Diocesi

Triduo votivo dell’Immacolata

12 Feb 2026

di Angelo Diofano

Nel santuario della Madonna della Salute, in piazzetta Monteoliveto (città vecchia), da venerdì 13 a domenica 14 febbraio sarà celebrato il triduo votivo in ricordo della proclamazione dell’Immacolata a patrona della città assieme a San Cataldo.

L’ininterrotta tradizione viene mantenuta viva a cura della confraternita dell’Immacolata, con forme e modalità ogni volta differenti, in ricordo dello scampato pericolo per il terremoto avvenuto nel febbraio del 1743, per il quale la fede popolare ha riconosciuto la protezione della Vergine Immacolata.

Secondo le cronache dell’epoca quel sisma provocò gravi danni nel Salento e in Calabria. Le scosse furono forti ma la nostra città non ne fu risentì, come avvenne il 7 dicembre 1710, vigilia dell’Immacolata. In ringraziamento alla Beata Vergine con tale titolo il sindaco Scipione Marrese istituì un triduo penitenziale da tenersi ogni febbraio, come avviene ai giorni nostri.

Va inoltre rilevato che il 12 febbraio del 1943, 200º anniversario del terremoto, l’arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi proclamò l’Immacolata patrona principale della città assieme a San Cataldo, poiché la città, durante la guerra, nonostante fosse uno dei più importanti obiettivi militari, non subì rilevanti perdite di vite umane tra la popolazione civile.

Questo il programma delle celebrazioni:

Venerdì 13 febbraio: ore 18, Santo Rosario meditato; ore 18.30 santa messa di apertura del triduo.

Sabato 14: alle ore 9 alle ore 12, adorazione eucaristica.

Domenica 15: ore 18, processione dell’Immacolata dal santuario di piazza Monteoliveto alla basilica cattedrale di San Cataldo; ore 18.30, santa messa presieduta da mons. Emanuele Ferro con la partecipazione dei fidanzati partecipanti al corso di preparazione al matrimonio; al termine, rientro dellImmacolata al santuario della Madonna della Salute.

 

Operazione umanitaria

Striscia di Gaza: arrivati 117 palestinesi, tra cui 26 pazienti

ph Omi
11 Feb 2026

di Daniele Rocchi

“È anzitutto un messaggio di prossimità e di vicinanza a significare che la famiglia umana è solidale. Non si lascia solo nessuno per quanto possano essere sempre delle piccole gocce rispetto ai bisogni reali. Una missione che richiama il valore della pace, della promozione e della fraternità sociale”: così mons. Gianfranco Saba, arcivescovo ordinario militare per l’Italia commenta la nuova operazione umanitaria congiunta a favore della popolazione civile della Striscia di Gaza che nella tarda serata di ieri ha riportato in Italia, dall’aeroporto israeliano di Eilat su tre velivoli dell’Aeronautica Militare 26 pazienti che necessitano di cure mediche urgenti, accompagnati dai rispettivi familiari, per un totale di 117 persone. I velivoli sono arrivati negli aeroporti di Ciampino, Pisa e Milano Linate dove i pazienti sono stati immediatamente presi in carico dalle strutture del Servizio sanitario nazionale per ricevere le cure specialistiche necessarie. L’operazione è stata resa possibile grazie al coordinamento della presidenza del Consiglio dei ministri e alla sinergia tra il ministero della Difesa, il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, il ministero dell’Interno, il ministero della Salute e il dipartimento della Protezione civile, con il contributo della Croce Rossa italiana e delle strutture sanitarie coinvolte. Un lavoro di squadra, spiegano dal ministero della Difesa, che conferma la capacità dell’Italia di agire in modo unitario ed efficace nelle emergenze umanitarie.

