Diocesi

Celebrata anche a Taranto la Giornata mondiale dei poveri

ph Caritas diocesana di Taranto
18 Nov 2025

di Angelo Diofano
Il pranzo per gli assistiti della Caritas al centro polivalente ‘Giovanni Paolo II’, al quartiere Tamburi, ha concluso, domenica pomeriggio, le iniziative in diocesi della Giornata mondiale dei poveri. Quest’ultima è stata preceduta sabato sera nella veglia di preghiera, con l’esposizione del Santissimo Sacramento, svoltasi nella cappellina del centro di accoglienza ‘San Cataldo vescovo’, in vico Seminario (città vecchia), animata dai canti del gruppo ‘Ruah’ del Rinnovamento nello Spirito. Erano presenti, i volontari, gli ospiti del centro e numerosi migranti, che si sono uniti all’animazione del momento di preghiera, guidato da don Nino Borsci, direttore della Caritas diocesana, assieme a don Paolo Martucci, suo vicario parrocchiale alla San Francesco De Geronimo. Don Nino ha spiegato il senso della Giornata dedicata ai poveri che, in un modo o nell’altro, ci coinvolge tutti in quanto ‘tutti noi siamo poveri’, illustrando inoltre i contenuti maggiori del messaggio di papa Leone per l’occasione intitolato ‘Sei tu, mio Signore,  la mia speranza’.
Il direttore della Caritas si è soffermato sul significato delle tre virtù teologali, di cui la Speranza, assieme a Fede e Carità, fa parte: tutte collegate dall’ancora della Salvezza, il porto sicuro al quale il Signore ci vuol condurre.
Domenica, nella basilica cattedrale, c’è stata la solenne celebrazione eucaristica della ‘Giornata’, presieduta da don Francesco Imperiale, vicario episcopale per l’area pastorale ‘Evangelizzazione e testimonianza della carità’, e concelebrata da don Nino Borsci e dal diacono don Antonello Bruno, vicario parrocchiale alla San Cataldo. Nell’omelia, don Francesco Imperiale ha sviluppato dettagliatamente i contenuti del messaggio del Papa per la Giornata mondiale dei poveri, sottolineando l’importanza del dono della vita, che trova massima esplicazione come servizio al prossimo. Al termine ci si è trasferiti al centro polivalente  ‘Giovanni Paolo II’ al quartiere Tamburi per il pranzo con un centinaio di commensali, fra ospiti del ‘San Cataldo vescovo’, volontari, assieme a don Francesco Imperiale, don Paolo Martucci, alla direttrice del centro di accoglienza. C’erano anche i rappresentanti della Fondazione ‘Insigniti Omri’, che raccoglie coloro che hanno ricevuto onorificenze dal presidente della Repubblica e che hanno congruamente collaborato alle spese del pranzo, composto dalle seguenti portate: antipasto misto, lasagna al forno, Reale di vitellino con contorno di patate al forno, frutta mista e torta, con bibite a volontà. Non è mancato il brindisi finale.

Diocesi

La festa di Santa Cecilia in città vecchia

ph G. Leva
18 Nov 2025

Sabato 22 novembre, festa di Santa Cecilia, alle prime ore del mattino si ripeterà la tradizione del giro per le vie cittadine delle bande musicali che eseguiranno le popolari composizioni di Ippolito, Caggiano, De Benedictis, Lacerenza e altri autori ancora, con le dolci note che si diffonderanno per le strade fino a mattino inoltrato.

Alle ore 5.30, invece, sarà la volta della ‘prima squilla mattutina’ nella cattedrale di San Cataldo per l’inizio dei festeggiamenti in onore della santa patrona dei musicisti, organizzati dalla parrocchia della basilica cattedrale, dalla confraternita di San Cataldo in Santa Caterina e dalla Grande Orchestra di fiati ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’. Ci sarà  un momento di preghiera con la benedizione da parte del parroco mons. Emanuele Ferro dei complessi bandistici ‘Santa Cecilia’ e ‘Giovanni Paisiello’ (ingaggiati dal Comune per i giri all’alba) che successivamente accompagneranno in breve processione il simulacro della santa percorrendo via Duomo, piazzetta San Costantino, postierla Vianuova, vico Vianuova fino alla chiesa di San Giuseppe.

