Terzo settore

L’Ambulatorio solidale di Martina Franca inaugura una nuova e più ampia sede

19 Feb 2026

L’Ambulatorio solidale di Martina Franca, ha una nuova sede, in via Cesare Pavese n.64. L’ente del terzo settore, attivo nell’assistenza sanitaria alle persone che vivono un disagio economico e sociale, inaugura il nuovo poliambulatorio alle ore 11 di domenica 22.

Accolti da Mario Motolese, presidente dell’Ambulatorio solidale, parteciperanno alla cerimonia Donato Pentassuglia, assessore regionale alla Sanità, Gianfranco Palmisano, sindaco e presidente della Provincia, Elena Convertini, assessore comunale alle Politiche sociali e servizi alla persona. Maria Antonietta Brigida, presidente Csv Taranto ets, e Antonio Convertini, presidente Bcc Locorotondo.

Da circa tre anni l’Ambulatorio solidale di Martina Franca fornisce visite specialistiche gratuite a persone con un Isee inferiore a 10.000 euro: solo nell’ultimo anno, così sono state erogate oltre 1.500 prestazioni sanitarie gratuite (info 3518646035 – solidaleambulatorio@gmail.com).

È un importante supporto sanitario a favore delle persone fragili e dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi cure sanitarie e visite specialistiche, soprattutto in relazione alle lunghe liste di attesa che caratterizzano la sanità pubblica italiana.

L’Ambulatorio solidale di Martina Franca riesce a realizzare questa attività grazie a decine e decine di medici specialistici che prestano la loro opera a titolo completamente gratuito, nonché alla sua “farmacia solidale” che, coordinata dalla dottoressa Niki Glezakou, provvede alla distribuzione gratuita di farmaci ai pazienti in difficoltà.

Annunciando la manifestazione Mario Motolese ha spiegato che “nel nostro nuovo poliambulatorio, iniziativa resa possibile dal Comune di Martina Franca, potremo assistere al meglio i nostri pazienti garantendo loro la privacy non solo per esporre le loro patologie, quanto soprattutto per non dover palesare la loro condizione di necessità, un’esigenza particolarmente sentita dai “nuovi poveri”, una fascia di popolazione in continuo aumento che non comprende solo chi ha perso il lavoro, ma anche chi ce l’ha ma, per diverse situazioni, come una separazione, non ha più i mezzi economici per curare sé o i propri cari”.

“La notizia positiva – ha poi commentato il dottor Motolese – è l’aumento dei medici che spontaneamente ci contattano per collaborare con il nostro Ambulatorio solidale, non solo medici in pensione come accadeva all’inizio della nostra attività, un chiaro segnale che dimostra come Martina Franca sia una comunità solidale e resiliente, pronta ad aiutare chi rimane indietro e ha bisogno di aiuto”.

Oratori

San Paolo-Martina Franca: il carnevale dell’’Arca della gioia’

19 Feb 2026

Che strano e meraviglioso intreccio di date: il 14 febbraio, giorno in cui si celebra l’amore, l’oratorio ‘Arca della gioia’ della parrocchia San Paolo-Martina Franca ha aperto le sue vele alla festa più colorata dell’anno, trasformando il porticato adiacente alla chiesa in un piccolo porto di allegria e speranza. Nonostante il cielo avesse deciso di raccontare la sua storia con una pioggia insistente e generosa, nessuno si è lasciato scoraggiare. Le gocce cadevano fitte, ma sotto quel porticato si accendeva un sole diverso: quello dei sorrisi dei bambini, delle risate delle famiglie, degli occhi luminosi dietro maschere variopinte. C’erano principesse e supereroi, piccoli esploratori e creature fantastiche sotto lo sguardo tenero di mamme e che ritrovavano nei giochi dei figli un frammento della propria infanzia. E c’era soprattutto un’energia contagiosa, capace di scaldare l’aria umida di febbraio. La musica ha dato il ritmo ai cuori: i bambini hanno ballato senza risparmio, con quella gioia pura che non conosce timori né previsioni del tempo e hanno sfilato con orgoglio, mostrando costumi preparati con cura e fantasia, mentre applausi e incoraggiamenti li accompagnavano come una brezza leggera. E poi, come da tradizione, l’attesissimo momento della ‘pignatta’: tra tentativi incerti e risate fragorose, ogni colpo era una promessa, ogni attimo un’esplosione di attesa. Quando finalmente si è aperta, non sono caduti soltanto dolci e coriandoli ma una cascata di entusiasmo, di condivisione, di complicità tra grandi e piccoli. L’Arca della gioia, ancora una volta, ha mostrato la sua vera missione: essere un luogo dove salire insieme, senza biglietti né prenotazioni, solo con il desiderio di camminare fianco a fianco verso un mondo migliore. Un mondo fatto di sorrisi condivisi, di mani che si stringono, di bambini che crescono sentendosi accolti e amati. Eventi come questo non sono soltanto feste. Sono semi. Semi di fraternità, di speranza, di futuro. E ogni famiglia che sceglie di partecipare aggiunge un tassello prezioso a questa grande avventura.

