Quaresima in diocesi

‘Gente di primavera’: i giovani della diocesi in cammino nella città vecchia

19 Mar 2026

Un cammino tra le strade della città, ma soprattutto dentro le domande più vere dei giovani. È questo lo spirito di ‘Gente di primavera’, la via crucis diocesana per adolescenti e giovani (14 -35 anni) che si terrà giovedì 26 marzo dalle ore 18, nella città vecchia. L’iniziativa è promossa dal servizio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale, in collaborazione con il centro missionario diocesano, con l’obiettivo di offrire ai ragazzi delle nostre comunità un’esperienza intensa di preghiera e riflessione, capace di parlare concretamente alla loro vita.

Il ritrovo è fissato alla chiesa di San Domenico, da cui prenderà avvio una via crucis itinerante che attraverserà alcuni dei luoghi più significativi della città vecchia, fino a giungere in cattedrale. Si tratta di un percorso profondamente simbolico: scegliere questo contesto significa abitare anche quelle periferie esistenziali dove spesso si concentrano fragilità, domande e desiderio di riscatto.

Le sei stazioni della via crucis saranno scandite dalla proclamazione del Vangelo e da brevi riflessioni affidate a Dario Reda, docente e missionario digitale, particolarmente vicino al mondo giovanile. Il suo intervento offrirà uno sguardo diretto e concreto su alcune delle esperienze più forti che segnano la crescita degli adolescenti: la solitudine e le delusioni, la violenza del bullismo e del cyberbullismo, le cadute interiori e la fatica di rialzarsi, il rapporto con la propria immagine, il dolore e la perdita.

Non si tratta di temi astratti, ma di realtà quotidiane, nelle quali i giovani sono chiamati a confrontarsi spesso in silenzio. La via crucis diventa così uno spazio in cui queste esperienze possono essere riconosciute, illuminate e affidate.

Ad arricchire ulteriormente il percorso sarà il ricordo, ad ogni stazione, di uno o più missionari martiri: storie di uomini e donne che hanno donato la vita per il vangelo nei mesi scorsi, segno concreto di una fede vissuta fino alle estreme conseguenze. Un richiamo forte alla dimensione missionaria della chiesa e alla responsabilità di ogni battezzato.

Il cammino si concluderà in Cattedrale. Seguirà un momento conviviale offerto dal parroco, mons. Emanuele Ferro, al centro San Gaetano.

‘Gente di primavera’ non è solo un titolo evocativo, ma una vera proposta: quella di riscoprire che, anche dentro le fatiche e le ferite che possono attraversare l’età adolescenziale e giovanile, è possibile fiorire. La croce non è mai l’ultima parola. L’invito è rivolto a tutti i giovani della diocesi e ai loro accompagnatori: gruppi parrocchiali, associazioni, educatori e singoli ragazzi che desiderano vivere un’esperienza autentica di fede e di comunità.

Per iscrivere il proprio gruppo è necessario compilare il modulo, aprendo questo link:

https://forms.gle/6YgLZhhFrea4pbXD8

 

In provincia

Grottaglie: piazza Cafforio, dopo anni di travaglio, torna a essere parcheggio

18 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Ennesimo rifacimento per piazza Cafforio a Grottaglie, destinata nuovamente a cambiare volto e, si spera, in modo definitivo: sarà trasformata in area di parcheggio ma utilizzabile, alla bisogna, anche per ospitare eventi e mercatini.