In serata alle ore 17 sempre da San Giuseppe muoverà la processione di gala con rappresentanze di tutte le confraternite della città vecchia e la banda musicale ‘Santa Cecilia’.
Questo l’itinerario: via Garibaldi, via Sant’Egidio, via Di Mezzo, pendio La Riccia, piazza Castello, via Duomo, piazza Duomo con ingresso in Cattedrale dove alle ore 18.30 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la solenne celebrazione eucaristica. Al termine, la banda musicale ‘Santa Cecilia’, diretta dal maestro Giuseppe Gregucci, sosterà in piazza Duomo per l’esecuzione delle pastorali natalizie, colonna sonora della tradizionale pettolata.

 

Eventi in diocesi

A Martina Franca, incontro sulle dipendenze dai cellulari

17 Nov 2025

di Angelo Diofano

“Se il tuo smartphone è l’ultima cosa che guardi la sera e la prima che cerchi al mattino, questo incontro è per te! Scopri il lato oscuro della tecnologia e la piaga del nostro secolo: la nomofobia, cioè la dipendenza da strumenti digitali”: così il parroco della Cristo Re dei frati minori, a Martina Franca, padre Paolo Lomartire invita a partecipare all’interessante e attualissimo incontro sull’argomento che si terrà in chiesa mercoledì 19 alle ore 19.45 con il dott. Gianfranco Amato, presidente dei giuristi per la vita.

“Siamo tutti connessi, ma quanto siamo davvero liberi? Parleremo di come la nostra vita è influenzata dalla costante presenza di smartphone e dispositivi digitali. Sarà un’occasione per riflettere, informarsi e trovare nuove prospettive su un tema che tocca la vita di tutti noi” – conclude padre Paolo.

 

Inizio ministero parrocchiale

L’ingresso alla Gesù Divin Lavoratore di padre Gianni Passacantilli

ph G. Leva
17 Nov 2025

di Angelo Diofano

Sabato sera, 15 novembre, alla parrocchia Gesù Divin Lavoratore (dei Giuseppini del Murialdo) l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha presieduto la santa messa per l’inaugurazione del ministero di parroco di padre Gianni Passacantilli, che ha sostituito padre Eugenio Beni. Nato a Roma il 24 maggio 1963, egli è cresciuto nella parrocchia dell’Immacolata di Roma dove è sbocciata la sua vocazione religiosa nella Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, con quarant’anni di vita religiosa e trentuno anni di vita sacerdotale; precedentemente ha esercitato il suo ministero al Santuario – centro giovanile di San Giuseppe Vesuviano in provincia di Napoli.

“Eccomi Signore, sia fatta la tua volontà” è stata la parola su cui più volte è tornato mons. Ciro Miniero nell’omelia, invitando ad essere sempre pronti al suo comando, com’è stato per padre Gianni, che ha lasciato la sua comunità di San Giuseppe Vesuviano per recarsi a Taranto dove Dio gli ha affidato la comunità parrocchiale di Gesù Divin Lavoratore. L’arcivescovo ha soprattutto insistito sull’apertura alle novità, facendo proprie le parole di papa Francesco che ha ammonito a non controbattere alle innovazioni sostenendo che ‘si è fatto sempre così’. “È questo è il rischio che si corre nelle nostre comunità quando arriva il nuovo parroco. È giusto, infatti, continuare sulla scia dei predecessori ma bisogna essere sempre aperti alle novità, senza lasciarsi intimorire da queste ultime, facendosi nel contempo sempre guidare dallo Spirito Santo per essere costruttori di fraternità e di comunità”.

“La parrocchia – ha ribadito – deve essere sempre casa di persone che si trovano bene insieme, che crescono nella fede, nella carità e nella speranza e noi dobbiamo essere i fari di speranza, che dobbiamo portare ai cuori di persone”.