L’invito è semplice e sincero: venite a bordo, l’‘Arca’ è pronta a salpare ancora e c’è posto per tutti.

Diocesi

Settimana della fede 2026: nel solco della storia

L’intervento di don Francesco Nigro, vicario episcopale per l’area Liturgia e ministerialità

ph G. Leva
19 Feb 2026

di Angelo Diofano

Sulla 54ª edizione della Settimana della fede, riportiamo l’intervento di don Francesco Nigro, vicario episcopale per l’area Liturgia e ministerialità e direttore dell’istituto superiore di scienze religiose metropolitano ‘San Giovanni Paolo II’:

“Siamo ormai giunti alla 54ª ‘Settimana della fede’ che come un’oasi di riflessione e fraternità si colloca come esperienza rigenerante all’interno del camino diocesano nel periodo forte della Quaresima. Voluta da monsignor Guglielmo Motolese per promuovere lo spirito del Concilio, la ‘Settimana della fede’ si pone nel solco della storia della nostra Chiesa diocesana come esperienza di aggiornamento, in continuità con l’intuizione pastorale che papa Giovanni XXIII volle consegnare all’inizio del Concilio Vaticano II. Queste serate dal profondo sapore ecclesiale ci permettono di leggere alcuni aspetti riguardanti la vita sociale alla luce della fede. Il tema scelto quest’anno è desunto dalle parole con le quali il neoeletto papa Leone XIV si è presentato al mondo intero : “Verso una pace disarmata e disarmante”. L’’intentio princeps’ è quella di affrontare il delicato tema della pace in un frangente storico e culturale segnato dalla violenza e dall’odio. L’architettura dei vari appuntamenti segue la logica dell’apprendimento, ossia si parte dal collocarci nel tema della pace a partire dal nostro vissuto, ci si lascia interpellare dalla testimonianza per capire le dinamiche della guerra e della pace nel concreto e così approdare allo sguardo contemplativo dell’arte che si concretizza in uno stile di condivisione e fraternità.

Nelle prime tre giornate, da un carattere più diocesano, si cercherà primariamente di approfondire il tema della pace con uno sguardo pedagogico, riflettendo sul potere delle parole che possono disarmare ed edificare, ma anche distruggere e uccidere.  Un secondo step invece è offerto dalla dimensione prettamente testimoniale, che ci permette di apprendere Il senso della pace attraverso una convivialità delle differenze vissute all’interno dell’esperienza complessa della Terra Santa.  Un ultimo contributo è di carattere artistico aprendoci allo sguardo contemplativo nell’essere operatori di pace alla scuola di Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario dalla sua morte.

A completare il quadro di questa settimana ci sono due appuntamenti dal profondo sapore comunionale vissuti nelle vicaria con un momento di adorazione eucaristica e nelle singole comunità parrocchiali con una via crucis, supportati da alcune proposte offerte dall’Ufficio liturgico diocesano.

Il perché di una settimana della fede si può concepire solo alla luce di un senso di appartenenza alla Chiesa diocesana, che diventa condizione previa per vivere questo tempo di conversione come cammino condiviso di fratelli e sorelle nella fede che desiderano radicarsi nel solco della storia come sale della terra e luce del mondo.

Beni culturali

Piazza Fontana: incontro tra Comune e Comitato per la salvaguardia della piazza

18 Feb 2026

Il sindaco Piero Bitetti, e il vicesindaco Mattia Giorno, hanno ricevuto ieri a Palazzo di Città alcuni rappresentanti del Comitato per la salvaguardia di piazza Fontana, per approfondire il progetto relativo al futuro assetto della piazza, opera dell’artista taranino Nicola Carrino e inserita dal ministero della Cultura come opera di interesse nazionale tra quelle di arte contemporanea del ‘900.
L’Amministrazione ha confermato la necessità di tutelare il bene artistico e l’intenzione di procedere con la cantierizzazione per permettere un miglioramento dei servizi, dell’illuminazione e del verde. Dall’incontro è emersa anche la volontà, da entrambe le parti, di non voler compromettere l’opera esistente.
Ulteriori ragionamenti sul progetto, già oggetto di gara, saranno valutati insieme al Rup; l’incontro sarà calendarizzato nelle prossime settimane.
L’amministrazione comunale intende proseguire nel dialogo con il Comitato al fine di migliorare il progetto, lì dove possibile, raccogliendo le istanze delle associazioni.