Mons. Saba: “Stiamo cercando tutti di impegnarci al di là delle situazioni complesse e critiche che possono esserci – ha aggiunto mons. Saba che era sul volo atterrato a Ciampino -. Ho potuto incontrare i militari operanti nel territorio ed apprezzare la loro professionalità accompagnata da una dedizione totale che rende i nostri soldati molto apprezzati dalla popolazione locale. Ho visitato luoghi dove si sono consumate, spesso ancora continuano a consumarsi, delle tragedie. In modo particolare – ha rivelato – mi sono recato in visita nel kibbutz di Kfar Aza, vicino al confine tra Israele e Gaza” uno di quelli attaccati da Hamas il 7 ottobre del 2023. “Una testimonianza di sofferenza che coinvolge tante situazioni, tanti contesti. Ho anche avuto un incontro all’insegna del dialogo con il rabbino capo dell’Idf, l’esercito israeliano”. Mons. Saba ha poi spiegato di aver avuto diversi contatti con padre Ibrahim Faltas che in varie occasioni ha collaborato con le autorità italiane nell’evacuare in Italia piccoli pazienti bisognosi di cure urgenti. La visita dell’Ordinario militare in Israele è durata 4 giorni e lo ha visto anche pellegrino, con una rappresentanza di militari, nei Luoghi Santi di Gerusalemme. “Vedere la Città Santa – che nelle Scritture è descritta come la Città della pace – immersa in questi sconvolgimenti ci rattrista – ha spiegato mons. Saba – ma al tempo stesso ci rafforza nel convincimento che la pace va costruita senza improvvisazioni”.

Alle parole di mons. Saba hanno fatto eco quelle del ministro della Difesa, Guido Crosetto: “Questa operazione è il frutto di un impegno corale e di una collaborazione costante tra tutte le componenti dello Stato. L’Italia dimostra di saper tradurre i valori di solidarietà e responsabilità in interventi concreti a sostegno della popolazione civile. Le Forze Armate, insieme al personale degli altri Ministeri e degli enti coinvolti, operano con professionalità e spirito di servizio per garantire un aiuto reale a chi soffre. È così che il nostro Paese contribuisce, con discrezione ed efficacia, alle iniziative a carattere umanitario”. Con questa operazione, il numero complessivo di civili palestinesi trasferiti e assistiti nel nostro Paese supera le 900 unità. Il trasferimento dei pazienti, rende noto il Ministero della Difesa, si inserisce nel più ampio impegno umanitario dell’Italia a favore della popolazione civile di Gaza, che comprende l’invio di aiuti via mare e via aerea, il supporto sanitario e la partecipazione alla missione europea Eubam Rafah, recentemente tornata operativa presso l’omonimo valico.

La compassione del Samaritano: la celebrazione diocesana della Giornata del malato

11 Feb 2026

di Cristian Catacchio

Il tema della 34ª Giornata mondiale del malato, mettendo al centro la figura evangelica del samaritano che manifesta l’amore prendendosi cura dell’uomo sofferente caduto nelle mani dei ladri, vuole sottolineare questo aspetto dell’amore verso il prossimo: l’amore ha bisogno di gesti concreti di vicinanza  con i quali ci si fa carico della sofferenza altrui, soprattutto di coloro che vivono in una situazione di malattia, spesso in un contesto di fragilità a causa della povertà, dell’isolamento e della solitudine.

La celebrazione della Giornata mondiale del malato che vivremo in diocesi ci vedrà impegnati in due momenti: il primo avrà luogo venerdi 27 febbraio alle ore 8.30 nel seminario minore al quartiere Paolo VI con la conferenza tenuta da padre Carmine Arice, superiore generale della Società dei sacerdoti cottolenghini nonché padre generale della Piccola casa della Divina Provvidenza, sul tema: ‘Qualità di vita e dignità del malato: Il ruolo cruciale delle sinergie tra professionisti ospedalieri e servizi territoriali’.
L’evento nasce con l’idea di percorrere le difficoltà dei pazienti cronici che la struttura ospedaliera non riesce a gestire, per gli spazi e le risorse a disposizione. Spesso i pazienti, superato il momento acuto della malattia, necessitano di un momento di recupero e cure domiciliari, che non sempre possono essere erogate in maniera uniforme. Le strutture e i reparti per post acuti non sono sufficienti e la famiglia in primis e la Asl poi, devono accudire la persona malata spesso senza le capacità le competenze e le risorse necessarie. In quest’ottica l’evento si propone di dare delle significative istruzioni per l’uso in modo da non far trovare le famiglie impreparate per muoversi in un mondo dove, spesso c’è tutto ma non sempre è visibile a tutti.