 

Le foto del servizio fotografico sono di G. Leva

 

Giornata mondiale

Aiutare il povero è una questione di giustizia prima che di carità

ph Siciliani Gennari-Sir
17 Nov 2025

di Aldo Buonaiuto

“Anche i poveri hanno di che aiutarsi gli uni gli altri: uno può prestare le sue gambe allo zoppo, l’altro gli occhi al cieco per guidarlo; un altro ancora può visitare i malati”, insegna Sant’Agostino. In occasione del Giubileo e della Giornata mondiale dei poveri siamo chiamati a rivolgere il pensiero all’emarginazione che riempie le nostre strade di ‘invisibili’ che dormono sui cartoni e che moltiplica le forme di indigenza legate alle nuove e vecchie dipendenze e alla schiavitù della tratta.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella richiama l’attenzione sulle tante famiglie che “sono sospinte sotto la soglia della povertà nonostante il lavoro di almeno uno dei componenti”. Intanto le guerre e la povertà strappano le bambine e i bambini alla vita, obbligandoli ad abbandonare la scuola per forme di lavoro ignobili, molto spesso illegali e clandestine, rubando loro l’infanzia.

Il Magistero pontificio ci esorta a “stare nella storia” per aiutare i nostri fratelli e sorelle a santificare la quotidianità. La miseria è indegnità, la povertà è uno stile di vita. La verità è come l’acqua, la strada la trova. Non sono gli uomini che cambiano l’umanità, ma Dio. Nei Vangeli si dice “beati i poveri”, non “beati i miseri”. Ogni persona è un dono di Dio e ha qualcosa da offrire all’altro.

Sant’Antonio di Padova, patrono dei poveri, dimostra con un’intera vita spesa al servizio degli ultimi che dinanzi al desiderio di avere Dio come compagno di strada, le ricchezze vengono ridimensionate, perché si scopre il vero tesoro di cui abbiamo realmente necessità. “Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione – spiega Leone XIV –. Egli non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove. La più grave povertà è non conoscere Dio”. L’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” sottolinea proprio come la peggior discriminazione di cui soffrono i poveri sia la mancanza di attenzione spirituale. Nella prospettiva spirituale e solidale di Leone XIV i segni di speranza sono oggi le case-famiglia, le comunità per minori, i centri di ascolto e di accoglienza, le mense per i poveri, i dormitori, le scuole popolari. Ossia le occasioni per scrollarci di dosso l’indifferenza e valorizzare l’impegno nelle diverse forme del volontariato. “I poveri non sono un diversivo per la Chiesa, bensì i fratelli e le sorelle più amati – afferma il Pontefice che per gran parte del suo apostolato è stato missionario e pastore in uno degli angoli più disagiati dell’America Latina –. Tutte le forme di povertà, nessuna esclusa, sono una chiamata a vivere con concretezza il Vangelo e a offrire segni efficaci di speranza”.

Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Aiutare il povero, testimonia il servo di Dio don Oreste Benzi, è questione di giustizia, prima che di carità. Ripeteva il “sacerdote dalla tonaca lisa” che è stato fino all’ultimo respiro mio maestro alla Comunità papa Giovanni XXIII: “Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare. Al povero non va dato ciò che è possibile a noi ma ciò di cui lui ha bisogno”.

Sport

Futsal, la New Taranto si aggiudica il big match col Pescara e prosegue la marcia

ph G. Leva
17 Nov 2025

di Paolo Arrivo

Quindici punti in sette giornate: cinque vittorie e due sconfitte. Con questi numeri la New Taranto si preparava a vivere una nuova entusiasmante sfida nell’ottava giornata d’andata del campionato di serie A2 Élite di futsal. L’avversario, l’Academy Pescara, aveva gli stessi punti in classifica, condividendo anche insieme alla Lazio la seconda posizione del girone B. L’ottimo inizio di campionato degli ionici aveva subito una battuta d’arresto nella settima giornata sul campo del Benevento. Una sconfitta di misura, davvero minima in uno sport come il calcio a 5 (1-0), contro la capolista imbattuta, che non poteva abbattere gli uomini allenati da Angelo Bommino. La reazione infatti c’è stata. E il Pescara domato per 3-2 tra le mura amiche del Palafiom, al termine di una partita combattuta, con le emozioni tutte concentrate nella seconda parte di gara. Così la seconda posizione è stata consolidata. E la distanza dalla vetta accorciata, a 3 lunghezze – complice la sconfitta del Benevento in casa del Cadi Antincendi Futura.