Diocesi

Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati

18 Feb 2026

di Francesco Mitidieri

Al via la celebrazione della Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati che quest’anno sarà vissuta nelle vicarie che hanno dato la propria adesione. La proposta dell’ufficio diocesano di pastorale penitenziaria, unitamente all’associazione di volontariato penitenziario ‘Noi e Voi’, prevede un ricordo in tutte le celebrazioni domenicali con dei testi preparati dai ristretti della casa circondariale e dagli operatori pastorali dell’ufficio. È prevista una introduzione ed una conclusione alla celebrazione con dei messaggi da parte dei detenuti e le preghiere dei fedeli con particolare attenzione a tale contesto. Inoltre in una giornata infrasettimanale successiva o precedente sarà possibile vivere un momento di preghiera e riflessione con delle testimonianze di chi vive o ha vissuto la limitazione della libertà personale.
Nell’occasione si desidera ricordare che la Chiesa di Taranto ha messo a disposizione delle proprie strutture per favorire le misure alternative al carcere ed ha avviato due importanti servizi per il settore penitenziario quali la casa famiglia ‘San Damiano’ e il centro socio rieducativo ‘Fieri potest’ nella casa ‘Madre Teresa’ (ex monastero delle carmelitane scalze).

Al momento il calendario della Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati prevede il seguente calendario, fra attività svolte e da svolgere:
Taranto Sud: ricordo nella preghiera, 7 e 8 febbraio; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze, 13 febbraio alla parrocchia Spirito Santo.

Taranto orientale 1: ricordo nella preghiera 7 e 8 febbraio; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze , 12 febbraio alla parrocchia San Nunzio Sulprizio.

Talsano: ricordo nella preghiera 28 febbraio e 1 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze 4 marzo alla parrocchia Sant’Egidio.

Paolo VI: ricordo nella preghiera 28 febbraio e 1 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze il 5 marzo alla parrocchia San Giuseppe Moscati.

Taranto nord: ricordo nella preghiera, 7 e 8 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze, 6 marzo.

In questa giornata di preghiera e riflessione per le donne e gli uomini carcerati, vogliamo innanzitutto domandarci come ci ha insegnato a fare papa Francesco: “perché loro e non io?”, ma vogliamo ancor più introdurci nella celebrazione mettendoci in ascolto, accogliendo alcuni messaggi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle ristretti.

 Così ci saluta Vincenzo:
“Buona” è il saluto, il buon augurio che apre e chiude le giornate della carcerata e del carcerato. Giorni che possono essere lunghi o brevi, colmi o vuoti: di speranza e di stanchezza, di vigore e di solitudine, di aggregazione, segnati da fallimenti e da piccole vittorie. Nella pienezza dell’essere, ognuno di noi vive e sopravvive nell’attesa di una via da seguire. Questo tempo diventa spesso un momento di bilancio e di riflessione profonda, tanto che possiamo riconoscere come, spesso, “ogni volta che il Signore bussa alla nostra porta, presi dal nostro egoismo, non ascoltiamo la sua voce”. Eppure, Egli continua a bussare, con pazienza, anche per coloro che sembrano lontani o dimenticati. Perché allora, in questi giorni di attesa, non aiutarci a fargli spazio nel nostro cuore? Affinché la nostra preghiera possa raggiungere tutti i detenuti e le loro famiglie”.

Invece Giuseppe ci manda a dire:
“Sono un uomo di 53 anni, della provincia di Taranto, che dopo tanti anni di sacrifici si trova, per la prima volta, ad aver commesso un grave errore e ad affrontare una situazione che non avrebbe mai immaginato. In questa giornata dedicata al carcerato, chiedo a tutti voi di unirvi a me nella preghiera. Qui, ogni giorno, si vive e si pensa in modo duro. Posso però testimoniare che, nonostante tutto, mi considero fortunato: nella mia stanza condivido lo spazio con altre due persone, più o meno della mia età, che sono brave persone. Tuttavia, vedo tante altre situazioni di sofferenza che non augurerei a nessuno. Vi chiedo di pregare per noi detenuti e per le nostre famiglie, che stanno vivendo anch’esse un grande dolore”.