Infine, sempre venerdì 27 febbraio, alle ore 18, nella parrocchia Madonna della Fiducia ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, cui sono particolarmente invitati, insieme ai loro familiari, tutti i malati, i disabili e le figure professionali legate al mondo della sanità (medici, infermieri, operatori sanitari, volontari in ambito sanitario, operatori pastorale della salute ecc.).

Città

Bitetti a Piantedosi: creiamo a Taranto una Scuola per la Polizia

10 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Creiamo a Taranto una Scuola della Polizia: questa la proposta del sindaco Bitetti al governo al ministro dell’Interno. Alla luce degli ultimi gravi episodi di criminalità che hanno riguardato la Puglia e dell’intensificarsi degli episodi di microcriminalità, ma soprattutto delle gravi carenze di organico che tutte le forze dell’ordine registrano in questi ultimi anni, il sindaco ha formalizzato e dettagliato l’offerta in una lettera al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Ricordando l’analoga richiesta già avanzata in passato, e sottolineando la necessità di incrementare la presenza della Polizia di Stato, Bitetti, oltre a richiedere un maggior numero di agenti, propone una soluzione strutturale: la cessione gratuita allo Stato di un’area pubblica di circa 24.000 metriquadri, di proprietà comunale (indicata nella foto), posizionata di fronte all’attuale Questura, da destinare alla realizzazione di una Scuola di Polizia.

“L’intervento potrebbe dare vita a un polo di formazione specifica o di base, a livello nazionale, per l’accesso nei ruoli degli operatori della Polizia di Stato in una collocazione strategica. Infatti, il terreno indicato è ricade in un’area prossima alla Questura, ma anche al Comando provinciale della Guardia di Finanza e ai Vigili del Fuoco, oltre che alle principali arterie cittadine e alla base navale. Una concentrazione di presidi istituzionali che renderebbe la futura scuola particolarmente funzionale”.

Bitetti sottolinea inoltre “la vocazione formativa” della città ricordando la presenza delle altre scuole di addestramento militare di importanza strategica, ovvero quelle della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare e dei Carabinieri e perciò “molto vocata all’ospitalità connessa a eventi cerimoniali di rilevanza militare e all’accoglienza di allievi. La sede di Taranto della Scuola di Polizia potrebbe perciò fungere da centro polifunzionale di formazione nazionale a disposizione del ministero”.

Per il primo cittadino, la proposta sarebbe un’occasione per colmare carenze territoriali: “le Regioni Puglia e Basilicata risultano attualmente carenti di strutture analoghe. La realizzazione del centro contribuirebbe quindi a rafforzare il presidio di sicurezza e a ridurre il divario infrastrutturale nel Mezzogiorno”.

Tra gli obiettivi indicati anche la riqualificazione urbana dell’area interessata e la possibilità di garantire una presenza costante di operatori in città. Bitetti conclude affermando che la soluzione rappresenterebbe “un’iniziativa concreta e strutturale per intensificare i presidi di sicurezza nella nostra area”

La proposta punta dunque a trasformare Taranto non solo in territorio da presidiare, ma anche in sede di formazione permanente delle future leve della Polizia di Stato.