Il match New Taranto – Academy Pescara

La partita prende avvio nel migliore dei modi. Gli ionici infatti, orfani di capitan Bottiglione, un’assenza pesante, si fanno pericolosi nei primi minuti di gioco con Salvatore Di Pietro. Gli ospiti rispondono con Coco Schmitt che impegna Mirko Lupinella. Ancora più difficile è il successivo intervento di Lorenzo Modesti su Di Pietro. Il confronto tra i due si rinnova. A sbloccare il risultato, al minuto 7, ci pensa Lorenzo Giannace. Il momento è favorevole al Taranto, tanto che il migliore dell’Academy Pescara è sempre il portiere Modesti. I biancoazzurri ricorrono a Fernando Calderolli portiere di movimento. Il match torna in equilibrio con alcune occasioni dell’Academy. Ma il risultato non cambia sino all’intervallo. La sensazione è che il meglio debba ancora arrivare.

Le emozioni della ripresa

Dopo solo un minuto il Taranto raddoppia con un gran diagonale di Giannace. Dopo otto minuti di gioco il Pescara si riversa in avanti con il portiere di movimento e Joao Zatsuga, alla sua seconda presenza tra le fila rossoblu, ne approfitta per fare il goal del 3-0. La partita sembra chiusa. Al 10’ però Ivan Alves Junior accorcia. Protagonista lo stesso giocatore brasiliano, vera e propria leggenda del futsal italiano, classe 1972, che si vede negare da Lupinella la doppietta. Poco dopo è Coco Schmitt a cogliere il palo. A 7 dal termine Gui Lima si fa espellere. La formazione allenata da Saverio Palusci continua il forcing sfruttando per due minuti la superiorità numerica. E proprio quando la parità viene ristabilita, Alexander Dall’Onder riapre la partita. Intenso il finale, con una gran parata di Lupinella su Junior negli ultimi secondi. Finisce con il successo meritato dei padroni di casa e i festeggiamenti del Palafiom per l’ennesima impresa realizzata da un gruppo che può ambire alla massima categoria.

 

New Taranto – Academy Pescara nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Diocesi

Il Terz’ordine francescano celebra la patrona, Santa Elisabetta d’Ungheria

ph ND
17 Nov 2025

di Angelo Diofano

Lunedì 17, a Taranto, nella chiesa di San Lorenzo da Brindisi, dei frati francescani cappuccini, alle ore 18.30 il parroco padre Pietro Gallone celebrerà la santa messa per la festa di Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona del Terz’ordine francescano, con professione perpetua di quattro sorelle dell’Ofs e rinnovo di quella di tutti i membri della fraternità. Al termine, la tradizionale distribuzione del pane e delle rose di Santa Elisabetta.

Elisabetta d’Ungheria, o di Turingia (1207-231) fu una principessa ungherese, langravia di Turingia in virtù del suo matrimonio con Ludovico IV, legata a Federico II di Svevia da lontani vincoli di parentela. Rimasta vedova, entrò nel Terz’ordine francescano dedicandosi a varie opere di carità.  Fu proclamata santa da papa Gregorio IX nel 1235. Il Langraviato di Turingia (ricordiamo) fu una circoscrizione territoriale del Regno dei Franchi Orientali nel Sacro Romano Impero, creata nel 1111/12 dall’imperatore Enrico V di Franconia e governata dai Langravi di Turingia come principi del Sacro Romano Impero.

Angelus

La domenica del Papa – Il grido dei poveri

ph Vatican media-Sir
17 Nov 2025

di Fabio Zavattaro

“Ascoltare il grido dei poveri”: è molto più di un invito che papa Leone XIV rivolge ai capi degli Stati, ai responsabili del mondo. È un vero appello a cambiare prospettiva perché “non ci potrà essere pace senza giustizia e i poveri ce lo ricordano in tanti modi, con il loro migrare come pure con il loro grido tante volte soffocato dal mito del benessere e del progresso che non tiene conto di tutti, e anzi dimentica molte creature lasciandole al loro destino”.

Nella giornata in cui si celebra il Giubileo dei poveri, continuando la scelta voluta da papa Francesco, Leone XIV ricorda che tante “povertà opprimono il nostro mondo! Sono anzitutto povertà materiali, ma vi sono anche tante situazioni morali e spirituali, che spesso riguardano soprattutto i più giovani”. Ma c’è un dramma che attraversa tutte le povertà, la solitudine che ci sfida “a guardare alla povertà in modo integrale, perché certamente occorre a volte rispondere ai bisogni urgenti, ma più in generale è una cultura dell’attenzione quella che dobbiamo sviluppare, proprio per rompere il muro della solitudine”.

