Udienza generale

Leone XIV: “La fraternità ci libera da egoismi e divisioni”

ph Vatican media-Sir
13 Nov 2025

“La fraternità donata da Cristo morto e risorto ci libera dalle logiche negative degli egoismi, delle divisioni, delle prepotenze, e ci restituisce alla nostra vocazione originaria, in nome di un amore e di una speranza che si rinnovano ogni giorno”: lo ha spiegato Leone XIV, nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata al rapporto tra la Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale. “Il Risorto ci ha indicato la via da percorrere insieme a Lui, per sentirci ed essere ‘fratelli tutti’”, ha detto il Papa, rilanciando l’attualità dell’enciclica “Fratelli tutti” di papa Francesco, la quale a sua volta, ottocento anni dopo, rilancia l’attualità del saluto di San Francesco: ‘ommes frates’. “Quel ‘tutti’, che significava per San Francesco il segno accogliente di una fraternità universale, esprime un tratto essenziale del cristianesimo, che sin dall’inizio è stato l’annuncio della Buona Notizia destinata alla salvezza di tutti, mai in forma esclusiva o privata”, ha spiegato Leone: “Questa fraternità si basa sul comandamento di Gesù, che è nuovo in quanto realizzato da Lui stesso, compimento sovrabbondante della volontà del Padre: grazie a Lui, che ci ha amato e ha dato sè stesso per noi, noi possiamo a nostra volta amarci e dare la vita per gli altri, come figli dell’unico Padre e veri fratelli in Gesù Cristo”.

La Risurrezione di Gesù, al terzo giorno, “è l’inizio di una storia nuova”, ha osservato il pontefice: “E i discepoli diventano pienamente fratelli, dopo tanto tempo di vita insieme, non solo quando vivono il dolore della morte di Gesù, ma, soprattutto, quando lo riconoscono come il Risorto, ricevono il dono dello Spirito e ne diventano testimoni. I fratelli e le sorelle si sostengono a vicenda nelle prove, non voltano le spalle a chi e nel bisogno: piangono e gioiscono insieme nella prospettiva operosa dell’unità, della fiducia, dell’affidamento reciproco. La dinamica è quella che Gesù stesso ci consegna: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato»”.

“Credere nella morte e risurrezione di Cristo e vivere la spiritualità pasquale infonde speranza nella vita e incoraggia a investire nel bene”, l’esordio della catechesi, in cui il Papa ha esortato ad “amare e alimentare la fraternità, che è senza dubbio una delle grandi sfide per l’umanità contemporanea, come ha visto chiaramente papa Francesco”.

“La fraternità nasce da un dato profondamente umano”, l’analisi di Leone XIV: “Siamo capaci di relazione e, se lo vogliamo, sappiamo costruire legami autentici tra di noi. Senza relazioni, che ci sostengono e che ci arricchiscono sin dall’inizio della nostra vita, non potremmo sopravvivere, crescere, imparare”. “Esse sono molteplici, diverse per modalità e profondità”, ha proseguito, “ma certo è che la nostra umanità si compie al meglio quando siamo e viviamo insieme, quando riusciamo a sperimentare legami autentici, non formali, con le persone che abbiamo accanto”.

“Se siamo ripiegati su noi stessi, rischiamo di ammalarci di solitudine, e anche di un narcisismo che si preoccupa degli altri solo per interesse”, il monito del Papa: “L’altro si riduce allora a qualcuno da cui prendere, senza che siamo mai disposti davvero a dare, a donarci. Anche oggi la fraternità non appare scontata, non è immediata”, il riferimento allo scenario odierno: “Molti conflitti, tante guerre sparse nel mondo, tensioni sociali e sentimenti di odio sembrerebbero anzi dimostrare il contrario”.

Tuttavia, “la fraternita non è un bel sogno impossibile, non è un desiderio di pochi illusi”, ha garantito Leone XIV: “Ma per superare le ombre che la minacciano, bisogna andare alle fonti, e soprattutto attingere luce e forza dal Colui che solo ci libera dal veleno dell’inimicizia”. La parola “fratello”, ha ricordato inoltre il Papa, “deriva da una radice molto antica, che significa prendersi cura, avere a cuore, sostenere e sostentare. Applicata a ogni persona umana diventa un appello, un invito”. “Spesso pensiamo che il ruolo di fratello, di sorella, rimandi alla parentela, all’essere consanguinei, al far parte della stessa famiglia”, ha osservato Leone: “In verità, sappiamo bene quanto il disaccordo, la frattura, talvolta l’odio possano devastare anche le relazioni tra parenti, non soltanto tra estranei”. Di qui la necessità, “oggi più che mai urgente, di rimeditare il saluto con cui San Francesco d’Assisi si rivolgeva a tutte e a tutti, indipendentemente da provenienze geografiche e culturali, religiose e dottrinali: omnes fratres era il modo inclusivo con cui il Santo poneva sullo stesso piano tutti gli esseri umani, proprio perché li riconosceva nel comune destino di dignità, di dialogo, di accoglienza e di salvezza”.