Lo ha deciso l’amministrazione comunale che cerca una soluzione definitiva per la centralissima piazza, retrostante la Chiesa della Madonna delle Grazie, intitolata allo storico grottagliese Ciro Cafforio, dopo oltre mezzo secolo di destino travagliato. Dopo aver ospitato la pretura, demolita perché sostituita dallo sconcertante edificio realizzato in piazza Regine Margherita a scapito della vecchia torretta dell’orologio, e che ora ospita la presidenza del Liceo Moscati, piazza Cafforio ospitò la biblioteca comunale. Una delle più travagliate e sconcertanti opere di architettura moderna realizzate dal Comune, mal costruita e sempre pericolante (ma nessuno ha mai pagato per questo scempio!) e di fatto demolita dopo un pluridecennale inutilizzo! Dopo la demolizione, la piazza ebbe vari rifacimenti. Sarebbe stato logico mantenerne l’uso iniziale di parcheggio, previa sistemazione del fondo, dal momento che la pur modesta, cosiddetta ‘villa’ comunale è a una decina di metri di distanza, ma si volle realizzare una sorta di spazio pubblico, per altro molto brutto, poi riattrezzato con giochi per bambini, duplicando quello della vicina area Calò, sempre mal utilizzati e facile preda di vandali e spacciatori. Con un improbabile bagno pubblico, subito vandalizzato e trasformato in una “idea” architettonica difficile da qualificare. Una fontana?

Si torna ora, finalmente ma con il segno di una resa, alla destinazione di parcheggio pubblico perché il Comune ha approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica per la riqualificazione dell’area, “con l’obiettivo – si legge in una nota – di restituire funzionalità e sicurezza a uno spazio centrale della città e rispondere alla crescente esigenza di parcheggi nel centro urbano”.

“Negli anni la piazza è stata più volte oggetto di atti vandalici che hanno comportato costi di manutenzione ricorrenti, mentre cittadini e attività commerciali hanno evidenziato la necessità di nuovi spazi destinati alla sosta”.

Il progetto prevede la realizzazione di 29 posti auto, di cui due riservati alle persone con disabilità, oltre a spazi dedicati a motocicli e biciclette. “La pavimentazione si apprende, sarà realizzata in modo uniforme per consentire un utilizzo flessibile della piazza, che potrà essere impiegata non solo come area di parcheggio ma anche per eventi, mercatini e manifestazioni pubbliche. “Per migliorare la circolazione e le manovre dei veicoli all’interno dell’area, l’attuale fontana sarà rimossa e sostituita con una nuova fontana pubblica collegata alla rete idrica. L’intervento comprende inoltre nuove aiuole, la piantumazione di 23 alberi ad alto fusto, un impianto di illuminazione a led ad alta efficienza e un sistema di videosorveglianza”.

“L’approvazione del progetto rappresenta un passo importante per dare nuova vita a uno spazio centrale della città – commenta il sindaco Ciro D’Alò. – Piazza Cafforio sarà più sicura, più accessibile e capace di rispondere alle esigenze di cittadini e attività commerciali”.

Diocesi

Spirito Santo, ‘Passi di pace’ nel quartiere

18 Mar 2026

La parrocchia dello Spirito Santo (zona Taranto2), organizza per venerdì 20 marzo la via crucis nel quartiere dal titolo ‘Passi di Pace’, guidata da don Francesco Tenna, con partenza dalla cooperativa San Vincenzo (via Lago di Nemi 86) per viale Pirro, via Scoglio del Tonno, via Palatucci (con sosta davanti alla Questura), via Scoglio del Tonno (con sosta davanti al comando provinciale dei Vigili del fuoco e il Comando provinciale della Guardia di finanza).

 

Società

Gestire i colloqui con gli insegnanti

La psicologia di comunità invita a costruire fin dall’inizio una relazione solida con la scuola, prima che emergano difficoltà