C’è Francesco, ma c’è soprattutto Paolo VI nelle parole che Leone pronuncia all’omelia nella basilica vaticana di San Pietro. Montini con la sua enciclica Populorum progressio, 1967, aveva parlato di sviluppo nuovo nome della pace, dell’urgenza di affrontare in modo organico il problema del sottosviluppo perché, scriveva, “i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello”.

Per la celebrazione, San Pietro è insufficiente per accogliere tutti, e moltissimi sono rimasti in piazza e assisteranno alla messa dai maxischermi; a loro il Papa dal sagrato dice: “vi ringrazio per la vostra presenza, la basilica diventa un po’ piccola”. Con 1.300 di loro e una cinquantina di transessuali si fermerà poi al pranzo nell’aula Paolo VI, organizzato dalla San Vincenzo.

Ascoltare i poveri, dunque, chiede Il vescovo di Roma, in un tempo in cui scenari di guerra “presenti purtroppo in diverse regioni nel mondo, sembrano confermarci in uno stato di impotenza”. Se Francesco a Lampedusa aveva parlato di globalizzazione dell’indifferenza, Leone parla di globalizzazione dell’impotenza. Parole già presenti nel videomessaggio in occasione della candidatura dell’isola a Patrimonio immateriale dell’Unesco, che ripropone domenica ricordando che “la globalizzazione dell’impotenza nasce da una menzogna, dal credere che questa storia è sempre andata così e non potrà cambiare. Il Vangelo, invece, ci dice che proprio negli sconvolgimenti della storia il Signore viene a salvarci. E noi, comunità cristiana, dobbiamo essere oggi, in mezzo ai poveri, segno vivo di questa salvezza”.

La povertà interpella i cristiani, i quali sanno che “nelle persecuzioni, nelle sofferenze, nelle fatiche e nelle oppressioni della vita e della società, Dio non ci lascia soli. Egli si manifesta come colui che prende posizione per noi. Tutta la Scrittura è attraversata da questo filo rosso che narra un Dio che è sempre dalla parte del più piccolo, dalla parte dell’orfano, dello straniero e della vedova”. Interpella anche i potenti, i responsabili delle nazioni chiamati a ascoltare il grido dei più poveri, perché “non ci potrà essere pace senza giustizia”.

All’angelus, il Papa parla della persecuzione dei cristiani che accade “non solo con le armi e i maltrattamenti, ma anche con le parole, cioè attraverso la menzogna e la manipolazione ideologica”. Proprio davanti a questi “mali fisici e morali, siamo chiamati a dare testimonianza alla verità che salva il mondo, alla giustizia che riscatta i popoli dall’oppressione, alla speranza che indica per tutti la via della pace”.

Discriminazioni e persecuzioni avvengono in diverse parti del mondo: Leone XIV cita il Bangladesh, Nigeria, Mozambico, Sudan e altri Paesi, “dai quali giungono spesso notizie di attacchi a comunità e luoghi di culto. Dio è Padre misericordioso e vuole la pace tra tutti i suoi figli”. Poi prega per le famiglie nella Repubblica Democratica del Congo, dove, nella regione di Kivu, “c’è stato un massacro di civili, almeno venti vittime di un attacco terroristico. Preghiamo che cessi ogni violenza e i credenti collaborino per il bene comune”.

Infine, il conflitto in Ucraina. Il Papa segue “con dolore” le notizie di attacchi che “continuano a colpire numerose città, compresa Kiev: causano vittime e feriti, tra cui anche bambini, e ingenti danni alle infrastrutture civili, lasciando le famiglie senza casa mentre il freddo avanza”. Esprime vicinanza alla popolazione duramente provata: “non possiamo abituarci alla guerra e alla distruzione”. E prega per “una pace giusta e stabile nella martoriata Ucraina”.