Diocesi

Conclusa in seminario la ‘tre giorni biblica’

10 Feb 2026

di Paolo Simonetti

Si è conclusa con grande entusiasmo l’edizione 2026 della ‘tre giorni biblica’ l’atteso appuntamento di studio e preghiera svoltosi dal 26 al 28 gennaio al seminario arcivescovile di Taranto. L’evento, organizzato dal Settore apostolato biblico dell’Ufficio catechistico, ha richiamato numerosi partecipanti tra sacerdoti, catechisti, educatori, desiderosi di approfondire la Parola di Dio.

Relatore dei tre incontri è stato don Simone Andrea De Benedittis, direttore dell’Ufficio catechistico e biblista, che ha affrontato con sicurezza e profondità il tema scelto: ‘Per costruire e piantare (Ger 1,10). Geremia, il profeta al tempo della fine’.

Lo stesso don Simone ha spiegato le motivazioni di questa scelta: “Dopo lo studio dei Libri sapienziali, quest’anno abbiamo inaugurato un nuovo itinerario all’interno della letteratura profetica. Immediatamente ci siamo posti l’interrogativo: da chi iniziare? Da uno dei profeti storicamente più antichi, come Amos, oppure dal primo che ci viene presentato nelle nostre Bibbie, Isaia? La scelta, invece, a partire da altre considerazioni, è caduta su un altro dei cosiddetti ‘profeti maggiori’: Geremia. Perché? È presto detto! Geremia è il profeta ‘al tempo della fine’, è un uomo che vive appassionatamente il suo contesto, che è fatto di guerre, tradimenti, sperequazioni sociali, idolatrie di vario ordine e grado, soprusi, ma soprattutto un tempo che è caratterizzato dall’allontanamento dalla Parola di Dio, dall’incapacità del mettersi in silenzio ad ascoltare e contemplare, dalla cattiva volontà di non far breccia nella superficialità del quotidiano, accontentandosi di sbarcare il lunario per un altro giorno, senza prospettive, ideali, senza una fede per cui spendersi con ardore. Un tempo, insomma, proprio come il nostro! Anche per questo, oltre che per quella tensione che biblicamente fa di questo vate un punto di congiunzione fra Mosè e Cristo, leggere le pagine di Geremia è incredibilmente attuale e getta luce sulla comprensione del nostro contesto globale. Peraltro, Geremia non è il ‘profeta standard’: sul proscenio della narrazione egli vive davvero, fa emergere la sua personalità, chiede giustizia – e talvolta addirittura vendetta! – e si adira persino con Dio, allorché si vede disatteso nelle sue pretese. È il profeta che, come Cassandra, ma ancor più come Gesù, asserisce il vero, che è scomodo, perciò non viene ascoltato; alla fine, però, non gode della distruzione, bensì converte il suo stesso cuore, compie un itinerario pari a quello che il Signore gli intima di annunziare agli altri. Proclama la distruzione, certo,  ma in ultima analisi, nell’avvento della nuova alleanza, egli è chiamato a ‘edificare e piantare’, nel nome di quel Dio che è Vita vera, speranza certa, promessa che si compie già ora”.

A conclusione del percorso, i presenti hanno vissuto un intenso tempo di adorazione eucaristica per unire all’ascolto della Parola la contemplazione del mistero.

L’appuntamento di quest’anno ha confermato il vivo interesse per le Scritture nella nostra diocesi, con spazi qualificati di ricerca personale e approfondimento che hanno rinsaldato il clima di comunione tra catechisti.

 

Libri

Un nuovo libro di Lucio Pierri scava nella storia di san Cataldo

10 Feb 2026

di Silvano Trevisani

‘Cataldus. La tradizione antica’ è il titolo di un nuovo, importante saggio sul patrono san Cataldo, che sta per approdare in libreria, e che sarà presto presentato alla città. Ne è autore Lucio Pierri il cui nome, per sua stessa scelta, non compare in copertina, lasciando il posto alla Curia arcivescovile di Taranto e agli Amici del Castello aragonese di Taranto (Collana di studi storici ed archeologici).