18 Mar 2026

di Paolo Morocutti

Capita a molti genitori di avvertire la sensazione che il proprio figlio non venga compreso a scuola. Magari torna a casa frustrato, oppure l’insegnante sembra non coglierne le potenzialità o sottovalutare una difficoltà. Il primo impulso è spesso emotivo: rabbia o rassegnazione. Eppure, esiste un modo costruttivo di affrontare la situazione, e ce lo offre la psicologia di comunità, una disciplina che studia le relazioni tra le persone e i loro contesti sociali per promuovere il benessere collettivo. Questa disciplina non guarda il singolo individuo isolato, ma il sistema di relazioni in cui è inserito. Il bambino non è un’isola: è il punto d’incontro tra famiglia e scuola, due mondi immersi in una comunità più ampia. Quando questi mondi comunicano bene, il bambino ne beneficia; quando la comunicazione si inceppa, è lui a pagarne il prezzo. Parlare con un insegnante, allora, non è solo diplomazia: è un atto di cura verso il proprio figlio e verso l’intera comunità educante. Lo psicologo Urie Bronfenbrenner ha mostrato che lo sviluppo di un bambino dipende dall’interazione tra ambienti concentrici: la famiglia e la classe (microsistema), il rapporto tra famiglia e scuola (mesosistema), le politiche scolastiche e il lavoro dei genitori (esosistema), la cultura e i valori della società (macrosistema). Quando sentiamo che nostro figlio non viene capito, il problema si colloca spesso nel mesosistema: non è per forza colpa dell’insegnante né del genitore, ma la comunicazione tra i due mondi non funziona come dovrebbe. Creare un collegamento solido tra scuola e famiglia attraverso incontri regolari e un dialogo autentico rafforza il supporto al bambino e migliora il suo benessere complessivo. La scuola, in questa prospettiva, diventa una comunità educante: una rete in cui insegnanti, alunni, genitori e territorio condividono la responsabilità della crescita dei giovani. I Patti Educativi di Comunità, introdotti dal Miur nel 2020, hanno formalizzato questa visione promuovendo la collaborazione tra scuola, famiglie ed enti del territorio. Questo significa una cosa concreta per il genitore: non si è soli. Il problema non è un affare privato, ma riguarda l’intero ecosistema educativo. Secondo McMillan e Chavis (1986), il senso di comunità è il sentimento di appartenere a un gruppo, di contare per gli altri e di poter contare sugli altri. Si compone di quattro elementi: appartenenza (sentirsi parte del gruppo), influenza (poter incidere sulle decisioni), soddisfazione dei bisogni (vedere riconosciute le proprie esigenze) e connessione emotiva (condividere esperienze significative). Quando un genitore avverte che il figlio non viene capito, spesso mancano proprio queste componenti: non si sente parte della scuola, percepisce di non avere voce, sente i bisogni del bambino inascoltati. Il primo passo per ristabilire il senso di comunità è riconoscere che genitori e insegnanti sono dalla stessa parte: entrambi vogliono il bene del bambino. La fiducia si costruisce essendo chiari e onesti nella comunicazione e riconoscendo l’importanza del ruolo dell’altro. Partecipare a incontri informali, eventi scolastici e assemblee aiuta a creare relazioni autentiche e a prevenire i conflitti. L’empowerment è il processo attraverso cui le persone acquisiscono maggiore controllo sulla propria vita e la capacità di influenzare il proprio contesto. Rappaport lo definisce un “processo intenzionale che implica rispetto reciproco, attenzione ai bisogni e partecipazione di gruppo”. Wallerstein (2002) aggiunge che è un’azione sociale per “acquisire competenza sulle proprie vite e migliorare l’equità”. Molti genitori, davanti all’insegnante, si sentono in posizione di inferiorità. Ma il genitore è l’esperto del proprio figlio: ne conosce la storia, i ritmi, le paure, i talenti. L’insegnante è l’esperto della didattica e della classe. Nessuno dei due ha una visione completa senza l’altro. L’empowerment del genitore significa:

· Riconoscere il proprio sapere: condividere osservazioni sul figlio a casa è un contributo che l’insegnante non può ottenere altrimenti.

· Chiedere informazioni: domandare del metodo didattico e dei criteri di valutazione non è invadenza, ma partecipazione. Gli obiettivi educativi dovrebbero essere “pochi, chiari, ben esplicitati e condivisi”.

· Proporsi come collaboratori: partecipare attivamente riconoscendo il lavoro dell’insegnante e i propri limiti.

· Superare la paura del giudizio: liberarsi dallo stereotipo del genitore “rompiscatole” è il primo passo per un dialogo autentico.