Diocesi

‘Testimoni di Speranza’: la Giornata diocesana dei giovani

17 Nov 2025

di Francesco Mànisi

La Chiesa di Taranto si prepara a vivere con entusiasmo la Giornata diocesana dei giovani, in programma domenica 23 novembre, solennità di Cristo Re, nella parrocchia Santa Teresa di Taranto, dalle ore 9 alle 16. Si tratta di un appuntamento atteso, rivolto a tutti i giovani della diocesi (gruppi parrocchiali, associazioni, movimenti, scout e studenti) dai 12 ai 35 anni, per condividere una giornata di fede, fraternità e impegno, alla luce del tema scelto da papa Leone XIV: “Anche voi date testimonianza, perché siete con me” (Gv 15,27)

Il Santo padre invita a fare un ulteriore passo nel cammino del grande Giubileo 2025: dopo essere stati pellegrini di speranza a Roma, i giovani sono chiamati a diventare testimoni di speranza nel mondo. Un invito che l’équipe di pastorale giovanile diocesana ha accolto con entusiasmo, scegliendo di declinare il tema della testimonianza nella prospettiva cristiana della pace: chi vive il Vangelo con autenticità non può fare a meno di diventare artigiano di pace, costruttore di ponti e segno di speranza per gli altri.

La giornata prenderà il via alle ore 9 con l’accoglienza e l’animazione, momento di incontro e festa tra i giovani provenienti da tutta la diocesi. Alle ore 10 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la santa messa, cuore pulsante di tutta la giornata.

Seguirà, alle ore 11, la testimonianza di Cristina Castronovi, giovane volontaria tarantina di ‘Operazione Colomba’ (il corpo nonviolento di pace della Comunità papa Giovanni XXIII) impegnata negli scorsi mesi in una missione di pace in Ucraina.

Dopo un breve break, i partecipanti vivranno il laboratorio ‘Sentieri di pace’, un percorso esperienziale e interattivo che aiuterà i giovani a riflettere sulla chiamata evangelica ad essere operatori di pace nelle relazioni di ogni giorno: nella famiglia, tra gli amici, nella scuola, nel mondo digitale.

Dopo il pranzo al sacco, il pomeriggio continuerà in clima di festa con giochi e animazioni proposti dall’Anspi, seguiti alle ore 15 dalla tradizionale pettolata, simbolo tipicamente tarantino di convivialità e amicizia.

La giornata si concluderà alle ore 16 con un momento di saluto e invio, come segno di continuità del cammino giovanile diocesano.

Ogni gruppo potrà iscriversi compilando il modulo online disponibile al link:

 https://forms.gle/xELJM7smdSyGX3vZ6

 

Iniziative solidali

Sabato 15, Giornata nazionale della Colletta alimentare

ph Banco alimentare
14 Nov 2025

di Angelo Diofano

“La povertà ha cause strutturali che devono essere affrontate e rimosse. Mentre ciò avviene, tutti siamo chiamati a creare nuovi segni di speranza che testimoniano la carità cristiana… Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità”, si legge nel messaggio di papa Leone XIV per la nona Giornata mondiale dei poveri, che il Banco alimentare ha fatto proprio per la Giornata nazionale della Colletta alimentare, che sarà celebrata sabato 15 novembre.

Anche a Taranto e provincia c’è grande mobilitazione per questa grande iniziativa di solidarietà, in cui le Caritas parrocchiali e gli altri enti impegnati nella solidarietà verso i bisognosi saranno presenti con propri volontari davanti ai supermarket e agli ipermercati per la raccolta di generi di prima necessità. Questi ultimi, assieme a quant’altro raccolto analogamente in tutta la regione, confluiranno poi alla sede regionale del Banco alimentare, a San Giorgio jonico, che provvederà, attraverso le medesime Caritas e le altre realtà preposte, alla distribuzione alle famiglie bisognose di tutta la Puglia in stato di necessità, di cui ben quattordicimila nella provincia tarantina.

In particolare sono richiesti: olio, verdure e legumi in scatola, tonno e carne in scatola, conserve di pomodori e sughi pronti, alimenti per l’infanzia, riso.

Alla ‘Giornata’ parteciperà anche il nostro arcivescovo mons. Ciro Miniero, che sarà presente a partire dalle ore 9.30 a Porte dello Jonio, indossando la tradizionale pettorina gialla data in dotazione ai volontari.

Facendo un resoconto di quanto realizzato nello scorso anno, il presidente regionale di Banco Alimentare, dott. Gigi Riso, riferisce che nella passata edizione della grande Colletta alimentare, nei supermercati della Puglia, in particolare nella provincia di Taranto, Bari, Bat, Lecce e Brindisi sono stati raccolti circa 123. 300 kg di alimenti, così suddivisi: Bat 7.800, Bari 45.000, Brindisi 14.500, Lecce 21.000, Taranto 35.000 (con la partecipazione anche degli studenti degli istituti superiori Pitagora, Pacinotti e Maria Pia).