Ma questo terzo lavoro che l’appassionato ricercatore tarantino Pierri dedica a San Cataldo è il segno evidente di una passione storiografica che tutti gli riconoscono, assieme alla capacità di indagare a fondo nel mercato antiquario per ricercare documenti smarriti o addirittura sconosciuti. Se, infatti, l’occasione della pubblicazione per i primi due lavori, era stato il ritrovamento sul mercato antiquariale di due documenti: un esemplare dell’antico Officium di san Cataldo nella versione riformata dal cardinale Sirleto nel 1580, e il Sermo de inventione corporis Sancti Cataldi del Marinus, databile al 1150, ora è il reperimento e la trascrizione di altri due importantissimi documenti a fornire materia per un’integrazione del patrimonio storico agiografico che riguarda il santo patrono Cataldo. Parliamo da: Il Codice ambrosiano;Beatus Kataldus ex Ranchando oppidus oriundus” del XII secolo, custodito nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, e il Il Codice Marciano: “Cataldus vir dilectissimus pontifex dei electus”, di Petrus Calo, del XIV, custodito presso la Marciana di Venezia.

Sorprendente il primo, finora del tutto sconosciuto, che documenta l’antichità della narrazione della origine irlandese del santo. Con tutta probabilità – spiega Lucio Pierri – si tratta di un cartiglio che accompagnava una reliquia del corpo prelevata in occasione della traslazione operata dal vescovo Giraldo nel 1155. È un documento originale tarantino, che riguarda le vicende irlandesi del santo, che sarà ripreso puntualmente parola per parola nel corso dei secoli in tutti i documenti successivi riguardanti la sua vita. Che provenga da Taranto è, secondo l’autore, documentato dal fatto che il redattore del cartiglio, terminata la storia di san Cataldo, passa a parlare di san Possidonio, estraendo da una storia, che evidentemente aveva davanti, solo ciò che riguardava Taranto; un semplice inciso che ci informa della esistenza a Taranto di una basilica edificata in onore di questo santo e fatta decorare da un suo devoto; a seguire una appassionata descrizione delle bellezze di Taranto.

Per quanto riguarda il Codice Marciano, Cataldus vir dilectissimus pontifex dei electus, di Petrus Calo, posteriore di circa due secoli, poiché redatto nella prima metà del secolo XIV,  riporta il precedente codice ambrosiano, ma vi aggiunge, salvandola,  la narrazione del Berlengerio circa il  ritrovamento del corpo in Cattedrale,  narrazione ripresa evidentemente da un originale o da una copia antecedente. Si tratta di una descrizione coloritissima della edificazione della Cattedrale e del ritrovamento del corpo ad opera del vescovo Dragone.

L’importanza di questo documento sta soprattutto nel fatto che esso riporta la narrazione del “miles” (cioè soldato) Berlengerio, la più antica narrazione di cui si abbia notizia, Inventio et traslatio corporis sancti Cataldi, una volta custodito nella abbazia benedettina di san Marziale a Limoges, poi andato disperso (forse per un errore di catalogazione) nella Biblioteca Nazionale di Francia.

Due secoli dopo l’Argerius, o De Algeritiis, nel pubblicare l’Officium del 1555, riprenderà parola per parola, come si è detto, le vicende irlandesi del Codice ambrosiano, depurerà la colorita descrizione del Calo, poco adatta ad una celebrazione liturgica, e vi aggiungerà a cucitura, in base a documenti tarantini la parte mancante: il viaggio in Terra santa, l’arrivo a Taranto e l’episcopato tarantino.