Thomas Gordon ha elaborato un metodo di comunicazione efficace basato sull’ascolto attivo: prestare attenzione a ciò che l’altro dice senza formulare giudizi, in modo consapevole e aperto. Si articola in quattro passaggi: ascoltare in silenzio senza interrompere; dare messaggi di accoglimento verbali e non verbali (“Ti ascolto”, cenni del capo); fare inviti all’approfondimento (“Dimmi meglio”); riformulare con parole proprie ciò che si è capito, per verificare di aver compreso davvero. Invece di dire “Lei non capisce mio figlio” (messaggio-tu, che genera chiusura), il genitore può dire: “Mi preoccupo perché a casa noto che mio figlio sembra in difficoltà” (messaggio-io, che apre al dialogo). Parlare in prima persona evita che la comunicazione venga percepita come un’accusa. Donata Francescato, già ordinaria di psicologia di comunità alla Sapienza, ha promosso l’uso di queste tecniche nelle scuole italiane con risultati significativi. Dopo aver creato un clima di ascolto, si passa alla ricerca condivisa di soluzioni: identificare insieme il problema, definire un piano d’azione con responsabilità chiare, e programmare incontri per verificare i progressi. L’obiettivo non è stabilire chi ha ragione, ma costruire una strategia che tenga conto delle osservazioni del genitore, delle competenze dell’insegnante e dei bisogni del bambino.

Consigli pratici per il colloquio:

· Preparatevi prima: annotate situazioni concrete, con esempi specifici.

· Scegliete il momento giusto: chiedete un appuntamento dedicato, evitando discorsi frettolosi sulla porta.

· Iniziate riconoscendo il lavoro dell’insegnante e il vostro desiderio di collaborare.

· Usate il messaggio-io: “Ho notato che…”, “Mi preoccupo perché…”.

· Ascoltate davvero la risposta dell’insegnante e riformulate: “Se ho capito bene, lei dice che…”.

· Orientate verso le soluzioni: “Come posso aiutarlo a casa?”, “Quale metodo funzionerebbe meglio?”.

· Concordate pochi obiettivi concreti e un momento per rivedervi.

La psicologia di comunità in questi ultimi anni ha operato un cambio di paradigma: dall’approccio curativo a quello preventivo. Caplan (1964) distingue tre livelli: la prevenzione primaria (evitare che il disagio nasca), secondaria (intervenire precocemente) e terziaria (ridurre le conseguenze di un problema conclamato). Parlare con l’insegnante ai primi segnali di disagio è prevenzione secondaria. Ma la psicologia di comunità invita ad andare oltre: costruire fin dall’inizio una relazione solida con la scuola, prima che emergano difficoltà. Quando il dialogo diretto non basta, si può ricorrere a risorse della comunità: lo sportello psicologico scolastico, i servizi di mediazione per gestire i conflitti, i gruppi di genitori che offrono sostegno reciproco. Joyce Epstein ha individuato tra le aree chiave del coinvolgimento parentale proprio la collaborazione con la comunità territoriale: integrare risorse e servizi rivolti a scuola e famiglia. I Patti Educativi di Comunità formalizzano questa visione, riunendo scuole, enti e terzo settore per contrastare la povertà educativa. In definitiva, la psicologia ci invita a un cambio di prospettiva: non si tratta solo di risolvere il problema del proprio bambino, ma di contribuire a un ambiente educativo migliore per tutti. Quando un genitore comunica efficacemente con l’insegnante, aiuta a costruire quella comunità competente in cui ogni membro ha la possibilità di esprimere le proprie potenzialità. Il colloquio con l’insegnante, affrontato con questa consapevolezza, diventa un gesto di cittadinanza attiva: un contributo alla rete educativa di cui ogni bambino ha bisogno per crescere bene.

Diocesi

San Giuseppe alla Salinella

18 Mar 2026

Festeggiamenti in onore del patriarca San Giuseppe avranno luogo giovedì 19 marzo organizzati dalla parrocchia della Santa Famiglia, al quartiere Salinella, in collaborazione con oratorio-circolo Anspi Salinella.

Alle ore 18 il parroco don Alessandro Solare celebrerà la santa messa in suffragio di tutti ‘i papà in Cielo’; alle ore 19, preghiera del ‘Sacro manto di San Giusepe’ con offerta dell’incenso; alle ore 20, in oratorio, serata di fraternità con il gruppo musicale Italian Live Machine, cover band dei Matia Bazar, nello spettacolo ‘Matti al bazar’.