Chiara, invece, condivide con noi una sua riflessione:
“Desidero condividere con voi un passo della Bibbia che mi ha profondamente colpito e che mi ha aiutato a comprendere molte cose, tra cui quanto sia bello e importante fidarsi di Dio, l’unico che non ci abbandona mai. È il brano di Isaia che dice: “Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!»” (Is 6,8). Quando Dio chiamò Adamo dicendo: «Dove sei?», egli si nascose. Anche noi, a volte, facciamo lo stesso: sentiamo la voce del Signore che ci chiama, ma il timore prende il sopravvento. Ci sentiamo indegni, incapaci, bloccati dai nostri errori. Isaia si trovò in una situazione simile. Nei versetti precedenti cercava ogni scusa per tirarsi indietro, ma poi rispose alla chiamata dicendo: «Eccomi, manda me!». Quelle parole risuonano come un’eco profetica delle parole di Cristo, che è stato mandato per noi, aprendo la strada affinché potessimo avvicinarci al trono della grazia. Nella Bibbia incontriamo molti uomini e donne che si sono sentiti inadeguati: Abramo, Ester, Giacobbe, Mosè, Davide. Ognuno di loro aveva limiti, paure e fragilità, ma tutti hanno risposto con fede alla chiamata di Dio. E oggi quella chiamata è anche per me. Non importa quali siano le mie debolezze o difficoltà: Dio non mi chiama perché sono perfetta, ma perché desidera servirsi di me per il suo progetto. Non posso nascondermi più. Mi avvicino con fiducia al trono della grazia e dico: «Eccomi, Signore, fa’ di me ciò che vuoi e mandami dove vuoi»”.

E infine Angelo ci dice:
“In questa giornata specificamente dedicata alla carcerata e al carcerato, noi detenuti ci stringiamo nelle mani del Signore. Sappiamo che le mura della cella appaiono spesso invalicabili e che il pensiero corre continuamente alle nostre case, alle famiglie lasciate fuori, alle preoccupazioni per i nostri cari che ci accompagnano ogni giorno. In questi momenti di sconforto, quando la colpa e talvolta anche l’ingiustizia sembrano opprimerci, invito tutti a non cadere nel vuoto: la fede è la nostra forza per rialzarci. Gesù non ci ha mai abbandonati, conosce il nostro dolore e la nostra solitudine. Le nostre preghiere superano il silenzio e la distanza, affidando al Signore le difficoltà familiari: l’angoscia per i figli, la lontananza dai coniugi e le fatiche economiche. Il nostro Dio, Padre misericordioso, ascolta la preghiera di chi si sente umiliato e nel bisogno. Pur nella difficoltà della vita in carcere, desidero esprimere anche la mia stima e il mio ringraziamento a tutto il personale dell’istituto penitenziario che, nonostante il sovraffollamento e la carenza di risorse, riesce, per quanto possibile, a rispondere alle necessità di molti detenuti. Preghiamo e chiediamo anche noi di poter avere un’opportunità di rinascita, perché la sofferenza è grande e solo la fede e la speranza ci tengono saldi. Invitiamo la comunità cristiana a continuare a riflettere anche dopo questa giornata, ad abbracciarci spiritualmente e a pregare per noi e per le nostre famiglie. Con affetto, io e a nome di tutti i detenuti, vi esprimo profonda vicinanza e una benedizione: che la speranza non ci abbandoni mai”.

 

Eventi culturali in città

Sguardi trinitari sul sociale: venerdì 20 la presentazione del volume

18 Feb 2026

Il Centro di cultura per lo sviluppo “G.Lazzatiaps-ets Taranto continua, in piena sintonia con il Dipartimento jonico Uniba e la Camera di commercio Brindisi-Taranto, il percorso avviato con il convegno/forum del 15 settembre  2022 intitolato ‘Manifesto per una riforma del pensare’ e che giunge ora ad un importante traguardo con la presentazione del volume ‘Sguardi trinitari sul sociale. Per un nuovo pensiero agente nel territorio’ – Cacucci editore. L’evento si terrà venerdì 20 febbraio a partire dalle ore 15.30, al Dipartimento jonico Uniba, in via Duomo 259, a Taranto.