Associazionismo cattolico

Il 13 novembre un workshop nell’ambito del progetto Centodieci Agorà

Promosso dal Copercom, il laboratorio tratterà di “Associazioni in rete una potenzialità inespressa”

ph ilaria amati-fisc-cei
12 Nov 2025

Nell’ambito del progetto ‘Centodieci Agorà’, finanziato dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, giovedì 13 novembre si terrà a Roma (via Aurelia 468, sala San Francesco, alle 9.30) un workshop promosso dal Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) su “Associazioni in rete una potenzialità inespressa”.

Due associazioni aderenti al Copercom, l’Ucsi e l’Anspi, hanno elaborato una proposta educativa apparsa sul sussidio estivo degli oratori associati. A questo primo passo, può seguire una più ampia collaborazione con la scuola in una logica di rete associativa?

Dopo l’introduzione spirituale di don Michele Martinelli (assistente ecclesiastico centrale per il Settore giovani di Azione cattolica e della Fuci: Federazione universitaria cattolica italiana) porterà il suo saluto Vincenzo Corrado (direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana).

Quindi si entrerà nel vivo dei lavori con l’introduzione al tema: “Decentrare il focus per vincere la partita”. Seguiranno gli interventi di  Renato Piccoli (giornalista Rai e rappresentante Ucsi: Unione cattolica stampa italiana) su “Il giornalismo costruttivo come nuova dimensione comunicativa”, Rosa Angela Silletti (responsabile proposta formativa Anspi: Associazione nazionale san Paolo Italia) su “Buoni cristiani e onesti cittadini: la lezione dell’oratorio”, ed Elena Fazi (presidente Uciim: Unione cattolica italiana insegnanti, dirigenti, educatori, formatori) su “Le buone pratiche nel mondo della scuola”. Modererà i lavori Stefano Di Battista, presidente del Copercom.

Formazione cristiana

Il valore dei settimanali cattolici e la forza del giornalismo di prossimità

Dalla crisi dell’informazione locale alla rinascita di una voce dei territori

ph Siciliani Gennari-Sir
12 Nov 2025

di Lorenzo Rinaldi

Negli ultimi decenni la trasformazione del panorama mediatico ha messo in discussione l’esistenza stessa dell’informazione locale, rivelando però l’importanza vitale di una stampa vicina ai cittadini e alle comunità.

L’impatto della rivoluzione digitale sui media locali

Tra gli anni novanta e gli anni duemila l’esplosione della bolla digitale negli Stati Uniti ha modificato in maniera radicale il mercato pubblicitario. I grandi colossi del Web, collocati nelle zone economicamente più sviluppate del Paese, hanno iniziato a drenare risorse economiche sempre più importanti ai mass media tradizionali. A farne le spese, in prima battuta, sono stati i giornali, le radio e le televisioni locali, molto diffusi negli Stati Uniti e che rappresentano la colonna vertebrale dell’informazione nelle zone più periferiche, quelle dell’America profonda, lontane dalla costa pacifica e atlantica dove si collocano invece i centri industriali maggiormente fiorenti e che dunque attirano l’attenzione della grande informazione.

Il risultato di questa progressiva riduzione di entrate pubblicitarie è stata la chiusura di testate locali, anche storiche, che non sono più riuscite a reggere l’urto.

La desertificazione informativa e la perdita di identità dei territori

Le comunità si sono così trovate senza uno strumento di informazione e i territori hanno perso identità e punti di riferimento. Certo esistevano – e anzi fiorivano – i social network, che tuttavia si trasformavano in strumenti di parte, più utili a diffondere la propaganda che l’informazione verificata e poco interessati alla tenuta del tessuto sociale delle comunità.

In pochi anni, gli esiti di questa desertificazione informativa sono stati drammatici. I grandi gruppi editoriali, quelli radicati negli Stati costieri maggiormente abitati, avevano poco interesse a occuparsi delle piccole storie degli Stati interni.

Con il venir meno dell’informazione locale si è registrato uno sfilacciamento del tessuto sociale delle comunità, abbinato a un minor interesse per la vita pubblica che si è tradotto in un calo nell’affluenza alle urne e in una riduzione della platea di cittadini disponibili a ricoprire cariche pubbliche a livello locale, quelle in cui sovente l’impegno civico si affianca al volontariato.

La rinascita del giornalismo di prossimità

Senza informazione molte comunità “periferiche” si sono spente. Un campanello d’allarme preoccupante, che ha fatto comprendere come giornali, radio e Tv locali rappresentassero un collante fondamentale e una risorsa insostituibile per la circolazione delle notizie e delle idee, anche differenti.