Infine domenica 22 marzo alle ore 11 nella santa messa ci sarà la benedizione di tutti i papà. A seguire, in oratorio, avrà luogo il primo torneo di calciobalilla e tennis da tavolo.

 

Città

Una petizione per intitolare la tribuna stampa del nuovo Iacovone a Christian Cesario

ph G. Leva
18 Mar 2026

La città di Taranto ha recentemente perso una giovane voce del giornalismo sportivo: Christian Cesario, giornalista tarantino appassionato, competente e profondamente legato alla sua città e ai suoi colori.

Christian ha rappresentato per molti non solo un professionista serio e preparato, ma anche un esempio di dedizione, passione e rispetto per il lavoro giornalistico. Attraverso il suo impegno quotidiano nel raccontare lo sport e il calcio tarantino, ha contribuito a mantenere vivo il legame tra la squadra, la città e i suoi tifosi.

La sua prematura scomparsa ha lasciato un vuoto profondo nella comunità sportiva e giornalistica di Taranto. Proprio per questo, riteniamo importante che il suo ricordo continui a vivere in un luogo simbolo del racconto sportivo cittadino.

Christian Cesario con il capitano del Taranto, Paolantoni – ph G. Leva


Con la costruzione del nuovo stadio Erasmo Iacovone, destinato a diventare uno dei principali punti di riferimento sportivi della città, crediamo che la tribuna stampa rappresenti lo spazio più significativo per custodire la memoria di chi ha dedicato la propria vita professionale al racconto dello sport tarantino.

Per questo chiediamo alle istituzioni competenti e all’amministrazione comunale di Taranto di valutare l’intitolazione della tribuna stampa del nuovo stadio a Christian Cesario, affinché il suo nome possa continuare ad accompagnare il lavoro dei giornalisti che racconteranno le emozioni del calcio tarantino negli anni a venire.

Sarebbe un gesto di riconoscenza verso un giovane professionista che ha amato profondamente la sua città e il suo lavoro, ma anche un segnale importante per tutta la comunità giornalistica locale.

Intitolare la tribuna stampa a Christian Cesario significherebbe trasformare il ricordo in memoria viva, un tributo permanente a chi ha raccontato Taranto con passione, rispetto e autenticità.

Chiediamo quindi alle istituzioni di accogliere questa proposta e ai cittadini di sostenere questa petizione con la propria firma:

https://www.change.org/p/intitolazione-della-tribuna-stampa-del-nuovo-stadio-erasmo-iacovone-a-christian-cesario

Perché il nome di Christian continui a vivere proprio lì dove le storie dello sport vengono raccontate ogni giorno.

Quaresima in diocesi

Via Crucis a Tramontone sui temi del lavoro

ph ND-G. Leva
18 Mar 2026

Venerdì 20 marzo alle ore 18,30 per le vie adiacenti la parrocchia di Sant’Egidio ci sarà la via crucis con la statua del Crocifisso, animata dalla confraternita intitolata all’umile fraticello tarantino. Questo l’itinerario: via Gregorio VII, via Gasparri, via Salvo D’Acquisto, piazza Giorgio Giorgis, via Salvo D’Acquisto, via Como con rientro in chiesa.
Durante il pio esercizio il parroco e padre spirituale della confraternita, mons. Carmine Agresta, terrà meditazioni sul mondo del lavoro. “La proposta a don Carmine scaturisce dagli ultimi avvenimenti tragici accaduti in città, uno dei quali ha provato e squarciato il cuore di una famiglia del nostro rione Tramontone – spiega il priore, Pino Lippo –. Mi riferisco all’infortunio mortale, all’interno dello stabilimento ex Ilva, del padre, marito e conoscente  Loris Costantino. Mi sembra ancora di sentire il grido della giovane moglie: «Loris sei stato un padre meraviglioso»”.