Il percorso avviato  sull’ontologia trinitaria,  prospettiva filosofico-teologica che interpreta l’essere, la realtà e le relazioni alla luce del mistero cristiano della Trinità, concepisce la realtà non come statica o solitaria, ma come intrinsecamente dinamica, relazionale e plurale, superando modelli puramente sostanzialisti, ed abbraccia ogni ambito, sia esso concettuale o pratico. Bisogna cioè guardare all’insieme perché insieme si può costruire un nuovo mondo. Il centro Lazzati, che per primo ha sentito l’urgenza di una nuova formazione, ha subito trovato in Uniba e Camera di commercio non solo partners qualificati, ma anche motivati. Con loro si sta percorrendo un sentiero di formazione, che vuole offrire alla classe dirigente, al cittadino, all’istituzione, alla società tutta nuovi strumenti per ben operare. Perché, in un territorio frantumato, che soffre di separatezze, di divisioni, dì autoreferenze, il primo impegno urgente è ricomporre, rimettere in relazione, in connessione. Lo sviluppo, per essere veramente tale, per essere sostenibile, non può non essere integrale: tutto deve essere in evidenza, tutto deve essere in relazione, tutto deve essere connesso. L’obiettivo è ambizioso, ma realizzabile: dar vita ad un pensiero in grado di ripensare la realtà, che guarda all’altro non come un estraneo, ma come qualcosa da accogliere perché dà senso alla realtà delle cose. È un’idea decisiva sia per l’etica, sia per gli studi epistemologici di tutte le scienze che si misurano con la complessità del mondo contemporaneo. Le ricerche sul territorio di Taranto costituiscono un vero laboratorio in cui il pensiero sperimenta la sua verità più rivoluzionaria.

Il volume è a cura di mons. Piero Coda – segretario generale della Commissione teologica internazionale e del prof. Antonio Incampo – professore ordinario di Filosofia del diritto all’università degli utudi di Bari, Aldo Moro. Al suo interno spazio a questioni teologiche e sociali, grazie ai due curatori del libro, con i preziosi contributi di: Mario Castellana, Alberto Felice De Toni – Eugenio Bastianon, Massimo Donà, Paolo Heritier, Vito Impellizzeri, Luigi Ricciardi, Tomasz Snarski, Sergio Barbaro, Angelo Campo, Daniele Nuzzi, Rocco Tagariello, Paola Pietrogrande, Claudia SanesiFrancesca Sanesi, Stefano Vinci. Le prefazioni sono a cura di Domenico Amalfitano e Paolo Oliva.

Venerdì 20, in prima nazionale, il volume sarà presentato dai due curatori – Coda e Incampo, che si confronteranno con: Massimo Donà – filosofo e musicista, Lidia Greco – sociologa dei processi economici e del lavoro Uniba, Antonio Iaccarino – Filosofo del diritto Pontificia Università Lateranense, Fiorella Occhinegro – architetto e vicepresidente della Fondazione Taranto25, Claudia Sanesi – segretaria generale Camera di commercio Brindisi- Taranto, Davide Tabarelli – presidente di Nomisma Energia e commissario straordinario di Acciaierie d’Italia. Introdurrà i lavori Mario Castellana – filosofo della scienza. Il presidente del centro di cultura Lazzati, Domenico Amalfitano, concluderà i lavori. La moderazione sarà a cura di Gabriella Ressa,  giornalista e socia dello stesso Centro.  L’incontro del 20 febbraio non  sarà un mero evento  ma un rendere ragione di un lavoro, di un impegno che non ha nessuna rivendicazione identitaria, pur in uno sguardo, che viene da un’ispirazione cristiana esigente, perché implica trasformazione, responsabilità, passione, competenza e soprattutto dedizione al ‘bene comune’.

 

L'argomento

Card. Parolin: “Il Vaticano non parteciperà al Board of peace”

ph Siciliani Gennari-Sir
18 Feb 2026

“Il Vaticano non parteciperà al Board of peace, data la sua particolare natura, diversa dagli altri Stati”: lo ha detto il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, conversando con i giornalisti a margine del bilaterale Italia-Santa sede per l’anniversario dei Patti lateranensi, che si è chiuso martedì 17 sera a Palazzo Borromeo, alla presenza del presidente Mattarella.
“Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore”, ha proseguito il cardinale: “Evidentemente ci sono punti che lasciano un po’ perplessi, alcuni punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni. L’importante è che si sia tentato di dare una risposta, però ci sono alcune criticità che dovrebbero essere risolte”. Per la Santa Sede, “la preoccupazione è quella che a livello internazionale sia soprattutto l’Onu a dover gestire queste situazioni”, ha concluso.