Ne è scaturita una piccola rinascita del giornalismo di prossimità, quello capace di ascoltare le comunità, finanche le più piccole. Sottoforma di cooperative o sostenuti da imprenditori locali sono rinati giornali, radio e Tv: certo il cammino è difficile e i colossi digitali non hanno smesso di drenare risorse pubblicitarie ai “piccoli”, tuttavia questa minuscola inversione di tendenza è significativa, perché ci racconta quanto sia importante che i territori abbiano la loro voce.

Il ruolo dei giornali della Fisc nella democrazia locale

È quello che fanno ogni giorno i giornali della Fisc, ascoltando, raccontando, informando centri grandi e piccoli della nostra Italia, arrivando in tutte le periferie, “territori di frontiera” (anche se spesso sono nelle zone interne) nei quali i grandi mezzi di informazione non hanno interesse economico ad arrivare.
Il lavoro dei nostri giornali è un servizio al Paese, alla democrazia, un lavoro quotidiano di cui spesso non si apprezza nella sua complessità l’importanza.

Un servizio al Paese e alla comunità

Il valore dei giornali locali della Fisc è, primariamente, quello di essere un collante delle comunità. E di parlare con rispetto, senza urlare, senza esasperare i toni, consapevoli che sui territori una parola detta male, una frase carica di violenza può produrre conseguenze difficilmente rimediabili.

È l’attenzione che poniamo ogni giorno nel nostro lavoro, fedeli a quanto indicato da papa Leone XIV nel suo primo incontro con il mondo della stampa dopo l’elezione al soglio pontificio:
«Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce».

Iniziative solidali

Parrocchia Cristo Re, raccolta di farmaci per i bambini bisognosi

12 Nov 2025

‘In farmacia per i bambini: uniti per un futuro migliore’ s’intitola l’iniziata di solidarietà messa in atto a Martina Franca dalla parrocchia di Cristo Re dei frati per la raccolta di farmaci destinati ai bambini bisognosi. Tutti i giorni da giovedì 13 al 20 novembre gli operatori Caritas  raccoglieranno le donazioni nell’esercizio in via Donizetti 71 che successivamente saranno portati in parrocchia. “Unitevi a noi in questa missione di solidarietà – l’invito degli organizzatori –. Ogni piccolo gesto può fare la differenza. Insieme possiamo dare a ogni bambino la possibilità di un futuro migliore”.

 

Eventi in diocesi

Il convegno catechistico diocesano 2025:
‘I nuovi linguaggi della catechesi’

Don Simone De Benedittis, direttore dell'ufficio catechistico diocesano
12 Nov 2025

di Paolo Simonetti

In questo anno giubilare, l’Ufficio catechistico propone un approfondimento in continuità con le parole di papa Leone XIV risuonate in piazza San Pietro in occasione del recente Giubileo dei catechisti, lo scorso 28 settembre. Nella sua omelia il Papa ha spiegato che “il catechista è persona di parola, una parola che pronuncia con la propria vita”. “I catechisti, ha proseguito il Santo padre, ‘in-segnano’, cioè lasciano un segno interiore: quando educhiamo alla fede, non diamo un ammaestramento, ma poniamo nel cuore la parola di vita, affinché porti frutti di vita buona”.

Per svolgere questo grande compito i catechisti sono chiamati a formarsi sempre con cura. Nelle scorse settimane sono iniziati gli incontri di formazione in seminario e i laboratori nelle vicarie. L’appuntamento fondamentale si terrà, invece, il prossimo 14 novembre in Concattedrale con il convegno catechistico diocesano. Il tema scelto per questa edizione è I nuovi linguaggi della catechesi’. L’inizio è previsto alle ore 17.

Interverrà come relatore il prof. Fabio Mancini, membro della Consulta dell’Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale italiana, esperto riconosciuto nel campo della catechesi e della comunicazione. Il prof. Mancini approfondirà come i linguaggi tradizionali della catechesi si integrano e si trasformano grazie alle nuove tecnologie, ai media digitali e alle forme espressive contemporanee, offrendo spunti concreti per aggiornare e rendere efficace l’annuncio del Vangelo oggi.

Il convegno si propone di offrire ai catechisti, agli operatori pastorali e a tutti gli interessati strumenti pratici e teologici per affrontare la sfida di comunicare la fede in un mondo in continuo cambiamento, valorizzando sia la tradizione sia le novità che emergono nella cultura digitale e nei nuovi ambienti comunicativi. Un momento di incontro, formazione e crescita che testimonierà quanto la catechesi sia viva, dinamica e pronta a dialogare con le trasformazioni della società moderna, per continuare a educare alla fede in modo appassionato e coinvolgente.

L’appuntamento, come ricorda don Simone Andrea De Benedittis, direttore dell’Ufficio, sarà un momento aperto a quanti avvertono la necessità di una formazione permanente ed è inserito in una più ampia proposta formativa che comprende il ritiro spirituale del 23 novembre e la ‘tre giorni biblica’, che si terrà da lunedì 26 a mercoledì 28 gennaio 2026.