Il volume, edito da Scorpione, è aperto da una lettera introduttiva dell’arcivescovo Ciro Miniero, che plaude al lavoro di Pierri e lo incoraggia a proseguire le sue ricerche, da una premessa dello stesso autore e dalla prefazione dello storico Vittorio De Marco, ordinario di Storia contemporanea all’Università del Salento, che tra l’altro annota: “I nodi storiografici e geografici intorno alla figura di s. Cataldo non sono pochi, ma più fonti si raccoglieranno e analizzeranno, più avremo a disposizione preziosi punti sul piano cartesiano per cercare di costruire una linea del tempo sem#pre meno spezzata. È una sfida alla quale Lucio Pierri in sostanza sta cercando di rispondere e auspichiamo che la sua indagine archivistica continui, “scuotendo” ancora di più il medioevo alla ricerca di ulteriori tracce anche minime, includendo gli aspetti iconografici del Patrono, sedimentatisi nel corso dei secoli, corollario indispensabile alla ricerca archivistica”. Tutto questo allo scopo di fare piena luce su aspetti ancora da chiarire, come: il viaggio in Terra santa, la posizione canonica (se sia stato religioso o secolare) e soprattutto sulla presunta origine longobarda.

Diocesi

Giornata del malato alla Santa Famiglia

10 Feb 2026

In occasione della Giornata mondiale del malato, mercoledì 11, alla parrocchia della Santa Famiglia (a Taranto, al quartiere Salinella) durante la santa messa delle ore 16.30 il parroco don Alessandro Solare impartirà il sacramento dell’Unzione degli infermi. Seguirà l’omaggio musicale per gli ospiti a cura dell’associazione ‘Cerchio armonico’ (in collaborazione con la ‘Villa verde’) con Viviana Menga al violino, Giorgia Di Serio al violoncello e Stefania Guidato al pianoforte.

 

Diocesi

Le ‘Quarantore’ allo Spirito Santo

ph Paolo Mancarella
10 Feb 2026

di Angelo Diofano

Iniziano mercoledì 11 alla parrocchia intitolata allo Spirito Santo le solenni ‘Quarantore’, che si terranno fino a sabato 14 febbraio.

Ogni giorno alle ore 8.30 si terrà la santa messa con esposizione del Santissimo Sacramento; a mezzogiorno, l’ufficio delle Letture; alle ore 15, la ‘coroncina’ della Divina Misericordia; alle ore 18.30, il Rosario eucaristico; alle ore 19.30, i vespri e la meditazione a cura di don Francesco Mitidieri, direttore dell’ufficio di pastorale penitenziaria.

Sabato 14, giornata conclusiva, alle ore 8.30 sarà celebrata la santa messa con esposizione eucaristica; a mezzogiorno, l’ufficio delle letture; alle ore 15, la coroncina della Divina Misericordia; alle ore 12, la devota pratica dei ‘Venti sabato’ e la recita del Santo Rosario e alle ore 18, santa messa con benedizione eucaristica.

Le confessioni avranno luogo ogni giorno dalle ore 10 alle 11.30 e dalle ore 1 alle 19 mentre solo sabato 14 dalle ore 10 alle 11.30 e dalle 16 alle 17.30.

Questo il commento del parroco don Francesco Tenna: “L’eucaristia è il centro che tiene unita la comunità. In modo particolare le Quarantore sono un’occasione propizia per riscoprire il valore del silenzio, della preghiera, dell’ascolto e della carità. Quest’anno le meditazioni saranno tenute da don Francesco Mitidieri che ci aiuterà a percorrere l’esortazione di papa Leone, Dilexi te, continuando a spronarci nella cura reciproca e nell’attenzione ai poveri. Devo dire che come parrocchia ogni giorno viviamo l’esperienza del ‘fresco’ grazie alla collaborazione con le attività commerciali presenti nel quartiere, raccogliendo le eccedenze, diverse famiglie riescono ad avere pane, focaccia, frutta, verdura, latticini… sempre secondo lo stile evangelico: ogni cosa che avete fatto al più piccolo l’avete fatta a me. Preghiera e missione due pilastri che caratterizzeranno le Quarantore e continuano a segnare la vita della nostra comunità”.