Vi sono stati coinvolti anche i detenuti del carcere di Bari e Taranto hanno donato generi alimentari per un valore di 2.460 euro e anche  la Marina Militare ha partecipato all’iniziativa donando le eccedenze alimentari di cibo cotto prodotto nelle mense interne per un totale di kg.288.

Infine al 31 marzo scorso (secondo i dati forniti dalle  156  associazioni caritative preposte) in Puglia circa cinquantamila persone che hanno usufruito dell’aiuto alimentare, cui sono stati distribuiti complessivamente 1.868.375 kg di generi di prima necessità per un valore di circa 5 milioni di euro. Una situazione di povertà generale che va aumentando, specialmente nella provincia jonica per la grande crisi industriale e a fronte della quale il Banco alimentare fa appello al grande senso di solidarietà da sempre mostrato della nostra popolazione.

 

Crimini contro l'umanità

Orrore senza fine: i ‘turisti-cecchini’ di Sarajevo

Sarajevo-statua in ricordo del massacro di Srebrenica - ph Marco Calvarese-Sir
14 Nov 2025

di Renato Sacco *

Si sapeva che c’erano i cecchini a Sarajevo. Non a caso, il viale principale era stato rinominato ‘viale dei cecchini’. Quando il 12 dicembre 1992 abbiamo percorso le strade di Sarajevo, sotto assedio da diversi mesi, con don Tonino Bello, don Albino e altri 500 tra  donne e uomini disarmati, con la Marcia della pace, ricordo ancora quell’uomo che mi tira per la giacca e, portandomi al riparo vicino ad una fontana dietro ad un muro, indicandomi le montagne mi dice: be careful, ‘snipers’! I cecchini!
Del resto, la voce che cecchini arrivassero anche da altri Paesi circolava da tempo. A guerra finita, poi, mi è capitato anche di vedere alcune delle postazioni nelle quali si sistemavano gli snipers. Ho visto anche casse di munizioni, made in Italy, sicuramente utilizzate per colpire gli abitanti di Sarajevo, dalle montagne che la circondano, durante l’assedio iniziato nell’aprile ’92 e terminato alla fine del ’95.
Confesso, però, che mai avrei immaginato di leggere sui giornali, in questi giorni, che “turisti cecchini” partivano anche dall’Italia alla volta di Sarajevo per sparare, pagando, su donne e bambini. Leggo su Avvenire di mercoledì 12 novembre: “Ritrovarsi a Trieste, prendere un aereo e volare a Sarajevo per sparare a donne e bambini, pagando le milizie serbe appostate sulle colline. Come un incubo orribile, dopo 30 anni, riemerge la storia dei ‘cecchini turisti’, fra cui ‘molti italiani’, che durante la guerra nell’ex Jugoslavia partivano per la loro caccia disumana. Vecchi ricordi e voci in queste ore si rincorrono: a riaprire il vaso di Pandora è stato un esposto presentato alla procura di Milano dallo scrittore giornalista Ezio Gavazzeni. Partito da un documentario del 2022, ‘Sarajevo Safari’, di Miran Zupanic, ha iniziato a scavare”.

La procura di Milano indaga. E speriamo sia fatta piena luce su questa vicenda abominevole.
Restano alcune riflessioni da fare: cosa ha spinto queste persone? Quale motivazione li ha portati a pagare per uccidere? Una partecipazione a dir poco onerosa, visto che si parla di somme molto alte, per persone ricche quindi e che forse, godevano nel proprio ambito sociale e familiare anche di una buona rispettabilità.
Ma erano uomini che sparavano a bambini, donne, uomini, simili a quelli lasciati nella propria casa o nel proprio paese. Nel centro di Sarajevo c’è un giardino con un monumento sul quale sono scolpiti i nomi di tutti i bambini uccisi durante l’assedio.