Gli organizzatori chiedono infine di diffondere questo invito alle persone interessate nelle comunità parrocchiali e nei gruppi perché tutti possano partecipare e offrire il proprio contributo.

 

Pellegrinaggio

Santa Teresa di Gesù bambino torna a Gallipoli

12 Nov 2025

Dal 10 al 16 dicembre, santa Teresa tornerà a Gallipoli, lì dove ha confermato la sua piccola via di fiducia e di amore, ‘omen nuvum’, il ‘nuovo messaggio’, una delle rivoluzioni più commoventi e grandiose che lo Spirito abbia suscitato nella Chiesa. Teresa, vera maestra di vita spirituale, con il suo sguardo sempre rivolto verso il Cielo, ci indica una autentica via di santità, una via accessibile a tutti.

L’arrivo del reliquario gotico contenente una vertebra della Santa, eccezionalmente concesso al Monastero di Gallipoli dal Santuario di Lisieux in occasione dell’anno centenario della sua canonizzazione, sarà un momento di particolare grazia per poter conoscere la vita, la testimonianza e l’insegnamento di Teresa.

Durante la permanenza del reliquario di santa Teresa di Gesù bambino a Gallipoli, la chiesa del Monastero resterà aperta dalle ore 7.30 alle ore 22.

La Penitenza apostolica ha concesso il dono dell’indulgenza plenaria, alle solite condizioni – distacco dal peccato, confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice – a tutti coloro che dal 10 dicembre al 17 gennaio 2026 visiteranno la chiesa del Monastero.

La ‘Mostra teresiana’, allestita nel Palazzo vescovile, potrà essere visitata ogni giorno, fino al 15 dicembre, dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 16 alle 22.

Nei giorni di permanenza del reliquario, ogni mattina le Piccole suore di santa Teresa di Imola saranno a disposizione degli istituti scolastici e dei pellegrini per la presentazione della vita e del messaggio della Santa, nonché per la visita della mostra.

Per ulteriori informazioni scrivere all’indirizzo reliquie.gallipoli@gmail.com

Di seguito riportiamo la lettera indirizzata al nostro arcivescovo, mons. Ciro Miniero, dalla priora del monastero, suor Maria Benedetta del Volto Santo, e dal parroco della basilica concattedrale di Sant’Agata, mons. Piero De Santis, con la richiesta di rendere noto a presbiteri e parrocchie della nostra diocesi lo straordinario evento.

 

Eccellenza Reverendissima,
il Dio della speranza e della pace colmi il suo cuore di ogni grazia e consolazione.
Facendomi interprete dei sentimenti della mia comunità e del parroco della basilica concattedrale
di S. Agata, mons. Piero De Santis, le scrivo per comunicarLe un evento importante.
Come Ella sa, il buon Dio ha permesso che nella notte del 16 gennaio 1910 questo Monastero di Carmelitane scalze in Gallipoli, fosse destinatario di una singolarissima grazia per intercessione di Santa Teresa di Gesù Bambino: tra queste mura, infatti, Ella confermò la sua piccola via d’infanzia spirituale, pronunciando le seguenti parole: “la mia via è sicura, né l’ho sbagliata”.
Da quel momento in poi il nostro Carmelo e la nostra diocesi di Nardò – Gallipoli, ha instaurato uno strettissimo vincolo di amore e devozione con la nostra Celeste sorella, Maestra e Benefattrice. Questo miracolo fu segnalato anche per la sua causa di beatificazione. La stessa Madre Agnese di Gesù, sorella della santa, ne restò profondamente colpita, vedendo in esso realizzato ciò che la sua piccola sorella aveva promesso prima di morire, e cioè, che se la sua via d’infanzia spirituale fosse stata sicura, sarebbe venuta dal Cielo a confermarlo.
Il Carmelo di Gallipoli, che ha vissuto la grazia e il privilegio di ricevere questa luminosa conferma, ha ottenuto la straordinaria concessione di poter ospitare dal 10 al 16 dicembre 2025, nella Chiesa del Monastero, l’insigne reliquiario gotico contenente una vertebra di Teresa. La concessione risulta davvero straordinaria poiché, lungo tutto quest’anno centenario della sua canonizzazione (1925 – 17 maggio – 2025), le sue reliquie resteranno a Lisieux e l’unico viaggio di Teresa in Italia avrà come destinazione Gallipoli.
Saremmo molto contente se durante la presenza e la permanenza di Teresa nella nostra diocesi, tantissimi fedeli, accostandosi a Lei, potessero beneficiare della sua vicinanza e intercessione. A tal fine, sicura di fare cosa gradita, invierò del materiale informativo che spero possa essere diffuso nelle varie parrocchie della sua diocesi, così che nessuno resti privo di questo prezioso annuncio.
Le domandiamo dunque, se lo ritiene opportuno, di rendere noto ai presbiteri della sua diocesi e
per mezzo loro, alle varie parrocchie, lo straordinario evento.
Mentre la ringrazio di vero cuore a nome mio e di tutte le sorelle, Le assicuro la nostra costante
preghiera e per tutte noi chiedo la sua paterna benedizione.