Mercoledì delle ceneri

L’amore che si dona fino alla fine

ph Ansa-Sir
18 Feb 2026

di Luana Comma

Il cammino quaresimale si apre sotto il segno di un amore che non si sottrae alla storia, ma la attraversa fino al suo punto più oscuro. Il Mercoledì delle Ceneri non introduce anzitutto un tempo di rinuncia, bensì uno spazio di verità, nel quale l’uomo è posto di fronte alla misura dell’amore di Dio. Un amore che non resta idea, ma prende corpo in una decisione: Dio ha tanto amato il mondo da consegnare il suo Figlio.

La croce, che si staglia all’orizzonte della Quaresima, non è un incidente del percorso di Gesù, né il fallimento di una missione spirituale. Essa appartiene alla logica stessa dell’amore di Dio per l’umanità. In Cristo crocifisso si rivela un amore che non si difende, non si preserva, non arretra di fronte al rifiuto, ma continua a donarsi. La salvezza non nasce dalla forza, ma dalla fedeltà di un amore che accetta di esporsi fino alla fine.

Nel linguaggio biblico, l’amore di Dio non si manifesta attraverso gesti spettacolari, ma mediante una prossimità che assume il peso della condizione umana. La croce è il luogo in cui Dio si rende solidale con l’uomo fino alle conseguenze estreme del suo smarrimento. In essa si compie una rivelazione decisiva: Dio non salva dall’esterno, ma dall’interno della sofferenza e del limite. L’amore divino non elimina la fragilità, ma la attraversa, trasformandola in luogo di comunione.

Il segno delle ceneri, imposto sul capo, non è allora un richiamo alla mortificazione fine a se stessa, ma alla verità dell’esistenza. «Ricordati che sei polvere» non è una condanna, bensì un atto di realismo che apre alla speranza. Solo chi accetta la propria finitudine può riconoscere di essere amato gratuitamente. La croce svela che l’amore di Dio non dipende dalla forza dell’uomo, ma dalla sua disponibilità a lasciarsi raggiungere.

In questo orizzonte, la Quaresima si configura come tempo di conversione dello sguardo. Non si tratta semplicemente di cambiare comportamenti, ma di imparare a riconoscere dove si manifesta l’amore autentico. La croce smaschera ogni illusione di un amore senza costo e ogni tentazione di una salvezza senza dono di sé. Essa mostra che la vita fiorisce non nel trattenere, ma nel consegnarsi.

L’amore di Dio, rivelato nella croce di Cristo, interpella così la libertà dell’uomo. Non si impone, ma chiede di essere accolto. Entrare nel tempo quaresimale significa lasciarsi educare da questo amore che salva non perché evita la sofferenza, ma perché la attraversa senza cedere alla disperazione. È qui che l’amore di Dio diventa criterio di vita nuova.

Per la comunità credente, il Mercoledì delle Ceneri non è l’inizio di un cammino cupo, ma l’apertura a una speranza esigente. La croce non è il termine della storia, ma il luogo in cui l’amore raggiunge la sua forma più vera. Solo un amore disposto a donarsi fino alla fine può rigenerare l’uomo e aprire la storia a una possibilità di salvezza. In questo senso, la Quaresima è il tempo in cui l’amore di Dio, manifestato nella croce di Cristo, continua a chiamare l’uomo alla vita.

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Diocesi

La venuta della Madonna di Fatima al Sacro Cuore, occasione di molte conversioni

ph G. Leva
18 Feb 2026

Dal 6 al 15 febbraio la parrocchia del Sacro Cuore ha vissuto giorni che resteranno impressi nella memoria e soprattutto nel cuore della comunità. Questa è la testimonianza del parroco don Francesco Venuto: “La venuta della Madonna di Fatima nella mia parrocchia è stata un vero tempo di grazia, un dono che ha toccato profondamente le anime e ha risvegliato una fede viva, concreta, commovente. La presenza della Vergine, venerata nel Santuario di Fatima, ha portato con sé un clima di raccoglimento e di luce. Fin dal primo giorno ho visto volti segnati dall’emozione, occhi lucidi, silenzi pieni di preghiera. Non è stata solo una devozione esteriore: è stato un incontro.