Eventi in diocesi

L’oratorio diffuso di Taranto vecchia si arricchisce di una nuova struttura: la sala di comunità

10 Feb 2026

Dopo il centro San Gaetano, il laboratorio di ceramica e restauro di Palazzo Acclavio, la falegnameria sociale ‘Nicola Portacci’, il centro sportivo San Giuseppe, la terrazza panoramica e il book shop della basilica cattedrale San Cataldo, la sala di comunità rappresenta un’altra opportunità per l’Isola.
Come nella nota pastorale della Commissione ecclesiale per le comunicazioni sociali, la sala di comunità si propone come spazio funzionale allarealizzazione di un positivo innesto tra la missione evangelizzatrice di ogni comunità particolare e le complesse dinamiche della comunicazione e della cultura che assumono sempre più dimensioni planetarie. quanto avvenuto in questi anni ci spinge a pensare la sala della comunità non più semplicemente come sala del cinema, ma come una vera e propria struttura pastorale al servizio della comunità. Erede della sala cinematografica parrocchiale, la sala della comunità non rinnegala sua origine, legata ad uno dei più suggestivi strumenti della comunicazione sociale, ma affronta anche la sfida della nuova cultura mediatica, ampliando l’offerta delle modalità espressive e delle tecnologie di supporto, promuovendone unitamente l’uso e la riflessione critica”.
La sala di comunità San Giuseppe dell’oratorio diffuso sarà inaugurata con una rassegna cinematografica, prima proiezione con titolo a sorpresa, mercoledì 11 febbraio alle 19.15. È necessario aderire ad una community in modo tale che tramite whatsApp si venga informati della programmazione al momento quindicinale e ricevere puntualmente le schede dei film.
La sala della comunità è parte del circuito Acec (Associazione cattolica esercenti cinema).
Le proiezioni sono gratuite con obbligo di iscrizione e prenotazione all’indirizzo mailsymbolumets@gmail.comoppure, tramite whatsapp al n 352 4088486.
La sala può ospitare fino a 50 persone.

Un ringraziamento particolare per il prezioso supporto a Gemma Lanzo, giornalista, critica cinematografica ed editrice, a cui si deve la cura della rassegna.

 

Diocesi

A Tramontone conclusi i festeggiamenti in onore di sant’Egidio

10 Feb 2026

di Pino Lippo

Quella dei festeggiamenti in onore di Sant’Egidio, nella parrocchia a lui intitolata a Tramtontone-Lama, è stata una settimana intensa vissuta da tutta la comunità, dai sacerdoti, dai ragazzi del catechismo, da tutte le realtà parrocchiali e in particolar modo dalla confraternita che porta il nome del santo fraticello tarantino. Già dalla domenica precedente la parrocchia ha vissuto un momento di festa con la rappresentazione nel salone,, subito dopo la santa messa vespertina, della rappresentazione teatrale ‘Profumo di Natale 2’, con divertenti scenette in dialetto tarantino, a chiudere il lungo periodo natalizio con il coinvolgimento di adulti, bambini e ragazzi, bravissimi, a cimentarsi sotto la regia di Tanino Melucci e delle loro stesse mamme.

Va segnalata, nell’ambito del triduo, la ‘Giornata della Carità’ con il pranzo per i fratelli bisognosi, svoltosi in un’atmosfera di grande allegria nel salone parrocchiale, cui hanno fatto seguito la ‘Giornata del pellegrinaggio’ nella cui celebrazione eucaristica vespertina sono state invitate  tutte le comunità parrocchiali  della vicaria con i loro sacerdoti, e, infine la ‘Giornata della Preghiera’ con l’adorazione eucaristica. Ogni sera le celebrazioni eucaristiche sono state presiedute dal novello sacerdote don Antonio Acclavio con coinvolgenti omelie.