 

Mondo

Negli Stati Uniti, per 42 milioni di americani indigenti a rischio gli aiuti alimentari

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha sospeso l’ordinanza di un tribunale federale che imponeva all’amministrazione Trump di garantire il finanziamento completo del programma Snap, il principale strumento pubblico di assistenza

ph Ansa-Sir
12 Nov 2025

da New York – Nel sobborgo di College Park, in Georgia, il ministro evangelico Terence Lester ha scelto un gesto simbolico: sedersi su un frigorifero vuoto per 42 ore, una per ogni milione di americani colpiti dal taglio del programma di aiuto alimentare Snap (Supplemental Nutrition Assistance Program). “Abbiamo ricevuto più di mille richieste di aiuto in un mese”, ha detto Lester, fondatore dell’organizzazione Love Beyond Walls. Il frigorifero vuoto è diventato emblema di una fame che non è metafora, ma realtà quotidiana.

Venerdì 8 novembre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sospeso l’ordinanza di un tribunale federale che imponeva all’amministrazione Trump di garantire il finanziamento completo del programma Snap, il principale strumento pubblico di assistenza alimentare. La decisione ha lasciato 42 milioni di americani in una condizione di estrema vulnerabilità, aggravando l’incertezza già generata dal blocco delle attività governative.

“È una situazione catastrofica – ha dichiarato Monica Lopez Gonzalez di Feeding America -: milioni di persone non riescono a permettersi la spesa. Le loro vite sono sconvolte”.

Il programma Snap, noto in passato come buoni pasto, offre un sostegno mensile che può arrivare fino a 300 dollari per un singolo individuo e 1.000 per una famiglia di quattro persone. La maggior parte dei beneficiari vive sotto la soglia di povertà.
La sospensione dei fondi ha provocato un’impennata della domanda presso le banche alimentari, con lunghe file per ricevere pasti gratuiti. Alcuni stati hanno attivato fondi di emergenza, altri hanno erogato direttamente sussidi temporanei. Ma il quadro resta frammentato e incerto.

Il Dipartimento dell’agricoltura ha minacciato sanzioni agli Stati che continuano a erogare i sussidi Snap, definendoli “non autorizzati”.

La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha espresso profonda preoccupazione. L’arcivescovo Timothy Broglio ha denunciato l’ingiustizia di una scelta che “fa ricadere il peso della chiusura sui poveri e sui vulnerabili, i meno in grado di andare avanti”. In un appello accorato, ha chiesto ai legislatori di agire con urgenza e responsabilità bipartisan per garantire il finanziamento dei programmi salvavita.

In tutto il Paese, le organizzazioni cattoliche si stanno mobilitando. Catholic Charities Usa e le sue filiali locali collaborano con partner civili per rispondere all’emergenza. Si moltiplicano le iniziative di solidarietà: donazioni dirette, carte regalo, sostegno alle spese di trasporto e affitto, acquisti condivisi presso negozi all’ingrosso. Strumenti digitali come Flashfood e Foodsource.net aiutano le famiglie a trovare cibo scontato o risorse locali.

Il governatore del Maryland, Wes Moore, ha parlato di “caos intenzionale” e in un’intervista alla rete tv CBS ha dichiarato senza mezze misure: “Hanno soldi per combattere guerre. Hanno soldi per le sale da ballo. Hanno soldi per tutto, ma non quando si tratta di sostenere la gente”. Anche la fame nell’America first di Trump è diventata un tema polarizzante e divisivo, dove a farne le spese sono 42 milioni di persone e tra queste anche elettori del presidente che invece di salvarli li sta affamando.

Abu Mazen annuncia il restauro della grotta della Natività a Betlemme

Betlemme, grotta della Natività - ph Sir
12 Nov 2025

di Ibrahim Faltas

Più volte, durante la sua recente visita a Roma, Abu Mazen ha fatto riferimento alla ripresa dei lavori di restauro alla basilica della Natività, voluti con un decreto del presidente palestinese e che in questa nuova fase riguarderanno la Grotta dove è nato il Principe della pace.
Il presidente palestinese ne ha parlato anche a papa Leone XIV e li ha annunciati inaugurando la mostra ‘Bethlehem Reborn’ ospitata nel complesso di San Salvatore in Lauro.
Abu Mazen mi ha detto con orgoglio: “Riprendere i lavori è un segno di speranza e di rinascita per la Terra santa. Sono molto contento”.

La Terra santa ha sofferto e ancora soffre a causa della violenza: morte e distruzione a Gaza, limitazioni, povertà e gravi difficoltà in Cisgiordania e a Gerusalemme sono ancora presenti nel periodo dell’anno che, per fede e per tradizione, è il più sentito e atteso in questa terra benedetta.