“Non si parla mai abbastanza dei rischi sul lavoro in quello stabilimento e non solo – continua Lippo –. Non si parla mai in genere abbastanza della mancanza di lavoro, della precarietà, dei diritti negati, dello sfruttamento dei minori, della mancanza di sicurezza. E cosa dire dell’altra piaga che è il lavoro nero!
Questa via crucis vorrà essere una preghiera al Signore, che faremo proprio giorni dopo la solennità di San Giuseppe, patrono dei lavoratori, per ottenere giustizia, salute, diritti, rispetto nei luoghi di lavoro, serenità per ogni famiglia, tantissime opportunità per i nostri giovani. Ogni figlio deve poter aver fiducia e speranza di poter riabbracciare il proprio papà al ritorno dal lavoro.
Lo stesso papa Francesco considerava  il lavoro come un elemento centrale della dignità umana, una vocazione che rende l’uomo simile a Dio, non una semplice merce. Sottolineava l’importanza della sicurezza, criticava lo sfruttamento, il precariato e il lavoro nero, invocando un’economia che metta al centro la persona e la famiglia.

Venerdì 20, tutta la comunità insieme alla confraternita di Sant’Egidio porterà per le vie quella Croce – conclude il priore -. Ognuno di noi sarà un Simone di Cirene, il quale con il suo gesto  insegna il valore della solidarietà concreta, la condivisione inaspettata della sofferenza e la disponibilità ad aiutare il prossimo”.

Diocesi

La festa di San Giuseppe a Monteparano, il 20 e 21 marzo

ph G. Leva
18 Mar 2026

di Angelo Diofano

La parrocchia Maria Santissima Annunziata di Monteparano annuncia i solenni festeggiamenti in onore di San Giuseppe, che si terranno nei giorni 20 e 21 marzo. Ne rende noto il programma il parroco don Angelo Pulieri che, con le parole di papa Francesco, così invita alla partecipazione: “Nei Vangeli San Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza che non è solo la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza”.

Questo il programma:

venerdì 20, a partire dalle ore 16.30 ci sarà la benedizione del pane e degli altarini devozionali così ubicati: centro socio-culturale in via Roma e piazza Castello, a cura della Proloco di Monteparano; centro anziani in via Trento; Uniti per San Giuseppe in via Trieste 50; famiglia Domenico D’Ippolito in via Trento 21; famiglie Lenti-D’Ettorre in via Spagna 8; Donata D’Ippolito, in via Giulio Cesare 56; famiglia Cosimo Blasi in via San Nicola 28; Giusi Carabotto, via Risorgimento 35; alle ore 19, in piazza Castello, apertura della ‘Tavola di San Giuseppe’ a cura della Proloco di Monteparano;

sabato 21, in mattinata, giro della banda per le vie del paese; alle ore 11.30, ‘visita dei santi’ alla ‘Tavola di San Giuseppe’ allestita nella sede di ‘Uniti per San Giuseppe’ in via Trieste 50 e dalle famiglie Lenti-D’Ettorre in via Spagna 8; alle ore 18, santa messa solenne; alle ore 18.45, processione per le vie del paese  durante la quale sarà benedetto l’altarino allestito in piazzetta San Giuseppe (visitabile già dal pomeriggio). Al rientro della processione, in via Paradiso (zona teatro all’aperto), ci saranno i fuochi artificiali della ditta Piroshow di Carosino con accensione  del falò a cura dei rioni. Per l’intera giornata del 19, presterà servizio la banda musicale di Montemesola.

Lavoro

Un momento delicato per il lavoro a Taranto, tante le vertenze aperte

17 Mar 2026

di Silvano Trevisani

È tutto percorso da una diffusa vertenzialità il panorama occupazionale del territorio, conseguenza di un processo di deindustrializzazione diffuso e della ricaduta di tagli e ridimensionamenti che investono anche la pubblica amministrazione. Di contro, sono pochissime le realtà che prevedono un ampliamento occupazionale ma sempre all’interno di un contesto di incertezza, come quello che caratterizza il futuro di Leonardo, fatto di annunci di nuovi reclutamenti e incertezze per il principale filone produttivo. Su tutte le altre vertenze si staglia quella dell’ex-Ilva, per la quale si attende di capire se davvero il ministero per le Imprese intende scegliere tra le due proposte di acquisto, quella americana e quella indiana che, molto diverse tra loro, non sembrano convincere soprattutto i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali, soprattutto per le limitate garanzie occupazionali.