“Don, sentivo il bisogno di tornare a confessarmi dopo tanti anni”. “Qui ho ritrovato pace”. “Non pensavo di emozionarmi così”: sono solo alcune delle frasi che ho ascoltato in questi giorni. Centinaia di persone si sono avvicinate: famiglie, giovani, anziani, malati, persone lontane da tempo dalla vita sacramentale. Le confessioni sono state numerose, profonde, spesso accompagnate da lacrime di liberazione. La preghiera è stata continua: rosari, adorazione, celebrazioni, momenti di silenzio intenso davanti all’immagine della Madre.

Come parroco ho sentito forte una certezza: quando Maria visita una comunità, i cuori si aprono. Non per emozione passeggera, ma per un richiamo deciso alla conversione, alla speranza, al ritorno a Dio. Questi eventi non sono semplici celebrazioni: sono occasioni vere di grazia, porte che il Signore apre per farsi incontrare. La partecipazione è stata straordinaria, ben oltre ogni previsione. La chiesa piena, la disponibilità al servizio, l’ordine, il rispetto, il desiderio di fermarsi a pregare anche solo pochi minuti passando dal lavoro o dalle occupazioni quotidiane. Tutto questo dice una cosa chiara: c’è ancora tanta fede, forse silenziosa, ma viva. C’è ancora tanta sete di Dio. C’è ancora tanta voglia di avvicinarsi.

Porto nel cuore l’immagine di tante persone in ginocchio, del rosario stretto tra le mani, delle file pazienti per la confessione, dei canti che salivano forti e uniti. È il segno che la Madonna continua a radunare i suoi figli e a condurli a Cristo.

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato e servito. Ma soprattutto ringrazio il Signore per averci visitati attraverso la Madre. Ora il compito è custodire questo fuoco e trasformarlo in vita quotidiana: più preghiera, più carità, più Vangelo vissuto”.

Città

Porto e stabilimenti militari: trend negativo per le ‘industrie del mare’

18 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Il mare come risorsa. Il vecchio ritornello, che da sempre sentiamo ripetere ogni volta che si parla dell’economia di Taranto, viene di fatto smentito da quanto avviene nella realtà.
E non parliamo dei gravi danni che il maltempo sta creando in Puglia, con seri rischi per il turismo balneare, e che per fortuna ha finora solo lambito il territorio (ma i pericoli sono sempre incombenti), ma parliamo soprattutto degli stabilimenti militari della Marina e del porto, che rappresentano sicuramente il passato, forse il futuro, ma mai… il presente.

Degli stabilimenti militari e del complesso della Difesa a Taranto si occupa la segreteria della Cisl FP, che lancia l’allarme chiamando a raccolta la politica e la società civile: “Basta immobilismo, difendiamo il lavoro e la dignità di Taranto”. Per quanto riguarda il porto invece, è la pubblicazione dei dati Istat, che riguarda la nostra città, ma anche gli altri porti pugliesi, a mostrare i dati di una crisi profonda, che investe il movimento delle merci e che non può essere affatto compensata dal traffico passeggeri e, per quanto riguarda specificamente Taranto, dalle crociere.

A lanciare l’allarme sulla condizione della Difesa a Taranto è il segretario della Cisl Fp Umberto Renna, (nella foto) secondo il quale la condizione degli stabilimenti industriali della Difesa a Taranto ha raggiunto un livello di criticità non più sostenibile, nel silenzio delle istituzioni. La Cisl Taranto Brindisi denuncia quello che definisce “un clima di immobilismo ingiustificato e una disparità di trattamento che rischia di affossare definitivamente l’efficienza del naviglio e delle infrastrutture militari strategiche del territorio”. E punta il dito contro lo stato maggiore che rema contro.

“Mentre i direttori dei vari comandi locali tentano con abnegazione di organizzare i flussi di lavoro, nonostante la cronica carenza di risorse e personale, lo stato maggiore Marina spesso non ne sostiene i provvedimenti”. Secondo il sindacato, balza in evidenza il forte contrasto tra il polo d’eccellenza “Ecogreen” a impatto zero, e il degrado che regna “dall’altra parte della strada, negli enti contigui”. Con gli operai costretti a portarsi sapone e carta igienica da casa, ore di straordinario del 2024 e 2025 non ancora liquidate, strutture fatiscenti in abbandono.

La Cisl chiede al sindaco, ai Consigli Comunale e Regionale e alla politica di far fronte comune. “Taranto non può essere solo una passerella per le visite ufficiali dei vertici dello stato maggiore; deve tornare a essere il centro della strategia industriale della Difesa, con investimenti reali e rispetto per chi lavora”.