Betlemme, albero Natale 2022 – ph A. Sigilli

Per le festività natalizie degli ultimi due anni, Betlemme non aveva avuto luci, canti e segni esteriori di una Festa che appartiene a tutta la città e non solo alla comunità cristiana. Betlemme solitamente colorata e festosa nei giorni del Natale, nel 2023 e nel 2024 è apparsa particolarmente vuota, triste e buia. Per due anni sono mancati i pellegrini per il Santo Natale ed è mancata la gioia condivisa con i fratelli di Gaza ma le celebrazioni religiose sono state vissute con forte intensità e fede profonda dai cristiani locali.

Il presidente mi ha confermato la sua presenza alla santa messa della Notte di Natale dopo l’assenza degli ultimi due anni. Abu Mazen spesso ripete che ogni anno festeggia tre volte il Natale a Betlemme, con noi cattolici, con i greco-ortodossi e con gli armeni.

L’annuncio dei lavori alla Grotta da parte del presidente è stato accolto con entusiasmo in Terra santa. I restauri daranno anche un sostegno a molte famiglie dei lavoratori impegnati in questo importante progetto e di conseguenza all’economia di Betlemme, così provata dalla mancanza di pellegrinaggi.

Da sei secoli, la Grotta della Natività non aveva ricevuto interventi di restauro: la cura per un luogo di tale importanza per la cristianità e non solo, era diventata urgente e necessaria. È la stessa cura per la vita e per il rispetto della vita che chiediamo alla comunità internazionale per gli innocenti e per gli indifesi della Terra santa e del mondo. È necessario e urgente continuare a lavorare perché si fermino definitivamente le armi e le violenze e si torni al rispetto di leggi internazionali che tutelino la pace, la giustizia e la verità.

Gesù Bambino è nato povero, al freddo, nel buio di una grotta, circondato e avvolto dall’amore di Maria e Giuseppe. La sua luce era attesa da tempo e subito si diffuse nel mondo. La ripresa dei lavori di restauro sia il segno di una luce nuova e parte da quel luogo santo che più di duemila anni fa aveva visto nascere la Luce vera. Cura, attenzione e amore per l’umanità siano un vero segno di speranza e di pace.

 

* Custode della Terra santa

Ecclesia

Firmata a Roma la nuova Charta Œcumenica: “Un passo storico verso l’unità dei cristiani in Europa”

ph Ccee
11 Nov 2025

di Maria Chiara Biagioni

Con “un passo storico verso l’unità dei Cristiani”, la versione aggiornata della Charta Œcumenica è stata presentata nei giorni scorsi a Roma nella Chiesa del martirio di San Paolo nell’Abbazia delle Tre Fontane a Roma, dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec). Frutto di “un lungo e meticoloso processo di revisione iniziato nel 2022”, “questo documento congiunto – scrivono i due organismi europei in un comunicato – segna una tappa fondamentale nel cammino ecumenico delle Chiese europee, rinnovando il loro impegno a camminare insieme nel dialogo, nella comprensione reciproca e nella testimonianza condivisa in risposta alle sfide del nostro tempo”. La Charta aggiornata è stata firmata dall’arcivescovo Nikitas di Thyateira e Gran Bretagna, presidente del Cec, e da mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Ccee. Insieme, hanno rinnovato “il loro impegno a costruire ponti tra le Chiese in Europa”.

Arcivescovo Nikitas di Thyateira e Gran Bretagna (Cec) e mons. Gintaras Grušas (Ccee) – ph Ccee


“Questa Charta Œcumenica è una chiamata alla coscienza e alla cooperazione”, ha affermato l’arcivescovo Nikitas. “Il nostro impegno reciproco come Chiese non è astratto, ma si fonda su una fede condivisa, vissuta nel dolore, nella divisione e nella speranza. In un’Europa frammentata e secolarizzata, la Charta ci spinge a riscoprire la forza della nostra comunione e l’urgenza della nostra missione.
Dobbiamo proclamare insieme il Vangelo, sostenere la dignità umana e lavorare fianco a fianco per la giustizia, la pace e la cura del creato. Questa è la nostra vocazione ecumenica: non solo parlare di unità, ma viverla”.

L’arcivescovo Grušas ha sottolineato che l’aggiornamento della Charta arriva in un momento cruciale per il cammino dell’Europa. “Le nostre Chiese sono chiamate a essere segni di unità e di speranza, non solo a parole ma anche nei fatti. Questa Charta ci permette di rispondere insieme alle ferite della guerra, agli sfollamenti e alle sfide etiche poste dalle nuove tecnologie. Ci esorta a camminare con umiltà, ad affrontare i fallimenti del passato ed a creare spazi di guarigione e riconciliazione. Ci invita, inoltre, ad ascoltare le voci dei giovani e a coinvolgerli nell’ideazione del percorso futuro. Siamo più forti quando siamo uniti”.