Sul fronte vertenziale, si registra, oggi, un piccolo passo avanti sulla vicenda del trasferimento a Melfi dei lavoratori del magazzino della Vestas. All’incontro svoltosi alla Regione non ha partecipato la Vestas Blades nonostante il formale invito. Dei 29 lavoratori che avrebbero dovuto trasferirsi in Basilicata, 17 sono stati ricollocati in Vestas Blades, altri 4 sono stati ricollocati all’interno dei services pugliesi di Vestas Italia, 5 hanno accettato volontariamente l’incentivo all’esodo, mentre gli ultimi 4 non hanno ancora ricevuto una proposta che eviti il trasferimento. Per loro Fim Fiom Uil hanno proposto alla Regione la possibilità di una riqualificazione professionale, ma pare che l’azienda abbia espresso disponibilità a una nuova verifica risolutiva.

Per la Hiab di Statte, invece, è stato raggiunto l’accordo per il rinnovo della cassa integrazione per tutto il 2026 dei 45 lavoratori ancora in forza nell’azienda che ha cessato l’attività nello stabilimento che produceva gru. La cassa integrazione dovrebbe accompagnare i lavoratori verso la società che subentrerà alla Hiab, secondo gli accordi coordinati dalla task force regionale.

Ancora tesa, invece, la situazione dei lavoratori impegnati nelle pulizie e nel portierato dei tribunali. Al centro delle accuse della Uiltucs, che minaccia di proclamare un nuovo sciopero, è la Corte d’Appello di Lecce, stazione appaltante del servizio. Nel solo servizio di portierato, la committenza ha ridotto unilateralmente il monte ore complessivo da 875 a 600, provocando un taglio verticale degli orari individuali che si traduce in una perdita salariale di circa il 35% per i lavoratori coinvolti. A questo si aggiungono le mancate promesse occupazionali delle aziende appaltanti: la Dussmann, in modo giudicato immotivato, non ha dato corso all’assunzione di 4 unità per le pulizie presso il Tribunale di via Marche a Taranto, mentre Bruma Group ha bloccato l’inserimento di altre 2 unità nel portierato, contrariamente a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di categoria.

Sulla situazione dei riders a Taranto, la Cgil ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sulla loro condizione in occasione della giornata di mobilitazione nazionale. Sono circo 250 i riders che lavorano in città, in genere con uno stipendio da fame, e per i quali si rivendica il pieno rispetto del contratto nazionale di categoria. Per loro il segretario provinciale Giovanni D’Arcangelo ha proposto al sindaco la realizzazione de ‘La casa dei riders’; un luogo dove i lavoratori possono ritrovarsi, fare pausa, ricaricare il cellulare, acquisire informazioni sindacali. È una cosa fatta anche in altre città e sulla quale il sindacato intende aprire un confronto con il sindaco Bitetti.

Resta di fondo anche la sofferenza generalizzata del personale civile della Marina, per il quale da tempo si battono non solo i sindacati ma anche i rappresentanti politici. La Cisl fp, che ha incontrato tutti gli enti del territori presso Marina Sud, lamenta la carenza di organico del 50% negli enti del territorio: mancano all’appello circa 2.500 lavoratori, un vuoto che si è aggravato nel 2026 con i massicci pensionamenti, assieme a tutta una serie di altre importanti problematiche, che porrà all’attenzione del sottosegretario della Difesa, nell’incontro già fissato per il 24 marzo.

Diocesi

La rettoria S. Maria di Talsano celebra San Giuseppe

ph ND
17 Mar 2026

Celebrazioni in onore di San Giuseppe, molto sobrie, si svolgono anche nella rettoria di Santa Maria di Talsano (nei pressi della via per Faggiano).
Mercoledì 18, alle ore 17.30 sarà recitato il santo rosario, cui seguiranno la celebrazione eucaristica e i primi vespri della solennità.
Giovedì 19, festa di San Giuseppe, alle ore 17.30 recita del santo rosario con santa messa celebrata dal rettore mons. Antonio Caforio. Quindi, dopo un momento di riflessione, ci si sposterà sul sagrato per l’accensione del tradizionale falò con degustazione di dolci tipici.

