ‘Musica e città per la pace’ insieme ad alcuni studenti del conservatorio Paisiello.

Sabato 22, nel pomeriggio, al conservatorio, saranno presentate le idee o i progetti selezionati per attivare l’hub di ecologia integrale; in questa occasione ci si collegherà con un gruppo di giovani dall’Egitto per presentare i percorsi che hanno attivato con l’hub Oikos Egypt. La serata si concluderà con la firma da parte dell’amministrazione comunale del patto di Castel Gandolfo, per costruire una rete di città che si impegnano per la pace nel Mediterraneo.

Fra Francesco Zecca, presidente di Oikos, afferma: “Questa III edizione di Intrecci Mediterranei rappresenta un momento importante perché ha l’obiettivo di attivare l’hub di ecologia integrale in Puglia, rendendo protagonisti i giovani che hanno idee o che stanno già promuovendo progetti di cura per il proprio territorio. Nello stesso tempo li connetteremo con altri hub di giovani che stanno nascendo nel Mediterraneo. Sarà una grande opportunità per generare una grande rete di giovani del Mediterraneo, che promuove la conoscenza, lo scambio e la contaminazione di progetti, e tutto questo mette le basi per una pace dal basso”.

Per info: info@oikosmediterraneo.it

 

Diocesi

L’ingresso alla San Francesco di Paola di padre Francesco Cassano

ph G. Leva
18 Nov 2025

Domenica sera, nel corso della solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero alla San Francesco di Paola, a Taranto, hanno inaugurato il loro ministero padre Francesco Cassano (parroco moderatore) e padre Francesco Trebisonda (parroco in solido). Padre Cassano, che ha preso il posto di padre Alessandro Chiloiro, così ha voluto commentare: “Sono profondamente grato per l’accoglienza in questa Chiesa locale di Taranto all’arcivescovo, mons. Cirio Miniero, ai sacerdoti presenti alla celebrazione ed ai fedeli finora conosciuti. Grazie di cuore ai miei parrocchiani che ieri, presenti in molti, hanno manifestato entusiasmo e affetto facendomi anche dono di una bellissima casula personalizzata con ricamata la data di ieri e una preghiera mariana. Io ed i miei confratelli presenti in questa comunità ci impegniamo a un proficuo apostolato al servizio del Signore prefiggendoci di incrementare la devozione a San Francesco di Paola, compatrono della città di Taranto”.