Roma, 5 novembre 2025, firma della Charta Oecumenica – ph Ccee/Cec


Il documento affronta le urgenze del mondo di oggi, tra cui la ricerca di pace e della riconciliazione, l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, la salvaguardia urgente del creato e il rafforzamento delle relazioni con le comunità ebraiche e musulmane. Firmata per la prima volta nel 2001, a Strasburgo, questa versione della Charta è stata sviluppata attraverso un ampio e inclusivo processo di consultazione che ha coinvolto Chiese, conferenze episcopali e organizzazioni ecumeniche in tutta Europa e oltre.
“Sebbene non abbia alcuna autorità legale o dottrinale – precisano Cec e Ccee -, la sua forza risiede nell’impegno morale e spirituale delle Chiese a riceverla e ad applicarla liberamente e in modo congiunto”.

Il testo si divide in 4 paragrafi: il primo è dedicato al tema “Crediamo nella “una santa chiesa cattolica e apostolica” – “Chiamati insieme all’unità nella fede”. Il secondo ha per titolo “In cammino verso l’unità visibile delle chiese”, in cui i cristiani di tutte le Chiese sono invitati a “muoversi gli uni verso gli altri”; “Testimoniare insieme”, “Proseguire nel dialogo e agire insieme” e soprattutto a dare spazio ai “giovani nelle Chiese e nell’ecumenismo”. Il terzo paragrafo affronta i diversi “Ambiti di incontro in Europa”, esortando le Chiese a “partecipare alla costruzione dell’Europa in un mondo che cambia”, a “rafforzare le relazioni con gli ebrei e l’ebraismo”, “i musulmani e l’Islam” e a “interagire con altre religioni e visioni del mondo”. Nel quarto paragrafo vengono indicati i diversi “Ambiti di responsabilità e impegno condivisi in Europa”: impegno per la pace e la riconciliazione; salvaguardia del creato; migranti, rifugiati e sfollati; impegno con le nuove tecnologie.

Chiesa del martirio di San Paolo presso l’Abbazia delle Tre Fontane a Roma – ph Ccee


“Al centro di tutto – spiegano Cec e Ccee – c’è l’impegno a offrire una voce cristiana unita nella sfera pubblica, basata sulla compassione, sulla giustizia e sulla responsabilità condivisa per il futuro dell’Europa. Con uno spirito di umiltà e speranza – scrivono ancora i due organismi ecumenici europei -, la Charta aggiornata non esita ad affrontare le ferite del passato e i fallimenti istituzionali. Al contrario, offre una rinnovata chiamata alla guarigione, alla responsabilità e alla trasformazione, esortando i Cristiani a vivere la loro unità attraverso azioni e testimonianze concrete”.

Rigenerazione ecologica

Cop30: a Belém la Chiesa è presente con proposte, idee, eventi

ph Ansa-Sir
11 Nov 2025

A tutto campo e a diversi livelli. Mai, forse, come stavolta, alla Cop30 di Belém, la Chiesa è stata presente, con proposte, idee, eventi, capacità di mettere in rete movimenti popolari, a una Conferenza mondiale sul clima. All’evento, le varie espressioni ecclesiali, a tutti i livelli e prevalentemente in alleanza con molte realtà della società civile, si sono preparate per tempo. A essere sotto i riflettori del mondo, in questi giorni, è la città di Belém do Pará, capitale, appunto, dello Stato brasiliano amazzonico del Pará.

A Belém l’arcidiocesi presente in quattro poli. “Già nel 2024, papa Francesco affermò che ‘la distruzione dell’ambiente è un’offesa a Dio, un peccato non solo personale ma anche strutturale’. In sintesi, il messaggio del Santo padre indica una crisi ambientale e climatica sempre più grave. Dobbiamo agire perché c’è ancora tempo, ma il momento è adesso!”: a parlare  è dom Paolo Andriolli, vescovo ausiliare di Belém, incaricato di coordinare, a livello diocesano, le molte iniziative promosse dalla Chiesa locale per l’evento. “L’intera Chiesa del Brasile – prosegue il vescovo, missionario saveriano di origini vicentine – si è organizzata realizzando delle ‘pre-Cop’, con l’obiettivo di raccogliere le richieste popolari e le possibili soluzioni.

Ancora una volta abbiamo visto che le soluzioni sono chiare, e vanno nella direzione della diminuzione dell’uso di materiali fossili, dell’investimento in energie rinnovabili, del pensare a un’economia solidale, orientata al bene integrale.

Come Chiesa di Belém, siamo coscienti che dobbiamo collaborare, affinché questa visione sia conosciuta e divulgata. Pertanto, abbiamo organizzato varie attività in quatto poli della diocesi”.