“Non è solo una vertenza sindacale, è una battaglia per la sopravvivenza economica di Taranto. Non possiamo permettere che, sotto la nebbia di una burocrazia esasperante, si pianifichi lo smantellamento del lavoro pubblico a favore delle lobby della Difesa”.

Per quanto, invece, riguarda il porto, il rapporto Istat sul trasporto marittimo 2010-2024 mostra che, pure in un paese altamente vocato, complessivamente secondo in Europa per traffico merci e passeggeri, l’andamento dei traffici in Puglia, e in particolare nel porto di Taranto, è molto negativo, essendo passato da 34.209 di tonnellate di merci transitate nel 2010 alle 14.815 del 2024. Valori molto più che dimezzati, quindi, spiegabili soprattutto con la profonda crisi della siderurgia e con il fallimento del progetto Evergreen che, nonostante i successivi tentativi di rimettere in piedi il traffico container, non ha ancora oggi una svolta positiva. Come del resto dimostrato la mancata ricollocazione dei circa 300 ex dipendenti dell’azienda Tct, di matrice taiwanese.

Diocesi

Settimana della fede, occasione di crescita e di riflessione

Intervista al coordinatore, don Francesco Maranò, vicario episcopale per la pastorale

ph G. Leva
18 Feb 2026

di Angelo Diofano

Tutto pronto per la Settimana della fede, edizione 54, in programma da lunedì 23 a venerdì 27 febbraio, “che si prospetta, al solito, come importante appuntamento per aiutare il popolo di Dio a crescere nella fede attraverso l’ascolto nell’incontro con testimoni di un certo livello. Le tematiche proposte  stimoleranno inoltre a riflettere per affrontare al meglio le problematiche poste dall’attualità, sempre alla luce degli insegnamenti del Vangelo”: a parlare è don Francesco Maranò, vicario episcopale per la Pastorale di settore, incaricato dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero di coordinare il lavoro tra mons. Gino Romanazzi (direttore eventi diocesani), don Marco Crispino e don Davide Errico (per i contatti con i relatori), mons. Marco Gerardo (direttore dell’ufficio liturgico, che ha redatto i testi per le preghiere iniziali e finali di ogni incontro) e mons. Ciro Marcello Alabrese (direttore dell’ufficio scuola).

“L’annuale appuntamento della seconda settimana di Quaresima – continua don Francesco Maranò – intende promuovere sempre di più la vita di comunione tra sacerdoti e laicato, continuando la preziosa esperienza della sinodalità, argomento particolarmente a cuore all’indimenticato papa Francesco”.

“Per questo – evidenzia il vicario episcopale – l’arcivescovo mons. Miniero ha voluto che questa Settimana della Fede avesse come titolo ‘Verso una pace disarmata e disarmante’, rifacendosi alle parole di papa Leone XIV pronunciate appena dopo l’elezione, rivolto alla gran folla radunatasi in pazza San Pietro. Come si può comprendere, si tratta di un tema di estrema attualità, visti questi tempi così difficili caratterizzati da conflitti e paure. Proprio per questo gli incontri avranno la finalità di rafforzare i cuori del popolo di Dio nella speranza e nella testimonianza che scaturisce da Cristo Risorto, lasciandosi convertire dalla profezia della pace”.

Don Francesco Maranò accenna al gran lavoro che c’è stato dietro alla scelta dei relatori, i cui nomi sono stati selezionati tra quelli proposti negli incontri dei vicari zonali, sia per il loro vissuto, sia per le tematiche da loro solitamente affrontate, sia per la loro notorietà. “E mi sembra – commenta – che la scelta sia stata proprio ben appropriata, tenendo presente anche la ricorrenza degli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, per la quale abbiamo invitato Davide Rondoni, scrittore e poeta nonché presidente del comitato nazionale per le celebrazioni dell’importante anniversario”.

Don Francesco Maranò illustra inoltre la novità di questa 54ª edizione della ‘Settimana’ che, dopo i tre incontri in Concattedrale, per la prima volta si presenta all’insegna del decentramento, così come chiesto dall’arcivescovo mons. Miniero, con alcuni momenti di preghiera. “Giovedì 26 avremo infatti l’adorazione  eucaristica in ogni vicaria  mentre venerdì 27 le parrocchie terranno la via crucis. Entrambi gli appuntamenti faranno riferimento ai testi approntati dall’ufficio liturgico diocesano, sempre alla luce del tema ‘Verso una pace disarmata e disarmante’, da cui, sono sicuro, la comunità diocesana uscirà spiritualmente arricchita” – conclude don Francesco.