Non sono mancate le attività correllate: il concerto per pianoforte del m° Francesco Salinari , il coro dei bambini che partecipano al progetto della scuola primaria ‘Salvemini’ diretto dall’insegnante Rosaria Raguso, le attività esperienziali con laboratori creativi nelle varie tappe del catechismo: quella battesimale con disegni sulla carità; quella penitenziale con la simulazione di un rapporto relazionale e dinamico estrinsecatosi nello scrivere (su telefonino, su cartoncino o su un foglio) un messaggio rivolto a Sant’Egidio;  quella crismale in cui ciascuno doveva realizzare un ‘tik tok’ con un messaggio di speranza e una richiesta di aiuto al Santo, oppure soffermarsi sulla figura del santo e su  cosa rappresenta per loro ragazzi. Molti di questi lavori sono esposti in chiesa.

 

 

 

 

Il priore della confraternita di Sant’Egidio con le reliquie

Sabato 7 febbraio, giorno della festa, a mezzogiorno ha avuto luogo la supplica mentre in serata la comunità parrocchiale ha partecipato numerosa alla solenne concelebrazione eucaristica, animata dal coro parrocchiale diretto dal m° Pino Giordano, alla presenza della confraternita in abito di rito e dei bambini del catechismo che attraverso i loro laboratori creativi hanno conosciuto e rappresentato  il nostro caro e glorioso Sant’Egidio: uomo di pace, di speranza, di carità: un messaggio di speranza, luce che illumina tutta la comunità.

Dopo la benedizione finale ai bambini sono stati distribuiti sacchetti di caramelle mentre gli adulti hanno potuto venerare da vicino la reliquia di Sant’Egidio.

Grande, infine, la soddisfazione manifestata dal parroco mons. Carmine Agresta per la grande partecipazione ai festeggiamenti, a dimostrazione della grande devozione del quartiere verso il santo tarantino.

Diocesi

Madonna di Lourdes: le ‘Quindici visite’ alla Sant’Antonio

10 Feb 2026

di Angelo Diofano

Si rinnova nella cripta di Santa Rita della parrocchia di Sant’Antonio da Padova, al Borgo, la tradizionale pia pratica delle ‘Quindici visite’ alla Madonna di Lourdes, in corso dal 27 gennaio. La conclusione, mercoledì 11, festa della Madonna di Lourdes, con sante messe alle ore 7.30 e alle ore 11 con la supplica a mezzogiorno. In serata, alle ore 17.30, il santo rosario, alle ore 18 la santa messa che sarà presieduta dal parroco, don Ciro Santopietro. A conclusione, la processione aux flambeaux per le strade attorno alla chiesa, con i canti tipici della ricorrenza mariana.

La pia pratica delle ‘Quindici visite’ fu istituita nella chiesa di via Duca degli Abruzzi negli anni Cinquanta dall’allora parroco don Angelo D’Ettorre all’indomani di un suo pellegrinaggio a Lourdes, dove acquistò una statua della Madonna, proprio con le sembianze con cui apparve alla veggente. La statua fu poi posizionata all’interno della ricostruzione della celebre grotta che si può ammirare nella cripta intitolata a Santa Rita, dove appunto hanno luogo le celebrazioni mariane.

Le ‘Quindici Visite’ intendono ripercorrere le altrettante apparizioni mariane che Bernadette Soubirous ebbe nel 1858 nella grotta in località Massabielle: “Volete farmi il favore di venire qui per quindici giorni?” – ebbe a chiederle, con grande dolcezza e delicatezza, la Beata Vergine. Nella grotta, divenuta subito diventata meta di pellegrinaggio,  nel luogo in cui la Madonna chiese alla veggente di scavare, vi è  una sorgente: una delle otto nella zona che alimentano il fiume Gave De Pau, le cui acque sono utilizzate dai pellegrini  per il bagno nelle vicine piscine.