Un programma ampio e variegato, che prevede laboratori tematici, spazi espositivi, dibattiti, celebrazioni liturgiche, presentazioni culturali e attività di sensibilizzazione. A partire dal domani, 11 novembre, e fino al 16 novembre, il collegio di Santa Caterina ospiterà il “polo sociale”, la sede dell’Università Cattolica il polo relativo a Istruzione e Salute, i santuari di San Giovanni Battista e Nostra Signora delle Grazie il polo della Gioventù, Santa Barbara il polo della Sostenibilità.

“Per coordinare questo cammino abbiamo costituito, da tempo un’apposita équipe – spiega suor Regiane Lima Costa, che fa parte del gruppo coordinatore –. Sono, così noti, questi quattro poli, dentro ai quali conviveranno dibattiti, celebrazioni, presentazione di buone pratiche, avendo come riferimento la Laudato si’ e la Laudate Deum di Papa Francesco, e il contesto dell’Amazzonia, dove la realtà degli attentati all’ambiente e alla vita è sempre più grave”. Un appello che, a Belém, soprattutto, riguarda la difesa dell’acqua, lungo la quale vivono migliaia di persone che appartengono alle comunità rivierasche dei numerosi fiumi (ribeirinhas, in portoghese), come Leticia Freitas, una delle leader di queste comunità, che sottolinea la speranza che, in questi giorni, venga data voce ai popoli indigeni, “alla loro visione di sostenibilità, frutto di una cultura basata sull’armonia tra uomo e natura”.

Attenti alle “false soluzioni”. A Belém sono anche presenti delegazione di numerosi organismi ecclesiali, come ricorda padre Dario Bossi, missionario comboniano, da molti anni in Brasile e attivo in numerose realtà. Tra queste, la Commissione per l’ecologia integrale e l’estrazione mineraria della Chiesa brasiliana, collegata alla rete continentale Iglesias y Minería.

“Proprio in questi giorni – ricorda padre Bossi – ricordiamo i dieci anni della criminale tragedia di Mariana, dove il crollo di una diga ha travolto le vite di 20 persone e ha contaminato l’intero bacino del rio Doce.
Il tema chiave, per quanto riguarda il nostro contributo, è la denuncia delle ‘false soluzioni’, che è anche uno dei temi forti del documento delle Chiese del Sud globale. C’è il rischio, in particolare, che la transizione energetica di per sé importante e urgente, possa diventare un mito, e un ‘cavallo di Troia’ per le comunità del Sud globale. Portiamo la denuncia di quello che sta succedendo con i minerali critici, i minerali di transizione, specialmente il litio”.

Il missionario fa presente, poi, quella che è una forte preoccupazione: “Alla Cop 30 viene presentato il Tfff, sigla per Tropical forest forever facilities, un meccanismo di finanziamento per le foreste del Brasile, della Repubblica democratica del Congo e dell’Indonesia, le tre principali foreste tropicali al mondo. È un’idea che, da 15 anni, la Banca mondiale e, di recente, il G20, stanno portando avanti. Il Brasile ha adottato questa proposta, con qualche aggiustamento, e l’ha rilanciata in questi giorni, suggerendo che si raccolgano investimenti di 125 miliardi di dollari, prestati a interessi del 4% e reinvestiti nel mercato finanziario a interessi del 7%. Questa differenza di interessi genererà valori che saranno investiti per la preservazione delle foreste. Finora sono stati raccolti solo 5,5 miliardi”.

Malgrado la proposta sia è stata accolta da diverse organizzazioni, anche indigene, padre Bossi ricorda che più di 150 organismi della società civile, tra cui molte espressioni della Chiesa, hanno firmato un documento critico rispetto al Tfff: “Il problema è che questo meccanismo si consegna alla speculazione al sistema finanziario e al mercato di investimenti, spesso poco trasparente. In particolare, chi ci assicura che per ottenere questo 3% di differenza di interessi per le donazioni non si investirà in azioni e imprese a rischio e con un profilo etico ambiguo? Inoltre, si privano i popoli indigeni e le comunità locali del loro protagonismo. Anche questa, ci pare una falsa soluzione”.

Diritti negati

Mons. Gian Carlo Perego: “Bocciare il referendum su cittadinanza, uno strabismo legislativo”

ph Siciliani Gennari-Sir
11 Nov 2025

di Patrizia Caiffa

“Questa Italia non può avere come risposta solo il decreto legge del 28 marzo 2025, convertito nella legge n. 74 del 23 maggio 2025, che ha introdotto modifiche al principio dello ius sanguinis, limitando la cittadinanza automatica a due generazioni di discendenza, con qualche eccezione. Al contempo, è stato bocciato un referendum sulla riduzione dei tempi della cittadinanza da 10 a 5 anni, anche per il 65% dei bambini nati in Italia da genitori di altre nazionalità e che frequentano le nostre scuole: uno strabismo legislativo”. lo ha affermato mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana e della Fondazione Migrantes, presentando il rapporto ‘Italiani nel mondo 2025’.