Siamo nell’anno del Giubileo, un tempo per fermarsi, che invita alla conversione e a riflettere. Non è possibile fare l’abitudine davanti a questo scempio, a un gesto così spregevole e infame. Eppure, guardando qualche notiziario, sembrava ci fosse più passione e indignazione per il concorso di Miss Universo, che non per la notizia sui cecchini italiani a Sarajevo. Una notizia questa, raccontata, a mio avviso, in modo asettico, come se si parlasse dell’esonero di un allenatore di calcio. Se ci abituiamo anche a questo, rischiamo di abituarci a tutto. È la globalizzazione dell’indifferenza. Rischiamo di non sperare più in un mondo disarmato. Di non sostenere i giovani impegnati in tantissime esperienze di pace, a iniziare dal servizio civile. Ci abitueremo sempre più alle Fiere che espongono armi e le presentano ai bambini. Abituarci ad una serie di attività “formative” e “culturali” che educano alla guerra. E quando si apre anche solo uno spiraglio alla guerra, il rischio è che porta si spalanchi e tutto può succedere. Anche diventare cecchini per divertimento. Perché questa è la guerra, con tutte le sue aberrazioni.

*consigliere nazionale di Pax Christi

Sport

Mondiali, nessuno fischi la nazionale: per tornare tra i grandi serve unità

14 Nov 2025

di Paolo Arrivo

Doveva essere una squadra aggressiva, capace di cambiare atteggiamento in base alle situazioni tattiche e agli avversari: questo lasciava presagire le scelte di Rino Gattuso, i cambi apportati per le partite contro la Moldavia e la Norvegia. Due appuntamenti da non fallire. Un avversario modesto, il primo; poi lo scontro diretto con la sorprendente Norvegia. Il destino della nazionale italiana era e resta nelle proprie mani. E un imperativo categorico la qualificazione ai Mondiali di calcio, che si terranno in Canada, Messico e Stati Uniti d’America, la prossima estate. La squadra che segnava una caterva di gol, però, non si è vista. Non c’è stata. Un’Italia sterile, per quasi tutta la gara, ha sconfitto la Moldavia solamente nei minuti finali, grazie al colpo di testa di Gianluca Mancini (un tuffo spettacolare) e a quello di Pio Esposito.

Onore alla nazionale italiana

“Ho visto un’Italia che ha giocato: i ragazzi hanno avuto possibilità, loro non hanno mai tirato in porta. Partite facili non esistono”. Così mister Gattuso nell’immediato post gara. “Sono molto soddisfatto, abbiamo fatto quello che dovevamo: abbiamo dato minutaggio a dei ragazzi che hanno giocato meno. Sappiamo qual è l’obiettivo e continuiamo a lavorare”. Il commissario tecnico della nazionale italiana ha difeso i suoi uomini respingendo le contestazioni partite dagli spalti (“Non è il momento di contestare la squadra”), contestando pure la formula moderna alla quale si deve sottostare: “Quando giocavo io, la seconda andava ai Mondiali, oggi no”. Il tecnico inoltre si è dato tutte le attenuanti per aver messo in campo giocatori nuovi. Al punto che alla vigilia contemplava la possibilità di perdere la gara, ha confidato. È giusto guardare ai numeri. Alle sei vittorie consecutive ottenute nelle partite di qualificazione ai Mondiali (le ultime cinque sotto la gestione Gattuso). Le contestazioni allora sono state ingenerose. Si può anche sbagliare una partita, riuscendo comunque a portare a casa il risultato. Quello che non si può fare è contestare in modo incivile (protagonisti gli spettatori presenti allo stadio Zimbru di Chisinau con i cori ai calciatori “andate a lavorare”) spegnendo l’entusiasmo legato a un nuovo inizio, a un nuovo corso da caldeggiare. Così il processo di ricostruzione deve continuare.

I playoff

Premesso che solo l’aritmetica non condanna la nazionale italiana (dovrebbe battere la Norvegia con 9 goal), la qualificazione ai Mondiali passa dagli spareggi in programma a marzo. Vi prenderanno parte tutte le squadre che chiuderanno al secondo posto il raggruppamento in ognuno dei dodici gironi che le ha viste impegnate.  Le altre quattro contendenti invece saranno le migliori 4 vincitrici dei gironi della Nations League. Per conoscere il prossimo avversario dell’Italia bisognerà attendere il sorteggio che si terrà la prossima settimana (giovedì 20, alle ore 13), le 16 squadre sorteggiate in 4 percorsi di spareggi (A, B, C, D) si sfideranno in semifinale e finale. Due match quindi separano l’Italia dal Mondiale. Due partite secche, di sola andata, che non si possono sbagliare. L’importante è vincere. Giocando bene o male: se ne facciano una ragione gli pseudo tifosi che pretendono i miracoli.