Diocesi

Il ritiro di Quaresima che si fa ascolto e servizio

17 Mar 2026

di Daniele Panarelli

C’è un silenzio che non è vuoto, ma attesa. È quello che ha avvolto il seminario arcivescovile domenica 15 marzo, dove tanti cuori si sono ritrovati per il ritiro diocesano di quaresima che ha avuto il sapore dell’incontro vero.

Il titolo, Il tuo volto noi cerchiamo’, non è stato solo un tema, ma un’invocazione sussurrata insieme, il desiderio profondo di scorgere un tratto di cielo tra le pieghe, a volte faticose, della nostra vita quotidiana.

In un tempo in cui la Chiesa ci chiede di non procedere isolati, questo ritiro ha mostrato la bellezza di un cammino condiviso. È stato preparato, mano nella mano, dall’ufficio catechistico, dall’ufficio di pastorale familiare, dall’Azione Cattolica diocesana e dall’ufficio di pastorale penitenziaria con l’associazione Noi&Voi. Un segno concreto di quella sinergia che trasforma gli uffici in una comunità che cammina unita, senza barriere, in pieno spirito sinodale.

A guidare la meditazione è stato don Francesco Mitidieri, che ha scelto di accompagnarci attraverso i colori caldi e le forme originali dei quadri di SiegerKöder. Le opere di questo sacerdote tedesco, che ha conosciuto il buio della guerra, hanno parlato con dolcezza a chi cercava una luce.

Don Francesco ha toccato corde semplici e profonde: «Senza riuscire a vedere il volto di Dio ci manca il centro della vita», ha spiegato, «ma se con Lui ci rapportiamo, allora siamo nella pienezza». Una ricerca che non finisce in una cappella, ma che deve continuare fuori: «Ci auguriamo di poter cercare sempre il volto del Signore nel servizio, nella comunità e nella vita quotidiana».

Il momento più intimo è stato l’ascolto dei fratelli del centro di accoglienza ‘Madre Teresa’. Sono stati loro, con i racconti di chi è caduto e si è rialzato, a dare un volto umano a quel Dio che spesso cerchiamo troppo lontano.

Armand, arrivato dall’Albania da ragazzino, ha raccontato la sua fede semplice: «Chiedevo a Dio e vedevo che quello che chiedevo si realizzava».

Vincenzo ha parlato della lotta interiore: «Ho allontanato più volte questa presenza, ma quando ho avuto bisogno il Signore è stato sempre presente».

Carlo ha ritrovato speranza negli altri: «Il Signore non ti lascia solo; ho visto il suo volto in quei fratelli che non vedevo da anni».

Adriano ha testimoniato la forza nel dolore: «Ho sentito la presenza del Signore anche nel momento del distacco per la morte di chi mi era caro».

Sono passi piccoli ma significativi, che dicono come Dio non si stanchi mai di ricominciare con noi.

Dopo l’intensità dell’adorazione eucaristica e la carezza del perdono nella confessione, l’incontro si è chiuso con un’immagine che resta impressa: la Cena dei Popoli di Köder.

In quel quadro, attorno a una tavola imbandita, siedono persone diverse: un bambino curioso che spunta da sotto la tovaglia accanto alla sua mamma, una giovane coppia che si promette amore, volti segnati dal tempo e altri pieni di speranza. È l’immagine della nostra vita e della nostra diocesi. Questa tavola ci ricorda da vicino quanto sosteneva don Tonino Bello: la Chiesa è chiamata a vivere la «convivialità delle differenze».

Siamo tutti invitati alla stessa mensa, ognuno con la propria storia, e proprio in questa diversità possiamo vedere negli altri il riflesso del volto di Dio. Siamo tornati a casa con la certezza che il Signore non è un miraggio, ma una presenza viva che brilla negli occhi di chi ci cammina accanto.